"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE Pagina 1 di 34

L’appuntamento con la morte deve essere preparato

C’è un solo modo per vincere la morte ed è la fede in Cristo Risorto, vincitore del male e della morte. Mediante le fede in Cristo Risorto noi realizziamo quella aspirazione all’immortalità che è insita nel cuore umano. Come dice il Libro della Sapienza, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità. Quando Dio ha creato l’essere umano, insieme all’anima immortale ha infuso un dono speciale che è l’immortalità; se non ci fosse stato il peccato dei progenitori, l’uomo sarebbe passato da questo mondo al Paradiso senza attraversare la frontiera infida della morte.

Il dono dell’immortalità, allora, è stato perso con il peccato di Adamo ed Eva perché hanno voluto seguire il sibilo del serpente che li aveva sedotti dicendo che se avessero mangiato dell’albero del bene e del male sarebbero diventati come Dio. I progenitori hanno ceduto alla tentazione, hanno preteso di mettersi al posto di Dio e di conseguenza hanno perso i doni soprannaturali, fra cui l’immortalità. Dio ha dato la sentenza a questa azione: “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai” (Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris) è un’espressione biblica e liturgica, utilizzata nel Mercoledì delle Ceneri.

Chi muore impenitente si perde anche eternamente. Oggi molte persone muoiono senza preghiera, senza fede, nel rifiuto di Dio; è chiaro che alla morte fisica subentra quella peggiore alla quale non si può più sfuggire che è la morte eterna. Infatti, dopo il giudizio all’anima la sentenza vale per sempre. Come disse San Francesco: “Laudato sii mi’ Signore per sora nostra morte corporale da la quale nullo homo vivente po’ skappare: guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati…”.

La morte è provocata dal peccato ma Cristo ci ha portato la Redenzione espiando sulla Croce i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi e risorgendo glorioso. Cristo, nuovo Adamo, ci ha ridato quell’immortalità gloriosa che il primo Adamo aveva perso con il peccato originale. Grazie a Cristo abbiamo vinto la morte.

C’è una differenza radicale fra la morte del giusto e la morte del peccatore ed è ben comprensibile dalle parole del Vangelo sul buon ladrone. Gesù Crocifisso aveva sul lato destro un ladrone che si è pentito e ha manifestato la sua fede il Lui, a sinistra c’era un altro ladrone che non era pentito e bestemmiava. Ebbene, il ladrone pentito chiede: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” e Gesù risponde: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso”. Tanto era profondo e sincero il pentimento del buon ladrone che non è nemmeno andato in purgatorio, ma Gesù lo ha portato direttamente in Paradiso. Disma (questo è il nome del buon ladrone) è stato il primo ad entrare in Paradiso portato da Cristo stesso. Questo è quello a cui dovremmo aspirare noi e cioè unirci a Cristo nella gloria della sua Resurrezione per essere per sempre con Lui in Paradiso. Si è uniti a Cristo con una vita di fede e di santità; quando si cede alla debolezza cadendo in peccati anche gravi è importante pentirsi.

In questa prospettiva, allora, la nostra visione della vita è molto diversa rispetto a quella di un non credente. Ad esempio, il filosofo tedesco Martin Heidegger diceva  che si vive per la morte (Sein-zum-Tode); chi crede, invece, vive la vita non come lo scorrere della sabbia di una clessidra, al termine del quale si diventa un pugno di fosfati, ma come cammino verso l’eternità. Per i credenti la vita è come la salita al Calvario che ha come sbocco il Sepolcro vuoto di Cristo e la Sua Santa Resurrezione. Per i non credenti e per la maggior parte di persone che muoiono nei Paesi cristiani (e che sono nelle nostre famiglie, fra i nostri amici) la vita non è un cammino verso la santità. Poche sono le persone che dicono una preghiera prima di morire, che si confessano, che chiedono perdono dei peccati.

Dio non si lascia sfuggire nessun movimento del cuore che sia rivolto a Lui, sfrutta tutte le occasioni perché un’anima si possa salvare. Non lasciamo morire le persone senza Sacramenti! Nella cultura contemporanea si pensa che siamo animali che muoiono come animali; questo modo di pensare è qualcosa di orribile, è una vittoria del diavolo che perfidamente aspetta al varco la nostra anima. Facciamo tutto il possibile perché i nostri cari muoiano pregando, preghiamo con loro negli ultimi istanti affinché aprano il loro cuore a Dio. È importantissimo assistere i nostri malati nel trapasso, parlare loro del Cielo, dell’importanza del perdono dei peccati, invocare con loro la Madonna e Gesù Cristo. Quei sentimenti di amore e di perdono che nascono dal cuore sono il lasciapassare per la vita eterna e quindi bisogna chiamare il sacerdote perché dia il viatico e il Sacramento dell’unzione degli infermi. Al di là della preparazione immediata, c’è la preparazione che riguarda tutta la vita che dev’essere impostata come un cammino verso l’eternità, giorno dopo giorno una tappa verso il Cielo ed è così che noi cristiani dobbiamo vivere.

Andiamo controcorrente. Il modo di pensare ormai diffuso che compara la morte di un essere umano a quella di un animale è un inganno del diavolo che, come ha detto la Regina della pace, «miete le anime» (Messaggio del 25 luglio 2020).

L’inferno non è contro la Misericordia di Dio

Il tema dell’esistenza dell’inferno eterno è stato dibattuto nel corso della bimillenaria Storia della Chiesa Cattolica. L’esistenza dell’inferno è Verità rivelata da Gesù stesso nel Vangelo di Matteo: Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!” Negare l’inferno, allora, significa negare Gesù Cristo, la sua autorità.

C’è un episodio che riguarda i veggenti di Medjugorje, a proposito dell’inferno. Nei primi anni delle apparizioni la regina della pace ha mostrato ai veggenti l’inferno, il purgatorio e il Paradiso. Mentre gli altri veggenti erano a Medjugorje e avevano le apparizioni tutti insieme, Mirjana si trovava a Sarajevo e per tanto aveva le apparizioni da sola. Quando la Madonna le ha mostrato il Paradiso e il purgatorio Mirjana ha guardato quello che le veniva mostrato; quando la Madonna le ha detto che le avrebbe fatto vedere l’inferno Mirjana non ha voluto vedere e ha chiesto alla Madonna: “Perché Dio è così duro da mandare all’inferno?”. La Madonna le ha risposto che non è Dio a mandare all’inferno ma siamo noi a volerci andare. È una risposta che troviamo anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica che presenta l’inferno come un’autoesclusione.

Dio non manda all’inferno. Dio offre la Misericordia e il perdono dei peccati ma noi li rifiutiamo. L’inferno non è una mancanza della Divina Misericordia, è il rifiuto della Divina Misericordia. Questa è la grande responsabilità di ciascuno di noi perché all’inferno ci va chi decide di andarci, chi preferisce satana a Cristo. Questa è la tragedia originaria della Storia dell’umanità quando i nostri progenitori hanno creduto a satana e hanno pensato che Dio li imbrogliasse dicendo di non mangiare dell’albero della vita del bene e del male.

Fa sempre bene all’anima e alla nostra formazione teologica leggere quello che dice con grande autorità il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito dell’inferno. Anche oggi non mancano quelli che negano l’inferno e l’esistenza del diavolo. Molti dicono che il diavolo è solo un simbolo e che l’inferno non esiste. Si tratta di affermazioni eretiche che sono contro la Parola di Dio, contro la Divina Rivelazione.

Il diavolo è una persona, è un io, non è un simbolo ma è l’angelo ribelle creato in grande luminosità, e per questo motivo chiamato Lucifero, che si inorgoglì e volle essere Dio al posto di Dio. Quando si ribellò e indicò se stesso come Dio, Lucifero trascinò con sé un terzo degli angeli che sono i demoni. Satana è un soggetto, è un io, è l’angelo ribelle pervertito e pervertitore.

Quando Giovanni Paolo II chiamò il Card. Ratzinger per redigere il Catechismo della Chiesa Cattolica a sua volta affidò all’allora Vescovo di Como, Alessandro Maggiolini che era un raffinato teologo, la parte che riguarda i Novissimi.


Vediamo, allora, quello che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna a proposito dell’inferno.

1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: «Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno».

L’inferno è l’auto-esclusione, è il rifiuto dell’amore di Dio. L’inferno è una decisione personale che si concretizza nel fare il peccato grave e nel rimanere nel peccato grave, cioè nel rifiuto e nell’opposizione all’amore di Dio.

1034 Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente» (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!» (Mt 25,41).

La geenna è un simbolo per indicare l’inferno come fuoco spirituale che non purifica ma piaga le anime. È un fuoco che perverte e rende simili a satana. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita le parole di Gesù che sono Verità eterna che non cambia mai. Non possiamo cambiare le Verità Rivelata; siamo creature e la nostra grandezza consiste nell’accogliere l’amore di Dio e la sua Misericordia. La nostra superbia ci perverte e ci fa perdere, ci rende schiavi del diavolo.

1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

L’inferno è uno stato di odio eterno nei confronti di Dio. È una possibilità della libertà umana e della libertà angelica.

1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). «Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti».

Queste parole di Gesù sono un forte appello all’uomo, alla sua responsabilità nell’usare la libertà con cui Dio lo ha creato. È anche un pressante appello alla conversione per chi è in peccato mortale. Gesù esorta a entrare per la porta stretta che porta alla salvezza. La via larga conduce alla perdizione, è percorsa da molti. Anche la Regina della pace ha detto che solo poche anime vanno direttamente in Paradiso: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso» (2 novembre 1983). È da stolti vivere in stato di peccato mortale; ogni sera prima di dormire dobbiamo recitare con il cuore l’Atto di dolore perfetto, quello per cui ci si pente per aver offeso Dio e non per paura dell’inferno. Prendiamo questa santa abitudine di recitare questa preghiera ogni sera prima di coricarci. Non conosciamo né il giorno né l’ora, dobbiamo vegliare assiduamente sulla nostra anima.

Mio Dio, mi pento e mi dolgo
con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi
e molto più perché ho offeso Te,
infinitamente buono
e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col Tuo santo aiuto
di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime
di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.

1037 Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole «che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9): «Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti».

È un’eresia affermare che Dio crea le anime e le predestina al Paradiso o all’inferno. Il peccato è mortale quando c’è la materia grave, la piena avvertenza e il deliberato consenso. Se manca una di queste condizioni il peccato non è mortale.

La stolta negazione di satana e dell’inferno molte volte si trova in chi dovrebbe essere, come rappresentante di Gesù Cristo, fedele alle sue Parole. Purtroppo, c’è chi nega che satana sia uno spirito pervertito e pervertitore, chi nega l’inferno e la sua eternità e chi dice che tutti vanno in Paradiso. Sono pastori che portano il gregge al macello! Sappiamo che accanto alla Croce di Gesù c’erano due persone, una è morta pentita ed è andata in Paradiso, l’altra non sappiamo dov’è andata.

59.MO ANNIVERSARIO DI SACERDOZIO

ROMA 19 MARZO 1966 – ERBA 19 MARZO 2025

Grazie di cuore per gli auguri e le preghiere

Dio vi benedica e la Madonna vi protegga col suo amore

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

29. Il segreto dell’Affidamento a Maria

E’ giunto il momento di svelarti un segreto della vita cristiana, che ti ricolmerà di una gioia immensa. La presenza di una Madre  lungo l’intero cammino della vita. La figura di Maria è fondamentale nel cristianesimo, perché è la Madre del Signore e la prima credente. E’ per la sua fede che il Verbo si è fatto carne e ha compiuto l’opera della redenzione. Forse tu l’ha conosciuta solo come una figura di valore, una donna eccezionale, degna madre di un cosi grande figlio. Ora però devi conoscerla più da vicino e farla entrare nella tua vita, perché ha un compito così importante che neppure immagini.

Infatti, la Madre di Gesù ha ricevuto la missione di essere anche tua madre. Come hai una madre sul piano biologico, così Dio ha voluto che ne avessi una sul piano spirituale. Lei ti ha preso in consegna fin dal momento del tuo concepimento e puoi essere certo che ti seguirà fino al termine della tua vita, affinché tu giunga felicemente alla meta. Senza che te ne rendessi conto, ti ha seguito nel tempo dei tuoi sbandamenti, preservandoti da pericoli ancora più gravi, e ha silenziosamente preparato la tua conversione.

Ora è necessario che tu ti avvicini al suo cuore e che ti lasci prendere per mano. Lei ti guiderà con dolce fermezza, aiutandoti a sfuggire a tutte le insidie del serpente. Ti assicuro che, accogliendola nella tua vita e accettando di essere suo figlio, supererai tutti i pericoli e vincerai tutte le battaglie. La tua vita sarà coronata di gloria, quando lei stessa ti accoglierà in cielo.

La vita infatti è una navigazione densa di pericoli e non sono pochi coloro che periscono. Il mistero del male opera nel mondo e l’uomo da solo non può reggere nell’impari lotta. Il Figlio di Dio, dall’alto della croce, nel momento supremo della redenzione, ci ha donato sua Madre, perché ci prendesse per mano e ci accompagnasse lungo la burrascosa traversata dal tempo all’eternità. Gesù ha sperimentato che cosa significhi avere accanto Maria nel cammino della vita.

La Madre, che lo ha concepito e generato nell’eroismo della fede, non ha più lasciato il Figlio, ma  gli è stata vicina in ogni suo passo. Dalla culla alla croce Maria è stata la madre fedele e discreta, forte e premurosa, che ha aiutato il Redentore a compiere la sua missione, accettando  di bere il calice del dolore fino all’ultima goccia. La presenza di Maria è stata il più grande aiuto che Gesù abbia avuto sulla terra. Il Salvatore ha sperimentato personalmente che cosa significhi avere tale madre al suo fianco ed è per questo che ha voluto donarla ad ogni uomo.

“Donna ecco il tuo figlio” (Gv 19, 26). La prima ad essere interpellata è la Madre. Chiamandola “Donna” Gesù la indica come la nuova Eva, la madre di coloro che non da carne e da sangue, ma da Dio sono generati (Cfr Gv 1,13). Maria è invitata a pronunciare un nuovo sì, dopo quello dell’annunciazione. A colei che ha accettato di divenire Madre di Dio, viene ora chiesto di divenire la madre dell’umanità. Come potrebbe la madre del Capo non essere anche la madre di tutte le membra del Corpo mistico?

Ritta, ai piedi della croce, Maria risponde alla chiamata e diviene la Madre di tutti i redenti. Da quel momento la maternità di Maria abbraccia il mondo intero e ogni singolo uomo. Nessuno non è più orfano, ma oltre alla madre terrena ha una madre celeste, ben più potente e premurosa, che segue ognuno dei suoi figli dal primo all’ultimo istante della  vita.

“Poi disse al discepolo: Ecco la tua Madre” (Gv 19, 27). Dopo aver indicato alla madre i figli, indica ai figli la loro nuova madre. Non basta che Maria ci accolga come figli e si prenda cura di noi, ma è necessario che noi accettiamo il dono di Gesù, accettandola nella nostra vita come madre. “Da quel momento il discepolo la prese con sé” (Gv 19,27). L’apostolo Giovanni diviene l’esempio di come ogni credente deve aprirsi con gratitudine alla presenza di Maria nella sua vita.

Non accoglierla significa privarsi di un aiuto del quale ha avuto bisogno anche il Figlio di Dio nel tempo del suo pellegrinaggio terreno. Accogliere la Madre di Dio significa accogliere il Figlio di Dio. Chi lascia che la Madonna guidi la sua vita, si mette nelle migliori condizioni di seguire Gesù. Al contrario chi non la accetta, respinge anche il Figlio che Lei ha concepito e generato. All’inizio della redenzione Maria ci ha donato Gesù. Al suo compimento dell’opera della salvezza Gesù ci ha donato Maria. Gesù e Maria vengono accolti o respinti insieme.

Considera, caro amico, la grande opportunità che ti viene data di affrontare il tuo viaggio verso il porto dell’eternità con a fianco la soave presenza di Maria. E’ un viaggio pericoloso, durante il quale si può perire. Il naufragio nella perdizione eterna è una possibilità che ti segue come un’ombra fino all’ultimo istante. L’impero delle tenebre non lascia nulla di intentato pur di inghiottirti nell’abisso. Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua. Lei entrerà dolcemente nella tua vita, illuminandola con la sua luce, rallegrandola col suo sorriso, proteggendola con la sua divina fortezza. Se tu la prendi per mano, Lei non ti lascerà mai. Se rallenti, ti aspetta; se cadi, ti rialza; se sei stanco, ti prende in braccio; se ti perdi, ti viene a cercare. Se non ti allontanerai dal suo cuore materno, sarai sempre al sicuro.

Accetta la presenza della Madonna nella nostra giornata, in modo tale che Lei possa  guidare ogni nostro passo.  E’ quell’atto di umiltà che Gesù dichiara necessario per entrare nel Regno di Dio. Infatti chi, se non i bambini, si fanno accompagnare dalla madre? Non capiterà mai che  cada nel peccato di superbia e di presunzione chi si fa piccolo, riconoscendo la sua fragilità strutturale. Maria è quella madre che ci accompagna dall’inizio al termine di ogni giornata, senza perderci d’occhio neanche un istante.

Tocca a noi lasciarci accompagnare, confidando pienamente nella sua guida materna. La Madre conosce perfettamente il disegno di Dio sulla nostra vita e il suo compito è quello di aiutarci a realizzarlo. Giorno dopo giorno Lei ci guida nella conoscenza della volontà di Dio e ci aiuta a metterla in atto. Se tu la segui senza stancarti, ricominciando ogni giorno con rinnovato fervore, la Madonna farà della tua vita un capolavoro  per l’eternità, attuando alla perfezione il progetto di Dio creatore a tuo riguardo.

Caro amico, inizia la tua giornata con la preghiera, nella quale affidarti alla Madre, chiedendole di guidarti nella conoscenza della volontà di Dio e aiutandoti a compierla. Lei stessa ha vissuto la sua vita aderendo ogni giorno alla divina volontà e ora è pronta a illuminarti perché ogni tuo passo sia nella direzione giusta e ogni tuo pensiero e azioni siano secondo i desideri di Dio. Lei ti ottiene tutte quelle luci e ispirazioni dello Spirito, corrispondendo alle quali, ogni istante della tua giornata  viene colmato  di significato.

La Vergine prudente ti guida nel discernimento del bene e del male, ti indica i pericoli che incombono e le insidie nascoste che il nemico infaticabile della tua anima ti tende. La Vergine potente ti sostiene nelle difficoltà e ti porta alla vittoria nelle sante battaglie. La Madre di misericordia medica le tue ferite, limita i danni dei tuoi sbandamenti, ti rialza dalle tue cadute. La sua presenza farà della tua giornata una pietra preziosa del mosaico di eterna bellezza della tua vita.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

29. L’affidamento a Maria nel cammino di conversione

E’ giunto il momento di svelarti un segreto della vita cristiana, che ti ricolmerà di una gioia immensa. La presenza di una Madre  lungo l’intero cammino della vita. La figura di Maria è fondamentale nel cristianesimo, perché è la Madre del Signore e la prima credente. E’ per la sua fede che il Verbo si è fatto carne e ha compiuto l’opera della redenzione. Forse tu l’ha conosciuta solo come una figura di valore, una donna eccezionale, degna madre di un cosi grande figlio.

Ora però devi conoscerla più da vicino e farla entrare nella tua vita, perché ha un compito così importante che neppure immagini. Infatti, la Madre di Gesù ha ricevuto la missione di essere anche tua madre. Come hai una madre sul piano biologico, così Dio ha voluto che ne avessi una sul piano spirituale. Lei ti ha preso in consegna fin dal momento del tuo concepimento e puoi essere certo che ti seguirà fino al termine della tua vita, affinché tu giunga felicemente alla meta.  Senza che te ne rendessi conto, ti ha seguito nel tempo dei tuoi sbandamenti, preservandoti da pericoli ancora più gravi, e ha silenziosamente preparato la tua conversione.

Ora è necessario che tu ti avvicini al suo cuore e che ti lasci prendere per mano. Lei ti guiderà con dolce fermezza, aiutandoti a sfuggire a tutte le insidie del serpente. Ti assicuro che, accogliendola nella tua vita e accettando di essere suo figlio, supererai tutti i pericoli e vincerai tutte le battaglie. La tua vita sarà coronata di gloria, quando lei stessa ti accoglierà in cielo.

La vita infatti è una navigazione densa di pericoli e non sono pochi coloro che periscono. Il mistero del male opera nel mondo e l’uomo da solo non può reggere nell’impari lotta. Il Figlio di Dio, dall’alto della croce, nel momento supremo della redenzione, ci ha donato sua Madre, perché ci prendesse per mano e ci accompagnasse lungo la burrascosa traversata dal tempo all’eternità. Gesù ha sperimentato che cosa significhi avere accanto Maria nel cammino della vita. La Madre, che lo ha concepito e generato nell’eroismo della fede, non ha più lasciato il Figlio, ma  gli è stata vicina in ogni suo passo.

Dalla culla alla croce Maria è stata la madre fedele e discreta, forte e premurosa, che ha aiutato il Redentore a compiere la sua missione, accettando  di bere il calice del dolore fino all’ultima goccia. La presenza di Maria è stata il più grande aiuto che Gesù abbia avuto sulla terra. Il Salvatore ha sperimentato personalmente che cosa significhi avere tale madre al suo fianco ed è per questo che ha voluto donarla ad ogni uomo.

“Donna ecco il tuo figlio” ( Gv 19, 26). La prima ad essere interpellata è la Madre. Chiamandola “Donna” Gesù la indica come la nuova Eva, la madre di coloro che non da carne e da sangue, ma da Dio sono generati (Cfr Gv 1,13). Maria è invitata a pronunciare un nuovo sì, dopo quello dell’annunciazione. A colei che ha accettato di divenire Madre di Dio, viene ora chiesto di divenire la madre dell’umanità.

Come potrebbe la madre del Capo non essere anche la madre di tutte le membra del Corpo mistico? Ritta, ai piedi della croce, Maria risponde alla chiamata e diviene la Madre di tutti i redenti. Da quel momento la maternità di Maria abbraccia il mondo intero e ogni singolo uomo. Nessuno non è più orfano, ma oltre alla madre terrena ha una madre celeste, ben più potente e premurosa, che segue ognuno dei suoi figli dal primo all’ultimo istante della  vita.

“ Poi disse al discepolo: Ecco la tua Madre” ( Gv 19, 27). Dopo aver indicato alla madre i figli, indica ai figli la loro nuova madre. Non basta che Maria ci accolga come figli e si prenda cura di noi, ma è necessario che noi accettiamo il dono di Gesù, accettandola nella nostra vita come madre. “Da quel momento il discepolo la prese con sé” ( Gv 19,27). L’apostolo Giovanni diviene l’esempio di come ogni credente deve aprirsi con gratitudine alla presenza di Maria nella sua vita. Non accoglierla significa privarsi di un aiuto del quale ha avuto bisogno anche il Figlio di Dio nel tempo del suo pellegrinaggio terreno.

Accogliere la Madre di Dio significa accogliere il Figlio di Dio. Chi lascia che la Madonna guidi la sua vita, si mette nelle migliori condizioni di seguire Gesù. Al contrario chi non la accetta, respinge anche il Figlio che Lei ha concepito e generato. All’inizio della redenzione Maria ci ha donato Gesù. Al suo compimento dell’opera della salvezza Gesù ci ha donato Maria. Gesù e Maria vengono accolti o respinti insieme.

Considera, caro amico, la grande opportunità che ti viene data di affrontare il tuo viaggio verso il porto dell’eternità con a fianco la soave presenza di Maria. E’ un viaggio pericoloso, durante il quale si può perire. Il naufragio nella perdizione eterna è una possibilità che ti segue come un’ombra fino all’ultimo istante. L’impero delle tenebre non lascia nulla di intentato pur di inghiottirti nell’abisso.

Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua. Lei entrerà dolcemente nella tua vita, illuminandola con la sua luce, rallegrandola col suo sorriso, proteggendola con la sua divina fortezza. Se tu la prendi per mano, Lei non ti lascerà mai. Se rallenti, ti aspetta; se cadi, ti rialza; se sei stanco, ti prende in braccio; se ti perdi, ti viene a cercare. Se non ti allontanerai dal suo cuore materno, sarai sempre al sicuro.

Accetta la presenza della Madonna nella nostra giornata, in modo tale che Lei possa  guidare ogni nostro passo.  E’ quell’atto di umiltà che Gesù dichiara necessario per entrare nel Regno di Dio. Infatti chi, se non i bambini, si fanno accompagnare dalla madre? Non capiterà mai che  cada nel peccato di superbia e di presunzione chi si fa piccolo, riconoscendo la sua fragilità strutturale. Maria è quella madre che ci accompagna dall’inizio al termine di ogni giornata, senza perderci d’occhio neanche un istante. Tocca a noi lasciarci accompagnare, confidando pienamente nella sua guida materna.

La Madre conosce perfettamente il disegno di Dio sulla nostra vita e il suo compito è quello di aiutarci a realizzarlo. Giorno dopo giorno Lei ci guida nella conoscenza della volontà di Dio e ci aiuta a metterla in atto. Se tu la segui senza stancarti, ricominciando ogni giorno con rinnovato fervore, la Madonna farà della tua vita un capolavoro  per l’eternità, attuando alla perfezione il progetto di Dio creatore a tuo riguardo.

Caro amico, inizia la tua giornata con la preghiera, nella quale affidarti alla Madre, chiedendole di guidarti nella conoscenza della volontà di Dio e aiutandoti a compierla. Lei stessa ha vissuto la sua vita aderendo ogni giorno alla divina volontà e ora è pronta a illuminarti perché ogni tuo passo sia nella direzione giusta e ogni tuo pensiero e azioni siano secondo i desideri di Dio.

 Lei ti ottiene tutte quelle luci e ispirazioni dello Spirito, corrispondendo alle quali, ogni istante della tua giornata  viene colmato  di significato. La Vergine prudente ti guida nel discernimento del bene e del male, ti indica i pericoli che incombono e le insidie nascoste che il nemico infaticabile della tua anima ti tende. La Vergine potente ti sostiene nelle difficoltà e ti porta alla vittoria nelle sante battaglie. La Madre di misericordia medica le tue ferite, limita i danni dei tuoi sbandamenti, ti rialza dalle tue cadute. La sua presenza farà della tua giornata una pietra preziosa del mosaico di eterna bellezza della tua vita.

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

28. Gesù  è l’amico fidato che non ti abbandonerà mai

L’intima unione con Dio nella conoscenza e nell’amore è il fine ultimo della vita. Gesù è la via che ti conduce, la verità che ti illumina, la vita che ti sostiene. La tua conversione è incominciata con un incontro con Lui. In quei momenti indimenticabili anche tu, come S. Paolo, ti sei sentito “afferrato da Cristo”. Ora ti sei messo sulle sue tracce, seguendolo lungo il sentiero erto e stretto della santità. Non cedere allo smarrimento se, dopo le lacrime di gioia della tua rinascita, incominci di nuovo a sentire il peso della carne e l’aridità del cuore.

Rientrando nella cornice della vita quotidiana, la forte esperienza che hai vissuto tende s sbiadire, mentre i problemi e le preoccupazioni  riaffiorano prepotenti. In qualche momento ti verrebbe voglia di dire::  “Gesù, dove sei?”. Ma lui ti risponderebbe. “Non temere, sono qui vicino a te”. Caro amico, d’ora in poi il tuo cammino procederà sempre con Gesù accanto. Lui è l’amico fidato che non ti abbandonerà mai. Potrai sempre contare sul suo amore pieno di sollecitudine.

Non perdere mai la fiducia nella sua presenza e nella sua onnipotenza. La tua situazione è come quella degli apostoli, dopo le apparizioni del Risorto. Ti farà bene meditare su questo singolare brano di vangelo, come ti da capire quanto Gesù ci accompagni nella vita di ogni giorno (cfr  Gv 21, 1- 19).

Siamo nei giorni successivi al grande evento della resurrezione di Gesù, che ha segnato una svolta radicale nella storia umana. Eppure tutto in apparenza sembra procedere come prima. Gesù risorto è assente dall’orizzonte sensibile, mentre le ansie e le preoccupazioni incombono, come sempre, sulla vita quotidiana degli apostoli. Pietro prende l’iniziativa di andare a pescare. Il problema del vivere bussa alla porta come quello, non meno impellente, di dare un senso alla vita. Gli altri apostoli lo seguono, ma, nota il vangelo, in quella notte non presero nulla.

Nel cammino di fede non sono poche le notti in cui si fatica invano e si ritorna a riva delusi. Gesù sembra scomparso dall’orizzonte della nostra vita e, alla luce che rischiarava il nostro cammino dandoci sicurezza e pace, è subentrata una tenebra profonda. Gesù sembra averti abbandonato e la tua fiducia in lui è messa a dura prova. Sì, Dio prova la nostra fede e vaglia il nostro cuore. Ritienila una grazia. E’ nell’assenza apparente di Dio che brilla la perla preziosa della fedeltà.

Immagina la notte degli apostoli trascorsa in una fatica vana e senza risultati. Si saranno chiesti perché mai Gesù  non si facesse avanti. Si saranno ricordati di quella pesca miracolosa all’inizio della vita pubblica, quando Gesù li aveva chiamati a divenire pescatori di uomini. Forse avranno anche invocato l’aiuto del Maestro, nella speranza di un suo intervento. Invece nulla. Tutto tace e, quando l’alba sorge, tornano a riva con le mani vuote e nel più assoluto silenzio di Dio. Sono momenti di grande difficoltà, quando sei nell’impotenza di capire, di orientarti e di decidere. Ti sembra di essere una foglia sbattuta qua e là dal vento, in questo universo muto e impenetrabile. Forse sei tentato di abbandonare la grande avventura del vangelo, per vivere in una quotidianità senza slanci e senza rischi.

Caro amico, se Dio tace, sappi che però è sempre presente. Quando hai superato la prova della fede, ecco che ti  attende premuroso sulla riva, pronto a rinfrancarti  e a mettersi di nuovo al tuo fianco. Gesù ha bisogno della tua umiltà per compiere le sue opere. La tentazione di essere noi che facciamo è sempre molto forte e pericolosa. Certo, riconosciamo con le parole di non essere all’altezza, però nel nostro intimo ci riteniamo indispensabili.

Sappi, caro amico, che, quando Gesù nel vangelo ci dice che siamo “servi inutili”, vuol dire che altre persone possono fare  meglio di noi e che è stata una grazia non meritata la chiamata a una vita nuova. Per noi è difficile riconoscere la nostra pochezza, ecco perché Gesù ci lascia pescare da soli tutta la notte, affinché tocchiamo con mano le nostre reali capacità. Ma una volta che abbiamo ben appreso la lezione, ecco che egli rende feconda la nostra vita al di là di ogni  aspettativa e senza nostro merito.

Quando ci siamo totalmente abbandonati a Gesù, gettando sulla sua parola la rete della nostra vita, facciamo subito l’esperienza della potenza della sua amicizia e del suo amore. Nelle mani di Gesù, come diceva Madre Teresa, noi siamo delle matite con cui egli può scrivere le cose più belle. Nelle sue mani noi siamo strumenti con i quali può realizzare le imprese più rischiose e conseguire i risultati più impensati.

Ciò che colpisce nel vangelo di oggi non è tanto la pesca miracolosa che il Risorto concede agli apostoli avviliti, quanto alcune delicatezze della sua tenerissima amicizia. Mentre gli apostoli tornano a riva stanchi, affamati e infreddoliti, ecco che Gesù fa trovare loro il fuoco acceso. Fermati a considerare questa sfumatura. Se Dio provvede ad accenderti il fuoco per ristorarti dalla fatiche quotidiane, perché mai dovresti avere paura nei momenti difficili, quando non vedi più la sua presenza? Nell’angosciosa assenza di Dio ricordati dei momenti in cui il Salvatore, nel tuo cuore, ti accendeva il fuoco e si scaldava con te, nel tepore di una sicura amicizia.

Gesù non si accontenta di accendere un fuoco di brace, ma prepara anche del cibo caldo. C’è qualcosa di materno nella sollecitudine del Risorto per noi. Forse ora comprendi meglio perché, pur morente in croce, abbia compiuto il gesto straordinario di donarci Maria come madre. Solo l’amore materno di un Dio può arrivare a queste delicatezze. Il tuo Redentore ti sfama nelle fatiche, negli impegni e nelle prove della vita. Ti è a fianco come una madre, come una sposa e come un amico.

Se non hai questa certezza, non  riuscirai a perseverare e sarai tentato di voltarti indietro. Nei momenti di buio, di inutilità o di burrasca ricorda tutte le volte che Gesù ti era vicino, riscaldandoti e confortandoti col suo amore. Ora ti sembra lontano e forse pensi che ti abbia abbandonato. Sappi aspettare, Dio  è fedele e si mostrerà ancora al tuo povero cuore in attesa.

Verrà un tempo, dice Gesù a Pietro, quando un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Che cosa vuol dire? Vuol dire, caro amico, che nella vita viene per tutti il momento dell’apparente impotenza. A volte la malattia, spesso è la vecchiaia e sempre è la morte. Anche allora siamo più che mai  nelle mani di Dio. Anzi è proprio allora che il Maestro, se tu ti abbandoni veramente a lui, renderà più ricca di grazia la tua vita. Non temere il futuro con i suoi pericoli e le sue minacce. Non temere per il tempo che passa e le tue forze che declinano.

Non temere per la tua apparente inutilità. Non avere paura per le tue infermità e per la tua debolezza. E’ in esse che meglio si manifestano la forza e l’amore di Dio. Più ti avvicini alla meta e più ne pregusti la gioia.

I SETTE PASSI DELLA CONFESSIONE

La Confessione è un cammino da percorrere in sette passi successivi. I primi due, che si devono considerare una preparazione remota, sono la preghiera e l’esame di coscienza. Gli altri cinque, che costituiscono il cuore del sacramento, sono il dolore di aver offeso Dio, il proponimento di non peccare più, l’accusa dei propri peccati, l’assoluzione del sacerdote e infine la penitenza. Si tratta di un itinerario interiore che può richiedere anche un tempo non breve di maturazione.

Il protagonista è il cuore che si apre a Dio e alla sua grazia, al fine di ottenere il perdono e la pace. E’ importante arrivare davanti al confessore già preparati, dopo aver fatto l’esame di coscienza e aver espresso al Signore  il proprio dolore e il proposito di correggersi. La fede ti farà da la lampada che ti consentirà di arrivare felicemente al termine della strada senza inciampare.

1. La preghiera

Prima di incominciare il tuo esame di coscienza, raccogliti in preghiera e chiedi a Dio la luce necessaria. Infatti è la grazia che ci aiuta a vedere i peccati, anche i più riposti e a evitare le forme di autoinganno e di autogiustificazione. L’uomo infatti, che pure ha l’occhio pronto a vedere i peccati altrui, è piuttosto restio a riconoscere i propri. In particolare nella preghiera davanti al Crocifisso si contempla la divina misericordia che si china sul nostro male per guarirlo. Nella preghiera non solo si vedono i peccati, ma anche la radice che li genera. E’ la radice dell’incredulità e del disamore. Se essa non viene identificata e sradicata la confessione non produce effetti duraturi. La preghiera non solo apre il cammino della confessione, ma ne è la logica conclusione. All’inizio è una preghiera di invocazione, alla fine di ringraziamento. Grazie alla preghiera tutto l’itinerario penitenziale viene compiuto alla presenza dell’Amore misericordioso.

2. L’esame di coscienza

L’esame di coscienza “è una diligente ricerca dei peccati che si sono commessi, dopo l’ultima confessione ben fatta” ( Catechismo di S. Pio X). Esso ti sarà più facile se ogni sera, prima di coricarti, rifletterai  sulla tua giornata alla luce di Dio, chiedendo il perdono e formulando il proposito per il giorno dopo. Nell’esame di coscienza devi “richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, azioni e omissioni, contro i comandamenti di Dio e della Chiesa e gli obblighi del proprio stato” (Catechismo di S. Pio X).

In particolare è necessario mettere a fuoco tutti i peccati mortali, perché essi devono essere confessati, precisandone per quanto possibile il numero. Una coscienza sensibile mette a fuoco anche i peccati veniali, impegnandosi ad eliminarli, anche se non è necessario confessarli tutti. Passa in rassegna, uno per uno, i dieci comandamenti e i sette vizi capitali. Ti aiuterà a portare a galla il male che si è depositato nel fondo dell’anima.

3. Il dolore di avere offeso Dio

Se prenderai consapevolezza dei tuoi peccati davanti al Crocifisso, non ti sarà difficile provare un profondo dolore per averlo offeso e gli chiederai di cuore perdono, detestando sinceramente il male compiuto. Il dolore perfetto, o contrizione, che nasce dalla considerazione dell’infinita bontà di Dio in paragone al nostro disamore, ha l’effetto mirabile di ottenerci il perdono divino e la grazia santificante, purché includa  la volontà di confessarsi. Chiedilo ogni giorno nella preghiera, cosi conserverai l’anima sempre pronta per il momento del giudizio. Il dolore imperfetto o attrizione, nasce dal timore del castigo e dalla stessa bruttezza del peccato. Esso è sufficiente per ricevere l’assoluzione del sacerdote, ma solo la carità, cioè l’amore di Dio sopra ogni cosa, dà la forza per non ricadere di nuovo nei soliti peccati. Senza un sincero dolore dei peccati, perfetto o imperfetto che sia, “la confessione non vale, perché il dolore è la cosa più importante di tutte” (Catechismo di S. Pio X).

4. Il proponimento di non peccare più

Il dolore dei peccati è autentico se è seguito dalla ferma decisione di cambiare vita. “Il proponimento consiste in una volontà risoluta di non commettere mai più il peccato e di usare tutti i mezzi necessari per fuggirlo” (Catechismo di S. Pio X). Esso riguarda tutti i peccati mortali commessi o che si potrebbero commettere. Comprende anche la volontà di fuggire le occasioni pericolose e di distruggere le cattive abitudini che si sono contratte cadendo nei medesimi peccati. E’ la fermezza  del proponimento che fa progredire nel cammino spirituale. Se la confessione si  conclude con un proposito concreto, diventa uno strumento  efficace nel cammino di santità.

5. La confessione dei peccati

Dopo essersi preparati con l’esame di coscienza, il dolore e il proposito, viene il momento dell’accusa dei peccati davanti al confessore, al fine di averne l’assoluzione. “Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali; è bene però confessare anche i veniali” (Catechismo di S. Pio X ).  L’accusa deve essere umile, senza alterigia e senza scuse; deve essere intera, cioè comprendere tutti i peccati mortali commessi dopo l’ultima confessione ben fatta e dei quali di ha consapevolezza e indicare le circostanze che li aggravano e li moltiplicano; deve essere sincera, cioè dichiarare i peccati quali sono, senza scusarli, diminuirli o accrescerli; deve essere prudente, usando termini improntati a modestia e riservatezza,  evitando di rivelare i peccati degli altri; deve essere breve, evitando di dire al confessore cose inutili.

Se uno non è certo di aver commesso un peccato, non è obbligato a confessarsene. Se uno ha il dubbio se l’abbia confessato o meno, non è parimenti obbligato a confessarsene. Chi ha taciuto per dimenticanza un peccato mortale, la confessione vale, ma deve dichiararlo alla prossima confessione. “Colui che per vergogna o per qualche altro motivo tace colpevolmente qualche peccato mortale in confessione, profana il sacramento e perciò ci fa reo di un gravissimo sacrilegio” (Catechismo di S. Pio X). Deve perciò esporre al confessore il peccato taciuto e rifare la confessione dall’ultima ben fatta. Compiuta l’accusa dei peccati, bisogna ascoltare con rispetto quello che dice il confessore e, se necessario, chiedere qualche consiglio per  progredire nel proprio cammino spirituale.

6. L’assoluzione del Sacerdote

Quando ci sono le disposizioni richieste dalla dignità del sacramento, il confessore impartisce  l’assoluzione in nome di Gesù. Tuttavia, quando esse mancano, può differirla o negarla. Ma ciò non deve indurre allo scoraggiamento o al risentimento. Piuttosto  deve considerare umilmente la sua situazione spirituale e mettersi quanto prima nella condizione di poterla ricevere.

7. La penitenza

“La penitenza sacramentale è uno degli atti del penitente, col quale egli dà un qualche risarcimento alla giustizia di Dio per i peccati commessi, eseguendo quelle opere che il confessore gli impone…. La penitenza viene data perché d’ordinario, dopo l’assoluzione sacramentale che rimette la colpa e la pena eterna, resta una pena temporale da scontarsi in questo mondo o nel purgatorio…Le opere di penitenza si possono ridurre a tre specie: alla preghiera, al digiuno, alla elemosina” (Catechismo di S. Pio X). Dopo la confessione il penitente “ se ha danneggiato ingiustamente il prossimo nella roba o nell’onore, o se gli ha dato scandalo, deve per quanto gli è possibile al più presto restituirgli la roba, riparare l’onore e rimediare allo scandalo” (Catechismo di S. Pio X ).

Al termine di queste sette passi, abbiamo ottenuto il perdono di Dio e la sua rinnovata amicizia, la grazia santificante, la pace della coscienza, la speranza della vita eterna e una grazia speciale nel combattimento spirituale. Da morti che eravamo siamo ritornati in vita. Dio ci chiede solo un po’ di buona volontà per donarci le sue inesauribili ricchezze.


AIUTI PER L’ESAME DI COSCIENZA

I Dieci Comandamenti

Io sono il Signore Dio tuo:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me
  2. Non nominare il nome di Dio invano
  3. Ricordati di santificare le feste
  4. Onora tuo padre e tua madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere atti impuri
  7. Non rubare
  8. Non dire il falso
  9. Non desiderare la donna d’altri
  10. Non desiderare la roba d’altri

I precetti della Chiesa

  1. Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni di lavoro
  2. Confessa i tuoi peccati almeno una volta all’anno
  3. Ricevi il sacramento dell’eucaristia almeno a Pasqua
  4. In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno
  5. Sovvieni alle necessità della Chiesa

I sette vizi capitali

  1. Superbia
  2. Avarizia
  3. Lussuria
  4. Ira
  5. Gola
  6. Invidia
  7. Accidia

Il peccati che gridano al Cielo.

  1. Omicidio volontario
  2. Peccato impuro contro natura
  3. Oppressione dei poveri
  4. Defraudare la mercede a chi lavora

Le virtù teologali

  1. Fede
  2. Speranza
  3. Carità

Le virtù cardinali

  1. Prudenza
  2. Giustizia
  3. Fortezza
  4. Temperanza

Le opere di misericordia spirituale

  1. Consigliare i dubbiosi
  2. Insegnare agli ignoranti
  3. Ammonire i peccatori
  4. Consolare gli afflitti
  5. Perdonare le offese
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti

Le opere di misericordia corporale

  1. Dar da mangiare agli affamati
  2. Dar da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i senza tetto
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7. Seppellire i morti

Gli ammonimenti della Parola di Dio       

“ Dal di dentro, dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” ( Marco, 7, 21-23).

“ Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maledicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio” ( 1 Cor. 6. 9-10).

“Ma per i vili e gli increduli, gli abbietti e gli omicidi, gli immorali, o fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte”  (Ap 21, 8).


IL RITO DELLA CONFESSIONE

1. Dopo esserti preparato con la preghiera e aver fatto l’esame di coscienza, ti presenti per fare la tua confessione. Il sacerdote ti accoglie invitandoti a fare il segno della croce:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Rispondi: Amen.

2. Il sacerdote ti esorta ad esporre con retta coscienza i tuoi peccati confidando nell’infinita misericordia di Dio:

Il Signore che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della sua misericordia.

Rispondi: Amen.

3. Incominci la tua confessione dicendo da quanto tempo non ti confessi e esponendo con semplicità, chiarezza, umiltà e brevità tutti i peccati mortali dall’ultima confessione e almeno alcuni peccati veniali.

4. Il sacerdote ti può rivolgere alcune domande e darti dei consigli adatti. Anche tu puoi chiedere dei suggerimenti per il tuo cammino spirituale o spiegazioni su alcune problematiche che non ti sono chiare.

5. Il Sacerdote ti esorta a recitare una preghiera che esprima il tuo pentimento. Potrai recitare una di queste preghiere:    

Mio Dio, mi pento e mi dolgo

con tutto il cuore dei miei peccati,

perché peccando ho meritato i tuoi castighi,

e molto più perché ho offeso te,

infinitamente buono

e degno di essere amato sopra ogni cosa.

Propongo col tuo santo aiuto

di non offenderti mai più

e di fuggire le occasioni prossime di peccato.

Signore, misericordia, perdonami.


O Gesù di amore acceso

non ti avessi mai offeso,

o mio caro e buon Gesù

con la tua santa grazia

non ti voglio offendere più

né mai più disgustarti,

perché ti ama sopra ogni cosa.

Gesù mio, misericordia.

6. Il Sacerdote, dopo averti proposto la penitenza, ti dà l’assoluzione con queste parole:

Dio, Padre di misericordia,

che ha riconciliato a sé il mondo

nella morte e risurrezione del suo Figlio,

e ha effuso lo Spirito Santo

per la remissione dei peccati,

ti conceda, mediante il ministero della Chiesa,

il perdono e la pace.

E io ti assolvo dai tuoi peccati

Nel nome del Padre e del Figlio

E dello Spirito Santo.

Rispondi. Amen

LA CONFESSIONE, MIRACOLO ESISTENZIALE

Cari amici, Gesù in Croce ha espiato i peccati del mondo al nostro posto e per nostro amore. Con la Confessione otteniamo il perdono dei peccati e la vita nuova della grazia. Viviamo la Pasqua con i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia e avremo in dono la pace e la gioia del cuore.

Vostro Padre Livio


Il sacramento della confessione è un dono che sgorga dal Cuore misericordioso di Gesù e che tocca in profondità il cuore dell’uomo. E’ un’esperienza interiore che imprime svolte decisive nella vita delle persone. La pratica esteriore del sacramento, nella sua semplicità, non deve trarre in inganno. Prima che il penitente si accosti al confessionale per deporre il fardello dei suoi peccati e per ricevere l’assoluzione, nel suo intimo è stato combattuta una lunga battaglia. La luce e le tenebre, il bene e il male, la disperazione e la speranza si sono contesi  il dominio del cuore, prima che la decisione non mettesse fine al combattimento con la vittoria di Dio. Più degli altri sacramenti, la confessione presuppone un travaglio interiore. E’ il punto di arrivo di un lavorio della grazia che compie nel segreto i più grandi miracoli. Giustamente viene anche chiamata il “Sacramento della Conversione”, poiché realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre, da cui ci si è allontanati col peccato” (Catechismo C. C. 1423).

Quello che si nasconde nel fondo di un cuore solo Dio lo può conoscere. Ciò che colpisce i contemporanei di Gesù è la sua capacità di vedere laddove nessun occhio umano potrebbe arrivare: “Gesù, conoscendo i loro pensieri disse: Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?” (Mt 9,4). Gli uomini, se vogliono, sono impenetrabili e sanno nascondere perfettamente i loro pensieri, i loro progetti e i loro desideri. Tu potresti vivere accanto a una persona e non sospettare minimamente ciò che si agita nel suo intimo.  Spesso nella vita quotidiana esplodono episodi  di passione e di follia, che hanno come attori delle persone all’apparenza assolutamente tranquille. La vita interiore degli uomini sfugge a ogni controllo e solo Dio la conosce nella sua verità. I sacerdoti che confessano sono testimoni dell’evento straordinario di un’anima che si svela a uno sguardo umano con totale fiducia. Nella confessione le persone manifestano ciò che in esse vi è di più intimo e personale. Raramente questo accade in altre circostanze della vita.

Per comprendere lo spessore esistenziale di questo sacramento, soffermiamoci un momento su un episodio del vangelo che è fra i più toccanti. E’ il brano di Luca che narra del pianto di una peccatrice che bagna di lacrime i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli ( Lc 7,36-50). Gli uomini di quella città la conoscevano come una donna dai facili costumi e, pur abusando di lei, la ricoprivano di disprezzo. Guardandola esteriormente, chi avrebbe potuto indovinare ciò che si andava agitando in quel cuore trafitto dalla parola di Gesù? La bontà del Maestro, il suo invito alla conversione, le sue parole di misericordia avevano acceso una fiammella di speranza in quell’anima che brancolava nelle tenebre. Ed ecco che improvvisamente cade il sipario e il dramma esistenziale di quella povera creatura diventa palese ed appare in tutto il suo splendore la vittoria della grazia: “ Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di Lui  e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato” (Lc 7, 37-38).

La persona sulla quale i commensali puntano gli occhi è ben diversa da quella che erano soliti vedere e giudicare. E’ una persona radicalmente nuova. Si tratta innanzi tutto una novità interiore, che riguarda il cuore conquistato dalla luce. Ma nel medesimo tempo è anche una novità  esteriore, che stupisce e impone rispetto. Nella confessione si manifestano e si rendono evidenti i miracoli della grazia, che trasformano e rinnovano esistenze abbruttite dal male. Nessuno come il sacerdote confessore può testimoniare ciò che la potenza di Dio può compiere, facendo risorgere delle persone nelle quali la bontà, l’amore e la speranza erano spenti. Nessun uomo può entrare a suo piacimento nel cuore di un altro uomo. Se una persona si è indurita nel male, nessuno potrà cambiarla. Ogni nostra parola, come ogni nostra pressione, sbattono contro un muro impenetrabile. Nella confessione si assiste a questo miracolo esistenziale di cuori che si aprono e di persone che risorgono. La vera dimensione della vita, che è quella intima e che riguarda i rapporti di ogni coscienza con Dio, si rivela in questo straordinario sacramento della misericordia divina.

Non vi è dubbio che i confessori siano testimoni dei più grandi miracoli che accadono sulla terra. Se i confessionali potessero parlare, avremmo una conoscenza ben più vasta e profonda della misericordia di Dio e della miseria umana. I drammi nascosti della vita vengono a galla in quei colloqui a tu per tu, dove un uomo rappresenta Dio stesso. E’ all’Onnipotente che una creatura racconta ciò che non potrebbe mai affidare a un qualunque mortale. E’ nell’umana semplicità di quel sacramento che vengono curate le malattie spirituali più devastanti, che uno psicologo non potrebbe neppure alleviare. Oggi la scienza compie progressi, fino a qualche tempo fa inconcepibili, per quanto riguarda la salute psicofisica dell’uomo.  Tuttavia non potrà mai trovare la medicina che trasformi un uomo cattivo in un uomo buono e che dia la pace e la gioia a chi è nel tormento e nella tristezza.

La confessione compie questo tipo di miracoli, che sono i più grandi in assoluto, perché vanno oltre ogni umana possibilità. Un uomo che cambia vita è un prodigio ben più impressionante della resurrezione di un cadavere. Ma, quello che più conta, si tratta di una esperienza che ognuno può verificare nella propria vita. La conversione è la prova sperimentata dell’amore onnipotente di Dio, che ha a cuore i suoi figli e vuole che si salvino. Nella confessione si realizza questo evento mirabile della creatura che ritorna al suo Creatore, sottraendosi alla dittatura del potere delle tenebre. Quante volte il confessore ha accolto un’anima gemente, oppressa e disperata, e l’ha congedata serena, piena di pace e di speranza. Quale clinica dell’anima potrebbe mai realizzare risultati di questo genere?

Qual è il segreto di questi miracoli esistenziali che accadono ogni giorno sotto i nostri occhi? La causa non è qualcosa che, in ultima istanza, fa riferimento all’uomo e alle sue capacità. Neanche Padre Pio o il Curato d’Ars erano all’origine degli eventi di grazia che accadevano nei loro confessionali. La causa è l’azione misteriosa dello Spirito Santo che tocca i cuori, li apre, li cura e li trasforma. L’autore di queste meraviglie è Cristo stesso, che ha preso sulle sue spalle i peccati di tutti gli uomini e li chiama a sé per liberarli e guarirli.

Proprio nel momento supremo della sua vita, quando sta per consegnare  il suo spirito al Padre, Gesù ci mette davanti agli occhi la resurrezione spirituale che la grazia opera, cambiando radicalmente una persona e il suo stesso destino eterno. Uno dei malfattori appesi alla croce insulta Gesù e muore prigioniero della sua incredulità e durezza di cuore. L’altro, toccato dalla grazia, cambia radicalmente nel suo intimo, proprio sulla frontiera che separa il tempo dall’eternità. Egli si rivolge a Gesù dicendo: “ Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. E Gesù gli rispose: “ In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23, 42-43). Come spiegare questo cambiamento? I confessori conoscono molto bene queste sorprese della grazia. Non è certo esagerato affermare che in nessun luogo come presso un confessionale avvengano gli eventi più stupefacenti  a cui va incontro una persona. Nella cornice umile e discreta di questo sacramento Dio e l’anima scrivono pagine incancellabili, gelosamente conservate nei libri dell’eternità.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

27. Chiedi allo Spirito i suoi sette santi doni

Decidendoti per la santità hai fatto la scelta che dà significato alla tua vita e la proietta nel cielo dell’eternità. Non ti pentirai mai di averla fatta, anche se in alcuni momenti ti farà sudare sangue. Non sempre riuscirai a realizzare le tue aspirazioni, perché portiamo il tesoro della grazia in vasi di creta. La natura umana, indebolita dal peccato, resiste fino alla fine all’opera purificatrice della grazia.  Dio, nella sua infinita sapienza, ci preserva dall’orgoglio spirituale,  lasciandoci il fastidio delle nostre debolezze e dei nostri difetti. Sarebbe una vittoria del demonio se ti un giorno pensassi di aver raggiunto una tale perfezione da essere considerato santo. Anche la santità è un dono, che tuttavia richiede la nostra attiva cooperazione.Il solo fatto che tu, nell’intimo del cuore, faccia crescere il desiderio di santità, riveste la tua vita di incomparabile bellezza. Sii  infaticabile nel coltivare il sogno di una santità nascosta e operosa e permetti allo Spirito di lavorare nel tuo intimo. Infatti, ora che sei rivestito della grazia santificante, disponi una guida interiore che prima non avevi. Sono le ispirazioni e le illuminazioni dello Spirito Santo che silenziosamente ti conduce, con dolce fermezza, lungo l’aspro cammino. Ti sarà sempre necessario l’accompagnamento della Chiesa, che Gesù Buon Pastore ha donato alle pecorelle del suo gregge. Ma nella vita di ogni giorno hai l’immensa grazia di un maestro interiore, lo Spirito di Verità, che ti illuminerà con la sua luce e ti riscalderà col suo amore.

Nel silenzio della preghiera e nella disponibilità del cuore, nel quale tacciono le passioni, lo Spirito non mancherà di farti sentire la sua voce. Sarà lui la tua guida spirituale insostituibile, che ti prenderà per mano senza mai lasciarti solo. Lo Spirito farà fiorire i suoi santi doni, grazie ai quali la tua anima viene assimilata a Dio, come il ferro che diventa incandescente nel fuoco. Le divine virtù e perfezioni la compenetrano talmente da riflettere in se stessa gli stessi pensieri e sentimenti di Gesù . Coltiva con umile tenacia uno per uno i doni dello Spirito, che ti porteranno alla vetta della perfezione.

Grazie al dono della sapienza l’anima acquista uno spiccato senso soprannaturale. Vede e giudica ogni cosa non secondo il metro e la mentalità degli uomini, ma unicamente dal punto di vista di Dio. Se hai in te la luce della sapienza, saprai vedere la mano provvidente e misericordiosa del Padre celeste anche negli avvenimenti apparentemente insignificanti della tua vita quotidiana. Allo stesso modo la saprai scorgere anche nei grandi eventi storici, dove, al di là dell’azione degli uomini e della natura, vi è la mano dell’Onnipotente che tutto regge e governa. Imparerai così a ringraziare e a riporre sempre la tua fiducia in Dio.

Grazie al dono dell’intelletto lo Spirito Santo conduce la tua anima alla comprensione profonda delle verità della fede. Per quanto lo studio umano possa essere utile, non ti sarà mai possibile penetrare il significato profondo dei misteri  senza una luce soprannaturale che illumina la tua mente. Quanti hanno studiato teologia, ma sono poi caduti in gravi errori! Quanti, che si sono fondati sulla scienza umana nello studio delle Scritture, si sono fermati al loro significato superficiale. Senza la virtù della fede non è possibile la conoscenza della verità rivelata. Più cresci nella fede e più conosci Dio e la sua Parola. Se la tua fede progredisce e si perfeziona, riceverai il dono dell’intelletto, grazie al quale i misteri della fede ti mostreranno il loro splendore e la loro sublime bellezza.

Il dono del consiglio è quella luce che illumina il cammino di santità, impedendoti di compiere dei passi falsi, senza che tu ti sia reso conto di aver sbagliato direzione. Devi chiederlo allo Spirito Santo, con insistenza e con cuore sincero, perché non abbia mai a confondere il male col bene e perché venga preservato dalle forme più sottili di auto-inganno. Pensa, caro amico, in quante situazioni della vita è difficile sapere con coscienza certa ciò che è bene e ciò che è male e quale sia la volontà di Dio da compiere. La tentazione di confondere la volontà divina con le nostre passioni è sempre in agguato e il pericolo della falsa coscienza incombe. Che cosa fare? Solo la luce dello Spirito Santo, che illumina un cuore puro e aperto alla verità, ti può indicare con sicurezza la via da seguire, senza cadere nelle insidie dell’ingannatore

Non è possibile seguire Cristo lungo la via della croce e fino alla testimonianza del martirio senza il dono della fortezza. E’ questo dono dello Spirito che ti sottrae dalla mediocrità e dalla tiepidezza della carne, per indirizzarti verso la pratica eroica delle virtù. Oggi il dono della fortezza è particolarmente necessario, perché il cristiano è chiamato a camminare controcorrente. Pensa a quale triste spettacolo danno vita molti cristiani che pensano e agiscono come il mondo, intruppati nel gregge del materialismo e dell’indifferentismo. Se in te non c’è la forza di Dio, il fiume di fango del mondo ti trascinerà via. Se in te non c’è l’energia dello Spirito, non potrai né seguire Cristo, né testimoniarlo. Chiedi in questo giorno di grazia il coraggio della testimonianza fino al dono del martirio.

Col dono della scienza imparerai a giudicare rettamente delle creature, vedendole in rapporto al Creatore e a usarle in ordine al tuo fine ultimo, che è la vita eterna. Il tuo occhio, illuminato dal dono della scienza, scorgerà nella natura il riflesso della divina Bellezza e, come S. Francesco, imparerà a lodarla e a glorificarla. Tutto ti porterà a Dio. Il fiore del campo, come le mirabili realizzazioni dell’intelligenza umana. Saprai usare ogni cosa terrena per il fine ultimo, che è la salvezza eterna delle anime. Non ti lascerai appesantire nel tuo cammino da ciò che è effimero e non permetterai che la fiera delle vanità ti seduca, perché il tuo occhio non perderai mai di vista la meta del cielo a cui devi tendere.

Grazie al dono sublime della pietà potrai sentire che Dio è Padre, il quale ti ama con infinita tenerezza e che tu gli sei figlio, di cui egli desidera l’affetto, la dedizione, l’obbedienza e il totale abbandono. Come il bambino nelle braccia della madre, così tu ti sentirai pieno di fiducia e di sicurezza sul cuore di Dio. Ogni paura si sarà dissolta e scoprirai che Dio è amore. Nel medesimo tempo ti renderai conto di avere innumerevoli fratelli e sorelle. Prima erano estranei o nemici. Ora, nella luce soprannaturale, scoprirai la grande famiglia dei figli di Dio, di cui Gesù è il Figlio prediletto e il fratello maggiore.

Tutti i doni dello Spirito Santo confluiscono nel santo timore di Dio. Il timore santo non è paura, ma consapevolezza che l’Onnipotente è santo e non tollera il peccato. Con questo dono, caro amico, attenderai con “timore e tremore” all’opera della tua salvezza, cercando di essere un figlio di Dio irreprensibile, in mezzo a una generazione allo sbando, nella quale devi risplendere come un astro del cielo.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

26. Per diventare santo impara dalla formica

Se ti dico che la santità è il fine della vita di ogni uomo, probabilmente mi guardi con scetticismo. Mi concedi volentieri che alcune persone siano chiamate a vivere eroicamente sotto il profilo morale e spirituale. Anzi, sei assolutamente convinto che senza i santi il mondo sarebbe una landa deserta e inospitale. Ma, obbietti, la maggioranza degli uomini è fatta da persone le cui principali preoccupazioni sono di ordine materiale e temporale. Non è forse vero che le moltitudini si preoccupano in primo luogo di soddisfare gli istinti primari, completamente dimentichi della vita interiore?

Purtroppo hai ragione, caro amico, ma quella che hai davanti agli occhi non è l’umanità che Dio ha creato nello splendore della sua grazia, ma quella decaduta e abbruttita dal peccato. Su di essa, e anche tu lo hai sperimentato, si è chinata la divina misericordia per chiamarla a nuova vita. In Gesù Cristo la santità non è un ideale astratto, ma una realtà concreta che  viene proposta e donata a tutti . Con la sua grazia ogni uomo può seguirlo e imitarlo. Se ti metti alla scuola di  Gesù, cammini spedito sulla via della santità.

Ora che sei impegnato nel cammino di conversione, mi preme sgombrare il campo da un malinteso, secondo il quale la santità sarebbe un traguardo che non è alla portata di tutti, ma soltanto di alcuni privilegiati. Questo non può essere, perché la santità è il fine stesso della vita, raggiungendo il quale l’uomo si realizza e consegue la felicità. Comprendi anche tu che il traguardo della felicità deve essere accessibile a tutti, dal momento che tutti la desiderano ardentemente. S. Agostino, quando era ancora nel difficile passaggio della conversione, guardandosi intorno diceva a se stesso per spronarsi a decidere: “Se questo e quello sono diventati santi, perché non io?”.

Infatti, se ci rifletti bene, il punto di partenza è uguale per tutti. Ogni uomo infatti nasce malato e incline al male. I santi, prima di diventare tali, erano uomini fragili e peccatori come noi. Come sono diventati santi? Con l’aiuto della grazia e la loro buona volontà. Ma, caro amico, non è forse vero che la grazia viene concessa a tutti e che la buona volontà dipende da ognuno di noi? Non dimenticare che alcune delle stelle più fulgide della santità sono stati dei grandi peccatori. 

Ora ascoltami: se tutti nasciamo nel peccato e a tutti viene concessa la grazia di Cristo, perché mai alcuni diventano santi e altri no? Dovrai ammettere che la differenza è data soltanto dalla buona volontà. E’ questo il fattore decisivo e discriminante fra chi realizza la sua vita sul cammino della santità e chi la disperde lungo la via della mediocrità e del male. Il motivo per cui non pochi cristiani indietreggiano di fronte alla chiamata universale alla santità è dovuto a un falso concetto che se ne sono formati. Associano la santità ad opere straordinarie, per le quali ritieni di non essere portato. Effettivamente molti santi sono state persone eccezionali, ai quali Dio ha dato doni e affidato missioni particolari. Tuttavia vi è una moltitudine immensa di santi ordinari, molti dei quali ignoti alla uomini, ma ben noti a Dio, che hanno vissuta la sanità nella dimensione ordinaria della loro vita.

Tante esitazioni e perplessità si dissolvono come la nebbia al sole se intendi la santità nel suo genuino significato. Non vi è dubbio che esistano vie straordinarie alla santità, che sono connesse a particolari bisogni della Chiesa e delle anime Quante figure di santi ci sovrastano e quasi ci impauriscono per la severità dell’ascesi, per la profondità della dottrina, per le opere realizzate nel campo sociale ed ecclesiale, per i miracoli compiuti. Si tratta però di vocazioni straordinarie, mentre la maggioranza dei fedeli è chiamata a percorrere una via assai più semplice, che consiste nella pratica delle virtù umane e cristiane nel contesto dei compiti, dei doveri e degli impegni della vita quotidiana.

“Imparate da me che sono mite e umile di cuore” ( Mt 11,29).  Percorri il tuo cammino di perfezione sforzandoti di creare, giorno dopo giorno, un cuore umile, puro, mite, compassionevole, paziente e distaccato dalle cose del mondo, come era il cuore di Gesù. Ti sembra difficile tutto questo? Incomincia il cammino e man mano che avanzi ti sentirai più forte, mentre ne scoprirai sempre meglio la bellezza e la grandezza. Ti voglio però dare una indicazione molto concreta, affinché possa avere un punto di riferimento certo che sei sulla strada giusta. In senso stretto la santità è la veste candida della grazia santificante della quale sei stato rivestito col battesimo e che hai di nuovo riconquistato col sacramento della riconciliazione. Nel tuo cammino di perfezione veglia per conservarti in grazia di Dio o per riacquistarla al più presto, nel triste caso che l’avessi perduta. Allora fioriranno in te le virtù e i doni dello Spirito Santo, perfino a tua insaputa e nel più totale nascondimento di una vita normale.

Il desiderio di diventare santi non è superbia, ma risposta a una chiamata. Tuttavia mettiti in cammino facendoti piccolo come una formica. Piccola e nera com’è, non la nota nessuno. Non cercare visibilità, apprezzamenti e riconoscimenti da parte degli uomini. C’è una santità nascosta, nota solo a Dio, che conosceremo in cielo. Allora sarà grande il nostro stupore quando ci renderemo conto di quanti sono coloro che noi  credevamo fossero gli ultimi e invece sono i  primi. A meno che Dio disponga diversamente, deciditi per questo tipo di sanità, quella che i più non vedono. E’ la più sicura e la meno esposta alle insidie del superbo serpente. E’ la stessa santità di Maria, tenuta nascosta agli occhi del mondo, ma infinitamente più luminosa di quella di tutti i santi.

Dalla formica impara anche la tenacia. Osserva come tiene ben stretto in bocca il chicco di grano, più grosso di lei, e lo porta a destinazione senza lasciarlo cadere. Allo stesso modo tu tieni saldamente in pugno la decisione di diventare santo e non permettere che si sciolga come la neve al sole di primavera. La santità è un’opera di pazienza quotidiana. Ogni giorno devi fare un passo in avanti. Ogni giorno devi aggiungere un mattone all’edificio che stai costruendo. Non servono gesti sensazionali, ma piuttosto l’oscura dedizione al dovere quotidiano.

Dalla formica impara la virtù della perseveranza. Dopo ogni calamità esse riprendono sempre a ricostruire. Lungo il cammino di santità ti può succedere di rallentare e persino di cadere. L’importante è che tu non lo lasci mai, per seguire la via larga della perdizione. Solo chi persevererà fino alla fine sarà salvo (cfr Mt 24,13). Ti sarà di grande aiuto la fiducia nella divina Misericordia. In fondo a Dio non importa quanto sei riuscito a realizzare. A Lui importa che tu, nella tua miseria, abbia fiducia nella sua bontà e nel suo perdono.

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