"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2022 Pagina 9 di 15

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

LA  TATTICA DEL  DEMONIO PER  IMPEDIRE LA CONVERSIONE

Cari  amici,

la conversione non è una decisione facile perché molti nemici cercano di ostacolarla.  Infatti,  nonostante  che la Regina  della pace sia infaticabile  nel  chiamarci  a cambiare  vita e molti abbiano riposto, tuttavia  “ enorme il numero di coloro che non vogliono sentire né accettare il mio invito”.  

I   nemici della conversione sono la  carne, il  mondo e  il demonio.  La carne  è  la  nostra natura umana con  le  sue debolezze   e   i  suoi vizi. Il  mondo  è  il contesto  nel quale viviamo e respiriamo, sempre   più  ostile a seguire  la via Dio.

Il  nemico giurato della conversione  è però  il demonio. Mediante  il  peccato, il tentatore  si impadronisce  della nostra persona, rendendola sempre  più schiava. Noi ci  illudiamo di essere liberi, ma in realtà   siamo sotto il  suo potere.

Tutta l’attività  del  demonio è rivolta  a  conquistare le anime. Lui sa bene  che  ogni uomo ha un’anima spirituale e  immortale  e fa  di tutto per  conquistarla e  portarla  con sé nella perdizione eterna.

In questo modo si vendica  di Dio e si costruisce un suo regno  in opposizione a Dio, sottraendo al  Creatore  ciò che ha di più caro: l’anima  umana creata sua immagine e somiglianza.

Lo strumento  col quale il demonio conquista  le  anime  è la tentazione,  che  è  un inganno che induce a  compiere  il  male,  presentandolo come se  fosse  un bene.

Commettendo il  male, la luce divina della  nostra mente  si offusca,  la nostra volontà si indebolisce,  il nostro  cuore si  contamina.

Il demonio astutamente cerca  di consolidare  la  conquista ,  spingendoti sempre  più in basso  lungo  la  china del  peccato,  senza che tu avverta il  pericolo  che corri.

Il  suo  obbiettivo è  quello di farti  diventare  sua  immagine, trasformando  e pervertendo la  tua anima,  la  tua psiche,  il tuo  cuore,  il   tuo  volto, le  tue  parole,  il tuo  comportamento.

Più ti  indurisci nel  male e  più la  tua  situazione diventa disperata.  Solo un miracolo della grazia  potrebbe salvare  una  persona che satana  ha  incatenato col peccato.

Ora  comprendi perché  la conversione  è  difficile.  Infatti non appena il serpente antico si accorge che il tuo  cuore,  sotto l’impulso della grazia,  diventa inquieto e la  coscienza incomincia a  rimordere,  corre ai  ripari e farà di  tutto per tenerti saldamente  in pugno.

Cercherà   di attirati in qualche inganno, del quale è maestro, in  modo tale che  i desideri della carne e le  false   luci del   mondo  prendano di nuovo il  sopravvento.

Proverà a impauriti e  demotivarti,  prospettandoti una vita in cui  non  potrai più   soddisfare la tua  voglia di mondo e  la  tua fame  di effimero.

Farà di tutto per frenarti con  la compagnia  degli stolti che frequenti e che  temi di  perdere,  col timore di rimanere  senza amici.

Alla fine se il  falsario si rende  conto che gli stai sfuggendo e  che  già mediti di  andare a confessarti,  giocherà  l’ultima carta sibilandoti all’orecchio: “Non oggi, ma domani!”

Se rimandi la  conversione  di un solo giorno rischi di perdere  la partita   della vita

Vostro  Padre Livio

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA 

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla prova della fede nel tempo della tribolazione

Cari amici,

potremmo mettere in paragone la Settimana Santa vissuta da Gesù con quella che stiamo vivendo noi, nel tempo della grande tribolazione.

La Settimana Santa vissuta dagli Apostoli insieme a Gesù è stata per loro un tempo di prova nella fede. D’altra parte Gesù ha detto a Pietro che satana aveva ottenuto il permesso di vagliare gli Apostoli nella fede e poi, quando Pietro si è detto pronto a dare la vita per Gesù, lui gli ha risposto che lo avrebbe rinnegato.


Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli». 
Pietro gli disse: «Signore, sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte».
E Gesù: «Pietro, io ti dico che oggi il gallo non canterà, prima che tu abbia negato tre volte di conoscermi».
(Lc 22,31-34)

Quello che hanno sperimentato gli Apostoli è che davanti a questa prova di fede non erano pronti e ne sono stati travolti. C’è chi è fuggito, chi ha rinnegato Gesù, chi lo ha tradito.

Il loro essere impreparati lo si è visto anche nella Domenica delle Palme, che è stato un ingresso gioioso di Gesù in Gerusalemme, osannato dalle persone umili e semplici che accorrevano quando Gesù predicava e molte di loro avevano ricevuto da lui benefici dalle guarigioni e dai miracoli. Gli Apostoli avevano dato un’interpretazione umana e mondana di quell’ingresso trionfale di Gesù e in quell’occasione sgomitavano per assegnarsi il posto migliore accanto a lui in un ipotetico futuro governo di Gesù come Messia (umanamente inteso).

Gesù ha lavato loro i piedi affinché loro capissero l’atteggiamento di servizio che avrebbero dovuto avere nei confronti del prossimo, ben diverso dalla voglia di primeggiare che avevano manifestato.

Nel Getsemani, poi, davanti all’invito di Gesù di vegliare e pregare, sopraffatti dalla stanchezza e dall’angoscia, si addormentano. Quando poi hanno visto Gesù imprigionato, legato, percosso, hanno visto cadere tutta la loro costruzione mentale e sono fuggiti, lo hanno rinnegato.

Questo succede quando siamo impreparati alla battaglia: satana ci travolge, ci impaurisce e ci atterrisce.

Tirando le somme, possiamo dire che gli Apostoli non hanno superato la prova della fede.

Nella Settimana Santa di Gesù, satana era sciolto dalle catene ma ne è uscito da perdente. Cristo è Risorto, ha vinto la battaglia contro il male. La debolezza degli Apostoli è stata “recuperata” perché era dovuta alla fragilità della loro fede e non all’indurimento del cuore e al disprezzo per Gesù.

La Settimana Santa nella quale sono entrate la Chiesa e tutta l’umanità è il tempo della grande tribolazione, è il tempo della prova, è il tempo in cui satana è sciolto dalle catene. Non sappiamo quanto durerà questo tempo. La Madonna, però, ci ha preparato. Anche Gesù aveva preparato gli Apostoli e i suoi discepoli, ma si sono dispersi.

Che non accada anche a noi, nel tempo della grande tribolazione, di essere dispersi, di essere zittiti, impauriti, di dover nasconderci, fuggire. Che non capiti anche a noi di rinnegare il Signore e di tradirlo!

Il tempo della grande tribolazione – che poi è il tempo dei Segreti di Medjugorje – riguarda la Chiesa, noi, la nostra fede, la nostra capacità di testimoniare e di resistere alla seduzione di chi, invece, propone una falsa fede.

Dobbiamo essere preparati, con la professione interiore della fede cattolica in Gesù Cristo Figlio di Dio e Redentore del mondo, nella Vergine Maria che è lo scrigno della fede cattolica. È il tempo della nostra fedeltà alla Chiesa, fondata su Pietro, luce delle genti.

Innumerevoli volte la Madonna ci ha incoraggiati a essere saldi e forti nella fede. Accogliamo questo invito così da farci trovare pronti!

Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

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LA PAROLA DEL PAPA:

IL CORAGGIO DI FAR PACE

Editoriale Avvenire 13 Aprile 2022

L’odio, prima che sia troppo tardi, va estirpato dai cuori. E per farlo c’è bisogno di dialogo, di negoziato, di ascolto, di capacità e di creatività diplomatica, di politica lungimirante capace di costruire un nuovo sistema di convivenza che non sia più basato sulle armi, sulla potenza delle armi, sulla deterrenza. Ogni guerra rappresenta non soltanto una sconfitta della politica, ma anche una resa vergognosa di fronte alle forze del male.

Nel novembre 2019, a Hiroshima, città simbolo della Seconda guerra mondiale i cui abitanti furono trucidati, insieme a quelli di Nagasaki, da due bombe nucleari, ho ribadito che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche.

Chi poteva immaginare che meno di tre anni dopo lo spettro di una guerra nucleare si sarebbe affacciato in Europa? Così, passo dopo passo, ci avviamo verso la catastrofe. Pezzo dopo pezzo il mondo rischia di diventare il teatro di una unica Terza guerra mondiale. Cui si avvia come fosse ineluttabile.

Invece dobbiamo ripetere con forza: no, non è ineluttabile! No, la guerra non è ineluttabile! Quando ci lasciamo divorare da questo mostro rappresentato dalla guerra, quando permettiamo a questo mostro di alzare la testa e di guidare le nostre azioni, pèrdono tutti, distruggiamo le

creature di Dio, commettiamo un sacrilegio e prepariamo un futuro di morte per i nostri figli e i nostri nipoti.

La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione di potere, la violenza, sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia bellica che dimentica l’incommensurabile dignità della vita umana, di ogni vita umana, e il rispetto e la cura che le dobbiamo.

Di fronte alle immagini di morte che ci arrivano dall’Ucraina è difficile sperare.

Eppure ci sono segni di speranza. Ci sono milioni di persone che non aspirano alla guerra, che non giustificano la guerra, ma chiedono pace. Ci sono milioni di giovani che ci chiedono di fare di tutto, il possibile e l’impossibile, per fermare la guerra, per fermare le guerre. È pensando innanzitutto a loro, ai giovani, e ai bambini, che dobbiamo ripetere insieme: mai più la guerra. E insieme impegnarci a costruire un mondo che sia più pacifico perché più giusto, dove a trionfare sia la pace, non la follia della guerra; la giustizia e non l’ingiustizia della guerra; il perdono reciproco e non l’odio che divide e che ci fa vedere nell’altro, nel diverso da noi, un nemico.

Mi piace qui citare un pastore d’anime italiano, il venerabile don Tonino Bello, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, in Puglia, instancabile profeta di pace, il quale amava ripetere: i conflitti e tutte le guerre «trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti»

Quando cancelliamo il volto dell’altro, allora possiamo far crepitare il rumore delle armi. Quando l’altro, il suo volto come il suo dolore, ce lo teniamo davanti agli occhi, allora non ci è permesso sfregiarne la dignità con la violenza. Nell’enciclica «Fratelli tutti» ho proposto di usare il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari per costituire un Fondo mondiale destinato a eliminare finalmente la fame e a favorire lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa.

Rinnovo questa proposta anche oggi, soprattutto oggi. Perché la guerra va fermata, perché le guerre vanno fermate e si fermeranno soltanto se noi smetteremo di ‘alimentarle’.

Francesco

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

LA CONVERSIONE E’ DOLOROSA E GIOIOSA  NEL  MEDESIMO TEMPO

Cari amici,

la decisione più importante,  in questo tempo della ”grande tribolazione”,  sia   per le  persone singole come  per l’intera umanità,   è  quella di ritornare  a credere e  a pregare,  dando  una svolta radicale alla propria vita.

La Regina della  pace, fin dal  primo  momento, della sua venuta, non ha fatto che invitare  il mondo alla conversione,  specificando che si tratta dell’ultima chiamata.

Perché  la conversione  è   necessaria? La Madonna è stato molto chiara,  riproponendo la dottrina cattolica secondo la quale chi non crede e non si pente dei propri peccati si perde  eternamente.

Per questa ragione ha  mostrato ai veggenti,  sia a Fatima come a Medjugorje, l’inferno,  il  luogo di perdizione eterna,   dove vanno le   anime  impenitenti che  vivono e  muoiono senza aprire  il cuore   all’amore di Dio.

Questo è sempre stato l’insegnamento del Vangelo e della Chiesa e chiunque affermi il  contrario si mette  fuori dalla Verità rivelata.

La  Conversione è  un miracolo straordinario,  che la potenza di Dio compie nelle  anime spiritualmente morte, che riprendono a  vivere corrispondendo alla  grazia.

La  Conversione  è  un cammino doloroso ed è  per  questo che non sono molti quelli che decidono di compierlo  e ancora  meno quelli che  perseverano.

Si tratta distaccare il cuore dal  male che ci ha conquistato e compenetrato,  fino a renderci schiavi e a permettere  al maligno di disporre  come vuole della  nostra  vita.

Però ,  se  ascoltiamo la  voce  della coscienza che ci chiama a cambiare  vita,  ci accorgiamo che  una decisione  è  possibile  ed  è  desiderabile  perché nel peccato siamo infelici.

Dobbiamo tenere  vivo questo desiderio, chiedendo a  Dio di fortificarlo  in  modo tale che diventi una decisione, per quanto ancora debole,  di cambiare vita.

Soffrirai  perché  i  legami del  peccato sanguinano quando sono tagliati e  le passioni mortificate protestano quando  non vengono soddisfatte.

Ma  tu resisterai perché ogni passo sulla  nuova  via  ti rende  più libero, ti  rende più   forte  e soprattutto sprigiona dal tuo intimo una  gioia segreta che  non avi mai provato prima.

Vedrai la vita  di prima  nel  suo orrore mortale e ti chiederai come hai potuto uscirne fuori. Dal  fondo del tu Cuore  salirà  un “grazie” all’Amore che ti ha cercato, ti ha trovato e  ti ha salvato.

La Madonna vuole che tutti si convertano, nessuno è escluso da  questa  chiamata,  fosse anche il  più   grande malfattore.

Anche  tu sei chiamato,  in  particolare ora che l’impero delle  tenebre si è  scatenato e satana miete le  anime per  portarle con sé.

Tu ascolta la Madre che ti ama e ti chiama e  che versa  lacrime  di sangue  per ogni suo Figlio che si perde nel  peccato.

Vostro  Padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale su come vivere la Settimana Santa

Cari amici,

siamo entrati nella Settimana Santa, un evento che è accaduto ma che si ripete nel tempo. La Liturgia, infatti, ci fa rivivere i misteri della vita del Signore e in questo caso proprio il mistero della Settimana Santa, il mistero della Passione e della gloriosa Resurrezione di Gesù Cristo nostro Signore. Dobbiamo vivere questi eventi e far sì che gli effetti di questi eventi di salvezza entrino nella nostra vita personale e nella vita della Chiesa, così da morire con Cristo al peccato e risorgere con Lui nella gloria di vita e di grazia.

Questa Settimana Santa ha un significato particolare nell’attuale momento storico perché esso è un po’ una riproposizione della Settimana Santa, che è stato il più grande combattimento escatologico della Storia della salvezza.

Tutta la vita di Gesù, dall’incarnazione fino alla sua gloriosa Resurrezione è stato un grande evento di salvezza che si è realizzato durante la Settimana Santa, quando volontariamente è andato a Gerusalemme e lì ha vissuto la sua Passione, ha realizzato l’evento meraviglioso e commovente della Redenzione attraverso l’amore infinito di Dio. È stato l’apice del più grande combattimento escatologico che ha avuto inizio con l’Incarnazione.

Con questo evento Dio ha voluto fare la pace con l’uomo, che lo aveva rifiutato e aveva scelto l’impero delle tenebre anziché il Cielo.

Con l’incarnazione, con la vita di Cristo a Nazareth, poi con la vita pubblica e infine con la Settimana Santa, l’opera della Redenzione si è compiuta con la vittoria di Cristo, con la sua gloriosa Resurrezione per cui il mondo è salvato.

Nella Settimana Santa è avvenuto lo scontro frontale tra l’impero delle tenebre e Gesù Cristo, che lo ha vinto.

Il demonio è stato vinto e rimane vinto tuttora. Cristo è risorto glorioso e tale rimane per l’eternità. Cristo è il vero padrone del mondo, è il Signore della Storia, è il Signore della nostra vita.

Gesù Cristo è il Signore! La vittoria è già avvenuta, si è già compiuta in quei giorni della Settimana Santa che poi riviviamo nel corso della Storia.

Satana sarà eternamente perdente fino al compimento della Storia e Cristo sarà il Signore fino al compimento della Storia, quando ci saranno Cieli nuovi e Terra nuova.

Tutta la Storia della salvezza, a partire dalla venuta di Cristo e fino al suo ritorno è una battaglia. Satana, come dice san Paolo, ha il potere di agire, il mistero di iniquità è operativo (ma da perdente, non potrà mai vincere).

Dio permette a satana di agire e cercare di impadronirsi delle anime perché la Provvidenza divina vuole che la Chiesa e tutti noi personalmente possiamo – attraverso il combattimento spirituale – essere partecipi della vittoria di Cristo.

Siamo chiamati, quindi, a qualcosa di grande che è ben lontano dalle cose di questo mondo. Dobbiamo rendere grande la nostra vita in Dio. La vera grandezza è quella della santità, dell’amore, della giustizia, della bontà, della misericordia.

Vogliamo rendere grande la nostra vita? Cosa c’è di più grande che essere apostoli di Maria, apostoli di Cristo, che essere conquistatori di anime?

Quali trofei presenteremo a Dio quando andremo dell’Aldilà se non le nostre anime e tutte le anime che avremo salvato?

Porteremo nell’Aldilà soltanto quello che avremo scritto nelle anime immortali, nostra e degli altri.

Viviamo questa Settimana Santa contestualizzandola nel tempo che viviamo, ovvero il tempo di grande tribolazione, in cui si scatenano le potenze del male, è presente l’onnipotenza del Bene (che si manifesta nella presenza della Vergine Maria e nella Chiesa). In questo quadro dobbiamo fare la nostra parte. Tutti.

Rendiamo gloriosa la nostra vita schierandoci con Gesù Cristo nel cammino della sua Passione.

Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

LA SORTE DELLE ANIME NEI GIORNI DELLA GRANDE TRIBOLAZIONE – Puntata 4

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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L’estremo monito di Primo Levi sull’abisso oscuro della Bomba

DANIELA PADOAN – AVVENIRE – 12 Aprile 2022

Potenti anche nel nostro oggi le riflessioni «nucleari» del grande scrittore sopravvissuto ai campi di sterminio. Come mai, si chiedeva, non pensiamo al rischio atomico? E meno di tutti ci pensano i giovani, che sono nati nell’era atomica e sembrano accettare come naturale l’equilibrio del terrore?

Trentacinque anni fa, l’11 aprile 1987, moriva Primo Levi. La sua figura e i suoi scritti, il suo instancabile riflettere sull’enormità che aveva visto e patito nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz – un’enormità che si era ripresentata fino alla fine dei suoi giorni nel suono scabro del comando del Lager, Wastawac! Alzarsi!, a interrompere la fragile normalità del ‘dopo’ – continuano a parlarci in questi giorni di guerra e allarme atomico, con la voce pacata e implacabile di chi ha visto il precipizio della nostra cultura nelle file di esseri umani destinati alla camera a gas.

Si è molto discusso se la sua morte, nel vuoto della tromba delle scale, fosse da attribuire a un malore o a un atto di volontà. Nel suo racconto Verso Occidente, del 1971, uno studioso cerca di capire il motivo della fine dei lemming, lambiccandosi sul perché un essere vivente dovrebbe voler morire, ma anche sul perché dovrebbe sempre voler vivere.

Benché l’abitudine a vivere si contragga nascendo, l’amore per la vita si può perdere, «lo possono perdere anche gruppi di individui, epoche, nazioni, famiglie »; e «fra chi possiede l’amore di vita e chi lo ha smarrito non esiste un linguaggio comune», conclude il protagonista, che morirà travolto dalla corsa dei lemming verso il mare. 

«Non ho mai avuto fiducia nell’istinto morale dell’umanità, nell’uomo buono naturaliter », disse Levi in una delle prime interviste rilasciate al ritorno dalla prigionia, dopo un lungo viaggio attraverso l’Europa ridotta in frantumi, «ma credevo che la storia si potesse interpretare in funzione di utilità.

Invece, chi consideri la storia di ieri non può non restare perplesso davanti alla strage fine a se stessa, al di fuori di ogni vantaggio privato o collettivo, scaturita soltanto da un odio di natura zoologica, anzi, biologica, affermato, inculcato, nutrito, lodato come tale ».

È questo odio, apparentemente addomesticato e sempre pronto a rinascere, al cui termine stanno il Lager e la morte di massa, che Levi non ha mai smesso di indicarci, nella disperata speranza che la consapevolezza possa trasformarsi in azione morale e politica. La possibilità del ritorno di una guerra, questa volta atomica, segna la sua opera.

«È lecito a un incompetente, inerme, ingenuo, ma non del tutto ine- sperto dei mali del mondo, dire qualche parola a titolo personale sulla questione delle questioni, quella della minaccia nucleare? », scrive con ironia abissale nel 1985 nel breve saggio I padroni del destino.

Come mai non pensiamo al rischio atomico, si chiedeva, o ci pensiamo poco? E meno di tutti ci pensano i giovani, che sono nati nell’era atomica e sembrano accettare come naturale l’attuale equilibrio del terrore? Perché, rispondeva, tendiamo a rimuovere le angosce, soprattutto quella connessa alla nostra morte individuale, e «perché tutti abbiamo da risolvere problemi più urgenti, la fame nel mondo, il nostro destino prossimo, la malattia, i disagi, l’incertezza del diritto e del lavoro».

E anche per un cauto ottimismo dato da trascorsi «dal momento in cui la pila di Fermi ha cominciato a funzionare, dimostrandoci ad un tempo che l’umanità potrà in futuro disporre di quantità illimitate di energia, e che l’energia sviluppata dalla trasmutazione di pochi grammi di materia è stata sufficiente a distruggere due città in pochi attimi, e a creare una somma non misurabile di dolore umano».

In questa letale mistura di tracotanza e indifferenza, con immutata fede nella tecnosfera, come petulanti sonnambuli camminiamo sul precipizio, ignari del terreno smisurato su cui la guerra si gioca: la disseminazione del nucleare civile e bellico, e la minaccia atomica – un’atomica tattica, come se le parole potessero indebolire, ingannare la realtà di ciò che viene pronunciato con sempre maggiore frequenza nei talk show, tra una pubblicità e l’altra.

In Russia, un presidente ha dichiarato lo stato di massima allerta per le forze di deterrenza nucleare; negli Stati Uniti d’America, un presidente ha parlato di revisione della dottrina del first nuclear strike; in Italia, in u- na cittadina in provincia di Brescia e in un piccolo Comune in provincia di Pordenone, sarebbero depositate ‘in conto terzi’ almeno settanta bombe atomiche che, come detto lapidariamente dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ci rendono un bersaglio potenziale: «Non è accettabile per la Russia che alcuni Paesi europei ospitino armi nucleari degli Stati Uniti».

Lo stesso Ministero della Difesa italiano, in un rapporto segreto rivelato da Greenpeace nel 2020, spiegava che un attentato alle basi di Aviano e Ghedi provocherebbe da due a dieci milioni di vittime, a seconda della dispersione di polveri radioattive data dal vento e dalla tempestività degli interventi. 

Sulla scena mondiale, scriveva Levi in I padroni del destino, «appaiono ed agiscono uomini grigi, vaghi, effimeri, privi di demonismo e carisma […]. A questi scialbi padroni dei nostri destini – che essi siano realmente stati, o solo apparentemente, o per nulla affatto, eletti dalla volontà dei popoli – sono concessi potenziali decisionali enormi: nelle stanze dei bottoni ci sono loro e solo loro.

Su di loro dobbiamo influire, da loro dobbiamo farci sentire, da ogni angolo del mondo, con tutti i mezzi possibili, con tutte le iniziative, anche le più strane e ingenue, che la nostra fantasia potrà inventare». Per esempio, poiché non siamo una specie stupida, per quale motivo non dovremmo essere «ca- paci di erodere le barriere poliziesche e di trasmetterci, da popolo a popolo, la nostra volontà di pace?».

La paura nucleare è nuova, nella storia umana, rifletteva di nuovo in Eclissi dei profeti, è «strana e informe: è troppo vasta per essere razionalmente accettata. Non ci pesa addosso come sarebbe da aspettarsi: ha assunto la forma di un oscuro disagio, dovuto alla novità della nostra condizione, alla quale non siamo preparati. Siamo privi dell’unico strumento che ci aiuta a stimare la probabilità di un evento futuro, cioè il conteggio di quante volte e in quali circostanze esso si è verificato in passato ».

Nel nostro spaesamento, nell’inconoscibilità dell’avvenire che scoraggia ogni progetto a lungo termine, abbiamo tuttavia una lezione da apprendere. «Nessun profeta ardisce più rivelarci il nostro domani, e questa, l’eclissi dei profeti, è una medicina amara ma necessaria. Il domani dobbiamo costruircelo noi, alla cieca, a tentoni; costruirlo dalle radici, senza cedere alla tentazione di ricomporre i cocci degli idoli frantumati, e senza costruircene di nuovi».

Non ideologie, non leader carismatici, non costruzioni manichee del nemico, mentre vaghiamo sul bordo del baratro, ma l’assunzione che purtroppo ‘questo è stato’, come un patto fondativo, a difesa dalla natura intrinseca del dominio totalitario, oppressione che porta a rendere gli uomini compiutamente superflui. 

Nella poesia La bambina di Pompei, Primo Levi abbraccia la «fanciulla scarna» sorpresa dall’eruzione, stretta convulsamente alla madre («quasi volessi rientrare in lei / quando il meriggio si è fatto nero. / Invano, perché l’aria volta in veleno / è filtrata a cercarti per le finestre serrate»), per poi rivolgersi alla «fanciulla d’Olanda» ridotta a «cenere muta», e alla scolara di Hiroshima, «ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli»

Davanti a queste immagini, la voce di Levi assume la feroce consapevolezza della possibilità dell’olocausto atomico, e di nuovo si leva il suo monito: «Potenti della terra padroni di nuovi veleni, / Tristi custodi segreti del tuono definitivo, / Ci bastano d’assai le afflizioni donate dal cielo. / Prima di premere il dito, fermatevi e considerate».

L’uomo che aveva visto il precipizio della nostra cultura nelle file di esseri umani destinati alla camera a gas, in più scritti lanciò l’allarme sul rischio di una catastrofe per l’umanità Un attentato alle basi di Aviano e Ghedi provocherebbe da due a dieci milioni di vittime, a seconda della dispersione di polveri.

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