"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’affermazione della Madonna: «Scegliete la via della speranza» (25/06/2024)

Cari amici, per comprendere l’esortazione della Regina della pace: «Scegliete la via della speranza» dobbiamo contrapporla a un’altra riguardante l’uomo moderno e il modernismo. L’essenza della mentalità modernista è il superamento del Cristianesimo. Al posto della visione teocentrica della vita si propone una visione antropocentrica, cioè fondata sull’uomo. Mondanizzano la vita umana qui sulla terra. Di questa mentalità la Madonna ha detto: «L’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione» (25 gennaio 2023). Ora Lei ci esorta a prendere la via della speranza.

Maria vuole dirci che si sta realizzando la sua profezia che ha fatto fin dai primi anni delle apparizioni. Il 30 ottobre 1981 disse: «L’Occidente ha incrementato il progresso, ma senza Dio, come se non fosse Lui il Creatore» è stato il primo accenno al progetto dell’Occidente nel dopoguerra, nel superare la visione cristiana della vita, la civiltà, la dissoluzione graduale della fede e la sua sostituzione con il modernismo. Una visione antropologica della vita come se l’uomo fosse un derivato della materia; quindi, la sua vita incomincia con l’apparire sulla Terra e finisce con lo scomparire da essa.

Questa prospettiva ha cambiato profondamente il modo di sentire e vedere della gente. Ho avuto la grazia di vivere fin dalla mia infanzia una fede vissuta nella prospettiva dell’aldilà, della salvezza dell’anima, del timore Santo, del giudizio di Dio per il peccato e nel medesimo tempo mettere la propria vita nella luce dei Comandamenti per poterla modellare in quella prospettiva. Man mano che è passato il tempo è crollato quasi tutto, del Cristianesimo è rimasto poco, si è imposta la volontà e la superbia umana, si sono imposte le false speranze che adesso stanno cadendo. Erano speranze di un mondo nuovo, diverso, dove la scienza e la tecnica avrebbero risolto i grandi interrogativi dell’umanità – perché il male? la morte? il dolore?– ma si sono rivelate come una grande illusione di un paradiso in Terra. Ma in una terra dove non c’è Dio c’è l’inferno, mentre il Paradiso è di coloro che aprono il cuore a Dio e ricevono la Sua luce di verità e la pace del Suo amore.

La Madonna di fronte a questo panorama – in cui vediamo il crollo delle speranze umane, dei progetti umani, l’emergere delle minacce come quando satana si presenta come una giovane fanciulla e poi improvvisamente si mostra per quello che è, una strega – le illusioni cadono e rimane la disperazione. L’uomo non vuole Dio e va disperato verso la perdizione, perché tutte le sue speranze crollano. Tutti i progetti umani di liberazione man mano che il tempo passa diventano progetti di schiavitù e di perdizione. I diversi tipi di giornali stanno descrivendo il crollo del mondo nuovo senza Dio, il dilagare dell’odio, della superbia, dell’invidia, il regno di satana. Quando la Gospa disse: «satana regna» (25 marzo 2020) ha detto qualcosa di molto visibile e concreto.

Noi cristiani siamo chiamati a non collassare su noi stessi, a non sprofondare nella disperazione e quindi andare all’autodistruzione, che è l’obiettivo verso il quale satana ci vuole portare. La Madonna ce l’ha ripetuto più volte: «Satana è forte e desidera distruggere non soltanto la vostra vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete» (25 gennaio 1991); «satana regna e desidera distruggere le vostre vite e il pianeta sul quale camminate» (25 marzo 2020). Questo è l’obiettivo del diavolo, di trasformare il mondo in un inferno. È un’affermazione audace ma reale, visibile, concretamente verificabile. Abbiamo per decenni inseguito un’illusione umana di volerci liberare dal Cristianesimo, ma che he adesso si sta mostrando un inganno. In questo crollo dei progetti umani di liberazione, di felicità, di emancipazione, la Madonna ci invita a scegliere la via della speranza.

La via della speranza è la Madonna stessa. Lei è la Donna che viene dal futuro. È la speranza cristiana fondata sulla vittoria di Cristo, sul peccato, sulla morte, sulla vittoria della Croce, sulla gloriosa Risurrezione, sul cambiamento dei cuori e della vita. Una prospettiva della vita come cammino verso l’eternità. È la vittoria della verità, della pace, della giustizia, dell’amore che comincia qui sulla Terra e poi si allarga fino alla vita eterna. Questa è la speranza cristiana. In questo crollo delle speranze umane, la gente è esaurita, è depressa, inacidita, arrabbiata anche con la Chiesa. Cristo è vivente nella Chiesa, nell’Eucarestia, nella Parola di Dio, con lo Spirito Santo, nella testimonianza meravigliosa di tante anime. Per obbedire al comando della Vergine «scegliamo la via della speranza» bisogna distogliere il cuore dalle false sicurezze, dalle speranze illusorie. Non c’è nessuna possibilità che l’uomo si liberi dalla sofferenza, dal male, dalla cattiveria e dalla morte perché il diavolo regna e agisce nell’ambito della permissione divina. Prima che il mondo finisca, satana opera e ci illude con le false speranze e nel medesimo tempo ci tiene lontani dalla speranza cristiana e ci trascina verso la disperazione. Il diavolo ci fa percorrere la sua via che è quella delle facili realizzazioni, della vita senza Comandamenti, senza Dio, e alla fine ci succhia l’anima facendoci diventare vuoti.

Il male che affiora nel mondo lo vediamo visibilmente sulla superficie, ma se vedessimo le profondità dei cuori ci sarebbe da inorridire perché il regno del male è tremendo. Le profondità di satana sono spaventose. È inutile che perdiamo tempo in ciò che il mondo ci offre. Se siamo sulla via della perdizione, sul rifiuto di Dio, del rifiuto della fede, della Croce, dobbiamo cambiare. Se abbiamo a cuore noi stessi, la nostra vita, le persone vicine a noi, se vogliamo che vinca la vita sulla morte, l’amore sull’odio, la verità sulla menzogna, dobbiamo decidere per la via della speranza. Se vogliamo che il mondo cambi, che i cuori cambino, che la Madonna vinca in nome di Suo Figlio e che ci sia un tempo di regalità divina sulla Terra – che sarà il tempo della pace che deve già cominciare adesso – dobbiamo decidere per la via della speranza.

Mentre il mondo muore e cade, mentre anche tutto ciò che non è autentico del Vangelo cade, mentre ciò che è il falso Cristianesimo cade, tutto cade da solo, rimane nella sua bellezza e luminosità, nella sua fonte di gioia, la speranza cristiana che è Cristo Risorto glorioso, vincitore del male e della morte, presente nella Chiesa, in particolare nell’Eucarestia. Questa è la decisione che dobbiamo prendere.

Quelli che sono critici nei confronti della Chiesa, si ricordino quello che ha detto la Madonna in tanti Messaggi, ovvero che attraverso le mani benedette dei Pastori che Suo Figlio ha scelto arriva a noi il perdono dei peccati, la grazia della conversione, la grazia dei Sacramenti, della pienezza della verità evangelica. Ci si illude di attingere alle fonti della grazia della Redenzione bypassando la Chiesa. Questo è l’ennesimo inganno di satana. Gesù ha detto: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me”. Ha detto ai pescatori di andare a predicare il Vangelo a tutte le genti.

Questa speranza cristiana dobbiamo viverla non solo come qualcosa di personale, ma anche qualcosa che ci introduce nello strumento di salvezza del mondo che è la Chiesa, nella quale Cristo vive, è presente e opera. La Madonna sta costruendo la speranza cristiana all’interno della Chiesa, perché sia conforme alla sua vocazione che è quella di essere luce per le genti.

Vorrei esortarvi a guardare il sentiero della salvezza che sembra in salita e inaccessibile, ma non ce ne sono altri, ed è con quello che saliamo alle vette della santità. «Scegliete la via della santità e della speranza» affinché Dio vi doni la pace in abbondanza. Per avere la pace è questa la strada.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle parole della Madonna: «Cercate il volto di mio Figlio»

Cari amici, in un bellissimo Messaggio a Jakov la Madonna ci ha invitato a cercare il volto di Suo Figlio. Con queste parole la Regina della pace ci dice di cercare l’amore di Dio che si manifesta nell’amore di Suo Figlio, ovviamente, l’amore di una persona si manifesta sul volto.

Non dobbiamo dimenticare il grande insegnamento del Vangelo, quando l’Apostolo Filippo si avvicinò a Gesù chiedendogli di mostrar loro il Padre.         
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me, ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse». (Gv 14)

Nella visione cristiana, Dio è inconoscibile nella sua vita intima, ma Colui che ce lo ha rivelato è il Figlio che si è fatto Uomo nel grembo della Vergine Maria e, attraverso la Santa umanità di Gesù (soprattutto attraverso il Suo volto), conosciamo chi è il Padre. Abbiamo anche la grande grazia di avere una certa conoscenza umana, secondo la carne, che è la Sacra Sindone. In quel volto sanguinante impresso sul Sacro telo ci appare il volto della sofferenza, della bontà, della maestà, della divinità.

L’Apostolo Paolo ci invita a guardare il volto di Gesù con gli occhi della fede e non soltanto con quelli della carne. Attraverso la Sua santa umanità si manifesta la Sua divinità. Guardando con gli occhi della fede il volto di Gesù possiamo vedere la Divina Misericordia, la bontà, perché Dio è Amore. Rivelandosi nel Figlio fatto Uomo, Dio Santissima Trinità ci ha rivelato la sua essenza che è amore prodigo e senza confini, senza condizioni. Siamo peccatori, abbiamo bisogno dell’infinita Misericordia di Dio ed è proprio nel Suo volto che la ritroviamo, se guardiamo con gli occhi della fede. Dio sa che nel mondo di oggi, in cui imperversa il male, tutti abbiamo bisogno della sua Divina Misericordia.

Guardando il volto di Gesù con gli occhi della fede possiamo vedere la Divina Misericordia, la Divina amicizia, la Sua Santa compassione per le nostre miserie, la sua tenerezza e la sua sollecitudine che ci guarisce, ci fortifica e ci incoraggia. Il Cuore di Gesù è sempre pronto ad accoglierci, ad ascoltarci, ad assisterci e a perdonarci.

La Madonna ci dice di avere l’ambizione santa, accompagnata da un atteggiamento di umiltà, di accogliere l’invito di Gesù a essere suoi amici. Nell’amicizia con Gesù veniamo sollevati dal nostro abisso e portati sul piano dell’amicizia reciproca, dell’amore reciproco, della reciproca fedeltà. In Gesù e nella sua amicizia vediamo riscattata la nostra persona che viene elevata a questo intimo rapporto che ci unisce a Lui.

Nel volto di Gesù c’è lo splendore della sua gloria e della Verità, c’è lo splendore del Verbo. Nella sua infinita Misericordia e nella sua infinita bontà con i peccatori manifesta la sua intransigenza verso il peccato, verso ciò che è la negazione della Verità e della giustizia, verso tutto ciò che è male. Nel volto di Gesù c’è il suo atteggiamento nei confronti di ogni forma di violazione o offuscamento della Verità, verso ogni forma di seduzione o di inganno. L’atteggiamento di Gesù è supremo, è alto. Cristo è la Verità che ci illumina, ci eleva, ci indica la strada, ci fa capire cos’è bene e cos’è male.

È bello immaginare il volto di Gesù nei momenti della predicazione o ancora quello del Padre misericordioso che accoglie il figliol prodigo. Il volto di Gesù ci tira fuori dalla palude dell’ipocrisia nella quale viviamo e ci chiama a vivere nella chiarezza, nella verità, nella coerenza.

Non dimentichiamo, poi, il volto di Gesù che lo straordinario genio di Michelangelo ha raffigurato nel Giudizio Universale affrescato nella Cappella Sistina. In quell’espressione si coglie la severità dI Gesù nei confronti del peccato: «Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m’accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste» (Mt 25,41-43).

Il volto di Gesù non è complice del male, è inesorabile nei confronti del male. Gesù vuole salvare a tutti i costi i peccatori ma nel medesimo tempo è intransigente con ogni complicità con il peccato, con la falsità, con la menzogna, con il compromesso.

Chiediamoci, allora, quale aspetto del volto di Gesù vedremo nell’istante stesso in cui lasceremo questa vita? Quello della Misericordia e della bontà o quello della giustizia perché lo abbiamo rifiutato, disprezzato e non ci siamo pentiti?

Se proprio oggi dovessimo essere chiamati, quale volto di Gesù vedremmo?

Accogliamo l’invito della Regina della pace a cercare il volto di Suo Figlio, facciamone un impegno di vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul pericolo della fede “fai-da-te”

Cari amici, già Benedetto XVI a suo tempo fece un discorso al Collegio Cardinalizio e, fra i vari problemi che aveva evidenziato, c’era proprio quello della fede “fai-da-te”.

La fede può essere oggettiva o soggettiva. La fede oggettiva è quella che ci viene donata ed è la Parola di Dio, cioè la Divina Rivelazione di cui Gesù Cristo né è la pienezza, è il Verbo fatto Carne. Tutte le Verità di fede contenute nelle Scritture, insieme ad altre che fanno parte della tradizione della Chiesa, costituiscono il “deposito” della fede. La Chiesa ha il compito e la responsabilità di conservare le Verità di fede, di custodirle e di insegnarle ai fedeli. La fede oggettiva deve essere conservata nella sua totalità, come un forziere che contiene perle di inestimabile valore.

La fede soggettiva indica il proprio atteggiamento nei confronti delle Verità di fede che vengono insegnate. Questo atteggiamento può essere di totale apertura e che abbraccia fermamente tutte le Verità di fede. La fede oggettiva che ci viene rivelata da Dio non dipende da noi; dipende invece da noi l’accoglienza, l’apertura nei confronti di tutte le Verità di fede.

Quando parlava di fede “fai-da-te” Benedetto XVI ci metteva proprio in guardia dalla tendenza che oggi è molto diffusa ed è quella di scremare, selezionare e scegliere le Verità di fede. La gente oggi tende a sfrondare le Verità di fede a proprio piacimento e con grande disinvoltura, senza tenere conto degli insegnamenti della Chiesa, della Sacra Scrittura e di Gesù Cristo. Questo tipo di atteggiamento è molto leggero e superficiale, non ci si rende conto che così facendo si fa naufragio nella fede. Basta negare una sola Verità di fede per fare naufragio nella fede.

La nostra adesione alle Verità di fede deve essere totale. La fede “fai-da-te” è un grande pericolo proprio per la salvezza eterna della anime. Semplificando, avremmo esempi molto attuali di negazione delle Verità di fede. Mi ha molto colpito quello che Ratzinger ha scritto nella prefazione di Gesù di Nazaret, cioè che oggi la fede viene sgretolata e questo accade proprio all’interno della Chiesa Cattolica: Gesù Cristo viene declassato a uomo di grande spiritualità, a forte personalità religiosa paragonabile a Buddha, Confucio, Maometto. Molti che si dicono cristiani ritengono Gesù Cristo un uomo, un profeta e ne negano la divinità.

La fede “fai-da-te” consiste, allora, nello scegliere tra le Verità di fede quelle che fanno più comodo. Ma il vero cristiano abbraccia totalmente e incondizionatamente le Verità di fede.

Un’altra Verità di fede negata è l’esistenza del diavolo. Questa tendenza è molto diffusa, specialmente in ambito ecclesiale! L’esistenza del diavolo non può essere negata, è una Verità di fede contenuta nelle parole di Gesù Cristo. Il diavolo è sicuramente uno dei protagonisti dei Vangeli e della vita di Gesù. Eppure, nonostante le parole di Gesù, ci prendiamo la libertà di negare l’esistenza del diavolo, di sminuirne la figura e la presenza. Viene distrutta la fede con la ragione supponente e prepotente.

Anche i Comandamenti vengono negati, adattati a piacimento, cancellati o modificati. Ad esempio, il mondo moderno modifica il VI Comandamento (Non commettere adulterio) e in nome dell’amore vengono giustificate tutte le perversioni che ci sono a livello sessuale.

Questo atteggiamento intacca tutte le Verità rivelate che riguardano Dio, noi stessi, la risposta agli interrogativi di fondo. Viene fatta una sorta di selezione e inevitabilmente la fede “fai-da-te” porta all’incredulità, al naufragio nella fede, alla perdizione eterna.

Per evitare di cadere nella trappola della fede “fai-da-te” dobbiamo chiedere a Dio la grazia dell’umiltà di volere accogliere tutte le Verità di fede che Lui ci dona, sia a livello della Rivelazione Divina, ma anche die comportamenti umani, della legge morale, della pratica religiosa.

Chiediamo la grazia dell’integrità della fede, in modo tale da predisporre noi stessi nell’umiltà di accogliere tutte quelle Verità che Dio ci ha dato anche se non possiamo conoscerle e comprenderle appieno. Tutto ci sarà chiaro quando saremo al cospetto del Padre Celeste. Nell’umiltà dobbiamo avere fiducia in Dio.

Uno dei problemi fondamentali che talvolta mette in crisi la nostra fede è certamente il dolore che si declina nel male, nella morte, nel dolore innocente. Chi ha la grazia di credere sa che ogni lacrima è redenta nella Croce di Cristo, ma non tutti arrivano a questa trasparenza nella fede. Un giorno comprenderemo un’espressione che fa parte dell’insegnamento della Chiesa Cattolica (e a sua volta della Sacra Scrittura) e cioè perché Dio permette il male, perché concede a satana la possibilità di agire anche dopo la Redenzione. La permissione divina dell’attività diabolica, e quindi del male nel mondo, è una Verità di fede certamente di difficile comprensione ma che possiamo interiormente metabolizzare attraverso la fiducia e l’abbandono in Dio. Quando saremo davanti al Padre Celeste tutto ci sarà chiaro.

Ci sono tanti interrogativi che possiamo sollevare nell’oscurità nella quale ci troviamo e ai quali avremo una risposta quando saremo dinnanzi al Padre. È per questo che è necessaria la grazia dell’umiltà della fede che dobbiamo chiedere a Dio e che ci permette di accogliere la fede nella sua totalità.

Chiedere a Dio di non tradire nemmeno una Verità di fede è per noi sacerdoti una grazia immensa; dobbiamo predicarle tutte con umiltà e con coraggio, senza temere le critiche.  

Le Verità di fede sono un dono, sono una grande luce, sono il sale della Terra.

Accogliamo tutte le Verità di fede nella loro totalità, sono splendidamente contenute nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nei Vangeli, nella Sacra Scrittura. Accogliamole nell’umiltà anche se non le comprendiamo appieno.

Chiediamo a Dio la grazia di una fede totale e salda.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale su Gesù Cristo «Nostro Dio» (Messaggio del 25 aprile 2024)

Cari amici, l’espressione «Nostro Dio» nel Messaggio del 25 aprile 2024 della Regina della pace è nuova: «Voi, figlioli, siate preghiera e le mie mani d’amore tese per tutti coloro che sono nelle tenebre e cercano la luce del nostro Dio». Maria non ha mai utilizzato questa espressione, nonostante sia nella Liturgia: “Per il nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio, che è Dio”. In tutti i Messaggi della Madonna ci sono riferimenti biblici, dell’Antico e Nuovo Testamento. Tutte le Sue parole sono intessute della Sacra Scrittura.

C’è da chiedersi perché la Gospa abbia usato questa espressione: «Nostro Dio». La maggioranza degli uomini sono nelle tenebre e cercano la luce del nostro Dio, tranne coloro che sono nella luce della fede, che è una rivelazione soprannaturale. Con la capacità della ragione si può arrivare ad alcune verità, se non altro di ordine naturale come l’esistenza di Dio. Con la mente umana si può arrivare, attraverso le opere di Dio, al Creatore e si possono definire alcune delle Sue perfezioni. Vediamo che in alcuni testi della filosofia, di altre religioni o prima del Cristianesimo ci sono frammenti di luce in questo senso.

Al di fuori di chi ha la fede cristiana – che è una rivelazione divina– tutti sono nelle tenebre. Molti professano altre religioni o delle filosofie, ma è nel DNA umano la ricerca di Dio. Questa è una realtà che Maria ha sottolineato in molte occasioni. Per esempio, nel Messaggio del 25 settembre 2022 disse: «Siate gioiosi cercatori di Dio». Quindi, la Madonna invita tutti coloro che hanno la grazia della fede di essere luce per per portarli al nostro Dio, al Nostro Signore Gesù Cristo.

Il nostro Dio è Gesù Cristo, anche la Madonna molte volte nei Messaggi, quando parla di Dio parla di Suo Figlio che l’ha mandata, delle tre persone distinte, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La persona centrale che ci conduce al Padre è proprio il Figlio pe mezzo dello Spirito.

Anche noi dobbiamo usare questo linguaggio. Con l’espressione “Credere in Dio” non definiamo questo Dio come fa la preghiera del Credo: “Io credo in Dio, Padre Onnipotente […] Gesù Cristo […] Spirito Santo […]”. Quando diciamo “Credo in Dio” non esprimiamo il cuore stesso del Cristianesimo.

Nel Cristianesimo l’esistenza di Dio è indiscutibile, si è rivelato attraverso suo Figlio sulla Terra. Professando la nostra fede in Gesù Cristo, crediamo nel vero Dio che è Santissima Trinità, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, a cui abbiamo accesso attraverso di Lui. Non dobbiamo limitarci a dire “Credo in Dio” ma dobbiamo dire “Credo che Gesù Cristo è Figlio di Dio, è la Via, la Verità e la Vita”, usare tutte quelle definizioni che Gesù ha dato di se stesso. Il Nuovo Testamento è ricco di nuove espressioni – specialmente il Vangelo di San Giovanni – con il quale Gesù ha definito se stesso nella sua uguaglianza con il Padre, nella sua missione di rivelare il Padre.

L’apostolo Filippo disse a Gesù: «Signore, mostraci il Padre». Gesù gli rispose: «Chi ha visto me, ha visto il Padre». Avere questa determinazione, superare le riserve e le vergogne che si possono avere, dire “Credo che Gesù Cristo è il Signore, è il Figlio di Dio, è il Redentore del mondo”. Si può adorare anche più concretamente inginocchiandosi e adorandolo quando si tratta della Sua presenza reale nell’Eucarestia. Prestare la propria adorazione al nostro Dio, che si è fatto uomo, che ci ha redento, che è morto in Croce, che l’Eucarestia ci presenta, con il pane consacrato e il corpo donato e con il vino consacrato e il sangue versato.

La nostra fede in Dio non deve essere generica, , ma dobbiamo specificarla in chiave cristologica. Tutti e quattro i Vangeli ci portano a questa professione di fede, perché è necessaria per testimoniare la nostra identità cristiana. La divinità di Cristo oggi viene oscurata, a volte anche all’interno della Chiesa. Benedetto XVI ha detto che si viene sgretolando la base stessa del Cristianesimo, che è a professione di fede della divinità di Gesù Cristo.

Non dobbiamo limitarci a dire alle persone che Dio esiste, il nostro itinerario deve portare a Gesù Cristo, dritti verso di Lui, altrimenti rimane qualcosa di vago. È solo Gesù Cristo che dimostra chi è Dio, ci manifesta Dio nel suo infinito amore che si fa uomo, la Sua umiltà, le caratteristiche del Dio cristiano, che è il Dio della pace e dell’amore.

È molto significativo il fatto che – in questo tempo della presenza di Maria a Medjugorje –in tutti i Suoi Messaggi raramente usa le parole “Gesù” o “Signore”, ma dice «Mio Figlio». Con questo termine la Madonna rivela il mistero dell’Incarnazione, che è quello centrale del Cristianesimo: il Verbo si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria e si è fatto uomo: Et homo factus est. Questa espressione «Mio Figlio» è ricchissima perché ci indica chi è il nostro Dio. Nella nostra professione di fede possiamo dire che crediamo in Dio, che è Gesù, il Figlio di Dio, eternamente generato dal Padre ed è il Figlio di Maria che si è incarnato nel Suo grembo per opera dello Spirito Santo. In questo modo, la fede in Gesù Cristo diventa la fede nella Santissima Trinità.

Dobbiamo essere molto decisi nella nostra professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo. Una delle ragioni della scristianizzazione – che diventa sempre più aggressiva – è proprio la riduzione di Gesù a uomo, un filantropo. Quindi, la riduzione della Chiesa non a opera divina ma opera umana, di conseguenza, il declassamento del Cristianesimo da religione divina a religione umanitaria. Con questo il diavolo ci ha afferrato nella sua tenebra di negazione di morte. Per questo dobbiamo professare con forza la nostra fede, ogni volta che facciamo il segno della Croce, che professiamo il mistero della Santissima Trinità, nell’Incarnazione, nella Passione, morte e Risurrezione di Cristo che sono il cuore della nostra fede.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla virtù della perseveranza per conseguire la salvezza

Cari amici, la virtù della perseveranza è un germoglio che cresce sul ramo della virtù della pazienza. Come dice Caterina da Siena, la pazienza è il midollo della carità e dell’amore. San Paolo dice che la virtù della perseveranza è importante perché chi persevererà fino alla fine sarà salvo. È una delle tematiche che emerge spesso nei Vangeli ed è cara a Gesù Cristo.

Quello che emerge in Gesù è la preoccupazione e lo dice attraverso la parabola dell’aratro: uno che ha in mano l’aratro e comincia a voltarsi indietro non è degno del regno di Dio. La perseveranza è quella virtù grazie alla quale noi otteniamo la salvezza.

Vorrei collocare questa virtù nella nostra situazione di discepoli della Gospa che hanno accolto la chiamata. La Madonna si lamenta perché molti che hanno accolto questa chiamata si sono stancati, lasciando tutto e ricominciando a fare la vita del mondo. Questa è la testimonianza di tanti, di essere stati a Medjugorje con grande fervore e pian piano la mondanità li ha riconquistati, avendo bisogno di una nuova riconversione. Si può vedere l’importanza di questa virtù.

È fondamentale perché il tempo della vita è un tempo di prova. Le prove della vita si susseguono fino all’ultimo istante, questo perché la vita è un tempo di prova per volontà di Dio che dà la possibilità al principe di questo mondo di giocare le sue carte. Come la Madonna ci ha ribadito più di una volta: satana non dorme. Quando si incomincia il cammino sulla via della salvezza, lui assedia in tutti i modi per far desistere dal cammino e voltarsi indietro.

I suoi due alleati sono la carne e il mondo. Quando si è sulla strada della preghiera, della fede, della mortificazione, della rinuncia al peccato, satana soffia prima di tutto sulla carne. I vizi rispuntano, come dei serpenti affamati che, se non vengono nutriti, iniziano a sibilare. Se decidiamo di cambiare vita, dobbiamo dire no a quello che il mondo offre, altrimenti le bocche fameliche dei vizi capitali iniziano a metterci in subbuglio, ad agitarci dall’interno e nella mente. Quello a cui abbiamo rinunciato appare una cosa che non si può proseguire oltre; quindi, bisogna ricominciare a mangiare le cose di prima, quell’effimero peccaminoso con il quale satana porta alla morte.

Propri in questo momento è necessaria la resistenza, cioè il combattimento spirituale. Una resistenza nell’attimo, nel dire no alla tentazione, rinunciare a satana, scacciare il diavolo e amare Gesù sopra ogni cosa. Sono momenti di combattimento spirituale paragonabili al Getsemani. Satana gioca molto su questo come ci testimonia l’autobiografia di Sant’Ignazio di Loyola, con un tipo di tentazione che satana gli rivolgeva. Improvvisamente il Santo aveva lasciato il mondo, ha voluto incominciare una vita di rinuncia. Il diavolo provocava Sant’Ignazio chiedendo come poteva riuscire a perseverare con tutte quelle rinunce, dicendo che non ci sarebbe mai riuscito. Questa era una tentazione che agitava il cuore di Sant’Ignazio, ma ha saputo dire “rinuncio”.

Il momento della resistenza è quello previsto dal Vangelo, quando si caccia via il diavolo, lui cerca i sette spiriti più forti di lui e ripropone l’assalto per riprendersi l’anima. C’è il momento della resistenza che è il momento del Getsemani, Gesù vince la sua battaglia quando chiede che sia allontanato quel calice di dolore e nel momento in cui dice: “Sia fatta la Tua volontà”, si alza fortificato per affrontare la Passione come sappiamo.

Così anche noi dobbiamo essere determinati nel momento del ritorno di satana quando cambiamo vita. Questa determinazione dobbiamo tenerla accesa e riproporla ogni giorno. Se nel primo assalto di satana si è stati forti e nel secondo vinci nuovamente, ci si fortifica ulteriormente e la terza volta si diventa ancora più forti. Andando avanti così – inanellando le vittorie con perseveranza – arriva il momento in cui ci si stabilizza nella virtù e nella decisione, satana non riesce ad agitarci e a metterci in questione. Si arriva in uno stato di fortezza che è la somma della propria volontà e la grazia di Dio, senza essere presuntuosi. Gesù ha detto: “Senza di me non potete fare nulla”.

La virtù della perseveranza è quella virtù che porta a ripetere la determinazione, istante per istante fino all’ultimo della vita, perché solo chi persevera fino alla fine sarà salvo.

La tentazione che ci rimprovera la Gospa è proprio quella che molti che si sono convertiti – anche grazie a Medjugorje – poi non hanno perseverato. Si sono di nuovo persi rendendo necessario una seconda conversione. Nel Messaggio del 25 aprile 2024 ha detto: «Satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte attraverso coloro che hanno scelto la morte e l’odio». Quello che avviene per satana, che progressivamente acquisisce nuovi adepti e diventa sempre più forte, anche per noi è la medesima cosa. Man mano che moltiplichiamo le vittorie entriamo in una situazione di stabilità nel combattimento spirituale per cui le cadute diventano sempre più rare.

Vorrei sottolineare l’invito alla conversione: «Figlioli, siete ancora lontani. Perciò convertitevi sempre di nuovo e scegliete la via della santità e della speranza affinché Dio vi doni la pace in abbondanza» (25 maggio 2024). Questo per tutti coloro che hanno avuto la grazia di essere stati chiamati a Medjugorje e hanno dissipato la grazia. Ma è anche per noi che stiamo andando verso il tempo dei Segreti. Non sappiamo il suo inizio, anzi possiamo dire che è già cominciato perché lo vediamo nel mondo che va verso la Terza guerra mondiale. Nel mondo abbonda sempre più l’iniquità, la cattiveria, l’incredulità, l’odio verso Dio e verso il prossimo. È chiaro che il tempo dei Segreti si avvicina.

Ricordo i primi anni di Medjugorje con i fiumi di pellegrini che piano piano si sono diradati. Nell’insieme non hanno mantenuto le promesse, molti si sono disaffezionati, sono ritornati alle distrazioni del mondo. Ma adesso facciamo la figura delle vergini stolte che non avendo portato con sé l’olio, quando arriva lo sposo che ha tardato fino a mezzanotte, loro hanno le lampade spente.  Così c’è il rischio che si arrivi nelle vicinanze del tempo dei Segreti, dove si danno appuntamento una serie di eventi per cui il mondo potrebbe esplodere da un momento all’altro. Rischiamo che dopo tanti anni ad aver seguito Medjugorje, ci siamo raffreddati, intiepiditi e non siamo pronti. È mancata la virtù della perseveranza, che è la virtù dei forti e il segno della solidità di una persona. Se una persona persevera nel fare il suo dovere, nelle sue convinzioni, nel servire Dio, nel lavorare per Lui, davanti al Padre ha una grandezza che il mondo non vede, ma Dio sì e sa che può affidare delle imprese difficili perché ha perseverato.

Chiediamo alla Madonna la grazia della virtù della pazienza, della fortezza e della perseveranza. Sono virtù fondamentali da praticare ogni giorno. Più si praticano, più si diventa forti, affidabili, persone che Dio può prendere al suo servizio per imprese sempre più grandi. Entriamo dunque in questa prospettiva perché la vita è breve e dobbiamo arrivare alla fine.

Se ci manca la preghiera, la grazia dello Spirito Santo e la forza di Dio – che si ottiene attraverso la preghiera continua – non arriviamo al traguardo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul monito della Madonna: “Figlioli, siete ancora lontani” (25 maggio 2024)

Cari amici, l’espressione «Figlioli, siete ancora lontani» (25 maggio 2024) non deve essere ignorata, perché è una fotografia fatta dall’alto, cioè dalla Madonna che vede e scruta i cuori. Maria è preoccupata per la nostra situazione spirituale e per la salvezza eterna delle nostre anime che dipendono dalla risposta alla chiamata che danno i suoi Apostoli. Gli Apostoli del Suo amore sono lo strumento attraverso il quale la Gospa sta preparando la grande battaglia, per aiutare il mondo a liberarsi dal maligno, cioè da questa presa dell’odio e della guerra che il diavolo soffia ogni giorno. Vuole liberarci e farci entrare in una fase della Storia dove ci sia la pace con Dio, che è un dono che si effonde nei cuori e crea la pace fra gli uomini.

Questa espressione della Regina della pace vuol dire che siamo ancora lontani da quegli obiettivi che si propone. Lei vuole che i suoi Apostoli – come tante volte ci invita a fare – siano quegli strumenti attraverso i quali la speranza cristiana arrivi a quelli che non la conoscono. La speranza cristiana è la salvezza che viene da Gesù Cristo. Viene da questo dono che ci ha fatto Cristo in questo tempo particolare, che è il tempo di Maria e la sua presenza. Fin da Fatima, la Regina della pace, aveva preannunciato che alla fine di queste turbolenze del mondo contemporaneo – con due guerre mondiali, la scristianizzazione e le sofferenze immani dovute al peccato – Lei ci avrebbe portato a una vita nuova, che viene da Dio, è un Suo dono e ha bisogno dei suoi Apostoli per questo.

Quando la Madonna dice «Siete ancora lontani», si rivolge proprio a noi suoi Apostoli. Questo ci deve scuotere e spronare sulla via della santità e della speranza, in modo tale che il mondo abbia la pace in abbondanza. Questo passaggio, in questo momento, è ancora lontano da quello che Maria si propone, è ancora immerso nella mondanità, nelle preoccupazioni di questo mondo. Non è pronto a questo passaggio storico, non è pronto al momento di Dio, o forse non ha tenuto accesa la fiamma della chiamata che pian piano è diventato un lucino fulminante fino a spegnersi.

È quello che è successo agli Apostoli prima della Passione. Gesù li ha preparati per tre anni al compimento della sua missione, che era appunto la Sua morte redentrice. Hanno condiviso la vita con Gesù giorno e notte, le sue fatiche apostoliche e le sue persecuzioni. Nonostante ciò, quando c’è stato il piccolo trionfo della Domenica delle Palme, si sono fatti trascinare nella prospettiva della mondanità. Alla vigilia della Passione, litigavano per decidere chi fosse più grande nel regno del Messia, che loro già prospettavano su una base temporale e di messianismo terreno. Così sono arrivati al momento della Passione impreparati, sono fuggiti, caduti. Giuda il traditore è stato quel cuore duro che non si è convertito. Pietro nella sua debolezza e nel suo entusiasmo che non avrebbe mai tradito Gesù, non ha potuto evitare che non si verificasse la profezia del gallo. C’è stato solo San Giovanni con la Madonna presente nel venerdì mattina fino al compimento della Passione, con la morte e la sepoltura di Cristo. Mentre gli altri Apostoli erano fuggiti e nascosti, forse nel Cenacolo o in altre parti. Sappiamo che erano caduti in una crisi spirituale notevole. Anche quando le donne sono andate ad annunciare che il sepolcro era vuoto, non c’era il cadavere e che un angelo ha detto che era risorto, gli Apostoli facevano fatica a credere. Ci sono stati anche dei discepoli che non hanno creduto né dopo aver visto Gesù che è apparso a loro né nel momento dell’Ascensione.

Questo ci fa pensare molto. Quando si entra nell’ambito della fede, come è quella del Signore Risorto, quelli che credono non vedono un fantasma, ma Gesù vero. Quelli che non credono e dubitano, non lo vedono. Quando era vivo e faceva miracoli, ci credevano, dopo la sua Resurrezione molti hanno smesso di credere perché si entrava nel soprannaturale.

Così avviene anche oggi. La Regina della pace è qui da più di quarant’anni ormai, con apparizioni quotidiane che ci hanno accompagnato, rafforzato, fortificato spiritualmente, in questa grande battaglia per conservare la fede e per testimoniarla. Siamo arrivati alla soglia del tempo dei Segreti, che in realtà sono già cominciati, perché satana è al massimo della sua attività. La Gospa vede le truppe che sono come Annibale agli ozi di Capua, cioè impreparate. Lo dimostrano i Messaggi che negli ultimi tempi Maria ci porta, come il 25 marzo 2023 quando non ha ringraziato per aver risosto alla chiamata ma ha manifestato la sua sofferenza per la nostra situazione: «Cari figli! Questo tempo sia per voi il tempo della preghiera». Successivamente nei Messaggi ha sempre manifestato questa sua preoccupazione fino a parlare della zizzania: «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili» (25 febbraio 2024). La Madonna si riferisce a quelle persone sulle quali contava e che si sono perse. Non conta quanti rispondono, ma quanti perseverano.

Ora la Regina della pace dice che siamo ancora lontani. Vuol dire che non siamo ancora pronti, come il 25 luglio 2019: «Figlioli, verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà, ma se siete miei, vincerete». Questa è una constatazione che non deve deprimerci o scoraggiarci, perché la Madonna ci invita a convertirci e a intraprendere il cammino di santità. Siamo ancora nel tempo di grazia in cui possiamo riprendere il cammino, rialzarci. Se abbiamo sbagliato strada possiamo cambiarla, se vaghiamo senza meta dobbiamo ritrovare la bussola che ci porta alla via di salvezza. Questa bussola è la preghiera.

C’è una preoccupazione crescente da parte della Gospa che riguarda proprio quelli che Lei ha chiamato e che vorrebbe all’altezza della situazione ma non lo sono. Dobbiamo darci da fare per esserlo. Dobbiamo scuoterci dal sonno stanco delle nostre anime, dobbiamo intensificare la preghiera, il fervore, la pratica della vita cristiana in modo tale da essere luce, testimonianza e pace, ovunque ci troviamo.

Guardiamo al cuore di Cristo che fiammeggia di amore, ma incoronato di spine per le offese, l’indifferenza, le tiepidezze, le ingiurie che ricevere quotidianamente e cerca anime presso le quali trovare ristoro. Anime che lo amino con generosità, con slancio, senza do ut des, un amore spassionato per Cristo. È la fonte eterna di felicità su questa Terra.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulle parole della Madonna “Abbiate tempo per pregare profondamente per voi stessi” (28 maggio 2024)

Cari amici, le parole che la Regina della pace ha detto a Marija – nel Messaggio del 28 maggio 2024 – sono molto significative e rivolte a tutti: «Pregate per la pace nel mondo, la pace interiore e nelle famiglie. Abbiate tempo per pregare profondamente per voi stessi».

Maria ha puntato sulla preghiera liturgica della Chiesa – la Santa Messa solenne quotidiana a Medjugorje, un appuntamento a cui partecipano numerose persone – e ha insistito molto sulla preghiera personale. «Abbiate tempo per pregare profondamente per voi stessi». Oltre alla preghiera liturgica e familiare, sollecita la preghiera personale che può avvenire per conto proprio in Chiesa, davanti al Santissimo oppure nella propria stanza. Questa espressione della Gospa, significa entrare in quel tempio che è connaturale a ogni anima, ovvero quel luogo che il Padre si è riservato per sé. Questo fa parte della tradizione mistica nei secoli. Alcuni mistici parlano del fondo dell’anima cioè quella parte che è aperta al soprannaturale. L’anima non è spaziale ne materia, ma è puro spirito. C’è una parte dell’anima che informa il corpo e una parte che è rivolta a Dio. È una parte dove splende l’immagine di Dio e dove è impressa la Sua legge morale, dove Dio parla all’anima e si manifesta, dove la Santissima Trinità abita.

La Madonna ci invita ad entrare in questa parte dell’anima, che è rivolta alla trascendenza e a Dio, della quale dobbiamo prendere possesso, affinché si apra a Dio e Dio stesso ne prenda possesso. Dobbiamo farlo personalmente e profondamente. Vuol dire che dobbiamo sgombrare tutte le distrazioni che ci possono essere, tutte le preoccupazioni che abbiamo per la vita terrena, tutto ciò che ci può distrarre, che ci può riportare nel mondo, che ci può riportare in quella parte di noi stessi che è soggetta all’effimero.

Dobbiamo entrare in quell’istante eterno dell’anima che si rivolge a Dio Creatore. Dobbiamo vedere in quella luce di Dio noi stessi per quello che siamo nella nostra grandezza, perché siamo capaci di parlare con Dio, di aprici a Dio e di deciderci per Dio. Quindi, è quella parte sublime dell’anima che può essere offuscata ma non distrutta, diversamente non sarebbe possibile la conversione. Questa è la parte nobile dell’anima che il peccato non distrugge ma può soffocare e offuscare.

Nella luce di Dio possiamo vedere la vocazione di noi stessi, della nostra anima, il nostro io che viene da Dio, che ha bisogno di Dio e che anela a Dio. Nel medesimo tempo, vedere ciò che frena tutto questo, che ci sporca, che ci offusca, che ci sfigura. Se il peccato non è grave, è come polvere che si deposita sullo specchio dell’anima; se è grave, è come fango che diventa un macigno pesante e soffocante. In questa luce, dobbiamo vedere noi stessi nella verità.

Siamo dei grandi ingannatori di noi stessi, non osiamo guardarci nella verità, nella luce di Dio, come siamo veramente. Invece di riconoscerci come peccatori, giustifichiamo i peccati, invece di riconoscerci come colpevoli, avanziamo la nostra presunzione di innocenza. Non dobbiamo fare come il fariseo che pregava e diceva di non essere come tutti gli altri, ma dobbiamo seguire l’esempio del pubblicano che si mette in fondo inginocchiato davanti a Dio, mostra i suoi peccati e le sue miserie perché Dio li distrugga nel proprio amore.

Questo colloquio è qualcosa di necessario quotidianamente, tant’è vero che nella tradizione cristiana, nelle preghiere della sera dette personalmente, abbiamo l’Atto di dolore. Questa preghiera è proprio un mettersi nella profondità dell’anima e prenderci cura di noi stessi, del peccato e delle piaghe che sono in noi. Successivamente, dire le parole che guariscono “Mio Dio, mi pento e mi dolgo dei miei peccati”, nella tradizione della Chiesa c’è questo invito ogni giorno di rientrare in se stessi.

Ci sono delle situazioni in cui abbiamo le ferite della vita, della giornata, le polveri che si depositano, le forze spirituali che vengono meno nel combattimento spirituale. Ogni giorno abbiamo bisogno di rigenerarci nella luce, nella verità di Dio, chiedere la forza di Dio, il coraggio necessario per la santa battaglia. Questo è da fare ogni giorno ed è necessario per chi è già sulla via della salvezza e della santità. Ci sono anche situazioni in cui siamo malati se andiamo avanti senza curarci, prima o poi bisogna telefonare alle pompe funebri perché non c’è scampo, così è per la vita spirituale. Se non abbiamo cura di noi stessi, se non vediamo la malattia che ci divora e distrugge, è chiaro che andiamo verso la rovina: «Le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale» (25 dicembre 2019).

Ci sono situazioni nelle quali il rientrare in se stessi, significa prendere coscienza di sé nella luce di Dio, ascoltare la voce della coscienza che ci invita a cambiare vita, che ci rimprovera del male fatto, che ci sollecita alla decisione. Questi momenti sono decisivi perché possiamo prenderli quando è il momento di Dio che illumina e chiama, ma se li rimandiamo, si deposita la polvere sull’anima, diventiamo spiritualmente sordi, non si vede il male e non si sente la voce che rimprovera.

La Madonna ci invita a rientrare in noi stessi e pregare. La preghiera è invocare il perdono di Dio sul male che abbiamo fatto, invocare il perdono di Dio su una vita sbagliata, sul bene che non abbiamo fatto: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce” (Salmo 130). Questo significa prendersi cura di se stessi.

La preghiera personale di cui parla la Regina della pace è una componente della preghiera quotidiana. Non è qualcosa che può accadere sporadicamente, deve essere quotidiano. Maria dice: «Abbiate tempo per pregare profondamente per voi stessi» (28 maggio 2024). Pregare per noi stessi significa invocare perdono, chiedere la forza, chiedere la grazia di perseverare, la forza di rialzarsi, la grazia di essere umili, chiedere tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Se andiamo avanti nel cammino spirituale, allora si capisce quanto sia importante la preghiera di ringraziamento, di adorazione, di lode, per celebrare le meraviglie di Dio nella nostra anima e in quella degli altri.

In modo informale, senza un Messaggio ufficiale, la Regina della pace ci ha sollecitato a pregare per la pace in questa situazione pericolosa, pregare per la pace nelle famiglie, per la pace interiore e trovare il tempo per metterci davanti a Dio. Questo dobbiamo farlo ogni giorno perché lui ci possa parlare, cosicché possiamo ascoltarlo e possiamo prendere le decisioni che sono necessarie.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sui gruppi di preghiera per la resistenza nella fede

Cari amici, nel Messaggio del 25 maggio 2024, la Regina della pace ci invita a formare i gruppi di preghiera: «Figlioli, create i gruppi di preghiera nei quali vi esorterete al bene e crescerete nella gioia». Sappiamo che Maria fin dall’inizio ha esortato a fare i gruppi di preghiera, disseminati in tutto il mondo. Più volte li ha esortati ed elogiati nelle sue apparizioni. Ora, tuttavia, va cercata la ragione di questa sottolineatura.

I gruppi di preghiera sono fondamentali nella strategia della Regina della pace. Siamo in un momento in cui l’attacco dell’impero delle tenebre – «Satana è libero dalle catene» (1° gennaio 2001) –è molto forte, soprattutto per quanto riguarda la dissoluzione della fede. In questi ultimi anni, la situazione della fede è molto cambiata – specialmente in Occidente – perché la secolarizzazione è avanzata, la nuova religione dell’uomo al posto di Dio si è fatta strada. C’è stato un arretramento specialmente nei Paesi dell’antica cristianità, della fede stessa, dei fedeli che la praticano. Si è manifestato nel medesimo tempo l’alternativa al Cristianesimo, che è l’ateismo, cioè una visione intramondana della vita nel quale non c’è Dio, Aldilà, anima, eternità e Comandamenti.

La stessa Chiesa, che ha dovuto combattere contro il modernismo da oltre un secolo e mezzo, si trova assediata da questa visione secolare del mondo, che è basata sulla falsa scienza del materialismo e darwinismo. La stessa vita umana viene correlata a un’evoluzione della materia secondo le leggi del caso e della necessità, quindi non c’è alcun Dio Creatore, non c’è un uomo con un’anima trascendente. Questa visione sta conquistando il mondo ed è la cultura generale. Ormai, ci si cura persino dei bambini perché crescano come strumenti di questa dittatura del relativismo – come la chiamata Benedetto XVI – ma qui siamo addirittura nella negazione esplicita della trascendenza e nella negazione del Cristianesimo. Non ci dobbiamo meravigliare se le statistiche ci dicono che i giovani non frequentano più la Chiesa, anche se durante la Giornata Mondiale della Gioventù c’era un panorama di giovani che era più che confortante. Lo vediamo anche noi, durante le Messe e nelle parrocchie che i ragazzi e i giovani sono sempre di meno. La visione intramondana della vita ha catturato tutte le età.

Sono cresciuto in un tipo di società dove la fede era forte, ma con presenze diverse, alternative specialmente legate al partito socialista e comunista, che erano anche militanti del materialismo e della visione intramondana della vita. Mi è capitato di vedere più di una volta che le persone che avevano deviato dalla fede, avvicinandosi alla vecchiaia cominciavano a fare i conti con l’eternità e raramente volevano affrontarla senza Sacramenti. La gente che non andava in Chiesa o che deviava – per via dei divorzi e di tutto quello che poteva accadere nella vita di una persona – alla fine si avvicinava a Dio e moriva con i Sacramenti. Adesso, ho notato che non è vero che andando verso la vecchiaia una persona si ravvede e ritorna sulla strada buona, ma più va avanti più si indurisce nel suo ateismo, nel suo pessimismo, nella sua negazione di Dio. Vedo che nelle persone in cui si spera si compia un itinerario di conversione, andando avanti verso la fine della vita non si ravvedono se non raramente. Tirano le conseguenze di una negazione che prima era in discussione, tirano le conseguenze di un rifiuto di Dio e della trascendenza e questo fa capire perché la Madonna dice che molte anime vanno all’inferno.

Siamo passati da una società molto permeata di Cristianesimo siamo andati progressivamente incontro ad una società atea, totalmente secolarizzata in cui non c’è più Dio. La Madonna ce l’ha certificata nei suoi Messaggi: «L’uomo moderno non vuole Dio» (25 gennaio 2023). Il modernismo ha talmente permeato la società, la cultura, la scuola, l’università, i libri, i mass media che è quasi impossibile difendersi. È come un veleno, un gas, l’ossido di carbonio, che penetra pian piano e porta alla morte: «Le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale» (25 dicembre 2019).

Questa è la deriva della società, ci sono delle conversioni, però la deriva generalizzata è quella di una perdita sempre più accelerata della fede. Più andiamo avanti nel tempo dei Segreti, più satana estende il suo dominio. La Madonna ha detto il 25 marzo 2020: «Figlioli, permettete che Dio parli al vostro cuore perché satana regna e desidera distruggere le vostre vite e il pianeta sul quale camminate». Siccome la società è in mano al demonio, all’ateismo, al principe di questo mondo, che ha in mano tutto, non c’è altra soluzione che la ricerca – attraverso la preghiera – di un’intima unione con Dio per resistere alla potenza del male che ci seduce.

In questo contesto, le parrocchie hanno perso la forza di aggregazione per i fedeli, perché sono tante isole, manca la comunità che è comunione e forza. Di qui la necessità assoluta dei gruppi di preghiera. Questa strategia della Madonna l’ha manifestata fin dai primi tempi. I gruppi di preghiera sono fondamentali, nei quali «vi esorterete al bene» (25 maggio 2024). Abbiamo bisogno di sorreggerci gli uni agli altri, ci confermiamo nella fede, ci incoraggiamo nelle opere buone, ci esortiamo nella testimonianza. Questo è fondamentale, diversamente, da soli si è travolti.

È una necessità umana quella di essere incoraggiati, confermati, esortati, accompagnati dai fratelli nella fede. Questa è un’esperienza che facciamo tutti, anche nella piccola realtà di Radio Maria, ci sentiamo una comunità, una famiglia che si incoraggia. Anche noi siamo un gruppo di preghiera mediatico, ma la Regina della pace vuole i gruppi di preghiera di persona, nei quali si parli senza i microfoni, nei quali ci si guarda negli occhi, nei quali ci si stringe la mano.

Ci sono tante persone sole che Maria esorta a mettersi insieme a pregare. Le finalità del gruppo di preghiera sono molteplici, ma la più importante è la preghiera, è il Vangelo, i Messaggi della Madonna, è la testimonianza personale che si può dare all’interno di esso. Tutto questo è alla portata di tutti e quindi ci sottrae dalla solitudine, ci conforta l’esempio degli altri e la loro testimonianza. La Madonna ci invita a esortarci a vicenda con il nostro esempio, la nostra testimonianza, con l’aiuto reciproco. È molto importante in un gruppo di preghiera aiutare le persone anche nelle loro cose, la pratica della carità che oltre a sorreggere la fede aiuta le persone a vivere nella quotidianità.

Perciò cogliamo questa intuizione, questa proposta meravigliosa, efficacissima della Madonna di formare gruppi di preghiera. Non ne facciamo gruppi di chiacchere, facciamone gruppi di intercessione, di testimonianza, di nutrimento della Parola di Dio e di aiuto reciproco.

Adesso andiamo verso un tempo in cui la pressione del male sarà sempre più forte, cercherà di scuotere la Chiesa, di disgregarla, di perseguitarla. Ma la Chiesa deve essere viva proprio nei gruppi di preghiera, in particolare dove c’è il collegamento con la Parrocchia, con il sacerdote, che non bisogna mai perdere di vista. Bisogna essere molto rigorosi in questo, non bisogna farsi trascinare in pseudo devozioni o messaggi, stiamo alla larga dalle santone che ci propongono i loro messaggi. Noi abbiamo i Messaggi della Regina della pace, il Vangelo, la dottrina della Chiesa.

Questa è una piccola fortezza con la quale possiamo affrontare la potenza del male, che oggi seduce e distrugge la santità delle anime e le porta verso la rovina.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul Messaggio della Madonna: “Vi invito alla preghiera col cuore” (25 maggio 2024)

Cari amici, la Regina della pace ci esorta alla preghiera col cuore. Esiste una sola preghiera vera, che arriva a Dio e che dà gioia, ed è proprio quella che viene dal cuore. Una preghiera, se viene fatta solo con le labbra non ha un grande valore davanti a Dio.

Bisogna pregare col cuore perché nella Sacra Scrittura – Antico e Nuovo Testamento – il cuore è ritenuto molto più che un organo fisico e materiale, è qualcosa di più profondo. Sentiamo che il cuore ha una sua intelligenza, si pensa, si sente, si ama, si odia con esso. Il cuore è, effettivamente, il centro spirituale, morale, sentimentale e affettivo della nostra vita. Nella luce biblica, è il luogo dove Dio parla e bussa, mentre l’uomo risponde e apre, quindi luogo di incontro con Dio e dimora divina.

Nella Sacra Scrittura la medesima centralità che è stata data al cuore, viene data all’anima. Il cuore di per sé è quello che vediamo facendo un’ecografia, sotto il profilo materiale, ma è molto più grande e lo avvertiamo anche sperimentalmente. Un grande dolore può provocarci un infarto, è una lama che ti trafigge – come ha detto Simeone alla Madonna – perché il cuore, al di là di essere quel muscolo che pompa il sangue, è il luogo dove abita l’anima umana, il cui centro focale è nel cuore stesso. Quello che si dice del cuore lo si dice anche dell’anima.

L’anima umana – come il cuore – ha una sua profondità. Come dicono i grandi mistici: nella punta dell’anima Dio è presente con la sua legge morale, la sua voce che chiama, approva e disapprova. L’anima è quel luogo in cui sono impressi i suoi Comandamenti e quella realtà che si chiama coscienza.

La Madonna stessa nei Messaggi parla dell’anima dicendo che il Padre si è riservato una parte tutta per sé. Dio, Santissima trinità, si è riservato una parte tutta per sé per dialogare con noi, per abitare in mezzo a noi, per farne la Sua dimora. Tutto questo avviene se viviamo in consonanza con la Sua divina volontà. La Gospa ha ripetuto più volte che satana scardina i cuori con l’odio, ed esso porta all’inquinamento del cuore e dell’anima. Si possono usare entrambi i termini molto ricchi nella tradizione cristiana.

In questo contesto, la preghiera del cuore Maria l’ha insegnata ai Veggenti di Medjugorje. Vicka se n’è fatta protagonista dicendo che la Madonna ha insegnato loro a recitare il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre molto lentamente. Magari dedicare un giorno intero solo a recitare il Padre nostro cercando di gustare col cuore ogni parola. Sappiamo che la tradizione cristiana in questo senso è ricchissima. Per esempio, Santa Teresa d’Avila quando incominciava il Padre nostro e pronunciava la parola “Padre” si fermava a piangere. Non dobbiamo arrivare a quel livello, ma dobbiamo gustare le parole che pronunciamo. La parola “Padre” deve suscitare in noi dei sentimenti filiali, non immediatamente, ma con la riflessione sulla paternità di Dio che Egli stesso ci rivela interiormente. Così ogni espressione dell’Ave Maria e del Gloria. Bisogna dedicare dei giorni interi a questo se si vuole imparare a pregare col cuore. Quando si termina questo esercizio di spiritualità si sarà in grado di recitare il Santo Rosario col cuore. Incastonato nei bellissimi Misteri del Rosario che in noi suscitano sentimenti più elevati, l’incontro con Dio nella preghiera anche orale diventa ricco sotto il profilo spirituale, affettivo e morale. È fonte di gioia e di elevazione, di buoni propositi, di entusiasmi perché così è ogni autentico incontro con Dio.

La Madonna ha spesso incastonato questo invito a pregare col cuore, nell’esortazione a percorrere la via della santità, come nel Messaggio del 25 maggio 2024. Dove ci ha richiamati ai punti fondamentali che ci ha insegnato nei primi anni, fra cui pregare col cuore e intraprendere la via della santità.

In questo senso è molto interessante vedere come la preghiera del cuore abbia le sue tappe. Sono le tre tappe del cammino di santità. Un cammino nella preghiera col cuore diventa per se stesso un cammino sul sentiero della santità.

La prima tappa è quella di aprire il cuore – nel cammino di santità è la conversione – se Dio bussa alla porta dobbiamo aprire. Lo facciamo entrare nella nostra vita perché Lui porta la luce, la Sua parola di incoraggiamento e di perdono, chiama al pentimento e alla vita nuova finché non si arriva alla decisione della conversione. La prima tappa fondamentale del cammino spirituale è quella che porta da uno stato di peccato mortale a una vita di grazia, che passa necessariamente attraverso il Sacramento della Confessione. La tappa della conversione nel cammino di santità corrisponde all’aprirsi alla preghiera col cuore.

La seconda tappa porta al di là delle parole stesse che diciamo. Quelle parole che pronunciamo nella preghiera e che sono necessarie per entrare sempre di più in intima unione con Dio. Proprio perché ci elevano, ci spogliano dalla mondanità, ci ripuliscono dalle polveri che si depositano su di noi, ci lavano e ci purificano. Vediamo che man mano che pratichiamo la preghiera, la sentiamo interiormente, cresciamo nell’unione con Dio, vediamo che amarlo sopra ogni cosa diventa una realtà sentita. Sperimentiamo questo amore sopra ogni cosa che diventa un trampolino di lancio per l’ultima tappa del cammino spirituale, che è l’unione con Dio. La seconda tappa è quella della purificazione. In questa tappa noi ci purifichiamo di tutte le forme di mondanità, di difetti, le scorie del male che non sono ancora estirpate, quelle zavorre che ci impediscono di elevarci in volo. La purificazione è fondamentale e dolorosa ma con essa arriviamo alla terza tappa.

La terza tappa è la contemplazione. Significa arrivare a quella situazione esistenziale in cui il cuore di Gesù e i nostri siano una sola cosa: un solo cuore di amore e di pace. Questo è il culmine della preghiera del cuore. È quel livello di preghiera di cui parlava il Santo Curato d’Ars che davanti al Santissimo non diceva neanche una parola: “Io guardo Lui e Lui guarda me”. Come quando due persone che si amano si guardano negli occhi. Così nel cammino di santità la tappa finale è quella dell’intima unione con Dio, essere un cuore e un’anima sola, essere una sola volontà, questo è l’apice del cammino di santità. Nella preghiera del cuore è il momento della contemplazione.

Queste tappe sono condotte dalla nostra buona volontà ma soprattutto con la grazia dello Spirito Santo che ci illumina, ci fortifica e ci purifica. La Madonna come maestra di preghiera ha fatto questo piccolo capolavoro di tracciare un itinerario della preghiera del cuore che è il medesimo del cammino di santità, così come ce l’ha sempre presentato la tradizione ascetica e mistica cristiana.

Questo è un tema che ricorre spesso nei Messaggi e di cui la Madonna è molto preoccupata. L’espressione: «Figlioli, siete ancora lontani» (25 maggio 2024) è rivolta a Medjugorje e a tutti noi. Queste espressioni bisogna prenderle sul serio. La mia impressione è che arriveremo al tempo dei Segreti che avremo quasi perso la fede e non crederemo più alle Apparizioni. Temo che si ripeta quello che Gesù ha detto di se stesso per quanto riguarda la seconda venuta: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

Per cui, vigiliamo e preghiamo, teniamo accesa la fiamma della veglia perché l’ora delle tenebre non ci abbia accogliere impreparati.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla lotta quotidiana fra il bene e il male

Cari amici, le parole bene e male possono essere usate per indicare realtà diverse. Nella prospettiva cristiana il bene è Dio stesso, è la Sua divina rivelazione che ha fatto attraverso la manifestazione in Gesù Cristo, è amore prodigo e senza confini. Dio è eterna comunione di amore, è la fonte dell’amore, del bene, della gioia, della verità, della pace, della bellezza. Tutto ciò che è bene è in riferimento a Dio, in quello che Lui è, in quello che Lui fa e in quello che Lui manifesta.

Il bene non è un’entità astratta, ma una persona. Dio è il bene per essenza. È una comunione di persone, è Dio Santissima Trinità. Il fatto che Dio sia il bene e l’amore, è una rivelazione di una grandezza immensa, perché l’umanità non è mai arrivata a elevare il bene a essere personale eterno. Ma si è persa lungo la strada, molte volte ha divinizzato sia il bene sia il male come fossero due realtà fra loro comparate ed equivalenti. Invece, la divina Rivelazione – anche nell’Antico Testamento – ha rivelato Dio che è bene, tutto ciò che Lui fa è bene e ogni Suo piano è buono.

Per quanto riguarda il male, sarebbe un errore limitarsi ha definirlo come un fenomeno passeggero. Anche il male ha un’origine personale. È apparso nel momento in cui Dio creò gli angeli, li elevò in grazia e – nel secondo istante – una parte dell’esercito angelico non si è sottomessa a Dio, non si è aperta a Lui, non l’ha riconosciuto e non lo ha ringraziato. Al contrario, ha contrapposto se stessa a Dio cercando di prevalere su di Lui. Quindi, anche il male ha un’origine personale, cioè è nato da un essere intelligente e libero, come è la natura angelica. Tutto ciò che viene da questo essere che si è pervertito è male.

Sappiamo cos’è il male in tutta la sua proliferazione, ma non è infinito. Il bene è infinito perché viene da Dio che è l’essere supremo; il male non è infinito, non è una potenza che può prevalere sul bene, perché è originato da una creatura, quindi, è limitato e sottoposto al governo del bene di Dio. Il male, tuttavia, non è un’entità astratta, ma una persona pervertita – l’angelo ribelle – e tutti quelli che l’hanno seguita. Il male è la manifestazione di una persona pervertita, come ha detto San Paolo VI efficacemente per contrastare quelli che volevano ridurre il male a un fenomeno astratto, quasi impalpabile e passeggero. Appartiene all’effimero, perché anche noi siamo effimeri, ma quando si parla del male bisogna andare alla causa ultima di esso che è satana. Tutto ciò che satana compie è male, tutto ciò che viene da lui è male; quindi, anche quando sembra che presenti il bene è “il male colorato di bene”, come dice Santa Caterina da Siena.

Il bene è Dio e tutto ciò che fa, il male è satana e tutto ciò che lui e tutta la compagine degli angeli ribelli compie. Gesù sintetizza in due espressioni il male che viene dalle loro menti: “satana menzognero e omicida fin dal principio”, cioè la menzogna e l’odio distruttore.

Queste due realtà sono operative nel cuore dell’uomo. Il bene è operativo, è vivo, è elevante, nel momento in cui Dio crea i nostri progenitori – Adamo ed Eva – li eleva in grazia e ne fa dei figli e degli amici ricolmandoli di doni soprannaturali. Nel momento della tentazione, l’invidia, l’odio e l’orgoglio, il nemico si insidia come un veleno e deturpa il cuore dei progenitori che cadono sotto il suo dominio. Questo avviene anche nel nostro cuore, abbiamo l’impulso del bene che è la grazia di Dio, l’ispirazione dello Spirito Santo, tutto ciò che Dio ha messo a disposizione come fonte di grazia. Abbiamo la sua parola di verità, i suoi Sacramenti, la Chiesa come ovile santo che protegge, ci alimenta e ci fortifica. Questo è il bene nella sua crescita nel cuore degli uomini. Nel medesimo tempo anche il male cresce. È questo fattore impalpabile ma reale della libertà umana che permette al bene di crescere nel proprio cuore. In questo modo, la persona diventa buona, a immagine di Dio, amica di Dio. Nel frattempo, il male prolifica all’interno dei cuori, mette le radici, diventa oppressivo e fa schiavi della sua legge di morte. Gli effetti del bene come li presenta la Sacra Scrittura è la partecipazione alla vita eterna di Dio. Gli effetti del male sono la morte di cui parlano anche i Messaggi della Regina della pace: «Satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte attraverso coloro che hanno scelto la morte e l’odio» (25 aprile 2024). Questa è quello che accade sotto il profilo individuale.

Ci sono gli uomini buoni che sono nel contesto della luce, di grazia e di bene; ci sono uomini cattivi che sono nel contesto della perversione e della ribellione. È molto significativa l’espressione che la Madonna ha utilizzato a Kibeho definendo i demoni e gli uomini che li seguono: “i ribelli”. Sono coloro che si ribellano all’egemonia del bene, dell’amore e della luce. Presentano se stessi al posto di Dio, come fa satana che ottiene un seguito talmente forte tanto che la Madonna in più Messaggi comincia dicendo di pregare con Lei perché il male non prevalga.

C’è un passaggio dal combattimento spirituale interiore di ogni persona a quello che è una situazione nella società dove i cuori pervertiti – colmi di zizzania e sotto la dittatura del male – incominciano a essere preponderanti e a prevalere, è chiaro che si va verso l’abisso. Si va verso la trasformazione di una società in un inferno anticipato.  A questo riguardo non ci sono solo i Messaggi della Madonna che ci indicano la potenza di satana fino a dire che egli regna. Tuttavia sotto il governo di Dio, le permissioni divine sono sempre orientate alla vittoria finale del bene, questo è un dogma di fede.

Oggi nel mondo le forze del male sono molto più potenti e temibili di quanto non lo siano state in passato. Ci sono delle persone, dei gruppi e dei popoli che vanno verso il satanismo, cioè quella concezione del dominio di satana nei cuori di distruzione e di morte. Nella prospettiva di questa guerra che c’è nel mondo – con il possibile uso di armi atomiche che potrebbero distruggere l’opera della Creazione – ci fa pensare che quelli che sono talmente schierati dalla parte di satana incominciano a manifestarsi anche nella politica internazionale. Talmente schierati, da voler distruggere il mondo perché è questo l’obiettivo di satana, così da far diventare il mondo il regno dell’inferno.

Questo è un pericolo che spiega perché la Madonna è presente. Satana attraverso queste potenze nel mondo – di distruzione e di morte – vuole distruggere la nostra vita e il pianeta su cui inviamo. Ma Dio ci ama e ha mandato la Regina della pace per salvare le nostre vite. Di qui la necessità di far prevalere del nostro cuore il bene, la verità, la pace, la luce, il perdono, la misericordia, la mano tesa. Dobbiamo affrontare questo sforzo cosicché Dio si radichi in noi e il bene fiorisca. È la battaglia alla quale siamo chiamata dalla Madonna in quasi tutti i suoi Messaggi. Nel Messaggio del 25 marzo 2024 lo ribadisce: «In questo tempo di grazia pregate con me affinché il bene prevalga in voi e intorno a voi»; e ancora nel Messaggio del 25 aprile 2024: «Sono con voi per dirvi che vi amo e vi esorto alla preghiera perché satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte attraverso coloro che hanno scelto la morte e l’odio».

Per quanto riguarda noi personalmente, il grande combattimento spirituale è quello che avviene nel nostro cuore, il quale deve essere la dimora di Dio, dell’amore, della verità e della pace.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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