"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul perché la conversione è dolorosa

Cari amici, le persone fanno fatica a intraprendere la conversione perché è un cammino in salita, un cambiamento radicale, una lotta al peccato, quindi è dolorosa. La voce e il rimorso della coscienza si fanno sentire nell’animo degli uomini, ma non ascoltano perché, come ogni cosa dolorosa e impegnativa, si cerca di rimuoverla e tenerla lontano.

La conversione è dolorosa, ma nel medesimo tempo è gioiosa. Questo non è possibile saperlo prima perché il diavolo è molto abile nel deviarci e nell’impaurirci. Sant’Ignazio di Loyola nella sua biografia lo racconta bene. Quando aveva 35 anni decise di convertirsi, si recò in una località vicino Barcellona, Manresa, a fare un lungo esercizio spirituale. Il serpente velenoso si insinuava nella sua mente chiedendo: “Come farai nei prossimi anni a vivere senza tutte quelle cose di cui hai goduto fino ad ora?”. Con questo pensiero satana cercava di demotivarlo, di disarmare la sua volontà e farlo tornare alla vita mondana. Una persona che vede il peso della mondanità sulle proprie spalle e i vizi che ha coltivato – alcuni dei quali sono particolarmente difficili da estirpare – tentenna, si spaventa e desiste.

La conversione è come la parabola di cui ha parlato Gesù del seme di frumento che viene seminato, ma che prima di germogliare deve morire. La conversione è una morte che sperimentiamo dentro di noi quando cerchiamo di uscire fuori dalla palude del peccato mortificando i vizi. Sappiamo che i vizi implicano una lotta, perché sono come bocche fameliche. Dante spiega che la bestia dalle molteplici bocche che è in noi: “mai non empie la bramosa voglia” (Divina Commedia – Inferno – Canto I).

Si tratta di mettere a digiuno quelle bocche dei vizi capitali e le loro derivazioni, quindi di esercitare la rinuncia. Facendo questo, la carne che è in noi con tutte le sue proliferazioni protesta, vessa, contrasta e cerca di sfondare la nostra resistenza. È un momento particolarmente doloroso per il quale ci vuole tanta grazia di Dio. È una specie di Getsemani, benché quello di Gesù fosse diverso. La rinuncia al male e la decisione di fare la volontà di Dio fa sudare sangue, la nostra volontà vacilla e si ritrae. Sono momenti che tutti coloro che si sono convertiti hanno sperimentato.

Alessandro Manzoni descrive con pagine immortali la conversione dell’Innominato. Egli, infatti, decide di andare dal cardinale Federico Borromeo a confessarsi. Ha descritto il combattimento epico che fanno tutti i convertiti, cioè la decisione interiore di rinunciare al male, al peccato e di seguire Cristo nel mondo. Una decisione che porta al perdono dei peccati.

San Paolo descrive in modo meraviglioso – nel capitolo settimo e ottavo della Lettera ai Romani – il combattimento spirituale che tutti affrontiamo. La nostra carne, l’io peccatore, la nostra natura umana che ha ancora dei residui del peccato originale, resiste alla grazia, alla chiamata di Dio e dei Comandamenti. San Paolo grida: “Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato”. Nella Lettera ai Romani descrive tutta la drammaticità del combattimento spirituale col quale si arriva alla decisione della conversione, un taglio che l’anima fa ai legami col peccato e il male. Con questa decisione si arriva alla grazia di Cristo che conserva l’uomo nella conversione.

Manzoni nei Promessi Sposi descrive la fuga di Renzo. Egli arriva al fiume Adda e lo attraversa con una barca fino ad arrivare all’altra riva. Rivolgendosi a Milano disse “Sta lì maledetto paese”. Noi dobbiamo arrivare spiritualmente a questa decisione, cioè rivolgerci al mondo e dire “Sta lì maledetto paese”. Oppure, come ha fatto il figliol prodigo, che trovatosi a contendere le ghiande ai porci dopo aver sperperato tutto, si ricorda della casa di suo padre e prende la decisione di alzarsi e tornare.

Dopo aver preso la decisione di convertirsi, alla sofferenza subentra la tappa della gioia, che molti hanno sperimentato anche a Medjugorje. Dopo la confessione scorrono lacrime di gioia perché si diventa liberi, si diventa di Dio e di Cristo. Nell’ambito della salvezza sentiamo che il Cielo non grava su di noi ma si apre per rincuorarci, illuminarci e spronarci. Questa gioia è quella motivazione per cui, quando il diavolo ci richiama con assalti più forti di prima, si è protetti da Cristo, dalla Sua corazza, dal Suo amore e dalla gioia che nasce da esso.

Se prima il combattimento spirituale faceva sudare sangue, ora diventa più sereno e gioioso, perché il libero arbitrio non è più al guinzaglio ma si è liberato e fortificato con la grazia. Se non ci si espone al male, alle tentazioni, ci si fortifica con la preghiera, la Santa Comunione e i Sacramenti, andando avanti si diventa più forti e gioiosi. Diventiamo affidabili missionari e testimoni, proprio come la Regina della pace tenta di fare da molto tempo con le anime di questo mondo.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che la conversione è dolorosa, lunga, seria, è la trasformazione di una vita. Vorrei raccomandare a chi si converte di non ostentare. Lo si può dire alle persone più care ma non al mondo intero.

San Paolo ha avuto una conversione improvvisa, sbalzato da cavallo, una grande luce lo accecò e rimase cieco. Dopo qualche giorno, ritornata la vista, iniziò subito a predicare mettendo a rischio la sua vita tanto che dovette scappare da Damasco. Tuttavia, Dio non aveva chiesto a San Paolo di andare a predicare, ma di andare da Anania che lo avrebbe battezzato. Allora il Signore lo mandò per tre anni in solitudine nel deserto dell’Arabia a fortificarsi.

È pericoloso ostentare la propria conversione perché non possiamo sapere quanto persevereremo e quanto possiamo essere forti. È una forma di vanità. La conversione si può predicare vivendola nel silenzio. Sarà Dio a decidere di fare della conversione di ognuno uno strumento di aiuto e stimolo per gli altri. Normalmente una persona non deve presumere di se stesso. In questo lungo combattimento potremmo avere delle ricadute gravi e diventare peggio di prima.

La conversione è una grazia che deve essere coltivata nel cuore per tutta la vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla compagnia quotidiana di Gesù e Maria

Cari amici, la Divina Presenza è un aiuto molto importante che ci accompagna per tutta la giornata. Il Dio in cui noi crediamo, che ci ha creati, redenti e provvede alla nostra vita, è presente quotidianamente e cammina al nostro fianco. La Sua è una presenza piena di amore e sollecitudine, che ci parla e a cui dobbiamo parlare. Questa è una verità di fede.

Bisogna anche concretizzare questa relazione che si crea tra noi e Dio. Egli si è rivelato attraverso Gesù Cristo, il quale disse all’Apostolo Filippo: “Chi vede me, vede il Padre”. Infatti, il Padre si rende visibile nel Figlio in molteplici modi, soprattutto nell’Eucarestia, dove è presente realmente con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

Vivere la Divina Presenza, vuol dire che mediante la fede Gesù entra nella nostra vita, cammina con noi ed è al nostro fianco. Egli è il nostro Maestro, come quando camminava con gli Apostoli nei tre anni della vita pubblica. Per questo è necessario tenere viva la fede, cioè quella fiamma che ha bisogno dell’olio della preghiera per essere alimentata. Attraverso le giaculatorie, i momenti di raccoglimento e di preghiera, dobbiamo sintonizzarci ogni giorno, ogni ora e ogni momento della giornata con Cristo stesso che ci fa onore della sua intima amicizia, come ha fatto con gli Apostoli.

La presenza di Gesù è sempre unita alla presenza di Maria, questa è una delle realtà che anche in campo cattolico si fatica a comprendere. Si assiste a delle assurde contrapposizioni tra Gesù e Maria, polemiche di origini protestanti secondo cui onorando la Madonna si toglie onore a Cristo. In realtà, se leggiamo con attenzione le Sacre Scritture e i Vangeli, possiamo notare che non c’è stato istante nella vita di Gesù in cui non sia stato con sua Madre. È una delle caratteristiche che più colpiscono in quanto unica nella storia delle religioni. Nel panorama religioso, tra le iconografie e i racconti fondanti, non esiste nessun altro esempio di un figlio unito alla madre, come Gesù con Maria.

La Madonna nella fede, al momento dell’Annunciazione, ha concepito Suo Figlio. Il Verbo si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria e da quel giorno non si sono mai separati. Ella Lo ha partorito, allevato, accompagnato nei tre anni della Sua missione come discepola e maestra dei suoi Apostoli. Pur essendo salito al Cielo, Cristo ha assicurato la Sua presenza, il Suo ricordo, le Sue parole, la stessa presenza di Maria nella Chiesa e nella prima comunità apostolica. Era la Madonna che rendeva presente Gesù. Dopo l’Assunzione al Cielo, Maria siede alla destra di suo Figlio come Regina del mondo insieme al Re del mondo.

La fonte della grazia è Gesù, il Padre nel Figlio invia la pienezza dei suoi doni e Maria è uno strumento attraverso il quale le grazie ci arrivano. Per questo si dice che la Madonna è la mediatrice di tutte le grazie. Le grazie passano dal cuore di Cristo al cuore dell’Immacolata, per giungere agli uomini, alla Chiesa e a tutto il corpo mistico. D’altronde, anche durante l’opera della Redenzione la Madre non ha mai abbandonato il Figlio. È rimasta fino alla Crocifissione e alla Resurrezione al fianco del Salvatore.

La Regina della pace nei Messaggi a Medjugorje, ha sempre ricordato che è stata inviata da Gesù. Il Suo piano è il piano di suo Figlio che Lei ha fatto proprio, cerca di attualizzarlo e realizzarlo. Ora in Cielo operano insieme per la salvezza dell’umanità, ma come per il mondo anche nella nostra vita personale loro sono sempre presenti. Camminare sulle strade di questo mondo così pericolose ed esposte alle potenze del male, con a fianco Gesù e Maria è un dono immenso della Divina Misericordia. Credere, avere fede e apertura di cuore, porta a percepire e sperimentare la Loro presenza, le grazie, la sicurezza e il coraggio nei momenti difficili.

Siccome questa è una presenza di fede reale, implica che possiamo parlare durante la giornata con Loro, come facciamo con le persone care al nostro cuore. Possiamo rivolgerci a Loro, stare insieme, operare, camminare. Ci confidiamo come fossero degli amici, manifestiamo i nostri bisogni, le nostre difficoltà, le angosce, le nostre richieste, i fardelli che dobbiamo portare, le croci che dobbiamo sopportare, anche quelle della cattiveria umana. E infine, cerchiamo la consolazione, la forza e la capacità di superare e lottare contro il maligno. È un aiuto inestimabile e non dobbiamo aspettare di andare in Cielo per chiederlo. Questa presenza va alimentata continuamente, come l’olio alimenta la fiamma della lampada. Attraverso la preghiera, la fede ci rende presenti al Cielo, a Gesù, Maria e tutta la corte celeste.

Il mondo dei non credenti ritiene che ogni cristiano che parla con il Cielo abbia bisogno dello psicologo. In realtà sono loro ciechi che hanno bisogno dell’oculista. La fede è quella luce che svela un altro mondo, senza la quale si rimane chiusi al mondo reale del soprannaturale e i cui effetti sulla vita di ognuno sono visibili. Chi ha la fede ha anche il coraggio, supera le difficoltà, trova la consolazione nelle disgrazie più tremende, si rialza dopo essere caduto, lotta per il bene. Gli effetti della comunione con Gesù e Maria sono straordinari, cambia radicalmente ogni persona, la fa risorgere.

Il mondo moderno ha deciso per la morte e senza la fede non resta che preparare la cassa. È un cambiamento di vita radicale. Se impariamo a intraprendere il cammino della vita insieme alle figure celesti di Cristo e della Madonna, i cambiamenti ci sono anche a livello psicologico. Siamo più felici, allegri, motivati, gioiosi, propositivi, creativi, come una primavera continua.

Chiediamo e apprezziamo questo dono che Dio ci ha fatto, che è una grazia che produce effetti straordinari nella vita delle persone.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla Divina Provvidenza che governa la Storia

Cari amici, la Storia umana dal punto di vista della cultura modernista, il protagonista sarebbe l’uomo. Secondo questa visione della vita la storia è dell’uomo e del suo progresso, con tutte le causa della natura e del mondo. L’uomo sarebbe giunto all’età del risveglio, cioè della conoscenza di se stesso. Seguendo questa linea di pensiero, dovrebbe negare tutto il passato nel quale si riteneva dipendente da Dio, per affrontare la nuova era illuminista nella quale gli uomini hanno la consapevolezza della loro divinità, superiorità e regalità, sono i padroni del mondo mentre Dio è espulso dalla storia.

Per noi cristiani è molto importante riprendere, attraverso la luce della fede, la visione cristiana della Storia, che è quella che possiamo vedere nella Sacra Scrittura. Nella Bibbia, nel Vecchio e Nuovo Testamento, il protagonista principale è Dio non l’uomo, per quanto sia libero e le sue scelte siano determinanti e inappellabili,

Nell’Antico Testamento vediamo che è il Signore il protagonista e tutti gli attributi che vengono dati a Jhwh nel Nuovo Testamento sono di Cristo stesso. Come dicono le formule di fede antiche Cristo è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine, da Lui tutto dipende e verso la Sua pienezza è orientato tutto il mondo.

Nelle Lettere di San Paolo, specialmente quella agli Efesini, ai Colossesi e ai Filippesi, si aprono con dei panorami meravigliosi non solo della Storia umana ma anche di tutta la creazione , da suo inizio fino al Compimento finale. È un vero piano divino dove Dio è il primo attore.

Fin dall’inizio della Sacra Scrittura, nel primo capitolo della Genesi, entra subito in campo colui che contrasta, si oppone e lotta contro il piano di Dio: l’angelo ribelle. Egli è stato creato in grande dignità da Dio stesso e per superbia ha voluto sostituirsi a Lui. Possiamo chiamarlo satana, serpente antico, diavolo, demonio, ma comunque se ne parla poco. La Madonna, invece, non manca mai di ricordarci il grande rilievo che ha nella Storia. Le sue azioni e la sua capacità di seduzione sono in grado di influenzare – attraverso l’uomo – la Storia stessa, egli è in grado di sviare le creature di Dio verso la strada che porta alla perdizione. Questo è l’attore comprimario all’uomo.

La presenza di Dio è caratterizzata dall’Onnipotenza e dall’Onniscienza. . Quando permette all’uomo e a satana di fare del male è per ottenerne un bene maggiore che a noi non è chiaro subito. Nel mondo c’è la presenza di Dio e di Cristo Re dell’universo, la presenza dell’uomo dotato di libertà e la presenza di satana rivolto all’uomo per farlo deviare. Questi sono gli attori della storia.

Quella umana è una Storia Sacra, perché guidata da Dio e governata dalla sua Provvidenza. I suoi due comprimari – l’uomo e satana – hanno dei limiti nella loro azione che non permettono di andare contro la volontà divina. Quindi, il male non prevarrà, “Non praevalebunt”.

La Regina della pace, a tal proposito, ci esorta spesso a pregare perché satana non prevalga: «Figlioli, aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga» (25 febbraio 2022). Dio vuole renderci corresponsabili della Storia umana, ma non c’è dubbio che Egli non permette a satana di arrivare ai suoi obiettivi di distruzione della vita, della natura e del pianeta sul quale viviamo: «Satana è forte e desidera distruggere non soltanto la vostra vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete […] Dio mi ha mandato tra voi per aiutarvi» (25 gennaio 1991).

Questa visione della contemporaneità dobbiamo acquisirla nella luce della fede. Dio è presente anche attraverso la Vergine Maria e il Suo piano che va da Fatima a Medjugorje fino al compimento dei Segreti. È un piano di salvezza per sventare quello di satana che vuole portare alla distruzione dell’opera della Creazione e della Redenzione. È importante imparare a vedere l’azione di Dio in questo momento storico perché nulla sfugge al suo sguardo. Come dice il proverbio popolare: “Non cade foglia che Dio non voglia”.

Nei momenti difficili dobbiamo avere la consapevolezza della presenza di Dio Salvatore, di Cristo e di Maria. Lei è qui per sconfiggere – in questo primo grande combattimento spirituale – il tentativo del drago e delle due bestie di impossessarsi del mondo. Nella luce del discernimento saremo in grado di vedere che attraverso le vicende umane, Egli attua il Suo piano di salvezza.

Se il tentativo di leggere tutto nella luce della fede viene portato avanti ogni giorno, anche il nostro intelletto si affina e impara a vedere Dio nella storia. Al pensiero che il mondo non è in mano alle potenze del male e dell’uomo, ma in mano a Dio, ci rassereniamo. Quando la Divina Provvidenza permette il male ma fa tutto ciò che è necessario per avere un bene maggiore per le anime, abbiamo lo sguardo sereno al presente, al futuro e al nostro cammino.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul fare caso ai segni del Cielo

Cari amici, vorrei presentarvi una riflessione sul rimprovero che Gesù ha fatto ai suoi contemporanei. Egli disse che erano molto bravi nello scrutare il Cielo quando si trattava di indicare la pioggia o il bel tempo, ma a livello spirituale non hanno saputo cogliere i segni del tempo in cui vivevano. Cristo stesso era il segno per eccellenza del suo tempo perché nessuno mai nella storia della salvezza del popolo ebraico si era manifestato con la sua autorità divina, con la potenza dei miracoli, della sapienza e della santità. Gesù era un grande segno del Suo tempo, che gran parte degli uomini non hanno riconosciuto ma hanno combattuto.

Solamente una piccola parte ha creduto e da loro è nata la Chiesa che porta la salvezza di generazione in generazione. Siamo capaci di cogliere i segni del tempo per quanto riguarda le cose materiali, ma non cogliamo i segni che Dio ci dà personalmente. Una persona attenta a ciò che le accade si accorge dei numerosi interventi divini, dei messaggi, degli ammonimenti, delle esortazioni, degli incoraggiamenti.

A questo riguardo è noto quello che disse la Madonna a Massimino a La Salette. Gli aveva preannunciato che a causa della gente che non osservava la Quaresima i raccolti sarebbero andati male. Lui stesso ha potuto vedere che le spighe erano vuote quando era andato con suo padre nei campi. Questo fu un avvertimento di Dio che le persone hanno ignorato. È una mancanza che porta a non dare peso ai molteplici segni nella natura, nella società, nella Chiesa, attraverso persone come Pastori e i profeti, soprattutto nella Sacra Scrittura sempre da attualizzare.

Dio manda tanti segni sia a livello personale che collettivo. A Fatima, ad esempio, la Madonna ha inviato un fenomeno naturale prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Quell’aurora boreale – così la interpretò Lucia – fu visibile in gran parte dell’Europa e dell’Africa nel 1938. È stato un ammonimento per i delitti di carattere spirituale e sociale che venivano commessi.

Dio è attivo e governa il mondo, la Storia, le Nazioni, le anime singolarmente. Dobbiamo imparare a interpretare i messaggi alla luce della sapienza, nell’umiltà della preghiera, così da farne tesoro. I segni della natura possono essere virus che provocano milioni di morti (come affrontato nel 2020), i segni della società possono essere le guerre (come in Ucraina e in Medio Oriente), tutte tragedie immense e di distruzione per l’umanità. Sono segni dei tempi su cui bisogna meditare, segni del dilagare del male.

Ognuno ha i segni personali con i quali Dio ammonisce, incoraggia e guida. Ci sono, però, due grandi segni del nostro tempo che possiamo definire della modernità che Egli ci ha dato ma che pochi hanno saputo interpretare. Sono così chiari ed evidenti che basterebbe aprire gli occhi per coglierli e capire la presenza del Cielo.

Il primo segno straordinario sono proprio le apparizioni a Medjugorje, ovvero della Donna vestita di sole con la corona di dodici stelle, che dal Cielo è venuta sulla Terra il 24 giugno 1981 vigilia di San Giovanni Battista, l’Apostolo della conversione. Da allora la Madonna è apparsa ogni giorno con i piedi su una nuvola, un segno caratteristico dei tempi dell’Apocalisse che sta ad indicare gli ultimi tempi. Tutta questa lunga presenza della Regina della pace ha svelato l’altro grande segno che non riuscivamo a identificare, tanto da negarne l’esistenza, ovvero satana sciolto dalle catene. Il maligno ha da Dio il permesso di tentare, di deviare il mondo e di perseguitare la Chiesa nel tempo del primo grande combattimento spirituale.

Nonostante l’evidenza di questi due grandi segni facciamo ancora fatica ad accettare la presenza di Maria e riconoscere le apparizioni. Siamo quasi impauriti a guardare nella luce della fede e della preghiera questa grande battaglia del nostro tempo. Difficilmente si parla di questa bellissima corona di dodici stelle che circonda il capo della Gospa. Papa Giovanni Paolo II durante l’elevazione agli altari dei beati Francesco e Giacinta – nella Messa che è stata celebrata a Fatima – ha fatto leggere come prima lettura il brano dell’Apocalisse capitolo 12. Questo testo descrive il grande segno dal Cielo: la Donna vestita di sole incoronata di dodici stelle e il grande dragone rosso. Volle introdurci nel tempo dell’Apocalisse senza dimenticare satana sciolto dalle catene, sapendo quanto sia difficile entrare in questa dimensione.

C’è stato un grande riconoscimento dei frutti e dei Messaggi ma non delle apparizioni, non della Donna vestita di sole che è la chiave di interpretazione del tempo nel quale viviamo. È il tempo contrassegnato da questa presenza che da inizio alle grandi battaglie escatologiche.

La prima battaglia vede protagonisti la Madonna e la Chiesa da una parte e satana con le due bestie dall’altra. Le due bestie sono il potere umano assoluto che si mette al posto di Dio e l’agnello dalla voce di drago, ovvero la falsa religione dell’umanesimo ateo e dell’uomo divinizzato. Sono le chiavi di interpretazione del tempo in cui viviamo, del futuro che la Regina della pace ci ha rivelato a Fatima e nei Segreti di Medjugorje che portano al trionfo del Suo cuore Immacolato. La Donna vestita di sole incoronata di dodici stelle è qui per combattere e vincere, per creare un tempo nuovo di pace.

Ci sono moltitudini in balia del drago contraddistinti da una sordità spirituale che impedisce di rivolgersi verso il segno di Maria. Questa è la cecità del nostro mondo: non comprendiamo il tempo in cui viviamo, il tempo della Regina della pace e di satana sciolto dalle catene. Bisogna affrontare la battaglia nella testimonianza della fede, fino al martirio se necessario.

Bisogna decidere se seguire Cristo o Belial. Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla via semplice alla santità

Cari amici, la Regina della pace ci invita a porre come obiettivo della nostra vita la santità: «I santi siano per voi intercessori ed esempi da imitare per vivere una vita santa» (25 ottobre 2024). Diventare Santi significa indossare la veste candida grazie alla quale possiamo entrare nel Regni dei Cieli. La prima condizione per entrare in Paradiso è il pentimento dei peccati; quindi, ricevere quella grazia santificante che ci riveste dell’unione con Cristo, come tralci di una vite.

La nostra visione dei Santi è quella di persone assolutamente eccezionali, perché hanno amato Dio sopra ogni cosa. Tuttavia, come la maggior parte di coloro che sono in Paradiso, anch’essi sono anime semplici che nel nostro mondo erano sconosciute. Solo una minima parte della moltitudine celeste ha avuto l’onore degli altari, come esempio per tutti i cristiani. Le anime sconosciute, umili e semplici, Dio le conosce perché a Lui non viene nascosto nulla di ciò che avviene nel cuore delle persone.

I Santi conducono una vita semplice, umile, laboriosa e dedicata al prossimo, non hanno acquisito meriti particolari a livello umano e non hanno brillato sul palcoscenico del mondo. Se il male non prevale, nonostante la presenza di satana, è proprio grazie alla diga di santità che Dio vede e sostiene. Il male fa chiasso, si esibisce, ostenta; il bene è umile, nascosto e silenzioso. Il bene costruisce, il male distrugge.

La Madonna ci esorta a pregare ogni giorno con Lei, a essere saldi nella testimonianza del bene in questa lotta contro la malvagità, fra Dio e l’angelo ribelle. Questa battaglia dobbiamo affrontarla attraverso il cammino di santità personale.

La Chiesa afferma che i Santi, anche i più umili, hanno esercitato determinate virtù in modo eroico, saldo e deciso, ma questo non deve portarci alla tentazione di esibire con superbia, altrimenti il diavolo ci devia. Per poter essere Santi bisogna essere consapevoli di essere peccatori, che affrontano ogni giorno il combattimento spirituale – anche con piccole sconfitte – sempre pronti a rialzarsi e riprendere il cammino.

A questo riguardo vorrei portare l’attenzione sulle caratteristiche fondamentali della santità comune e popolare.

La prima caratteristica è la fede unita alla preghiera. Sono inscindibili perché la fede è quel fiore che viene bagnato dall’acqua della preghiera, senza di essa non può fiorire. Bisogna coltivare questo rapporto con Dio e l’amicizia con Gesù e Maria attraverso la preghiera. Un legame non solo di amicizia, ma anche di confidenza, di fiducia e di compagnia che nutriamo con il dialogo personale ogni giorno, l’impegno di imitarne le virtù, seguire gli insegnamenti. Tutto affinché condividano con noi la vita quotidiana. Quindi, una preghiera che sia orientata a stringere sempre più fortemente la nostra unione affettiva e imitativa con umiltà.

Questa virtù è la consapevolezza di essere piccoli e poveri peccatori, bisognosi di aiuto, consapevoli che ci sono persone migliori di noi, più Sante e meritevoli. È importante saper trattenere quella spinta a eccellere che è dentro di noi e che viene da lucifero, nella consapevolezza della nostra debolezza ma anche di essere figli di Dio.

Un’altra caratteristica della santità quotidiana è la carità, l’operosità, avere a cuore gli altri nella misura del possibile, fare del bene agli altri come ci ha insegnato Gesù. Questa è la cornice del cammino di santità che è possibile a tutti. Ci vuole la preghiera, l’umiltà del cuore, la disponibilità a donare l’amore che Dio ha dato a noi. Su questa strada entriamo a far parte di quella schiera immensa dei Santi nascosti che sono il sale della Terra, la luce del mondo, il popolo di Dio qui sulla Terra che intercede.

Oggi c’è bisogno di un esercito di piccoli e umili, seguaci di Gesù e Maria, che si moltiplichino e diffondano sempre più. Attraverso il passaggio dall’incredulità alla fede, dalla superbia all’umiltà, dall’odio alla carità, avviene la trasformazione del mondo. Un percorso a cui ci chiama la Madonna e che porterà al tempo della pace.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla gioia che c’è in Paradiso

Cari amici, ci attende una prospettiva celeste alla fine del nostro cammino terreno. Il Cielo è il traguardo che abbiamo perseguito fin dal principio. In Paradiso ci accoglieranno moltitudini di Santi e angeli, i più fedeli a Dio e coloro che durante la vita terrena hanno scelto Dio al posto di satana.

Il Cielo è una Verità di fede assoluta ma non dobbiamo materializzarlo. È un luogo particolare non come quelli umani, perché caratterizzato dalla presenza divina. Dio stesso è il Cielo, è la pienezza della luce, della pace, della gioia, dell’amore. A questa gioia, partecipano la Vergine Maria con Gesù – che è la seconda persona della Santissima Trinità – e tutti coloro che partecipano del Corpo di Cristo. Il Cielo è una realtà e una condizione di grazia che ci viene donata dopo aver percorso la via del bene durante il nostro pellegrinaggio terreno.

La meta celeste a cui dobbiamo tendere è una certezza divina e una grazia. Insieme al dono della fede, essa illumina la vita che è un pellegrinaggio lungo e difficile grazie al quale raggiungeremo la vetta celeste. La gioia che sentiamo lungo il nostro cammino è uno stimolo per proseguire, per perseverare, per lottare e vincere contro le potenze del male.

Cerchiamo un rapporto di incontro, di conoscenza e di amore con il Cielo, perché è popolato da Dio Santissima Trinità, dalla Vergine Maria, dagli angeli e i Santi. I cittadini del Cielo possono essere persone che abbiamo conosciuto, a cui siamo legati, che pregano e intercedono per noi. San Paolo dice: “Conversatio vestra in cieli est” ovvero, la nostra conversazione sia con il Cielo. Come noi abbiamo i rapporti umani qui su questa Terra così dobbiamo coltivare i rapporti in Paradiso affinché ci accompagnino nel nostro cammino terreno.

Il nostro pellegrinaggio non finisce con la cessazione della vita. La morte in chiave cristiana è semplicemente un passaggio del confine con il tempo per entrare nell’eternità beata o di perdizione. Chi ha il dono della fede, che crede, che si pente dei peccati, li presenta alla divina Misericordia come chiave per aprire la porta del Paradiso. Camminare verso questo superamento con questa prospettiva, non è più angoscioso, non si ha più paura dello scorrere del tempo. La morte non è un dissolvimento di noi stessi perché dobbiamo affrontare il giudizio divino e l’eternità beata o dannata.

La visione della vita che ci dà la fede nella prospettiva cristiana è un pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste, che viene alimentato giorno dopo giorno dalla fedeltà. Come ha detto la Madonna: “I comandamenti di Dio siano la luce sul vostro cammino” (25 luglio 2018). I Comandamenti, la Parola di Dio, i Sacramenti sono indicatori di strada che ci porta al Cielo e a Dio. Il diavolo non si occupa delle anime che vanno verso la perdizione ma quelle che vanno verso la salvezza.

Il Paradiso è l’obiettivo per il quale Dio ci ha creato, nonostante davanti che lasci davanti a noi la possibilità del male. Dio dà a ogni creatura che è venuta al mondo tutte le grazie necessarie per salvarsi. Nel caso in cui andassimo verso la perdizione, è per mancanza nostra che non abbiamo fatto fruttificare le grazie. Se ci sono delle persone che si perdono è perché Dio, avendo bussato alla porta e avendo offerto le grazie, non le hanno volute. Dobbiamo essere molto motivati sulla via del Cielo, dobbiamo fare l’esame di coscienza. La retta via è stretta e in salita perché ci sono le virtù da vivere, i vizi da estirpare e le rinunce da fare.

Questa via è cosparsa di tante grazie di gioia che motivano a proseguire. Questo lo sperimentiamo quando facciamo il nostro dovere e la volontà di Dio, troviamo la pace interiore e la voce che approva e ci incoraggia lungo il cammino della salvezza. La via del Cielo è impegnativa ma sommamente desiderabile. Continuando a percorrere questa via si è soddisfatti di se stessi, si è grati e contenti.

Qualcuno potrebbe pensare che sia una forma di consolazione illusoria ma il Cristianesimo non lo è. Cristo ci ha salvato per mezzo della Croce, affrontando la Passione. Gesù ha espiato i nostri peccati, al nostro posto, per nostro amore e ci ha guadagnato il Cielo. Non è una consolazione ingannatrice per le persone che vivono le disgrazie della vita, ma una luce che illumina, una grazia incommensurabile, una gioia che il diavolo non può rubare, se noi non vogliamo

Il Paradiso diventa così l’obiettivo della vita. Dio è fonte di gioia, di pace, di verità, di eternità. La Regina della pace ha descritto perfettamente il nostro obiettivo: “In Cielo c’è la gioia” (25 maggio 1991). Ogni giorno è una tappa nel nostro cammino verso la beatitudine celeste.

Se il diavolo riuscisse a cancellare questa prospettiva, la nostra vita diverrebbe un procedere irrefrenabile verso la morte, verso l’abisso. La vita senza la fede ci rende animali. La gente stolta ha abbandonato la visione vera che è quella dell’eternità beata per sposare la visione della pseudoscienza secondo cui siamo come moscerino che viene schiacciato. Il diavolo ci ha proprio ingannati.

Facciamo festa con i nostri cari che ci aspettano, sapendo che la vita passa, l’eternità resta, che per entraci ci vuole l’umiltà e il pentimento dei peccati. Attraverso questa porta riceviamo l’abbraccio di Cristo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulle due vie della vita

Cari amici, il primo Salmo ci indica le due vie che stanno davanti a noi e alla nostra libertà. Esse sono la via del bene che porta a Dio, all’eternità e al Paradiso e la via del male che porta alla rovina e all’inferno:

“Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,

non indugia nella via dei peccatori

e non siede in compagnia degli stolti;

ma si compiace della legge del Signore,

la sua legge medita giorno e notte.”

Dio creandoci ci accompagna verso la via dell’osservanza dei Comandamenti, dell’amore di Dio sopra ogni cosa, dell’amore verso il prossimo. Ci dona tutti i mezzi necessari per vincere le battaglie spirituali e perseverare su questo cammino di santità.

Con il peccato originale, l’uomo si è trovato fin da subito sulla via del male. Dentro di lui è rimasta una ferita che lo spinge a percorrere la via del male cedendo al tentatore. Tuttavia, anche sulla via del bene deve faticare e per poter arrivare al traguardo ha bisogno della grazia divina. Come dice San Paolo: “Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato”.

Dio ci ha creati liberi, per questo motivo pone davanti a noi sia la via del bene che del male. Seguendo quella che il Signore desidera, possiamo realizzare noi stessi. Siamo creature create a immagine e somiglianza di Dio, perciò percorrendo la via della santità diventiamo sempre più simili a Lui. Non solo in Paradiso, ma anche per tutto il percorso siamo partecipi della Sua gloria, della Sua bellezza, della Sua santità, della Sua gioia e felicità. La presenza e l’approvazione del Padre celeste attraverso la coscienza, ci sprona a perseverare lungo la via del bene, della luce e della verità. In questo modo diventiamo persone luminose, vere e buone.

La via del male è quella percorsa da satana, una via che ha tracciato l’angelo ribelle fin dall’inizio, seguito da una moltitudine di angeli: “Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra” (Apocalisse 12).

La via del male è la via della negazione di Dio, quindi della verità, della bontà e di tutto ciò che è buono e giusto. Lungo questo percorso è il maligno che ci attira con le false gioie, le false luci, le illusioni, le menzogne, le seduzioni. Ci trascina, ci incatena, ci rende suoi schiavi e cerca di portarci prigionieri fino all’ultimo istante della vita. Chi è con Dio, rimane con Lui eternamente, chi è contro Dio resta nella dannazione.

Coloro che hanno ricevuto una buona educazione con un’impostazione originaria cristiana, fin dall’inizio hanno cominciato a camminare sulla via del bene. Sono proprio queste anime che il diavolo vuole fermare e deviare con le false luci, le false gioie, le false prospettive e le false realizzazioni. La vita è piena di tranelli e sappiamo quanto possano essere ingannevoli. Satana promette ma non mantiene.

L’attività principale dell’angelo ribelle è cercare di deviare quante più anime possibili. Il modo per riuscirci è far deviare coloro che sono più Santi, che perseverano senza sosta sulla via della santità. Nei nostri tempi vediamo tante luci che si spengono, tanti buoni esempi che vengono corrotti. Le profezie dei Santi dicono che siamo entrati in un tempo in cui anche i cedri del Libano crollano sotto le tempeste. Il diavolo è riuscito a deviare moltitudini intere che vivono senza Dio, senza grazia, senza Comandamenti, senza Sacramenti, senza preghiera, percorrono la via del male nella perfetta incoscienza.

Come gli angeli ribelli hanno preferito lucifero a Dio, così succede a molti di coloro che hanno avuto la grazia della fede e hanno preferito seguire il diavolo al posto di Gesù Cristo. Gesù stesso disse che la strada del bene è stretta, in salita e pochi la percorrono, la via della perdizione è larga e molti sono quelli che camminano per essa.

Dobbiamo chiedere a noi stessi su quale strada stiamo camminando. Il tempo scorre, ma se non conosciamo la via sulla quale stiamo compiendo il nostro cammino di vita, rischiamo di andare verso la perdizione senza accorgercene. Dio sarà alla fine del cammino per giudicare tutto il bene e il male che abbiamo fatto. Abbiamo cancellato la prospettiva cristiana che dominava la nostra vita e abbiamo abbracciato la qualunquistica del mondo nella quale si sprofonda. Chi si danna lo fa eternamente e non è possibile cambiare la situazione, non esiste un nuovo inizio.

Chi cammina sulla via del male e della perdizione, non è abbandonato completamente da Dio, ma lo segue la grazia e il suo angelo custode. Le aspirazioni, le illuminazioni, il risveglio della coscienza, fanno sì che il buon esempio e le testimonianze riportino sulla retta via del bene le anime. Per grazia tutti possono convertirsi, ma costa fatica, umiltà, decisione di tagliare i legami con la degradazione, con l’ingiustizia e la superbia.

A tutto questo contribuisce la grazia di Dio che rafforza la nostra volontà che dà la capacità di prendere decisioni e capovolgere la vita. Medjugorje è un esempio soprattutto di conversioni che toccano tutti quelli che sono sulla via del male e che vanno verso la perdizione.

Confermiamo la nostra volontà di proseguire e perseverare sulla via del bene, fermiamoci invece se siamo sulla via del male.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul buon esempio che è contagioso

Cari amici, nel Messaggio del 25 ottobre 2024, la Regina della pace ha fatto riferimento alla festa di Tutti i Santi come esempi da imitare:

«Cari figli!

In questo tempo, quando celebrate il giorno di tutti i Santi, chiedete la loro intercessione e preghiere, affinché nella comunione con loro, troviate la pace.

I santi siano per voi intercessori ed esempi da imitare per vivere una vita santa.

Io sono con voi ed intercedo presso Dio per ciascuno di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata»

Da questo Messaggio si capisce l’importanza del buon esempio nella vita. “Exempla trahunt” ovvero gli esempi trascinano, è un’espressione che fa parte della cultura mondiale. Gli esseri umani hanno la caratteristica di imitarsi a vicenda, questo dunque deve essere una spinta per essere buoni esempi che portano il prossimo sulla via del bene.

Tuttavia, come per il bene anche il male può essere un’attrazione. Ad esempio, è noto che i giovani si guardino molto tra di loro e si influenzano a vicenda. A essendo psicologie fragili e facilmente malleabili, con la guida di un “leader” sbagliato, rischiano di intraprendere un percorso negativo.

La Madonna ci invita a imitare gli esempi dei Santi proprio perché come i cattivi esempi anche quelli buoni trascinano. Il male ha una sua seduzione che induce alla tentazione. Sotto colori di bene, come dice Santa Caterina da Siena, il maligno seduce e attrae.

Nella nostra vita personale e nella Storia, abbiamo molti esempi di personaggi negativi e perversi. Il palcoscenico mondiale è popolato di figure ambigue, che puntano al potere, si autoglorificano, cercano il dominio. Con il loro fascino e il loro potere di attrazione utilizzano anche i mezzi più efferati pur di raggiungere il loro obiettivo.

Sotto il profilo del giudizio cristiano dobbiamo essere in grado di riconoscere certi personaggi come diabolici, distinguere il bene e il male e dare giudizi equi.

Purtroppo, siamo entrati in una fase della Storia dove gli esempi di male si moltiplicano in modo impressionante. Soprattutto nei mass media si può constatare come, dopo le notizie sulla situazione internazionale, si passi a un elenco di cronaca nera, un vero e proprio susseguirsi di delitti efferati. È una sequela continua che presenta questi reati come fatti interessanti. Nessuno, però, riflette sulle ripercussioni che queste notizie possono avere sulle psicologie più fragili. Chi conosce la fragilità dei giovani sa che queste influenze si propagano negativamente, eppure i mass media sono riempiti di essi e vengono analizzati da mattina a sera con addirittura trasmissioni speciali.

Oggi in un modo esasperato (quasi complice) c’è un’esposizione del maligno a tutti i livelli. Il male diviene uno spettacolo da guardare che trascina le persone nell’ingranaggio della violenza, della menzogna e dell’empietà.

Alcuni personaggi sono dei perfetti diavoli, espongono il male come fosse qualcosa che loro sono riusciti a realizzare con una freddezza impressionante. È un panorama vastissimo nel quale ci si chiede che ricaduta possa avere sulla società questa forma di intossicamento spirituale e di deformazione morale.

Opponiamoci alla diffusione, all’inarrestabilità, alla dittatura del male con la testimonianza del bene, delle buone opere, dei retti comportamenti, con esempi di gratuità, carità, non violenza, cooperazione. Se non agiamo il mondo diventa un inferno. Se al male non venisse opposto il bene acquisiremmo un atteggiamento e un linguaggio immorali senza rendercene conto.

Questo è ciò che si sta realizzando nella società per questo la Madonna ci allerta: «Cari figli, non permettete che Satana si impadronisca dei vostri cuori, così da diventare la sua immagine anziché la mia» (30 gennaio 1986). Ognuno di noi deve intraprendere la Santa Battaglia, essere persone buone, rette, veritiere, caritatevoli, giuste, pacifiche. È un’opzione più che mai desiderabile per diventare diffusori di bene, gioia e felicità.

Il bene e il male, il vero e il falso, il buono e il cattivo, Dio e satana sono incompatibili, bisogna fare una scelta. Ciò che impressiona e che siamo di fronte a una degradazione generale verso il male. Esso viene riconosciuto come un’opzione della libertà e che, come tale, va rispettato, ma non è così.

La reazione che dobbiamo avere noi insieme alla società è di tutelare il patrimonio di bene. La moralità, ciò che costruisce va tutelato in modo collettivo dallo Stato e dalle leggi. Dobbiamo combattere il male, il pervertito, il cattivo. Il giudizio cristiano nei confronti del male deve essere chiaro e senza ammiccamenti.

Se non agiamo subito rischiamo di andare verso un tipo di società nella quale uccidere diventare normale, dove imperversa la menzogna, la violenza, le ruberie, le imposture, le forme di oppressione. Questo dilagare unico lo possono fermare solo i cuori che si convertono, che resistono e lottano per il bene.

L’esempio è sempre contagioso, facciamo sì che il nostro sia quello buono che edifica e non quello cattivo che distrugge.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale su Gesù umile e obbediente

Cari amici, in tutti questi anni diverse persone hanno usato la propria scienza teologica per delegittimare la figura del Papa. Per quanto siano personaggi e illazioni inutili, creano molto danno nel cuore dei fedeli, nei quali si crea il dubbio e la zizzania che rendono molte anime sterili. È necessario mettere in guardia le pecorelle dai lupi rapaci pronti a divorare le anime. Per questo è importante ricordare l’espressione che Gesù ha fatto di se stesso: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

Gesù è il Figlio di Dio, il Verbo eternamente generato dal Padre, che si è fatto uomo. Egli ha umiliato se stesso facendosi uomo ed entrando nel grembo di una Vergine. Infine, ha affrontato l’estrema umiliazione con la morte di Croce, accettando il disprezzo e la condanna. Conoscere a fondo la Passione di Gesù serve per farci capire la mitezza e l’umiltà del Figlio di Dio e Buon Pastore.

L’umiltà, come ci insegna la tradizione, è la più teologica delle virtù perché è esattamente il movimento con cui Dio si è mosso per salvare l’umanità. Si è fatto uomo e ha preso sulle sue spalle la Croce, i nostri peccati e li ha espiati per il nostro amore. L’umiltà è la virtù fondamentale della vita cristiana, è la base di tutte le virtù, è quell’humus, ovvero quel terreno su cui tutte le virtù crescono.

Gesù è l’esempio che dobbiamo seguire, Colui che ha sanato la ferita del peccato originale di superbia con la sua umiltà. Dobbiamo essere consapevoli che ci portiamo nella carne questo veleno del serpente antico, che vuole essere al posto di Dio. Il male ha sobillato i nostri genitori, inducendoli a credere che Dio li stesse ingannando. Li ha indotti a pensare che fossero più saggi, più meritevoli e sapienti di Dio, perché il veleno acceca e inganna.

L’umiltà non è una virtù difficile da perseguire, se non fosse per il veleno della superbia. L’umiltà è una vista spirituale realistica, in questa luce l’occhio limpido è in grado di vedere quello che siamo. Grazie alla Misericordia di Dio siamo diventati Sue creature dal nulla. Se Dio non ci sostenesse cadremmo nell’oblio, poiché non siamo in grado di darci la vita per conto nostro, non siamo causa di noi stessi. Non abbiamo nulla di cui vantarci in quanto esistiamo solo per volontà divina. Avere consapevolezza del nostro nulla è un esercizio di realismo che ci impedisce di diventare ridicoli e superbi.

Con la vista spirituale che Dio ci dona, scopriamo di essere peccatori, mediocri, ridicoli, capaci a nulla. Nella nostra presunzione commettiamo peccati, facciamo del male, seminiamo zizzanie e cattiverie. Non possiamo fare altro che chiedere perdono a Dio per i peccati di cui ci siamo caricati le spalle e che Gesù nella sua infinita bontà ha espiato al nostro posto per nostro amore. Riconosciamo nella figura di Gesù quelle persone umili e miti di cuore che noi dobbiamo essere.

La superbia sta creando molti problemi alla Chiesa, molti si credono al di sopra di tutto e dotate di infallibilità. Invece, dovrebbero ricordare quanto detto da San Paolo ovvero che la scienza gonfia mentre la sapienza edifica. Dobbiamo fare attenzione alla presunzione, alla superbia intellettuale che allontana le anime da Dio e dalla fede, perché la vera sapienza viene data agli umili.

Questo è una delle motivazioni per cui a suo tempo venne condannato il Savonarola (Ferrara, 21 settembre 1452 – Firenze, 23 maggio 1498) – una persona ferratissima teologicamente – che dall’alto della sua eloquenza attaccava la Chiesa. Quando hanno dovuto vagliare obiettivamente le sue ragioni e i suoi torti, i saggi hanno constatato i suoi numerosi studi, la sua preparazione, la pratica della virtù, la sua austerità, il digiuno. Tuttavia, hanno riscontrato un elemento molto importante, ovvero che non mortificava l’appetitus excellentiae, il desiderio di eccellere.

Stiamo al nostro posto nell’umiltà, non dimentichiamo mai che non tutti gli ignoranti hanno meno sapienza di noi, anche in teologia. Preghiamo affinché le pecorelle non smarriscano la strada, perché il diavolo è sempre presente. Mai come ora: «Il diavolo miete le anime per attirarle a sé». (25 luglio 2020).

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul perdono che guarisce il cuore

Cari amici, il perdono è una tematica spirituale molto importante per conseguire uno dei beni più preziosi della vita spirituale: la pace del cuore. La grazia e la capacità di accogliere il perdono e donarlo a nostra volta è fondamentale per il nostro cammino di santità.

La parola “perdono” è particolarmente preziosa perché è propria del Cristianesimo. Fin dai primi tempi, la Bibbia ha narrato che nonostante l’umanità abbia peccato contro Dio, Egli ha offerto il Suo perdono. La profezia che attraversa tutta la Sacra Scrittura è proprio quella del riscatto della Donna che schiaccerà la testa del serpente.

Il tema del perdono dei peccati è fondamentale del Cristianesimo e trova il suo compimento nel Mistero della Croce. La Croce che Cristo ha rivelato ai suoi Apostoli era per loro incomprensibile, tanto da scandalizzarsi quando Gesù parlava del suo imprigionamento, della sua flagellazione e della Crocifissione. Solo dopo la Resurrezione e il dono dello Spirito Santo, gli Apostoli sono riusciti a comprendere il Mistero della Croce e la missione del Messia: quella di espiare i nostri peccati per il nostro amore.

Nella Sacra Scrittura abbiamo il tema del perdono dei peccati, specialmente nei Salmi, e l’evento stesso della Redenzione, ovvero la Croce di Cristo che è l’Agnello di Dio che porta su di sé i peccati del mondo. Il perdono dei nostri peccati è radicale perché, essendo contro Dio sono di una gravità inafferrabile e noi non potremmo espiarli da soli. Sono un oceano che non potremmo mai svuotare per questo motivo Gesù si fatto carico di essi per nostro amore.

Il Cristianesimo è la religione del perdono, la sola condizione che Dio richiede per espiare tutti i nostri peccati è il nostro pentimento. Nelle Catechesi giovanili per spiegare questo concetto del perdono ai più piccoli, utilizzavo l’esempio dell’omicida. Se una persona uccide un uomo, viene processata e rischia di ricevere l’ergastolo nella giustizia umana. Tuttavia, se la persona che ha commesso l’omicidio, si confessa e si pente profondamente, nella giustizia divina vieni perdonato perché Cristo ha pagato al nostro posto.

È importante capire il Mistero cristiano perché al confronto con le altre religioni, scopriamo che non esiste il perdono nemmeno riferito a un dio. In alcune religioni orientali – come l’induismo – l’espiazione dei peccati e la purificazione, diventa un’opera infinita di reincarnazioni perché non c’è il perdono divino. L’Islam – come disse San Giovanni Paolo II – è una religione che non conosce la Redenzione. Tuttavia, lo Spirito Santo evangelizza i cuori al di là della loro professione religiosa e riesce ad aprire i cuori alla richiesta di perdono.

Il perdono è una divina Rivelazione: Dio si è rivelato come il padre prodigo, pieno di amore, che perdona i nostri peccati, affinché ci pentiamo. Quando gli uomini si sentono sporchi, carichi di peccato, cattivi, corrosi e imprigionati dal male, nelle altre religioni l’espiazione è a carico della persona che cammina nelle tenebre. La bellezza del Cristianesimo sta nello scoprirsi peccatori, mettersi in ginocchio davanti a Dio e alla Croce, chiedere perdono dei peccati con cuore sincero – come Re Davide: “Crea in me o Dio, un cuore puro” – e venire purificati. Il perdono dei peccati è un miracolo di grazia incredibile che ha scandalizzato gli scribi e farisei perché non credevano che Gesù fosse il Verbo incarnato.

Il secondo passo Gesù l’ha ritenuto talmente necessario da inserirlo nel Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Come Dio perdona i nostri peccati, le nostre colpe, le nostre infedeltà, le nostre cattiverie e i nostri tradimenti, così noi dobbiamo perdonare i torti, i tradimenti, le ingiurie e il male, per i quali vorremmo vendicarci. Nel momento in cui sentiamo che sta per prolificare un sentimento di odio e vendetta per i torti subiti, dobbiamo domandarci: “Cosa ha fatto Dio quando mi sono pentito?”, Egli ha perdonato ed è stato così radicale che non ha guardato alla gravità dell’errore commesso. Sperimentando il perdono di Dio, saremo in grado anche noi di perdonare il prossimo.

Sperimentando la realtà del perdono, scopriamo che le nostre ferite vengono sanate. Le ferite che ci hanno inflitto persone fidate e a cui abbiamo voluto bene, possono essere profonde e durevoli, ma con il perdono e la preghiera si risanano, si rimarginano e ci sentiamo in pace.

Queste sono verità di fede ed esperienze esistenziali importantissime, fondamentali per il cammino spirituale ma anche per gustare quella pace interiore che è il bene più grande che si possa avere qui sulla Terra.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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