"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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L’EUROPA NON  E’ CRISTIANA E NON VUOLE  ESSERLO

Il nuovo libro di Pierre Manent

GIULIO MEOTTI  28 OTT 2022 il Il Foglio

Il discepolo di Raymond Aron e fra i maggiori intellettuali francesi affronta il declino del cattolicesimo nella nostra società. “L’Europa non è cristiana, non vuole esserlo. Vuole essere qualcos’altro, è aperta a tutte le altre possibilità, anche essere niente, ma non essere cristiana”

“La perplessità e il dubbio che segnano sempre più profondamente l’autocoscienza degli europei (chi siamo?) è in gran parte dovuto a una causa che non viene quasi mai citata: gli europei non sanno cosa pensare o fare del cristianesimo”.

Si apre così “Blaise Pascal et la proposition chrétienne” (Grasset), il nuovo libro di Pierre Manent, il discepolo di Raymond Aron (di cui fu assistente al Collège de France) e fra i maggiori intellettuali francesi, in cui alla luce dell’autore dei “Pensieri” affronta la questione che gli è più cara, ovvero il declino del cattolicesimo nella nostra società (ne parlerà anche Chantal Delsol in “La fine della cristianità e il ritorno del paganesimo” in uscita da Cantagalli).

Il libro di Manent, classe 1949, figlio di comunisti di Tolosa, è una grande riflessione sulla scristianizzazione. “Così come Israele si è formato nell’Alleanza e nella contesa amorosa con il suo Dio, la dinamica della storia europea si è svolta in un confronto incessante con il cristianesimo”. L’Europa però ha deciso di dichiarare preclusa questa possibilità. “Ha deciso di rinascere. Ma questo battesimo è la cancel culture.

Lo dichiara pubblicamente, lo dimostra con le sue azioni: l’Europa non è cristiana, non vuole esserlo. Vuole essere qualcos’altro, è aperta a tutte le altre possibilità, anche essere niente, ma non essere cristiana”.

Dalla secolarizzazione si passa alla scristianizzazione. “La neutralità dello stato si è estesa alla società stessa e a tutte le istituzioni fondate su una certa ‘idea del bene’”. Oggi lo stato e la scienza, che ai tempi di Pascal iniziarono la loro supremazia, stanno raggiungendo il culmine della propria ambizione.

“Niente sfugge alla sorveglianza del welfare state e all’intrusione dello sguardo scientifico. Il progetto europeo si basa sulla decisione di rifiutare ogni continuità tra la nuova Europa e quella che l’ha preceduta, come a proteggersi dalla contaminazione. Un presepe è accettabile nello spazio pubblico solo come residuo folcloristico”.

Non si tratta solo dell’attaccamento alle vecchie chiese, alle croci sul ciglio della strada e alle espressioni religiose entrate a far parte del linguaggio quotidiano. Secondo Manent, sempre più persone possono passare tutta la vita senza incontrare la questione del loro rapporto con il cristianesimo. “Il termine scristianizzazione è troppo astratto. È più un’apostasia, una stanchezza, un’indifferenza, a volte un’avversione palpabile”.

Ma nello stesso momento in cui svuota lo spazio pubblico europeo dei segni del cristianesimo, l’Europa accoglie incondizionatamente l’islam. “L’islam è la religione che si afferma in forme pubbliche conquistatrici, mettendo in dubbio la grande narrativa della secolarizzazione. Sfida l’autocoscienza su cui si è basata la fiducia in se stessa dell’Europa moderna”. 

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Questo libro conferma, sotto il profilo dell’’indagine culturale,  quello che la Regina della  pace  ha detto nel suo  ultimo messaggio: “ L’umanità  ha deciso per la  morte”.

Tuttavia si avvicina il momento in cui ognuno, se vorrà salvarsi, dovrà fare  prendere una  decisione dinanzi alla  speranza cristiana (P.  Livio)

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San Giovanni Paolo II

SANTO DEL GIORNO 22-10-2022

«Il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù», disse la Madonna su san Giovanni Paolo II in una delle apparizioni di Civitavecchia. Quel messaggio è una sintesi mirabile della vita di Karol Wojtyla (1920-2005) e dei suoi 26 anni e mezzo di pontificato, segnati dal profondo legame con la Madre Celeste e dalla difesa delle verità di fede e di morale

«Il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù», disse la Madonna su san Giovanni Paolo II in una delle apparizioni di Civitavecchia. Quel messaggio è una sintesi mirabile della vita di Karol Wojtyla (1920-2005) e dei suoi 26 anni e mezzo di pontificato, segnati dal profondo legame con la Madre celeste.

Dalla lettura di san Luigi Maria di Montfort trasse il motto Totus tuus e la consapevolezza che la devozione alla Beata Vergine è la via più diretta per trovare Gesù e appartenergli totalmente. Alla sua protezione attribuì la salvezza dall’attentato del 13 maggio 1981, anniversario della prima apparizione di Fatima. E il 25 marzo 1984 – deviando dal testo preparato – le chiese di illuminare «specialmente i popoli di cui tu aspetti la nostra consacrazione», riferendosi alla Russia che la Madonna aveva chiesto di consacrare al suo Cuore Immacolato per fermare la diffusione degli errori del comunismo. Nella stessa occasione aveva detto: «In modo speciale ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno».

Con al fianco il cardinale Ratzingerche mise a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, il santo polacco ha lasciato in eredità un magistero ricchissimo, confermando tante verità di fede e di morale e respingendo le varie pretese moderniste che si trovò ad affrontare. Difese e motivò il celibato ecclesiastico, confermò l’impossibilità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, combatté la Teologia della Liberazione, ribadì l’immoralità della contraccezione, condannò l’aborto e l’eutanasia come prodotti della «cultura della morte» (lui stesso era venuto alla luce grazie alla fortezza della madre, che seppe resistere ai medici che le consigliavano di abortire), esortando ogni cristiano ad affermare pubblicamente l’inviolabilità della vita umana. Cosciente della gravità dell’attacco satanico alla natura umana, fondò l’Istituto pontificio di studi su Matrimonio e Famiglia (sciolto e rifondato su basi diverse a seguito del motu proprio Summa Familiae Cura di Francesco). Tenne splendide catechesi sulla «Teologia del corpo», incentrate sui significati della sessualità secondo il disegno divino.

Tra i grandi frutti del suo pontificato c’è il Catechismo, di cui promosse la pubblicazione e che definì «riferimento sicuro e autentico per l’insegnamento della dottrina cattolica». Oltre alle molte encicliche su temi specifici, rimane basilare la Veritatis Splendor. In essa fissò l’insegnamento di sempre della Chiesa sulla morale, chiarendo il rapporto tra verità e libertà e ricordando l’esistenza di norme morali assolute, alle quali la coscienza non può mai derogare. Tre dei cinque dubia presentati nel 2016 a papa Francesco sull’Amoris Laetitia sono fondati proprio su passaggi chiave di VS, che per i quattro cardinali autori della richiesta di chiarimento è necessario ribadire per evitare interpretazioni non cattoliche di AL, già diffuse in alcune diocesi.

Nel dialogo con le altre religioni compì passi significativi verso gli ebrei, che chiamò «fratelli maggiori». Ma mise in guardia dagli scivolamenti nell’indifferentismo religioso, consapevole che solo Cristo è il Salvatore. Riguardo all’Islam scrisse della necessità di «un corretto rapporto» e di «avere coscienza del notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano», esortando a «preparare adeguatamente i cristiani che vivono a quotidiano contatto con i musulmani a conoscere in modo obiettivo l’Islam». Invitò le istituzioni a promuovere la libertà religiosa in Europa e al contempo chiese di garantire la reciprocità nei Paesi in cui i cristiani sono una minoranza (cfr. Ecclesia in Europa, 57).

San Giovanni Paolo II comprese dunque le maggiori sfide per la Chiesa di oggi. Visse da vero innamorato di Cristo, come manifestò al mondo abbracciando la croce fino all’ultimo respiro terreno e com’era già chiaro dall’omelia per l’inizio del pontificato: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo Lui lo sa!».

Ermes Dovico – La Nuova Bussola

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Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio

All’Angelus il Papa raccomanda di pregare costantemente perché l’amore per Dio non si raffreddi. C’è bisogno di dedicare quotidianamente del tempo a Lui, e, se si è molto indaffarati, il cuore può essergli vicino ricorrendo alle tradizionali brevi preghiere, spesso in rima, recitate in particolare dagli anziani e facili da memorizzare, che si possono ripetere spesso durante la giornata

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Se il Signore venisse oggi sulla terra “vedrebbe, purtroppo, tante guerre, povertà e disuguaglianze”, ma anche “grandi conquiste della tecnica, mezzi moderni e gente che va sempre di corsa, senza fermarsi mai”, ma troverebbe chi gli dedica tempo e affetto, chi lo mette al primo posto? È l’interrogativo che Papa Francesco fa riecheggiare all’Angelus, richiamando la pagina del Vangelo in cui Gesù domanda preoccupato se troverà fede al suo ritorno.

Noi, spesso, ci concentriamo su tante cose urgenti ma non necessarie, ci occupiamo e ci preoccupiamo di molte realtà secondarie; e magari, senza accorgerci, trascuriamo quello che più conta e lasciamo che il nostro amore per Dio si vada raffreddando, si raffreddi poco a poco. Oggi Gesù ci offre il rimedio per riscaldare una fede intiepidita. Qual è? La preghiera.

La preghiera costante

Francesco definisce la preghiera “la medicina della fede, il ricostituente dell’anima” ma raccomanda “che sia unapreghiera costante”. Come si fa per una cura da seguire, che è bene osservare “con costanza e regolarità” per stare meglio, e per una pianta, che per sopravvivere necessita periodicamente di acqua, così è per la preghiera.

Non si può vivere solo di momenti forti o di incontri intensi ogni tanto per poi “entrare in letargo”. La nostra fede si seccherà. C’è bisogno dell’acqua quotidiana della preghiera, c’è bisogno di un tempo dedicato a Dio, in modo che Lui possa entrare nel nostro tempo, nella nostra storia; di momenti costanti in cui gli apriamo il cuore, così che Egli possa riversare in noi ogni giorno amore, pace, gioia, forza, speranza; nutrire, cioè, la nostra fede.

Le giaculatorie rimedio di preghiera nella vita frenetica

E se Gesù parla “della necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”, mentre invece non si trova il tempo per farlo, Francesco suggerisce “una pratica spirituale sapiente, anche se oggi un po’ dimenticata”, osservata in particolare dagli anziani: quella della recita delle giaculatorie, “brevissime preghiere, facili da memorizzare” che si possono “ripetere spesso durante la giornata, nel corso delle varie attività, per restare “sintonizzati” con il Signore”.

Facciamo qualche esempio. Appena svegliati possiamo dire: “Signore, ti ringrazio e ti offro questo giornata”, questa è una piccola preghiera; poi, prima di un’attività, possiamo ripetere: “Vieni, Spirito Santo”; e tra una cosa e l’altra pregare così: “Gesù, confido in te e ti amo”. Piccole preghierine ma che ci mantengono in contatto con il Signore.

Le risposte di Dio per noi nel Vangelo

 Così come si inviano messaggi alle persone cui si vuol bene, con le giaculatorie, piccole formule di preghiera, spiega il Papa, il cuore rimane connesso con Dio, che offre le sue risposte nel Vangelo, “da tenere sempre sotto mano e da aprire ogni giorno, per ricevere una Parola di vita diretta a noi”. Il Pontefice inoltre torna sulconsiglio dato tante volte di portate con sè un piccolo Vangelo tascabile, da aprire spesso e leggere. “La Vergine Maria, fedele nell’ascolto – conclude Francesco – ci insegni l’arte di pregare sempre, senza stancarci”.

Al termine della preghiera mariana il Pontefice ha annunciato che il Sinodo sulla sinodalità avrà due sessioni, una dal 4 al 29 ottobre 2023, l’altra nell’ottobre del 2024, ha poi ricordato la beatificazione di questo pomeriggio, a Boves, di due sacerdoti, martiri della fede, uccisi dai nazisti, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, e ha parlato dell’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che martedì coinvolgerà nella recita del Rosario un milione di bambini. Francesco ha inoltre accennato alla Giornata mondiale del rifiuto della miseria, che ricorre domani.

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LA RUSSIA NEL MESSAGGIO DI FATIMA 

Dalle Memorie di Suor Lucia

13 LUGLIO 1917

Pochi minuti dopo che eravamo giunti alla Cova d’lria, presso il leccio, tra la numerosa folla di popolo, mentre recitavamo il rosario, vedemmo il riflesso della solita luce e subito dopo la Madonna sul leccio.

– Cosa vuole da me? – domandai.

– Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà aiutare.

– Vorrei chiederLe di dirci Chi è; di fare un miracolo perché credano tutti che Lei ci appare.

– Continuate a venir qui tutti i mesi. A ottobre dirò Chi sono, quel che voglio e farò un miracolo che tutti potranno vedere per credere.

A questo punto feci alcune richieste, che non ricordo bene. Quel che mi ricordo è che la Madonna disse che bisognava recitare il rosario per ottenere le grazie durante l’anno. E continuò:

– Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria.

Dicendo queste ultime parole, aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero brace trasparenti e nere, o bronzee, in forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportate dalle fiamme che uscivano da loro stesse, insieme a nuvole di fumo che cadevano da ogni parte, uguali al cadere delle scintille nei grandi (incendi ), senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremar di paura. (Dev’esser stato dinanzi a questa visione che lasciai scappare quell’«ahi», che dicono di avermi sentito dire).I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi.

Spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: 

– Avete visto l’lnferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire. Ma, se non smetteranno di offendere Dio, nel pontificato di Pio Xl, ne comincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà, che punirà il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.

 Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato, e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, diffonderà i suoi errori nel mondo, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace. In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della Fede; ecc… Questo non ditelo a nessuno. A Francesco, sì, potete dirlo.

Quando reciterete il rosario, dopo ogni mistero dite: «O Gesù mio! Perdonateci, liberateci dal fuoco dell’inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente quelle che ne hanno più bisogno».

Seguì un momento di silenzio, poi domandai:

– Non vuol più niente da me?

– No. Per oggi non voglio più niente da te.

E come al solito, cominciò ad alzarsi in direzione dell’oriente fino a sparire nell’immensa distanza del firmamento.

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FATIMA 13 OTTOBRE 1917: Le settantamila persone che assistettero al miracolo del sole

Questa è Giacinta dopo apparizione in braccio al papà
Francesco Lucia Giacinta i tre pastorelli
i tre pastorelli
Francesco Lucia Giacinta

la vallata era stracolma di gente: erano presenti dalle 70 alle 100mila persone. Erano presenti anche diversi giornalisti, atei, agnostici…

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The Miracle of the Sun in Fatima October 13, 1917

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 FATIMA IL MIRACOLO DEL SOLE – 13 OTTOBRE 1917

Le settantamila persone che assistettero al miracolo

Lettura a cura di Roberta

La Madonna, per il 13 Ottobre, aveva promesso ai veggenti di Fatima un grande miracolo, affinché tutti credessero: man mano che si avvicinava il giorno fatidico, l’attesa diventava sempre più impaziente e mobilitava folle mai viste precedentemente.

Riferisce il giornale portoghese O Dia‘ in un reportage del 19 Ottobre 1917, che oggi sappiamo essere stato citato da Dona Madalena de Martel Patricio: “Si erano spopolati paesi, villaggi e città vicine. Fin dalla vigilia sulle strade gruppi di pellegrini si avviavano a Fatima“.

E il giornale O Seculo‘, per la penna di Averlino de Almeida, dà questa descrizione: “Sulla strada s’incontrano i primi gruppi di pellegrini che vanno verso il luogo santo, distante ben più di venti chilometri. Uomini e donne sono quasi tutti scalzi. Al sorger dell’alba, nuovi gruppi si avviano intrepidi e attraversano l’abitato, il cui silenzio viene rotto dall’armonia dei loro canti. Il sole nasce, ma la volta del cielo minaccia la pioggia. Le nubi nere si ammucchiano proprio verso Fatima, ma nulla può arrestare coloro che, da tutte le strade e con tutti i mezzi di locomozione, confluiscono al paese. A mezzogiorno del 13 Ottobre 1917 la vallata era un mare di gente: era piovuto durante tutta la notte e continuava a piovere, ma l’attesa era grande, anche se qualcuno era venuto per deridere e assistere allo spettacolo del grande fiasco”.

Il momento fissato era il mezzogiorno solare. La pioggia cessò e alcuni istanti dopo i tre bambini vedono il lampo e Lucia grida:

« Silenzio! Silenzio! Viene la Madonna, viene la Madonna! ». E la Madonna, per l’ultima volta, viene a posare i suoi piedi verginali sopra l’elce dei giorni precedenti. Lucia entra in comunicazione diretta con lei e non sente la mamma che le dice: « Guarda bene, figlia; guarda di non ingannarti! ». Una nube argentea avvolge il candido gruppo come una tenue voluta di incenso.

Lucia si rivolge con la semplicità di sempre alla Vergine che le appare:

« Che volete da me? » « Voglio dirti che si costruisca qui una Cappella in mio onore. Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i soldati torneranno presto alle proprie case »

« Ho molte grazie da chiederVi. Le esaudirete? », esclama Lucia.

« Alcune sì, altre no », risponde la Vergine. E aggiunge:

« È necessario che i peccatori si convertano, che chiedano perdono dei loro peccati ».

E, assumendo un’aria di tristezza, continua:

« Non offendano più Gesù che è già troppo offeso ».

« Non volete più niente da me? », domanda infine Lucia.

« Non voglio altro », risponde la bianca Signora.

« Io pure non Vi chiedo più nulla », conclude Lucia.

E la Madonna del Rosario si accomiata, per l’ultima volta, dai suoi tre confidenti. La visione è più splendente del sole! Mentre i fanciulli contemplavano estatici, ha inizio il miracolo annunziato: stupendo come nessuno avrebbe osato sperare. E furono testimoni del “miracolo del sole” circa sessantamila persone.

I RACCONTI DEI TESTIMONI

Riprendendo il discorso del numero precedente sul “miracolo del sole” a Fatima, il 13 Ottobre 1917, ascoltiamo la narrazione di alcuni testimoni oculari.

Le settantamila persone che assistettero al miracolo

Le settantamila persone che assistettero al miracolo« Noi guardavamo senza difficoltà il sole ci racconta il padre di Giacinta – e non accecava. Pareva che si spegnesse e si accendesse un po’ in un modo, un po’ in un altro. Gettava raggi di luce da un lato e dall’altro e colorava ogni cosa di differenti colori: gli alberi e il popolo, la terra e l’aria. Ma la cosa più stupefacente è che il sole non faceva male alla vista. Tutto era quieto e tranquillo. Tutti tenevano gli occhi rivolti verso il cielo, quando ad un certo punto il sole si fermò e poi cominciò a danzare e a saltare: si fermò un’altra volta e un’altra volta cominciò a danzare, fino al punto che sembrò staccarsi dal cielo e venire sopra di noi. Fu un momento terribile! ».

Maria da Capelinha ha dichiarato: « Il sole assumeva diversi colori: giallo, azzurro, bianco; e tremava, tremava tanto che pareva una ruota di fuoco che venisse a cadere sul popolo! Tutti gridavano: “Ahi, Gesù, qui moriamo tutti! Gesù, qui moriamo tutti!”.

Altri urlavano: “O Madonna, aiuto!” e recitavano l’atto di contrizione. Ci fu persino una signora che fece la confessione generale, e ad alta voce diceva: “Io ho fatto questo e quest’altro peccato”.

Infine, il sole si fermò e tutti diedero un gran sospiro di sollievo. Erano ancora vivi ed era quello il miracolo che i tre fanciulli avevano annunziato: sessantamila persone là radunate, credenti e non credenti, testimoniavano il fatto singolare ».

L’incredulo che ironizzava

Interessantissima è pure la descrizione rilasciata da P. Ignazio Lourenco: « Avevo allora appena nove anni e frequentavo la Scuola elementare del mio paese, che dista da Fatima 18 o 19 kilometri. Si era verso mezzogiorno, quando fummo sorpresi dalle grida ed esclamazioni di uomini e donne che passavano per la strada, davanti alla Scuola. La maestra fu la prima a correre sulla strada, senza poter impedire che noi ragazzi le corressimo dietro. Nella strada il popolo piangeva e gridava, indicando il sole: era il miracolo, il grande miracolo che si vedeva distintamente dall’alto del monte, ove è posto il mio paese. Mi sento incapace di descriverlo come anch’io lo vidi e sentii allora .

Vicino a me stava un incredulo che aveva passato la mattinata a ridersi dei creduloni che facevano tutto quel viaggio a Fatima “per vedere una ragazza”. Lo guardai: era come paralizzato, assorto, spaventato, con gli occhi fissi al sole. Poi lo vidi tremare da capo a piedi e, levando le mani al cielo, cadere in ginocchio nel fango, gridando: “Nostra Signora! Nostra Signora!” .

Passati dieci minuti di fenomeni straordinari e terribili, il sole tornò al suo posto, nello stesso modo con cui era disceso, pallido e quasi senza splendore Quando la gente si persuase che il pericolo era scampato, fu un’esplosione di gioia. Tutti proruppero in un coro di ringraziamento: “Miracolo, miracolo! Sia benedetta la Madonna!” ».

Terminato il fenomeno solare, avvenne un fatto naturalmente inspiegabile: tutta quella gente, inzuppata d’acqua com’era, si ritrovò completamente asciutta.

La Vergine Santa aveva moltiplicato i suoi prodigi per confermare la verità delle affermazioni dei piccoli veggenti e, in definitiva, la verità del Vangelo di Gesù. Perché la preoccupazione di Maria è una sola: farci capire che quel che ha detto Gesù è tutto vero, anzi: è la Verità!

Allora si verificò uno dei miracoli più clamorosi, di fronte a migliaia di persone, tra cui molte non credenti. Tra di esse il dott. José Maria de Almeida Garrett, professore alla Facoltà di Scienze di Coimbra, che scrisse il seguente resoconto:La testimonianza di un testimone oculare non credente

“Saranno state circa le tredici e trenta pomeridiane quando, nel punto esatto dove si trovavano i fanciulli si alzò una colonna di fumo, sottile, bella e azzurrina, che si estendeva per almeno due metri sopra le loro teste, e a quella altezza evaporava. Questo fenomeno, perfettamente visibile a occhio nudo, durò pochi secondi. Non avendo preso nota della sua durata, non so dire se era più o meno di un minuto. Il fumo si dissolse improvvisamente, e dopo un po’ si riformò una seconda volta, e poi una terza.

Il cielo, che era stato nuvoloso tutto il giorno, improvvisamente si schiarì: la pioggia cessò e sembrò che il sole stesse per riempire di luce la campagna circostante, che in quella mattinata invernale appariva così malinconica. Io stavo guardando il luogo delle apparizioni in una serena, anche se fredda, aspettativa di qualcosa che doveva accadere, e la mia curiosità diminuiva per il lungo tempo che era passato senza che nulla attirasse la mia attenzione. Il sole, pochi istanti prima, si era fatto largo tra la spessa coltre di nuvole che lo nascondevano e ora risplendeva chiaro e intenso.

Improvvisamente udii il clamore di centinaia di voci e vidi che la folla si sparpagliava ai miei piedi … voltava la schiena al luogo dove, fino a quel momento, si era concentrata la sua attesa e guardava verso il sole dall’altro lato. Anche io mi sono rivoltato verso il punto che richiamava lo sguardo di tutti e potei vedere il sole apparire come un disco chiarissimo, con i contorni nitidi, che splendeva senza offendere la vista. Non poteva essere confuso con il sole visto attraverso una nebbia (che non c’era in quel momento) perché non era né velato né attenuato. A Fatima esso manteneva la sua luce e il suo calore e si stagliava nel cielo con i suoi nitidi contorni, come un largo tavolo da gioco. La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare, per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi gli occhi o danneggiare la retina. [Durante questo tempo] il disco del sole non rimase immobile: aveva un movimento vertiginoso [ma] non come lo scintillìo di una stella in tutto il suo splendore perché esso girava su se stesso in folli giravolte.

Durante il fenomeno solare che ho appena descritto, avvenne anche un cambiamento di colore nell’atmosfera. Guardando verso il sole, ho notato che tutto stava diventando più scuro. Ho guardato prima gli oggetti più vicini e poi ho esteso il mio sguardo ai campi fino all’orizzonte. Vidi ogni cosa assumere il colore dell’ametista. Gli oggetti intorno a me, il cielo e l’atmosfera, erano dello stesso colore. Ogni cosa, sia vicina che lontana era cambiata, assumendo il colore di un vecchio damasco giallo. Sembrava che la gente soffrisse di itterizia e io ricordo di aver provato un senso di divertimento vedendo le persone sembrare così brutte e sgradevoli. La mia stessa mano era di tale colore.

Poi, improvvisamente, si udì un clamore, un grido di angoscia prorompere da tutti. Il sole, roteando selvaggiamente, sembrò staccarsi all’improvviso dal firmamento e, rosso come sangue, avanzare minacciosamente verso la terra come per schiacciarci con il suo peso immenso e ardente. Durante quei momenti provai una sensazione veramente terribile.

Tutti i fenomeni che ho descritto furono da me osservati in uno stato d’animo calmo e sereno, senza alcun disturbo emotivo. Interpretarli e spiegarli è compito di altri. Debbo dichiarare infine che mai, prima o dopo il 13 ottobre [1917] ho assistito a simili fenomeni atmosferici o solari“.

Pio XII e Fatima «Ho rivisto il miracolo»

«Ho visto» il miracolo del sole, «questa è la pura verità». Nel 1950, poco prima di proclamare il dogma dell’Assunta, Pio XII mentre passeggiava nei giardini vaticani assistette più volte allo stesso fenomeno verificatosi nel 1917 al termine delle apparizioni di Fatima e lo considerò una conferma celeste di quanto stava per compiere. Una circostanza fino ad oggi nota solo grazie alla testimonianza indiretta del cardinale Federico Tedeschini che ne parlò durante un’omelia.

Ora dall’Archivio privato Pacelli, conservato dalla famiglia del Pontefice, riemerge un documento eccezionale e inedito su quella visione: un appunto manoscritto dello stesso Pio XII, vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della sua vita, nel quale in prima persona il Papa racconta ciò che gli è accaduto. L’appunto sarà esposto il prossimo novembre nella mostra vaticana dedicata a Papa Pacelli nel cinquantesimo della morte. Il resoconto è asciutto, quasi notarile, senza alcun cedimento al sensazionalismo.

«Era il 30 ottobre 1950», antivigilia del giorno della solenne definizione dell’assunzione, spiega Pio XII. Il Papa stava dunque per proclamare dogma di fede l’assunzione corporea in cielo della Madonna al momento della morte, e lo faceva dopo aver consultato l’episcopato mondiale, unanimemente concorde: soltanto sei risposte su 1.181 manifestavano qualche riserva. Verso le quattro di quel pomeriggio faceva «la consueta passeggiata nei giardini vaticani, leggendo e studiando». Pacelli ricorda che, mentre saliva dal piazzale della Madonna di Lourdes «verso la sommità della collina, nel viale di destra che costeggia il muraglione di cinta», sollevò gli occhi dai fogli. «Fui colpito da un fenomeno, mai fino allora da me veduto. Il sole, che era ancora abbastanza alto, appariva come un globo opaco giallognolo, circondato tutto intorno da un cerchio luminoso», che però non impediva in alcun modo di fissare lo sguardo «senza riceverne la minima molestia. Una leggerissima nuvoletta trovavasi davanti». «Il globo opaco – continua Pio XII nell’appunto inedito – si muoveva all’esterno leggermente, sia girando, sia spostandosi da sinistra a destra e viceversa. Ma nell’interno del globo si vedevano con tutta chiarezza e senza interruzione fortissimi movimenti». Il Papa attesta di aver assistito allo stesso fenomeno il giorno seguente, 31 ottobre, e il 1° novembre, giorno della definizione del dogma dell’Assunta, quindi di nuovo l’8 novembre. Poi non più». Ricorda pure di aver cercato «varie volte» negli altri giorni, alla stessa ora e in condizioni atmosferiche simili, «di guardare il sole per vedere se appariva il medesimo fenomeno, ma invano; non potei fissare nemmeno per un istante, rimaneva subito la vista abbagliata».

Nei giorni seguenti Pio XII riferisce il fatto «a pochi intimi e a un piccolo gruppo di Cardinali (forse quattro o cinque), fra i quali era il Cardinal Tedeschini». Quest’ultimo, nell’ottobre dell’anno seguente, 1951, si deve recare a Fatima per chiudere le celebrazioni dell’Anno Santo. Prima di partire viene ricevuto in udienza e chiede al Papa di poter citare la visione nell’omelia. «Gli risposi: Lascia stare, non è il caso. Ma egli insistette – continua Pio XII nel manoscritto – sostenendo l’opportunità di tale annuncio, ed io allora gli spiegai alcuni particolari dell’avvenimento». «Questa è, in brevi e semplici termini – conclude Papa Pacelli – la pura verità». «Pio XII era persuasissimo della realtà del fenomeno straordinario, cui aveva assistito ben quattro volte», ha dichiarato suor Pascalina Lehnert, la religiosa governante dell’appartamento papale.

Il cosiddetto «miracolo del sole» si era già verificato il 13 ottobre 1917 a Fatima, al termine delle apparizioni ai tre pastorelli. Così lo raccontò nella sua cronaca M. Avelino di Almeida, giornalista laico e non credente, inviato del quotidiano O Seculo e testimone oculare: «E si assiste allora ad uno spettacolo unico ed incredibile allo stesso tempo per chi non ne è stato testimone… Si vede l’immensa folla voltarsi verso il sole sgombro di nuvole, in pieno giorno. Il sole ricorda un disco d’argento sbiadito ed è possibile guardarlo in faccia senza subire il minimo disagio. Non scotta, non acceca. Si direbbe un’eclisse».

Pio XII era molto legato a Fatima: la prima apparizione ai tre pastorelli era infatti avvenuta il 13 maggio 1917, lo stesso giorno in cui Pacelli veniva consacrato arcivescovo nella cappella Sistina. È attestato che Pio XII e l’unica sopravvissuta dei tre veggenti, suor Lucia Dos Santos, rimarranno sempre in contatto, e il Pontefice, nell’ultimo anno della sua vita, conserverà il testo del Terzo segreto di Fatima nel suo appartamento. «Varie volte – ha dichiarato la marchesa Olga Nicolis di Robilant Alves Pereira de Melo testimoniando al processo di beatificazione di Pacelli, «trasmisi messaggi del Santo Padre per Suor Lucia e di questa per lui, ma siccome promisi di mai rivelare nulla a chicchessia, non mi sento autorizzata a farlo adesso».

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CURIOSITA’ MILITARI

Cari amici,

per impedire l’installazione di missili atomici in Europa la Russia aveva programmato per il 1984 un attacco nucleare all’Europa, che però non fu fatto per una catena di esplosioni che, a partire dal 13 Maggio 1984) colpì la base militare da cui i missili dovevano essere lanciati (PL)

Il disastro di Severomorsk, l’esplosione del deposito missili della Flotta del Nord

Il disastro di Severomorsk è il nome con cui è conosciuta una terrificante catena di esplosioni avvenuta nel maggio 1984 presso un deposito di munizioni della base navale di Severomorsk, sede della Flotta del Nord sovietica.

Si trattò di una vera e propria apocalisse, che provocò la morte di centinaia di persone, oltre alla distruzione di 900 missili. Fortunatamente, non rimasero coinvolti sottomarini nucleari (presenti nella zona) o munizioni atomiche.

La città chiusa di Severomorsk e il deposito di Okolnaya

Severomorsk è una città russa situata sopra il circolo polare artico. Si trova nella Penisola di Kola, un’area piena di basi militari della Flotta russa del Nord. Questa flotta, per la cronaca, ha il suo comando proprio a Severomorsk. All’epoca dei fatti aveva 55.00 abitanti.

Storicamente, è stata una città militare fin dagli anni venti. Il suo status è abbastanza particolare: si tratta infatti, di una ZATO, ovvero quella che noi occidentali definiamo “città chiusa”. In breve, si tratta di località nelle quali, per tutta una serie di ragioni (economiche, strategiche, militari, ecc.), l’accesso agli “esterni” è strettamente regolamentato. Comunque, ne ho parlato in un altro articolo del blog, a cui rimando chi volesse approfondire.

Severomorsk ha sempre ospitato parecchie navi militari, ed i relativi depositi. Ovviamente non in città, ma nei dintorni.

Il protagonista della nostra storia è il deposito di Okolnaya, che si trova a nord est della città, a pochi chilometri di distanza. Ancora oggi, se osservate la località dal satellite, potete vedere una serie di strutture. Bene, sono esattamente quello che sembrano: bunker per ospitare munizioni e missili.

Il deposito è usato ancora oggi, ed ospita una cinquantina di bunker.

Il disastro di Severomorsk

I primi incendi

Tutto iniziò il 13 maggio 1984, quando scoppiò un incendio in uno dei bunker dell’enorme deposito. Non sono chiare le cause dell’incendio. L’ipotesi più accreditata, comunque, è che sia stato causato dal fatto che le munizioni erano state stoccate in modo inappropriato, anche se una versione ufficiale parla di una persona vista a fumare “dove non avrebbe dovuto”.

A quanto sembra, la popolazione nemmeno si accorse di quello che stava accadendo, tanto che quelle giornate vengono riportate come abbastanza tranquille. Probabilmente le fiamme erano all’interno, e gli unici a conoscenza della cosa erano i militari e le squadre di soccorso che tentavano di gestire l’emergenza.

L’incendio quindi andò avanti diversi giorni, fino al fatidico 17 maggio.

L’esplosione del 17 maggio

Il 17 maggio era stata una tranquilla giornata di primavera, almeno fino alle 18:15, quando venne avvistato del fumo in direzione del deposito. Nessuno però si preoccupò troppo, almeno fino alle 18:35: a quel punto, alcuni missili (privi di testata) iniziarono a prendere il volo in fiamme, seguendo traiettorie strane e ricadendo a vari chilometri. Inizialmente, la popolazione pensò ad un’esercitazione.

La situazione precipitò definitivamente alle 18:43, quando si verificò la prima esplosione in un deposito con circa 500 testate di missili antiaerei. Le detonazioni andarono avanti per un’ora e mezza, con effetti catastrofici.

Colonne di fumo alte centinaia di metri che ricordavano un’esplosione nucleare, civili terrorizzati che scappavano da tutte le parti convinti di trovarsi di fronte ad un disastro atomico, macchine che sfrecciavano per le strade (con i relativi incidenti). Gli stessi edifici rimasero danneggiati, con le porte che sbattevano ed i vetri delle finestre in frantumi.

Il deposito in fiamme, ai testimoni, ricordò un vulcano in eruzione (Okolnaya è in cima ad un rilievo).

Oltretutto, la rada era piena di navi militari, cariche di missili. Subito, tutte le unità iniziarono ad allontanarsi dalla città, chi con propulsione propria chi grazie ai rimorchiatori. L’unica nave rimasta in rada fu il grande incrociatore lanciamissili Kirov, insieme con alcuni sottomarini nucleari. Fortunatamente, nessuno dei missili vaganti colpì le navi.

Insomma, uno dei più gravi incidenti di questo tipo mai accaduti nella storia.

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L’ARMAGEDDON

Questa guerra finisce con il fungo atomico? Lo storico Timothy Snyder dice di no

PAOLA PEDUZZI  08 OTT 2022 – Il Foglio

Secondo lo storico americano questa battaglia probabilmente non finirà come temiamo per ragioni storiche e contingenti

 Così Putin sta manipolando (anche) il nostro istinto di sopravvivenza

Milano. Vladimir Putin “non scherza quando parla dell’utilizzo di armi nucleari tattiche o di armi biologiche e chimiche”, ha detto il presidente americano Joe Biden: “Non eravamo mai stati tanto vicini alla prospettiva di un Armageddon dalla crisi dei missili a Cuba con Kennedy”. Il presidente americano è sicuro che non ci sia la possibilità di un utilizzo chirurgico di armi nucleari, che una volta che vengono utilizzate ogni cosa va fuori controllo, “non vedo uno scenario in cui si usano con leggerezza le armi tattiche e non si finisce con un Armageddon”.

Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, insiste sul pericolo nucleare (anche perché l’Ucraina viene minacciata da molto tempo) e aggiunge: “Cosa dovrebbe fare la Nato? Eliminare la possibilità che la Russia usi le armi nucleari. Mi rivolgo ancora una volta alla comunità internazionale, come facevo prima del 24 febbraio: servono degli attacchi preventivi in modo che i russi sappiano che cosa accadrà, non deve andare al contrario, cioè aspettare gli attacchi nucleari russi” e poi reagire. La reazione a entrambe le dichiarazioni è stata: Biden e Zelensky ci stanno portando alla guerra nucleare. E’ invero per tanti molto facile, in questa guerra, ribaltare il rapporto causa-effetto, così come quello tra aggressore e aggredito: è Putin che ha detto “non sto bluffando” quando ha parlato dell’utilizzo di armi nucleari ed è sempre Putin che impone la necessità di un piano di difesa. Ma ora che c’è il pericolo del passaggio da una guerra convenzionale a una nucleare è tornato forte il ritornello della “provocazione” – in sostanza: se Putin si sente provocato reagisce male – con in più il carico non secondario della paura del fungo atomico: la strategia del “non sto bluffando” e quella della deterrenza si alimentano, mischiandosi anche alla crisi energetica e all’inverno del grande scontento in arrivo. I commentatori e gli analisti si interrogano su quel che può succedere, esattamente come accadeva prima dell’inizio della guerra convenzionale (che doveva essere un blitz tra l’altro), ma con un pericolo enormemente più grande.     

Timothy Snyder è uno storico americano specializzato nella storia dell’Europa centrale, autore di saggi imprescindibili come “On Tyranny”, appena aggiornato con venti lezioni sull’Ucraina, che qualche giorno fa ha pubblicato sul suo account Substack un’analisi dal titolo: “Come finisce la guerra russo-ucraina?”, la domanda suprema, alla quale dà una risposta complessa e articolata  riassumibile in: non finisce con il fungo atomico. Snyder parte da alcuni assunti comunemente dati per veri e li ribalta: è il suo modo di interpretare la storia e il presente, come mostra nel suo ciclo di lezioni sulla “Nascita dell’Ucraina moderna” a Yale, disponibile su YouTube e patrimonio inestimabile di conoscenza.  Snyder dice che abbiamo una certa difficoltà a vedere come l’Ucraina possa vincere, pure se è chiara la sua avanzata, perché “il nostro immaginario è intrappolato in un’unica ed eppure improbabile variante di come finiscono le guerre: con una detonazione nucleare. Siamo immersi in questo scenario perché ci sembra che manchino altre varianti e perché questa ha proprio l’aria di una fine”. 

Secondo Snyder questa guerra probabilmente non finirà come temiamo per ragioni storiche e contingenti. La ragione storica: “Nazioni con armi nucleari si combattono tra loro e perdono dal 1945, senza usarle. Potenze nucleari hanno perso guerre umilianti in posti come il Vietnam e l’Afghanistan e non hanno usato armi nucleari”. E allora perché questa accelerazione? Putin sta perdendo la guerra convenzionale che ha iniziato, spera che l’evocazione atomica rallenti le forniture d’armi degli alleati dell’Ucraina dandogli il tempo di far arrivare le sue truppe sul campo e rallentare l’avanzata ucraina: “Forse sbaglia nel pensare che questa strategia funzioni, ma l’escalation retorica è una delle poche cose che gli sono rimaste”, scrive Snyder. Ma, ed è questo il punto centrale secondo lo storico, assecondare il ricatto nucleare non porrà fine alla guerra convenzionale “e renderà l’opzione nucleare più probabile”: non soltanto il ricattatore penserà di poter insistere, “perché funziona”, ma alimenterà anche le ambizioni nucleari di altri dittatori e lo standard diventerà il conflitto nucleare, o quantomeno la proliferazione di armi nucleari.

Ci sono poi le ragioni contingenti. Snyder ne elenca alcune: quando il leader ceceno Kadyrov dice che bisogna passare al nucleare  intende l’utilizzo in Ucraina, che è il posto in cui sta mandando persino i propri figli a combattere: “Perché possano venire contaminati dalle armi nucleari?”, chiede Snyder. Allo stesso modo, la mobilitazione di Putin non sta andando bene ma gli uomini russi arrivano e arriveranno: non hanno l’equipaggiamento per una guerra convenzionale, figurarsi se ce l’hanno per le radiazioni atomiche: “Putin prende il rischio politico di una mobilitazione su larga scala per inviare truppe in Ucraina e poi lancia armi nucleari lì vicino?”. E ancora: Mosca annette dei territori ucraini, dice che saranno russi per sempre, e poi manda armi nucleari lì vicino? “Non è impossibile”, scrive Snyder, “ma è molto improbabile”. Pure se accadesse, “la guerra non finirebbe, non con una vittoria russa almeno”. C’è poi da considerare il fatto che l’esercito ucraino ha mostrato una grande abilità nell’individuare e colpire le posizioni e gli armamenti russi: è molto rischioso muovere le armi nucleari vicino a un campo di battaglia che non si controlla del tutto.

Secondo lo storico americano, è necessario uscire dalla trappola di: “Putin è con le spalle al muro, cosa farà?”, per due ragioni: il presidente russo ha già subìto molte umiliazioni in questo conflitto, se la sua reazione all’umiliazione fosse l’arma atomica probabilmente l’avrebbe già usata. E le truppe russe non sono contro un muro, sono al sicuro se si ritirano, il muro ce l’hanno semmai davanti a loro. Il problema di Putin è la credibilità e la sua forza dentro al Cremlino e alla Russia e ancora di più la possibilità di controllare gli uomini armati. “La guerra è una forma della politica e il regime russo è alterato dalla possibilità della sconfitta”, scrive Snyder e quando la resa dei conti ci sarà, non avrà molto senso avere tutti i soldati russi a disposizione in Ucraina e non vicino a dove  lo scontro avviene. Ancor meno ha senso averli contaminati dalle radiazioni

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Biden: «Putin non scherza, rischio apocalisse».

Le notizie di venerdì 7 ottobre, in diretta. Il presidente Usa e il rischio nucleare: Putin non scherza e c’è il rischio di un’apocalisse nucleare. Il vice capo della regione annessa di Kherson ha criticato pubblicamente ministri e generali russi per le sconfitte sul campo. Continua l’avanzata ucraina nella regione di Kherson, a Sud, e nell’Est del Paese

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• La guerra in Ucraina è arrivata al 226esimo giorno.

Ore 02:55 – L’allarme di Biden: rischio di un Armageddon nucleare

Joe Biden dice di «conoscere bene Putin». Il leader russo «non sta bluffando, c’è davvero il rischio di un’Armageddon nucleare». Ieri sera, giovedì 6 ottobre, il presidente americano parlava in evento per la raccolta fondi ospitato a New York da James Murdoch, il figlio, evidentemente dissidente, del conservatore Rupert Murdoch. Finora la Casa Bianca e il Pentagono avevano mantenuto una linea di prudenza: non si può escludere che Putin possa ricorrere alle armi tattiche nucleari, ma finora non ci sono segnali concreti di allarme. Biden, invece, è stato netto: «Per la prima volta dalla crisi dei missili Cubani (1962 ndr), dobbiamo fronteggiare la minaccia di un’atomica, specie se le cose proseguiranno nella direzione in cui stiamo andando». E ancora: «Stiamo cercando di capire che cosa ha in serbo Putin? Se troverà una via d’uscita? Come reagirà quando capirà di aver perso non solo la faccia, ma anche il potere? Abbiamo a che fare con un tizio che conosco decisamente bene. Non scherza quando parla di un potenziale uso delle armi tattiche nucleari o di armi chimiche o biologiche, perché il suo esercito si sta comportando molto male. E non che penso che ci sia la capacità di usare un’arma tattica atomica, senza finire in un’Armageddon». Il presidente evoca il duello finale tra il «bene e il male» il giorno prima del Giudizio, descritto nel Nuovo Testamento. Il suo discorso viene diffuso a tarda sera a Washington. Oggi vedremo se i portavoce della Casa Bianca proveranno, come è accaduto spesso dall’inizio della guerra, a stemperare, a «contestualizzare» le frasi del presidente.

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