"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulle parole di Gesù: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 24,42)

Cari amici, l’espressione “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” la sentiamo spesso nel tempo di Avvento. Come cristiani, nel modo di concepire sia la vita che la Storia, ci siamo non poco mondanizzati. Siamo imbevuti di una visione della vita atea e materialistica. Come un processo infinito della materia che si riproduce, abbiamo davanti a noi un’eternità intramondana. Il mondo è eterno, la Storia è eterna, quindi non comprendiamo le parole di Gesù: “Cieli e Terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Nel nostro modo di pensare, anche in questo momento storico in cui siamo minacciati dalle bombe atomiche, non ci viene in mente che così facendo la Storia finisce. Non riusciamo ad entrare in una visione apocalittica della vita e della Storia che è quella cristiana. Eppure per la prima volta l’umanità è a rischio di autodistruzione.

Dobbiamo entrare in quella prospettiva di Apocalisse nella quale Gesù ci ha introdotti: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 24,42). Non riusciamo a vedere il tempo sotto la prospettiva dell’eternità e non riusciamo a vedere la nostra vita come cammino verso l’eternità. Come dice un vecchio proverbio: “La vita è breve, la morte è certa, del morir l’ora è incerta. Un’anima sola si ha, se si perde che ne sarà?”. Non c’è da meravigliarsi del piano Madonna – in questa grande epopea mariana che va da Fatima a Medjugorje – di prepararci al grande combattimento escatologico dal quale Lei uscirà vincitrice, ma Satana avrà la sua parte. Facciamo fatica ad entrare in questa visione escatologica, a capire che il mondo può finire e può essere distrutto se non ci fosse la mano di Dio che interviene. Tuttavia l’intervento di Dio è commisurato alla nostra risposta.

Di qui il fastidio con cui si guardano tante espressioni che sono coerenti con il Vangelo. Quelle espressioni di visione della Storia che prevedono la venuta di Cristo – preceduta dagli ultimi tempi, dall’Apocalisse e dalle sue grandi battaglie – sono talmente estranee al pensiero e alla catechesi che non ne cogliamo il valore.

Non sappiamo cosa ci attende, ma dobbiamo attenerci alle parole di Gesù, ai suoi discorsi escatologici nei quattro Vangeli. Questa mancanza di prospettiva escatologica impedisce a noi e alla Chiesa di indicare l’atteggiamento interiore con il quale dobbiamo affrontare i tempi che viviamo. La venuta del Figlio dell’uomo non è necessariamente imminente. Siamo tuttavia entrati nella fase di eventi che la preannunciano. Come cristiani, prima di tutto, dobbiamo vedere la vita nella luce delle Parabole escatologiche . La più celebre è quella delle vergini stolte:

«Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! 12 Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora. signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Questo è uno di quei momenti in cui molti sentiranno dire “In verità non vi conosco”, perché la Madonna è qui da così tanto tempo per metterci in salvo dai pericoli che incombono. La caratteristica della nostra epoca è quella di satana sciolto dalle catene, della Donna vestita di sole con la corona di dodici stelle, come è apparsa e come appare a Medjugorje. Maria è qui per prepararci alla grande battaglia escatologica della quale il risultato sono le anime salvate. La Gospa è preoccupata per esse in quanto: «Satana miete le anime» (25 luglio 2020) perché la visione della vita è pagana. I cristiani neanche a livello personale pensano alla morte. Non si preparano lavandosi dai peccati con la grazia di Dio che ci rinnova, con la Confessione e l’Eucarestia. La nostra vita diventa un camminare verso lo spegnimento. È scomparsa la dimensione escatologica del Vangelo, del Cristianesimo, siamo diventanti mondani, con qualche perbenismo ma niente di più. Il medesimo atteggiamento che abbiamo a livello personale lo portiamo anche a livello della comprensione della Storia. In questi ultimi anni siamo diventati più pessimisti rispetto a qualche anno fa anno fa quando si progettava la nuova creazione della scienza e della tecnica.

Adesso, si inizia a percepire che sono dei castelli di carta che possono crollare da un momento all’altro, ma facciamo fatica a entrare nella comprensione della Storia sotto la luce della fede, nonostante l’aiuto della Madonna. La prospettiva di fede della Storia – che è la venuta di Cristo – è preceduta da una serie di eventi che possono durare anche a lungo. Nonostante quello che succede, i Messaggi della Regina della pace, gli eventi che ha iniziato a profetizzarci da Fatima, indicando anche i nomi delle potenze anticristiche, noi pensiamo a tutt’altro, siamo immersi nell’effimero. Siamo in uno dei momenti più critici della Storia, ma siamo in tutt’altra faccenda affaccendati, non perché siamo ottimisti, ma perché ci siamo arresi. Non ci rendiamo conto che incombe il giudizio finale personale e di tutte le nazioni. Ognuno verrà giudicato secondo le sue opere. Queste cose ci inquietano e le rimuoviamo, preferiamo l’anestesia, la droga, l’ubriacarci di mondo, immergerci nella mondanità e finire nella nullità. Questa è la psicologia di gran parte della gente. Il Vangelo è scomparso, perché ritenuto superato.

Se c’è un tema che Gesù richiama continuamente è proprio del futuro che avanza, del giudizio che ci sarà, del Signore che verrà, di Dio che guida la Storia e la giudica. Questa generazione è appartenente al gruppo delle vergini stolte che sono rimaste fuori al buio, là dove c’è pianto e stridore di denti.

Sento che è necessario questo richiamo, in base anche a tutte le voci che ci sono da parte della Madonna, dei Santi, dei mistici, del Catechismo della Chiesa cattolica (675 ss). Nessun catechismo aveva mai parlato in questi termini, perché i tempi sono vicini e siamo già nella massima impostura anticristica. Tutto ciò viene messo da parte e non interessa.

Quando esploderanno i Segreti sarà troppo tardi per chiudere le porte e le finestre.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’affermazione della Madonna “Siate luce per tutti quelli che incontrate” (25 aprile 2024)

Cari amici, la Madonna distingue coloro che sono nelle tenebre in due categorie: quelli che hanno deciso per l’odio e per la morte; quelli che non hanno la grazia della fede, ma cercano Dio e la verità. Hanno bisogno della luce che possono incontrare attraverso le persone che hanno Cristo nel cuore e lo testimoniano. È una missione quotidiana di salvezza a cui Maria ci chiama in questo tempo di grazia, perché nel tempo della prova ci saranno tante persone che rischiano di vagare senza meta.

Questo è il programma di vita che incomincia con la conversione. Per essere nella luce bisogna vivere la luce di Cristo, una condizione sine qua non. Non basta una fede intellettuale e informale per essere luce, bisogna che sia incarnata nella vita e che ne sia tutta illuminata. Che le verità della divina Rivelazione illuminino la nostra mente, diventino un modo di pensare, di parlare, di comunicare e che formano la nostra vita e le nostre menti. Che l’amore di Dio entri nel nostro cuore e cominci quell’opera di purificazione di tutte le sporcizie che ci sono nel cuore.

Non siamo strumenti materiali con cui oggi il mondo comunica, ma siamo strumenti vivi quindi la nostra mente deve essere illuminata e il nostro cuore pieno di amore. La persona deve riflettere Cristo, con le miserie e le debolezze della natura umana. Dobbiamo essere tralci vivi uniti a Cristo, che credono in Lui, lo amano e cercano di rifletterlo nella nostra vita.

La Madonna ha bisogno di questi Apostoli perché siamo entrati in una fase della Storia in cui la gente si è allontanata da Dio. Le persone hanno rifiutato la fede e la Croce. I cristiani stessi sono diventati sale scipito. Molta gente è lontana e vaga senza una meta. La stessa Chiesa e i sacerdoti con le loro armi consacrate trovano difficile arrivare a tutti ed essere mani tese di amore che cercano di tirare fuori dalla palude quelli che stanno annegando.

In molte città dell’Occidente nell’anno 2024 è stato riportato che molte persone hanno ricevuto il Sacramento del Battesimo. Sono state numerose in Francia, Australia, Belgio che rappresentano le zone più secolarizzate dell’Occidente, perciò, è l’opera dello Spirito Santo. Sono quelle anime che vagano senza meta ma che per grazia trovano quegli appigli con i quali rientrano nella Chiesa. Iniziano così la dinamica della sequela dei Sacramenti.

È talmente vasta l’area dei turaccioli che galleggiano nel mare che la Madonna dice di essere mani tese e luce che illumina per essi. La testimonianza che si deve dare non è difficile, bisogna dire quello che si sperimenta. Si sperimenta Dio, Cristo, la Sua misericordia, la gioia di essere cristiani. Si sperimenta la grazia dello Spirito Santo che dà una visione nuova della vita, dà occhi nuovi, un cuore nuovo, dà nuove prospettive e speranze.

Questa è la strategia di Maria, molto umile e che passa attraverso i cambiamenti dei cuori. È una reazione a catena di conversioni che avvengono in modo silenzioso, umile, rispettoso. Ne abbiamo un esempio nell’Apostolato di Gesù, nel quale predica il Regno di Dio e la gente può vederlo riflesso nella Sua vita. In Lui c’è la luce della santità e la grazia sovrabbondante, la Sua potenza di miracolo, la Sua misericordia che attira la gente e crea i seguaci.

Anche gli Apostoli – dopo la Pentecoste – hanno dato le loro testimonianze che hanno convertito migliaia di persone, di conseguenza, convertendosi, si diffondevano. Perciò, il Cristianesimo non si è diffuso con le armi, la prepotenza e la violenza come è avvento per altre religioni. Quando Papa Francesco critica il proselitismo, si riferisce a quella forma di evangelizzazione che è pressione ideologica.

La diffusione della religione cristiana è una testimonianza di luce. Illuminiamo con la persona, con gli occhi pieni di luce, con il sorriso che manifesta la cordialità e la bontà, con la mano tesa, senza forzare, lasciando la grazia di Dio e l’amore nei cuori. Così le conversioni diventano convinte, diventano esperienze di cambiamento, diventano una nuova nascita.

Accogliamo questa esortazione della Regina della pace che ci sta ripetendo in questi ultimi Messaggi: «Siate luce per tutti quelli che incontrate» (25 aprile 2024). Lei sa qual è il futuro, sa cosa ci aspetta. Il tempo dei Segreti sarà un tempo di grande grazia, perché già con il primo Segreto satana perderà terreno e la Madonna inizierà ad allargare i consensi. Maria sa bene che in quei tempi, con le paure, le ansietà, i clamori, le urla e le grida, è più difficile essere punti di riferimento.

Infatti, è adesso il momento di esserlo, dobbiamo essere mani tese del suo amore per tutti quelli che sono nelle tenebre ma cercano la luce del nostro Dio. Siamo in un mondo in cui non c’è l’ateismo puro ma l’idolatria, un tipo di adorazione di se stessi. Nel momento della prova queste persone si aggrapperanno ai loro idoli che però cadranno insieme a loro. Essi hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non sentono, hanno mani e non palpano. Cercheranno di aggrapparsi ai vitelli d’oro, ma quelli – inebetiti – non potranno dire e fare nulla.

Cerchiamo di essere Apostoli di Maria, di essere luce, di essere amore, di essere incoraggiamento, di essere gioia. Diffondiamo la bontà, la misericordia, il perdono, la luce con coraggio e coerenza. Diffondiamo Cristo e Maria che è l’odore soave che porta a Cristo. Nella sua creaturalità la Madonna manifesta la gloria di Dio in un modo particolarmente coinvolgente. Anche il cammino verso Cristo diventa più facile.

Con una buona parola, il mondo si ingentilisce e diventa più umano, attraverso i cuori che ospitano l’amore di Dio, la verità di Dio, la bontà di Dio.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sui mezzi della lotta contro satana

Cari amici, la presenza di satana è molto viva e reale. A cominciare dai Vangeli, si legge che appena Cristo è venuto, il diavolo si è allarmato, cominciando la sua guerra contro di Lui e la Chiesa. Cristo stesso ha affrontato il demonio prima ancora di iniziare la sua vita pubblica. Anche noi dobbiamo addestrarci nel corso della Storia in questa battaglia, specialmente in questo tempo in cui satana è sciolto dalle catene. Il tempo dell’Apocalisse diviso in due grandi battaglie, sarà caratterizzato da un tempo di pace in cui satana perderà la sua forza e potenza. Innumerevoli cuori lo scacceranno proprio nel tempo dei Segreti. Infine, ci sarà l’ultimo attacco di satana. Un ultimo tentativo di scalare al Cielo da dove invece verrà Cristo nella gloria, rinchiudendolo per sempre nell’inferno eterno.

In questo tempo, la Chiesa ha dovuto ribadire questa Verità di fede divina – rivelata dalla Parola di Dio e dai Vangeli – della presenza di satana nel corso della Storia umana. Si sono trovati tanti modi per indebolire la presenza del maligno, riducendolo a qualcosa di astratto come se fosse un simbolo del male. La Chiesa è dovuta intervenire, ad esempio, Paolo VI ha detto apertamente che satana è un essere personale, pervertito e pervertitore. Nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli, nell’Apocalisse satana è un’entità ben precisa. A Medjugorje la Madonna appare come Donna vestita di sole e incoronata di dodici stelle proprio per schiacciare la serpe infernale.

Dobbiamo avere la consapevolezza della presenza di satana, della sua pericolosità e anche dei mezzi che il Vangelo ci mette in mano e ci esorta ad usare per affrontarlo e vincerlo con la forza di Dio. La presenza del maligno la vediamo nei Messaggi di Medjugorje, dove Madonna ci svela il progetto di satana che mai avremmo potuto immaginare. Gli ammonimenti della Regina della pace dicono che satana vuole distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo. Nell’obiettivo del diavolo c’è la distruzione del mondo, la catastrofe e la sorte delle anime: «In questo tempo inquieto il diavolo miete le anime per attirarle a sé» (25 luglio 2020).

Ci vuole la consapevolezza della presenza del tentatore, poi bisogna scoprirne la natura. Satana per odio contro Dio tenta l’uomo al male. Il principe di questo mondo è menzognero e omicida fin dall’inizio. Vediamo all’opera il maligno già nella prima tentazione nei confronti dei progenitori, la sua astuzia e menzogna incanta, per morsicare e uccidere. La sua astuzia, la sua tentazione, la sua seduzione, consiste nel presentare Dio sotto forma negativa. Al contrario il male viene colorato di bene, ingannando l’uomo che aspira al bene. Non avendo discernimento, l’uomo sceglie un bene che in realtà è un male.

La prima tentazione è un archetipo che riguarda tutta la Storia dell’umanità fino al nostro tempo. L’uomo si ribella a Dio e segue il demonio che presenta il miraggio del potere assoluto, del potere dell’uomo al posto di Dio. Nella nostra vita personale dobbiamo scoprire il demonio che cerca di indurci al male, di portarci sulla via larga e spaziosa del mondo che attira e seduce con false luci e falsi beni. Ci attira lungo questa via e ci nutre di cibo avvelenato che distrugge la nostra anima per diventare cattivi, perversi e a sua immagine, fino a portarci alla morte. Questa è l’attività di satana nella nostra vita, alla quale nessuno può sottrarsi. Il principe di questo mondo ha molti angeli pervertiti al suo servizio. Secondo l’Apocalisse sarebbe un terzo degli angeli del Paradiso che è caduto a suo seguito. Per le anime più importanti se ne occupa lui personalmente, come attacca Gesù nel Vangelo e la Regina della pace a Medjugorje. La Madonna, infatti, non parla di diavoli al plurale nei Messaggi, ma di satana, proprio perché è un confronto tra la Donna vestita di sole e il grande Drago Rosso. È entrato in campo il diavolo stesso per permissione divina, per portare l’umanità alla distruzione e la Chiesa al martirio.

Gesù ha rassicurato l’uomo dicendo che satana e le porte dell’inferno contro la Chiesa non prevarranno. Ma satana si illude di ottenere i suoi risultati perché il suo orgoglio lo acceca. Tenta la rivincita alla sconfitta che ha subito da parte di Cristo sulla Croce.

A livello personale e collettivo, questa è la tattica di satana che consiste nella seduzione, nel presentare il male sotto forma di bene, presentare l’umanità al posto di Dio come fosse una grande conquista, un’emancipazione, una liberazione, un’era nuova. Inoltre, ci sono le seduzioni delle persone, dove il demonio le attira e le seduce a seconda delle loro fami e desideri. Le bocche affamate dei vizi capitali hanno, da parte di satana, sempre il cibo necessario per soddisfarle e così portarci in catene nella sua schiavitù.

Nella lotta contro satana sono necessarie la preghiera e la rinuncia. Non intendo il digiuno, perché è un sacrificio circoscritto al cibo, mentre la rinuncia è qualcosa di più vasto. La rinuncia è un dire “no” a tutto ciò che satana offre e con il quale distrugge. Nel combattimento spirituale è importante sia la preghiera che la rinuncia, come ha mostrato Gesù nel deserto.

Prima di tutto è necessaria la preghiera. La natura umana è debole e in essa non ha la forza di affrontare il diavolo. Lui è più intelligente, forte e perverso di noi. La sua natura di purissimo spirito fa sì che sia lungamente superiore, sia alla nostra intelligenza che alla nostra volontà. Da soli non possiamo lottare contro il demonio.

Per affrontare satana, abbiamo bisogno della forza di Dio e della Sua potenza che vengono dalla preghiera. Nel Getsemani, Gesù ha detto ai suoi Apostoli: “Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo Spirito è pronto ma la carne è debole.” Allo stesso modo, la Madonna ci invita a pregare per contrastare le tentazioni da cui nessuno è esente. Coloro che sono al servizio della Chiesa sono i più vessati e tentati dal diavolo, perché sa che riuscendo a coinvolgere un sacerdote ha un bottino di fedeli molto più ampio. Questa arma della preghiera è insostituibile perché senza la forza di Dio non possiamo contrastare la tentazione personale e globale.

La Madonna ci invita costantemente a pregare perché satana è forte come nel Messaggio del 25 aprile 2024: «Vi esorto alla preghiera perché satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte attraverso coloro che hanno scelto la morte e l’odio». Le persone che aderiscono a lui estendono il suo regno.

Senza preghiera non si può lottare contro il maligno. Nella preghiera diveniamo figli che supplicano la grazia. Il solo fatto che ci rivolgiamo a Dio, ci introduce nella luce dell’umiltà, fa di noi dei figli che chiedono al Padre. Entrando nella luce dell’umiltà, indeboliamo satana, che è l’essenza della superbia. La preghiera filiale verso Dio paralizza il demonio e lo allontana. Quando recitiamo il Rosario – che racchiude le opere della Redenzione – indeboliamo satana. Questo fa emergere l’importanza del Rosario nella tentazione per la pace del mondo.

La fede ci svela che dietro le guerre c’è l’odio e dietro di esso c’è satana. la preghiera indebolisce satana, in questo modo diminuisce l’odio e finisce la guerra. Allontanando il demonio si fa largo la strada verso la pace. Sono diverse dalle armi fisiche, ma molto più efficaci.

Per rinuncia la Madonna intende il digiuno da tutto ciò che il diavolo offre. La parola “rinuncia” manifesta tutta la sua efficacia proprio quando nella tentazione satana presenta ciò che è appetibile, desiderabile – come la mela di Eva – e che provoca la morte. Satana ci distrugge con quello che ci offre. Rinunciando all’odio, alla vendetta e a tutto ciò che rende l’uomo aggressivo, cattivo, vendicativo, rinunciando agli appetiti del potere, delle ricchezze diventiamo sorgenti di pace.

Il diavolo miete le anime e vuole distruggere il mondo con l’odio e la guerra. Usando le armi che Dio ci ha dato in mano – la preghiera che invoca la sua forza, la rinuncia che disarma satana – vinciamo il maligno.

Usiamo le armi di Dio, costruiamo l’esercito con il quale la Madonna porterà il mondo alla pace.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul conoscere Dio nella luce dell’umiltà

Cari amici, nella luce dell’umiltà conosciamo la verità che riguarda Dio e noi stessi. L’umiltà è la chiave di tutte le virtù, grazie alla quale prendiamo consapevolezza della nostra creaturalità. Su questo terreno fioriscono tutte le virtù naturali e soprannaturali. Per capire cos’è l’umiltà bisogna risalire all’origine stessa della Creazione, nell’istante in cui le creature angeliche furono tratte dal nulla, come lo è anche la nostra anima immortale. Le creature angeliche furono elevate in grazia e, nell’istante successivo secondo San Tommasi d’Aquino, una parte ha deciso l’orientamento a Dio, mentre un altra si è chiusa nel proprio io.

Questo è quello che è avvenuto alle origini della creazione delle creature angeliche ed è la stessa cosa che succede a noi – seppur in modo diverso – perché siamo creature incarnate nella materia e operiamo nel tempo. Avviene che nella nostra vita – specialmente all’inizio quando comincia la formazione e consapevolezza di noi stessi – nel profondo si evidenziano due orientamenti che ci condizionano e configurano.

Il primo orientamento è quello delle schiere angeliche di Michele, cioè la consapevolezza di noi stessi nella luce di Dio, nella luce vera dell’intelligenza e coscienza che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. In questa luce di verità abbiamo una consapevolezza di noi stessi come creature.

Comprendiamo la nostra miseria, il nostro limite, che non siamo causa di noi stessi, che siamo dipendenti. C’è questo orientamento dell’io al di là dell’io, alla ricerca della causa di noi stessi e di chi ci ha creato. La consapevolezza di questa luce ci apre al riconoscimento del Creatore, cioè colui che ci ha creato e delle sue perfezioni.

Se siamo entrati in questo orientamento, concepiamo la vita come ricerca di questa fonte dalla quale siamo nati, che ci illumina, che ci infonde la grazia, dalla quale dipendiamo e riceviamo la grazia del perdono. La vita diventa un itinerario di ricerca di questa luce vera che ci fa conoscere la nostra miseria e nel medesimo tempo la nostra grandezza.

Ci rendiamo conto che nella nostra miseria, abbiamo la consapevolezza di conoscere Dio, di parlare con Lui, di entrarci in comunione, di arrivare per grazia alla Sua amicizia. Questo orientamento che costruiamo dentro di noi, fin dai primi anni della nostra vita, lo si vede nelle persone che credono in Dio, che coltivano Dio, che sono aperte a Lui. In questa luce vivono, progettano, costruiscono la loro vita nella luce di Dio, nel compito che scoprono come itinerario verso di Lui. È una scelta originaria che facciamo nella luce vera dell’umiltà, che ci fa fare una scelta nella verità, ci fa scoprire chi siamo: creature create da Dio.

Ci mette davanti alla nostra situazione esistenziale come esseri causati mentre ci apriamo alla situazione esistenziale di Dio come causa di se stesso e causa nostra. Allora ci scopriamo suoi figli e scopriamo Dio come Padre, nella vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo nella luce della grazia.

Tuttavia, come è avvenuto a Lucifero – il più luminoso e grande di tutti gli angeli che nel primo istante non ha tenuto gli occhi fissi oltre se stesso, non è stato cercatore di Dio, non ha accettato se stesso nel suo limite, non si è orientato nella proiezione, nel desiderio, nel pellegrinaggio verso di Lui – anche noi possiamo cadere nella luce falsa che è quella dell’io che si richiude su se stesso.

Per cui incomincia quell’orientamento della vita che è una proiezione, un prolungamento e un’affermazione di se stessi al di fuori di Dio. Questo avviene perché non si tollera che ci sia qualcuno al di sopra di noi che ci possa condizionare. Si dà sfogo a ciò che è contrario all’umiltà, ovvero l’appetitus excellens, l’appetito di eccellere.

Questa è la malattia mortale che ha fatto diventare gli angeli demoni e che abbiamo innescato nel nostro essere ripiegandoci su noi stessi. Abbiamo la decisione di distogliere gli occhi da Dio, di eliminarlo dalla nostra prospettiva, di concepire la vita come autoaffermazione. La “libertà” che gridano le moltitudini non è altro che la fame dell’io che non sa più di che cosa nutrirsi, è il desiderio smodato di dominare.

Questa è una forma di autodistruzione, ci stacchiamo dalla sorgente del nostro essere. Dio creatore infonde in ogni istante del tempo che viviamo il nostro essere, Amor Dei est infundens et creans bonitatem in rebus (Tommaso d’Aquino), ovvero Dio continuamente infonde l’essere e la bontà nelle creature, ma noi creature possiamo chiudere le finestre, essere nel buio e accendere le false luci per adorare noi stessi.

Questo distacco da Dio crea l’accecamento dell’intelletto, e la durezza del cuore. È un odio contro Dio perché è un limite e una dipendenza al nostro io, un odio contro noi stessi perché i nostri desideri smodati non possono essere esauditi, ed è un odio contro il mondo.

La prima decisione che ci apre a Dio come fiori al sole genera le virtù, la bontà, un’eterna primavera nella luce dell’amore di Dio; mentre la decisione di chiudere noi stessi nel buco nero del nostro regno fasullo annienta noi stessi, è la morte eterna. Questa decisione è provocata dalla superbia, dall’io smodato che vuole dominare.

Se vogliamo conoscere Dio e noi stessi, è necessario mettersi in ginocchio, professare la nostra miseria, la nostra grandezza, la Sua bontà e perdono, elevare il nostro grazie e la nostra lode: questa è la vita vera che si realizza. La vita che va alla perdizione, l’uomo che si alza fieramente su se stesso, che si mette sul piedistallo al posto di Dio, è la vita a cui sta andando incontro il mondo.

Nella luce dell’umiltà prendiamo coscienza di noi stessi, di essere figli. Il Cristianesimo è una bellissima religione, è filiale, della dipendenza del Padre ed è la religione dell’amore. Non c’è altra religione che può essere paragonata ad essa. Il Cristo stesso, Figlio di Dio, è venuto su questa Terra e ci ha rivelato nella sua figliolanza che anche noi siamo chiamati ad essere figli nel Figlio, nella lode, nell’obbedienza, nel ringraziamento, realizzando i disegni di amore del Padre.

Abbiamo in Maria l’esempio di questa scelta originaria meravigliosa che ci eleva ad altezze inconcepibili, perché più siamo piccoli, più Dio ci fa grandi.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla pace del cuore che è il dono più grande

Cari amici, la pace del cuore è il dono più grande che si possa avere in questa vita. Si sente di avere raggiunto qualcosa di molto vicino alla felicità, quindi si cerca di proteggerlo. I nostri cuori sono spesso inquieti, vagabondi, angosciati e molte volte sbandati. Non è facile ottenere la pace del cuore, per questo sono necessarie la preghiera e la fede.

Vorrei indicare la strada a tutti quelli che apprezzano, sentono, desiderano la pace del cuore. La strada che bisogna seguire – per la pace vera, inattaccabile, piena e sazia – è quella di essere, innanzitutto, in pace con Dio. È una condizione esistenziale che possiamo verificare nella nostra vita. Tutti coloro che nel cammino della propria vita sono riusciti ad avere la pace del cuore, sanno che è dovuto al fatto che sono riusciti ad entrare in pace con Dio e vivere stabilmente con Lui. Coloro che sono agitati nel cuore e nella sofferenza, fra le tante possibilità che il mondo offre. non ce n’è una che porti a quella pace profonda e gioiosa che è un dono inestimabile. Soltanto chi ha preso la strada della trascendenza, cioè dell’apertura del cuore a Dio, conosce e sperimenta questa pace.

Bisogna poter fare i tre passi verso Dio col cuore per ascoltare la Sua voce, per presentare a Lui le proprie miserie, i peccati che Egli brucia nel suo amore, e la nostra decisione di fare la Sua Santa volontà. Come disse Dante: “E ‘n la sua volontade è nostra pace” (Paradiso III, vv.85-87), cioè la sintonia tra la nostra volontà e quella di Dio, dà una pace del cuore talmente profonda e salda che nessuna tempesta della vita riesce a metterla in discussione.

Arrivare a questo è un cammino molto impegnativo perché significa mettere a tacere tutte quelle voci che sono l’espressione del nostro egoismo, bisogna mettere a tacere i desideri della carne, che ci spingono ad agire in opposizione a Dio. Questo provoca più angoscia, inquietudine e insoddisfazione. Lo sperimentiamo quando disobbediamo ai Comandamenti che sono l’espressione della sua Santa volontà. Per ogni disobbedienza alla volontà di Dio ci rendiamo conto che non siamo in pace, siamo inquieti e la coscienza ci rimorde. La coscienza che rimorde è come un tarlo che ci accompagna giorno e notte, i tentativi di tacitarlo sono inutili. Se si riesce a zittirlo, vuol dire che abbiamo perso la dimensione morale di noi stessi.

Il primo passo è quello di aprire il cuore a Dio, il secondo passo è purificare il nostro cuore da tutto ciò che va contro i suoi precetti – la lotta al peccato e i desideri della carne – infine lo sforzo quotidiano nella vita di fare la volontà del Signore. Nella sua impostazione di fondo, la volontà di Dio si esprime nei Comandamenti e in tutte le loro applicazioni per tutti gli uomini.

C’è anche una volontà di Dio legata alla nostra vita personale, alla nostra vocazione e alla missione che ci ha affidato. Dopo che si è data questa impostazione di fondo, per cui si è davanti a Dio come creature e come figli, ci sono le vocazioni personali che sono fondamentali. Dentro ogni vocazione c’è una missione. Dio assegna ad ognuno il proprio percorso nella vita. Il cammino di santità, infatti, è una risposta alla volontà di Dio diversa per tutti. La volontà di Dio si conosce nella preghiera di silenzio, ascoltando la voce del cuore e della coscienza, dei Cieli, della Chiesa e delle persone che hanno un’autorità su di noi. Questo fa si che ci sintonizziamo sempre più nella Sua volontà.

Questo percorso di affinamento di noi stessi con Dio deve arrivare a un’unione con Dio. In noi si crea quella serenità, quella pace, quella stabilità anche di fronte alle intemperie e difficoltà della vita. Di fronte alle sofferenze, riusciamo a sopportare e affrontare tutto. Riusciamo a vivere la vita nella dimensione del ringraziamento, della serenità, dell’amore di Dio con il quale ogni paura viene fugata. Per cui una persona vive in comunione con Dio, nell’attesa di raggiungerlo nella vita eterna e guarda al futuro senza timore, sapendo che va verso la pienezza di pace che già ora fiorisce ed è custodita nel Suo cuore.

Quando uno è in pace con Dio, come effetto naturale è in pace anche con se stesso. Non è facile essere in pace se si esclude Dio. Questo non è autosufficienza ma una sinfonia con Dio. Questa pace crea in noi in modo spontaneo un orientamento di bene verso il prossimo. Alla fine, ci rendiamo conto che la pace viene da Dio che bussa alla porta del cuore. Sintonizziamo i desideri del nostro cuore con quelli del Signore e la Sua Santa volontà. Questo fa di noi delle persone serene, positive, pacifiche. Ci mette in una posizione di irradiazione della nostra pace nei confronti del prossimo.

La Madonna a Medjugorje, quando parla della pace nel mondo, ci indica la Sua via. La strada è proprio quella di tornare a Dio, ai suoi Comandamenti e alla Sua volontà. Per cui senza questo non ci sarà la pace. Il ritorno a Dio genera la pace con noi stessi, con il prossimo, nella società e nel mondo. Questa è la prospettiva che la Regina della pace ci dà del futuro: «Ritornate a Dio ed alla preghiera affinché la preghiera diventi gioia per voi. Figlioli non avrete né futuro né pace finché nella vostra vita comincerete a vivere la conversione personale ed il cambiamento nel bene» (25 agosto 2020). L’amore di Dio entra nei nostri cuori, ci riappacifica con noi stessi, diventa un dono che facciamo agli altri. Questo è un programma di vita e santità, di riforma della società, che riguarda il futuro. Il futuro passa attraverso la nostra conversione, il nostro impegno di preghiera, di santità, di purificazione, ogni cuore diventa un centro di irradiazione di pace.

La Madonna ha detto che arriveremo a questo traguardo attraverso un passaggio di purificazione. Lei stessa è venuta come Regina della pace per portarci a un mondo di pace che passa attraverso la sintonia dei cuori con il cuore di Cristo. È la strada che la Madonna ci chiama a percorrere con la conversione e la riforma di noi stessi, in modo tale che il nostro cuore sia ripieno di Dio. Con la pace di Dio non abbiamo bisogno di nient’altro.

Che la nostra vita sia un’irradiazione della pace che Dio ci dona. Non c’è dono e ricchezza più grande, non c’è nulla di più desiderabile che la pace del cuore.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla fede tiepida che non regge alla prova

Cari amici, senza una fede forte non riusciremo a reggere nel tempo della prova. La Madonna ha fatto molte volte l’esortazione ad essere saldi e forti nella fede, perché nel tempo dei Segreti sarà soprattutto la fede ad essere messa alla prova.

Sarà messa alla prova l’adesione alla fede cattolica perché ci sarà quella persecuzione alla Chiesa che vedrà oppressi i cattolici fermi nella fede che non apostatano. Se la fede è debole e incerta, pur di salvare la vita – come hanno fatto nella Storia tanti cristiani che sono diventati musulmani – compiono il peccato dell’apostasia. Al tempo delle persecuzioni dei romani, tanti cristiani hanno sacrificato l’incenso alla statua dell’imperatore e per essere riammessi alla Chiesa hanno dovuto fare una lunga penitenza. Il peccato di apostasia è considerato il peccato più grave, già nell’antichità era al primo posto, seguito dall’omicidio e l’aborto per poi passare all’adulterio. Per essere perdonati ci voleva un cammino penitenziale lungo.

Una fede tiepida non regge perché la potenza di seduzione del demonio è molto forte. Abbiamo degli esempi chiarissimi nella Storia della Chiesa e negli stessi Apostoli di Cristo, che hanno condiviso con Lui tre anni di vita. Essi hanno visto Gesù compiere miracoli, la Sua potenza contro i demoni, la sua Onnipotenza sulla natura, la sua eccelsa Santità e la sua Sapienza. Fino alla Passione la loro fede era ancora molto umana, sincera ma legata alle cose terrene, come vediamo nell’Ultima Cena, quando discutevano sul regno messianico dal punto di vista mondano.

Nella Passione vediamo che il diavolo mette alla prova. Gesù disse a Pietro che satana vuole vagliarli come con il grano. Questo avviene per permissione divina, affinché noi stessi possiamo vedere se siamo buon grano, zizzania o pula. C’è anche la speranza di satana di farci cadere durante la prova, come è successo con Pietro e soprattutto Giuda. Vediamo che nella Passione, questi amici di Gesù non hanno retto alla prova.

Pietro negava la possibilità di cadere in tentazione e, affermando che sarebbe stato fedele fino alla fine. Gesù intervenne dicendo che lo avrebbe rinnegato tre volte prima del canto di un gallo. L’Apostolo Pietro era quello più intrepido nella fede, come a Cafarnao quando Gesù nella Sinagoga preannunciò l’Eucarestia. A quelle parole, alcuni Apostoli iniziarono a mormorare e Gesù chiese loro se volessero andare via, ma Pietro rispose: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Il primo Apostolo aveva una fede sincera ma non era molto radicata, non era temprata, non era passata attraverso la persecuzione, perciò, quando è arrivato il momento della prova ha vacillato.

Molte volte siamo presuntuosi, crediamo di essere forti, di essere inattaccabili. La verità è che siamo deboli, perché la forza viene da Dio ed è il dono soprannaturale della fortezza, uno dei doni dello Spirito Santo. Essendo il tempo dei Segreti il tempo della prova della fede, della persecuzione della Chiesa, in cui le porte dell’inferno tenteranno di prevalere, dovremmo essere temprati in modo tale da non vacillare. Se si rinnega la fede, si perde l’anima. Chiediamo sempre al Signore il dono della fortezza, perché ci renda più forti e saldi nella fede.

Essendo questa la prospettiva che abbiamo davanti, non dobbiamo presumere di noi stessi. Molti cristiani hanno una fede molto debole, basta un soffio perché si spenga, appena arriva il nemico tremano, si nascondono o cedono. È proprio per questo che la Madonna è a Medjugorje da così tanto tempo: per fortificare la Chiesa e noi nella fede. «Non voglio costringere nessuno a fare ciò che non sente e non desidera da sé, sebbene io abbia avuto per la parrocchia messaggi particolari, con i quali volevo risvegliare la fede di ogni credente» (30 aprile 1984).

Vuole risvegliare le nostre anime, come se si trovassero in un sonno stanco della tiepidezza. La fede si fortifica attraverso la preghiera continua, come un fiore che ha bisogno di acqua. È la necessità prima perché il fiore della fede non appassisca, una preghiera con la quale ci mettiamo di fronte a Gesù, a Dio, con Maria nella preghiera perché entri in noi la grazia, la luce, la forza e l’amore di Dio.

Quando si sperimenta l’amore di Dio, difficilmente si vacilla e cade. La fede si fortifica anche nella prova, nel combattimento spirituale quotidiano. Quindi cercando di superare le tenebre, i dubbi, le tentazioni, le tiepidezze, perché Dio le permette proprio per questo, così che siamo fortificati e misuriamo le nostre debolezze. Restiamo nell’umiltà e chiediamo la grazia della fortezza, della resistenza e del coraggio.

La fede va nutrita anche con la meditazione della Parola di Dio, con le buone letture, l’esempio delle vite dei Santi, in modo tale da essere dei soldati e testimoni. Siccome è il tempo del combattimento spirituale, degli inganni di satana, delle sue seduzioni e delle sue tempeste, allora dobbiamo preparaci a questo per non soccombere.

L’incontro con la Madonna, con i suoi Messaggi rafforza molto la fede. Non basta andare a Messa e osservare i Comandamenti, ma bisogna seguire anche la Regina della pace e i suoi Messaggi. Le prove che verranno sono dell’Apocalisse, dei tempi del grande combattimento escatologico fra le potenze del Cielo e del male. Saremo in mezzo a questo combattimento e ci sarà chiesto un “Sì” radicale e profondo, come quello della Madonna. Nella tiepidezza di una vita cristiana, riusciremo a dare quel Sì radicale con il quale siamo disposti a sacrificare la vita ed essere fedeli a Cristo?

Sono tempi particolari quelli dei combattimenti spirituali, ma sono una costante nella Storia della Chiesa. Come hanno perseguitato Gesù, perseguiteranno anche noi. È una costante che Dio permette per fortificarci, per essere vittoriosi ed essere strumento di salvezza per le anime degli altri.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’affidamento quotidiano a Maria

Cari amici, l’affidamento quotidiano a Maria è come un’attualizzazione della consacrazione nella vita quotidiana. San Giovanni Paolo II ce l’ha insegnato attraverso il trattato sulla devozione a Maria di San Luigi M. de Montfort, che divenne di attualità in tutto il tempo del suo Pontificato.

Montfort è uno dei più grandi mariani della Chiesa, un’anima particolarmente elevata. Il “Trattato della vera devozione a Maria” ha avuto un eco straordinario nel tempo, nell’epoca moderna e tutt’ora. È stato scritto agli inizi del 1700, un periodo ancora fuori dall’intemperie del mondo moderno, ma che è rimasto sconosciuto per più di un secolo. Venne scoperto poco prima dell’apparizione della Madonna a Rue du Bac a Parigi nel 1830. Con quell’apparizione e la scoperta di questo libro è cominciata l’epopea della spiritualità mariana dei tempi moderni.

San Giovanni Paolo II ha vissuto questo trattato e l’ha riformulato teologicamente, il suo insegnamento è diventato un nutrimento mariano molto diffuso. Wojtyla centra la sua riflessione teologica sul fatto che Gesù in Croce ci ha lasciato Maria come Madre. Quando ha detto: “Donna, ecco tuo figlio” – alludendo a San Giovanni ai piedi della Croce – teologicamente in quel momento tutta l’umanità veniva affidata a Maria, a questa maternità spirituale, alla nuova Eva, un’interpretazione fondata. Siamo tutti nati in Lei – il Verbo e tutte le sue membra – mediante la grazia dello Spirito Santo. Quindi, Maria ha accolto e accettato questa maternità universale che va al di là dei battezzati. Quando la Madonna dice: «Cari figli» lo dice in primo luogo a quelli che credono, ma anche a tutti coloro che, pur essendo lontani dalla fede, sono stati redenti dal sangue di suo Figlio.

Papa Wojtyla ha approfondito l’affermazione seguente: “Figlio, ecco tua Madre”. In questa espressione ha colto l’invito di Gesù a tutti gli uomini ad accogliere Maria come Madre, ha farla entrare nella nostra vita dal punto di vista teologico. Per noi non è un’opzione, ma un imperativo. È un’offerta di maternità che non ammette discussioni. Quando afferma: “Figlio, ecco tua Madre” non si ha una possibilità di accettarla o meno, è un ordine. Bisogna vederlo, però, come un dono e accoglierlo perché ne abbiamo bisogno.

Gesù in Croce ha sperimentato la grazia immensa di avere al proprio fianco Maria, cooperatrice all’opera della Redenzione fino al momento del sacrificio supremo, dove ha offerto al Padre Suo Figlio e se stessa in sacrificio d’amore. Gesù ha voluto che tutti potessimo avere una Madre come Lei e ha donato la Sua. Maria l’ha accompagnato per tutto il tempo della sua vita, dal momento dell’Incarnazione al momento della morte fino all’Ascensione, per poi raggiungerlo in Cielo. La Madonna era al seguito di Gesù e sempre presente nei momenti chiave della Sua vita. Ha vissuto tutti i momenti fondamentali della Sua predicazione e i giorni della Passione, fino alla Resurrezione dono dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste.

Come Gesù ha avuto presente sua Madre, così Lui vuole che tutti noi godiamo della Sua presenza per tutta la nostra vita. La Madonna lo dice all’anniversario del duemillesimo anno dalla sua nascita il 1° agosto 1984: «Nel corso di tutti questi secoli mi sono dedicata completamente a voi». L’incarico che il Padre Le ha dato è stato accolto con serietà. Si è prodigata in tutti i modi per essere nostra Madre. Per far entrare la Gospa nella nostra vita ci vuole una scelta interiore, con la mente, l’intelligenza spirituale, il dono della sapienza con il quale comprendiamo la grandezza e l’importanza di Maria. Quando poi abbiamo deciso di accoglierla come Madre, dobbiamo camminare con Lei.

La Regina della pace ha detto più volte di incamminarci con Lei, di pregare con Lei: espressioni che ci fanno capire la Sua vicinanza purché ci apriamo alla Sua presenza.

Accettiamo e valorizziamo la Sua presenza nella nostra vita. Questo lo possiamo fare in concreto con l’affidamento quotidiano a Lei della nostra giornata, della nostra vita, dei nostri problemi, delle nostre battaglie spiritali e delle nostre sofferenze. Vivere la giornata con Maria è l’affidamento di tutto ciò che dobbiamo fare, i nostri impegni perché sia con noi, ci accompagni, ci aiuti a non essere mai soli. A volte ci troviamo di fronte a problemi che ci sembrano insolubili, poi ci accorgiamo che la soluzione era molto semplice e prossima: consisteva nel dire alla Madonna “Aiutami Madre”.

Rafforziamo questo vincolo e dipendenza filiale a Maria, attraverso il cammino quotidiano, chiedendole di prenderci per mano, quando siamo stanchi, non ce la facciamo e la salita è ripida- Quando inciampiamo chiediamo alla Madonna la Sua mano, afferriamola e non lasciamola mai. Non presumiamo di camminare da soli. In questo modo, l’affidamento a Maria diventa il modo migliore di vivere il cammino di Sequela Cristi sulla via della Croce, della santità e della salvezza eterna. Il nostro difficile cammino di santità lo dissemina di tante piccole gioie che sentiamo ogni momento della nostra giornata. La Madonna ci fa sentire che ci sta dando una grazia, che ci sta aiutando, ascoltando ed esaudendo le nostre preghiere nei Suoi confronti.

Questo è il grande insegnamento che ci ha lasciato San Giovanni Paolo II sulla scia di San Luigi Maria di Montfort. L’affidamento quotidiano è anche una fatica, ma diventa un’esigenza del cuore, una fonte inesauribile di aiuto, di serenità, di impegno e di gioia. Come ha detto la Madonna: «Incamminatevi con me», chiediamo a Lei di prenderci per mano nel cammino della vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla vita nella luce dell’eternità

Cari amici, è importante collocare la vita e la Storia umana nella luce dell’eternità. Siamo entrati in un tempo in cui l’oscuramento di Dio e del Cielo ha fatto sì che gli uomini rientrassero in quella famosa caverna di memoria platonica. Secondo Platone, infatti, gli uomini vivevano in una caverna al buio pensando che quella fosse la vita. È poi venuto qualcuno che ha aperto la caverna e ha prospettato la luce del cielo. Perciò si sono resi conto che c’erano altre prospettive di vita.

Noi siamo quelli che hanno chiuso la caverna, avendo rifiutato la fede e la Croce dopo essere stati sedotti da una falsa scienza, che è il materialismo in tutte le sue forme. Nel buio della caverna la vita perde di significato, di prospettive, di finalità che siano consistenti nel tempo, che vadano oltre il tempo che passa. Da qui nascono le crisi esistenziali, anche se si vuole praticare il carpe diem di pagana memoria.

Il giorno è pieno di spine e di croci che sono inerenti al nostro essere psico-fisico. Un essere che è soggetto ai colpi del male fisico, spirituale, psicologico. Tutto il groviglio di mali che assediano la vita sociale e familiare, rende inutile il carpe diem. Questa visione della vita nella quale siamo entrati è un’anticamera dell’inferno dalla quale bisogna uscire con la fede, la preghiera. Nella luce della fede, la vita diventa una prospettiva di cammino verso l’eternità. Non è una clessidra che si svuota ma una scala con cui salire fino al Cielo, là dove non c’è né il male né la morte e dove splende la luce della Gerusalemme celeste.

Come cristiani dobbiamo chiederci qual è la nostra prospettiva di vita. Se essa è un cammino verso la morte vuol dire che non si è entrati nel dinamismo della fede. Significa che non si è cristiani, per quanto si hanno dei comportamenti influenzati dal Cristianesimo, la vita non è impostata nella luce della Parola di Dio. La persona esce da Dio creata dal nulla, l’ha fatta a sua immagine ed è in cammino verso di Lui, quando il corpo muore l’anima spirituale è immortale. Si entra in una dimensione completamente nuova, se è un’anima incamminata verso l’eternità è in una prospettiva di beatitudine eterna.

Facciamo un esame di coscienza se siamo nella caverna o se aspettiamo che la vita si consumi. Se siamo imbevuti di mondo o la luce della fede è riuscita a entrare nelle finestre della nostra anima lo dice il nostro comportamento verso i nostri cari. Molte volte li lasciamo morire come fosse la fine di tutto, senza prepararli nell’entrata dell’eternità e all’incontro con Cristo attraverso i Sacramenti e la preghiera. Questa prima era una realtà assoluta. Ho vissuto gli anni in cui non era ancora entrata la visione immanentistica della vita, ma la prospettiva dell’eternità era prevalente. Era una cosa che imbeveva la vita quotidiana, i comportamenti, i dialoghi, le malattie, le morti, tutte nella luce dell’eternità. Tutto questo è andato oscurandosi per cui siamo rientrati nella caverna dell’immanenza, dove non c’è luce, aria fresca e prospettive che vadano al di là.

Attraverso la fede e la preghiera organizziamo la nostra vita come cammino verso l’eternità. Facciamo sì di vivere attraverso la lotta al peccato grave in una situazione stabile di grazia di Dio, perché non sappiamo il giorno né l’ora della nostra chiamata. In questo modo saremo pronti per entrare in Paradiso. Non è un’opzione riservata ai santi, ma un modo di vivere, di vedere la vita e le sue prospettive che è tipico di tutti quelli che hanno la fede, la quale deve diventare una luce interiore e illuminare i nostri occhi. In questa prospettiva la vita diventa un cammino, una meta gioiosa e di luce. Anche la morte e la malattia cambiano il volto perché – come ha scritto Johann Sebastian Bach “La dolce morte” – era nella prospettiva dell’eternità e dell’abbraccio con Cristo.

Questa è la vera cura di fronte al male di vivere, che è il male di quel tralcio staccato dalla vite e che secca. Sperimentare l’inutilità della vita è già un anticipo dell’inferno. Questa visione dal piano personale deve portarsi al piano della Storia umana. Abbiamo ereditano da una falsa scienza – il materialismo, l’evoluzionismo – che ha come visione la venuta dell’uomo dalla materia e il ritorno ad essa. Ci sono stati commentatori televisivi che per decenni hanno spiegato e aiutato a diventare atei, animali, effimeri, dei nulla, bolle di sapone che scoppiano. È una riduzione dell’uomo e della sua vita a qualcosa di inutile.

Siamo entrati in una visione secondo cui la Storia umana è la riproduzione che fa di se stessa nella materia infinitamente. La materia eternamente riproduce se stessa, di qui poi le teorie della reincarnazione e le varianti della visione materialistica della vita. Appena usciamo dalla materia veniamo inghiottiti nell’indistinto e nel vuoto. Questa visione l’abbiamo assimilata ed è entrata tanto nelle persone. Ne sono imbevuti non solo i credenti, ma anche i teologi, coloro che devono insegnare la fine dei tempi e il ritorno di Cristo, ma non lo fanno più, si pensa alla Storia come a qualcosa di eterno.

È impressionante perché siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse, quindi la fine della Storia. Stiamo avvicinandoci a quel momento della Storia in cui Cristo verrà nella gloria. Nella festa dell’Ascensione al Cielo, gli angeli hanno detto agli Apostoli di andare a predicare il Vangelo perché Cristo ritornerà a giudicare il mondo. Poche persone parlano della fine dei tempi, come ad esempio San Giovanni Paolo II il quale ha impostato il suo Pontificato in chiave apocalittica.

Dobbiamo capire che siamo nel tempo in cui la fine non è lontana, parlando proprio degli ultimi tempi. Siamo alle porte del primo combattimento spirituale che vedrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Ci sarà a seguire un periodo di pace e, in conclusione, l’attacco finale del male e la venuta di Cristo nella gloria.

Imparare a vivere l’escatologia cristiana a livello individuale – la morte come istante al quale arrivare preparati per l’eternità – ma anche capire il momento della storia che viviamo. Non facciamo progetti che lasciano il tempo che trovano. Non preoccupiamoci di cosa lasceremo in questo mondo, perché questa Terra brucerà, non resterà più niente. Costruiamo solo per l’eternità, per la santità della vita che non perirà mai. Tutto il resto finisce.

Mi ha molto colpito l’omelia di Papa Benedetto che fece da cardinale, quando si chiese che cosa resterà della nostra vita e rispondendo che resterà solo ciò che abbiamo scritto nelle anime immortali, nella nostra e in quelle degli altri. Tutto il resto è vanità, finirà, verrà risucchiato nel dimenticatoio della Storia umana. Mentre la santità personale, l’amore, la verità, la lode di Dio, resterà nei libri eterni del Cielo. Entriamo in questa visione escatologica della Storia, in questa visione che ci ha dato l’Ascensione. Come ha detto la Madonna siamo entrati nella parte finale della Storia; perciò, dobbiamo essere più invogliati e stimolati a costruire noi stessi e la nostra vita in vista dell’abbraccio con Cristo in Cielo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla cura della nostra anima

Cari amici, l’uomo è composto di anima e corpo. Il corpo perisce, l’anima spirituale è immortale e redenta dal sangue di Cristo. È la sorte dell’anima che decide quella del corpo. In Cielo, dunque, avremo un’anima spirituale immortale ricolmata di luce e di gloria e un corpo corrispondente, come il corpo di Cristo e di Maria. Quindi, non disprezziamo il corpo, ma sottomettiamolo ai bisogni dell’anima.

Dare importanza al nostro corpo non è un male, è una forma di amore ordinato per se stessi. Raccomando soprattutto ai giovani di non rovinarsi la salute con “veleni” di ogni genere. Abbiate cura del vostro corpo, conservatelo in buona salute, dedicatevi allo sport, predicate tutto ciò che aiuta il corpo, lo spirito, la psiche anche attraverso il contatto con la natura, come ci invita a fare la Madonna: «Vi invito ad andare nella natura e a pregare perché l’Altissimo parli al vostro cuore e perché sentiate la forza dello Spirito Santo per testimoniare l’amore che Dio ha per ogni creatura» (Messaggio del 25 maggio 2023).

Se escludiamo la cura dell’anima, la cura del corpo diventa un’idolatria. È risaputo che chi ha una psiche e una vita spirituale che porta alla serenità, si riflette sul corpo che ne benefica. La cura dell’anima si riflette anche sul corpo.

Siamo soliti avere una grande sollecitudine nel curare le malattie, nel prevenirle e nell’attenzione che riguarda il nostro benessere fisico. L’essere umano, tuttavia, ha tre strati: fisico, psicologico e spirituale, ma ne esiste anche un quarto che sfugge ad ogni analisi, ovvero l’anima che è quella punta dell’anima che il Padre si è riservata per sé per parlare al cuore dell’uomo.

Con la stessa sollecitudine con cui curiamo il corpo, dobbiamo curare l’anima. Per il corpo c’è il medico, per l’anima c’è il Padre spirituale, il sacerdote, persone consolidate nella fede che ci possono aiutare.

La cura dell’anima a livello valoriale deve essere al primo posto. Il corpo perisce, l’anima immortale decide il nostro destino eterno. Che le nostre anime vadano in Paradiso è la preoccupazione primaria nella nostra vita. Quanto questa preoccupazione sia evaporata, lo dimostra il fatto che si è persa la cura spirituale e il ricorso al sacerdote quando i nostri cari sono molto anziani o sono malati. Morire senza pregare non è una grazia, anche se fisicamente non si soffre. Non dobbiamo avere cura dell’anima solo nei momenti finali, deve essere una preoccupazione quotidiana. Dio ha a cuore la nostra anima, prima di tutto.

Per quanto riguarda il nostro corpo dobbiamo metterlo al servizio della nostra anima. Dobbiamo fare il possibile pero mortificare le passioni, le tendenze cattive e tutte quelle pulsioni che vengono da un corpo in cui ci sono i veleni del male. Nel nostro corpo ci sono anche i vizi capitali come la lussuria, la gola, l’ira che riguarda la parte fisica e psichica del corpo. Gli stessi vizi capitali hanno più fondamento nel corpo che nell’anima; ci sono poi anche quelli che, come la superbia e l’invidia, sono radicati a livello psicologico e spirituale. La lussuria, ad esempio, può portare la persona in un mare di guai spirituali infiniti.

Così come curiamo il corpo con il cibo, allo stesso modo dobbiamo entrare nella psicologia e gestione di noi stessi e capire che anche l’anima durante il giorno ha bisogno di essere nutrita. Ecco perché la Chiesa ci insegna le preghiere del mattino e della sera, ci invita a raccoglierci in preghiera a mezzogiorno con l’Angelus e ci suggerisce di arricchire la nostra giornata con piccole preghiere spontanee con cui nutriamo l’anima, la fortifichiamo, la consolidiamo.

Questo nutrimento quotidiano trova il suo culmine nella Liturgia domenicale quando possiamo nutrirci del Corpo glorioso di Cristo. Attraverso la Santa Comunione, che è un farmaco dell’immortalità, possiamo guarire e salvarci dalla morte eterna. L’antropologia cristiana è saggia perché ha cura dell’uomo integrale in tutti i suoi aspetti, è infinitamente più costruttiva ed elevata rispetto all’antropologia moderna che fa consistere il benessere unicamente a uno stato di benessere corporale. Capiamo, allora, che bisogna andare ben oltre l’effimero a buon mercato. La preghiera è il primo nutrimento quotidiano per la nostra anima.

Come il corpo ha bisogno dei controlli, allo stesso modo la nostra anima ha bisogno dell’esame di coscienza quotidiano prima di dormire, con il perdono dei peccati richiesto a Dio. L’esame di coscienza quotidiano ci purifica, ci ringiovanisce e ci abbellisce.

C’è un ulteriore modo per avere cura della nostra anima: la Confessione, che ci libera dalle lordure dell’anima, ci purifica. Attraverso la Comunione, poi, fortifichiamo l’anima.

La preghiera e i Sacramenti sono fondamentali. Molto importanti sono anche le letture. Dobbiamo avere cura nella scelta delle letture, affinché siano spiritualmente edificanti e non ci deviino dalla strada della verità. Ci sono autori che propongono una visione della vita che non è quella della fede e quindi possono deviarci. Oggi internet è una fanghiglia maleodorante ed è facile incappare in letture o immagini che certamente possono inquinare l’anima. Mortifichiamo, allora, la curiosità. Leggiamo testi edificanti. Apriamo la Bibbia, leggiamo autori sacri.

È importante sapere quale può essere l’influsso degli altri su di noi. Stiamo attenti e fermiamoci prima che una lettura possa impegolarci in ragionamenti lontani dalla verità cristiana. Non lasciamoci condizionare, non facciamoci influenzare. Attrezziamoci e facciamo forza sulla nostra capacità di discernimento, non cediamo alla curiosità.

Questo non vale solamente per la vista intellettuale, cioè per la lettura, ma riguarda anche lo spettacolo. L’essere umano porta dentro di sé i semi del male, la provocazione è uno strumento per fare audience; dobbiamo, allora, stare attenti e ricordare quel principio secondo il quale gli occhi sono la finestra dell’anima.

La cura della propria anima è come la cura del giardino. Strappiamo le erbe infestanti man mano che crescono, bagnamo i fiori e concimiamoli, proteggiamoli dalle intemperie, teniamo lontano gli insetti nocivi che possono danneggiarli.

Finché non metteremo questa cura attenta, responsabile, nella cura della nostra anima col passare del tempo la nostra anima verrà sepolta dal concime fino a non percepire più il profumo delle virtù e purtroppo nemmeno l’odore male. Ne deriva che poi la conversione diventa più difficile, più si cade in basso, più si viene risucchiati dal fango della palude maleodorante del male e più è difficile riemergere.

Se ci rendiamo conto di essere in questa situazione, facciamo un esame di coscienza e accostiamoci al Sacramento della confessione. Chi, invece, è più avanti nel cammino spirituale, metta ordine nella propria giornata con la meticolosa cura dell’anima che deve estendersi in tutto il giorno, dalla mattina alla sera. Questa cura sia preventiva perché tiene lontano il male, ma anche fortificativa perché accresce le virtù.

Questo è il cammino di santità di tante persone, di tutte le età. È una fatica, ma è anche una gioia. È un programma di vita, è la via del Paradiso.

Coraggio! Vi esorto ad avere per l’anima una cura quotidiana.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla preghiera che è l’arma della vittoria

Cari amici, vorrei soffermarmi su un’affermazione di Don Dolindo Ruotolo, il quale disse che nei tempi nei quali siamo arrivati i problemi del mondo sono umanamente insolubili. Non c’è altra soluzione che la preghiera incessante. È quello che sta facendo la Madonna in questi quarantadue anni di apparizioni.

Nella visione teologica della Storia, abbiamo in campo l’Onnipotenza e Provvidenza di Dio, che ha creato il mondo e governa la Storia umana portandola al proprio fine che è la sua Gloria. Questa è la ragione del nostro ottimismo nel guardare anche i momenti più difficili, perché la potenza è di Dio. La Madonna ha detto molte volte che quella di satana, invece, è una falsa forza. È una forza che illude e si presenta in modo appariscente, ma che alla fine collassa.

Da una parte abbiamo l’Onnipotenza divina e dall’altra abbiamo la seduzione satanica. La forza del diavolo opera nella Storia fin dall’inizio, quando uscì vittorioso dal Paradiso terrestre. Da allora ha sempre dominato sul mondo, anche se non era un dominio totale, perché Dio ha sempre e comunque una Sua signoria e il potere del demonio è limitato.

Ci sono questi due schieramenti sottolineati nell’Apocalisse: la Donna – la Vergine Maria insieme alla Chiesa terrena e celeste – a cui si contrappone un “enorme drago rosso”, che sta a indicare “il mistero di iniquità” che opera nella storia umana, in particolare nel nostro tempo nel quale l’impostura anti-cristica dilaga.

I figli di Eva hanno spesso percorso la via dell’allontanamento di Dio nel corso della Storia della Salvezza . Anche Israele – popolo scelto da Dio – ha dovuto vedere molti profeti per tornare sulla retta via. Sembra quasi che ci sia nell’uomo una difficoltà nel sottomettersi a Dio, a essere umile, servo e figlio. C’è un fondo di ribellione, un “io” che spinge a prevalere.

In mezzo a queste due forze – l’Onnipotenza divina e la falsa forza di satana – c’è la libertà umana. Chi prevale all’interno della Storia degli uomini, dipende molto da noi. Per questo motivo la Madonna ci chiede più volte di pregare con Lei, perché satana non prevalga. Se adesso il demonio è più forte che mai, vuol dire che abbiamo perso la fede. Perdendo la fede e allontanandoci da Dio e, anche non seguendo coscientemente satana, si è legati a lui. La negazione di Dio ci ha messi sotto la sua influenza.

Il demonio cerca in tutti i modi di sedurci e di portarci alla perversione di noi stessi, a essere immagine del maligno. Questa è la fase della Storia in cui sembra prevalere satana. Non dimentichiamo che la vittoria del bene è già stata sigillata dall’Incarnazione del Verbo, della sua Passione, morte e Resurrezione. La salvezza non può essere mai più messa in discussione. Satana vuole prevalere, ma Dio non lo permetterà! Tuttavia porterà con sé molte anime, quelle che non hanno voluto convertirsi

Siamo in una situazione in cui satana è in vantaggio tant’è vero che la Madonna ha detto: «Il diavolo miete le anime per attirarle a sé» (25 luglio 2020); «L’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione» (25 gennaio 2023). Siamo in un momento in cui l’inferno comincia ad accarezzare la possibilità di una vittoria perché satana, accecato, è convinto di avere tutto in mano. Diversamente la Madonna – il 25 marzo 2020 – non avrebbe detto: «satana regna».

Il Figlio di Dio ha inviato Maria per salvare l’umanità da questa catastrofe spirituale e materiale. In questa situazione l’arma della vittoria è la preghiera. Sempre più spesso la Madonna ci chiede di pregare con Lei. Preghiamo con Maria e la preghiera per eccellenza di Maria, ovvero il Santo Rosario ogni giorno senza mai stancarci, con fervore, per le sue intenzioni.

Non periamo tempo dietro le cose che passano, facendoci catturare dalle fatuità che il mondo ci propone attraverso i suoi mass-media. Quello che si dice sono cose che si dimenticano, non rimangono impresse, è l’effimero che divora se stesso. Questo anche vale per tutto il tempo che dedichiamo alle chiacchere, ai divertimenti non sani.

Collocati nel cuore del mistero che è Dio, che è il Suo amore che cerca i cuori da conquistare, dobbiamo metterci nella situazione di essere portatori di luce, della pace, dell’amore. Se si è buoni, giusti, caritatevoli, nella verità, retti, allora si evangelizza. È a questo che vuole portarci la Madonna. La forza del male cresce non solo perché alcuni la sostengono, ma anche perché non c’è una controparte abbastanza forte. Manca la forza della preghiera. Maria ha sempre di più bisogno di anime che preghino, invochino la Misericordia, il perdono, la conversione, la pace. La Regina della pace l’ha spiegato e dimostrato più volte dicendo: «Voi parlate, ma non vivete: è per quello, figlioli, che questa guerra dura così a lungo» (25 ottobre 1993). Il mondo è sull’orlo dell’autodistruzione, dobbiamo impedirlo con la preghiera.

Vi esorto alla preghiera, al Rosario quotidiano, ma anche la Santa Messa quotidiana. Bisogna entrare in una situazione psicologica di militanza. C’è la chiamata alle armi della Madonna che dice: «Sono con voi per dirvi che vi amo e vi esorto alla preghiera perché satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte» (25 aprile 2023).

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