"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul messaggio del 25 febbraio 2024

Cari amici, al termine del bellissimo messaggio del 25 febbraio 2024, la Madonna ci invita a essere «luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore.» questo è uno dei passaggi più belli. Riprende un tema che la Regina della pace ha proposto diverse volte negli ultimi tempi quasi a bilanciare quei messaggi nei quali ha denunciato gli sbandamenti spirituali del mondo moderno: “la croce e la fede sono rifiutate” (25 luglio 2020) cioè noi siamo diventati pagani. Espressioni molto taglienti come «satana regna» (25 marzo 2020) «l’umanità ha deciso per la morte» (25 ottobre 2022), che stanno a indicare l’apostasia che si è realizzata soprattutto nei Paesi di antica cristianità che hanno ritenuto il Cristianesimo una religione superata. Quindi bisogna entrare nell’Età dei lumi, della ragione, uscire fuori dalle tenebre del Medioevo perché il Cristianesimo sarebbe una fase tenebrosa dell’umanità. Adesso, invece, ci sarebbe la fase nuova dove l’uomo entra nella sua maturità e libertà, capace di progettare il suo futuro.

La Madonna ci ha svelato questa deriva del mondo moderno, specialmente quello cristiano. Già agli inizi delle apparizioni aveva fatto riferimento apertamente all’Occidente che va inteso in modo più ampio, una forma di civiltà mondiale che è comunque condivisa con tutti, anche Russia, Cina e Paesi del terzo mondo, persino l’India che ha proclamato Brahma suo dio. Di fatto tutti si comportano come se fossero i padroni del mondo cioè capaci di progettare un uomo nuovo, un’umanità nuova sostituendo la Creazione di Dio, di conseguenza sostituendosi a Lui. Questo la Madonna l’ha sempre denunciato ma ci ha dato sempre speranza, non solo perché Lei è presente ma anche perché l’uomo anche quando devia, quando è posseduto dalla potenza del male finché non entra nello stato di impenitenza finale, cioè quella decisione interiore totale di appartenere, di allearsi e condividere al regno delle tenebre. Finché non si arriva a quello stato di impenitenza, l’uomo conserva quella parte segreta di se stesso che Dio si tiene per sé. Quando l’inverno porta la morte senza speranza, la primavera fa fatica ad arrivare.

Il mondo attuale – che non vuole e rifiuta Dio – anela a Dio che è amore, nonostante tutto quello che ha detto la Madonna. Questa espressione che ci dà molta speranza è possibile perché l’anima umana è una scintilla divina. Dio ha creato l’uomo a Sua immagine e somiglianza, l’ha creata capace di Dio cioè capace di conoscerlo, di amarlo, di entrare in intima unione con Lui, di servirlo in questa vita per poi godere della Sua gioia eterna in Paradiso nel cuore stesso della Santissima Trinità mediante l’unione al Figlio che si è fatto uomo.

C’è una bontà nella Creazione che difficilmente si perverte. Gli angeli hanno potuto realizzare la loro unione con Dio o la loro posizione a Dio trasformandosi in demoni in un solo istante attraverso la loro scelta. Come dice San Tommaso D’Aquino, nel primo istante Dio creò gli angeli e li elevò in grazia, nel secondo istante o trasformarono se stessi in servi di Dio, amici di Dio o trasformarono loro stessi in demoni, oppositori di Dio. Questo processo di unione o perversione a Dio, si consuma nel corso della vita, ma non è facile il peccato mortale. La Regina della pace dice che nonostante questa mentalità del mondo che si ritiene “fiero” di essere ateo e che non vuole Dio ma si mette al Suo posto, arrivando a forme di odio, bestemmia, insulto, persecuzione nei Suoi confronti e verso tutto ciò che è Sacro, vediamo che anche questi quadri di grandi scompigli e sbandamento spirituale, ci sono delle persone che si convertono. Molte volte sono persone che sono scivolate molto in basso, tuttavia non si sono ancora “pervertite”, come dice Papa Francesco: “Non si sono ancora corrotte” quindi impenitenti. Con la grazia di Dio e con l’aiuto della nostra testimonianza possono ancora convertirsi. La Madonna ha collocato nel messaggio quest’espressione secca e severa «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili». La zizzania è quell’erba – di cui parla anche il Vangelo – in tutto simile al grano, che quando cresce mangia le altre spighe. Questa zizzania è esattamente quella che, nel messaggio del 25 settembre 2023, la Madonna ha chiamato modernismo all’interno della Chiesa: «Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù». Papa Pio X già nel 1907 con l’enciclica Pascendi, ha svelato questa potenza del male che opera all’interno della Chiesa e che ha colpito tanti uomini al suo interno. La Chiesa è stata imbrigliata per alcuni decenni, prima della seconda guerra, in questa mentalità del modernismo, che è un modo di pensare secondo il quale non c’è il soprannaturale. Nella sua estrema conseguenza il modernismo porta all’ateismo, l’ha detto San Pio X, molti sono già atei e modernisti, altri sono stati deviati. Il modernismo demolisce tutti i capisaldi del Cristianesimo, come la divinità di Gesù Cristo, la divina Rivelazione, la Parola di Dio, i Sacramenti, riducono la Chiesa a una grande istituzione umanitaria. La Madonna ha richiamato a questo pericolo, la Parrocchia di Medjugorje, la Chiesa e tutta l’umanità.

È chiaro che in questo messaggio c’è l’indicazione di un veleno terribile, che è la mentalità modernista che priva l’uomo dell’unione con Gesù e Maria, fa seccare la preghiera e l’orientamento al soprannaturale. Quindi, molti cuori sono diventati sterili. È come quando in un campo di frumento, predomina la zizzania e il raccolto va a male e bisogna strappare tutto, rivangare, ripulire, riseminare. Rifare quel campo non è facile, però, questi sono i miracoli che compie la grazia. In questo mondo in cui apparentemente c’è una coltre oscura che sembra impenetrabile, la Madonna dice di non perdere la speranza. Nel fondo dell’essere umano c’è una parte dell’anima che il Padre si è riservata per sé, che anela a Dio, alla pace. Quando la Madonna nel messaggio del 25 ottobre 2022 disse che l’umanità ha scelto per la morte, ha subito detto che il cuore umano può cambiare.

La regina della pace dopo averci esortato a fare il nostro cammino quaresimale, ci ha segnalato questo pericolo che ci rende sterili, cioè improduttivi, senza frutti, senza dimensione soprannaturale perché la neghiamo. Non credendo nella divina rivelazione in tutte le sue espressioni che sono avvenute e che viviamo nella Chiesa (comprese le apparizioni mariane e di Gesù), questa zizzania che arriva dal nemico cioè da quelli che hanno una visione atea e materialistica della vita, vorrebbe che anche la Chiesa spossasse ed entrasse in questo Pantheon di dèi. Molti sono caduti in questa apostasia, anche sacerdoti, è una battaglia che viene fatta giorno per giorno.

Il succo del messaggio è questo: la Madonna ci invita a non scoraggiarci di fronte a questo debordare delle tenebre, di stare attenti che non ci afferrino, noi dobbiamo essere la luce. L’uomo aspira alla verità, alla luce, dobbiamo essere il bene che è quello a cui l’uomo aspira, dobbiamo essere l’amore, dobbiamo essere la pace. Con l’aiuto di Dio, nella nostra umiltà, con coraggio e rigore facciamo la nostra parte, essere fedeli a Dio. Come dice una lettera dell’Apocalisse: “Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”. Con coraggio, facciamo quella che la Madonna ci ha detto, dobbiamo essere le Sue mani tese, la luce, l’amore in questo mondo che anela a Dio che è amore. La Regina della pace ha anche detto che la verità se la testimoniamo coraggiosamente, per sua natura si impone al cuore umano, perché creato per la verità e la luce.

Ho espresso il mio pensiero per avere quell’incentivo a testimoniare perché facendo la nostra parte ci sarà la grazia dello Spirito Santo che opera nei cuori.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla mortificazione della lingua

Oggi, cari amici, vorrei proporre un fioretto quaresimale fra i più ardui da realizzare. Questo fioretto ha dietro di sé una notevole letteratura spirituale, riguarda la nostra esperienza di vita e anche di cammino spirituale: si tratta della mortificazione della lingua.

Se cerchiamo la parola “lingua” nella Sacra Scrittura, specialmente nell’Antico Testamento e nei Salmi, vediamo l’importanza della lingua umana. Innanzitutto, la lingua che Dio ha creato è un grandissimo dono per lodarlo, per ringraziarlo, per annunciare la Sua Buona Novella, per essere annunciatori di pace, di misericordia, di amore. Non c’è dubbio che questo dono Dio lo ha dato a noi perché conoscendolo e amandolo potessimo con la nostra lingua benedirlo, farlo conoscere, testimoniare il Suo amore per noi. Attraverso la lingua possiamo raccontare agli altri attraverso l’evangelizzazione, i canti o la letteratura, la bellezza e grandezza del Creato, cioè dell’opera divina della Creazione e della Redenzione.

Per lingua intendiamo oltre che a quella parlata, anche quella scritta. La lingua scritta è stata resa degna in un libro di ospitare la Parola di Dio. Non si potrà mai parlare abbastanza di questo dono che Dio ha fatto all’uomo.

Questo dono si è pervertito dopo la caduta nel peccato originale, nel momento in cui Eva ha aperto le orecchie al sibilo del serpente antico, alla lingua biforcuta, alla lingua menzognera che l’ha tratta in inganno. Lei ha aperto l’orecchio per ascoltare queste parole sibilanti («Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male») che le hanno trafitto mortalmente il cuore.

Questo è il sibilo velenoso che attraversa la storia umana e che ha infettato molti uomini del nostro tempo che hanno presunto di mettere se stessi al posto di Dio.

Il Signore nella Sua provvidenza, in una lettera di un grande Apostolo che si chiama San Giacomo, ha voluto dedicare un piccolo paragrafo alle malefatte della lingua. Non esistono brani di letteratura mondiale così efficaci e così aderenti alla realtà come la lettera di San Giacomo Apostolo al capitolo terzo, vi riporto i versi:

«Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo: tutti infatti pecchiamo in molte cose.»    
Mette in guardia sul fatto di insegnare cose che poi non si mettono in pratica, perché così facendo si riceve un giudizio più severo dal Signore. Dire e insegnare ma non fare è il rimprovero che Gesù ha fatto agli scribi e ai farisei.

«Se uno non pecca nel parlare,»      
San Giacomo ne approfitta per fare un’omelia brevissima sulle malefatte della lingua nella vita umana di una persona.         

«costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo.»          
Chi è in grado di tenere ferma la lingua, tiene fermo tutto il corpo e quindi tutte le altre parti del corpo e tutti i sensi che provocano la lussuria, l’invidia, la gola e gli altri vizi.    

«Se mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e spinte da venti gagliardi, con un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota. Così anche la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose.»   
Come diceva Hegel, un grande filosofo tedesco, che là dove passano le parole dopo cinquant’anni passano i cannoni.         

«Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geènna.»         
La lingua crea molti danni agli altri ma crea molti danni anche a se stessi quando non la si sa dominare.


«Infatti, ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dall’uomo, ma la lingua nessuno la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale.»
È vero anche relativamente alla nostra lingua personale.


«Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non dev’essere così, fratelli miei!»       
Quindi, questo grande dono di Dio che è la lingua – che dovremmo usare per raccontare le sue opere, per benedire, per confortare e incoraggiare – la usiamo per diffamare perché alimentata dalla gelosia, dall’invidia che diventa omicida, serve per mentire, per deviare gli altri con la menzogna, per coprire se stessi, per mettere la maschera da pecora quando invece abbiamo la faccia da lupi. Di questa menzogna di satana, Gesù dice che è omicida fin dal principio.

La menzogna di cui la lingua è esperta è un tratto satanico particolare che ci rende particolarmente simili a satana. I bugiardi, i mentitori, i falsi sono figli del maligno. La lingua serve per ingannare gli altri, per trarli in inganno, per portarli alla morte, alla sventura, a farsi del male. Tante volte l’inganno diventa una trappola di parole, di falsi consigli con i quali rinchiudiamo le persone come fossero animali.

La lingua può avvelenare, sono i morsi del serpente che possono uccidere una persona, la mette in una situazione di sconvolgimento interiore come è avvenuto per Eva quando il serpente ha sibilato la sua sentenza dando del bugiardo a Dio e lei ha ascoltato. La lingua avvelena e seduce come quella dei venditori che vendono le patacche o gli orologi di ottone come fossero d’oro, ti presentano il male come fosse il bene. Serve per tutto ciò che è del mondo, per incensare, per applaudire, per vanagloriare gli altri, è un membro che si bava veleno da mattina a sera.

Giacomo tocca un punto di cui abbiamo fatto esperienza, dominarla è difficilissimo, quasi impossibile, però bisogna provarci. Ecco perché nella storia, non solo del Cristianesimo, abbiamo iniziative per frenare la lingua il più possibile e utilizzarla solo per lodare Dio come il monachesimo, l’eremitismo (che vivono da soli) oppure i padri del deserto in modo tale che se dovevano parlare lo facevano per lodare Dio e per benedirlo.

La fatica che si fa a dominare la lingua e a vincerla è la pratica del silenzio. La Madonna disse a proposito dei Pastori della Chiesa: «Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni giudizio» (2 agosto 2012).  È importante esercitarsi in questa virtù del silenzio durante la quaresima, pesare le parole che si dicono, però per questo bisogna purificare il cuore, perché sia nella pace di Dio e nella sua gioia. Se il cuore è inquinato, è arrabbiato, è pieno di odio, tali saranno le parole. È importante l’esercizio di usare la lingua per Dio, quello di lavorare sul cuore perché venga purificato, perché c’è questa connessione molto profonda per cui la lingua tira fuori dal cuore il male e il bene, per questo dobbiamo avere nel cuore il bene.

Dobbiamo pregare con Dio, parlare, chiedere, lodare, implorare il Signore e aprire il cuore alle parole del Suo amore.

Taci e fai silenzio con il mondo e parla con Dio, così sarai pronto per usare la lingua per edificare, per educare, per incoraggiare, per illuminare e per benedire.

È un’impresa difficile, ma se c’è un digiuno da fare è anche questo: il digiuno della lingua. Il digiuno a pane e acqua ci rende forti e purificati nel cuore per fare il digiuno della lingua.

Le vostre labbra siano chiuse ad ogni critica, ad ogni parola vana, ad ogni parola insinuante, ad ogni parola diffamante, ad ogni parola di minaccia, ad ogni parola di eduzione e vana gloria.

Coraggio, cari amici, abbiamo a disposizione tante parole per aiutare noi stessi e diciamo: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.”         
Cioè chiediamo al Signore di parlare con la Sua saggezza e il Suo amore e di riempirne il nostro cuore in modo da poter parlare agli altri come Dio parla a noi.

Se noi siamo deboli su questo fronte, dobbiamo praticare l’esercizio spirituale ascetico durante questa Quaresima.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle Verità di fede

Cari amici, viviamo in tempi di crisi di fede e uno degli aspetti di questa crisi non è tanto il rifiuto – come ha detto la Madonna «La croce e la fede sono rifiutate» (25 luglio 2020) – ma c’è una tendenza di persone che vogliono conservare la fede in modo molto soggettivo.

È un modo di considerare la fede dal quale ci ha messo in guardia l’allora cardinal Ratzinger nel suo famoso discorso prima del conclave nel quale fu eletto: la fede “fai-da-te”, che non riguarda tanto l’atteggiamento interiore del credere, quanto invece le Verità oggettive della fede nelle quali credere.

La fede la esprimiamo nel Credo, nell’Atto di fede, nella sua formulazione oggettiva che raggruppa tutte le Verità di fede che la Chiesa ha compilato nei suoi grandi Catechismi nel corso della Storia. La fede è tutto quel complesso di Verità che convergono, in particolare, sull’unicità di Dio Santissima Trinità (che professiamo all’inizio del Credo) e sull’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, quindi la Sua divinità. Dio Santissima Trinità e la divinità di Gesù Cristo sono considerate le due Verità fondamentali della fede, ma sono come le radici di un albero che cresce e si dirama.

Il Credo è un compendio delle Verità di fede in cui alcune sono esplicite, altre implicite. Ad esempio, nel Credo non si menziona l’inferno, ma l’inferno esiste.

La fede da una parte è l’atteggiamento oggettivo di apertura a Dio, dall’altra questo atteggiamento interiore di apertura a Dio, che è un dono di grazia, deve aprirsi alla totalità delle Verità di fede, senza eliminarne nemmeno una.

C’è una gerarchia delle Verità della fede ma sono tutti frammenti di un mosaico meraviglioso che ci deve stare a cuore. Il primo atteggiamento che dobbiamo avere è proprio questo: tutte le Verità della fede che la Chiesa ha avuto da Dio – nella divina Rivelazione che ci insegna e ci propone a credere – devono essere accolte con umiltà e con convinzione. Ovviamente ci sono dubbi da superare perché sono legati alla nostra incapacità e oscurità mentale, ai condizionamenti delle ideologie del mondo, ma vanno superati e soprattutto bisogna resistere alla tentazione di selezionare le Verità della fede.

La tentazione di selezionare le Verità della fede vuol dire accogliere solamente le Verità che più ci aggradano. Questo è un atteggiamento che fa naufragare nella fede perché basta la negazione di una Verità per naufragare nella sua totalità.

Le Verità di fede non si selezionano, non posso credere al Paradiso e al purgatorio ma non all’inferno; sono tutte e tre Verità di fede che sono nella Sacra Scrittura che Dio ha rivelato ed esercitato per duemila anni e che dobbiamo accettare. Questo va applicato a tutti i frammenti del mosaico che formano quell’affresco meraviglioso che è la fede cattolica. Quindi, dobbiamo evitare la selezione arbitraria delle Verità ed evitare questo atteggiamento che ci porta a peccare nella fede.

Un atteggiamento molto diffuso oggi per quanto riguarda le Verità della fede è il sincretismo. È una selezione di credenze che prendono alcune Verità della fede cattolica e alcune verità e pratiche di carattere morale o ascetico di altre religioni per poi mescolarle insieme. In pratica è la negazione di un discernimento fondamentale della Chiesa. La Chiesa ci insegna che la sua dottrina che essa ha avuto da Dio, nella Sacra Scrittura, nella venuta di Gesù Cristo, nel Suo insegnamento, nella tradizione stessa ricca di stimoli e frammenti di Verità di fede, tutto questo è Divina rivelazione. Non possono esserci credenze umane prese da altre religioni perché si finirebbe per mettere sullo stesso piano la dottrina cattolica – che è una dottrina rivelata – con le religioni umane. Questo è il pericolo del sincretismo, che è intaccato da molti aspetti della vita cristiana, soprattutto introducendo pratiche delle religioni orientali all’interno della preghiera e teologia cristiana, come se le speculazioni filosofiche delle regioni fossero sul medesimo piano delle Verità di fede che Dio ci ha rivelato.

Da una parte una selezione arbitraria di ciò che devo credere, dall’altra un miscuglio di varie Verità di fede mi porta a fare naufragio nella fede cattolica, mi portano a perdere la fede cattolica autentica.

Un altro fattore all’interno dell’atteggiamento delle fede fai-da-te è l’individualismo. È molto diffuso, molti vivono la fede, anche quella ancorata alle Verità principali della fede, staccati però dalla Chiesa come se stessero facendo un itinerario personale di fede staccato dalla comunità; la stessa comunità che ha dato la grazia della fede mediante il Battesimo, nella quale si riceve la grazia dei Sacramenti con i quali si cresce nella fede della vita cristiana.

Nel corso della vita si trovano persone che dicono un’affermazione ingannevole ovvero “Io credo ma non pratico” facendo capire che non si è una pecorella nel gregge di Dio, ma una pecorella autonoma che pascola per contro proprio. Queste persone non hanno nessun rapporto con la comunità e la Chiesa, che è la depositaria della fede cattolica e delle Verità di fede. La Chiesa guida i fedeli e li fa crescere nell’approfondimento della fede alimentandola con la preghiera liturgica, in modo particolare quella dei Sacramenti e soprattutto dell’Eucarestia. Alla fine, queste persone sono come tralci staccati dalla vite che appassiranno e si seccheranno.

Quando ci estraniamo dalla comunità cristiana abbiamo perso il senso e la gioia di appartenere alla Chiesa cattolica nella sua integrità e nel suo splendore. In parrocchia riceviamo il Battesimo con cui veniamo inseriti nella comunità cristiana, siamo divenuti membra nel corpo di Cristo, siamo parte della comunità qui sulla Terra ma anche in Cielo.

Dobbiamo riscoprire il fatto di credere con la Chiesa, di condividere la fede con la Chiesa, di camminare con la Chiesa cercando di vivere la grazia di appartenere a questa comunità soprannaturale e nella quale siamo tutti fratelli, siamo tutti membri del corpo mistico.

Sono questi tre aspetti, queste tre ferite dell’organismo della fede – cioè l’attitudine al selezionare le cose da credere secondo i nostri piaceri, il mescolare le Verità della fede cristiana con opinioni o con credenze di altre filosofie e religioni, vivere la fede da soli fuori dalla vita della comunità – che portano alla perdita della fede. Perdiamo la fede e diventiamo rami secchi quindi moriamo senza la fede.

Il Sacramento dell’Estrema Unzione, con l’olio degli infermi, con il Sacramento della Confessione, l’Eucarestia come viatico, sono quei grandi doni che Dio ha dato alla Chiesa e a tutti quelli che appartengono ad essa. Ma oggi si muore per conto proprio, abbandonati a se stessi, fuori da quella coralità di preghiere per la propria anima che è uno dei compiti fondamentali della Chiesa, ovvero accompagnare le anime alle soglie dell’eternità e pregare per esse.

Facciamo un esame di coscienza a proposito di queste tre ferite che oggi la fede patisce cioè l’attitudine a selezionare, il sincretismo, l’individualismo sintetizzati in un’espressione molto incisiva di Benedetto XVI: “la fede fai-da-te”.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul principe di questo mondo

Cari amici, il demonio è uno dei protagonisti della Quaresima; il Vangelo della prima domenica, infatti, racconta dell’affronto che ha fatto a Gesù nel deserto. Il demonio è all’inizio della Sacra Scrittura nell’Antico Testamento, è all’inizio del Nuovo Testamento ed è al termine della Storia della Salvezza. C’è un protagonismo che ha un rilievo enorme e non si comprende la Storia della Salvezza, che ha come punto focale l’Incarnazione del Verbo e la Venuta di Cristo nella gloria, se non ci fosse questa battaglia contro il demonio il cui vero autore è il Verbo Incarnato.

La guerra dell’angelo ribelle è stata rivolta proprio a Dio che ha risposto inviando Suo Figlio, senza il quale noi povere creature non avremmo avuto alcuna possibilità di uscire vittoriosi contro il demonio. Il demonio è il protagonista negativo della Storia umana, la sua potenza ci sfugge, è così grande che non riusciamo a comprenderla. Certamente è ancora più grande la potenza di Dio.

Il demonio ha sedotto l’umanità attraverso Eva, ma Dio gli ha messo contro un’altra Donna, la Vergine Maria Immacolata che è Lei stessa protagonista della Storia e condivide con Cristo la regalità sul mondo. La Madonna, in modo particolare, ha detto che questa è l’ultima battaglia del demonio con gli aiuti che vengono dagli uomini. Il potere umano assoluto e la falsa religione verranno sconfitti. Satana stesso sobillerà il mondo e sarà sconfitto direttamente da Cristo. È un panorama biblico.

Negando il demonio si nega uno dei pilastri della Storia della Salvezza. Cristo viene a salvarci proprio dal demonio.

Joseph Ratzinger è stato un teologo come pochi. A proposito del diavolo, in un’intervista molto significativa ha scritto:
“Checché ne dicano certi teologi superficiali, il diavolo è, per la fede cristiana, una presenza misteriosa ma reale, personale, non simbolica. Ed è una realtà potente (“il Principe di questo mondo”, come lo chiama il Nuovo Testamento, che più e più volte ne ricorda l’esistenza), una malefica libertà sovrumana opposta a quella di Dio: come mostra una lettura realistica della storia, con il suo abisso di atrocità sempre rinnovate e non spiegabili soltanto con l’uomo. Il quale da solo non ha la forza di opporsi a satana, ma questo non è un altro dio, uniti a Gesù abbiamo la certezza di vincerlo. E Cristo il “Dio vicino” che ha forza e volontà di liberarci: per questo il Vangelo è davvero “buona notizia”. E per questo dobbiamo continuare ad annunciarlo a quei regimi di terrore che sono spesso le religioni non cristiane. Dirò di più: la cultura atea dell’Occidente moderno vive ancora grazie alla libertà dalla paura dei demoni portata dal cristianesimo. Ma se questa luce redentrice del Cristo dovesse spegnersi, pur con tutta la sua sapienza e con tutta la sua tecnologia il mondo ricadrebbe nel terrore e nella disperazione. Ci sono già segni di questo ritorno di forze oscure, mentre crescono nel mondo secolarizzato i culti satanici”.
(Joseph Ratzinger/Benedetto XVI – da “Rapporto sulla fede”, Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger)

Ratzinger aveva una cultura storica ampissima e sapeva leggerla alla luce della fede. La Storia umana, alla luce della fede è spaventosa. I primi sei capitoli della Genesi narrano la perversità del genere umano fino a quando Dio decide di sterminarlo salvandone una minima parte, quella di Noè; da lì ha inizio l’opera della salvezza e Dio salva sempre gli umili e i semplici che sono luce e lievito per gli altri.

La Storia umana è una carneficina spaventosa, al di là di ogni immaginazione. Anche oggi in occidente, sotto la patina dorata, ci sono abissi di male indescrivibili tanto sono terribili. C’è una potenza di male che tocca abissi inconcepibili e che non comprendiamo. L’uomo da solo non ha la forza di opporsi a satana.

Satana è potente, non è onnipotente e la sua è una falsa forza. Satana è un perdente che fa pagare amare le sue perdite. Solamente uniti a Gesù abbiamo la certezza di vincere su satana. Il mondo senza Dio sta soccombendo sotto il dominio di satana, c’è una corsa all’autodistruzione, gli uomini sono accecati dall’odio e dal delirio di onnipotenza.

Il Vangelo è la buona novella della nostra liberazione da satana ed è compiuta da Cristo stesso. Come Cristo ha annunciato la buona novella della sua presenza cacciando i demoni e cioè esercitando la sua onnipotenza verso lo spirito del male, della menzogna e della seduzione, allo stesso modo noi come Chiesa dobbiamo annunciare la potenza di Dio che è presente, per liberare il mondo dall’accecamento che viene dallo spirito del male. Molte volte satana imbelletta l’esteriorità camuffando il male sotto forma di bene. Basti pensare a certi personaggi storici che hanno commesso delitti orribili ma che passano per i “grandi della Storia”.

Il Cristianesimo si è diffuso perché annunciava la vittoria di Cristo sul demonio avvenuta mediante la Croce. In occidente la luce di Cristo si sta spegnendo perché si è accesa la falsa luce della ragione umana, dell’autosufficienza e dell’orgoglio.

Gran parte dell’occidente è un oceano di disperazione e di morte. Il mondo moderno non vuole Dio e sta andando verso la perdizione, lo ha detto la Madonna. L’umanità ha scelto per la morte.

Stiamo entrando nel terrore e della disperazione delle potenze del male che hanno in mano il mondo. L’inferno sulla Terra è quello che sta crescendo nel mondo, anche in occidente dove i residui di civiltà cristiana che possono essere travolti da un momento all’altro dalle forze più oscure che hanno in mano i mezzi di comunicazione e di repressione della società.

Ratzinger ha fatto questo ritratto della società oramai una trentina di anni fa, ha fatto storia ed è quello che stiamo vivendo. Nel nostro tempo i protagonisti sono la Donna vestita di Sole e il dragone infernale. San Giovanni Paolo II ha fatto una lettura teologica dei tempi moderni e ha detto che la battaglia apocalittica è in atto e ha un protagonista terribile che è il demonio, che seduce per distruggere e ha raggiunto livelli impensabili di cattiveria, di odio, di violenza.

Satana miete le anime. La potenza di satana si sta manifestando oggi e la Madonna ci ha detto che un numero grande di anime va all’inferno.

Mai come oggi, inoltre, satana è stato negato ma è una potenza che sta dominando il mondo e che domina anche quelli che lo negano. Solamente con la luce della fede si possono vedere le cose come stanno. Per avere la luce della fede bisogna essere umili, devoti, prendere sul serio la Parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa a riguardo.

Quante volte anche il Santo Padre Papa Francesco ha ribadito la presenza devastante dello spirito del male con il quale abbiamo a che fare perché vuole portare il mondo alla distruzione e la fede cattolica all’estinzione. Noi non possiamo fare nulla se non umilmente rivolgerci a Cristo, alla sua grazia, alla sua potenza, alla sua luce ed esserne rivestiti nell’umiltà e nella santità di vita. Solo così potremo scacciare i demoni senza bisogno dio parlare, solamente con la nostra presenza come tempio della Santissima Trinità e come testimonianza della fede che è la luce della Verità.

Mettiamo in pratica quello che ha detto la Madonna nel messaggio a Mirjana del 2 marzo 2020:

«Cari figli, il vostro amore puro e sincero attira il mio Cuore materno. La vostra fede e la confidenza nel Padre Celeste sono rose profumate che mi offrite: il bouquet di rose più bello, formato dalle vostre preghiere, da opere di misericordia e di carità. Apostoli del mio amore, voi che cercate di seguire mio Figlio sinceramente e con cuore puro, voi che sinceramente lo amate, siate voi ad aiutare: siate un esempio per coloro che non hanno ancora conosciuto l’amore di mio Figlio. Però, figli miei, non soltanto con le parole, ma anche con opere e sentimenti puri, mediante i quali glorificate il Padre Celeste. Apostoli del mio amore, è tempo di veglia ed a voi richiedo amore; di non giudicare nessuno, poiché il Padre Celeste giudicherà tutti. Chiedo che voi amiate, che diffondiate la verità, poiché la verità è antica: essa non è nuova, essa è eterna, essa è la verità! Essa dà testimonianza dell’eternità di Dio. Portate la luce di mio Figlio e squarciate la tenebra che sempre più vuole afferrarvi. Non abbiate paura: per la grazia e l’amore di mio Figlio, io sono con voi! Vi ringrazio!»

Che le tenebre non ci afferrino! Il nostro ingresso in Quaresima sia militante, come quello di Cristo nel deserto.


Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle Parole di Gesù: “le mie parole non passeranno”

Cari amici, Gesù ha detto: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 22,35). È un’espressione che ai modernisti non piace, proprio perché vorrebbero laicizzare il Vangelo, umanizzarlo e mondanizzarlo. Questa tentazione indubbiamente c’è perché quelle del Vangelo sono Parole di Vita eterna, vengono dal Cielo; l’uomo è terrestre e prima di elevarsi cerca di abbassare quello che gli viene donato e portarlo alla sua animalità che è comunque sempre latente, anche nell’uomo moderno.

I messaggi della Regina della pace sono un capolavoro di spiritualità. La Madonna ci ha dato una grande lezione su come annunciare il Vangelo, che è Parola di Verità, Parola di Dio. A riguardo, la Madonna ha utilizzato moltissime espressioni presenti nel Vangelo rielaborandole dicendo che la Verità non cambia mai, è eterna come è eterno Dio. In un bellissimo messaggio la Madonna ci ha rassicurato e ci ha detto di non aver paura perché Lei stessa ci protegge, ci difende e ci aiuta: «Non dovete temere di difendere col vostro esempio la verità, la Parola di Dio, che è eterna e non cambia mai. Figli miei, chi opera nella luce dell’amore misericordioso e della verità, è sempre aiutato dal Cielo e non è solo» (messaggio a Mirjana, 2 febbraio 2019).

La Madonna è la sede della Sapienza e chi studia le apparizioni mariane, in particolare i messaggi di Medjugorje, si rende conto che la Madonna conosce perfettamente tutta la Bibbia. La Regina della pace prende molte espressioni e molti spunti dalla Sacra Scrittura, d’altra parte il Verbo si è fatto carne nel Suo grembo. I messaggi della Madonna non sono in contrapposizione con la Sacra Scrittura; i messaggi mariani sono la lettura materna della Parola di Dio.

La Madonna ci porta all’essenza della Parola di Dio e la spiega in un linguaggio semplice, familiare ma tuttavia elevato, solenne, affascinante. Ogni messaggio della Regina della pace è un capolavoro, è sempre ben chiaro. I messaggi della Madonna sono come bellissimi fiori che profumano di Verità eterna che non cambia mai.

I messaggi della Regina della pace sono un commento alla Bibbia ma sapienziale e con uno stile materno, femminile, delicato. Nella sua lettura della Bibbia attraverso i messaggi, la Madonna ci dice le Parole di vita eterna che non cambia mai in una formulazione semplice, moderna, che entra nel cuore. I messaggi della Madonna diventano così frammenti di sapienza che possiamo portare con noi nel corse della giornata, che possiamo anche imparare a memoria.

Ogni messaggio della Regina della pace è fonte di sapienza e di santità di vita. La Madonna dimostra che si può rendere attuale la Sacra Scrittura, far sì che sia eterna proprio come Cristo ha detto. Le Parole di Gesù sono valide, salvifiche per tutti gli uomini di tutti i tempi, di tutte le parti del mondo, di tutte le culture. C’è questa eternità delle Parole di Dio che diventano concrete e si attualizzano, diventano luce che illumina e guida.

La risposta della Madonna al modernismo, che vuole demolire il Vangelo, è attualizzare e rendere accessibile a tutti le stesse Parole di Gesù. La Regina della pace ha detto: «Leggete, meditate la Sacra Scrittura e le parole scritte in essa siano per voi vita» (25 febbraio 2012). La Sacra Scrittura, che è Parola di Dio, diventa parola di vita, diventa luce che illumina ogni giornata, diventa Verità che guida, diventa speranza di salvezza.

Mettiamoci, allora, in questa prospettiva. La Parola di Dio è sempre viva, è sempre attuale, non si può cambiare, non si può modellare su misura.  

La Madonna ha reso accessibili le parole del Vangelo ma non le ha mai cambiate; le ha attualizzate ma è rimasta fedele a quello che ha detto Suo Figlio. Sull’aborto, per esempio, la Regina della pace ha detto: «L’aborto è un grave peccato. Dovete aiutare molto le donne che hanno abortito. Aiutate loro a capire che è un peccato. Invitatele a chiedere perdono a Dio e ad andare a confessarsi. Dio è pronto a perdonare tutto, poiché la sua misericordia è infinita. Cari figli, siate aperti alla vita e proteggetela» (1 settembre 1992).

Il peccato è un veleno e la Madonna non lo ha mai sminuito, lo ha presentato per quello che è. e ha sempre manifestato grande Misericordia per il peccatore che si pente e che cambia vita. La Madonna ha ribadito con forza la Verità del Vangelo riguardo anche le conseguenze di una vita senza Dio, una vita contro Dio, una vita in peccato mortale, una vita che si chiude con l’impenitenza finale: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso».Inoltre, a riguardo, ha anche detto: «Ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio. Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno». La Madonna ha ribadito le stesse Parole di Gesù Cristo.

La Regina della pace ci insegna a usare la Sacra Scrittura, a usare le parole di Cristo e incarnarle perché sono vita, verità e via. Nel medesimo tempo ci insegna a rispettare le Parole di Gesù in tutta la loro forza di salvezza, di redenzione e anche di giustizia.

La Madonna ci ha dato una grande lezione per non cadere nelle trappole del modernismo, il cui scopo è quello di manipolare la Parola di Dio e di renderla una parola umana che cambia.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Quaresima: preghiera e penitenza

Cari amici di Radio Maria, buona giornata, pace e gioia a tutti. Che la luce di Dio guidi i nostri passi nel corso di questa giornata sulla via della verità, del bene e sulla via della pace.

Oggi siamo al Mercoledì della Quaresima, un periodo di preghiera e di penitenza. Penitenza vuol dire tante cose, ad esempio digiuno, rinunce, un itinerario penitenziale che ci deve portare alla conversione pasquale.

Questi quaranta giorni della Quaresima sono ripresi fin dalle origini dai quaranta giorni che Gesù ha trascorso nel deserto prima di iniziare la sua missione per affrontare il diavolo. In questo periodo Cristo ha pregato e digiunato. Gesù, nella sua Santa umanità ricolmo della sapienza, pienezza e forza di Dio, alla fine di questo tempo sconfisse satana.

Nel combattimento spirituale per la salvezza eterna della nostra anima dobbiamo affrontare i nemici che sono dentro di noi, le tracce del peccato originale che ci spingono al male e il mondo che ci seduce, ci condiziona e ci trascina. Questi nemici non sono altro che il demonio che vuole costruire il suo regno di morte traviando le anime. Questa è la nostra condizione qui sulla Terra. La vita è il tempo della prova nella quale dobbiamo dimostrare la nostra fedeltà e quindi entrare in lotta con la Sua grazia contro le potenze del male.

Anche noi come Gesù dobbiamo fortificarci con la grazia di Dio, perché senza di Essa non potremo mai essere vincitori. Come ha detto Gesù stesso «Senza di me non potete fare nulla».

Questo tempo di Quaresima ha lo scopo di fortificare le nostre anime per far sì che siano in grado di combattere la grande battaglia della vita che ha come scopo l’eternità. Dobbiamo prendere sul serio questo periodo di preghiera e penitenza. I musulmani fanno il Ramadan in modo stretto mentre noi cristiani dell’Occidente abbiamo quasi cancellato la Quaresima dalla nostra vita come se fosse un carnevale continuo.

La Quaresima è l’occasione per dare un’inversione di tendenza, noi cristiani dobbiamo viverla in modo interiore ma anche visibile esteriormente, facciamo questo cambiamento con passi concreti: la penitenza, la preghiera, il digiuno, la lotta al peccato e la conversione pasquale.

Erroneamente la gente dà maggiore importanza al digiuno, ma il quadro è molto più ampio. Prima di tutto ci vuole la preghiera che il tempo di Quaresima ci permette di rinverdire; non solo quella normale da recitare col cuore ma anche quella personale, soprattutto davanti alla Croce.

La preghiera si fortifica con la rinuncia. Sono rinunce alle bocche fameliche dei vizi capitali che sono dentro di noi e ci inducono al peccato. La forma del digiuno – che ha una tradizione enorme nella vita della Chiesa, degli ebrei e di quella di tante religioni – serve per mortificare la fame di mondo. La mortificazione della fame di cibo serve per fortificarci nel dire “no” a tutte quelle esche che il demonio ci presenta. Come ha detto la Madonna satana ci distrugge con quello che ci offre. Questa importante pratica del digiuno ha un valore pedagogico molto importante come ci confermano educatori, medici e tante persone che esercitano questo tipo di professioni che riguardano l’educazione di noi stessi. Si riconosce il valore del digiuno anche al di fuori del Cristianesimo. La Regina della pace ha rinverdito in modo molto forte dando significati anche più grandi al digiuno. La rinuncia al cibo diventa una palestra a rinunciare alle seduzioni del mondo e diventa un sacrificio da offrire a Dio per la pace nel mondo. La Madonna ha detto che con la preghiera e il digiuno possiamo fermare le guerre per quanto violente esse siano.

Si apre la Quaresima e noi entriamo in questo periodo facendo dei propositi per quanto riguarda la preghiera, il digiuno, le nostre mortificazioni e la confessione pasquale, che è l’obiettivo finale dell’ascesi, che ha lo scopo di purificare il cuore per poi vivere la Pasqua come resurrezione.

Facciamo quindi dei propositi concreti. A questo proposito c’è il digiuno raccomandato dalla Chiesa che è un digiuno “mitigato” e un po’ attaccato alle esigenze del mondo moderno. Una volta era molto più severo: prima di fare la comunione c’era il digiuno dalla mezzanotte, un addestramento notevole. La società è cambiata e adesso è molto più difficile imporre una disciplina molto precisa.

Il digiuno della Chiesa comprende un’età dai 21 ai 60 anni, le altre sono dispensate. La Madonna, invece, non parla di età, dice che le persone malate possono fare qualche rinuncia ma che le altre persone  possono fare digiuno, o almeno qualche rinuncia. Per quando riguarda la Chiesa vi riporto le disposizioni molto precise, semplici e pratiche: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo sono due giorni di digiuno dal cibo, quindi un pasto al giorno, con astinenza dalla carne e da cibi ricercati o costosi. C’è una distinzione tra digiuno e astinenza: la legger del digiuno obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera, attendendosi per la quantità e la qualità alle consuetudini locali approvate. I venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalle carni e dai cibi ricercati o costosi. Negli altri venerdì dell’anno i fedeli possono sostituire l’astinenza della carne con altre opere di carattere penitenziale, quindi supplire con qualche opera buona.

Mercoledì delle Ceneri, tutti i venerdì di Quaresima e il Venerdì Santo ci sarà il digiuno con un pasto al giorno e astinenza; tutti gli altri venerdì dell’anno c’è astinenza dalla carne o si può supplire con opere di carità.

Al digiuno sono tenuti i fedeli dai diciotto anni compiuti ai sessanta anni cominciati; all’astinenza dalla carne i fedeli devono adeguarsi anche i fedeli che hanno compiuto i quattordici anni; in più, coloro che non sono tenuti all’osservanza del digiuno, vanno formati al genuino senso della penitenza cristiana con qualche fioretto.

La Regina della pace in un passaggio storico di grande emergenza ha chiesto, fin dall’inizio, un digiuno per tutto l’anno a pane e acqua, due giorni alla settimana – il mercoledì e il venerdì – tutto il giorno. Chi fa il digiuno è consapevole che è impegnativo.

Se il mercoledì o il venerdì cadono in giorni di festa particolari, in quel caso, si può saltare il digiuno. La Madonna è sempre stata meticolosa, ha invitato più volte la comunità e le parrocchie a fare digiuni di pane e acqua per ottenere delle grazie in tempi di particolari pericoli.

Chi conosce Medjugorje conosce i momenti cruciali anche per l’umanità intera, come i pericoli di guerre devastatrici. In ogni occasione la Madonna ci ha chiesto il digiuno anche per nove giorni di seguito. Dobbiamo capire l’importanza del digiuno e della preghiera nel messaggio di Medjugorje.

Vi riporto di seguito un mio testo a riguardo di questo tema e per quanto riguarda quello che la Madonna ha detto Medjugorje e che ha collocato in un contesto di grande fervore spirituale di grande partecipazione e non come una pratica da liquidare proforma:

«La Madonna dà una grande importanza al digiuno, sia per la vita spirituale come per la pace nel mondo. Lo ritiene uno strumento fondamentale nella lotta contro Satana. Maternamente fa notare che la pratica del digiuno è caduta in disuso nella Chiesa: “Digiunate. Il digiuno è di grande importanza nella vita spirituale.

Durante quest’ultimo quarto di secolo il digiuno è stato dimenticato in seno alla Chiesa cattolica” (31- 05 – 1984). I più anziani ricordano quanto fosse impegnativo il digiuno dalla mezzanotte per ricevere l’eucaristia. La Chiesa ha voluto facilitare l’accesso alla S. Comunione, ma non certo eliminare la pratica del digiuno. Nei messaggi per la Quaresima la Gospa fa spesso riferimento al vangelo, quando Gesù affronta Satana nel deserto, dopo quaranta giorni e quaranta notti di preghiera e di digiuno.

Non si comprende il digiuno se non lo si pone nella prospettiva della lotta contro il maligno, il quale ci distrugge con quello che ci offre e che lo si vince con la rinuncia. In questa luce il digiuno è un’arma fondamentale nel combattimento spirituale, perché spezza l’incantesimo col quale il seduttore ci attira nelle sue reti per renderci suoi schiavi. La Madonna non fa che ricordarci che dobbiamo affrontare e vincere il Principe di questo mondo con le armi stesse di Gesù: la preghiera e il digiuno.

La Madonna ha chiesto il digiuno a pane e acqua, da mezzanotte a mezzanotte, prima il venerdì, al quale poi ha aggiunto il mercoledì.»
Bisogna tenere presente che la comunità cristiana di Gerusalemme, alla quale apparteneva anche la Madonna, ha deciso di digiunare due giorni (il mercoledì e il venerdì) perché la comunità ebraica, legata al Vecchio Testamento, digiunava il martedì e il giovedì, di conseguenza i cristiani hanno cambiato i giorni.

«Il digiuno si estende a tutto l’anno, salvo nel caso che in quei due giorni cadano delle festività. Lo ha chiesto a tutti, con eccezione dei malati. La Gospa si è posta nel solco della tradizione più antica, risalendo fino alle prime comunità cristiane, che digiunavano il mercoledì e il venerdì, per distinguersi da quelle ebraiche che invece digiunavano il martedì e il giovedì. Nei secoli successivi il digiuno a pane ed acqua è stato praticato negli eremi, nei monasteri e nei conventi, soprattutto in Avvento e Quaresima. Non è mai accaduto nella Chiesa che venisse chiesta una pratica così impegnativa a tutti i fedeli e durante tutto l’anno.» 
Mai la Chiesa nella sua storia ha predicato un digiuno così ferreo e prolungato, tutto l’anno come ha chiesto la Madonna. Ci ha dato quest’arma per vincere l’impero delle tenebre sciolto dalle catene.

«La Madonna ne ha dato le motivazioni fin dai primi messaggi, affermando che col digiuno si possono fermare le guerre, per quante violente esse siano. Gli abitanti di Medjugorje non potevano allora immaginare che dieci anni dopo la guerra avrebbe devastato la loro regione, col rischio di innescare un conflitto mondiale.  Non vi è dubbio che dietro la guerra c’è Satana, che vuole approfittare dell’arsenale bellico dell’umanità per distruggere il pianeta sul quale viviamo (cfr 01-25-1991). Proprio perché “Satana è sciolto dalle catene” (cfr 01-01-2001) la Madonna chiama tutti a impugnare le armi della battaglia, la preghiera e il digiuno, per condurre l’umanità a un nuovo tempo, un tempo di primavera (25-01-2001).»     
La Madonna viene incontro anche a quelli che non possono fare il digiuno in questo viene incontro a tante situazioni concrete, se non si può fare il digiuno, la Madonna infatti ha detto:

“Se siete in difficoltà o nel bisogno, venite a me. Se non avete la forza di digiunare a pane e acqua, potete rinunciare a altre cose. Oltre che al cibo, sarebbe bene rinunciare alla televisione, perché – dopo aver guardato i programmi televisivi siete distratti e non riuscite a pregare. Potreste rinunciare anche all’alcool, alle sigarette e ad altri piaceri. Sapete da voi stessi ciò che dovreste fare” (08-12- 1981).
La finalità è chiara: addestrare la volontà nella lotta contro il maligno, contro i vizi, contro il peccato per rafforzarci nella gestione di noi stessi, senza farci trascinare come cani affamati.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sull’umiltà e la mitezza, due virtù sorelle

Cari amici, l’umiltà e la mitezza sono due virtù sorelle e sono la connotazione dell’identità cristiana. Gesù stesso ha detto: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Per quanto riguarda la nostra vita spirituale e il nostro cammino di perfezione, dobbiamo impegnarci a fondo per far crescere queste due virtù.

È certamente più difficile far crescere la virtù dell’umiltà perché la conseguenza del peccato originale che è in noi è proprio la superbia, l’orgoglio, l’autoaffermazione di se stessi, il desiderio di emergere, o come lo chiamavano i filosofi medievali “l’appetito di eccellenza”. Tutto questo non sarebbe in sé negativo, purché inserito in un contesto di sottomissione a Dio e di servizio al prossimo.

Umiltà è un termine che deriva dal latino humus, che significa “terra”. Questa etimologia richiama il fatto di essere stati creati dalla polvere. L’umiltà richiama al terreno sul quale crescono tutte le altre virtù. Ne deriva che senza l’umiltà anche tutte le altre virtù vengono inquinate e finiscono per essere deturpate. Se una persona si vanta del bene che compie, finisce per inquinare anche il bene stesso che fa.

Quando si fa un cammino di santità la prima cosa da fare è esercitarsi alla virtù dell’umiltà che ha molti gradi. Il primo è quello di riconoscere che siamo solamente creature che dipendono da Dio, bisogna quindi estirpare quell’istinto di onnipotenza che è insito in noi. La virtù dell’umiltà è, allora, la consapevolezza di essere creature ma è anche un’impostazione di vita come missione che Dio ci offre, come un progetto da realizzare nel servizio del prossimo che è totalmente diversa dall’impostazione egocentrica della vita che si sta diffondendo oggi.  Questi due sentieri sono certamente differenti uno dall’altro: uno chiede la mortificazione di sé e il servizio al prossimo, ma porta in alto perché le persone veramente grandi sono tutte umili; l’altro è l’affermazione di sé schiacciando gli altri.

La virtù dell’umiltà ha dei gradi che portano una persona alla consapevolezza di essere un dono di Dio e che tutto ciò che di buono realizza è un bene di grazia. L’umile, quindi, non si appropria dei dono di Dio, non li attribuisce a se stesso, li riceve da Dio e li offre al prossimo. Questa è la virtù dell’umiltà che imposta la vita non come affermazione di sé ma come servizio agli altri. È ben difficile trovare persone veramente umili; diventare veramente umili è un lavorio continuo che dura per tutta la vita.

L’umiltà non è necessariamente disprezzo di se stessi. L’umiltà è anche il riconoscimento della nostra grandezza, della straordinaria dignità nella quale Dio ci ha creati a Sua immagine e somiglianza. L’umiltà, nella sua purezza, è autocomprensione di sé, è stima di sé come dono di Dio e sfocia nel ringraziamento dei dono ricevuti che vengono messi al servizio degli altri. La virtù dell’umiltà è così bella che rende belle le persone, le rende piacevoli e amabili. La vana gloria, la prepotenza, l’alterigia, invece, rendono le persone un po’ simili al diavolo che per superbia si è ribellato, voleva mettersi al posto di Dio.

L’umiltà e la mitezza, allora, vanno insieme nella vita spirituale e fanno delle persone che le applicano delle persone comprensive, compassionevoli, che perdonano.

Se noi mortificassimo il desiderio di autoaffermazione a tutti i costi, se ci mettessimo nell’atteggiamento di rispetto degli altri unito al rispetto di noi stessi, inchinandoci davanti a Dio e davanti ai poveri, pensate che persone diverse potremmo essere.

Indubbiamente, lavorando su queste due virtù, potremmo diventare sempre di più immagine di Gesù e di Maria.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla universalità del Cristianesimo

Cari amici, il Cristianesimo è nato in un luogo ben preciso, la Palestina, e ha come precursore un popolo ben preciso, il popolo di Israele. Tuttavia, fin dall’inizio il Cristianesimo è andato al di là dei confini geografici ed etnici in cui è nato e si è proposto come una salvezza universale.

L’ampiezza della Storia della Salvezza è già presente nell’Antico Testamento. Già in Abramo sono benedette tutte le nazioni della Terra. Anche prima del Cristianesimo, l’elezione del popolo di Israele è in funzione di una salvezza universale che si è realizzata in Gesù Cristo.

San Paolo descrive in termini cosmici la portata di questa Salvezza: “Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui”. L’incarnazione del Verbo è la risposta alle attese che si manifestano in tutte le religioni del mondo che sono un tentativo umano di risposta all’angoscioso interrogativo che riguarda la morte.

Il Verbo facendosi Carne, espiando i nostri peccati al nostro posto e per nostro amore, risorgendo glorioso dai morti, ha risposto a questa attesa di un salvatore che è presente in tutte le religioni e in tutte le culture. Gesù Cristo è una realtà storica, è veramente esistito, è Dio che si è incarnato nel grembo della Vergine Maria, ha un’identità precisa collocata geograficamente e storicamente. La nascita di Cristo da una parte risponde alle attese universali del genere umano, dall’altra propone la Salvezza a tutti gli uomini di tutti i tempi.

Gesù dice che è stato mandato per le pecorelle perdute di Israele: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele» (Mt 15). Gesù stesso, però, per quanto riguarda l’annuncio della Salvezza nella morte e Resurrezione ha inviato gli Apostoli a predicare “fino agli estremi confini della terra”.

Il Cristianesimo, quindi, è universale, si rivolge agli uomini di tutti i tempi. Questa è stata l’impostazione della fede cristiana fin dall’inizio; Gesù stesso aveva avuto incontri con persone pagane (il centurione a cui ha guarito un servo e altri) e Lui stesso ha indicato esempi di fede anche fra i pagani del suo tempo che rispondevano alla chiamata della fede. Gesù, inoltre, si è posto il problema per gli Apostoli di predicare il Vangelo anche ai gentili, ossia ai pagani del posto. Paolo si è autoproclamato come incaricato di Dio per annunciare il Vangelo ai gentili.

Il Cristianesimo è nato con la prospettiva di una salvezza universale che riguarda gli uomini di tutti i tempi. Il Cristianesimo non è venuto meno a questa caratteristica di religione universale. La predicazione apostolica è andata perfino oltre l’Impero Romano, basti pensare che San Tommaso era andato fino in India. Tutti i popoli ricevono la chiamata alla fede e, entrando, nella Chiesa, entrano come cittadini del Cielo in questa grande famiglia di Dio a cui sono chiamati tutti i popoli della Terra di tutti i tempi, senza alcuna discriminazione.

Strada facendo abbiamo visto che, mentre il Cristianesimo ha conservato la sua caratteristica di universalità superando rapidamente la prospettiva della Palestina e dell’Ebraismo stesso, man mano che si va avanti in una società globalizzata accade che a volte c’è un tentativo di fare della religione un ingrediente etnico di una determinata stirpe umana. In questo modo si finisce per divinizzare le nazioni che sono portatrici di queste religioni e di affermare un primato su tutte le altre creando una competizione universale.

Se una religione diviene etnica esclude tutti quelli che non appartengono a quella etnia; di qui la pericolosità che la Chiesa ha sempre superato nel corso della Storia.    
Si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 775: “La Chiesa è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” [Conc. ECU. Vat. II, Lumen Gentium, 1].

Anche la Regina della pace si rivolge ai “suoi figli” includendo tutti gli uomini; anche quelli lontano da Dio sono suoi figli e devono essere richiamati all’ovile universale della Chiesa, sono figli “in potenza”, in cammino, che devono rispondere alla chiamata.

Il Cristianesimo afferma che tutti gli uomini vengono da una coppia originaria e in questo senso formano una famiglia umana che è chiamata a diventare una realtà soprannaturale mediante la fede in Gesù Cristo ed è chiamata a diventare una Chiesa che per sua natura è universale, multietnica, paritaria. La Chiesa universale è uno strumento efficace per fraternizzare l’umanità e farne una sola famiglia.

Nei tempi che stiamo vivendo tutti cercano affermare le proprie radici culturali e noi cristiani dobbiamo tenere ben presente l’universalità del Cristianesimo. L’Occidente ha rifiutato la fede e la Croce e anche le sue radici culturali, in realtà noi cristiani siamo tutti chiamati a riprendere la nostra fede nella sua universalità, nella sua totalità. Il Cristianesimo è una proposta che riguarda tutti gli uomini di tutti i tempi.

Nel tempo dei Segreti la salvezza dagli eventi calamitosi che si verificheranno è rivolta a tutti quelli che vorranno rispondere. La possibilità della salvezza sarà data a tutti coloro che vorranno rispondere. Non ci sarà una salvezza riservata a gruppi particolari, Dio offre a tutti la possibilità di salvarsi e ciascuno dovrà fare le proprie scelte.

In questo modo, allora, verrà superato il pericolo di religioni etniche particolari, identitarie che non rispondono al piano universale di Dio. La Regina della pace parla, infatti, di umanità e non di Occidente quando dice: «L’umanità ha deciso per la morte» (25 ottobre 2022) o ancora: «Il futuro è al bivio perché l’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione» (25 gennaio 2023).

Questo è il momento in cui sorgono le religioni etniche e noi dobbiamo tenere ferma l’universalità della fede cristiana.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla Verità che è eterna

Cari amici, la Verità è eterna, non cambia mai. Lo ha detto la Regina della pace nel messaggio dato a Mirjana il 2 maggio 2016. La Verità di cui parla la Madonna è quella rivelata, è Dio stesso che si è rivelato nella Storia umana attraverso gli uomini da Lui scelti. Questa Verità si è incarnata nella Sacra Scrittura e poi ha trovato la sua manifestazione totale, piena, irriformabile ed eterna in Gesù Cristo che è il Verbo di Dio.

Gesù Cristo è la Verità; le sue parole non passeranno mai, sono piene di vita eterna. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» disse Pietro a Gesù.

Una delle ragioni della crisi della fede nel nostro tempo è stato l’attacco modernista, che è lo strumento col quale satana vuole distruggere la Verità rivelata, la Chiesa, la fede. Questa mentalità è cresciuta in Europa nel corso degli ultimi tre secoli, è un movimento intellettuale e spirituale anticristiano, non accetta la Divina Rivelazione, nega Dio. Lo sbocco inevitabile del modernismo è l’ateismo.

Il modernismo è proprio il modo di pensare del mondo moderno che non vuole Dio e va verso la perdizione. Il 25 settembre 2023 la Regina della pace ha parlato apertamente del modernismo rivolgendosi direttamente agli abitanti di Medjugorje: «Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù». Il modernismo allontana dal dialogo con Gesù, distoglie lo sguardo dal soprannaturale; di conseguenza accade che vengano negate le apparizioni. Questo modo di pensare è molto diffuso, sappiamo che c’è sempre una grande battaglia da fare ogni volta che il soprannaturale si manifesta e, in apparizioni mariane grandiose come quelle di Medjugorje, questa mentalità restrittiva porta al rifiuto dell’intervento di Dio nella Storia.

Il modernismo nega la Verità rivelata. Possiamo ben affermare che la verità umana (scientifica, filosofica…) cambia continuamente; la scienza è in continuo cambiamento. Non esiste verità umana che sia immutabile. L’unica sola Verità che non cambia mai è quella divina, è quella del Verbo che si è fatto carne e sono quelle parole che Gesù ha detto nel Vangelo. Le innumerevoli espressioni della Regina della pace sono un materno e velato rimprovero della Madonna verso quei suoi figli che nascondono la Verità o addirittura la rifiutano. C’è chi addirittura arriva a negarla.

Noi cristiani dobbiamo essere fermi e saldi in questa Verità. La Madonna ci ha richiamato più volte a pregare il Credo con il cuore, Lei stesa all’inizio delle apparizioni lo recitava con un fervore straordinario. Il Credo esplica tutte quelle Verità principali che riguardano Dio Santissima Trinità, Gesù Cristo Figlio di Dio, la Madonna Madre del Verbo, il mistero dell’Incarnazione, la vita eterna.

In connessione con queste Verità fondamentali ci sono tutte quelle rivelate divinamente che si trovano nella Scrittura, nei Vangeli. Una di queste Verità è l’esistenza e l’eternità dell’inferno. Mi desta non poco stupore quando mi capita di sentire religiosi anche di elevata cultura che negano, seppur indirettamente, l’esistenza dell’inferno. Non si possono negare le Verità rivelate. Gesù ha detto: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»; le parole che riguardano la perdizione eterna sono fra quelle parole che oggi fatichiamo a digerire e che il modernismo sistematicamente vuole rimuovere capovolgendo l’interpretazione della Sacra Scrittura.

Il modernismo vuole manomettere la Verità, ma noi sappiamo che è eterna e non cambia mai. Il Vangelo è eterno, non si può modificare a nostro piacimento.

La Regina della pace è l’unica che può attualizzare tutte le Verità del Vangelo, rendendole proposte di vita santa, facendo di esse luci che ci orientino nell’oscurità in cui siamo immersi. La Madonna non si è mai permessa di cambiare, manipolare o negare il Vangelo.

Il modernismo sottilmente e in maniera velenosa inculca che il Cristianesimo come religione rivelata è superato, era un’ingenuità della ragione. Secondo la visione modernista è l’uomo ad aver creato Dio e adesso che l’umanità si sarebbe evoluta possiamo, anzi, dobbiamo liberarcene.

Questa è senza dubbio la grande prova della Chiesa nei tempi moderni. Aggiungo che sarà la grande prova della fede nel tempo dei Segreti. Alcuni veggenti hanno anticipato che nel tempo dei Segreti i temi che emergeranno saranno quelli della guerra e della fede. Fin da ora dobbiamo armarci di umiltà nella identificazione della Verità che è una sola ed è quella rivelata, che riguarda Gesù Cristo e le Sue parole, che riguarda tutta la Sacra Scrittura nell’interpretazione ufficiale che la Chiesa ha dato nel corso della Storia.

Questa Verità deve essere custodita, studiata, mantenuta nella sua integrità, creduta e vissuta.

Cristo è quella Verità che non cambia mai. È quella Verità alla quale dobbiamo aprirci. È quella Verità che ci salva.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla visione teologica del male

Cari amici, viviamo in un’epoca in cui il diavolo sta mostrando il suo volto vergognoso perché il male è dilagante e dobbiamo lottare perché il bene prevalga. Bisogna guardare in faccia il male e avere una visione teologica perché quando il male è così inarrestabile e la maggior parte della gente è spaventata e quasi arresa, satana si gonfia e mostra una forza che non ha. La Madonna, infatti, più di una volta ha detto che quella di satana è una falsa forza.

Una volta che si ha una visione teologica del bene e del male si è più sereni, non si ha paura perché il male è la produzione limitata di una creatura, intelligente e libera come sono gli angeli e gli uomini. Il male viene da esseri, per quanto intelligenti e liberi, ma limitati in quanto creature.

Come i grandi pensatori hanno ben esplicato, il male è un deficienza di bene. Il male non è un’entità che può gareggiare con Dio, ma è nell’ambito della creaturalità e quindi della finitezza. Ecco cosa diceva Sant’Agostino a proposito del male:
“Ogni creatura è buona per il solo fatto di esistere, perché voluta da Dio, ma alcune creature sono migliori di altre. Perciò nessuna creatura è malvagia, ma alcune sono meno buone, presentano una mancanza di bontà, proprio perché il male è una mancanza di bene”.

Il diavolo, infatti, non è stato creato malvagio anzi, Dio l’ha creato più luminoso di tutti e ha pervertito se stesso. Il male non è in sé una forza capace di imporsi, ha bisogno del bene su cui radicarsi per deturparlo.

Nella nostra vita dobbiamo saper cogliere la grande sapienza di Dio nell’opera della Creazione: il male in se stesso non trionfa mai, ha un suo percorso. Si radica, si estende e poi scoppia. Il male perde tutte le sue battaglie. L’uomo, con l’aiuto della grazia, ha la possibilità di far perdere al male tutte le sue battaglie. Il male è sempre perdente, è una falsa forza. Possiamo anche dire che il male fa male ed è per questo motivo che ha bisogno di ornamentarsi, proprio per diventare attraente all’apparenza.

Nella situazione esistenziale nella quale ci troviamo dobbiamo andare controcorrente. Il mondo moderno ha rifiutato Dio, noi cristiani dobbiamo vivere radicati in Lui; il mondo di oggi ha cancellato i Comandamenti, noi dobbiamo invece seguirli come indicatori di strada sulla via della vera Salvezza. L’impostazione della vita al giorno d’oggi rappresenta un combattimento spirituale quotidiano perché bisogna andare controcorrente.

La via che porta al Cielo è in salita, è difficile; la via che porta alla perdizione è ampia e molti camminano per essa. Dobbiamo impegnarci sulla via del bene anche quando ci costa fatica proprio perché il bene fa bene. Se viviamo la nostra giornata nella luce di Dio e quindi la programmiamo come compimento della Sua volontà e a servizio del bene diffondiamo intorno a noi quel bene, quell’amore e quella luce che Dio ci dona nella fede e nella preghiera. Vivendo la giornata dedicando noi stessi, anche nelle cose più umili e quotidiane, a fare il bene, a sera andiamo a letto contenti, in pace e grati a Dio per averci dato la possibilità di vivere la giornata a servizio del Suo regno.

Di giorno in giorno, diventando un percorso, questo ci porta a vivere serenamente il tempo che passa e l’avanzare dell’età. In questo modo, al termine della nostra vita ringraziamo Dio per come abbiamo vissuto al suo servizio e guardiamo con serenità, gioia e desiderio alla Porta del Paradiso che verrà aperta a tutti quelli che lo hanno desiderato e hanno fatto il necessario per arrivarci.

Il bene fa bene non solo nell’immediato, ma ci accorgiamo che quando arriva il momento di fare il bilancio della propria vita ci rendiamo conto di averla realizzata, di non aver vissuto invano.

Il male è l’opzione di una visione della vita dove non c’è Dio che è la fonte del bene. Chi vive saziando le fami del male, arriva alla fine della vita disprezzando se stesso perché il male deturpa, abbruttisce, degrada, porta all’annientamento di se stessi. Più andiamo avanti e ci rendiamo conto che la clessidra si svuota, più capiamo che non abbiamo raggiunto né la felicità né la gioia. Magari avremo accumulato beni materiali, ma interiormente non avremmo né pace, né gioia, né speranza. Cosa porteremo nell’Aldilà? Quel bene che abbiamo fatto crescere nelle nostre anime e nelle anime degli altri.

Chi ha vissuto nel bene è come un albero che è cresciuto rigoglioso e ha prodotto fiori bellissimi e frutti abbondanti. Il nostro sguardo sul mondo e sulla vita sia illuminato dalla luce di Dio e direzionato dai suoi Comandamenti.

La scelta è libera e personale: la strada larga e comoda senza Dio e senza i Comandamenti; la via stretta, erta e faticosa illuminata da Dio.

La prima strada porta al tormento eterno. L’altra è certamente faticosa ma man mano che si avanza aumenta la motivazione, la felicità, la voglia di arrivare alla vetta.

A noi la scelta.


Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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