Pensiero spirituale sul conoscere Dio nella luce dell’umiltà

Cari amici, nella luce dell’umiltà conosciamo la verità che riguarda Dio e noi stessi. L’umiltà è la chiave di tutte le virtù, grazie alla quale prendiamo consapevolezza della nostra creaturalità. Su questo terreno fioriscono tutte le virtù naturali e soprannaturali. Per capire cos’è l’umiltà bisogna risalire all’origine stessa della Creazione, nell’istante in cui le creature angeliche furono tratte dal nulla, come lo è anche la nostra anima immortale. Le creature angeliche furono elevate in grazia e, nell’istante successivo secondo San Tommasi d’Aquino, una parte ha deciso l’orientamento a Dio, mentre un altra si è chiusa nel proprio io.

Questo è quello che è avvenuto alle origini della creazione delle creature angeliche ed è la stessa cosa che succede a noi – seppur in modo diverso – perché siamo creature incarnate nella materia e operiamo nel tempo. Avviene che nella nostra vita – specialmente all’inizio quando comincia la formazione e consapevolezza di noi stessi – nel profondo si evidenziano due orientamenti che ci condizionano e configurano.

Il primo orientamento è quello delle schiere angeliche di Michele, cioè la consapevolezza di noi stessi nella luce di Dio, nella luce vera dell’intelligenza e coscienza che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. In questa luce di verità abbiamo una consapevolezza di noi stessi come creature.

Comprendiamo la nostra miseria, il nostro limite, che non siamo causa di noi stessi, che siamo dipendenti. C’è questo orientamento dell’io al di là dell’io, alla ricerca della causa di noi stessi e di chi ci ha creato. La consapevolezza di questa luce ci apre al riconoscimento del Creatore, cioè colui che ci ha creato e delle sue perfezioni.

Se siamo entrati in questo orientamento, concepiamo la vita come ricerca di questa fonte dalla quale siamo nati, che ci illumina, che ci infonde la grazia, dalla quale dipendiamo e riceviamo la grazia del perdono. La vita diventa un itinerario di ricerca di questa luce vera che ci fa conoscere la nostra miseria e nel medesimo tempo la nostra grandezza.

Ci rendiamo conto che nella nostra miseria, abbiamo la consapevolezza di conoscere Dio, di parlare con Lui, di entrarci in comunione, di arrivare per grazia alla Sua amicizia. Questo orientamento che costruiamo dentro di noi, fin dai primi anni della nostra vita, lo si vede nelle persone che credono in Dio, che coltivano Dio, che sono aperte a Lui. In questa luce vivono, progettano, costruiscono la loro vita nella luce di Dio, nel compito che scoprono come itinerario verso di Lui. È una scelta originaria che facciamo nella luce vera dell’umiltà, che ci fa fare una scelta nella verità, ci fa scoprire chi siamo: creature create da Dio.

Ci mette davanti alla nostra situazione esistenziale come esseri causati mentre ci apriamo alla situazione esistenziale di Dio come causa di se stesso e causa nostra. Allora ci scopriamo suoi figli e scopriamo Dio come Padre, nella vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo nella luce della grazia.

Tuttavia, come è avvenuto a Lucifero – il più luminoso e grande di tutti gli angeli che nel primo istante non ha tenuto gli occhi fissi oltre se stesso, non è stato cercatore di Dio, non ha accettato se stesso nel suo limite, non si è orientato nella proiezione, nel desiderio, nel pellegrinaggio verso di Lui – anche noi possiamo cadere nella luce falsa che è quella dell’io che si richiude su se stesso.

Per cui incomincia quell’orientamento della vita che è una proiezione, un prolungamento e un’affermazione di se stessi al di fuori di Dio. Questo avviene perché non si tollera che ci sia qualcuno al di sopra di noi che ci possa condizionare. Si dà sfogo a ciò che è contrario all’umiltà, ovvero l’appetitus excellens, l’appetito di eccellere.

Questa è la malattia mortale che ha fatto diventare gli angeli demoni e che abbiamo innescato nel nostro essere ripiegandoci su noi stessi. Abbiamo la decisione di distogliere gli occhi da Dio, di eliminarlo dalla nostra prospettiva, di concepire la vita come autoaffermazione. La “libertà” che gridano le moltitudini non è altro che la fame dell’io che non sa più di che cosa nutrirsi, è il desiderio smodato di dominare.

Questa è una forma di autodistruzione, ci stacchiamo dalla sorgente del nostro essere. Dio creatore infonde in ogni istante del tempo che viviamo il nostro essere, Amor Dei est infundens et creans bonitatem in rebus (Tommaso d’Aquino), ovvero Dio continuamente infonde l’essere e la bontà nelle creature, ma noi creature possiamo chiudere le finestre, essere nel buio e accendere le false luci per adorare noi stessi.

Questo distacco da Dio crea l’accecamento dell’intelletto, e la durezza del cuore. È un odio contro Dio perché è un limite e una dipendenza al nostro io, un odio contro noi stessi perché i nostri desideri smodati non possono essere esauditi, ed è un odio contro il mondo.

La prima decisione che ci apre a Dio come fiori al sole genera le virtù, la bontà, un’eterna primavera nella luce dell’amore di Dio; mentre la decisione di chiudere noi stessi nel buco nero del nostro regno fasullo annienta noi stessi, è la morte eterna. Questa decisione è provocata dalla superbia, dall’io smodato che vuole dominare.

Se vogliamo conoscere Dio e noi stessi, è necessario mettersi in ginocchio, professare la nostra miseria, la nostra grandezza, la Sua bontà e perdono, elevare il nostro grazie e la nostra lode: questa è la vita vera che si realizza. La vita che va alla perdizione, l’uomo che si alza fieramente su se stesso, che si mette sul piedistallo al posto di Dio, è la vita a cui sta andando incontro il mondo.

Nella luce dell’umiltà prendiamo coscienza di noi stessi, di essere figli. Il Cristianesimo è una bellissima religione, è filiale, della dipendenza del Padre ed è la religione dell’amore. Non c’è altra religione che può essere paragonata ad essa. Il Cristo stesso, Figlio di Dio, è venuto su questa Terra e ci ha rivelato nella sua figliolanza che anche noi siamo chiamati ad essere figli nel Figlio, nella lode, nell’obbedienza, nel ringraziamento, realizzando i disegni di amore del Padre.

Abbiamo in Maria l’esempio di questa scelta originaria meravigliosa che ci eleva ad altezze inconcepibili, perché più siamo piccoli, più Dio ci fa grandi.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”