"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla caduta degli angeli (Catechismo 391-395)

Cari amici, chi contribuisce a migliorare il cuore dell’uomo è l’amore che Cristo ha manifestato sulla Croce perdonando i suoi nemici. Questa è la grande medicina che curerà l’umanità in questo momento in cui l’odio fa da padrone.

Per quanto riguarda l’antropologia cristiana, la caduta originaria degli angeli e degli uomini risale ai primordi della Creazione. Questa origine del male ci viene spiegata dalla Sacra Scrittura, elaborata dalla Chiesa e sintetizzata in vari documenti fino al Catechismo ultimo della Chiesa cattolica. Dio è buono e crea cose buone, il male deriva dalla libertà creata – e limitata – degli angeli e degli uomini.

Questa è la condizione nella quale nasciamo e che portiamo dentro di noi. È il veleno del serpente antico che ha provocato la ribellione dei nostri progenitori e quindi la caduta dell’umanità. Le conseguenze di tale caduta sono in parte rimaste, mentre il peccato stesso è stato perdonato, perché siamo stati redenti dal sangue di Cristo. È una ferita originaria che siamo chiamati a curare con la grazia e l’amore di Dio.

L’origine del male è nella creatura più elevata che Dio ha creato: lucifero o angelo ribelle. Era l’angelo più luminoso, una creatura libera e intelligente. Il male per sua natura non viene da Dio ma dalla creatura creata in grandissima dignità. Il male è stato un peccato di superbia. L’angelo ribelle nel primo istante in cui è stato creato, è stato elevato in grazia insieme a tutti gli angeli. Nel secondo istante ha distolto gli occhi da Dio, ha contemplato se stesso, ha preteso di mettersi al posto di Dio. Questo è stato il peccato originario in cui è nato il male. Lucifero si è trascinato con sé una schiera di angeli, di cui non sappiamo la quantità. Nella figura del drago – che viene scacciato dal Cielo dall’arcangelo Michele – abbiamo un’indicazione in quanto viene specificato che trascinò dietro di sé un terzo delle stelle del Cielo. I demoni sono numerosissimi – ed essendo spiriti purissimi – sono stati in grado di fare una scelta irreversibile e radicale in opposizione a Dio. I demoni e anche le anime dei dannati – che nel punto di morte si trovano in una situazione di rifiuto irreversibile nei confronti di Dio – non si convertiranno più.

Gli angeli scacciati dal Cielo sono caduti sulla Terra e hanno incominciato la loro azione. Lucifero sotto forma di serpente entra nel Paradiso terrestre e seduce Eva, la quale distoglie lo sguardo da Dio. La mela che il diavolo propone è quella di mettersi al posto di Dio, di usare la libertà come si vuole e non in obbedienza ai Comandamenti del Signore.

II. La caduta degli angeli

391 Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. «Diabolus enim et alii dæmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali – Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi».

Attraverso un esame di coscienza dobbiamo chiederci se siamo mai precipitati nel male, nell’odio, nella vendetta o nella violenza. Nel caso in cui abbiamo sostato in quella condizione – come se potesse diventare uno stato perenne – ci ritroveremmo nella perdizione.

392 La Scrittura parla di un peccato di questi angeli. Tale «caduta» consiste nell’avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: «Diventerete come Dio» (Gn 3,5). «Il diavolo è peccatore fin dal principio» (1 Gv 3,8), «padre della menzogna» (Gv 8,44).

Eva apprezzò questa proposta e la fece sua, cadendo insieme a Adamo. Il diavolo è il padre della menzogna, è ingannatore e omicida.

393 A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. «Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte».

Su questo punto circolano diverse eresie, anche nei confessionali. Molti anni fa, mi è stato riferito che un confessore ha detto di pregare per il diavolo affinché si convertisse. Il Catechismo della Chiesa cattolica è chiarissimo al riguardo, non c’è possibilità di pentimento per i demoni dopo la caduta, come per gli uomini dopo la morte. Dio non perdona chi non è realmente pentito.

394 La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama «omicida fin dal principio» (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre. «Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l’uomo a disobbedire a Dio.

Questo numero del Catechismo parla dell’azione di satana in tutta la storia della salvezza fino alla fine: il Mistero dell’iniquità. È più pericolosa la seduzione del demonio rispetto alla persecuzione dei malvagi.

395 La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).

Se Dio permette il male è per un bene maggiore.

Questi sono cinque punti formidabili di teologia della Storia, delle origini, della fine e attuale. Presentano una visione della Storia alla luce della fede che fa capire come va il mondo, chi agisce nel mondo e quali sono gli attori. L’attore principale è Dio e la sua provvidenza, l’antagonista è il demonio con la sua potenza e in mezzo vi è l’uomo che è corresponsabile delle anime che si perdono o si salvano. Alla fine, comunque, Dio vincerà sempre.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’origine del male

Cari amici, attraverso la ragione umana si può dimostrare che l’uomo è a due dimensioni e questa concezione è un patrimonio culturale dell’umanità. La Divina Rivelazione ha svelato molto più di quanto non si possa arrivare con la ragione umana, ovvero che l’uomo è a immagine di Dio, creato per Dio, in orientamento a Dio. L’uomo ha una struttura trascendente della materia, con un’anima che sussiste anche dopo la morte e che alla fine del mondo avrà il suo corpo a immagine del suo destino di gloria o di perdizione.

Bisogna però porsi un interrogativo che è all’origine di tante religioni: perché il male?

Persino nell’antichità ci sono segni di queste riflessioni. Il tema del male, che è la morte, è all’origine della riflessione umana e lo è tutt’ora. Dato che tutta la Creazione è buona e che l’uomo – come disse Dio – era molto buono, da dove viene il male?

L’origine del male è d carattere morale e quindi l’origine della sofferenza e dalla morte è causata dal male morale. Non può essere qualcosa che Dio ha creato perché quello che Dio ha creato è buono. È un argomento che ha appassionato anche sant’Agostino nella sua polemica con i Manichei, i quali ipotizzavano un dio del male in competizione con il dio del bene, il che ovviamente è fuori dall’ambito cattolico. Sant’Agostino spiegava che il male è causato dalla creatura non da Dio, prima dagli angeli poi dagli uomini.

È una riflessione cristiana magnificamente sintetizzata nel Catechismo della Chiesa cattolica, fondamentale per la comprensione di noi stessi e della grande grazia della Redenzione.

385 Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia, nessuno sfugge all’esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura – che appaiono legati ai limiti propri delle creature – e soprattutto al problema del male morale. Da dove viene il male? «Quaerebam unde malum et non erat exitus – Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta», dice sant’Agostino, e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti «il mistero dell’iniquità» (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. La rivelazione dell’amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l’estensione del male e la sovrabbondanza della grazia. Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell’origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore.

Sant’Agostino nella sua ricerca della verità, quando era pagano, si era orientato verso le teorie dei Manichei, ma lui non riusciva a darsi una risposta adeguata, finché non si è convertito. Nell’incontro con la la Divina Rivelazione ha scoperto il Mistero d’iniquità. Dio ci rivela il male ma anche la sua misericordia affinché non veniamo angosciati del male. Il vincitore del male è Cristo che – con la sua morte in Croce – ha vinto il maligno e l’angelo ribelle che istiga al male le creature qui sulla Terra.

Il male morale per eccellenza è il peccato, una realtà con cui abbiamo a che fare ed è presente nella storia umana. Viviamo in una contraddizione: siamo un’umanità molto evoluta dal punto di vista della tecnica e della conoscenza, ma dal punto di vista dei comportamenti e della cattiveria siamo peggio dei secoli passati. Oggi si arriva a ipotizzare stermini di persone in un modo freddo e calcolato, un vero e proprio soffocamento della coscienza, che rende gli uomini simili a satana.

La realtà del peccato

386 Nella storia dell’uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell’uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell’uomo e sulla storia.

Si minimizza e sottovaluta il peccato perché ne siamo talmente immersi da non sentirne più il cattivo odore. Il peccato è una grave offesa fatta a Dio, dove viene negato il nostro rapporto di adesione alla Sua legge di santità. Fuori dalla luce di Dio, si vive nel peccato e non se ne sente l’odore. Uno dei compiti fondamentali della Chiesa – spiega San Paolo – grazie all’opera dello Spirito Santo e della predicazione, è quello di convincere il mondo di peccato. Uno dei peccati che si commettono a livello industriale – che coinvolgono milioni di esseri umani – è l’aborto. I cristiani hanno il dovere – andando controcorrente – di convincere il mondo che è un peccato e un abominio. Come ha detto il Concilio Vaticano II, quello che chiamiamo un “diritto” è un delitto. Convincere il mondo di peccato è per la Chiesa un dovere che Dio le ha dato da compiere nonostante la presenza della persecuzione.

387 La realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delle origini, si chiarisce soltanto alla luce della rivelazione divina. Senza la conoscenza di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente il peccato, e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita, come una debolezza psicologica, un errore, come l’inevitabile conseguenza di una struttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull’uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente.

È Dio che ci rivela la gravità effettiva del peccato, causato dalla libertà della creatura razionale. Le creature razionali sono due: gli uomini con un’anima immortale in un corpo e gli angeli che sono purissimi spiriti. Avendo un’origine creaturale, il male per sua natura è limitato. Per questo la Madonna dice che satana è solo una falsa forza, perché non può essere paragonata all’Onnipotenza divina.

Il peccato originale è attribuito agli uomini, ma bisogna tenere presente che i primi a peccare sono stati gli angeli. Quindi, chi ha introdotto il male è stato Lucifero, inducendo poi i nostri progenitori al peccato. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice che la conoscenza del peccato delle origini, cioè quello che riguarda la coppia umana, è fondamentale per comprendere la grazia della Redenzione. Essa non riguarda gli angeli ma gli uomini.

388 Col progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtà del peccato. Sebbene il popolo di Dio dell’Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo di tale storia, che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della risurrezione di Gesù Cristo. Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. È lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere «il mondo quanto al peccato» (Gv 16,8), rivelando colui che del peccato è il Redentore.

Il Vecchio Testamento va letto alla luce di Gesù Cristo morto per i nostri peccati e risorto a vita nuova per la misericordia di Dio.

389 La dottrina del peccato originale è, per così dire, «il rovescio» della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo.

Papa Benedetto XVI ha ribadito spesso questo concetto: non si può intaccare la Rivelazione del peccato originale senza attentare al Mistero della Redenzione operata da Gesù Cristo.

Ci sono due atti che certificano l’ingresso del peccato nel mondo: il peccato degli angeli e il peccato dei nostri progenitori. In questo modo inquadriamo una lettura teologica alla luce della fede del Mistero dell’uomo, della sua origine, della presenza del male, della Redenzione di Cristo, della necessità di Cristo per la salvezza del mondo. Tutti gli altri alambicchi della pseudoscienza moderna li riserviamo agli inceneritori della Storia, dove si mette dentro il mondo nuovo di cui ha parlato la Madonna a Medjugorje dicendo che per esso   non c’è nessuna speranza o futuro.

Seguiamo Cristo che è la Via, la Verità e la Vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’uomo nel Paradiso terrestre

Cari amici, l’ideologia del male – il nuovo totalitarismo – presenta l’uomo nella dimensione animale negando la spiritualità, la trascendenza, il riferimento a Dio, la legge morale. In questo modo, diventa uno strumento del dominio dell’uomo sull’uomo, portando alla costruzione in Terra del paradiso infernale e non terrestre.

Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, con un’anima spirituale immortale e un corpo animato ed elevato da essa. Pur avendo una dimensione terrestre, in un certo senso, il corpo dell’uomo è la sintesi dell’universo. Con la sua anima spirituale e immortale è l’unico essere della Creazione visibile che è in grado di rivolgersi a Dio e di parlare con lui.

Dio ha creato l’uomo in grande dignità per poterlo elevare in grazia, alla sua amicizia e farlo partecipe della sua vita intima. Questo è un passaggio molto importante perché abbiamo una concezione di Adamo “peccatore”. Infatti, dopo il peccato originale, egli ha aperto la nostra Storia di sofferenza e di morte qui sulla Terra. In realtà l’Adamo – come Dio l’ha creato – fu elevato in grazia e posto con Eva nel Paradiso terrestre.

Nel Paradiso celeste si contempla Dio direttamente, si è in uno stato di grazia permanente, si partecipa alla visione eterna di Dio. Il Paradiso terrestre è ovviamente diverso, ma è sempre una situazione esistenziale di grande santità, nella quale Adamo ed Eva hanno avuto la grazia della Divina amicizia, a cui è stato aggiunto il dono dell’immortalità, dell’assenza del dolore, della perfetta armonia fra anima e corpo. Tutti doni che non conosciamo ma a cui aspiriamo, specialmente quello dell’immortalità.

È proprio la presenza della morte che ha fatto nascere le religioni umane. Le religioni degli egizi o degli etruschi, ad esempio, erano improntate su un tentativo umano di superare la morte. La morte è un fatto apparentemente naturale perché abbiamo un corpo corruttibile. Ma il dono dell’immortalità ha lasciato delle tracce in noi, per cui ora anche nel campo dell’anticristianesimo – come il transumanesimo – si cerca di costruire un’immortalità tecnica come proprietà della materia. Siamo traumatizzati dalla morte – soprattutto quando si tratta di persone care, di tragedie o di giovani – è difficile affrontarla e accettarla. Dio ci ha fatto il dono dell’immortalità nel Paradiso terrestre, della grazia e della sua amicizia. Il Paradiso terrestre non è solo un luogo benedetto nel quale però si è intrufolato il serpente, ma indica una condizione umana, è l’uomo stesso che godeva di doni straordinari. Con il peccato originale e la caduta di Adamo, tutti questi doni sono andati persi, ma sono stati donati nuovamente dalla grazia di Cristo.

Questa realtà meravigliosa della vita paradisiaca dei nostri progenitori è una condizione umana che abbiamo perso ma che per grazia di Cristo possiamo riacquistare. Attraverso la grazia della fede, l’osservanza dei Comandamenti e la crescita nel cammino di santità per essere immagine di Cristo possiamo tornare alla condizione umana paradisiaca. Se diveniamo a immagine di Cristo, riusciamo già su questa Terra ad avere una condizione esistenziale di santità e grazia, addirittura superiore a quella dei nostri progenitori. Perché quello che Adamo aveva perso, il nuovo Adamo – che è Cristo –  lo ha ridato in sovrabbondanza.

IV. L’uomo nel paradiso

374 Il primo uomo non solo è stato creato buono, ma è stato anche costituito in una tale amicizia con il suo Creatore e in una tale armonia con se stesso e con la creazione, che saranno superate soltanto dalla gloria della nuova creazione in Cristo.

Quello che Adamo ha perduto, Cristo l’ha ridonato in sovrabbondanza. In Cristo abbiamo una condizione esistenziale superiore a quella di Adamo prima della caduta nel peccato originale.

375 La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato di santità e di giustizia originali. La grazia della santità originale era una partecipazione alla vita divina.

Giustizia significa conformità alla volontà di Dio. La grazia della santità era una partecipazione all’amore Trinitario che si scambiano le tre Persone Divine. Era una partecipazione alla vita intima di Dio e al Suo amore. La grazia è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori.

376 Tutte le dimensioni della vita dell’uomo erano potenziate dall’irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell’intimità divina, l’uomo non avrebbe dovuto né morire, né soffrire. L’armonia interiore della persona umana, l’armonia tra l’uomo e la donna, infine l’armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta «giustizia originale».

C’era un’intima unione con Dio, una pace, un’armonia dentro l’uomo, fra la sua anima e il suo corpo. Tutte queste armonie si sono rotte con il peccato, per cui ci ritroviamo divisi in noi stessi: c’è tensione fra l’uomo e la donna, fra l’uomo e le forze della natura. Questo stato di giustizia originale è stato insidiato e ferito dal demonio.

377 Il «dominio» del mondo che Dio, fin dagli inizi, aveva concesso all’uomo, si realizzava innanzi tutto nell’uomo stesso come padronanza di sé. L’uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell’affermazione di sé contro gli imperativi della ragione.

Nel Paradiso terrestre non c’era disordine, non c’era la potenza del male in noi, il peccato originale. La ferita del peccato originale viene cancellato con il Battesimo, ma non le sue conseguenze; perciò, sentiamo bollire dentro di noi la triplice concupiscenza. Sono i sette vizi capitali che si esprimono nella ricerca dei piaceri dei sensi, la cupidigia dei beni terreni e nell’affermazione di sé contro gli imperativi della ragione e della coscienza.

378 Il segno della familiarità dell’uomo con Dio è il fatto che Dio lo colloca nel giardino, dove egli vive «per coltivarlo e custodirlo» (Gn 2,15): il lavoro non è una fatica penosa, ma la collaborazione dell’uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile.

379 Per il peccato dei nostri progenitori andrà perduta tutta l’armonia della giustizia originale che Dio, nel suo disegno, aveva previsto per l’uomo.

Da situazione esistenziale di grazia – nel quale Dio ci ha creati ed elevati – tutto questo è andato perduto. Ma il Signore nella sua infinita misericordia e bontà aveva già preannunciato in Cristo, l’inimicizia fra la donna e il serpente antico, anticipando il fatto che il figlio della donna avrebbe schiacciato la testa.

Ciò che Adamo ha perduto, noi abbiamo la possibilità di riacquistarlo in Cristo mediante la fede e il cammino di santità. Coloro che seguono questa strada rivivono una condizione di vita, qui sulla Terra, superiore – per quanto riguarda l’intima unione con Dio per mezzo di Cristo – di quella di Adamo.

Per completare la spiegazione della concezione dell’uomo nella vita cristiana, bisognerebbe approfondire il peccato originale. Benedetto XVI diceva che il peccato originale è un capitolo fondamentale della fede cattolica, senza il quale non si comprenderebbe la Redenzione, la Croce e il riscatto della nostra condizione esistenziale di peccato e di morte che ci è data da Cristo.

In questo modo possiamo comprendere come la Redenzione di Cristo – cioè la salvezza dell’uomo dal peccato, dalla schiavitù del demonio, dalla morte – sia un dono di grazia incommensurabile, che abbiamo messo da parte. La Madonna ha detto che la nostra generazione ha rifiutato la fede nella Croce perché crede di salvarsi con gli alambicchi della scienza e della tecnica.

Dio ci salvi da certe “salvezze” umane. Sia benvenuta la salvezza di Cristo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

statue of the Blessed Virgin Mary holding a red rose while Saint James Church in Medjugorje is in background

Pensiero spirituale sul Messaggio della Madonna ai sacerdoti

Messaggio della Regina della pace del 6 luglio 2024 a Ivan di Medjugorje

“Cari figli,

oggi voglio invitarvi in ​​modo speciale a pregare per i miei amati figli: per i sacerdoti; perché possano annunciare in modo semplice la parola viva del Vangelo.

Perché il loro cammino sia il cammino della santità, perché in questo tempo diano testimonianza come mai prima; affinché possano essere portatori dei miei messaggi come mai prima d’ora, senza paura, senza paura.

Grazie, cari figli, per aver risposto anche oggi alla mia chiamata!”

Cari amici, il Messaggio della Regina della pace è rivolto ai sacerdoti ed è un invito per noi a pregare per loro. La Madonna sente l’urgenza della preparazione dei sacerdoti in un momento in cui la testimonianza della fede deve essere coraggiosa fino al martirio.

È un Messaggio solenne, come quelli che vengono dati per la Chiesa attraverso la veggente Marija. In questo caso, è stato dato in via eccezionale attraverso Ivan. Nella sua cappella, quel giorno, c’era un gruppo di sacerdoti che partecipava all’apparizione e la Madonna ha voluto dare questo messaggio.

Ivan mi ha raccomandato di sottolineare nella spiegazione che l’aspetto più importante di questo Messaggio è proprio l’esortazione alla preghiera per i sacerdoti. La prima esortazione della Madonna è proprio la preghiera per i sacerdoti ma è presente anche un invito per i sacerdoti stessi: «affinché possano essere portatori dei miei messaggi come mai prima d’ora, senza paura, senza paura».

È un messaggio appassionato che vuole svegliarci dal nostro torpore, dal sonno stanco delle nostre anime. È un richiamo come quello che ha fatto Gesù nel Getsemani ai suoi Apostoli: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione”. La Regina della pace è con noi da 43 anni; perciò, dobbiamo essere più che mai pronti ad affrontare la testimonianza in un mondo che ha rifiutato la fede nella Croce. La strada da percorrere per i sacerdoti è la stessa degli Apostoli dopo la Pentecoste: la persecuzione, la testimonianza della fede fino a quando Dio vorrà.

«Oggi voglio invitarvi in ​​modo speciale a pregare per i miei amati figli». La Madonna considera i sacerdoti suoi figli prediletti in quanto prolungamento di suo Figlio. Sono coloro che Gesù ha scelto, al quale ha conferito il dono del sacerdozio, cioè il potere di Cristo stesso di celebrare l’Eucarestia, di perdonare i peccati, di pascere il gregge.

L’impatto pastorale dei pastori della Chiesa è fondamentale. Ci sono state figure sacerdotali semplici e umili che hanno cambiato la situazione della Chiesa nel loro tempo, basti pensare al Santo Curato D’Ars o San Giovanni Bosco. Sono i suoi figli prediletti, per i quali dobbiamo riacquistare lo sguardo della fede – che in questo tempo di secolarizzazione – abbiamo perso. Ha causa della mentalità modernista non sappiamo più guardare la Chiesa dal punto di vista soprannaturale, come istituzione divina, come prolungamento di Cristo.

Non vediamo più i sacerdoti in quella luce che la Madonna ci ha mostrato nei suoi Messaggi, a conclusione dei Messaggi di Mirjana. I pastori sono coloro che suo Figlio ha scelto e le cui mani benedette trasmettono la grazia. Sono coloro che rimettono i peccati, celebrano la Messa, fanno sì che il pane e il vino diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, uniscono in Matrimonio, danno i Sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Dobbiamo riacquistare questo sguardo di fede sui sacerdoti e pregare per loro, per coloro che non conosciamo, che sono in crisi di fede e nel peccato, per coloro che sono fervorosi cosicché siano protetti dalle insidie del maligno. Quindi, la Gospa sottolinea alcuni aspetti della missione sacerdotale: per prima cosa annunciare in modo semplice la Parola viva del Vangelo.

Gesù ha mandato i suoi Apostoli ad annunciare il Vangelo: “Andate e predicate fino ai confini estremi della Terra”. Questo è anche il nostro compito principale – oltre alla celebrazione dei Sacramenti – quello di annunciare il Vangelo. Gesù Cristo stesso ha passato tre anni della sua vita percorrendo tutte le strade della Galilea, annunciando il Regno di Dio.

La Parola del Vangelo è molto semplice, si espone dopo aver meditato con semplicità nella sua vivezza. Nella nostra proposta di Vangelo risuoni la Parola di Gesù. Con la sua parola molto semplice – il Santo Curato D’Ars – ha attirato numerose anime anche dalla Francia lontana. Le persone quando ascoltano l’omelia vogliono sentire la Parola di Dio, chi la predica deve scomparire dietro il Vangelo, in modo tale che la gente rimanga con lo sguardo fisso su Gesù. È un esercizio di umiltà.

«Perché il loro cammino sia il cammino della santità». Se non viviamo quello che predichiamo rischiamo di essere dei cembali suonanti e squillanti ma vuoti. Dobbiamo appassionarci e vivere il Vangelo, chiedere la grazia di rivivere tutto nella nostra vita, chiedere a Gesù di avere i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue parole, il suo amore, la sua umiltà, la sua carità, la sua compassione. I sacerdoti devono curare la propria vita spirituale, dedicare il tempo alla preghiera, meditare la Sacra Scrittura.

Tutte le volte che i fedeli si accostano a loro, hanno il riverbero della Divina presenza nel cuore dei sacerdoti. Si sentono attratti da quello che San Paolo definiva “il buon odore di Cristo”, che deve essere qualcosa che emana da noi.

La santità è configurata nel compimento della missione che Dio ha affidato a noi sacerdoti. La via della santità è quella di imitare Cristo Buon Pastore, celebrare la Santa Messa ogni giorno, dedicare il tempo all’intercessione per tutte le anime che Dio ha affidato ogni giorno e molto altro.

Dopo il cammino di santità, la testimonianza della Divina presenza risplende nel nostro ministero. È una testimonianza umile ma vissuta nell’amore per Cristo. Questo traboccare dell’amore nel nostro apostolato – in tutto quello che facciamo durante la giornata – va a innaffiare le anime, come dice Caterina da Siena, le fa crescere come dei fiori.

«Come mai prima […] come mai prima d’ora». La Madonna parla guardando il futuro, sa che è ormai giunto il momento della grande prova, sa che i sacerdoti sono quel ponte che ci deve portare da questo momento fino alla fine dei segreti, sul quale il gregge di Cristo deve camminare senza precipitare nelle acque tumultuose del Mar Rosso.

A partire dal 1986 quando ho iniziato ha parlare a Radio Maria, non ho mai avuto paura di esprimermi sui Messaggi della Madonna e su Medjugorje, in nessuna circostanza.  Ho testimoniato tutti i Messaggi della Regina della pace in base a un principio che mi ha detto il vescovo di Mostar: “Padre, lei è libero di credere o di non credere, deve solo stare alle disposizioni pastorali che la Chiesa dà”. Seguendo questo principio, ho sempre parlato dei Messaggi di Maria, ho scritto libri su Medjugorje e la Chiesa mi ha sempre lasciato dare la mia testimonianza.

La paura è un fatto psicologico che viene indotto, ma non ha fondamenti reali. Le disposizioni della Chiesa non impediscono ai preti di credere e parlare di Medjugorje negli ambiti giusti. «Diano testimonianza come mai prima; affinché possano essere portatori dei miei messaggi come mai prima d’ora, senza paura, senza paura». La Gospa non dà mai indicazioni contro le diposizioni pastorali della Chiesa.

Quindi, i sacerdoti: annuncino il Vangelo in modo semplice e chiaro; facciano il loro cammino di santità; e successivamente siano portatori dei Messaggi della Madonna, in modo tale da viverli, porgerli con zelo e senza paura. Siamo ai prodromi della grande battaglia che farà la Donna vestita di sole incoronata di dodici stelle contro il dragone infernale. I sacerdoti devono essere delle guide in un mondo pieno di insidie, parole inventate, falsi profeti, ingannatori professionali e lingue biforcute.

Se non si è convinti non saranno le parole dei sacerdoti a svegliare le anime, ma la preghiera lo potrà fare..

La Regina della pace si è costruita una Radio per portare i suoi Messaggi in tutto il mondo, con la loro presentazione di carattere fortemente ecclesiale. È uno strumento straordinario di cui la Madonna si è dotata e che con la generosità degli ascoltatori si mantiene viva.

Maria nei suoi Messaggi ci scuote, ci fa capire che le cose stanno diversamente rispetto a quello che pensiamo. Siamo alla vigilia di grandi eventi, che riguarderanno la fede e la pace del mondo. Riguarderanno soprattutto la fede perché siamo in un mondo che è strutturato in modo anticristico, e la Madonna ci chiama insieme alla Chiesa, al Vangelo, Parola viva, alla conversione, al cammino di santità, alla testimonianza senza paura.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’affermazione del Catechismo della Chiesa cattolica: “Maschio e femmina li creò”

Cari amici, l’antropologia cristiana ha in sé le pagine più belle e più elevate della Divina Rivelazione che svelano all’uomo quel Mistero che è se stesso. Viene rivelato dalla Parola di Dio, senza la quale vagheremmo nelle tenebre fino alla fine del mondo. Con la ragione umana possiamo ottenere qualche convinzione profonda e vera, come il fatto che Dio esiste e che abbiamo un’anima spirituale e immortale. Ma l’origine dell’uomo – che viene creato dall’amore di Dio – e il suo destino ultimo – che è l’approdo per grazia all’amore infinito e alla vita eterna – è rivelato e donato da Dio nel corso della storia della salvezza.

La natura umana ha due componenti fra loro relative e di pari dignità che sono la mascolinità e la femminilità. La Sacra Scrittura sintetizza questo concetto in un’espressione molto forte: “Maschio e femmina li creò”. Il soggetto è Dio, la Sua potenza e il Suo amore. Egli li crea con pari dignità ma anche diversi e reciproci l’uno all’altra. Sono chiamati a vivere fra loro un Mistero di amore – come è il Mistero stesso dentro Dio – e nel medesimo tempo a cooperare all’opera della Creazione attraverso la donazione reciproca del loro amore. Questa è la più alta rivelazione che Dio abbia fatto – quella della Genesi – fondamentale per rispondere alla domanda: “Da dove viene il mondo?”. Il mondo l’ha creato Dio, è distinto e dipende da Lui; quindi, il mondo è buono perché è stato creato dal Signore.

Una particolare attenzione va alla creazione dell’uomo – immagine di Dio – per la sua anima immortale e spirituale ma con la componente materiale del corpo. Esso sintetizza l’universo e, unito all’anima, riflette la divina bellezza e la divina immagine. Questa è una realtà che Dio ha creato e che satana ha inquinato nel momento stesso in cui la serpe si è introdotta nel Paradiso terrestre. L’uomo è chiamato a ricostituire questa bipolarità, attraverso il Sacramento del matrimonio con l’aiuto della grazia.

Il ruolo della donna è fortemente minacciato dal secolarismo, dal materialismo evoluzionista e dalla teoria del gender, che è uno dei tanti capricci della rivoluzione sessuale che manca di fondamento nella realtà. La mascolinità e la femminilità fanno parte strutturalmente della Creazione, non è una variazione.

I punti del Catechismo della Chiesa cattolica illustrano come le due componenti della natura umana – l’uomo e la donna – siano fra loro di pari dignità, diversi ma reciproci.

Uguaglianza e diversità volute da Dio

369 L’uomo e la donna sono creati, cioè sono voluti da Dio: in una perfetta uguaglianza, per un verso, in quanto persone umane, e, per l’altro verso, nel loro rispettivo essere di maschio e di femmina. «Essere uomo», «essere donna» è una realtà buona e voluta da Dio: l’uomo e la donna hanno una insopprimibile dignità, che viene loro direttamente da Dio, loro Creatore. L’uomo e la donna sono, con una identica dignità, «a immagine di Dio». Nel loro «essere-uomo» ed «essere-donna», riflettono la sapienza e la bontà del Creatore.

L’atto creatore di Dio è un atto di sapienza e di volontà, non sono una necessità della materia a cui Dio si piega. Sono concepiti e realizzati dal grande artista dell’universo.
Non vi sono sottomissioni dell’uomo alla donna o della donna all’uomo tanto che San Giovanni Paolo II diceva che lo sposo e la sposa devono praticare la reciproca sottomissione. Sono a immagine di Dio per quanto riguarda l’anima spirituale e immortale.         
In Grecia, dato che la donna è soprattutto sensibilità, negavano l’aspetto intellettivo e la componente dell’anima. Questi sono gli errori in cui cade la ragione umana quando non c’è l’illuminazione della Parola di Dio. Sono due capolavori che devono essere concepiti relativi l’uno all’altra, è incomprensibile la donna senza l’uomo e viceversa.

370 Dio non è a immagine dell’uomo. Egli non è né uomo né donna. Dio è puro spirito, e in lui, perciò, non c’è spazio per le differenze di sesso. Ma le «perfezioni» dell’uomo e della donna riflettono qualche cosa dell’infinita perfezione di Dio: quelle di una madre e quelle di un padre e di uno sposo.

Le mitologie, nelle quali si danno raffigurazioni umane degli dèi o si indentificava Dio con la mascolinità, in realtà sono forme di idolatria che la Bibbia ha sempre combattuto fin dalle origini. Le perfezioni sono espressioni umane con le quali si cerca di risalire a Dio nella sua trascendenza assoluta. Il Catechismo della Chiesa cattolica sottolinea che in Dio ci sono tutte le perfezioni che sono nell’uomo e nella donna, quindi quella della paternità e della maternità.

Questa riflessione è pregnante e ricca di spunti. Aiuta i giovani a costruire una loro identità, non in contrapposizione ma nella stima dell’altro sesso. Specialmente i ragazzi hanno bisogno di scoprire questa catechesi, una dottrina basata sulla Parola di Dio per cui la ragazza è un dono e una creatura di Dio con pari dignità dell’uomo che va rispettata. Ci sono tante altre ragioni umane perché questo rispetto diventi ancora più profondo in quanto la donna è chiamata a diventare madre. Tutti gli uomini hanno un richiamo al fatto che sono stati nel grembo di una donna. Questi ricordi e questa consapevolezza – che deve maturare nella psiche dei ragazzi e dei giovani – devono portarci a evitare ed estirpare nella nostra società ogni forma di oppressione e violazione della dignità della donna. Dio non ha creato l’uomo superiore alla donna, ma li ha creati uguali e di pari dignità. Sono concetti da infondere già dai primi di vita, solo allora si combatte alla radice uno degli obbrobri che esiste da sempre: ovvero la violenza nei confronti della donna, qualcosa di insopportabile, inaccettabile e barbarico.

L’uomo e la donna sono talmente reciproci l’uno all’altra che formulano un’unica natura umana. Ontologicamente, psicologicamente, sentimentalmente ed esistenzialmente ci deve essere quell’atteggiamento di rispetto, di stupore, di stima, di ammirazione per quella che è l’opera del creatore. Un mio professore disse: “Dobbiamo essere psicologicamente ciò che siamo ontologicamente”. Significa che se siamo ontologicamente figli di Dio, allora psicologicamente –nell’atteggiamento interiore – dobbiamo essere figli di Dio. L’uomo e la donna devono coltivare la reciprocità, il rispetto, la stima, l’amicizia.

Agli uomini e ai maschietti suggerisco di non alzare mai una mano contro la donna per nessun motivo, mai eccedere nel linguaggio scurrile o violento perché è il diavolo che vi aizza. Se dovesse capitare, non perdete l’occasione di chiedere scusa. Bisogna metterlo come principio di fondo della propria vita.

«L’uno per l’altro» – «una unità a due»

371 Creati insieme, l’uomo e la donna sono voluti da Dio l’uno per l’altro. La Parola di Dio ce lo lascia capire attraverso diversi passi del testo sacro. «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile» (Gn 2,18). Nessuno degli animali può essere questo «pari» dell’uomo. La donna che Dio «plasma» con la costola tolta all’uomo e che conduce all’uomo, strappa all’uomo un grido d’ammirazione, un’esclamazione d’amore e di comunione: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa» (Gn 2,23). L’uomo scopre la donna come un altro «io» della stessa umanità.

L’esegesi cattolica nello spiegare questa metafora è stata molto acuta. Dio estrae la donna dalla costola di Adamo, questo è un atto simbolico col quale – l’autore biblico – vuole dire che la natura della donna è medesima a quella dell’uomo. Quindi, non vi è una natura superiore a quella della donna. Sono della stessa umanità, di pari origine e di pari dignità.

372 L’uomo e la donna sono fatti «l’uno per l’altro»: non già che Dio li abbia creati «a metà» ed «incompleti»; li ha creati per una comunione di persone, nella quale ognuno può essere «aiuto» per l’altro, perché sono ad un tempo uguali in quanto persone («osso dalle mie ossa…») e complementari in quanto maschio e femmina. Nel matrimonio, Dio li unisce in modo che, formando «una sola carne» (Gn 2,24), possano trasmettere la vita umana: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra» (Gn 1,28). Trasmettendo ai loro figli la vita umana, l’uomo e la donna, come sposi e genitori, cooperano in un modo unico all’opera del Creatore.

I figli sono un dono di Dio per i genitori. Dio crea l’anima immortale e spirituale. I genitori cooperano con l’Opera divina attraverso il loro amore reciproco, dando origine all’embrione. L’infusione dell’anima avviene nel momento stesso in cui si forma l’embrione. Per questo motivo, il Concilio Vaticano II afferma che l’aborto è un delitto. Nell’embrione appena formato è presente tutto il programma dell’essere umano. Il vero problema è quello di come evitare l’atto dell’aborto che è una violenza per il bambino e per la donna stessa.

373 Nel disegno di Dio, l’uomo e la donna sono chiamati a dominare la terra come «amministratori» di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, «che ama tutte le cose esistenti» (Sap 11,24), l’uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.

L’atteggiamento che abbiamo nei confronti di ciò che possediamo, dobbiamo averlo anche nei confronti della Terra. È la casa che Dio ha dato all’umanità e che il diavolo vuole distruggere. Anche la Madonna ha avvisato l’umanità: «Satana è forte e desidera distruggere non soltanto la vostra vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete» (25 gennaio 1991). Il diavolo lo distrugge non solo con gli inquinamenti ma anche con armi che se usate potrebbero distruggere il pianeta Terra. La Regina della pace ci chiama a opporci ad esso con la preghiera e il digiuno, per disarmare satana. Lui è il vero nemico della Creazione. Nel tempo dei Segreti, quando l’umanità si accorgerà che la Gospa vince, anche gli ingannati da satana si sposteranno dalla parte giusta.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla persona umana composta di anima e corpo

Cari amici, una tematica molto importante dal punto di vista teologico, catechetico e spirituale è la concezione dell’uomo. Per i cristiani, è un argomento completamente in antitesi con quello che viene diffuso capillarmente dalla cultura contemporanea, a cominciare dalla scuola. Presenta una visione dell’uomo come mai era accaduto nella Storia dell’umanità. In tutte le culture, dalle meno alle più evolute, si presenta l’uomo a due dimensioni.

La dimensione spirituale è l’anima immortale che decide, conosce, capace di un amore donativo. Sono tutte realtà che non esistono nel mondo animale e che rendono l’uomo irriducibile alla materia. Questa visione fondamentale è stata portata ad altezze incredibili dalla teologia cristiana grazie alla Divina Rivelazione. La concezione dell’uomo a immagine di Dio è stata picconata sistematicamente da una cosiddetta scienza che ha debordato dai suoi limiti. Oltre allo studio della materia, la scienza non ha altri ambiti di esplorazione, ma è riuscita a imporre una visione della vita come se l’uomo fosse solo il suo corpo. L’identificazione dell’uomo con il suo corpo è il risultato dell’evoluzione materiale. Questo ha portato alla negazione dell’anima e delle sue caratteristiche fondamentali, come la conoscenza che trascende la materia e la capacità di decidere liberamente per se stessi. Con questa visione del mondo, dell’uomo e della vita – comunicata come se fosse la verità – ha fatto sì che noi cristiani perdessimo di vista chi è l’uomo.

L’uomo – dal punto di vista filosofico e teologico, della ragione e della Divina Rivelazione – è a immagine di Dio. Dio l’ha creato in tale dignità da essere l’unica creatura – in tutta la Creazione – capace di interloquire con Dio, di atteggiarsi di fronte a Lui intessendo un rapporto di conoscenza e di amore.

Nel Catechismo della Chiesa cattolica vengono spiegati ulteriori punti sull’essere umano. La persona umana, infatti, è composta di anima e corpo. È una visione dell’uomo che è sperimentalmente verificabile dentro di noi. Ognuno è consapevole di avere un corpo che diviene un’unità con l’anima.

Ci sono state molte visioni della vita e dell’uomo che hanno demonizzato la materia, per cui l’anima sarebbe imprigionata nel corpo. È necessario, dunque, un lavorio interiore – grazie alla filosofia, alla meditazione, alla preghiera – per purificarsi e uscire dal corpo così da trovare la liberazione. Sono numerosi gli uomini che vivono con questa concezione, soprattutto nell’induismo e nel buddismo. Alcune religioni hanno sostenuto l’esistenza di due divinità: quella del bene, che si identificava con lo spirito; quella del male, che si identificava con il corpo. Per questo si arriva alla conclusione che il corpo è una prigione dell’anima.

La Rivelazione biblica è completamente lontana da queste concezioni, sia dal puro materialismo che dal dualismo tra anima e corpo. La visione cristiana propone che l’anima viene direttamente da Dio, non si identifica con il corpo ma lo informa e lo eleva, riflettendo la bellezza dell’anima stessa. Perciò, l’uomo è un’unità di anima e corpo. Egli non è un angelo che è un purissimo spirito, non è un animale che è solamente materia organizzata ed evoluta, ma è sintesi. Nel corpo dell’uomo viene sintetizzato tutto l’universo che viene spiritualizzato ed elevato dall’anima. Essa a sua volta si apre alla grazia di Dio e quindi al Mistero della glorificazione dell’anima e del corpo, quando ci sarà la fine dei tempi e risorgeranno i corpi.

Avere il corpo è una perfezione non una defezione, tanto più che Cristo ha assunto la natura umana con un’anima e con un corpo che gli ha donato la Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Il Corpo di Cristo Risorto è un segno visibile della materia glorificata. Al termine della Creazione, tutta la materia e l’universo verrà glorificato e fatto partecipe della Resurrezione di Cristo.

I seguenti punti del Catechismo della Chiesa cattolica sono molto importanti e si manifestano nella loro bellezza:

362 La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: «Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente» (Gn 2,7). L’uomo tutto intero è quindi voluto da Dio.

L’anima al momento della morte, si stacca dal corpo e sussiste consapevole e libera, conservando le sue facoltà. Conserva la capacità di conoscere e di volere. L’uomo con il suo corpo è la sintesi di tutto l’universo. Il soffio di Dio è l’anima immortale. Quello che ne risulta è un essere vivente con due componenti di anima e corpo, ambedue volute da Dio.

363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, oppure tutta la persona umana. Ma designa anche tutto ciò che nell’uomo vi è di più intimo 471 e di maggior valore, ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: «anima» significa il principio spirituale nell’uomo.

Lessicalmente il termine “anima” significa animare, perciò è quella componente che anima il corpo. Quando l’embrione si crea, Dio infonde l’anima immortale che dà la forma al corpo, comunicando una caratteristica di spiritualità. Anche il corpo, riflettendo l’anima è voluto da Dio a sua immagine. L’anima è il principio spirituale immortale dell’uomo.

Il fatto che l’anima informi il corpo significa che dà una grande dignità, rendendolo anch’esso a immagine di Dio. Comunica le caratteristiche di bellezza, di spiritualità, di grazia che l’anima ha in sé in quanto soffio divino. Essa eleva e trasfigura il corpo, se un’anima è buona e ricolma di Dio comunica quella bellezza segreta che hanno solo coloro che riflettono in se stesse la bellezza divina.

364 Il corpo dell’uomo partecipa alla dignità di «immagine di Dio»: è corpo umano proprio perché è animato dall’anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito.

«Unità di anima e di corpo, l’uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all’uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno».

Con il Battesimo, la Santissima Trinità prende ospitalità nell’anima e questa presenza divina viene comunicata a tutta la persona, anche nella sua componente materiale.

L’uomo è l’essere più evoluto e complicato dal punto di vista materiale e trascende anche se stesso in quanto l’anima lo eleva.

Il Cristianesimo non disprezza il corpo. Tuttavia, l’anima e il corpo – con il peccato originale – sono indeboliti e inquinati, perciò hanno bisogno della grazia santificante per essere purificati ed elevati.

365 L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la «forma» del corpo; ciò significa che grazie all’anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un’unica natura.

La natura umana è l’unione tra anima e corpo. Il corpo da solo non sussiste, imputridisce e muore. L’anima, invece, da sola può sussistere fino alla Resurrezione dei corpi.

366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è «prodotta» dai genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.

I genitori cooperano per dare vita a un essere umano, non è l’atto coniugale a produrre l’anima ma Dio stesso. Ognuno di noi ha una paternità divina che riguarda l’anima in se stessa e indirettamente il corpo. Quando Cristo verrà nella gloria, risorgeranno i corpi delle anime che sono in Paradiso o in purgatorio, con un corpo glorioso a immagine di Cristo Risorto. Le anime dannate avranno un corpo a immagine della loro dannazione.

367 Talvolta si dà il caso che l’anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, «spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore» (1 Ts 5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell’anima. «Spirito» significa che sin dalla sua creazione l’uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio.

Si potrebbe utilizzare la terminologia dei Mistici secondo cui l’anima avrebbe un fondo o una punta dell’anima dove Dio e l’uomo quasi si toccano. In questo caso, lo spirito non sarebbe qualcosa di aggiuntivo all’anima, ma quella parte che Dio si è riservata per se stesso per entrare in comunione con noi.

368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di «profondità dell’essere» («in visceribus»: Ger 31,33), dove la persona si decide o non si decide per Dio. 

Nella Sacra Scrittura viene utilizzato il termine “cuore” rispetto ad “anima”, ma vuol dire la medesima cosa. Bisogna usare entrambe perché si completano a vicenda. Anche la Regina della pace nei suoi Messaggi utilizza questi termini, cuore e anima. Secondo la Scrittura il cuore è il centro spirituale dell’uomo perché con esso si pensa, si ama, si decide. Ma il cuore è un’indicazione materiale di una realtà spirituale che è l’anima immortale.

Questo è un affresco straordinario che ci dà l’insegnamento della Chiesa sulla base della Sacra Scrittura e che corrisponde all’esperienza che facciamo di noi stessi. Abbiamo desideri che vanno al di là della materia: di felicità, di amore, di verità, di bellezza, di eternità. Quindi, vi è una differenza radicale tra l’uomo e l’animale. Questa ideologia – che ci è stata imposta dalla falsa scienza dell’evoluzionismo – è sposata con l’ateismo e cadrà da sola perché non corrisponde all’esperienza umana.

Da: “Lettura della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale su: “L’uomo creato a immagine di Dio” (C.C.C. 355-361)

“355: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). L’uomo, nella creazione, occupa un posto unico: egli è «a immagine di Dio» (I); nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale (II); è creato «maschio e femmina» (III); Dio l’ha stabilito nella sua amicizia (IV)” (Catechismo della Chiesa cattolica).

Cari amici, la mentalità pseudoscientifica comune dà per scontato che siamo frutto dell’evoluzione animale. Questa mentalità non fa parte del patrimonio dell’umanità, perché le culture di tutti i popoli hanno sempre pensato all’uomo come un essere a due dimensioni: spirituale e materiale. Molte culture sono arrivate anche ad affermare la spiritualità e l’immortalità dell’anima, come le popolazioni indoeuropee, i greci, i romani e gli indù. Il solo fatto della sepoltura dei morti – che è tipica della storia umana – indica una fede nella sopravvivenza.

Questa riduzione dell’uomo a materia è tipica del nostro tempo, della società consumistica, del mercato che ha bisogno di consumatori e di ridurre l’uomo al suo stomaco. È una falsità che contraddice le esperienze che facciamo di noi stessi a livello dell’interiorità, delle domande sul senso della vita e dei desideri più profondi come la felicità, l’amore, la verità.

È molto importante l’antropologia cristiana: è sapere quello che Dio ha rivelato di noi stessi, un coronamento all’indagine della ragione. Dire che l’uomo ha un’anima spirituale immortale, è un obiettivo raggiunto da tante riflessioni filosofiche precedenti al Cristianesimo. L’antropologia cristiana spiega come Dio ha creato l’uomo e l’ha elevato in grazia, prima ancora della caduta originale. Il progetto dell’Onnipotente è molto più elevato e rivela l’esperienza che ognuno percepisce in modo diverso per sentimenti, riflessioni, profondità e capacità di decidere.

Gli insegnamenti del Catechismo della Chiesa cattolica danno una grande luce sull’antropologia cristiana. Si distingue la loro verità perché riflettono le nostre esperienze personali del corpo, della psiche e dell’anima. Senza tralasciare quella punta dell’anima che è l’elevazione che ci rende capaci di Dio e di essere Sua dimora.

Riporto di seguito alcuni punti del Catechismo della Chiesa cattolica:

356: Di tutte le creature visibili, soltanto l’uomo è «capace di conoscere e di amare il proprio Creatore»; «è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stesso»; soltanto l’uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità.

«Quale fu la ragione che tu ponessi l’uomo in tanta dignità? Certo l’amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti tu l’hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare il tuo Bene eterno».

Non c’è nessun altro al di fuori dell’uomo – nel mondo visibile – che possa conoscere e amare il proprio Creatore. Tutto il mondo è orientato all’uomo, solo lui è il valore che non può mai essere sacrificato alle cose, ma tutte le cose possono essere sacrificate all’uomo.

L’uomo è stato creato per conoscere e amare Dio. Questa è la ragione della grandezza per la quale è stato creato: con un’anima spirituale e immortale capace con l’intelletto di conoscere Dio e con la volontà di amarlo sopra ogni cosa. La dignità è massima, perché l’uomo si riflette nella natura di Dio.

357: Essendo ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad un’alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione.

La persona è un soggetto capace di intendere e di volere. È dotata di autocoscienza e autodecisione. Siamo stati creati in questa grande dignità per un rapporto di amore con Dio.

358: Dio ha creato tutto per l’uomo, ma l’uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione:

«Qual è dunque l’essere che deve venire all’esistenza circondato di una tale considerazione? È l’uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell’intera creazione: è l’uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito. Dio, infatti, non ha mai cessato di tutto mettere in atto per far salire l’uomo fino a sé e farlo sedere alla sua destra»

San Paolo disse: “Omnia vestra sunt”, “Tutte le cose sono vostre”. L’uomo non deve commettere l’errore dei servitori che hanno ucciso il figlio del padrone della vigna e si sono impadroniti di essa. Tutto è stato creato per l’uomo, ma Dio ha dato il compito di amarlo, servirlo e di offrirgli tutta la Creazione. Dio ha elevato l’uomo a tale altezza da farlo sedere alla sua destra.

359: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo»:

«Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano: Adamo e Cristo. […] Il primo uomo, Adamo, – dice – divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Quel primo fu creato da quest’ultimo, dal quale ricevette l’anima per vivere. […] Il secondo Adamo plasmò il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli aveva fatto a sua immagine. C’è un primo Adamo e c’è un ultimo Adamo. Il primo ha un inizio, l’ultimo non ha fine. Proprio quest’ultimo, infatti, è veramente il primo, dal momento che dice: “Sono io, io solo, il primo e anche l’ultimo”»

Dio ha creato l’uomo in tanta dignità perché ha voluto farsi uomo, ha voluto condividere con lui l’umanità, così che condividessimo con Lui la sua divinità. Dio ci ha creati in tanta grande dignità per poterlo conoscere e amare con l’intelligenza e la volontà. La dignità è finalizzata all’unione con il Verbo incarnato per partecipare alla divinità.

360: A motivo della comune origine il genere umano forma una unità. Dio infatti «creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini» (At 17,26):

«Meravigliosa visione che ci fa contemplare il genere umano nell’unità della sua origine in Dio […]; nell’unità della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo materiale e di un’anima spirituale; nell’unità del suo fine immediato e della sua missione nel mondo; nell’unità del suo “habitat”: la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita; nell’unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti devono tendere; nell’unità dei mezzi per raggiungere tale fine; […] nell’unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo».

Questo punto è una descrizione di tutto il piano divino. Il progetto di Dio non è a servizio di un popolo, ma di tutta l’umanità nella sua totalità. Dal primo Adamo derivano tutti gli uomini, nel secondo Adamo – in Cristo – tutti sono stati redenti e vengono glorificati. La glorificazione passa per la loro volontà e decisione.

361: «Questa legge di solidarietà umana e di carità», senza escludere la ricca varietà delle persone, delle culture e dei popoli, ci assicura che tutti gli uomini sono veramente fratelli.

Al di là delle varie identità culturali ed etniche, c’è un’unità del genere umano. Tutte le varietà sono all’interno di un ‘unica natura, quella umana. Inoltre siamo tutti redenti dal Sangue di Cristo, chiamati alla vita eterna, in modo tale da essere tutti fratelli, come è l’insegnamento del Magistero. Coloro che credono in Cristo sono fratelli anche sul piano soprannaturale , gli altri sono chiamati ad esserlo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’Atto di dolore perfetto che cancella i peccati

Cari amici, come cristiani siamo chiamati costantemente a vivere in grazia di Dio. Se non ci sono peccati gravi sulla nostra anima, siamo come quei tralci verdi che – uniti alla vite – producono molto frutto. Se la grazia della comunione con Cristo viene compromessa con un peccato grave, diventiamo tralci secchi, infruttuosi e non meritiamo più la vita eterna. Possiamo, però, pregare per avere la grazia della conversione. È molto importante vivere costantemente in grazia di Dio.

Molti si pongono il problema di una caduta grave, sia per la materia che per la volontà e la malizia che ci mettiamo. Se una persona muore in stato di peccato grave impenitente – come dice il Catechismo della Chiesa cattolica – si autocondanna all’inferno. Vivere costantemente in grazia di Dio – secondo l’esortazione della tradizione spirituale cristiana – è uno degli obiettivi principali di chi vuole fare un cammino verso la via della salvezza.

Per svariati motivi, ci sono circostanze in cui non è possibile confessarsi. Quando entriamo in una situazione di peccato grave, perdiamo la grazia e l’unione con Cristo. La teologia – fin dai tempi di San Tommaso d’Aquino – insegna che si può riacquistare chiedendo perdono a Dio, riconquistando anche lo stato di grazia santificante. Molte volte, si tratta di peccati di debolezza, ovvero quelle forme di tentazione con cui satana ci incanta. Nel momento in cui ci rendiamo conto del peccato commesso, la coscienza incomincia a rimordere, facendo comprendere il danno che abbiamo fatto a noi stessi e anche agli altri.

Ritornare in grazia di Dio è un obiettivo preminente e importante per la propria vita. Perciò, se non si è nella possibilità di confessarsi in tempi brevi, è possibile compiere un Atto di dolore perfetto, come dice l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino e il Catechismo della Chiesa Cattolica.

La contrizione o Atto di dolore perfetto e l’attrizione.

La contrizione – o Atto di dolore perfetto – è il dispiacere di aver peccato, di aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. È quella formulazione verbale a cui deve corrispondere un atteggiamento interiore che comunemente recitiamo quando facciamo il Sacramento della Confessione: “Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi”. Fino a questo punto siamo in un Atto di dolore imperfetto, perché ci pentiamo per timore del castigo.

“e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”. In questo passo si entra in una dimensione più elevata. Ci pentiamo perché abbiamo offeso Dio, perché non abbiamo corrisposto il Suo amore.

Per avere un Atto di dolore perfetto bisogna chiedere a Dio la grazia della contrizione del cuore, del dispiacere di averlo offeso, del non aver corrisposto al Suo amore. Guardare al Crocifisso ci farà bene, ci aiuterà ad elevare il livello del nostro dolore e non temere soltanto il purgatorio o l’inferno per le nostre infedeltà.

Quando recitiamo un Atto di dolore perfetto dopo aver peccato, la coscienza si risveglia e ci fa sperimentare l’amarezza stessa del peccato. Nella preghiera presentiamo a Dio un cuore contrito, come quello di Davide che si esprime per i delitti che ha commesso nel Salmo 50: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”.

Nel momento in cui si ha la grazia della volontà di fare un Atto di dolore perfetto, il peccato mortale viene cancellato e perdonato. Cosicché dovessimo morire in quel momento saremo salvi. Però, il Catechismo della Chiesa cattolica precisa che – nell’esporre a Dio tutto il dispiacere per averlo offeso e avendo ottenuto il perdono di Dio con questo Atto di dolore perfetto – devo aggiungere anche il proposito di confessarmi non appena possibile. Il peccato viene rimesso in vista della confessione. È molto importante perché siamo una civiltà mobile, pertanto quando si pecca è difficile trovare quel tempo necessario per fare una buona Confessione. Bisogna trovare il tempo di preghiera in cui mettersi spiritualmente davanti alla Croce. Con l’Atto di dolore perfetto viene rimesso il peccato e tutti i peccati gravi che abbiamo fatto, purché tutto questo sia presentato a Dio con dispiacere, per non aver corrisposto al suo amore e ci sia il proposito della Confessione.

A questo riguardo vi propongo i punti del Catechismo della Chiesa cattolica a riprova che si tratta di un inserimento ufficiale della Chiesa e non soltanto di un teologo, è un magistero autorevole.

I punti 1451-1452-1453 sono tre punti della Chiesa cattolica che chiariscono molto bene quanto scritto sopra. Siamo in quella parte dell’insegnamento della Chiesa riguardo il Sacramento della Confessione che riguarda gli Atti del penitente:

1451: Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire». Se dopo aver commesso un peccato grave vi è la contrizione, quindi pentirsi seriamente, allora il peccato viene rimesso. Vuol dire avere il dolore e la riprovazione per il peccato commesso accompagnato dal proposito di non farlo mai più.

È importante distinguere la contrizione dall’attrizione perché con il dolore perfetto si ottiene l’assoluzione del peccato prima ancora di confessarsi; con l’attrizione non si ottiene il perdono dei peccati a meno che non ci si trovi nel Sacramento della Confessione. In questo caso è sufficiente l’attrizione cioè la paura dei castighi di Dio, dell’inferno o il dispiacere per le conseguenze nefaste dovute al peccato. Con l’attrizione non si può ottenere la cancellazione del peccato, senza la Confessione. Questa distinzione implica quelle sfumature dell’animo umano a cui Dio è molto attento. Egli vuole sapere se il cuore è sensibile all’amore che Lui dà oppure come nel caso dell’attrizione se è orientato su se stesso.

1452: “Quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta «perfetta» (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale.” Se si esclude la Confessione sacramentale non viene rimesso il peccato mortale.

1453: “La contrizione detta «imperfetta» (o «attrizione») è, anch’essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un’evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l’azione della grazia, dall’assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza”. Con il dolore imperfetto non si ottiene la remissione del peccato, però è un presupposto con il quale – accostandosi al Sacramento della Confessione – questa contrizione può elevarsi fino a concedere la remissione dei peccati.

Facendo entrare nella propria vita spirituale questi passaggi, si arriva al tempo della morte preparati a ricevere l’abbraccio di Cristo. San Tommaso dice che la contrizione perfetta non rimette soltanto i peccati veniali e mortali ma anche le pene connesse al peccato che si dovrebbero scontare in purgatorio. La Madonna a Medjugorje ha detto che se una persona prima di morire si confessa e riceve la Comunione, nonostante abbia commesso delle gravi colpe nella sua vita, può andare direttamente in Paradiso.

Sono insegnamenti di grande importanza perché salvare l’anima è l’unica cosa che conta, tutto il resto si può dimenticare. Se si è in Paradiso si ha ottenuto tutto, se si è all’inferno si è perso tutto, in purgatorio si deve patire la purificazione per andare in Paradiso.

Tendiamo – con impegno e quotidianamente – alla salvezza e alla purificazione delle nostre anime e aiutiamo gli altri ad avere questa priorità assoluta nella vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla Divina Rivelazione che illumina il futuro

Cari amici, mentre le religioni umane sono ricerca dell’uomo che mescolano verità ed errori, il Cristianesimo è una rivelazione di Dio stesso del piano di salvezza. Dio nella sua Onniscienza vede tutte le tappe del suo progetto salvifico – fin dalla Creazione – perché il passato e il futuro sono racchiusi nell’istante presente. Egli ci rivela soprattutto il futuro, elemento peculiare della Sacra Scrittura, dove svela il Suo piano che non potremmo immaginare e comprendere se non venisse annunciato. L’Antico Testamento, nell’interpretazione cristiana, è tutta una profezia di Cristo, è la chiave di interpretazione che Gesù stesso ci ha lasciato.

Nel Vangelo secondo Luca, troviamo il passo dei due discepoli di Emmaus. Nel loro cammino incontrano questo straniero con il quale iniziano a conversare sui fatti accaduti a Gerusalemme. La morte di Cristo li aveva sconvolti e avevano smesso di credere che fosse veramente Lui il liberatore di Israele. Allora lo straniero – che solo successivamente verrà riconosciuto come Gesù – si mise a spiegare la Sacra Scrittura, per far capire loro perché Cristo era morto: “E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Luca 24:27-28). Così Gesù Cristo ha insegnato agli Apostoli il metodo per comprendere tutto l’Antico Testamento, che va interpretato in chiave cristologica, orientata al futuro.

La paura di guardare alla Divina Rivelazione in termini di profezia del futuro è infondata. Tutta la Rivelazione neotestamentari è in vista della seconda venuta di Cristo. Egli ha insegnato agli Apostoli a interpretare l’Antico Testamento e a guardare al futuro in chiave cristologica, paragonando il futuro della Chiesa a se stesso. Dopo la venuta di Cristo e l’incarnazione ci sarebbe stata l’evangelizzazione, la testimonianza, la lotta contro il mistero di iniquità e la persecuzione. I discorsi escatologici di Gesù sono presenti in tutti i Vangeli sinottici; per quanto riguarda il Vangelo di Giovanni la tematica escatologica è presente nell’Apocalisse. Il tempo che abbiamo davanti è l’attesa della parusia, del compimento della Redenzione con Cieli nuovi e Terra nuova.

Vi è una riluttanza nella Chiesa nel guardare le profezie, dalle apparizioni mariane alle riflessioni spirituali dei mistici, dei santi e delle anime privilegiate, alle quali il futuro è stato rivelato. Me esse non sono un qualcosa di estemporaneo o di scarsa importanza, perché vengono da Dio. La Vergine Maria quando dà i suoi Messaggi, lo fa in nome di Dio.

La struttura stessa della Divina Rivelazione è di carattere profetico: riguarda il passato, molti testi della Bibbia, infatti, sono una retrospezione nella luce di Dio; è un’attuazione nel presente, i profeti stessi attualizzano la Volontà di Dio parlando e chiamando la conversazione al presente; nel medesimo tempo rivelano il futuro, nell’Antico Testamento è orientata a Cristo e il Nuovo Testamento alla seconda venuta di Gesù.

La profezia cristiana è strutturale alla Divina Rivelazione, non è qualcosa di aggiunto o da guardare con sospetto e non distrae dalle Verità di fede che abbracciano tutto il tempo, passato, presente e futuro. La profezia è tipica del Cristianesimo, le altre religioni hanno delle ipostatizzazioni e personificazioni della natura. Una profezia laica, ad esempio, non esiste perché tutte le profezie che vengono fatte sulla base della scienza vengono successivamente smentite. La Rivelazione cristiana è qualcosa di straordinario e in grado di cambiare la Storia.

In questo tempo abbiamo la Rivelazione della Regina della pace, partita da Fatima. Nel 1917, come diceva il Cardinale Caffarra, ha sviluppato una profezia straordinaria con un taglio profetico che altre Apparizioni mariane non hanno. È unica in questo senso perché descrive il futuro del mondo nel 1917 fino a quando ci sarà il termine dei Segreti. Lo descrive molto dettagliatamente chiamando per nome il protagonista – che è la Russia – e terminando con la profezia del trionfo del suo Cuore Immacolato.

Adesso viviamo nella luce di questa grande profezia di Fatima che la Madonna ha attuato a Medjugorje. Prendere atto di questa profezia – che fa parte di quello che Dio ci ha svelato del suo piano di salvezza – vuol dire essere nel vivo della Divina Rivelazione e non qualcosa di estemporaneo. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è una tappa, è il primo combattimento dell’Apocalisse, quindi prevista dalla Sacra Scrittura. Siamo nel vivo della Parola di Dio che attraverso Gesù Cristo ci ha svelato il futuro del mondo. È un tipo di teologia che ha una dignità di primo grado e soprattutto ha un’incidenza pastorale straordinaria, perché la profezia cristiana illumina la Storia, i credenti e anche coloro che camminano nella Storia senza avere la grazia della fede.

La luce della speranza in un mondo in cui si sprofonda nell’autodistruzione, la può dare solo la profezia cristiana.  Questo degrado della teologia che si è mondanizzata e che non è più in grado di parlare alla gente e illuminarla è evidente. Questo è il motivo per cui la gente accorre alle Rivelazioni mariane, prende in seria considerazione ciò che molti disprezzano.

Il Cristianesimo è una grande profezia che riguarda il passato, il presente e illumina il futuro. Il Cielo stesso provvede a tenere sempre viva e attuale questa profezia, come sta facendo con le Apparizioni mariane, in particolare l’asse da Fatima a Medjugorje che è quello che illumina il nostro futuro.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’invito della Madonna: «Mettete la Sacra Scrittura in un luogo visibile e leggetela ogni giorno» (25 giugno 2024)

Cari amici, la Sacra Scrittura nella nostra formazione cristiana è molto importante e il Messaggio della Regina della pace del 25 giugno 2024 lo conferma. La Bibbia è fondamentale nei Sacramenti della Chiesa, in particolare nell’Eucarestia. La Madonna vuole che la Parola di Dio sia un aiuto nella nostra formazione spirituale e culturale. È un Libro divino ispirato dallo Spirito Santo di una ricchezza culturale straordinaria, un alimento fondamentale per la vita cristiana.

La Sacra Scrittura deve essere messa un luogo visibile così da poterne leggere facilmente, sistematicamente o casualmente, qualche pagina. Bisogna continuare a leggere finché non abbia suggerito uno spunto di meditazione che ci abbia infervorato, aperto il cuore o indicato un’azione buona da compiere. Bastano poche righe per avere già un concetto, una scintilla che illumina, un alimento che fortifica. Sono come le piccole preghiere e giaculatorie che se, ripetute più volte durante la giornata, alimentano l’anima.

Nell’Antico Testamento ci sono i salmi, i profeti, i libri sapienziali e quelli storici, difficili ma meravigliosi. Il Nuovo Testamento è facile, accessibile e più comprensibile. Vediamo nella Sacra Scrittura la Storia della salvezza, cioè tutta la Creazione fino alla fine dei tempi così come la concepita Dio e così come l’uomo l’ha vissuta, la vive e la vivrà.

La prima cosa che oggi ci colpisce leggendo la Bibbia – ma soprattutto l’Antico Testamento – è la presenza di Dio nella Storia. Siamo una generazione atea, senza una visione della Storia dove Dio è presente e opera, ma dove l’uomo è protagonista. In questa visione manca anche l’altro protagonista della Storia, che è il diavolo, la potenza del male e delle tenebre. Per questo motivo la Storia umana alla luce della modernità è povera. L’uomo è al centro della Storia ma non è colui che determina gli eventi. Egli, infatti, con la sua libertà è in grado di dare un contributo al bene o al male, a seconda delle sue scelte.

La bellezza dell’Antico Testamento è proprio la visione di Dio come protagonista. È Colui che ha in mano tutto. Le Sue punizioni sono di carattere pedagogico per portarci sulla buona strada, come un buon Padre fa con i propri figli. Dio premia, libera, realizza quello che è uno dei temi fondamentali della Scrittura, ovvero la salvezza del Suo popolo. La Parola di Dio è la storia della salvezza e della gloria di Dio che è l’uomo vivente e la nostra felicità.

Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo è il cuore dell’universo e intorno a Lui vediamo la Chiesa e tutti i suoi cooperatori come Maria e gli Apostoli. Viene raccontata la Storia della salvezza che si protrae verso i tempi ultimi nei quali siamo arrivati. Questi momenti che stiamo vivendo, con combattimenti decisivi tra l’impero delle tenebre e Dio, sono momenti chiave della Storia della salvezza. Le potenze del male attentano al piano del Signore e Dio stesso realizza la sua opera di salvezza, chiamando anche noi a collaborare.

La Sacra Scrittura è un Libro del passato, del presente e del futuro, che hanno come protagonisti Dio e la nostra alleanza con Lui, che ci permette di vincere le forze del male. È una lettura entusiasmante perché viviamo una vita molto laicizzata, schiacciata su ciò che si vede, mentre nella Sacra Scrittura i panorami che si aprono sono meravigliosi. Dio entra in azione, non gli sfugge nulla, crea, eleva, chiama ed è una Divina presenza che toglie quella asfissia esistenziale di una visione del mondo in cui il Signore è assente.

Come nell’Eucarestia ci nutriamo del corpo e del sangue di Gesù Cristo, così nella Sacra Scrittura ci nutriamo della Parola di Dio. È un nutrimento che non avviene soltanto durante la Messa, ma anche personalmente, ogni volta che si legge la Bibbia nella fede.

È un Libro senza il quale non si può vivere, soprattutto per un cristiano. Dal punto di vista letterario e umano è una lettura elevata, ricca e straordinaria, perché si ha la cooperazione della Sapienza divina e dell’intelligenza umana.

Prima di leggere la Sacra Scrittura – se si è in una situazione di difficoltà – è possibile pregare Dio di darci una parola, un pensiero o un’ispirazione di cui abbiamo bisogno. Padre Gasparino diceva di aprire il Libro a caso e di leggere ciò che Dio vuole dirci in quel momento. Non bisogna esasperare questo fatto, ma quando Dio vuole dirci qualcosa è proprio quello di cui abbiamo bisogno.

Bisogna provare e perseverare per avere un appoggio straordinario. Vi invito a riscoprire la Scrittura e imparare a memoria i versetti più belli, così da poter essere persone che hanno la sapienza di Dio.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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