Pensiero spirituale sul Salmo 50: “Crea in me, o Dio, un cuore puro”

Cari amici, la conversione è un durissimo cammino perché quando il cuore vive nell’incredulità e nel peccato viene profondamente inquinato. Il cuore ha in sé le radici del male, ma la grazia che viene data nel Battesimo, una buona educazione cristiana e uno sforzo ascetico, gli permettono di non cedere ai vizi e di far fiorire le virtù. È necessario un combattimento spirituale continuo e quotidiano, che non permetta alla mondanità di catturarci durante la nostra crescita. Accade che molti giovani vadano allo sbando a causa della mondanità con cui si saziano i vizi capitali.

Nel momento in cui si ha la consapevolezza della necessità di un cambiamento nella propria vita, il cuore rimane inquinato. Il risanamento del proprio cuore avverrà attraverso un cammino di conversione doloroso. Il primo passo è il rimorso della coscienza: ci si mette davanti a Dio che dona la grazia e le sue dolcezze, fa sentire la Sua pace. La prima Confessione dopo tanti anni ricolma il cuore di gioia e di pace, ma non è abbastanza tagliare l’erba, bisogna estirpare le radici, come dice Santa Caterina da Siena. Bisogna tirare fuori le radici dal fondo del cuore, con un’opera di purificazione radicale. Allo stesso modo, attraverso la pratica ascetica, la preghiera e il Sacramento della Confessione, si compie un lungo lavorio per estirpare le tendenze cattive che – stando tanti anni nel peccato – si sono rafforzate. Gesù ci rivela che quando siamo riusciti a scacciare il demonio dal nostro cuore, satana va a cercare altri sette spiriti peggiori di lui – i sette vizi capitali – e ritorna all’attacco, questa tappa è molto faticosa.

Abbiamo degli accenti nella letteratura biblica specialmente nei Salmi, uno in particolare dove si invoca: “Crea in me, o Dio, un cuore puro”. Mi ha sempre colpito questa espressione perché pensiamo che dipenda solo da noi il lavorio di purificazione, ma è necessaria la grazia e l’azione dello Spirito Santo. Dobbiamo metterci la buona volontà, i cinque pani e i due pesci del nostro impegno, ma per quanto riguarda le radici del male sono dure a morire. La radice della lussuria e della superbia, sono radici molto profonde che rispuntano continuamente. Quando credi di aver raggiunto il tuo scopo ecco che la mala erba rispunta, è una fatica improba che dura tutta la vita. I bilanci li farà Dio alla fine, giudicherà il nostro impegno e deciderà se farci entrare in Paradiso oppure passare per la purificazione dolorosa del purgatorio.

Mi vengono in mente alcuni Messaggi della Regina della pace che ha dato il 2 del mese a Mirjana. La Madonna è talmente realistica nel fare le sue diagnosi che si rimane sbigottiti: «Mi ascoltate mentre vi parlo, ma i vostri cuori sono chiusi e non mi sentite» (2 febbraio 2012). Quando iniziamo il cammino di conversione, crediamo che con l’aver acquisito un certo programma di vita cristiana – le preghiere e l’osservanza dei principali Comandamenti – il combattimento spirituale sia terminato, ma non è così. La purificazione del cuore è la seconda tappa – molto lunga – nel cammino di santità. La prima tappa è la conversione, la seconda è la purificazione che dura tutta la vita. Progressivamente la purificazione del cuore avanza ed entriamo nella terza e più importante tappa che è l’unione intima con Dio. Più ci purifichiamo, più ci uniamo a Cristo diventando a sua immagine. Non bisogna illudersi che il cammino di conversione e purificazione si concluda nel giro di poco tempo. Non è soltanto un cambiamento di idee, ma un cambiamento interno, nelle profondità, nei sentimenti, nelle tendenze.

Si incomincia con l’estirpare il vizio peggiore. Tutti abbiamo il nostro repertorio di vizi, alcuni dei quali sono comuni a tutti, altri che sono preponderanti in alcune persone. Dobbiamo cominciare proprio da questo, dal vizio principale e continuare questo lavorio per tutta la vita.

Non rinchiudiamoci nell’ambito di uno sforzo ascetico, come se dipendesse tutto da noi. Dobbiamo – come ci dice il Salmo – capire che per avere un cuore puro ci vuole il fuoco purificatore della grazia dello Spirito Santo. Dobbiamo invocarlo perché rafforzi la nostra volontà, la nostra capacità di decidere e di rinunciare, in modo tale che il male che è in noi evapori, si sciolga. Le virtù, invece, devono affondare le loro radici per creare la difesa del cuore dagli attacchi del male.

Questa bellissima invocazione del Salmo 50 appartiene al re Davide. Egli si era accorto che di fronte alla violenza e alla lussuria aveva ceduto gravemente. Aveva fatto uccidere un soldato per prendergli la moglie. Eppure, era già avanti nella sua regalità e nella sua conferma come uomo eletto da Dio a reggere Israele. Questo ci insegna che bisogna essere sempre vigilanti nella propria vita. Re Davide ha dovuto chiedere umilmente perdono a Dio, quando il profeta Natan gli ha risvegliato la coscienza e gli ha prospettato le penitenze che doveva affrontare. Si è sottomesso, purificato ed è diventato una persona Santa, degna di essere capostipite della genealogia che porta alla nascita del Signore.

Stando davanti al Crocifisso chiediamo questa grazia: “Crea in me, o Dio, un cuore puro”, per evitare il Cristianesimo di facciata, come quello degli scribi e dei farisei, che fuori appaiono venerabili ma dentro sono lupi rapaci, pieni di immondizie. Che non sia così per noi, perché Dio vede quello che c’è nel nostro cuore. Se abbiamo la buona volontà, Dio ci dona la grazia della purificazione.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”