Categoria: UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’ Pagina 1 di 81
C’è una virtù di cui si parla poco, ma che è fondamentale nella vita, direi anche nel lavoro umano. Nella costruzione della vita ci vogliono due virtù fra loro concomitanti, una completa l’altra: la virtù della pazienza, cioè del saper sopportare e resistere, la virtù della perseveranza e di non cedere mai. La perseveranza è una virtù di cui parla molto la Sacra Scrittura, in particolare il Nuovo Testamento dove si dice che soltanto chi persevererà fino alla fine sarà salvo. La perseveranza è quindi una virtù necessaria per la nostra salvezza. Dobbiamo esercitarci in questa virtù così necessaria nel cammino di santità. Quando si prende il proposito di perseverare lo si vuole fare fino alla fine, magari si inizia con una Confessione, con il pentimento profondo e con il proposito di non peccare più. Ci accorgiamo poi che in poco tempo la forza di quel proposito si indebolisce e svanisce. Allora la virtù della perseveranza è quella virtù che va ribadita, va praticata ogni giorno, più volte al giorno, ogni momento. Focalizzandola nell’istante presente la si riesce a dominare facilmente. Bisogna fare un proposito dopo l’altro, perseverare nel realizzarlo e poi fare quello successivo.
La virtù della perseveranza è quella virtù con la quale si riattualizzi il proposito di giorno in giorno ed è fondamentale nel cammino della santità che dura tutta la vita, fino alla fine. Il mondo, la debolezza della nostra carne e il demonio non ci lasciano in pace, ci puntano, per così dire, giorno per giorno fino all’ultimo istante della vita. Possiamo ben dire che nell’ultimo istante della vita abbiamo l’angelo custode che ci vuole portare alla porta del Paradiso e magari c’è il diavolo che ci vuole far dubitare della vita eterna e così rischiamo di morire nell’oscurità. Perciò, teniamo conto del tragitto che dobbiamo fare perché la vita è lunga; anche quando è breve, la vita comunque è sempre lunga. Cari amici, a meno quello dell’uomo è fra le più lunghe che esistono qui sulla Terra. La via di Dio, la via della pratica della virtù, la via del combattimento del vizio è aspra, è in salita. Il cammino di santità è aspro ed è stretto si rischia di perdersi e poi è in salita. Questa è la via della santità lungo la quale abbiamo il mondo da una parte che ci seduce con le sue vanità e ci attira con le sue proposte di peccato e il demonio che cerca di smontarci, di indebolirci e anche lui cerca di sedurci.
Lungo questa via la virtù della perseveranza è fondamentale, che poi è la via della salvezza dell’anima, non dimentichiamolo. Molte volte Gesù nel Vangelo dà da intendere che solo chi persevererà fino alla fine sarà salvo. Per la lotta contro i vizi e per la crescita delle virtù ci vuole allenamento, ci vuole perseveranza. La Madonna ha dato anche dei compiti come quello di recitare tutti i Rosari ogni giorno e quando la gente di Medjugorje si lamentava per questo grosso impegno la Madonna ha risposto di guardarsi intorno e considerare quanto abbonda il peccato nel mondo
La nozione di combattimento spirituale è fondamentale nella vita cristiana e nella vita di tutti i giorni. La quotidianità è una grande battaglia fra le potenze del male che allontanano da Dio e fra la forza del bene, la forza dello Spirito Santo, dell’amore di Dio che avvicina a Dio. Noi siamo in un tempo in cui, come la Madonna ha detto: «State attenti che Satana non prevalga». Dobbiamo fare attenzione che satana non la spunti, non riesca a scoraggiarci, non riesca a farci gettare la spugna. Nulla è impossibile a Dio, ha detto Gesù. Teniamo sempre presente le parole di Gesù quando ha detto che se uno mette mano all’aratro e poi si volta indietro, non è adatto al Regno di Dio. Ricordiamo questo ammonimento durante la giornata, quando siamo sopraffatti dalla stanchezza, ci prende la noia, ci assale il tedio di vivere.
Come ha detto la Regina della pace, quella di satana è una falsa forza e quindi chi persevera la spunta, chi persevera la vince. Questo è vero nella vita normale, ma è anche vero nella vita spirituale. Molte volte persone che hanno grandi qualità non le realizzano perché non sono perseveranti. Persone che hanno meno qualità arrivano a grandi traguardi perché sono perseveranti. Bisogna riattualizzare i propositi di bene, di impegno, di cammino spirituale, di cammino di santità, di servizio di Dio. Questi propositi che rischiano di svanire nel tempo, vanno riattualizzati ogni giorno, concretizzati nella giornata. Ogni giornata sia permeata di questi santi propositi, ogni giornata sia in tensione spirituale. Certo, nel mondo di oggi è difficile ed è per quello che c’è quell’esodo dal mondo delle anime che vogliono cercare Dio, che si ritirano negli eremi, nella vita anacoretica in tanti modi, magari oggi più in comunità che da soli. Lo si fa perché si ritiene che da soli non si riesce. Però noi siamo nel mondo, siamo impegnati. La preghiera è la forza dello Spirito Santo che invade la tua anima, la fortifica, la illumina e soprattutto la deterge da tutti quegli incrostamenti, arrabbiature e scoraggiamenti che arrivano inevitabilmente nel corso della giornata. Noi che siamo nel mondo ma vogliamo essere testimoni di Dio dobbiamo, come diceva Caterina da Siena, costruire nel nostro cuore la nostra cella nella quale rientrare più volte al giorno per poter pregare. Tutto questo oggi è più che mai necessario perché viviamo in un mondo che è veramente logorante, ma dobbiamo puntare in alto. Dobbiamo costruire nel tempo la cattedrale della nostra vita una pietra per volta, giorno dopo giorno. Che non ci sia neanche un giorno in cui manchi la pietra con la quale vogliamo costruire l’umile grandezza della nostra vita davanti a Dio.
Le cose importanti della vita sono la salvezza della nostra anima, raggiungere la méta del Paradiso, mettere a fuoco la parte finale della nostra vita che deve essere un’accelerazione verso il Cielo, una purificazione. Dobbiamo puntare ad andare direttamente in Paradiso. La Madonna ha detto che se sapessimo cos’è il purgatorio faremmo di tutto per evitarlo. Umilmente, nella nostra pochezza e miseria, chiediamo a Dio di purificarci e santificarci. Il ladrone, una persona che non segue i Comandamenti, essendosi pentito con grande fede, nel momento della sua morte in croce, Gesù gli disse: “Oggi sarai con me in Paradiso”.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive il Paradiso in modo un po’ diverso dal solito. Viene descritto come un luogo di gioia e felicità, nella pienezza dell’amore. Il Paradiso è un rapporto profondo con Cristo con il quale diventiamo figli nel Figlio. È un rapporto intimo con la Santissima Trinità con la quale entriamo nell’amore trinitario. La gioia del Paradiso è un rapporto interpersonale mediante Cristo, con il Padre e lo Spirito Santo. Diventiamo, così, partecipi della Comunione eterna dell’amore.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, descrive il Paradiso dal punto di vista esistenziale, come compimento di quel desiderio di amore infinito che abbiamo nel cuore, molto diverso dalla felicità materiale con cui altre religioni lo dipingono. È la partecipazione alla vita trinitaria, alla comunione eterna dell’amore.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che: “Coloro che muoiono nella grazie e nell’amicizia di Dio e sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo.” Per andare in Paradiso bisogna morire in grazia di Dio che è santificante e in un rapporto di amicizia filiale. Bisogna essere purificati non solo nei peccati gravi, ma anche nelle colpe più leggere. Tale purificazione avviene compiendo opere buone attraverso l’offerta della nostra sofferenza e dolore. Se siamo purificati entriamo in comunione con Cristo e viviamo per sempre con Lui. Questa è la descrizione più profonda e intima del Paradiso. Siamo intimamente uniti al Figlio, mediante la sua Santa umanità, siamo perfettamente uniti alla seconda Persona della Santissima Trinità e entriamo così nella comunione trinitaria. Il Catechismo continua citando: “Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” (1 Gv3,2), “faccia a faccia” (1 Cor. 13,12)”. Passando dalla mediazione di Cristo possiamo vedere Dio così com’è. Senza intermediari o strumenti di passaggio possiamo vedere Dio faccia a faccia.
“La gioia consiste in una comunione di vita e di amore con la SS. Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i santi.” Non ci può essere una gioia più grande di questa, perché è la comunione eterna dell’amore. È la gioia della comunione d’amore con Dio e con tutte le sue creature. Conosceremo per nome tutti gli angeli e tutti Santi. Avremo molto tempo da impiegare nelle conoscenze reciproche.
La veggente Vicka ha raccontato la sua testimonianza del paradiso quando è stata portata dalla Madonna insieme al veggente Jakov. Racconta di aver visto questo grande spazio luminoso dove ci sono le persone che camminano, cantano e pregano, con vesti di diversi colori. Sono rappresentazioni rese possibili agli occhi umani e la Gospa nel descriverle disse di guardare come erano felici le persone. “Con la sua morte e resurrezione Cristo ci ha aperto il Cielo. “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1 Cor. 2,9).” Il Paradiso va al di là di ogni nostra concezione, rappresentazione e immaginazione. Facciamo di tutto per andarci, impostando la nostra vita come un pellegrinaggio verso il Cielo da compiere giorno per giorno, con semplicità, gioia e perseveranza.
La devozione al Sacro Cuore ha una radice profonda nei Vangeli, soprattutto nel momento della Crocifissione, quando il centurione colpisce il Cuore di Gesù dal quale esce sangue e acqua. Essi sono i due Sacramenti più importanti della Chiesa: l’acqua rappresenta il Sacramento del Battesimo con il quale diventiamo cristiani; il Sangue rappresenta il dono dell’Eucarestia, insieme al Corpo. La devozione al Sacro Cuore è profondamente radicata nei Vangeli e ha avuto il supporto straordinario di apparizioni come a Santa Margherita Maria Alacoque e quella di Santa Faustina Kowalska.
Dobbiamo chiederci quale sia la finalità nell’intenzione di Dio e dello Spirito Santo, nel portarci al Cuore di Cristo. È un’intenzione molto semplice, ovvero che nella concezione e rivelazione cristiana Dio è amore. Dentro Dio vi è una comunione eterna di amore, non una monade, non è un “io”, ma una relazione fra tre persone che vengono formulate con le parole: Padre, colui che genera; Figlio, colui che è generato; Spirito Santo che è l’aspirazione d’amore fra il Padre e il Figlio. È un mistero grandissimo perché è un solo Dio in tre persone. Dio nella sua connotazione interiore è una circolazione eterna di amore nella quale siamo invitati anche noi ad entrare mediante il Figlio che si è fatto uomo incarnato e che ha manifestato l’amore di Dio. Cristo ha manifestato l’amore di Dio nell’incarnazione stessa e nell’umiltà con cui si è fatto uomo, assumendo una natura umana e vivendo la nostra vita. Questo grande amore divino l’ha manifestato anche e soprattutto con la morte in Croce e la Passione: l’epifania dell’umiltà e dell’amore di Dio. La devozione al Sacro Cuore di Gesù ha lo scopo di mostrarci quanto Dio ci ha amato. Questo è il grande messaggio del Giovedì Santo, nell’istituzione dell’Eucarestia che è il sacrificio d’amore di Cristo, e nel Venerdì Santo, quando la Passione di Cristo si conclude con la trafittura del Cuore.
Il messaggio che viene dalle rivelazioni che Dio ha fatto nella storia è che Dio ci ama con un amore prodigo e senza confini e lo vediamo nelle immagini che ci offre Santa Margherita Maria Alacoque dove vi è Gesù con in mano un cuore che fiammeggia d’amore. Ci manifesta tutto l’amore di Dio per noi, che va al di là della nostra condizione di peccatori, che ci precede con la sua grazia. Nel peccato mortale siamo spiritualmente morti, ma la grazia risveglia in noi il pentimento, l’inquietudine, il rimorso, il desiderio di Dio e di fare pace con Lui. È un’esperienza che facciamo tutti nel momento in cui ci accorgiamo di aver offeso Dio. Nel timore, Lui ci rassicura che, come il padre del figliol prodigo, attenderà il nostro ritorno: “Padre, non sono più degno di essere tuo Figlio”. Dio ha un amore che non guarda la vastità del nostro peccato, ma guarda al pentimento che siamo capaci di offrirgli, le lacrime che scendono dai nostri occhi, il rimorso del nostro cuore. È un amore che si offre e che fiammeggiante è circondato da una corona di spine. Le spine rappresentano il rifiuto dell’amore di Dio, l’indurimento del cuore, il disprezzo nei suoi confronti, che è la caratteristica del mondo moderno che ha scelto per la morte, ha scelto di abolire Dio dalla propria vita e dal proprio orizzonte. Il mondo ha sostituito Dio con il proprio “io”.
Se siamo nel peccato non dobbiamo avere paura di Dio, ma dobbiamo guardare al suo amore. Pensiamo a come gli Apostoli hanno vacillato durante la Passione, sono fuggiti, si sono dimostrati uomini vigliacchi, eccetto Giovanni che ha seguito Gesù fino ai piedi della Croce. Ciò che colpisce è che, dopo lo smarrimento, si sono ritrovati nuovamente nel Cenacolo dove c’era la speranza accesa, la speranza di Maria, come se avessero avuto il presentimento che satana non avrebbe vinto ed è’ proprio in quel momento che Gesù entrò dicendo: “Pace a voi”.
Quando siamo nel male, non trinceriamoci in esso, ma con umiltà andiamo verso il cuore di Cristo, dobbiamo avere fiducia nel nostro cuore e nel suo perdono che è totale. Nella Bibbia abbiamo espressioni innumerevoli di come Dio perdona il peccatore pentito. Nella Bibbia e nell’Antico Testamento, re Davide nonostante i peccati compiuti ha composto il Salmo 50: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce”. Questo proprio per spingere le persone a uscire fuori dalla prigionia del peccato e del male, dalle catene di satana, di non avere paura di Dio che si è fatto uomo in Gesù Cristo e mostra il suo cuore pieno di amore. Dopo il peccato non dobbiamo rifiutare e circondare di spine il suo Cuore, non dobbiamo indurirci nel male perché è ciò che fa più soffrire Dio.
Proprio perché Gesù ha il cuore in mano, è pronto a concederci tutte le grazie di cui abbiamo bisogno e non dobbiamo avere paura di chiederle, anche le più grandi e impensabili. Chiedendole con fede Dio ci ascolta, più di quanto possiamo immaginare.
A Medjugorje ci sono state centinaia di grazie di guarigione, perché ciò che Gesù faceva nella sua vita, si ripete laddove Dio si manifesta ed è pregato con fede. Se facessimo entrare nelle nostre case il Sacro Cuore di Gesù e di Maria saremmo al sicuro, avremmo una grande protezione. Sono le sentinelle che non fanno passare il male, che proteggono, sono fonti di luce e di amore. Fermiamoci davanti a queste figure durante la giornata a fare una preghiera e a donare il nostro cuore.
Ogni mattino recitiamo il “Ti adoro mio Dio e ti amo con tutto il cuore” come lo diremmo a una persona di cui siamo innamorati, diciamolo a Gesù e a Maria. Iniziamo la giornata con la famiglia celeste per affrontarla nel migliore dei modi.
La decisione di rimandare la conversione è un sottile inganno del demonio che vuole portarci alla perdizione. La conversione è ciò che satana teme di più perché perde le anime che ha conquistato. Attraverso la conversione l’anima esce dall’influsso del demonio, spezza le catene con le quali è prigioniero, sfugge alla sua presa ed entra nella libertà dei figli di Dio. Il demonio fa di tutto per far sì che la Conversione venga rimandata. Innanzitutto, prospetta la conversione come inutile; cerca di convincere che ritornare in grazia di Dio, e quindi spezzare le catene del male, è inutile perché è impossibile resistere senza ricadere di nuovo. È facilmente sperimentabile questo tipo di tentazione di vedere la Conversione come qualcosa di inutile, di impossibile. Il diavolo ci oscura gli occhi e non ci fa vedere la grazia di Dio che invece ci ridona la libertà.
Quando si ha una giusta ispirazione, quando si parla con una persona santa, quando magari si deve affrontare uno scossone nella vita, magari si prova a cambiare strada, a lasciare la via della perdizione e andare sulla via della Salvezza. Il diavolo, allora, fa di tutto per bloccare e ostacolare la Conversione mostrandola come impossibile e inutile; infine, punta a rimandarla ad un altro momento e tiene quell’anima al guinzaglio. Satana punta a tutti costi a far rimandare la Conversione all’infinito.
Quando dentro di noi sentiamo la grazia di dover cambiare vita, di confessarci, di liberarci dal male, di ritornare a vivere in grazia di Dio, quando dentro di noi sentiamo questa spinta interiore che viene dallo Spirito Santo, dobbiamo afferrarla la volo, darle la priorità assoluta. Dobbiamo lasciare da parte tutto il resto, afferrare questa grazia.
Quando, attraverso l’inquietudine del cuore, avremo la grazia di sentire che dobbiamo cambiare vita, mettiamoci in preghiera, cerchiamo Dio, la sua Misericordia, il suo amore, il suo perdono; presentiamo a Dio tutti i nostri peccati, i nostri tradimenti, i nostri sbandamenti. Presentiamo a Dio tutto il male che abbiamo fatto perché lo distrugga nel suo amore. Afferriamo questo istante di grazia e non lasciamo sfuggire, non rimandiamolo. Se aspettiamo e diamo la priorità ad altro, il diavolo fa svanire questo istante di grazia e ci si ritrova nella situazione precedente.
Bisogna subito cercare Dio, il suo perdono, promettergli la nostra fedeltà e il nostro amore. In questo modo facciamo nostra la grazia che Dio ci ha dato, la facciamo entrare nel nostro cuore che si apre alla sua Misericordia e gli chiede perdono. Dobbiamo, allora, realizzare tutto questo quanto prima e accostarci al Sacramento della Confessione.
Quando Dio interviene bisogna rispondere subito. Quando Dio chiama non si può rimandare la risposta. Quando Dio chiama bisogna rispondere subito e fare subito quello che lui ci chiama a fare. Se Dio chiama alla Conversione, chiama a cambiare vita, non bisogna rimandare. Alle chiamate di Dio bisogna dare una risposta immediata, pronta, assoluta, generosa. Convertiamoci prima che sia troppo tardi. Alle grazie di Dio si risponde subito. Alla chiamata alla Conversione si risponde subito.
Il mondo di oggi ha veramente rifiutato la fede e la Croce. Quello che caratterizza il nostro tempo non è soltanto la negazione dell’esistenza di Dio e del soprannaturale, come professa il modernismo. Non basta dire che il diavolo non c’è perché non esista, come invece affermano gli atei. Avendo negato Dio ed essendosi allontanati dal Lui, gli atei sono più esposti agli attacchi del demonio. Con gli atei il demonio non si mostra subito, li trascina gradualmente nel male senza che se ne accorgano. Quando poi li ha immobilizzati spiritualmente con il suo veleno, il demonio si mostra come un padrone che ormai li ha schiavizzati. Se c’è qualcuno che deve temere il demonio, allora, sono proprio quelli che non ci credono, che ne negano l’esistenza.
Anche quelli che credono in Dio sono attaccati dal demonio ma la fede è un grande scudo che difende dai dardi infuocati del maligno. Il demonio fugge all’avanzare di Gesù che è il Regno di Dio personificato; man mano che Lui avanza i demoni fuggono. Il demonio è come la tenebra che si dissipa di fronte alla luce, è il male che viene respinto e ricacciato indietro dal bene. Quando manca la luce le tenebre si espandono, quando manca il bene il male si espande. Chi vive nell’ateismo crede di aver liquidato il problema negando l’esistenza di Dio e del demonio; in realtà, come ben sappiamo, Dio esiste e anche il demonio. Gli atei, in quanto tali, sono più esposti alle insidie del demonio rispetto ai credenti.
Il pericolo del nostro mondo è la negazione dell’esistenza di Dio e del demonio proprio perché, in realtà, satana regna, miete le anime. Il mondo senza Dio è sotto il potere del demonio. Questa realtà riguarda il mondo in generale e la Madonna lo ha detto chiaramente di recente: «satana regna» (Messaggio del 25 marzo 2020), richiamando il Messaggio del 1° gennaio 2001: «satana è sciolto dalle catene». Secondo la descrizione fatta dalla Regina della pace siamo nell’epoca storica in cui si è verificata la profezia dell’Apocalisse quando descrive satana sciolto dalle catene. Questo avviene in un momento di laicizzazione del mondo; il mondo laico ha eliminato il soprannaturale e quindi ha eliminato sia Dio sia il demonio. Satana è riuscito nel suo intento perché, se nel nostro cuore non c’è la fede in Dio, satana regna.
È paradossale quanto sta avvenendo. Proprio in una fase storica di grande laicizzazione in cui il mondo nega l’esistenza di Dio e riduce il diavolo a un simbolo del male, quello che impressiona è che il diavolo regna sovrano nei cuori. La Madonna ha dato diversi Messaggi in cui evoca la presenza di satana che vuole l’odio, la guerra, brama di impossessarsi di quante più anime possibili per portarle alla perdizione. La Madonna parla spesso nei suoi Messaggi della presenza del demonio proprio perché siamo entrati nella fase dell’ateismo generalizzato, teorizzato dalle ideologie moderne materialiste ed evoluzioniste. C’è una sorta di scivolamento verso il male e verso satana, il quale ci plasma a sua immagine, ci oscura la mente, ci toglie il soprannaturale, prende possesso della nostra persona mediante il peccato e oscura tutte le facoltà dell’anima, offusca la nostra capacità di ragionare e di elevare le nostre menti fino a raggiungere la consapevolezza della presenza di Dio.
Il diavolo cancella quell’idea di Dio che è intima nella mente di ogni uomo e poi lavora nei cuori scardinandoli uno ad uno. Satana entra con prepotenza nei cuori e semina l’odio, basta guardarsi intorno. Il mondo nega satana ma è in balìa dell’odio.
Attraverso l’oscuramento della mente e l’inquinamento del cuore, satana prende possesso di una persona e la rende sua schiava mediante il peccato, il vizio, la negazione dell’esistenza di Dio. Di conseguenza, le facoltà stesse dell’anima sono pervertite. La mente orientata a Dio cambia direzione e si orienta solamente alle cose materiali, il cuore che in sé desidera Dio diventa schiavo dei piaceri di questo mondo. Il demonio riesce così a impossessarsi delle persone portandole verso una chiusura totale nei confronti del soprannaturale che diventa, di conseguenza, impenitenza finale.
Come c’è un cammino di santità graduale che va avanti attraverso la pratica della virtù, così c’è un cammino di perversione verso l’impenitenza finale attraverso il quale il demonio ci schiavizza. Il diavolo ottunde la mente, la rende incapace di un ragionamento soprannaturale e chiude il cuore con il male, con i vizi, con l’egoismo, con la cattiveria, con la superbia.
Pian piano, allora, satana ci permea di sé e ci trasforma a sua immagine. Quando arriviamo a questo livello succede che satana si manifesta e chiede anche il culto, l’adorazione. Questi sono gli abissi infernali del cammino di perversione. Come c’è un cammino di santità sotto la grazia dello Spirito Santo, c’è un cammino di perversione nel quale il demonio ci schiavizza e ci rende sua immagine fino a portarci al culto e all’adorazione del maledetto. Succede poi che si diventa luogotenenti di satana, come lo era diventato Giuda.
Il demonio opera. Come lo Spirito Santo ci trasforma in Cristo mediante un cammino di santità e di perfezione, così satana prende possesso di noi e ci porta sul cammino di perversione fino a trascinarci in uno stato di impenitenza finale attraverso il quale già sperimentiamo l’inferno qui su questa Terra. Facciamo un breve esame di coscienza e chiediamoci su quale strada siamo. Se ci rendiamo conto di essere sulla via del male facciamo una bella inversione e torniamo sulla strada giusta. Non rimandiamo la conversione. Accostiamoci al Sacramento della Confessione, apriamo il cuore a Dio, chiediamogli perdono. Torniamo a Dio, torniamo sulla via della Salvezza.
I Messaggi di Medjugorje dei primi tre anni sono particolarmente piacevoli, erano come un colloquio fra la Madonna e i veggenti stessi. Il 3 febbraio 1984 la Madonna ha dato un Messaggio bellissimo che ci fa molto meditare: «Ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio. Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno».
Oggi circolano teorie forvianti che a volte si sentono anche nelle Omelie o in articoli di Teologia, cioè che la Misericordia di Dio è tanto grande che si salvano tutti. Questa espressione, però, non c’è nel Vangelo. La Sacra Scrittura insegna che Cristo è morto per tutti, perché tutti si salvano ma non che si salvano tutti. Perché le persone si salvino devono aprire il cuore a Dio, per quanto è possibile secondo la loro conoscenza di Dio. È molto importante, allora, comprendere come la Madonna con toni molto severi ci richiama all’insegnamento del Vangelo.
La Madonna dice che ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio. L’uomo ha un’anima spirituale e immortale, capace di intendere, di agire, di fare scelte libere e ha impressi in se stessa i principi della legge morale e la voce interiore della coscienza. La voce della coscienza ci approva se seguiamo la legge morale, disapprova se non la seguiamo; tutti sanno e percepiscono interiormente che uccidere è un male proprio perché dentro ciascuno di noi c’è questa luce divina di moralità grazie alla quale possiamo discernere fra il bene e il male. Quando facciamo il bene abbiamo una voce interiore che ci approva, ci sentiamo contenti e quando invece facciamo il male ci disapprova e ce ne vergogniamo, sentiamo il rimorso. È un modo di dire, infatti, “avere la coscienza a posto” quando si intende di aver agito secondo la legge morale.
La nostra intelligenza è capace di risalire dalle creature al Creatore. Attraverso le tendenze del cuore verso l’amore, il bene, la pace, la gioia siamo capaci di orientarci in cammino verso Dio. In base a tutto ciò che l’uomo ha di più bello e di più grande – la sua intelligenza, la sua libera volontà e la sua moralità – può arrivare a dire che Dio esiste. Anche al di fuori del Cristianesimo tante religioni affermano che Dio esiste; tanti pensatori affermano che Dio esiste come ad esempio hanno fatto molti filosofi greci.
Quando la Madonna dice che ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio vuol dire che Dio ha messo in noi tutto ciò che è necessario per arrivare a conoscerlo e ad amarlo. In un certo senso, come dice San Paolo, i pagani sono inescusabili perché dalle creature non sono risaliti al Creatore ma hanno divinizzato le creature: L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili (Romani 1,18-32).
L’uomo sceglie interiormente fra Dio e le creature. La nostra civiltà moderna, ad esempio, ha rifiutato Dio e ha scelto l’uomo. Abbiamo messo il nostro io al posto di Dio e questa è la caratteristica dell’ateismo contemporaneo che è un rifiuto della dipendenza da Dio, è un’esortazione a risvegliarsi dalla menzogna dell’esistenza di Dio e a mettere al centro l’uomo. L’uomo mette se stesso al posto di Dio e, di conseguenza, satana mette se stesso al posto di Dio. Questa condizione di “risveglio” secondo la quale l’uomo si è svegliato indicando se stesso come Dio, in realtà è un inganno satanico con il quale satana si è messo al posto di Dio. La Madonna è sempre stata molto severa nel giudicare l’ateismo. Da sempre la Chiesa insegna che anche con la sola ragione l’uomo può dimostrare che Dio esiste.
Il fatto che oggi ci sia una generazione che vive senza Dio, che lo nega, che lo rimuove, che non lo riconosce, che non è interessata e lo sostituisce con degli idoli, è un fenomeno che la società chiama “risveglio” ma la Madonna lo chiama “il peccato del mondo”: Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Il poeta Metastasio scrisse dei bellissimi versi: Dovunque il guardo giro, immenso Dio, ti vedo: nell’opre tue t’ammiro, ti riconosco in me. La terra, il mar, le sfere parlan del tuo potere: tu sei per tutto; e noi tutti viviamo in te. Tutta la bellezza della Creazione ci richiama a Colui che è bellezza per eccellenza; invece, noi non lo riconosciamo e questo è il peccato del mondo che non riconosce Dio, non lo cerca affatto, vive come se non ci fosse.
In questo Messaggio la Madonna dice qualcosa che noi cristiani dovremmo sapere e insegnare, ma pochi lo fanno. La Madonna è Madre, ci vuole bene, tutti gli uomini sono suoi figli e per questo ci mette in guardia e ci dice che sulla strada dell’ateismo si va verso la perdizione eterna: Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno. Queste parole riecheggiano quelle di suo figlio: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non mi accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste (Matteo 25,41-43).
Non giustifichiamo l’ateismo. Distinguiamo tra le ideologie nefaste e coloro che ne sono vittime, per i quali preghiamo e dobbiamo esercitare la carità cristiana, aiutarli sulla via della Verità. Grande è la Misericordia di Dio, ma se non c’è il pentimento non ci si salva. Ecco, dunque, l’importanza di capire quello che dice la Madonna e cioè di come è pericoloso vivere nel peccato perché se non ci si pente si è condannati all’inferno. Dio è il Creatore, noi siamo creature bisognose della sua Misericordia. Chiediamola con cuore umile!
Cercare Dio è sicuramente il compito stesso della vita perché non siamo venuti al mondo da soli, è Dio che ci ha creato. Chiederci da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo è il bisogno che abbiamo
interiormente di cercare un senso alla nostra vita. Quando siamo su questa strada implicitamente noi cerchiamo Dio perché è Colui che dà il senso alla nostra vita, è Colui dal quale veniamo, è Colui per il quale esistiamo ed è Colui verso il quale siamo in cammino. Chi riesce ad arrivare ad approdare a questa certezza interiore ha trovato la chiave, il senso, le motivazioni della vita. Di conseguenza la vita diventa un pellegrinaggio verso la meta. Ci si incammina lungo questo pellegrinaggio attraverso il tempo, verso l’eternità con momenti di difficoltà, di smarrimento ma con l’aiuto di Dio si riesce a superare tutto e ad arrivare al traguardo.
Si tratta di qualcosa iscritto nel cuore dell’uomo. Anche nelle nostre menti c’è il desiderio di scoprire la causa di noi stessi. Proprio nell’essere umano c’è la spinta interiore a ricercare il senso della vita e non lo trova finché non ha trovato Dio. Solamente in Dio noi scopriamo veramente il senso della vita, scopriamo che non siamo venuti dal caso, ma siamo l’espressione della volontà piena di sapienza e di amore di Dio che ci ha creati dal nulla, ci ha fatti esistere creando un’anima spirituale e immortale e donandoci un corpo.
All’origine della vita noi abbiamo la Sapienza e l’Amore. La falsa scienza, invece, ci dice che veniamo dalla necessità delle leggi materiali e dal caos. La Parola di Dio ci svela che veniamo da Lui che ci ha voluti uno per uno, ci ha amati, ci ha fatto esistere, ci sostiene nell’esistenza, ci guida nel cammino e ci porta verso la meta che è Lui stesso nella sua pienezza d’amore. Nella vita è importante non “sedersi”, ma essere in viaggio e non arrendersi alle difficoltà perché se non cerchiamo Dio collassiamo su noi stessi. Mancando Colui che ci sorregge, ci ama, ci fa vivere, collassiamo. La morte non è necessariamente l’annullamento, è un collassare su noi stessi. L’anima spirituale è immortale ma collassa su se stessa se non approda laddove è indirizzata, cioè a Dio.
Dio ci ha creati per sé, in vista di Lui, per Lui, in cammino verso Lui. La morte spirituale è l’immobilità assoluta, è il non senso. Dobbiamo far di tutto pur di non essere preda della seconda morte, come la chiamava San Francesco, che è quella dello spirito, quella dell’anima, che può iniziare prima ancora della morte del corpo. Possiamo morire nell’anima ancora da vivi entrando nello stagno di fuoco e di zolfo del peccato, nello stagno maleodorante del male. Nella misura in cui veniamo imprigionati dal peccato, collassiamo su noi stessi. Questo collasso dell’essere su se stesso è l’inferno.
Siamo in un tipo di società che nel corso della Storia non era mai esistita prima. Finora la ricerca di Dio è sempre stata una costante nella Storia dell’umanità, lo dimostrano tutte le religioni che sono sempre esistite. Prima dell’Incarnazione, quando Dio stesso ci ha aperto la strada per uscire fuori dallo stagno nauseabondo del male, l’uomo ha cercato Dio in tanti modi, attraverso le varie religioni che hanno tutte frammenti di immortalità, di sopravvivenza oltre la morte. Anzi, non poche religioni sono riuscite ad arrivare all’affermazione di un Dio supremo. Ogni uomo dotato di ragione è in grado di dimostrare che Dio esiste.
La natura umana è strutturata come orientata a Dio, è normale che l’uomo cerchi Dio ed è normale che quando collassa su se stesso si sente infelice, inquieto, non realizzato.
Siamo entrati in una fase della Storia in cui l’umanità è collassata su se stessa. C’è un’espressione micidiale, a riguardo, detta in un Messaggio dalla Regina della pace: «l’umanità ha deciso per la morte» (25 ottobre 2022). La Madonna, in pratica, ha detto che l’umanità di oggi ha scelto di non cercare Dio, di rinchiudersi su se stessa, di sopprimere l’anelito all’assoluto che è connaturale all’essere umano.
Siamo in questo tipo di società nella quale anche noi che abbiamo la fede respiriamo questo ossido di carbonio micidiale che è quello dell’ateismo pratico che ci porta alla morte spirituale. Chi cerca Dio ha un cammino ben delineato che lo porta verso il Cielo; chi non lo cerca vaga qua e là fino a morire spiritualmente. Si tratta di esperienze esistenziali reali. Chi cerca Dio è una persona viva; chi non cerca Dio è già morto. Si può resuscitare spiritualmente mediante la conversione che è una grazia speciale. Chi si trincera nella finitezza, nell’ambito oscuro nel quale si trova chi non cerca Dio, rimane eternamente infelice, eternamente morto.
L’inferno viene anche chiamato “morte eterna” Questo ateismo di massa che l’umanità di oggi vive è una morte. Stiamo attenti a non farci divorare da questo mostro che è il modernismo che esclude il soprannaturale, che è pieno di supponenza e di orgoglio. L’uomo non è Dio. Satana si prende veramente gioco di noi. In questo tempo di morte spirituale generalizzata noi dobbiamo essere persone vive. Dobbiamo cercare Dio, mettere in pratica i suoi Comandamenti, camminare sulla sua via, aprirci alla grazia della fede e a Dio che ci parla, che si inchina su di noi, ci infonde la vita, la verità e la via per arrivare alla pienezza della gioia e della pace del Cielo.
In questo ambito di oscurità generalizzata, dove le persone che non credono in Dio sono cadaveri che camminano, noi che abbiamo ricevuto la grazia della fede dobbiamo essere delle piccole luci, dei cercatori di Dio, dei testimoni di Dio. Dobbiamo essere delle persone vive e quindi dobbiamo credere in Dio, testimoniarlo, amarlo e viverlo.
Nel Credo diciamo: Credo nello Spirito Santo che è il Signore e dà la vita. Se non c’è in noi l’amore di Dio che ci dà la vita siamo cadaveri in decomposizione, siamo anime che si rattrappiscono e collassano su se stesse. Da questa situazione si esce con un atto di umiltà col quale ci si inginocchia, ci si inchina davanti a Dio, si grida come il profeta Davide: Dal profondo a te grido Dio Signore, ascolta la mia voce. La conversione è un cammino dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dalla tristezza alla felicità. Mettiamoci in camino verso il Cielo che è la meta alla quale dobbiamo tendere!
Dio ha dato alla prima coppia umana il dono dell’immortalità. Adamo ed Eva sono stati rivestiti di doni soprannaturali, fra cui la sapienza e l’immortalità che hanno perso col peccato originale. Se non avessero commesso il peccato originale gli uomini non sarebbero morti perché avrebbero mantenuto il dono dell’immortalità. Gli uomini giusti sarebbero passati dalla vita terrestre alla vita celeste senza passare attraverso il tunnel della morte. La morte è rimasta una punizione per il peccato originale, è una parete di buio oltre la quale non riusciamo a vedere dove andremo a finire, a meno che non ci sia la luce della fede.
Questo dono, allora, è stato perduto anche se in noi ne rimane la nostalgia. Sappiamo che siamo mortali, è la sentenza che abbiamo ricevuto quando i progenitori hanno ascoltato il sibilo del serpente anziché la raccomandazione di Dio: “Se mangerete di questo frutto morirete”. I progenitori sono usciti dal Paradiso Terrestre avendo perso tutti i doni di cui Dio li aveva ricoperti; c’è un bellissimo affresco del Masaccio nella Cappella Brancacci di Firenze che ritrae i progenitori afflitti, pieni di vergogna, disperati mentre vengono cacciati dall’Eden per quello che era accaduto.
Senza la luce della fede, allora, viviamo in attesa della morte. Gran parte della nostra società ha rifiutato la fede e la Croce, di conseguenza la vita finisce con la morte. Tutti i tentativi di frenare questa corsa verso la morte e di rallentare sono inutili perché le fauci del tempo ci divorano man mano. Tutti i tentativi dell’umanità di conservare i cadaveri anche dopo la morte, sono forme spurie di immortalità che, in realtà, non risolvono i problemi.
Chi ha la fede, invece, ha una luce che gli altri non hanno. Sebbene in tutte le religioni ci siano scintille di eternità, si tratta comunque di incertezze. Nella luce della fede cattolica, invece, abbiamo la grazia di conoscere la gloriosa Resurrezione di Gesù. Cristo è risorto perché vuole che noi partecipiamo alla sua vittoria sul peccato e sulla morte. Con la fede in Cristo Risorto, allora, conosciamo il nostro destino eterno. Noi saremo come Cristo, avremo un corpo glorioso come Cristo, unito alla nostra anima immortale che, rivestita di grazia e diventata il Tempio di Dio, riceve il corpo glorioso. Cristo Risorto è il destino dell’uomo, è il fine della nostra vita, è l’obiettivo da raggiungere.
Non c’è altra salvezza al di fuori della fede in Cristo Risorto e nella partecipazione alla sua gloriosa resurrezione. La morte, allora, non è la condizione definitiva dell’uomo. Sulla Croce Cristo ha vinto il peccato e la morte e quindi ci è stata restituita l’immortalità, la quale per essere riacquistata ha bisogno della scelta della fede.
Con la morte finisce la vita su questa Terra, ma non termina l’esistenza. La morte consiste nel distacco dell’anima dal corpo, non è la fine di noi stessi. Il nostro corpo si evolve nello scorrere del tempo, a partire dal momento in cui nasciamo, finché inesorabile arriva il momento della morte. Nell’istante della morte l’anima si stacca dal corpo e sussiste; immediatamente viene giudicata da Dio secondo i meriti, cioè secondo il bene e il male compiuto nel corso della vita. Con il pentimento vero dei peccati ci si può salvare anche nell’ultimo istante di vita; nel momento del giudizio di Dio questo pentimento è più che sufficiente per avere il dono della salvezza, sia pure passando attraverso un periodo transitorio di purificazione nel purgatorio.
La destinazione di tutti quelli che credono, anche all’ultimo istante, è quella di essere partecipi alla gloria di Cristo Risorto per tutta l’eternità. Non solo non moriremo mai, ma non invecchieremo più. Saremo in una condizione esistenziale non terrena, ma celeste; non umana, ma divina. La partecipazione alla gloria di Cristo Risorto è il destino a cui parteciperà anche il nostro corpo alla fine del mondo. Al termine della Storia i morti risorgeranno, ma ci sarà una duplice resurrezione; la resurrezione nella gloria per tutti quelli che hanno avuto per lo meno il pentimento dei peccati prima di morire e hanno chiesto perdono a Dio con il cuore. Con la fine del mondo tutte le anime che saranno in purgatorio andranno in Paradiso con i loro corpi gloriosi. Quelli che hanno rifiutato Dio e la Sua Misericordia, quelli che non hanno chiesto il suo perdono, gli hanno voltato le spalle, lo hanno odiato, non si sono pentiti, le anime che hanno scelto per l’inferno, alla fine della Storia avranno anche loro i loro corpi ma saranno a immagine della loro dannazione. Questa è la condizione umana finale.
Dobbiamo puntare ad avere quella condizione finale dell’essere umano che vediamo in Cristo Risorto e nella Vergine Maria. La Madonna è stata Assunta in Cielo con il suo corpo glorioso. I brani di Vangelo e degli Atti degli Apostoli che parlano di Cristo Risorto descrivono quella che sarà la nostra condizione futura; non ci saranno più né l’invecchiamento, né le medicine, né le fatiche e tutto ciò che il nostro corpo ci fa soffrire ogni giorno. Quanto è grande la Misericordia di Dio, gli basta dire una parola di amore, di perdono per darci una felicità di cui non è nemmeno lontanamente intuibile l’immensità.
La condizione umana perfetta è quella di Gesù Risorto e di Maria. Anche noi saremo in quella condizione. Facciamo di tutto per arrivarci, per perseguire questo obiettivo seguendo la via di Dio, la via della fede, la via del Vangelo, la via dei Comandamenti, la via del pentimento, la via dell’amore per il prossimo, la via della compassione per gli altri, la via dell’operosità nel bene. Tutto questo ci rende già felici su questa Terra, ci fa vivere già un pezzetto di Paradiso. Ci vuole impegno perché il Regno di Dio, come ha detto Gesù, “è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono” (Matteo 11,12); significa che ci vuole un intenso combattimento spirituale contro satana, contro il mondo che trascina al male, è una lotta ascetica interiore per vincere le tendenze al male che ci sono dentro di noi. La violenza di cui parla Gesù è il combattimento spirituale. Il tempo della vita è anche un tempo di battaglia spirituale che genera in noi la gioia continua; man mano che combattiamo e vinciamo siamo sempre più liberi e gioiosi. Coraggio, andiamo avanti su questa strada.