Mese: Maggio 2026 Pagina 2 di 34

Domremy-la Pulcelle: dove è nata S. Giovanna d’Arco
Recuperata l’autostrada e lasciato alle spalle il Lionese, punto diritto a Nord-Est verso la mitica regione della Lorena, famosa nel mondo per aver dato i natali a S. Giovanna d’Arco. Questa giovinetta, più di ogni altra figura, è divenuto nei secoli il simbolo della Francia e mi colpisce molto il fatto che i suoi due anni di vita, dai diciassette ai diciannove, non cessano di affascinare anche a secoli di distanza, come dimostrano le numerose pellicole che vengono girate su di lei. Io però, più che dalle sue imprese militari, sono attirato dal mistero del suo martirio, per cui sono ben deciso di proseguire il viaggio fino a Rouen, città situata all’estremo Nord, dove la Pulzella è stata bruciata viva, dopo aver subito un infamante processo. Eretici condannati al rogo da un tribunale ecclesiastico non ne mancano di certo. Ma come ha potuto accadere a Giovanna, donna di fede integra e di vita irreprensibile, che la Chiesa ha poi elevato all’onore degli altari? Si tratta solo di un errore giudiziario, propiziato da interferenze politiche, o di un misterioso disegno di Dio che, attraverso i suoi santi, scrive pagine imprevedibili, che solo la sapienza della croce riesce a decifrare?
Raggiunta Beaune, al bivio autostradale si prosegue a destra, verso Digione, la capitale della Borgogna, centro di notevoli tradizioni storiche, artistiche e culturali. Se non hai fretta ti consiglio di uscire a Beaune, cittadina d’arte dalle trecentesche mura turrite e ricca di monumenti, fra i quali spicca la cattedrale di Notre Dame in stile romanico borgognone. Da lì puoi fare una sortita fino a raggiungere la celebre abbazia di Citeaux, percorrendo la strada D 8 per una dozzina di chilometri, nel mezzo di una campagna fertile e ben coltivata, dove pascolano pacificamente mucche e cavalli, merito del millenario lavoro di bonifica dei monaci cistercensi. Questa abbazia è stata fondata da S. Roberto di Molesme nel 1098, dando vita all’ordine cistercense, al quale diede poi uno straordinario impulso nel XII secolo S. Bernardo di Clairvaux. Da questa abbazia è partita la più importante riforma benedettina della storia e ci fu un tempo in cui migliaia di abbazie dipendevano da questo luogo. Nel XIII e XIV secolo l’abate di Citeaux era una delle personalità più in vista del continente europeo, alla pari di papi, re e imperatori. Tuttavia l’obbiettivo di S. Roberto e S. Bernardo fu quello di riportare alla sobrietà originaria il monachesimo benedettino. Le chiese, tutte dedicate alla Santa Vergine, dovevano essere spoglie, senza immagini e senza campanili; eppure hanno una loro austera bellezza, come possiamo vedere in Italia nella abbazia di Moribondo (Mi). In onore della purezza della Madonna l’abito dei monaci doveva essere bianco, sormontato da uno scapolare nero ( Quelli di Citeaux sono chiamati “monaci bianchi”, mentre quelli di Cluny “monaci neri”). Purtroppo lo zelo devastatore della rivoluzione francese ha demolito quasi tutti gli antichi edifici, salvo due minori, che avevano accolto il giovane Bernardo e i suoi undici compagni provenienti da Fontaine, presso Digione. Il monumentale edificio abbaziale, che si erge ora al posto di quelli distrutti, risale al secolo scorso e ospita una comunità di una cinquantina di membri, legata alla riforma trappista, ed è un punto di riferimento per tutta la famiglia cistercense, il cui Abate Primate risiede però a Roma.
Una sosta a Digione è assai più impegnativa. E’ un centro di circa 150.000 abitanti, capoluogo di regione, centro commerciale e industriale, il quale esercita un notevole richiamo, specialmente per il pellegrino, non solo per alcune splendide chiese ( la chiesa di Notre Dame, capolavoro del gotico-borgognone, la chiesa tardo-gotica di St-Michel e la cattedrale di St- Begnine) ma anche per aver dato i natali al grande predicatore Bossuet ( 1627-1704) e al filosofo cattolico Maurice Blondel ( 1861-1949). Io però sono attratto sopratutto dalla figura di Beata Elisabetta della Trinità, che ha trascorso la sua vita nella contemplazione del mistero della Santissima Trinità proprio nel Carmelo della capitale borgognona.
La beata nasce a Camp d’Avor ( Bourges) il 18 Luglio 1880, ma già due anni dopo la famiglia si trasferisce a Digione. Nel giorno in cui visita le carmelitane della città le viene rivelato il significato del suo nome: Elisabetta, casa di Dio. Per tutta la vita la parola con cui ella cercherà di far comprendere la sua esperienza sarà questa: “Sono abitata”. La santa racconta che un giorno, ancora giovanissima, dopo la comunione, le parve di udire in fondo all’anima la parola “Carmelo” e da allora non pensò che a seppellirsi dietro le sue grate. In questo luogo, misterioso centro di grazia nel cuore della città di Digione. Elisabetta vive una delle più elevate esperienze mistiche nella scoperta dell’intimità con Dio-Trinità e qui compone il suo celebre scritto l’Elevazione alla Trinità. Verso la fine del 1905 si manifesta la malattia (tubercolosi) che la porterà in poco tempo alla morte. Conclude la sua infuocata esistenza nel 1906 con queste parole indimenticabili: “ Vado alla luce, all’amore, alla vita”. Ora è sepolta nella chiesa di S. Michele arcangelo, dove è ininterrotto l’accorrere dei pellegrini in preghiera.
Tutto questo mentre nella diocesi di Digione l’autorità civile chiudeva conventi e monasteri e il vescovo della città veniva pretestuosamente accusato di appartenere alla massoneria. Come non rimanere ammirati contemplando le pagine immortali che lo Spirito di Dio scrive operando nelle anime, mentre il mondo circostante sembra indifferente e in tutt’altre faccende affaccendato? Al di là della storia terrena che vediamo, ma che non riusciamo ad afferrare nel suo svolgimento, ne scorre un’altra, invisibile ma più profonda e incisiva. Chi avrebbe potuto prevedere, mi chiedo, mentre esco dall’autostrada all’altezza di Neufchateuax per dirigermi verso il villaggio di Domrémy, che una contadina di soli diciassette anni avrebbe impresso una svolta decisiva nel destino della Francia?
Quanto è grande S. Giovanna d’Arco, al punto che Péguy, il suo ispirato poeta cantore, la definisce “la più santa dopo la Santa Vergine”, tanto è umile il luogo dei suoi natali. Non è la prima volta che accade e non solo nella storia della santità, se pensiamo allo sconosciuto villaggio di Nazareth. Mi accoglie un pugno di case e un parcheggio fitto di macchine. Benché ai margini delle vie di comunicazione, il luogo dove è nata la Pulzella ( parola che significa “vergine”) è molto visitato. La sua popolarità in Francia supera quella di qualsiasi altro personaggio, benché Giovanna sia indubbiamente una santa universale, conosciuta e amata in tutto il mondo come pochi altri.
Si offre subito alla sguardo la casa quattrocentesca, dignitosa quanto basta per dei solerti lavoratori della terra, dove nasce la notte dell’Epifania, il 6 Gennaio del 1411. A due passi si trova tuttora la chiesa di Saint-Remy, dove “Jeannette” è stata battezzata. I suoi genitori, Jacques e Elisabette, erano “buoni e fedeli cattolici, molto stimati e onesti nel parlare”, afferma in una testimonianza il suo padrino di battesimo. Gli abitanti, che l’hanno vista crescere per sedici- diciassette anni accanto a loro, interrogati nel processo di riabilitazione del 1456, affermano che nulla in quella giovinetta lasciava presagire la sua singolare vocazione. Non era un temperamento battagliero e neppure di una vivacità particolare.
Era “come le altre”. “Lavorava volentieri; portava le greggi a pascolare, si occupava volentieri degli animali della casa di suo padre, filava e sbrigava le faccende domestiche” dichiara un suo compagno d’infanzia. Nel medesimo tempo una sua amica, con la quale filava e sbrigava le faccende domestiche, afferma: “Giovanna era una ragazza buona, semplice e dolce di carattere. Andava spesso in chiesa e nei luoghi sacri…Aveva le stesse occupazioni delle altre ragazze, faceva i lavori di casa e filava e la vedevo sorvegliare i greggi del padre”. Numerose altre testimonianze confermano il suo animo incline alla pietà: “Giovanna era una brava ragazza, devota e paziente; andava volentieri in chiesa, si confessava volentieri e quando poteva faceva l’elemosina ai poveri”. Insomma faceva tutto ”volentieri” e non è certo per insoddisfazione che la sua vita ha preso una piega assolutamente imprevedibile.
Abbraccio con uno sguardo la casa e l’antica chiesa di campagna, solida e severa come le tante che sono sopravissute nei villaggi di Francia: sono l’una accanto all’altra, come a Wadovice, il paese di Papa Wojtyla, il quale dalla finestra della sua cameretta poteva sentire il profumo d’incenso che saliva dalla chiesa. Vi è sempre un terreno fertile dove Dio getta il seme della chiamata e quello di Giovanna era una umanità umile e devota, ma nel medesimo tempo dinamica e gioiosa nel vivere la grazia della fatica quotidiana.
A tredici anni, quando le amiche si aprono ai sogni e ai progetti di un amore e di una famiglia, Jannette è visitata da una voce che le penetra nell’intimo del cuore. E’ lei stessa a raccontarlo con esemplare semplicità: “Quando avevo circa tredici anni, una voce di Dio è venuta a aiutarmi a guidare la mia vita. La prima volta ebbi molta paura. E venne questa voce in estate, nel giardino di mio padre, intorno a mezzogiorno…Ho sentito la voce provenire da destra, dalla parte della chiesa. E raramente la sento senza chiarezza…Dopo aver sentito questa voce per tre volte, ho capito che si trattava della voce di un angelo…Essa mi ha insegnato a comportarmi bene, a frequentare la Chiesa. Mi ha detto che era necessario che, io, Giovanna, venissi in Francia…”. Più tardi conoscerà che era la voce di San Michele: “Prima di tutto egli mi raccomandava di essere una brava ragazza e diceva che dio mi avrebbe aiutata, e mi ha detto anche di venire in aiuto al re di Francia…E l’angelo mi parlava della pietà che c’è nel regno di Francia”.
Immerso nel mistero di questa misteriosa vocazione, mi aggiro fra la casa, la chiesa e l’attiguo museo, pieno di stendardi antichi, insigniti con le immagini della Croce e della Madonna e cerco di afferrare il segreto di questo singolare intervento di Dio che, per mezzo del suo arcangelo, chiama una fanciulla a rimettere in piedi il regno di Francia, in procinto di soccombere dinanzi all’invasore inglese. Non c’è dubbio, Dio si interessa delle vicende dei popoli e interviene per realizzare i suoi piani, sia pure a modo suo, che è ben diverso dal nostro. Anche gli angeli sono presenti e attivi e mi chiedo se dall’isolotto della costa normanna, dove sorge il monastero Mont-St Michel, l’arcangelo non continui a vegliare sui destini del popolo francese e dell’Europa intera.
Giovanna conserva sigillato nel cuore il segreto di questa vocazione, ma nel medesimo tempo, dopo aver sentito la voce, “aveva promesso di conservare la propria verginità finché Dio lo avesse voluto”. Diviene così “la Pulzella” e la sua persona non appartiene a nessuno se non a Dio stesso. Risponde con totale disponibilità alla chiamata che ha sentito e consacra interamente la sua vita al servizio divino. Più tardi Dio le parlerà per bocca delle sante Caterina e Margherita, ma lei non farà mai mancare il suo “sì” senza esitazione alcuna, fino al martirio.
Compenetrato da così eccelsa grandezza, mi reco a visitare la maestosa basilica costruita negli anni 1881 – 1926, un po’ più a sud, a circa 1,5 Km di distanza. E’ un edificio elegante e luminoso, che si eleva solitario e quasi malinconico nell’immensità della campagna verdeggiante. Entro, rimanendo ammirato dalla grandiosità della costruzione che esalta le nervature in cemento, ornata da affreschi moderni che illustrano la vita della Pulzella. Non ritrovo però quell’atmosfera di raccoglimento che mi ha toccato il cuore quando mi sono inginocchiato nella penombra dell’antica chiesa parrocchiale, dove Janette si recava a pregare. Delle pitture moderne e piuttosto fredde immortalano i fatti salienti della vita e le imprese della Pulzella. La sua grandezza soprannaturale però è tutta racchiusa in un “sì” radicale a una chiamata straordinaria e per molti aspetti paradossale. Un sì che la porterà al martirio dopo una missione durata solo due anni. C’è qualcosa che avvicina la vita di Giovanna al quella di Gesù Cristo. Un compito immane, realizzato in poco tempo e per di più concluso col dono estremo della vita.
Viaggio ipotetico nei luoghi della battaglia
Tu forse, caro amico, che, mentre leggi, immagini di viaggiare sulla mia instancabile quattroruote, vorresti percorrere quel tragitto di oltre 600 Km che ha visto Giovanna cavalcare fra innumerevoli pericoli, in poco più di una decina di giorni, per recarsi a Chinon (incantevole cittadina medioevale sulle rive della Vienne, ai piedi di un’altura da cui domina il vastissimo castello), e lì incontrare il Delfino di Francia, per incoraggiarlo nella lotta contro gli inglesi. Lo potresti anche fare, attraversando letteralmente la Francia da Est a Ovest, raggiungendo Orleans e percorrendo la stupenda valle della Loira, con i suoi magnifici castelli. Sarebbe un’occasione propizia per visitare le splendide città di Blois, a lungo residenza prediletta dei sovrani di Francia, dove puoi ammirare il più famoso dei castelli della Loira, che sorge su un costone dirupato da dove domina la città, e di Tours, la città di S. Martino, con la sua vertiginosa cattedrale, una delle più ardite creazioni del gotico, con le due torri della facciata che si elevano inabissandosi nei cieli “dipinti di blu”. Non tralasciare di visitare la più modesta basilica di S. Martino, ricostruita in epoca moderna in stile romanico bizantino, dove, sotto l’altare della cripta, si custodisce la tomba molto venerata di S. Martino, quel legionario romano convertito al cristianesimo che divise il suo mantello con un mendico e che poi divenne vescovo della città ( IV sec.).
Una simile traversata ti porterebbe però troppo lontano dal luogo del martirio di Giovanna e perciò ti consiglio di inserirlo nel programma di qualche altro pellegrinaggio, come ho fatto anch’io. Mi limito per ora a raccontarti la profonda emozione che ho provato dinanzi alle mura di Orléans, città che sorge sulla riva destra della Loira, la quale era assediata dagli inglesi, quando la Pulzella l’ ha liberata in una memorabile battaglia, dando inizio al riscatto della Francia, fino allora paralizzata dalla psicosi della sconfitta. Richiamo alla memoria i numerosi film che ho visto, al fine di rappresentarmi la dinamica degli eventi. Giovanna per l’occasione si era fatta fare “un’armatura adatta al suo corpo” e uno stendardo, “con l’immagine di nostro Signore seduto in giudizio fra le nuvole del cielo”. E’ tenendo in mano questo stendardo che andava all’attacco, come ella stessa dichiara. “ Tenevo in mano lo stendardo quando andavamo all’attacco per evitare di uccidere qualcuno. Io non ho mai ucciso nessuno”. Fece fare anche un’insegna, che “conteneva l’immagine di nostro Signore crocifisso” e, attorno a questa insegna “due volte al giorno, mattina e sera, Giovanna faceva raccogliere tutti i sacerdoti; una volta riuniti essi cantavano inni e antifone alla Santa Madre”. Per partecipare a questa riunione di preghiera i soldati dovevano prima confessarsi. Mi viene in mente che, durante la guerra di Bosnia, anche la veggente Vicka faceva la stessa cosa con i giovani soldati di Medjugorje, invitandoli alla confessione e alla comunione.
Non ho molta voglia di entrare nel traffico della città, dove pure merita di essere visitata la cattedrale della Santa Croce, che domina il centro con la sua imponente mole. Preferisco spendere il mio tempo al di qua della Loira, presso il ponte Giorgio V. Qui sorgeva il convento degli agostiniani e la fortezza delle Tourelles, da dove gli inglesi tenevano in pugno la città. Il giorno dell’Ascensione Giovanna manda l’ultimatum agli inglesi: “ Voi, inglesi, non avete alcun diritto sul regno di Francia; avete l’ordine da parte del Re del cielo, il cui portavoce sono io, Giovanna la Pulzella, di lasciare le vostre fortezze e ritornare nel vostro paese, altrimenti lancerò un assalto tale che ne resterà memoria perpetua”.
E così fu, non senza che prima fosse ferita “da una freccia poco più in alto del seno, e quando si vide ferita, ebbe paura e pianse”. Quando Dio toglie la sua forza siamo solo delle povere e fragili creature. Giovanna sperimenterà molto presto la sua debolezza, ma nel medesimo tempo la forza invincibile di Dio. Davanti al luogo della battaglia, dove la Loira da millenni scorre placida, trascinando gli eventi della storia nell’oceano dell’oblio, leggo la toccante testimonianza del Bastardo d’Orleans, al quale erano affidate le difese della città: “L’assalto durò dal mattino fino alle otto della sera, tanto che per quel giorno non vi era alcuna speranza di vittoria. Così io mi accingevo a fermarmi e volevo far ritirare l’armata verso la città. Allora la Pulzella venne da me e mi chiese di aspettare ancora un po’. Così, ella montò a cavallo e si ritirò sola in una vigna lontana dalla folla degli uomini e, in quella vigna, ella rimase in preghiera meno di un quarto d’ora, poi tornò, prese in mano il suo stendardo, e si pose sul bordo del fossato; nel momento stesso in cui fu là, gli inglesi fremettero e furono terrorizzati e i soldati del re ripresero coraggio e iniziarono ad avanzare, dando l’assalto alle fortificazioni senza incontrare la minima resistenza”.
La sera di quel sabato 7 Maggio Giovanna rientrò a capo dei soldati francesi, passando proprio per quel ponte che ora sta davanti ai miei occhi, e che li univa alla città ormai liberata dall’assedio. “Tutto il clero e il popolo di Orléans cantò con fede il Te Deum e fece suonare tutte le campane della città, ringraziando umilmente nostro Signore per quella gloriosa consolazione divina”.
Il martirio sulla piazza di Rouen
Per completare il suo compito Giovanna deve far consacrare il re a Reims. Il Delfino prende tempo e vi giunge un paio di mesi dopo, la sera del 16 Luglio, dopo una lunga cavalcata. La consacrazione si svolge all’indomani, domenica 17 Luglio. Io invece approdo a Reims con la mia scalpitante 90 cavalli nel pieno del mese di Agosto ( passando per Nancy, antica capitale della Lorena, con un complesso settecentesco unico in Francia, e Metz, dove non esito a sostare per visitare la cattedrale di St-Etienne, una delle più belle cattedrali gotiche di Francia, le cui pietre emanano luce) e punto diritto alla cattedrale di Notre-Dame, dove, prima di entrare, noto sulla sinistra un monumento equestre della Pulzella. Entro in questo grandioso edificio, mirabile per unità di stile, capolavoro del gotico maturo, dove la notte del Natale del 496 Clodoveo, re dei Franchi, ricevette il battesimo e dopo di lui per 13 secoli, furono consacrati i re di Francia. Non vi trovo nulla però che ricordi la fastosa cerimonia dell’incoronazione evocata nei film. In compenso ho la gioia di celebrare l’eucaristia nella cappella del Santissimo Sacramento e di meditare sul compimento di una straordinaria missione divina, realizzata nel breve giro di un anno da una ragazza diciottenne, e che sarà decisiva per il futuro dell’Europa.
“Potremmo dire che apparentemente il compito di S. Giovanna d’Arco finisce qui. Ora incomincia un altro anno della sua vita, contrassegnato dalla prigionia e dal martirio. Mentre il re si illude attirare dalla sua parte i borgognoni contro gli inglesi, Giovanna continua a guerreggiare, perché lei ha sempre saputo che la pace potrà arrivare soltanto “sulla punta di una lancia”. Inizia per lei un periodo di oscurità spirituale, durante il quale anche le “voci” sembrano tacere. Non riesco a capire se Dio la stia guidando o la lasci fare. I suoi disegni sono così misteriosi! Decido di dirigermi verso Rouen, passando per quei luoghi che segnano tragicamente il suo destino. Punto su Soissons, lungo la rapida e comoda superstrada, per soffermarmi a Compiègne. Qui Giovanna è stata catturata dai borgognoni, mentre con un piccolo esercito voleva aiutare la città assediata. Compiègne è una grazioso centro di circa cinquantamila abitanti, con un castello reale, progettato come residenza estiva da Luigi XV, restaurato da Napoleone e divenuto residenza prediletta di Napoleone III e dell’imperatrice Eugenia. Non mi interessa visitare gli appartamenti reali e ancora meno le sontuose camere da letto di Napoleone e di Maria Luisa.
Cerco senza successo di trovare qualche traccia della fortezza di Margny, dove Giovanna, dopo aver marciato attraverso la foresta tutta la notte, era arrivata al mattino e si era subito disposta alla battaglia. La Pulzella, come era nel suo carattere, si era posta in testa al drappello, ma lo scontro si è messo subito male per lei. Le truppe borgognone ottengono i rinforzi e costringono il gruppetto a indietreggiare. Giovanna accorre verso la retroguardia per proteggere la ritirata. Mentre, con gli ultimi combattenti, cerca rifugio dietro la cinta muraria di Compiègne, il ponte viene sollevato, e così “la Pulzella rimase bloccata fuori con alcuni dei suoi uomini”. Invidia? Tradimento? Forse. Non vi è dubbio che la porta delle mura della città sono state chiuse in anticipo. Inoltre perché il Duca di Borgona in persona era accorso sul posto? La giovane è fatta prigioniera e si chiude così il primo anno della sua vita pubblica. Era il 23 Maggio 1430.
Incomincia per la Pulzella il tempo di passione. Un anno di prigionia, da un castello all’altro, fino a che i borgognoni non la vendono agli inglesi, i quali vogliono che si imbastisca un processo per eresia e la si condanni a morte. Scelgono come sede la città di Rouen, dove sono saldamente insediati fin dal 1418, e che ritengono più sicura di Parigi. Giovanna vi viene trasferita alla vigilia di Natale del 1430 e subito rinchiusa nel castello di Bouvreueil, che dominava la città, e di cui oggi rimane il cilindrico e possente torrione, aperto alla visita del pubblico. Jeannette vi rimane prigioniera per cinque mesi, spesso in balia della soldataglia d’oltremanica. Come Gesù, prima viene coperta d’infamia e poi giustiziata. Il Giuda di turno è il Vescovo di Beauvais, (da dove transito senza fermarmi), città dove però non aveva mai potuto esercitare la sua giurisdizione, in quanto arresasi al re di Francia. Si chiama Pierre Cauchon, testa d’uovo dell’Università di Parigi, passato alla storia per il vergognoso e fraudolento processo.
Entro in Rouen e subito mi rendo conto che è una città splendida, situata sulle riva della Senna, che la divide in due parti: il nucleo storico, nel quale mi inoltro, sulla riva destra; quello moderno e industriale sulla riva sinistra. Il cuore di questa “città museo” è la cattedrale di Notre-Dame, una delle più belle chiese gotiche di Francia, la cui stupenda facciata viene chiamata “pagina di pietra”. Non mi sazio di guardarla e non mi meraviglio che Monet l’abbia ritratta più volte. Noto che il portale di destra reca nel timpano la lapidazione di Santo Stefano, mentre quello di sinistra le scene della decollazione del Battista. Segni premonitori del martirio più discusso della storia?
In fondo alla piazza della cattedrale infilo, senza attardarmi altrove, la via centrale che porta alla piazza del vecchio mercato. Variopinti palazzi d’epoca si affacciano festosi, esibendo sontuosi negozi. La città che ha dato i natali a Corneille e Flaubert sembra aver poco o nulla dello spirito eroico della Pulzella. Entrando nello spettacolare anfiteatro della piazza, il clima cambia radicalmente. Accanto alle moderne halles si eleva la chiesa dedicata a Santa Giovannea d’Arco, ardita costruzione in cemento armato inaugurata nel 1979. Al centro della piazza si erge una croce alta venti metri, proprio nel luogo dove Giovanna fu bruciata viva. Sono commosso per questa straordinaria attenzione della Francia alla sua eroina. Avvicinandomi alla croce non credo ai miei occhi: circondato da aiuole vi è ancora il luogo esatto del rogo, disseminato da tizzoni neri. E’ una ricostruzione? Credo di sì, ma quale forza evocativa di sentimenti in chi guarda!
Pierre Cauchon ha pilotato il processo in modo tale che arrivasse alla conclusione voluta dagli inglesi: la condanna per eresia e la pena capitale. In un primo momento Giovanna, spaventata da una morte in mezzo alle fiamme, ritratta. Poi però si riprende e afferma: “ Dio mi ha trasmesso, per bocca di santa Caterina e santa Margherita, una grande pietà per questo grave tradimento, al quale ho acconsentito facendo abiura e ritrattazione per salvare la vita”. “Responsio mortifera” ( risposta mortale), afferma il cancelliere.
Il Vescovo non aspetta altro e così, all’indomani, Giovanna vede entrare nella sua cella due frati domenicani, incaricati di prepararla alla morte e al rogo. “Quando alla povera donna fu annunciata la morte di cui quel giorno doveva morire, ella incominciò a gridare in modo straziante e a strapparsi i capelli da fare pietà”. “ Povera me- grida – venire trattata con tanto orrore e crudeltà da dover vedere il mio corpo, assolutamente puro, che mai ha conosciuto la corruzione, consumarsi e ridursi in cenere! Ah, preferirei cento volte essere decapitata che essere bruciata in questo modo!”. Pierre Cauchon, che entra nella prigione in quel momento, si sente dire: “ Vescovo, io muoio per mano vostra…E’ per questo che mi affido a Dio, perché vi giudichi”. Giovanna si confessa e chiede la comunione, che non gli viene negata.
Mentre recitava “le sue lodi e le lamentazioni devote e Dio” fu condotta legata al rogo, in mezzo a due ali di folla. Chiede un crocifisso e un frate corre a prenderlo in una chiesa vicina le lo tiene davanti ai suoi occhi fino alla fine. E’ lui che ci descrive gli ultimi istanti: “ Giovanna, fra le fiamme, non cessò mai di pronunciare e confessare ad alta voce il santo nome di Gesù, implorando e invocando senza sosta l’aiuto dei santi e delle sante del paradiso. E ancora, rendendo il suo spirito e reclinando la testa, ella pronunciò il nome di Gesù, mostrando di avere una fede fervente in Dio”. Era il 30 Maggio1430; aveva superato di cinque mesi i diciannove anni.
Raramente mi sono sentito così commosso come davanti alle ceneri del rogo dove la Pulzella ha consumato il suo sacrifico per rispondere alla chiamata. E’ un esempio che non potrei mai dimenticare. E’ mezzogiorno passato e mi fermo sulla piazza per mangiare un boccone. Gli spaghetti francesi stanno a quelli italiani come il surrogato sta al cioccolato. Accanto a me due anziane signore italiane, cariche d’oro e di rughe, dissertano di gioielli per tutto il tempo del pranzo. Poi dicono che tutte le donne sono uguali!
Una ventina d’anno dopo si celebrerà sempre qui a Rouen il processo di riabilitazione, col quale viene dichiarato nullo quello precedente. Più di quattro secoli dopo Mons Dupanloup, Vescovo di Orleans, apre il processo di beatificazione che si concluderà a Roma il 16 Maggio del 1920 con la solenne canonizzazione.
Lascio Rouen per Lisieux, ma questa è un’altra storia. Mi porto con me il dono prezioso di un “sì” che non deve mai venire meno, a costo della vita. Grazie, piccola, grande fanciulla guerriera!
( Pellegrino a quattro ruote (cap. 6) – Padre Livio – EdizioniSugarco
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Prima dei nemici
prima delle molestie,
il ridicolo e il dubbio, mantenendovi saldi
nella fede.
Anche abbandonato, solo e senza amici, tenendovi saldi nella fede.
Anche affrontando la morte, tenetevi saldi nella fede.
Ti prego di rendermi così inamovibile nella fede come fai tu, santa Giovanna.
Ti prego di accompagnarmi nelle mie battaglie.
Aiutami a perseverare e a rimanere saldo nella fede.
Amen.
Nel santuario della Madonna Regina della Pace, in Bosnia-Erzegovina, più di 8mila pellegrini si uniranno attraverso la diretta tv, stasera alle 19, alla preghiera mariana guidata da Leone XIV nella Grotta di Nostra Signora di Lourdes dei Giardini Vaticani. Il parroco e rettore fra Zvonimir Pavičić: “Gli esseri umani non possono raggiungere da soli una pace giusta”. Ma con la preghiera e il digiuno, “le guerre possono essere fermate”
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
A Medjugorje saranno tra ottomila e diecimila i pellegrini che si uniranno a Papa Leone XIV in preghiera per la pace, grazie ai maxischermi accanto all’altare all’aperto del santuario di Nostra Signora Regina della Pace, che porteranno le immagini del Rosario di questa sera dai Giardini Vaticani. “Alle 19 ci uniremo alla trasmissione in diretta dal Vaticano – conferma ai media vaticani fra Zvonimir Pavičić, parroco di San Giacomo e rettore del santuario mariano in Bosnia-Erzegovina – dopo aver recitato il Rosario nella chiesa dalle 17, secondo il nostro consueto programma, e poi celebrato Messa alle 18”. Sarà lo stesso giovane parroco, minore francescano della provincia dell’Erzegovina, a guidare il Rosario delle 17, mentre fra Nikola Jurišić celebrerà la Messa.

La statua della Madonna Regina della Pace
Uniti al Papa anche nella preghiera dell’11 aprile
Anche dal santuario dei Balcani arriveranno immagini per la diretta della preghiera con il Papa, e fra Zvonimir esprime la gratitudine di Medjugorje. “Siamo sempre grati ogni volta che riceviamo un invito dal Vaticano a pregare per la pace – sottolinea – questa è un’intenzione costante a Medjugorje, e siamo felici di sapere che preghiamo insieme a tutta la Chiesa, guidata dal Santo Padre. In questo modo, proviamo un profondo senso di comunione e vicinanza, e questo diventa un momento speciale per tutti noi”. E ricorda che il santuario della Madonna Regina della Pace ha risposto anche l’11 aprile all’invito del Pontefice a pregare per la pace. “In quell’occasione, dopo la Messa serale abbiamo tenuto un’adorazione eucaristica fino a mezzanotte, e i fedeli hanno accolto con entusiasmo l’invito. Ci sta molto a cuore essere uniti al Santo Padre nella preghiera per la pace”.

Fra Zvonimir Pavičić, parroco di San Giacomo e rettore del santuario di Medjugorje
Solo tre giorni fa, all’udienza generale del mercoledì, Leone XIV si è rivolto alla Vergine Maria, Regina della Pace, per chiederle di proteggere tutti i popoli che soffrono per i conflitti in tutto il mondo. E ha detto che “la guerra non risolve i problemi, ma li aggrava”. Dalla Bosnia-Erzegovina, che tanto ha sofferto dopo la fine della Yugoslavia, può confermare questa verità?
Sì, è vero. Le guerre lasciano sempre dietro di sé innumerevoli situazioni irrisolte. È evidente che gli esseri umani non possono stabilire da soli una pace giusta. La vera pace viene solo da Dio. Ecco perché preghiamo ogni giorno per la pace nella nostra nazione e tra tutte le nazioni. Certamente, sarebbe molto meglio se le persone potessero raggiungere accordi senza ricorrere alla guerra. Eppure sappiamo che ciò richiede grande impegno, buona volontà, amore e rispetto reciproco. Allo stesso tempo, siamo convinti che si possa ottenere molto attraverso la preghiera e il digiuno. Questa è la testimonianza di Medjugorje e dei molti credenti che l’hanno sperimentata qui. Attraverso la preghiera e il digiuno, le guerre possono essere fermate.
Parteciperanno alle Decine del Rosario in collegamento :
Santuario della Madre di Dio dall’Ucraina
il Santuario Internazionale di Nostra Signora della Pace e del Buon Viaggio : Filippine
il Santuario della Beata Vergine del Rosario: Fatima,Portogallo)
il Santuario della Madonna Regina della Pace : Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina);
il Santuario di Nostra Signora di Lourdes (Pirenei, Francia);
il Santuario di S. Charbel (in Libano) e il Santuario Pontificio della Santa Casa (a Loreto Italia)


autore: Jean-Auguste-Dominique Ingres anno: 1854 titolo: Giovanna d’Arco all’incoronazione del re Carlo VII nella cattedrale di Reims luogo: Museo del Louvre
Nome: Santa Giovanna d’Arco
Titolo: Vergine
Nome di battesimo: Jeanne d’Arc
Nascita: 1412, Domrémy, Francia
Morte: 30 maggio 1431, Rouen, Francia
Ricorrenza: 30 maggio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Protettrice:
della radio, della telegrafia
Beatificazione:
18 aprile 1909, Roma, papa Pio X
Canonizzazione:
16 maggio 1920, Roma, papa Benedetto XV
S. Giovanna nacque l’anno 1412 nel remoto villaggio di Domrémy, dolcemente adagiato sulle sponde della Mosa. Crebbe pura come un giglio, semplice ed incline alla vita austera e penitente: le sue compagne, che la vedevano condurre il gregge al pascolo, non avrebbero certo immaginato quale avvenire straordinario l’attendeva.

Visione di Santa Giovanna d’Arco
Un giorno, mentre recitava l’Angelus, la fanciulla udì dalla parte della chiesa una voce pronunciare distintamente il suo nome: « Giannetta, Giannetta! ». La voce era così penetrante e soave, che la fanciulla si commosse fino alle lacrime. Volse lo sguardo verso il santuario, e vide una gran luce: un personaggio dalle fattezze nobili e graziose, accompagnato da una legione di esseri angelici, ripetè: « Giannetta, Giannetta, sii buona, pia, ama Dio e frequenta la chiesa ». Le apparizioni si ripeterono e in Giovanna crebbe il desiderio d’essere più perfetta e di abbandonarsi all’azione della grazia: Dio le affidava la salvezza della Francia.
Giovanna, conosciuta la sua missione, si raccolse per un istante, levò gli occhi al cielo, poi chinando la fronte soffusa dal rossore e giunte la mani sul seno, esclamò: « Sia fatta la volontà di Dio ». Vinta dopo lungo tempo l’opposizione della famiglia, l’inerme fanciulla si presentò al re Carlo VII, nella città di Chinet.
Ivi tutti erano in preda allo scoraggiamento. Il nemico vinceva; la bandiera inglese sventolava già sulle torri di Parigi: l’ultima speranza era Orléans, ma anch’essa era assediata; espugnata questa, la Francia sarebbe stata inghiottita dall’imperialismo inglese. Giovanna, forte della protezione divina, dopo infinite difficoltà e diffidenze, ebbe il comando di uno scaglione di truppe; ella riordinò quelle poche milizie, fece pregare il Signore, Dio degli eserciti, e mosse contro il nemico che tosto fu sconfitto.
Vinse ripetutamente e liberò Orléans dove entrò entusiasticamente acclamata. La nazione si riscosse, tornò la speranza, ed il nome della giovane guerriera corse su tutte le labbra. A Reims fece incoronare il re, ed ella, chiamata d’ora in poi « Pulzella d’Orléans », venne nominata Contessa del giglio.

titolo Morte di Giovanna d’Arco
autore Eugène Lenepveu anno 1886-1890
Riprese poi le armi e si volse verso Parigi: vinse ancora e fu di nuovo il terrore degli Inglesi; ma il giorno nero venne. Dopo aspra ed infelice battaglia, a Compiègne, la giovane, tradita dai generali invidiosi, cadde nelle mani dei nemici. Aveva 18 anni. Le vendette e le ingiurie a cui soggiacque sono indicibili. L’infame processo che ne seguì fu tra le più abominevoli ingiustizie che si siano mai commesse contro un innocente e coperse di eterna infamia i giudici iniqui. Fu condannata ad essere arsa viva come « eretica, recidiva, apostata, idolatra ».
Abbandonata da tutti e assistita soltanto da un religioso, la prigioniera salì il patibolo baciando il Crocifisso. Le fiamme che avvolsero ed arsero la verginella posero fine alle sue sofferenze. Era il 30 maggio 1431. Le sue ceneri furono gettate nella Senna dal Pont Mathilde
L’innocenza di S. Giovanna d’Arco brillò fulgida al mondo intero, quando San Pio X, il 18 aprile 1919, la proclamò beata e il giorno 16 maggio 1920 Benedetto XV Papa la elevò agli onori degli altari. Nel 1922 fu proclamata patrona della Francia.
