Pensiero spirituale sulla vita nella luce dell’eternità

Cari amici, è importante collocare la vita e la Storia umana nella luce dell’eternità. Siamo entrati in un tempo in cui l’oscuramento di Dio e del Cielo ha fatto sì che gli uomini rientrassero in quella famosa caverna di memoria platonica. Secondo Platone, infatti, gli uomini vivevano in una caverna al buio pensando che quella fosse la vita. È poi venuto qualcuno che ha aperto la caverna e ha prospettato la luce del cielo. Perciò si sono resi conto che c’erano altre prospettive di vita.

Noi siamo quelli che hanno chiuso la caverna, avendo rifiutato la fede e la Croce dopo essere stati sedotti da una falsa scienza, che è il materialismo in tutte le sue forme. Nel buio della caverna la vita perde di significato, di prospettive, di finalità che siano consistenti nel tempo, che vadano oltre il tempo che passa. Da qui nascono le crisi esistenziali, anche se si vuole praticare il carpe diem di pagana memoria.

Il giorno è pieno di spine e di croci che sono inerenti al nostro essere psico-fisico. Un essere che è soggetto ai colpi del male fisico, spirituale, psicologico. Tutto il groviglio di mali che assediano la vita sociale e familiare, rende inutile il carpe diem. Questa visione della vita nella quale siamo entrati è un’anticamera dell’inferno dalla quale bisogna uscire con la fede, la preghiera. Nella luce della fede, la vita diventa una prospettiva di cammino verso l’eternità. Non è una clessidra che si svuota ma una scala con cui salire fino al Cielo, là dove non c’è né il male né la morte e dove splende la luce della Gerusalemme celeste.

Come cristiani dobbiamo chiederci qual è la nostra prospettiva di vita. Se essa è un cammino verso la morte vuol dire che non si è entrati nel dinamismo della fede. Significa che non si è cristiani, per quanto si hanno dei comportamenti influenzati dal Cristianesimo, la vita non è impostata nella luce della Parola di Dio. La persona esce da Dio creata dal nulla, l’ha fatta a sua immagine ed è in cammino verso di Lui, quando il corpo muore l’anima spirituale è immortale. Si entra in una dimensione completamente nuova, se è un’anima incamminata verso l’eternità è in una prospettiva di beatitudine eterna.

Facciamo un esame di coscienza se siamo nella caverna o se aspettiamo che la vita si consumi. Se siamo imbevuti di mondo o la luce della fede è riuscita a entrare nelle finestre della nostra anima lo dice il nostro comportamento verso i nostri cari. Molte volte li lasciamo morire come fosse la fine di tutto, senza prepararli nell’entrata dell’eternità e all’incontro con Cristo attraverso i Sacramenti e la preghiera. Questa prima era una realtà assoluta. Ho vissuto gli anni in cui non era ancora entrata la visione immanentistica della vita, ma la prospettiva dell’eternità era prevalente. Era una cosa che imbeveva la vita quotidiana, i comportamenti, i dialoghi, le malattie, le morti, tutte nella luce dell’eternità. Tutto questo è andato oscurandosi per cui siamo rientrati nella caverna dell’immanenza, dove non c’è luce, aria fresca e prospettive che vadano al di là.

Attraverso la fede e la preghiera organizziamo la nostra vita come cammino verso l’eternità. Facciamo sì di vivere attraverso la lotta al peccato grave in una situazione stabile di grazia di Dio, perché non sappiamo il giorno né l’ora della nostra chiamata. In questo modo saremo pronti per entrare in Paradiso. Non è un’opzione riservata ai santi, ma un modo di vivere, di vedere la vita e le sue prospettive che è tipico di tutti quelli che hanno la fede, la quale deve diventare una luce interiore e illuminare i nostri occhi. In questa prospettiva la vita diventa un cammino, una meta gioiosa e di luce. Anche la morte e la malattia cambiano il volto perché – come ha scritto Johann Sebastian Bach “La dolce morte” – era nella prospettiva dell’eternità e dell’abbraccio con Cristo.

Questa è la vera cura di fronte al male di vivere, che è il male di quel tralcio staccato dalla vite e che secca. Sperimentare l’inutilità della vita è già un anticipo dell’inferno. Questa visione dal piano personale deve portarsi al piano della Storia umana. Abbiamo ereditano da una falsa scienza – il materialismo, l’evoluzionismo – che ha come visione la venuta dell’uomo dalla materia e il ritorno ad essa. Ci sono stati commentatori televisivi che per decenni hanno spiegato e aiutato a diventare atei, animali, effimeri, dei nulla, bolle di sapone che scoppiano. È una riduzione dell’uomo e della sua vita a qualcosa di inutile.

Siamo entrati in una visione secondo cui la Storia umana è la riproduzione che fa di se stessa nella materia infinitamente. La materia eternamente riproduce se stessa, di qui poi le teorie della reincarnazione e le varianti della visione materialistica della vita. Appena usciamo dalla materia veniamo inghiottiti nell’indistinto e nel vuoto. Questa visione l’abbiamo assimilata ed è entrata tanto nelle persone. Ne sono imbevuti non solo i credenti, ma anche i teologi, coloro che devono insegnare la fine dei tempi e il ritorno di Cristo, ma non lo fanno più, si pensa alla Storia come a qualcosa di eterno.

È impressionante perché siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse, quindi la fine della Storia. Stiamo avvicinandoci a quel momento della Storia in cui Cristo verrà nella gloria. Nella festa dell’Ascensione al Cielo, gli angeli hanno detto agli Apostoli di andare a predicare il Vangelo perché Cristo ritornerà a giudicare il mondo. Poche persone parlano della fine dei tempi, come ad esempio San Giovanni Paolo II il quale ha impostato il suo Pontificato in chiave apocalittica.

Dobbiamo capire che siamo nel tempo in cui la fine non è lontana, parlando proprio degli ultimi tempi. Siamo alle porte del primo combattimento spirituale che vedrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Ci sarà a seguire un periodo di pace e, in conclusione, l’attacco finale del male e la venuta di Cristo nella gloria.

Imparare a vivere l’escatologia cristiana a livello individuale – la morte come istante al quale arrivare preparati per l’eternità – ma anche capire il momento della storia che viviamo. Non facciamo progetti che lasciano il tempo che trovano. Non preoccupiamoci di cosa lasceremo in questo mondo, perché questa Terra brucerà, non resterà più niente. Costruiamo solo per l’eternità, per la santità della vita che non perirà mai. Tutto il resto finisce.

Mi ha molto colpito l’omelia di Papa Benedetto che fece da cardinale, quando si chiese che cosa resterà della nostra vita e rispondendo che resterà solo ciò che abbiamo scritto nelle anime immortali, nella nostra e in quelle degli altri. Tutto il resto è vanità, finirà, verrà risucchiato nel dimenticatoio della Storia umana. Mentre la santità personale, l’amore, la verità, la lode di Dio, resterà nei libri eterni del Cielo. Entriamo in questa visione escatologica della Storia, in questa visione che ci ha dato l’Ascensione. Come ha detto la Madonna siamo entrati nella parte finale della Storia; perciò, dobbiamo essere più invogliati e stimolati a costruire noi stessi e la nostra vita in vista dell’abbraccio con Cristo in Cielo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”