
Pensiero spirituale sull’esortazione della Madonna “Rinnovate il vostro cuore”
Cari amici, prendiamo l’esortazione della Regina della pace «Rinnovate il vostro cuore», con il quale ha aperto il messaggio del 25 febbraio 2024.
Questo invito significa rendere nuovo il nostro cuore, quindi vuol dire – nella prospettiva anche del tempo quaresimale –vedere la situazione del nostro cuore nella luce di Dio. Da un punto di vista spirituale e del nostro rapporto con Dio, la situazione del nostro cuore nella prospettiva biblica è il centro spirituale, morale e decisionale dell’uomo. Nella Bibbia ci sono due espressioni per indicare il centro interiore dell’uomo, nella sua profondità e nella sua capacità di decidersi davanti a Dio, e sono il cuore e l’anima. La Bibbia parla del cuore più che dell’anima, però nella tradizione cristiana ci sono ambedue questi componenti. Siamo più soliti a parlare del cuore ma l’anima è quella realtà che Dio ha creato e che è quella immortale; perciò, quando il nostro corpo muore continuiamo ad esistere.
Dobbiamo, dunque, guardare la nostra situazione dell’anima e del cuore davanti a Dio. A questo riguardo ci sono dei messaggi della Regina della pace a Mirjana in cui la Madonna ha detto che ci guarda e vede i nostri cuori sporchi e sudici. È un messaggio molto severo che può far riflettere molti sul fatto che non è la pratica esteriore quella decisiva davanti a Dio. Nella Sacra Scrittura e nel Vecchio Testamento vi è scritto che Dio non guarda le apparenze ma il nostro cuore. Dobbiamo chiedere la grazia di Dio, nella preghiera, di guardare al nostro cuore come lo vede Lui. Cerchiamo di nascondere il male, di rimuoverlo, di coprirlo, di zittire la voce della coscienza che ci rimprovera ma così facendo non cambiamo; anzi, accumuliamo il male finché poi la coscienza non rimorde più, perché è stata zittita del tutto.
Quindi, bisogna avere questa disponibilità nell’umiltà di inginocchiarci e dire a Dio: “Signore, aiutami a capire in che situazione sono, dammi la Tua luce, fa che io veda me stesso nella Tua luce per cui io veda i miei peccati e concedimi la grazia di vedere la Tua misericordia”. Se potessimo vedere soltanto i nostri peccati avremmo un atteggiamento distruttivo verso noi stessi, perché il male è depressivo e corrosivo per sua natura, ma visto nella luce della divina misericordia si può trovare un cammino per guarire. È una grazia immensa quella di potersi sentire peccatori, di sentirsi sporchi, che abbiamo bisogno di pulirci. Diversamente, creeremmo una falsa coscienza. Questa è la grazia che ha avuto re Davide dopo aver commesso peccati gravissimi. Ha composto il Salmo “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce”, è la voce di una persona che ha visto il male che prima non vedeva perché accecato. Quando è venuto Natan a redarguirlo, re Davide non comprendeva ciò che aveva fatto, ma dopo averglielo spiegato gli si aprirono gli occhi.
Questa è la grazia che dobbiamo chiedere: che ci cadano le squame dagli occhi, perché è così che incomincia il rinnovamento del cuore. Vedere i nostri peccati nella luce di Dio, vedere il male che ci distrugge, il male che ci rovina la vita, il male che è un abisso che ci trascina sempre più a fondo. Il male è una gola che ci avvolge, ci soffoca e per grazia possiamo uscirne, ma occorre incominciare ad individuarlo.
Chiederci in che stato è il nostro cuore è la prima domanda. La seconda è chiedersi da chi è abitato il nostro cuore. Se il nostro cuore è in preda al peccato, ai vizi gravi, quindi è pieno di serpi e di scorpioni (per usare un linguaggio biblico) e di erbe infestanti, allora dobbiamo metterci nella prospettiva di chiederci come mai il nostro cuore è diventato così. Dobbiamo capire che c’è stata tutta una strategia del diavolo per espellere dal cuore Dio, che vi abitava quando si era in uno stato di grazia. La strategia del diavolo ci ha portato nella tiepidezza, nel disarmo spirituale, ha introdotto i peccati finché è andato lui stesso ad insidiarsi nel nostro cuore. È un’occupazione abusiva perché il cuore dell’uomo è stato creato per essere abitato dalla Santissima Trinità, ma il diavolo vuole sloggiare Dio dal nostro cuore con il peccato, abitarvi lui stesso e diventare il padrone della nostra vita. Il diavolo vuole succhiare la nostra vita, portarci alla perdizione, sviarci dalla via giusta, farci diventare a sua immagine. Non vediamo come – anche esternamente – si vede l’occupazione del cuore da parte del male, dalla cattiveria che esprimiamo, dal linguaggio che usiamo, dai gesti che facciamo, dalle azioni che compiamo, vediamo i frutti malefici del cuore inquinato dal male. Chiediamo a Dio di darci la grazia di vedere il male che c’è in noi per poter guarire.
Come si fa a guarire dal male che è in noi? Come quando si va dal medico a far vedere la piaga perché ci dia le medicine, così dobbiamo mostrare i peccati del nostro cuore al medico delle anime che è Gesù Cristo, mostrarle a Lui perché le guarisca. Gesù può sradicare i vizi, le cattiverie, i veleni del nostro cuore, con la grazia dello Spirito Santo. Ci dà la Sua grazia che entra nel nostro cuore, risveglia la coscienza, dona uno sguardo di verità ai nostri occhi e rafforza la volontà nella decisione di cambiare. La luce che illumina e fa vedere il peccato è un preliminare, ma poi il problema si risolve con la volontà. La grazia che chiediamo agisce sulla volontà che decide di aprire il cuore a Dio, di lasciare il peccato, di cambiare vita o che si rafforza nel fare un passo avanti nel cammino di santità.
Alla fine, ciò che conta, sono le decisioni. Sono tre precise decisioni quelle che portano a Pasqua con un cuore rinnovato: la decisione di aprire il cuore alla luce di Dio e alla divina misericordia, quindi la decisione di interrogarsi sulla propria situazione arrivando ad aprirsi a Dio e ad illuminarsi della Sua luce; la decisione di lasciare il peccato, passo fondamentale che si concretizza nella confessione dove si presentano i peccati alla divina misericordia e si viene perdonati; la decisione di purificare il cuore, una passo avanti nel cammino della santità. Una volta purificato il cuore con la confessione si è ancora molto deboli, come nel Vangelo che quando una persona viene liberata dal demonio, quello va nel deserto per cercare i sette vizi capitali ed entra nella casa, che se non viene presidiata, viene sgominata.
La decisione di staccarsi dal male, di tagliare le radici del male e le teste dei serpentelli dei vizi capitali, deve essere accompagnata giorno per giorno con un lavorio di purificazione del cuore. In questo modo, la volontà diventa sempre più forte, più decisa, cresce in noi l’amore per Dio, per la virtù, per la santità che è un grande incentivo nella fatica quotidiana, dove dobbiamo lottare contro le tendenze cattive che sono in noi, contro il mondo e contro il demonio. La purificazione è un cammino altrettanto doloroso, ma anche gioioso perché la pratica del bene dà la gioia.
Come ci insegna la Regina della pace, il terzo passo è quello di donare il cuore a Dio, un cuore aperto, ripulito, purificato, confermato nella decisione di essere un tempio di Dio. Se Dio attraverso Gesù Cristo e Maria, ci dona il Suo cuore e il Suo amore anche noi dobbiamo donare il cuore, cioè decidere dentro di noi di crescere nell’amore di Dio sopra ogni cosa. All’interno di questo amore, c’è anche l’amore per il prossimo, cioè dare al prossimo in tutte le possibilità che ci offre la vita quell’amore che Dio dà a noi.
Fare questo cammino in orientamento verso la Pasqua è un cammino di santità, sono le tre tappe: la confessione, la purificazione e l’unione con Dio. Le tre tappe del cammino su cui tutti noi, Apostoli di Maria, dobbiamo essere incamminati.
Rinnovare il nostro cuore significa, quindi, portare a maturazione tutti quei semi che abbiamo seminato dall’inizio della Quaresima.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”