Pensiero spirituale sull’origine del male

Cari amici, attraverso la ragione umana si può dimostrare che l’uomo è a due dimensioni e questa concezione è un patrimonio culturale dell’umanità. La Divina Rivelazione ha svelato molto più di quanto non si possa arrivare con la ragione umana, ovvero che l’uomo è a immagine di Dio, creato per Dio, in orientamento a Dio. L’uomo ha una struttura trascendente della materia, con un’anima che sussiste anche dopo la morte e che alla fine del mondo avrà il suo corpo a immagine del suo destino di gloria o di perdizione.

Bisogna però porsi un interrogativo che è all’origine di tante religioni: perché il male?

Persino nell’antichità ci sono segni di queste riflessioni. Il tema del male, che è la morte, è all’origine della riflessione umana e lo è tutt’ora. Dato che tutta la Creazione è buona e che l’uomo – come disse Dio – era molto buono, da dove viene il male?

L’origine del male è d carattere morale e quindi l’origine della sofferenza e dalla morte è causata dal male morale. Non può essere qualcosa che Dio ha creato perché quello che Dio ha creato è buono. È un argomento che ha appassionato anche sant’Agostino nella sua polemica con i Manichei, i quali ipotizzavano un dio del male in competizione con il dio del bene, il che ovviamente è fuori dall’ambito cattolico. Sant’Agostino spiegava che il male è causato dalla creatura non da Dio, prima dagli angeli poi dagli uomini.

È una riflessione cristiana magnificamente sintetizzata nel Catechismo della Chiesa cattolica, fondamentale per la comprensione di noi stessi e della grande grazia della Redenzione.

385 Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia, nessuno sfugge all’esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura – che appaiono legati ai limiti propri delle creature – e soprattutto al problema del male morale. Da dove viene il male? «Quaerebam unde malum et non erat exitus – Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta», dice sant’Agostino, e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti «il mistero dell’iniquità» (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. La rivelazione dell’amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l’estensione del male e la sovrabbondanza della grazia. Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell’origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore.

Sant’Agostino nella sua ricerca della verità, quando era pagano, si era orientato verso le teorie dei Manichei, ma lui non riusciva a darsi una risposta adeguata, finché non si è convertito. Nell’incontro con la la Divina Rivelazione ha scoperto il Mistero d’iniquità. Dio ci rivela il male ma anche la sua misericordia affinché non veniamo angosciati del male. Il vincitore del male è Cristo che – con la sua morte in Croce – ha vinto il maligno e l’angelo ribelle che istiga al male le creature qui sulla Terra.

Il male morale per eccellenza è il peccato, una realtà con cui abbiamo a che fare ed è presente nella storia umana. Viviamo in una contraddizione: siamo un’umanità molto evoluta dal punto di vista della tecnica e della conoscenza, ma dal punto di vista dei comportamenti e della cattiveria siamo peggio dei secoli passati. Oggi si arriva a ipotizzare stermini di persone in un modo freddo e calcolato, un vero e proprio soffocamento della coscienza, che rende gli uomini simili a satana.

La realtà del peccato

386 Nella storia dell’uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell’uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell’uomo e sulla storia.

Si minimizza e sottovaluta il peccato perché ne siamo talmente immersi da non sentirne più il cattivo odore. Il peccato è una grave offesa fatta a Dio, dove viene negato il nostro rapporto di adesione alla Sua legge di santità. Fuori dalla luce di Dio, si vive nel peccato e non se ne sente l’odore. Uno dei compiti fondamentali della Chiesa – spiega San Paolo – grazie all’opera dello Spirito Santo e della predicazione, è quello di convincere il mondo di peccato. Uno dei peccati che si commettono a livello industriale – che coinvolgono milioni di esseri umani – è l’aborto. I cristiani hanno il dovere – andando controcorrente – di convincere il mondo che è un peccato e un abominio. Come ha detto il Concilio Vaticano II, quello che chiamiamo un “diritto” è un delitto. Convincere il mondo di peccato è per la Chiesa un dovere che Dio le ha dato da compiere nonostante la presenza della persecuzione.

387 La realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delle origini, si chiarisce soltanto alla luce della rivelazione divina. Senza la conoscenza di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente il peccato, e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita, come una debolezza psicologica, un errore, come l’inevitabile conseguenza di una struttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull’uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente.

È Dio che ci rivela la gravità effettiva del peccato, causato dalla libertà della creatura razionale. Le creature razionali sono due: gli uomini con un’anima immortale in un corpo e gli angeli che sono purissimi spiriti. Avendo un’origine creaturale, il male per sua natura è limitato. Per questo la Madonna dice che satana è solo una falsa forza, perché non può essere paragonata all’Onnipotenza divina.

Il peccato originale è attribuito agli uomini, ma bisogna tenere presente che i primi a peccare sono stati gli angeli. Quindi, chi ha introdotto il male è stato Lucifero, inducendo poi i nostri progenitori al peccato. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice che la conoscenza del peccato delle origini, cioè quello che riguarda la coppia umana, è fondamentale per comprendere la grazia della Redenzione. Essa non riguarda gli angeli ma gli uomini.

388 Col progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtà del peccato. Sebbene il popolo di Dio dell’Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo di tale storia, che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della risurrezione di Gesù Cristo. Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. È lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere «il mondo quanto al peccato» (Gv 16,8), rivelando colui che del peccato è il Redentore.

Il Vecchio Testamento va letto alla luce di Gesù Cristo morto per i nostri peccati e risorto a vita nuova per la misericordia di Dio.

389 La dottrina del peccato originale è, per così dire, «il rovescio» della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo.

Papa Benedetto XVI ha ribadito spesso questo concetto: non si può intaccare la Rivelazione del peccato originale senza attentare al Mistero della Redenzione operata da Gesù Cristo.

Ci sono due atti che certificano l’ingresso del peccato nel mondo: il peccato degli angeli e il peccato dei nostri progenitori. In questo modo inquadriamo una lettura teologica alla luce della fede del Mistero dell’uomo, della sua origine, della presenza del male, della Redenzione di Cristo, della necessità di Cristo per la salvezza del mondo. Tutti gli altri alambicchi della pseudoscienza moderna li riserviamo agli inceneritori della Storia, dove si mette dentro il mondo nuovo di cui ha parlato la Madonna a Medjugorje dicendo che per esso   non c’è nessuna speranza o futuro.

Seguiamo Cristo che è la Via, la Verità e la Vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”