"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’ Pagina 4 di 81

L’ALMANACCO DELLA FEDE di P. Livio: Oggi il diavolo agisce indisturbato – 06/03/2026

Oggi il diavolo agisce indisturbato

Una delle caratteristiche del mondo nel quale viviamo, soprattutto nei Paesi di antica cristianità, una delle eresie che circolano è quella della negazione di satana. Oggi con la scristianizzazione si nega Dio, l’Aldilà, la vita eterna, la legge morale naturale, la legge rivelata nei dieci Comandamenti, ma si nega anche l’esistenza di satana, dell’inferno, del maligno. Questa negazione ha richiesto l’intervento dei Papi. Paolo VI intervenne con molta decisione per ribadire l’esistenza di satana, dicendo che è uno spirito soggettivo pervertito e pervertitore. Alcuni avevano liquidato tutto ciò che il Vangelo scriveva del demonio dicendo che è un simbolo del male. Invece, Paolo Vi ha ribadito che è uno spirito, quindi ne ha affermato la soggettività, è un angelo pervertito che per odio contro Dio tenta l’uomo al male e lo porta alla perdizione. Questa è la fede cattolica che deve essere difesa. I Vangeli e il Nuovo Testamento sono pieni della presenza del maligno, perché la presenza di Cristo che è la luce vera che illumina il mondo, ha fatto sì che satana uscisse dalle sue caverne. Quando Gesù passava tra la folla, gli indemoniati incominciavano a gridare, perché il diavolo stesso non sopportava la presenza di Cristo. Nel mondo in cui la fede in Cristo e la preghiera diminuiscono, satana silenziosamente si impossessa delle anime e del mondo. Tutto questo avviene soprattutto nel mondo contemporaneo, come conferma l’espressione della Madonna «satana regna» nel Messaggio del 25 marzo 2020. Maria invita a unirsi in modo particolare al suo Cuore e al Cuore di suo figlio Gesù. La medesima cosa la disse vent’anni prima, all’inizio del nuovo millennio, sul Podbrdo: «Cari figli, questa sera in modo speciale vi ho voluto qua. In modo speciale adesso in cui Satana è sciolto dalle catene. Io vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio» (Messaggio del 1° gennaio 2001). Siamo nel clima del nuovo secolo nel quale l’uomo ha incoronato se stesso al posto di Cristo. Alla negazione di Dio e del maligno, corrisponde il tentativo di satana di prevalere, come ha detto la Madonna: «Il bene e il male lottano e vogliono prevalere nel mondo e nei cuori degli uomini» (Messaggio del 25 agosto 2024). La chiamata al combattimento spirituale è rivolta in modo particolare al mondo d’oggi, nel quale satana regna attraverso l’incredulità, la negazione di Dio, la negazione della fede, il rifiuto della legge morale di Dio, della regalità di Cristo: «La croce e la fede sono rifiutate» (Messaggio del 25 luglio 2020). Il tempo dei Segreti sarà questa battaglia nella quale Lucifero cerca di prevalere, ma Dio ha mandato Maria per schiacciare la testa al serpente. Luigi Maria Grignion de Montfort dice che il calcagno della Madre che schiaccia la testa del serpente, siamo tutti noi fedeli di Maria e di Cristo chiamati al combattimento spirituale e alla vittoria sul serpente antico. Buttando fuori dalla nostra vita e dal nostro cuore il maligno, facciamo in modo che Cristo regni in noi. La negazione del demonio è un’eresia vera e propria, una negazione della fede cattolica.

La presenza di satana la possiamo trovare anche nelle altre religioni come l’Islam e nelle religioni orientali. La presenza dello spirito maligno si percepisce nella presenza del male nel mondo. È una realtà presente in tutte le religioni che nascono con il desiderio di vincere il male nel mondo. Non è soltanto una rivelazione biblica – una rivelazione nella luce della Verità – ma tracce di questa presenza c’è in tutte le religioni.

Chi è satana nella sua essenza? La sua essenza l’ha definita Gesù Cristo nel capitolo di San Giovanni in cui viene descritto come mentitore e omicida fin dall’inizio. Ha indotto al peccato Adamo ed Eva mentendo sul precetto di Dio, affinché entrassero nella critica nei suoi confronti. È l’ingannatore menzognero che presenta il male sotto colore di bene, come dice Santa Caterina da Siena.  Fa credere che i suoi “doni” possano darci la felicità; invece, si comporta come il pescatore che getta l’esca ai pesci. Satana inganna, studia a fondo un’anima, vede le fessure nelle quali può entrare, basta un piccolo vuoto per prendere il posto e iniziare il suo lavoro di perversione, finché non siamo avvolti dalle spire della serpe. È omicida nel senso che porta l’uomo alla morte spirituale eterna già in questa vita sulla Terra, porta al degrado, alla distruzione. I Messaggi della Regina della pace descrivono l’attività di satana usando spesso la parola “distruggere”, ad esempio il Messaggio del 25 giugno 2025: «Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere». Le ideologie del male sono forme di pensiero negatrici di Dio.

Con parole classiche nella spiritualità cristiana si può descrivere l’attività di satana. Tra queste possiamo usare la parola “tentazione” con la quale satana ci presenta il male come fosse bene. Ci invita a prendere i veleni che ci distruggono falsificando. L’uomo sente una forte attrazione verso quello che satana propone e se non si resiste viene travolto. Dopo che si è accorto di essere caduto nel fango, interviene la coscienza che rimorde e rimprovera, spingendo alla confessione e a rialzarsi. Se non ci pentiamo finiamo nel fuoco eterno: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno” (Matteo 25:41).

Oggi è un tempo particolare perché è l’era di satana in cui cerca di impadronirsi del mondo. La Madonna nei suoi Messaggi ha detto molte volte che satana tenta di prevalere e ci invita a resistere. L’ha ripetuto soprattutto durante le guerre, come in Ucraina: «Figlioli, aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga. Il suo potere di morte, odio e paura ha visitato la Terra» (Messaggio del 25 febbraio 2022). La presenza della Regina della pace conferma la presenza anche del diavolo. Satana vuole distruggere la fede, la Chiesa e mediante la guerra distruggere il mondo nel quale viviamo. Questo è quello che la Gospa in tutti i suoi Messaggi ci ha rivelato. L’attuale situazione del mondo è gravissima e delicata, richiede tanta preghiera per impedire all’odio che bolle nei cuori di prevalere e di scoppiare in una guerra globale. Maria ci sta formando affinché la aiutiamo a resistere a questa forza infernale animata dall’odio contro Dio, tutto ciò che è divino, contro la Chiesa e tutto ciò che è bello, buono e santo. Siamo nel tempo del grande combattimento e dobbiamo rivestirci delle armi di cui parla San Paolo: l’elmo della fede, la corazza che impedisce alle frecce sataniche di compirci, la spada della Verità.

La Madonna ha detto che siamo addormentati: «ma voi siete addormentati» (Messaggio del 25 febbraio 2026). Dobbiamo vegliare e pregare come ci invita a fare Gesù, per non cadere nelle trappole sataniche del mondo d’oggi, nelle ideologie che ci distolgono dalla Verità, nel bombardamento mass mediatico del mondo senza Dio. Sono passati i tempi della cristianità, un tempo c’era una società dove il Vangelo plasmava la vita quotidiana e la comunicazione. Adesso, siamo in un tipo di società pagana, viviamo senza renderci conto che stiamo perdendo la fede. «Figlioli, siate diversi dagli altri» (Messaggio del 25 gennaio 2026), ma noi siamo diversi dagli altri perché siamo di Cristo, non siamo del demonio o del mondo, dobbiamo saper criticare la mondanità, gli atteggiamenti, le parole, i comportamenti mondani. Dobbiamo essere figli della luce, di Dio, di Cristo, portatori del Vangelo, figli di Maria e dobbiamo vivere nella società in questo modo. Invece, ci siamo fatti trascinare dall’incredulità dilagante, dall’immoralità, abbiamo perso l’anima e meritato l’inferno, perché viviamo nel peccato mortale. Apriamo gli occhi, svegliamoci dal sonno stanco delle nostre anime.

L’indurimento del cuore è il nemico più terribile

La Madonna ci mette in guardia dalle ideologie del nostro tempo: «Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere» (Messaggio del 25 giugno 2025). Una delle ideologie del nostro mondo è l’abolizione del peccato, conseguente all’abolizione di Dio, della sua Legge e dei suoi Comandamenti. Tuttavia, abbiamo la coscienza del peccato che ci richiama e, quando necessario, ci tortura. Questa voce della coscienza è quella che Dio ci ha dato, che ci approva quando facciamo il bene e ci rimprovera quando facciamo il male.

Senza che ce ne accorgiamo, rischiamo di arrivare a quella situazione della vita spirituale pericolosa per la salvezza eterna: l’indurimento del cuore. È un’espressione conosciuta dalla letteratura spirituale e nella Bibbia. Il cuore indurito si è chiuso totalmente alla grazia e alla sollecitazione dello Spirito Santo. È ostile a Dio e si pone in una situazione esistenziale che porta alla perdizione eterna. Dobbiamo essere molto vigilanti sul nostro cuore affinché non cadiamo in uno stato di rifiuto di Dio.

Il peccato è una realtà di cui tutti facciamo esperienza, perfino i Santi, infatti, solamente pochissimi hanno conservato l’innocenza battesimale. Tutti abbiamo qualche piccola mancanza e a volte sono più gravi come per San Paolo, che può essere definito il padre di tutte le grandi conversioni. L’esperienza del peccato tocca la vita di tutti gli uomini: “Siam peccatori, siam figli tuoi” dice un canto alla Madonna. La caduta nel peccato è una situazione esistenziale dovuta alla debolezza della natura umana e anche alle tentazioni del maligno. Il demonio sa che nel momento in cui pecchiamo gravemente la voce della coscienza ci rimprovera e ci spinge al pentimento e alla confessione. Pertanto, cerca subito di consolidare la preda che è riuscita a morsicare e di iniettare nuovo veleno per immobilizzarla. Spinge di nuovo al peccato creando un’arsura interiore che desidera sempre più il male, ci conquista e ci porta a ripetere il peccato. Questo significa consolidare il dominio del peccato e consolidare il potere di satana su di noi. Il bellissimo versetto del Salmo 41 dice: “Abyssus abyssum invocat”, cioè l’abisso chiama l’abisso, il peccato chiama il peccato, diventa un’arsura insaziabile. Anche il grande poeta Dante ha espresso in versetti immortali la fame di mondo, la fame di peccato: “che mai non empie la bramosa voglia, e dopo ’l pasto ha più fame che pria” (Inferno, Canto I), ovvero, dopo il pasto del peccato, ha più fame di prima. Questa ripetizione del peccato fa sì che il potere del male si consolidi in noi e diventi un’abitudine malvagia, diventiamo schiavi del peccato, come dice San Paolo: “Chi comanda nel peccato è schiavo del peccato”. L’abitudine al male e al peccato, fa sì che la coscienza venga silenziata, ottusa, incapace di sensibilità; pertanto, anche la nostra percezione del male si attenua. A forza di fare il male diventiamo suoi schiavi. Nella Sacra Scrittura, specialmente in San Paolo, troviamo esperienze di vita che abbiamo fatto anche noi. Convertirsi è molto difficile, Dio ci trascina verso la grazia della conversione come ha fatto con San Paolo attraverso l’apparizione di Cristo. Ma Dio ha infiniti modi di risvegliare la coscienza assopita e addormentata: attraverso una malattia, un pericolo grave, un grande dispiacere, un grande dolore, un crollo finanziario, un incidente. Non dimentichiamo il Messaggio della Madonna: «Figlioli, Dio vi è vicino ed esaudisce le vostre preghiere ma voi siete addormentati ed è per questo che mi ha inviato a voi per svegliarvi e perché brilliate di santità come il fiore di primavera» (Messaggio del 25 febbraio 2026). Ci siamo assopiti in un mondo senza Dio, immerso nel peccato e diventando sempre più ostili alle cose spirituali, alla conversione e alla vita santa.

Quando siamo in questo stato è difficile riprendersi, pertanto, è necessaria una grazia speciale. Per questo motivo la Madonna continua a dirci di pregare per i peccatori, per coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio, che sono lontani da Lui. Hanno soffocato in se stessi il desiderio di Dio, la fame di Dio e hanno dato spazio alla fame di mondo. Queste sono le situazioni più pericolose, in cui si possa trovare un essere umano. Oggi molte persone, dopo avere abbandonato la Via della salvezza, percorrono la via della rovina quasi inconsciamente e meccanicamente. Trascinati dalle passioni, arrivano fino al limite estremo della vita, fino al momento della morte dove l’unica speranza è un miracolo di resipiscenza, di risveglio. Se si muore senza Dio, si rimane eternamente senza Dio.

Abbiamo cercato di rimuovere l’inferno, ma in questo modo siamo andati verso la perdizione eterna, siamo precipitati nel baratro dal quale dobbiamo uscire prima dell’ultimo istante della vita, altrimenti saremo dannati per sempre.

Satana appena riesce a farci commettere qualche peccato grave, cerca subito di consolidare la vittoria e lo fa rimandando la confessione e il pentimento. Egli moltiplica il peccato in modo tale da mettere profondamente le radici nel nostro cuore affinché si indurisca e non senta più il rimorso. Questa è una situazione di massimo pericolo spirituale che dobbiamo esaminare in questa Quaresima. A che livello siamo di sensibilità rispetto al peccato? Se siamo abituati al peccato, li commettiamo come se niente fosse: non preghiamo mai, non andiamo a Messa la domenica, non seguiamo i Comandamenti.

Chi muore senza pentimento, si tortura eternamente. Qui si eleva un’altra eresia del nostro tempo, ovvero il dare per scontato che ci sarà la Misericordia. Ma la Misericordia agisce solo con il vero e umile pentimento. Chi non sa riconoscere il peccato – come il fariseo – significa che si è auto accecato. Questo è l’insegnamento di Gesù Cristo, degli Apostoli e della Chiesa da sempre. Il mondo tende ad abolire, dopo aver abolito Dio e i Comandamenti, anche il peccato. In questo modo della nostra anima rimane un cadavere.

La Quaresima è il momento propizio per fare un serio esame di coscienza sulla situazione esistenziale della nostra vita. Non dimentichiamo che nel momento della morte c’è il giudizio di Dio, quindi, seguiamo Gesù Cristo che è morto in Croce per noi. Il diavolo non è morto per noi, ma ci trascina nella sua perdizione e si serve delle persone stolte che l’hanno seguito per adescare tutti. Teniamo gli occhi aperti, guardiamo alla Croce, a quanto Cristo ci ha amato, seguiamo la sua parola e il suo esempio. Seguiamo la Madonna che è nostra Madre e ci guida fino in cima al Calvario.

Il corpo ha preso il sopravvento sull’anima

In questo tempo di Quaresima affrontiamo la nostra guerra personale contro satana come ci ha insegnato Gesù nel deserto. Egli si è preparato per quaranta giorni di preghiera e di digiuno per affrontare vittoriosamente il diavolo. Per il mondo intero Gesù fronteggia una grande seduzione, che ripete la tentazione originari: “sarete come Dio” (Genesi 3).

Siamo in un passaggio della civiltà in cui rifiutiamo la fede nella Croce, rifiutiamo il Dio della pace e dell’amore per innalzare noi stessi. In questi comportamenti è sempre presente la radice della superbia che ha coltivato l’angelo ribelle. È quel veleno che abbiamo dentro di noi e che dobbiamo estirpare, come le radici dell’invidia, della prepotenza e della violenza.

Una delle grandi eresie del nostro tempo è la negazione dell’anima umana, così come è stata elaborata dal Cristianesimo. Nella Sacra Scrittura – libro della Genesi – quando si parla della creazione dell’uomo, è scritto che il corpo viene dalla terra, mentre per l’anima Dio infonde il suo soffio, il suo Ruah, il suo spirito. Quindi, l’anima è una scintilla divina che Dio immette nella materia; pertanto, fa dell’uomo una realtà irriducibile alla materia, staccandosi radicalmente dal mondo animale che invece ha un anima che muore con il corpo. Per questo motivo l’uomo viene chiamato “immagine di Dio”, perché anche Dio è spirito. L’anima ha quelle potenzialità e attività tipiche dello spirito, cioè l’intelligenza e la volontà.

Nel libro “Diario di un curato di campagna” di Georges Bernanos, il sacrestano afferma che nella morte muore tutta la persona. Tuttavia, la definizione della morte è molto più semplice e vera, ovvero che nella morte l’anima si distacca dal corpo e sussiste senza di esso. L’anima è spirituale e immortale e nel momento che lascia il corpo viene giudicata e immediatamente inviata in Paradiso, purgatorio o inferno.

Questa concezione cristiana dell’uomo è un patrimonio dell’umanità, infatti, anche nelle grandi civiltà si è coltivato il culto dei morti perché pensano che le anime sopravvivono. Questo vale per le civiltà greco-latine, che mezzo secolo prima della venuta del Signore parlavano dell’immortalità dell’anima, (come nel “Fedone” di Platone) e per le civiltà asiatiche e induiste. Anche nelle civiltà meno evolute nell’ambito filosofico, come in Africa o in America, si crede nella sopravvivenza dopo la morte. Questa è una ricchezza umana che il Cristianesimo ha illuminato nella luce della Risurrezione di Cristo. Noi siamo la nostra anima. Il giorno del Giudizio universale, con la Resurrezione dei corpi, ogni anima che è nella salvezza avrà un corpo glorioso a imitazione della Gloria di Cristo risorto, le anime dannate avranno il corpo a immagine della loro dannazione.

L’antropologia cristiana è fondamentale perché il Cristianesimo, dal punto di vista della cura del corpo, ha sviluppato la compassione per le persone malate, per tutto ciò che può alleviare la malattia. Gesù chiedeva di avere fede, che le anime resuscitassero, si svegliassero nella vita della fede e nel rapporto con Dio, ma curava anche i corpi attraverso molti miracoli. Il corpo è creatura di Dio, è bellissimo, perché l’anima spirituale lo ha elevato e irradia la sua luce. Le persone buone che si sono purificate dai vizi hanno dei corpi belli, anche se sono persone anziane o malate. Le persone veramente belle non sono coloro che fanno le sfilate di moda, ma coloro che hanno un’anima bella. Persino i romani pagani sono riusciti a capire “mens sana in corpore sano”, ovvero che quando c’è una mente sana, un pensiero elevato, anche il corpo ne benefica.

Nel tempo di Quaresima siamo invitati alla preghiera e con essa nutriamo l’anima, la illuminiamo. Il Vangelo dice che quando Gesù tornava dalla preghiera notturna e tornava la mattina con gli Apostoli, era sempre luminoso. La preghiera rende luminosi, rende bella l’anima che irradia il corpo e lo eleva, lo sana. A volte è la malattia dell’anima, le depressioni e le cattiverie, che rendono repellente e brutto il corpo.

Bisogna dare all’anima almeno la medesima cura con cui si tratta il proprio corpo. Se c’è qualche piccolo problema nel nostro corpo andiamo a farci curare; la stessa cosa dobbiamo farla anche per l’anima. Anche l’anima con il peccato si ammala, provoca delle ferite e il peccato mortale la rende prossima alla morte.

L’anima si cura con la forza della preghiera, con cui chiediamo la grazia e l’amore di Dio, la forza dello Spirito Santo che ci trasforma. Nel Getsemani, Gesù è prostrato e suda sangue ma persevera nella preghiera. Terminato il momento di raccoglimento, va verso i discepoli e li esorta ad alzarsi per affrontare la Passione con quella forza umile che sopporta tutto il male inimmaginabile. Gesù si è fortificato nella preghiera per poter affrontare l’odio riversato su di lui. Cristo risorto ha il suo corpo glorioso con le piaghe che ci indicano che attraverso la sofferenza del corpo possiamo raggiungere la Gloria.

Nel periodo di Quaresima coltiviamo l’anima, soprattutto nella confessione pasquale, in modo tale da vivere in grazia di Dio, essere pieni della Sua luce e abitati dall’amore, dall’umiltà, dalla bontà, dalla rettitudine e sapienza di Dio. Che Cristo sia vivo in noi, perché la potenza del male che c’è nel mondo può essere vinta solo dalle persone buone che impediscono al male di prevalere con la loro bontà, col perdono, con l’amore, che si esprimono nella parole, nelle azioni e nei comportamenti.

San Francesco diceva che il corpo è frate asino, che ha bisogno delle redini, del morso, degli schiocchi di frusta per rimanere sulla retta via. Mortificare il corpo attraverso le rinunce è un esercizio ascetico che vale tanto per noi specialmente quando alleviamo i vizi come l’ingordigia, la gola, la lussuria. Mortificando diventiamo forti, belli, creature belle di Dio, siamo più contenti, felici. Sia questa una prospettiva della Quaresima: rafforzare l’anima e con essa mitighiamo e controlliamo il nostro corpo che non è un idolo da adorare. Il corpo diventerà cenere, ma se l’anima sarà gloriosa anche il corpo lo sarà.

L’appuntamento con la morte deve essere preparato

C’è un solo modo per vincere la morte ed è la fede in Cristo Risorto, vincitore del male e della morte. Mediante le fede in Cristo Risorto noi realizziamo quella aspirazione all’immortalità che è insita nel cuore umano. Come dice il Libro della Sapienza, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità. Quando Dio ha creato l’essere umano, insieme all’anima immortale ha infuso un dono speciale che è l’immortalità; se non ci fosse stato il peccato dei progenitori, l’uomo sarebbe passato da questo mondo al Paradiso senza attraversare la frontiera infida della morte.

Il dono dell’immortalità, allora, è stato perso con il peccato di Adamo ed Eva perché hanno voluto seguire il sibilo del serpente che li aveva sedotti dicendo che se avessero mangiato dell’albero del bene e del male sarebbero diventati come Dio. I progenitori hanno ceduto alla tentazione, hanno preteso di mettersi al posto di Dio e di conseguenza hanno perso i doni soprannaturali, fra cui l’immortalità. Dio ha dato la sentenza a questa azione: “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai” (Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris) è un’espressione biblica e liturgica, utilizzata nel Mercoledì delle Ceneri.

Chi muore impenitente si perde anche eternamente. Oggi molte persone muoiono senza preghiera, senza fede, nel rifiuto di Dio; è chiaro che alla morte fisica subentra quella peggiore alla quale non si può più sfuggire che è la morte eterna. Infatti, dopo il giudizio all’anima la sentenza vale per sempre. Come disse San Francesco: “Laudato sii mi’ Signore per sora nostra morte corporale da la quale nullo homo vivente po’ skappare: guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati…”.

La morte è provocata dal peccato ma Cristo ci ha portato la Redenzione espiando sulla Croce i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi e risorgendo glorioso. Cristo, nuovo Adamo, ci ha ridato quell’immortalità gloriosa che il primo Adamo aveva perso con il peccato originale. Grazie a Cristo abbiamo vinto la morte.

C’è una differenza radicale fra la morte del giusto e la morte del peccatore ed è ben comprensibile dalle parole del Vangelo sul buon ladrone. Gesù Crocifisso aveva sul lato destro un ladrone che si è pentito e ha manifestato la sua fede il Lui, a sinistra c’era un altro ladrone che non era pentito e bestemmiava. Ebbene, il ladrone pentito chiede: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” e Gesù risponde: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso”. Tanto era profondo e sincero il pentimento del buon ladrone che non è nemmeno andato in purgatorio, ma Gesù lo ha portato direttamente in Paradiso. Disma (questo è il nome del buon ladrone) è stato il primo ad entrare in Paradiso portato da Cristo stesso. Questo è quello a cui dovremmo aspirare noi e cioè unirci a Cristo nella gloria della sua Resurrezione per essere per sempre con Lui in Paradiso. Si è uniti a Cristo con una vita di fede e di santità; quando si cede alla debolezza cadendo in peccati anche gravi è importante pentirsi.

In questa prospettiva, allora, la nostra visione della vita è molto diversa rispetto a quella di un non credente. Ad esempio, il filosofo tedesco Martin Heidegger diceva  che si vive per la morte (Sein-zum-Tode); chi crede, invece, vive la vita non come lo scorrere della sabbia di una clessidra, al termine del quale si diventa un pugno di fosfati, ma come cammino verso l’eternità. Per i credenti la vita è come la salita al Calvario che ha come sbocco il Sepolcro vuoto di Cristo e la Sua Santa Resurrezione. Per i non credenti e per la maggior parte di persone che muoiono nei Paesi cristiani (e che sono nelle nostre famiglie, fra i nostri amici) la vita non è un cammino verso la santità. Poche sono le persone che dicono una preghiera prima di morire, che si confessano, che chiedono perdono dei peccati.

Dio non si lascia sfuggire nessun movimento del cuore che sia rivolto a Lui, sfrutta tutte le occasioni perché un’anima si possa salvare. Non lasciamo morire le persone senza Sacramenti! Nella cultura contemporanea si pensa che siamo animali che muoiono come animali; questo modo di pensare è qualcosa di orribile, è una vittoria del diavolo che perfidamente aspetta al varco la nostra anima. Facciamo tutto il possibile perché i nostri cari muoiano pregando, preghiamo con loro negli ultimi istanti affinché aprano il loro cuore a Dio. È importantissimo assistere i nostri malati nel trapasso, parlare loro del Cielo, dell’importanza del perdono dei peccati, invocare con loro la Madonna e Gesù Cristo. Quei sentimenti di amore e di perdono che nascono dal cuore sono il lasciapassare per la vita eterna e quindi bisogna chiamare il sacerdote perché dia il viatico e il Sacramento dell’unzione degli infermi. Al di là della preparazione immediata, c’è la preparazione che riguarda tutta la vita che dev’essere impostata come un cammino verso l’eternità, giorno dopo giorno una tappa verso il Cielo ed è così che noi cristiani dobbiamo vivere.

Andiamo controcorrente. Il modo di pensare ormai diffuso che compara la morte di un essere umano a quella di un animale è un inganno del diavolo che, come ha detto la Regina della pace, «miete le anime» (Messaggio del 25 luglio 2020).

L’inferno non è contro la Misericordia di Dio

Il tema dell’esistenza dell’inferno eterno è stato dibattuto nel corso della bimillenaria Storia della Chiesa Cattolica. L’esistenza dell’inferno è Verità rivelata da Gesù stesso nel Vangelo di Matteo: Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!” Negare l’inferno, allora, significa negare Gesù Cristo, la sua autorità.

C’è un episodio che riguarda i veggenti di Medjugorje, a proposito dell’inferno. Nei primi anni delle apparizioni la regina della pace ha mostrato ai veggenti l’inferno, il purgatorio e il Paradiso. Mentre gli altri veggenti erano a Medjugorje e avevano le apparizioni tutti insieme, Mirjana si trovava a Sarajevo e per tanto aveva le apparizioni da sola. Quando la Madonna le ha mostrato il Paradiso e il purgatorio Mirjana ha guardato quello che le veniva mostrato; quando la Madonna le ha detto che le avrebbe fatto vedere l’inferno Mirjana non ha voluto vedere e ha chiesto alla Madonna: “Perché Dio è così duro da mandare all’inferno?”. La Madonna le ha risposto che non è Dio a mandare all’inferno ma siamo noi a volerci andare. È una risposta che troviamo anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica che presenta l’inferno come un’autoesclusione.

Dio non manda all’inferno. Dio offre la Misericordia e il perdono dei peccati ma noi li rifiutiamo. L’inferno non è una mancanza della Divina Misericordia, è il rifiuto della Divina Misericordia. Questa è la grande responsabilità di ciascuno di noi perché all’inferno ci va chi decide di andarci, chi preferisce satana a Cristo. Questa è la tragedia originaria della Storia dell’umanità quando i nostri progenitori hanno creduto a satana e hanno pensato che Dio li imbrogliasse dicendo di non mangiare dell’albero della vita del bene e del male.

Fa sempre bene all’anima e alla nostra formazione teologica leggere quello che dice con grande autorità il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito dell’inferno. Anche oggi non mancano quelli che negano l’inferno e l’esistenza del diavolo. Molti dicono che il diavolo è solo un simbolo e che l’inferno non esiste. Si tratta di affermazioni eretiche che sono contro la Parola di Dio, contro la Divina Rivelazione.

Il diavolo è una persona, è un io, non è un simbolo ma è l’angelo ribelle creato in grande luminosità, e per questo motivo chiamato Lucifero, che si inorgoglì e volle essere Dio al posto di Dio. Quando si ribellò e indicò se stesso come Dio, Lucifero trascinò con sé un terzo degli angeli che sono i demoni. Satana è un soggetto, è un io, è l’angelo ribelle pervertito e pervertitore.

Quando Giovanni Paolo II chiamò il Card. Ratzinger per redigere il Catechismo della Chiesa Cattolica a sua volta affidò all’allora Vescovo di Como, Alessandro Maggiolini che era un raffinato teologo, la parte che riguarda i Novissimi.


Vediamo, allora, quello che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna a proposito dell’inferno.

1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: «Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno».

L’inferno è l’auto-esclusione, è il rifiuto dell’amore di Dio. L’inferno è una decisione personale che si concretizza nel fare il peccato grave e nel rimanere nel peccato grave, cioè nel rifiuto e nell’opposizione all’amore di Dio.

1034 Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente» (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!» (Mt 25,41).

La geenna è un simbolo per indicare l’inferno come fuoco spirituale che non purifica ma piaga le anime. È un fuoco che perverte e rende simili a satana. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita le parole di Gesù che sono Verità eterna che non cambia mai. Non possiamo cambiare le Verità Rivelata; siamo creature e la nostra grandezza consiste nell’accogliere l’amore di Dio e la sua Misericordia. La nostra superbia ci perverte e ci fa perdere, ci rende schiavi del diavolo.

1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

L’inferno è uno stato di odio eterno nei confronti di Dio. È una possibilità della libertà umana e della libertà angelica.

1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). «Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti».

Queste parole di Gesù sono un forte appello all’uomo, alla sua responsabilità nell’usare la libertà con cui Dio lo ha creato. È anche un pressante appello alla conversione per chi è in peccato mortale. Gesù esorta a entrare per la porta stretta che porta alla salvezza. La via larga conduce alla perdizione, è percorsa da molti. Anche la Regina della pace ha detto che solo poche anime vanno direttamente in Paradiso: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso» (2 novembre 1983). È da stolti vivere in stato di peccato mortale; ogni sera prima di dormire dobbiamo recitare con il cuore l’Atto di dolore perfetto, quello per cui ci si pente per aver offeso Dio e non per paura dell’inferno. Prendiamo questa santa abitudine di recitare questa preghiera ogni sera prima di coricarci. Non conosciamo né il giorno né l’ora, dobbiamo vegliare assiduamente sulla nostra anima.

Mio Dio, mi pento e mi dolgo
con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi
e molto più perché ho offeso Te,
infinitamente buono
e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col Tuo santo aiuto
di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime
di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.

1037 Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole «che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9): «Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti».

È un’eresia affermare che Dio crea le anime e le predestina al Paradiso o all’inferno. Il peccato è mortale quando c’è la materia grave, la piena avvertenza e il deliberato consenso. Se manca una di queste condizioni il peccato non è mortale.

La stolta negazione di satana e dell’inferno molte volte si trova in chi dovrebbe essere, come rappresentante di Gesù Cristo, fedele alle sue Parole. Purtroppo, c’è chi nega che satana sia uno spirito pervertito e pervertitore, chi nega l’inferno e la sua eternità e chi dice che tutti vanno in Paradiso. Sono pastori che portano il gregge al macello! Sappiamo che accanto alla Croce di Gesù c’erano due persone, una è morta pentita ed è andata in Paradiso, l’altra non sappiamo dov’è andata.

Le Opere di Misericordia spirituale e corporale

A livello popolare il mondo ha cambiato religione. Anche la Regina della pace lo ha detto più volte che abbiamo rifiutato la fede e la Croce, che siamo diventati pagani. Stiamo facendo una tristissima esperienza, abbiamo rifiutato l’amore di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo, nella sua vita e soprattutto nella sua morte in Croce.

Abbiamo rifiutato l’amore di Dio e abbiamo pensato che Dio fosse un’illusione, una costruzione della mente umana; abbiamo attribuito a noi stessi la divinità e ci siamo messi al posto di Dio. L’uomo non è Dio. L’uomo è una bestia feroce senza la grazia di Dio. Dopo la caduta del peccato originale l’uomo è diventato schiavo del mentitore e dell’omicida fin dal principio. L’abbandono di Dio è ben visibile nella vita concreta quotidiana. Quando parlo di Dio mi riferisco al Dio vero, al Dio dell’amore e della pace, non a quegli idoli che noi uomini costruiamo, magari per giustificare noi stessi, il nostro potere e la nostra cattiveria. Il dio costruito con motivazioni politiche è sempre un dio della prepotenza e della guerra; non è il Dio vero, il Dio della Bibbia che si è manifestato come amore prodigo e senza confini.

Abbiamo visto che la progressiva eliminazione di Dio dall’orizzonte della nostra vita ha comportato un atteggiamento sempre più aggressivo, prepotente, egoista, supponente, nei confronti del prossimo. La nostra società ha notevoli risorse tecniche per vivere anche meglio, ma in realtà la vita quotidiana è da homo homini lupus, gli uomini sono lupi tra di loro anziché fratelli. L’abbandono dell’amore di Dio comporta la guerra fra gli uomini; non si tratta solamente della guerra fatta con le armi, è la guerra esistenziale, la guerra contro noi stessi, contro i familiari, contro i nostri cari. È un atteggiamento di rissosità quotidiana quello in cui precipitiamo, avendo abbandonato l’unica medicina che può guarire questa aggressività che l’uomo porta dentro di sé, dopo che è stato morsicato dal serpente antico che ha iniettato odio e superbia. Questo veleno scorre nelle nostre vene e ci rende aggressivi, supponenti, cattivi, prepotenti e bugiardi nei confronti degli altri.

L’unico rimedio, l’unico antidoto a questo veleno è l’amore di Dio, è la grazia dello Spirito Santo. Supplichiamo lo Spirito Santo perché discenda nei nostri cuori e li guarisca, rendendoli capaci di amare, di essere generosi, di essere altruisti. Quando manca la grazia dello Spirito Santo – perché manca la fede in Dio – in noi aumenta quel veleno che intossica la vita quotidiana. Avendo rifiutato Dio e il suo amore, diventiamo aggressivi contro noi stessi e contro gli altri.

I Vangeli ci insegnano che l’amore per Dio e l’amore per il prossimo vanno sempre insieme. Non può dire di amare Dio uno che non ama il prossimo. Di qui lo sforzo di cambiare dentro noi stessi e quindi fare entrare l’amore di Dio, in modo tale che questo amore si impossessi del nostro cuore e diventi amore per il prossimo.

A coloro che si aprono all’amore di Dio, la Catechetica Cattolica ha elaborato due settenari per indicare il comportamento nei confronti del prossimo: le sette Opere di Misericordia corporale e le sette Opere di Misericordia spirituale che sintetizzano la carità cristiana.

Le sette Opere di Misericordia Corporale sono gesti caritatevoli della tradizione cattolica, basate su Matteo 25 e che rispondono alle necessità fisiche e materiali del prossimo:

Dar da mangiare agli affamati
Dar da bere agli assetati
Vestire gli ignudi
Alloggiare i pellegrini
Visitare gli infermi
Visitare i carcerati
Seppellire i morti
Nella concretezza dar da mangiare agli affamati significa provvedere cibo a chi ne è privo, combattendo la povertà e la fame. Dar da bere agli assetati vuol dire offrire acqua e bevande a chi ne ha bisogno. Vestire gli ignudi, cioè provvedere indumenti a chi non ne possiede o vive in indigenza. Alloggiare i pellegrini (o accogliere i forestieri), vuol dire ospitare chi è senza tetto, immigrati o persone in viaggio. Visitare gli infermi e cioè assistere e dare conforto ai malati, sia fisicamente che spiritualmente. Visitare i carcerati vuol dire recarsi dai detenuti per offrire sostegno e umanità. Seppellire i morti significa dare degna sepoltura ai defunti, rispettando il corpo come tempio dello Spirito Santo. Questi gesti non sono solamente filantropici, ma sono dei veri e propri atti di fede volti a riconoscere Cristo nel prossimo sofferente.

Le sette Opere di Misericordia Spirituale mirano al benessere dell’anima e alla carità fraterna:

Consigliare i dubbiosi
Insegnare agli ignoranti
Ammonire i peccatori
Consolare gli afflitti
Perdonare le offese
Sopportare pazientemente le persone moleste
Pregare Dio per i vivi e per i morti
Consigliare i dubbiosi significa offrire guida e supporto morale a chi vive momenti di incertezza. Insegnare agli ignoranti significa condividere la conoscenza, in particolare quella religiosa, e i valori con chi non li conosce. Ammonire i peccatori vuol dire correggere con carità e delicatezza (e con umiltà) chi sbaglia. Consolare gli afflitti vuol dire offrire vicinanza, ascolto e conforto a chi soffre nel corpo e nello spirito. Perdonare le offese significa liberare il proprio cuore dal risentimento, dal desiderio di vendetta, imitando il perdono divino verso di noi. Sopportare pazientemente le persone moleste vuol dire accettare con pazienza i difetti altrui e le difficoltà relazionali. Pregare Dio per i vivi e per i morti, cioè intercedere presso Dio per il bene spirituale di tutti, sia di chi è in vita, sia di chi ci ha preceduto.

Queste azioni spirituali, complementari a quelle corporali, sottolineano l’importanza di nutrire lo spirito e promuovere la pace interiore e relazionale. Con questo programma la nostra vita personale diventa sicuramente migliore, migliora anche la nostra vita relazionale e soprattutto trasformiamo il mondo in un giardino. Diversamente, in preda al veleno del diavolo, facciamo della nostra vita un inferno continuo che si prolunga nell’eternità. Dobbiamo sgombrare dal nostro cuore tutte le tossine di invidia, di gelosia, di cattiveria, di rabbia, di supponenza. È una pulizia che dobbiamo fare ogni giorno, per diventare persone piacevoli, buone, siamo felici di noi stessi e diventiamo una benedizione per gli altri!

L’aborto è la soppressione di un essere umano

Il Concilio Vaticano II chiama l’aborto un delitto ed è una presa di posizione della Chiesa da sempre, fin dalle origini. Tertulliano, un grande scrittore cristiano del II secolo dopo Cristo, diceva che è già uomo colui che lo sarà. Non è la guerra, ma l’aborto la causa più crudele dell’eliminazione violenta degli esseri umani.  

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno nel mondo si verificano circa 73 milioni di aborti indotti; ciò corrisponde a circa 200.000 aborti al giorno. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta l’insegnamento ufficiale della Chiesa sull’aborto. Siccome oggi questa pratica è molto diffusa anche con una certa facilità, è bene riflettere su questo che, comunque, è un gravissimo peccato come ha detto la Madonna a Medjugorje: «L’aborto è un grave peccato. Dovete aiutare molto le donne che hanno abortito. Aiutate loro a capire che è un peccato. Invitatele a chiedere perdono a Dio e ad andare a confessarsi. Dio è pronto a perdonare tutto, poiché la sua Misericordia è infinita. Cari figli, siate aperti alla vita e proteggetela» (1 settembre 1992).

La gravità dell’aborto nell’insegnamento della Chiesa Cattolica è espressa in precisi numeri del Catechismo.

2270 La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita. «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Ger 1,5). «Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra» (Sal 139,15).

D’altra parte, vediamo come esulta il bambino nel grembo di Elisabetta quando arriva la Madonna. Giovanni Battista esulta di gioia nel grembo di sua madre che era al sesto mese di gravidanza.

2271 Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale: «Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita». «Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell’uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come pure l’infanticidio sono abominevoli delitti».

«Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita» è una bellissima citazione tratta dalla Didaché, uno dei più antichi documenti cristiani. Successivamente il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta il numero 183 della Costituzione Gaudium et spes, del Concilio Vaticano II.

2272 La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. «Chi procura l’aborto, se ne consegue l’effetto, incorre nella scomunica latae sententiae», «per il fatto stesso d’aver commesso il delitto» e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.

È ovviamente coinvolto anche chi procura l’aborto, non soltanto la donna che lo chiede.

2273 Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione: «I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell’autorità politica; tali diritti dell’uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell’atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte». «Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto. […] Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno accordati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti».

L’embrione ha il diritto alla vita. È un diritto inalienabile. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita più volte il Documento Donum Vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui si dice l’essere umano inizia a vivere nel momento del concepimento, ha il diritto alla vita e lo Stato non glielo può negare.

2274 L’embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se «rispetta la vita e l’integrità dell’embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale […]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l’eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi […] non deve equivalere a una sentenza di morte».

2275 «Si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale». «È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come “materiale biologico” disponibile». «Alcuni tentativi d’intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Queste manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell’essere umano, alla sua integrità e alla sua identità» unica, irrepetibile.

Siamo di fronte a una solida Dottrina, basata sul rispetto della persona che, oggi, purtroppo è degradata a “cosa” nel tipo di società materialistica nella quale viviamo e dove l’uomo stesso, a partire dall’embrione e lungo il corso della sua vita è ritenuto una cosa di cui poter disporre a piacimento, secondo la legge dei potenti contro i più deboli.

Viviamo in un tipo di società che ci riduce, senza che ce ne accorgiamo, a delle belve feroci o a dei diavoli incarnati. Bisogna sempre reagire, anche insegnando la sana Dottrina, importantissima perché riguarda anche il rispetto della persona umana quando è in condizioni di estrema debolezza.

Il Matrimonio è un patto indissolubile di amore sancito da Dio

Nel Messaggio del 25 giugno 2024 la Regina della pace ha detto che la famiglia è sotto attacco. La famiglia è sotto attacco del demonio ma noi questo non lo vediamo; al di là delle ferite alla famiglia che sono i divorzi e le separazioni, si sta affievolendo nella società la percezione che la famiglia sia un impegno, un programma di vita. La famiglia è il compito dell’uomo su questa Terra, nel senso che è nel progetto di Dio che ha creato l’uomo, Adamo, che si sentiva solo; allora Dio creò la donna da una costola di Adamo. È un’immagine figurativa che ci fa capire che l’uomo e la donna sono stati creati con pari dignità. L’uomo e la donna, inoltre, sono stati creati uno orientato all’altra nella reciprocità in modo tale che da questo orientamento reciproco nascesse quel patto d’amore indissolubile che è il matrimonio naturale.

Il matrimonio naturale, prima ancora che Cristo lo elevasse a Sacramento, è un patto d’amore. Difatti, quando Dio ha istituito il Matrimonio, lo ha fatto come un patto d’amore indissolubile tant’è vero che Gesù, facendo riferimento al testo della Genesi, a quei farisei che chiedevano la legittimazione del divorzio, ha risposto: «Ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi» (Matteo 19,6). Dio ha creato il Matrimonio come un patto d’amore indissolubile, che dura tutta la vita.

Cristo ha elevato il Matrimonio a dignità di Sacramento. Il Sacramento è un segno visibile di una realtà invisibile. Gesù ha voluto fare del Matrimonio un Sacramento nel senso che il patto d’amore fra l’uomo e la donna fosse segno dell’amore indissolubile di Cristo per la Chiesa e, ovviamente, della Chiesa per Cristo. Come il patto d’amore fra Cristo e la Chiesa è indissolubile, è eterno e reciproco, Gesù ha elevato il Matrimonio umano alla dignità di Sacramento per raffigurare in esso il mistero d’amore di Cristo per la Chiesa. È un mistero grande da comprendere.

Vediamo, allora, la grandezza del Matrimonio già allo stato naturale così come la Genesi ce lo presenta e cioè caratterizzato da pari dignità, reciprocità, indissolubilità che sono elementi del matrimonio originario che diventano poi qualcosa di ancora più grande nell’elevazione del Matrimonio a Sacramento, cioè a segno dell’amore di Cristo per la Chiesa. Questo è il progetto di Dio.

Noi sappiamo che, entrando in questo progetto, facendolo nostro e vivendolo, si forma la famiglia cristiana che è una piccola Chiesa. Nella famiglia cristiana gli sposi, con il loro amore reciproco rappresentano il rapporto d’amore intimo che c’è nella Santissima Trinità fra il Padre e il Figlio. Così anche nel Matrimonio cristiano c’è questo patto d’amore eterno fra l’uomo e la donna che è indissolubile, dura per sempre. Il Matrimonio cristiano è un’istituzione divina; l’indissolubilità del Matrimonio non è una posizione della Chiesa, ma la Chiesa accetta quello che Dio ha stabilito, ciò che Cristo ha riaffermato: «Ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi».

Gesù stesso ha indicato la via della speciale consacrazione a Lui in un modo totale ed è quella che hanno seguito molti Apostoli; San Giovanni, ad esempio, ha vissuto verginalmente tutta la sua vita segnando la strada a quell’esercito di persone consacrate che hanno accompagnato lo sviluppo della Chiesa nei secoli e che hanno in qualche modo stipulato un patto d’amore indissolubile con Cristo attraverso il dono di se stessi a servizio della Chiesa. Nelle schiere dei Santi che celebriamo ogni giorno vediamo come questa stirpe dei consacrati è stata prolifica. Nel medesimo tempo, sulla scia del Matrimonio cristiano, sono sorte le famiglie cristiane come Chiese domestiche.

Le famiglie cristiane sono oasi di amore, di pace, di perdono. Negli ultimi anni la Chiesa ha elevato agli onori degli altari diverse coppie cristiane proprio per indicare che anche il Matrimonio cristiano è una via di santità, è una via di perfezione evangelica. Il Matrimonio cristiano, poi, ha la finalità ben precisa di cooperare con Dio Creatore a mettere al mondo delle nuove creature che diventano figli di Dio con il Battesimo. Nel Matrimonio cristiano si coopera al meraviglioso piano di Dio della Creazione e della Redenzione.

Il mondo non è eterno. Dio ha creato il mondo, gli angeli e gli uomini nel tempo. Ha voluto condividere nel tempo il suo amore e uno dei modi con cui si può condividere l’amore di Dio è proprio nel Matrimonio cristiano; l’amore reciproco fra l’uomo e la donna rappresenta un po’ l’amore che c’è fra il Padre e il Figlio. Questo flusso d’amore è nella Santissima Trinità ed è la Persona dello Spirito Santo e nel Sacramento del Matrimonio è quella grazia speciale che sorregge gli sposi nel loro cammino.

Il Sacramento del Matrimonio dà agli sposi una grazia speciale per affrontare insieme le difficoltà, le durezze, i contrasti. La grazia di Dio, unita alla preghiera in famiglia, è quella forza che fa sì che le famiglie cristiane siano dei bellissimi esempi di amore indissolubile. Oggi, purtroppo, il Matrimonio non è più una scelta, un progetto di vita; si tende a vivacchiare perché c’è il vuoto. Dio, invece, ha dato una duplice possibilità ai cristiani: quella del Matrimonio o quella di mettersi al servizio totale di Dio nella verginità per sposare il Verbo. L’anima che sposa il Verbo è una tematica meravigliosa in tutta la spiritualità cristiana che è la speciale Consacrazione a Dio, a servizio della Chiesa, a servizio della salvezza delle anime.

Anche il matrimonio è una vocazione. Mi rivolgo ai giovani: scoprite la bellezza della vita cristiana! Scoprite la bellezza del Matrimonio! Sposatevi in chiesa. Non abbiate paura di fare un patto d’amore eterno perché è così che si costruiscono le cattedrali; diversamente si costruiscono delle capanne di paglia che le folate del vento portano via. Allo stesso tempo incoraggio i giovani alla Consacrazione. Ci sono tanti ragazzi e tante ragazze che si consacrano a Dio nella vita religiosa sulla via del sacerdozio, si mettono al servizio del Regno di Dio, diventano pastori di anime.

Dio ci sceglie. Dio indirizza. Dio chiama le anime sulla strada che, percorsa fino alla fine con fedeltà, è una vera perla preziosa. Non fermiamoci a guardare ai matrimoni falliti di cui sono pieni i giornali, o ancora ai matrimoni “commerciali”. Guardiamo ai tanti Matrimoni cristiani, alle tante belle famiglie cristiane. Non perdiamo questa bellezza e ricchezza della vita che Dio ci ha dato attraverso il Matrimonio cristiano, diversamente si arriva alla fine della vita con una catena lunghissima di fallimenti e di amarezze.         
Che la nostra vita sia piena di gioia nell’adempimento dei progetti che Dio ha su ciascuno di noi.

Dio perdona quelli che si pentono dei propri peccati

Siccome Cristo è morto per tutti, tutti vanno in Paradiso: questa è una grave eresia, ma viene presentata come una forma di Divina Misericordia; è un’espressione che molte volte si trova nella predicazione e anche in qualche libro. Si tratta di un’espressione molto pericolosa perché si arriva a pensare che non è necessario pentirsi dei peccati perché tanto si va lo stesso in Paradiso. Questa mentalità è molto diffusa da decenni; queste idee serpeggiano da tempo e sono diventate delle formule eretiche che affermano che tutti vanno in Paradiso.

Non ci rendiamo conto che il Signore ci ha dato con chiarezza la Dottrina vera sulla Croce, quando ha detto al buon ladrone pentito dei suoi peccati: “Oggi sarai con me in Paradiso”, mentre l’altro ladrone è morto bestemmiando. C’è, allora, la duplice morte: quella del giusto e quella del peccatore impenitente. Non è vero che al termine della vita anche i delinquenti, gli assassini e i malvagi sono paragonabili a quelli che, invece, hanno vissuto rettamente o comunque si sono pentiti dei peccati.

A chi si pente e si confessa, i peccati vengono rimessi. Questa è la Redenzione di Cristo, è l’efficacia della Croce. Gesù sulla Croce ha espiato tutti i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi, anche quelli dei più grandi peccatori. Cristo in Croce ha espiato anche il peccato di Giuda, che è il più grave mai commesso. Anche i peccati più gravi vengono rimessi, ma ci vuole il pentimento che può esprimersi attingendo alle bellissime parole dell’Atto di dolore: Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati; o anche: O Gesù d’amore acceso, non ti avessi mai offeso. I peccati vengono rimessi, ovviamente, con l’impegno di confessarsi. L’efficacia della Croce opera laddove c’è il pentimento e il proposito di non peccare più; diversamente, senza pentimento non c’è possibilità di avere la remissione dei peccati. Difatti, l’impenitenza fino al termine della vita è quella strada larga che porta alla perdizione eterna.

È vero che Cristo è morto in Croce espiando tutti i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi; è vero che la grazia della Salvezza viene data a tutti, ma non è vero che tutti si salvano. Si salvano tutti quelli che si pentono dei loro peccati e, potendo confessarsi, si confessano. Molti si pentono nell’ultimo istante della loro vita.

La grazia della Salvezza viene data a tutti, non solo a chi crede ma anche a chi non è cristiano. Non bisogna dimenticare che potenzialmente siamo tutti figli di Dio, tutti siamo stati salvati dal sangue di Cristo. Come dice l’insegnamento della Chiesa, la grazia dello Spirito Santo, per vie note a Dio, può arrivare anche ai cuori di chi è lontano, suscitare in loro una luce, il pentimento dei peccati, un sentimento filiale. Sono tutte grazie speciali che Dio dà a tutti al termine della vita e che possono almeno arrivare almeno al luogo della purificazione, il purgatorio, che è una preparazione al Paradiso.

Anche i non battezzati, in quanto anch’essi redenti dal sangue di Cristo, possono essere raggiunti dalla grazia dello Spirito Santo per pronunciare parole, dal fondo del cuore, che indichino il pentimento dei peccati e l’apertura a Dio.

Dobbiamo liberarci da questo che è un vero e proprio slogan del diavolo, ingannatore e menzognero fin dal principio, che afferma che tutti vanno in Paradiso. Questa espressione, oltre che falsa, è pericolosa. La Madonna ha detto che ci vuole tutti con lei in Paradiso: «Vi amo e desidero condurvi tutti con me in Paradiso» (25 aprile 1994); ha detto anche che purtroppo oggi la maggior parte delle persone va in purgatorio, ma un numero ugualmente grande va all’inferno: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso» (2 novembre 1983).

A Medjugorje la Madonna ha ripetuto l’insegnamento dell’esistenza dell’inferno, come aveva fatto a Fatima quando aveva mostrato ai pastorelli l’inferno. La perdizione eterna, purtroppo, è una possibilità della libertà umana. Nella sua essenza, la perdizione eterna consiste proprio nel rifiuto di Dio, nell’odio contro Dio e contro la Croce; tant’è vero che la Madonna, nella descrizione dell’apostasia del nostro tempo, ha detto: «la Croce e la fede sono rifiutate» (25 luglio 2020). La Regina della pace ha detto, quindi, che abbiamo rifiutato l’efficacia del sacrificio di Gesù sulla Croce dove ha espiato i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. Il rifiuto della Salvezza, il rifiuto di Cristo, il rifiuto dell’amore di Dio sono quella scelta libera con cui l’uomo infligge a se stesso l’inferno eterno. L’inferno eterno è un’auto-afflizione, un’auto-punizione, è un’auto-esclusione. Questa verità deve metterci in apprensione; il santo timore di Dio è una preoccupazione sincera e responsabile per la salvezza eterna della nostra anima.

Il primo passo per la salvezza eterna della nostra anima è il riconoscimento dei nostri peccati. Quante persone Gesù ha guarito perché riconoscevano la loro debolezza, la loro indegnità e il loro peccato. Questo atto di umiltà è il primo gradino verso la salvezza. La presunzione di non essere peccatori, di essere infallibili, è molto pericolosa perché il Giudizio finale riguarda tutti.

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna (Mt 25,31-46).

Facciamo in modo di non essere tra quelli a cui Gesù rivolgerà le parole “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”. Non è vero che tutti gli uomini in Paradiso; è vero, invece, che chi muore in stato di peccato mortale e non si pente dei propri peccati, si perde eternamente. Ogni sera, prima di addormentarci, rivolgiamoci a Gesù con cuore umile, pentiamoci dei peccati commessi durante la giornata. Basterebbe recitare ogni sera l’Atto di dolore con cuore umile e sincero per avere la certezza della salvezza. Impariamo a dirlo tutte le sere, prima di addormentarci.

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te,
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.

La falsa scienza che nega l’anima

Nel Messaggio del 25 giugno 2025 la Madonna ha detto chiaramente: «Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere». La falsa scienza che nega l’esistenza di Dio è fra le ideologie più malefiche perché parte da un presupposto materialista, cioè parte dal presupposto che non c’è la realtà spirituale; quindi, si muove soltanto nell’ambito della finitezza e non sa trascendere la realtà visibile per arrivare alla realtà invisibile. Quindi, questa è una scienza che, possiamo dire, è surrettizia, in quanto la scienza vera – che è stata fondata in Occidente proprio nel 1500-1600 – ha avuto come rappresentanti dei grandi cristiani Galileo Galilei e Isaac Newton, i quali hanno saputo impostare la scienza nel modo giusto, cioè come forma di conoscenza delle realtà visibili, ma che non può escludere per sua natura ciò che va al di là del materiale.

Successivamente, specialmente nel secolo scorso, è stata sviluppata questa falsa scienza dell’evoluzionismo materialista per cui esiste la materia eterna che si evolve eternamente e, attraverso il caso, esce anche l’essere umano come un essere casuale. La “stoffa” che ci compone, che ci determina, sarebbe la materia negando quello che poi è il nostro io, il nostro io profondo, cioè il soggetto che è diverso dall’oggetto, dalla cosa. Il corpo è una cosa, invece noi siamo un soggetto, siamo un io che non è identificabile con le cose materiali, ma che anzi le trascende, le studia, le giudica e non muore con esse.

Questa visione dell’uomo come essere composto di anima e di corpo è un patrimonio dell’umanità, cioè è una componente anche di tutte le religioni del passato, quelle più sviluppate e quelle meno sviluppate, quelle dell’Oriente, quelle dell’Occidente. Uno dei pericoli più gravi del nostro tempo è proprio una arbitraria separazione fra scienza e fede e la riduzione della scienza alla conoscenza delle cose materiali, come se fosse l’unica forma di conoscenza. La scienza e la fede non sono contrarie, si muovono su piani diversi. La scienza si muove sul piano sperimentale, sul piano delle cose che si vedono e che si possono misurare con l’esperimento e quindi, attraverso i fenomeni materiali, studia le leggi della natura, la composizione della materia e così via; da qui derivano tutte le branche della scienza moderna, che è una forma di conoscenza importante, soprattutto per le sue applicazioni a livello della tecnica.

Sappiamo, per esempio, che lo studio dell’atomo, che è l’infinitamente piccolo, ha portato poi alla costruzione della bomba atomica, quindi non c’è nessun dubbio che, la scienza così come noi la conosciamo come studio delle cose materiali, poi ha applicazioni enormi sul piano della vita pratica. La scienza, però, non è l’unica forma di conoscenza, ci sono forme più elaborate e più spirituali, come la filosofia. La filosofia lavora sul piano delle idee, sul piano della ricerca del senso delle cose, sul piano dell’origine delle cose, sul piano della finalità delle cose, cioè del mondo e dell’uomo stesso. La filosofia è una forma di conoscenza superiore alla scienza, perché la scienza studia la realtà, ma la filosofia va oltre e studia l’origine e le finalità della realtà; quindi, attraverso lo studio del visibile, la filosofia scende all’invisibile; infatti, la Storia della filosofia è ricca di prove dell’esistenza di Dio. Mi riferisco a tutte le forme di filosofia, anche precristiane come quella dei Greci, quella dei Latini, quella del mondo orientale. Sono forme di riflessione che portano all’invisibile, che è invisibile ma è reale.

C’è poi quella forma di conoscenza dovuta alla Divina Rivelazione. Questa forma di conoscenza è recettiva, cioè noi con la nostra ragione possiamo sicuramente, attraverso le creature, arrivare al Creatore e quindi possiamo dimostrare l’esistenza di Dio a livello razionale, però non possiamo andare molto oltre. È difficile entrare nel mistero di Dio con la sola ragione, di qui la Divina Rivelazione che è, però, una iniziativa divina. È Dio stesso che si rivela e lo ha fatto entrando nel mondo e parlando agli uomini. Questa è una realtà che costituisce la Storia sacra, la Storia della Salvezza. La Rivelazione Divina ha Dio come autore e gli uomini sono i ricettori, coloro che ascoltano e che poi riferiscono, sono i profeti. Ovviamente per noi l’unica vera Rivelazione Divina è quella della Storia Sacra, quella della Storia della Salvezza e quella biblica.

Anche l’Islam si presenta come una “divina rivelazione” così come molte riflessioni filosofiche indù. Ma è chiaro che, sia l’Islam sia le varie sedicenti rivelazioni divine delle regioni orientali, in realtà non vanno al di là di quello che può conoscere la ragione, cioè non vanno al di là dei limiti dell’uomo; non ci dicono chi è Dio nel suo mistero intimo, è una forma di conoscenza che non è alla portata della mente umana. Infatti, quello che viene detto nel Corano, quello che viene detto nelle grandi rivelazioni dell’Induismo, sono forme di filosofia elaborata, in fondo. Ovviamente sono cose importanti, ma sono nell’ambito delle possibilità umane.

Noi cristiani, invece, abbiamo la Divina Rivelazione, dove Dio si rivela nella sua vita intima, che è una vita di eterno amore, quindi, arriviamo alla Rivelazione di Dio come Santissima Trinità e quindi come comunione eterna di amore. E poi sempre la Divina Rivelazione si concretizza in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo che ci rivela il mistero di Dio, ci rivela anche il mistero dell’uomo e ci rivela anche il destino dell’uomo. Quindi per noi questa forma di conoscenza sublime, che è la Divina Rivelazione, non è assimilabile alle rivelazioni umane che sono delle forme di filosofia. La Divina Rivelazione cristiana è una verità divina che va accolta nella fede e quindi la si accoglie nella fede, la si approfondisce nella fede, perché la teologia nasce dalla riflessione sulla Divina Rivelazione. Anche noi, sulla Divina Rivelazione dei Vangeli, poi riflettiamo, approfondiamo sotto la guida dello Spirito Santo e quindi le Verità divine ci divengono sempre più chiare, nella misura in cui il nostro cuore si purifica e la nostra mente si illumina, fino poi quando arriveremo per grazia alla contemplazione di Dio così come Egli è.

Il panorama della conoscenza è vastissimo. Una delle ideologie più pericolose per gli effetti che hanno sulla nostra vita è proprio quella della scienza che va al di là dei suoi confini e pretende di dare il senso della vita; quindi, che ha dei presupposti non scientifici, cioè nega come presupposto che esiste solo la materia, che non esiste lo spirituale, quindi che non esiste Dio, che non esiste l’anima immortale. Sono i presupposti del materialismo, che non è una scienza, è un’ideologia. Uno dei personaggi più importanti che noi abbiamo celebrato in questi giorni, il professor Antonino Zichichi, disse un’espressione che fece arrabbiare tanto un certo mondo scientifico, disse che l’evoluzionismo materialista non ha nessun fondamento scientifico.

Uno dei presupposti dell’evoluzionismo è la trasformazione delle specie, cioè c’è un’evoluzione per cui si passa da una specie all’altra. Questo a livello degli animali, a livello delle piante, a livello di tutto ciò che è vivo; ci sarebbe il trapasso da una specie all’altra. Può darsi che ci sia, però sta di fatto che, perché la scienza sia scienza, deve avere delle evidenze scientifiche, deve dimostrarlo con l’esperimento. Per fare una legge scientifica, bisogna fare una serie di sperimentazioni che danno poi la legge scientifica. Allora non c’è nessun passaggio da una specie all’altra che sia scientificamente rilevabile. Cioè, in poche parole, i piselli producono sempre piselli, i fagioli producono sempre fagioli, i canguri producono sempre canguri. Non c’è il passaggio dal canguro a un topo o cose di questo genere. Le serpi producono sempre serpi a loro immagine e somiglianza. In tutta la realtà che noi conosciamo non c’è nessun passaggio da una specie all’altra.

Non si può elaborare una legge scientifica se non si hanno le prove. È un piccolo esempio per dire che siamo in balìa delle ideologie di vario genere, che poi anche hanno delle ricadute gravi. Questa sciatteria di oggi, dove tutto viene ridotto a materia, tutto viene ridotto a mercato, tutto viene ridotto a usufruire delle cose materiali, è anche un oltraggio al passato dell’umanità che ha prodotto opere spirituali di sicuramente inarrivabile grandezza. Pensiamo, per esempio, all’esistenza dell’anima umana e il patrimonio di tutte le religioni e tutte le filosofie. Abbiamo dei capolavori assoluti della filosofia e della letteratura che dimostrano l’esistenza dell’anima umana. Pensiamo al Fedone di Platone, cinquecento anni prima di Cristo, che dimostra che l’esistenza dell’anima umana, che per lui addirittura è eterna e non soltanto è immortale e spirituale.

Vi faccio un altro piccolo esempio dei limiti della filosofia anche e della scienza. Nelle varie filosofie e teorie scientifico umane non esiste il concetto di creazione. Tutte hanno come concetto l’eternità della materia. Ma l’eternità della materia contraddice la scienza, altrimenti, per la legge dell’entropia, sarebbe già finito il mondo; se fosse eterno si sarebbe già esaurito, se fosse eterno, ci sarebbe già stato il collasso. Il mondo non è eterno, il mondo è stato creato nel tempo e questa è una rivelazione biblica, che già c’è nel Vecchio Testamento.

La creazione dal nulla ce l’ha rivelata Dio. Ma la scienza non arriva a dire che il mondo ha un inizio, non riesce neanche a dirlo, è qualcosa di inafferrabile per la mente umana. Di qui la grande grazia della Divina Rivelazione che ci dice che il mondo è iniziato nel tempo, Dio ha creato il mondo col tempo e alla fine passa la figura di questo mondo, ci saranno Cielo nuovi e Terra nuova. I panorami della scienza sono asfittici, è la Divina Rivelazione che mostra veramente il piano divino della Creazione, della Redenzione, che è un piano meraviglioso.

Questa ideologia scientifica della identificazione della realtà con la materia, questa idea che la materia si è evoluta caoticamente è ridicola, perché il mondo è ordine e bellezza, non è caos. La parola cosmos vuol dire ornamento, il mondo è ornamento, è bellezza, non è caos. Sono ideologie scientifiche che hanno come scopo di promuovere il materialismo e anche una visione materialistica della vita, che è una visione della vita deprimente, perché appena nati iniziamo a morire. L’istante dopo che sei nato incominci a morire, perché è un’evoluzione che va verso la morte. Se questa fosse la vita, avrebbe ragione Leopardi quando dice: “Sarebbe stato meglio non l’essere mai nati”. Sarebbe veramente meglio l’essere mai nati se, incominciando a vivere, devo già pensare che vado a finire in una tomba per marcire eternamente. Visioni che fanno rabbrividire e che sono tipiche di un mondo e di una generazione che ha perso la fede.

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