L’ANTICRISTO CHE VIENE DALLA RUSSIA: “CREDEVA IN DIO MA NEL  FONDO DELL’ANIMA PREFERIVA SE STESSO A LUI”

(Vladimir Soloviev – 1853-  1900)

L’Anticristo di Soloviev è un antagonista di Gesù Cristo e nel suo smisurato orgoglio lo vuole sostituire nel cuore degli uomini.

E’ una figura molto attuale, che potremmo identificare con qualche personaggio del  nostro tempo che è convinto di svolgere una missione messianica universale.

 Non si presenta affatto come un tiranno vizioso, o come un ecclesiastico corrotto, secondo le rappresentazioni tradizionali dell’immaginario collettivo.

Egli è una luce falsa che pretende di illuminare e di attirare. E’ un quadro falso che sempre più vero di quello autentico. Potremmo definire l’Anticristo del grande pensatore russo come il capolavoro del Falsario.

D’altra parte come potrebbe ottenere il consenso della grande maggioranza degli uomini se non avesse un potere di seduzione tale da ingannare persino i credenti? Non è forse questo che Gesù Cristo ci ha insegnato riguardo ai falsi profeti? (Mt 24, 25).

“ C’era in questo tempo – esordisce Soloviev – tra i pochi credenti spiritualisti, un uomo ragguardevole – molti lo chiamavano superuomo – il quale era lontano in ugual misura dall’infanzia della mente e dall’infanzia del cuore.

 Egli era ancora giovane, grazie al suo genio eccelso a trentatre anni godeva di una vasta risonanza di grande pensatore, di scrittore e di riformatore sociale.

Cosciente di possedere in sé una grande forza sociale, era sempre stato un convinto spiritualista e la sua vivida intelligenza gli aveva sempre indicato la verità di ciò a cui si deve credere: il bene, Dio, il Messia.

Egli credeva in ciò, ma non amava che se stesso. Credeva in Dio, ma nel fondo dell’anima involontariamente e senza rendersene conto preferiva se stesso a Lui. “ Tre dialoghi – il Racconto dell’Anticristo – Marietti – pag 189)).

Straordinario il discernimento evangelico di Soloviev, che coglie la condizione “sine qua non” per entrare a far parte del Regno di Dio. Si tratta infatti di quella piccolezza evangelica, di quella umiltà proprio dei bambini che ci rende consapevoli della nostra dimensione di creature e di peccatori, bisognosi di infinita misericordia.

  Le grandi qualità di una persona, al servizio dell’orgoglio, divengono una pietra di inciampo e di perdizione, perché l’io viene posto su quel piedestallo che è riservato all’Onnipotente.

Potremmo dire che l’Anticristo è un uomo eccezionale – un superuomo – per le sue qualità intellettuali, spirituali e morali, ma non è umile e,  senza rendersene conto, ha messo il suo io al posto di Dio. In fondo è peggio di un ateo, perché usa Dio per la sua gloria personale.

“ Credeva nel Bene, ma l’Occhio dell’eternità, che vede tutto, sapeva che quest’uomo si sarebbe inchinato davanti alla potenza del male, appena appena questo riuscisse a corromperlo, non con l’inganno dei sentimenti e delle basse passioni e nemmeno con la suprema attrattivo del potere, ma solleticando il suo smisurato amor proprio.

Del resto questo amor proprio non era né un istinto incosciente né una folle pretesa. A parte il suo talento eccezionale, la sua bellezza e la sua nobiltà, anche le altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza, parevano giustificare a sufficienza lo sconfinato amor proprio che nutriva per sé il grande spiritualista, l’asceta, il filantropo.

Se gli si rinfacciava di essere così in abbondanza fornito di doni divini, egli vi scorgeva i segni particolari di una eccezionale benevolenza dall’alto verso di lui e si considerava come secondo dopo Dio, unico nel suo genere. In una parola egli riconosceva in sé quelle che erano le caratteristiche del Cristo” (ib).

E’ straordinario come il genio di Soloviev sappia descrivere il formarsi nell’Anticristo di quel fumo luciferino che portò alla caduta degli angeli e che illuse i progenitori di essere “Come Dio”. 

Il peccato nella sua essenza è la negazione del proprio “status” di creature dipendenti da Dio e la pretesa di assolutizzare se stessi. In questa prospettiva la tradizione spirituale cristiana ha costantemente indicato nella superbia il primo dei vizi capitali e la radice stessa del male.

L’Anticristo è colui che, nella sua autoesaltazione, si mette in concorrenza con Cristo stesso, ritenendosi superiore a Lui.

“ La coscienza della sua alta dignità all’atto pratico non prendeva in lui l’aspetto di un obbligo morale verso Dio e il mondo, ma piuttosto l’aspetto di un diritto e di una superiorità in rapporto agli altri e soprattutto in rapporto a Cristo.

 Ma non aveva per Cristo una ostilità di principio . Gli riconosceva l’importanza e la dignità di Messia; però con tutta sincerità vedeva in Lui soltanto il suo augusto precursore.

 Per quella mente ottenebrata dall’amor proprio erano inconcepibili l’azione morale del Cristo e la Sua assoluta unicità.

Egli ragionava così: Cristo è venuto prima di me; io mi manifesto per secondo; ma ciò che viene dopo in ordine di tempo, in natura è primo. Io giungo ultimo alla fine della storia, precisamente perché sono il salvatore perfetto, definitivo.

 Quel Cristo è il mio precursore. La sua missione era quella di precedere e preparare la mia apparizione”. E in base a quest’idea, il grande uomo del secolo XXI applicava a se stesso tutto ciò che è detto nel Vangelo circa il secondo avvento, non come il ritorno di Cristo stesso, ma come la sostituzione del Cristo precursore col Cristo definitivo, cioè se stesso.

In questo stadio l’uomo del futuro si presenta ancora in modo non ben definito e originale. Considerava il suo rapporto con Cristo alla stessa guisa per esempio di Maometto, un uomo retto che non si può accusare di nessuna cattiva intenzione” ( Ib.).

Non vi è dubbio che nella genesi dell’Anticristo e nel formarsi della sua orgogliosa auto-coscienza Soloviev segue l’insegnamento di S. Paolo, laddove l’apostolo afferma che l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, “si innalza su ogni essere che vien detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” ( 2 Ts 2,4).

Non esita dunque a presentare se stesso come uno che arriva laddove Cristo non è riuscito, lasciando intendere che Egli ha fallito come Salvatore del mondo. Non è forse il Cristo morto in croce e l’umanità non è rimasta forse nei suoi guai? Il ragionamento dell’Anticristo non è molto diverso da quelli che ritengono il cristianesimo superato e che il mondo ha bisogno di un nuovo vangelo e di un nuovo Salvatore:

“ Il Cristo è stato il riformatore dell’umanità, predicando e manifestando il bene morale nella sua vita, io invece sono chiamato a essere il benefattore di questa umanità, in parte emendata e in parte incorreggibile. Darà a tutti gli uomini ciò che è loro necessario.

 Il Cristo come moralista ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi.

 Sarò il vero rappresentante di quel Dio che fa sorgere il sole e per i buoni e per i cattivi  e distribuisce la piogge sui giusti e sugli ingiusti. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace.

Egli ha minacciato alla terra il terribile giudizio. Però l’ultimo giudice sarò io e il mio giudizio non sarà solo un giudizio di giustizia, ma anche un giudizio di clemenza”(ib).

Vostro Padre  Livio