"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla pace di Dio

Cari amici, la pace di Dio è il bene più grande che si possa avere qui sulla Terra. È una pace personale, una pace che è stata augurata dagli angeli la notte di Natale e una pace che Gesù Risorto ha augurato gli Apostoli entrando nel Cenacolo “Pace a voi!”.

Il progetto nel mondo delle classi dominanti – politico, culturale, sociale ecc. – di chi cioè ha in mano le sorti dell’umanità, è chiaramente un progetto intramondano, un progetto di vita di una società, di un’esistenza umana dove non c’è Dio. Come se si decidesse di estromettere il sole dalla vita sulla Terra.

Questa decisione, maturata nel tempo, è partita dall’Europa con l’ideologia del male, di cui parlava San Giovanni Paolo II, con il nazismo e il comunismo. Soppiantata a sua volta dall’ideologia del male che è nata nel dopoguerra con il nuovo totalitarismo, cioè una visione della vita in base al materialismo e all’evoluzionismo. Con una chiara definizione dell’uomo come essere che viene dalla materia per le ragioni del caso e della necessità, con lo svuotamento della dignità umana della sua grandezza, spiritualità, della sua trascendenza rispetto alla materia e anche una chiusura degli orizzonti, nel senso che si chiude la vita, l’essere si nientifica nel momento della morte.

Questa è un’ideologia che viene imposta. In Paesi come la Cina, ad esempio, viene imposta attraverso un controllo capillare in una popolazione di oltre un miliardo di uomini, la cui visione della vita è in chiave del materialismo dialettico di massa, per cui l’uomo è il suo corpo. La visione della vita è ai livelli della cibernetica, del controllo del pensiero e dell’educazione in forma molto autoritaria. Nel medesimo tempo in Occidente il controllo di tutti i messaggi che arrivano alla persona è un controllo che esclude Dio, già fin da bambini si viene introiettati dentro la visione atea e materialistica della vita nella quale non c’è Dio. I ragazzi d’oggi, non si pongono il problema dell’esistenza di Dio, come se fosse qualcosa di poco interessante.

Questo è il progetto, ormai divenuto mondiale. È talmente incisivo nella società che la Madonna ormai parla di un mondo senza Dio, di una umanità che non vuole Dio, quindi di un’umanità che ha deciso per la morte.

Non ci siamo resi conto che stiamo costruendo un mondo nel quale non è possibile vivere. Ma al di là del male, dell’odio, della guerra, della sopraffazione, anche se fossimo in pace, se non ci fossero le famose calamità che riguardano la guerra, la fame, la peste e tutte queste tragedie, anche se ci fosse una vita dove nessuno lavora, tutti mangiano, tutti stanno bene, la vita sarebbe triste, noiosa, insopportabile.

Avremmo un tasso di suicidi enormi, perché la vita è un vuoto abissale per cui una persona cerca di distrarsi con le cose effimere che passano, per quanto ne mangi non sazi mai la voglia e si è sempre inquieti. Tutto è basato sulla menzogna, cioè non è vero che noi siamo il nostro corpo, perché abbiamo un’anima immortale e spirituale che è stata creata per Dio, che è orientata a Dio e l’abbiamo soffocata, ma essa protesta, è inquieta, non accetta la limitazione che abbiamo imposto.

La vita è triste e noiosa anche se la scienza e la tecnica riuscissero ad eliminare tutte le piaghe, la sofferenza, il dolore, la fatica, la fame, la malattia. Se il mondo, la nuova creazione, la nuova era riuscisse a eliminare le piaghe che colpiscono l’esistenza umana, nel medesimo tempo la vita umana sarebbe insopportabile. Infatti, proprio nei Paesi dove si sta meglio, specialmente nei Paesi del centro Europa dove c’è un alto livello di vita – come la Svezia, la Cechia – il livello di suicidi è altissimo. Sono persone che hanno tutto per quanto riguarda il corpo, animalis homo l’uomo animale, ma non hanno nulla per quanto riguarda i bisogni profondi dell’esistenza che nel suo fondo è un radicale orientamento a Dio.

Vorrei metter in chiaro questa menzogna che è alla base della nostra società, cioè che Dio non c’è. Un inganno satanico che afferma che possiamo essere felici anche senza Dio e possiamo con la scienza e la tecnica creare una civiltà di altro livello materiale, ciononostante collasseremmo lo stesso, la vita sarebbe insopportabile, ci sembrerebbe un guscio vuoto. Non sapremmo come eliminare la noia, il tedium vitae. Man mano si va avanti, si toccherà il fondo di questo vuoto e in esso molti malediranno la vita con tutte le conseguenze che ne vengono o sopravvivono in attesa della morte e della nientificazione.

Il tocco della grazia, il dovere della nostra testimonianza è quella di far sì che, dal profondo dell’abisso di degradazione nel quale stiamo cadendo, possiamo aiutare le persone ad aprire il cuore a Dio nella luce, nello sforzo di aprirlo nell’umiltà, che è la chiave che apre il cuore a Dio. Dal profondo dobbiamo aprire le finestre della nostra anima alla Sua luce che illumina, al Suo amore che riscalda, al Suo amore che perdona i peccati.

La Verità non è una cosa astratta, ma qualcosa di esistenziale. La vita senza Dio è falsa, una menzogna oggettiva che sperimentiamo, perché senza Dio siamo tristi e andiamo al degrado. Una persona che si pente, perde il suo orgoglio, apre il cuore a Dio, chiede perdono per i suoi peccati, apre il cuore alla Sua tenerezza, al Suo amore, alla Sua grazia, alla Sua luce che apre prospettive verso la santità, la pulizia, la bellezza, l’eternità, tutto ciò che il cuore umano desidera, ci accorgiamo che dentro di noi siamo contenti e in pace, sereni e gioiosi, anche se c’è la malattia, la vecchiaia, la morte, i problemi, le guerre ecc. ma dentro di noi abbiamo la pace divina, godiamo dell’amicizia divina. L’esperienza della gioia e della pace che abbiamo dimostra che abbiamo fondato la vita sulla Verità, che consiste nel riconoscimento di Dio e della Sua importanza per la nostra vita.

Questo è un cammino di conversione che dobbiamo fare verso la Pasqua. Dobbiamo fare spazio a Dio nella nostra vita, sgombrare tutto ciò che gli impedisce di entrare. Dobbiamo preparare la casa interiore e l’accoglienza del Cristo Risorto, far sì che la Sua luce risplendi nella nostra anima. Che la sua pace diventi il nostro modo di essere, il nostro modo di porgerci nei confronti degli altri. Facendo così, vedremo un capovolgimento radicale della nostra vita, che non è più una degradazione ma un’elevazione, non è più triste ma gioiosa. Questa è la vera ricchezza della vita, non serve a nulla guadagnare il mondo intero per poi non essere in pace con Dio, con se stessi, se non si è contenti dentro, se ci si disprezza, degradati dei vizi che senza Dio prendono il sopravvento.

Dobbiamo capire che tutti noi aspiriamo alla felicità, ad avere dei beni. Ma questi beni che sono alla portata di tutti passano, attraverso la conversione e cambiamento di vita, ai beni della pace, della gioia, della verità, della luce, della contentezza, della pienezza di senso. E ‘una fonte di gioia che poi si esprime nel grazie a Dio, nel lodarlo, nell’adorarlo. La gioia e la pace della vita è a portata di mano, è un dono che Dio fa a coloro che si convertono. Per avere questi doni dobbiamo organizzare la nostra esistenza, la nostra vita, il nostro cammino, i nostri obiettivi, cioè essere cercatori di Dio, amici di Dio, figli di Dio, eredi del Paradiso. In questa luce possiamo battere i nemici dell’esistenza umana che sono il peccato, il male e la morte.

Vi esorto a preparare voi stessi, a scavare nel vostro cuore, a mettervi con umiltà davanti alla croce, a considerare quale grande amore Dio ha per noi, per aver espiato i nostri peccati al nostro posto e quale grande dono ci dà dandoci la Sua pace.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla salvezza, dono di grazia che viene da Dio

Cari amici, come diceva Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano martire del nazismo, la salvezza cristiana è a caro prezzo.

Per salvarci Dio ha fatto un percorso, Cristo non temette di umiliarsi facendosi uomo e abissandosi nel nostro nulla di creature. Una volta venuto nel mondo, spinto dall’amore per le sue creature il Verbo ha accettato il rifiuto, la persecuzione, il disprezzo e tutto quello che satana ha potuto tirare fuori dal cuore degli uomini e alla fine è stato crocifisso. Il mondo lo ha rifiutato.

La salvezza cristiana è costata il sacrificio di Cristo sulla Croce. Dio ci ha salvato a caro prezzo, inviando Suo Figlio sulla Terra che ha dovuto subire la cattiveria umana e l’odio per amore delle Sue creature fino al dono supremo di se stesso.

Che cosa poteva fare di più Dio? Ha inviato Suo Figlio sulla Terra perché prendesse su di sé i peccati di tutti gli uomini, di tutti i tempi e si immolasse come Agnello per la salvezza del mondo. Tutti i peccati commessi da tutti gli uomini di tutti i tempi sono stati espiati dall’amore di Cristo. Avendo Cristo pagato il riscatto per la nostra salvezza, ci ha liberati dalla schiavitù del potere delle tenebre e ci ha introdotti nel Regno della libertà dei figli di Dio. La salvezza cristiana è, allora, dono di grazia.

Nel medesimo tempo, la salvezza cristiana è la risposta a questo dono. Ultimamente c’è la moda di affermare che alla fine tutti ci salveremo, a prescindere dalla nostra risposta o meno al dono di salvezza che Dio ci offre. Non è così. Cristo stesso ha descritto il giudizio universale rivolgendosi ai benedetti e ai maledetti, parla direttamente agli uomini:     
Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». (Matteo 25, 31-46)

Né i Vangeli, né la Sacra Scrittura riportano che la salvezza cristiana sia gratuita nel senso che tutti sono salvati, tutti vanno in Paradiso.

Paradiso, purgatorio e inferno sono dogmi di fede stabiliti dai Concili. Come può una persona, di sua iniziativa, cambiare la dottrina bimillenaria della Chiesa e le stesse parole di Cristo dicendo che alla fine della vita tutti andremo in Paradiso?

Quando Cristo era crocifisso sulla Croce, gli stessi ladroni crocifissi accanto a Lui hanno scelto. Uno ha accettato la salvezza, l’altro ha continuato a bestemmiare.
Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni, ma questi non ha fatto nulla di male».  E diceva: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in Paradiso». (Luca 23,39-43)

L’insegnamento di Cristo è molto chiaro, per essere salvi ci vuole un alto prezzo da parte nostra: il pentimento dei peccati e il proposito di non commetterli più. Il prezzo della salvezza è gratuito ma noi dobbiamo rinunciare al peccato, senza rinuncia al peccato non c’è salvezza. Non ci si può scostare da questo insegnamento dogmatico e tantomeno lo si può modificare a piacimento.

Non si può entrare in Paradiso se non si è in grazia di Dio. Chi muore in stato di peccato mortale va all’inferno perché ha rifiutato di pentirsi.

Quelle del Catechismo della Chiesa Cattolica sono parole scolpite nel piombo:    
Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: «Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno». (CCC 1033)

Il nostro atteggiamento sia quello del Salmo 130: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce”.

Nell’umiltà, prendiamo in mano la Croce, guardiamola con fede e pensiamo nel nostro cuore che Cristo ha preso su di sé tutti i peccati del mondo, li ha espiati per nostro amore, dandoci il perdono. Il perdono deve essere accolto, chiesto con il pentimento dei peccati, con il dolore di aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato, con il proposito di non peccare più. La salvezza cristiana è una decisione che costa il sudore di sangue, che è la rinuncia a se stessi, al peccato, ai vizi, alla gloria, al proprio io. Senza questa rinuncia siamo in balìa del male che è in noi, che ci possiede, che ci incatena, ci acceca.

La decisione di rinuncia al peccato è necessaria, deve maturare nella preghiera. 

Crea in me, o Dio, un cuore puro. cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.

(Salmo 50)

Per decidere di rinunciare al peccato abbiamo bisogno della grazia che dobbiamo chiedere nella preghiera, nel digiuno, nella rinuncia. Senza sudare sangue nel rinunciare al peccato non ci si può salvare!

Rinunciamo a satana, a tutte le sue opere, e a tutte le sue seduzioni. Solo così potremo avere la salvezza eterna e godere la gioia eterna del Paradiso!

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul Credo

Cari amici, il Credo è una preghiera che la Regina della pace ha rinverdito a Medjugorje. L’ha riproposta, la recita Lei stessa molte volte e ci ha invitato a recitarla nelle preghiere quotidiane. La Madonna ha detto che è venuta a Medjugorje per risvegliare la fede, come se la fede si fosse assopita, come se fosse come un fiore appassito che necessitava di acqua per non morire.

La Madonna ci ha invitato a recitare il Credo con il cuore. Nei primi giorni delle apparizioni a Medjugorje, la Gospa recitava questa preghiera con i veggenti e Vicka ha raccontato che il modo di pregare della Madonna era così fervoroso e intenso da commuovere. La Madonna dimostrava di sentire con il cuore e con la mente le Verità che di professano nel Credo.

Nel tempo che stiamo vivendo la fede è messa alla prova.

Vorrei che facessimo nostro questo suggerimento della Madonna di recitare anche più volte al giorno il Credo. La Regina della pace vuole che il Credo venga recitato prima dei Sette Pater Ave Gloria che precedono le apparizioni e prima del Santo Rosario; è una preghiera che fa recitare spesso. Anche noi dobbiamo prendere questa santa abitudine di introdurre il Credo anche nelle nostre devozioni e soprattutto di recitarlo con il cuore perché è una professione di fede.

La fede ha due dimensioni: una dimensione soggettiva che è l’atteggiamento interiore nostro di fervore, di apertura del cuore, di adesione alle Verità della fede; una dimensione oggettiva che sono le Verità stesse della fede, che sono delle affermazioni dogmatiche, di insegnamento supremo della Parola di Dio. Le Verità dogmatiche sono eterne, immutabili, riguardano quello che Dio stesso ci ha rivelato e che la Chiesa in modo autorevole ci ha insegnato a credere con un’autorità definitiva.

Tutte quelle Verità che enunciamo nel Credo sono dogmi di fede; non sono tutte, il Credo contiene quelle fondamentali. Una volta affermate le Verità fondamentali della fede, esse si ramificano in tanti altri rami che formano il grande albero della fede.

Le Verità fondamentali della fede, che sono il tronco di questo rigoglioso albero, sono l’Unità e la Trinità di Dio, l’Incarnazione di Cristo, la Sua gloriosa Resurrezione. Il Credo contiene le Verità fondamentali e anche altre che a loro volta fioriscono in altre ancora, germogliano e si evidenziano nel corso della Storia, come i dogmi mariani.

Non si può pensare di recidere a piacimento qualche Verità di fede, bisogna abbracciarle tutte.

Con la volontà di accogliere tutte le Verità della fede bisogna recitare il Credo, in cui esse sono espresse chiaramente o sono implicite. L’atteggiamento interiore è quello di chi fervorosamente aderisce con il cuore a tutte le Verità di fede, è una professione di fede da recitare con fervore, con decisione, con partecipazione, con convinzione.

È bene recitare il Credo tutti i giorni, in modo tale che la fiamma della fede sia continuamente alimentata anche dalla preghiera. Ci sono due versioni del Credo, quella più breve (Simbolo Apostolico) è la più indicata per la vita quotidiana, quella più lunga è da recitare durante la Santa Messa.

Nel Credo Apostolico c’è l’insieme dell’opera di Dio che ha quattro tappe da identificare per poter comprendere meglio questa preghiera. La prima tappa è l’opera della Creazione, poi c’è la Redenzione, la Santificazione, infine la Glorificazione.

È bene iniziare e terminare il Credo, come tutte le preghiere, con il Segno della Croce che è una sintesi straordinaria dei due misteri principali della fede: nelle parole enunciamo Dio Santissima Trinità e con i gesti enunciamo la Redenzione tracciando su di noi la Croce.

Accogliamo l’invito della Madonna a recitare questa preghiera ogni giorno e con fervore, proprio perché man mano che la preghiamo la capiamo, la approfondiamo, la sentiamo.

È una preghiera che porta gioia nel cuore, è una vitamina spirituale da assumere ogni giorno!

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sullo Spirito Santo

Cari amici, vorrei parlarvi dell’importanza dello Spirito Santo e dei suoi doni nella vita spirituale. Nella nostra professione di fede diciamo: “Credo nello Spirito Santo che è il Signore e dà la vita”, vuol dire che lo Spirito Santo è una persona della Santissima Trinità, comunemente detta la terza perché è l’amore che il Padre e il Figlio si scambiano fra di loro. Questo amore da Cristo crocifisso è stato dato a noi, è il dono della Redenzione dello Spirito Santo cioè, l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori.

È stato chiamato anche il “Dio sconosciuto” molti anni fa perché lo si invocava poco. La Liturgia della Chiesa, nella Santa Messa ha sempre avuto un’impostazione trinitaria, quindi tutto nella Liturgia viene rivolto al Padre per mezzo di Cristo nella comunione dello Spirito Santo. Nella vita personale non c’era questa attitudine ad invocare lo Spirito Santo, si parlava della grazia. Ma la grazia è dello Spirito Santo, è il suo amore che opera in noi, l’opera della santificazione, cioè la remissione dei peccati, la vita di santità e di unione con Dio.

Nel tempo, si è molto diffusa l’invocazione dello Spirito Santo e dal punto di vista catechetico-teologico si è precisato la sua grande opera. Si è affermato che le tre Persone divine operano sempre concordemente, per cui al Padre viene attribuita l’opera della Creazione, al Figlio l’opera della Redenzione e allo Spirito Santo l’opera della nostra Santificazione.

Lo Spirito Santo è un attore fondamentale nel nostro cammino di santità, siamo chiamati a corrispondere alle sue ispirazioni, illuminazioni, gemiti perché è la guida nel nostro percorso.

L’opera dello Spirito Santo nella nostra vita inizia prima di tutto con la conversione. Siamo in uno stato di morte, quando siamo nel peccato mortale. Siamo come tralci secchi e chi ci fa diventare nuovamente dei tralci verdi, uniti alla vita e che producono molti frutti, è proprio la grazia dello Spirito Santo, che crea in noi i presupposti per la conversione.

Tra questi presupposti vi è l’inquietudine: lo Spirito Santo risveglia la coscienza che è stata tacitata dal peccato commesso. Abbiamo soppresso il rimorso della coscienza che è stata silenziata o sepolta sotto una coltre di fango. Lo Spirito Santo fa sentire il disagio del peccato e crea quella santa inquietudine che fa capire il pericolo della perdizione eterna. Incomincia ad aprire il cuore a queste sollecitazioni di grazia, che sono come germi di vita in un deserto di morte nel nostro cuore. Gli occhi riprendono a vedere, lo Spirito Santo dà la forza alla nostra volontà che è indebolita dal peccato, che è incapace di volere bene e poi crea in noi i santi desideri che affiorano in un cuore dominato dai desideri della carne. Lo Spirito Santo fa nascere il desiderio di conversione, di una vita pulita, aperta al bene e retta.

Questa crescita dei santi desideri porterà alla decisione fondamentale che è quella che poi cambia la vita: la decisione della conversione. Grazie ad essa, si lascia una vita di peccato, di dispersione, di mondanità e di dipendenza dai vari vizi della carne. Si passa dalla morte alla vita, questa è la grazia dello Spirito Santo, fa di noi un ramo verde nella vigna di Cristo.

Lo Spirito Santo ci accompagna in tutto il nostro cammino spirituale. È ancora più visibile la sua azione nella seconda tappa della vita spirituale che è quella della purificazione. Una volta che noi abbiamo iniziato la conversione – ma abbiamo ancora tante debolezze della volontà, gli occhi che non vedono, le tendenze del male – riceviamo il fuoco dello Spirito Santo che ci purifica, attraverso la sofferenza, le rinunce, il combattimento spirituale quotidiano. L’opera di restaurazione della bellezza della creatura redenta, ha bisogno di tempo anche con momenti di sconfitta, è difficile dopo la conversione consolidare le conquiste, dare continuità ai nostri propositi, dare fedeltà alle nostre promesse. È un lavoro che può durare tutta la vita con la grazia dello Spirito Santo che purifica dalle scorie, attraverso la preghiera, la sequenza dello Spirito Santo che la Madonna ha raccomandato di recitare: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò che è sviato” è tutta la grande opera di purificazione che compie lo Spirito Santo ed è quella fase del cammino spirituale che decide la santità. Se si riesce a uscirne vittoriosi da questa fase si entra nella fase ultima che è quella dell’unione con Dio. In quel momento lo Spirito Santo opera i suoi capolavori offrendo i sette doni. Questa collocazione all’ultima tappa del cammino spirituale ha un valore pedagogico perché molti si illudono di avere i doni dello Spirito Santo vivendo nel peccato mortale o tiepidezza spirituale. Questi doni nella loro efficacia, pienezza, evidenza e splendore, vengono nell’ultima tappa che è quella della santificazione, cioè nell’unione con Dio. Dal punto di vista catechetico sono stati sintetizzati nei sette doni e ognuno di essi ha una sua identità, una sua bellezza, riguardano aspetti della nostra vita spirituale: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. È una fase per la quale si deve sudare, faticare, cambiare vita, togliere il peccato mortale, essere stabile in grazia, portare avanti il cammino di purificazione, solo allora chiedendo i doni vengono offerti.

Nel Nuovo Testamento, San Paolo fa l’elenco dei doni dello Spirito Santo e ne mette tanti altri. Perciò si può dire che man mano che si prosegue nel cammino di santità, diventiamo un giardino fiorito, con ogni genere di fiori e con tanti doni dello Spirito Santo che non sono catalogati nello schema catechetico. Si possono quindi avere i doni dello Spirito Santo, specialmente quelli di cui abbiamo bisogno per il combattimento spirituale, in quella fase del cammino in cui ci si è stabiliti in grazia. Essere in grazia significa non commettere più peccati gravi e combattere quelli veniali. Si può essere in grazia anche con poco fervore perché il cammino spirituale prevede anche momenti di aridità e tiepidezza.

I due doni più importanti, secondo me, sono la sapienza, che è il discernimento che riguarda la mente, e la fortezza che riguarda la volontà, la fermezza nel compiere il bene. Però i doni sono tutti necessari, importanti, ne abbiamo bisogno. Mettiamoci in un atteggiamento psicologico di chi ara il terreno per renderlo recettivo. Chiediamo i doni quando abbiamo fatto piazza pulita del marciume che è in noi. Quando il terreno sarà pronto, potremo seminarli e farli crescere nell’umiltà.

Questi due doni, a parer mio, dovrebbero essere invocati ogni giorno perché viviamo in un tempo di seduzioni. Abbiamo bisogno del discernimento spirituale, dell’occhio limpido che ci fa vedere gli agguati del demonio, che ci faccia vedere la via di Dio anche in momenti di oscurità. Abbiamo bisogno del dono della fortezza, perché se non vinciamo le battaglie del combattimento spirituale veniamo travolti, questo dono ci porta alla pazienza e alla perseveranza fino alla fine.

Per prima cosa, dobbiamo creare in noi un atteggiamento di docilità all’azione dello Spirito Santo in noi. Ci guida attraverso le sue illuminazioni, ispirazioni, gemiti, tocchi d’amore, momenti di grandi elevazioni in grazia, essere molto disponibili alla sua azione dentro di noi.

La seconda cosa è che, dobbiamo invocare lo Spirito Santo come persona divina, così come invochiamo il Padre e il Figlio separatamente. Per questo la Regina della pace ci ha invitato a dire la preghiera: “Vieni, Santo Spirito” così da imparare a rivolgerci allo Spirito Santo come un “Tu” che è quello che ci guida nel cammino di santificazione fino alla vita eterna.

Per sentire la voce dello Spirito Santo ci vuole silenzio esteriore e interiore, momenti di raccoglimento riservati a se stessi, il silenzio dell’anima come lo chiama la Regina della pace. Sono questi momenti che rendono veramente presente la Santissima Trinità nel nostro cuore, cerchiamoli questi momenti.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla divina Volontà

Cari amici, oggi vorrei approfondire una nostra richiesta nella preghiera del Padre Nostro: “Padre Nostro che sei nei Cieli, sia fatta la Tua Volontà”.

Come indicazione di vita, vorrei che questa richiesta del Padre Nostro diventi un modo di vivere. Ricordo che la generazione del dopo guerra, quindi dei miei nonni, pronunciava spesso questa espressione normale della vita quotidiana.

Specialmente in questo tempo, vorrei che questo atteggiamento fosse interiore di fronte alle grandi prove che stiamo vivendo. Se vediamo queste prove nella prospettiva della divina Volontà, riusciremo a capirle, ad affrontarle e a superarle.

Iniziamo a metter a fuoco, che la Volontà di Dio è una Volontà di bene. Essendo Dio amore, la Sua Volontà è di amore. Dio vuole il bene per le Sue creature, ama la Creazione che lui ha fatto e che sostiene, che cura con la Sua provvidenza e che porta al fine ultimo, ovvero la glorificazione di tutta la Creazione e di tutte le creature libere e intelligenti, che sono gli angeli e gli uomini che si sono adeguati alla divina Volontà. Quindi una Volontà di bene e di amore.

L’espressione “Sia fatta la Tua Volontà” sta a indicare che – essendo una Volontà di amore, anche quando non la comprendiamo e non ne vediamo subito gli effetti – dobbiamo avere un atteggiamento di sottomissione e accoglienza, sapendo che, come conclude Manzoni ne I promessi sposi “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande”.

L’idea fondamentale è che dobbiamo impostare la nostra vita non come un nostro progetto, perché in questo modo abbiamo l’idea che la vita è nostra ma in realtà essa è un dono di Dio. A ognuno di noi Dio ha affidato una missione, un compito, un traguardo e dobbiamo cercare di metterci in questa prospettiva. Dobbiamo chiedere a Dio di aiutarci a comprendere e a capire qual è la Sua Volontà e a compierla. Prima di iniziare in questa dinamica, dobbiamo metterci nella condizione esistenziale giusta, cioè nella Verità, nell’essere creature che vogliono fare la Volontà di Dio. Cercare di sentire che la vita è un dono che Dio ci ha dato e che rispondiamo al Padre celeste per la nostra vita, è il primo passo da compiere. Impostiamo la vita secondo la Sua Santa Volontà, che scopriremo nelle varie vicende della vita. La vita è una traversata in un mare tempestoso ed è fondamentale avere come stella che ci illumina e che ci indica il cammino, la Volontà di Dio da accogliere anche quando non la comprendiamo.

La Volontà di Dio è una volontà di bene per noi e una risposta di amore, questo amore deve essere resistente alle prove che Dio permette nella vita. Ci sono nel mondo gli avversari della Volontà di Dio, i persecutori, chi impone la propria volontà al posto di Dio, è una navigazione pericolosa e dobbiamo resistervi a queste volontà perverse, interessate ed egoiste. In tutte queste prove e difficoltà dobbiamo dire: “Sia fatta la Tua volontà”.

Questo è l’atteggiamento di fondo, nella concretezza della vita la Volontà di Dio si manifesta in diversi modi, nei Suoi insegnamenti e nella Sacra Scrittura cioè «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» è la Volontà di Dio, cioè imposta la vita come risposta di amore a Dio; «Se voi mi amate, osserverete i miei Comandamenti», cioè la Volontà di Dio nell’osservanza dei Comandamenti. Quindi, l’atteggiamento di fondo si concretizza esistenzialmente nelle varie situazioni della vita. Ogni giorno cerco di capire cosa mi chiede Dio, di fare quello che Lui vuole, osservare i Comandamenti, di sopportare le prove della vita che sono tante, i dispiaceri, le sofferenze fisiche e la sofferenza nella quale dobbiamo reprimere i moti di ribellione, nei confronti del Cielo, che la nostra natura umana ci presenta come prima risposta. Invece, dobbiamo guardare a Giobbe o a Gesù Cristo, il Giobbe del Nuovo Testamento, come nelle sofferenze della vita sanno compiere la Volontà di Dio, che siano fisiche, morali, spirituali, le persecuzioni del mondo, del demonio. La Passione di Cristo è un’enciclopedia dalla quale imparare come sopportare e accettare quelle prove che Dio manda, attraverso le quali purifica, eleva e moltiplica le grazie di salvezza per le anime.

Questa è un’impostazione che dà molta pace, reprime la ribellione, il mormorare contro Dio, l’arrabbiarsi e il “farla pagare” a Dio. Georges Bernanos ha scritto pagine immortali su questo argomento, come nel suo romanzo “Diario di un curato di campagna” una delle protagoniste, siccome il figlio che aveva concepito è morto, l’ha voluta far pagare a Dio perdendo se stessa e la propria anima, confessandolo in un dialogo con il curato.

Quando entriamo nella prospettiva di brontolare e di ribellarci contro Dio, il diavolo ci trascina nell’abisso del rifiuto e dell’odio verso Dio. Quando abbiamo un atteggiamento umile e di accettazione, alla fine la sofferenza, le prove della vita, le persecuzioni e le ingiustizie che subiamo, guardando a Cristo paziente nella Passione, si trasformano in grazia per noi e per gli altri.

Accettare la Volontà di Dio quando arriva la prova delle prove che è la morte, dei nostri cari e nostra, non deve essere una resa al fato, alla potenza del male o della distruzione, ma deve essere la Volontà di Dio che riscatta, apre uno squarcio di luce vero la vita eterna. “Beati quelli che muoiono nel Signore”, come dice l’Apocalisse.

Questo è un’impostazione di vita che è fondamentale per il cristiano, che ancora a Dio e che eleva la vita e la rende feconda perché è un compimento della divina Volontà, qualunque cosa accada. Perché tutte le prove e ciò che è distruttivo alla fine cooperano alla grande opera della Redenzione.

Per concludere, vorrei esortarvi a fare le vostre giaculatorie, che la Madonna si raccomanda di fare nell’arco di tutta la giornata). Una delle più belle è proprio quella del Padre Nostro “Signore, sia fatta la Tua Volontà”, dirla in momenti in cui vorremmo ribellarci a Dio. Ringraziare il Signore per le cose che accadono, perché se Lui le permette è per il nostro bene. Mettiamoci in questa prospettiva e inseriamo nel nostro bagaglio di preghiere questa espressione “Padre, sia fatta la Tua Volontà”.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla preparazione dell’anima all’incontro con Dio

Cari amici, la preparazione dell’anima all’incontro con Dio è un’esortazione ascetica e mistica cristiana, che non riguarda solo la parte finale della nostra esistenza. Dobbiamo impostare la nostra vita in modo tale da preparare il nostro incontro con Dio, che avviene nel momento della morte, un passaggio dal tempo all’eternità, dalla Terra al Cielo.

La vita va intesa non come una navigazione senza meta – per venire assorbiti dall’abisso – ma un pellegrinaggio nel tempo, verso il traguardo della vita eterna. È una traversata molto pericolosa e faticosa ma che ha un porto di luce, verso il quale dobbiamo dirigere la barca della nostra vita.

L’ultimo tratto di strada della vita, quando la nostra clessidra sarà svuotata, deve essere il primo nell’intenzione. Cioè quello che è l’ultimo nell’esecuzione deve essere il primo nell’intenzione. Significa che il passaggio dal tempo all’eternità, quindi il nostro incontro con Gesù Cristo che sarà anche un giudizio (“Venite, benedetti del Padre mio […] Via, lontano da me, maledetti” Matteo 25, 31-46), deve essere stato preparato durante il corso della nostra vita. Dobbiamo fare in modo che Gesù possa dirci “Venite, benedetti del Padre mio”.

La vita qui sulla Terra deve avere questo orientamento, che è dato dalla fede in Cristo, Colui che è l’origine della nostra fede, che ha alloggiato nella nostra fede, che è l’incontro della nostra fede alla fine della nostra vita. La vita deve essere orientata in senso cristologico in un cammino con Lui, verso di Lui, per essere con Lui in tutta la vita eterna.

Una volta, nella generazione dei miei nonni, era molto sentita questa impostazione della vita come cammino verso l’eternità. Ma la guerra, la società dei consumi, il benessere qui sulla Terra, l’allungamento della vita, ha fatto sì che il traguardo dell’eternità si offuscasse. Gli obiettivi erano traguardi da conseguire nel tempo, cioè il benessere, una promozione sociale, personale, un’affermazione nel mondo, le motivazioni che prima erano molto chiare (la vita eterna, il Paradiso, l’inferno, il purgatorio, il giudizio di Dio) si sono sbiadite. Gli obiettivi della vita sono diventati umani, nei quali abbiamo messo tutto noi stessi; obiettivi che riguardano il problema del vivere, il problema dello star bene, il problema dell’affermarsi nella società. Tutto questo non è un male, ma lo diventa se gli obiettivi umani si trasformano in idoli, in qualcosa di assoluto che ci faccia dimenticare la meta eterna della nostra vita.

Dato che siamo arrivati in questa fase della secolarizzazione – nella quale perfino quelli che dicono di credere in Dio non lo fanno entrare nella prospettiva della giornata e del cammino della vita – si rimane sempre nell’orizzonte del tempo, delle cose umane e non si esce dallo stagno o dal guscio nel quale ci siamo installati. Questo è un regresso della fede e della visione cristiana della vita.

Quando una persona incomincia il cammino della vita, deve sapere dove vuole andare. Abbiamo la grazia della fede, incommensurabile, che dice che veniamo da Dio, che ci ha creati, abbiamo la grazia di avere avuto nel Battesimo il dono della Redenzione, e con essa la riposta ai problemi esistenziali ineliminabili (chi, sono, da dove vengo, dove vado, perché il dolore, il male, la morte). Abbiamo il sole di Cristo che ci illumina, le Sue parole sono parole di vita eterna, abbiamo la grazia di essere equipaggiati, per questo cammino verso l’eternità; quindi, se ci viene a mancare tutto questo diveniamo barche senza meta e senza bussola, come dice la Madonna.

Uno degli obiettivi essenziali che dobbiamo mettere a fuoco in questo tempo di Quaresima, è la vita come cammino verso Gesù Cristo, è vivere la vita in modo tale che l’incontro con Gesù sia un abbraccio, un ingresso nel regno di Dio. Questa è una decisione radicale con la quale si diventa cristiani, diversamente si ha un’infarinatura esterna di cristianesimo che non incide nel modo di pensare, di sentire, di concepire e di vivere la vita. L’obiettivo è spogliarci da una visione della vita intramondana che si ferma all’orizzonte degli obiettivi terreni, più si va avanti nel tempo questi obiettivi si sfarinano nelle mani, diventano poco significativi. La società di oggi è in una trasformazione continua, per cui tutto quello che produce diventa polvere.

Ecco l’invito in questo tempo di Quaresima: mettere per primo, nella nostra intenzione e nel nostro progetto di vita, l’incontro di Cristo nell’eternità; e invece di accumulare e raccogliere dalle cose terrene, arricchirsi dei tesori del Cielo, come dice Gesù. Cerchiamo nella fatica e nel tempo – con i doni che Dio ci ha dato – di riempire il forziere dell’eternità delle buone opere, di carità, di amore, tutto quello che costruisce che ritorna a bene nostro e degli altri. Per quanto riguarda le cose materiali, accontentiamo dello stretto necessario, perché ciò che è superfluo non serve e può essere una tentazione.

Dobbiamo vivere con questa prospettiva: arricchirci davanti a Dio e avere sempre alcuni punti di intransigenza nel nostro programma. Il primo punto è non accettare mai di vivere più di un giorno o un’ora in peccato mortale. Rimettersi in grazia di Dio con la Confessione in modo tale da vivere il tempo della vita come se fosse l’ultimo giorno, saper dire “Io sono pronto” in qualsiasi momento perché si ha il cuore libero, pulito, l’anima aperta, piena di luce e grazia. Dobbiamo riuscire ad assimilare questo atteggiamento che ha bisogno della grazia dello Spirito Santo, dato che siamo mondani, per avere il desiderio di vita eterna, del regno dei Cieli, la nostalgia di Dio, dell’eternità, deve diventare la forza che ci aiuta a superare le difficoltà, a portare le croci, ad affrontare il combattimento spirituale, a seguire i comandamenti.

Siamo in tempi in cui nessuno può scommettere uno scellino sulla sua vita oggi. Soffiano i venti dell’odio, dell’inquietudine, e come ha detto la Madonna nel messaggio del 25 ottobre 2023: «I venti del male, dell’odio e dell’inquietudine soffiano sulla terra per distruggere le vite», descrive molto bene la situazione del nostro tempo. Essere pronti per l’eternità è la cosa più saggia che possiamo fare, metterci a posto, pronti a entrare davanti al Signore che – con bontà e giustizia – ci chiederà cosa abbiamo fatto nella nostra vita e qual è il premio e il castigo secondo i meriti.

Vi invito a preparare le vostre persone malate e anziane all’eternità e al Paradiso con la Confessione e le preghiere. In questo modo farete un’opera di carità incommensurabile, di cui vi saranno eternamente grati. Lo possiamo tutti, perché l’eternità non fa paura, è un raggio di sole che illumina la persona e la vita, illumina il suo sguardo verso il futuro. Preparate voi stessi e i vostri familiari a vivere la vita come attesa del giorno in cui il Signore ci dirà: “Venite, benedetti nel regno del Padre mio”.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla virtù della perseveranza

Cari amici, senza la perseveranza non si arriva alla meta. È uno dei temi molto ricorrenti nel Nuovo Testamento, tra cui Paolo che ha un brano bellissimo nelle sue Lettere, nel quale dice che dopo aver tanto corso non arrivano al traguardo. Anche Gesù richiama il tema della perseveranza in molte occasioni, la più celebre è quella dove fa riferimento all’agricoltore che mette mano all’aratro, ma dopo aver arato un pezzo di terreno, si volta indietro e inizia a considerare di non portare a termine il suo lavoro. Queste immagini riguardano la vita di ogni giorno, vale per tutte le cose della vita le cui realizzazioni hanno bisogno di tempo. Questo riguarda proprio nella sua totalità, il tempo della vita che ci viene dato e in cui dobbiamo raggiungere la meta, che è la salvezza eterna della nostra anima.

La perseveranza è una virtù diversa dalla pazienza, anche se molte volte vengono messe insieme. La pazienza è quella virtù grazie alla quale sopportiamo i pesi, il male, la sofferenza, le tribolazioni, le tentazioni, le persecuzioni. Non c’è dubbio che la pazienza – cioè la capacità di sopportare, il non arrendersi alla potenza del male e anche alle fatiche della vita – sia una virtù fondamentale per poter uscire vittoriosi dalla grande battaglia della vita.

L’altra virtù, diversa da questa ma ugualmente necessaria, è quella della perseveranza. Nella prospettiva cristiana, la vita è come un cammino, un pellegrinaggio, un viaggio (temi frequenti per illustrare il mistero della vita), dal tempo all’eternità che riceviamo fin dal Battesimo. Questo lungo viaggio nel tempo lo decide Dio e ognuno ha il suo. È un tempo che può avere delle accelerazioni, delle stagnazioni, delle pause, ci si volta indietro, e alla fine vince chi arriva meta. Arrivare alla meta – che è la salvezza dell’anima – è il traguardo al quale bisogna tendere con tutte le proprie forze, subordinando tutto il resto.

All’interno di questa impostazione, possiamo introdurre il nostro cammino di santità che va percorso in tutte le sue tappe, che sono la conversione, la purificazione, l’unione con Dio. Nella nostra vita abbiamo anche i nostri impegni che sono molte volte di carattere etico e morale, e in tutte queste cose dobbiamo tendere a completarle, arrivare alla fine. Questo è il concetto: le tappe della vita le devo completare, non lasciarle a metà.

Quello che è vero nelle piccole cose quotidiane, che hanno un inizio e una fine, è ancora più vero nelle cose spirituali. A tale proposito, vorrei soffermarmi su una riflessione che ci ha invitato a fare la Regina della pace. Come sappiamo la Madonna in tutti questi anni, ha chiamato tante persone da ogni parte del mondo, Lei stessa ha detto di andare a Medjugorje. È una chiamata, è l’inizio di un cammino di conversione anche per coloro che sono già avanti, perché la conversione finisce con la morte.

La Gospa si è lamentata più volte che molti hanno incominciato questo cammino di conversione per poi abbandonarlo. Non solo i pellegrini dal mondo, ma anche coloro che vivono a Medjugorje e che hanno avuto questa grazia iniziale come popolo eletto, nel quale la Madonna potesse deporre la sua fiducia e avere la corrispondenza di cui ha bisogno per vincere le battaglie. Anche a Medjugorje dopo quarantadue anni, la perseveranza non è ancora terminata dopo tutti questi anni, dove c’è stata una fedeltà straordinaria, con alti e bassi. Mi ha colpito molto quello che ha detto il 25 gennaio 1991 quando si è rivolta alla Parrocchia dicendo: «Cari figli, oggi, come mai prima, vi invito alla preghiera. Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace. Satana è forte e desidera distruggere non soltanto la vostra vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete. Perciò, cari figli, pregate per poter essere protetti attraverso la preghiera con la benedizione della pace di Dio. Dio mi ha mandato tra voi per aiutarvi. Se volete, afferrate il Rosario; già il solo Rosario può fare miracoli nel mondo e nella vostra vita. Io vi benedico e rimango con voi finché Dio lo vuole. Grazie perché voi non tradirete la mia presenza qui. Grazie perché la vostra risposta serve al bene e alla pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata»

È una chiamata fiduciaria, alla collaborazione, all’amicizia, alla condivisione di un piano divino. In tutti coloro che hanno risposto alla chiamata – fuori e dentro Medjugorje, creando questa Parrocchia ideale – è fondamentale che ci sia la fiducia che non viene mai tradita.

Per quanto riguarda la prospettiva della vita è fondamentale una perseveranza tale da poter arrivare al termine della nostra vita e sentire le parole di Gesù: “Vieni, servo buono e fedele”, una benedizione che ci invita nel Regno di Dio.

All’interno di questo, vorrei collocare la nostra chiamata ad essere servi della Madonna, essere parte delle sue schiere. È importante la risposta alla chiamata, perseverare nella risposta e stare attenti ai nemici potenti che dobbiamo affrontare che sono: prima di tutto la nostra carne, le nostre stanchezze, la nostra fame di mondo, le nostre debolezze i nostri vizi, che poi alla fine, ci attorcigliano e ci fermano; l’altra remora che può frenarci nel cammino è il mondo stesso, tale per cui per perseverare nel servizio alla Madonna bisogna andare controcorrente e esser pronti a sopportare prese in giro, vari tipi di persecuzioni, di ostilità.

Ultimamente la Madonna è preoccupata nei nostri confronti, oltre che per il mondo. Nel marzo 2023 non ha concluso dicendo: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” ed era il giorno dell’Annunciazione. Specialmente nei messaggi del 25 febbraio 2024 e del 25 settembre 2023 la Regina della pace esprime una preoccupazione verso coloro che hanno risposto alla chiamata e che si fanno deviare, sia fanno prendere dalla stanchezza, si fanno prendere dal demonio e dal mondo, si fanno indebolire, per cui abbandonano l’aratro. Questa è un punto su cui meditare.

In più messaggi degli ultimi tempi la Madonna ha manifestato la sua inquietudine, non dicendo “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” oppure con affermazioni molto gravi come: “Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù.” (23 settembre 2023), oppure: “La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili” (25 febbraio 2024), è come se le schiere che la Gospa ha formato in tanti anni si stiano assottigliando, stiamo sbandando, stiano disperdendosi.

Nei messaggi appare una preoccupazione della Madonna che è chiarissima. Quindi, se non perseveriamo fino alla fine, nel servizio alla Regina della pace, abbiamo perso tutto. Stiamo attenti, facciamo un esame di coscienza e prendiamo le nostre decisioni.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’esortazione della Madonna “Rinnovate il vostro cuore”

Cari amici, prendiamo l’esortazione della Regina della pace «Rinnovate il vostro cuore», con il quale ha aperto il messaggio del 25 febbraio 2024.

Questo invito significa rendere nuovo il nostro cuore, quindi vuol dire – nella prospettiva anche del tempo quaresimale –vedere la situazione del nostro cuore nella luce di Dio. Da un punto di vista spirituale e del nostro rapporto con Dio, la situazione del nostro cuore nella prospettiva biblica è il centro spirituale, morale e decisionale dell’uomo. Nella Bibbia ci sono due espressioni per indicare il centro interiore dell’uomo, nella sua profondità e nella sua capacità di decidersi davanti a Dio, e sono il cuore e l’anima. La Bibbia parla del cuore più che dell’anima, però nella tradizione cristiana ci sono ambedue questi componenti. Siamo più soliti a parlare del cuore ma l’anima è quella realtà che Dio ha creato e che è quella immortale; perciò, quando il nostro corpo muore continuiamo ad esistere.

Dobbiamo, dunque, guardare la nostra situazione dell’anima e del cuore davanti a Dio. A questo riguardo ci sono dei messaggi della Regina della pace a Mirjana in cui la Madonna ha detto che ci guarda e vede i nostri cuori sporchi e sudici. È un messaggio molto severo che può far riflettere molti sul fatto che non è la pratica esteriore quella decisiva davanti a Dio. Nella Sacra Scrittura e nel Vecchio Testamento vi è scritto che Dio non guarda le apparenze ma il nostro cuore. Dobbiamo chiedere la grazia di Dio, nella preghiera, di guardare al nostro cuore come lo vede Lui. Cerchiamo di nascondere il male, di rimuoverlo, di coprirlo, di zittire la voce della coscienza che ci rimprovera ma così facendo non cambiamo; anzi, accumuliamo il male finché poi la coscienza non rimorde più, perché è stata zittita del tutto.

Quindi, bisogna avere questa disponibilità nell’umiltà di inginocchiarci e dire a Dio: “Signore, aiutami a capire in che situazione sono, dammi la Tua luce, fa che io veda me stesso nella Tua luce per cui io veda i miei peccati e concedimi la grazia di vedere la Tua misericordia”. Se potessimo vedere soltanto i nostri peccati avremmo un atteggiamento distruttivo verso noi stessi, perché il male è depressivo e corrosivo per sua natura, ma visto nella luce della divina misericordia si può trovare un cammino per guarire. È una grazia immensa quella di potersi sentire peccatori, di sentirsi sporchi, che abbiamo bisogno di pulirci. Diversamente, creeremmo una falsa coscienza. Questa è la grazia che ha avuto re Davide dopo aver commesso peccati gravissimi. Ha composto il Salmo “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce”, è la voce di una persona che ha visto il male che prima non vedeva perché accecato. Quando è venuto Natan a redarguirlo, re Davide non comprendeva ciò che aveva fatto, ma dopo averglielo spiegato gli si aprirono gli occhi.

Questa è la grazia che dobbiamo chiedere: che ci cadano le squame dagli occhi, perché è così che incomincia il rinnovamento del cuore. Vedere i nostri peccati nella luce di Dio, vedere il male che ci distrugge, il male che ci rovina la vita, il male che è un abisso che ci trascina sempre più a fondo. Il male è una gola che ci avvolge, ci soffoca e per grazia possiamo uscirne, ma occorre incominciare ad individuarlo.

Chiederci in che stato è il nostro cuore è la prima domanda. La seconda è chiedersi da chi è abitato il nostro cuore. Se il nostro cuore è in preda al peccato, ai vizi gravi, quindi è pieno di serpi e di scorpioni (per usare un linguaggio biblico) e di erbe infestanti, allora dobbiamo metterci nella prospettiva di chiederci come mai il nostro cuore è diventato così. Dobbiamo capire che c’è stata tutta una strategia del diavolo per espellere dal cuore Dio, che vi abitava quando si era in uno stato di grazia. La strategia del diavolo ci ha portato nella tiepidezza, nel disarmo spirituale, ha introdotto i peccati finché è andato lui stesso ad insidiarsi nel nostro cuore. È un’occupazione abusiva perché il cuore dell’uomo è stato creato per essere abitato dalla Santissima Trinità, ma il diavolo vuole sloggiare Dio dal nostro cuore con il peccato, abitarvi lui stesso e diventare il padrone della nostra vita. Il diavolo vuole succhiare la nostra vita, portarci alla perdizione, sviarci dalla via giusta, farci diventare a sua immagine. Non vediamo come – anche esternamente – si vede l’occupazione del cuore da parte del male, dalla cattiveria che esprimiamo, dal linguaggio che usiamo, dai gesti che facciamo, dalle azioni che compiamo, vediamo i frutti malefici del cuore inquinato dal male. Chiediamo a Dio di darci la grazia di vedere il male che c’è in noi per poter guarire.

Come si fa a guarire dal male che è in noi? Come quando si va dal medico a far vedere la piaga perché ci dia le medicine, così dobbiamo mostrare i peccati del nostro cuore al medico delle anime che è Gesù Cristo, mostrarle a Lui perché le guarisca. Gesù può sradicare i vizi, le cattiverie, i veleni del nostro cuore, con la grazia dello Spirito Santo. Ci dà la Sua grazia che entra nel nostro cuore, risveglia la coscienza, dona uno sguardo di verità ai nostri occhi e rafforza la volontà nella decisione di cambiare. La luce che illumina e fa vedere il peccato è un preliminare, ma poi il problema si risolve con la volontà. La grazia che chiediamo agisce sulla volontà che decide di aprire il cuore a Dio, di lasciare il peccato, di cambiare vita o che si rafforza nel fare un passo avanti nel cammino di santità.

Alla fine, ciò che conta, sono le decisioni. Sono tre precise decisioni quelle che portano a Pasqua con un cuore rinnovato: la decisione di aprire il cuore alla luce di Dio e alla divina misericordia, quindi la decisione di interrogarsi sulla propria situazione arrivando ad aprirsi a Dio e ad illuminarsi della Sua luce; la decisione di lasciare il peccato, passo fondamentale che si concretizza nella confessione dove si presentano i peccati alla divina misericordia e si viene perdonati; la decisione di purificare il cuore, una passo avanti nel cammino della santità. Una volta purificato il cuore con la confessione si è ancora molto deboli, come nel Vangelo che quando una persona viene liberata dal demonio, quello va nel deserto per cercare i sette vizi capitali ed entra nella casa, che se non viene presidiata, viene sgominata.

La decisione di staccarsi dal male, di tagliare le radici del male e le teste dei serpentelli dei vizi capitali, deve essere accompagnata giorno per giorno con un lavorio di purificazione del cuore. In questo modo, la volontà diventa sempre più forte, più decisa, cresce in noi l’amore per Dio, per la virtù, per la santità che è un grande incentivo nella fatica quotidiana, dove dobbiamo lottare contro le tendenze cattive che sono in noi, contro il mondo e contro il demonio. La purificazione è un cammino altrettanto doloroso, ma anche gioioso perché la pratica del bene dà la gioia.

Come ci insegna la Regina della pace, il terzo passo è quello di donare il cuore a Dio, un cuore aperto, ripulito, purificato, confermato nella decisione di essere un tempio di Dio. Se Dio attraverso Gesù Cristo e Maria, ci dona il Suo cuore e il Suo amore anche noi dobbiamo donare il cuore, cioè decidere dentro di noi di crescere nell’amore di Dio sopra ogni cosa. All’interno di questo amore, c’è anche l’amore per il prossimo, cioè dare al prossimo in tutte le possibilità che ci offre la vita quell’amore che Dio dà a noi.

Fare questo cammino in orientamento verso la Pasqua è un cammino di santità, sono le tre tappe: la confessione, la purificazione e l’unione con Dio. Le tre tappe del cammino su cui tutti noi, Apostoli di Maria, dobbiamo essere incamminati.

Rinnovare il nostro cuore significa, quindi, portare a maturazione tutti quei semi che abbiamo seminato dall’inizio della Quaresima.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale su ciò che è falso e destinato a crollare

Cari amici, l’indistruttibilità della Chiesa ha una radice inattaccabile che è la presenza di Cristo e il carisma di Pietro nel conservare la Verità fondamentale del Cristianesimo, dalla quale vengono tutte le altre Verità, che è quello che ha meritato a Pietro le Parole di Cristo, quando l’Apostolo ha detto: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

La Chiesa è indistruttibile perché il suo fondamento è Colui che è la Via, la Verità e la Vita. Gesù ha dato a tutto il collegio apostolico con a capo il Papa, un carisma particolare e ha dato anche a Pietro in persona questa grazia di conservare la Chiesa nella Verità.

La Chiesa è indistruttibile perché fondata su Colui che è la Verità, ma possiamo fare un ragionamento opposto dicendo che tutto ciò che non è costruito sulla roccia della Verità – che può essere quella rivelata o di carattere naturale (sappiamo che con l’intelligenza umana si può arrivare a dimostrare che Dio esiste e anche a definire alcune perfezioni, come ha stabilito il Concilio Vaticano I) – si distruggerà.

Stiamo vivendo una fase della Storia particolare, ma accadendo progressivamente non ci rendiamo conto dei cambiamenti che avvengono. Se consideriamo la Storia in una prospettiva di tempo più ampio, ci rendiamo conto che nel giro di pochi decenni il mondo è radicalmente cambiato. Dal dopoguerra in poi, si è accelerata quella deviazione provocata dal modernismo (punto fondamentale ripreso più volte anche dalla Madonna, che ci mette in guardia da satana che ci devia).

Questo è un fatto molto lontano nel tempo, sappiamo che l’enciclica di San Pio X sul modernismo è del 1907, perciò questo movimento era già fiorente. Papa Pio X era molto preoccupato perché questa corrente di pensiero si è insinuata nella Chiesa; infatti, ha instaurato fino al Concilio Vaticano II l’obbligo di fare il giuramento antimodernista a tutti i sacerdoti. Affonda le radici hai tempi del ‘900, quando c’è stata anche l’apparizione a Fatima.

Dunque, è avvenuto un cambio di religione, all’interno soprattutto dell’Occidente che è quella parte egemone nel mondo, a livello ideologico, che lo condiziona ampiamente. Da questo punto di vista, possiamo pensare che anche la Cina sia un pezzo dell’Occidente, perché la sua visione della vita è quella del marxismo e leninismo che è di estrazione europea.

In questo periodo, l’Occidente in qualche modo si è liberato dal Cristianesimo. Si è liberato non solo dal Cristianesimo, ma anche da quella religione naturale che porta a riconoscere l’esistenza di un essere supremo e di principi fondamentali, che sono quei comandamenti che Dio ha rivelato ma sono comunque scritti nel cuore dell’uomo. Si è creato questo radicale capovolgimento in un mondo che aveva Dio, Cristo, la Sua parola e i Vangeli al centro. Anche la civiltà cristiana, che il Vangelo ha creato, è stata egemone in modo molto positivo, perché è stata una civiltà di liberazione, in modo particolare per la donna e per i bambini.

Questo capovolgimento consiste nell’emarginare e cancellare i fondamenti della visione cristiana della vita, che è l’esistenza di Dio e dei comandamenti. Si è andato progettando nella cultura della comunicazione, delle leggi e delle istituzioni un tipo di mondo dove non c’è più Dio e i comandamenti, ma solo l’uomo che, come gli operai si sono appropriati della vigna uccidendo tutti i messaggeri del padrone, compreso suo figlio, così abbiamo fatto noi. Ci siamo appropriati della nostra vita e del mondo, ci siamo appropriati della Storia e ci siamo messi al lavoro in un’opera collettiva, specialmente nella cultura, nella politica, nell’educazione, nella scuola, nella comunicazione e abbiamo costruito con grande fervore il progetto di un mondo nuovo senza Dio.

Adesso, cominciamo a vedere le crepe di questo “edificio” fondato sulla sabbia, come secondo l’esempio di Gesù delle due case: una fondata sulla roccia che è la civiltà e la Chiesa dei principi fondamentali del Cristianesimo e della legge naturale; l’altra è fondata sulla sabbia che quando soffiano i venti viene travolta.

Ci stiamo dando da fare per modellare questo progetto di vita e questo tipo di civiltà in cui non ci sia Dio, non ci sia più un referente a cui rispondere e per cui la divinità viene attribuita a se stessi in modo assoluto e inappellabile. Senza dover rispondere a nessuno se non a se stessi o a quelli che fanno da supporto. In questo modo l’oscuramento di Dio sta diventando sempre più totale e nel medesimo tempo i principi fondamentali della legge morale naturale vengono sgretolati uno dopo l’altro. Il primo è quello che riguarda la dignità dell’uomo, che è essere inviolabile immagine divina che si può manipolare e uccidere fin dal grembo materno, lo si può utilizzare come se fosse una cosa. Da lì in poi, anche tutti i principi morali di giustizia, di libertà, di uguaglianza, di rispetto, di pietà, di condivisione, di responsabilità che il Cristianesimo a seminato.

Stiamo costruendo un mondo dove c’è il buio assoluto e dove comanda l’uomo, ma avendo eliminati i comandamenti di Dio, alla fine chi decide è la forza. In questo tipo di mondo non conta chi ha ragione, non c’è più differenza tra aggressore e chi è aggredito, fra lo sfruttatore e lo sfruttato, fra l’assassino e la vittima, conta solo la forza. La forza bruta, del potere, anonima, è un tipo di società governata dal diavolo. In una società del genere c’è l’assenza di tutto, della Verità, della luce, della bontà, della giustizia. Per questo quando la Madonna parla del diavolo usa sempre il termine “distruggere”.

Questo è un tipo di mondo che noi ci siamo adoperati a costruire in questi ultimi secoli, in una grande accelerazione dei tempi moderni. Nei venticinque anni del XXI secolo, dal quale la Madonna ha detto: “satana è sciolto dalle catene” (1° gennaio 2001) c’è stata questa straordinaria accelerazione e adesso cominciamo ad avvertire le crepe di questo mondo. Questo mondo non può sussistere, è destinato a crollare, ci rendiamo conto di come la Madonna abbia ragione nel dire che quella di satana è una falsa forza, perché esibisce se stessa ma poi crolla, in quanto manca della forza interiore che è la Verità, la giustizia, l’amore, la bontà.

Quello che abbiamo davanti è un mondo che crolla. Non dobbiamo meravigliarci del fatto che la Madonna più volte ha affermato che per il mondo nuovo senza Dio, non ci sarà né futuro né salvezza né vita eterna. Il messaggio di Medjugorje non è di paura, ma è una profezia che è nella logica divina, è la profezia che riguarda la Torre di Babele. Il fondamento corrosivo di questo mondo nuovo è il vuoto, la malvagità, la cattiveria che portano al collasso totale.

Questa è la prospettiva nella quale viviamo, della quale dobbiamo renderci consapevoli e di cui la Madonna ci informa ogni giorno, in tutti i suoi messaggi, mostrandoci i pericoli, l’azione di satana che è il seminatore di zizzania, è lui il regista universale di tutte queste cose.

Ciò che ho presentato sulla società di oggi, vale anche per la propria vita: se la vita è costruita su Dio e sui comandamenti, è una casa costruita sulla roccia e quindi è una vita che avrà un esito, un futuro nel tempo e nell’eternità; mentre se la vita non è costruita su Dio e i comandamenti, è una vita che va allo sbando, alla morte, al dissolvimento, alla sconfitta, nell’abisso della non sussistenza. Da questo dobbiamo stare molto attenti perché l’abisso dove c’è il fuoco che consuma e distrugge è eterno.

Questo pensiero è consolante perché se tutto ciò che è falso, ingiusto e cattivo è destinato a crollare, è anche vero che tutto ciò che è buono, giusto e santo durerà nel tempo e nell’eternità.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’esortazione della Madonna: “Figlioli siate luce”

Cari amici, oggi mettiamo a fuoco l’esortazione che ci fa la Regina della pace: “Figlioli siate luce”. Questo è un grande impegno per noi, perché essere luce in un mondo dove regna la tenebra, la dittatura del relativismo, la negazione della Verità, significa andare contro corrente ed essere ben saldi e uniti a Colui che è la Via, la Verità e la Vita.

La Madonna ci esorta in questo modo perché viviamo in un mondo che ha rifiutato Colui che è la luce del mondo, Gesù Cristo. Dobbiamo tenere sempre presente le motivazioni della presenza della Regina della pace, per così tanto tempo e con così numerosi messaggi. La ragione di questa Sua presenza è il fatto che il mondo sta sbandando gravemente e quindi rischia di collassare su se stesso. Questo è quello che Lei dice, ma è anche quello che noi vediamo. Cioè un mondo che procede verso l’autodistruzione, l’autodemolizione, non solo materiale ma anche morale e spirituale.

La Gospa è come Katechon, cioè ciò che trattiene satana sciolto dalle catene che vorrebbe portare il mondo alla distruzione, al suo regno, che sarebbe l’inferno sulla Terra. Sembrano espressioni pesanti, ma non lo sono perché sono bibliche; quindi, la Sacra Scrittura mentre ci rivela l’amore di Dio, ci svela anche le profondità del male. Mentre ci mostra queste due opposizioni, ci suggerisce anche cosa dobbiamo fare per lottare contro il male.

In un mondo dove regna il menzognero, quello che dobbiamo fare è essere luce di Cristo. Per questo la Madonna ci ha invitato, in questo cammino quaresimale, a pregare e rinnovare il nostro cuore affinché – arrivati alla Pasqua con la nostra unione con Cristo Risorto – diveniamo come Lui: Via, Verità e Vita, diventiamo luce del mondo. Dobbiamo, dunque, chiederci come fare per essere la luce di Cristo in mezzo alle tenebre.

Cristo è luce, poi ognuno di noi deve essere la luce del mondo, come ha detto Gesù. Poiché siamo luce del mondo, essa non deve essere messa sotto il tavolo ma sopra il candelabro perché faccia luce a tutti. Questa è la grande missione della Madonna, è la Sua missione di portare la luce di Cristo oggi, di fortificare la Chiesa nella fede, nella verità di Cristo e l’ha affidata anche a noi. Per essere luce di Cristo dobbiamo abbracciarlo nella totalità della Sua rivelazione, cioè a tutto ciò che ha detto, a tutte le Sue parole. Dobbiamo nutrirci delle Sue parole e renderle nostre, che i Suoi pensieri diventino i nostri, che i Suoi sentimenti diventino nostri, in modo tale che nella nostra umanità – impastata di tenebra, di tanti compromessi, di tanti errori, di tanta oscurità spirituale, morale e intellettuale – la luce di Cristo penetri, diventi il nostro modo di pensare, agire, sentire. Per essere assimilati a Lui ogni giorno bisogna affrontare un lavorio interiore di purificazione del nostro cuore e della nostra mente dai pregiudizi e dalla mentalità, dai discorsi e dalle prospettive del mondo.

Siamo in un mondo che ci bombarda da mattino a sera e ci devia. Come ha detto la Madonna nel bellissimo messaggio del 25 maggio 2010: «satana non dorme e attraverso il modernismo vi devia e vi guida sulla sua via», il modernismo con il quale satana ci distoglie dalla retta via, secondo il quale non c’è Dio, non ci sono i comandamenti, la Verità, l’Aldilà, la vita eterna, non c’è nulla di assoluto. La nostra fede è un procedere instabile e pieno di dubbi.

Diventiamo la luce di Cristo nel quale ci purifichiamo interiormente e intellettualmente, nel modo di parlare e di pensare che sia schietto, che esprima la Parola di Cristo, le Verità del Vangelo, senza temere che coloro che ci ascoltano si scandalizzino. Le parole che leggiamo nel Vangelo, dette da Cristo hanno scandalizzato gli uomini e sono adatte a tutti i tempi. Sono parole che tagliano come lame, sono luce che illuminano, sono un giudizio su ciò che siamo, su ciò che facciamo quando siamo nel male e nel peccato, che ci accusano con la voce della coscienza, che ci rimprovera e ci chiama alla conversione.

Questo appello che ci fa la Madonna è un lavorio interiore che riguarda il nostro modo di pensare e i nostri convincimenti, anche il nostro modo di parlare, le nostre stesse parole. Dobbiamo assimilare talmente il Vangelo che anche le parole, oltre ai pensieri, devono essere quelle. Parliamo i linguaggi della televisione, dei giornali ecc. ma noi che siamo cristiani abbiamo un linguaggio nostro che è quello del Vangelo. Il nostro modo di parlare, di pensare, di concepire la vita stessa di Dio, sia la Sacra Scrittura. In questo mondo che nega Dio, questo è quello che ci manca. Noi dobbiamo essere coloro che testimoniano Dio, la Sua parola, le Sue Verità, il Suo amore, la Sua misericordia, il Suo giudizio.

Questo invito “Figlioli siate luce” è un programma di vita. Ci impegna quotidianamente nella fatica di “smondanizzarci”, liberarci dai pensieri del mondo. Dobbiamo spogliarci del linguaggio del mondo, che molte volte è duro, crudo, ingannevole, deviante. Se noi cristiani fossimo dei “piccoli Cristo” nel modo di pensare e di parlare saremmo il sale della Terra, la luce del mondo.

Questo è quello che mi sento di presentarvi come strumento di battaglia. È chiaro che siamo nella grande battaglia fra la luce e le tenebre, fra la verità e la menzogna, fra la Donna vestita di sole e il dragone infernale, il quale è menzognero, omicida, perverso. Dobbiamo essere di Maria, la luce di Suo Figlio, la Sua testimonianza, la presenza di Suo Figlio. Noi possiamo essere Gesù nella nostra vita e quotidianità, possiamo essere la luce di Cristo, l’amore di Cristo e le mani tese della Madonna, se Gesù vive in noi. È un cammino attraverso il quale una scintilla può diventare una fiamma viva, un incendio che porterà luce di amore nel mondo, purificandolo.

La Regina della pace ci invita a fare un cammino di santità che sia per gli altri un invito a percorrerlo. Questa è la prospettiva a cui Lei ci chiama in un momento in cui lo spirito del male – attraverso la menzogna, l’odio, la cattiveria, la malvagità – si sta impadronendo dei cuori, li scardina e li rende sterili una terra improduttiva. Che a causa della nostra “non vigilanza” e svogliatezza non capiti anche a noi di essere come quei tralci secchi che servono solo per essere bruciati.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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