Mese: Giugno 2024 Pagina 1 di 22
Editoriale 27 Giugno 2024
Il risultato inatteso della Novena
La Regina della pace ha detto che con le preghiere e i sacrifici si possono sospendere le leggi della natura e fermare le guerre per quanto violente esse siano. Con la Novena in preparazione all’anniversario delle apparizioni la Madonna ha creato una forza di intercessione mai vista prima. Altre Novene sono state chieste a Medjugorje in precedenza, ma questa è stata certamente più solenne anche perché si è chiusa con l’apparizione finale, in cima al Podbrdo. È stata come una chiamata ufficiale nella quale siamo stati coinvolti tutti, questo significa che il pericolo è davvero vicino.
Indubbiamente è possibile che satana riesca a prevalere se non ci opponiamo e la Madonna ci ha chiamato proprio per contrastare con la preghiera il piano di satana. È stata una Novena faticosa per chi era a Medjugorje, ma anche per chi l’ha praticata a distanza, perché finiva tardi alla sera, è durata nove giorni e si è svolta in pieno periodo lavorativo, le persone si alzano presto al mattino. Questa Novena è stato un sacrificio per tanti.
La Madonna ha messo in guardia dall’attacco di satana nei confronti della pace e della famiglia, che sta per essere sbriciolata dalla nuova cultura dell’uomo al posto di Dio. È un’emergenza gravissima. Senza la pace e senza la famiglia il mondo va verso l’autodistruzione. Sono progetti malsani che vengono dal diavolo e appartengono a gente che dal diavolo è stata pervertita. Grazie a Dio la Madonna c’è, è qui per lottare e per vincere e per realizzare il suo progetto di salvezza ci ha dato le armi spirituali, cioè il Rosario e il digiuno.
Nell’intenzione della Madonna questa Novena ha avuto un’altra finalità che è stata quella di risvegliare il mondo medjugorjano che negli ultimi tempi si era intiepidito, aveva perso il fervore delle origini. C’è stato un mutamento visibile che ha riguardato l’insieme di tutto il popolo della Gospa e in particolare Medjugorje. Questa Novena è stato come uno squillo di trombe, un richiamo alle armi spirituali come aveva fatto in precedenza, il 1° gennaio 2024 quando in tanti hanno risposto alla chiamata su Podbrdo, nonostante il freddo, la pioggia e l’ora tarda. In quell’occasione la Madonna disse: «Grazie perché avete risposto alla mia chiamata e avete pregato per le mie intenzioni. Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli».
Nel messaggio del 25 febbraio dello stesso anno, la Regina della pace aveva denunciato la presenza della zizzania che si era impossessata di molti cuori che sono diventati sterili: «Cari figli! Pregate e rinnovate il vostro cuore affinché il bene che avete seminato porti frutto di gioia e di unione con Dio. La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili, perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».
Per capire quello che accade nel mondo e quello che c’è nei cuori delle persone, bisogna leggere i messaggi della Madonna e comprenderli. La Madonna ci richiama alla preghiera per la pace e per la famiglia proprio per mostrarci quello che il diavolo sta operando nei cuori. Non c’è dubbio che la Novena di giugno abbia innestato un risveglio notevole della preghiera e della fede. Il popolo della Gospa ha risposto alla chiamata sia a Medjugorje che a distanza, in tanti e con fervore, infatti, hanno partecipato alla Novena. La partecipazione inizialmente non è stata tanta, ma è andata aumentando fino a toccare il picco il giorno dell’anniversario delle apparizioni, quando la gente era veramente tantissima.
Oltre alla partecipazione della gente del posto e dei pellegrini, ovunque nel mondo c’è stata una grande e sentita partecipazione. Lo abbiamo potuto appurare dai nostri canali social e dal numero di ascoltatori in diretta radio. Questa Novena ha avuto una risonanza molto ampia in tutto il mondo. C’è stato un risveglio che è latitante ma che è un’attesa silenziosa di eventi che accadranno. L’attesa dei dieci Segreti è reale e riguarda una vasta opinione pubblica della Chiesa, non solamente sacerdoti ma soprattutto semplici cristiani. Nel popolo umile e semplice c’è una vera diffusione dei messaggi della Gospa, del piano della Regina della pace, delle informazioni sui Segreti molto più vasta di quello che siamo portati a pensare.
Possiamo dire che quello che è stato detto su Medjugorje e sulla Regina della pace in tutto questo tempo ha lasciato il segno, così come le testimonianze dei veggenti stessi che fino a poco tempo fa hanno incontrato i pellegrini raccontando la loro esperienza; anche ai microfoni di Radio Maria i veggenti si sono raccontati diverse volte. Tutto questo la gente lo ha interiorizzato e capisce che stiamo vicini al tempo dei Segreti, difatti è molto interessata a sentirne parlare e chiede anche a noi di dedicare trasmissioni proprio su questo argomento.
Il tempo dei Segreti è vicino, lo dice la situazione internazionale. La gente si è resa conto che siamo veramente sull’orlo dell’abisso e che il tempo stringe. L’opinione pubblica non prende alla leggera queste cose, è molto seria a riguardo e si pone domande importanti circa il futuro. È nell’aria il sentore che siamo alla vigilia dell’innominabile Armageddon.
Nel tempo dei Segreti la gente guarderà alle profezie fatte tre giorni prima sugli eventi che accadranno. Già ora la gente rivolge l’attenzione alla Regina della pace e, come nel caso della Novena, risponde alle chiamata si mette a pregare. Solamente la Madonna ci può salvare, Lei è qui come inviata da Dio per vincere contro satana e dare all’umanità un tempo di pace. Con questa Novena la Madonna ha risvegliato il mondo dal torpore spirituale. Quelli che vogliono la guerra e il dominio del mondo hanno ignorato questa Novena, come se fosse una pratica di poco conto, riservata a pochi creduloni. Ma noi sappiamo che non è così.
La Madonna ci ha chiamato a pregare proprio perché il pericolo è imminente, è prossimo, i tempi sono maturi. La gente ha capito la portata di questa chiamata e ha risposto. Continuiamo a pregare, la Madonna ci ha detto che se saremo suoi vinceremo.

di Stefano Caprio – Asia News – 29 Giungo 2024
Contro ogni previsione, il Pil della Russia sta crescendo a ritmo sostenuto. Non c’è più bisogno di mettere qualcosa da parte per i “tempi bui”, che sono già arrivati. Tutto si riversa sul consumo immediato e ovviamente la massa principale dei soldi finisce nell’industria bellica, attorno alla quale crescono i vari gruppi di un indotto senza fine.
Con le discussioni alla Duma di Mosca sulle modifiche alla riforma fiscale, cercando di introdurre tasse sempre più estese e salutando definitivamente il sistema assistenziale degli ultimi decenni, la Russia si sta preparando a ridefinirsi in modo definitivo nella economia di guerra, destinata a modellare il Paese per molti anni, anche dopo il regno eterno dello zar Putin. L’ultima trovata è l’aumento della tassa sui divorzi, che permette di prendere due piccioni con una fava: afferma la prevalenza dei “valori tradizionali” difendendo la famiglia e il principio dell’indissolubilità del matrimonio, e allo stesso tempo assicura un gettito abbondante e garantito, essendo la Russia, al di là dei proclami, assai poco legata a quegli stessi valori, con un tasso di divorzi molto più alto che nella maggior parte dei Paesi del mondo (solo l’anno scorso ce ne sono stati più di 700mila). In compenso è stato proposto anche di eliminare la tassa sui matrimoni, per le stesse ragioni.
L’effetto di queste misure sulla vita dei russi è in realtà paradossale, in quanto invece di un impoverimento, sembra aprirsi una stagione di benessere e arricchimento. La presidente della Banca centrale di Russia, Elvira Nabiullina, ha rivelato che in effetti stanno molto crescendo i crediti alle persone e alle aziende, perché “la popolazione diventa sempre più ricca”. Contro ogni previsione, la Russia sta battendo ogni record di tasso di crescita del Pil, che nel 2023 è risultato del 3,6% rispetto all’1,8 che era stato pronosticato, e nei primi quattro mesi di quest’anno è salito a un’indecente 5,4%, creando un entusiasmo popolare per la “economia di mobilitazione”.
Uno dei più importanti economisti russi, il professor Igor Lipsits, che ora vive in Lituania dopo essere stato cacciato dal mondo accademico e dichiarato “agente straniero”, spiega a Radio Svoboda che “prima la Russia lasciava parte dei proventi delle esportazioni come riserve all’estero, ora non si lascia più nulla e tutto viene reinvestito all’interno del Paese”. Non c’è più bisogno di mettere qualcosa da parte per i “tempi bui”, perché i tempi bui sono già arrivati, e nessun futuro più ci aspetta. Tutto si riversa sul consumo immediato, e ovviamente la massa principale dei soldi finisce nell’industria bellica, attorno alla quale crescono i vari gruppi di un indotto senza fine. Ai soldati non servono solo le armi, ma anche il cibo, i vestiti, le medicine e tanto altro, e tutta la popolazione vive in stato di mobilitazione, anche quelli che non devono andare al fronte, almeno per il momento.
Più che economia “di guerra”, potrebbe essere definita economia “della fine dei tempi”, una sensazione di apocalisse vissuta in presa diretta. La dimensione religiosa sempre più applicata alla politica e alla società crea l’illusione che la Russia sia già nel regno dei cieli, che sia al di sopra delle turbolenze terrene dei popoli in preda all’anticristo occidentale, e che i soldati in Ucraina siano angeli scesi a difendere la purezza dei santi. Il presidente Vladimir Putin ha voluto confermare questa sensazione, recandosi in pellegrinaggio alla Lavra della Trinità di San Sergij, dove insieme al patriarca Kirill ha venerato l’icona della Santissima Trinità di Rublev, assurta ormai a simbolo della riunificazione celeste dei popoli slavi, baciando il sarcofago che contiene le spoglie di San Sergij di Radonež, patrono della Russia militante.
Il prodotto interno lordo cresce, ma non produce nulla per il futuro della Russia, che ha ormai raggiunto la sua condizione sempiterna. Come afferma Lipsits, “il Pil russo è ormai sepolto sotto le terre nere dell’Ucraina, insieme ai caduti e alle armi per cui si spendono tanti soldi”. Il “prodotto lordo” non riguarda tanto quello che si produce, ma quanto si raccoglie di valore aggiunto, mentre i grandi investimenti nella guerra non aggiungono nulla: è un enorme spreco di soldi, una “danza della morte”, come appare la vita quotidiana di Mosca con l’arrivo dell’estate, un continuo raduno di feste e bagordi in ogni angolo e locale della capitale.
In teoria, le nuove misure del governo dovrebbero ispirare un grande spirito di sacrificio e di sostegno alle necessità del momento contingente: siamo circondati dai nemici, stringiamo la cinghia e rinunciamo ai lussi. Invece si produce l’atteggiamento contrario: se tutti sono contro di noi, possiamo godercela fino in fondo, tanto non abbiamo più niente da perdere. Difficilmente questa illusione potrà durare a lungo, ma la generazione attuale dei russi ha perso la dimensione della “durata”, tre anni di guerra dopo tre di pandemia valgono come un’era geologica nella mente delle persone. Alla esaltazione apocalittica seguirà inevitabilmente una lunga “stagnazione putiniana”, visto che ormai tutti i parametri della vita sociale russa riconducono ai meccanismi del sistema sovietico, quelli della “economia orizzontale” sempre uguale a sé stessa.
Gli economisti avvertono il pericolo dell’effetto “elastico” del Pil, che si espande per poi ritorcersi contro, ti arrivano addosso i soldi che hai sprecato, finché rimani senza nulla. Il 40% dell’intero bilancio russo è costituito dalle spese per la difesa, ma anche per il resto della “economia civile” si calcolano enormi investimenti edilizi per la ricostruzione di Mariupol e di altre città distrutte in Ucraina, un capitolo assai poco “civile” del programma. Molti altri punti del testo ufficiale di bilancio sono segretati, e in gran parte si parla di “economia chiusa”, indecifrabile e tenebrosa come appunto avveniva ai tempi sovietici.
Quando Mikhail Gorbačev inaugurò la perestrojka, il passaggio fondamentale che poi non gli riuscì di realizzare fu proprio quello verso la “economia civile”, mentre tutto il sistema era indirizzato agli scopi della guerra fredda, da sostenere all’infinito. Le voci del bilancio erano classificate come “potenziale di mobilitazione”, tanto che in ogni fabbrica di articoli “civili” c’era una procedura di conversione bellica, da attivare al minimo segno di nuovo conflitto. Negli anni Novanta questi “potenziali” rimanevano a carico delle aziende senza alcun sostegno dello Stato, finendo per provocare continue bancarotte. Non si poteva disfarsene, perché era un “sacro tesoro” assai più importante dello sviluppo della società civile, e proprio questo fu uno dei motivi principali del crollo dell’Urss dal punto di vista economico: non poter rinunciare alla guerra per costruire la pace.
Gorbačev fu accusato di aver depresso l’economia con le leggi contro le bevande alcoliche, e molti attribuiscono la fine del sistema sovietico alle perdite per la guerra in Afghanistan, ma in realtà queste erano quisquilie a confronto dei macigni dell’economia bellica nel suo insieme, che ha prosciugato tutte le risorse dell’impero comunista. Oggi non si è ancora arrivati a quei livelli, ma l’Ucraina potrebbe rivelarsi per la Russia putiniana un nuovo Afghanistan; non quello dei talebani che ormai vanno a braccetto con i politici russi, ma il Paese che resiste ad ogni nuovo assalto, con il sostegno pur ondivago di tutto l’Occidente. Per ora invece i russi vogliono che la guerra continui per poter guadagnare; in una città relativamente periferica come Ivanovo, 300 km a est di Mosca, gli affari con la tessitura delle divise militari hanno generato un vero e proprio boom di guadagni, e gli abitanti locali sperano solo in nuove mobilitazioni.
Si creano dei clamorosi paradossi, come il crollo del mercato immobiliare a fronte dell’enorme crescita di quello edilizio: si fa di tutto per vendere le proprietà che non servono più a nessuno, e andare invece a costruire le nuove case delle zone devastate non solo in Ucraina, ma anche nella regione di Belgorod e altri territori coinvolti. Gli acquirenti vi si gettano comprando a pochi rubli, nella speranza di fare affari chissà quando. Il turismo interno si è intensificato in modo vertiginoso, non potendo tutti recarsi in amene spiagge asiatiche o cubane, e di conseguenza sono sempre più attivi i voli interni, anche se gli aerei sono sempre meno affidabili per mancanza di manutenzione e ricambi. In Crimea la maggioranza teme gli assalti dei droni ucraini, ma lo Stato offre incentivi sempre più allettanti, compresi gli alberghi a prezzo quasi gratuito, tanto altrimenti non si riempirebbero, senza contare il fascino perverso della vacanza in zona di guerra, che stimola il senso di onnipotenza di chi vuole a tutti costi sentirsi vincitore, e sprezzante di fronte a qualunque pericolo.
Non solo l’esaltazione bellica e la spensieratezza apocalittica tengono la popolazione russa in uno stato di ipnosi rispetto agli sviluppi dell’economia, e al futuro del Paese. Per anni l’unica linea politica di Putin era la “stabilità sociale”, dopo i convulsi anni Novanta che avevano sgretolato ogni certezza. La gente non vuole sapere come stanno veramente le cose, approfitta di possibilità nuove e insperate, e sfrutta l’onda di certezze ben diverse da quelle della condivisione comunista dei beni, o della protezione paternalista degli oligarchi. La Russia ha scelto di isolarsi in un proprio mondo, un mondo russo sempre più fasullo e incomprensibile, al di sopra e al di fuori delle coordinate geografiche, storiche, culturali e religiose. Come fu per l’Unione Sovietica nello scorso secolo, così nel terzo millennio la Russia tenta un esperimento mai visto: invertire il corso della storia, godersi il presente per tornare al passato, cancellando per sempre il futuro.

DOMENICA TREDICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Cari amici di Radio Maria buona Domenica!
Questo giorno benedetto col quale si compie la settimana ci rivela che la nostra vita non finisce nel tempo, ma è un cammino verso l’eternità.
Infatti la Domenica è il giorno cristiano per eccellenza, nel quale Cristo è risorto, vincitore del male e della morte e che si dona a noi nel Sacramento dell’Eucaristia.
Oggi il vangelo ci ricorda un miracolo straordinario di Gesù, che ridona vita a una bambina di 12 anni, figlia del capo della Sinagoga, di nome Giairo.
Innanzi tutto ci colpisce la fede di questo uomo che crede in Gesù e lo accompagna a casa a sua anche quando gli riferiscono che sua figlia è morta.
Per concedere i miracoli, anche i più grandi come la resurrezione di una persona, Gesù chiede la fede in Lui. Perciò dice al capo della Sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede”.
Imprimiamo nella nostra mente questa raccomandazione di Gesù, perché ci sarà molto utile in tutte quelle situazioni della vita in cui tutto sembra perduto. Se ci rivolgiamo a Lui con fede, Gesù può fare qualsiasi cosa.
Ci sono tuttavia anche quelli che non credono e sono le persone che sono accorse per il lutto e che deridono Gesù perché afferma che la fanciulla non è morta, ma dorme.
Gesù non ama fare spettacolo con i suoi miracoli, perciò caccia via tutti ed entra col padre e la madre e con i suoi tre apostoli, Pietro Giacomo e Giovanni, dove era la bambina.
La prende per mano e le dice: “Talità kum”, espressione aramaica che significa: “Fanciulla alzati”. E subito la fanciulla si alzò e camminava. Gesù dice ai genitori di darle da mangiare, come riprova che i fantasmi non mangiano.
Questi sono i miracoli della fede. Gesù in questo modo ha anche preparato suoi apostoli a credere nella sua resurrezione. Chiediamoci, alla luce di questo brano di vangelo, a che punto è la nostra fede in Lui, in questi tempo di dubbi, di negazioni e di derisioni.
Vostro padre Livio
Forma breve (Mc 5, 21-24.35b-43):
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,21-24.35b-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore

Riflessione di un giovane sulla Novena e i segreti
Caro Padre Livio, torno a scriverle dopo qualche mese. Faccio riferimento a ciò che ha detto stamani (27 giugno) nel suo editorialino sulla Novena. Posso confermarle che l’attesa dei segreti è una realtà che è molto più sentita di quanto si creda, soprattutto fra i giovani. Le porto la mia testimonianza personale: su Instagram gestisco, ormai da qualche anno (io ne ho 26), una pagina di divulgazione cattolica, in cui condivido anche i messaggi della Regina della Pace; ebbene, ho avuto modo di constatare che, soprattutto fra i giovani (che sono l’utenza maggioritaria di quel social media), questa attesa è reale.
Ovviamente si fa fatica a parlarne, anche all’interno della Chiesa, ma guardando gli eventi che accadono giorno dopo giorno (il crescendo della guerra, l’odio nei cuori e la divisione nelle famiglie, l’incredulità e l’apostasia dilagante, ecc…) è naturale che molti cristiani si pongano la domanda: “Fino a quando, Signore? Quale peccato non è stato ancora commesso affinché tu intervenga?”. O almeno quei cristiani che hanno ancora una visione spirituale della storia umana, in un’ottica biblica ed escatologica.
Dico questo per ringraziarla per il suo operato e per incoraggiarla a continuare a parlarne, perché sono dell’opinione che si sia aperta una nuova fase della scuola di Maria a Medjugorje. Con lo “squillo di tromba” del 1 gennaio e con la Novena, è come se fossimo nei giorni prima degli esami (dato che siamo in tema con il periodo scolastico). E negli ultimi giorni solitamente si ripassa ciò che è più importante. Ecco perché la Madonna ci ha esortato, guardando ai messaggi degli ultimi mesi, a rafforzare la fede personale, a costituire i gruppi di preghiera, a tornare alla lettura della Parola di Dio e ad essere strumenti di pace.
Personalmente ho partecipato a questa Novena insieme ai miei genitori ed un altro gruppetto di persone. Ogni sera ci siamo ritrovati nelle nostre case a pregare tutti insieme in collegamento con il Podbrdo. E’ stata un’esperienza straordinaria, dal sapore apostolico. Sono sicuro che uno degli effetti di questa Novena, oltre al risveglio generale della parrocchia e dei fedeli nel mondo, è stato il fatto di aver conferito una nuova centralità alla Collina delle apparizioni, dove tutto è iniziato e dove tutto si compirà, soprattutto con il terzo segreto.
Onestamente, nel corso di questa Novena, non mi aspettavo grandi proclami da parte della Madonna, come infatti è avvenuto. Forse è perché un po’ inizio a capire lo “stile” della Mamma. Non ha voluto cavalcare gli entusiasmi per alimentare il sensazionalismo, ma ci ha esortato a continuare con la semplice preghiera e con le rinunce, affinché si compiano i suoi piani di pace. Lei sa per chi e cosa abbiamo pregato in questa Novena. Non dobbiamo temere, nemmeno un’Ave Maria è andata persa, e credo che ne vedremo gli effetti nei mesi a seguire, così come accadde dopo la Novena del 1991.
Gli eventi ormai sono avviati. Quel che intendo dire si potrebbe riassumere così, in questa domanda che da qualche giorno mi frulla nella testa: “Perché questa Novena è arrivata proprio in quest’occasione? Perché proprio in questo anno, e non negli anni scorsi o nell’anno prossimo?”. La Madonna non lascia mai nulla al caso. Aspettiamo, meditiamo, preghiamo e presto comprenderemo.
Sì caro Padre, non ci annoieremo, come ha detto lei stamani. Rimaniamo vigili nella preghiera e pronti a rispondere “Eccomi” a quelle che saranno le prossime iniziative della Regina della Pace.
Dio la benedica e la Madonna la custodisca sempre sotto il suo manto.
Ave Maria
Gianmarco
Caro Gianmarco è un motivo di consolazione constatare che, al servizio della Regina della pace, non mancano giovani saggi che possono essere di aiuto a tanti altri giovani.
Come tu hai ben compreso, Medjugorje è un fiume che ingrossa man manco che avanza e che diviene travolgente quanto ci sono uragani e tempeste.
Questa novena ha provocato un risveglio che ha sorpreso noi, ma non la Madonna che sa quante attesa ci siano nei cuori, in questi momenti nei quali sembra che tutto sia perduto. Infatti che cosa potrà essere salvato se l’umanità corre verso l’auto-distruzione?
Mi metto nei panni d un ventenne che sente parlare di una nuova guerra in arrivo e mi chiedo che cosa dovrà immaginare per il suo futuro.
In questo quadro fosco, nel quale il caos sembra prevalere, solo la presenza della Madonna è in grado di risvegliare la fiducia nella vita e la speranza in un mondo migliore.
Per questo i giovani che hanno avuto la grazia di essere chiamati dalla Gospa, devono farsi portatori di luce preso i propri coetanei, che vagano qua e là allo sbando, dietro le false luci di un mondo in rovina.
Mi chiedo che fine faranno i loro idoli di cartapesta, gli influencer con milioni di likes, i seminatori di morte allucinate, i maestri di odio e di menzogne.
Tutto questo mondo infame che li priva di futuro crollerà e, per chi non è del tutto accecato, resterà il Manto di Maria sotto il quale cercare riparo.
“Perciò, figlioli, voi siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore”.
Vostro Padre Livio
