In questo tempo di Quaresima affrontiamo la nostra guerra personale contro satana come ci ha insegnato Gesù nel deserto. Egli si è preparato per quaranta giorni di preghiera e di digiuno per affrontare vittoriosamente il diavolo. Per il mondo intero Gesù fronteggia una grande seduzione, che ripete la tentazione originari: “sarete come Dio” (Genesi 3).

Siamo in un passaggio della civiltà in cui rifiutiamo la fede nella Croce, rifiutiamo il Dio della pace e dell’amore per innalzare noi stessi. In questi comportamenti è sempre presente la radice della superbia che ha coltivato l’angelo ribelle. È quel veleno che abbiamo dentro di noi e che dobbiamo estirpare, come le radici dell’invidia, della prepotenza e della violenza.

Una delle grandi eresie del nostro tempo è la negazione dell’anima umana, così come è stata elaborata dal Cristianesimo. Nella Sacra Scrittura – libro della Genesi – quando si parla della creazione dell’uomo, è scritto che il corpo viene dalla terra, mentre per l’anima Dio infonde il suo soffio, il suo Ruah, il suo spirito. Quindi, l’anima è una scintilla divina che Dio immette nella materia; pertanto, fa dell’uomo una realtà irriducibile alla materia, staccandosi radicalmente dal mondo animale che invece ha un anima che muore con il corpo. Per questo motivo l’uomo viene chiamato “immagine di Dio”, perché anche Dio è spirito. L’anima ha quelle potenzialità e attività tipiche dello spirito, cioè l’intelligenza e la volontà.

Nel libro “Diario di un curato di campagna” di Georges Bernanos, il sacrestano afferma che nella morte muore tutta la persona. Tuttavia, la definizione della morte è molto più semplice e vera, ovvero che nella morte l’anima si distacca dal corpo e sussiste senza di esso. L’anima è spirituale e immortale e nel momento che lascia il corpo viene giudicata e immediatamente inviata in Paradiso, purgatorio o inferno.

Questa concezione cristiana dell’uomo è un patrimonio dell’umanità, infatti, anche nelle grandi civiltà si è coltivato il culto dei morti perché pensano che le anime sopravvivono. Questo vale per le civiltà greco-latine, che mezzo secolo prima della venuta del Signore parlavano dell’immortalità dell’anima, (come nel “Fedone” di Platone) e per le civiltà asiatiche e induiste. Anche nelle civiltà meno evolute nell’ambito filosofico, come in Africa o in America, si crede nella sopravvivenza dopo la morte. Questa è una ricchezza umana che il Cristianesimo ha illuminato nella luce della Risurrezione di Cristo. Noi siamo la nostra anima. Il giorno del Giudizio universale, con la Resurrezione dei corpi, ogni anima che è nella salvezza avrà un corpo glorioso a imitazione della Gloria di Cristo risorto, le anime dannate avranno il corpo a immagine della loro dannazione.

L’antropologia cristiana è fondamentale perché il Cristianesimo, dal punto di vista della cura del corpo, ha sviluppato la compassione per le persone malate, per tutto ciò che può alleviare la malattia. Gesù chiedeva di avere fede, che le anime resuscitassero, si svegliassero nella vita della fede e nel rapporto con Dio, ma curava anche i corpi attraverso molti miracoli. Il corpo è creatura di Dio, è bellissimo, perché l’anima spirituale lo ha elevato e irradia la sua luce. Le persone buone che si sono purificate dai vizi hanno dei corpi belli, anche se sono persone anziane o malate. Le persone veramente belle non sono coloro che fanno le sfilate di moda, ma coloro che hanno un’anima bella. Persino i romani pagani sono riusciti a capire “mens sana in corpore sano”, ovvero che quando c’è una mente sana, un pensiero elevato, anche il corpo ne benefica.

Nel tempo di Quaresima siamo invitati alla preghiera e con essa nutriamo l’anima, la illuminiamo. Il Vangelo dice che quando Gesù tornava dalla preghiera notturna e tornava la mattina con gli Apostoli, era sempre luminoso. La preghiera rende luminosi, rende bella l’anima che irradia il corpo e lo eleva, lo sana. A volte è la malattia dell’anima, le depressioni e le cattiverie, che rendono repellente e brutto il corpo.

Bisogna dare all’anima almeno la medesima cura con cui si tratta il proprio corpo. Se c’è qualche piccolo problema nel nostro corpo andiamo a farci curare; la stessa cosa dobbiamo farla anche per l’anima. Anche l’anima con il peccato si ammala, provoca delle ferite e il peccato mortale la rende prossima alla morte.

L’anima si cura con la forza della preghiera, con cui chiediamo la grazia e l’amore di Dio, la forza dello Spirito Santo che ci trasforma. Nel Getsemani, Gesù è prostrato e suda sangue ma persevera nella preghiera. Terminato il momento di raccoglimento, va verso i discepoli e li esorta ad alzarsi per affrontare la Passione con quella forza umile che sopporta tutto il male inimmaginabile. Gesù si è fortificato nella preghiera per poter affrontare l’odio riversato su di lui. Cristo risorto ha il suo corpo glorioso con le piaghe che ci indicano che attraverso la sofferenza del corpo possiamo raggiungere la Gloria.

Nel periodo di Quaresima coltiviamo l’anima, soprattutto nella confessione pasquale, in modo tale da vivere in grazia di Dio, essere pieni della Sua luce e abitati dall’amore, dall’umiltà, dalla bontà, dalla rettitudine e sapienza di Dio. Che Cristo sia vivo in noi, perché la potenza del male che c’è nel mondo può essere vinta solo dalle persone buone che impediscono al male di prevalere con la loro bontà, col perdono, con l’amore, che si esprimono nella parole, nelle azioni e nei comportamenti.

San Francesco diceva che il corpo è frate asino, che ha bisogno delle redini, del morso, degli schiocchi di frusta per rimanere sulla retta via. Mortificare il corpo attraverso le rinunce è un esercizio ascetico che vale tanto per noi specialmente quando alleviamo i vizi come l’ingordigia, la gola, la lussuria. Mortificando diventiamo forti, belli, creature belle di Dio, siamo più contenti, felici. Sia questa una prospettiva della Quaresima: rafforzare l’anima e con essa mitighiamo e controlliamo il nostro corpo che non è un idolo da adorare. Il corpo diventerà cenere, ma se l’anima sarà gloriosa anche il corpo lo sarà.