
Pensiero spirituale su Gesù umile e obbediente
Cari amici, in tutti questi anni diverse persone hanno usato la propria scienza teologica per delegittimare la figura del Papa. Per quanto siano personaggi e illazioni inutili, creano molto danno nel cuore dei fedeli, nei quali si crea il dubbio e la zizzania che rendono molte anime sterili. È necessario mettere in guardia le pecorelle dai lupi rapaci pronti a divorare le anime. Per questo è importante ricordare l’espressione che Gesù ha fatto di se stesso: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.
Gesù è il Figlio di Dio, il Verbo eternamente generato dal Padre, che si è fatto uomo. Egli ha umiliato se stesso facendosi uomo ed entrando nel grembo di una Vergine. Infine, ha affrontato l’estrema umiliazione con la morte di Croce, accettando il disprezzo e la condanna. Conoscere a fondo la Passione di Gesù serve per farci capire la mitezza e l’umiltà del Figlio di Dio e Buon Pastore.
L’umiltà, come ci insegna la tradizione, è la più teologica delle virtù perché è esattamente il movimento con cui Dio si è mosso per salvare l’umanità. Si è fatto uomo e ha preso sulle sue spalle la Croce, i nostri peccati e li ha espiati per il nostro amore. L’umiltà è la virtù fondamentale della vita cristiana, è la base di tutte le virtù, è quell’humus, ovvero quel terreno su cui tutte le virtù crescono.
Gesù è l’esempio che dobbiamo seguire, Colui che ha sanato la ferita del peccato originale di superbia con la sua umiltà. Dobbiamo essere consapevoli che ci portiamo nella carne questo veleno del serpente antico, che vuole essere al posto di Dio. Il male ha sobillato i nostri genitori, inducendoli a credere che Dio li stesse ingannando. Li ha indotti a pensare che fossero più saggi, più meritevoli e sapienti di Dio, perché il veleno acceca e inganna.
L’umiltà non è una virtù difficile da perseguire, se non fosse per il veleno della superbia. L’umiltà è una vista spirituale realistica, in questa luce l’occhio limpido è in grado di vedere quello che siamo. Grazie alla Misericordia di Dio siamo diventati Sue creature dal nulla. Se Dio non ci sostenesse cadremmo nell’oblio, poiché non siamo in grado di darci la vita per conto nostro, non siamo causa di noi stessi. Non abbiamo nulla di cui vantarci in quanto esistiamo solo per volontà divina. Avere consapevolezza del nostro nulla è un esercizio di realismo che ci impedisce di diventare ridicoli e superbi.
Con la vista spirituale che Dio ci dona, scopriamo di essere peccatori, mediocri, ridicoli, capaci a nulla. Nella nostra presunzione commettiamo peccati, facciamo del male, seminiamo zizzanie e cattiverie. Non possiamo fare altro che chiedere perdono a Dio per i peccati di cui ci siamo caricati le spalle e che Gesù nella sua infinita bontà ha espiato al nostro posto per nostro amore. Riconosciamo nella figura di Gesù quelle persone umili e miti di cuore che noi dobbiamo essere.
La superbia sta creando molti problemi alla Chiesa, molti si credono al di sopra di tutto e dotate di infallibilità. Invece, dovrebbero ricordare quanto detto da San Paolo ovvero che la scienza gonfia mentre la sapienza edifica. Dobbiamo fare attenzione alla presunzione, alla superbia intellettuale che allontana le anime da Dio e dalla fede, perché la vera sapienza viene data agli umili.
Questo è una delle motivazioni per cui a suo tempo venne condannato il Savonarola (Ferrara, 21 settembre 1452 – Firenze, 23 maggio 1498) – una persona ferratissima teologicamente – che dall’alto della sua eloquenza attaccava la Chiesa. Quando hanno dovuto vagliare obiettivamente le sue ragioni e i suoi torti, i saggi hanno constatato i suoi numerosi studi, la sua preparazione, la pratica della virtù, la sua austerità, il digiuno. Tuttavia, hanno riscontrato un elemento molto importante, ovvero che non mortificava l’appetitus excellentiae, il desiderio di eccellere.
Stiamo al nostro posto nell’umiltà, non dimentichiamo mai che non tutti gli ignoranti hanno meno sapienza di noi, anche in teologia. Preghiamo affinché le pecorelle non smarriscano la strada, perché il diavolo è sempre presente. Mai come ora: «Il diavolo miete le anime per attirarle a sé». (25 luglio 2020).
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”