"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla gravità del peccato: peccato mortale e peccato veniale

Cari amici, i peccati e la loro gravità – davanti a Dio e al prossimo – non sono uguali. I peccati veniali non offendono la carità, non estinguono l’amore di Dio e non rompono il nostro rapporto con Cristo. Siamo dei tralci poco fruttuosi e un po’ appassiti, ma non separati, ancora legati alla linfa della vite che è Cristo.

I peccati mortali, come dice la parola stessa, danno la morte dell’anima. Come disse la Madonna in un Messaggio di Natale: «Vi porto mio Figlio Gesù perché vi benedica e vi riveli il Suo amore che viene dai cieli. Il vostro cuore brama la pace che diminuisce sempre più sulla terra. Per questo gli uomini sono lontani da Dio, le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale» (25 dicembre 2019). La morte spirituale non è un annientamento ma una perversione.

Anche i peccati mortali non sono tutti della medesima gravità. C’è una componente nei peccati gravi che è triplice e classica, che San Giovanni Paolo II ha voluto nel Catechismo della Chiesa cattolica. I peccati mortali sono tali a tre condizioni: la prima condizione è che la materia deve essere grave; la seconda è la piena avvertenza che sia un peccato mortale, cioè essere consapevoli della sua gravità; la terza è il deliberato consenso, cioè la decisione, il voler fare il peccato.

La materia grave è più facile da valutare , ma solo Dio può giudicare appieno la piena avvertenza e il deliberato consenso. Ci sono anche tanti condizionamenti da tenere in considerazione per arrivare a una valutazione secondo giustizia. Se una persona compie un peccato con piena avvertenza e il deliberato consenso e con l’aggravante della premeditazione, tale perversità la rende sempre più simile al maligno.

I peccati hanno duplice effetto verso chi viene commesso e in chi lo fa. Infatti il male non solo fa male agli altri ma anche a se stessi. Ecco i punti più importante del Catechismo sulla gravità dei peccati.

La gravità del peccato: peccato mortale e veniale

1854 È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L’esperienza degli uomini la convalida.

1855 Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell’uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l’uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore.

Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.

1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:

«Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale […] tanto se è contro l’amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l’amore del prossimo, come l’omicidio, l’adulterio, ecc. […] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l’amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali».

1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: «È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso».

Nei punti successivi, il Catechismo della Chiesa cattolica, illustra queste tre condizioni.

1858 La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre» (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.

Ad esempio, la gravità di un furto dipende anche da chi si deruba e così via. La materia grave è valutata dalla scienza morale, una parte della teologia che è necessaria in modo particolare per i sacerdoti che confessano.

1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.

L’ignoranza con la quale inganniamo noi stessi cercando di assolverci, la durezza del cuore che è l’indurimento, la coscienza soffocata, sono tutti elementi che aggravano la brutalità del peccato.

1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.

1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti, la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.

Preghiamo volentieri per i peccatori, non sostituiamoci a Dio nel giudicarli, ma aiutiamo a convertirli.

I punti del Catechismo della Chiesa cattolica sul peccato terminano con un accenno ai peccati contro Spirito Santo. Molto importante perché sono peccati per il quale non c’è perdono.

1864 «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata» (Mt 12,31). La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna.

Non consentite a voi stessi, ingannandovi, di precipitare nella rovina eterna, di cui Gesù stesso parla. La Misericordia di Dio è immensa, ma chi rifiuta deliberatamente il perdono di Dio può essere portato all’impenitenza e alla rovina finale ed eterna. Preghiamo affinché non cadiamo in questo accecamento e per coloro che sono già accecati e stanno correndo nell’abisso.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla grande varietà di peccato

Cari amici, uno dei compiti della Chiesa è proprio quello di convincere il mondo di peccato. Il mondo, nella sua cecità, cerca di eliminare lo stesso concetto di male e di peccato e l’uomo stesso decide ciò che è bene e ciò che è male. La Chiesa ha proprio il dovere di rendere consapevole il mondo dell’esistenza del peccato e quindi di eliminarlo perché è un veleno che distrugge la vita, è una falsa libertà che cela una forma di schiavitù.

In rapporto a Dio scopriamo la sua volontà, la sua legge di santità e di grazia, la sua legge morale, i suoi precetti. In rapporto a Dio possiamo scoprire la via del bene e da qui la decisione di quale strada percorrere. Il peccato, allora, lo possiamo comprendere nella luce di Dio che è la Verità che ci indica con certezza ciò che è bene e ciò che è male. È una luce soprannaturale della Divina Rivelazione ma anche la luce naturale dei Comandamenti impressi nel cuore di ogni uomo. Tutti, anche i non cristiani, possono scoprire che uccidere, rubare, mentire è male.

Il peccato ha una varietà immensa. Il male genera se stesso in forme sempre nuove, è sempre all’ordine del giorno. Il peccato precede le mode, costruisce gli orientamenti ed è una fonte inquinata che si dirama in innumerevoli rivoli. Il peccato poi prende forme particolari a seconda dell’inclinazione personale: c’è chi è più violento, chi è più menzognero, chi è pervertito sessualmente. I semi del male sono molto vari e crescono differentemente nei cuori; ci sono peccati che prevalgono nella vita di questa o quella persona.

Messa a fuoco la varietà del peccato, il Vangelo ci insegna che il male ha una radice unica che è l’orientamento del cuore. È come un albero con innumerevoli rami e che produce altrettanti frutti di male; i rami però convergono tutti al medesimo tronco che ha radici profonde. Allo stesso modo, tutti i peccati hanno una radice interiore che è il cuore dell’uomo. Gesù stesso ci insegna che il male esce dal cuore dell’uomo.

L’uomo cede alla tentazione, accarezza l’idea del male, la fa propria, si lascia avvelenare, si fa sedurre dal demonio che lo porta a fare qualsiasi cosa. Molte volte, quando si rompono le dighe c’è una proliferazione del male in una persona che la porta a pervertirsi nella cattiveria, nel peccato e diventare immagine del demonio. Questo succede perché nel nostro cuore, con la nostra volontà abbiamo ceduto alla seduzione del serpente, ci siamo fatti incantare dalla sua menzogna e dalle sue false luci.

Il diavolo ci trascina sulla via del male e ci porta verso tutte le degradazioni possibili e immaginabili. Accade poi che i peccati personali si estendono nella società e diventano i peccati del mondo. Il nostro compito è purificare le radici del cuore, non lasciare spiragli al diavolo perché vi si insinui e farlo abitare unicamente da Dio.

Nel nostro cuore ci siano le radici dell’amore e dell’umiltà affinché germoglino le virtù prendendo il sopravvento sui vizi. Questo è il combattimento spirituale cristiano che ha come campo di battaglia proprio il cuore dell’uomo e le cui armi sono la preghiera e la penitenza.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica due punti proprio alla diversità dei peccati:

1852 La varietà dei peccati è grande. La Scrittura ne dà parecchi elenchi. La lettera ai Galati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: «Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Gal5,19-21).

1853 I peccati possono essere distinti secondo il loro oggetto, come si fa per ogni atto umano, oppure secondo le virtù alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere a seconda che riguardino Dio, il prossimo o se stessi; si possono distinguere in peccati spirituali e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione. La radice del peccato è nel cuore dell’uomo, nella sua libera volontà, secondo quel che insegna il Signore: «Dal cuore […] provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo» (Mt15,19-20). Il cuore è anche la sede della carità, principio delle opere buone e pure, che il peccato ferisce.

Questi due punti del Catechismo della Chiesa Cattolica sono molto istruttivi e ci aiutano a preparare un buon esame di coscienza. Per prepararci a una santa Confessione è bene leggere la Parola di Dio che ci svela l’inganno del demonio che ci propone il veleno sotto forma di caramella. Possiamo anche dire che la letteratura e il cinema prosperano sulla varietà dei peccati, delle perversioni umane e sempre meno sulla Redenzione, sul tema del superamento del male con il bene. Una volta era diverso, adesso invece si descrive lo scivolamento verso l’abisso della perversione come se fosse qualcosa di ineluttabile, di non redimibile. Guai a noi se entriamo nella prospettiva della resa al male considerandolo invincibile. Gesù Cristo ha detto: “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).

Dipende da noi lavorare nel cuore perché ci siano i semi del bene che germoglino nelle virtù; estirpare le erbacce del male sul nascere; orientare il cuore al bene e renderlo degno di essere la dimora della Santissima Trinità; vigilare alla porta del cuore perché satana non lanci i suoi dardi velenosi che divampano e distruggono tutto.

Dobbiamo scegliere chi mettere al centro del nostro cuore, chi è l’unico re del nostro cuore: la Santissima Trinità, che con la sua luce ci richiama ai Comandamenti e alle opere di bene, oppure il diavolo con i suoi intenti di odio e di cattiveria.

Decidiamo, ogni giorno, se edificare in noi il Paradiso o l’inferno. Quello che abbiamo nel cuore si effonde in tutta la persona, nei suoi pensieri, nelle sue parole, nei suoi atteggiamenti, nei suoi comportamenti, nelle sue decisioni. Le persone abitate da Dio si riconoscono subito, così come si individuano immediatamente i cuori abitati dal demonio.

Lavoriamo ogni giorno per avere un cuore degno di Dio. Affrontiamo il quotidiano combattimento spirituale con il proposito di santità e con gli occhi alla meta che è il Cielo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul peccato che è un’offesa a Dio

Cari amici, le definizioni di peccato sono molte ma quella vera ci è data dalla Divina Rivelazione, è necessaria la Parola di Dio ed è nella luce di Gesù Cristo, che è il Verbo incarnato e che irradia santità e verità, che comprendiamo veramente cos’è il peccato.

Nella Passione e nella Croce si manifesta la profondità e la vastità del peccato che Cristo ha sconfitto per noi. Solamente la luce della fede ci mostra che il peccato è il più grande male che possa esistere e dal quale da soli non possiamo guarire. La Chiesa ci ha perpetuato nel tempo gli insegnamenti di Cristo che svelano le profondità del male che è in noi e ci ha dato la speranza attraverso il dono dello Spirito Santo e il combattimento spirituale di rinnovare noi stessi. Il peccato spirituale porta alla morte spirituale; difatti i peccati gravi vengono chiamati anche peccati mortali.

Il peccato veniale è il malessere dell’anima, è una debolezza che poi diventa una malattia grave che fa morire l’anima stessa, è una morte spirituale vera e propria dalla quale possiamo risorgere per grazia di Dio. Se, per causa nostra, non dovessimo pentirci dei peccati gravi il Catechismo della Cattolica dice che basta un solo peccato mortale nel quale ci siamo fossilizzati e del quale non ci siamo pentiti, per restare nella condizione di morte spirituale, nella perdizione eterna.

Oggi viviamo in un clima in cui si nega l’esistenza di Dio dal punti di vista razionale e soprattutto l’umanità ha rinnegato la fede e la Croce, ignora la Parola di Dio. Non siamo in grado di capire la gravità del peccato, le sue radici distruttive dell’esistenza umana. Il peccato non viene riconosciuto nella sua gravità, viene negato e sminuito dalla società moderna. È una grazia poter vedere il male che ci distrugge e nel medesimo tempo comprendere come la potenza dell’amore di Dio può guarirci dal peccato.

In un certo senso potremmo dire che comprendiamo la gravità del peccato guardando la potenza della medicina che Dio ci ha dato per guarire da queste malattie dell’anima, cioè la grazia dello Spirito Santo e l’amore di Dio. Dopo la Resurrezione Gesù è apparso agli Apostoli nel Cenacolo e soffiando su di loro ha detto: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti» (Gv 20, 22-23). È la potenza della grazia che rimette i peccati, li annienta, li sradica e fa nascere una vita nuova, fa risorgere le anime spiritualmente morte.

Pensando che solamente l’amore di Dio può guarirci dal peccato ne comprendiamo la gravità. Senza questo sguardo di fede non ci rendiamo conto del male che abbiamo dentro e che in maniera silente ci distrugge, intacca la nostra anima fino a farla morire.

Il peccato ci rende schiavi, immagine di satana, deturpa la nostra anima. Il peccato ci imbruttisce spiritualmente, ci rende cattivi, menzogneri e omicidi proprio come il diavolo. Se il maligno prende possesso del nostro cuore noi diventiamo sua immagine, riflettiamo le sue caratteristiche. Il peccato è un terreno scivoloso che fa e sprofondare nell’abisso del male che non ha fine. Il peccato è come le sabbie mobili, se non se ne esce per tempo si viene risucchiati. Il diavolo non lascia scampo finché non si impossessa totalmente di un’anima, lui ci vuole tutti peccatori.

Il male è come un serpe che stritola con le sue spire e, infine, divora in un sol boccone. Non giochiamo con il male ma combattiamolo, estirpiamolo e con umiltà chiediamo la grazia a Dio perché ce ne liberi, supplichiamolo. La lotta contro il male è personale, è continua e diventa poi anche corale di una generazione, di una fase storica come quella che stiamo vivendo.

Il peccato è una potenza di male che divora e che possiamo comprendere nella luce di Dio. Il male è una potenza che ci schiavizza, ci divora, ci distrugge. È il contrario dell’amore di Dio che ci illumina, ci guida e ci salva.

Con la luce dell’intelligenza possiamo dimostrare che Dio esiste e allo stesso modo siamo in grado di scoprire la Legge morale che Dio ha scritto nel nostro cuore e che possiamo cogliere attraverso la voce della coscienza. Il peccato è innanzitutto una realtà che viene percepita dalla luce dell’intelligenza, viene denunciata dalla voce della coscienza e può essere combattuta dalla libertà che Dio ci ha donato. Anche quelli che non hanno la grazia della fede possono capire il male, possono lottare contro di esso e quindi nel loro ambito, che non è ancora quello della Divina Rivelazione, possono preparare il terreno alla grazia.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce in tre punti il peccato.
1849 Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all’amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. È stato definito «una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna».

1850 Il peccato è un’offesa a Dio: «Contro di te, contro te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» (Sal 51,6). Il peccato si erge contro l’amore di Dio per noi e allontana da lui i nostri cuori. Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare «come Dio» (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato, pertanto, è «amore di sé fino al disprezzo di Dio». Per tale orgogliosa esaltazione di sé, il peccato è diametralmente opposto all’obbedienza di Gesù, che realizza la salvezza.

1851 È proprio nella passione, in cui la misericordia di Cristo lo vincerà, che il peccato manifesta in sommo grado la sua violenza e la sua molteplicità: incredulità, odio omicida, rifiuto e scherno da parte dei capi e del popolo, vigliaccheria di Pilato e crudeltà dei soldati, tradimento di Giuda tanto pesante per Gesù, rinnegamento di Pietro, abbandono dei discepoli. Tuttavia, proprio nell’ora delle tenebre e del principe di questo mondo, il sacrificio di Cristo diventa segretamente la sorgente dalla quale sgorgherà inesauribilmente il perdono dei nostri peccati.

Siamo eternamente schiavi del maligno e dei suoi. Avendo questa generazione rifiutato la fede e la Croce, rischia di soccombere schiava del maligno, se la Misericordia di Dio non fosse sempre presente nella Chiesa, nell’Eucarestia e nella Madre di Dio che è qui a chiamare la conversione. Possiamo liberarci dal male prima che le tenebre cerchino di passare all’incasso; dopo aver distrutto la fede e la Croce satana cerca di mietere le anime e farle proprie. La Vergine Maria è qui a chiamarci alla conversione, al pentimento, alla salvezza.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla Misericordia divina che illumina il peccato

Cari amici, nel messaggio del 25 dicembre 2019 la Regina della pace ha detto che le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale. La malattia dell’anima è il peccato e a seconda della gravità del peccato l’anima è più o meno malata e può anche morire.

È necessario soffermarsi e comprendere che cos’è il peccato perché oggi se ne è perso il senso e non si è più in grado di giudicare e distinguere il bene dal male. Attraverso la Legge divina, che è inscritta nel nostro cuore e che è stata elevata con il Comandamento della carità che include tutto l’ordine morale, possiamo giudicare ciò che è bene e ciò che è male.

Ciò che è conforme alla Legge divina della carità è bene, ciò che è difforme è male. Staccandoci da Dio e dalla sua Legge manchiamo dei termini di giudizio su ciò che è bene e ciò che è male, abbiamo anche perso il senso del peccato, non sappiamo più che cosa ci porta alla corruzione dell’anima, che cosa ci rende cattivi e ci fa perdere eternamente. Non abbiamo più nemmeno la consapevolezza, la grazia e la luce di riconoscerci peccatori; siamo accecati e non vediamo più il male che commettiamo.

La grazia dello Spirito Santo ha il compito di convincere il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio; lo Spirito Santo ha il compito di illuminare la mente degli uomini, toccare i loro cuori affinché si rendano conto del male che hanno, capiscano che il male fa male e il peccato rende schiavi e infelici, porta alla perdizione eterna. È un dovere della Chiesa, allora, cooperare con lo Spirito Santo per fare in modo che la gente si renda conto di ciò che è male, si penta dei peccati commessi, chieda perdono davanti a Dio accostandosi al Sacramento della Penitenza.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica dei punti specifici in cui il peccato è accostato alla Divina Misericordia. Nasciamo in una situazione di peccato ma non ne siamo consapevoli ed è la grazia di Dio che illumina, che ci fa comprendere quando commettiamo il peccato, ci porta al pentimento e alla richiesta del perdono di Dio.

Questi punti del Catechismo della Chiesa Cattolica (dal 1846 al 1848) aiutano a riprendere coscienza del peccato nella sua gravità, ma visto nella luce della Divina Misericordia. Dio ci mostra il peccato, ma nel medesimo tempo ci mostra la Sua Divina Misericordia. Gesù, facendosi Uomo, ha convinto il mondo di peccato e noi sappiamo qual è la sua intransigenza a riguardo del male. Ad esempio, l’adulterio è un grave peccato e Gesù ha detto: «Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio”; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,27-28). Attraverso questo esempio comprendiamo come Gesù abbia voluto riportare la Legge divina al suo splendore originario, alla sua esigenza totale di santità per cui sul Matrimonio ha detto: «Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque, l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Mc 10,6-9).

Nella sua predicazione Gesù ha sempre proposto una Legge di santità. Non si può dire che Gesù abbia edulcorato l’esigenza di santità di Dio, tutt’altro: «Chi, dunque, trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli» (Mt 5,17-20). C’è, allora, questo aspetto preponderante nella predicazione e che riguarda la lotta al peccato e la massima Misericordia nei confronti dei peccatori. Gesù avrebbe perdonato anche Giuda se, anziché impiccarsi, fosse andato a pentirsi nel Cenacolo come aveva fatto Pietro.

Il peccato è un veleno che fa male, che porta alla morte, è un distacco da Dio, è un’incrinatura nel nostro rapporto con Dio. Il peccato deve essere combattuto e non giustificato. Il peccato deve essere riconosciuto, “diagnosticato” e curato in maniera appropriata. Il peccato debilita, distrugge la nostra vita e ci porta sulla via della perdizione eterna. Gesù ci illumina e ci fa capire qual è la medicina che guarisce. La Chiesa chiarisce che la Misericordia di Dio illumina il peccato; Dio, nella sua infinita Misericordia, dona la grazia della consapevolezza dello stato della nostra anima, risveglia la coscienza, la fa rimordere anche se è stata silenziata. La grazia di Dio crea quella santa inquietudine per cui non siamo tranquilli finché il veleno è dentro di noi e quindi ci chiama all’esigenza di purificarci.

La Misericordia di Dio sveglia in noi il senso del peccato, ci sottrae all’accecamento, ci spinge alla decisione del Sacramento della Confessione nel quale si chiede perdono a Dio e alla decisione di una vita nuova, cioè alla decisione di non peccare più.

Ecco, allora, quello che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla Misericordia e il peccato:

1846 Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori. L’angelo lo annunzia a Giuseppe: «Tu lo chiamerai Gesù: egli, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). La stessa cosa si può dire dell’Eucaristia, sacramento della redenzione: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt 26,28).

1847 «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi». L’accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa» (1 Gv 1,8-9).

1848 Come afferma san Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20). La grazia però, per compiere la sua opera, deve svelare il peccato per convertire il nostro cuore e accordarci “la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore» (Rm 5,21). Come un medico che esamina la piaga prima di medicarla, Dio, con la sua Parola e il suo Spirito, getta una viva luce sul peccato:       
“La conversione richiede la convinzione del peccato, contiene in sé il giudizio interiore della coscienza, e questo, essendo una verifica dell’azione dello Spirito di verità nell’intimo dell’uomo, diventa nello stesso tempo il nuovo inizio dell’elargizione della grazia e dell’amore: “Ricevete lo Spirito Santo”. Così in questo “convincere quanto al peccato” scopriamo una duplice elargizione: il dono della verità della coscienza e il dono della certezza della redenzione. Lo Spirito di verità è il Consolatore». 

La situazione esistenziale della società moderna è molto vicina alla perdizione eterna. Non c’è più il senso del peccato, non c’è più il pentimento del male commesso e si è perso l’accostamento al Sacramento della Confessione. Chi, invece, coopera alla grazia dello Spirito Santo, guarda alla sua anima, fa un esame di coscienza, si pente e si confessa, si apre alla vita nuova. La grazia è all’inizio di questo cammino perché il peccatore, accecato, non si rende conto del male commesso.

Dio dona a tutti la grazia del risveglio della coscienza, sta a ciascuno di noi accoglierla e corrisponderle. Più corrispondiamo a questa grazia, più essa diventa forte e si impadronisce del nostro cuore. Chi non corrisponde, invece, lascia libero spazio al maligno per insinuarsi e appropriarsi di quell’anima. Giuda ha compiuto solamente il primo passo della conversione perché, dopo essere andato in tribunale a restituire le monete riconoscendo che Gesù era un uomo giusto, non si è recato nel Cenacolo a chiedere perdono.

È importante, allora, cooperare alla grazia della conversione fino ad arrivare alla decisione risoluta di passare dalla parte di Dio e di essere seguaci di Gesù Cristo. Per poter iniziare il cammino di conversione è fondamentale riconoscersi peccatori, prendere coscienza dello stato della propria anima e della propria condizione di creatura che necessita del suo Creatore.

La prima grazia dello Spirito Santo è il riconoscersi peccatori grazie alla coscienza che rimorde e ci fa comprendere il peccato commesso; la seconda grazia è l’assoluzione dal peccato che è la fede nel Sangue che Cristo ha versato per la nostra salvezza.

La grazia cresce man mano che si avanza sul cammino della conversione. Lo Spirito di Verità, che ha risvegliato la coscienza e ha donato il perdono, dona la grazia della consolazione e della gioia che si sperimenta dopo una umile e sincera Confessione. Lo Spirito Consolatore ci dona la gioia di essere perdonati.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul peccato, malattia dell’anima

Cari amici, possiamo affermare che del peccato si è perso un po’ il senso. Non c’è più distinzione fra bene e male, fra luce e tenebre, fra bontà e cattiveria per cui si arriva anche a fraintenderne i significati. Questa realtà è causata dall’accecamento dell’anima dovuta al peccato stesso. Dobbiamo, allora, cercare di capire che cos’è il peccato soprattutto sotto il profilo esistenziale.

Dal punto di vista dell’esperienza personale il peccato deve essere guardato nel nostro rapporto con Dio. È solamente nella luce di Dio che si comprende che cos’è il peccato e la sua gravità, se ne comprendono le conseguenze e si comprende anche qual è la vera medicina che guarisce. Nella luce di Dio, possiamo chiamare il peccato un allontanamento da Lui. Nella Parabola della vite e dei tralci Gesù spiega che il peccato è quando il tralcio si distacca dalla vite, diventa secco e muore.

Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. (Gv 15, 1-8)

Il peccato, allora, è un allontanamento, è un distacco. Il peccato è la conseguenza, l’effetto del nostro allontanamento da Dio, dal bene; allontanandoci dal bene diventiamo più cattivi, allontanandoci dall’amore diventiamo persone che odiano, perverse, malvagie. Il peccato è l’allontanamento dalla giustizia di Dio e ci rende persone ingiuste, che calpestano e offendono gli altri. Sant’ Agostino diceva che il male non esiste o, per meglio dire, non ha consistenza. Esiste solo il bene, o i beni; il male invece, o i mali, sono privazione, mancanza di bene.

Il male è come un frutto che marcisce. Questo avviene quando noi, invece di rimanere uniti a Dio che ci ha creato in dipendenza da Lui e sua immagine infondendoci tutte le sue virtù, ci distacchiamo da Lui perdendo, quindi, tutte le caratteristiche che ci rendono simili a Lui. Se stiamo uniti a Dio tutto ciò che Lui è si infonde sempre di più in noi e noi diventiamo sempre più simili a Lui, pur sempre nell’ambito del limite della creaturalità.

Il peccato l’allontanamento da Dio. La Madonna ha detto che ci siamo allontanati da Dio, vuol dire che ci siamo allontanati dai suoi Comandamenti, dalla legge morale, dalla legge dell’amore. Nella sua concretezza il peccato è una disobbedienza, è la rimozione della volontà di Dio che è santa, è di amore, è di giustizia. In sostanza il peccato consiste nell’inseguire i desideri della carne, anziché seguire la volontà di Dio e la sua Legge d’amore. Allontanandoci dalla volontà di Dio e dai suoi Comandamenti preferiamo seguire i vizi della carne, tutto ciò che è sintetizzato nella Parola di Dio a indicare il male.

La conseguenza del peccato, dell’allontanamento da Dio, è paragonabile all’allontanamento dal Sole, dalla luce. Peccando, entriamo nell’oscurità, nel buio profondo, nella mancanza di luce. Il progressivo allontanamento da Dio ci deturpa, ci fa ammalare spiritualmente. Questo concetto è stato ben espresso dalla Regina della pace nel messaggio del 25 dicembre 2019: «Cari figli! Vi porto mio Figlio Gesù perché vi benedica e vi riveli il Suo amore che viene dai cieli. Il vostro cuore brama la pace che diminuisce sempre più sulla terra. Per questo gli uomini sono lontani da Dio, le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale. Sono con voi, figlioli, per guidarvi su questo cammino di salvezza al quale Dio vi chiama. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Le anime lontane da Dio si ammalano e vanno verso la morte spirituale. Se questo allontanamento è progressivo, alla fine perverte fino all’impenitenza che è lo stato degli angeli ribelli e delle anime che sono eternamente dannate.

Sotto il profilo dottrinale non è facile elaborare la nozione di peccato, ma sotto il profilo esistenziale è più facile avvertirla. Chi ha intrapreso la via di allontanamento dai Comandamenti e sta percorrendo la via del male sente la coscienza che rimorde ma prova a tacitarla; accade allora che la coscienza non rimorde più perché è stata proprio silenziata. In questo modo si arriva a un accecamento tale per cui non si prova più la differenza fra bene e male. Chi percorre la via del male è assuefatto al male stesso proprio perché è riuscito a zittire la coscienza, nonostante essa inizialmente rimordesse togliendo anche il sonno e la serenità. Chi è assuefatto al male lo commette senza rimorsi, addirittura ne diventa schiavo, c’è chi è talmente accecato che arriva ad amare il male.

Il cammino è duplice: c’è quello della conversione e quello della perversione. La Madonna ha detto che le anime si ammalano e vanno verso la morte spirituale, è vero ed è sperimentabile. Leggendo i giornali, guardandoci intorni capiamo veramente che l’umanità è sempre più cattiva, ostile alla Religione, odia Dio, non ha pietà né amore per i fratelli.

Il 30 gennaio 1983 la Madonna ha detto «non permettete che Satana si impadronisca dei vostri cuori, così da diventare la sua immagine anziché la mia». L’umanità che sta diventando a immagine di satana è una fotografia del cammino della perversione che gran parte del mondo d’oggi ormai ha intrapreso. La Madonna sa che cosa c’è nel cuore umano e ha detto: «la croce e la fede sono rifiutate» (20 settembre 2020), «il diavolo miete le anime per attirarle a sé» (25 luglio 2020) «l’umanità ha deciso per la morte» (25 ottobre 2022), «satana regna» (25 marzo 2020).

Da questa situazione si può uscire per la grazia di Dio, per la sua grande Misericordia, per intercessione di Maria e di tutta la Chiesa. Lo Spirito Santo ha detto per mezzo del profeta Ezechiele: “Forse che io ho piacere della morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?” (Ez 18, 23). Dio continuamente concede grazie anche ai più lontani, instancabilmente bussa alla porta del cuore, indica sprazzi di luce sulla via della conversione.

Il percorso della conversione è certamente doloroso e faticoso e progressivamente gioioso, ma richiede forza interiore, costanza e impegno, volontà. Uscire dalla palude del peccato è un dono di grazia immenso ed è quello che ciascuno di noi deve fare se si trova in questa condizione ma vuole salvarsi.

Il peccato del mondo è che non prende nemmeno in considerazione Dio e la sua esistenza, per cui non si rende nemmeno conto di essere nell’abisso della perdizione, del male. È bene riflettere sul peccato personale perché guardandoci intorno comprendiamo quanto sia grave la situazione del mondo. È importante, però, anche guardarci dentro e capire qual è la nostra situazione esistenziale. Stiamo vivendo un tempo di grazia, è questo il momento giusto per cambiare rotta, per fare una vera e propria inversione di marcia e metterci sulla strada giusta, sulla via di Dio.

Se non ci saremo preparati, nel tempo dei Segreti sarà ancora più difficile rispondere all’appello della Regina della pace. Abbiamo una grande sollecitudine per la salute del nostro corpo, c’è molta (troppa) cura dell’aspetto fisico, ma è ben più importante curare l’anima che dobbiamo salvare dalla morte spirituale.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul segreto per stare bene sulla Terra

Cari amici, nel Messaggio del 25 giugno 2024 la Regina della pace ha detto: «Cari figli! Gioisco con voi e ringrazio Dio per avermi permesso di essere con voi per guidarvi e amarvi. Figlioli, la pace è in pericolo e la famiglia è sotto attacco. Vi invito, figlioli, a ritornare alla preghiera nella famiglia. Mettete la Sacra Scrittura in un luogo visibile e leggetela ogni giorno. Amate Dio sopra ogni cosa affinché possiate stare bene sulla terra. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Mi ha molto colpito il fatto che la Madonna ha ripreso un tema che aveva già toccato in precedenza, cioè che l’amore per Dio ci fa godere di un pezzetto di Paradiso già sulla Terra. Certamente ciascuno di noi ha la propria Croce da portare al seguito di Cristo, è la condizione umana nella quale nasciamo per cui siamo soggetti alla sofferenza, al dolore, alla malattia, alla morte, alla cattiveria, alla malignità. Camminiamo su un terreno popolato di serpenti e scorpioni. Nell’esperienza universale di credenti e non credenti, la vita è una continua battaglia spirituale e materiale. È nel Cristianesimo, nella Croce e nella Resurrezione alla vita eterna, si svela l’enigma della vita e si comprende che il senso della vita è il Paradiso.

È andata affermandosi una prospettiva secondo cui il cristiano dovrebbe soffrire sulla Terra per poi godere della gloria celeste. In realtà, già in questa vita vissuta alla luce della fede, possiamo avere i doni di grazia dello Spirito Santo. Le Beatitudini sono la vera rappresentazione della prospettiva cristiana; proprio quelli che soffrono, che sono perseguitati, che sono poveri, sono già beati.

La Regina della pace fa riferimento a questo aspetto che è comunque è incisivo sul piano dell’evangelizzazione; in pratica ci dice che se vogliamo essere felici fin da ora dobbiamo seguire la strada di Dio. Il demonio, invece, ha formulato un’espressione che è diventata il modo di pensare comune e che indica anche il processo di scristianizzazione che è in corso, ovvero che senza Dio si vive meglio. È oramai uno slogan di tutti coloro che hanno rifiutato la fede e la Croce; si pensa che la scienza e la tecnica siano gli strumenti della salvezza con cui possiamo combattere la malattia e la morte e che con esse possiamo perfino costruire una nuova creazione, un nuovo tipo di umanità addirittura priva di difetti. Questa è l’impostura anticristica vera e propria, è il rifiuto della salvezza che viene da Cristo in cambio di una felicità effimera che viene proposta come auto felicità eterna, ma noi sappiamo che satana è il re della menzogna e che quello che propone apparentemente luccica ma è falso.

Il mondo moderno è fondato sulla scienza e sulla tecnica e prospetta benessere e felicità per tutti, escludendo totalmente Cristo. Ci siamo resi conto che le avversità con cui dobbiamo fare i conti non sono alla portata delle nostre soluzioni, basti pensare alla pandemia da Covid-19, sulla quale Dio non ha calcato la mano perché poteva essere qualcosa di ben più grave. In passato è accaduto che queste calamità dimezzassero le popolazioni. C’è una malattia che non ha antidoti né cure mediche che è la malvagità del cuore umano, che si declina in perfidia, superbia e violenza.

Ci rendiamo conto, allora, dell’inganno satanico cioè che non è vero che senza Dio si vive meglio. Possiamo dire che il risultato del tragitto che si è percorso all’insegna di questo slogan è che l’umanità è arrivata a toccare il fondo dell’abisso. Siamo ormai consapevoli che il futuro non è alla portata della nostra immaginazione. Abbiamo paura. Siamo come travolti in una valanga morale che ci trascina così in basso che ci siamo resi conto che senza Dio l’autodistruzione è assicurata. Senza Dio satana è diventato il re del mondo, ha conquistato molti cuori e sta portando avanti il suo programma di distruzione e di morte.

Nel messaggio del 25 giugno 2024 la Madonna ha detto una cosa semplicissima in cui si racchiude una Verità esistenziale profondissima: se vogliamo stare bene qui sulla Terra dobbiamo amare Dio sopra ogni cosa. Dio è la fonte dell’amore, della felicità, della salvezza. Dobbiamo amare totalmente il Dio cristiano che si è rivelato in Gesù Cristo, non uno qualsiasi. L’unico vero Dio è quello che si è fatto Uomo in Gesù Cristo ed è attraverso di Lui che abbiamo accesso a Dio.

Chi crede in Gesù Cristo, lo ama e lo segue, chi mette in pratica i Suoi Comandamenti e le Sue parole, può stare bene qui sulla Terra e avere una vita di pace e perfino di prosperità: «Cari figli, questo è tempo di grazia. Figlioli, oggi, in modo speciale, assieme a Gesù Bambino che tengo fra le braccia, io vi do la possibilità di decidervi per la pace. Attraverso il vostro “sì” alla pace e la vostra decisione per Dio vi si apre una nuova possibilità per la pace. Soltanto così, figlioli, il tempo di questo secolo sarà per voi un tempo di pace e di prosperità. Perciò mettete il neonato Gesù Bambino al primo posto nella vostra vita e Lui vi condurrà sulla via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (Messaggio del 25 dicembre 1999).

Quello che la Madonna ci ha detto potrebbe realizzarsi attraverso il processo di conversione o purificazione al quale Dio ci chiama. Questo è necessario proprio per liberarci dai falsi slogan che ci ingannano e ci deviano e per lasciare che il nostro cuore sia illuminato dall’amore di Dio.

Dio userà i nostri travagli di autodistruzione per farci toccare con mano che con il demonio si sta male; a quel punto ci rivolgeremo a Dio. La Madonna ha bisogno che fin da ora ci sia questa testimonianza che di fatto c’è già; non c’è dubbio che quelli che hanno la grazia della fede vera e provano l’incontro con Gesù vivo, sperimentano il cambiamento della loro vita, della crescita nell’amore e nella testimonianza. Grazie a Dio queste persone sono tante, ma la Madonna ne ha bisogno in modo particolare in questo tempo di grandi sbandamenti, affinché siano la luce che illumina la strada a coloro che brancolano nel buio delle tenebre spirituali.

La Madonna ci ha detto che la felicità è possibile già su questa Terra, non è una chimera, non è un inganno che satana ci offre. Le luci di satana sono false, dietro di esse c’è il baratro dell’angoscia. La luce di Dio porta alla salvezza eterna, dà la vera gioia qui sulla Terra. Possiamo già sperimentare nel corso della nostra vita l’amore di Dio che è eterno, che è vero, che è pace e gioia del cuore.

Le parole della Regina della pace siano per noi un conforto, ci facciano capire che l’amore di Dio al primo posto ci fa stare bene veramente. Chi ha Dio, ha tutto.

L’umanità, anziché seguire la Via della salvezza che è Gesù Cristo, ha scelto di seguire l’inganno del diavolo, menzognero e omicida fin dal principio che altro non offre se non cattiveria e odio. Seguendo satana il mondo è diventato ingovernabile, regnano la violenza e la menzogna. L’unico vero rifugio sono i Cuori di Gesù e di Maria al riparo dei quali possiamo metterci se abbiamo un cuore convertito e fedele. La Madonna vuole attirarci a sé, ci vuole tutti sotto il Suo manto. La Madonna ama tutta l’umanità ed è qui per condurci tutti a un tempo di pace. In questo tempo di Misericordia, la Regina della pace è qui per chiamare l’umanità per l’ultima volta alla conversione. Accogliamo l’invito della Madonna, sperimentiamolo nella nostra vita, amiamo Dio sopra ogni cosa e staremo già bene qui sulla Terra.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla famiglia che è una Chiesa domestica

Cari amici, la Regina della pace nel Messaggio del 25 giugno 2024 dice: «Cari figli! Gioisco con voi e ringrazio Dio per avermi permesso di essere con voi per guidarvi e amarvi. Figlioli, la pace è in pericolo e la famiglia è sotto attacco. Vi invito, figlioli, a ritornare alla preghiera nella famiglia. Mettete la Sacra Scrittura in un luogo visibile e leggetela ogni giorno. Amate Dio sopra ogni cosa affinché possiate stare bene sulla terra. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

In tutti i suoi interventi sulla famiglia, la Madonna si è mossa nella concezione della Chiesa. Dopo il Concilio ha chiamato la famiglia “Chiesa domestica”. Deve esserlo dal punto di vista spirituale e della configurazione, degli ornamenti. A questo riguardo è molto importante che le famiglie cristiane abbiamo dei distintivi ben precisi. È fondata sul matrimonio, sull’amore reciproco fra l’uomo e la donna, la cooperazione con l’opera di Dio della Creazione, è un luogo dove la vita naturale e soprannaturale viene donata e fatta crescere, in cooperazione con la società e con la Chiesa. Oltre a questo, ci si deve accorgere che si entra in una casa cristiana.

In una piccola gita nelle colline erbesi, c’è un paesino che mi ha molto colpito. Con dei caratteri medievali, era caratterizzata dalle vie dedicate ai santi, alla Madonna, senza tralasciare croci e statue. Questa visita che mi ha riportato alla mia infanzia, perché questo paese e le case stesse avevano una forte impronta religiosa. Per molti anni ho benedetto le case, in città come Milano, e raramente ho incontrato case con configurazioni cristiane.

La Gospa, quando ha detto che la famiglia è sotto attacco, intende dire che lo è nel suo valore profondo di opera istituita da Dio, fondata sul Sacramento del matrimonio. Deve essere improntata alla cooperazione di Dio nell’opera della Creazione e della Redenzione, luogo di preghiera e di educazione cristiana. Un luogo dove non si cresce solo umanamente ma anche spiritualmente. Questo tipo di famiglia aveva anche una configurazione esterna che in pochi anni si è dissolto. Tuttavia, nessuno ci vieta di restaurarlo. Alla fine, nelle famiglie e nelle case, siamo padroni di noi stessi e possiamo organizzarle come vogliamo noi.

Vorrei darvi alcuni suggerimenti, per dare a coloro di buona volontà un’impronta visibilmente cristiana alla famiglia.

Prima di tutto la preghiera è un fatto personale ma anche familiare. Nelle famiglie è la mamma o il papà che insegna ai bambini le preghiere del mattino e della sera, anche prima di ogni pasto. La preghiera ha un primato e una prevalenza nei valori su tutto. Nella quotidianità ci deve essere quel nutrimento dell’anima che è fondamentale per alimentare la fede e la pace in famiglia. I cuori si aprono all’amore di Dio e questo crea un clima di comunione.

La Madonna molte volte a Medjugorje ha raccomandato il Rosario in famiglia. Una famiglia dove c’è il Rosario quotidiano tiene lontano il demone, il divisore che semina zizzania, l’ingannatore. Queste sono le difese fondamentali per una famiglia. Togliendo queste protezioni, i demoni scorrazzano e lacerano le famiglie.

Maria sottolinea anche l’importanza della Parola di Dio, ha sottolineato l’importanza di mettere la Bibbia in un luogo visibile e che inviti alla lettura. La Bibbia in famiglia, il fatto che sia visibile, dà un connotato di cristianità. La Parola di Dio è per il nostro nutrimento, è interessante, importante e umanamente affascinante. Ad esempio, il Vecchio Testamento attira alla lettura perché si vede la grandezza e la potenza di Dio che interviene nella Storia. Ci sono grandi personalità che si aprono alla grazia, che lasciano i segni, come i profeti e i Santi. Si vede il protagonista della Storia umana che è proprio la Divina Provvidenza.

Per completare questa riflessione, sottolineo l’importanza della presenza di segni visibili di cristianità. Il Crocifisso deve essere esposto, non deve mai mancare un quadro della Madonna e oggetti spirituali che ci richiamano la presenza dei Santi, degli angeli. Possiamo addobbare, senza esagerare.

La famiglia deve essere un frammento del Corpo mistico di Cristo vivente, deve essere luogo di preghiera, della Parola di Dio, della comunione fraterna, del perdono. Infine, ci devono essere quei segni spirituali che richiamano la Divina presenza e il mondo soprannaturale. Questo riconoscimento fa bene anche a noi stessi.

Siamo figli della Redenzione, facciamoci riconoscere. Questi segni di appartenenza, nella giusta misura, non ostentativi e nel rispetto di tutti, sono anche un modo per dimostrare la propria identità e la propria appartenenza.

«Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei» (25 agosto 2019).

La famiglia è sotto attacco, quindi difendiamoci.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla vita umana che è un duro combattimento spirituale (Catechismo 407-410)

Cari amici, soltanto quando saremo di fronte al Padre Eterno ci renderemo conto di quale grazia abbiamo avuto con la fede in Gesù Cristo. Grazie ad essa tutti gli interrogativi esistenziali che riguardano il senso della vita hanno ricevuto una risposta.

Il dogma di fede del peccato originale è fondamentale nel Cristianesimo perché è un’analisi della condizione umana che Dio ci dà con la sua Parola e Divina Rivelazione. È in questa luce di fede che il Signore ci dà la risposta alla condizione di male che affligge la natura umana, con la sua morte e Resurrezione grazie alla quale diventiamo nuove creature e figli di Dio.

La superficialità con cui liquidiamo il dogma del peccato originale è tale da non comprendere più da cosa ci ha redenti. Non comprendiamo più il valore della Croce, dell’Incarnazione, della Resurrezione e la salvezza cristiana. Andando quindi a cercare le salvezze umane, false e anticristiche con le quali satana ci attira nella sua rete.

Per salvarci da questa realtà della condizione umana afflitta dal peccato originale – come dicono il Catechismo e il Vangelo – dobbiamo attendere con tutte le nostre forze l’opera della nostra salvezza. Dobbiamo combattere contro il potere delle tenebre che si è appropriato di una parte di noi e che ci trascina verso la perdizione; quindi, una lotta contro i semi del male perché non crescano e non prendano possesso della nostra vita. Una lotta contro la carne, contro il mondo che ci seduce e il maligno che ci tenta, ci devia e ci inganna. Questa vita qui sulla Terra è un duro combattimento. È la battaglia più importante che dobbiamo fare.

Con queste premesse siamo in grado di comprendere la sapienza della Chiesa che ci ha insegnato l’importanza del dogma del peccato originale e che ne ha tratto le conseguenze.

Le idee svolte dal Catechismo sono tre: tutta la storia umana è una lotta contro le tenebre, ognuno di noi deve fare la sua lotta spirituale per salvarsi, Dio in Cristo ci offre la grazia della salvezza.

Un duro combattimento

407 La dottrina sul peccato originale – connessa strettamente con quella della redenzione operata da Cristo – offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell’uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull’uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta «la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo». Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi.

Con la luc dell’intelligenza sappiamo riconoscere il bene, ma nella decisione siamo fragili, soccombiamo e molte volte facciamo il male. San Giovanni nella Sacra Scrittura scrisse che tutto il mondo è sotto l’influsso del maligno. Il diavolo ha potere sulla vita umana in quanto trova i segni del male su cui soffia per farli crescere. Questi semi sono le tre concupiscenze o i sette vizi capitali. Essi indicano quella ferita del peccato originale con la quale il maligno esercita il suo potere. Senza però toglierci la libertà. L’uomo rimane libero, ma senza la grazia non è capace di fare stabilmente il bene.

Proprio nei Paesi occidentali cristiani – nei quali si è ignorata la presenza del peccato originale – non si sono posti dei limiti a quelle forme di falsa libertà. Bisogna riconoscere le tendenze del male che sono in ognuno di noi, per poterle estirpare affinché non diventino nostri padroni. È un passo decisivo sul piano educativo, sociale e politico.

408 Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l’espressione di san Giovanni: «il peccato del mondo» (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche significata l’influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini.

Molte leggi non sono conformi alla morale naturale, sono molto permissive e che non tengono sotto controllo sociale il male. Con queste inclinazioni il male dilaga.

409 La drammatica condizione del mondo che «giace» tutto «sotto il potere del maligno» (1 Gv 5,19) fa della vita dell’uomo una lotta:

«Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio».

La storia è un campo di battaglia fra la luce e le tenebre, fra Dio e l’angelo ribelle, noi ne siamo protagonisti. L’uomo deve conseguire un’unità fra i desideri più elevati e comportamenti concreti che ne derivano. I Comandamenti di Dio li conosciamo e dobbiamo cercare di di viverli. Nel mondo c’è una spinta al male e il maligno ci aspetta al varco con le sue trappole che non si vedono.

Quando l’uomo è uscito dal Paradiso terrestre, Dio ha dato un segnale di grande speranza: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Dio non ha abbandonato l’uomo in potere della morte e del male, ma fin dall’inizio ha provveduto alla Redenzione. Fin da quel momento ha preparato la Storia della salvezza che continua tutt’ora. Con l’Incarnazione di Cristo la salvezza è arrivata, fra la venuta di Cristo sulla Terra e la seconda venuta alla fine dei tempi, la grazia viene distribuita a tutti gli uomini. Per questo la Chiesa ha la missione di portare la grazia di Cristo ovunque nel mondo: per far sì che tutti possano avere la grazia della Redenzione.

«Tu non l’hai abbandonato in potere della morte»

410 Dopo la caduta, l’uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama, e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l’uomo sarà sollevato dalla caduta. Questo passo della Genesi è stato chiamato «protovangelo», poiché è il primo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di lei.

Questa lotta – a livello individuale – attraversa tutta la storia fino alla fine, ma a livello storico, siamo entrati in una fase della lotta fra la Donna e il serpente. Questo primo grande combattimento spirituale vedrà come vincitore la Donna vestita di sole, una battaglia che vedrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

È una lotta fra l’angelo ribelle – che vuole distruggere la Creazione – e l’opera della Redenzione. Cristo con sua Madre e tutta la Chiesa vivono la Passione qui sulla Terra e la Resurrezione. Questa battaglia proseguirà fino alla fine e come obiettivo ha la salvezza eterna delle anime.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulle conseguenze del peccato originale per l’umanità

Cari amici, il peccato originale – come peccato personale – è stato commesso soltanto dai progenitori e ne paghiamo le conseguenze. L’eredità che ci hanno lasciato è miserabile in quanto con il peccato originale hanno perso tutti i doni di Dio, cioè la sapienza, l’integrità fisica e psicologica, l’assenza di dolore, l’immortalità. Come tutti abbiamo peccato in Adamo, così tutti veniamo perdonati e restaurati in Cristo. Siamo a un livello superiore rispetto a Adamo perché diventiamo – con la fede in Cristo e con il Battesimo – figli di Dio.

Le conseguenze del peccato originale sono soprattutto la perdita della divina amicizia, e poi l’ignoranza, la debolezza fisica e psichica, la malattia, la sofferenza e la morte. San Paolo – nelle Lettere ai Romani (capitoli 7-8) – scrive che dentro di noi abbiamo una rottura. A causa di essa vorremmo fare il bene ma non riusciamo, non vogliamo fare il male ma ne veniamo trascinati.

La dottrina del peccato originale è la premessa alla dottrina della Redenzione, cioè Cristo ha riscattato l’uomo da questa situazione esistenziale. Cristo Risorto è la nuova Creazione nella quale tutti siamo chiamati a inserirci mediante la fede e la santità della vita. Con la grazia e l’amore di Cristo, che ci sana, ci purifica, ci guarisce, possiamo sanare – attraverso il cammino di santità – questa ferita originaria e diventare una nuova umanità in Cristo Gesù.

Quella del peccato originale è una dottrina esistenziale perché spiega e rende consapevoli di se stessi e della situazione nella quale l’uomo nasce. Viene sottoposto alla malattia, alla morte, alla sofferenza, all’ignoranza e alla cattiveria e successivamente riceve la chiamata alla conversione per unirsi a Cristo, fonte di grazia e di vita eterna. Non ci sono altre proposte capaci di spiegare chi è l’uomo e il perché della sua condizione. La condizione umana quando è staccata da Dio è una situazione di morte, ovvero una perversione di tutto ciò che è bene.

Nel Catechismo della Chiesa cattolica troviamo dei capitoli in cui viene spiegata questa condizione umana.

Conseguenze del peccato di Adamo per l’umanità

402 Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: «Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori» (Rm 5,19); «Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…» (Rm 5,12). All’universalità del peccato e della morte l’Apostolo contrappone l’universalità della salvezza in Cristo: «Come, dunque, per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita» (Rm 5,18).

L’affermazione di San Paolo è stata usata da chi negava che la Madonna fosse stata concepita Immacolata. La Chiesa ha spiegato questo passaggio nel seguente modo: tutti hanno peccato, di conseguenza anche la Madonna sarebbe dovuta nascere con il peccato originale. Tuttavia, per grazia divina, in vista della Redenzione di Cristo, la Vergine Maria è stata preservata da questo concepimento nel peccato originale.

Il peccato di Adamo e la Redenzione sono universali.

403 Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l’immensa miseria che opprime gli uomini, la loro inclinazione al male e l’ineluttabilità della morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è «morte dell’anima». Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali.

Adamo ha trasmesso la morte nell’anima, perciò veniamo battezzati per rinascere in Cristo. Gli adulti che vengono battezzati, non si confessano prima. Essi si pentono dei peccati commessi e con il Sacramento del Battesimo vengono rimessi. Il Battesimo ha una potenza tale per cui se un adulto che riceve questo Sacramento con fede e pentimento di cuore, dovesse morire andrebbe direttamente in Paradiso, senza passare dal purgatorio. I peccati originali e personali vengono eliminati insieme alla pene connesse.

404 In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti? Tutto il genere umano è in Adamo «sicut unum corpus unius hominis – come un unico corpo di un unico uomo». Per questa «unità del genere umano» tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutto il genere umano: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta. Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l’umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo il peccato originale è chiamato «peccato» in modo analogico: è un peccato «contratto» e non «commesso», uno stato e non un atto.

Avendo iniziato a concepire figli dopo il peccato originale – Adamo ed Eva – hanno trasmesso loro una natura umana decaduta. Il peccato nel quale nascono i bambini non è un peccato da loro commesso, ma è stato trasmesso. La Chiesa ha sempre rifiutato l’affermazione che i bambini morti senza Battesimo siano condannati all’inferno, anzi, li affida alla Divina Misericordia. La Regina della pace ha anche affermato che i bambini abortiti sono come piccoli angeli in Cielo.

405 Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata «concupiscenza»). Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l’uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale.

I protestanti, con Lutero, sostenevano che dopo il peccato originale la natura umana si è corrotta. Non ha più il libero arbitrio e che i peccati personali non comporterebbero una colpa particolare. Un’esagerazione che non ha fondamenti nella Sacra Scrittura. Il peccato originale ha conseguenze gravi e nella natura umana, San Paolo ha esposto profondamente questa realtà. Ma questa è una ferita, non una corruzione totale della natura umana. Con l’aiuto della grazia di Dio – rafforzando la buona volontà verso la santità, l’osservanza dei comandamenti e del Vangelo – possiamo vincere il male in noi e far trionfare il bene. Questo è il cammino spirituale di santità che dobbiamo fare. Si può parlare di un ferimento della natura umana, un’inclinazione della natura umana al male ma non di un’impossibilità di recupero.

Con il Battesimo viene tolto lo stato di inimicizia e di morte dell’anima. L’anima viene vivificata e rinnovata e con il primo Sacramento diventa il tempio per la Santissima Trinità. C’è una risurrezione dell’anima, un dono di grazia per cui una persona diventa figlio di Dio e membro della Chiesa, nonché destinatario della vita eterna. In noi, però, rimanere la cosiddetta concupiscenza (che non è peccato, ma spinge al peccato) che Dio lascia per il combattimento spirituale. La santità diventa così non soltanto un dono di grazia ma anche una nostra cooperazione alla grazia.

Questi punti del Catechismo della Chiesa cattolica sintetizzano secoli di studi e di controversie nella comprensione della Parola di Dio.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul primo peccato dell’uomo

Cari amici, la caduta originale è uno dei temi più importanti per capire la condizione umana qui sulla Terra. Come diceva Benedetto XVI: “Negato il peccato originale si nega anche la Redenzione”.

Gli angeli sono stati creati in grande dignità come purissimi spiriti, elevati in grazia ma non ammessi alla visione beatifica. Proprio nel secondo istante del momento della prova, alcuni seguirono Lucifero nella negazione della dipendenza da Dio e si sono pervertiti. La maggioranza degli angeli, tuttavia, si è sottomessa a Dio nell’amore, nel servizio e sono stati ammessi nella visione beatifica.

L’uomo, invece, è uno spirito incarnato nella materia. È un soffio divino intessuto con la terra. È legato all’universo, allo spazio e al tempo, quindi la caduta dallo stato di grazia è avvenuto in momenti successivi. Anche i progenitori sono stati elevati in grazia, nell’amicizia con Dio, ma non nella visione beatifica. Avendo peccato hanno perso tutti i doni di grazia di cui sono stati rivestiti, come il dono dell’immortalità, della sapienza, dell’integrità, della perfetta unione di anima e corpo, l’assenza della sofferenza.

Questa è la condizione nella quale siamo nati. Per grazia di Cristo – il nuovo Adamo, il Verbo che si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria – attraverso la fede e la grazia dello Spirito Santo, ci sono ridati tutti i doni che avevamo perso. Perseverando in Cristo, la morte diventa un passaggio nella vita eterna, la sapienza ci viene data dalla fede, l’integrità la riacquistiamo attraverso il combattimento spirituale. La morte diventa un incontro con Cristo e il dolore è una purificazione. Questa è la salvezza che ci viene da Cristo ed è molto più di quanto aveva il primo Adamo.

La caduta dell’uomo è raccontata in termini poetici nella Sacra Scrittura. Satana il tentatore, raffigurato da un serpente, si rivolge ai progenitori cercando di deviarli dall’intima unione e dall’amicizia con Dio. Il dono principale era l’amicizia divina, cioè la partecipazione alla vita intima con Dio. Il serpente antico riuscì a fare deviare i progenitori dalla sottomissione e dall’obbedienza a Dio e in qualche modo li rese diffidenti, come se Dio limitasse la loro libertà per tenerli sottomessi; quindi, il serpente – Lucifero – ha trasmesso il veleno della superbia e della disobbedienza con le quali i progenitori sono caduti nel peccato.

Masaccio, pittore del 1500 del rinascimento religioso fiorentino, ci mostra la condizione esistenziale di miseria dei nostri progenitori quando escono dal Paradiso terrestre. Dio nella sua Misericordia li riveste con alcune pelli.

Il peccato originale nella sua formulazione esistenziale a livello della fede è la chiave di comprensione della miseria condizione umana, ma anche della sua Redenzione.

III. Il peccato originale

Il primo peccato dell’uomo

397 L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell’uomo. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà.

L’uomo ha messo se stesso al posto di Dio, un peccato di superbia e disobbedienza. Il peccato originale è la madre – o il padre – di tutti i peccati.

398 Con questo peccato, l’uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l’uomo era destinato ad essere pienamente «divinizzato» da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare «come Dio» (Gn 3,5), ma «senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio».

399 La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale. Hanno paura di quel Dio di cui si sono fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative.

Dopo il Battesimo anche noi perdiamo la grazia della santità, ma è possibile riacquistarla con il Sacramento della Confessione.

400 L’armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell’anima sul corpo è infranta; l’unione dell’uomo e della donna è sottoposta a tensioni; i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all’asservimento. L’armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all’uomo. A causa dell’uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione. Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell’ipotesi della disobbedienza si realizzerà: l’uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. La morte entra nella storia dell’umanità.

Il Catechismo della Chiesa cattolica propone una sintesi meravigliosa di tutti quei passaggi biblici nei quali troviamo una rappresentazione poetica, della perdita dello stato di grazia, cioè la distruzione della giustizia originale nell’uomo. È tutto espresso dalla Sacra Scrittura, quindi direttamente dalla Parola di Dio. Si spiega la condizione di sofferenza nel quale si nasce. La rottura del rapporto con il Signore causa un’inondazione del peccato nella Storia dell’umanità, che arrivando fino a Noè, fa sì che Dio si penta di aver creato il mondo portandolo alla distruzione.

401 Dopo questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera «invasione» del peccato: il fratricidio commesso da Caino contro Abele; la corruzione universale quale conseguenza del peccato; nella storia d’Israele, il peccato si manifesta frequentemente soprattutto come infedeltà al Dio dell’Alleanza e come trasgressione della Legge di Mosè; anche dopo la redenzione di Cristo, fra i cristiani, il peccato si manifesta in svariati modi. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa richiamano continuamente la presenza e l’universalità del peccato nella storia dell’uomo:

«Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti, se l’uomo guarda dentro al suo cuore, si scopre anche inclinato al male e immerso in tante miserie che non possono certo derivare dal Creatore che è buono. Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l’uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e verso tutte le cose create».

Dopo il peccato originale, nei versetti della Bibbia che riguardano i primi capitoli della Genesi, viene descritta la Storia dell’ umanità come un’inondazione globale del male. Il male dilaga e lo si può fermare soltanto ritornando a Dio.

Oggi, rotto il rapporto con Cristo, rinnegata la fede nella Croce, il male, l’odio, la guerra, l’iniquità dilagano e la medicina è il ritorno a Cristo, unico nostro Salvatore.

Il peccato originale è l’evento primordiale drammatico che spiega – per quanto Dio ci ha concesso di capire attraverso la Divina Rivelazione – il Mistero del male nel mondo.

Tutto questo va osservato in vista della Redenzione di Cristo. Ma nel medesimo tempo guardiamolo anche come un rifiuto della Redenzione di Cristo che è la caratteristica dell’attuale fase della Storia umana. L’umanità moderna vorrebbe sostituire il Cristianesimo con una religione umanitaria, che il Catechismo della Chiesa cattolica chiama: “la massima impostura anticristica”, nella quale l’uomo rinnega la salvezza che viene dalla Croce e immagina una salvezza che viene da se stesso.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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