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Intervista a Zelensky: «Anche l’Italia è vittima della guerra ibrida di Putin. Dagli Usa restrizioni reali su armi e intelligence. Ci chiedono di fermarci: è ingiusto»

di Marta Serafini _Corriere della Sera – 20 Ottobre 2026

Prima intervista a un media italiano dopo il «patto del diesel» tra i presidenti americano e russo. «Non è corretto che Mosca ci colpisca e noi non possiamo rispondere – dice il leader di Kiev. Ho detto a Trump: se per voi alleati è necessario e non riuscite a fermare Putin, dateci almeno gli intercettori». E sul vertice a tre Usa-Russia-Cina proposto dallo Zar: «Purtroppo la progressiva uscita di Putin dall’isolamento è già iniziata»

Volodymr Zelensky durante l’intervista col Corriere della Sera (Ufficio  presidenziale ucraino)

DALLA NOSTRA INVIATA 
KIEV – «Le limitazioni alla condivisione di informazioni di intelligence e la riduzione della velocità di Starlink non sono più semplici minacce ma una realtà. È ingiusto nei nostri confronti. Restiamo grati al popolo americano e alla squadra di Trump. Ma tra partner deve esserci onestà». 

È suonato da poco l’ennesimo allarme quando Volodymyr Zelensky entra in una sala del palazzo presidenziale. Il leader ucraino ha appena concluso una telefonata con Papa Leone XIV sulle evacuazioni dei civili rimasti intrappolati nei territori occupati dalla Russia, compresi gli abitanti di Oleshky rimasti senza cibo. In volto, la fatica di chi guida un Paese da più di quattro anni e mezzo in guerra. 

Eppure, l’umore è buono quando risponde alle domande del Corriere della Sera nella prima intervista a un media italiano da quando Donald Trump ha stretto con Vladimir Putin il patto sul diesel, mossa che Zelensky stesso ha definito «un tradimento». 

Ha detto di considerare ancora Trump un alleato, ma che le sue scelte spingono l’Ucraina verso la capitolazione. È ancora possibile collaborare con lui? 
«Il rapporto strategico con gli Stati Uniti è sempre stato importante, dall’inizio dell’occupazione e soprattutto durante la guerra su vasta scala. Il popolo americano, le amministrazioni e i due partiti ci hanno sostenuto: ne sono grato. Abbiamo sempre voluto un rapporto fondato su onestà, giustizia e trasparenza. Non voglio nascondere nulla al presidente americano. Possiamo avere opinioni e interessi diversi, ma i nostri popoli hanno molto più in comune di quanto ne abbiano America e Russia. La collaborazione esiste: riceviamo armi americane attraverso programmi finanziati dagli europei. Oggi quelle armi le paghiamo. Vogliamo continuare ad avere relazioni aperte, oneste e pragmatiche». 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla fine dell’intervista col Corriere (ufficio presidenziale)

Che cosa ha proposto a Trump? 
«Gli sono andato incontro da partner: se i russi ci colpiscono e noi non possiamo rispondere, è ingiusto. Ho detto: se per voi alleati è necessario, e non riuscite a fermare Putin, dateci almeno gli intercettori per proteggere le infrastrutture energetiche. Subiremmo comunque perdite, ma sarebbe un comportamento da partner. Invece quei missili non ce li hanno dati: ci chiedono soltanto di fermarci. Poi arrivano le limitazioni dell’intelligence e la riduzione della velocità di Starlink. Non sono più semplici minacce: le restrizioni ci sono state. È ingiusto nei nostri confronti. Restiamo grati al popolo americano e alla squadra di Trump che vuole finire la guerra. Ci incontriamo e ci parliamo, ma tra partner deve esserci onestà». 

La trattativa con gli americani può ripartire, magari dopo le midterm? 
«Ieri abbiamo parlato con il gruppo negoziale di Trump. Ho detto che siamo pronti: se vogliono discutere di negoziati e di un accordo di pace con Putin, siamo sempre aperti. Nonostante tutto, perché la pace è la priorità. Le questioni personali restano personali. Sono pronto a incontrarli, forse già questa settimana». 

Putin propone un incontro con Trump e Xi senza l’Ucraina. Teme che decidano il vostro futuro senza di voi? 
«Vorrei capire, per evitare nuove sorprese. Il problema non è soltanto se si incontrino con noi o senza di noi: purtroppo la progressiva uscita di Putin dall’isolamento è già cominciata. Non sarebbe il primo passo. Se si parla dell’Ucraina, però vorremmo che fosse interpellata l’Ucraina. Sul resto non posso commentare: non so di che cosa discuteranno». 

Putin considera non negoziabile la sua «fascia di sicurezza» in territorio ucraino. Quali garanzie occidentali renderebbero sicuro un cessate il fuoco? 
«Il formato migliore comprende tre elementi: l’esercito ucraino, l’Unione europea e la Nato. Il nostro esercito è una garanzia concreta e può rafforzare quelli europei con la sua esperienza e la forza del suo personale. La Nato significa appartenere alla stessa alleanza di sicurezza, con diritti giuridici da alleati. L’ingresso nell’Ue dipende dall’Europa; quello nella Nato dall’Europa e dagli Stati Uniti. Se non sarà la Nato, quale alternativa ci viene offerta? Siamo pronti a discutere garanzie equivalenti, anche con un altro nome, ma devono avere la stessa forza giuridica. Non parliamo soltanto di ciò che desideriamo, ma di ciò che può funzionare. La Nato sarebbe un deterrente per entrambe le parti». 

A Bruxelles ha chiesto altri 70 miliardi per il 2027 e 300 intercettori Patriot per l’inverno. Se gli aiuti non arrivano in tempo? 
«L’Europa deve aiutare l’Ucraina e l’Ucraina aiuterà sempre l’Europa: siamo parte di un insieme. Abbiamo acquisito un’esperienza enorme da condividere sul piano tecnico, tecnologico e giuridico. Alcuni Paesi dispongono di missili Patriot: bisogna aiutarci a prepararci all’inverno. È interesse di tutti. Se il cielo sarà protetto, le persone resteranno il più possibile in Ucraina. Se avanzeremo verso la fine della guerra, torneranno». 

Che cosa chiede all’Italia e a Giorgia Meloni? 
«Ho un ottimo rapporto con Giorgia e la rispetto molto. Sono grato agli italiani e a chi ci sostiene fin dall’inizio. Ma non è un rapporto in cui l’Italia aiuta e l’Ucraina non dà nulla in cambio. Condividiamo l’esperienza sulle armi: quali funzionano, quali no, quali miglioramenti hanno introdotto i nostri ingegneri e militari. Abbiamo collaborazioni produttive nei due Paesi e un ottimo rapporto con Leonardo. Questo scambio fa crescere anche la tecnologia italiana. Negli stabilimenti in Italia lavorano italiani: sono posti di lavoro, non soltanto aiuti all’Ucraina. Dobbiamo proseguire così, anche per costruire la difesa aerea europea». 

Al Consiglio europeo ha avvertito che i rifugiati ucraini potrebbero aumentare. Teme che la propaganda russa sfrutti un tema così sensibile per dividere l’Europa? 
«La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa, anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe. Come vivere e chi eleggere devono deciderlo italiani, francesi, ucraini, spagnoli. Non i russi. Mosca sfrutta il tema migratorio e continuerà a farlo. Usa qualsiasi argomento che possa dividere: religione, lingua, questioni di genere. Lo vediamo in Europa, negli Stati Uniti e in Ucraina». 

In agosto definiva le elezioni in guerra uno «tsunami». Ora è disponibile a organizzarle con una tregua. Che cosa è cambiato? 
«Oggi non è questa la questione al centro della nostra società. Dobbiamo finire la guerra e tornare a una vita normale. Le elezioni si terranno e dovranno poter votare i militari al fronte, gli ucraini all’estero e quelli nel Paese. Ma sotto droni e missili come si organizzano elezioni aperte e democratiche, con osservatori occidentali? Non credo sia possibile. Quando i russi sollevano il problema, capiamo perché: pensano che sostituire il presidente renda tutto più facile per loro. Trovo strano che lo facciano i nostri partner americani. Gli europei comprendono che dividere il Paese rischia di provocare quello tsunami, travolgendo la nostra capacità di resistere». 

Non teme che rinviare il voto indebolisca la democrazia ucraina? 
«Nessuno si aggrappa alla poltrona. Dobbiamo difendere lo Stato, ciascuno nella propria posizione, secondo la legge e la Costituzione. I militari sono al fronte; gli altri devono lavorare e pagare le tasse, se non vogliamo consegnare il Paese e perdere l’indipendenza. Agli americani che chiedono di cambiare presidente rispondo: lasciate che siano gli ucraini a occuparsi delle proprie elezioni e a scegliere, nel rispetto della legge». 

Durante l’intervista  (Foto ufficio presidenziale)

Anche in Europa si avvicinano elezioni importanti. Teme che nuovi governi riducano il sostegno a Kiev? 
«Decidono i cittadini di ciascun Paese. Possiamo esprimere un’opinione, comunicare, costruire un dialogo, ma la scelta è loro. Dovremo costruire rapporti con nuovi leader? Certamente. Potrebbero essere più complicati? È possibile. Con Giorgia Meloni abbiamo un rapporto eccellente e le auguro di continuare a essere una guida stabile per l’Italia, ma scegliere è un vostro diritto. Costruire relazioni non è semplice; distruggerle è facilissimo. L’Unione europea non è perfetta. Come ha detto Churchill nemmeno la democrazia lo è. So che ad alcuni non piace neppure la parola Bruxelles. Ma quell’unione di democrazie esiste, è stata costruita e l’Ucraina vuole farne parte. Oggi quelle democrazie vanno anche difese: noi siamo tra i loro difensori. Anche i politici che dubitano di noi dovrebbero essere sicuri di voler proteggere la democrazia, la libertà, l’economia e i cittadini dei propri Paesi».

🙏💙Da Radio Maria Kenya: sottostazione di Murang’a hanno bisogno di uno studio fisso!!!!🙏💙

Acistampa 🟢 PAPA LEONE XIV: “Adesso riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio”

Il Papa torna tra i suoi fedeli in Piazza San Pietro. Dopo cinque giorni trascorsi al Policlinico Gemelli per un intervento di rimozione di un nodulo al polmone, il Pontefice alle ore 12 di oggi, XXIX Domenica del Tempo Ordinario, si affaccia alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare l’Angelus. Solo ieri pomeriggio aveva fatto rientro in Vaticano dopo che il mondo era rimasto in preghiera e con il fiato sospeso a causa della scoperta di un adenocarcinoma polmonare.

Tanti e forti gli applausi che lo hanno accolto appena affacciato. Il Papa in questa domenica parla ai fedeli partendo dalla Liturgia odierna: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

“L’evangelista Matteo descrive una situazione ostile verso Gesù: i farisei si radunano per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Decidono di mandare alcune persone a interrogarlo su una questione controversa: “È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?”. La risposta del Maestro è astuta, perché lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuol farlo cadere. Chiede loro la moneta del tributo, cioè un denaro. Quelli gliela danno, e Gesù dice: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli rispondono: «Di Cesare». Allora afferma: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”, ricorda il Papa prima di recitare la preghiera mariana.

“In Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”, commenta il Papa.

“Carissimi, è proprio questo il profilo di chi “rende a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”: essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene”, questo il consiglio del Pontefice.

Dopo la preghiera mariana il saluto e le parole che tutto il mondo si stava aspettando dal suo Papa.

“Desidero ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno. Grazie. Particolare riconoscenza esprimo ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del Policlinico Gemelli. Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità. Superata questa fase delicata, come sapete, adesso riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere. Grazie ancora, grazie a tutti e buona domenica”, ha detto il Papa ringraziando tutti.

“Cari fratelli e sorelle, oggi si celebra la centesima giornata missionaria mondiale. Pensiamo a quanta storia missionaria in questi cento anni. Preghiamo perché la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore Risorto: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”, un altro pensiero di oggi del Papa

San Luca

Nome: San Luca

Titolo: Evangelista

Nascita: I secolo, Antiochia di Siria

Morte: 18 ottobre 93, Tebe

Ricorrenza: 18 ottobre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Festa

Patrono di:
Impruneta, Castel Goffredo, Capena, San Luca, Comelico Superiore, Praiano, Motta d’Affermo

Protettore:
dei pittori, degli artisti, chirurghi, dei medici, notai, degli scultori

Luogo reliquie:Cattedrale di San VitoBasilica di Santa Giustina

Fa parte di:Santi del Veneto

L’Evangelista S. Luca nacque in Antiochia di Siria, da genitori pagani. Imparò la scienza medica e, allo scopo di perfezionare le sue cognizioni, intraprese diversi viaggi nella Grecia e nell’Egitto. Si portò poi a Troade per esercitarvi la sua professione: ma qui il Signore l’attendeva per un’altra missione più grande. Essendo passato di là l’apostolo Paolo a predicare il S. Vangelo, Luca, conquistato dalla verità, volle seguirlo nel sacro ministero e gli fu compagno fedelissimo fino alla morte.

Verso il 60, mentre S. Paolo si trovava prigioniero a Cesarea, Luca scrisse, per divina ispirazione, il terzo Vangelo in lingua greca, che si distingue per la sua chiarezza ed eleganza.

Questo Vangelo è dedicato a Teofilo, che era un famoso cristiano di Antiochia, ma nello stesso tempo è indirizzato a tutti i  Cristiani e a tutti quelli che vogliono salvarsi, siano essi ebrei o pagani: il regno di Dio è aperto a tutti. Egli voleva dimostrare la bontà e la misericordia di Dio, e perciò racconta gli episodi e le parabole più commoventi.

Eloquentissime sono le parabole del buon samaritano, della pecorella smarrita, del fariseo e del pubblicano, di Zaccheo e del figliuol prodigo, che ci manifestano l’infinita misericordia di un Dio morto per noi sulla croce e che perdona agli stessi suoi crocifissori: « Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno ».

Il santo evangelista si diede anche alla predicazione ed evangelizzò la Macedonia, la Dalmazia, l’Italia e la Gallia. Durante la prigionia di S. Paolo in Roma scrisse gli « Atti degli Apostoli » in cui narra la storia dei primi anni della Chiesa e particolarmente i viaggi di S. Paolo. Ma la tradizione ci dice che S. Luca, oltre che medico, era pure pittore. Devotissimo della Madonna, è tra gli Evangelisti quello che ne parla più diffusamente. Non può non averla vista, non averle parlato: lo dimostrano anche le belle immagini della Vergine che ci furono tramandate sotto il suo nome.

Mori nella Bitinia, all’età di 84 anni. Le sue venerate spoglie vennero deposte nella città di Costantinopoli, assieme a quelle di S. Andrea, nella basilica dedicata ai dodici Apostoli. Giunsero poi a Padova, dove tuttora si trovano nella Basilica di Santa Giustina.

S. Paolo lo chiama « medico carissimo » e « quel fratello di cui la lode pel vangelo risuona per tutte le chiese ».

Il suo simbolo è un toro alato, perché il primo personaggio che introduce nel suo Vangelo è il padre di Giovanni Battista, Zaccaria, sacerdote del tempio e responsabile del sacrificio di tori.

PRATICA Il Vangelo sia la regola della nostra vita.

PREGHIERA. Deh! Signore, interceda per noi il tuo evangelista S. Luca, il quale ad onor del tuo nome portò continuamente nel suo corpo la mortificazione della croce.

MARTIROLOGIO ROMANO. Festa di san Luca, Evangelista, che, secondo la tradizione, nato ad Antiochia da famiglia pagana e medico di professione, si convertì alla fede in  Cristo. Divenuto compagno carissimo di san Paolo Apostolo, sistemò con cura nel Vangelo tutte le opere e gli insegnamenti di Gesù, divenendo scriba della mansuetudine di Cristo, e narrò negli Atti degli Apostoli gli inizi della vita della Chiesa fino al primo soggiorno di Paolo a Roma.

Papa Leone rientra in Vaticano dopo le dimissioni dal Gemelli. Per i medici «è idoneo» e «non ci sono motivi clinici per non fare il viaggio in America Latina»

Papa Leone rientra in Vaticano dopo le dimissioni dal Gemelli. Per i medici «è idoneo» e «non ci sono motivi clinici per non fare il viaggio in America Latina»

di Ester Palma e Gianguido Vecchi –  Corriere  della Sera -17 Ottobre 206 

Domani il Pontefice tornerà a recitare l’Angelus in piazza San Pietro, l’uscita dall’ospedale alle 15,30: ha salutato la folla di fedeli (e giornalisti) che lo aspettava fuori dal policlinico

Ad appena quattro giorni dal ricovero per l’intervento al polmone destro, papa Leone è stato dimesso dal  policlinico Agostino Gemelli. Accolto dalla folla è uscito a piedi, accompagnato dai medici, salutando i fedeli e
soffermandosi con alcuni di loro prima di salire in macchina. La scorta con le sue auto ha appena lasciato il polo ospedaliero in direzione del Vaticano.

Papa Leone XIV lascia il policlinico Gemelli dopo l’operazione: prima di andar via benedice una giovane malata ucraina

Per i medici del Gemelli «In considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e valutato il quadro clinico il Santo Padre è stato giudicato idoneo alla dimissione». Lo scrivono il dottor Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, che hanno in cura Loene XIV al Gemelli: il Papa è stato dimesso oggi, nel primo pomeriggio, per tornare a casa, domattina reciterà l’Angelus da piazza San Pietro, come una settimana fa, quando diede al mondo intero l’annuncio della sua malattia, che poi si è rivelata un «adenocarcinoma polmonare».

«Non serviranno presidi sanitari nell’appartamento»

La famiglia pontificia, ovvero i segretari e le suore che assistono il Papa ogni giorno che l’hanno seguito anche nei giorni del ricovero al Gemelli, hanno preparato il rientro nell’appartamento papale. Ma Leone, prima di lasciare il Gemelli ha deciso di celebrare la messa alle 12 una messa nell‘improvvisata cappella ricavata in una stanza attigua alla sua al decimo piano del policlinico, come ha fatto nei giorni scorsi. Per il rientro, veloce, non più di un quarto d’ora in auto, l’auto del Pontefice e quelle del suo seguito sono state scortate dalla polizia italiana. Dalla Santa sede fanno sapere che «non sono necessari particolari presidi medici nell’appartamento del Palazzo apostolico», ovvero respiratori o girelli, e che «non ci saranno conferenze o punti stampa al Gemelli da parte dei medici».  

Il messaggio di Mattarella: «Auguri per una serena convalescenza»

Il presidente della Repubblica Mattarella ha inviato al Papa un messaggio di felicitazioni: «Le rinnovo a nome dell’intera Italia e mio personale il più caloroso augurio di una serena convalescenza per un Suo pronto e completo ristabilimento». E ha aggiunto: «Nell’apprendere la notizia delle Sue dimissioni dal Gemelli, mi unisco nuovamente alle vaste testimonianze di vicinanza e affetto che Le sono state rivolte da semplici cittadini e leader politici di numerosi Paesi. Espressioni di grande solidarietà nei confronti della Santità Vostra e diffuse manifestazioni di buoni auspici per la Sua salute hanno accomunato moltitudini di persone da ogni luogo del mondo, e certamente, con particolare sensibilità, tutte le comunità cattoliche che, grate per le cure del personale medico-sanitario che La assiste, trovano altresì rassicurazione nell’esortazione agostiniana a conservare sempre la fiducia, anche nella guarigione dalle malattie, nel superamento delle difficoltà».

L’uscita di Papa Leone dall’ospedale Gemelli dopo l’operazione | La diretta video da Roma

La rettrice della Cattolica: «Averlo qui un privilegio»

Anche la Rettrice Elena Beccalli, «a nome dell’intera famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore»,  ha rivolto gli auguri al Santo Padre: «Averlo accolto e assistito al Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha rappresentato per tutti noi una grande responsabilità e un privilegio, vissuti con dedizione e profonda partecipazione. Ai medici, al personale sanitario e a tutti i professionisti che si sono presi cura di Lui, a iniziare dal professor Stefano Margaritora, va la nostra sincera gratitudine. Nel momento del suo rientro in Vaticano, lo accompagniamo con la preghiera e con l’affetto di tutta la nostra comunità. Il suo magistero è una guida preziosa per il nostro agire quotidiano nella formazione, nella ricerca e nella cura, per il bene di ogni persona e della complessiva società».

Confermato il viaggio in Sud America

E, in una intervista rilasciata a Vatican News, il chirurgo Stefano Margaritora che, martedì 13 ottobre, ha operato Prevost ha spiegato che, dal punto di vista medico, il Pontefice può sostenere la lunga trasferta in America Latina prevista dal 6 al 17 novembre: «Direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto».

PAPA LEONE DIMESSO OGGI

Domani il Pontefice tornerà a recitare l’Angelus in pubblico, l’uscita dall’ospedale prevista per il primo pomeriggio

Per i medici del Gemelli «In considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e valutato il quadro clinico il Santo Padre è stato giudicato idoneo alla dimissione». Lo scrivono il dott Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, che hanno in cura Leone XIV al Gemelli: il Papa sarà dimesso oggi, nel primo pomeriggio, per tornare a casa, domattina reciterà l’Angelus dal Vaticano.

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Cari amici,

Ringraziamo Dio per la bella notizia. Possiamo ben pensare che la Madonna abbia guarito il Santo Padre. Il suo pellegrinaggio a Lourdes è stata una premonizione. Potrà riprendere presto la missione di fede e di pace nel mondo intero.

Preghiamo perché tutto questo si realizzi.

Vostro Padre Livio

Beato Contardo Ferrini


Titolo: Laico

Nascita: 4 aprile 1859, Milano

Morte: 17 ottobre 1902, Suna, Novara

Ricorrenza: 17 ottobre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Beatificazione: 27 aprile 1947, Roma, papa Pio XII

Fa parte di:Santi del Piemonte, Santi della Lombardia

È un nuovo purissimo fiore della Chiesa, e una nuova gloria della nostra patria. In un tempo in cui trionfava il materialismo e l’anticlericalismo massonico, in un mondo che opponeva ostacoli quasi insormontabili all’attività di un’anima sinceramente religiosa, la vita modesta ed illibata del B. Contardo Ferrini, studente e professore di Università, cittadino esemplare e cristiano fervoroso, ha del magnanimo, dell’eroico.

Nacque a Milano il 4 aprile 1859 dal prof. Rinaldo Ferrini e da Luigia Bucellati, ambedue di profonda pietà.

La sera stessa fu battezzato e gli venne imposto il nome di Contardo, comune nella sua famiglia. Fin da piccolo dimostrò grande vivacità e prontezza d’ingegno. Grande fu il suo amore allo studio. A 6 anni cominciò a frequentare le scuole dell’Istituto Boselli, che raccoglieva i figli delle migliori famiglie milanesi.

A 13 anni, premesso un corso di esercizi spirituali, potè fare con gran gioia e trasporto la sua prima Comunione. In questo suo primo incontro con Gesù, Contardo si consacrò tutto a Dio e la sua condotta si conservò illibata fino alla morte. Compiuti i. primi studi, passò al Collegio Borromeo di Pavia. Quello fu per lui il crogiuolo dove la sua virtù, provata e tentata da mille insidie, si irrobustì ed ingigantì: l’essere uscito illeso da quell’ambiente ha veramente dell’eroico.

Conseguita brillantemente la laurea di diritto e vinta una borsa di studio per un anno di perfezionamento all’estero, partì per Berlino, che allora aveva il primato in tali studi. Là, in una capitale protestante, trovò una chiesa cattolica, dove assieme ad altri buoni giovani adempiva i suoi doveri religiosi: Messa, Comunione, meditazione, visita al SS. Sacramento e Rosario ogni giorno.

Ritornato in patria, a 24 anni, fu nominato professore all’ateneo di Pavia. Insegnò poi successivamente nelle università di Messina, Modena, e di nuovo di Pavia : era stimato il più grande romanista italiano vivente. A lui spetta la gloria di aver riconquistato all’Italia il primato negli studi giuridici, da qualche tempo passato alla Germania.

Tra le lingue morte, oltre il latino, conosceva l’ebraico, il greco, il sanscrito e il siro: e in queste lingue amava leggere la Sacra Scrittura.

Nonostante tanta scienza, il Ferrini era umile e semplice come un bambino.

Non fu egli un uomo, come si dice, di azione; aveva bensì un carattere franco e leale, ma non l’entusiasmo che trascina; i suoi studi medesimi lo portavano ad una vita interiore, calma e raccolta.

Il suo apostolato continuo e caratteristico fu quello dell’amabilità. Insegnava così al mondo quanto sia soave la vita, anche in mezzo alle croci, per colui che possiede Iddio. Fu custode gelosissimo del suo giglio che portò intemerato fino alla morte.

Ai piedi delle Alpi, su cui era solito salire per ritemprare il corpo e lo spirito, nella Villa di Suna, il 17 ottobre 1902 un tifo violento lo trascinava al sepolcro a soli 43 anni. Pio XI nel 1931 ne riconosceva le virtù eroiche e Pio XII il 27 aprile 1947 lo proclamava Beato, elevandolo all’onore degli altari.

PRATICA. Professiamo senza rossore la nostra fede.

Telefonata tra Putin e papa Leone. Il Pontefice: «Serve una tregua per aiuti umanitari, grave la situazione a Oleshky». Lo Zar: «È responsabilità di Kiev»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 16 Ottobre 2026

Telefonata tra il presidente russo Vladimir Putin e papa Leone XIV, che si trova ricoverato al Gemelli dopo l’operazione che ha consentito la rimozione di un tumore al polmone destro

Putin e papa Leone

Vladimir Putin ha chiamato papa Leone in ospedale. La chiamata è arrivata nel pomeriggio di oggi, venerdì 16 ottobre. Il pontefice ha chiesto al leader di Mosca una «tregua per consentire gli aiuti umanitari» e ha ricordato in particolare la gravissima situazione della città di Oleshky. 

La richiesta del Papa sulla città martire di Oleshky

«Nella giornata odierna, il Santo Padre Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con il signor Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa», si legge nel bollettino della Santa Sede: «Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Il Santo Padre ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace».

La risposta di Putin al Papa

Putin – secondo quanto riportato dall’agenzia russa Interfax – avrebbe spiegato al Papa che «la responsabilità per la difficile situazione umanitaria» nella città è «del regime di Kiev», e avrebbe assicurato sostegno per «l’intenzione del Vaticano di aiutare a creare condizioni per assicurare la sicurezza della popolazione della città e organizzare le forniture vitali». Putin e il Papa hanno quindi «convenuto di interagire a questo riguardo».

La precedente telefonata tra Putin e papa Leone

È la seconda volta che il Papa americano e il presidente russo si parlano. Si erano sentiti al telefono già l’anno scorso, il 4 giugno, poco meno di un mese dopo l’elezione di Prevost, ed era stato un primo, importante passo avanti, visto che Francesco aveva parlato l’ultima volta con Putin il 17 dicembre 2021, nel giorno del suo compleanno, e dall’invasione russa dell’Ucraina e l’inizio della guerra, il 24 febbraio 2022, tutti i tentativi di Bergoglio di contattare direttamente il presidente russo erano stati inutili.

Subito dopo il conclave, Putin aveva mandato un messaggio di congratulazioni al nuovo Papa. Dopo la prima telefonata, il Cremlino aveva fatto sapere che «entrambe le parti hanno espresso l’intenzione di proseguire i contatti». Putin aveva espresso «apprezzamento» per la disponibilità del Papa ad aiutare a risolvere la «crisi» ucraina e «confermato l’interesse a raggiungere la pace attraverso mezzi politici e diplomatici», accusando peraltro Kiev di «scommettere» invece sulla «escalation». La Santa Sede aveva precisato che «il Papa ha fatto un appello affinché la Russia faccia un gesto che favorisca la pace».

La diplomazia del Vaticano in azione

In tutto questo, la diplomazia vaticana si muove su due piani. Il primo, più immediato, è quello umanitario: gli scambi di prigionieri, il ritorno a casa dei civili e dei bambini. Da ultimo, a fine settembre, Il cardinale Matteo Zuppi ha concluso un viaggio di tre giorni a Mosca, la terza missione come inviato del Papa dopo quelle che gli aveva affidato Francesco del 2023 e del 2024. Ed è stato significativo che il cardinale abbia potuto visitare un campo di detenzione e incontrare prigionieri di guerra ucraini. Su «richiesta del Vaticano», il Cremlino ha dato per la prima volta via libera: «Ho potuto parlare personalmente con alcuni prigionieri per verificarne le condizioni e portare loro il sostegno, la vicinanza e l’accompagnamento di Papa Leone, nella speranza che presto possano tornare nelle loro case», raccontava Zuppi. È stato durante questo viaggio che il cardinale ha parlato con la commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, del caso di Oleshky, al centro della telefonata tra Putin e il Papa. Oleshky è una cittadina della regione ucraina di Kherson occupata dalle forze russe e assediata da quelle di Kiev: i rifornimenti di cibo e medicinali sono bloccati, secondo i russi gli abitanti sono stati «presi in ostaggio di Kiev», per gli ucraini sono i russi a farlo. Zuppi ha chiesto un corridoio umanitario: «Sono state esaminate le soluzioni possibili per limitare le conseguenze terribili sulla popolazione e aiutare il più possibile a metterla in condizioni di sicurezza».

Favorire gli accordi umanitari può «svelenire il clima», si ripete in Vaticano, e preparare il terreno alla pace. L’azione più strettamente diplomatica prosegue in parallelo alla missione umanitaria di Zuppi. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati e quindi «ministro degli Esteri» del Papa, è volato a Mosca a fine agosto per incontrare il suo omologo russo Sergei Lavrov, e in quell’occasione lo ha detto senza perifrasi: «La posizione della Santa Sede è chiara: il conflitto non può essere risolto con mezzi militari. Questa guerra deve finire. Quindi è essenziale creare le condizioni per un processo politico e diplomatico. È urgente e necessario terminare le ostilità e pianificare le relazioni future per non rimanere prigionieri dei torti del passato». Gallagher ha parlato di un dialogo «franco e costruttivo», Lavrov ha ringraziato per la «posizione equilibrata sulla situazione in Ucraina».

Leone XIV, del resto, ne aveva parlato ai giornalisti all’inizio di giugno, nel volo verso Madrid: «Sono preoccupato per l’Ucraina. Ogni volta la situazione peggiora. Sono già quattro anni e mezzo. Occorre trovare una soluzione, promuovere i negoziati che almeno si stavano facendo, spingere per arrivare a una conclusione della violenza e della guerra. Troppe vite stanno morendo».

L’offerta di ospitare colloqui di pace in Vaticano

Prevost chiede una pace «giusta e duratura» ed è disposto, come il predecessore, ad ospitare colloqui tra le parti in Vaticano. È già avvenuto, nella storia recente: quando il presidente americano Barack Obama e quello cubano Raúl Castro annunciarono il superamento dell’embargo, il 17 dicembre 2014, saltò fuori che le delegazioni dei due Paesi si erano incontrate in segreto tra la Mura vaticane. La Santa Sede è pronta a fare la sua parte e soprattutto, se avversa come «irrazionale» la corsa al riarmo, ritiene che il Vecchio Continente possa e debba avere un ruolo nella costruzione diplomatica della pace. Leone XIV si è presentato al mondo invocando «la pace disarmata e disarmante del Cristo risorto» e ha chiarito più volte la sua linea: «La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere».

Santa Margherita Maria Alacoque

Santa Margherita Maria Alacoque,
Tu che fosti scelta da Dio per rivelare al mondo
la divina bellezza del Cuore di Gesù,
la sua bontà infinita, la sua misericordia senza limiti,
la sua luce radiosa; fa’ che anche noi, come te,
possiamo poggiare la nostra vita sul suo cuore.
Cuore di Gesù,
riversa l’abbondanza del tuo amore
sui peccatori perché tornino a te,
sui credenti perché vivano di te,
sui missionari perché testimonino te,
sui malati perché guariscano in te,
sui moribondi perché si abbandonino a te.
Dammi un cuore buono, sincero e disponibile,
capace di amare e di soffrire, di perdonare e di gioire,
di vivere ogni momento della vita
come un grandioso dono
del tuo amore infinito.
Cuore di Gesù,
sorgente di Carità, di Pace, di Verità, di Speranza,
confido in te, mi affido a te.
Santa Margherita Maria Alacoque,
prega per noi!

Il Papa ricoverato al “Gemelli” presiede la Messa. Le prime foto e le prime parole dopo l’operazione

di Giacomo Gambassi, Roma

La celebrazione di Leone XIV al decimo piano del policlinico. Nell’omelia il grazie a medici e infermieri che si prendono cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto per lui

Avvenire 16 ottobre 2026

La Messa presieduta da papa Leone XIV al policlinico Gemelli di Roma dove è ricoverato e dove è stato operato per il tumore / VATICAN MEDIA

Prime fotografie di Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma al suo terzo giorno dopo l’intervento al polmone per rimuovergli il tumore. Sono quelle che raccontano la Messa da lui presieduta al decimo piano dell’ospedale, nella stanza appositamente allestita nell’ala dei Papi. Nei due giorni precedenti il Pontefice aveva concelebrato l’Eucarestia. Questa mattina a mezzogiorno è stato il primo “celebrante”. E ha anche parlato a chi ha partecipato alla liturgia: personale medico e infermieristico dell’ospedale, in quel momento libero dal servizio, e del corpo della Gendarmeria vaticana. Prima parole pubbliche anche del Pontefice. Nell’omelia ha ringraziato il personale tutto, medici, infermieri, inservienti, per il lavoro che svolge ogni giorno prendendosi cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto e fanno per lui, fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede

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