Mese: Luglio 2024 Pagina 1 di 23
31 Luglio 2024 ore – di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana
Tra i molti eventi simbolici del nostro tempo, lo spettacolo grottesco che il 26 luglio ha inaugurato le Olimpiadi di Parigi non può essere semplicemente accantonato come uno show di cattivo gusto o una provocazione culturale. E’ l’ultimo atto di guerra contro la Civiltà cristiana che ha avuto uno dei suoi picchi storici nella Rivoluzione francese.
Al centro delle polemiche sulla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici c’è stata una coreografia in cui la deejay francese Barbara Butch, nota per essersi auto-definita «grassa, lesbica, queer, ebrea e orgogliosa di esserlo»,guidava la scena, indossando una corona a forma di aureola, circondata da drag queens, dalla modella transgender Raya Martigny e da decine di ballerini dal sesso incerto, mentre irrompeva il cantante Philippe Katerine quasi nudo e dipinto di blu e nelle sembianze di Dionisio.
La rappresentazione è sembrata a molti una parodia blasfema dell’Ultima Cena e ha suscitato l’indignazione e le proteste dei cattolici di tutto il mondo. L’ideatore del tableau vivant, Thomas Jolly, che è un personaggio anch’egli apertamente “queer”, per giustificarsi ha affermato di aver tratto ispirazione non dal celebre quadro di Leonardo da Vinci, ma da uno sconosciuto artista del ‘600, Jan Harmensz van Bijlert, autore di un dipinto, Le Festin des dieux, che raffigura un banchetto degli dei sull’Olimpo.
Quale che sia l’ispirazione, l’iniziativa non può essere ricondotta a uno strambo direttore artistico, ma esprime un messaggio a lui commissionato dalle massime autorità francesi, a cominciare dal capo di Stato. Il presidente Emmanuel Macron è colui che, lo scorso 4 marzo, si è dichiarato fiero che la Francia sia stato il primo paese del mondo a inserire l’aborto nella sua carta costituzionale definendo questo atto un messaggio universale. Lo stesso Macron, nella sua arroganza, non scalfita dalla recente débâcle elettorale, ha voluto proporre al mondo un nuovo messaggio di “inclusività” anti-cristiana. Dionisio è il dio “ibrido” delle orge pagane, della sensualità sfrenata e dell’accecamento della ragione e la dichiarata intenzione degli organizzatori era quella di sostituire il sublime mistero del Cristianesimo con il baccanale dionisiaco.
L’odio verso il Cristianesimo ha sempre avuto bisogno di raffigurazioni simboliche e la Rivoluzione francese si è alimentata fin dall’inizio alla mitologia pagana. C’è una evidente continuità tra la parodia blasfema dell’Ultima Cena del 26 luglio e l’intronizzazione della Dea Ragione, avvenuta il 10 agosto 1793 a Parigi, sotto le sembianze della dea egizia Iside.
Sotto quest’aspetto c’è qualcosa di sacrilego anche nel gratuito e vergognoso oltraggio alla Regina Maria Antonietta, raffigurata nella performance parigina del 26 luglio, mentre tiene la testa ghigliottinata tra le sue mani, cantando l’inno rivoluzionario Ça ira. Macron e i suoi collaboratori hanno voluto rivendicare la Rivoluzione francese in ciò che ha di più abietto: l’uccisione della Regina di Francia, vittima innocente, come il Re Luigi XVI, dell’odio rivoluzionario, che nei sovrani francesi ha voluto colpire il principio della Regalità sociale di Cristo.
Maria Antonietta, la Regina più calunniata, ma anche più amata, e persino venerata, della storia non era colpevole di nessun crimine se non quello di incarnare una grazia aristocratica incompatibile con l’egualitarismo rivoluzionario. Molto si è scritto sulla sua presunta frivolezza e poco sulla sua pietà. Eppure lo spirito religioso della sovrana, che emerge negli ultimi giorni della sua prigionia, affonda le radici in un’educazione e in una concezione del mondo antitetica a quella rivoluzionaria. Il processo farsa davanti al Tribunale giacobino, il 14 e il 16 ottobre 1793, la vide vittima di accuse infamanti. Un’immagine del pittore inglese William Hamilton la raffigura con un vestito bianco immacolato, mentre esce dalla Conciergerie, circondata dalle “tricoteuses”, che chiedono nuovo sangue alla Rivoluzione. Henry Sanson, figlio del boia di Parigi, racconta nelle sue Memorie che ella salì i gradini della ghigliottina con sorprendente maestà, come se fossero stati quelli della grande scala di Versailles. Le stesse parole con cui Papa Pio VI, nell’allocuzione Quare lacrymae del 17 giugno 1793, definì martire Luigi XVI si possono applicare alla Regina Maria Antonietta. In questa allocuzione, Pio VI, esclamava: «Ahi Francia, ahi Francia! Chiamata dai Nostri predecessori “specchio di tutta la Cristianità e sicura colonna della Fede”, tu che nel fervore della Fede cristiana e nella devozione alla Sede Apostolica non hai mai seguito le altre Nazioni, ma le hai sempre precedute! Quanto sei lontana da Noi oggi, con codesto animo così ostile verso la vera Religione: sei diventata la più implacabile nemica fra tutti gli avversari della Fede che mai siano esistiti!»
L’uccisione dei due sovrani è l’atto fondatore della Repubblica francese e la costituzionalizzazione dell’aborto rappresenta una simbolica continuità nell’omicidio di Stato. Sbaglierebbe però chi volesse identificare la Francia con lo show blasfemo che ha aperto i Giochi Olimpici. La Francia non è piazza della Ghigliottina, ma Notre Dame e la Sainte Chapelle; la Francia non è Robespierre o Macron, ma è san Luigi e santa Giovanna d’Arco. Così sbaglierebbe chi volesse identificare lo spettacolo di degenerazione che offre Parigi in questi mesi, con la civiltà occidentale a cui tanto ha dato la Francia. L’Occidente è la storia di una fede religiosa, di uno stile di vita, di un’arte, di una letteratura, di una musica, e anche di grandi battaglie in difesa della civiltà.
I nemici esterni dell’Occidente, che sono gli eredi di Maometto nel mondo arabo e quelli di Lenin in Russia e in Cina, non odiano la decadenza dell’Occidente, ma l’Occidente in quanto tale: quell’Occidente che sconfisse l’Islam a Lepanto e a Vienna e fermò il comunismo a Varsavia nel 1920 e in Spagna negli anni Trenta del Novecento.
I nemici dell’Occidente cercano la loro rivincita. Perché ciò accada, perché essi riescano a vincere la guerra, sanno che l’Occidente deve cessare di essere cristiano, deve tornare alle idee e ai costumi del paganesimo, per cadere come una mela matura, come accadde all’Impero Romano. I barbari non odiavano la decadenza di Roma, ma il potere che per secoli li aveva soggiogati. L’espugnazione della Città Eterna da parte dei Goti di Alarico, la notte del 24 agosto 410, fu il loro trionfo. San Girolamo a Betlemme, e sant’Agostino ad Ippona versarono lacrime profonde per questo simbolico evento. Chi piange oggi per le minacce dei nuovi barbari all’Occidente? Ma, soprattutto, chi è disposto a difendere l’Occidente in nome dei princìpi e delle istituzioni che lo fecero grande nella storia? Eppure la forza di questi valori, che nasce dalla Verità di Cristo, è indistruttibile. Il futuro del mondo non è sotto la bandiera di Dionisio, né sotto quella del comunismo o dell’Islam, ma sotto quella dell’unico Dio vittorioso, che è Gesù Cristo. La fede e la ragione lo attestano.
Come e quando accadrà? A Dio tutto è possibile nella storia. Solo chi crede in un cieco determinismo storico pensa che “la storia non si fa con i se”. La storia si fa con i “se” proprio per la ricchezza delle possibilità che ogni momento presente contiene. Per questo il nostro esame di coscienza si fonda sulle mancanze che abbiamo commesso, ma che non eravamo costretti a commettere. Anche la storia, come la nostra vita, sarebbe potuta andare altrimenti e potrà andare, da un attimo all’altro, in un modo diverso. Che cosa sarebbe accaduto se il 14 luglio 1789 i dragoni del principe di Lambesc, contravvenendo all’ordine di non versar sangue dato loro da Luigi XVI, avessero spazzato via la canaglia rivoluzionaria che marciava verso la Bastiglia? La Rivoluzione anticristiana non si illuda. I dragoni del principe di Lambesc sono sempre, con la spada in pugno, dietro l’angolo della storia.

Pensiero spirituale sull’accecamento dei “risvegliati”
Cari amici, una delle presunzioni del mondo contemporaneo è quella di credere di essere il mondo dei “risvegliati” o degli “illuminati”. Nelle scuole francesi, ad esempio, si insegna il gender e la cultura dominante “woke”, una parola inglese che significa “risvegliato”. Quest’espressione rivela qual è la presunzione del mondo contemporaneo, il quale ha abbandonato il Cristianesimo nella convinzione che esso sia una fase retrograda dell’umanità, una fase dell’ignoranza.
Quest’ignoranza, del Cristianesimo in generale, consiste in questo fenomeno europeo e occidentale, molto radicato: woke. Vuol dire essersi risvegliati da una specie di sonno dall’intelligenza o di accecamento, a causa del quale pensavamo che Dio esistesse. Non solo il Cristianesimo ma tutta la Storia dell’umanità ha vissuto nella convinzione che esista un Dio – nelle varie culture e popoli di tutti i tempi – poiché l’atteggiamento alla trascendenza è comune alla natura umana in quanto tale.
Gli autori e gli studiosi delle religioni affermano che l’intuizione di un Essere supremo è presente nelle varie religioni e in tante forme di paganesimo. Con l’intelligenza umana – sia pure indebolita dal peccato originale – è possibile arrivare alla dimostrazione che esiste una Creatore partendo dalle creature. Se guardiamo al passato, la Storia umana ha avuto rappresentanti di prima classe e dei veri e propri geni che si sono distinti in vari campi – religioso, teologico, filosofo e di tutte le scienze umane – affermando l’esistenza di Dio. Secondo la cultura “woke”, essi hanno ingannato l’uomo, deviandolo sulla via di una dipendenza. Tutti i sapienti anche pagani – greci, romani, indù ecc. – nel percorso dell’intelligenza umana verso l’Assoluto, hanno espresso forme d’ignoranza, di degrado, di deviazione dell’intelligenza umana. Tutti i personaggi della Storia umana – come Platone e soprattutto Gesù e tutti i profeti – sarebbero tutte persone deviate e che non hanno capito quello che invece gli attuali hanno compreso.
I geni attuali – cresciuti nelle università dell’Occidente – hanno compreso che non è Dio che ha creato l’uomo ma, al contrario, è l’uomo che ha creato Dio perché ancora non era abbastanza sviluppato con la mente. La loro verità è che noi siamo al posto di Dio. Perciò tutto il passato deve essere cancellato, in quanto retrogrado e superato di persone ignoranti.
Lo scenario a cui abbiamo assistito durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2024, è tipico della cultura woke che irride il passato. Il presente, invece, è pieno di consapevolezza e luminosità. Secondo questa logica, il Cenacolo di Leonardo da Vinci è qualcosa da rigettare e ripudiare, perché la “vera cena” sarebbe quella presentata sulla Senna, dalla cosiddetta umanità illuminata, cresciuta e matura. Noi cristiani siamo persone miti, non ci siamo stracciati le vesti, ma un sentimento di compatimento l’abbiamo provato.
Loro – “illuminati” – affermano che siamo accecati, siamo da medioevo, superati e dobbiamo aggiornarci. Noi ribattiamo con carità e verità, affermando che sono loro i veri accecati, non vedono quanto sono degradati, a che livello hanno trascinato se stessi e la generazione contemporanea, mancando del senso della vergogna.
Dobbiamo essere fieri della nostra identità cristiana, perché non siamo così sciocchi. La superbia è una forma di stupidità, fa sì che un granellino di polvere come l’uomo si proclami Dio dell’universo. Noi cristiani dobbiamo essere umili perché sappiamo che Dio esiste da molto prima che noi fossimo e ci sarà anche dopo. L’esistenza di Dio non la toglie nessuno, come il sole quando le nuvole si mettono davanti per oscurarlo, ma è sempre presente. Come cristiani dobbiamo avere questa consapevolezza che il Signore esiste, che la Sua luce di verità ci illumina. Sappiamo – attraverso la luce della fede che viene data alle anime umili – che Lui c’è e noi siamo Sue creature. Conosciamo il senso della vita, l’orientamento ad essa, chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. I woke risvegliati non sanno nulla, sono accecati e hanno la presunzione di vedere. Cadranno nella fossa perché, essendo ciechi presumono di vedere.
Prima di scrivere il Terzo Segreto per poi inviarlo al suo Vescovo, Suor Lucia scrisse una visione che ebbe prima del Segreto. In questa visione c’è un’espressione molto forte che viene dall’Alto, dalla luce di Dio, che dà il giudizio su questa umanità, su queste generazioni imbevuto di cultura woke. Scrisse che un raggio di luce dal trono di Dio colpisce l’ asse terrestre e la terra trema, straripano gli oceani, crollano i monti, trascinano in un vortice tremendo tutte le anime che dormono nel sonno della morte. Coloro che credono nella cultura woke, dormono nel sonno della morte eterna.
È vicino il momento in cui tutti dovranno professare, all’appello nel tempo dei Segreti, il loro “Credo”. Vedremo se queste anime dormienti riusciranno a svegliarsi, diversamente sarà duro sentirsi condannati all’inferno. E’ uno dei primi Messaggi di Medjugorje della Regina della pace: «Svegliatevi dal sonno stanco della vostra anima e dite a Dio con tutta la forza “sì”» (25 marzo 2001).
Siamo in tempi in cui abbiamo voluto relegare Dio fuori dalla Storia e dalla nostra vita. Ma, nonostante ciò, Dio sta ritornando con forza, mettendo ognuno con le spalle al muro chiedendogli: “Mi riconosci o mi rifiuti?”. È necessario il suo arrivo perché Lui è il Signore e non vi è altro Dio al di fuori di Lui.
Coloro che dicono di essere risvegliati, in realtà sono accecati e proseguono inesorabilmente verso la “morte” nel tempo e nell’eternità. Questa è la sorte di quei tralci che volontariamente si staccano dall’unica vite che è Cristo, la Via, la Verità e la Vita.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Mercoledì, 31 Luglio 2024
In diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
L’ACCECAMENTO DEI “RISVEGLIATI”
La fede cristiana è l’unica luce vera
Il rifiuto della fede produce l’accecamento
L’accecamento produce la “morte”
L’EUROPA PAGANA NON VEDE I PERICOLI CHE INCOMBONO
Il male è una realtà rivelata dal cristianesimo
L’Europa pagana è sull’orlo della catastrofe ma non se ne accorge
Un editoriale di Ernesto Galli della Loggia – Corriere della Sera – 31 luglio 2024
IL TEMPO DEI SEGRETI IMPONE UNA SCELTA
Medjugorje è più che mai emarginata e osteggiata
Impaurisce la grandiosità dell’evento
Si salverà solo chi segue l’Inviata di Dio
BLOG
La serva di Dio Luisa Piccarreta : le Virtù teologali
DAI UN MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA
DONANDO IL TUO 5 x1000: C.F. di R.M. 94023530150
di Ernesto Galli della Loggia| 30 luglio 2024 – Corriere della Sera – 31 Luglio 2024
Manca il realismo. E nell’occidente non c’è consapevolezza delle minacce
Tempi difficili attendono l’Europa, quell’Europa che insieme agli Stati Uniti è il cuore dell’Occidente. Ogni giorno nei confronti di questo Occidente cresce l’ostilità dei vecchi e dei nuovi giganti del potere mondiale, Russia e Cina in prima fila. Un’ostilità che alimenta pericoli e sfide di ogni tipo a cui trovare una risposta non è facile.
Ma non lo è specialmente a causa di un dato inedito: la mancanza di realismo che domina gran parte dell’opinione pubblica e delle classi dirigenti dei Paesi occidentali, che caratterizza complessivamente il loro orientamento culturale. È una quasi istintiva mancanza di senso della realtà che impedisce la consapevolezza stessa della vastità e della varietà delle minacce che incombono. È il rifiuto di valutare l’effettiva natura dei pericoli, di considerare, ad esempio, le autentiche intenzioni ostili degli attori della scena internazionale, e di prendere quindi le contromisure del caso.
Ogni volta, di fronte all’eventualità di reagire tende a prevalere il «meglio aspettare», lo «stiamo a vedere», il «facciamo attenzione a non peggiorare le cose», «perché non lasciar fare alla diplomazia?». E quando pure alla fine una reazione in qualche modo arriva, allora dalla gran massa dell’opinione pubblica si leva il coro del not in my name, delle dissociazioni preoccupate o delle inferocite prese di distanze. Un’istintiva opzione di arrendevolezza pervade le nostre reazioni agli eventi che il mondo ci scaraventa addosso.
Il fatto è che ormai l’Europa sembra non riuscire più a pensare il Negativo. Che il Male, l’Avversario siano divenuti per lei dimensioni emotivamente insopportabili e intellettualmente inconcepibili. E di conseguenza che anche il conflitto e la sua massima espressione, la guerra, rappresentino dimensioni ormai impossibili da pensare e quindi da accettare. Ma in tal modo è per l’appunto la realtà che finisce per essere espulsa di fatto dal campo del pensiero e dell’esperienza. A insidiare ulteriormente il senso di realtà ci pensa, sul versante del discorso pubblico accreditato, l’apparato degli interdetti imposti dal «politicamente corretto»: il timore delle nostre società di non essere mai abbastanza obbedienti a certe prescrizioni, mai abbastanza green, mai abbastanza preoccupate del clima, mai abbastanza gender friendly, e quindi sempre pronte a varare norme di una tale astrattezza da sortire effetti nulli o addirittura opposti a quelli voluti.
Ma a che cosa si deve questa pervadente assenza di realismo nella nostra cultura pubblica? Questa irresistibile tendenza a non vedere e a non pensare il mondo com’è, ma a raffigurarcene uno come dovrebbe essere o meglio come noi vorremmo che fosse?
Siamo qui di fronte, a me pare, agli effetti di una frattura drammatica prodottasi negli ultimi decenni nell’ambito della formazione personale degli individui e della sfera educativa delle società occidentali. Ovverossia al venir meno di due elementi essenziali che erano presenti in entrambe da secoli: il Cristianesimo e la conoscenza della storia.
La cultura cristiana, con al centro l’idea del peccato originale, cioè dell’esistenza in ogni essere umano di un fondo oscuro predisposto al male, esorcizzabile ma sempre pronto a riaffiorare, la cultura cristiana, dicevo, ha sempre rappresentato una raffigurazione simbolicamente potentissima della presenza del Negativo sulla scena del mondo. E dunque una messa in guardia preziosa contro ogni illusione ottimistica, un implicito invito a non nutrire facili speranze, a un sano scetticismo contro l’ipotesi che il mondo faccia abitualmente spazio alle buone intenzioni, a vigilare su ogni utopismo ideologico. Non è certo un caso se, fintanto che ha contato qualcosa, la Chiesa di Roma sia sempre stata maestra insuperabile di un avveduto realismo.
E poi la storia: il primo e più importante nutrimento della politica, di chi voglia conoscerne la realtà vera al di là delle illusioni. E infatti le classi politiche e i loro capi che un tempo fecero grande l’Europa e più recentemente l’hanno salvata dal naufragio — penso a uomini come Churchill o De Gaulle — hanno sempre nutrito la propria azione di una vasta e profonda conoscenza storica. Sapere delle vicende del passato, apprenderne lo svolgimento dalle pagine dei grandi narratori che le hanno meditate e ce le hanno trasmesse — da Tucidide a Tacito, a Machiavelli a Gibbon (dicono ancora qualcosa questi nomi a chi siede oggi a Montecitorio o a Bruxelles?) — costituisce una scuola essenziale per conoscere il mondo com’è e non come ci piacerebbe che fosse. Per conoscere che cosa realmente muove le passioni degli individui e delle folle, la differenza tra le mode di un giorno e gli interessi permanenti di una società, per intendere che cosa voglia dire la libertà.
Ma una volta ridotto a ben poco il Cristianesimo delle masse per effetto della secolarizzazione e quasi cancellato nella formazione delle élite, una volta più o meno espulsa la storia dai suoi programmi d’istruzione a favore dell’economia e della sociologia, l’Europa è rimasta priva di due strumenti intellettualmente formidabili per conoscere e comprendere la realtà negativa del mondo. E dunque facile preda dell’idea che comunque ci attende il progresso assicuratoci, si dice, dalle sempre nuove conquiste della tecnica. Non importa molto, dopotutto, se realizzate nei laboratori di Pechino, di San Pietroburgo o magari di Pyongyang.

La Serva di Dio Luisa Piccarreta: Le tre virtù teologali
Ave Maria padre Livio, Gesù prepara Luisa a rinnovare lo Sposalizio mistico, in Cielo, sancito dalla SS. Trinità. Perciò le parla delle tre virtù teologali.
Grazie ! Massimo
La Fede
“Una mattina – era la vigilia della Natività di Maria SS.– il mio sempre benigno Gesù venne Lui stesso a dispormi. Non faceva che andare e venire continuamente, ed ora mi parlava della fede, e mi lasciava, ed io mi sentivo infondere nell’anima una vita di fede.
L’anima mia, grossolana quale me la sentivo prima, ora, dietro il parlare di Gesù, me la sentivo leggerissima, in modo da penetrare in Dio; e ora miravo la sua potenza, ora la santità, ora la bontà ed altro, e l’anima mia restava stupefatta. In un mare di stupore dicevo: “Potente Iddio, quale potenza innanzi a Te non resta disfatta? Santità immensa di Dio, quale altra santità, per quanto sublime fosse, ardirà comparire al tuo cospetto?”.
Poi mi sentivo scendere in me stessa e vedevo il mio nulla, la nullità delle cose terrene, come tutto è niente innanzi a Dio; io mi vedevo come un piccolo verme, tutto pieno di polvere, che mi arrampicavo per dare qualche passo e che per distruggermi non ci voleva altro che uno che mi mettesse il piede sopra, e già sarei disfatta. Quindi, vedendomi così brutta, quasi non ardivo di andare a Dio, ma si faceva innanzi alla mia mente la sua Bontà e mi sentivo attirare come da una calamita per andare a Lui, e dicevo tra me: “Se è Santo, è pure Misericordioso; se è Potente, contiene anche in Sé piena e somma Bontà”.
Mi pareva che la Bontà lo circondasse da fuori, lo inondasse dal di dentro; quando miravo la bontà di Dio mi pareva che sorpassasse tutti gli altri attributi, ma poi, mirando gli altri, li vedevo tutti eguali in sé stessi, immensi, immensurabili ed incomprensibili all’umana natura.
La Speranza
Mentre l’anima mia stava in questo stato, Gesù ritornava e parlava della speranza. Ricordo qualche cosa in modo confuso, perché dopo tanto tempo è impossibile ricordare chiaro, ma per fare l’ubbidienza che così vuole, dirò per quanto posso. Quindi diceva Gesù, ritornando alla fede: “Per ottenere, bisogna credere. Come al corpo, senza la vista degli occhi, tutto è tenebre, tutto è confusione, tanto che se volesse camminare cadrebbe ora in un punto, ora in un altro, e finirebbe col precipitare del tutto, così l’anima senza la fede non fa altro che andare di precipizio in precipizio; ma la fede serve di vista all’anima, è come luce che la guida alla Vita eterna.
Ora, da che viene alimentata questa luce della fede? Dalla speranza. E di quale sostanza è questa luce della fede e questo alimento della speranza? Della carità.
Tutte e tre queste virtù sono innestate tra loro, in modo che una non può stare senza l’altra. Difatti, che giova all’uomo credere nelle immense ricchezze della fede, se non le spera per sé? Le guarderà, sì, ma con occhio indifferente, perché sa che non sono sue; ma la speranza somministra le ali alla luce della fede e, sperando nei meriti di Gesù Cristo, le guarda come sue e viene ad amarle”.
“La speranza –diceva Gesù– somministra all’anima una veste di fortezza, quasi di ferro, in modo che tutti i nemici con i loro strali non possono ferirla, e non solo, ma neppure apportare il minimo disturbo; tutto è tranquillità in lei, tutto è pace”.
Oh, è bello vedere quest’anima investita della bella speranza, tutta appoggiata al suo Diletto, tutta diffidente di sé e tutta confidente in Dio. Sfida i nemici più fieri, è regina delle sue passioni, regola tutto il suo interno, le sue inclinazioni, i desideri, i palpiti, i pensieri, con una maestria tale che Gesù stesso ne resta innamorato, perché vede che quest’anima opera con tale coraggio e fortezza, ma questa la attinge e la spera tutta da Lui, tanto che Gesù, vedendo questa ferma speranza, niente sa negare a quest’anima.
Ora, mentre Gesù parlava della speranza, si ritirava un poco, lasciandomi una luce nell’intelletto. Chi può dire ciò che comprendevo sulla speranza? Se tutte le altre virtù servono ad abbellire l’anima, ma ci possono far vacillare e renderci incostanti, la speranza invece rende l’anima ferma e stabile, come quei monti alti che non si possono muovere un tantino. A me sembra che all’anima investita dalla speranza succede come a certi monti altissimi, ai quali tutte le intemperie dell’aria non possono recare nessun nocumento; sopra questi monti non penetra né neve, né venti, né caldo; qualunque cosa vi si potesse mettere sopra, si può star sicuri che là dove si mette, là si trova, ancorché passassero cent’anni. Tale appunto è l’anima investita dalla speranza: nessuna cosa le può nuocere; né la tribolazione, né la povertà, né tutti i vari accidenti della vita la sgomentano un istante. Dice fra sé: io tutto posso operare, tutto posso sopportare, tutto soffrire, sperando in Gesù, che forma l’oggetto di tutte le mie speranze.
La speranza rende l’anima quasi onnipotente, invincibile, e somministra all’anima la perseveranza finale; tanto che allora cessa di sperare e di perseverare, quando ha preso possesso del Regno del Cielo; allora depone la speranza e tutta si tuffa nell’oceano immenso dell’Amore Divino.
La Carità.
Mentre l’anima mia si perdeva nel mare immenso della speranza, il mio diletto Gesù ritornava e parlava della carità, dicendomi: “Alla fede e alla speranza sottentra la carità, e questa congiunge insieme tutto il resto delle altre due, in modo da formarne una sola, mentre sono tre. Eccoti, o Sposa mia, adombrata nelle tre virtù teologali la Trinità delle Divine Persone”.
Poi proseguì: “Se la fede fa credere e la speranza fa sperare, la carità fa amare. Se la fede è luce e serve di vista all’anima, e la speranza, che è l’alimento della fede, somministra all’anima il coraggio, la pace, la perseveranza e tutto il resto, la carità, che è la sostanza di questa luce e di questo alimento, è come quell’unguento dolcissimo e odorosissimo che, penetrando dappertutto, lenisce e raddolcisce le pene della vita. La carità rende dolce il patire e fa giungere anche a desiderarlo. L’anima che possiede la carità spande odore dappertutto; le sue opere fatte tutte per amore danno un odore graditissimo. E qual è questo odore? È l’odore di Dio stesso.
Le altre virtù rendono l’anima solitaria e quasi rustica con le creature; la carità invece, essendo sostanza che unisce, unisce i cuori. Ma dove? In Dio. La carità, essendo unguento odorosissimo, si spande dappertutto e con tutti. La carità fa soffrire con gioia i più spietati tormenti e giunge a non saper stare senza il patire, e quando se ne vede priva dice al suo Sposo Gesù: «Sostenetemi coi frutti –quali sono il patire–, perché languisco d’amore, e dove altro posso mostrarti il mio amore che nel patire per Te?». La carità brucia, consuma tutte le altre cose ed anche le stesse virtù e converte tutte in sé. Insomma, è qual regina che vuole regnare dappertutto e che non vuol cederla a nessuno”.


Cari amici, Pusiano è una cittadina a due passi da Erba, sulle rive di un ampio lago che ricorda quello di Tiberiade in Galilea. Qui è di casa la Madonna, che il 5 agosto viene portata in processione sul lago, seguita da una scia di barche dalla quali partono spettacolari fuochi d’artificio. Si chiama Madonna della neve, nonostante sia celebrata in pieno Agosto.

La barchetta con l’effige della Madonna è già pronta per il grande evento

I fuochi d’artificio sono già sistemati sulle barche
Non mancano i cori d’Agosto delle cicale

Nei giardini adiacenti una bella grotta di Lourdes: Una preghiera per tutti voi, in particolare per i malati

Accanto alla grotta un laghetto di pesci devoti
Padre Livio esorta i pesci a lodare il Signore
