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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 1 Settembre 2025

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Papa Leone ha scelto 4 Confratelli agostiniani che vivono con Lui


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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 11 – Le parole di Gesù

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Papa Leone XIV: Gesù ci chiama all’umiltà che vuol dire “libertà da sé stessi”

L’Angelus di oggi da piazza San Pietro. L’appello alla pace.

Di Antonio Tarallo

Città del Vaticano, domenica 31 agosto, 2025 12:35 (ACI Stampa).

Ore 12, piazza San Pietro. E’ il momento dell’Angelus del papa. Tutti i fedeli aspettano questo momento. Papa Leone XIV si affaccia dallla finestra dello studio del Palazzo Apostolico Vaticano. Prima della consueta recita dell’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti nella piazza più famosa al mondo, è attesa da tutti la sua meditazione. 

“Stare a tavola insieme, specialmente nei giorni di riposo e di festa, è un segno di pace e di comunione, in ogni cultura. Nel Vangelo di questa domenica Gesù è invitato a pranzo da uno dei capi dei farisei. Avere ospiti allarga lo spazio del cuore e farsi ospiti chiede l’umiltà di entrare nel mondo altrui. Una cultura dell’incontro si nutre di questi gesti che avvicinano” così esordisce il pontefice. 

Poi, approfondisci il tema dell’incontro. Ci dice che “incontrarsi non è sempre facile”. Prende spunto ancora dal Vangelo: “I commensali “stavano a osservare” Gesù, e in genere Lui era guardato con un certo sospetto dai più rigorosi interpreti della tradizione” continua papa Leone XIV. E precisa che l’incontro avviene “perché Gesù si fa realmente vicino, non rimane esterno alla situazione. Egli si fa ospite davvero, con rispetto e autenticità”. Parla dello “stile” di Gesù papa Leone XIV: è uno “stile proprio” che si realizza con il racconto di una parabola. Parole che devono indurre “a pensare”: Gesù “ha infatti notato che c’è una corsa a prendere i primi posti”. 

Lo sguardo, poi, sul mondo contemporaneo: “Questo succede anche oggi, non in famiglia, ma nelle occasioni in cui conta “farsi notare”; allora lo stare insieme si trasforma in una competizione”. Ma cosa vuol dire, invece, sedersi alla Mensa del Signore? Papa Leone XIV, allora, si sofferma su questa tematica approfondita molte volte dallo stesso pontefice: “Sederci insieme alla mensa eucaristica, nel giorno del Signore, significa anche per noi lasciare a Gesù la parola. Egli si fa volentieri nostro ospite e può descriverci come Lui ci vede”. 

E sottolinea come molto spesso “riduciamo la vita a una gara”. Troppo spesso – sottolinea il pontefice – “diventiamo scomposti per ottenere qualche riconoscimento” e “ci paragoniamo inutilmente gli uni agli altri”. E, invece, ci si dovrebbe fermare per “riflettere”: “lasciarci scuotere da una Parola che mette in discussione le priorità che ci occupano il cuore: è un’esperienza di libertà. Gesù ci chiama alla libertà” continua il papa. 

Ma per fare ciò è necessaria l’umiltà che vuol dire “libertà da sé stessi. Essa nasce quando il Regno di Dio e la sua giustizia hanno veramente preso il nostro interesse e ci possiamo permettere di guardare lontano: non la punta dei nostri piedi, ma lontano!”. 

Dopo la recita dell’Angelus con i fedeli, ancora qualche parola di papa Leone XIV che ricorda la guerra in Ucraina e il recente bombardamento di Kiev. Ribadisce, in merito, la sua vicinanza al popolo ucraino e alle famiglie ferite. Incessante l’appello per la pace: 

“Invito tutti a non cedere all’indifferenza ma farsi  prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità. Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno nel dialogo. E’ il tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi e imbocchino la via del negoziato e della pace con il sostegno della comunità internazionale.  La voce delle armi deve tacere mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia!”. 

Poi, in lingua inglese, ricorda la recente sparatoria in Minesoda: la sparatoria che ha coinvolto una scuola cattolica a Minneapolis. Esprime dolore e vicinanza spirituale a tutte le famiglie.

Poi, continua, nel ricordo della tragedia della nave di migranti dispersa due giorni fa in Mauritania: “I nostri cuori sono feriti anche per le più di 50 persone morte e circa 100 ancora disperse nel naufragio di una imbarcazione carica dei migranti che tentavano il viaggio di 1.100 km verso le isole Canarie rovesciatasi presso la costa atlantica della Mauritania: questa tragedia mortale si ripete ogni giorno ovunque nel mondo. Preghiamo perché il Signore ci insegni come singoli e come società a mettere in pratica pienamente la sua Parola: “Ero straniero e mi avete accolto”. 

L’ultimo pensiero alla Giornata mondiale per la cura del Creato che si celebra domani: “Dieci anni fa Papa Francesco in sintonia con il patriarca ecumenico Bartolomeo I istituì per la Chiesa Cattolica tale giornata che definisce “più che mai importante e urgente” nel nostro oggi. Una giornata – annuncia il papa – che “la celebriamo e la prolunghiamo nel tempo del Creato fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, nello spirito del “Cantico di Frate sole”, da lui composto 800 anni”.

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 La scelta del Papa per la vita comune, strada privilegiata dell’adesione a Cristo

La decisione di Leone XIV di andare a vivere nel Palazzo Apostolico con altri quattro fratelli agostiniani

Di Massimo Camisasca – Tempi – 31 Agosto 2025

La riflessione di monsignor Camisasca sulla decisione di Leone XIV di andare a vivere nel Palazzo Apostolico con altri quattro fratelli agostiniani: «Gesto semplice ma rivoluzionario che pone al cuore della Chiesa la comunione»

Il pontificato di Leone XIV è ancora all’inizio. Nessun uomo serio può immaginare il futuro. Nello stesso tempo si intravedono già alcune linee fondamentali che meritano di essere sottolineate.

Il cuore delle appassionate parole di papa Leone è la riconciliazione all’interno della Chiesa, segnata negli ultimi tempi da polarizzazioni laceranti e da confusione. Tutto ciò é l’anticipo della riconciliazione tra gli uomini, tra le famiglie, tra i popoli. Soltanto un uomo riconciliato dall’azione di Dio può essere fattore di riconciliazione nel mondo. In quest’ottica si può leggere l’attenzione continua di papa Leone per la pace.

Alla riscoperta del Catechismo

Il suo percorso è cristologico. Egli sa e ha ribadito più volte che soltanto guardando a Cristo e riconsegnando a Lui le nostre vite possiamo trovare la prospettiva della riconciliazione ecclesiale. Essa non è certo il frutto di una mediazione umana; avviene attraverso la riscoperta di Cristo nostra pace: in lui ritroviamo la verità della nostra vita e nello stesso tempo la strada dell’abbraccio con i nostri fratelli uomini.

Si può dire che l’intento finora perseguito da papa Leone sia quello di aiutare la Chiesa a riscoprire il Catechismo. Se raccogliamo i suoi interventi di questi primi mesi, possiamo cogliere molte sottolineature discrete dei temi centrali del Catechismo della Chiesa cattolica.

Prevost agisce con pazienza, con discrezione, senza mai porsi sotto i riflettori, con prudenza. Non ha ancora provveduto a nomine importanti che certamente egli sta maturando dentro di sé e che vuole siano segno di un bene per tutta la Chiesa. Ma le sue parole, il suo atteggiamento, l’abbandono chiaro all’aiuto di Dio mostrano che egli ha preso su di sé questo compito immane di condurre in avanti la vita della Chiesa con molta confidenza, si può dire quasi con leggerezza.

La comunione al cuore della Chiesa

C’è un segno che vorrei mettere in luce, sottolineare, perché sembra molto significativo ed è passato quasi totalmente inosservato. Egli ha deciso di vivere nel Palazzo Apostolico, alla terza loggia, nell’appartamento pontificio che fu degli ultimi papi fino a Francesco. Ma ha deciso di vivere con altri quattro fratelli agostiniani: il suo segretario e altri tre sacerdoti. Non so se questi sacerdoti avranno dei compiti in Curia o semplicemente dei compiti nella Congregazione agostiniana. Mi interessa però notare che questo gesto così semplice, ma così rivoluzionario di papa Leone pone al cuore della Chiesa la comunione, la vita comune.

Egli sa di essere il papa e che le decisioni spettano a lui, ma vuole arrivare ad esse pregando con altri, sedendo a tavola con altri, condividendo la vita di altri fratelli. È la scelta che dalla comunità apostolica in poi, attraverso la vita monastica e poi la vita degli ordini mendicanti, ha sorretto la Chiesa fino alla modernità.

Successivamente l’individualismo ha preso il sopravvento e ancora oggi la vita comune non è guardata con la dovuta attenzione e speranza da parte di tanti nella Chiesa.

Con questa decisione silenziosa papa Leone ha dato un segnale a tutta quanta la cristianità: soltanto vivendo la comunione, anche nella sua micro-realizzazione che è una piccola comunità, noi possiamo diventare attori di comunione.

Un esempio di semplice e concreta sinodalità

La vita comune è la strada privilegiata dell’adesione a Cristo, del cambiamento quotidiano della personalità, e nello stesso tempo un anticipo della vita che non finisce, pur nelle ristrettezze, nelle cadute e nelle difficoltà della nostra esistenza quotidiana.

Ponendo al centro della Chiesa la vita comune, il Papa mostra la persona dello Spirito Santo. È Lui che realizza la nostra unità, è Lui che ci dà la forza e l’intelligenza perché il nostro pensiero e il nostro cuore siano plasmati, ora dopo ora, nella partecipazione al pensiero e al cuore di Cristo. È Lui che ci dà quella leggerezza e quell’anticipo di gioia che permettono di vivere ogni sacrificio senza esserne schiacciati.

Questa decisione di papa Leone è una realizzazione semplice e concreta della sinodalità. Ritrova nella comunità apostolica le linee fondamentali della vita cristiana e propone a tutta la Chiesa, senza imporre nulla, questa ottica come un’ottica intelligente e discreta per guardare anche al grave problema della diminuzione delle vocazioni sacerdotali e della collaborazione fra le varie vocazioni all’interno della compagine ecclesiale.

Lacrimazione della Madonna di Siracusa – 72° anniversario

🙏LA DIRETTA DI POCO FA dalla “Casa del Pianto” di via degli Orti ~ Madonna delle lacrime di #Siracusa: Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo di Siracusa S.E. Rev.ma Mons. FRANCESCO #LOMANTO – 72° Anniversario della Lacrimazione della Madonna a Siracusa

Putin alla corte di Xi minaccia gli europei: «Ricordino la Storia»

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 31 Agosto 2025

Il leader russo, oggi a Pechino, in un’intervista attacca la militarizzazione della Ue (e non cita mai gli Usa)

Il presidente russo Putin e quello cinese Xi nell’ottobre scorso in occasione del summit dei

Nella lunghissima intervista, mancano due parole. Come succede sempre prima di un suo viaggio in Cina, Vladimir Putin ha concesso un colloquio all’agenzia Xinhua, durante il quale ha spaziato sull’attualità geopolitica e sullo stato del mondo, senza mai nominare gli Stati Uniti. Una circostanza ben strana alla luce di quanto accaduto il mese scorso tra l’Alaska e Washington, ma perfettamente comprensibile, tenuto conto del pubblico e dei referenti ai quali si stava rivolgendo il presidente russo.

Una volta reso omaggio al futuro ospite Xi Jinping, lui sì «vero leader di una grande potenza dotato di ampia visione strategica», e anche alle relazioni economiche tra Mosca e Pechino, che hanno raggiunto «un livello senza precedenti», Putin ha introdotto il concetto di «Maggioranza globale», con la quale ha indicato la massa critica di quel nuovo ordine multipolare che il Cremlino teorizza da tempo. «Noi e la Cina condividiamo ampi interessi comuni e opinioni straordinariamente simili su questioni fondamentali. Siamo uniti nella nostra visione di costruire un ordine mondiale giusto e multipolare, con particolare attenzione alle nazioni della Maggioranza globale».

Ma il presidente russo ha anche indicato il luogo dove dovrebbe cominciare il cambiamento, se non il rovesciamento, dei rapporti di forza. Facendo un astuto riferimento alla risoluzione «Sradicamento del colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni», adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre 2024, Putin ha detto che Russia e Cina «sostengono la riforma dell’Onu affinché ripristini pienamente la sua autorità e rifletta le realtà moderne», auspicando una riforma del Consiglio di sicurezza, «per renderlo più democratico, includendo Stati di Asia, Africa e America Latina».

L’aquila a due teste, il simbolo della Russia, è sempre stata simmetrica solo in apparenza. Per molto tempo nella sua storia millenaria ha guardato esclusivamente a ovest. Ma dopo il crollo dell’Unione Sovietica e ben prima di Putin, si è rivolta a Oriente. Già nel 1993, il Concetto di politica estera fu il primo documento ufficiale a riconoscere l’Asia come «uno dei centri dell’economia della politica mondiale», affermando che per diventare protagonista in quell’area, alla Russia sarebbe bastato «evitare di riprodurre le esperienze europee nella regione». La nascita di un grande spazio eurasiatico è insomma una vecchia idea della Russia, alla quale Xi ha aderito da azionista di maggioranza, diventando referente non solo dei Brics ma di un’area allargata al Sudamerica e all’Africa che si oppone al cosiddetto vecchio ordine mondiale.

«Eurasia senza Occidente: la Cina mostrerà un mondo nuovo». È tutto un programma il titolo dell’editoriale dell’agenzia statale Ria Novosti che inaugura il viaggio cinese di Putin. «Sì, è una sfida. O meglio, un dissenso verso l’Occidente, e in primo luogo gli Stati Uniti, che si sono unilateralmente proclamati responsabili della sicurezza globale. Il periodo coloniale del suo dominio in Asia è finito da tempo, ma la sua influenza e i suoi interessi non sono scomparsi. Gli atlantisti continuano a voler “pascolare i popoli” dell’Asia, guidandoli, dirigendoli, sfruttando le loro contraddizioni e talvolta mettendoli apertamente l’uno contro l’altro».

Putin non ha mancato di sottolineare il solco che ormai divide le due realtà. «In Russia, non dimenticheremo mai l’eroica resistenza della Cina. Vediamo che in alcuni Stati occidentali i risultati della Seconda guerra mondiale vengono di fatto rivisitati. Il militarismo giapponese viene rianimato con il pretesto di immaginarie minacce russe o cinesi, mentre in Europa, Germania inclusa, si stanno compiendo passi verso la rimilitarizzazione del continente, con scarsa attenzione ai parallelismi storici».

Sarebbe tutto abbastanza normale. Non fosse che durante questa estate, il Cremlino ha rivolto un largo sorriso agli Usa di Donald Trump, con tanto di incontro e di foto storiche in quel di Anchorage, «che permettono a Putin di recarsi dal suo principale alleato non come vassallo, ma come leader mondiale che dialoga da pari a pari con il presidente degli Stati Uniti, il principale rivale della Cina», come sostengono molti opinionisti indipendenti russi. Anche per questo, l’assenza di ogni riferimento agli Usa sembra una omissione voluta, un argomento imbarazzante da evitare. Insieme ai presidenti di India, Iran, Turchia, e altri Stati con i quali la Casa Bianca ha rapporti problematici, Putin sarà l’ospite d’onore del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai che si terrà da oggi al primo settembre a Tianjin. Una specie di Stati generali del cosiddetto Sud Globale, unito anche da una buona dose di antiamericanismo, ai quali seguirà la parata per l’ottantesimo anniversario della vittoria cinese nella Seconda guerra mondiale.

«Dal 2021, il commercio bilaterale con Pechino è cresciuto di circa 100 miliardi di dollari» ha affermato il presidente russo. «Manteniamo saldamente la nostra posizione di principale esportatore di petrolio e gas verso la Cina» ha aggiunto, rendendo così implicito merito al Paese che gli ha consentito di galleggiare sopra le sanzioni. «Nel 2027, prevediamo di lanciare un’altra importante rotta del gas, la cosiddetta via dell’Estremo Oriente» è stato l’ulteriore annuncio. Al tempo stesso, Putin è la persona che si è appena incontrata con il nemico dichiarato della Cina, e che progetta grandi affari artici e altrettanti accordi con gli Stati Uniti. L’aquila russa sta facendo il pendolo. Chissà cosa ne pensa davvero Xi Jinping.

La missionaria rapita nell’inferno di Haiti

di Paolo Lepri| 29 agosto 2025 – Corriere della Sera – 30 Agosto 2025

La missionaria laica irlandese Gena Heraty da quasi un mese è nelle mani dei suoi rapitori ad Haiti. L’arcidiocesi di Port-au-Prince ha definito il sequestro «un attacco alla società» che ha avuto luogo «in un clima di disumanizzazione»

È quasi un mese che la missionaria laica irlandese Gena Heraty è nelle mani dei suoi rapitori ad Haiti, un inferno sulla terra in cui le bande armate seminano morte e violenza. La gang più temibile è Viv Ansanm, capeggiata da Jimmy «Barbecue» Chérizier, criminale ultraricercato per la cui cattura l’Fbi offre una ricompensa di 5 milioni di dollari. 

Sono stati probabilmente i suoi uomini a fare irruzione nella Casa Sant’Elena, un orfanotrofio gestito dall’organizzazione Nos Petits Frères et Soeurs a Kenscoff, sulle colline nei pressi della capitale Port-au-Prince, portando via anche sette dipendenti della struttura e un bambino di tre anni sofferente per problemi neurologici (uno dei 270 che vivono nella struttura).

La liberazione di Gena Heraty è stata chiesta anche dal Papa. Leone XVI ha lanciato appello durante l’Angelus del 10 agosto sottolineando anche l’urgenza di «un fermo sostegno della comunità internazionale per creare le condizioni sociali e istituzionali che consentano al popolo haitiano di vivere in pace».

L’arcidiocesi di Port-au-Prince ha definito il sequestro «un attacco alla società» che ha avuto luogo «in un clima di disumanizzazione». Parole terribili, che descrivono una situazione ormai senza speranza, aggravatasi dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021. 

Le gang hanno ormai preso il controllo di gran parte del territorio del Paese. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani almeno 3141 persone sono state uccise nella prima metà del 2025.  

  Nata a Westport, nella contea di Mayo, in una famiglia dove era una degli undici figli, la missionaria irlandese è da trentadue anni nell’isola dei Commedianti di Graham Greene (anche l’hotel Oloffson, dove lo scrittore inglese ha vissuto, è stato distrutto in un incendio doloso). Arrivata per un periodo di volontariato, dopo la laurea in economia all’Università di Limerick, non si è mai più mossa.

«Sono qui per restare», ha detto qualche tempo fa a The Irish Independent. In quello stesso articolo raccontava il suo impegno per le persone che soffrono, maturato durante la sua giovinezza, quando i genitori le avevano insegnato a «trattare gli altri come tu vorresti essere trattato». A volte la bontà è molto semplice


“Li avevano catturati insieme. Sono tornati liberi insieme ventisei giorni dopo. Del resto, la missionaria Gena Heraty, lo ripeteva spesso: «Dobbiamo affrontare insieme questa situazione». La laica irlandese, i sette collaboratori locali dell’orfanotrofio Saint-Hélène di Kenscoff, sobborgo-satellite di Port-au-Prince e il bimbo disabile di tre anni rapiti il 3 agosto da un commando di tre miliziani armati sono stati, alla fine, rilasciati” ( Avvenire)


PS. Il bene che non si vede permette al mondo di di sopravvivere

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 10 – Cristo Sapienza incarnata

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