Mese: Aprile 2022 Pagina 8 di 15
Pensiero Spirituale sul Venerdì Santo

Cari amici,
per i cristiani il Venerdì Santo è forse il giorno più importante dell’anno perché è il giorno in cui si è realizzata la nostra Redenzione che poi ha raggiunto la sua pienezza con la Resurrezione nel giorno di Pasqua.
Questi tre giorni della Settimana Santa sono i giorni in cui vivere questo mistero della nostra salvezza, di grazia, di amore, di sofferenza e di umiltà da parte di Dio che ci ha sottratto al potere del male e della morte e, risorgendo glorioso, ci ha aperto le porte del Paradiso.
L’impegno di oggi sia quello di unire le mani in preghiera e guardare verso la Croce.
Solo nella Croce c’è la salvezza. Questo invito è stato dato dalla Regina della pace nel messaggio del 2 febbraio 2020, facciamolo nostro con molta semplicità. Prendiamo tra le mani una Croce e fissiamo il Crocifisso con gli occhi della fede.
Nel guardarlo teniamo nella mente le parole del Salmo 22: «Elì Elì lammà sabactàni» (Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato). Sono le ultime parole di Gesù prima di morire.
Apriamo il cuore alla fede come fece il centurione, che guardando il Crocifisso riconobbe il Gesù Cristo il Figlio di Dio. Fissiamo la Croce con gli occhi della fede, riconosciamo in Gesù il Figlio di Dio, il Verbo che si è fatto carne, che ha preso sulle sue spalle i nostri peccati, li ha espiati per nostro amore sulla Croce.
Gesù sulla Croce ha manifestato un’obbedienza, un amore, un’umiltà, una dedizione, che ha distrutto tutto il disamore, la superbia, la malizia, la cattiveria che c’è nei peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi.
La Redenzione non è un fatto meccanico, è un fatto esistenziale. Gesù, nel suo cuore, sul suo corpo, nella sua psiche e soprattutto nella sua anima, ha patito il peso dell’odio, della superbia, della malizia, della cattiveria che c’è in tutti i peccati, più o meno gravi. Tutto questo male è entrato in Lui, lo ha oppresso, gli ha fatto sudare sangue. Gesù ha accolto questo calice amaro ricolmo di tutti i nostri peccati e li ha espiati nella sua umiltà, nella sua obbedienza, nel suo amore sconfinato per il Padre e per noi.
Siccome l’umanità ha rifiutato la fede e la Croce, noi per primi dobbiamo prendere in mano il Crocifisso e guardarlo proprio con gli occhi della fede.
Nella contemplazione della Croce possono aiutarci queste semplici parole:
Gesù io credo in te
che sei il Figlio di Dio
che ti sei fatto uomo
che sei l’Agnello di Dio che ha espiato i peccati sulla Croce
che ha preso sulle sue spalle i miei peccati e quelli di tutti gli uomini
e li ha distrutti con il Suo amore
Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Dubbi enormi

Da circa un anno , dopo tanti , sono tornato in chiesa e ai sacramenti.
Ma spesso mi ritornano dubbi e domande su tante cose relative alla fede alle quali non riesco a trovare le risposte.
Penso sempre a Dio e alla storia della creazione .
Penso sempre a Dio come il regista di un Film infinito e come un regista penso sempre che , avendolo scritto questo Film, ne conosce la trama e le scene .
Quindi la nostra storia personale , nonostante siamo stati creati liberi di fare il bene e il male e quindi di scegliere, Dio conosce già quali azioni io farò e quali decisioni io prenderò.
La cosa che più mi turba e che non riesco a comprendere è l l’inizio della storia nell Eden.
Perché ha permesso al serpente di tentare Eva sapendo cosa sarebbe accaduto ?
E ancora prima perché ha permesso la ribellione di Lucifero sua perfetta creatura con tutto il male che ne è scaturito?
Dio sapeva essendo il creatore.
Perché ha permesso l inizio della nostra storia e non si è fermato ad Adamo ed Eva nell Eden ?
Sono in confusione se ci penso .
Credo in Gesù Cristo e ho scelto di tornare alla Chiesa ma queste domande mi mettono sempre in difficoltà.
Grazie per avermi letto.
Santa Pasqua a lei e a Radio Maria
Massimo
Caro Massimo,
a molte delle domande che hai posto troverai risposta nel tuo cammino di fede, lungo il quale lo Spirito Santo ti guida con la sua luce.
Tu però rimani saldo nella tua scelta, che è quella decisiva della vita.
Non dobbiamo dimenticare che la fede, pur essendo una grande luce, è avvolta da una nuvola di oscurità, diversamente non sarebbe libera.
La Regina della pace ci ha assicurato che, quando contempleremo il volto del Padre celeste, tutto ci sarà chiaro.
Ave Maria
Padre Livio
Giovedì santo venerdì in croce… domenica risorto.

In questi ultimi tempi, più che in passato, mi ritrovo a dover “combattere” le canoniche liti terrene tra esponenti di famiglia e varie relazioni amicali, o le piccole grandi indifferenze dei nostri cuori che reciprocamente usiamo come frecce e pistolettate nell’illusione di vincere con le proprie ragioni e aspettative: io ne ho fatto parte e ne farò pure parte, non potrei dire che tramite il mio temperamento fortemente terreno non ne sia stato coinvolto e ne sarò ancora condizionato, ma forse proprio per questo sto, altresì, cercando di trasmettere l’unica via di scampo, di tenerla in piedi con la schiena dritta, l’unica via di scampo mia e di tutti. Amare costa fatica, e non è un atteggiamento che si riduce a dire sempre di si, o a dover subire l’ingiustizia altrui, di combatterla con le nostre sacrosante ragioni, ma è mantenere il cuore aperto, rispondere alle invettive e alle incomprensioni con un POTERE che sbriciola tutti gli altri poteri… il potere di AMARE, perché questo potere non è mio o nostro, ma è il POTERE che ci dà Cristo stesso, di fronte a questo potere qualsiasi durezza umana arriva a essere perfino ridicola e infine disarmata di tutte le sue recriminazioni e le sue cosiddette giustizie… cosa rispondi di fronte al potere che Gesù stesso ti dà nonostante l’inutile “impiastro umano che siamo? Io da me sarei travolto dall’odio e da tutte le sue sfumature, debole come sono non avrei scampo, che faccio?
Faccio così, prendo la mia croce e seguo Gesù, se le vicende terrene mi mettono in croce amerò fino in fondo, fino a Domenica mattina almeno, prendo la forza, LA FORZA di Cristo e la faccio camminare in me, non sono più solo io che vivo, ma la luce di Cristo rinviene in me, di mio non faccio più nulla, certamente diminuisco con la grazia del Signore, il solito pasto che diamo al nemico, nutrendolo d’energia attraverso le mie ragioni, con tutte quelle conseguenze che poi malamente ne escono dai cuori, convinti delle nostre piccole strategie umane.
Mi si risponde dai cuori feriti: “ma noi non siamo dei piccoli Gesù, non siamo dei Santi, non si riesce a essere buoni e a dare buone risposte”
Rispondo: ” Credete che serva essere BUONI, perfetti, nonostante Gesù dica siate perfetti come è perfetto il Padre mio? Lui non vi chiede di essere perfetti, chiede una cosa sola mentre combattete la buona battaglia, vi chiede di AMARE i vostri nemici, questa sarà la nostra perfezione, non di combatterli con le vostre giuste ragioni, ma di fare l’esperienza di Lui, non di essere come Lui, ma di porre le vostre speranze – la vostra fiducia, la FEDE- in quello che ha fatto, detto e vissuto…. è morto in croce per me, con quale POTERE credete che poi sia risorto? ed è risorto non solo perché così Lui vince il nemico, ma risorge per me così come per me è andato a morire, perché mi ha amato e mi ama, Dio non lascia senza salvezza i suoi: non è anche per questo che Cristo ci manda sua MADRE attraverso Medjugorje? Io sbaglierò sempre e forse sbaglierò tutto, ma mi rialzerò sempre nell’amore di Cristo e per amore di Cristo, non c’è guerra che tenga e alla lunga che possa rimanere in piedi di fronte a questo, non abbiate paura, abbiate forza nella fede in Cristo… perché Domenica ci rialzerà vivi dalle tombe nonostante le nostre storture, poiché attraverso l’avere un cuore aperto Dio ci farà camminare dritti sulle righe storte di questa esistenza terrena.
Buona pasqua P. Livio, e che Dio ti benedica… Ave Maria
LA CHIESA E’ INDISTRUTTIBILE PERCHE’ HA L’EUCARISTIA

Cari amici,
stiamo attraversando un tempo di particolare difficoltà per la navigazione della Chiesa nel mare tempestoso della storia.
Non solo è attaccata all’esterno dai nemici della fede, ma non di rado sono gli stessi suoi figli che la denigrano e la oscurano nella sua bellezza divina.
La Regina della pace, nei numerosi anni della sua presenza a Medjugorje, ha sempre avuto per la Chiesa parole che ci portano oltre gli aspetti umani, per vedere con gli occhi della fede la sua bellezza divina.
“Pregate per la vostro Chiesa , amatela e fate opere di amore. Per quanto sia tradita e ferita essa è qui perché proviene dal Padre celeste”.
La Madonna ci ha anche spiegato perché la Barca di Pietro, nonostante sia spesso in procinto di affondare, in realtà ciò non accade mai, ma ogni volta riprende la navigazione più vigorosa di prima:
“La Chiesa è indistruttibile, perché mio Figlio le ha dato un Cuore: l’Eucaristia”. Questo significa che invano “le porte dell’inferno” cercano di prevalere, usando la persecuzione, ma ancora più le seduzioni, gli inganni, i rinnegamenti e i tradimenti.
“Il mondo senza Dio, che i “nuovi pagani” stanno costruendo, prevede la fine dell’era cristiana, per dare inizio ad una “ nuova era”, quella definitiva, dove l’uomo siede sul trono di Dio.
Secondo questo piano diabolico la Chiesa stessa dovrà adeguarsi alla nuova religione, rinnegando Cristo, la Croce e la Fede, diventando una istituzione umana al servizio del “falso cristo”.
Ma questo non potrà mai accadere perché il Figlio di Dio, nella gloria della sua Resurrezione, è vivo e presente nella Chiesa, ma in modo particolare lo è nell’Eucaristia.
Quelli che credono e si nutrono dell’Eucaristia sono come i tralci uniti alla vera vite e per nulla al mondo accetterebbero di staccarsi per divenire rami secchi, buoni per essere bruciati.
Costoro infatti saranno spazzati via dal vento dell’apostasia, andando a formar una chiesa mondana, che la Parola di Dio bolla col nome di “Babilonia la grande prostituta”.
Per evitare questa sciagura, la Madonna a Medjugorje ha raccolto tutta la Parrocchia intorno all’Eucaristia, con la S. Messa quotidiana e l’Adorazione del Santissimo e della Croce.
Una Chiesa il cui “Cuore è l’Eucaristia” è indistruttibile, ma questo esige che l’Eucaristia sia al centro della vita delle persone e delle Comunità.
La Madonna per molti anni ( 2009-2015) in ogni messaggio dato a Mirjana ci ha esortato ad amare i Pastori della Chiesa e a pregare per loro. Infatti è per mezzo di loro che abbiamo il dono inestimabile dell’Eucaristia.
La loro responsabilità è grande perché Cristo ha messo nelle loro mani la sua Parola, la grazia dei Sacramenti e la sua stessa autorità di Buon Pastore.
In modo particolare è per mezzo di loro che viene celebrata l’Eucaristia e si prolunga nei secoli, per la salvezza delle anime, il Sacrificio redentore.
“Come miei figli vi chiedo: pregate molto per la Chiesa e per i suoi ministri, i vostri Pastori, affinché la Chiesa sia come mio Figlio la desidera: limpida come acqua di sorgente e piena di amore”.
Vostro Padre Livio
Pensiero Spirituale sul Triduo pasquale

Cari amici, oggi entriamo nel Triduo pasquale, nei giorni solenni in cui si è realizzata la nostra redenzione.
L’invito della Chiesa è quello di vivere intensamente questo Triduo, partecipando alla Liturgia nella quale si rivivono i misteri della nostra redenzione: la Messa in Coena Domini questa sera, la solenne adorazione della Croce e la Via Crucis domani, la celebrazione della Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo nella Veglia pasquale o nella Santa Messa di domenica.
Si tratta quindi di rivivere in noi i misteri della Redenzione, di ravvivare la nostra fede, di morire al peccato e risorgere alla vita nuova di Cristo. Questo è il modo di celebrare la Pasqua con la fede in modo tale da gustarne il dono che è la pace con Dio, la pace nei nostri cuori, la pace divina che rende la vita bella, gioiosa, ricca di frutti.
La nostra redenzione ha avuto inizio con l’Incarnazione, il mondo è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui, come dice San Paolo. Tutto è stato creato in vista di Cristo, a causa del peccato originale questo progetto di Dio è passato attraverso la Redenzione cioè il nostro riscatto, la nostra salvezza. Cristo ci ha riscattato dal peccato originale ma anche dai nostri peccati personali.
Questi tre giorni della Redenzione – che sono centrati sulla morte e resurrezione di Cristo – rappresentano la salvezza cristiana.
Noi uomini nasciamo esposti al male, che è dentro di noi e anche fuori. Il male è il peccato, la cattiveria, l’immoralità, a cui si aggiungono la sofferenza e la morte. Questa è dunque la realtà della condizione umana, è una duplice morte: quella dell’anima e quella del corpo. È il retaggio che ci hanno lasciato i progenitori rifiutando il dono dell’immortalità e della divina amicizia. Hanno rinnegato Dio e hanno scelto il demonio. È la catastrofe originaria che spiega la condizione umana su questa terra, che è una condizione di infelicità, sofferenza, peccato, disumanità, odio, prepotenza e morte. Non c’è salvezza umana per questo, l’unica vera salvezza è Gesù Cristo.
Anche se l’uomo avesse tutti i poteri di questo mondo, non potrebbe salvarsi da solo! La salvezza viene da Dio, è per questo motivo che si è fatto uomo e nei giorni del Triduo pasquale ha redento la nostra natura umana espiando il veleno del peccato.
Nel tempo della sua Passione, in un cuore pieno di umiltà, amore e obbedienza al Padre, Cristo ha distrutto il male del mondo.
La medicina che salva la natura umana è l’amore di Dio che ci viene dato da Cristo Risorto. È Lui che ci riappacifica col Padre, per questo – apparendo nel Cenacolo dopo la resurrezione – Gesù ha detto agli apostoli: «Pace a voi».
Cristo è la nostra pace! Cristo è la nostra salvezza! Cristo è la nostra felicità e la nostra gioia!
In questo Triduo pasquale siamo chiamati a rivivere il mistero di Cristo, il mistero della sua Redenzione, il perdono dei peccati, il ritorno a Dio. E’ questo il grande dono della Pasqua.
Siamo pecorelle smarrite che hanno preferito seguire falsi pastori, il vero Pastore è Cristo e la Pasqua è il giorno in cui ci vengono aperte le porte dell’ovile Santo. La Madonna incessantemente ci invita a ritornare a Dio e ai suoi Comandamenti. In questi giorni decidiamo per la conversione, viviamo questo Triduo pasquale uniti a Cristo per risorgere con Lui a vita nuova!
Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”
Nuovo appello di Francesco: la guerra è un oltraggio a Dio
Ancora una volta papa Francesco definisce «l’aggressione armata di questi giorni» come «un oltraggio a Dio, un tradimento blasfemo del Signore della Pasqua». Parole chiare e dure allo stesso tempo che ha scelto di pronunciare ieri mattina nell’udienza generale che precede il Triduo pasquale, tornando a parlare di pace che, sottolinea con forza il Pontefice, «non deve essere un intervallo tra le guerre », bensì deve partire dal «dono di sé». È questa la pace di Gesù, che «non sovrasta gli altri, non è mai una pace armata. Le armi del Vangelo sono la preghiera, la tenerezza, il perdono e l’amore gratuito al prossimo». Quell’amore che molte nazioni stanno mostrando verso i profughi che fuggono dall’Ucraina.

Data di pubblicazione: 14 Aprile 2022 – AVVENIRE
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Siamo al centro della Settimana Santa, che si snoda dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua. Entrambe queste domeniche si caratterizzano per la festa che viene fatta intorno a Gesù. Ma sono due feste diverse.
Domenica scorsa abbiamo visto Cristo entrare solennemente a Gerusalemme, come una festa, accolto come Messia: e per Lui vengono stesi sulla strada mantelli (cfr Lc 19,36) e rami tagliati dagli alberi (cfr Mt 21,8). La folla esultante benedice a gran voce «colui che viene, il re», e acclama: «Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli» ( Lc 19,38). Quella gente là festeggia perché vede nell’ingresso di Gesù l’arrivo di un nuovo re, che avrebbe portato pace e gloria. Ecco qual era la pace attesa da quella gente: una pace gloriosa, frutto di un intervento regale, quello di un messia potente che avrebbe liberato Gerusalemme dall’occupazione dei Romani. Altri, probabilmente, sognavano il ristabilimento di una pace sociale e vedevano in Gesù il re ideale, che avrebbe sfamato le folle di pani, come aveva già fatto, e operato grandi miracoli, portando così più giustizia nel mondo. Ma Gesù non parla mai di questo. Ha davanti a sé una Pasqua diversa, non una Pasqua trionfale. L’unica cosa a cui tiene per preparare il suo ingresso a Gerusalemme è cavalcare «un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno» (v. 30). Ecco come Cristo porta la pace nel mondo: attraverso la mansuetudine e la mitezza, simboleggiate da quel puledro legato, su cui nessuno era salito. Nessuno, perché il modo di fare di Dio è diverso da quello del mondo. Gesù, infatti, appena prima di Pasqua, spiega ai discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace non come la dà il mondo, io la do a voi» ( Gv 14,27). Sono due modalità diverse: un modo come il mondo ci dà la pace e un modo come Dio ci dà la pace. Sono diversi.
La pace che Gesù ci dà a Pasqua non è la pace che segue le strategie del mondo, il quale crede di ottenerla attraverso la forza, con le conquiste e con varie forme di imposizione. Questa pace, in realtà, è solo un intervallo tra le guerre: lo sappiamo bene. La pace del Signore segue la via della mitezza e della croce: è farsi carico degli altri. Cristo, infatti, ha preso su di sé il nostro male, il nostro peccato e la nostra morte. Ha preso su di sé tutto questo. Così ci ha liberati. Lui ha pagato per noi. La sua pace non è frutto di qualche compromesso, ma nasce dal dono di sé. Questa pace mite e coraggiosa, però, è difficile da accogliere. Infatti, la folla che osannava Gesù è la stessa che dopo pochi giorni grida “Crocifiggilo” e, impaurita e delusa, non muove un dito per Lui.
A questo proposito, è sempre attuale un grande racconto di Dostoevskij, la cosiddetta Leggenda del Grande Inquisitore. Si narra di Gesù che, dopo vari secoli, torna sulla Terra. Subito è accolto dalla folla festante, che lo riconosce e lo acclama. “Ah, sei tornato! Vieni, vieni con noi!”. Ma poi viene arrestato dall’Inquisitore, che rappresenta la logica mondana. Questi lo interroga e lo critica ferocemente. Il motivo finale del rimprovero è che Cristo, pur potendo, non ha mai voluto diventare Cesare, il più grande re di questo mondo, preferendo lasciare libero l’uomo anziché soggiogarlo e risolverne i problemi con la forza. Avrebbe potuto stabilire la pace nel mondo, piegando il cuore libero ma precario dell’uomo in forza di un potere superiore, ma non ha voluto: ha rispettato la nostra libertà. «Tu – dice l’Inquisitore a Gesù –, accettando il mondo e la porpora dei Cesari, avresti fondato il regno universale e dato la pace universale » ( I fratelli Karamazov, Milano 2012, 345); e con sentenza sferzante conclude: «Se c’è qualcuno che ha meritato più di tutti il nostro rogo, sei proprio Tu» (348). Ecco l’inganno che si ripete nella storia, la tentazione di una pace falsa, basata sul potere, che poi conduce all’odio e al tradimento di Dio e a tanta amarezza nell’anima.
Alla fine, secondo questo relato, l’Inquisitore vorrebbe che Gesù «gli dicesse qualche cosa, magari anche qualche cosa di amaro, di terribile». Ma Cristo reagisce con un gesto dolce e concreto: «gli si avvicina in silenzio, e lo bacia dolcemente sulle vecchie labbra esangui» (352). La pace di Gesù non sovrasta gli altri, non è mai una pace armata: mai! Le armi del Vangelo sono la preghiera, la tenerezza, il perdono e l’amore gratuito al prossimo, l’amore a ogni prossimo. È così che si porta la pace di Dio nel mondo. Ecco perché l’aggressione armata di questi giorni, come ogni guerra, rappresenta un oltraggio a Dio, un tradimento blasfemo del Signore della Pasqua, un preferire al suo volto mite quello del falso dio di questo mondo. Sempre la guerra è un’azione umana per portare all’idolatria del potere.
Gesù, prima della sua ultima Pasqua, disse ai suoi: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore » ( Gv 14,27). Sì, perché mentre il potere mondano lascia solo distruzione e morte – lo abbiamo visto in questi giorni –, la sua pace edifica la storia, a partire dal cuore di ogni uomo che la accoglie. Pasqua è allora la vera festa di Dio e dell’uomo, perché la pace, che Cristo ha conquistato sulla croce nel dono di sé, viene distribuita a noi. Perciò il Risorto, il giorno di Pasqua, appare ai discepoli e come li saluta? «Pace a voi!» ( Gv 20,19.21). Questo è il saluto di Cristo vincitore, di Cristo risorto.
Fratelli, sorelle, Pasqua significa “passaggio”. È, soprattutto quest’anno, l’occasione benedetta per passare dal dio mondano al Dio cristiano, dall’avidità che ci portiamo dentro alla carità che ci fa liberi, dall’attesa di una pace portata con la forza all’impegno di testimoniare concretamente la pace di Gesù. Fratelli e sorelle, mettiamoci davanti al Crocifisso, sorgente della nostra pace, e chiediamogli la pace del cuore e la pace nel mondo.
Nel discorso in lingua italiana, alla vigilia del Triduo pasquale, il Papa ha incentrato la sua riflessione sul tema: “La pace di Pasqua” (Lettura: Gv 14,27).
«La pace non è un intervallo tra due conflitti». «Le armi del Vangelo sono preghiera, tenerezza perdono e amore»
