Mese: Ottobre 2024 Pagina 1 di 20

1 Novembre 2024
Cari amici,
la solennità di tutti i santi illumina tutto il mese di Novembre e ci inviata ad alzare gli occhi verso il Cielo che è la metta a cui dobbiamo tendere, per essere per sempre nella gioia di Dio con i cittadini della Gerusalemme celeste.
Infatti il fine per cui Dio ha creato l’uomo è il Paradiso, dove la moltitudine degli angeli e delle anime salvate glorifica il Padre celeste, per mezzo di Gesù Cristo, nella comunione d’amore dello Spirito Santo.
La gioia divina del Cielo deve essere il primo e più importante traguardo della nostra vita, a cui subordinare tutto il resto e non dobbiamo temere di raggiungerlo attraverso il combattimento spirituale necessario.
“Tanto è quel bene ch’io aspetto, che ogni pena m’è diletto”, affermava S. Francesco, spronando se stesso e i suoi compagni lungo la via dolorosa del Calvario che porta alla gloria.
I santi in questo cammino ci sono di esempio con la loro vita di amore a Dio e di dedizione al prossimo, una vita non necessariamente fatta di opere eclatanti, ma il più delle volte umile, semplice e laboriosa, come fu quella della Vergine Maria, Regina degli angeli e dei santi.
Mentre oggi gioiamo con i santi del Cielo, fra i quali non mancheranno tante persone che abbiamo conosciuto e amato nella nostra vita, la Chiesa ci invita a guardare alle anime che si purificano in Purgatorio e che hanno bisogno delle nostre preghiere per affrettare a loro entrata in paradiso.
Pregare per loro, offrendo preghiere e sacrifici, è un gesto di grande carità, del quale ci saranno grate pregando a loro volta per voi e intercedendo presso Dio per i nostri bisogni.
Oggi allarghiamo il nostra orizzonte per contemplare la meraviglia della Chiesa di Cristo, alla quale abbiamo la grazia e la gioia di appartenere , che in parte è pellegrina qui sulla terra, in parte si sta purificando in purgatorio e, nella sua moltitudine sconfinata, riempie le vastità celesti.
Sentiamo il santo orgoglio di appartenere a questa Chiesa, sposa dell’Agnello, e indichiamola come Arca della salvezza per tutti i popoli, in particolare in questo momento in cui le potenze del male tentano di sovvertire il mondo.
Gridiamo anche noi a gran voce: “La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello… Lode, gloria, sapienza, azione di grazia, onore, potenza forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen”.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Parola del Signore.
Citare fonte
L’Aldilà secondo la fede cristiana
Le Verità di fede sono definite dalla Chiesa, sono dogmi fondati sulla Parola di Dio e pertanto non si possono cambiare. È un peccato grave contro la fede non credere alle Verità che essa stessa professa; ben più grave è indottrinare le persone predicando falsità che negano o modificano la Parola di Dio. Le Verità di fede illuminano la mente e scaldano il cuore; aprono prospettive meravigliose sull’Aldilà, sul presente e sul futuro e sul desiderio umano di ritrovare le persone amate che sono tornate alla casa del Padre.
LA MORTE
Dio non ha creato l’uomo per la morte; infatti, ai nostri progenitori, elevati in grazia, aveva dato il dono dell’immortalità. Se non avessero commesso il peccato originale, sarebbero passati da questo mondo al Paradiso senza passare attraverso la morte; avendo peccato, hanno perso il dono dell’immortalità. Dobbiamo però leggere la morte nella luce della Resurrezione di Cristo, proprio come un concetto di grazia immensa: se in Adamo siamo morti, in Cristo siamo risorti.
La morte non deve essere letta in una prospettiva naturale, come accade per gli animali. L’uomo, infatti, è di un’altezza infinitamente superiore in quanto ha un’anima spirituale immortale. Dobbiamo, allora, leggere la morte dal punto di vista della fede cristiana. Secondo la fede cristiana la morte non è quella del corpo che smette di vivere, quella è una prospettiva atea che appartiene al mondo non credente. Molti, infatti, pensano che con la morte finisce tutto. Dal punto di vista della fede la morte non è il termine corporale, ma è il distacco dell’anima dal corpo. L’anima può sopravvivere anche senza il corpo.
È un inganno della falsa scienza quello di dire che con la morte finisce tutto. Nella visione cristiana, la morte è il distacco dell’anima dal corpo, che sopravvive e viene giudicata prima di essere mandata in Paradiso, all’inferno o in purgatorio. Nella visione cristiana, poi, la carne risorgerà alla fine dei tempi, quando le anime riavranno i loro corpi. Noi cristiani, allora, dobbiamo accogliere questa grazia che Gesù stesso ha rivelato; la rivelazione sull’Aldilà è tutta racchiusa nel Vangeli, è nelle Parole di Cristo.
Con la morte, allora, continuiamo a vivere in un’altra dimensione che è quella dell’anima spirituale immortale che, dopo la morte, viene immediatamente giudicata e inviata in Paradiso, all’inferno o in purgatorio. Quando Cristo verrà nella gloria le anime salvate riavranno i loro corpi a immagine del Risorto, le anime dannate avranno i corpi a immagine della degradazione tipica del peccato.
Non si parla mai abbastanza della preparazione delle persone a una morte cristiana con i Sacramenti (la Confessione e l’Eucarestia come viatico) e le preghiere, come accompagnamento nella vita eterna. Oltre ai malati e agli anziani è bene che ciascuno di noi abbia cura della salvezza eterna della propria anima, non sappiamo quando sarà il nostro momento ed è bene essere preparati spiritualmente.
La realtà nella quale ci troviamo è veramente triste, molte persone si trovano ad affrontare il momento della morte sole, abbandonate. Negli ultimi istanti è cosa buona invocare i Santi nomi di Gesù e Maria prima dell’ultimo respiro; basta pronunciare con il cuore i Santi nomi di Gesù e di Maria per salvarsi eternamente. L’ultimo istante sia una preparazione all’incontro con il Padre Celeste. E’ bene che l’anima sia pronta a presentarsi al cospetto di Dio.
IL GIUDIZIO PARTICOLARE
Il giudizio particolare è un dogma di fede. Nell’istante stesso della morte ogni anima viene giudicata da Dio. In quel momento si presenterà una sorta di affresco di tutta la nostra vita, dei peccati di cui ci siamo pentiti (che sono già stati assolti e quindi cancellati), delle opere che abbiamo compiuto e dei peccati commessi che non abbiamo confessato.
Se l’anima arriverà al momento del giudizio particolare rivestita della veste candida della sposa, essa andrà direttamente in Paradiso. Nell’istante della morte l’anima viene giudicata e viene inviata immediatamente in Paradiso, all’inferno o in purgatorio. Chi è in grazia di Dio, pentito dei peccati commessi e ha ricevuto i Sacramenti della Confessione, dell’Eucarestia e dell’estrema unzione, può andare direttamente in Paradiso anche se ha commesso peccati molto gravi.
In purgatorio la purificazione è molto dolorosa. All’inferno vanno le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, nell’odio contro Dio, nella chiusura totale a Dio, nel rifiuto di Dio. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dell’inferno in chiave di autoesclusione, autodeterminazione; l’inferno, in fondo, è un atto di libertà ribelle nei confronti di Dio e che si consolida in un modo irreversibile. L’inferno è una realtà che Cristo stesso ci ha rivelato.
Il giudizio particolare, allora, prevede una triplice possibilità: il Paradiso, il purgatorio o l’inferno. Mentre il Paradiso e l’inferno sono eterni, il purgatorio è provvisorio, è uno stato di salvezza e l’anima deve solamente attendere di essere purificata anche grazie alle preghiere dei cari che affrettano il tempo della purificazione e abbreviano le pene del purgatorio.
Nell’esame di coscienza della nostra giornata – quando ci mettiamo davanti a Dio e facciamo la revisione delle nostre azioni ringraziando per il bene e pentendoci per il male che abbiamo commesso – viviamo una sorta di purificazione che si concretizza per i peccati più gravi nel momento della Confessione. In questo modo anticipiamo già il giudizio, giorno per giorno, proprio attraverso questo esame di coscienza e, attraverso il pentimento dei peccati, ci riappacifichiamo con Dio ed entriamo nella prospettiva della riconciliazione nel momento della nostra morte.
È una buona pratica cristiana, allora, fare un esame di coscienza quotidiano a fine giornata e accostarsi al Sacramento della Confessione, proprio per essere pronti ogni giorno per il Paradiso. Al termine di ogni giornata presentiamo a Dio il nostro cuore perché lo purifichi e perché sia sempre pronto all’incontro con Cristo.
L’INFERNO
L’inferno non è un luogo dove Dio ci manda perché ce lo siamo meritati con i nostri peccati. Dio infatti fa di tutto per salvare le nostre anime, basta guardare la Croce! È certamente più coerente con la teologia definire l’inferno come un rifiuto di Dio, a partire dalla durezza del nostro cuore e dalla nostra superbia, che non vuole piegarsi davanti a Dio, non vuole chiedere perdono dei peccati, non vuole inginocchiarsi come creatura davanti al Creatore, non vuole farsi lavare dal sangue di Cristo e rifiuta l’assoluzione dei peccati per mezzo della Sua Parola.
L’inferno è il rifiuto di un amore prodigo e senza confini che ha portato il Padre a inviare il Figlio perché si incarnasse nel grembo della Vergine Maria, si facesse uomo e patisse per noi. L’inferno è il rifiuto pervicace, irreversibile, incomprensibile, di un amore prodigo e senza confini come quello di Dio che ci ha creato a Sua immagine e che ha fatto di tutto per portarci nell’ambito della salvezza.
L’inferno è una decisione umana ma anche divina perché Dio rispetta la nostra decisione di rifiutarlo; Dio non costringe ad amarlo. Dio si rimette alla nostra libertà ribelle e soffre per le anime che lo rifiutano. L’inferno è una Verità di fede. All’inferno ci sono le anime di quelli che sono morti in stato di peccato mortale, impenitenti. Si è diffusa la tendenza sbagliata a negare l’esistenza del demonio e dell’inferno, a dire che è vuoto e che tutti si salvano; questo pensiero si è diffuso anche all’interno della Chiesa stessa ed è l’inclinazione a sostituire la Parola di Cristo e della Chiesa con la propria parola, deviando i fedeli perché viene negata una Verità di fede chiaramente affermata da Gesù nel Vangelo.
Chi nega l’esistenza del diavolo e dell’inferno, chi afferma che è vuoto, chi dice che tutti si salvano anche le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, nega delle Verità di fede, sostituisce la Parola di Cristo ribadita autorevolmente dalla Chiesa in Concili Ecumenici, con la propria opinione personale, sviando le anime e indebolendole nel combattimento spirituale. Queste persone hanno gravissime responsabilità davanti a Dio.
È inaccettabile che la Parola di Cristo e i dogmi della Chiesa vengano apertamente e superficialmente messi in discussione, oscurati o negati. Bisogna seguire le Parole di Cristo e l’insegnamento ufficiale della Chiesa che ci dicono che l’inferno è una Verità di fede, è eterno, è una scelta irreversibile contro Dio.
IL PURGATORIO
Il purgatorio è una Verità di fede che ha spunti biblici sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. La Storia della Chiesa nel Concili Ecumenici ha ribadito soprattutto quelle Verità di fede che venivano negate; l’Aldilà è stato spesso oggetto dell’insegnamento dei Concili perché vari gruppi ereticali deviavano al riguardo. L’esistenza dell’inferno e del purgatorio è stata ribadita dalla Chiesa proprio perché veniva negata. Il purgatorio è provvisorio e terminerà quando Cristo verrà nella gloria; allora, tutte le anime purganti andranno in Paradiso.
Il purgatorio è il luogo della purificazione della anime che non sono morte in stato di peccato mortale, ma hanno lasciato questa vita portando in sé molte macchie veniali, pene e colpe non gravi che oscurano la veste candida della sposa. Il purgatorio ha diversi strati di purificazione; da uno stato di grande sofferenza l’anima passa a situazioni più elevate fino a quando può entrare in Paradiso.
La purificazione della anime è passiva; esse subiscono una pena, un dolore perché – desiderando entrare in Paradiso con tutto il cuore – per un determinato periodo di tempo non possono entrarci e questo genera in esse una pena profonda, un dolore attraverso il quale si purificano. Le anime del purgatorio non possono pregare per se stesse; il solo fatto di non poter entrare in Paradiso e contemplare Dio faccia a faccia provoca in loro una sofferenza talmente grande che si purificano attraverso di essa.
Nel purgatorio, allora, c’è uno stato di dolore dovuto alla lontananza da Dio e nel medesimo tempo le anime che soffrono gioiscono perché si purificano e si avvicinano a Dio e quindi si abbrevia il tempo della loro sofferenza. La situazione esistenziale del purgatorio è, nel medesimo tempo, di gioia e di dolore. Dolore perché l’anima soffre per la lontananza dalla visione beatifica, gioia perché man mano che l’anima si purifica si avvicina al momento dell’ingresso in Paradiso.
Nell’insegnamento della Chiesa c’è la possibilità di aiutare queste anime ad abbreviare il tempo della loro pena con la preghiera, con i sacrifici e con altre pie pratiche che la Chiesa stessa ha stabilito. Le preghiere per le anime del purgatorio sono una lunga tradizione molto sentita dai fedeli perché nessuno può sapere qual è il giudizio di Dio al momento della morte. Con le preghiere, le Sante Messe, i piccoli sacrifici e quelle pratiche che la Chiesa ha codificato nelle indulgenze, possiamo ottenere l’abbreviazione delle pene per le anime del purgatorio e accelerare il loro ingresso in Paradiso.
Aiutare le anime del purgatorio ad entrare in Paradiso è un atto di carità cristiana grandissimo e molto prezioso. Le anime del purgatorio non possono pregare per sé, ma possono contraccambiare le preghiere di chi intercede per loro, specialmente quando saranno finalmente davanti a Dio. Questo è uno degli aspetti meravigliosi della comunione dei Santi, è quell’aiuto reciproco fra la Chiesa terrena, quella del purgatorio e quella del Paradiso.
La condizione esistenziale del purgatorio, benché sia certamente un luogo di sofferenza, è al contempo una condizione di gioia. Attraverso la sofferenza e grazie alle nostre preghiere, le anime del purgatorio abbreviano il tempo della purificazione e questo è per loro motivo di gioia.
IL PARADISO
Siamo stati creati per il Paradiso, per la salvezza eterna delle anime. Il Paradiso è la visione di Dio faccia a faccia. L’uomo è stato creato capace di Dio, con un’anima spirituale e immortale che si può aprire al mistero della Santissima Trinità, che può entrare nella comunione d’amore eterno e di grazia della Santissima Trinità mediante Gesù Cristo. Il fine della nostra vita è il Paradiso. Dobbiamo, allora, desiderare che la nostra anima vada in Paradiso, dove ci sono la gioia e la pienezza della felicità.
Il primo obiettivo della nostra vita terrena sia andare in Paradiso. Il Paradiso è la meta a cui dobbiamo tendere. Nel suo amore immenso di Padre Dio ha creato il Paradiso proprio perché potessimo godere della luce del Suo volto, perché – figli nel Figlio – entrassimo nel cuore stesso della Santissima Trinità. La gioia del Paradiso è condivisa, ciascuno ha la misura della sua santità personale ma non la tiene egoisticamente per sé, la mette in comune con gli altri.
Ciò che il cuore umano ha sempre desiderato e che non riesce a formulare è quello che ci aspetta in Paradiso. Nella Gerusalemme celeste saremo tutti nella gloria dell’Agnello! Nel nostro cuore, tempio della Santissima Trinità, possiamo già godere di un anticipo di Paradiso già su questa Terra. Nel piano di Dio tutti si possono salvare e giungere alla conoscenza della Verità. Dio ci vuole tutti partecipi della gioia della Santissima Trinità.
La sorte della nostra anima è una decisione personale; come gli angeli ribelli, anche le anime ribelli non vogliono dipendere da Dio, lo negano, lo rifiutano, lo odiano. Dio non obbliga ad amarlo e soffre per le anime che lo rifiutano e che quindi scelgono l’inferno.
Dio ha creato gli uomini liberi, senza libertà non c’è amore. Benché sia difficile da formulare, il Paradiso si può racchiudere in un’espressione della Regina della pace: «In Cielo c’è la gioia» (25 maggio 1991). Le anime del Paradiso godono della gioia di Dio, della gioia piena, perfetta ed eterna. In Paradiso c’è una fonte zampillante di gioia che non smetterà mai. Il Paradiso è l’istante eterno della gioia divina. Prepariamoci ogni giorno al Paradiso, facciamoci trovare pronti con la preghiera, i sacrifici, le opere buone, la sopportazione delle croci e la Confessione dei peccati.
LA VENUTA DI CRISTO NELLA GLORIA
La venuta di Cristo nella gloria è un dogma di fede che ci ha rivelato Gesù stesso. Sappiamo che sarà preceduta da una grande ribellione dell’umanità, da un grande combattimento spirituale; sappiamo che Cristo verrà nella gloria sulle nubi del Cielo con potenza e gloria grandi, satana verrà sconfitto e gettato nell’inferno insieme a tutti i maledetti. Con la venuta di Cristo nella gloria ci sarà il Giudizio Universale, i reprobi saranno condannati fuoco eterno e i benedetti saranno portati in Cielo. Solamente Cristo sa quando verrà nella gloria; sappiamo soltanto che quel momento è preceduto dagli ultimi due grandi combattimenti spirituali: il primo ha come poli di battaglia la Donna vestita di Sole coronata di dodici stelle e dall’altra il drago con le due bestie; il secondo sarà quello che vedrà contrapposti Cristo e satana, Cristo apparirà sulle nubi del Cielo e satana verrà scaraventato nell’abisso dell’inferno. Nel momento in cui Cristo verrà nella gloria ci sarà un evento straordinario, cioè la chiusura dei “conti” fra Cristo stesso e satana e ci sarà la resurrezione dei morti.
LA RESURREZIONE DEI MORTI
Quando Cristo verrà nella gloria, satana verrà rinchiuso per sempre all’inferno con tutti i suoi accoliti e i morti risorgeranno. Allora, le anime degli eletti avranno i loro corpi gloriosi, quelle dannate i loro corpi di morte. La resurrezione della carne è un dogma di fede.
La nostra sorte è quella di essere umani che hanno corpo e anima; come Cristo è risorto con il corpo e l’anima, allo stesso modo noi, partecipando alla resurrezione di Cristo, risorgeremo con il nostro corpo e la nostra anima. Quelli che saranno vivi quando Cristo verrà nella gloria, passeranno attraverso la morte e risorgeranno nel medesimo tempo. La resurrezione dei morti riguarderà tutti gli uomini di tutti i tempi, anche quelli dell’ultima generazione.
IL GIUDIZIO UNIVERSALE
Al Giudizio Universale parteciperanno tutti gli uomini di tutti i tempi. Il Giudizio Universale sarà quello conclusivo. Le anime che dopo il giudizio particolare sono andate in Paradiso vi rimarranno eternamente; quelle che sono state condannate all’inferno, lì rimarranno per sempre. Le anime dannate riavranno i loro corpi di dannazione, staranno alla sinistra di Cristo che a loro dirà: “via da me maledetti nel fuoco eterno”; le anime elette riavranno i loro corpi gloriosi, siederanno alla destra di Cristo e saranno chiamati “benedetti.
Il Giudizio Universale non cambia la situazione esistenziale delle anime determinata con il giudizio particolare: i dannati lo rimangono eternamente così come i salvati. Al momento del Giudizio Universale i maledetti verranno scaraventati all’inferno per l’eternità e non potranno più agire contro Dio, non potranno più tentare gli uomini; i benedetti rimarranno eternamente in Paradiso. Il Giudizio Universale è una sentenza definitiva, irriformabile, assoluta.
CIELI NUOVI E TERRA NUOVA
Passerà la figura di questo mondo caduco e l’intera Creazione sarà trasfigurata ad immagine di Cristo Risorto. L’universo è caduco e materiale, verrà trasfigurato e ci saranno Cieli nuovi e Terra nuova. La Creazione di Dio ci sarà, ma non sarà più sottoposta alla corruzione. La Creazione stessa aspetta la redenzione dei figli di Dio, aspetta i Cieli nuovi e la Terra nuova dove ritroveremo tutte le creature che Dio ha creato e che perfezionerà nella luce della sua resurrezione. La Creazione verrà elevata a immagine di Cristo Risorto.

EDITORIALE – Giovedì 31 Ottobre 2024 –
H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube (in differita)
LA MORTE
La morte dell’ateo
La morte del credente
L’invocazione di Gesù e Maria prima dell’ultimo respiro
IL GIUDIZIO PARTICOLARE
L’anima davanti a Dio
Le tre possibilità dell’anima
Anticipare il giudizio nella propria vita
L’INFERNO
L’inferno è una verità di fede
L’inferno è una scelta contro Dio
L’inferno è eterno
IL PURGATORIO
Il purgatorio è provvisorio
Il purgatorio è uno stato di purificazione
Dolore e gioia del Purgatorio
IL PARADISO
Dio ci ha creato per il paradiso
Il Paradiso è gioia infinita in Dio e con i fratelli
Il paradiso è l’obbiettivo della vita da mettere al primo posto
LA VENUTA DI CRISTO NELLA GLORIA
Nel momento da Lui stabilito Cristo verrà con potenza e gloria a giudicare il mondo, condannando al fuoco eterno i reprobi e accogliendo in Cielo gli eletti
LA RESURREZIONE DEI MORTI
Le anime degli eletti avranno i loro corpi gloriosi, quelle dannate i loro corpi di morte
IL GIUDIZIO UNIVERSALE
Cristo giudicherà l’umanità separando i “Benedetti”, che accoglierà nel suo Regno, dai “Maledettì”, condannati all’inferno con satana e gli angeli ribelli.
CIELI NUOVI E TERRA NUOVA
Passerà la figura di questo mondo caduco e l’intera creazione sarà trasfigurata ad immagine di Cristo Risorto
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Pensiero spirituale sulla gioia che c’è in Paradiso
Cari amici, ci attende una prospettiva celeste alla fine del nostro cammino terreno. Il Cielo è il traguardo che abbiamo perseguito fin dal principio. In Paradiso ci accoglieranno moltitudini di Santi e angeli, i più fedeli a Dio e coloro che durante la vita terrena hanno scelto Dio al posto di satana.
Il Cielo è una Verità di fede assoluta ma non dobbiamo materializzarlo. È un luogo particolare non come quelli umani, perché caratterizzato dalla presenza divina. Dio stesso è il Cielo, è la pienezza della luce, della pace, della gioia, dell’amore. A questa gioia, partecipano la Vergine Maria con Gesù – che è la seconda persona della Santissima Trinità – e tutti coloro che partecipano del Corpo di Cristo. Il Cielo è una realtà e una condizione di grazia che ci viene donata dopo aver percorso la via del bene durante il nostro pellegrinaggio terreno.
La meta celeste a cui dobbiamo tendere è una certezza divina e una grazia. Insieme al dono della fede, essa illumina la vita che è un pellegrinaggio lungo e difficile grazie al quale raggiungeremo la vetta celeste. La gioia che sentiamo lungo il nostro cammino è uno stimolo per proseguire, per perseverare, per lottare e vincere contro le potenze del male.
Cerchiamo un rapporto di incontro, di conoscenza e di amore con il Cielo, perché è popolato da Dio Santissima Trinità, dalla Vergine Maria, dagli angeli e i Santi. I cittadini del Cielo possono essere persone che abbiamo conosciuto, a cui siamo legati, che pregano e intercedono per noi. San Paolo dice: “Conversatio vestra in cieli est” ovvero, la nostra conversazione sia con il Cielo. Come noi abbiamo i rapporti umani qui su questa Terra così dobbiamo coltivare i rapporti in Paradiso affinché ci accompagnino nel nostro cammino terreno.
Il nostro pellegrinaggio non finisce con la cessazione della vita. La morte in chiave cristiana è semplicemente un passaggio del confine con il tempo per entrare nell’eternità beata o di perdizione. Chi ha il dono della fede, che crede, che si pente dei peccati, li presenta alla divina Misericordia come chiave per aprire la porta del Paradiso. Camminare verso questo superamento con questa prospettiva, non è più angoscioso, non si ha più paura dello scorrere del tempo. La morte non è un dissolvimento di noi stessi perché dobbiamo affrontare il giudizio divino e l’eternità beata o dannata.
La visione della vita che ci dà la fede nella prospettiva cristiana è un pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste, che viene alimentato giorno dopo giorno dalla fedeltà. Come ha detto la Madonna: “I comandamenti di Dio siano la luce sul vostro cammino” (25 luglio 2018). I Comandamenti, la Parola di Dio, i Sacramenti sono indicatori di strada che ci porta al Cielo e a Dio. Il diavolo non si occupa delle anime che vanno verso la perdizione ma quelle che vanno verso la salvezza.
Il Paradiso è l’obiettivo per il quale Dio ci ha creato, nonostante davanti che lasci davanti a noi la possibilità del male. Dio dà a ogni creatura che è venuta al mondo tutte le grazie necessarie per salvarsi. Nel caso in cui andassimo verso la perdizione, è per mancanza nostra che non abbiamo fatto fruttificare le grazie. Se ci sono delle persone che si perdono è perché Dio, avendo bussato alla porta e avendo offerto le grazie, non le hanno volute. Dobbiamo essere molto motivati sulla via del Cielo, dobbiamo fare l’esame di coscienza. La retta via è stretta e in salita perché ci sono le virtù da vivere, i vizi da estirpare e le rinunce da fare.
Questa via è cosparsa di tante grazie di gioia che motivano a proseguire. Questo lo sperimentiamo quando facciamo il nostro dovere e la volontà di Dio, troviamo la pace interiore e la voce che approva e ci incoraggia lungo il cammino della salvezza. La via del Cielo è impegnativa ma sommamente desiderabile. Continuando a percorrere questa via si è soddisfatti di se stessi, si è grati e contenti.
Qualcuno potrebbe pensare che sia una forma di consolazione illusoria ma il Cristianesimo non lo è. Cristo ci ha salvato per mezzo della Croce, affrontando la Passione. Gesù ha espiato i nostri peccati, al nostro posto, per nostro amore e ci ha guadagnato il Cielo. Non è una consolazione ingannatrice per le persone che vivono le disgrazie della vita, ma una luce che illumina, una grazia incommensurabile, una gioia che il diavolo non può rubare, se noi non vogliamo
Il Paradiso diventa così l’obiettivo della vita. Dio è fonte di gioia, di pace, di verità, di eternità. La Regina della pace ha descritto perfettamente il nostro obiettivo: “In Cielo c’è la gioia” (25 maggio 1991). Ogni giorno è una tappa nel nostro cammino verso la beatitudine celeste.
Se il diavolo riuscisse a cancellare questa prospettiva, la nostra vita diverrebbe un procedere irrefrenabile verso la morte, verso l’abisso. La vita senza la fede ci rende animali. La gente stolta ha abbandonato la visione vera che è quella dell’eternità beata per sposare la visione della pseudoscienza secondo cui siamo come moscerino che viene schiacciato. Il diavolo ci ha proprio ingannati.
Facciamo festa con i nostri cari che ci aspettano, sapendo che la vita passa, l’eternità resta, che per entraci ci vuole l’umiltà e il pentimento dei peccati. Attraverso questa porta riceviamo l’abbraccio di Cristo.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”






