"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Dodicesima tappa: persevera nel cammino

Cari amici,

la Confessione è un evento di grazia e allo stesso tempo un evento di gioia. Dopo la Confessione ci si sente leggeri, perdonati, si fa l’esperienza di se stessi come creature nuove, si aprono orizzonti diversi perché entriamo nella luce di Dio. La vita stessa diventa un cammino verso l’eternità, verso la gioia del Paradiso.

Dopo la Confessione cambiano tutte le prospettive e anche i rapporti umani cambiano perchè è chiaro che si lascia da parte il mondo vecchio e si creano nuove relazioni con quelli che condividono la fede e il cammino di santità e di salvezza.

Ovviamente non è una fraternità chiusa in se stessa, ma si apre a tutti quelli che desiderano farne parte. L’umanità è stata creata proprio perché diventi la famiglia di Dio alla quale tutti sono invitati.

Il cammino di Conversione dura sicuramente tutta la vita ma i maestri di Spirito amano suddividerla in tre tappe. La prima è quella mediante la quale entriamo nell’ambito della salvezza attraverso la fede; la seconda è la tappa della purificazione dalle scorie del male e dell’estirpazione delle radici dei vizi con umiltà e pazienza; la terza tappa è la perseveranza.

Ogni giorno inizia il cammino spirituale, bisogna darsi da fare e impegnarsi. Potremmo definirlo “allenamento spirituale”, così come gli atleti si sottopongono ogni giorno a duri allenamenti per poter perseguire un obiettivo di vittoria, allo stesso modo dobbiamo fare noi: umili, pazienti e perseveranti dobbiamo impegnarci nel cammino spirituale.

Chi non ha già gustato questa situazione, di fronte alla prospettiva di dover lottare tutta la vita per conservarsi in grazia e in amicizia con Dio, si spaventa.

Man mano che si procede, il cammino spirituale è sempre più erto e in salita ma quando si intravede la vetta ci si sente più motivati e leggeri.

Il mio augurio è quello che Gesù Bambino trovi nei vostri cuori una degna mangiatoia per accogliere il i Suoi Santi doni: la pace e la gioia del Natale.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Undicesima tappa: rientra nell’Ovile santo

Cari amici,

l’evento di grazia della nascita di Gesù nel nostro cuore richiede la nostra cooperazione e la nostra preparazione. Nella Notte Santa Gesù Bambino deve trovare un cuore pieno di fede e di amore, degno di accoglierlo.

Il Natale cristiano è un evento di grazia in cui riceviamo la pace di Dio nei nostri cuori. È un dono inestimabile e in tanti potrebbero testimoniare che è il dono più bello che si possa ricevere sulla Terra.

La Confessione è certamente il primo passo sulla strada della vita nuova, dopo una vita di peccato. Quando si sceglie di impegnarsi nel cammino di fede e si cambia radicalmente, tutti notano il cambiamento perché diventa tangibile nel comportamenti, nel modo di parlare, nello stile di vita quotidiano.

Non tutti, però, accettano di buon grado questo cambiamento. Alcune persone talvolta vengono emarginate soprattutto dagli amici. Succede specialmente ai giovani che quando si convertono si ritrovano soli perché non è facile trovare persone che capiscono la loro situazione spirituale. Può succedere che ci si ritrovi isolati e si debba reimpostare la vita e i rapporti umani.

In queste situazioni è molto bella la fraternità che si crea fra le persone che si convertono. Si diventa “fratelli nella fede”.

Dio non lascia mai soli e nel momento in cui ci si trova a reinventare le reti di rapporti umani, permette di trovare altre persone nella stessa situazione, con cui condividere il cammino. È proprio per creare la fraternità che esistono nella Chiesa i gruppi di preghiera, da soli non è facile camminare! Abbiamo bisogno del sostegno e dell’incoraggiamento dei fratelli nella fede per andare avanti.

Si tratta di un vero e proprio passaggio: si lasciano determinati rapporti (alcuni dei quali sono pericolosi perché trascinano al male) e si intraprendono rapporti umani nuovi, diversi. È il rientro nella Chiesa, si fa parte così di gruppi di persone certamente più simili. Il comune denominatore è l’amore per Gesù Cristo e la voglia di camminare insieme.

Nella parrocchia, con il sacerdote e gli altri fedeli, si rientra nella Chiesa per fare il cammino di fede.

Il cammino di conversione deve necessariamente iniziare dalla Confessione, altrimenti rimane un qualcosa di astratto e interiore che non approda nella partecipazione ai Sacramenti della Chiesa. Il pericolo è quello di fare un cammino di conversione senza passare per le tappe indispensabili del Cristianesimo che sono, appunto, i Sacramenti.

La conversione deve essere attiva, oltre che interiore, deve essere messa in pratica e non solamente pensata. La conversione deve partire necessariamente da un Sacramento, che la concretizza e mette il sigillo della decisione di cambiare vita, abbandonare il peccato e camminare nella luce della fede.

Nel cammino di conversione i Sacramenti sono indispensabili. Sarebbe impensabile camminare da soli, senza un guida spirituale, senza la fonte della grazia che è l’Eucarestia, senza unirsi in matrimonio davanti a Dio…

A questo proposito vi invito a leggere la storia della conversione di Bruno Cornacchiola alle tre Fontane, che sia d’ispirazione per tutti, specialmente per le parole che la Madonna gli ha rivolto apparendo: «Rientra nell’Ovile santo, l’eterno miracolo di Dio, dove Cristo posò la prima pietra, quel fondamento sulla roccia eterna, Pietro.» (12 aprile 1947)

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Decima tappa: fai la revisione dei peccati commessi 

Cari amici,

il dono della pace è sicuramente la cosa più desiderabile che si possa avere sulla Terra.

Essere in pace con Dio e con se stessi ci consente di essere in pace anche con gli altri, di avere uno sguardo diverso verso il mondo, di guardare la vita con occhi nuovi.

“Gloria a Dio nell’alto dei Cieli
e pace in Terra agli uomini amati dal Signore”

Il Sacramento della Confessione è un evento di grazia, attraverso il quale il ministero del sacerdote ci rimette i peccati commessi per quanto gravi essi siano. Sono necessarie, però, due condizioni: il dolore e il proposito di non peccare più. Non c’è dolore senza proposito per cui questi due aspetti sono due facce della stessa medaglia.

Se non ci si accosta alla Confessione da tanto tempo, questa diventa occasione anche di “revisione” della propria vita e l’esame di coscienza diventa una valutazione della nostra situazione esistenziale davanti a Dio.

In genere questa revisione inizia con il rimorso della coscienza, che talvolta viene disattesa, tacitata, offuscata, giustificata.

La coscienza retta, che è la voce di Dio in noi, può essere manipolata e tacitata. Il risveglio della coscienza è il primo passo della conversione.

Nel tempo del risveglio della coscienza facciamo una revisione della nostra vita nella luce di Dio, mettiamo a fuoco la nostra vita di peccato, le nostre deviazioni, il nostro allontanamento da Dio. Davanti al Crocifisso, poi, ci pentiamo e ci impegniamo a fare una vita nuova e successivamente ci accostiamo al Sacramento della Confessione.

Questo lavorio interiore, questa revisione accurata e profonda, riguarda specialmente le persone che si accostano al Sacramento della Confessione dopo tanti anni. Questa revisione spirituale, la presentazione dei peccati alla Divina Misericordia, il pentimento e il dolore per il male commesso e l’impegno a non peccare più, sono le tappe che portano a una buona Confessione.

Chi è stato a Medjugorje ha ben presente le file di persone davanti ai confessionali. Lì talvolta le Confessioni durano anche molto perché probabilmente le persone che vanno in pellegrinaggio sono state toccate in qualche modo e hanno sentito il bisogno di fare questa revisione della propria vita. Tante, tantissime persone a Medjugorje ricevono questa grazia speciale. Quanti pellegrini hanno dato testimonianza di conversione e hanno deciso di cambiare vita dopo essere andati a Medjugorje.

Dopo la Confessione è bene fare un primo passo concreto verso la strada giusta. Solitamente il confessore suggerisce un impegno alla portata di chi si confessa, un proposito che si possa mantenere. Il primo passo verso la strada giusta è importantissimo.

Spesso ci si dimentica che il confessore è una persona esperta e saggia, oltre che spiritualmente preparata. È bene allora affidarsi anche nel chiedere consiglio su come intraprendere la vita nuova.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Nona tappa: occupati della pulizia del tuo cuore

Cari amici,

il Santo Natale è un evento di grazia che si è compiuto per la prima volta nella grotta di Betlemme ma si compie nel corso del tempo e fino alla fine del mondo nel cuore degli uomini che si aprono a Dio.

In questo cammino di conversione dobbiamo prepararci alla venuta del Signore perché Gesù diventi il Re del nostro cuore e porti i Suoi doni, ovvero l’amore e la pace.

La conversione si concretizza nel Sacramento della Penitenza, nel quale confessiamo i peccati, ce ne pentiamo e veniamo assolti. In questo itinerario abbiamo visto quanto è importante la fiducia nella Divina Misericordia, soprattutto per chi è molto scrupoloso e teme di non essere perdonato. La Divina Misericordia è più grande di qualsiasi peccato, anche il più grave. Dio perdona sempre chi si pente.

La concretezza della conversione consiste nella decisione di lasciare una vita di peccato.

Il proposito deve riguardare tutto il male. Bisogna rinunciare al male e a satana su tutti i fronti. Non ci si può pentire solamente di alcuni peccati gravi e non di altri, bisogna fare il proposito concreto di non peccare più e accogliere le indicazioni del confessore per iniziare una vita nuova senza peccato.

Perché il dolore non sia qualcosa di vago e perché la conversione porti a una vita nuova, è necessaria la pulizia del cuore. È importante sradicare dal giardino del cuore tutte le erbe infestanti che sono i vizi capitali e le loro proliferazioni che sono innumerevoli.

Bisogna fare una pulizia profonda. Nel nostro cuore il male si è talmente radicato che è proprio necessaria una pulizia drastica per tagliare le radici dei peccati più gravi.

Questo esige sicuramente una preparazione interiore. Inginocchiamoci davanti al Crocifisso affinché metta in luce il male che c’è in noi e rafforzi la nostra volontà di spazzarlo via tutto.

Ciascuno di noi sa da che cosa deve purificarsi, sa quale decisione deve prendere, sa da dove iniziare a recidere.

Dobbiamo essere determinati in questa operazione di pulizia, perché il diavolo è forte e non è facile buttarlo fuori dal nostro cuore.

La Regina della pace ha detto che a satana basta una piccola fessura per insinuarsi nel nostro cuore. Il nostro impegno sia proprio quello di, attraverso il combattimento spirituale e orientati alla conversione aiutati dalla grazia, far sì che non rimanga nemmeno uno spiraglio.

Senza la luce della grazia non saremmo capaci di fare pulizia, né tantomeno di vedere lo sporco.

Senza la forza della grazia la nostra volontà non sarebbe sorretta nel fare la pulizia.

Chiediamo allora al Signore la grazia di far luce dentro di noi, affinché vediamo il male che ci affligge; la forza di sgomberare le tenebre e la tenacia della volontà di perseverare nel combattimento spirituale.

Inginocchiamoci davanti al Crocifisso e apriamo umilmente il nostro cuore a Gesù perché sia pronto e degno di riceverlo nella Notte Santa.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Ottava tappa: non dubitare della Divina Misericordia

Cari amici,

ci stiamo avvicinando alla Notte Santa. È bene che il nostro cuore sia pronto e degno di accogliere Gesù Bambino, per farlo dobbiamo preparare una bella Confessione preparata, umile e sincera.

Il solo fatto di considerare che abbiamo offeso Dio, muove il cuore e rafforza la volontà a fare il proposito di non peccare più e quindi di cambiare vita. Ovviamente questo proposito ha bisogno di essere rafforzato nel cammino che si fa successivamente perché poi arrivano le tentazioni, le cadute.

Il cammino di consolidamento della decisione di non peccare più è un dono di grazia e si fa anche attraverso il combattimento spirituale. Siamo essere umani e, pur arrivando a decisioni radicali, dobbiamo continuamente scegliere il cammino sulla via della santità.

Quando la Regina della pace ha detto che la maggior parte delle persone va in Purgatorio, un numero ugualmente grande va all’inferno e un numero relativamente piccolo va direttamente in Paradiso, ha anche detto che se ci sono persone che nel corso della vita hanno commesso peccati relativamente gravi ma poi si pentono sinceramente, espiano questi peccati e si avviano al ritorno a Dio con i Sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia, possono andare direttamente in Paradiso. L’esempio è quello del buon ladrone.

Ci sono persone che si accostano al Sacramento della Confessione dopo tanti anni e fanno anche fatica a ricordare tutti i peccati commessi. Dopo la Confessione e dopo aver gustato il dono della pace nel cuore spesso rimuginano e si chiedono se veramente sono stati perdonati da Dio. Il diavolo insinua i dubbi e molte volte arriva a insinuare il dubbio che Dio non abbia perdonato i peccati confessati. Molte volte sono loro stessi che non si sono perdonati e pensano che la Divina Misericordia non sia così grande da poter perdonare radicalmente.

Questo è un mistero della fede che deve essere approfondito. Chi, pur avendo commesso i peccati più gravi, si pente sinceramente e prova dolore per aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato (atto di contrizione, o dolore perfetto), si accosta al Sacramento della Confessione e riceve l’assoluzione, ottiene la remissione dei peccati, anche i più gravi e viene liberato di quelle pene che dovrebbe espiare in Purgatorio. Per questo la Madonna ha detto che anche chi ha commesso i peccati più gravi ma si pente, si confessa, riceve la Comunione, può andare direttamente in Paradiso.

La Confessione è un mistero di Misericordia infinita.

Chi si pente, qualsiasi peccato abbia commesso, viene assolto. Se il pentimento è perfetto, questa radicalità del pentimento è tale da togliere anche eventuali “residui” che dovrebbe scontare in Purgatorio.

Per comprendere ciò bisogna capire che cos’è la Croce. Cristo sulla Croce ha espiato tutti i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi e lo ha fatto al nostro posto e per nostro amore. Ha già pagato Lui il prezzo del riscatto.

A noi tocca una piccola penitenza come cooperazione alla nostra purificazione.

Se entriamo in questa comprensione dell’amore di Dio, che ha inviato il Figlio che si è fatto uomo ed è “l’Agello di Dio, Colui che toglie i peccati del mondo”, come possiamo dubitare della Divina Misericordia?

La Misericordia di Dio è più grande di qualsiasi peccato. Dobbiamo allora sforzarci di aprire il cuore alla Divina Misericordia, al Sangue di Cristo che ci purifica, ci lava e ci restituisce l’innocenza battesimale. Apriamoci con fiducia totale alla Divina Misericordia e con amore e per amore per Dio decidiamoci e impegniamoci a non peccare più.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Settima tappa: deciditi per la conversione

Cari amici,

quando si vive nel peccato è difficile decidere di cambiare vita. Il mondo sicuramente è un ostacolo in questo, sono rare le persone che danno incoraggiamenti ed è più facile lasciarsi dominare dai vizi.

Bisogna lottare contro se stessi, contro la propria natura, contro il mondo che trascina al male e quindi rema contro la conversione, inoltre c’è il maligno che raddoppia gli assalti nei confronti di chi sta decidendo per la conversione.

La decisione di cambiare vita non si matura in pochi giorni, tante volte questo richiede un cammino precedente alla decisione della conversione, che prepara il cuore a questo cambiamento di vita. Chi è nel peccato si sente inquieto, triste, si sente schiavo. La grazia della conversione, però, viene dall’amore di Dio che bussa alla porta del cuore e chiama.

L’inquietudine spirituale e il risveglio della coscienza sono opera della grazia. La conversione è veramente un dono di Dio. Dobbiamo pregare incessantemente per la conversione dei peccatori.

Quello che dobbiamo mettere a fuoco nel processo che porta alla conversione è senz’altro il libero arbitrio. Chi è nel peccato ha una volontà debole, è allo stato comatoso. Bisogna lavorare sulla volontà, ecco perché la Madonna ci chiede il digiuno, non solo a pane e acqua, ma al digiuno di mondo. È bene impegnarsi in tutto ciò che rafforza la volontà, come la preghiera continua, la penitenza. Dobbiamo puntare tutto al rafforzamento del nostro libero arbitrio e questo si può fare attraverso atti di rinuncia, di lotta nel combattimento spirituale che rafforzano la volontà. Nel medesimo tempo è bene usare l’intelletto che considera quanto il peccato è cattivo, quando è un veleno. Bisogna speronare il libero arbitrio!

Bisogna orientare tutto a far sì che si riesca a prendere una decisione. Questo esige un processo, un cammino di rafforzamento del libero arbitrio nelle rinunce, di preghiera perché la volontà viene rafforzata dalla grazia e di allenamento nel combattimento spirituale.

Tutto questo deve portare a una decisione che è quella che conta: cambiare vita!

La decisione di passare dalla morte alla vita, da satana a Cristo, è un processo esistenziale che decide la salvezza eterna di un’anima. Chi vive nel peccato e non si pente arrendendosi al male, si perde eternamente. Quando si è nel peccato bisogna gridare a Dio che concede i miracoli della grazia che viene in soccorso della buona volontà e fa fare cose inaspettate, impensabili, porta dalla morte alla vita!

Decidetevi per la conversione.

Il dolore dei peccati e il proponimento di non commetterli più sono la strada che porta alla Confessione. Mi riferisco alle confessioni di persone che non si accostano a questo Sacramento da anni e che hanno avuto la grazia della conversione. Prima di confessarsi è bene fare un bell’esame di coscienza, manifestare il dolore e il dispiacere di aver offeso Cristo ed esprimere la decisione di cambiare vita. A questo seguirà la Confessione, l’assoluzione, la vita nuova in Cristo e la pace del cuore.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Sesta tappa: odia il peccato

Cari amici,

guardando la Croce capiamo quanto siamo amati e non possiamo che versare lacrime di dolore per la nostra indifferenza e le offese nei confronti del cuore di Gesù.

Si tratta di un dolore soprannaturale che non sempre porta delle vere e proprie lacrime, è un dispiacere del cuore, è una ferita causata dal nostro tradimento.

L’odio per il peccato ci aiuta a speronare l’anima, a provare dolore per il male commesso, per non aver corrisposto all’amore di Dio.

L’odio verso il peccato è importantissimo e non è l’odio verso il peccatore. L’odio per il peccato è necessario, l’odio per chi commette il peccato (noi stessi o altri) è sbagliato. Verso il peccatore ci vuole la misericordia.

Dobbiamo odiare il peccato perché è un veleno che ci distrugge.

Facendo i bilanci della nostra vita ci rendiamo conto che la via del peccato è la via del male, della degradazione di noi stessi, dell’autodistruzione, della schiavitù di satana. La via del peccato è la via della sofferenza.

Santa Caterina da Siena parla dei martiri di satana che sono coloro che, commettendo il peccato, martirizzano se stessi, si autodistruggono, si crocifiggono. Questo succede perché il peccato è un veleno che ci autodistrugge.

La Bibbia ci presenta i nostri progenitori in uno stato di beatitudine, di amicizia con Dio, di immortalità, di sapienza, di immortalità psicofisica, di assenza del dolore. La loro vita paradisiaca aveva il suo fondamento nell’amore di Dio. Appena il peccato è entrato nel mondo e nel momento in cui guardano alla possibilità di essere come Dio disprezzando Dio stesso per essere come satana, perdono la divina amicizia e cadono in una situazione esistenziale che è quella nella quale noi nasciamo.

La nostra condizione esistenziale è votata alla sofferenza e alla morte, all’ignoranza e all’oscurità. Se non ci fosse la grazia, la vita sarebbe un declino continuo verso la perdizione eterna. La grazia ci riporta alla condizione originaria di amicizia con Dio, pur rimanendo in noi la concupiscenza che Dio ci ha lasciato perché, con l’aiuto della grazia e attraverso il combattimento spirituale, possiamo far sì che la salvezza sia nel medesimo tempo un dono di Dio e un nostro merito.

Il peccato è un veleno. Satana ovviamente ce lo presenta come se fosse uno zuccherino. Nel messaggio del 25 marzo 1990 la Madonna ha condensato questo concetto dicendoci che satana ci distrugge con quello che ci offre. Ecco perché è importante odiare il peccato.

Ciò che satana ci offre è veleno ben incartato! La confezione è appetibile, è scintillante, ma contiene qualcosa che ci distrugge, qualcosa che ci porta alla morte.

Satana è astuto, è menzognero, è omicida. Ci offre il peccato sottoforma di quello che ci piace. In realtà lui brama solamente alla nostra morte, vuole portare con sé quante più anime possibile.

Rifiutiamo il peccato, odiamolo!

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Quinta tappa: provare dispiacere per i peccati commessi

Cari amici,

così come quando abbiamo un male fisico esponiamo ogni nostro sintomo al medico, allo stesso modo dobbiamo fare con i nostri peccati. Dobbiamo aprirci a Dio e con umiltà e sincerità presentargli tutto il nostro male, tutto ciò che la coscienza ci rimprovera, i nostri peccati e scoprire l’inganno col quale satana è riuscito a farci deviare promettendoci felicità e uccidendoci con ciò con cui ci ha sedotti. Le seduzioni del mondo ci degradano, ci rendono schiavi del demonio.

Il Re Davide sia per noi un grande esempio e, meditando le sue bellissime parole del Salmo 130, apriamoci a Dio e gridiamo a Lui chiedendo che venga in nostro soccorso. 

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera

Prima di chiedere perdono a Dio, è bene fare dei passi che sono molto importanti. Una volta che si è preso coscienza di aver tradito l’amicizia di Dio, dobbiamo provare dolore per questo. Se proviamo dolore per i peccati commessi, allora significa che il cuore ha iniziato a guarire, a essere sensibile al bene. Il dolore per i peccati commessi è importantissimo, non basta la paura dell’inferno. È per questo che la Madonna ci ha detto di guardare la Croce, è quella la misura dell’amore di Dio.

Il peccato è il tradimento dell’amicizia e dell’amore di Dio, ecco perché è necessario provare dispiacere che talvolta sfocia in lacrime di pentimento per i peccati commessi. 

È necessario provare dolore e dispiacere perchè guardando alla Croce ci si rende conto di essere infinitamente amati. Gesù sulla Croce ha espiato i nostri peccati al nostro posto.

Gesù stesso ci rivela che siamo infinitamente amati da Dio, anche quando siamo peccatori. Ecco perché Dio ci manda grazie di conversione anche quando non ce le meriteremmo a causa della nostra durezza e del nostro disprezzo.

Il peccato è il tradimento di una fedeltà, di un amore, di un’amicizia. Non possiamo sminuirlo. Il rapporto fra Dio e l’umanità e fra Dio e ogni singola persona è come quello fra lo sposo e la sposa. Gesù menziona anche spesso l’amicizia quando parla agli Apostoli: «Voi siete miei amici». Difatti Pietro, quando si accorge di aver tradito Gesù, versa lacrime di dolore. Pietro si è reso conto di aver tradito una persona che lo amava, un amico. 

Anche noi, come Pietro, quando ci rendiamo conto di aver tradito l’amicizia di Dio, dobbiamo piangere amaramente. Gesù è vivo, è presente nella vita del mondo di ognuno di noi. Gesù è presente nella nostra vita come Dio che si è fatto uomo, cammina in mezzo a noi e ci chiede la sua amicizia. Gesù è per noi la Via, la Verità e la Vita. Gesù è il nostro amore, è Dio che si è fatto uomo per noi.

Nessun amore umano può essere paragonato al nostro rapporto di amore con Gesù. 

Il più grande Comandamento lo ha descritto Gesù stesso quando gli è stato chiesto «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» (Mc 12, 29).

Per noi cristiani amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, la mente e la forza, vuol dire amare Gesù con tutto il cuore, con tutta l’anima, la mente e la forza.

Gesù è il Verbo di Dio che si è fatto uomo, si è abbassato fino a noi, ha assunto la nostra natura umana, l’ha nobilitata, l’ha resa partecipe della natura divina, ha fatto di se stesso per noi la fonte della vita, della grazia, della gioia, della beatitudine. 

Il peccato ci acceca, ma quando ne prendiamo consapevolezza e rientriamo in noi stessi, dovremmo fare come Pietro: piangere amaramente.

Come Gesù e Maria soffrono per i nostri tradimenti, allo stesso modo dev’essere per noi. Il nostro cuore sia contrito, i nostri occhi si riempiano di lacrime di dolore e dalla nostra bocca sgorghino le parole dell’Atto di dolore.​

Mio Dio, mi pento
e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati
perché peccando ho meritato i tuoi castighi
e molto più perché ho offeso te,
infinitamente buono
e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime di peccato.​
Signore,
misericordia,
perdonami.

Il tradimento fatto a Dio deve scuoterci dalla nostra indifferenza, dalla nostra mediocrità, dalla nostra freddezza.

Santa Caterina da Siena parla di “lacrime di sangue” versate per i peccati commessi. Il dolore soprannaturale è la consapevolezza di aver tradito Qualcuno che ci ama infinitamente, che ha donato la sua vita per noi morendo sulla Croce e che, dopo il dolore e il pentimento, dobbiamo tornare ad amare sopra ogni cosa.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Quarta tappa: prendere coscienza dell’inganno di satana

Cari amici,

nel cammino verso il Santo Natale è bene prepararsi con una serie di riflessioni, affinché Gesù Bambino trovi un cuore degno di accoglierlo.

Dal dopoguerra in poi si è delineato un periodo storico in cui si è commesso il più grave dei peccati: è stato rinnegato Gesù Cristo.

Abbiamo rinnegato il cristianesimo per seguire la nuova religione dell’uomo che si mette al posto di Dio. Abbiamo aderito al nuovo modo di pensare che è il modernismo, per cui si rinnega Dio, l’eternità, l’inferno, la legge morale e naturale dei Dieci Comandamenti.

Siamo la generazione che ha costruito il mondo nuovo senza Dio. La gente semplice è stata condotta a deviare perché le forze del male avevano in mano il mondo e hanno guidato la Storia a loro piacimento.

La Madonna ha menzionato in tre messaggi molto severi il modernismo e ha proprio detto che esso è opera di satana. Con il modernismo satana ci devia dalla via della salvezza che è Cristo e ci conduce sulla sua via, che è quella dell’orgoglio, della superbia, dell’odio e della ribellione contro Dio.

È importante prendere consapevolezza di questo inganno. Satana è la morte e il mondo nuovo senza Dio non ha futuro, né speranza, né pace.

Di fatto, le moltitudini oggi vivono in un mondo senza Dio. Basta guardarci intorno proprio in questi giorni di Avvento. La prospettiva è esclusivamente consumistica. L’aspetto religioso di questo evento di grazia che è il Natale è totalmente escluso. Nessuno parla di Gesù Bambino che nasce. Il Natale è un evento di grazia mediante il quale Cristo che nasce di nuovo nel cuore di ogni uomo che si apre alla Sua presenza.

Quante persone vivranno il Santo Natale nella fede, nella preghiera, nel pentimento dei peccati, nella sollecitudine di presentare il proprio cuore come una culla nella quale
la Vergine Maria possa deporre il Principe della pace?

Dobbiamo scoprire l’inganno di satana e contrastarlo! Senza Dio non c’è futuro! Solo in Dio c’è salvezza, speranza e vita. Se non prendiamo coscienza che satana ci ha messo sulla via della rovina, non riusciremo a cambiare strada e salvarci. Quante volte la Madonna ha detto che per il mondo senza Dio non c’è futuro né salvezza.

L’umanità ha deciso per la morte spirituale, ha deciso per l’inferno. Apriamo gli occhi e guardiamoci attorno, satana ci ha sedotti e ingannati. L’inganno di satana ci ha portato in una palude dalla quale, senza la grazia di Dio, non riusciremo a uscire e periremo eternamente. Torniamo a Dio, è Lui il Salvatore che viene nella Notte Santa, è Lui il Cristo che si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria ed è venuto per salvarci.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Terza tappa: riconosci che solo in Dio c’è salvezza

Cari amici,

nel cammino verso il Santo Natale è bene prepararsi per una bella Confessione, affinché Gesù Bambino trovi un cuore degno di accoglierlo.

Dipende da noi tornare alle fonti della grazia che abbiamo abbandonato per attingere, invece, alle pozzanghere che il mondo ci offre. Attraverso la fede possiamo riscoprire la bellezza e la grandezza della vita che sono state offuscate dal modo di vivere dell’uomo di oggi.

Al giorno d’oggi si pensa che la condizione umana non possa essere riscattata, come invece ci dice il Cristianesimo. La vita senza Dio è un rompicapo, è assurda, è un vuoto, è senza senso. Siamo trafelati, non preghiamo più, non ci confessiamo da troppo tempo. Stiamo precipitando con un masso che rotola da una montagna. Abbiamo voltato le spalle a Dio.

Rientriamo in noi stessi, nella luce dell’umiltà, inginocchiandoci davanti alla Croce, riscopriamo i germogli della nostra fede che i nostri genitori hanno piantato in noi e capiamo che la vera salvezza viene da Dio, solo la grazia di Dio può salvarci e che senza Gesù Cristo non possiamo fare nulla.

Rientrando in noi stessi guardiamo alla nostra vita, piena di sbagli, di errori. Apriamo gli occhi e guardiamo con sincera umiltà dentro di noi. Chiediamo perdono a Dio, invocandolo in nostro aiuto a gran voce.

Questo è proprio il tempo di satana libero dalle catene perché mai come ora si è scatenato l’odio contro Dio. Non solo la fede si è dissolta, ma si è diffuso proprio un sentimento di odio nei confronti di Dio. Ci illudiamo che l’uomo col suo potere sia capace di uscire fuori dalla palude nella quale è immerso e lo sta inghiottendo giorno dopo giorno. Siamo in una situazione esistenziale di morte. La mente è completamente offuscata, la volontà è indebolita. Siamo in un momento storico di dilagante morte fisica, psicologica e spirituale. Il maligno domina sulle anime, ne prende possesso.

Questa è la situazione esistenziale di chi è senza fede e senza grazia. Siamo morti.

Dobbiamo capire che da questa situazione di morte non usciremo mai, ma finiremo per restarci eternamente. È una situazione di schiavitù del demonio.

L’unico modo per uscire da questa palude è gridare come Davide:

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Salmo 130

Guardiamo i nostri peccati, pentiamoci e confessiamoli per diventare creature nuove. Se non lasciamo la strada della morte e non intraprendiamo la via della vita che è Cristo, non saremo mai creature vive!

Dobbiamo uscire dalla situazione in cui ci troviamo in questo momento. La Madonna nel messaggio di ottobre ha parlato chiaramente della morte spirituale scelta dall’umanità.

Dobbiamo uscire fuori invocando Dio, chiedendo perdono dei peccati, accostandoci al Sacramento della Confessione specialmente in vista del Santo Natale.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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