"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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SAN GIUSEPPE CALASANZIO

E LA CORONA DI 12 STELLE

Sacerdote (1558 – 1648) 25 agosto

La Corona di 12 stelle fu composta da San Giuseppe Calasanzio, il quale diceva spesso che tutte le grazie che chiedeva per mezzo di questa devozione, gli venivano concesse. Egli alludeva alle 12 stelle descritte dall’evangelista Giovanni e poste sul capo della Vergine.

Prete dal 1583, dopo ottimi studi, con l’aiuto dei facoltosi genitori, ed è assai stimato dai vescovi, che gli danno incarichi d’importanza. Fa catechesi e assistenza nei rioni popolari, scoprendo un universo giovanile di miseria e di ignoranza, con la criminalità conseguente.

In lui matura un progetto completamente nuovo: salvare i giovani realizzandoli, con l’insegnamento della fede e della morale insieme a quello delle scienze umane, in scuole quotidiane e gratuite, con programmi graduati, classi successive, esami. Nasce così la prima vera scuola popolare d’Europa (1597).

Per risolvere il problema degli insegnanti fonda nel 1617 la “Congregazione Paolina dei Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie”, formata da sacerdoti ed educatori, votati alla formazione cristiana e civile dei giovani mediante la scuola. (Sono i Padri Scolopi, che nel XX secolo saranno diffusi in oltre 20 Paesi di 4 continenti).

Nel 1622 Gregorio XV costituisce gli Scolopi, purtroppo però forti critiche nascono all’interno della sua opera la quale finisce per tramontare. Denunciato al Sant’Uffizio, spogliato della sua autorità, vede l’Ordine declassato a semplice Congregazione senza voti, abbandonata da molti dei suoi figli spirituali. Lui fa coraggio ai pochi rimasti: “L’Ordine risorgerà!“. Lo ripete fino alla morte, che lo coglie a 90 anni. Effettivamente l’ordine risorgerà e nel 1948, Pio XII lo proclamerà anche “Patrono davanti a Dio di tutte le scuole popolari cristiane del mondo”.

CORONA DI DODICI STELLE

Ave Maria purissima, concepita senza peccato.

Nel nome del Padre e del Figlio, e dello Spirito Santo

Lodiamo e ringraziamo la Santissima Trinità, che ci mostrò la Vergine Maria vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle, per tutti i secoli dei secoli. Amen

Lodiamo e ringraziamo il Padre Eterno, che scelse la Vergine Maria come sua Figlia. Amen

Padre Nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,sia santificato il tuo nome,venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà,come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano,e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male. Amen.

SAN GIUSEPPE CALASANZIO3Sia lodato il Padre Eterno che predestinò la Vergine Maria come Madre del suo Figlio Divino. Amen

Ave Maria

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne E benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Sia lodato il Padre Eterno che preservò la Vergine Maria da ogni colpa fin dalla sua concezione. Amen

Ave Maria…

Sia lodato il Padre Eterno che adornò la Vergine Maria con tutte le virtù fin dalla nascita. Amen

Ave Maria…

Sia lodato il Padre Eterno che diede alla Vergine Maria come compagno e sposo purissimo San Giuseppe. Amen

Ave Maria… 

Gloria al Padre

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Lodiamo e ringraziamo il Figlio di Dio, che scelse la Vergine Maria come Madre. Amen

Padre Nostro…

Sia lodato il Figlio di Dio, che s’incarnò nel ventre della Vergine Maria e vi abitò per nove mesi. Amen.

Ave Maria… 

Sia lodato il Figlio di Dio, che volle nascere dalla Vergine Maria e la provvide di latte per alimentarlo. Amen.

Ave Maria… 

Sia lodato il Figlio di Dio, che nella sua infanzia volle essere educato dalla Vergine Maria. Amen

Ave Maria… 

Sia lodato il Figlio di Dio, che rivelò alla Vergine Maria i misteri della redenzione del mondo. Amen

Ave Maria… Gloria al Padre…

Lodiamo e ringraziamo lo Spirito Santo, che ricevette la Vergine Maria come sua Sposa. Amen

Padre Nostro…

Sia lodato lo Spirito Santo, che rivelò alla Vergine Maria, prima che a chiunque altro, il proprio nome di Spirito Santo. Amen

Ave Maria…

Sia lodato lo Spirito Santo, per opera del quale la Vergine Maria fu al tempo stesso Vergine e

Madre. AmenCORONA DI DODICI STELLE

Ave Maria… 

Sia lodato lo Spirito Santo, in virtù del quale la Vergine Maria fu tempio della Santissima Trinità. Amen.

Ave Maria… 

Sia lodato lo Spirito Santo, dal quale la Vergine Maria venne elevata in Cielo al di sopra di tutte le creature. amen.

Ave Maria… Gloria al Padre…

Per le intenzioni del Santo Padre

SALVE REGINA

Salve, Regina madre di misericordia, vita dolcezza speranza nostra salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.  

IL CALASANZIO E LA MADONNA

Origine mariana dell’Istituto delle Scuole Pie

Il giorno 25 marzo dell’anno 1617, festa dell’Annunciazione del Signore, segna la data della nascita della nuova «Congregazione dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie». In questa data infatti il Cardinale Benedetto Giustiniani, nella Cappella del suo palazzo, vestì il P. Giuseppe Calasanzio dell’abito della nuova congregazione, che aveva per fine l’educazione dei fanciulli poveri. Nel medesimo giorno, nell’Oratorio delle Scuole Pie di s. Pantaleo, ricevettero l’abito stesso nelle mani del Calasanzio altri quattordici religiosi.

Devoto fin dall’infanzia della s. Vergine, volle chiamarsi «Giuseppe della Madre di Dio», nome sotto il quale è abitualmente invocata nelle diocesi della provincia ecclesiastica aragonese, di cui era originario.

Noto come S. Giuseppe Calasanzio, devotissimo alla Vergine, facesse del culto mariano uno dei capisaldi dell’Istituzione calasanziana.  Si comprende, perciò, come gli Scolpi, eredi dello spirito di un sì grande Padre, si siano distinti per questo spirito spiccatamente mariano che hanno saputo trasfondere mirabilmente nei loro alunni.

Il Calasanzio volle tenere ben presente davanti agli occhi puri e impressionabili dei suoi bimbi e ragazzi la devozione alla Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio. Egli era profondamente convito che l’immagine materna di Maria, la sua purezza, la sua umiltà, la sua obbedienza, la sua vita consumata nel lavoro quotidiano e nel suo servizio fedele a Cristo potesse servire ad essi come ideale della massima attrazione.

Raccomandava loro di inginocchiarsi prima di coricarsi e di recitare cn le braccia incrociate cinque Ave in onore delle lettere del nome di «MARIA».

Tanto la mattina quanto la sera, mentre venivano accompagnati dai Padri alle loro case, i fanciulli recitavano, a voce bassa, il santo rosario, fedeli ad un amorevole consiglio del Calasanzio.

Toccante era il seguente atto di offerta alla Vergine SS.ma che gli alunni delle Scuole Pie facevano durante l’«Orazione Continua» davanti al SS.mo Sacramento: «Vergine purissima e santissima madre del Figlio di Dio Gesù Cristo, Redentore dell’anima mia, anche a voi offro tutto il mio essere, accettate il mio omaggio. Accettate, o Madre della grazia, la mia piccola offerta; favorite, guardate a questa creatura miserabile e piena di peccati e ottenetemi da Gesù il perdono di tutte le mie colpe. Aiutami ora e sempre e nell’ora della mia morte. Salve, Regina».

L’insegnamento dei Padri scolopi non era ristretto solamente a ore determinate e fisse, perché ad ogni momento l’insegnamento doveva cogliere l’opportunità di inculcare il principio di ogni sapienza, il Timor di Dio, chiaro che la pietà, ossia la religiosità, si manifestava nelle pratiche devote e di queste nello stesso tempo si alimentava.

La giornata, perciò, non solo dei maestri, ma degli alunni era caratterizzata da molti atti di culto: la preghiera apriva e chiudeva le ore di lezione, erompeva dalle labbra dei fanciulli accompagnando ogni loro occupazione; l’annessa cappella accoglieva tutti, maestri e scolari, al mattino per la S. Messa, la sera per il canto delle Litanie alla Madonna.

Nell’Istituto si praticava, come già accennato, l’«Orazione Continua», ossia a turno due fanciulli stavano in adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento e a volte a gruppi di dodici, ordinatamente, si succedevano nell’oratorio a pregare, a cantare, ad ascoltare la parola del padre.

Il Calasanzio comprese come le suppliche dei suoi piccoli fossero la grande forza dell’Istituto, il motivo principale della benedizione di Dio e della Vergine.

Nel suo culto alla Vergine S. Giuseppe Calasanzio trovò il conforto delle sue più amare giornate.

Il culto mariano nelle Costituzione delle Scuole Pie

La vita degli Scolopi è tutta profumata, si potrebbe dire, della devozione mariana.

Nelle funzioni religiose e nelle preghiere comunitarie predomina l’invocazione alla Madonna; il «Sub tuum praesidium» conclude tutte le pratiche di pietà dei religiosi.

Le Costituzioni, prima dell’aggiornamento e della revisione, stabilivano di recitare ogni giorno in comune le Litanie Lauretane, seguite dalla «coroncina» in onore alla Madonna, composta da cinque salmi e di cinque antifone che iniziano con le lettere del nome di Maria.

Esse raccomandavano anche, come una delle ultime volontà del Fondatore, di recitare il S. Rosario. Le regole prescrivevano un digiuno speciale nelle vigilie delle sette classiche feste della Vergine: Immacolata Concezione, Natività, Presentazione, Annunciazione, Visitazione, Purificazione e Assunzione. In questi giorni nelle scuole era vacanza e tutti dovevano assistere ad una messa solenne.

Le nuove Costituzioni, nel determinare le pratiche di pietà, hanno tenuto conto dei criteri suggeriti dal Concilio Vaticano ed hanno consigliato di rispettare le preghiere tradizionali, adattate ai nuovi tempi, in particolare di essere fedeli alla recita del rosario e di onorar la B.V. Maria, Patrona dell’Ordine e di celebrare co filiale devozione le sue feste, secondo il calendario romano e quello proprio degli Scolopi.

Il culto mariano, fattore importante nell’educazione della gioventù

Oltre le pratiche ordinarie di devozione, il Calasanzio suggeriva ai suoi figli spirituali alcuni mezzi particolari per ottenere una migliore riuscita nell’educazione dei giovani. Egli volle creare nella scuola e tra gli alunni una specie di atmosfera mariana. Così, per tutta la durata dell’orario scolastico (come leggiamo in un antico regolamento in vigore prima in Sardegna, poi nelle prime casi fondate in Spagna) egli volle che alla fine di ogni ora si lezione si indirizzasse un saluta alla Vergine.

Nel pomeriggio tutti si recavano in chiesa sia per la recita delle Litanie sia per la preghiera della «Corona delle dodici stelle della Beatissima Vergine Maria».

Questa preghiera fu composta interamente dal Calasanzio verso il 1623 per uso e servizio degli alunni delle Scuole Pie. Una serie di invocazioni mariane.

«Io desidero -scriveva- che tutti i nostri alunni pratichino giornalmente questa devozione verso la SS. Vergine, in modo che come ricompensa di questa lieve fatica, essi si rendano degni della protezione della Madonna durante la loro vita e la loro morte».

Il Calasanzio affermò che erano invocazioni quotidianamente recitate e meditate dagli alunni con grande devozione. Ottima pratica questa e con ragione amata e voluta dal Santo, perché, ad esaminarla bene, essa è densa dei sublimi misteri dell’Incarnazione, dell’Immacolata Concezione e della Maternità divina, contemplati in armoniosa unità. La preghiera è pervasa di profonda devozione alla Vergine e di sincera azione di grazie alla SS. Trinità, fonte di tanti favori.

Il pensiero e le parole sono poste in modo che siano accessibili anche agli alunni, che, contemplando l’assidua e fedele corrispondenza della Vergine alla grazia, si infervorano a seguire sempre e in ogni dettaglio la volontà di Dio, man mano che si manifesta lungo il cammino della vita.

Certamente l’immagine splendida della «Donna vestita di sole» restò scolpita per sempre e indelebilmente nel loro cuore come pegno di fedeltà fino alla morte, come auspicio di vita e costumi immacolati.

San Giuseppe Calasanzio

Nome: San Giuseppe Calasanzio

Titolo: Sacerdote

Nome di battesimo: José de Calasanz

Nascita: 9 agosto 1557, Urgel, Spagna

Morte: 25 agosto 1648, Roma

Ricorrenza: 25 agosto

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Protettore:
delle scuole

Beatificazione:
18 agosto 1748, Roma, papa Benedetto XIV

Canonizzazione:
16 luglio 1767, Roma, papa Clemente XIII

Fa parte di: Santi del Lazio

Si deve a Giuseppe Calasanzio la prima scuola popolare gratuita e aperta a tutti, a Roma. Calasanzio era il vicario generale della diocesi di Urgel, in Spagna (dove era nato nel 1557). A Roma era approdato al seguito del cardinale Marc’Antonio Colonna in qualità di consulente teologo. Ma a Giuseppe quel ruolo di quasi cavalier servente, sia pure per motivi teologici, andava un po’ stretto, tanto più che l’eminentissimo cardinale era abbastanza cresciuto per badare da solo alla propria formazione culturale.

E così Giuseppe trascorreva il suo tempo romano a visitare basiliche, assorto in lunghe e intense meditazioni, sfoghi di una voglia di vita eremitica che non aveva mai potuto soddisfare; e poi a visitare malati negli ospedali e prigionieri nelle carceri, alla ricerca di una precisa missione nella quale far convogliare tutto il suo impegno.

In quest’inquieto ricercare si imbatté spesso, soprattutto nel quartiere di Trastevere, in torme di bambini e ragazzetti senza istruzione, senza dignità, malconci e abbandonati a se stessi, che tiravano a campare ricorrendo a mille sotterfugi, primi passi verso le vie della delinquenza e del vizio. Quei ragazzetti riuscivano a scucire a qualche anima pia e generosa un tozzo di pane, una minestra, un vecchio vestito, ma non trovavano nessuno che offrisse loro, con la scuola e l’istruzione, la possibilità di togliersi definitivamente dalla brutta strada. Alle scuole romane, tutte private, poteva accedere solo chi aveva un genitore con la borsa stipata di baiocchi, così come solo i figli di benestanti potevano sostenere le spese di frequenza nelle scuole comunali, che molte libere città del nord avevano istituito.

In Giuseppe, alla ricerca di un qualcosa di forte e importante da fare, quella dolente realtà aprì spiragli luminosissimi: se voleva che le cose cambiassero doveva fare qualcosa. Cominciò interessando alla causa sacerdoti e laici disposti a condividere la sua passione; assieme a loro si mise poi a dare lezioni gratuite a quei poveri ragazzi. Alla fine riuscì a raggruppare un bel numero di signori che trovarono straordinario poter impegnare in quel versante nuovo della carità cristiana la propria vita. E così, insieme alla prima scuola popolare, ponevano la prima pietra di una nuova congregazione, i Fratelli delle scuole pie, detti anche scolopi, i quali ai tre classici voti di povertà, obbedienza e castità, ne aggiunsero un quarto che li impegnava all’istruzione dei ragazzi. 

Quella del Calasanzio fu un’idea vincente e le sue scuole in brevissimo tempo si diffusero in tutta Italia e poi anche in Germania, in Boemia, in Polonia e altrove. Ma il successo fu per lui fonte di innumerevoli guai e dolori. «Se il grano non muore…», diceva Gesù nel Vangelo. E così l’opera dell’ex vicario di Urgel doveva morire per mettere solide radici. Alcuni discepoli e confratelli, intriganti e pieni di ambizioni e di malanimo, lo accusarono di incapacità, lo diffamarono, lo calunniarono sperando di toglierselo di torno. E ci riuscirono.

La Santa Sede inviò a dirimere la questione un «visitatore» prevenuto e poco intelligente: Calasanzio finì arrestato e sottoposto a sfibranti interrogatori. Alla conclusione dell’inchiesta Innocenzo X degradava l’Ordine delle scuole pie a semplice e ininfluente confraternita. Il Calasanzio vide nella persecuzione un disegno provvidenziale di Dio: «Sarebbe follia — diceva — preoccuparsi delle cause seconde, che sono gli uomini, e non vedere la causa prima, cioè Dio, che invia questi uomini per il nostro maggior bene».

Ma anziché arrendersi all’apparente fallimento, si rimboccò le maniche e ricostruì l’intera opera sotto forma di congregazione religiosa e con le medesime finalità della precedente, cioè l’istruzione dei ragazzi. Giuseppe Calasanzio non fece in tempo a vedere la sua opera affermata e consolidata: morì infatti nel 1648, a novantuno anni, con il cuore ancora ferito dalle tristi vicende che lo avevano coinvolto, ma mormorando parole di perdono e di fiducia. La sua santità venne ufficialmente riconosciuta nel 1767.

MARTIROLOGIO ROMANO. San Giuseppe Calasanzio, sacerdote, che istituì scuole popolari per la formazione dei bambini e dei giovani nell’amore e nella sapienza del Vangelo, fondando a Roma l’Ordine dei Chierici regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie.

Santa Rosa da Lima

Santa Rosa da Lima


autore: Carlo Dolci anno: 1640-1687 ca. titolo: Santa Rosa luogo: Palazzo Pitti, Firenze

Nome: Santa Rosa da Lima

Titolo: Vergine

Nome di battesimo: Isabel Flores de Oliva

Nascita: 20 aprile 1586, Lima

Morte: 24 agosto 1617, Lima

Ricorrenza: 23 agosto

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Protettrice:
dei fioristi, giardinieri

Beatificazione:
15 aprile 1668, Roma, papa Clemente IX

Canonizzazione:
12 aprile 1671, Roma, papa Clemente X

Luogo reliquie: Basilica e Convento di San Domenico

Fu il primo fiore dell’America meridionale. Nacque da ricchi genitori verso la fine del secolo XVI. Fu veramente una « rosa » che crebbe fra le spine; la vita di lei fu tutta un profumo di celestiali virtù tra eroiche penitenze. Fin da fanciulla si distinse per la pietà e per la docilità ai propri genitori. All’età di cinque anni fece il voto di perpetua verginità, eleggendosi per sposo Gesù Cristo. Appena seppe leggere, per prima cosa lesse la vita di S. Caterina da Siena, che scelse a protettrice e di cui cercò di imitare le virtù.

Cresciuta negli anni, cominciò a fare vita più ritirata. I genitori volevano che si sposasse, ma essa, benché dolente per dover contraddire i genitori, stette ferma nel suo proposito.

Più tardi, meditando le parole del Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e vieni e seguimi», si ritirò in un monastero di Domenicane.

In questo nuovo stato di vita, si accrebbe in lei il fervore della carità verso il Signore e attese a vivere nel nascondimento, accettando i lavori più umili e più faticosi, facendo tutto allegramente, come penitenza dei propri peccati.

Questo suo grande amore verso il Signore fu messo a una prova che durò per circa 15 anni, durante i quali ebbe anche a patire persecuzioni da parte di estranei. Ebbe inoltre lo straordinario dono delle nozze mistiche. 

In questa lotta, essa andava ripetendo: «Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore». Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni.

S’intratteneva familiarmente con la sua protettrice S. Caterina da Siena, che le appariva di frequente, e Gesù Cristo in un’apparizione le disse: «O Rosa del mio cuore, tu sei la mia sposa». Ormai Gesù era l’unico suo pensiero e persino durante la notte vegliava pregando.

Gesù, intrattenendosi con lei, le disse: «Preparati: gli sponsali si avvicinano». E il giorno seguente, 24 agosto 1617, tra il pianto delle consorelle, lasciava questa terra per andare incontro allo Sposo Celeste.

Santa Rosa da Lima fu inizialmente sepolta privatamente nel chiostro del convento domenicano di San Domenico a Lima, come lei stessa aveva desiderato, ma in seguito le sue spoglie furono traslate nella chiesa vero e proprio del convento, dove iniziarono a essere oggetto di venerazione divina. Oggi il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana della Madonna del Rosario (nota anche come Convento di Santo Domingo) a Lima, all’interno di una cappella riccamente decorata sotto l’altare, dove riposano anche le reliquie di San Martín de Porres e altri santi peruviani

PRATICA. Bisogna ubbidire prima a Dio che agli uomini

Papa Leone XIV, per la nostra vita di fede non accontentiamoci del “sentito dire”

All’ Angelus la preghiera il Congo e il ricordo dei dieci anni del terremoto nel Centro Italia

Papa Leone XIV |  | Vatican MediaPapa Leone XIV | | Vatican Media

Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano, domenica 23 agosto 2026, 12:14 (ACI Stampa).

“Impariamo a non chiuderci nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose, per restare aperti alla relazione autentica con Cristo”. Papa Leone XIV lo ha detto nella riflessione prima della preghiera dell’Angelus di oggi.

Commentando il Vangelo del giorno ha posto la domanda: chi è Gesù per me? Solo un grande personaggio o “il Cristo di Dio, Colui che è stato inviato per farci entrare nell’amore del Padre e trasformare la nostra vita e il mondo in cui viviamo”?

E prosegue il Papa: “a volte sulla fede cristiana ci si accontenta del “sentito dire”, dei luoghi comuni, di ciò che ci è stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Gesù ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che può anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate”. E questo vale anche “per il cammino della Chiesa e per le scelte pastorali, laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto. È importante, invece, chiederci spesso: chi è il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?”.

Dopo la preghiera il Papa ha ricordato la Repubblica Democratica del Congo, “in particolare per il diffondersi dell’epidemia di Ebola, che purtroppo sta provocando molte vittime. Incoraggio una risposta da parte della comunità internazionale, che coinvolga anche le comunità locali nell’opera di prevenzione per salvare tante vite umane.

Sono vicino anche alla popolazione della Repubblica Centrafricana, che piange le vittime del crollo avvenuto in una miniera a Zambouye. Il Signore accolga quanti hanno perso la vita e sostenga l’impegno di garantire la sicurezza e la legalità dei siti minerari.

Domani ricorre il decimo anniversario del terremoto che ha colpito il centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche. Prego per i defunti e per le loro famiglie e per tutte le comunità coinvolte. La fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione”.

L’ecologia, vittima della guerra russa

La taiga brucia oltre gli Urali, i fiumi di Tjumen e della regione di Mosca sono pieni di pesci morti e si verificano sversamenti di petrolio nella parte russa del Mar Nero. Mentre un’indagine su vasta scala ha identificato 1.497 persone accusate di tradimento e spionaggio in Russia per azioni legate alla protezione dell’ambiente.

di Stefano Caprio – Asia News

22 agosto 2026

L’ambiente sta diventando sempre più vittima di obiettivi militari ed economici, commenta l’esperta di ecologia Mariana Toročišnikova su Radio Svoboda. Le ultime settimane in Russia sono sembrate un film catastrofico, solo senza effetti speciali, perché “tutto sta accadendo davvero”. La taiga brucia oltre gli Urali, i fiumi di Tjumen e della regione di Mosca sono pieni di pesci morti e si verificano sversamenti di petrolio nella parte russa del Mar Nero. La natura sta diventando una vittima, scrivono gli autori del rapporto di Greenpeace International “L’impero dei combustibili fossili”, osservando che dallo scoppio della guerra con l’Ucraina fino al 40% del bilancio russo è destinato al complesso militare-industriale, mentre i finanziamenti per numerosi programmi di protezione ambientale sono stati tagliati.

L’indebolimento delle politiche ambientali, in un contesto di crisi climatica e di espansione dell’agricoltura, sta destabilizzando gli ecosistemi naturali della Russia. Allo stesso tempo, il numero di incendi boschivi è in aumento e il disboscamento sta colpendo sempre più le foreste intatte e selvagge, soprattutto in Siberia e nell’Estremo Oriente. Secondo gli esperti di Greenpeace, ciò minaccia non solo il futuro della Russia stessa, ma anche la stabilità globale, in quanto accelera la crisi climatica e contribuisce alla perdita di biodiversità. Come se non bastasse, i servizi russi dell’Fsb si creano nuovi nemici in campo ecologico, e i casi in cui viene considerata in pericolo “la sicurezza dello Stato in Russia” sono diventati un sistema di produzione di massa. La corrispondente di Verstka, Julia Selikova, racconta di un’indagine su vasta scala che ha identificato 1.497 persone accusate di tradimento e spionaggio, per azioni legate alla protezione dell’ambiente.

Anche l’ecologo Vladimir Slivjak ha parlato in una trasmissione televisiva di come la guerra influenzi il clima e l’ambiente, affermando che “la Russia è un Paese enorme che influenza profondamente il clima, è uno dei maggiori inquinatori al mondo, uno dei cinque Paesi che inquinano maggiormente l’atmosfera”. Quando si parla di cambiamenti climatici, dell’enorme quantità di emissioni a livello globale e del conseguente cambiamento e riscaldamento del clima, la Russia gioca un ruolo chiave; naturalmente, la guerra in Ucraina sta portando a emissioni di gas serra significativamente più elevate rispetto al passato. Nel frattempo, la Russia è completamente assente dagli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra.

Le fuoriuscite di petrolio, ad esempio, sono una diretta conseguenza della guerra iniziata dalla Russia in Ucraina. Quest’anno si sono già verificati diversi incidenti di grave entità, e nel 2024 si è registrata la più grande fuoriuscita di petrolio della storia nel mar Nero. Il mar Nero abbraccia diversi Paesi, non solo la Russia, ed è evidente che se questo mare viene danneggiato, le conseguenze si ripercuoteranno su tutti i Paesi che si affacciano sulle sue coste. Quando un Paese grande e industrializzato è retto da un regime autoritario, se il presidente di quel Paese perde il controllo le conseguenze dal punto di vista ambientale sono davvero gravissime. E non solo dal punto di vista ambientale, ovviamente, come afferma Slivjak: “dicono che il clima stia cambiando, che la colpa sia della guerra, che la Russia sia direttamente o indirettamente responsabile, che per questo abbiamo ondate di calore, temporali secchi, incendi boschivi… ma le foreste non bruciavano anche prima della guerra? Credo di sì, e quasi ogni anno dicevano che c’erano stati più incendi rispetto agli anni precedenti. È compito dello Stato dire che dobbiamo ricostruire le nostre vite, perché in futuro ci saranno ancora più problemi a causa dei cambiamenti climatici”.

I cambiamenti climatici sul pianeta non sono iniziati oggi, e certamente non sono iniziati perché la Russia ha iniziato la guerra in Ucraina. Sono in atto da molto tempo, ma ora stanno accelerando su tutto il pianeta, e si stanno verificando un gran numero di disastri naturali. Nel 2010 ci fu un’ondata di calore durante la quale le foreste intorno a Mosca bruciarono, avvolgendo tutto nel fumo; all’epoca, i climatologi affermavano che le ondate di calore si verificassero circa una volta ogni 10 anni. Guardando all’Europa negli ultimi quattro anni, tre di questi hanno registrato temperature estive da record, tre delle quali sono state caratterizzate da intense ondate di calore, ognuna delle quali è costata all’economia europea centinaia di miliardi di euro.

Questo fenomeno non si avverte solo in Europa o in Russia; si avverte in tutto il mondo, anche se si manifesta in modalità leggermente diverse. In alcune zone si tratta di siccità, in altre di inondazioni, in altre ancora si stanno diffondendo nuove malattie infettive perché gli agenti patogeni che le causano si stanno spostando più a nord. In precedenza, in alcune regioni faceva troppo freddo, ma ora la temperatura media globale è salita a un livello tale da renderle confortevoli, e le popolazioni del nord stanno iniziando a contrarre malattie che prima si riscontravano solo al sud, in Africa e così via. Purtroppo, le previsioni sui cambiamenti climatici sono molto negative, e pare che non si possa fare nulla per fermare questo processo: si può soltanto adattarsi, riducendo le emissioni di gas serra per evitare che il clima diventi ancora più catastrofico in futuro. Si tratta soprattutto di preoccuparsi delle generazioni future.

Come afferma Toročišnikova, se si riuscisse a ridurre oggi le emissioni di gas serra derivanti dalla combustione di combustibili fossili, ovvero carbone, petrolio e gas, nella seconda metà di questo secolo “probabilmente non sarà più necessario indossare tute protettive per uscire di casa”, e il clima sarà ancora relativamente mite. L’alternativa è che dopo il 2050-2060 “le persone non potranno più uscire di casa, avranno bisogno di tute protettive e tute spaziali, perché l’ambiente esterno sarà completamente ostile, impossibile da sopportare”. A questo si aggiungono la fame, la mancanza di acqua potabile e le epidemie, un quadro terrificante che si deve alleviare facendo tutto il possibile.

La giornalista cerca di immaginare le reazioni delle persone, “ti chiederanno: quali prove hai? Perché ci spaventi? All’inizio del secolo scorso, anche gli scrittori di fantascienza scrivevano che entro la fine del XX secolo le persone avrebbero indossato tute spaziali e gli alberi non sarebbero più cresciuti, invece tutto cresce e fiorisce”, e quindi si chiede perché la gente non creda a queste previsioni di ecologi, climatologi e scienziati. Ricordando l’evoluzione della civiltà industriale, il progresso scientifico e tecnologico portò l’umanità a bruciare enormi quantità di carbone, petrolio e gas. Alla fine del XIX secolo, si trattava principalmente di carbone, nel XX secolo di petrolio e gas, e ora di tutti questi insieme, e questo ha portato a un’enorme quantità di gas serra che si immette nell’atmosfera, creando un effetto serra e riscaldando la Terra.

Questo accadeva quando le generazioni degli antenati erano ancora abituate a seminare in un momento e a raccogliere in un altro, abituate a determinate condizioni climatiche, ma poi tutto cambia in modo tale che il raccolto va perduto, e non c’è più niente da mangiare. “E andrebbe bene se questo accadesse in un solo posto: si può comprare altrove, ma quando questo accade in tutto il pianeta, non c’è più nessuno da cui comprare, i prezzi iniziano a salire e l’instabilità inizia a crescere”, ammonisce Toročišnikova. I rifugiati climatici stanno già comparendo, perché in molte zone si sta verificando la desertificazione, le dimensioni dei deserti si stanno espandendo, la quantità di terra fertile si sta riducendo. Questo crea naturalmente nuovi focolai di tensione, principalmente nei Paesi più sviluppati e anche in Russia, si assiste a crisi migratorie in Europa e altrove, ma “questa è solo la punta dell’iceberg, il meglio deve ancora venire”, afferma l’esperta.

Ora ci sono le inondazioni a Tjumen, dove non c’è acqua pulita, e la gente si lamenta su Instagram di come lavarsi con acqua che puzza di feci. Le inondazioni in Siberia saranno sempre più gravi, e la siccità sarà molto più intensa; il Reno e il Danubio sono già estremamente bassi, e rischiano di prosciugarsi completamente. Bisogna cercare di adattarsi, cambiando le catene di approvvigionamento, le strutture del trasporto merci, dell’approvvigionamento energetico, perché si vedono centrali nucleari che producono ancora molta energia e chiudono perché l’acqua si sta riscaldando troppo, e non riesce più a raffreddare i reattori. E soprattutto, bisogna smettere di inquinare il mondo con la guerra, cosa che al Cremlino non riescono a capire.

Papa Leone XIV: “Tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio”

L’incontro nella cattedrale di Rimini e la Santa Messa al porto

Di Antonio Tarallo

Rimini, sabato 22 agosto 2026, 19:03 (ACI Stampa).

Un momento di commozione, vero, profondo, umano, quello vissuto nel tardo pomeriggio di oggi – prima della celebrazione eucaristica nel Porto di Rimini – con gli ammalati, i disabili ei poveri assistiti dalla Caritas presso la cattedrale di Rimini. Il papà è vicino a chi soffre ea chi aiuta ad alleviare le loro sofferenze. Una presenza, quella di papa Prevost, apprezzata dal vescovo di Rimini, Monsignor Nicolò Anselmi, che ha riservato al pontefice parole di grande gratitudine. Lo sguardo del presule si apre allora alle persone che sono riunite in questo luogo sacro: “Intorno a lei ci sono fratelli e sorelle che stanno attraversando un periodo impegnativo della loro vita, una salita ripida del pellegrinaggio: malati, disabili, persone che stanno facendo un percorso di liberazione dalle dipendenze, fratelli e sorelle che in carcere si stanno preparando a rientrare presto nella società, amici e amiche in difficoltà economiche, spirituali, psicologiche; siamo qui insieme ai loro familiari ea chi è loro particolarmente vicino: amici, personale medico, infermieri, operatori socio sanitari, educatori”. Tutti assieme con il pontefice. 

Un discorso che commuove papa Prevost e che lo spinge a pronunciare alcune parole che fanno da contraltare a quelle del presule e che rimarranno indelebili nella memoria dei presenti: “Il Signore Gesù, quando incontrava persone malate, o con disabilità, o povere, le accoglieva e le metteva al centro, per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignità. Così mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia. E poi queste persone, guarite e risollevate da Gesù, spesso lo seguivano ed entravano a far parte della comunità dei discepoli”. E aggiunge: “Così dobbiamo fare anche noi: lasciarci guarire da Gesù, lasciarci perdonare, convertire, e poi camminare insieme nella sua Chiesa, la comunità che Lui ha formato per portare a tutti il ​​Vangelo della sua vittoria sul peccato e sulla morte”.

Le parole, invece, che papa Leone XIV riserva all’omelia della celebrazione liturgica, celebrata nel Porto di Rimini, sono parole che commentano il Vangelo letto durante la Liturgia della Parola. Le immagini sono suggestive: il palco che è stato adibito è una magnifica scenografia con dietro altrettanto suggestiva e affascinante scenografia naturale, il mare. Azzurro, così come il cielo che si ammanta di ambra per il tramonto che scende su Rimini. Sopra il palco, è stata posto il  quadro originale della  Madonna della Misericordia , Patrona della città: immagine custodita dai  Missionari del Preziosissimo Sangue  nel  Santuario della Madonna della Misericordia in Santa Chiara. 

La pagina del  Vangelo di Matteo: da questa pagina in cui Gesù domanda ai discepoli “Voi, chi dite che io sia?” papa Leone XIV comincia la sua omelia.E, nella stessa pagina, èPietro a rispondere “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Una risposta a cui siamo chiamati ad unirci: dobbiamo anche noi, infatti, “rinnovare la stessa professione di fede: siamo qui perché crediamo che Gesù è il Messia, il Figlio eterno del Padre”.

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Parla poi di una Chiesa che deve “servire”, papa Leone XIV. E lo fa ispirandosi alla figura di san Pietro. La Chiesa, oggi, come lui deve “servire”: ognuno secondo il proprio stato, “secondo la sua specifica chiamata”. E ricorda, in merito, alcune parole di don Oreste Benzi: “La nostra vocazione consiste nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi”. Papa Leone, allora, continua nella sua omelia facendo riferimento alla Prima Lettura, quella del profeta Isaia  che ha parlato di Sebna che “per ambizione aveva cominciato ad abusare dell’autorità conferitagli, accumulando ricchezze per sé e per la sua cerchia di amici e parenti e spadroneggiando sulle persone. Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunità”. Per questo motivo venne destituito e la sua missione affidata a Eliakim, “uomo onesto e libero da condizionamenti, solido nella sua rettitudine”, così lo definisce papa Leone XIV.

E aggiunge: “Il messaggio è chiaro: tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, per rivolgerci, con un cuore grande e aperto, al mondo intero”. Fa riferimento ai disegni di Dio – questo il riferimento alla Seconda Lettura, la pagina di san Paolo di Tarso – che rimangono imperscrutabili “non per la complessità dei suoi ragionamenti, ma per l’immensità disarmante del suo amore”.

E concludono: “Dio è semplice, perché è pura carità, e chiama anche noi ad amare con un cuore simile al suo, conformando alle sue vie le nostre vie e ai suoi pensieri i nostri pensieri”. Infine, un pensiero alla terra che lo ha ospitato oggi, Rimini e la costa adriatica. Parla della gente di questa terra che ha sempre dimostrato nel corso della storia “onestà, gratuità, benevolenza”. Ma aggiunge: “Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore. C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima. Come comunità cristiana siamo chiamati dunque in modo speciale a coltivare tale esperienza ea trasmetterla, nell’apertura e nell’ospitalità personale e delle strutture, nella cura e nel raccoglimento delle chiese, nella predisposizione all’aiuto e alla carità”.

Il Papa al Meeting: opporre la misericordia al falso realismo che riarma menti e nazioni

Leone XIV parla alla platea della 47ª edizione della kermesse di Rimini ed esorta a “invertire la rotta” e “riaccendere sogni e visioni” non soffiando solo sul “fuoco della stanchezza e disperazione”. È giunta “l’ora della responsabilità”, afferma il Pontefice: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”. Ai giovani: “Mettetevi in gioco!”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Sì, cari amici, è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura

C’era la guerra, la Guerra Fredda, il 29 agosto del 1982 quando San Giovanni Paolo II solcava il palco della Fiera di Rimini per partecipare all’allora terza edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Un’intuizione del fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani, non rimasta “enclave” del movimento ma divenuta nel tempo “crocevia per la Chiesa e per la società”, “incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.

E c’è la guerra, anzi, ci sono le tante guerre – piccole, grandi, “a pezzi” –, insieme alle crisi, alle divisioni, le ideologie, le disuguaglianze, i disastri ambientali e i “business della morte”, ora che un Pontefice, Leone XIV, torna a parlare alla multiforme platea della kermesse riminese. Politici, artisti, leader religiosi, rappresentanti di istituzioni o della società civile, giovani, volontari, testimoni, sono tutti riuniti all’interno del Grande Auditorium nel segno di quell’“amicizia”, appunto, che in questo tempo di lacerazioni è valore non scontato. Sono circa 20 mila (altre 55 mila persone sono dentro la Fiera) e accolgono il Papa con un lungo applauso che lascia poi il posto ad un fermo silenzio che pervade tutti i padiglioni, una volta preso il microfono.

L’ora della responsabilità

Smascherare le ingiustizie

Erano attese da mesi le parole del Successore di Pietro, ponte e punto di riferimento per la Chiesa e il mondo. Lui, Leone, propone al Meeting un discorso/ appello di ampio respiro che guarda all’attualità di quest’umanità chiamata a una “inversione di rotta”, resa “convincente e credibile” dall’opera di “pionieri coraggiosi”.

Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo

Il Papa al Meeting di Rimini

Il Papa al Meeting di Rimini (@VATICAN MEDIA)

L’amore che muove il mondo

“Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!”, dice il Papa dal palco, lasciando a chi lo ascolta un comando: l’Amore, quello che “move il sole e l’altre stelle” come scriveva Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia che dà il titolo alla 47ª edizione dell’evento.

Più volte il Sommo Pontefice richiama il Sommo Poeta nel suo discorso in cui cita il Concilio, don Giussani e i predecessori Francesco, Benedetto XVI e, naturalmente, Giovanni Paolo II che già 44 anni fa aveva compreso “la profezia” di un simile appuntamento: “Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: Incontro! Incontro di amicizia”! Amicizia tra i popoli! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo”.

Le persone prima dei confini e delle istituzioni

Leone fa sue le parole del Papa polacco: “Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”, sottolinea, esortando – sulla scia della Fratelli tutti – a “coltivare l’amicizia sociale” così da riconoscerci “nella dignità di figli di Dio” che accomuna tutti gli esseri umani, “al di là di ogni diversità, separazione o conflitto”.

Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone

Il realismo della misericordia

È la forza dell’amore, l’amore che “muove” e che dai tempi di Dante “non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità”, sebbene rimanga “volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”, evidenzia il Papa, richiamando l’insegnamento dei Papi sulla “Misericordia”. “Il male non si combatte col male – aggiunge -. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso”.

Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato

È dunque “un’autentica conversione di popolo” quella che domanda il Papa. Quanti sono seduti nell’Auditorium con le loro competenze, responsabilità e risorse possono mettersi davvero al servizio e accompagnare l’umanità sulla strada giusta: non quella che “sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione”, bensì quella che “serve il Regno di Dio e la sua giustizia”.

Leone XIV durante il suo discorso alla Fiera di Rimini

Un disegno che attraversa la storia

“In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat”, afferma Papa Leone. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro “i passaggi più rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali” e diventa “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale”.

Appello ai giovani

Una “responsabilità”, il Papa la invoca pure per il vasto mondo educativo, oggi sempre più a “rischio”. E una parola la rivolge a giovani, presenti in gran numero come volontari: “Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!”, scandisce Leone. “Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta”, esorta il Vescovo di Roma.

Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!  Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore

Papa Leone ai ragazzi del Meeting: la comunione nel mondo comincia da voi giovani

Risveglio della fede

Nessuno deve permettersi di sminuire la parola “amore” che, rimarca il Papa, “è il nome stesso di Dio: Dio è amore”. E “nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.

Questa stessa libertà è il motore del risveglio della fede di tanti giovani: “Oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa”, annota Leone. Ma non è “una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in società considerate tra le più secolarizzate del mondo”. “È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà”, afferma Leone XIV. E la Chiesa stessa, come diceva Benedetto XIV, “non fa proselitismo” ma “si sviluppa piuttosto per attrazione”.

“Amate sempre la Chiesa!”

“Amate sempre la Chiesa!”, aggiunge ancora il Papa, facendolo ripetere ancora una volta: “Amate sempre la Chiesa!”.

“Amate e preservate l’unità della compagnia attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé”, dice, questa volta rivolgendosi agli aderenti a Comunione e Liberazione. “Anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita”. L’invito è ad “imparare ad ascoltarci a vicenda”, perché dono dell’ascolto “spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa”. Ascolto della Parola di Dio, ascolto reciproco, ascolto della saggezza in uomini e donne, membri della Chiesa e quanti sono alla ricerca della verità, indica il Papa.

Il Papa parla alla 47.ma edizione del Meeting di Rimini

Sinodalità

La via è, dunque, quella della “sinodalità”, che “non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo”.

Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia

“Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi”, osserva il Papa. “Testimoniamo che ogni carisma è per l’utilità comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura può essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile”.

👑〽️🙏PREGHIERA A MARIA REGINA✨✨

O Madre del mio Dio e mia Signora Maria, mi presento a Te che sei la Regina del Cielo e della terra come un povero piagato davanti ad una potente Regina. Dall’alto trono dal quale tu siedi, non sdegnare, Ti prego, di volgere gli occhi su di me, povero peccatore. Dio Ti ha fatta così ricca per aiutare i poveri e Ti ha costituita Madre di Misericordia affinché Tu possa confortare i miserabili. Guardami dunque e compatiscimi.

Guardami e non mi lasciare se non dopo avermi trasformato da peccatore in Santo. Mi rendo conto di non meritare niente, anzi, per la mia ingratitudine dovrei essere privato di tutte le grazie che per tuo mezzo ho ricevuto dal Signore; ma Tu che sei la Regina di Misericordia non cerchi i meriti, bensì le miserie per soccorrere i bisognosi. Chi è più povero e bisognoso di me?

O Vergine sublime, so che Tu, oltre ad essere la Regina dell’universo, sei anche la mia Regina. Voglio dedicarmi completamente ed in modo particolare al tuo servizio, affinché Tu possa disporre di me come Ti piace. Perciò Ti dico con San Bonaventura: “O Signora, mi voglio affidare al tuo potere discreto, perché Tu mi sostenga e governi totalmente. Non mi abbandonare”. Guidami Tu, Regina mia, e non lasciarmi solo. Comandami, utilizzami a Tuo piacere, castigami quando non Ti ubbidisco, poiché i castighi che mi verranno dalle Tue mani mi saranno salutari.

Ritengo più importante essere tuo servo piuttosto che signore di tutta la terra. “Io sono tuo: salvami”. O Maria, accoglimi come tuo e pensa a salvarmi. Non voglio più essere mio, mi dono a Te. Se nel passato Ti ho servito male ed ho perduto tante belle occasioni per onorarti, in avvenire voglio unirmi ai tuoi servi più innamorati e fedeli. No, non voglio che da oggi in poi qualcuno mi superi nell’onorarti e nell’amarti, mia amabilissima Regina. Prometto e spero di perseverare così, con il tuo aiuto. Amen.

(Sant’Alfonso Maria de Liguori, “Le glorie di Maria”)

BEATA VERGINE MARIA REGINA DEL CIELO E DELLA TERRA 👑

Ricorrenza: 22 agosto

Tipologia: Memoria liturgica

L’undici ottobre 1954, S. S. Pio XII istituì la festa della Regalità di Maria, da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo il giorno 31 maggio; fu poi trasferita al 22 agosto, giorno ottavo dell’Assunzione, per sottolineare il legame della regalità di Maria con la sua glorificazione corporea.

Con tale festa il Papa ha voluto sigillare, con la sua autorità, la voce dei monumenti antichi e delle preghiere liturgiche e il senso del popolo cristiano, che attribuirono perennemente alla Vergine la dignità regale.

Non si tratta quindi di una nuova verità proposta al popolo cristiano, perché il fondamento e le ragioni della dignità regale di Maria, abbondantemente espresse in ogni età, si trovano nei documenti antichi della Chiesa e nei libri della sacra liturgia.

Infatti fin dai primi secoli della Chiesa Cattolica il popolo cristiano ha elevato preghiere e inni di lode e di devozione alla Regina del Cielo, sia nelle circostanze liete, sia, e molto più, nei periodi di gravi angustie e pericoli; né vennero meno le speranze riposte nella Madre del Re Divino, Gesù  Cristo; e la fede di coloro che sempre credettero che la Vergine Maria, Madre di Dio, presiede all’universo con cuore materno, spesse volte fu premiata con grazie elette e divini favori.

Il primo e più profondo motivo della dignità regale di Maria consiste nella sua maternità divina. Poiché Cristo, per l’unione ipostatica è, anche come uomo, Signore e Re di tutta la creazione, così Maria, «la Madre del Signore», partecipa, benché in modo analogo, alla dignità regale del suo Figlio.

A buon diritto quindi S. Giovanni Damasceno scrive: « Maria è veramente diventata la Signora di tutta la creazione, nel momento in cui divenne Madre del Creatore; e lo stesso Arcangelo Gabriele può dirsi l’araldo della dignità regale di Maria ».

La Beatissima Vergine è Regina non soltanto come conseguenza della maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell’opera della Redenzione. Infatti come Cristo è nostro Signore e Re anche per il fatto che ci ha redenti col suo prezioso Sangue, così Maria, in modo analogo, è pure nostra Regina, perché prese intima parte, come nuova Eva, all’opera redentrice di Cristo, novello Adamo, soffrendo con Lui ed offrendolo all’Eterno Padre.

E’ certo che in senso pieno, proprio e assoluto, soltanto Gesù Cristo, Dio e Uomo, è Re; tuttavia anche Maria, sia come Madre di Cristo Dio, sia come socia nell’opera del Divin Redentore e nella lotta contro i nemici e nel trionfo ottenuto su di essi, partecipa alla sua dignità regale.

Infatti da questa unione con Cristo Re deriva a Lei tale splendore e sublimi infine, superare l’eccellenza di tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale potenza per cui Ella può dispensare i tesori del regno del Divin Redentore; infine dalla stessa unione con Cristo ha origine la inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre.

Nessun dubbio pertanto che Maria SS. ma sopravanzi in dignità tutta la creazione e abbia su tutti il primato, dopo il suo Figliuolo. 

Se il mondo oggi lotta senza tregua per assicurare la pace, l’invocazione del regno di Maria è più efficace di tutti i mezzi terreni per ottenere questo scopo.

Pertanto tutti i fedeli cristiani si sottomettano all’impero della Vergine Madre di Dio, la quale mentre dispone di un potere regale, arde di un materno amore.

PRATICA: Magnifichiamo con legittimo orgoglio di figli la regalità di Maria e proponiamo di riconoscere nella Vergine la nostra vera Madre e Regina. Proponiamo di avvicinarci con maggior fiducia al trono di grazia e di misericordia della Regina e Madre nostra, per chiedere soccorso nelle avversità, luce nelle tenebre, conforto nel dolore e nel pianto, e soprattutto per ottenere in terra quella pace che è il pegno della beatitudine eterna del Paradiso.

PREGHIERA: «…Vergine Augusta e Padrona, Regina, Signora, proteggimi sotto le tue ali, custodiscimi, affinché non esulti contro di me satana, che semina rovine, né trionfi contro di me l’iniquo avversario» (S. Efrem).

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