"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’ Pagina 2 di 81

Qual è il destino del corpo umano?

Una delle caratteristiche delle ideologie del nostro tempo è quella di identificare l’uomo con il suo corpo e rimuovere o negare l’esistenza di un’anima spirituale immortale. Questa consapevolezza di avere un’anima è un patrimonio universale, come la consapevolezza dell’Aldilà che è presente in quasi tutte le culture del mondo. Oggi, invece, siamo arrivati ad una visione materialistica della vita che riguarda soprattutto noi stessi. Ci identifichiamo con il nostro corpo, perciò, passiamo tutta la nostra vita a coltivare il nostro corpo che invece sappiamo essere momentaneo. La vita è come una partita a scacchi con la morte. È una clessidra che si svuota irrimediabilmente, fino all’ultimo granello. Cercare di fermare o camuffare il tempo che passa, non fermerà la morte. La sentenza di morte è arrivata dopo il peccato originale ed è una grazia perché sapendo che dobbiamo morire e sapendo che la vita ha una fine, cerchiamo di realizzarla nel miglior modo possibile.

Oggi, tuttavia, c’è una cultura del corpo esagerata. Siamo arrivati a far diventare il corpo un idolo da coltivare, da soddisfare, da preservare dal tempo che passa, da ringiovanire. Il corpo, come disse San Francesco, è come frate asino che deve sforzarsi, deve lavorare, deve faticare. Il corpo, siccome siamo inquinati dal peccato originale, ha delle tendenze disordinate che si manifestano in diversi modi, tra cui il vizio della gola. Questo vizio, non moderandolo, porta alla distruzione di noi stessi. Oppure il vizio della lussuria che fa molti danni al corpo e all’anima. Diventiamo schiavi delle peggiori passioni. Come dice San Paolo, dobbiamo ingaggiare con il nostro corpo una grande lotta e ridurlo in schiavitù. Significa che dobbiamo far sì che frate asino si metta le redini in bocca e venga domato.

Una delle grandi vittorie della vita è avere avuto una buona educazione, aver imparato a gestire il proprio corpo soprattutto sui vizi della gola e della lussuria. Praticare una sana castità e un dominio sui propri istinti, porta a vivere la vita con serenità, gioiosamente e liberamente. San Paolo afferma che bisogna lottare contro il nostro corpo e le sue tendenze perverse, ridurlo in schiavitù, quindi metterlo nella condizione di non poter nuocere a se stesso. Questo è un esercizio che nella tradizione cristiana si chiama “ascetica”, che è l’arte del dominio del proprio corpo da tendenze che lo portano ad ammalarsi e morire. È un esercizio che deve essere insegnato fin da bambini. Per noi cristiani, diventa molto più facile se pensiamo alla motivazione di fondo, del perché dobbiamo dominare gli istinti cattivi e perversi del corpo: siamo il tempio dello Spirito Santo. Questa motivazione spirituale è molto importante, anche se per l’uomo di oggi è difficile da comprendere in quanto manca di orizzonti spirituali.

Un altro aspetto che la gente può capire meglio è il fatto che se una persona domina con virtù della castità la propria lussuria e con la virtù dell’astinenza la fame di mondo, con l’esercizio dell’ascesi fin da ragazzo, vive una vita sana, libera, piacevole per gli altri. Ci sono molti personaggi pericolosi e che non sanno dominare il proprio corpo. Sono caratterizzati dai vizi dell’avidità, dell’ingordigia, della lussuria, della gola e tutto ciò che degrada l’uomo e lo rende pericoloso e schiavo. Questo è un fronte su cui dobbiamo impegnarci e lavorare quotidianamente.

Il nostro corpo è stato creato da Dio pertanto è qualcosa di buono. Il corpo è parte integrante e nobile dell’uomo insieme all’anima. Il cristianesimo si distingue da una tendenza molto diffusa nel mondo fin dall’antichità, specialmente i popoli indo-europei, ovvero quella di considerare il proprio corpo come un carcere da cui liberarsi. Il corpo secondo queste tendenze è qualcosa di negativo. Nella teoria della reincarnazione, un’anima che non si è purificata nel tempo della vita, nel momento della morte si reincarna in un corpo peggiore. Questa ideologia è molto diffusa nei popoli indo-europei, ma anche in Occidente. Con l’ascesi l’anima si libera dal corpo, si unisce a Dio e il corpo va nella polvere.

Nella visione cristiana, con l’anima si rende il proprio corpo docile alle esigenze della moralità e della santità. Si eleva e si purifica perché il corpo che diventa polvere, dopo la morte, alla fine risorgerà a imitazione del corpo di Cristo Risorto. Alla fine del mondo ci sarà la Resurrezione della carne, i corpi delle anime che si sono salvate e sono in Paradiso, avranno un corpo glorioso come quello di Gesù. I corpi delle anime dannate saranno a immagine della loro dannazione. Che Dio ci scampi da questa tremenda tragedia, dalla quale non possiamo sfuggire se non agiamo subito. Nel momento della morte, l’inferno è eterno come il Paradiso.

Nella visione cristiana il nostro corpo ha un valore, non è destinato a marcire, ma è destinato a risorgere glorioso. Già in questa vita, dobbiamo formare il nostro corpo con la nostra anima pura e santa che lo rende più bello, luminoso e docile ai movimenti dello Spirito.

Tutti pensiamo al nostro corpo, ma con una vita moralmente sana in un’anima sana possiamo evitare tante malattie, una vecchiaia anticipata e una vita breve. Se l’anima è sana anche il corpo lo è. Se l’anima è pervertita anche il corpo si ammala e si deturpa.

Guardiamo alla bellezza della Vergine Maria, a Cristo Risorto, noi saremo come loro se percorreremo la loro medesima strada.

La vostra vita, qui sulla terra, è breve

La Madonna nel Messaggio del 25 aprile 2026 ha voluto sottolineare la brevità della nostra vita su questa Terra. È un ammonimento da parte di Maria, perché gli uomini credono di essere immortali. Quando il tempo divora e consuma, ci rendiamo conto che avanza la vecchiaia, l’infermità, la morte e la sua dittatura. Un famoso regista disse che la vita è come una partita di scacchi dove alla fine la morte ci farà scacco matto. Beati quelli che hanno la fede e sanno che la morte è una porta che si apre verso l’eternità e non la fine.

«La vita è breve», la Madonna ha voluto farci capire che la vita è un tempo di prova, dove ognuno di ha la possibilità di conquistarsi la vita eterna con Dio, intimamente uniti a Lui nel cuore della Santissima Trinità. È la possibilità di godere della condizione divina che Dio dona mediante Gesù Cristo, il Verbo di Dio che si è fatto uomo, mediante la fede e la grazia dei Sacramenti. Già ora possiamo vivere nel cuore della Santissima Trinità, nella gloria, nell’amore e nella gioia di Dio, nella sua pienezza e sapienza. Ogni uomo, fin dal concepimento, ha stabilito il tempo della propria vita. Se lasciamo che Dio realizzi il suo piano, possiamo vedere che ognuno ha il suo tempo, i suoi anni. Il tempo della nostra vita anche se “lungo” sarà comunque breve e passa molto velocemente, come una clessidra che si svuota. Se l’uomo si è impegnato a raggiungere il fine della vita, che è l’eternità beata, quando finisce il suo tempo entrerà umilmente e pieno di gratitudine nell’eternità beata, nella Gerusalemme celeste. Molti, però, non hanno avuto la grazia della fede, non hanno conosciuto la Parola di Dio, perciò, è molto più difficile impostare la vita come cammino verso l’eternità. Dentro il cuore di ogni uomo, tuttavia, c’è l’azione dello Spirito Santo, anche nei non credenti, perché conosce vie che l’uomo non può immaginare per evangelizzare. Sono le vie del cuore, che arrivano a ogni uomo e lo orientano verso l’eternità, l’assoluto, il bene e la verità. Molti uomini non hanno avuto la grazia della fede, ma hanno potuto operare grazie all’impulso dello Spirito Santo che li orienta e li incammina sulla via della fede. Se non abbiamo ascoltato la voce di Dio nel nostro cuore o l’abbiamo rimossa vagando senza meta, ci ritroveremo alla fine della nostra vita senza aver concluso niente. Il traguardo della vita è Dio, se nel corso della nostra vita non lo abbiamo scoperto allora abbiamo fallito. Se ci siamo ostinati e chiusi a Dio, rifiutando e tacitando la voce della coscienza, abbiamo perso la vita eternamente. Queste sono verità rivelate da Dio sulle quali anche la Regina della pace ci ha incamminato attraverso i suoi Messaggi.

La vita è breve, ma il vero problema è che nel tempo della vita che passa veloce, c’è una cosa sola importante, ovvero identificare il traguardo che si trova oltre la vita. Non può consistere nel raggiungere gli obiettivi mondani che abbandoneremo nel momento della morte. Nell’Aldilà non ci si porta le cose di questo mondo, non servirà nulla di tutto questo davanti alla porta dell’eternità. Cieli e Terra passeranno.

Di una persona rimarrà ciò che l’ha fatta crescere, che l’ha fatta aprire al cuore a Dio, tutto ciò che in questa vita ci ha avvicinati a Dio avrà avuto un vero valore. Mentre, tutto ciò che ha fatto in modo di allontanare da Dio, avrà un valore negativo che ha portato al fallimento.

La vita è una scommessa: o scommetti su Dio e vinci, oppure scommetti su te stesso escludendo Dio e perdi. È possibile perdere la vita. Anche la Madonna nei suoi Messaggi ha utilizzato il termine “perdizione”: «L’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione» (Messaggio del 25 gennaio 2023). C’è il pericolo di perdersi nei sentieri umani che non portano da nessuna parte. Incamminandosi verso il Cielo, si riesce a uscire dall’orizzonte della finitezza, ma camminando sulla Terra non cambieremo mai. Bisogna puntare su quell’anelito dell’eternità che ci portiamo nel cuore. In questa luce comprendiamo il perché la Madonna è qui da così tanto tempo. Una delle motivazioni più importanti riguardo alla sua presenza sulla Terra è quella del Messaggio del 25 aprile 2026, ovvero che siccome la nostra vita è breve e rischiamo di perderci, nell’ambito dell’immanenza, Lei è scesa dal Cielo alla Terra per guidarci verso l’eternità. La nostra generazione ha rifiutato il soprannaturale, rinchiudendosi nella caverna della finitezza. Il mondo moderno non vuole conoscere Dio, nega l’eternità, il Paradiso, l’inferno, il purgatorio, nega l’anima immortale, i Comandamenti, l’esistenza di satana, degli angeli e dei Santi. Per questa generazione esiste solo la commedia umana, questo mondo. Questa mentalità si è impossessata di tutti. Solo coloro che hanno avuto un’educazione alla fede e hanno saputo spronare il proprio cuore oltre a se stessi, hanno declassato la vita del mondo. La vita del mondo è un inganno: se vivi nella luce e nell’amore di Dio si può avere un’anticipazione di Paradiso; senza Dio il mondo diventa una trappola che ci distrugge. La Madonna, dato che ci siamo intrappolati negando l’Aldilà, ogni giorno apre le porte del Cielo e scende sulla Terra, affinché si testimoni la sua presenza, il Cielo, l’eternità, Dio, Cristo. La Regina della pace instancabilmente viene sulla Terra per guidarci verso il Cielo. Questa grazia immensa ha avuto dei frutti, ma Lei stessa ha anche detto che un numero enorme non la prende nemmeno in considerazione e solo pochi la capiscono veramente. La maggior parte degli uomini sono mondanizzati e fanno fatica a capire le realtà celesti. La Madonna sarà presente anche in futuro finché non ci saremo riconciliati con Dio e questa Terra non diventerà una “anticamera” del Cielo. La Terra era stata voluta da Dio come un anticipo del Paradiso, ma i nostri progenitori hanno voluto farne una serra dedicata a se stessi, escludendo Dio. Senza Dio chi ci salverà dalle fauci fameliche del male e della morte?

La Madonna ci sta portando sul lungo cammino verso Colui che è la Via, la Verità e la Vita. Noi che abbiamo incominciato a seguirla dobbiamo essere perseveranti, attendendo il tempo della Liberazione, sproniamo la nostra anima ogni giorno, camminiamo con Gesù e Maria, affinché la gioia, la pace e la fortezza e la voglia di aiutare gli altri riempirà il nostro cuore.

Qual è il destino dell’anima umana?

Il mondo di oggi non crede che l’uomo abbia un’anima spirituale e immortale perché la sua fede è il materialismo secondo cui esiste solamente la materia e che l’uomo sarebbe il risultato dell’evoluzione di essa. Ne deriva, allora, che non ci sia una radicale diversità tra il mondo della materia più evoluta che può essere quella della vita animale il mondo dello spirito che è quello dell’uomo stesso che grazie alla sua anima spirituale e immortale può andare oltre l’universo e riconoscerne l’autore che è Dio. Questo si può fare solamente se c’è un intelletto spirituale che va oltre la materia, che la trascende.

Possiamo ben dire che l’essere umano ha anche una capacità di amare che va ben oltre i limiti della finitezza, tanto da desiderare un amore infinito. Tutto questo ci fa capire quanto sia profonda l’espressione famosa del filosofo francese Blaise Pascal che diceva “l’homme passe infiniment l’homme” (l’uomo supera infinitamente l’uomo); ci superiamo sempre di più perché abbiamo un’anima spirituale e immortale.

Conosciamo il destino del corpo perché lo vediamo. Nel momento in cui esaliamo l’ultimo respiro il nostro corpo inizia a raffreddarsi e a decomporsi fino a diventare un pugno di polvere. La fede ci fa fare un salto nel mistero dicendo che il nostro corpo non è destinato a rimanere polvere ma è destinato alla resurrezione gloriosa come il corpo di Cristo Risorto. Con l’ultimo respiro il corpo inizia a decomporsi mentre l’anima sussiste senza il corpo. Nell’ottica cristiana la morte non è la fine della vita ma è il distacco dell’anima dal corpo. Un istante dopo la morte l’anima si trova nella luce del giudizio di Dio.

C’è una bellissima testimonianza sull’Aldilà che ci ha riportato la veggente Ivanka; nei primi tempi delle apparizioni la Madonna le è apparsa con accanto la mamma che aveva perduto poco tempo prima e la cui anima si trovava in Paradiso. L’Aldilà esiste e si mostra. Spesso il Cielo si manifesta sulla Terra, ci sono molte apparizioni di anime del Paradiso, del purgatorio e – a volte, per divina permissione – di anime dannate.

Mentre il corpo inizia a diventare polvere, un istante dopo la morte l’anima viene immediatamente giudicata da Dio. Ecco i numeri 1022 e 1023 del Catechismo della Chiesa Cattolica sul giudizio particolare:

1021 La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone così come altri testi del Nuovo Testamento parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa per le une e per le altre.

1022 Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. «Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore».

È una Verità di fede che chi muore nel rifiuto ostile di Dio va all’inferno con satana. L’inferno è proprio la privazione di Dio per tutta l’eternità, con tutte le pene conseguenti a questa privazione. Chi muore con il cuore aperto a Dio e al suo perdono va direttamente in Paradiso oppure temporaneamente nel luogo della purificazione che è il purgatorio. Spesso, quando si parla dell’Aldilà, non si segue l’insegnamento della Chiesa o del Catechismo della Chiesa Cattolica. Non si seguono nemmeno gli ammonimenti della Regina della pace e spesso ci sono degli insegnamenti fuorvianti come quando si dice tutti si salvano. Cristo con il suo sangue ha redento tutti; la Redenzione è un dono che Dio fa e che l’uomo deve accogliere. Se l’uomo non accoglie questo dono non può godere dei frutti degli effetti della Redenzione. Se uno non vuole essere salvato non si salva!

Salvarsi significa vivere con Dio eternamente. Non si può vivere eternamente con Dio se lo si rifiuta. La Madonna, per confermare queste grandi Verità di fede e per contraddire una certa tendenza qualunquistica che liquida l’Aldilà dicendo che non esiste e che ci salviamo tutti, mostrando il primo Segreto di Fatima ai tre pastorelli ha fatto vedere loro l’inferno. Anche ai veggenti di Medjugorje la Regina della pace ha mostrato l’inferno, il purgatorio e il Paradiso. Quando la Madonna ha mostrato l’Aldilà a Mirjana (che non era a Medjugorje con gli altri ma era a Sarajevo), la veggente ha preferito non guardare l’inferno e ha chiesto alla Madonna perché Dio fosse così duro di cuore da mandare le persone all’inferno. La Regina della pace ha risposto che non è Dio a mandare le anime all’inferno, sono loro che scelgono di andarci. È una risposta verissima; vediamo concretamente che davanti all’opzione per eccellenza della vita che è un oppure un no a Dio, molti dicono no a Dio e al demonio.

La Madonna ha portato insieme nell’Aldilà i veggenti Vicka e Jacov, facendo scoperchiare la cara di quest’ultimo e portandoli con sé fisicamente per mano. I veggenti sono saliti nel Cielo con Maria; Vicka racconta di essere stata presa per la mano destra e Jakov per la mano sinistra. Vicka ha specificato che mentre salivano vedevano la Terra sempre più piccola. In Paradiso, poi, hanno visto una grande luce, le anime avevano vesti diverse, cantavano e lodavano Dio. In purgatorio c’era una nebbia fitta, non vedevano le anime ma sentivano le loro grida di dolore. L’inferno è stato descritto come un fuoco enorme in cui le anime precipitavano e si trasformavano in orribili animali. Si tratta di una testimonianza seria. Dopo circa venti minuti la Madonna li ha riaccompagnati a casa passando ancora per il tetto aperto; quando la mamma di Jakov è rincasata li ha visti piuttosto provati e frastornati, ha chiesto loro cosa fosse successo e i ragazzi hanno raccontato quello che era accaduto.

Ogni volta che Vicka e Jakov hanno raccontato questo episodio ai microfoni di Radio Maria hanno dato molti particolari su quello che avevano visto.

La Madonna ha voluto sottolineare quanto è vero l’insegnamento della Chiesa che ci parla, in base al Vangelo, del destino dell’anima umana che è la gloria eterna di Dio, il luogo della purificazione transitoria che è il purgatorio, il luogo della perdizione eterna che è l’inferno. Già nei primi mesi delle apparizioni di Medjugorje la Madonna ha dato un Messaggio proprio sul numero delle anime che vanno in Paradiso, all’inferno o in purgatorio: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso al momento della vostra morte» (Messaggio del 2 novembre 1983).

Il mondo senza Dio nel quale noi viviamo fa sì che la gente viva e muoia senza Dio. Queste anime in gran numero si perdono per colpa propria e la perdizione alla quale si autocondannano è eterna. La priorità della nostra vita è la salvezza della nostra anima e quindi vivere in grazia di Dio, vivere in comunione con Dio, rivestire la nostra anima della luce e della bontà di Dio, essere immagine di Cristo e di Maria, essere persone buone e caritatevoli, persone pulite, con il cuore aperto.

Dobbiamo avere molta cura della nostra anima, purificarla accostandoci al Sacramento della Confessione, nutrirla con la preghiera e con l’Eucarestia. Questo deve essere il compito della nostra vita in un mondo ateo, dove la vita senza Dio è già un inferno. Facciamo sì che il destino della nostra anima sia quello per cui Dio l’ha creata e cioè conoscerlo e amarlo in questa vita e goderlo per sempre in Paradiso.

Ogni uomo ha un’anima spirituale e immortale creata da Dio

L’uomo è dotato di un’anima spirituale e immortale che è nel corpo ma non si identifica con esso. Nella Genesi l’anima si identifica con il soffio divino: “Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”. L’anima è qualcosa che appartiene a Dio, ma non è Dio. Con il soffio di Dio l’anima creata dal nulla è immagine di Dio, ha in sé lo splendore dell’immagine divina. L’anima umana è un soggetto spirituale dotato di intelligenza e di libera volontà. Ogni anima umana è creata direttamente da Dio. L’anima umana non è un frutto dell’evoluzione della materia, è totalmente distinta da essa. L’anima umana opera nella materia, nel corpo, ma sussiste anche senza di esso. Tant’è vero che possiamo ben dire che alla fine del mondo i corpi delle anime che sono in Paradiso e in purgatorio risorgeranno gloriosamente come sono gloriosi e immortali i corpi di Cristo Risorto e della Vergine Maria.

Maria è una creatura elevata alla partecipazione alla vita divina in un modo unico e irraggiungibile, anche noi, però, come figli di Dio e figli di Maria, parteciperemo alla gloria di Cristo Risorto e quindi i nostri corpi risorgeranno e si uniranno alle anime immortali. In Paradiso e in purgatorio, adesso, ci sono le anime senza i corpi; sono ovviamente anime dotate di intelligenza e di libera volontà. L’anima è creata da Dio ed è infusa nel corpo nel momento stesso in cui si forma l’embrione umano. La scienza certifica che nel momento in cui l’embrione umano viene concepito, in esso c’è tutta la programmazione di quell’essere umano, lo sviluppo successivo, il DNA. È per questo che la Chiesa afferma che l’anima spirituale e immortale viene infusa da Dio proprio nel momento in cui ogni embrione umano viene concepito.

Non ci meravigliamo, allora, che la Madonna dopo aver concepito il Verbo per opera dello Spirito Santo si mette subito in viaggio per andare a trovare sua cugina Elisabetta. La Madonna, dopo l’Annunciazione, è andata di fretta da sua cugina affrontando un viaggio di circa due giorni. Quando Maria arriva da Elisabetta, il bambino che portava nel grembo sussulta perché si era reso conto che la Madonna aveva in sé il Figlio di Dio, nonostante dal concepimento per opera dello Spirito Santo fossero passati pochissimi giorni. Al di là delle speculazioni teologiche questi particolari sono molto più persuasivi di qualsiasi altro argomento. Gesù, che era nel grembo di Maria da pochi giorni, presantifica San Giovanni Battista che, nel grembo di Elisabetta sussulta di gioia. Il Battista è stato battezzato dalla macchia del peccato originale proprio nell’incontro della mamma Elisabetta con Maria. Vediamo, allora, com’è saggia, profonda e radicata nella Bibbia l’indicazione della Chiesa secondo cui Dio infonde l’anima spirituale e immortale in ogni embrione umano appena concepito.

L’anima spirituale e immortale umana è ben diversa da quella degli animali. Gli animali hanno un’anima sensibile, è una perfezione della materia. L’uomo ha un’anima spirituale che prende da Dio, gli animali hanno un’anima materiale, certamente evoluta e sensibile, ma pur sempre materiale. L’anima umana è radicalmente diversa perché la sua composizione viene da Dio per cui, quando si stacca dal corpo, sussiste. Quando muore un animale muore tutto perché è tutta materia; quando si tratta dell’uomo il corpo va in putrefazione e l’anima spirituale e immortale sussiste. Nel momento della morte di una persona l’anima si stacca dal corpo immediatamente, viene illuminata da Dio, riceve il suo giudizio e subito viene mandata in Paradiso, al purgatorio o all’inferno. C’è una differenza radicale fra l’anima umana e quella animale.

Vediamo la differenza fra l’anima umana e quella animale proprio nell’esercizio delle facoltà. L’animale ha un’intelligenza sensibile; l’uomo ha un’intelligenza astratta che va dal sensibile all’immateriale. L’uomo, nel processo di dimostrazione dell’esistenza di Dio, parte dalle cose sensibili e poi arriva a dimostrare che esiste Qualcuno che non è verificabile dalla scienza e che può essere intuito soltanto dall’intelligenza spirituale. L’intelligenza umana va oltre la materia, dall’universo passa al suo Autore e lo descrive in tutte le sue perfezioni che sono immateriali. L’intelletto umano è capace di astrazione, di emanciparsi dalla materia.

La stessa cosa vale per l’altra facoltà spirituale fondamentale che è la libera volontà. L’animale che ha un’intelligenza sensibile agisce per istinto. Gli animali fanno tutto per istinto, non hanno un’intelligenza che si astrae dalla materiale e non hanno una moralità; negli animali non c’è una sinderesi, una capacità di distinguere il bene dal male per cui non si può condannare un leone se divora una persona. Gli animali non hanno il discernimento morale che, invece, è proprio dell’anima spirituale e immortale dell’essere umano.

C’è una radicale diversità fra l’anima umana e quella animale. L’uomo ha un’anima spirituale e immortale a immagine di Dio. Nel momento del concepimento Dio infonde nell’embrione un’anima spirituale e immortale dotata di intelletto, cioè capace di conoscere Dio; dotata di volontà, cioè capace di decidere per Dio; dotata di memoria, cioè capace di ricordi spirituali; dotata di coscienza morale, cioè capace di scegliere fra il bene e il male. L’anima umana sussiste senza il corpo ed è immortale. Ogni uomo ha un’anima spirituale e immortale creata da Dio, curiamola.
Di anima una sola se ne ha, se si perde che ne sarà?

Credo in un solo Dio, Creatore del Cielo e della Terra

La Sacra Scrittura è l’unico testo dell’umanità in cui si parla della creazione del mondo dal nulla. Chi conosce la Storia della Filosofia e delle Religioni sa che l’idea di Creazione è presente proprio all’inizio della Bibbia, dove si descrive la potenza di Dio Creatore che ha fatto esistere il mondo e lo ha plasmato. In nessuna Filosofia o altra Religione del mondo c’è il concetto di Creazione dal nulla. Oltre al brano della Genesi troviamo un altro importante riferimento al concetto di Creazione nel libro dei Maccabei:    La madre era soprattutto ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché vedendo morire sette figli in un sol giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di essi nella lingua paterna, piena di nobili sentimenti e, sostenendo la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il creatore del mondo, che ha plasmato alla origine l’uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi» (2 Maccabei 7, 20-23). Si tratta di un testo drammatico e bellissimo in cui viene rivelata in termini espliciti l’idea di Creazione dal nulla.

Tutte le Filosofie, le altre Religioni e il pensiero umano in generale non sono arrivate al concetto di creazione dal nulla ma hanno considerato la materia eternamente esistente, come se un demiurgo avesse plasmato la materia già esistente e l’avesse resa bella com’è adesso in tutte le sue manifestazioni. Al di fuori del Cristianesimo, allora, la materia è eterna e divinizzata. Anche l’uomo stesso sarebbe una manifestazione di questa entità originaria che è la materia eterna. Questo è un filone di pensiero che torna oggi proprio perché la modernità, pur di rifiutare Dio, ha divinizzato la materia e l’ha resa eterna. Il materialismo è l’identificazione del mondo con la materia originaria ed è diventato uno strumento anti-teistico, cioè che serve per negare Dio. Il materialismo ateo è tale perché non vuole Dio, lo vuole eliminare, vuole toglierlo dal panorama dei nostri pensieri.

Noi stessi, ormai, siamo completamente immersi e circondati da questa mentalità per cui la materia genererebbe se stessa e il mondo, si evolverebbe secondo le leggi del caso e della necessità che avrebbero anche formato il mondo. Il rifiuto del Dio vivo e vero, del Dio creatore, del Dio che è sapienza e amore, ha portato alla divinizzazione del mondo e dell’uomo. Questa è la deriva della modernità che ha messo l’uomo al posto di Dio e così ci troviamo in un mondo in cui non ci sono più quell perfezioni che sono tipiche di Dio e cioè l’amore, la bontà, la Misericordia, tutto ciò che è bello, sano e santo.

La Regina della pace ha dato tre Messaggi contro il modernismo che distrugge tutto ciò che c’è di bello, di buono e di santo nel mondo. Il modernismo è quella mentalità antichissima ma che è stata riproposta nella modernità in sostituzione del Cristianesimo. Il modernismo è la riproposta della visione del mondo come una materia eterna che si evolve.

Il mondo è bello nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande. Il mondo è ordinato nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande. Basta guardarsi intorno per vedere la bellezza, l’ordine, la magnificenza di Dio Creatore, nella natura, nel regno animale, nel cielo stellato. Immaginare, allora, l’evoluzione della materia secondo leggi regolate dal caso e dalla necessità è difficilmente riconducibile a un concetto di sapienza. Ci si arrampica sugli specchi sotto la spinta della superbia e della presunzione dell’uomo che non vuole sottomettersi a Dio, non vuole adorarlo e non gli vuole essere grato per l’universo che ha creato.

Pian piano la società ha assimilato questa visione atea e materialistica del mondo che sarebbe eterno. È nella visione del mondo di oggi, il materialismo viene insegnato ai ragazzi a scuola secondo quella pseudoscienza che sarebbe l’evoluzionismo. Si tratta di ipotesi senza alcuna base scientifica. Disintossichiamoci di queste teorie che, come ha detto la Regina della pace, distruggono noi e la nostra vita. L’ateismo è un’ideologia che ci toglie Dio e di conseguenza ci toglie tutto, ci toglie la sapienza, la luce, l’amore, la speranza dell’eternità, la gioia di vivere. L’ateismo è la più grande truffa del demonio in cui tantissimi sono cascati, hanno abboccato. Ridiventiamo cristiani, riappropriamoci del Credo che inizia proprio con delle parole con cui ci prostriamo davanti a Dio che con il Suo Verbo ha creato il mondo, lo ha plasmato e ha dato la vita con lo Spirito Santo.

Non dimentichiamo, poi, che questo mondo non solo non è eterno perché è incominciato; prima di incominciare non esisteva. Questo mondo non è eterno perché non durerà per sempre, Cieli e Terra passeranno. Questo mondo passerà, verrà distrutto e ci saranno Cieli Nuovi e Terra Nuova a immagine di Cristo Risorto. Quando ci guardiamo intorno ammiriamo la Creazione, prostriamoci a Dio che l’ha creato per mezzo del Suo Verbo, lo ha vivificato per mezzo dello Spirito Santo e per mezzo del Suo Verbo Incarnato e Risorto ci darà Cieli Nuovi e Terra Nuova in cui abiteranno tutte le anime immortali insieme agli angeli quando ci sarà il Regno di Dio che si diffonderà in tutto il mondo.

Per credere in Dio è necessaria l’umiltà

Nonostante le prove per credere in Dio, molti rimangono ostinati nel non credere. Anche nei Vangeli vediamo che gli avversari di Gesù anche davanti ai più grandi miracoli non indietreggiavano, non credevano. Basti pensare che quando Gesù ha resuscitato Lazzaro che era morto da quattro giorni, i suoi nemici non hanno creduto nemmeno quando lo hanno visto vivo. C’è un obice, un freno interiore che impedisce di credere in Dio anche davanti alle prove più convincenti di fronte alle quali non si può indietreggiare. Questo avviene perché per credere in Dio bisogna essere umili. Se uno è superbo, è pieno di prosopopea, se il suo io è talmente ingombrante da occupare ogni spazio è chiaro che non c’è più posto per Dio nei suoi ragionamenti, nei suoi comportamenti, nei suoi sentimenti.

Per credere in Dio il primo passo da fare è quello di prendere coscienza dei propri limiti che sono molti più di quelli di cui abbiamo consapevolezza. Noi non abbiamo consapevolezza dei nostri limiti e dei nostri peccati per cui ci gonfiamo e pensiamo di essere noi Dio. Non ci siamo dati la vita per conto nostro ma l’abbiamo ricevuta come un dono; prima di esistere non esistevamo. Esistiamo perché Qualcuno ha deciso che noi potessimo esistere. I nostri genitori hanno deciso di avere un figlio ma non ci hanno dato loro l’anima spirituale immortale, è stata creata da Dio dal nulla. Possiamo ben dire che il corpo ci è stato dato dai nostri genitori ma è comunque il progetto creativo di Dio che si realizza e che ci dona anche l’anima spirituale immortale. Questa presa di consapevolezza ci dice quanto dovremmo essere grati per aver ricevuto il dono della vita.

Nessuno si è dato la vita da solo ma tutti l’abbiamo ricevuta da Dio e questo fatto deve tenerci nell’umiltà e nella gratitudine. Mentre Dio est causa sui (è causa di se stesso), come si dice in Teologia per spiegare la differenza tra Dio e la creatura, noi non siamo causa di noi stessi. Noi abbiamo ricevuto l’essere e l’agire, anche il progetto stesso della vita che Dio ci manifesta man mano che cresciamo. Solo questo fatto dovrebbe portarci all’umiltà e invece ci dimentichiamo anche di ringraziare per aver ricevuto il dono della vita e dovremmo avere quell’atteggiamento interiore per il quale Gesù ci ha insegnato a chiamare Dio con il nome di Padre. Dio è Padre proprio perché ci ha dato la vita, ci ha fatto esistere.

Noi non siamo esenti da limiti, da difetti e perfino da cattiverie e da peccati. Non c’è essere umano, per quanto santo sia, che non abbia ricevuto tutto da Dio e non c’è una persona, per quanto santa sia, che non abbia dei limiti da creatura. Eccetto la Vergine Maria e Gesù Cristo nella sua santa umanità, essi non hanno alcuna macchia di peccato, nessun difetto. Noi, invece, siamo pieni di limiti e di peccati molte volte anche gravi e che dovrebbero mantenerci nell’umiltà, nella consapevolezza. Il re David quando commise i suoi gravi peccati di omicidio e di adulterio, grazie al profeta Natan prende consapevolezza della sua miseria e scrive il famoso Salmo 50: Dal profondo a te grido o Signore, Signore ascolta la mia voce.

Nemmeno le creature più perfette e che hanno qualità eccezionali sono in grado di sfuggire alla potenza del male e della morte. Dio ci ha dato la medicina preventiva quando abbiamo commesso il primo grande peccato di superbia per voler essere come Dio. Per trattenerci da questa forma di superbia così antipatica e ributtante, Dio ci ha affibbiato il dolore e la morte che ci ricordano in ogni passo della vita quanto siamo deboli e fragili, ci ricordano che siamo delle creature bisognose di tutto. Dobbiamo, allora, avere un atteggiamento di umiltà, iniziare a pregare. Anche i potenti del mondo, che si sentono onnipotenti, nella loro quotidianità sono limitati come tutti gli altri esseri umani. Dobbiamo riprendere la consapevolezza dei limiti della condizione umana. Dio ci ha lasciato proprio il peccato, il male, la morte, la sofferenza, il dolore per tenerci nella consapevolezza che abbiamo bisogno di Dio, del suo amore, del suo perdono, della sua grazia per poter camminare nella vita senza essere travolti dalle potenze del male.

Se ci esercitiamo in questa consapevolezza di noi stessi, dei nostri peccati e delle nostre miserie ma chiediamo a Dio il perdono dei peccati e la grazia di commetterne più, se ci mettiamo di fronte a Dio come il malato si mette di fronte al medico, allora in noi nasce quell’atteggiamento di umiltà per cui tutte le domande su Dio, tutti gli interrogativi e i dubbi sulla sua esistenza si dissolvono. Se sgombriamo il nostro intimo dalle prepotenze e dalle invadenze del nostro io e ci guardiamo come siamo, nasce spontanea dal profondo la preghiera. La fede in Dio è bloccata dalle prepotenze del nostro io. Diamo una regolata al nostro io, potiamolo il più possibile e così in noi aumenterà l’umiltà che è quel terreno sul quale cresce in noi la divina presenza.
Dio resiste ai superbi e fa grazia agli umili.

Senza perseveranza nella fede non si arriva alla meta

Dal dopoguerra in poi, ma con un’accelerazione nel nuovo millennio, c’è stato un massivo abbandono e ripudio della fede. La Regina della pace, infatti, ha detto che abbiamo rifiutato la fede e la Croce. In questo modo, quello che era il cammino battesimale con cui siamo stati battezzati in Cristo e inseriti nel suo corpo mistico che è la Chiesa, abbiamo preso un’altra strada e vaghiamo qua e là senza una meta con il rischio di cadere nell’abisso della perdizione eterna.

Oggi purtroppo molti bambini non ricevono più il dono della fede e il Sacramento del Battesimo; c’è anche un fenomeno abbastanza diffuso anche in Occidente di tanti giovani che si convertono e ricevono il Battesimo. La vita è un pellegrinaggio, quando nasciamo iniziamo già a camminare ed è importante sapere dove vogliamo andare. La fede ci indica come meta la vita eterna, il Paradiso.

Le prime parole dette dal Santo Curato d’Ars quando è stato mandato ad Ars sono state: “Sono venuto ad insegnare ai miei parrocchiani la via che porta al Cielo”. Per noi cristiani la vita è un pellegrinaggio verso l’eternità, è un cammino che ha un inizio in Dio e una fine in Dio. Purtroppo, però, la generazione di oggi ha perso la fede, ha perso la strada. Per chi crede la vita ha una meta e, nonostante gli sbandamenti, tenendo ben fermo l’obiettivo di fondo che è il ritorno a Dio si cammina ogni giorno verso la gioia del Cielo.

Per chi non crede la vita è un procedere verso la morte. Chi vive senza la luce della fede che indica l’obiettivo della vita, vaga qua e là senza una meta fino ad arrivare al fuoco eterno perché ha rifiutato di camminare sulla via che porta alla pienezza dell’amore di Dio. Nel pellegrinaggio della vita succede di tutto, c’è chi si perde, chi devia ma poi riprende il cammino giusto; questo è il tempo in cui molti escono dalla strada e si perdono, ma ci sono anche quelli che ritornano sulla strada che porta alla conversione e che porta a Dio. La Madonna è qui da così tanto tempo perché oggi molte persone hanno perso la strada del Cielo. La Regina della pace è stata infaticabile nell’indicarci il Cielo in tutti i suoi Messaggi e ci rimette sulla via del Cielo attraverso l’appello alla conversione di cui dobbiamo fare tesoro perché quando arriverà il momento della prova e non avremo la luce, la forza e la grazia di superarla, rischieremo di venire travolti.

Molti hanno perso la fede, hanno perso se stessi, la luce, la forza e il senso della vita. Questo è accaduto perché la fede è come un fiore che va coltivato con la preghiera. La preghiera personale è un rapporto continuo e intimo con Dio. La preghiera sacramentale, che è quella della partecipazione all’Eucarestia, è anch’essa fondamentale perché è la preghiera della Chiesa.

La preghiera è come l’acqua con cui annaffiamo il fiore della fede. La Parola di Dio e l’Eucarestia sono come il pane di cui ci cibiamo ogni giorno. Con la preghiera, con la Parola di Dio e con l’Eucarestia ci fortifichiamo nel quotidiano cammino della fede. Molte volte questo cammino è in salita, abbiamo bisogno di fortificarci, di rinnovarci altrimenti perdiamo di vista la meta, sviamo o torniamo indietro. Rischiamo di perderci.

Entriamo in questa visione della vita che è un pellegrinaggio per cui bisogna attrezzarsi adeguatamente per affrontarne ogni tappa. Come dice Gesù, il cammino spirituale della vita è una via stretta ed erta che pochi percorrono. Molta gente perde la fede, la abbandona, non si accosta più ai Sacramenti, non partecipa più alla Santa Messa, non incontra Dio nella preghiera personale, non coltiva più tutti quegli insegnamenti del Vangelo che rendono maturi, buoni, forti e responsabili. Si diventa così oggetti di consumo che il mondo sfrutta a suo piacimento. Questo è un destino amaro, si arriva al termine della vita e se ne vede l’inutilità proprio perché non si ha Dio come amore della propria vita al quale tendere continuamente. Chi ha perso la fede arriva al termine della vita attaccato unicamente alle cose effimere; se non siamo aggrappati all’eternità veniamo assorbiti nella fossa della perdizione. Quando ci stacchiamo da Dio costruiamo un destino amaro con le nostre mani. Senza Dio siamo rami secchi buoni solo per essere gettati nel fuoco, come ha detto Gesù che con queste parole ci indica qual è il fallimento della vita quando escludiamo Dio.

Se non ci fosse il Sole, la vita sulla Terra diventerebbe una lunga e gelida notte invernale. Così è la vita senza Dio. Chi vive senza Dio si arrangia con le felicità false, con le speranze false, con lo splendore falso; ma le cose false ingannano perché sono propinate proprio dall’ingannatore per eccellenza che cerca anime da portare con sé alla perdizione eterna. Ogni giorno, allora, dobbiamo rinnovare la nostra fede con la preghiera e la perseveranza; quando cadiamo dobbiamo rialzarci, quando andiamo fuori strada dobbiamo rientrare. Dobbiamo speronare l’anima nel nostro cammino verso Dio, ogni giorno e così davanti ai nostri occhi la vita acquisterà un grande valore.

Le porte dell’inferno non prevarranno

La Parola di Dio si è fatta carne e il Verbo ha fondato la Chiesa. Queste sono realtà che guidano la Storia e sono le forze trainanti della Storia. Tutte le potenze del male che tentano di distruggere questa presenza divina nella Storia, alla fine periranno. Di qui questa espressione molto consolante che ci dà la speranza cristiana e cioè che le potenze del male non prevarranno mai sulla Chiesa che è la presenza di Dio nella Storia umana.

È importante, allora, ricordare i punti fondamentali della fede per quanto riguarda una visione della Storia così come la vede Dio. Noi viviamo il tempo della regalità di Cristo sul mondo, abbiamo alle spalle la Pasqua che è la grande vittoria di Cristo sul male e sulla morte. Cristo è vittorioso sulle potenze del male che sono incarnate nella Storia. Dobbiamo abituarci a questa visione della Storia umana alla luce della fede, in modo particolare dobbiamo cogliere la particolarità del tempo che viviamo cioè che è avvenuta la Redenzione del mondo, Cristo ha vinto le potenze del male, è risorto glorioso ed è Re dell’universo con accanto Maria Regina del Cielo e della Terra.

Cristo è presente nella Storia umana, la guida e opera la Salvezza anche se le potenze del male sono operative e hanno la possibilità di agire fino alla fine del mondo. Questa presenza del male nella Storia umana per quanto potente sia, scompare di fronte all’Onnipotenza di Dio. Purtroppo, accade che non vediamo la divina onnipotenza perché abbiamo poca fede ma vediamo la potenza del male che opera quotidianamente nella nostra vita e dentro di noi. A volte arriviamo perfino ad arrenderci e a prostrarci alla potenza del male, addirittura alcuni pensano di uscirne fuori passando dalla parte del supposto vincitore che invece è già stato sconfitto con un decreto eterno. Il maligno è sconfitto da Cristo che, all’inizio della vita pubblica nel deserto e nei giorni della Passione, quando le potenze del male credevano di trionfare sono miseramente crollate.

Nel corso della Storia il male si gonfia e poi scoppia, esplode e poi si dissolve nel nulla. Il male costruisce castelli di carta che alla fine vanno in fumo. Mai farsi ipnotizzare dall’esibizionista e mentitore che si presenta come il benefattore e il vincitore e invece è lo sconfitto, è l’eternamente perdente. Questa è la visione cristiana della Storia ed è la realtà della Pasqua. Noi viviamo il tempo della regalità di Cristo sul mondo, è una regalità che si estende sugli imperi del mondo, anche sulle potenze che sembrano sotto il potere del maligno ma alla fine verranno sconfitte.

Pensiamo alla profezia di Fatima, dove viene elaborata, presentata e preannunciata la grande epopea della Russia. Eravamo nel 1917 la Russia era una potenza perdente nella Prima Guerra Mondiale. Gli zar che perdono andavano aboliti, pertanto Lenin prese il potere e diede inizio al comunismo mondiale che dalla Russia si è esteso in tutto il mondo. La Madonna a Fatima, dove ancora non c’era la Russia sovietica, fece una profezia dell’evoluzione della Russia che si espande, distrugge i popoli, porta la guerra e porta gli errori cioè la visione atea e materialistica della vita ovunque nel mondo. I primi comunisti-leninisti che sono stati sconfitti dall’avvento di Stalin vennero in Europa e portarono il materialismo. L’epopea nella Storia della Russia a livello di ateismo pratico e teorico è enorme, ha imbevuto il mondo intero. Quello che la Madonna ha preannunciato, ovvero la persecuzione della Chiesa specialmente nel dopoguerra e la distruzione dei popoli, è una profezia storica che riguarda un Paese noto a tutti. Anche nel Nuovo e nell’Antico Testamento sono stati scritti nomi storici perché è Dio che agisce nella Storia. Nella Passione abbiamo il nome di Ponzio Pilato che se non fosse stato per le Sacre Scritture nessuno avrebbe conosciuto la sua figura. Molti nomi storici che Dio utilizza per il bene o che agiscono contro Dio avranno, di conseguenza, il giudizio che si sono meritati.

La Storia continua e se la guardiamo nella luce della fede possiamo vedere la presenza e l’opera di Dio che intesse e prepara i suoi piani di salvezza, la venuta di Cristo, il vincitore del male e della morte, il Risorto, la nostra pace, la nostra gioia, la nostra vita. Non dobbiamo farci impaurire, non dobbiamo pensare che Dio guardi dal Cielo e non si curi della Storia umana. Dio ha prolungato la sua presenza in Gesù Cristo mediante la Chiesa e opera anche al di fuori della Storia umana per guidarla secondo il suo volere. Dobbiamo avere questa comprensione e consapevolezza della regalità di Cristo che in questo tempo si manifesta con l’invio di sua Madre, Maria Regina della pace. Chi segue le apparizioni della Madonna sa che fin dall’inizio si è ricollegata a Fatima, elaborando un piano unico che arriva fino al trionfo del suo Cuore Immacolato, un piano di Salvezza in cui sono presenti Nazioni come la Russia, la Polonia, l’Occidente, prepara il crollo del comunismo russo come avvenne nell’agosto del 1991.

Nel medesimo tempo, contrasta il piano di satana di rivincita per impossessarsi del mondo e dei popoli. Siamo in una fase in cui satana è sciolto dalle catene e cerca di distruggere il mondo, mietendo molte anime. La fase dell’Apocalisse che stiamo vivendo è importante perché è presente la Madonna incoronata di dodici stelle per trionfare, vincere, redarguire i potentati. Non dobbiamo avere paura di nulla, ma avere la testa alta come ci ha insegnato Papa Leone XIV, il quale ci ricorda che bisogna avere umiltà e coraggio perché è di Dio la potenza e la gloria. La verità si deve dire chiaramente ai potenti affinché si inginocchino davanti a Dio e non pretendano il contrario. Il comportamento del Papa è confortante perché invita tutti i potenti di questo mondo ad inginocchiarsi davanti al Dio della pace e dell’amore. Dio vuole un’umanità felice e il Papa utilizza forza, dedizione, umiltà e coraggio nei confronti del mondo.

Chi governa il mondo è Dio e in questo momento l’ha affidato alla Regina della pace che è qui con il suo piano del tempo dei Segreti che si realizzerà necessariamente. In tutti questi anni non abbiamo fatto altro che mostrare come la Madonna sta realizzando sempre più incisivamente il suo piano di Salvezza al quale dobbiamo collaborare con umiltà, gioia e coraggio. La vittoria è sicura, il suo Cuore Immacolato trionferà e la potenza di satana è una falsa forza. Dobbiamo essere coloro che umilmente hanno contribuito alla vittoria di Maria con la preghiera, la testimonianza e la generosità della loro vita.

Coltivare l’unione con Dio con la preghiera incessante

La preghiera incessante è un’espressione che ricorre nella Sacra Scrittura. È importante far sì che la preghiera diventi un’attività costante dell’anima, questo non significa che dobbiamo pregare tutto il giorno ma che, attraverso la preghiera, dobbiamo spingere noi stessi ad aprirci alla presenza di Dio e quindi vivere ogni giorno camminare alla luce di Dio.

Con le preghiere dobbiamo orientare noi stessi a Dio durante tutto il corso della giornata, in modo tale che la mondanità dalla quale siamo circondati e nella quale siamo immersi ci assorba, ci condizioni, ci conquisti e ci domini. Quando diventiamo schiavi della mondanità perdiamo la nostra libertà, la nostra gioia e anche la nostra identità. Per ritrovare noi stessi abbiamo bisogno che la giornata sia impostata in modo da conservare l’intima unione con Dio. Spesso la Regina della pace ci ha invitato a coltivare l’intima unione con lei e con Gesù.

Il 1° gennaio 2001 la Regina della pace disse: «In modo speciale adesso in cui satana è sciolto dalle catene. Io vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio». La mondanità ci assale e ci condizione, dobbiamo allora organizzare la giornata con dei momenti di preghiera. Le preghiere del mattino ci fanno alzare subito gli occhi al Cielo, sono ricche dal punto di vista teologico, bellissime, ci portano subito al contatto con Dio. Le preghiere del mattino recitate mentre ci si prepara ci aiutano a organizzare la nostra giornata nel modo migliore e far sì che Dio sia contento di noi per quello che facciamo nel lavoro quotidiano, nei rapporti con le persone, nelle nostre faccende di ogni giorno. Pregare al mattino aiuta a impostare la giornata da figli di Dio e non da bestie feroci, come invece molte volte accade perché il mondo ci distrae e ci devia.

Nel corso della giornata, quando i logorii di vario genere iniziano a farci perdere la lucidità, ritorniamo a momenti di unione con Dio con piccole giaculatorie, ce ne sono tantissime, tutte bellissime. In questo modo riusciamo a ristabilire quell’unione con Dio che abbiamo istaurato al mattino che magari nel corso della giornata abbiamo perso perché abbiamo sbandato, abbiamo commesso degli errori. Le giaculatorie ci aiutano a rimetterci sulla strada giusta. A volte bastano pochi minuti di raccoglimento per ritrovare la vicinanza con Dio che è sempre pronto a intervenire, ad aiutarci, ad accompagnarci a farci sentire la sua presenza e il suo amore.

La giornata impostata con momenti di preghiera, rispetto a quella in cui siamo in balìa della mondanità, prende una piega diversa. Noi stessi siamo diversi, misuriamo le parole, calibriamo i comportamenti, facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi. Radio Maria con i suoi programmi assicura la presenza della preghiera e della Parola di Dio nelle nostre case e nelle nostre macchine.

Alla sera, poi, ritagliamoci del tempo per pregare, per recitare il Rosario. Troviamo il momento per fare il bilancio della giornata, di chiedere perdono a Dio per gli sbagli, per il male commesso. Il Ti Adoro è una preghiera bellissima che al mattino apre il cuore a Dio al quale affidiamo la nostra giornata e alla sera ci aiuta a revisionare la nostra giornata. Pregare O Gesù d’amore acceso alla sera è un altro modo per guardare alla giornata trascorsa, pentirsi con cuore contrito dei propri peccati e, qualora dovessimo dormire di notte, ci salveremmo l’anima.

Il bene primario, il traguardo da raggiungere assolutamente è la salvezza eterna dell’anima. È importante allora recitare con il cuore ogni sera l’Atto di Dolore, il Ti Adoro, il Gesù d’amore acceso proprio per salvare la nostra anima. Ovviamente queste preghiere vanno dette con l’intenzione di confessarci il prima possibile, specialmente se abbiamo commesso dei peccati gravi. Nel cammino verso il Cielo sono precauzioni che i nostri avi ci hanno insegnato e tramandato insieme all’insegnamento bimillenario della Chiesa, ma abbiamo buttato tutto nella spazzatura. Ci sono rimaste le porcherie del mondo che ci riempiono la testa, ma ci svuotano l’anima. La vera felicità non sta nelle cose di questo mondo. La gioia che Dio ci dona nella preghiera è più preziosa di tutto l’oro del mondo, è una goccia di Paradiso già su questa Terra.

Facciamo in modo che la nostra giornata sia imbevuta della preghiera. Con la preghiera arriva la gioia, arriva anche il coraggio per affrontare le difficoltà, arriva la determinazione, arriva la convinzione, arriva la fortezza, arriva la sapienza, arriva l’intelligenza. La preghiera aiuta a risolvere i problemi. La preghiera dà la forza per affrontare difficoltà che sembravano insormontabili. Non sappiamo che forza è la preghiera.

La preghiera ci dà la forza di Dio, il suo amore, la sua fortezza. Le persone che vivono di fede sono diverse dalle altre, sono affidabili, emanano luce, amore, coraggio, forza. La Madonna ci vuole così e dobbiamo essere così se vogliamo cambiare il mondo. Dobbiamo fortificare noi stessi con la forza e la luce di Dio e possiamo farlo con la preghiera che alimenta e illumina tutta la giornata.

Queste sono esperienze cristiane elementari. Nel corso del giorno e della notte creiamo momenti di preghiera che, come rigagnoli di acqua, annaffiano tutta la giornata facendo crescere le opere buone e salvano la nostra anima. Ci vuole applicazione quotidiana. Ci vuole perseveranza. Questo è il cammino di santità che è molto più gioioso, più appetibile, più sereno, più felice di qualsiasi cammino nel mondo.

Il Papa: “Il dolce Cristo in Terra”

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