Pensiero spirituale sulla proliferazione del peccato
Cari amici, il peccato originale è uno dei punti fondamentali della visione cristiana della vita. Se Cristo ha patito sulla Croce, l’ha fatto per redimerci dai peccati da noi commessi e di quelli delle origini che ci hanno tolto lo stato di santità nel quale Dio ci ha collocato.
Ci sono due categorie di peccato importanti: mortale e veniale. Il peccato mortale dà la morte all’anima. La grazia speciale che Dio dona – attraverso le preghiere di Cristo e della Madonna – sono il ravvedimento e la conversione, quindi una vita nuova. Se dovessimo morire in uno stato di peccato mortale, sarebbe una morte eterna nell’inferno. Le tre componenti che rendono un peccato mortale sono: la materia grave, la piena avvertenza – cioè la consapevolezza di aver commesso un peccato grave – e il deliberato consenso, quindi una scelta libera che può essere in parte condizionata. Sono elementi interiori che molte volte sono chiari solo a Dio e non ha noi stessi. Qualora mancasse uno di questi tre elementi, il peccato e la responsabilità personale risulterebbero meno gravi. In questo caso, il peccato da mortale potrebbe diventare veniale per mancanza di elementi soggettivi.
Nell’ultimo capitolo del Catechismo della Chiesa cattolica sul peccato, andiamo ad analizzare una situazione esistenziale che conosciamo molto bene, ma che non sempre siamo in grado di vedere nella sua gravità dal punto di vista teologico.
Il peccato ripetuto più volte diventa un’abitudine peccaminosa, che rende schiavi e diventa un vizio. Tra peccato e vizio c’è una differenza. Il peccato è un atto che si compie contro la Legge Santa di Dio, quindi può essere un atto singolo. Il vizio è un’abitudine che si contrae attraverso la ripetizione dei peccati.
Diamo molta più importanza a vizi minori – come le sigarette, l’alcool – senza prendere in esame quelli causati dai peccati più gravi, ovvero i vizi che sono catalogati nella forma settenaria: la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’ira, la gola, l’invidia, l’accidia. Sono vizi capitali che generano a loro volta altri vizi e si formano in noi ripetendo questi peccati. Una persona che ha un peccato d’ira isolato non ha il vizio dell’ira. Ma una persona irosa – che ripete il peccato d’ira – ha un vizio d’ira. Estirpare i vizi è molto difficile. Se non si è in grado di autodeterminarsi, autocontrollarsi e di seguire la Legge di Dio, si commettono peccati che possono essere gravi – come l’adulterio – fino ad arrivare a cattiverie e oscenità di vario genere. Questo avviene perché non si è più in grado di controllare i propri movimenti e istinti più pericolosi per se stessi e per gli altri.
Dobbiamo stare attenti a non contrarre i vizi, altrimenti ne diventiamo schiavi. Il Catechismo della Chiesa cattolica insiste molto su questo passaggio dal peccato al vizio.
Per quanto riguarda la proliferazione del peccato, la Sacra Scrittura sottolinea alcuni peccati particolarmente gravi. Sono i peccati che gridano al Cielo: il sangue di Abele; il peccato dei Sodomiti; il lamento del popolo oppresso in Egitto; il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; l’ingiustizia verso il salariato, cioè defraudare l’operato della sua giusta mercede. Sono dei peccati che hanno una particolare gravità.
Nei primi tempi della storia della Chiesa primitiva, c’era un itinerario penitenziale prima di essere ammessi all’Eucarestia dopo aver commesso peccati gravi. Al primo posto dei peccati vi era l’apostasia, molti tradivano la fede e apostatavano per salvare la propria vita. Al secondo posto, c’era l’omicidio e l’aborto. Al terzo posto si trova l’adulterio.
Questo è il panorama che riguarda la proliferazione del peccato. C’è una piccola appendice del Catechismo che è molto importante. Molte volte non siamo noi a commettere il peccato, ma cooperiamo ad esso. È implicita la nostra responsabilità, per la quale bisogna confessarsi. La Madonna stessa ha segnalato una cooperazione all’omicidio in uno dei suoi Messaggi a Medjugorje. Quando ha parlato dell’aborto ha detto che tutti coloro che cooperano hanno una grave responsabilità. Questo nell’aborto ma come in tanti altri campi. La nostra cooperazione, anche se non siamo i soggetti protagonisti, può essere di natura grave.
Il Catechismo della Chiesa cattolica mette a fuoco tutti questi punti, in modo che abbiamo un panorama sufficientemente chiaro sul peccato. Oggi è una tematica spesso obliterata e rimossa, come se il peccato non esistesse; invece, è il veleno più pericoloso con il quale satana ci rovina per l’eternità.
V. La proliferazione del peccato
1865 Il peccato trascina al peccato; con la ripetizione dei medesimi atti genera il vizio. Ne derivano inclinazioni perverse che ottenebrano la coscienza e alterano la concreta valutazione del bene e del male. In tal modo il peccato tende a riprodursi e a rafforzarsi, ma non può distruggere il senso morale fino alla sua radice.
Dobbiamo fare molta attenzione alle abitudini cattive. Ripetendo atti buoni generiamo una virtù, ripetendo atti cattivi creiamo un vizio. Il peccato può arrivare all’indurimento del cuore e al soffocamento della coscienza. Ma Dio nella sua infinita Misericordia lascia sempre una porta aperta, ovvero il risveglio della coscienza, una grazia speciale. Come nel caso di Giuda, nel Vangelo secondo Matteo, nel quale ha avuto il risveglio della coscienza andando dai sacerdoti, gettando i denari per terra e ammettendo di aver tradito un uomo giusto. Tuttavia, non è riuscito fare il passo fondamentale che è quello di affidarsi alla divina Misericordia, finendo per uccidersi. È proprio vero, quindi, che Dio con la sua Misericordia non permette al male di arrivare a distruggere il senso morale nella sua radice. C’è sempre la possibilità prima della morte di convertirsi. Per chi è indurito nel cuore, invece, ci vuole una grazia specialissima.
1866 I vizi possono essere catalogati in parallelo alle virtù alle quali si oppongono, oppure essere collegati ai peccati capitali che l’esperienza cristiana ha distinto, seguendo san Giovanni Cassiano e san Gregorio Magno. Sono chiamati capitali perché generano altri peccati, altri vizi. Sono la superbia, l’avarizia, l’invidia, l’ira, la lussuria, la golosità, la pigrizia o accidia.
San Tommaso d’Aquino enumera ben cinquanta virtù con gli opposti vizi nella somma teologica.
San Giovanni Cassiamo era un monaco del V secolo d.C. che ha portato la regola di Sant’Antonio in Occidente e che ha scritto dei trattati sui vizi e le virtù molto attuali. San Giovanni Cassiano e San Gregorio Magno sono due grandi padri della moralia e della spiritualità antica, rispettivamente nel V e nel VI secolo. Hanno elaborato la dottrina cattolica riguardo ai vizi capitali.
L’accidia è un vizio su cui bisogna fare delle riflessioni molto particolari perché è quello che paralizza la voglia di fare il bene.
1867 La tradizione catechistica ricorda pure che esistono «peccati che gridano verso il cielo». Gridano verso il cielo: il sangue di Abele; il peccato dei Sodomiti; il lamento del popolo oppresso in Egitto; il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; l’ingiustizia verso il salariato.
Alcuni peccati gridano a Dio perché faccia giustizia. Alla fine della vita, l’unico che ha il potere di giudicare è Dio, nessun giudice umano o testata giornalistica. La Chiesa ha sempre ritenuto un peccato che grida al Cielo il defraudare i lavoratori della propria mercede, questo prima che esistessero i sindacati.
1868 Il peccato è un atto personale. Inoltre, abbiamo una responsabilità nei peccati commessi dagli altri, quando vi cooperiamo:
— prendendovi parte direttamente e volontariamente;
— comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli;
— non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo;
— proteggendo coloro che commettono il male.
Il peccato è una palude dalla quale è difficile uscire, ma con la grazia di Dio possiamo purificarci.
1869 Così il peccato rende gli uomini complici gli uni degli altri e fa regnare tra di loro la concupiscenza, la violenza e l’ingiustizia. I peccati sono all’origine di situazioni sociali e di istituzioni contrarie alla bontà divina. Le «strutture di peccato» sono espressione ed effetto dei peccati personali. Inducono le loro vittime a commettere, a loro volta, il male. In un senso analogico esse costituiscono un «peccato sociale».
Il peccato personale diventa il peccato istituzionalizzato nel mondo. Il peccato sociale è il risultato di peccati personali o di cooperazione ad essi.
C’è un grande equilibrio nel Catechismo della Chiesa cattolica fra ciò che è responsabilità personale, totale e parziale. Il male comincia da dentro e si solidifica in modi di pensare, di agire fino ad arrivare alle istituzioni che molte volte proteggono il male.
La conversione – che è il nostro compito come Radio – si può evangelizzare facendo prendere consapevolezza alle persone del peccato.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”