Mese: Maggio 2026 Pagina 1 di 34

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La preghiera per la Pace a conclusione del mese dedicato a Maria
Di Angela Ambrogetti
Città del Vaticano , domenica, 31. maggio, 2026 12:14 (ACI Stampa).
“La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”. Così Leone XIV commenta la festa liturgica di oggi appunto dedicata alla Trinità.
Nella parole prima della recita della preghiera mariana dell’ Angelus dalla finestra del suo studio in Piazza San Pietro, il Papa commenta le letture di oggi parlando di Nicodemo che faceva parte del Sinedrio d’Israele e “Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa”. A Nicodemo Gesù “lasciò intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita”.
Un cammino del percorso Pasquale spiega il Papa che ci fa comprendere che “la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo. Questa vita è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio è stato infatti riversato nei nostri cuori, così che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano”.
E allora ecco la festa di oggi, perché “la festa di Dio è la nostra festa”.
Dopo la preghiera il Papa ha ricordato che nel “mese di maggio, da tutta la Chiesa, si è elevata una corale invocazione di pace, specialmente attraverso la preghiera del Santo Rosario, come una catena ininterrotta affidato all’intercessione della Vergine Maria ai popoli martoriati dalla guerra. Possa la Divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura”.
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Un pensiero per la venticinquesima Giornata del Sollievo: “Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura. Ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della prossimità e della cura”.
Tra i gruppi presenti anche i partecipanti al grande pellegrinaggio al santuario di Piecari dove Maria è venerata come Madre della giustizia sociale.

Nome: Santissima Trinità
Titolo: Il Padre il Figlio e lo Spirito Santo
Ricorrenza: 31 maggio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Solennità
La Chiesa, dopo aver stabilite diverse feste che onorano le singole Persone della Santissima Trinità, ne fissò pure una in onore delle Tre Persone.
Questa festa fu istituita nei primi secoli del Medio Evo per opera specialmente dei monaci che cominciarono a celebrarla nei loro monasteri. Di qui si estese man mano alle singole diocesi e finalmente all’intera Chiesa Romana per opera di Papa Giovanni XXII che nel 1314 la dichiarava festa universale, fissandola la prima domenica dopo Pentecoste.
« Abbiamo visto, dice il Guéranger, gli Apostoli il di della Pentecoste ricevere lo Spirito Santo, e fedeli all’ordine del loro Divino Maestro, mettersi in viaggio per andare ad ammaestrare le nazioni nel nome della Santissima Trinità. Era dunque conveniente che la festa di Dio Uno e Trino seguisse immediatamente la Pentecoste cui si connette con misterioso vincolo ».
La festa della Trinità è una festa cara e gradita a tutti i cristiani perché ricorda il più grande mistero della nostra religione: « Un Dio solo in tre persone uguali e distinte »; questo dogma che è il grande oggetto della nostra adorazione in vita, sarà poi la nostra eterna felicità in cielo.
La Messa ed il Breviario sono un continuo sueccedersi di invocazioni alla Santissima Trinità.
Così tutti i Sacramenti portano la medesima invocazione. L’intenzione quindi della Chiesa nell’avere tutta impregnata la Sacra Liturgia del nome della Santissima Trinità è di far vivere nelle menti dei fedeli questo mistero e di far rinnovare in essi i sentimenti di una profonda adorazione, di una umile riconoscenza verso le Tre Persone.
Verso il Padre, come principio di tutto ciò che è, Padre di un Figlio eterno e con sostanziale a Lui, Padre che col Figlio è principio dello Spirito Santo.
Verso il Figlio, generato ab aeterno dal Padre, incarnatosi, morto sulla croce per la salvezza degli uomini.
Verso lo Spirito Santo, come amore eterno e sostanziale del Padre e del Figlio dai quali procede, e da Essi dato alla Chiesa, che santifica, vivifica, mediante la carità che si diffonde nei nostri cuori.
Nessun altro mistero è tanto ricordato nella Liturgia come questo. Nei Sacramenti che sono i principali mezzi della grazia si fa menzione della Santissima Trinità.
Nel Battesimo, il bambino viene battezzato nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Nella Cresima si ha la formula: « Ti segno col segno della croce, ti confermo col crisma della salute nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo ».
Dopo la distribuzione della Santissima Eucarestia il sacerdote benedice nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.
Al confessionale il sacerdote comincia colla benedizione e dà l’assoluzione nel nome della Santissima Trinità.
Soventissimo invocato, nel Sacramento dell’Ordine.
Nel matrimonio il sacerdote congiunge gli sposi nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.
In tutti gli inni, in tutti i salmi, in tutte le preghiere della Messa son ricordate le Tre Persone: è una lode perenne che si dà alla Santissima Trinità.
PRATICA. Facciamo sovente il segno della santa croce, recitiamo bene il Gloria al Padre e al Figliuolo e allo Spirito Santo.

di Stefano Caprio
Asia News – 31 Maggio 2026
Da Vladivostok a Vilnius, i sacerdoti vengono ridotti allo stato laicale. In un libro pubblicato da Parigi, dove è stato reintegrato dal patriarcato ecumenico padre Aleksej Uminskij racconta di ricevere regolarmente ogni settimana lettere confuse da ex-confratelli di tutto il Paese. Molti sacerdoti ortodossi trovano impossibile pregare per la guerra, ma temono denunce e giudizi ecclesiastici.
Nel libro “Chiesa dell’Autostop” del sacerdote ortodosso russo Aleksej Uminskij e della giornalista Ksenia Lučenko, pubblicato ad aprile da Vidim Books, il licenziamento di un sacerdote, la sua sospensione dal ministero e la sua riduzione allo stato laicale nella Chiesa ortodossa russa vengono presentati come totalmente arbitrari. Non c’è un’indagine preliminare, non c’è tempo per esaminare le accuse: il sacerdote riceve semplicemente una notifica firmata dal presidente del tribunale ecclesiastico, priva di motivazioni, che dichiara la sua riduzione allo stato laicale. Ciò significa che non è più sacerdote e non può celebrare la liturgia, ascoltare le confessioni, amministrare la comunione, battezzare, sposare e così via – in breve, non è più la persona che è stata per tutta la vita.
Il sito Sistema ha indagato su come sono strutturati i tribunali ecclesiastici in Russia, su come vengono condotte le indagini, su chi sono i giudici, su chi ha scritto e chi interpreta le leggi e, infine, se i sacerdoti possono evitare l’arbitrarietà giudiziaria. L’iniziativa pubblica “Cristiani contro la guerra” conta già almeno 47 sacerdoti e diaconi della Chiesa ortodossa russa che sono stati sottoposti a varie forme di repressione, dalla sospensione dal ministero alla riduzione allo stato laicale, per le loro posizioni pacifiste e per il rifiuto di recitare la “Preghiera per la Vittoria della Santa Rus” prescritta dal patriarca Kirill, nella quale il sacerdote informa il Signore che “ecco, coloro che vogliono muovere guerra si sono sollevati contro la Santa Rus” e chiede “la vittoria per la Tua potenza”.
Da Vladivostok a Vilnius, i sacerdoti vengono ridotti allo stato laicale. Padre Uminskij racconta di ricevere regolarmente ogni settimana lettere confuse da ex-confratelli di tutto il Paese. Molti sacerdoti ortodossi trovano impossibile pregare per la guerra, ma temono denunce e giudizi ecclesiastici. Uminskij fu sospeso dal ministero alla vigilia di Natale del 2024 e la successiva riduzione allo stato laicale non avvenne secondo una procedura prestabilita, bensì tramite telefonate e incontri informali. L’arciprete Vladimir Divakov, decano del distretto centrale di Mosca della Chiesa ortodossa russa, telefonò dicendo che aspettava padre Aleksej nella sua chiesa della Grande Ascensione in via Nikitskaja il giorno seguente, per consegnargli un decreto, senza specificare di quale decreto si trattasse.
Divakov, uno dei sacerdoti più anziani di Mosca e rettore della famosa “chiesa dove si sposò Puškin”, è conosciuto tra il clero come “Koščej l’Immortale”, un eroe malvagio delle fiabe russe che diffonde il male insieme alla strega Baba Jaga. È rettore della chiesa della Grande Ascensione dal 1990 e concelebra regolarmente con il patriarca nei giorni festivi nella cattedrale di Cristo Salvatore, con il rango di protopresbitero e un impressionante elenco di onorificenze ecclesiastiche: la croce commemorativa patriarcale con decorazioni, l’Ordine di San Serafino di Sarov, l’Ordine di San Sergio di Radonež, l’Ordine del Principe Vladimir, che espone sulla veste talare come un generale dell’esercito russo. Il 5 gennaio 2024, a mezzogiorno, nella Chiesa della Grande Ascensione, Divakov consegnò a padre Aleksej un decreto di sospensione dal ministero, intimandogli di presentarsi immediatamente davanti alla commissione disciplinare presso la chiesa dell’Arcangelo Michele in via Pirogovskaja, e aggiungendo di provare profonda compassione per lui. Meno di un’ora dopo, la commissione disciplinare pose a Uminskij diverse domande sul perché non stesse recitando la “Preghiera per la Vittoria della Santa Rus”. Dopo aver ricevuto la risposta – “Non so cosa sia la Santa Rus” – la commissione annunciò al sacerdote la sua sospensione dal ministero e gli impose di togliersi immediatamente la croce pettorale.
Un sacerdote che conosceva lo avvertì che il suo arresto era in programma subito dopo il processo ecclesiastico, questa volta da parte delle autorità secolari. Padre Aleksej non si presentò al processo, e lasciò immediatamente la Russia. Ricevette solo la seguente notifica via e-mail: “Sua Santità il patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Rus’ ha approvato la decisione del Tribunale diocesano di Mosca del 13 gennaio 2024 di ridurla allo stato laicale in base al Canone XXV dei Santi Apostoli, per aver violato il suo giuramento sacerdotale (spergiuro) rifiutandosi di recitare la benedizione patriarcale per la preghiera per la Santa Rus’ durante la Divina Liturgia”.
Il diacono Andrej Kuraev, ridotto allo stato laicale nel 2020 per “blasfemia contro la Chiesa” e “pubblicazione di informazioni calunniose”, ovvero critiche ai gerarchi ecclesiastici, ha scritto un libro di 800 pagine sui tribunali ecclesiastici, “Paradossi del diritto ecclesiastico”. Padre Andrej spiega così a Sistema: “Il tribunale ecclesiastico è una sorta di novità nella vita della Chiesa ortodossa russa. Nel XIX secolo, i tribunali ecclesiastici funzionavano normalmente, ma il regime sovietico ha soppresso questa tradizione. Formalmente, il tribunale è stato ripristinato nel 2004, ma in realtà ha iniziato a funzionare solo sotto Gundjaev [il patriarca Kirill], che ha redatto le regole del tribunale ecclesiastico sul momento perché non sempre gli conviene occuparsi personalmente dei sacerdoti indesiderati”.
Il diacono spiega che nelle diocesi all’estero la Chiesa ortodossa russa generalmente cerca di mantenere una posizione morbida, chiudendo un occhio sulle dichiarazioni del clero contro la guerra, non insistendo troppo sulla recita della “Preghiera per la Vittoria” e scendendo a compromessi con le autorità locali per evitare di perdere parrocchiani. Questo è ciò che è accaduto, ad esempio, in Lettonia: nel 2022, il parlamento di Riga ha dichiarato la Chiesa ortodossa lettone separata dalla Chiesa russa. Il Concilio della Chiesa lettone ha modificato il proprio statuto, ma Mosca non ha offerto alcuna risposta canonica, non ha né anatemizzato gli “scismatici” lettoni, né riconosciuto l’autocefalia della Lettonia, limitandosi a esprimere comprensione per la difficile situazione politica e a invitare i fedeli a “mantenere l’unità”.
In Lituania le cose sono andate diversamente: il sacerdote Vladimir Seljavko, ridotto allo stato laicale nel 2022, racconta che durante il mandato del metropolita Khrizostom (Martiškin), fino alla sua morte nel 2010, la vita della Chiesa ortodossa lituana era praticamente indipendente da Mosca. Anche il metropolita Innokentij (Vasilev), succeduto a Khrizostom e tuttora a capo della diocesi, è noto per le sue posizioni liberali, ma i tempi stanno cambiando. “È un uomo mite, non sanguinario”, dice padre Vladimir, che è stato segretario del metropolita per oltre sette anni, parlando di Innokentij, “ma è un codardo, ha paura di tutto. Ha paura di andare dal medico, ha paura di guidare sulle strade strette; chiede sempre di essere accompagnato in autostrada. E soprattutto, teme i suoi superiori.”
Padre Uminskij racconta che il suo ricorso al patriarca ecumenico, la sua reintegrazione e la ricerca di un nuovo incarico come sacerdote del patriarcato di Costantinopoli hanno richiesto più di un anno. Non si tratta di una procedura semplice; sono stati necessari contatti personali, l’aiuto di colleghi in Francia e Belgio, un incontro personale con il patriarca Bartolomeo, la ricerca di una parrocchia disposta ad accogliere un sacerdote reintegrato e, solo successivamente, il nuovo inizio della vita sacerdotale. “È come andare in autostop tra le Chiese”, afferma padre Aleksej, che dalla chiesa di Parigi dove ora svolge il suo ministero gira tutta l’Europa per raccontare la sua storia e parlare con i tanti russi della diaspora, ai quali raccomanda di “vivere la Russia nel presente” dove ora ci si trova, perché “non esiste una Russia del futuro”. Bisogna rompere dolorosamente con il passato e “vietare a sé stessi il futuro”, perché la speranza non è in cambiamenti che non avvengono mai, ma nella testimonianza di chi affronta la vita senza farsi annientare dalle tragedie delle guerre, e dalla vergogna delle Chiese.