"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’umiltà necessaria per credere

Cari amici, il principio teologico secondo il quale Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e vengano alla conoscenza della Verità, esige la grazia della fede. Come dice San Paolo, senza la fede non si può piacere a Dio. Si può dedurre che questa grazia venga donata da Dio secondo i mezzi che ha a disposizione. Per coloro che hanno la grazia dell’ascolto del Vangelo, la fede è la risposta alla predicazione. Chi non ha la grazia della testimonianza e dell’incontro con la Chiesa, invece, riceve la grazia interiore dello Spirito Santo. La grazia viene donata a tutti, perciò la causa che porta le persone a non avere la fede bisogna ricercarla nelle condizioni interiori ed esistenziali di ognuno.

Indro Montanelli affermava di non aver ricevuto la grazia della fede, per questo motivo non credeva. Tuttavia, ci sono stati dei particolari che hanno colpito. Si è scoperto che era stato ricoverato in una casa di cura denominata “La Madonnina” e che il numero della sua stanza era il 610, proprio come il numero di telefono di Radio Maria. Un fatto che ha colpito perché avevamo pregato per quest’anima che si lamentava con Dio di non aveva ricevuto il dono della fede. Alla fine, sembra che il Signore abbia voluto dare un piccolo segno. San Giovanni Paolo II, aveva cercato di aiutare Montanelli in questa sua risposta alla fede. A Castel Gandolfo il Papa aveva invitato il giornalista a mettersi in ginocchio in cappella per dire una preghiera per sua madre defunta; così fece. Pur essendo forzato dal Papa, questo è stato un gesto di fede.

Non è mai troppo tardi per essere toccati dalla grazia della fede.

Siccome la grazia della fede viene data a tutti, per quale motivo ci sono persone che non credono?

La causa la troviamo nell’atteggiamento interiore delle persone. La conditio sine qua non, ovvero la condizione senza la quale non si può credere è l’atteggiamento interiore di umiltà. Senza l’umiltà, cioè questo terreno che accoglie il seme e lo fa germogliare, non è possibile avere la fede. Se interiormente abbiamo della roccia, il seme non fruttifica. Questo indurimento che il seme può incontrare è la superbia. L’espressione della Sacra Scrittura che “Dio resiste ai superbi ma fa grazia agli umili”, intende dire che Dio dona la grazia a tutti, ma è la superbia che impedisce alla grazia di fruttificare. Il loro io diventa una torre senza porte e senza finestre nella quale si sono rinchiusi e con la quale si contrappongono all’Onnipotente. Erigono il loro io come un baluardo nei confronti del Padre perché non violi la loro libertà e la loro indipendenza. Finché questo atteggiamento non viene sbriciolato – a volte il Signore lo sbriciola affinché possano ravvedersi e aprissi alla fede – la grazia della fede non attecchirà mai.

Siamo entrati in un mondo che ha perso la fede. La Madonna ha affermato che abbiamo rifiutato la fede nella Croce a causa di un atteggiamento di superbia e di presunzione. Questo mondo in pochi decenni ha visto evaporare la fede, pur avendo delle minoranze cristiane consistenti, anche in Europa. È avvenuto perché è subentrata la cultura dell’uomo al posto di Dio. Questa cultura collettiva della presunzione e dell’esaltazione dell’uomo al di sopra del Padre, ha fatto sì che nei cuori ci sia un atteggiamento tale per cui il seme della fede non attecchisce. Questo spiega l’evaporazione della fede in tanti cuori nei Paesi dell’antica cristianità, portando ad una dissoluzione della fede visibile e quantificata dalle statistiche. Si è diffusa una cultura secondo la quale l’uomo è sufficiente a se stesso, quindi l’uomo non si inginocchia, non prega, non invoca Dio, non lo loda, non riconosce il Padre. Non vede l’immensità della Creazione, l’immensità delle opere di Dio e la propria miseria.

Dio ha lasciato in noi tutti i segni della nostra miseria, le malattie fisiche, psichiche e spirituali, affinché diventassimo umili. L’umiltà è la porta attraverso la quale passa la grazia. Dio molte volte ci lascia nella palude proprio perché dobbiamo prendere la consapevolezza della nostra miseria e incapacità di fare il bene. Quando ci troviamo di fronte alle persone che resistono nel loro ateismo e nella loro superbia, contrapporsi è tempo perso. Sono degli io che si induriscono ancora di più. Bisogna pregare perché abbiamo la grazia dell’umiltà. Attraverso la sofferenza e l’esperienza della propria pochezza, miseria, incapacità, Dio riesce a salvare le loro anime. Quando sono nella polvere, nel fango e nell’impotenza, può accadere che gridino dal profondo: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce” (Salmo 130).

Questa è la pedagogia divina con la quale Dio demolisce le fortezze perché, prendendo consapevolezza che siamo delle povere creature, entriamo nel dinamismo e nella prospettiva dei figli che invocano il Padre dicendo: “Liberaci dal male”.

L’umiltà è la porta della salvezza, è il presupposto di tutte le virtù, è necessaria per avere la fede. Senza l’umiltà non si può credere.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’espressione della Madonna: «Amate Dio al di sopra di ogni cosa affinché stiate bene sulla terra» (25 giugno 2024).

Cari amici, in occasione del 43esimo anniversario dell’Apparizione della Regina della pace, la Madonna ha dato un Messaggio con il quale si è unita alla gioia generale. La Gospa, in chiusura del Messaggio, ha affermato: «Amate Dio al di sopra di ogni cosa affinché stiate bene sulla terra» (25 giugno 2024). Questo invito, tuttavia, capovolge la prospettiva che abbiamo ereditato dalla tradizione spirituale, secondo la quale sulla Terra si soffre per poter godere in Cielo. Abbiamo degli esempi nella preghiera del “Salve Regina” con le parole “in questa valle di lacrime”; oppure nell’affermazione della Liturgia spirituale “per Crucem ad Lucem” ovvero, si arriva alla luce dell’eternità attraverso la Croce.

Maria ha voluto fare una piccola correzione. Ha ripetuto più volte che già su questa Terra, se si segue la via di Dio, si può vivere una vita piacevole. Vivendo nell’amore di Dio, si sta bene qui sulla Terra. Questa espressione non è banale e non va intensa in termini di convenienza, ma deve essere vista in modo prospettico ed escatologico.

Siamo una generazione che ha rifiutato la fede nella Croce, si è allontanata da Dio, si è fatta conquistare dalle false luci del demonio, dalle false gioie, salvezze e traguardi del denaro, del potere e del piacere. Crediamo di avere la vera gioia, ma al termine della nostra vita non avremo nulla in mano.

La Madonna afferma che la nostra generazione ha perso di vista il valore della salvezza cristiana. La salvezza cristiana non deve essere intesa in termini materiali, ma come un’esperienza interiore di pace e di gioia difficilmente quantificabile. Il traguardo a cui Maria vuole portarci è un tempo di pace – dopo il tempo di purificazione – che sarà un’esperienza concreta, un modo di vivere sociale, un progetto di vita qui sulla Terra, attraverso il trionfo del Suo cuore Immacolato.

Se torniamo all’amore di Dio qui sulla Terra, si creerà una civiltà dell’amore e di pace. È uno dei temi molto cari anche a San Paolo VI, che al suo tempo sembrava qualcosa di impalpabile e irrealizzabile. Nella prospettiva del tempo che stiamo percorrendo – di tribolazione e purificazione – arriveremo a un tipo di società e di civiltà che osserva i comandamenti di Dio, soprattutto quello dell’amore. La vita sociale, dei rapporti umani, materiale, politica, diventa piacevole se è animata dall’amore di Dio. Nella luce del Signore tutto viene redento.

Viviamo in un tipo di società selvaggia, violenta, menzognera, impietosa e distruttiva, dove dominano i vizi capitali. Se non abbiamo la speranza e la prospettiva di Dio, siamo soggetti a una devastazione spirituale inevitabile. Il male è dentro di noi e cerca di prevalere, di impossessarsi di noi, ci compenetra, ci distrugge e ci rende cattivi. Oltre al combattimento interiore con noi stessi abbiamo anche quello esteriore con i rapporti umani. Senza la luce della fede, il rapporto con Dio, la grazia e la preghiera non riusciremmo a creare un’oasi di pace in cui sostare nel silenzio per sentire la voce di Dio. Sentire il Suo perdono e il Suo amore rende la vita sulla Terra sopportabile.

Siamo in una fase storica in cui ci siamo illusi che con la scienza e con la tecnica possiamo arrivare alla felicità. In questo tipo di società – in cui il male si fa sentire – se troviamo in Dio il nostro rifugio, ci apriamo al Suo amore, impostando la nostra vita come un dono, già su questa Terra abbiamo la consolazione di Dio. Non mancano i morsi e i veleni del male, ma abbiamo quella fonte di acqua viva che ci ristora e ci fortifica.

In questa situazione di comunione con Dio abbiamo gocce di felicità dentro il nostro cuore. La società in cui viviamo causa sofferenze, è una fossa di serpenti di cui si sentono i morsi e gli avvelenamenti. Se coltiviamo il rapporto con Dio in questo tipo di società – che prepara la terza guerra mondiale – possiamo sperimentare la gioia, la pace e la protezione di Dio.

La Madonna più volte ha detto che si può costruire un pezzetto di Paradiso, ed è un’espressione che dà molta consolazione. Ci invita a cercare il Regno di Dio, la sua grazia, il suo perdono, la sua presenza nel nostro cuore. È una prospettiva che permette di camminare nella propria vita lietamente. Ma vuol dire qualcosa di più: che è in atto una purificazione del mondo che si compirà nel tempo dei Segreti, porterà a un tipo di società diversa dove la pace e la gioia dei cuori non sono solo un fatto isolato e personale ma anche sociale. Ritroveremo tutto ciò che Dio ha creato come la famiglia, il rapporto fra uomo e donna, il rapporto fra genitori e figli. Questo farà sì che non sia un fatto solo interiore da gustare, ma che la società nella quale viviamo sarà un piccolo riflesso del Cielo, dove la felicità è un fatto comunitario e una condivisione dei cuori. La struttura sarà fraterna, improntata alla condivisione, all’amicizia e al mutuo soccorso.

Quando nei cuori c’è l’egoismo, l’invidia, la gelosia e l’odio, è inevitabile che all’interno delle cose più belle come la famiglia si possano creare dissapori, lotte, divisioni e fratture dolorose. Quando i cuori sono conquistati dall’amore cambia tutto.

La Regina della pace da qualche tempo ci ricorda che si può star bene su questa Terra, si può stare bene se Dio è con noi e in noi. C’è una pace interiore che nessuno ci può rubare, mettere in discussione o distruggere, perché è il nostro cuore che si apre alla fonte dell’amore. Quello che ci sembra impossibile – cioè una società che può essere veramente un anticipo del Paradiso – ci verrà dato in dono. La Madonna, parlando dei tempi nuovi, dice che sarà un tempo di primavera, di prosperità e di pace. Queste utopie in realtà sono un punto di sbocco in questo cammino che la Madonna sta facendo fra noi e con noi. Vuole portarci al momento in cui il Regno di Dio non sia solo nei cuori ma nella convivenza umana e su tutta la Terra.

La Madre celeste è qui per questo, ma prima dobbiamo vincere la grande battaglia.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla lunga trasformazione dell’uomo interiore

Cari amici, per non lasciare che il nostro Cristianesimo sia come una verniciata esteriore, dobbiamo costruire in noi l’immagine di Cristo.

Il cammino di santità è un lungo cammino di trasformazione interiore che riguarda tutta la vita. Se non lo comprendiamo, non comprendiamo l’essenza del Cristianesimo, ovvero fare dell’uomo vecchio – simile al vecchio Adamo – un uomo nuovo ad immagine di Cristo. È un lavoro di trasformazione interiore che richiede grande perseveranza e pazienza ma soprattutto, richiede la grazia dello Spirito Santo. Da una parte abbiamo l’opera della grazia dello Spirito Santo che santifica e dell’altra l’adesione della nostra buona volontà a questa trasformazione. Questo è il cammino della fede verso la vita eterna.

La nostra vita terrena è un tempo di prova. Nel momento del giudizio finale dovremo essere a immagine di Cristo; è questo l’obiettivo che ci dobbiamo porre nel progetto della nostra vita. Quello che conta è trasformare noi stessi a immagine di Cristo vivo, che richiede un lavorio interiore molto difficile, molto duro, molto lungo e che dura tutta la vita.

Se non facciamo questa fatica della conversione e della purificazione rischiamo di meritarci quello che Gesù ha detto degli scribi e dei farisei: “sepolcri imbiancati”. All’esterno sembrano persone per bene ma all’interno sono pieni di marciume che è il peccato e le sue proliferazioni del male radicate in noi. Se questo lavoro di purificazione – che richiede sudore di sangue – non viene fatto, rischiamo di diventare cristiani di facciata, dentro i quali regna il male.

L’obiettivo di fondo è essere immagine di Cristo stesso, la sua Santa umanità, la Sua santità, i Suoi pensieri, parole e opere. La tematica spirituale – a questo riguardo – ha parlato molto di imitazione di Cristo, ma San Paolo parla di trasformazione interiore che viene fatta con la potenza della grazia e con la buona volontà.

Questo lavorio interiore deve abbracciare tutto il nostro essere, il nostro modo di pensare, la nostra intelligenza, il nostro cervello. A dimostrazione che siamo molto mondani e poco cristiani, in pochi decenni abbiamo perso una prospettiva, un modo di pensare e di concepire la vita che viene dal Vangelo, cioè cristiano. Abbiamo introiettato un modo di pensare pagano, cioè una visione della vita che è rinchiusa nell’immanenza, protesa verso il raggiungimento dei beni materiali, che ha escluso il soprannaturale e l’eternità.

Grazie alla fede e a tutto ciò che ci rivela riguardo a noi stessi, al senso della vita, alle regole morali e alla prospettiva del nostro cammino, possiamo assimilare la visione cristiana della vita, del mondo e della Storia. Dobbiamo pensare come Cristo, concepire la vita come fa Lui e impostare la vita secondo il Suo insegnamento. Per fare questo, ci vuole un’assidua applicazione alla fede, alle sue Verità, alla visione cristiana della vita che dobbiamo approfondire, assimilare e far diventare luce dei nostri occhi.

Il Cristianesimo è la religione della resurrezione dei morti e della vita eterna. È la prospettiva più importante, alla quale persino i cristiani difficilmente pensano. Anzi, esiste una visione della pseudoscienza evoluzionista, secondo la quale la vita è legata alla sorte della materia che si evolve e si autodistrugge. Ci siamo lasciati catturare da questo pensiero pagano, immanentista e nichilista. Alla domanda “Chi è l’uomo” viene risposto “Un pugno di polvere”, ovvero la massima degradazione di noi stessi.

Attraverso lo studio della Parola di Dio e delle verità della fede cristiana, dobbiamo acquisire un modo di pensare cristiano. Come dice San Paolo, bisogna sempre più estirpare i desideri della carne dal nostro cuore, poiché sono tutti proiettati verso l’effimero, l’iniquità e il peccato.

Queste proiezioni dei desideri del cuore – in gran parte – sono i sette vizi capitali con le loro proliferazioni. Il lavoro di purificazione del cuore consiste proprio nello sradicare la superbia, l’avarizia, la lussuria e tutti i vizi. Questa è una operazione dolorosa senza la quale non possiamo definirci cristiani. Dobbiamo far sì che dentro il nostro cuore il bene prevalga insieme all’umiltà e non la superbia, al distacco dalle cose materiali e non l’avarizia, al perdono e non la violenza. È una lotta continua.

Ci rendiamo conto di essere sulla via del Cristianesimo vissuto nel momento in cui pensiamo cristianamente. I due centri propulsori dell’essere umano – la mente e il cuore – devono essere cristianizzati.

Questa trasformazione deve interessare tutto il nostro essere, soprattutto il nostro linguaggio. La parola esprime il pensiero e i sentimenti che sono dentro al nostro cuore. Quindi avere un linguaggio cristiano e non mondano è molto importante. Dobbiamo usare parole senza scurrilità, cattiverie, bestemmie e scelleratezze.

Vigiliamo sul linguaggio, sul cuore e sulla mente in modo da avere i sentimenti e le parole di Cristo. È fondamentale che sia un linguaggio cristiano, sincero, pulito, caritatevole, che si auto domina facendo silenzio quando ce n’è bisogno e che testimoni quando è necessario. La trasformazione interiore deve avvenire per tutti i nostri sensi, come gli occhi che devono essere puliti e luminosi, non grifagni, pronti a odiare, ad appropriarsi, a rubare o a dominare.

Il nostro comportamento deve essere espressione della santità che abbiamo fatto crescere in noi, nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre azioni. In tutto ciò che facciamo deve esserci l’impronta di Cristo.

Questo è un lavorio che dura tutta la vita. Al termine, saremo già pronti per essere rivestiti della santità di Cristo nella sua totalità e nel suo splendore. Se la trasformazione interiore è iniziata, nel momento della nostra morte verrà completata. Saremo immagini vive di Gesù Cristo, la nostra fonte di felicità e di grazia.

Il cammino cristiano deve essere il programma di santità della nostra giornata. Sforziamoci di avere pensieri, parole, linguaggi, atteggiamenti interiori, sentimenti, comportamenti cristiani. Senza questa fatica interiore rischiamo di essere sepolcri imbiancati e non veri testimoni. L’esame di coscienza ci aiuta a capire se siamo cristiani nel profondo del nostro essere e se la grazia dello Spirito Santo è entrata in noi. Se questo progetto di santificazione non è portato avanti ci purificheremo in purgatorio. Che Dio ci preservi dalla vittoria del male in noi, che ci porterebbe alla perdizione eterna.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul Salmo 50: “Crea in me, o Dio, un cuore puro”

Cari amici, la conversione è un durissimo cammino perché quando il cuore vive nell’incredulità e nel peccato viene profondamente inquinato. Il cuore ha in sé le radici del male, ma la grazia che viene data nel Battesimo, una buona educazione cristiana e uno sforzo ascetico, gli permettono di non cedere ai vizi e di far fiorire le virtù. È necessario un combattimento spirituale continuo e quotidiano, che non permetta alla mondanità di catturarci durante la nostra crescita. Accade che molti giovani vadano allo sbando a causa della mondanità con cui si saziano i vizi capitali.

Nel momento in cui si ha la consapevolezza della necessità di un cambiamento nella propria vita, il cuore rimane inquinato. Il risanamento del proprio cuore avverrà attraverso un cammino di conversione doloroso. Il primo passo è il rimorso della coscienza: ci si mette davanti a Dio che dona la grazia e le sue dolcezze, fa sentire la Sua pace. La prima Confessione dopo tanti anni ricolma il cuore di gioia e di pace, ma non è abbastanza tagliare l’erba, bisogna estirpare le radici, come dice Santa Caterina da Siena. Bisogna tirare fuori le radici dal fondo del cuore, con un’opera di purificazione radicale. Allo stesso modo, attraverso la pratica ascetica, la preghiera e il Sacramento della Confessione, si compie un lungo lavorio per estirpare le tendenze cattive che – stando tanti anni nel peccato – si sono rafforzate. Gesù ci rivela che quando siamo riusciti a scacciare il demonio dal nostro cuore, satana va a cercare altri sette spiriti peggiori di lui – i sette vizi capitali – e ritorna all’attacco, questa tappa è molto faticosa.

Abbiamo degli accenti nella letteratura biblica specialmente nei Salmi, uno in particolare dove si invoca: “Crea in me, o Dio, un cuore puro”. Mi ha sempre colpito questa espressione perché pensiamo che dipenda solo da noi il lavorio di purificazione, ma è necessaria la grazia e l’azione dello Spirito Santo. Dobbiamo metterci la buona volontà, i cinque pani e i due pesci del nostro impegno, ma per quanto riguarda le radici del male sono dure a morire. La radice della lussuria e della superbia, sono radici molto profonde che rispuntano continuamente. Quando credi di aver raggiunto il tuo scopo ecco che la mala erba rispunta, è una fatica improba che dura tutta la vita. I bilanci li farà Dio alla fine, giudicherà il nostro impegno e deciderà se farci entrare in Paradiso oppure passare per la purificazione dolorosa del purgatorio.

Mi vengono in mente alcuni Messaggi della Regina della pace che ha dato il 2 del mese a Mirjana. La Madonna è talmente realistica nel fare le sue diagnosi che si rimane sbigottiti: «Mi ascoltate mentre vi parlo, ma i vostri cuori sono chiusi e non mi sentite» (2 febbraio 2012). Quando iniziamo il cammino di conversione, crediamo che con l’aver acquisito un certo programma di vita cristiana – le preghiere e l’osservanza dei principali Comandamenti – il combattimento spirituale sia terminato, ma non è così. La purificazione del cuore è la seconda tappa – molto lunga – nel cammino di santità. La prima tappa è la conversione, la seconda è la purificazione che dura tutta la vita. Progressivamente la purificazione del cuore avanza ed entriamo nella terza e più importante tappa che è l’unione intima con Dio. Più ci purifichiamo, più ci uniamo a Cristo diventando a sua immagine. Non bisogna illudersi che il cammino di conversione e purificazione si concluda nel giro di poco tempo. Non è soltanto un cambiamento di idee, ma un cambiamento interno, nelle profondità, nei sentimenti, nelle tendenze.

Si incomincia con l’estirpare il vizio peggiore. Tutti abbiamo il nostro repertorio di vizi, alcuni dei quali sono comuni a tutti, altri che sono preponderanti in alcune persone. Dobbiamo cominciare proprio da questo, dal vizio principale e continuare questo lavorio per tutta la vita.

Non rinchiudiamoci nell’ambito di uno sforzo ascetico, come se dipendesse tutto da noi. Dobbiamo – come ci dice il Salmo – capire che per avere un cuore puro ci vuole il fuoco purificatore della grazia dello Spirito Santo. Dobbiamo invocarlo perché rafforzi la nostra volontà, la nostra capacità di decidere e di rinunciare, in modo tale che il male che è in noi evapori, si sciolga. Le virtù, invece, devono affondare le loro radici per creare la difesa del cuore dagli attacchi del male.

Questa bellissima invocazione del Salmo 50 appartiene al re Davide. Egli si era accorto che di fronte alla violenza e alla lussuria aveva ceduto gravemente. Aveva fatto uccidere un soldato per prendergli la moglie. Eppure, era già avanti nella sua regalità e nella sua conferma come uomo eletto da Dio a reggere Israele. Questo ci insegna che bisogna essere sempre vigilanti nella propria vita. Re Davide ha dovuto chiedere umilmente perdono a Dio, quando il profeta Natan gli ha risvegliato la coscienza e gli ha prospettato le penitenze che doveva affrontare. Si è sottomesso, purificato ed è diventato una persona Santa, degna di essere capostipite della genealogia che porta alla nascita del Signore.

Stando davanti al Crocifisso chiediamo questa grazia: “Crea in me, o Dio, un cuore puro”, per evitare il Cristianesimo di facciata, come quello degli scribi e dei farisei, che fuori appaiono venerabili ma dentro sono lupi rapaci, pieni di immondizie. Che non sia così per noi, perché Dio vede quello che c’è nel nostro cuore. Se abbiamo la buona volontà, Dio ci dona la grazia della purificazione.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla grazia del risveglio della coscienza

Cari amici, il risveglio della coscienza è una grazia completamente gratuita. Si tratta dell’uomo peccatore che si è indurito nel male, è riuscito a soffocare, a tacitare e rimuovere la voce della coscienza. Quindi, questo strumento meraviglioso – attraverso il quale la voce di Dio arriva all’anima – è bloccato. È necessaria una grazia speciale – la grazia della conversione – perché la coscienza si risvegli. Una volta deciso di ascoltarla, si cambia vita. Il risveglio della coscienza l’abbiamo sperimentata tutti. Anche molti dei nostri ascoltatori sono tornati alla vita cristiana dopo momenti di sbandamento.

Il cammino di conversione si inizia attraverso il rimorso della coscienza. Questa voce di Dio – che in un certo senso è anche una tortura perché non dà mai tregua – si fa sentire sempre di più finché non si decide di fare il passo decisivo. Nella letteratura italiana abbiamo la grazia di avere dei riferimenti sul risveglio della coscienza; un esempio lo possiamo riscontrare nel personaggio dell’Innominato di Manzoni. Egli ha passato notti torturato dalla coscienza che si era risvegliata in lui e finalmente decide di andare dal cardinal Federico Borromeo per fare la sua confessione.

La coscienza è una grande grazia perché chi è nello stato di accecamento, non vede e non sente più. Lo stato di una coscienza muta o soffocata (l’espressione più ricorrente nella lingua italiana è “essere senza coscienza”) significa non avere più la percezione di ciò che è bene e ciò che è male.

Lo stato di indurimento è peggio, perché indica un atteggiamento di rancore verso questa voce, con la volontà di sopprimerla, di estirparla. Quando si è in questa situazione, si è in uno stato di massimo pericolo per quanto riguarda la salvezza eterna della propria anima.

Come ci spiega la teologia, chi è in questo stato non riesce ad uscirne fuori senza una grazia speciale: che è la grazia della conversione. In genere, viene data da Dio perché ci sono anime che pregano per conversione di coloro che sono lontani, che non conoscono l’amore di Dio, che fanno il male. La Madonna a Kibeho ha usato l’espressione: “ribelli” per descrivere i peccatori. È un’espressione molto forte perché indica la parentela di chi pecca con gli angeli ribelli che non accettano la sottomissione a Dio, la Sua volontà e la Sua voce.

Il tema del risveglio della coscienza ci interessa moltissimo perché è una grazia che viene da Dio. La motivazione di questo dono è sempre la Passione di Cristo, che ha patito per i nostri peccati e di tutti gli uomini di tutti i tempi. Al Suo cuore trafitto aggiungiamo l’intercessione della Beata Vergine Maria corredentrice, che ha cooperato all’opera della Redenzione e che ottiene grazie di conversione. Lo vediamo nei primi tempi della predicazione: Pietro alla sua prima predica di Pentecoste ha ottenuto la conversione di 5000 persone, un numero molto più elevato rispetto a Gesù a Gerusalemme. È successo perché Pietro ha predicato dopo che il Sangue di Cristo ha ottenuto l’effusione dello Spirito Santo. La grazia della Croce viene data a chi è accecato dal male nel peccato.

È molto importante sottolineare che – come ci ricordano le Apparizioni mariane a Lourdes, Medjugorje, Fatima – bisogna pregare per i peccatori perché sono in uno stato di morte e non potranno mai risvegliarsi da soli senza una grazia speciale. La fonte di questa grazia è, certamente, la Passione di Cristo, l’intercessione di Cristo e di sua Madre presso il Padre ed è anche il frutto delle nostre preghiere. Le nostre preghiere sono fondamentali tanto che la Regina della pace ha chiesto e supplicato anime particolari di pregare per quelli che non hanno mai conosciuto l’amore di Dio. Questa è una chiamata alla corresponsabilità nostra nell’opera della Redenzione. Con la nostra cooperazione, la nostra preghiera e i nostri sacrifici si possono salvare numerose anime. La Madonna – che ha chiesto persino ai bambini di Fatima questi fioretti – ha ringraziato per quanto abbiamo offerto per le sue intenzioni.

Il risveglio della coscienza non è ancora la conversione. Non è nemmeno il primo passo della conversione, perché il peccatore non ha fatto nulla. Possiamo dire che è la grazia senza la quale non inizia la conversione. La descrizione del Manzoni è perfetta su questo punto di vista, l’Innominato si tortura tutta la notte nel rimorso della coscienza; invece di andare al palazzo del cardinal Federico, sarebbe potuto tornare nel suo castello. La decisione di andare al palazzo del cardinale è il primo passo della conversione.

Abbiamo due figure bibliche che ci dimostrano e ci illuminano a fondo su questa grazia del risveglio della coscienza che è il presupposto al cammino di conversione ma non è ancora la conversione. Queste due figure sono Giuda e Pietro. Pietro ha manifestato in diverse occasioni – nella sequela di Cristo – di avere la grazia dello Spirito Santo. Come quando a Cesarea di Filippo ha riconosciuto in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente oppure come descritto nel Vangelo di Giovanni: dopo che Gesù disse: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna», molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù, infatti, sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Pietro era una persona molto sensibile ai richiami della grazia dello Spirito Santo. Ha avuto un momento di smarrimento perciò nella paura, nella confusione, nella delusione, davanti all’accusa di un inserviente, cade dicendo di non aver mai conosciuto Gesù Cristo. Ma con uno sguardo del Signore, la coscienza di Pietro si risveglia e decide di andare nel Cenacolo, nel posto giusto. Difatti, il giorno di Pasqua, le donne vanno nel Cenacolo a dire a Pietro e Giovanni che il Signore è risorto.

L’altra figura biblica è Giuda. Egli ha la grazia del risveglio della coscienza, San Matteo disse che si convertì. La parola “Conversione” in questo caso significa che ebbe la grazia del risveglio della coscienza, un elemento della conversione divino ma non una decisione umana. Ebbe la grazia e fece un primo passo. Bisogna sottolineare che Giuda – pur non avendo fatto il passo della fede come l’ha fatto Pietro, che è andato nel Cenacolo – ebbe un risveglio che l’ha indotto a fare un passo encomiabile e significativo ma che non era ancora nell’ordine soprannaturale. È andato a restituire le monete nel tempio, dicendo che aveva tradito un uomo giusto non il Figlio di Dio, rimanendo nell’ambito di una moralità alla quale la sua coscienza – liberata dal soffocamento – si mostrava sensibile. Giuda ha poi deciso di andare a impiccarsi, questo è stato il passo sbagliato e che probabilmente l’ha perso eternamente. Non ha creduto in Gesù, Figlio di Dio, non ha creduto che potesse perdonarlo, non è andato a chiedere perdono e si è ucciso.

Questa è un’analisi che ci permette di capire quando comincia la conversione da parte nostra. La conversione inizia con il risveglio della coscienza, una grazia divina data gratuitamente. Ma il vero primo passo è quando si decide di tornare a Dio, di affidarsi a Lui, di mettersi di fronte a Lui e chiedere la sua divina Misericordia; come ha fatto l’Innominato con la decisione di andare da colui che amministra la divina Misericordia, nel suo caso, il cardinale Borromeo.

La conversione inizia con il risveglio della coscienza che è un intervento divino, ma da parte nostra incomincia quando – avendo ascoltato la coscienza che rimorde – decidiamo di cambiare vita a partire da una Santa Confessione. Da quel momento riceviamo la ricompensa, la pace e la gioia dell’anima che si è riconciliata con Dio. C’è più festa in Cielo per un peccatore che si converte, che per cento giusti che continuano il loro cammino.

Sono sicuro che con gli eventi che ci sono oggi – da una parte il male che avanza e dall’altra la mancanza di vie di uscita – fanno sì che molti si domandino se veramente Dio esista. Non bisogna fermarsi, bisogna fare il passo. Decidere di tornare a Dio – come ha invitato più volte la Madonna – significa mettersi davanti a Cristo Crocifisso, chiedere il perdono dei peccati, dopodiché si rientra nella Chiesa, sulla barca della salvezza, attraverso il Sacramento della Confessione.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla devozione mariana che tutela la fede

Cari amici, il dramma del mondo contemporaneo è il fatto che viene messo in discussione il Cristianesimo e l’importanza della fede. Si propone un’alternativa alla fede che è una visione secolare della vita, un ritorno al paganesimo. Questa è una forza culturale alimentata dal menzognero che ha conquistato il mondo, cominciando dall’Occidente fino al resto del mondo. Questa mentalità secolare distrugge il soprannaturale e insidia le varie religioni, le quali essendo umane si adeguano all’andamento dell’umanità. Manca la trascendenza vera e propria per cui tutte le religioni umane sono giustificazione della vita secolare. Rafforzano la vita secolare, quindi è la religione ancella della mondanità. Così è stato nella Storia umana, la trascendenza è avvenuta con la Sacra Scrittura, con l’intervento di Dio nella Storia attraverso l’incarnazione del Figlio. In quel momento è incominciata la religione vera che viene direttamente da Dio. Come insegna la Chiesa, tutte le altre religioni che hanno elementi di bontà – per quanto riguarda la preghiera e il comportamento morale – sono frammenti di luce rispetto al sole che splende di quella verità che è Cristo. Mentre le religioni umane sono delle credenze, la religione cattolica è una divina Rivelazione.

Questa divina Rivelazione è stata al centro di un grande attacco in questi ultimi tre secoli europei. È stata attaccata al livello delle classi intellettuali, ha conquistato anche gente di studio, le università, i mass media, ha plasmato la mentalità generale. Questa visione secolare della vita, dove l’uomo è al posto di Dio, ha conquistato il mondo. Abbiamo visto che questa penetrazione modernista – come dice la Madonna e con Lei la Chiesa cattolica – è lo strumento di satana per distruggere il soprannaturale. Ha fatto sì che il Cristianesimo si riducesse a una minoranza anche in Occidente, ovvero i Paesi dell’antica cristianità. La perdita della fede è un fenomeno di questi decenni che ha lasciato sorpresi per la rapidità con cui è avvenuto e per aver espugnato tutte le fortezze. In tutti i Paesi dell’Occidente una volta cristiano, i cristiani sono una minoranza. La fede è andata disintegrandosi e dissolvendosi per mancanza di forza interiore, di resistenza e di preghiera. L’antidoto efficace per resistere alla secolarizzazione e al dissolvimento della fede è la devozione mariana.

La devozione mariana è un antidoto, una difesa, una fortezza per difendere il crollo della fede tanto da arrivare all’ateismo pratico. È una tematica portata avanti anche da tanti Papi, i quali hanno indicato nella fede di Maria quella fortezza che aiuta la Chiesa a resistere salda nella fede. La devozione mariana non è qualcosa che sta accanto alla fede cattolica. Questa è una mentalità che non ha nessun fondamento teologico. Monsignor Bruno Forte, in un suo libro, diceva che tutti i dogmi cristologici sono delle strade che arrivano al centro che è la Madonna nella sua realtà di Dio. È comprensibile perché la Regina della pace è al centro dell’evento fondamentale del Cristianesimo, l’Incarnazione. In esso, possiamo vedere la fede di Maria che crede alle parole dell’angelo, quindi alla rivelazione del Mistero centrale della fede cristiana: il Mistero della Santissima Trinità e del Verbo che si fa carne nel suo grembo verginale per opera dello Spirito Santo. L’evento centrale del Cristianesimo avviene in Maria. Lei è la depositaria della fede cattolica, perché a Lei per prima è stato rivelato il Mistero dell’Incarnazione e il Mistero della Santissima Trinità. Per questo la cugina Elisabetta esorta con “Beata te che hai creduto”.

La fede cattolica è la fede di Maria, con dice San Paolo VI. La fede ha una formulazione orale nel Credo, nella Liturgia della Chiesa, nel Catechismo della Chiesa cattolica, nella sua predicazione, nelle opere dei mistici e dei Santi. Queste sono cose esterne, ma nella sua interiorità e nel suo evento esistenziale, la fede è nel cuore di Maria. Lei si apre al Mistero dell’Incarnazione e crede alle parole dell’angelo che le dicono che lo Spirito Santo scenderà su di Lei e quel Bambino che concepirà è il Figlio di Dio. Lei ha creduto in quel momento e per tutta la sua vita. Non si può dare alla Madonna un ruolo di secondo piano. Non solo è al cuore della fede perché ha creduto alle parole di Dio, ma anche perché Lei era presente ai piedi della Croce al compimento della Redenzione. Sapeva quel era il valore della Croce, che gli Apostoli non avevano capito. Quando sentivano parlare Gesù della Crocifissione, non capivano e gli intimavano di non parlarne. Quando Simeone rivelò alla Madonna che una spada le avrebbe trapassato l’anima, Lei aveva già compreso che era chiamata a sostenere e affiancare il Figlio fino al sacrificio della Croce. Maria, come Madre, doveva offrirlo al Padre e unirsi al Figlio in questo sacrificio d’amore. Anche Lei ha detto sì a questo sacrificio d’amore ai piedi della Croce, fortissima nella sua fede. Questa rivelazione è stata come una seconda Annunciazione, quella del dolore.

Non si può conservare la fede cattolica nella sua straordinaria bellezza, nella sua integrità e totalità se non si ha una forte devozione mariana e apertura del cuore al Mistero di Maria. Nella Storia della salvezza Maria ha una posizione centrale. Il Nuovo Testamento incomincia con il Mistero dell’Incarnazione, dell’Annunciazione, con il Sì di Maria. Tutto inizia nel cuore della Vergine, nel momento in cui Dio rivela il Mistero nascosto nei secoli che si è manifestato quando il Verbo si è fatto carne nel grembo di una Donna.

Per conservare la totalità e l’integrità della nostra fede dobbiamo fare continuamente riferimento a Maria, dobbiamo unire il nostro Sì al suo. Chiediamo questa grazia umilmente. Una delle grazie più importanti oggi è quella di avere una fede viva e integra. Una fede viva è una fede che incide nella vita, che la illumina, la trasforma e che diventa una luce per gli altri. Una fede integra è una fede che – aderendo ai Misteri principali della fede come ha aderito Maria – la abbraccia con tutte le sue implicazioni, con tutto ciò che Dio ha rivelato e che il Figlio ha detto. Tutte le sue parole sono di vita eterna. “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Però noi di fatto le abbiamo cancellate, rimosse e nascoste. Non ci siamo messi nell’atteggiamento di apertura di cuore di Maria nel momento in cui Dio ha rivelato i Misteri della salvezza. L’adesione di cuore a Maria è il credere con Lei e come Lei. Il Suo cammino della fede resta a noi come indicazione da seguire. È il cammino che Lei ha fatto fino in cima al Calvario al momento della deposizione. Questo cammino della fede dobbiamo farlo anche noi perché quello che oggi è più che mai sul tavolo del principe di questo mondo è la distruzione della fede. Questo è il piano di satana, che ha ottenuto quasi tutto. In questo momento così difficile della Storia – dove Cielo e Terra sono in guerra – uniamoci alla Madonna perché le porte dell’inferno vogliono prevalere. Vincerà chi crederà con Maria fino a donare la vita.

La vita su questa Terra finisce, l’importante è l’adesione a Cristo come tralci vivi che portano frutti per la vita eterna.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla Regina della pace che è la Donna dell’Apocalisse 

Cari amici, nel terzo giorno della novena richiesta dalla Madonna vediamo un aumento delle presenze. A Maria interessa prima di tutto la presenza dei parrocchiani. Marija ha affermato che la Gospa sembrava più felice del giorno precedente.

Il significato di questa novena va colto dal punto di vista biblico e della teologia della Storia. In precedenza, è stata fatta una richiesta così forte di preghiera solo nel 1991, nel Messaggio di gennaio e agosto, dopo il colpo di Stato della Russia. Non era mai accaduto, però, che la Madonna desse un appuntamento sulla montagna a tutta la popolazione per una intera novena. Un impegno molto importante che porta via anche 5/6 ore al giorno, con la Messa, il tornare a casa, cenare e salire sulla montagna. Un impegno che richiede generosità.

Dai nostri social abbiamo visto una presenza numerosa di ascoltatori che seguono, ascoltano e partecipano per vivere questo momento di grazia. È un momento speciale che va inquadrato nel grande combattimento escatologico in atto. La ragione per cui c’è questo clima di disarmo spirituale nel mondo, è perché non abbiamo più una visione nella fede della Storia. Siamo entrati in una visione mondana, per cui il futuro sarà determinato dalla trasformazione universale della materia, fenomeni passeggeri di una materia in eterna trasformazione. Questa è la visione della storia che abbiamo: molto miserabile e deprimente.

Anche chi è in campo cattolico non riesce a pensare cattolicamente e cristianamente alla Storia, non ha la prospettiva del ritorno di Cristo, della fine dei tempi e dei grandi combattimenti escatologici di cui è intessuto il Nuovo Testamento. Sono entrati in quella visione della Storia per cui c’è il progresso indefinito dell’uomo. C’è meno ottimismo, ma l’obiettivo è quello di arrivare ad un mondo in cui l’uomo comanda e fa ciò che vuole. Siamo tutti condizionati da questa visione secolare e mondana della vita. Siamo granelli di sabbia in un ingranaggio che fa comodo a qualcuno, a quelli che vengono definiti “ottimati” cioè personaggi dai “fianchi opimi” come dice Omero.

Invece, abbiamo mille motivi per pensare che questo è il tempo dell’Apocalisse nella visione cristiana della Storia. Per esser compreso va inquadrato nel capitolo 12 del libro dell’Apocalisse, nella grande battaglia fra la Donna e il drago. La Donna è nel medesimo tempo la Chiesa e la Madre della Chiesa che è Maria Santissima, vestita d’oro e incoronata di dodici stelle.

In questa visione comprendiamo il valore degli atti e gesti che la Regina della pace ci chiede di fare. In questo grande combattimento escatologico da una parte c’è satana con il suo piano e dall’altra abbiamo la Madonna. Il piano di satana ce l’ha rivelato la Gospa – perché da soli con gli inganni di cui lui è maestro – ci incanta e ci fa vedere il male sotto colore di bene, come dice Santa Caterina da Siena. Corriamo dietro le esche che lui ci propone, alle false luci, ai falsi progressi, ai falsi salvatori e alle false salvezze. In questo modo, veniamo pescati e divorati dalla serpe infernale.

Il momento nel quale viviamo è quella fase della Storia umana che viene chiamata comunemente “tempi ultimi”. Per la verità quei tempi sarebbero quelli che vanno dalla prima venuta di Cristo alla seconda venuta. Sono i tempi della Chiesa nei quali Cristo realizza la Redenzione. Essa viene donata all’umanità fino a quando Cristo verrà nella Gloria a giudicare il mondo, a trasformare la Creazione in Cieli nuovi e Terra nuova. Questi tempi ultimi hanno una fase che nei Vangeli, nel libro dell’Apocalisse e nelle Lettere degli Apostoli preparano la grande battaglia finale fra Cristo e il principe di questo mondo. È il tentativo di satana di rimpadronirsi dell’opera della Creazione e della Redenzione, dopo sconfitta che ha subito dalla Croce.

È un tempo di grandi battaglie ma non come quelle che vediamo qui sulla Terra, che sono la manifestazione di questa lotta. Più profondamente, ciò di cui satana si vuole impadronire non è la Terra, ma le anime. C’è una grande battaglia con la quale satana vuole impadronirsi delle anime per portarle con sé eternamente nella morte eterna. Questo è il senso dei tempi che viviamo.

Il tempo dell’Apocalisse ha tre fasi. La prima fase è il primo grande combattimento spirituale che è quello del capitolo 12-13 dell’Apocalisse: la Donna (Maria con la Chiesa) e satana con le due bestie (il potere umano assoluto e la falsa religione). Satana ha due facce, quella della pantera quindi la violenza e quella dell’agnello che ha la voce di drago, quindi la falsa religione.

Siamo nel cuore della battaglia che avrà la sua sentenza nel tempo dei Segreti. Ci sarà il Giudizio di Dio sul nuovo mondo senza Dio. Sarà un giudizio su un mondo ribelle, per il quale non c’è né futuro né salvezza eterna. Siamo entrati in questa fase in cui satana sta tentando il colpo finale, ma cadrà miseramente con tutti i suoi strumenti di male che sono le due bestie. Come diceva San Giovanni, questo mondo è sotto il potere del maligno, salvo coloro che, grazie alla fede, sono entrati nell’ambito di salvezza del Regno di Dio, che si realizza prima di tutto nella Chiesa.

In questa luce dobbiamo collocare la novena che stiamo vivendo. È un passaggio fondamentale e critico di questa battaglia. Per quanto abbia seguito fin dall’inizio le Apparizioni di Medjugorje, ho ancora tanto da imparare perché i Messaggi sono un oceano sconfinato di significati e rivelazioni. La mia sensibilità, la mia comprensione, la mia militanza di tanti anni a Medjugorje mi dice che questo è un momento chiave, questa novena è un novità rispetto al passato. Ci sono stati tanti momenti critici nella Storia di Medjugorje, anche drammatici – come nel 1984-85 quando la Madonna impedì che la Russia usasse i missili atomici contro l’Europa – ma un momento come questo non c’è mai stato.

La Madonna è qui per la pace, quindi è chiaro che prima di tutto ci deve essere la nostra pace con Dio. Quello che sta a cuore alla Gospa è la salvezza delle anime. Nel medesimo tempo vede che sta maturando una Guerra mondiale, le minacce delle bombe atomiche, vede che satana vuole distruggere il mondo.

Noi non possiamo nulla. C’è solo la preghiera.

Solo la preghiera è in grado di preservare il mondo dalla guerra e le anime dalla perdizione eterna. Non basta sapere che ci vuole la preghiera, ma bisogna capire anche il perché, così da sentirci più motivati. Comprendiamo l’importanza di quello che ci dice la Madonna. Questa preghiera si sta espandendo, sta diventando una preghiera globale. Bisogna esortare a recitare questa novena ovunque nel mondo insieme a Maria per la pace.

La Regina della pace, quando c’è da tirare le reti, alla fine le porta sempre a realizzare i suoi fini. Ovvero, presentare a suo Figlio quei doni di buona volontà che tutti i cuori offrono, perché il Principe della pace con la sua Onnipotenza decide di fare quello che la sua Misericordia e la sua Giustizia gli dicono di fare.

Questo è il quadro della novena per il quale dobbiamo speronare la nostra anima, come dice Caterina da Siena, dobbiamo partecipare con entusiasmo e fatica. Se diamo alla Madonna quello che Lei ci chiede, il prossimo Messaggio del 25 giugno 2024 sarà come la Madonna vorrebbe: «Grazie perché avete risposto alla mia chiamata e avete pregato per le mie intenzioni. Non vi pentirete né voi né i vostri figli, né i figli dei vostri figli» (1° gennaio 2024)

Per questo non è necessario salire sulla collina della Apparizioni, basta partecipare con il cuore.

La Regina della pace è la Donna dell’Apocalisse ed è qui per tagliare la testa al dragone infernale.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sullo sguardo di Dio sulla nostra vita

Cari amici, la tradizione spirituale ci invita a trascorrere la nostra giornata sotto lo sguardo di Dio. Un tempo si usava molto l’espressione “Dio ti vede”, ma era presentata in un modo non sempre adeguato. Dio veniva visto come fosse l’occhio di una telecamera che scruta e segue tutte le nostre mosse, come si seguono quelle di un fuggitivo. Questa espressione e questo clima è proprio quello presente dopo il peccato originale nel Paradiso terrestre, quando progenitori si nascondono. Dio quando chiama Adamo non ha una voce terrificante, anzi, lo vuole fare uscire dalla penombra nella speranza che si penta. Questo clima di paura di Dio è rimasto e non dipende da Lui ma da noi che siamo nel peccato. Ci nascondiamo da Lui e dai Suoi occhi, fino a rimuoverlo, per rivendicare la nostra libertà di fare ciò che vogliamo.

Esiste una versione opposta sullo sguardo di Dio che ci offre la divina Rivelazione. È uno sguardo di Colui che ha creato il mondo e le sue creature. Per Dio tutte le cose sono buone e l’uomo è molto buono. Lo sguardo di Dio manifesta la sua paternità universale e la sua Provvidenza. La Creazione non è quell’istante per cui le cose vengono dal nulla all’essere, ma è un accompagnamento di Dio a tutte le cose che ha creato. Le conserva e le dirige – come dice il Catechismo della Chiesa cattolica – al loro fine, che sono Cieli nuovi e Terra nuova.

Dobbiamo acquisire questo sguardo paterno di Dio non solo su tutta la Creazione. In molti passi biblici si nota la paternità di Dio, come nel Libro del profeta Giona. Egli voleva che Ninive fosse distrutta perché secondo lui non si era convertita, Dio rispose: “Io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?”. Quindi, tutta la Creazione viene inclusa in questo sguardo paterno di Dio.

La Bibbia è ricchissima di queste espressioni di bontà infinita che si riversano su tutta la Creazione da parte del Creatore. Nel Nuovo Testamento Gesù ci invita a chiamare Dio con il nome di Padre. Sappiamo che questa espressione “Abbà” è quell’appellativo con cui il bambino chiama il papà, quindi affettivo, intimo, cordiale.

Quando ci alziamo al mattino dobbiamo aprire gli occhi e presentarci allo sguardo paterno di Dio, fissare i nostri sguardi sul Suo occhio paterno, guardare al Suo sguardo pieno di bontà e di tenerezza. Dio ci guarda perché siamo suoi figli, quindi dobbiamo acquisire questo rapporto interiore con Dio, che è l’essenza del Cristianesimo. Se volessimo paragonare il Cristianesimo ad altre religioni, potremmo dare questa definizione: il Cristianesimo è una religione filiale, nella quale i figli si rivolgono al Padre, lo pregano con il nome di Padre. Gesù ha insegnato ai suoi discepoli il Padre Nostro, una preghiera che anche Egli stesso recitava, seppur in maniera diversa da noi. Attraverso di Lui partecipiamo alla sua figliolanza; quindi, anche noi possiamo chiamare Dio con il nome di Padre. Questa è una conquista interiore perché avendo in noi il retaggio del peccato e la paura di Adamo nei confronti di Dio, facciamo fatica a superarla. Se abbiamo aggiunto i nostri peccati personali, le nostre trasgressioni, il timore di Dio aumenta, quindi ci porta a deformare l’immagine di Dio.

Di qui l’importanza di acquisire questo sguardo di Dio che perdona quando si pecca, che ci accoglie come fa il protagonista della parabola del figliol prodigo. I protagonisti sono il figlio e il padre e possiamo vedere come il padre accoglie il figlio dopo che è tornato alla casa paterna. Anche chi è nel peccato deve superare la paura, la tentazione di indurire il cuore e rimuovere Dio dalla sua vita come se non esistesse. Deve accogliere la presenza che invita il peccatore al pentimento, a ritornare sulla retta via.

Alcuni hanno deformato la parabola del figliol prodigo dicendo che il Padre avrebbe comunque perdonato il figlio anche se non si fosse pentito. Non è così, la parabola è molto chiara, solo il fatto che torna a casa, indica un cambiamento della vita. Il figlio dice infatti: “Padre mio ho peccato contro Dio e contro di te, non merito di essere chiamato tuo figlio”. Nella misura in cui c’è l’umiltà, con la quale professiamo la nostra mancanza d’amore verso il Padre celeste, si apre il cuore e si versano su di noi i fiumi della Sua misericordia.

Fondamentale nella fede cristiana e la rivelazione della paternità di Dio. Lui ci guarda attraverso la mediazione di Suo Figlio che ha espiato i peccati al nostro posto per amore. Il fatto che il Verbo si è fatto carne, è venuto in mezzo a noi, ci ha uniti a sé, ci ha fatto partecipi della Sua figliolanza, è il cuore della fede cristiana. Questa rivelazione ci aiuta tanto nella vita, specialmente nei passaggi più difficili della vita, come quello della morte. Nel passaggio da tempo all’eternità abbiamo molti timori perciò non dobbiamo mai perdere questa prospettiva della parabola del figliol prodigo, del Padre celeste che ci attende per un abbraccio purché l nostro cuore sia aperto alle esigenze della figliolanza e della richiesta del perdono.

Dio è talmente Padre che ci guarda e ci accompagna con il suo sguardo tutto il giorno. Non facciamo nulla senza che Dio lo sappia o ci veda. Anche quando percorriamo la via del male Lui ci accompagna, ci vede, ci chiama con la voce della coscienza, perché torniamo sui nostri passi. Dio cammina con noi sulle vie del bene, con apprensione lungo la via de male, non spingendoci verso la rovina, ma chiamandoci alla conversione e a cambiare vita. Dio ci vede anche quando noi non lo vediamo, quando l’abbiamo rimosso, quando abbiamo deciso che lui non c’è, quando crediamo che il Cielo sia vuoto. Non manca mai il suo sguardo, sa tutto di noi, conosce ogni nostro pensiero, ci vede più di quanto noi non vediamo noi stessi. Molte volte non conosciamo i pensieri profondi del nostro cuore ma Lui li conosce. Questa Onnipresenza di Dio nella vita delle persone bisogna vederla come una grazia straordinaria, una luce che illumina, una mano che ti stringe e ti accompagna, un amore che ti avvolge. Anche quando non preghiamo Dio, Lui ci aiuta, ci dona le grazie.

Ci sono persone lontane da Dio che non credono in Lui e che si rendono conto che nella vita ci sono stati molti momenti in cui qualcuno è intervenuto ad aiutarli e a salvarli. Momenti che ognuno ha nella memoria e attraverso i quali si incomincia a pensare che qualcuno c’è, qualcuno ci guarda, qualcuno a cura di noi e ci ha protetto, ci ha salvato. Dio ci aiuta anche quando non chiediamo aiuto e non preghiamo.

Quando però induriamo il cuore e non lo amiamo, Dio pazientemente aspetta che incominciamo ad amarlo e ci manda le grazie di conversione, bussa alla porta, risveglia la coscienza, ci chiama. Questa consapevolezza – che la nostra vita è sotto lo sguardo di Dio, che è avvolta dal Suo amore – è una grazia inestimabile che dobbiamo rinverdire ogni giorno quando incominciamo la giornata. C’è una diversità radicale fra una giornata vissuta accompagnati da Dio e dal suo sguardo, incoraggiati dalla sua voce, sostenuti dalla sua grazia e una giornata vissuta nella solitudine della nostra caverna nella quale ci siamo rinchiusi e dove non splende il sole. In quella solitudine la vita diventa triste.

Questo è quello che succede al mondo d’oggi, che è agitato, nervoso, si incattivisce, non perdona, minaccia, prevarica. È uno spettacolo che abbiamo sotto gli occhi continuamente. La vita personale diventa un guscio vuoto senza la luce di Dio e la sua paterna Provvidenza. Il suo amore ci rafforza e ci consola nelle nostre sofferenze, ma anche la vita dell’umanità senza Dio è una fossa di serpenti. Possiamo fermare tutto questo diventando dei figli di Dio su questa Terra che testimoniano il suo amore, la sua luce e la sua pace.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul mistero della coscienza

Cari amici, la coscienza morale è un tema fondamentale perché in base ad essa viene diretta e guidata la nostra vita. È una realtà molto personale che avvertiamo nel nostro cuore e che merita di essere approfondita nella luce della fede. È un tesoro prezioso che ha l’uomo e non altri esseri viventi. Attraverso la coscienza Dio ci parla, infatti, la definizione più semplice della coscienza è proprio la seguente: è la voce di Dio in noi. È quel rapporto diretto che c’è tra il Padre e ogni persona. La Madonna nei suoi Messaggi ha detto che ogni uomo – raggiunta l’età della ragione – ha la possibilità di distinguere il bene dal male e di arrivare alla conoscenza di Dio, quindi di dirigere la propria vita secondo la Sua volontà.

Nel mondo ci sono le potenze del male che cercano di deviare e oscurare, sta a noi decidere se prediligere la voce della coscienza o delle passioni. Alla fine, ognuno avrà una responsabilità morale per cui dovrà rispondere a Dio di come avrà guidato la propria vita.

È una verità della fede oltre che della ragione l’esistenza dell’anima umana, di questo soffio divino che Dio ha messo nell’uomo. È una concezione dell’uomo espressa nella Genesi: “L’uomo ha una componente “materiale” e una “spirituale”. Nella Sacra Scrittura l’uomo che Dio prese dal fango, venne riempito dal soffio del Suo spirito, ovvero di Dio. Questo soffio, che dà la vita, è l’anima spirituale e immortale che ha impresso in sé la coscienza.

La coscienza è un mistero, essa è nostra, è parte di noi, è un sigillo divino che ha impresso nell’anima umana la legge morale, come ha fatto anche con i dieci Comandamenti. La voce della coscienza si fa sentire, ci approva, ci indica il bene da fare, ci rimorde quando facciamo il male, ci esorta a lasciare la via del male ed è una realtà che c’è solo nell’essere umano.

Il passaggio dall’animalità all’umanità è un abisso insuperabile. Una delle ragioni per la quale diciamo che l’uomo non è riducibile ad un animale, è proprio dovuto al suo intelletto che è capace di ragionamenti che vanno oltre alla materia. Si può passare dalle creature al Creatore attraverso le vie che dimostrano l’esistenza di Dio. La luce dell’intelletto non è come quella dell’animale legata alla materia. Così si arriva alla libera volontà che è diversa dall’animale che ubbidisce all’istinto. L’uomo ha una responsabilità morale che gli animali non hanno.

Questo salto – che c’è fra la materia organizzata e vivente e l’uomo – è dovuto proprio alla sua anima immortale e spirituale. Il sigillo morale è distintivo dell’uomo perché, in base a esso, è capace di distinguere e scegliere il bene e il male. Questo è il tesoro prezioso che Dio ha donato, è impresso in noi e possiamo ascoltarlo. Se ascoltiamo siamo approvati altrimenti siamo torturati. In base alla coscienza verremo giudicati perché Dio giudica il grado di responsabilità che abbiamo avuto nella nostra vita nel fare determinate scelte.

Alla fine, anche chi non è cristiano e chi non ha avuto la grazia di essere educato dalla fede, viene giudicato. Tutte le persone che hanno raggiunto l’uso della ragione, che con il loro intelletto sono in grado di percepire la voce di Dio che è in ognuno, di seguirla e di non seguirla verranno giudicate.

Dio misura le responsabilità di ognuno, a chi non ha avuto una buona formazione verrà chiesto poco, a chi invece l’ha avuta verrà chiesto tanto.

Questo tentativo della modernità di ridurre l’uomo a un animale è una forzatura che degrada la natura umana, la impoverisce e la deresponsabilizza. Ne fa quel caos nel quale siamo entrati, ormai irriducibile e ingovernabile. È il caos di chi ha abolito Dio e la legge morale. Siamo in balia delle passioni, dell’odio, della bramosia, dello spirito di potenza.

Questo è uno dei temi che sono stati trattati in modo molto elevato dal Catechismo della Chiesa cattolica. In questa riflessione mi soffermo su poche parole ma profonde che ci aiutano a scoprire questo tesoro che è dentro di noi e col quale Dio ci parla. Dobbiamo ascoltare la voce della coscienza fino in fondo, finché la coscienza non finisce di giudicare il bene o il male di una decisione. Dobbiamo approfondire, non ingannarci, sintonizzarci con noi stessi e la volontà di Dio. La voce della coscienza va formata attraverso la Parola di Dio, la riflessione, l’insegnamento della Chiesa, i consigli di sacerdoti che sono dei Pastori che guidano le anime. È un lavorio per cui camminiamo ascoltando Dio ogni istante della giornata.

Il numero 1776 del Catechismo della Chiesa cattolica recita: «Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore […]. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore […]. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria».

La Madonna ha invitato nei suoi Messaggi a entrare nelle profondità per aver cura di noi stessi. In queste profondità l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi. Si impone la voce della coscienza con due comandi “fai il bene” e “evita il male”. È un cammino di affinamento che permette alle nostre orecchie spirituali di percepire – attraverso il discernimento – la voce di Dio. La coscienza è un luogo dove ci si trova soli con Dio per decidere del proprio destino eterno.

La coscienza ce l’hanno tutti, anche gli atei. Più tendiamo l’orecchio con la buona volontà, più lo percepiamo; più cerchiamo di rimuoverla, più la coscienza indebolisce la sua voce fino a scomparire.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’ateismo che è una moda ingannevole

Cari amici, nel mondo c’è una forma strana di ateismo. Nell’antica scrittura – nel Vecchio e Nuovo Testamento – non esiste l’ateismo, ma l’idolatria. Invece di adorare il Dio vero – che si può raggiungere attraverso l’uso della luce naturale dell’intelletto umano, attraverso la quale dalle creature possiamo risalire al Creatore – viene adorato il mondo. È anche attraverso i bisogni del cuore umano che si desidera “l’assoluto” , ciò che è vero, bello e buono. Nel cuore umano c’è il desiderio di Dio che coincide con il desiderio di una felicità totale e assoluta. Non vi è dubbio che nella Storia dell’umanità ci siano tracce di queste possibilità dell’uomo di arrivare fino a Dio, di dimostrarne l’esistenza e le Sue perfezioni a prescindere dalla divina rivelazione. È presente l’aiuto della grazia che ha sempre accompagnato l’uomo nel suo cammino fin dalla caduta dei progenitori.

Se guardiamo alla Sacra Scrittura, possiamo notare l’opposizione fra il Dio vero e gli idoli. Gli idoli sono divinità che rappresentano realtà della Creazione – come le forze della natura, del cielo e della terra – sono divinizzazioni di elementi come gli astri, le piante, di tante attività umane. Vengono deificate come una forma di panteismo, un’idolatria attraverso la quale si adora il mondo. Ma l’idolatria non è altro che l’adorazione dell’uomo che fa di se stesso, delle Sue opere, degli idoli che costruisce, anche se hanno mani ma non palpano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non sentono. È una realtà che proietta l’uomo fuori di sé, fino a divinizzare i suoi vizi e le sue virtù.

Quando è nata la Chiesa, ha fatto il suo annuncio del Dio vivo e vero che si è fatto uomo in Gesù Cristo. La Chiesa primitiva e gli Apostoli annunciano la divinità di Gesù Cristo come Dio. Nel medesimo tempo – attraverso la predicazione e i concili che ha fatto nei primi tempi – elabora la dottrina della Santissima Trinità: un solo Dio in tre persone distinte, il Verbo si è fatto carne, Cristo è Dio, non c’è altro Dio all’infuori di Lui. Nel medesimo tempo combatte tutte le forze di idolatria che riempiono la società.

La cosa più interessante – come ha messo in evidenza anche Benedetto XVI nel suo famoso capolavoro “Gesù di Nazareth” – è che uno dei motivi della conversione delle folle che popolavano l’Impero Romano fu la potenza della predicazione degli Apostoli contro il satanismo. C’erano molti templi dove satana era onorato, dove c’era la prostituzione sacra ma in versione della perversione. La stessa società greco-romana – che era poliforme – era una società che sentiva l’oppressione di satana, del suo regno, della sua presenza, della sua schiavitù, di tutto ciò che satana offre, come la tristezza, la rabbia, l’odio, la perversione. La società ha quindi accolto l’annuncio di Cristo – vincitore della potenza delle tenebre, della morte e del maligno – come una grande liberazione dall’idolatria e dal satanismo. Questo è stata la forza che ha portato alla conversione di un impero senza spargimenti di sangue, come avviene sempre nella Storia. Chi ha versato il suo sangue sono stati gli Apostoli e i martiri, ma è la potenza stessa della luce cristiana e la presenza di Cristo nella Chiesa che ha sconfitto l’idolatria e il satanismo.

Nella Storia della Chiesa, l’esistenza del Dio vivo e vero che si è fatto uomo in Gesù Cristo, era la fede che permeava la società. Mentre, le forme di deviazione dal Cristianesimo o di ateismo erano rappresentate da piccoli gruppi. Essere idolatri, atei o eretici, essendo piccole minoranze non influivano sulla cattolicità della fede così come era vissuta dalla gente.

Siamo andati avanti nei secoli e il tema dell’ateismo – specialmente nei tempi moderni – si è affermato in alternativa al Cristianesimo come un’opzione di vita, un modo diverso e antitetico di vivere e rappresentarsi la vita, l’uomo e il suo destino. Fino al dopoguerra gli atei erano persone deviate, fuori strada, per le quali pregare e conquistarli alla fede. Nella mia giovinezza, i preti andavano a trovare gli atei per farli rientrare nella comunità dei figli di Dio, nella Chiesa.

Dal dopoguerra in avanti, l’ateismo è diventata un’opzione di vita sempre più condivisa dalla gente. Ad esempio, quando ci sono state le elezioni per il presidente della Repubblica era stato suggerito il nome di Massimo Dalema – un personaggio importante del Partito Comunista – che fu proposto come capo dello Stato. Siccome dissi che un capo dello Stato in un paese a maggioranza cristiana, non può essere ateo, successe il finimondo. Questo per spiegare come allora l’essere ateo era un po’ un’eccezione, infatti, la società non era pronta a passare superficialmente su un ritratto del genere. Per qualche anno nel dopoguerra, siamo andati avanti ancora con un contesto sociale dove la fede in Dio era un punto di riferimento più che maggioritario. Pian piano l’ateismo, da protesta e accusa contro Dio, è diventato un modo di pensare collettivo. La causa prima è stata la società del benessere che ha illuso l’uomo di poter fare a meno di Dio, per cui “Quando il ventre è pieno, il cuore non prega”, come dice il proverbio. Il progresso di beni materiali e dello standard di vita fa sì che l’uomo non si ricordi più di Dio.

Inoltre, c’è una componente pseudo-scientifica dell’ateismo quella di una pseudo-scienza che è l’evoluzionismo. Charles Darwin che per primo ha parlato di evoluzionismo non escludeva Dio, sono i suoi successori che hanno dato una versione atea di esso. La forzatura di fare dell’evoluzionismo una scienza atea – per cui noi veniamo dalla materia, siamo materia organizzata, coincidiamo con il nostro corpo, quando il corpo si dissolve muore tutto – si finisce per divinizzare la natura, si va nel panteismo, nel materialismo e nella negazione del vero Dio trascendente rispetto al mondo. Il benessere materiale, la pseudoscienza evoluzionista, i mass media che hanno sposato queste cause senza vergogna, scienziati – di cui rispetto le competenze – che dicevano che l’uomo è un animale come tutti gli altri, sono tutti ingredienti che hanno creato il clima dell’ateismo.

Gli atei erano quei punti rossi sparsi che si convertivano ed entravano nella Chiesa. Adesso essere ateo è normale e convertirsi per diventare cattolico è un’eccezione. Sono passato da un’epoca in cui essere credenti in Dio era normale e l’ateismo era una rarità; a un’epoca in cui essere atei, indifferenti e opposti è la normalità, convertirsi a Dio è un’eccezione.

Se si passa dalla fede per grazia a una visione atea e materialistica della vita, non ci si trova in un ambiente asettico. In quel momento, si presenta alla porta il diavolo che passa all’attacco portando la persona agli idoli, alle passioni umane, la ricchezza, il sesso, la prepotenza, la cattiveria, l’inganno e tutto quello che è produzione del cuore umano che non è abitato da Dio. Si passa in questo modo al satanismo, alla possessione satanica, al dominio di satana sulla propria vita. Questo è ciò che è successo alla nostra società. Da cristiana è diventata atea “felice”, ma l’ateo non può essere felice.

Questo è il passaggio a cui stiamo andando incontro, ovvero quello dall’ateismo al satanismo. Il satanismo può toccare e invischiare anche quelli che non credono nell’esistenza di satana, perché egli va in cerca di anime indifese. Le circuisce e penetra nelle vite distruggendole. Da ateismo felice si trasforma in ateismo disperato. Se la vita è una clessidra svuotata allora dobbiamo vivere per alcuni anni con fatica per che cosa? Chi sopporterebbe una vita flagellata, senza una prospettiva di salvezza, di gloria, di felicità eterna? Si cadrebbe nell’angoscia, nella disperazione, in uno stato di infelicità permanente, come lo dimostra il numero di suicidi nei giovani specialmente occidentali.

Dobbiamo stare attenti a questo scivolo che porta all’inferno. Se si rifiuta il Dio dell’amore, della pace, della Misericordia e del perdono, arriva il falso benefattore che è il principe di questo mondo. Egli darà quello che lui è: la menzogna, la rabbia, l’odio e l’infelicità, riempiendo le persone di sé e a sua immagine.

È importante rendersi conto che da questa moda ingannevole di vivere come atei è una trappola nella quale ormai siamo caduti. Dobbiamo fare in fretta a uscirne perché nel tempo dei Segreti sarà molto più difficile sfuggire, senza la fede sarà arduo vedere il sole laddove saettano i fulmini dell’ira di Dio. Se non abbiamo la grazia della fede in Dio, siamo come turaccioli nell’oceano sbattuti e andiamo a fondo.

Come ha detto la Madonna: «Siate gioiosi cercatori di Dio» (25 settembre 2022). Cerchiamo Dio, usciamo fuori dal guscio in cui siamo stati imprigionati, usciamo fuori dall’inganno in cui satana ci ha attirato, perché Dio c’è ed è come sole che splende. Le nuvole possono oscurare il sole ma non eliminarlo, così è per Dio.

Dobbiamo essere attenti a sfuggire da questo ossido di carbonio senza sapore e odore che ci invade e che distrugge le nostre anime.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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