"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2026 Pagina 1 di 38

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 42

Dalla sede di Radio Maria una benedizione

Qui la Statua della Regina della pace nella nuova sede della Segreteria Editoriale

La citazione del giorno – “Siate le mie mani di pace”– n°16

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La lettera del Papa ai lefebvriani: «Vi prego, evitate lo scisma»

di Matteo Liut

Leone XIV invia una missiva al superiore a don Pagliarani, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla vigilia della consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio

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30 giugno 2026 -Avvenire

Il 30 giugno 1988, a Écône (Svizzera), l’arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvre consacra quattro vescovi senza il mandato pontificio, incorrendo nella scomunica. Questo atto rischia di ripetersi domani / SICILIANI

C’è un gesto straordinario, prima ancora delle parole, nella lettera che papa Leone XIV ha inviato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X: il Successore di Pietro non si limita ad ammonire e a richiamare all’unità, ma si abbassa fino alla supplica. «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!». È il cuore dell’appello rivolto a don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità, e attraverso di lui ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati al mondo lefebvriano. La lettera, datata 29 giugno, solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, è stata pubblicata oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. 

Il testo arriva alla vigilia di una scadenza decisiva: domani, 1° luglio, la Fraternità ha in programma a Écône, in Svizzera, la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. Un atto che il Vaticano ha già indicato come scismatico e che ora il Papa cerca di scongiurare con un ultimo appello personale, esplicito e insieme pastorale. Di fatto, come sottolinea anche Vatican News, la lettera costituisce un «ultimo appello» del Pontefice, dopo i tentativi di dialogo dei mesi scorsi, purtroppo senza successo.

Leone XIV apre con un tono paterno, riconoscendo ciò che nella Fraternità è motivo di stima ecclesiale: «Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro». Subito dopo il Papa aggiunge: «La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità». Proprio questo, osserva Leone XIV, ha motivato «l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza» manifestato dai suoi predecessori. Ma è dentro questo riconoscimento, e non contro di esso, che il Papa colloca la richiesta più forte: «Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!». L’esortazione non riguarda solo la disciplina ecclesiastica, ma il bene spirituale dei fedeli: «Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione».

Nella lettera, poi, viene ripetuta la disponibilità a compiere un cammino condiviso: «La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo». È una porta lasciata aperta fino all’ultimo, anche dopo mesi di tensione e dopo i richiami già arrivati dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Il 13 maggio il cardinale Víctor Manuel Fernández aveva ribadito che le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità «non hanno il corrispondente mandato pontificio» e che un simile gesto costituirebbe «un atto scismatico», richiamando il precedente di Ecclesia Dei di san Giovanni Paolo II.

Le parole conclusive della lettera hanno il tono grave di chi vede avvicinarsi una ferita alla comunione ecclesiale: «Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori». Quindi il Papa torna alla forma più diretta dell’appello: «Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio». La vicenda richiama il precedente del 1988, quando monsignor Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio. Nel motu proprio Ecclesia Dei, appunto, Giovanni Paolo II definì quell’atto una «disobbedienza al Romano Pontefice in materia gravissima» e affermò che tale disobbedienza, implicando «un rifiuto pratico del Primato romano», costituiva «un atto scismatico». Come in quell’occasione, dunque, anche oggi il nodo resta lo stesso: l’ordinazione.

I Messaggi della Madonna a Mirjana – di P. Livio – Puntata 2 – “Vi porto mio Figlio, mio Figlio, vostro Dio” – Messaggio del 2 luglio 2005

In vista del tempo dei Segreti ci vuole una preparazione spirituale, soprattutto un distacco interiore, una santità di vita e per questo sono molto adatti i Messaggi che la Madonna ha dato a Mirjana. Ne ha dati tanti, tutti molto belli, molto densi, molto alti dal punto di vista spirituale. Questi Messaggi non invecchiano mai. Dal luglio del 2005 a marzo del 2020 la Madonna ha dato Messaggi alla veggente Mirjana il 2 di ogni mese.

Cominciamo dal primo di questa lunga serie, quello di luglio del 2005: «Cari figli, come Madre gioisco con voi. Vi porto mio Figlio, mio Figlio, vostro Dio. Purificate i vostri cuori. Chinate la testa dinanzi al vostro unico Dio. Permettete che il mio cuore materno esulti di gioia».

Questo Messaggio è tutto da gustare. L’apertura è sempre quella della Madre: «Cari figli, come Madre». Nei Messaggi a Mirjana la Madonna ripete sempre questa espressione: “Come Madre”, che significa che se siamo suoi figli dobbiamo trattarla come nostra madre e quindi ascoltare quello che dice e farlo. Nel medesimo tempo dobbiamo ricorrere a Lei per tutti i nostri bisogni. Anche se è in Cielo, la Madonna condivide la nostra situazione esistenziale e spirituale qui su questa Terra. Se infatti siamo in grazia di Dio, siamo nella luce di Dio, siamo orientati a Dio, Lei gioisce con noi perché, in grazia di Dio, abbiamo già il Paradiso nel cuore perché quando siamo in grazia di Dio siamo il tempio della Santissima Trinità, siamo ricolmi della grazia dello Spirito Santo e della gioia dello Spirito Santo. Essere in grazia di Dio per noi è fondamentale. La grazia di Dio può essere cancellata solo da peccato grave nel quale si resta impenitenti; ma se ci pentiamo e poi ci confessiamo, ritorniamo a essere il tempio della Santissima Trinità e quando siamo abitati da Dio siamo nella gioia. Quando, invece, siamo abitati dal demonio siamo nell’angoscia. La Madonna dice infatti: «Gioisco con voi. Gioisco con voi perché siete aperti alla grazia, siete diventati il tempio della Santissima Trinità».

La Madonna non ci attira a sé perché restiamo fissi su di Lei ma, come dice San Giovanni Paolo II, è sempre orientata a Dio. Tutte le volte che ci rivolgiamo a Maria, tutte le volte che guardiamo a Lei, siamo invitati a guardare dove guarda Lei e cioè verso Suo Figlio e il nostro cuore batte d’amore per quella Persona per cui batte il cuore della Madonna, cioè per Suo Figlio. La Madonna viene in questo tempo di ateismo, in questo tempo di ripudio di Dio, in questo tempo in cui abbiamo rifiutato la fede e la Croce proprio per riportarci a Suo Figlio: «Vi porto mio figlio». Il primo giorno dell’apparizione a Medjugorje la Madonna aveva Gesù Bambino in braccio e per ricordarcelo appare ogni Natale con il Bambino in braccio. Maria ci porta Gesù, ci indirizza a Gesù, ci chiama a diventare seguaci di Gesù come Lei.

La Madonna poi ci porta subito all’altezza della fede cattolica, al cuore della fede cattolica. Il cuore della fede cattolica è la divinità di Gesù Cristo. Non è cattolico chi non crede che Gesù è Dio, ma questa è la debolezza del Cristianesimo moderno, che spesso vacilla di fronte alla divinità di Gesù Cristo. Ne era talmente consapevole Papa Benedetto XVI che ha dedicato i suoi primi tre anni di Pontificato a scrivere quel grande capolavoro in tre volumi, Gesù di Nazareth, nel quale, da grande teologo qual era ci ha riportato alla grandezza della fede cattolica così come era nei primi Concili.

La Madonna ci porta alla pienezza della fede cattolica: «Mio figlio è vostro Dio». La grande catechesi della Madonna va all’essenziale, il Cristianesimo è centrato sulla Passione di Gesù Cristo e da lì non dobbiamo allontanarci troppo, perché poi rischiamo di perderlo di vista. Pensiamo alla Santa Messa alla Parola di Dio, all’Eucarestia. Il Cristianesimo è proprio questa fede in Gesù e questa assimilazione a Gesù e la Madonna, in questo tempo in cui non crediamo più, ci porta suo Figlio, Dio. Dopo la professione di fede la Madonna ci invita a purificare i nostri cuori: «Purificate i vostri cuori»;

la purificazione del cuore è un movimento esistenziale di pentimento dei peccati, di dolore per i peccati, di proposito a non commetterne più. Se non c’è questo il Cristianesimo rischia di essere una forma di farisaismo e cioè diciamo le preghiere, magari andiamo anche a Messa la domenica, facciamo tante pratiche religiose, ma se siamo in stato di peccato mortale siamo dei sepolcri imbiancati. Questa espressione “sepolcri imbiancati” l’ha detta Gesù. Quindi l’ascetica, per così dire, la lotta al peccato è fondamentale. Dobbiamo sradicare il male che pullula nel nostro cuore e che ci spinge al male fino a diventarne schiavi.

Perciò dopo la professione di fede ci vuole l’applicazione sotto la spinta della grazia dello Spirito Santo per purificare il cuore dai vizi capitali. In questo dobbiamo essere infaticabili. Tutti noi abbiamo dei peccati dominanti che ci tengono schiavi. La Madonna, dopo averci esortato alla fede nel suo Figlio e dopo averci invitato a purificare i nostri cuori, dice: «Chinate la testa dinanzi al vostro unico Dio». La Regina della pace ci ricorda che abbiamo un solo Dio, che è il Signore e che si è rivelato in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Quindi c’è un unico Dio, non ce ne sono altri. Non è vero che tutte le religioni sono uguali. C’è un unico Dio, e questo unico Dio è quello che si è manifestato in Gesù Cristo, è Lui che bisogna adorare. Quindi “chinate la testa” vuol dire inginocchiarsi e adorarlo. Adoriamo il Signore. Inginocchiamoci davanti al Signore. Chi si inginocchia davanti al Signore non si inginocchia davanti ai potenti di questo mondo. Chi si inginocchia davanti al Signore non si arrende alle prepotenze del male. Chi si inginocchia davanti al Signore è libero, gode della libertà interiore che è quella dei figli di Dio. Compiamo questo atto di umiltà di inginocchiarci; chinare la testa è un modo per adorare. Inginocchiarsi è un altro modo per adorare, facciamolo davanti al Santissimo Sacramento, facciamolo davanti alla Croce, facciamolo interiormente quando preghiamo.

La Madonna poi dice: «Permettete che il mio cuore materno esulti di gioia». Se vogliamo consolare la Madonna, se vogliamo far sorridere la Madonna, dobbiamo adorare Cristo, inginocchiarci davanti a Lui, accoglierlo nella nostra vita, far sì che la nostra vita diventi un’immagine di Cristo. Allora il cuore materno di Maria esulta di gioia.

Questi Messaggi sono semplici, sono essenziali, sono il cuore della vita cristiana. Se vogliamo far sorridere la Madonna facciamo quello che ci chiede. Tutta la nostra vita deve essere un cammino di santità; magari abbiamo momenti di stanchezza, ma possiamo rialzarci, nei momenti di sconforto, speroniamo l’anima, non arrendiamoci mai. Questo è il combattimento spirituale attraverso il quale salviamo la nostra anima. Nessuno salva mai la sua anima da solo; chi si applica a salvare la propria anima giorno per giorno, trascina dietro di sé tantissime persone senza accorgersene. Chi cede al male e non è fedele alla chiamata, rinnega Dio, rinnega Cristo, non ha idea di quante anime trascina alla perdizione con sé. Che ognuno di noi possa essere uno strumento di salvezza per i suoi fratelli, soprattutto in questo tempo in cui dilaga l’ateismo; se siamo immagini di Maria viva in mezzo alla gente siamo delle oasi di salvezza in questo mondo dove l’arsura del male ci divora.

«La coscienza di essere passeggeri dà forza nella vita» (25 giugno 2026)

Il 2 novembre 2014 la Regina della pace aveva detto nel Messaggio alla veggente Mirjana che la vita è soltanto un battito di ciglia. Anche nei Messaggi di aprile e giugno 2026 la Madonna ci ha richiamato alla brevità della vita, sicuramente ha avuto le sue ragioni anche perché l’umanità è convinta che la vita non finisca mai. Nel Messaggio del 25 giugno 2026 mi ha molto colpito il fatto che la Madonna ha detto che la presa di coscienza di essere passeggeri ci dà forza, coraggio e impegno nel proseguire la vita: «Cari figli, gioite con me perché l’Altissimo mi ha permesso di stare con voi, di guidarvi a Lui che è Via, Verità e Vita. Gioite, figlioli, e siate gioiosi anche nelle difficoltà e avrete la forza perché sarete coscienti di essere passeggeri, e saprete offrire tutto a Dio. Perciò non dimenticate: io sono vostra madre e vi amo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (Con approvazione ecclesiastica).

Nel mondo di oggi sembrerebbe vero il contrario. Scoprire da bambini che esistono la malattia, la sofferenza e la morte è certamente un trauma che solamente la fede cristiana riesce a superare perché si crede nella vita eterna, nell’immortalità dell’anima e nella resurrezione della carne. Nella luce della fede anche la morte diventa meno crudele, ma quando non si ha la fede scoprire che siamo passeggeri è certamente angosciante.

Nel fondo di noi stessi, questa possibilità della morte diventa un’angoscia che ci accompagna, è come un’ombra della quale non riusciamo a disfarci. In questa prospettiva la vita è triste. Senza la fede c’è inquietudine, angoscia, tristezza. Nella cultura atea di massa le persone non camminano verso una meta ma vagano qua e là inquiete, insoddisfatte e chi è più fragile può arrivare ad autodistruggersi. C’è una sostanziale differenza nel vivere alla luce della fede perché essa insegna che abbiamo un’anima spirituale immortale che non muore con il corpo, che la vita è un cammino verso l’eternità, che l’anima spirituale immortale purificata entra nel Regno di Dio e nella gloria eterna. L’immortalità è una delle grandi conquiste dell’umanità.

Nel Messaggio del 25 giugno 2026 la Regina della pace dice che la coscienza di essere passeggeri dà forza nella vita. La fede ci dice che, anche se passeggera, la vita è un progetto che Dio ci offre, è una missione a cui Dio ci chiama e che dobbiamo realizzare. Quando si inizia a capire che ogni persona è diversa dall’altra, che ciascuno ha la propria identità e la propria missione, la vita cambia, la si guarda con occhi diversi. Le persone che si convertono profondamente scoprono la vita nella luce di Dio, proprio come una missione che Dio dà da compiere e quindi si mettono al lavoro. Questa consapevolezza sprigiona una forza che fa applicare giorno e notte nell’adempiere alla missione che Dio ha dato.

Quando uno sa di avere una missione da compiere si impegna a fondo. Le missioni sono diversissime, ognuno ha la sua e la scopre nella luce di Dio. I tratti generali sono uguali per tutti: conoscere Dio, amarlo e servirlo fino a raggiungerlo nella vita eterna. Questa è la strada di tutti ma ognuno la percorre a modo suo. Il senso profondo di questa bellissima espressione della Regina della pace è che la coscienza di essere passeggeri, anziché gettare nell’angoscia perché il tempo passa, fa vivere la vita come un progetto da realizzare. La vita vissuta come una missione da compiere non è più un vagare qua e là, ma è un cammino verso l’eternità percorso con gioia, con amore per Dio, con gratitudine.

In questa luce le difficoltà si affrontano con pazienza e determinazione, si è gioiosi anche portando la Croce con Cristo.

Nella preghiera cerchiamo di scoprire qual è la nostra missione, qual è il nostro compito, anche se sembra piccolo agli occhi del mondo. Il mondo vede le cose secondo i criteri dell’utilità, del denaro, dell’orgoglio ma non è questa la misura. Anche le piccole cose che Dio ci dà da fare, davanti a Lui diventano grandi, sono prove di amore per Lui. Facendo bene quello che Dio ci ha dato da fare nel corso della giornata, gli diamo continuamente delle prove di amore. Quando la fatica diventa una prova d’amore per Dio non è più fatica! Vivendo in questa prospettiva le avversità, le prove e le persecuzioni diventano grazia. Vivere adempiendo al compito che Dio ci ha affidato è una gioia che rende la vita meritevole di essere vissuta.

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

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