Nel Messaggio del 25 marzo 2026, la Madonna ci esorta a pregare per la pace nell’umiltà. Mi ha molto colpito questo pensiero perché il motivo di tale invito è che la pace non è opera umana, ma un dono di Dio. La pace è prima di tutto con Dio, il Dio dell’amore. La pace vera che affratella gli uomini va implorata umilmente a Dio, perché da soli non possiamo ottenerla. L’uomo da solo non è in grado di vivere la pace. Nella nostra quotidianità siamo sempre in conflitto con qualcuno o con noi stessi. I rapporti che abbiamo con i nostri genitori, i fratelli, gli amici dovrebbero essere vissuti nella pace reciproca, ma in realtà sappiamo quali grovigli di vipere diventano. A causa di questi rapporti il nostro cuore viene ferito e soffre. Non dimentichiamo che i cuori degli uomini soffrono per la ferita del peccato originale dei progenitori e del fratricidio di Caino verso Abele. L’invidia l’ha portato al delitto.
Abbiamo esperienza di numerose rotture di vario genere che rovinano la vita perché proprio con quelle persone che ci sono più care non riusciamo a vivere la pace. In questo modo, constatiamo che nel piccolo e nel grande, la pace non viene da noi, ma da Dio. Cristo stesso apparendo agli Apostoli dopo la sua morte in Croce, riconciliatosi con il Padre, entrò nel Cenacolo dicendo: “Pace a voi”.
La pace si ottiene implorando umilmente Dio. Nella vita concreta, quando vogliamo testimoniare la pace, dobbiamo farlo con umiltà, non con supponenza o prepotenza. Dentro di noi ci sono i fermenti del male, le tendenze all’invidia, alla gelosia, alla cattiveria, al voler primeggiare, che ci mette in contrasto con gli altri facendoci entrare in conflitto.
Bisogna chiedere la pace a Dio con umiltà. La preghiera per sua natura è già umile, perché ci inginocchiamo davanti a Dio, riconosciamo la nostra dipendenza da Lui, riconosciamo di essere delle creature, di essere figli, dei peccatori. Nella Parabola del pubblicano e del fariseo, possiamo vedere la differenza tra la vera umile preghiera e l’autoesaltazione, il disprezzo. La preghiera del pubblicano parte dal riconoscimento di se stesso come peccatore, chiedendo il perdono dei peccati che gli dà la possibilità di perdonare gli altri. La preghiera o è umile o non è preghiera.
Siccome siamo invitati a pregare per la pace, dobbiamo arrivare al momento della preghiera personale ammettendo davanti al Signore di non essere in grado di pregare umilmente. Ammettiamo di non avere quell’umiltà che ci fa chiedere il perdono dei nostri peccati, che ci rende disponibili verso i fratelli, in modo tale che la pace che viene da Dio prenda possesso dei nostri cuori, diventi una pace che doniamo agli altri. La Madonna ha affermato molte volte che con un atteggiamento di umiltà davanti a Dio e chiedendo il perdono, avremo la pace del cuore che potremo donare agli altri.
Senza la pace nei cuori non si ottiene nulla. Se non c’è la cooperazione nostra con il Dio della pace e dello Spirito Santo, se siamo pieni di invidie, gelosie, prepotenze, supponenze e in preda al nostro io, non saremo mai strumenti di pace. Facciamo nostra la preghiera di San Francesco: “Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace”. Con questo atteggiamento si conquista il cuore degli altri.
Non c’è altra via per la pace, bisogna stare umilmente davanti a Dio, riconoscere che siamo peccatori, ottenere la pace divina che Dio infonde quando siamo davanti a Lui, poi portare questa pace con le parole e con i gesti a tutto il mondo. Non c’è bisogno di grandi discorsi o di apostrofare nessuno. Le persone si convertono quando vedono l’umiltà, la carità, l’atteggiamento di Cristo durante i giorni della Passione.
Siamo grati a Dio per il dono della Madonna che è qui come Regina della pace. Facciamo nostre le parole di Maria, di far crescere la pace nei nostri cuori nel rapporto con Dio, nei rapporti familiari, per diventare strumenti di pace per il mondo.