"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2022 Pagina 11 di 16

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕   

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟 

Due domande per  Padre  Livio

Carissimo Padre Livio,

Complimenti per come è assiduo e puntuale  nel suo lavoro quotidiano anche in questo tempo estivo.

Lei ha dedicato un libro  intero ( anche se  non l’ha  mai letto e commentato in Radio) sulla figura  dell’Anticristo nella Sacra Scrittura e   nelle  profezie più  recenti che  lo riguardano.  

Vorrei al riguardo farle  due domande: 

Primo: Perché non ha  mai letto in Radio questo libro dal titolo intrigante:  “Profezie sull’Anticristo”?

Secondo:  Lei crede  che la tematica dell’Anticristo sia attuale  o sia da rimandare  alla  fine del  mondo,  quando Gesù  stesso verrà  sulle nubi del Cielo a giudicare  il mondo e a rinchiudere  per  sempre  il    maligno  nell’inferno?

Ave  Maria

Emanuele

Caro amico,

non ho mai letto in  radio questo libro perché non era  il tempo e  la gente l’avrebbe preso come un  passatempo.

Adesso invece  i tempi sono maturi e questa  manifestazione anticristica a  mio avviso è già incominciata  e  avrà   la sua  drammatica manifestazione  nel tempo dei segreti.

Infatti tutte  le profezie  riguardo all’Anticristo insistono sullo stato  di grande corruzione spirituale e morale in cui si trova il  mondo.

Proprio recentemente  la  Regina della pace ci ha rivelato che “il  male agisce  nell’uomo come  mai fin’ora”.

La  Madonna ha  anche   rivelato che “satana è sciolto dalle   catene” e che “Satana  Regna”.

Non c’è dubbio ci sono tutte le condizioni  perché l’Anticristo si manifesti.

Alla fine del  mondo,  per  l’ultima e  più violenta ribellione contro Dio,  scenderà in campo direttamente   satana, che è  l’Anticristo per eccellenza,  ma,  come scrive  l’Apocalisse, “ un fuoco scese  dal Cielo e li divorò.

Ave  Maria

Padre  Livio

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IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

 “SONO IO, IO, NON LUI  IL CRISTO.  NON E’ RISORTO E’  MARCITO” – L’ANTICRISTO CHE VIENE DALLA RUSSIA”

( Valdimir Soloviev – 1853 – 1900)

Fin’ora il genio cristiano di Soloviev aveva descritto il formarsi nella mente dell’Anticristo la falsa luce della superbia. Ma questa non è sufficiente per descrivere il male nella sua suprema manifestazione umana.

Lucifero si è ribellato a Dio per non aver accettato di essere una creatura, ma nel medesimo tempo spinto dall’invidia e dall’ira di non essere lui il detentore della divinità.

Il medesimo processo di perversione spirituale si consuma nel cuore dell’Anticristo, il quale nella sua rabbiosa opposizione al Cristo finisce per incontrare l’oppositore per eccellenza, lo spirito del male, al quale si consegna con tutto se stesso.

“ Questo giusto, pieno di orgoglio, attende la suprema sanzione per incominciare la proprio missione che porterà alla salvezza dell’umanità, ma è stanco di aspettare. Ha già compiuto trent’anni e altri tre ne trascorrono.

Ed ecco gli balena nella mente un pensiero e con un brivido ardente gli penetra fino al midollo delle ossa: “E se?….E se non fossi io, ma quell’altro….Il Galileo….S’egli non fosse il mio precursore, ma il vero primo e ultimo?

Però in tal caso dovrebbe essere vivente….Dov’è dunque Lui…Se a un tratto mi venisse incontro…in questo momento ,qui…Che Gli direi?

Dovrei inchinarmi davanti a Lui come l’ultimo cristiano scimunito e borbottare stupidamente come un qualsiasi contadino russo: “ Signore Gesù Cristo abbi pietà di me peccatore”, oppure prostrarmi a terra come una connetta polacca? Io che sono un genio luminoso, il superuomo. No, mai!” .

E a questo punto, al posto dell’antico, ragionevole  e freddo rispetto per Dio e per il Cristo, germoglia e si sviluppa nel suo cuore dapprima una specie di timore e poi l’invidia ardente che opprime e contrae tutto il suo essere.

Infine l’odio furioso si impadronisce della sua anima. “Sono io, io, non Lui! Lui non è tra i viventi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto, non è risorto! E’ marcito, è marcito nel sepolcro, è marcito come l’ultima…”

Il connubio spirituale fra satana e l’Anticristo è un tema tradizionale, che Soloviev ripropone  da par suo. Satana è l’Anticristo per eccellenza  e la sua manifestazione avverrà, come mette in evidenza San Paolo, “nella potenza di satana” ( 2 Tes 2,9).

Il maligno, l’eterna “scimmia di Dio”, imita a modo suo il mistero dell’incarnazione, rendendosi presente in un uomo, da lui plasmato a immagine della sua superbia, il quale diventa il suo “figlio prediletto”.

 Il momento del rifiuto di Cristo e quello del manifestarsi del serpente antico sono descritti da  Soloviev  con pennellate da sommo artista:

“ Con la schiuma alla bocca, a balzi convulsi, si lancia fuori dalla sua casa e dal suo giardino e fugge nella notte fonda e buia per un sentiero roccioso…

Si placa il suo furore e ad esso succede una disperazione arida e pesante come quelle rocce, oscura come quella notte.

S’arresta sull’orlo di un precipizio che cade a picco e ode di lontano  il confuso fragore di un torrente che scorre in basso fra rocce. Un’angoscia intollerabile gli opprime il cuore.

A un tratto qualcosa si agita dentro di lui: “Lo chiamerò per chiedergli ciò che debbo fare?” E nell’oscurità gli appare un volto dolce e triste: “ Egli ha compassione di me…No, mai! Non è risorto, non è risorto!”

E si getta nell’abisso. Ma qualche cosa di elastico come una colonna d’acqua, lo trattiene sospeso nell’aria, egli si sente sconvolto come da una scossa elettrica e una forza arcana lo ributto indietro.

Per un istante perde la conoscenza e si risveglia in ginocchio a qualche passo dal precipizio. Davanti a lui si stagliava una figura avvolta da un nebuloso nimbo fosforescente e due occhi gli trapassavano l’anima con un sottile insopportabile bagliore…

Se Cristo è colui che ha respinto il tentatore col suo vibrante “Vattene satana!” ( Mt 4,10), l’Anticristo invece cede totalmente alla suggestione del principe di questo mondo, che sollecita con l’arte consumata dell’inganno di cui è maestro sommo, il suo smisurato orgoglio, promettendogli il suo appoggio incondizionato per arrivare a sedere  sul trono  della gloria terrena:

“ Vede quei due occhi penetranti e senza darsi conto se provenga dal suo intimo o dall’esterno ode una strana voce sorda, perfettamente contenuta e nello stesso tempo netta, metallica e priva affatto di anima come quella di un fonografo.

E questa voce gli disse: “ Mio amato figlio, in te è riposto tutto il mio affetto….Perché non sei ricorso a me? Perché hai onorato l’altro, il cattivo e il padre suo! Io sono dio e padre tuo.

Ma quel medicante, il crocifisso, è estraneo a me e a te. Non ho altri figli all’infuori di te. Tu sei l’unico, il solo generato, uguale e me. Io ti amo e non esigo nulla da te.

 Così tu sei bello, grande e possente. Compi la tua opera nel tuo nome e non nel mio. Io non provo invidia nei tuoi confronti. Ti amo e non richiedo nulla da parte tua.

 L’altro, colui che tu consideravi come dio, ha preteso dal suo figlio obbedienza e una obbedienza illimitata fino alla morte di croce e sulla croce lui non lo ha soccorso. Io non esigo nulla da te, ma parimenti ti aiuterò.

Per amore tuo, per il tuo merito, per la tua eccellenza e per il mio amor puro e disinteressato verso di te, io ti aiuterò. Ricevi il mio spirito. Come prima il mio spirito ti ha generato nella bellezza, così ora ti genera nella forza.”

 A queste parole dello sconosciuto, le labbra del superuomo si sono involontariamente socchiuse, due occhi penetranti si sono accostati vicinissimi al suo volto e ha provato la sensazione come se un getto pungente e ghiacciato penetrasse in lui e riempisse tutto il suo essere.

E nel medesimo tempo si è sentito pervaso da una forza inaudita, da un vigore, da una agilità e da un entusiasmo mai provati.

In quello stresso istante sono scomporsi a un tratto il fantasma luminoso e i due occhi e qualcosa ha sollevato il superuomo sopra la terra  e d’un colpo lo ha deposto nel suo giardino alla porta di casa”.

Se Gesù Cristo è l’Inviato del Padre, l’Anticristo è l’inviato di satana. Gesù è il Salvatore del mondo mediante l’umiliazione e la sofferenza, l’Anticristo ne è il dominatore mediante l’inganno e la forza.

Dove il Figlio prediletto del Padre ha  fallito, il figlio prediletto di satana avrà uno strepitoso successo. Alla fine pochi seguiranno la via della croce, mentre la moltitudine seguirà quella della carne.

 Il genio di Soloviev ha descritto, all’inizio del  secolo XX,  la follia anticristica di un mondo nuovo senza Dio.

Vostro  Padre  Livio

📖TESTI E DOCUMENTI 📑

Ucraina, Francesco: Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra

L’appello del Papa si rinnova anche in questa domenica di luglio: il suo pensiero è per il popolo “quotidianamente tormentato dai brutali attacchi di cui fa le spese la gente comune”

Antonella Palermo – Città del Vaticano

Ancora un nuovo appello del Papa per la situazione in Ucraina. Dopo l’Angelus di questa domenica, torna a definire “brutali” gli attacchi che danneggiano la “gente comune”:

E rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino, quotidianamente tormentato dai brutali attacchi di cui fa le spese la gente comune. Prego per tutte le famiglie, specialmente per le vittime, i feriti, i malati; prego per gli anziani e per i bambini. Che Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra!

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

Cari amici,

buona Domenica nella gioia del Signore risorto, che illumina la  nostra vita e ci ricolma del suo amore, soprattutto partecipando alla  S.Messa,  che  è  il centro e il culmine  della vita cristiana.

Alziamo gli occhi al  Cielo che è la meta a  cui dobbiamo tendere nel  nostro pellegrinaggio. Portiamo la  pace di Gesù nelle  nostre famiglie e  alle persone che  incontriamo.

Il Vangelo di oggi ci racconta la  parabola  immortale del buon Samaritano. Gesù ci insegna  che l’amore di Dio è  autentico solo se apriamo il cuore al  prossimo che è nel bisogno.

Noi viviamo in una società dei “cuori duri”,   chiusi a Dio e insensibili alla sofferenze altrui. Per entrare nella vita eterna dobbiamo fare  la fatica di aprirli, attraverso il  nostro cammino quotidiano di conversione.

Ave Maria

Vostro Padre  Livio

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

 VICKA: UNA APPARIZIONE DURATA 45 MINUTI

Ho avuto l’opportunità di partecipare a molte apparizioni sia a Medjugorje come in Italia e ogni volta ne ho ringraziato la Madonna. Non posso però tralasciare di raccontare la prima volta che fui presente a una di esse, avendo a disposizione il tempo necessario non solo per pregare ma anche per osservare il fenomeno in ogni suo particolare.

Era una afosa domenica di Luglio del 1986. Avevo trascorso la mia prima settimana di vacanze estive aiutando Marija nell’accoglienza dei pellegrini e nel disbrigo della posta, che arrivava a sacchi da ogni parte del mondo. Bastavano alcune righe di risposta ai casi più pietosi. E’ incredibile quante persone si rivolgano alla Madonna nelle varie vicende della vita. Dopo una settimana molto intensa e faticosa Marija era partita nel primo pomeriggio per gli esercizi spirituali. 

Decisi di partire per l’Italia di notte per evitare l’afa e il sole cocente della costa. Avevo davanti a me un po’ di tempo libero e pensai di salire nella stanzetta delle apparizioni nella casa di Vicka. Si trova, come sanno quelli che vanno abitualmente a Medjugorje, in cima alla scala dalla quale lei è solita trasmettere i messaggi della Madonna alla gente assiepata nel cortiletto sottostante. Erano circa le quattro del pomeriggio e stranamente intorno non si vedeva anima viva.

Entrai nella stanzetta dove troneggiava una bellissima statua della Madonna di grandezza naturale, mentre tutto intorno erano raccolti gli oggetti che i pellegrini avevano portato per la benedizione. Mi inginocchiai e incominciai a recitare il rosario. Pochi minuti dopo vidi Vicka affacciarsi alla porta. Era appena tornata da Zagabria dove era stata ricoverata un paio di settimane prima per una operazione di appendicite. La conoscevo appena, ma mi feci coraggio e le chiesi si volesse unirsi per la recita del rosario. Acconsentì, pur rimanendo in piedi a causa delle recente ferita.

Verso le cinque, al termine del rosario, improvvisamente non udii più la sua voce, benché muovesse ancora la bocca. Era rimasta in piedi dopo aver accennato ad inginocchiarsi. La sua testa era rivolta verso l’alto. Sorrideva, parlava, annuiva. Stava dialogando con qualcuno che era presente nella stanzetta e che io non vedevo. Compresi che era venuta la Madonna.

Sentii un tonfo al cuore. Non avevo dubbi che la Madre di Dio fosse a meno di un metro da me. Mi sprofondai con la faccia a terra, esprimendo la mia fede e professando la mia indegnità. Eravamo solo noi due davanti a lei. Ero certo che in quell’occasione mi doveva per forza vedere e ascoltare. In quel momento non pensai che la Madonna vede ciascuno di noi nella sua unicità, anche se fossimo numerosi come la sabbia del mare.

Dissi alla Madonna tutto ciò che mi stava a cuore, del passato, del presente e del futuro della mia vita. Le presentai numerosi intenzioni di preghiera. Le parlai come un figlio si rivolge alla madre. Un’occasione del genere, dicevo fra me, non mi sarebbe mai più capitata. Normalmente un’apparizione dura qualche minuto. Dopo dieci minuti cominciai a inquietarmi. L’apparizione continuava. Avendo finite le mie preghiere personali, mi accingevo a riprendere il rosario, ma fui preso dalla curiosità di osservare con occhio attento quando stava accadendo.

Vicka in piedi guardava leggermente verso l’alto. Più tardi mi spiegò che la Madonna l’aveva dispensata dal mettersi in ginocchio a causa della recente operazione. Le delicatezze di Maria sono commuoventi! L’atteggiamento era raccolto e pieno di vivacità nel medesimo tempo. Stava parlando con qualcuno che le ispirava rispetto e confidenza. Ascoltava seriamente, annuiva sorridendo e interloquiva a sua volta con molta partecipazione. In altre occasioni ho notato che Marija, Ivan e Ivanka, alle cui apparizioni ho assistito, parlano più raramente e con più calma. Anche in questi momenti particolari i veggenti sono se stessi, ognuno con la sua personalità.

L’apparizione è durata poco più quaranta minuti. In tutto questo tempo era come se io non esistessi. Vicka neppure per un istante diresse lo sguardo da qualche altra parte o fu distratta dai rumori abituali di una casa. Era come immersa in un altro mondo. L’estasi, se così la si può chiamare, non manifestava fenomeni inconsueti, se non una trasfigurazione soprannaturale del volto, particolarmente sereno e luminoso, e una compostezza di tutta la persona.

L’unico fenomeno completamente fuori dall’ordinario era la totale scomparsa della voce. Vicka parlava e in un modo piuttosto marcato, tanto che si sentiva lo schioccare delle labbra e della lingua, ma non si udiva la sua voce. Era come se fosse scomparsa nel momento in cui la Madonna era venuta. I primi giorni delle apparizioni sul Podbrdo non era così. La gente udiva la voce dei veggenti, quando parlavano con la Madonna.

 Nelle apparizioni successive la loro voce è totalmente scomparsa, mentre i presenti possono vedere il movimento delle labbra. La Madonna evidentemente vuole mantenere segreti i suoi dialoghi con i veggenti, ma nel medesimo tempo lascia a noi un segno molti significativo della sua presenza. Infatti chi di noi può parlare normalmente senza che si possa sentire la sua voce?

Improvvisamente però la voce di Vicka risuonò chiara nella piccola stanza. Mi disse poi che la Madonna aveva iniziato a pregare il Padre nostro e Vicka si univa a lei dicendo “ Che sei nei cieli…” Subito dopo pregò il “Gloria al Padre”. Non recitò invece l’Ave Maria. Terminate le due preghiere la voce scomparve di nuovo, mentre l’apparizione continuava.

 Ho potuto notare che questo fenomeno avviene in tutte le apparizioni della Gospa. La voce dei veggenti, eccettuati i primi giorni, scompare all’inizio dell’apparizione. Se essi sono in preghiera, nel momento in cui la Madonna viene cadono immediatamente in ginocchio e la voce si dissolve nel nulla. Ritorna soltanto quando pregano il Padre nostro e il Gloria al Padre con la Madre di Dio. A mia conoscenza non hanno mai detto, neppure una sola volta, l’Ave Maria. Infatti la Madonna non prega se stessa.

Il fenomeno della scomparsa della voce e il suo ritorno provvisorio durante l’apparizione non è da sottovalutare. Sotto il profilo scientifico pone dei notevoli problemi di interpretazione. Infatti la bocca e la lingua si muovono come se stessero parlando. Perché non si ode la voce? E perché essa ritorna durante la preghiera del Padre nostro e del Gloria al Padre, mentre il veggente è ancora in estasi? Mi pare che si tratti di un segno che Dio ci lascia sull’autenticità dell’apparizione stessa. Non lo si può liquidare con colpevole superficialità.

Mentre stavo scrivendo questo capitolo ho avuto l’opportunità di partecipare ad una apparizione della veggente Marija, qui in Italia, nella sua casa. Era il 7 Aprile del 1998, martedì santo. Sono passati dodici anni, ma nulla è cambiato di quanto ho descritto sopra. Il contesto però è diverso. Fa una certa impressione attendere la Madonna in casa, mentre in cucina bolle la pentola dell’acqua e i bambini corrono qua e là ignari dell’avvenimento. C’era la famiglia al completo. I genitori, i tre bambini, dei quali il più grande ha solo quattro anni, e i nonni. La Madonna che entra in un focolare domestico è un avvenimento pieno di significato

 Dopo il rosario Marija incomincia a pregare i sette Pater, Ave e Gloria. Il bambino più vivace, Francesco Maria, vuol giocare con la mamma, proprio mentre sta pregando. Marija sorride, gli offre un orsacchiotto lì per terra sul pavimento, cerca di tenerlo buono. Michele Maria, il più grande riesce a stare tranquillo per qualche minuto. Il più piccolo, Marco Maria, in braccio alla nonna, osserva la situazione.

Verso la fine della preghiera viene la Madonna. Penso con commozione a questa lunghissima fedeltà della Madre di Dio, nonostante la nostra tiepidezza e la nostra superficialità. Durante l’apparizione Marija ha abitualmente un volto molto serio che impressiona.  Non mi era mai capitato di verificare fino a che punto l’estasi sottrae il veggente al mondo esterno. Improvvisamente il vivacissimo Francesco Maria si avvicina alla mamma, le si attacca alle vesti e la chiama. Marija però non si muove e non distoglie gli occhi fissi verso l’alto. Pare né vedere né sentire il bambino. Anche questo distacco dal mondo esterno è un fenomeno che appartiene ai segni di Dio.

Le apparizioni della Madonna a Medjugorje sono esse stesse un segno. Nella semplicità, nel silenzio, nella preghiera il soprannaturale entra nella nostra dimensione. I presenti vivono l’avvenimento in un clima di fede e di pace. I veggenti vedono la Madonna con gli occhi e Dio solo sa quale indicibile gioia  ricolmi in quel momento il loro cuore. Ma i presenti, pregando col cuore, possono fare un’esperienza simile, perché alla fine ciò che conta è l’intima unione dell’anima col mondo di Dio.

C’è un momento in cui la Madonna se ne va. Ho notato Marija abbassare la testa e subito dopo intonare la preghiera del Magnificat. Vicka invece ha emesso dal profondo dell’anima come un sospiro pronunciando l’espressione croata “Ode….”, che significa “ sta andando via…” Poi c’è un ritorno alla realtà molto naturale. I veggenti, se richiesti e se è necessario, fanno un resoconto molto succinto dell’apparizione.

Chiesi a  Vicka il perché di una apparizione così lunga, in quanto la durata abituale è di qualche minuto. Lei mi rispose che la Madonna le aveva parlato di qualcosa che riguardava il suo futuro. Successivamente cercai invano di saperne qualcosa di più. I veggenti di Medjugorje sono molto riservati. Testimoniano pubblicamente i messaggi, ma nella vita privata cercano di viverli, più che di parlarne. Ho notato che Maria li plasma a sua immagine e somiglianza, insegnando loro a tenere racchiuse nel proprio cuore le loro esperienze, dando la loro limpida e leale testimonianza nel momento opportuno.

Mi sono chiesto più volte come reagiranno i ragazzi e come reagiremo noi quando cesserà questo tempo di grazia che attraverso Maria “è unito al cielo in modo speciale” (25.05.1996).

(  Padre Livio – Perché Credo a Medjugorje – Sugarco- pag 26-29)

IL COMBATTINENTO SPIRITUALE

L’ANTICRISTO CHE VIENE DALLA RUSSIA: “CREDEVA IN DIO MA NEL  FONDO DELL’ANIMA PREFERIVA SE STESSO A LUI”

(Vladimir Soloviev – 1853-  1900)

L’Anticristo di Soloviev è un antagonista di Gesù Cristo e nel suo smisurato orgoglio lo vuole sostituire nel cuore degli uomini.

E’ una figura molto attuale, che potremmo identificare con qualche personaggio del  nostro tempo che è convinto di svolgere una missione messianica universale.

 Non si presenta affatto come un tiranno vizioso, o come un ecclesiastico corrotto, secondo le rappresentazioni tradizionali dell’immaginario collettivo.

Egli è una luce falsa che pretende di illuminare e di attirare. E’ un quadro falso che sempre più vero di quello autentico. Potremmo definire l’Anticristo del grande pensatore russo come il capolavoro del Falsario.

D’altra parte come potrebbe ottenere il consenso della grande maggioranza degli uomini se non avesse un potere di seduzione tale da ingannare persino i credenti? Non è forse questo che Gesù Cristo ci ha insegnato riguardo ai falsi profeti? (Mt 24, 25).

“ C’era in questo tempo – esordisce Soloviev – tra i pochi credenti spiritualisti, un uomo ragguardevole – molti lo chiamavano superuomo – il quale era lontano in ugual misura dall’infanzia della mente e dall’infanzia del cuore.

 Egli era ancora giovane, grazie al suo genio eccelso a trentatre anni godeva di una vasta risonanza di grande pensatore, di scrittore e di riformatore sociale.

Cosciente di possedere in sé una grande forza sociale, era sempre stato un convinto spiritualista e la sua vivida intelligenza gli aveva sempre indicato la verità di ciò a cui si deve credere: il bene, Dio, il Messia.

Egli credeva in ciò, ma non amava che se stesso. Credeva in Dio, ma nel fondo dell’anima involontariamente e senza rendersene conto preferiva se stesso a Lui. “ Tre dialoghi – il Racconto dell’Anticristo – Marietti – pag 189)).

Straordinario il discernimento evangelico di Soloviev, che coglie la condizione “sine qua non” per entrare a far parte del Regno di Dio. Si tratta infatti di quella piccolezza evangelica, di quella umiltà proprio dei bambini che ci rende consapevoli della nostra dimensione di creature e di peccatori, bisognosi di infinita misericordia.

  Le grandi qualità di una persona, al servizio dell’orgoglio, divengono una pietra di inciampo e di perdizione, perché l’io viene posto su quel piedestallo che è riservato all’Onnipotente.

Potremmo dire che l’Anticristo è un uomo eccezionale – un superuomo – per le sue qualità intellettuali, spirituali e morali, ma non è umile e,  senza rendersene conto, ha messo il suo io al posto di Dio. In fondo è peggio di un ateo, perché usa Dio per la sua gloria personale.

“ Credeva nel Bene, ma l’Occhio dell’eternità, che vede tutto, sapeva che quest’uomo si sarebbe inchinato davanti alla potenza del male, appena appena questo riuscisse a corromperlo, non con l’inganno dei sentimenti e delle basse passioni e nemmeno con la suprema attrattivo del potere, ma solleticando il suo smisurato amor proprio.

Del resto questo amor proprio non era né un istinto incosciente né una folle pretesa. A parte il suo talento eccezionale, la sua bellezza e la sua nobiltà, anche le altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza, parevano giustificare a sufficienza lo sconfinato amor proprio che nutriva per sé il grande spiritualista, l’asceta, il filantropo.

Se gli si rinfacciava di essere così in abbondanza fornito di doni divini, egli vi scorgeva i segni particolari di una eccezionale benevolenza dall’alto verso di lui e si considerava come secondo dopo Dio, unico nel suo genere. In una parola egli riconosceva in sé quelle che erano le caratteristiche del Cristo” (ib).

E’ straordinario come il genio di Soloviev sappia descrivere il formarsi nell’Anticristo di quel fumo luciferino che portò alla caduta degli angeli e che illuse i progenitori di essere “Come Dio”. 

Il peccato nella sua essenza è la negazione del proprio “status” di creature dipendenti da Dio e la pretesa di assolutizzare se stessi. In questa prospettiva la tradizione spirituale cristiana ha costantemente indicato nella superbia il primo dei vizi capitali e la radice stessa del male.

L’Anticristo è colui che, nella sua autoesaltazione, si mette in concorrenza con Cristo stesso, ritenendosi superiore a Lui.

“ La coscienza della sua alta dignità all’atto pratico non prendeva in lui l’aspetto di un obbligo morale verso Dio e il mondo, ma piuttosto l’aspetto di un diritto e di una superiorità in rapporto agli altri e soprattutto in rapporto a Cristo.

 Ma non aveva per Cristo una ostilità di principio . Gli riconosceva l’importanza e la dignità di Messia; però con tutta sincerità vedeva in Lui soltanto il suo augusto precursore.

 Per quella mente ottenebrata dall’amor proprio erano inconcepibili l’azione morale del Cristo e la Sua assoluta unicità.

Egli ragionava così: Cristo è venuto prima di me; io mi manifesto per secondo; ma ciò che viene dopo in ordine di tempo, in natura è primo. Io giungo ultimo alla fine della storia, precisamente perché sono il salvatore perfetto, definitivo.

 Quel Cristo è il mio precursore. La sua missione era quella di precedere e preparare la mia apparizione”. E in base a quest’idea, il grande uomo del secolo XXI applicava a se stesso tutto ciò che è detto nel Vangelo circa il secondo avvento, non come il ritorno di Cristo stesso, ma come la sostituzione del Cristo precursore col Cristo definitivo, cioè se stesso.

In questo stadio l’uomo del futuro si presenta ancora in modo non ben definito e originale. Considerava il suo rapporto con Cristo alla stessa guisa per esempio di Maometto, un uomo retto che non si può accusare di nessuna cattiva intenzione” ( Ib.).

Non vi è dubbio che nella genesi dell’Anticristo e nel formarsi della sua orgogliosa auto-coscienza Soloviev segue l’insegnamento di S. Paolo, laddove l’apostolo afferma che l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, “si innalza su ogni essere che vien detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” ( 2 Ts 2,4).

Non esita dunque a presentare se stesso come uno che arriva laddove Cristo non è riuscito, lasciando intendere che Egli ha fallito come Salvatore del mondo. Non è forse il Cristo morto in croce e l’umanità non è rimasta forse nei suoi guai? Il ragionamento dell’Anticristo non è molto diverso da quelli che ritengono il cristianesimo superato e che il mondo ha bisogno di un nuovo vangelo e di un nuovo Salvatore:

“ Il Cristo è stato il riformatore dell’umanità, predicando e manifestando il bene morale nella sua vita, io invece sono chiamato a essere il benefattore di questa umanità, in parte emendata e in parte incorreggibile. Darà a tutti gli uomini ciò che è loro necessario.

 Il Cristo come moralista ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi.

 Sarò il vero rappresentante di quel Dio che fa sorgere il sole e per i buoni e per i cattivi  e distribuisce la piogge sui giusti e sugli ingiusti. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace.

Egli ha minacciato alla terra il terribile giudizio. Però l’ultimo giudice sarò io e il mio giudizio non sarà solo un giudizio di giustizia, ma anche un giudizio di clemenza”(ib).

Vostro Padre  Livio

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟 

Breve testimonianza

Caro, anzi carissimo padre Livio, 

anch’io, come tanti altri, sono una convertita dalla nostra Gospa : 9 luglio 1987 , la prima volta, nella terra benedetta…oggi, 9 luglio 2022. Sono trascorsi 35.anni.

Le scrivo per condividere un fatto, accaduto 3/4 anni fa.

In quell’anno furono organizzate conferenze varie.

Partecipai a tre di queste. Durante la prima, il sacerdote, durante la sua riflessione, pronuncio’ le seguenti parole : ” il peccato originale, non é mai esistito. “

Durante la seconda, stavolta tenuta da un teologo, lo stesso, affermò, con una certa enfasi, che, ” il peccato originale non é esistito.”

Durante la terza, il sacerdote, afferma con fermezza, che : “il peccato originale, è un’invenzione dei preti.” 

P.S.

Noto in sala, la presenza di consacrati.

Non aggiungo altro carissimo padre Livio,

Un abbraccio fraterno. 

Franca.

Cara  Franca,

Una volta  negato il peccato originale si nega anche la Redenzione, come affermò a suo tempo Benedetto XVI.

Queste  sono le correnti del “Modernismo”,  da tempo presenti nella Chiesa, attraverso le quali “Satana vi devia e vi mette sulla sua via” come ci ha ammonito la Regina della   pace.

Ave Maria

Padre  Livio

📖TESTI E DOCUMENTI 📑

Le false ragioni delle ostilità fornite da chi ha fatto la «prima mossa», una storia che si ripete

Le guerre mentono e distruggono quelle «preventive» persino di più

La Russia ha invaso l’Ucraina con la scusa di anticipare una possibile aggressione occidentale. Le analogie con Cecenia e Siria ma anche con l’intervento in Iraq di Usa e Gb

VITTORIO POSSENTI-  Avvenire 9 Luglio 2022

«Le guerre non ristabiliscono diritti, ma spostano confini e ridistribuiscono poteri» (H. Arendt). Impossibile illustrare con maggiore chiarezza la realtà ‘cainitica’ della guerra, stregata dalla potenza e tesa a rimodellare l’assetto geopolitico mondiale. Invece occorre dire: Non abituiamoci alla guerra, e ancor meno a quella preventiva, in cui si aggredisce per primi per ottenere maggiori possibilità di successo e di prostrazione dell’avversario. 

Nel conflitto contro l’Ucraina la strategia russa è stata questa. In un’intervista concessa al ‘Corriere della Sera’ (8 aprile 2022) Sergej Karaganov, ex consigliere presidenziale di Yeltsin e di Putin e ancora attivo nel circolo dei putiniani, ha dichiarato, riferendosi ad alcuni anni fa: «Il conflitto (con l’Ucraina) stava già diventando probabile. E abbiamo visto divisioni e problemi strutturali nelle società occidentali, così il Cremlino ha deciso di colpire per primo.

 Tra l’altro, questa operazione militare sarà usata per ristrutturare la società russa: diventerà più militante, spingendo fuori dall’élite gli elementi non patriottici». La “dottrina Putin” elaborata da Karaganov teorizzava già nel 2019 l’invasione dell’Ucraina. Nel discorso a Mosca del 9 maggio scorso Putin non ha smentito, ma avallato l’assunto del primo colpo.

 Per giustificare l’invasione dell’Ucraina ha sostenuto che «la Russia ha reagito preventivamente contro l’aggressione ». Si riferiva a un presunto attacco della Nato per invadere «le nostre terre storiche, compresa la Crimea; una minaccia per noi assolutamente inaccettabile, sistematicamente creata, direttamente ai nostri confini… Il pericolo è cresciuto ogni giorno; il nostro è stato un atto preventivo, una decisione necessaria e assolutamente giusta, la decisione di un Paese sovrano, forte, indipendente».

 L’ attuale guerra preventiva non è l’unica del nuovo secolo. Nella memoria di molti rimane l’attacco all’Iraq da parte degli Stati Uniti guidati dal presidente George W. Bush (insieme ad alcuni altri Stati). Essa iniziò il 20 marzo 2003 e terminò formalmente il 18 dicembre 2011 quando venne instaurato un regime ufficialmente democratico, col passaggio dei poteri alle autorità irachene, insediate dagli Usa. L’intento primario della guerra era un ‘cambio di regime’: deporre Saddam Hussein, inviso sin dalla prima guerra del Golfo.

 L’attacco si basò in buona misura su una supposizione rivelatasi falsa: il possesso da parte di Saddam di armi biologiche e la sua capacità di produrre in breve tempo missili che avrebbero raggiunto e colpito la Gran Bretagna in pochi minuti: così dichiarò Tony Blair spalleggiato da Bush jr. Come è noto, una missione di ispettori Onu non scoprì nulla di quanto invece secondo la Cia doveva scoprire. Successivamente il Segretario di Stato C. Powell all’Onu cercò di convincere l’assemblea mostrando una piccola provetta, sostenendo che contenesse antrace. Anni dopo Powell, senza più cariche ufficiali, ammise l’errore e considerò quel discorso una macchia sulla sua carriera. Nel 2015 in un’intervista alla Cnn anche Blair riconobbe in buona misura di aver sbagliato.

 L a vittoria militare americana aprì un terribile periodo per il popolo iracheno, diviso in fazioni e consegnato a una guerra civile e a terrorismi che mieterono un numero assai alto di vittime civili, oltre a causare un’instabilità strutturale dell’intero Medio Oriente che perdura. L’attacco all’Iraq si appoggiava sulla nuova dottrina Usa, teorizzata nella “Strategia della sicurezza nazionale” del settembre 2002, un anno dopo la tragedia delle Torri Gemelle dell’11 settembre che colpì al cuore la nazione americana. In quel documento si affermava che «la migliore difesa è un buon attacco».

Una volta concepito il mondo come un composto formato da Stati per bene e “Stati canaglia” e minacciato dal terrorismo, la conseguenza era questa: «Non possiamo lasciare che i nostri nemici sparino per primi… Maggiore è la minaccia e più impellente la necessità di intraprendere un’azione anticipatoria in difesa di noi stessi, persino nell’incertezza del luogo e dell’ora dell’attacco da parte del nemico».

 L e due maggiori potenze mondiali (sino a poco fa) non sono riuscite a scampare alla maledizione della guerra preventiva, e l’Onu purtroppo si è mostrata impotente a sanare il guasto. In Iraq e in Ucraina è stato scavalcata come un aggeggio inutile, cui ricorrere solo quando serve per i propri interessi. Nessuno potrà dimenticare l’energia trasfusa da Giovanni Paolo II per evitare le Guerre del Golfo, cui dovette amaramente piegarsi, e quella messa in campo oggi da papa Francesco per l’Ucraina.

Qui l’aggressione ha prodotto molte vittime militari e civili e una distruzione sistematica di città (si pensi a Mariupol), territori e infrastrutture. L’invasione russa sta assomigliando sempre di più alle campagne militari condotte precedentemente a Grozny (Cecenia) e ad Aleppo (Siria). Ad Aleppo nel 2016 Putin e Assad decisero di bombardare la parte della città sotto il controllo dei ribelli con una violenza che ha pochi precedenti. In Ucraina la soluzione non può che essere politica e non militare.

L’attuale inferiorità strategica (navale e aerea) dell’Ucraina potrebbe essere colmata da nuove armi occidentali per rendere in qualche modo confrontabili le forze in campo, e assicurandole una legittima difesa (non nucleare); l’Ucraina ha rinunciato nel 1994 alle armi nucleari di cui era zeppa dopo il crollo dell’Urss. Anche la Merkel, a cui da varie parti si è guardato come mediatrice, ha sposato l’idea di sostenere l’Ucraina contro i ‘nuovi barbari’.

La strada sarebbe quella di un cessate il fuoco immediato per iniziare una trattativa e poi addivenire a una conferenza di pace e sicurezza europea, qualcosa di analogo a Helsinki 1975, con garanzie per gli attori in campo, naturalmente a partire da Kiev e Mosca. Ma quanto sangue dovrà ancora essere versato per giungere a un esito oggi improbabile ma necessario? Il colpo preventivo che instaura un potere di guerra insindacabile e imprevedibile, non edifica alcun nuovo ordine mondiale accettabile, ma rischia di distruggerlo ulteriormente.

Secondo Sergej Karaganov questa operazione militare sarà usata per ristrutturare la società russa: diventerà più militante, spingendo fuori dall’élite gli elementi non patriottici Il colpo preventivo non edifica alcun nuovo ordine mondiale accettabile, ma rischia di distruggerlo ulteriormente.

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L’incontro diretto con le persone, con le loro sofferenze e attese

SAPER ASCOLTARE GLI UCRAINI: PRIMO PASSO PER FARE PACE

ANGELO MORETTI  – Avvenire 9 Luglio 2022

Caro direttore, in un film simbolo della tradizione popolare sovietica, ‘Matrimonio in Malinovka’, c’è una scena in cui gli ucraini rivedono la propria secolare sofferenza da oppressione: un anziano contadino toglie e mette il suo cappello, con il simbolo dell’Armata Rossa, pur di cercare di continuare ‘a campare’ senza essere disturbato dagli occupanti di turno, bolscevichi, briganti o cosacchi… I racconti che abbiamo ascoltato direttamente a Kiev ci ricordano molto quella scena: a febbraio 2014 gli abitanti dell’Est hanno saputo dal solo rumore dei mitra che i loro governanti locali ucraini erano stati deposti e che da quel momento coloro che comandavano erano quelli con la mimetica, che non avevano simboli di una nazione precisa.

Da quando, nel lontano novembre 1917, l’Ucraina ha provato a proclamare e vivere una sua indipendenza, non ha quasi mai avuto pace. Le sfere di tensione sono sempre state molteplici: con i bolscevichi, interessati all’annessione alle future Repubbliche sovietiche, e con gli imperi occidentali che premevano da ovest per occupare le zone più importanti. Proprio come oggi, poi, nell’economia globale ogni crisi ucraina significa ‘crisi del grano’ ed è per questo che la pace tra Est e Ovest, firmata il 3 marzo 1918 a Brest-Litovsk, venne chiamata «pace del pane», firmata sul corpo degli ucraini, che di lì a poco sarebbero stati di nuovo occupati dai sovietici. Fino al 1991.

Ancora oggi, il racconto mainstrean che si fa sull’Ucraina è totalmente dimentico delle ragioni profonde del popolo, il dibattito è fagocitato sulla discussione relativa alle ragioni e agli errori degli appetiti altrui. Ciò che ci sembra incredibile, dopo l’ascolto attivo praticato a Kiev dalla delegazione del Mean, è che non c’è evento più bistrattato in Europa proprio di ‘EuroMaidan’, letto ancora solo in funzione delle sfere di influenza coinvolte (Russia e Occidente). Maidan è stata la più grande manifestazione popolare pro-Europa degli ultimi decenni, mentre due anni dopo gli inglesi celebravano la Brexit. Le testimonianze di chi l’ha animata e vissuta compongono un racconto univoco, coerente con la resistenza di oggi: gli ucraini hanno lottato per essere riconosciuti come europei e per non tornare nella sfera di influenza russa.

Un racconto davvero popolare che ci è stato confermato in tutti i dialoghi intessuti: Janukovyc aveva fatto richiesta di «associazione alla Ue» e l’immediata reazione russa fu una convocazione del premier ucraino al Cremlino. Al ritorno da Mosca, novembre 2013, il premier comunicò ai suoi elettori che l’accordo di associazione non avrebbe avuto seguito «per gravi motivi di sicurezza nazionale». Tanti ucraini però non intendevano fare passi indietro e misero a ferro e fuoco la loro piazza principale, il cui nome completo è Piazza dell’Indipendenza, passata alla storia come «La Piazza» (Maidan, appunto). La rivolta finì con cento manifestanti uccisi dalla polizia e centinaia di feriti, ma soprattutto con la vittoria delle posizioni europeiste.

Come preannunciato da Janukovic, il conto della svolta arriva subito: si solleva una parte della popolazione russofona e gruppi di militari e paramilitari, russi, invadono l’Est. La Crimea viene presa da Mosca. Scatta, pronta, la reazione ucraina, anche qui in forma articolata: militare e paramilitare. E inizia la guerra che, nel 2022, diventa terribile con «l’operazione speciale» di Putin.

Chi dal lato dell’Europa chiede a ragione pace e dismissione delle armi, non può prescindere da questo ascolto: gli ucraini oggi sono un popolo unito che chiede ancora Europa. Per ‘sentirlo’ e capirlo bisogna attraversare quella piazza e pranzare all’’Ultima barricata’, il locale sotterraneo dove si conservano oggetti e gesta della ribellione europeista. Cosa c’è da fare dopo questo ascolto? Ribaltare il racconto: gli ucraini hanno la forza morale per diventare gli artefici della loro pace e non l’oggetto di essa, a difesa di interessi altrui. Mentre si cercano le strade per una tregua possibile, dobbiamo sostenere la società civile ucraina perché ottenga che questa volta non ci sia alcuna «pace del pane», a sue spese, ma gli stessi ucraini siano artefici della lavorazione del pane della pace, nella prospettiva di un’Ucraina libera ed europea.

Oggi questo popolo non vuole togliersi il berretto davanti al nuovo occupante, a noi tocca sostenerli con tutta la forza della diplomazia, non solo nel dialogo tra Stati, ma anche e soprattutto ‘dal basso’ con l’amicizia tra popoli.

Portavoce Mean

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