"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla Chiesa indistruttibile grazie alla fede

Cari amici, Gesù ha incominciato a costruire la Chiesa già durante il tempo della Sua missione. Ha scelto i dodici Apostoli oltre i discepoli, fra questi ne ha scelti 72 inviandoli a predicare il Vangelo.  Questo è il progetto di Chiesa che Gesù ha modellato durante la Sua missione, in modo particolare il Collegio Apostolico con a capo Pietro.

Questa Chiesa è nata il giorno in cui, a Cesarea di Filippi, Pietro ha fatto la sua professione di fede, dicendo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, quindi la professione in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo. Un messianismo trascendete, per cui Gesù ha detto: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che sta nei Cieli”, cioè la fede è una grazia che viene dall’alto e che non ha nulla a che fare con le cose di questo mondo. La Chiesa non è un progetto umano ma divino, fondato sulla fede.

Questa Chiesa di Gesù Cristo aveva un’insidia che satana ha rivolto a Gesù stesso già con le tre tentazioni nel deserto. Le tre tentazioni sono orientate a scalfire il messianismo trascendente che predicava Gesù, per far sì che diventasse un messianismo umano. Satana diceva a Gesù di trasformare le pietre in pane, di buttarsi giù dal tempio così che gli angeli lo venissero a sorreggere, la promessa di diventare il re del mondo se lo avesse adorato.

Queste tentazioni, però, sono state rivolte anche agli Apostoli. Dopo qualche giorno dalla processione delle Palme lo vediamo chiaramente, quando Gesù raccoglie i discepoli nel Cenacolo per la Pasqua. Essi iniziano a decidere i posti di comando nel regno di questo mondo. Perciò Gesù fa la Lavanda dei piedi per riportarli alla comprensione di un messianismo improntato all’annichilimento di sé fino alla Croce.

Quello che dobbiamo capire è che una fede che non sia trascendente, che non sia appoggiata sulla potenza di Dio e sulla Sua forza salvifica, è una fede che anche se avesse una potenza umana non starebbe in piedi. Infatti, vediamo come il gruppo apostolico nei giorni della Passione – avendo visto crollare il progetto di un messianismo come loro lo intendevano, con un potere politico di questo mondo – abbia avuto un crollo. Un crollo così profondo che – anche quando Cristo è risorto – facevano fatica a credere alla Risurrezione, si trovavano ancora nell’ambito della carnalità delle cose umane.

Con la visione di Cristo risorto e con il dono dello Spirito Santo, è avvenuto che gli Apostoli e i discepoli sono entrati nell’ambito della fede. La fede trasforma le menti, le illumina, le eleva, trasforma i cuori rendendoli intrepidi, forti, capaci di un amore fino alla morte, disposti al coraggio. Mentre la fede umana è crollata nel momento della prova, vediamo che una fede divina quindi fondata sulla grazia di Dio – quella di cui parla Gesù quando si rivolge a Pietro “Non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio” – ricompatta la Chiesa, ne fa una realtà indistruttibile. La fede autentica in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore del mondo, fa sì che la Chiesa sia indistruttibile. La Madonna ha aggiunto un particolare: questa fede diventa anche la fede per quanto riguarda la Chiesa nell’Eucarestia, quindi indistruttibile.

La fede autentica in Gesù Cristo rende indistruttibile la Chiesa. Ci potranno essere i martiri e gli sconvolgimenti umani ma finché ci sarà la gente che resiste nella fede la Chiesa è indistruttibile e vince. Mentre se avesse un apparato umano che infonde una falsa sicurezza, con un soffio va tutto in polvere, come è successo con gli Apostoli. Tutti i loro progetti si sono dissolti in poche ore, sono fuggiti, perché hanno visto il Maestro imprigionato. Lo sarà anche per noi se nutriamo una fede umana, mondana e fondata sulle sicurezze umane. La Chiesa si indebolisce a causa della mondanità, entra in alcuni dei suoi membri e dissolve la forza della fede. Entriamo in questa prospettiva: chi avrà una fede come quella alla quale ci sta educando la Madonna in tutti questi anni – fede in Suo Figlio, nella Croce salvatrice, dove Dio è amato sopra ogni cosa, Cristo Re dei cuori – vincerà. Nella grande tribolazione, questa è la fede che vince. La Madonna è qui per portare la Chiesa a questa fortezza della fede come virtù soprannaturale.

La falsa fede la possiamo vedere in questi tempi quando viene benedetta la guerra di aggressione, i cannoni, i carri armati, come se la Chiesa fosse un regno di questo mondo. Quando le sicurezze umane non resisteranno, le realtà che hanno falsato il Cristianesimo si autodistruggeranno. Esattamente come è successo agli Apostoli la notte del Giovedì Santo, quando hanno visto Cristo legato e bastonato e sono fuggiti perché avevano una fede soprannaturale molto debole.

La Madonna prepara la Chiesa alla grande prova della fede, che proviene dalle potenze di questo mondo. La Chiesa deve avere il coraggio di andare avanti confidando in Cristo, sotto la guida della Regina della pace, dei suoi Pastori, dei suoi credenti, nella testimonianza della fede, senza paura, controcorrente. La fede in Gesù Cristo, come virtù soprannaturale, vincerà. I falsi messianismi perderanno.

Il futuro dipenderà da come noi ci confermiamo, rinforziamo e determiniamo nella fede cattolica e nella speranza cristiana dell’intervento di Dio per salvare il Suo popolo. In questa dimensione non dobbiamo temere nulla.

Chiediamo la grazia della fede, rafforziamoci in essa, facciamo sì che diventi un affidamento costante della nostra vita, giorno e notte. Così possiamo procedere nella pace, nella serenità, nella certezza che la fede è quella forza che vince il mondo, come dice San Paolo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

GESU’ IN CROCE CI HA DONATO MARIA COME MADRE

Pensiero spirituale sul dono di Maria come Madre

Cari amici, il Venerdì Santo è il giorno più importante del Triduo Pasquale. Sappiamo che nella notte del Giovedì Gesù è stato catturato e processato dal tribunale ebraico. Al mattino l’hanno portato da Pilato perché sapevano che non bastavano le motivazioni religiose per condannarlo a morte, ma era necessaria una sentenza del procuratore romano. Hanno sollevato false accuse dicendo che Gesù voleva farsi re dei Giudei per ottenere la sentenza di morte. Tutto si è svolto in poche ore dense, profonde e gravide di conseguenze per la vita di tutti. Dobbiamo chiedere la grazia dello Spirito Santo per aprire il cuore e comprendere di quale grande amore siamo amati, fino a che punto Dio si è abbassato per sottrarci dal male e dalla morte e fino a che punto è giunta la sofferenza del Signore.

Soffermiamoci sulla figura di Colei che è stata la compagna di Cristo nella Passione, che è Sua madre Maria. Esiste una Passione di Cristo e una Passione di Maria, che soprattutto le madri possono comprendere. Quello che dobbiamo capire è che il “Sì” della Madonna – all’angelo e alla Passione che le ha profetizzato Simeone – riguardava anche l’assenso alla volontà del Padre che il Figlio, per amore, si sacrificasse per la salvezza del mondo. Quello che colpisce di Maria è che tutto il tempo della Passione – il viaggio a Gerusalemme, la Domenica delle Palme, tutto quello che è avvenuto – con lo sforzo del cuore dava il consenso. Insieme al “Sì” del Figlio, c’era anche quello di Maria che non si è ribellata alla volontà del Padre. Ha accompagnato il Figlio fino alla Croce, alla deposizione e fino a quando nella fede ha atteso, nel Sabato Santo, il momento della Resurrezione.

Questo “Sì” incondizionato della Madonna si è prolungato in tutte le ore della Passione, perché è sempre Dio che chiama la collaborazione delle creature. La forza della Madre è stata anche la forza del Figlio. L’ha sostenuto specialmente lungo la via del Calvario e ai piedi della Croce.

Il momento culminante lo racconta l’Apostolo Giovanni quando Gesù morente sulla Croce si rivolge alla Madre e le dice: “Donna, ecco tuo figlio” e rivolgendosi a Giovanni: “Figlio, ecco tua Madre”. Questo è un brano del Vangelo che è stato uno dei messaggi chiave di San Giovanni Paolo II quando ci ha parlato dell’Affidamento a Maria. È un dono immenso del Figlio di Dio, il dono di Sua madre. Gesù ha avuto una Madre, creatura umile ed alta, “Termine fisso, l’eterno consiglio”, “Donna, se’ tanto grande e tanto vali” (Dante Alighieri, Divina Commedia – Canto XXXIII), non ci sono parole per descrivere la Madonna.

Quello che non si sottolinea abbastanza è che il Figlio era talmente attaccato alla Madre e viceversa, che non si sono mai divisi né nella vita né nell’eternità, salvo quei pochi anni in cui la Madonna – dopo l’Ascensione al Cielo del Signore – è stata su questa Terra per confortare, aiutare e sostenere la Chiesa nascente.

La Madonna, dopo che il Verbo si è fatto carne nel Suo grembo fino al momento della sua Ascensione, non si è mai distaccata dal Figlio. È stata insieme a Lui in tutti gli anni della Sua vita privata, raccolta nel silenzio del lavoro. L’ha accompagnato nella Sua predicazione. Nei Vangeli vediamo la presenza costante della Madonna, come discepola e come esempio di fede ai suoi Apostoli. È presente nel momento in cui Gesù decide di andare a Gerusalemme per compiere il sacrificio e molto probabilmente era presente anche all’Ultima Cena. Era presente in quella notte di tenebre, dove rimasta nel Cenacolo a pregare, aspettava che gli Apostoli spaventati rientrassero, per essere confortati e sostenuti.

Già al mattino presto lei era presente quando Gesù è stato portato per essere processato da Pilato. Ha visto con i suoi occhi la crudeltà di quel “Crucifige” della folla. Ogni colpo della flagellazione sul corpo di Gesù era una lama che trapassava il cuore di Maria. Poi l’ecce homo che tutti hanno visto, quelli che Pilato ha mostrato, incoronato di spine e la sentenza di morte. Ha visto suo Figlio prendere la Croce, incamminarsi verso il Calvario. La Madonna lo segue con una forza d’animo, una fortezza, un “Sì” che va al di là di qualsiasi comprensione da parte nostra, in sintonia toltale con quello del Figlio e alla volontà del Padre.

Ai piedi della Croce, Maria ci accoglie come Madre. Quando sente le parole di Gesù comprende il significato estensivo di questo dono, questa responsabilità. Le affida tutta l’umanità, uomini di ogni tempo e ogni luogo. Maria in quel momento comprende la grandezza della Sua maternità. L’essere diventata Madre del Figlio, è essere Madre anche di tutti i fratelli del Figlio, quelli in atto e quelli in potenza. È Madre della Chiesa e la vediamo nel Cenacolo attorniata dagli Apostoli e dalla Chiesa nascente. Lo Spirito Santo arriva a tutti gli Apostoli per mezzo di Maria. Quando gli Apostoli vanno a predicare, la Madonna allarga la Sua maternità a tutti gli uomini di tutti i tempi.

Maria è Madre di tutta l’umanità e lo capiremo andando più avanti quando – attraverso il momento che stiamo vivendo, di grandi prove e Via Crucis della Chiesa – la Madonna avrà il trionfo del suo Cuore Immacolato, nel quale allargherà la maternità a gran parte dell’umanità.

Su questo dono meraviglioso che Gesù ci ha fatto dobbiamo riflettere. Cioè i doni della Redenzione sono: il Giovedì Santo, il sacerdozio e l’Eucarestia; il Venerdì Santo, sua Madre. È un dono di inestimabile valore.

Dopo che ha detto “Donna, ecco tuo figlio” Gesù si rivolge a Giovanni dicendo “Figlio, ecco tua Madre” cioè ha chiesto a Maria di accoglierci come figli e di trattarci con la medesima sollecitudine che ha avuto con Lui. Ora noi dobbiamo accogliere Maria come nostra Madre, come ha fatto Gesù. Vuol dire che c’è una Maternità celeste che in qualche modo ci accompagna insieme a quella terrena delle nostre mamme, ma è molto più grande e con una potenza di salvezza straordinaria. È la stessa di Gesù, perché c’è anche una Onnipotenza supplicante materna che è quella di Maria nei nostri confronti. Accogliere Maria come Madre vuol dire che essere amati da Lei, far riferimento a Lei anche nei momenti quotidiani, è in grado di accompagnarci nei viaggi della santità, della conversione, del ritorno al Cielo.

La Madonna è qui con questa maternità a sorreggere la nostra vita e con Lei bisogna parlare, accoglierla, affidarsi. Affidare se stessi e la nostra giornata con le nostre parole: “Madre mia accompagnami in questa giornata, prendimi per mano, incamminati con me, sorreggi la mia debolezza, proteggimi dai pericoli”. Parlando quotidianamente, possiamo far in modo che la vita diventi un cammino con Maria dietro a Gesù. La Sequela Cristi è una sequela di Cristo con Maria, al Suo seguito e non ci perderemo mai, non ci stancheremo mai, non vagheremo senza Dio, senza meta e senza amore.

Chiediamo alla Madonna tutto ciò di quello che abbiamo bisogno, quelle temporali e la protezione, la grazia in questi tempi di deviazioni, di inganni, di messaggi impropri, di prepotenze, di distruzioni inaudite. Andiamo sotto il Manto della Madonna e chiediamo di non essere ingannati, di non deviare, di essere saldi nella fede, forti e coraggiosi nella speranza.

La Madonna ci chiama ad essere suoi Figli e suoi Apostoli, accogliamo questo grande dono oggi. Lei ci ha già accolti, ora tocca a noi accoglierla come Madre e farla entrare nella nostra vita quotidiana. Questa è una grazia, una forza, una protezione inestimabile. Chi ha Maria come Madre vincerà ogni battaglia.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’umiliazione di Gesù nella Passione

Cari amici, abbiamo accolto l’invito della Madonna di percorrere la via della Croce uniti a Gesù: «In modo speciale, figlioli, pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024).

Soffermiamoci a meditare sull’umiliazione di Gesù nella sua Passione. Non parliamo di umiltà ma di umiliazione. Essere umili nel momento in cui siamo umiliati non è facile, ma alla scuola del Maestro possiamo imparare molto. Come Gesù dopo l’umiliazione è stato innalzato con la Resurrezione, così lo saremo anche noi.

Già San Paolo nella sua lettera agli Efesini aveva sottolineato l’umiltà del Figlio di Dio che si è abbassato fino a farsi uomo. Non ancora contento di questo abbassamento si è umiliato fino alla morte in Croce. Perciò Dio lo ha esaltato e il Suo nome è sopra ogni altro.

Vorrei sottolineare l’abbassamento al quale Gesù ha condotto se stesso. Il Verbo di Dio, attraverso la natura umana di Gesù, ha toccato abissi di umiliazione che soltanto la sapienza di Dio potrebbe rivelarci e farci capire. Ci fa stupire e commuovere per tanta umiltà.

Per capire l’umiliazione di Gesù dobbiamo guardare come si è manifestato nei tre anni della Sua vita pubblica. Si è presentato come una persona umile e semplice, Figlio del falegname. Poi, all’esordio della Sua vita pubblica la gente ha incominciato a chiamarlo Maestro, “Rabbi”, perché parlava con una sapienza che stupiva. Ciò che ha attratto e stupito le folle sono alcuni tratti della vita, della figura e della persona di Gesù che superano infinitamente tutti i personaggi della Storia Sacra, da Abramo a Mosè ai profeti. Ha manifestato la Sua grande sapienza – che vediamo anche nei Vangeli – poi la sua grande Santità, la Sua bontà, la Sua compassione, la Sua fedeltà al Padre e il Suo amore per il prossimo.

Questi abissi di Santità li hanno visti soprattutto gli Apostoli, che hanno condiviso con Lui la sua vita terrena e pubblica, giorno e notte. Hanno visto la Sua preghiera, la Sua pazienza e tutte quelle virtù che noi uomini raramente riusciamo a rappresentare. La Sua sapienza è quella che si è manifestata per prima, poi la Sua umiltà e successivamente la Sua potenza di miracolo nello scacciare i demoni, i miracoli sulla natura e i miracoli di guarigione. Tutto questo era una serie di elementi che hanno portato gli Apostoli ad avere fede in Lui come Figlio di Dio. È noto il momento in cui Gesù interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Il profeta, Giovanni il Battista redivivo». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose a nome di tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Questa è la statura di Gesù che appariva ai suoi intimi. Ma si presentava così anche alla folla che, comunque, si rendeva conto che nessun personaggio dell’Antico Testamento si è mai manifestato in questo modo. Tanto che lo paragonavano al più grande tra i profeti come Elia e come i grandissimi della Storia Sacra.

Quello che colpisce è come la classe dirigente del tempo – i sommi sacerdoti – non credendo in Lui, l’ha ritenuto un bestemmiatore perché indicava se stesso come Figlio di Dio. Anche la folla aizzata da loro ha incominciato ad aggredire Gesù volendolo lapidare. Allora Egli chiese «Per quale motivo mi volete lapidare? Forse per i miracoli che compio?» e la folla rispose: «Non per i miracoli che compi ma perché essendo uomo ti sei fatto Figlio di Dio». Il capovolgimento della Passione che stupisce è proprio che un personaggio così straordinario, anche agli occhi dell’opinione pubblica, improvvisamente venga trattato come un delinquente. Questo lo vediamo nella Passione, dove l’hanno voluto umiliare in tutti i modi, hanno voluto distruggerlo come figura, hanno voluto cancellare dalla Terra il ricordo di questo personaggio.

Lo vediamo in tanti passi della Passione, prima di tutto, quando lo vanno a prendere nel Getsemani, con spade e bastoni, legandolo come si fa con un delinquente. Gesù dice chiaramente che ha sempre insegnato liberamente nel tempio e ora lo vanno a prendere di notte come se fosse un ladro.

Subito dopo, vi è un’altra umiliazione pubblica di un “processo farsa”. Chiamano i testimoni, litigano fra di loro e non c’è nessuna testimonianza che regga. Allora, lo provocano chiedendo se fosse il Figlio del Benedetto, come Gesù si era manifestato attribuendo a se stesso l’espressione “Prima che Abramo fosse, Io Sono”. Dopo questa affermazione hanno subito iniziato a picchiarlo, hanno stracciato le vesti e lo hanno condannato a morte. Un processo rapido, una caricatura tipica di chi si crede al posto di Dio.

Proseguendo con la Passione, la Sua umiliazione ha toccato aspetti incredibili. Pilato volendolo liberare – perché non riscontrava in Lui quelle accuse che erano state portate – pensa di chiudere il processo facendolo flagellare. È qualcosa di terribile nel quale Gesù è stato ridotto ad un verme. Dopo la flagellazione è stato preso in giro dalla soldataglia, che ne ha fatto una caricatura di burla. Gli hanno messo una corona di spine in testa, indicando la regalità, e una canna in mano, come fosse uno scettro. Per proseguire con bestemmie e prese in giro, con una brutalità che – visto il personaggio che aveva fatto soltanto del bene – ha qualcosa di assoluto, di diabolico, di terribile.

Quando viene portato da Pilato davanti alla folla, deve subire questa umiliazione di entrare in ballottaggio con Barabba e vedere preferito un delinquente a Gesù stesso. Ma non è ancora finita, perché con la morte in Croce – insieme a coloro che avevano commesso i delitti più gravi – venne rappresentato come più di un delinquente, come uno che non è degno di stare al mondo. È stato Crocifisso con i chiodi e per essere sicuri che fosse morto, venne trafitto con la lancia.

Le pie donne hanno tirato giù dalla Croce una persona santa e buona come mai è esistita qui sulla Terra, sulla quale si è riversato tutto l’odio dell’inferno e del mondo.

Di fronte a questa umiliazione, che si è protratta durante tutto il tempo della Passione, Gesù non ha aperto bocca. Ha taciuto durante la flagellazione, durante la messa in scena dei soldati che lo schernivano, durante il referendum tra Lui e Barabba, mentre portava la Croce al Calvario – salvo quelle parole che ha detto alle pie donne – e sulla Croce ha taciuto se non per dire quelle parole sante e di incoraggiamento al ladrone pentito che stava alla Sua destra. Le ultime parole di perdono le ha dette per concludere la Sua vita “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

L’umiliazione più grande nel silenzio più totale. Tutto questo lo ha fatto per espiare la superbia con la quale abbiamo messo noi stessi al posto di Dio. La superbia della ribellione dei progenitori, degli uomini di tutti i tempi che indicano se stessi al posto di Dio, quella superbia che è il veleno del diavolo e che soltanto l’umiliazione e l’umiltà di Cristo ci può guarire.

Se vogliamo sapere se siamo umili dobbiamo saper tacere quando siamo umiliati, come ha fatto Gesù. Solo in questo modo sappiamo che stiamo entrando nella via dell’umiltà. Chiediamo a Gesù di farci questo grandissimo dono dell’umiltà, che è il terreno dove crescono tutte le virtù. Le virtù che non crescono sul terreno dell’umiltà vengono utilizzate per innalzare se stessi.

Chiediamo la grazia dell’umiltà attraverso la quale ci pentiamo dei peccati, ci professiamo peccatori, riceviamo il perdono di Dio e la grazia della vita eterna.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla sofferenza di Gesù nella Passione

Cari amici, nei giorni della Settimana Santa seguiamo il consiglio della Regina della pace: «Pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024).

La parola Passione indica di per sé una sofferenza, nel quale è stato immerso Gesù in quelle ore che vanno dall’ultima cena al momento della su morte in Croce. Una sofferenza totale: spirituale, prima di tutto, poi psicologica e anche fisica.

La sofferenza fisica è forse quella che capiamo più di tutte. Nel film di Mel Gibson “The Passion”, ci sono state persone che hanno pensato che la riproduzione di quello che storicamente è accaduto a Gesù sia stato eccessivo. Una sofferenza fisica immane che vorrei mettere davanti ai nostri occhi, perché è una grande realtà della vita umana. Una delle croci che tutti dobbiamo portare, ognuno in modo diverso. Se guardiamo alla Storia umana proprio perché si è staccata dalla fonte dell’amore che è Dio, è diventata una “macelleria” fin dalle origini. Infatti, dopo il peccato originale è avvenuta l’uccisione di Abele da parte del fratello Caino. Questo è il fiume di sangue che ha inondato la Terra da allora fino ad oggi. La Croce di Cristo non poteva non portare questa sofferenza, non poteva non elevarla perché diventasse un atto di amore verso Dio per la conversione delle anime.

Gesù nella Passione, così come viene raccontata e testimoniata dalla Sindone, ha patito dolori inenarrabili, che non si possono verbalizzare. Sono dolori che Cristo ha sopportato con una dignità, una forza, un coraggio e con un silenzio che lasciano stupefatti. Li ha subiti anche con serenità d’animo, perché tutte le parole che Gesù ha detto, in mezzo a questo mare di dolore, erano parole di mitezza, di perdono e di aiuto alle anime.

La sofferenza morale di Gesù è stata certamente più grande di quella fisica, che è stata comunque spaventosa. Lui solo l’ha avuta e poche anime mistiche hanno avuto questa grazia inestimabile di partecipare alla Sua sofferenza morale. È quella che ha provocato il sudore di sangue nel Getsemani, cioè Gesù che offre se stesso in sacrificio di amore per la salvezza delle anime. Cristo si trova di fronte a questa visione che la Sua scienza divina poteva donargli, di tante anime che si salvano ma di tante anime che si perdono, ma per le quali Lui ha versato il Suo sangue. Come ci ha fatto capire la Madonna in un suo Messaggio che possiamo trasportare per analogia a Gesù: «Non permettete che il mio Cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato» (24 maggio 1984).

Pensiamo a Cristo nel Getsemani e alla Sua sofferenza che non era solamente una reazione umana a quello che sarebbe dovuto accadere in quelle prossime ore. La Sua agonia si è manifestata per tutte le anime per cui ha sofferto, ma per le quali sarebbe stato inutile. Quanto più sono le anime che si perdono tanto è più grande la sofferenza di Cristo. Nel Getsemani, la sofferenza era onnicomprensiva, riguarda tutti i rifiuti di tutte le anime che nella Sua scienza di visione Gesù ha potuto vedere. In concreto a questa sofferenza immane globale, ha dovuto aggiungere le sofferenze che noi potremmo spigolare rileggendo la Passione. Una delle più terribili è stata quando ha sentito Giuda che si avvicinava, guidando quelli che avrebbero dovuto arrestarlo. Pensiamo al dramma con cui l’ha annunciato durante l’ultima cena: “Uno di voi mi tradirà”. Dobbiamo pensare con che trafittura d’animo Gesù ha detto queste parole e fino all’ultimo istante abbia tentato di convertire Giuda, di farlo riflettere. Forse un po’ ci è riuscito, quando nel passaggio del Vangelo Matteo c’è l’espressione: “Allora Giuda, che l’aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani” (Matteo 27: 3-10), era già l’inizio di una conversione che poi non è proseguita.

Gesù ha pregato per l’anima di Giuda e ha voluto fare un gesto di amore di fronte a quello sacrilego di Giuda che lo baciava, un bacio falso e Lui ha detto: «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo». Ha cercato anche in quel momento di salvare l’Apostolo, ma lui non è retrocesso dal suo intento. Il tradimento di Giuda è una spada che ha trafitto l’anima di Gesù.

Sempre nelle sofferenze morali vorrei ricordare quando Pilato ha presentato Gesù alla folla dopo la flagellazione; quindi, pur vedendolo così “ridotto a un verme, a un uomo sfigurato, di fronte al sorteggio tra Lui e Barabba la gente ha votato per Barabba. Pilato allora chiese cosa avrebbero dovuto farne di “questo Gesù” e la folla ha gridato “Sia crocifisso”. Quello che è successo è molto più delle parole della Madonna «La croce e la fede sono rifiutate» (25 luglio 2020) cioè la volontà di eliminare e distruggere l’amore di Dio che si è manifestato allora contro Gesù Cristo. In questa prospettiva, il mondo che lo disprezza, lo rifiuta, non sa che farsene, lo calpesta e forse un domani lo perseguita: questo è l’amore di Dio rifiutato, la grande sofferenza di Gesù e anche la grande sofferenza di Maria “Questo Bambino è qui per la morte e la resurrezione di molti”.

La Madonna a Kibeho ha chiamato quelli che rifiutano Dio e vanno all’inferno “ribelli”, noi li chiamiamo “dannati”. Ribelli a Dio, odiano il Suo amore, non lo tollerano, non lo vogliono. Questa è la sofferenza divina che si manifesta in Gesù Cristo durante la sua Passione, in tante Sue apparizioni come a Santa Maria Alacoque «Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini. Eppure, dalla maggior parte di essi e spesso anche dai suoi prediletti non riceve che freddezza indifferenza e ingratitudine».

A questo va aggiunto il dolore fisico che è stato immane, tutti conosciamo la flagellazione che ha lacerato il Signore. L’altro dolore unito al disprezzo è l’incoronazione di spine che hanno trafitto il cranio, la pelle e poi la salita al Calvario portando il peso della Croce. Le cadute, le scivolate, la crocifissione con i chiodi nelle mani e nei piedi i cui segni li ha mantenuti anche nel Suo corpo glorificato, perché non ci dimenticassimo del dolore che ha dovuto patire per noi. Questa sofferenza non è stata solo il momento in cui è stato inchiodato alla Croce, ma anche nelle tre ore in cui è rimasto appeso alla Croce con sofferenze immane finché è spirato. E per concludere una lancia gli ha trafitto il cuore, dal quale uscì sangue e acqua, cioè i Sacramenti attraverso i quali l’amore di Dio si comunica alle nostre anime. Tutto questo perché la nostra vita è contrassegnata dalla sofferenza e dalla morte, fisiche, morali, psicologiche, di ogni tipo che noi chiamiamo croci – usando un’espressione religiosa e spirituale. Gesù ha voluto prendere tutto questo su di sé.

Sappiamo che la sofferenza fisica la si può attutire con la medicina, che fa quello che può. Le sofferenze causate dalla vita stessa, dalla violenza degli uomini, dalle guerre, è una realtà che gli uomini non riescono ad eliminare. Scaricare la Croce dalle proprie spalle non è possibile. È possibile fare ciò che ci ha detto la Madonna: «Pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024), cioè tutte le nostre sofferenze fisiche, psicologiche, spirituali, morali, questo cumulo che portiamo sulle nostre spalle e che potrebbe inacidirci, portarci alla ribellione nei confronti di Dio e distruggerci, Gesù le ha riscattate. Possiamo dare tutte le nostre sofferenze a Gesù, possiamo unirci a Lui. Se ci uniamo a Lui, soffriamo con Lui, sopportiamo con Lui e offriamo con Lui queste sofferenze per amore e per la salvezza delle anime, la nostra sofferenza diventa più leggera, diventa una potenza di grazia e di salvezza. Questo vale anche per chi è sano e sta bene, perché nella vita camminiamo sulle spine, sui vetri, non dobbiamo farci illusioni di felicità che durano come una bolla di sapone. Dobbiamo riscattare la sofferenza e farla nostra, soffrire con Cristo. Questa è la salvezza cristiana per la quale ci vuole la fede, la preghiera, la buona volontà. È quella sofferenza che è compatibile con la pace e la gioia interiori, per cui si è felici anche se si soffre. Questo è il grande dono che Dio ci ha fatto, la grande medicina della sofferenza che dobbiamo meditare, farla nostra, imparare a portare la Croce con Gesù e a soffrire con Lui, affrontare le difficoltà della vita con Gesù.

La Madonna ci ha invitato nel Messaggio del 25 marzo 2024 a unirci a suo Figlio lungo la via del Calvario, della Croce e così restare uniti intimamente nel tempo delle prove che dobbiamo affrontare. Disponiamoci ad affrontare con la stessa fermezza e serenità con cui Cristo le ha affrontate e peseranno di meno, saranno molto fruttuose.

«In modo speciale, figlioli, pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis» (25 marzo 2024).

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul Messaggio della Regina della pace sulla nostra partecipazione alla Passione del Signore

“Cari figli! In questo tempo di grazia pregate con me affinché il bene prevalga in voi e intorno a voi. In modo speciale, figlioli, pregate uniti a Gesù sulla Sua via Crucis. Mettete nelle vostre preghiere questa umanità che vaga senza Dio e senza il Suo amore. Siate preghiera, siate luce e testimoni per tutti quelli che incontrate, figlioli, affinché Dio misericordioso abbia misericordia di voi. Grazie perché avete risposto alla mia chiamata.” (25 Marzo 2024)

Cari amici, con il Messaggio della Regina della pace del 25 marzo 2024 la Madonna ci ha esortati a pregare uniti a Gesù sulla via della Croce. Questa esortazione ci aiuta a rivivere la Passione dentro di noi, con tutti i frutti che essa può dare. Gesù durante la Passione pregava ed è l’inizio stesso della Passione di Gesù, quando nel Getsemani eleva al Padre la preghiera che conosciamo “Padre, se possibile, passi da me questo calice. Sia fatta la Tua volontà”. Poi, alla fine della Passione, Gesù prega il Salmo 22: “Elì, Elì, lemà sabactàni” ovvero “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. La passione si apre con il lamento per la situazione di abbandono, ma si chiude con la fiducia in Dio che viene a salvare. Gesù ha iniziato la Passione con la preghiera e finito con la preghiera, durante questo cammino ha continuato a pregare per la salvezza delle anime allo sbando, senza amore di Dio, in balìa del maligno. La Madonna lo seguiva e pregava. Non abbandoniamo Gesù in agonia fino alla fine del mondo.

Tuttavia, c’è una differenza: la Passione storica di Gesù ha avuto come compagna Maria, mentre ora Gesù chiama tutta la Chiesa a partecipare con l’esortazione della Madonna nella Settimana Santa.

Leggendo il Passio in tutte e quattro le versioni – particolari e ricchissime di spunti spirituali, nello spirito della preghiera e della fede, confrontando la nostra vita con quella di Gesù – noi riviviamo in noi stessi la Passione Redentrice, quindi diventiamo cooperatori all’opera della Redenzione. Questa è la similitudine fra la Passione di allora e quella di adesso.

Gesù ha vissuto con Maria la sua Passione per la redenzione del mondo, già completa che riguarda tutti gli uomini di tutti i tempi. Così come Maria – immagine della Chiesa – è stata accanto a Suo Figlio nel momento della sua Passione, così ora la Madonna rimane accanto alla Chiesa fino alla fine dei tempi, quando Cristo verrà nella gloria. In particolare, nella fase ultima dei tempi, che è quella che stiamo vivendo con tutte le tappe, le imposture, satana sciolto dalle catene, i grandi attacchi del male e la persecuzione della Chiesa. Come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, la Chiesa compirà la sua missione nel mondo e nella storia. Non con un trionfo ma attraverso la Passione di Cristo e la Sua morte per poter partecipare alla gloria della Risurrezione.

In questo momento, il mondo è oppresso dallo spirito del male, dall’odio, dalla cattiveria, dalla superbia e della rabbia distruttrice, è sedotto e attirato dalla proposta di satana. Introietta il veleno dell’odio contro Dio, che diventa odio fra di noi. Questa è quella porzione di umanità che la Madonna ci chiama a salvare con Cristo. Questa umanità allo sbando, che vaga senza Dio e senza amore –rivivendo la Passione di Cristo – la possiamo salvare. Questa è la nostra responsabilità, questa è la chiamata che abbiamo, la Madonna è qui da così tanto tempo proprio per questo. Chiama i suoi Apostoli nell’esercito che segue Dio, che si sottomette a Lui e lo ama, per poter salvare il maggior numero di anime possibili.

Come ha detto la Madonna nel messaggio del 25 marzo 2024: “Il bene prevalga in voi e intorno a voi”, questo è l’input che Maria ci dà all’inizio della Settimana Santa. Entriamo nella Passione insieme a Gesù, riviviamola in noi, diventiamo cooperatori della salvezza.

In questa chiamata siamo inclusi tutti, in modo particolare, quelli le cui sofferenze sono preziose: i malati, i diversamente abili, coloro che sono colpiti dai flagelli della vita più di altri, colore che sono nella sofferenza, nel dolore, nella fatica, nell’angoscia. Questo carico di dolori potrebbero inacidire i cuori e portare alla ribellione, ma con un atto di sottomissione e di amore si può accogliere questa sofferenza. Possiamo unirla a quella di Cristo e con Lui ci offriamo per la Redenzione del mondo affinché l’amore che noi diamo a Dio diventi grazia per quelli che hanno indurito i cuori e si convertano. Questa è la grande battaglia che è in atto adesso. Satana vuole distruggere il mondo, ma il suo obiettivo è impadronirsi delle anime e il suo potere è grande tanto che la Madonna ha detto: «Il diavolo miete le anime per attirarle a sé» (25 luglio 2020).

La sofferenza della Regina della pace per questo è enorme. Già nei primi anni delle apparizioni aveva detto «Non permettete che il mio Cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato» (24 maggio 1984). Questa è la battaglia escatologica nella quale siamo inseriti, di cui non dobbiamo mai perdere i valori veri, i protagonisti – la Madonna e l’impero delle tenebre – e l’obiettivo, che è la salvezza delle anime. Non facciamoci sviare da altre cose perché tutto il resto passa, passa anche la figura di questo mondo, ci saranno Cieli nuovi e Terra nuova. Sono verità di fede, ma le anime immortali quando sono perdute lo sono per sempre.

Comprendiamo il sudore di sangue e l’angoscia di Gesù quando dice “Padre, se possibile, passi da me questo calice” è quella profezia di Simeone fatta alla Madonna che si realizza: “Questo Bambino è qui per la morte e la resurrezione di molti”.

Nella Settimana Santa ci raccogliamo in preghiera con Gesù, ci uniamo a Lui offrendo le sofferenze, le miserie, tutto ciò che ci pesa, le tentazioni, le avidità, le disperazioni. Offriamo tutto a Dio per la nostra espiazione, purificazione, per poter ottenere questa grazia immensa. Siamo di fronte ad una umanità perduta e che rifiuta la salvezza: «L’uomo moderno non vuole Dio» (25 gennaio 2023).

La Madonna è qui da così tanto tempo per impedire a satana di appropriarsi delle anime immortali. Entriamo nella dimensione della lotta spirituale per noi stessi, prima di tutto, e poi negli altri. Lasciamo da parte tante cose inutili, frivole, che passano. La Madonna a Kibeho, come ci ha riferito Natalie, ha detto che tanta gente vive come animali, bevono, dormono, si divertono, come se non avessero un’anima. Usciamo da questa dimensione miserabile della vita, eleviamoci, entriamo nella dimensione della fede, dell’amore, apriamo il cuore a Dio, uniamoci a Cristo che è l’unico Salvatore del mondo. Non c’è altra salvezza al di fuori di lui. Facciamo nostro Gesù Cristo nella Settimana Santa, lasciamolo entrare nei nostri cuori, lasciamo che la sua Croce ci abbracci, che la sua Resurrezione ci trasformi. Questa è l’esortazione che ha fatto la Regina della pace con il Messaggio del 25 marzo 2024.

È tutta un’altra Pasqua se la viviamo nella luce di Cristo, se ci uniamo a Cristo nella morte, nel peccato, nella Sua sofferenza espiatrice, nella sua gloriosa Resurrezione. Quando splende il sole di Pasqua sull’anima rinnovata o neonata, si apre un nuovo mondo e una nuova vita. Lo auguro a me stesso e a tutti voi, in questa Settimana benedetta.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul silenzio di Gesù nella Passione

Cari amici, nella Settimana Santa cerchiamo di meditare aspetti fondamentali della vita cristiana contemplando Gesù nella Passione. Tutte le virtù cristiane risplendono nel loro fulgore attraverso la Passione di Cristo. La meditazione della Passione è ciò che raccomando soprattutto in questo periodo di preparazione alla Pasqua, ma deve essere un esercizio di lettura costante perché da essa si manifesta il grande amore di Dio per noi.

Vorrei mettere in evidenza non solo come Gesù ci ha insegnato a vincere il male con il bene, ma come lo ha dimostrato in tutto il tempo della Sua Passione. Se vogliamo quantificare il tempo nella Passione di Gesù – a partire dall’Ultima Cena per arrivare al Venerdì Santo – si possono contare una quarantina di ore nelle quali Gesù ha affrontato la potenza del male che voleva annientarlo. Bisogna contemplare tutto il tempo in cui Gesù dice agli apostoli “Uno di voi mi tradirà”, fino alla sua ultima espressione “Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Meditare fa bene ma ci vuole la grazia dello Spirito Santo. La parola di Dio, letta nella luce dello Spirito Santo, non ha paragoni nella descrizione dei giorni della Passione.

Vorrei sottolineare una delle cose che colpiscono di più nel tempo della Passione, ovvero il silenzio di Gesù. Un silenzio che c’è anche quando parla. Gesù non subisce, ma vive la Sua Passione. Durante l’agonia nel Getsemani ha manifestato – e i discepoli hanno toccato con mano – la debolezza della natura umana, creaturale e non dovuta a residui del peccato che in Gesù non erano presenti. Però il tremore, il dolore, il sudare sangue, questo accasciamento – tanto che il Padre ha mandato un angelo a consolarlo – ci indica il peso del male che gravava sulle spalle del Signore. La Passione di Cristo è cominciata con questo squarcio tremendo sull’iniquità del mondo. A giudizio di tanti maestri di sacra dottrina, questa Passione è stata inutile per molti, i quali hanno rifiutato la salvezza che viene dalla Croce, dal versamento del Suo sangue, hanno rifiutato il Suo amore salvifico. Questo perché sono passati dalla parte del male, del principe di questo mondo.

Si è manifestata la tragedia esistenziale di Gesù, che è l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo, li espia tutti ma non tutti hanno accolto la grazia della Redenzione. Le parole che Gesù semina durante la Passione sono sprazzi di luce nel Suo silenzio. Ad esempio, quando si avvicina Giuda, dal cuore di Gesù esce «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?» cioè l’ultimo tentativo di farlo rientrare in sé, l’ultimo tentativo perché gli cadano le squame dagli occhi e veda l’abisso nel quale sta sprofondando.

Oppure, davanti ai sacerdoti Gesù dice quelle parole che poi saranno testimonianza nei secoli della Sua origine eterna «Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo» a giudicare il mondo.

Quando parla Gesù sono sempre parole di grande amore, di luce, di coraggio, di testimonianza, di pietà – come quando una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: Così rispondi al sommo sacerdote? Gli rispose Gesù: Se ho parlato male, dimostrami dov’ è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”.

Nella Passione vediamo Gesù silenzioso quando la folla grida “Crocifiggilo” e quando invece che il Suo nome grida quello di Barabba.

Portato di fronte a Erode, un sovrano squallido dedito alla lussuria, Gesù tace.

Nel momento della flagellazione, quando lo riducono a un verme, tace e non si lamenta, non grida di dolore.

Allora ci si chiede: cos’è questo silenzio di Gesù nel momento in cui il male infierisce su di Lui e cerca di provocarlo? Questo silenzio è preghiera. Durante il tempo della Passione Gesù prega con il Padre oppure dice poche parole di grande luce.

Queste parole le vediamo anche dinanzi a Pilato che chiede se fosse re e Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo», non è un regno politico, della violenza, della sopraffazione, della prepotenza, della schiavitù. Svela un altro potere che l’uomo non riesce a capire, che è il potere dell’amore sui cuori e il potere della verità sulle menti. La regalità di Cristo – che non è mai violenta, non è mai oppressiva, non si impone – ce la rivela nel momento della Sua massima debolezza, come la luce della Verità che si impone da sola alle menti e la forza dell’amore che scardina i cuori riempiendoli di pace e di gioia.

Quello che noi vediamo è anche la compassione di Gesù per la debolezza di Pietro: quando estrae la spada e taglia l’orecchio del servo, Gesù gli fa riporre la spada e guarisce l’orecchio.

Oppure, quando Pietro nella sua debolezza non riesce a reggere il confronto con una donna che lo accusa di essere Suo discepolo. In quel momento Gesù con uno sguardo lo trafigge, Pietro capisce e piangerà per tutta la vita per questo atto di debolezza. Però Gesù lo conforta e lo rianima. Pietro invece di fuggire come Giuda, corre nel Cenacolo, correrà dalla Madonna, fa quel che poi vediamo nel momento della Pentecoste, dove lo troviamo trasformato.

Nel momento in cui Cristo è crocifisso, L’espressione “Ho sete” indicare la sua sete di amore, di anime.

Quelle parole che rivolge al ladrone che gli chiede di essere salvato, di andare con Lui in Paradiso e Gesù risponde «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

Quelle parole che fan sì’ che il centurione si apre alla fede e dica “Costui veramente era il Figlio di Dio”.

Il dono che sulla Croce Gesù ci ha fatto di Sua madre con parole immortali «Donna, ecco tuo figlio!» rivolto a Giovanni – che ci rappresentava tutti – e poi rivolto a Giovanni dice «Ecco tua madre!». L’eredità più preziosa che Cristo ci ha dato – oltre al dono dello Spirito Santo che il dono della Passione – è il dono di Sua madre e soprattutto oggi, abbiamo la consapevolezza di quanto grande sia stato questo dono del Signore.

Poi, la preghiera di Gesù nel momento in cui si avvicina il distacco della Sua anima dal corpo ma non dalla Sua divinità, come grido dal profondo: “Elì Elì lemà sabactàni” che significa “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Recita tutto il Salmo 22 che termina con la celebrazione della potenza di Dio nella protezione e Resurrezione del giusto. È sceso nell’abisso della nostra miseria e ci ha aperto alla speranza della Resurrezione, che è il grande dono che ci ha fatto Gesù cioè la Resurrezione e la vita eterna.

Siamo quella generazione che ha rifiutato la fede e la Croce, dove ci aggrapperemo? A cosa tenderemo? Chi ci salverà dal male, dalla cattiveria, dalla morte? Chi darà un senso alla nostra vita? È tutto quello che dobbiamo chiederci facendo un bagno di spiritualità, leggendo la Passione del Signore; leggendo nei giorni successivi a Pasqua, pieni di luce, le apparizioni di Gesù – che vince l’incredulità degli Apostoli – e che apre il mondo nuovo della gioia, della pace e della liberazione dal male. Il mondo eterno del bene e della felicità che è nella prospettiva di ogni uomo che nasce in questo mondo grazie alla Croce di Cristo e alla Sua Resurrezione, alla portata di tutti e che ha offerto a tutti.

Facciamo questo cammino verso la Pasqua e se sentiamo che il male ci assedia, mette le radici in noi, ci rende schiavi, ricordiamoci che con la grazia di Cristo possiamo essere liberati; con il Sacramento della Confessione possiamo diventare creature nuove, possiamo ricevere l’Eucarestia, il Pane della vita eterna. Possiamo entrare in una dimensione totalmente nuova e gustare quella pace, quella gioia, quella felicità che non potevamo immaginare fossero possibili. Sono possibili per tutti quelli che hanno creduto e che hanno accolto la grazia della Pasqua.

Da: “Lettura della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul manto di Maria, unico rifugio sicuro

Cari amici, la Madonna ci ha assicurato attraverso la veggente Vicka che sarà presente durante tutto il tempo dei Segreti e oltre. È una rivelazione particolare di un’importanza enorme che è molto rasserenante.

Una nostra ascoltatrice dagli Stati Uniti scrive che con la sua famiglia vorrebbe rimanere in Italia, ma con il rischio della guerra in Europa chiede se non sia più sicuro tornare negli Stati Uniti. Questa è un’ansietà che ha ogni famiglia, soprattutto con dei figli. Il tempo dei Segreti non sarà certo piacevole, anche se sarà un tempo di liberazione dal potere del male. La Madonna ha detto che soffiano i venti della morte, dell’odio, della paura per distruggere le vite. La risposta è che cercare un rifugio umano non ha molto senso. Coloro che pensano di rifugiarsi a Medjugorje perché credono di essere al sicuro sbagliano, perché Medjugorje stessa sarà colpita da due ammonimenti che non sono piacevoli. Cercare le salvezze umane è inutile, l’unico posto sicuro è il manto di Maria.

La Madonna ci ha dato una grande speranza il 1° gennaio 2024 quando ci ha chiesto attraverso la veggente Marija di salire sul monte delle prime apparizione, il Podbrdo, e lì fare tre ore di preghiera. C’è stata una risposta corale e molto coraggiosa dato che pioveva, faceva freddo, era buio, la salita e la discesa erano molto faticose. La Regina della pace ha detto: “Grazie perché avete risposto alla mia chiamata e avete pregato per le mie intenzioni. Non vi pentirete né voi né i vostri figli, né i figli dei vostri figli.” Una simile promessa l’aveva fatta anche in Sicilia, nel Santuario delle Lacrime il 27 ottobre 2001: “Per questo atto di consacrazione non vi pentirete né voi, né i vostri figli, né i figli dei vostri figli!”.

Non si tratta di essere presenti in quel momento e in quel luogo, ma di un’adesione interiore. Per la Madonna la presenza non è fisica ma spirituale, un’adesione al Messaggio, alla chiamata ovunque si trovi una persona. Non ci sono fattori umani di serenità nel mondo agitato di oggi, è un mare tempestoso e non c’è nessuna isola che non ne sia toccata. Il manto della Madonna è l’unico rifugio atomico sicuro sulla Terra. Funziona sempre e in ogni momento, bisogna mettersi sotto il Suo manto, avendo fiducia in Lei, pregando e supplicando Maria.

Coltiviamo la pratica dell’affidamento quotidiano alla Madonna. Mettiamoci ogni giorno sotto il Suo manto e nelle Sue mani. Come ha detto più di una volta: “Incamminatevi con Me” (18 marzo 2011), “Figli miei, ascoltatemi, incamminatevi con me” (2 luglio 2011), cioè facciamoci prendere per mano da Maria giorno per giorno, proteggiamo noi stessi e la nostra famiglia con il Santo Rosario. Queste sono le cose che contano perché la Regina della pace può fare qualsiasi cosa. Ci dà sempre un segno quando ci sono delle distruzioni a causa della guerra, dei terremoti ecc. ovvero rimangono intatti una statua della Madonna o un crocifisso. Sono segni che Maria vuole darci per rincuorarci della Sua presenza. Ho sperimentato personalmente l’intervento della Gospa nelle piccole e grandi cose, si occupa di tutto e interviene su tutto. È la presenza di un Madre molto amorevole che protegge i Suoi figli.

Se avessimo la preghiera di Memoria – cioè quella che ricorda tutte le volte che la Madonna è intervenuta per salvarci, aiutarci e proteggerci – ci renderemmo conto di come Lei sia presente continuamente nella vita delle persone, dei popoli, del mondo, tutto è sotto il suo sguardo. Bisogna invocare la Sua protezione e il Suo aiuto altrimenti non può aiutarci.

Contemplando la realtà del mondo vediamo come ci sono Paesi – come Russia e Cina – che hanno preparato la guerra da tempo e Paesi – come tutta l’Europa – che invece sono diventati un boccone prelibato per l’orso. Ognuno deve agire nell’ambito delle sue responsabilità, ma il pericolo è talmente grave che rifugi, iniziative e leadership politiche umane non ci possono salvare. Siamo in una situazione in cui l’unica nostra via di salvezza è la preghiera. Affrettiamoci, non per paura ma perché satana ci ha ingannato, dobbiamo ritornare a Dio. Prepariamoci a fare una Pasqua di penitenza, di confessione, di resurrezione, di ritorno alla fede e ai comandamenti. Facendo questo erigiamo una diga, un muro ai venti del male, dell’odio, dell’inquietudine, della morte che soffiano sulla Terra. Non c’è iniziativa diplomatica che rimanga a galla, viene subito risucchiata nei mulinelli della Storia. L’unica forza che può fermare la distruzione del mondo è la preghiera, la conversione, la penitenza, la rinuncia al peccato, il digiuno dal male. Questo perché, i venti dell’odio, della morte e della distruzione che sono suscitati, vengono dal demonio, è il principe di questo mondo che soffia.

La Madonna innumerevoli volte ha detto che satana vuole l’odio e la guerra. Quindi, l’unica medicina è la nostra conversione, il nostro ritorno a Dio, la nostra preghiera che farà miracoli.

Se andiamo indietro nella Storia di questi duemila anni, troveremo che innumerevoli volte la Regina della pace è intervenuta nella vita dei popoli – soprattutto in quelli cristiani europei – a salvarci dalla distruzione, dalla spada dell’Islam, dalla distruzione delle orde, dalle due guerre mondiali. Lei è qui per salvarci ancora, è qui per continuare quello che ha fatto in passato, in questo momento particolare in cui satana è sciolto dalle catene e vuole distruggere il mondo. Vuole portare le anime nella voragine dell’odio, da cui sono consumate. Satana in questo momento della storia è qui per mettere fine all’opera della Creazione e della Redenzione per vincere, ma sarà sconfitto. Per questo motivo la Madonna è presente da così tanto tempo, ringraziamo Dio per questa presenza. Una presenza ancora minimamente accolta, messa in discussione. Questo è tempo di conversione e penitenza, è tempo di gridare a Dio dal profondo del cuore, di cambiare vita.

Ci sono i mezzi spirituali per trovare la serenità, la pace del cuore e questi mezzi sono la preghiera e l’affidamento a Maria, il Suo manto Santo sotto il quale trovare rifugio. Sono le iniziative interiori di riprendere fiducia in Dio e nella Sua provvidenza che ci daranno serenità di affrontare i tempi difficili nei quali siamo entrati e dai quali la Madonna ci porterà fuori.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulle parole della Madonna: “Se vivete mio Figlio avrete la pace e sarete felici” (18 marzo 2024)

Cari amici, vorrei riflettere sul Messaggio della Regina della pace a Mirjana del 18 marzo 2024, che ha avuto molto gradimento. La Madonna, pur nel suo linguaggio materno, facile e comprensibile a tutti, parla di un’attesa spirituale che non possiamo neanche immaginare. Per questo la Gospa ci dice: “Vivete i miei messaggi e mettete nella vita ogni parola che io vi do. Siano preziose per voi perché vengono dal Cielo” (25 giugno 2002). Persino i veggenti a volte fanno fatica a comprendere i Messaggi. La Madonna ci ha esortato evocando lo Spirito Santo per comprendere le Sue parole. A coloro che ancora oggi si ostinano e vogliono fare polemiche sulle apparizioni della Madonna, vorrei dire che Messaggi come questi presuppongono un’altezza spirituale che non è umanamente possibile. Una creatura normale non può capire ciò che la Madonna ha dentro perché esprime la vita interiore che è irraggiungibile. Non solo nell’applicazione ma anche nella comprensione della mente umana che viene sovrastata da una luce così grande.

Cerchiamo di cogliere almeno l’essenziale delle parole che la Madonna dice e che ha detto in tutti questi anni. Purificandoci e vivendo possiamo capire di più e ci renderemo conto della miseria nella quale ci troviamo, siamo in un pantano nel quale stiamo tirando dentro anche il Cielo e sarebbe meglio che ne uscissimo fuori.

La Regina della pace ha detto la Verità cristiana per eccellenza, è qui per la grandissima Misericordia di Dio. Tenendo conto dell’indifferenza, dei tradimenti che ha dovuto patire in questi decenni, dove apparentemente non ha raccolto molto, ciononostante viene.

Ho parlato con un cittadino di Medjugorje che ha detto che a Medjugorje hanno fatto molti sbagli, ha sbagliato la Parrocchia, hanno sbagliato i veggenti, hanno sbagliato i parrocchiani, ma alla fine Lei è ancora qui che viene e verrà ancora. Sono apparizioni del trionfo del Suo Cuore Immacolato, non si possono vietare alla Madonna le apparizioni, è come svuotare un pozzo con un bicchiere rotto.

Il Messaggio della Regina della pace lo ripete spesso, specialmente negli ultimi tempi. Il messaggio è che il cuore umano può cambiare, anela alla pace, anela all’amore, anela alla verità. Purtroppo, il cuore umano viene inquinato prima di tutto con la ferita del peccato originale – con dentro il veleno della superbia che è madre di tutti i vizi – ma con il Battesimo c’è la grazia dello Spirito Santo che ci viene data per il combattimento spirituale.

Nonostante la coltre di polvere e di fango del peccato che copre, sfigura, distrugge l’immagine divina, finché c’è vita, un’anima può sempre rinascere, può sempre convertirsi. Il cuore umano nel suo fondo – con i condizionamenti interni e quelli che abbiamo accresciuto con le libere scelte sbagliate, con i condizionamenti del mondo e il soffio maleodorante del demonio che ci spinge a deviare – cerca la pace, l’amore, la verità fuori da Cristo. Il cuore umano può cambiare nonostante il peccato, anela alla pace, all’amore, alla verità e così saremo felici. Se cerchiamo queste cose in Gesù saremo felici.

Se le cerchiamo fuori da Cristo – quindi nel mondo transeunte, fatto di false luci – in realtà questa fame di mondo “è sì malvagia e ria, che mai non empie la bramosa voglia, e dopo ’l pasto ha più fame che pria” (Inf. I, 97-99). Se copriamo l’immagine di Dio che è in noi, rimaniamo invischiati nelle reti di satana come mosche. Se non ne usciamo ci perdiamo eternamente.

Questo è il messaggio che ci vuole dare la Madonna. Se cerchiamo la pace, l’amore e la verità, dobbiamo farlo in Suo Figlio. La Regina della pace dice: “Se vivete l’amore, se vivete mio Figlio avrete la pace e sarete felici” (18 marzo 2024), quello che colpisce di più è proprio l’espressione “Sarete felici”. Ed è proprio così, perché ci sono persone che possono testimoniare che vivendo Gesù Cristo, cercando Gesù Cristo, credendo in Gesù Cristo, che è Verità, amore e pace, sono felici. Queste persone sono felici nell’umiltà, nella povertà, portando la Croce, osteggiati dal mondo, sono felici persino crocifissi, con la felicità che Dio dà a chi lo segue, a chi apre il cuore, a chi lo imita.

In questi giorni la Chiesa ci presenta Gesù nella Passione, guardiamo alla pace e al silenzio di Gesù. Dopo il Getsemani non tremava più di paura, era sparita l’angoscia e qualsiasi forma di fragilità umana. Gesù si alza maestoso, silenzioso, manifestando la Sua umiltà divina che è una grandezza insondabile. Tutto il tempo della Passione è silenzioso, si riversa su di Lui tutto l’odio di satana, del mondo, delle persone concrete che Lui ha guarito, visitato, sanato, a cui ha predicato. Si riversa l’ingratitudine, l’incomprensione, l’odio gratuito, quello che la gente riesce a sputare fuori quando è posseduta dal demonio. Tutto questo in Gesù Cristo suscita la compassione. Non dice parole dure, le poche parole che pronuncia sono l’ultimo tentativo per rischiarare le anime accecate, come lo fa davanti a Pilato, come lo fa davanti al Sinedrio. Gesù ha guardato tutti con sguardo di compassione, dell’infinità Misericordia di Dio.

La Madonna quando dice “Se vivete l’amore, se vivete mio Figlio avrete la pace e sarete felici” (18 marzo 2024), intende quella felicità che è la gioia divina che rimane tale anche nelle acque tumultuose dell’odio, della cattiveria, dell’infamia, dell’accecamento.  In quelle ore della Passione, Gesù è passato in quelle acque tremende, nella quali noi siamo chiamati a vivere, perché la Chiesa nella sua ultima fase della Storia chiamata a percorrere la Passione del suo Signore.

Come ha detto la Regina della pace il 25 febbraio 2023: “Guardate mio Figlio e seguitelo verso il Calvario”. Tutta la Chiesa penitente – che si professa peccatrice perdonata, che si professa servitrice di Gesù, che è pronta a seguirlo fino al Calvario e offrirsi in sacrificio, con questa forza vittoriosa, con questi sentimenti – vive i giorni precedenti alla Pasqua perché si riversi sul mondo. Cosicché anche oggi ci siano quelli come il ladrone pentito o come il centurione che gli trapassa il costato con la lancia.

Entriamo dunque, in questi giorni meravigliosi, dolorosi e gloriosi nel medesimo tempo della Passione di Cristo. Contempliamolo, chiediamo la grazia dello Spirito Santo, chiediamo a Gesù di farci capire e di donarci quello che aveva nel cuore durante la Passione. Chiediamo la Sua infinita Misericordia, la Sua determinazione di portare a termine il compito della Redenzione fino alla fine, il Suo abbraccio con il quale ha voluto stringere tutte le anime, tutti gli umili di tutti i tempi. Entriamo in questa dimensione, dedichiamoci alla meditazione e alla preghiera, grazie alla Madonna che ci ha dato questo meraviglioso Messaggio, che ci dimostra una grande luce per tutti noi.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla virtù della pazienza nel tempo delle prove

Cari amici, le prove della vita non mancano mai. Sono una dimostrazione che Dio ci chiede per manifestare a Lui la nostra volontà e fedeltà. Sono necessarie perché, attraverso di esse, esercitiamo le virtù, tempriamo soprattutto la virtù della fortezza, della sopportazione e della pazienza. Grazie a queste virtù siamo abilitati ai comandamenti spirituali che hanno in palio la salvezza eterna dell’anima. Sono le linee fondamentali dell’ascetica cristiana che è fondata sulla Passione di Cristo, dove l’accoglienza e la sofferenza – proveniente dalla volontà di Dio al fine non di distruggere ma di fortificare e di redimere – è quella visione che ci deve aiutare ad affrontare le difficoltà della vita.

Le prove sono tante, ma quelle che ci colpiscono di più sono quelle di carattere materiale. Le malattie, gli insuccessi dei lavori, i rovesci finanziari e tutto quello che riguarda la vita su questa Terra, fan parte di quelle prove che ci angosciano di più. Tuttavia, ci sono delle prove a livello spirituale che non sono meno importanti e che sono tali da condizionare la vita ancor più delle prove materiali.

Gesù ha affrontato numerose prove spirituali, come nel Getsemani quando invocava il Padre perché passasse il calice del dolore e con sforzo enorme diceva “Sia fatta la Tua volontà”. Coloro che si trovano in questo tipo di prove – che sono quelle dello spirito e dell’anima attraverso le quali passiamo tutti –sono talmente in difficoltà da paralizzare l’anima, perché si trova nell’oscurità della fede. La fede, infatti, è una grande luce ma nel medesimo tempo è oscura. Ci sono momenti in cui l’oscurità della fede è tale per cui non vediamo più Dio, non riusciamo neanche più a immaginare l’esistenza e la presenza di Dio. In questa oscurità non riusciamo a vedere i miracoli, la Sua Provvidenza e dentro di noi incomincia a nascere lo smarrimento, vaghiamo e cerchiamo con angoscia. Sono tutte prove meravigliosamente scritte in tante esperienze mistiche, ma anche prove che le anime semplici sperimentano nella vita.

A volte pensiamo che Dio non c’è perché vediamo trionfare il male, l’ingiustizia, i superbi e i malvagi, i giusti sono perseguitati. Anche sotto il profilo personale a volte le tenebre ci avvolgono in modo tale che non sappiamo più da che parte rivolgerci. Sono prove dello spirito che possono durare molto tempo e appartengono a quella fase della vita spirituale in cui Dio vuole purificare le anime dalla mondanità che le ricopre e le vuole elevare. Sono prove come, usando un’immagine biblica, oro grezzo che viene messo nel fuoco per essere purificato.

Sono prove anche del nostro tempo. L’umanità sta vivendo un periodo di grande seduzione, una prova dello spirito tra le più estese della Storia, come die la Madonna: “l’uomo moderno non vuole Dio” (25 gennaio 2023). Non c’è più in noi la percezione del Suo amore, Caterina da Siena dice che le nostre anime che cercano le consolazioni spirituali vengono private da Dio così da elevarle e svezzarle. Si trovano spaesate, quindi ci vuole la guida dell’anima da parte di un direttore spirituale, che spiega che il passaggio attraverso queste forme di purificazione sono necessarie. In questo modo, si potrà arrivare a quell’amore di cui ci ha parlato la Madonna nel messaggio del 18 marzo 2024 a Mirjana: “Cari Figli, per l’amore misericordioso di Dio sono con voi. E per questo, come Madre, vi invito a credere nell’amore. L’amore che è comunione con mio Figlio. Con l’amore aiutate gli altri ad aprire i loro cuori affinché conoscano mio Figlio e lo amino. Figli miei l’amore fa sì che mio Figlio con la sua grazia illumini i vostri cuori, cresca in voi e vi dia la pace. Figli miei, se vivete l’amore, se vivete mio Figlio avrete la pace e sarete felici. Nell’amore è la vittoria. Vi ringrazio”

E’  un fuoco divoratore che brucia le tendenze egoistiche dentro di noi per purificare l’anima. Queste sono situazioni esistenziali contrassegnate dall’aridità, dalla delusione, dalla sfiducia, dalla persecuzione, dall’incomprensione. Sono situazioni dell’anima che troviamo espresse magnificamente nei Salmi. In essi sono un grido che sale dal basso, di chi si rivolge a Dio perché non c’è, non lo vede, non lo trova, si vede nel frutto delle acque che lo sommergono, che lo annegano e grida aiuto.

Nel febbraio 2022 quando la Russia ha aggredito l’Ucraina, il Papa ha consacrato questi due Paesi alla Madonna. La Regina della pace ha risposto: “Ascolto il vostro grido” (25 marzo 2022), quindi “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce.” (Salmo 130), nel momento della calamità esteriore, dell’amarezza, dell’angoscia interiori, si grida Dio. Si sperona l’anima così da non perdere la Divina presenza, in modo da attualizzarla in continuazione con la preghiera. Questo è il combattimento spirituale dell’anima. Attraverso di esso tutte le anime che Dio chiama sono portate a fare dei gradini di elevazione nella vita spirituale, devono scalare e molte volte fanno sudare sangue.

Bisogna tagliare le radici del male, bisogna purificarle con le fiamme della carità, mozzare la testa alle fameliche bocche dei vizi capitali. È tutta una mappa immensa perché poi ogni anima ha le sue prove, le sue situazioni esistenziali, le sue aridità, le sue delusioni, i suoi contorcimenti, le sue malattie nascoste e profonde, le sue piaghe. Ogni anima è un universo che Dio conosce bene e che deve avere uno sguardo nella tenebra della fede dove fissare gli occhi. Questo sguardo è la Passione di Cristo.

In questo cammino quaresimale, guardate alla pazienza di Cristo. La pazienza è quella virtù che ci aiuta a sopportare le prove, che ci aiuta a combattere durante la prova e che ci fa uscire vittoriosi dalla prova. La pazienza è il midollo della carità, come dice Caterina da Siena, è l’espressione più alta dell’amore, cioè sopportare per amore. Come ha detto la Madonna nel Messaggio a Mirjana del 18 marzo 2024: “Nell’amore è la vittoria”. Di fronte al male che cresce nel mondo, all’aggressione dell’impero delle tenebre, la pazienza, la sopportazione, la residenza, la fedeltà, il ricominciare da capo ogni giorno, aggiungere una rinuncia dopo l’altra, nell’essere prodighi nell’esigere il meglio da noi stessi, tutto questo è faticoso e doloroso ma solo questo ci fa crescere e unire in Cristo.

Fissiamo Cristo in questi giorni della Passione, guardiamo alla Sua sopportazione, alla Sua pazienza, alla Sua umiltà, al Suo silenzio. Pensiamo con che dignità, grandezza e umanità si è presentato alla folla ululante, incoronato di spine. Nell’ecce homo risplende la divinità di Cristo. Dalla Croce dice: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, che dice al ladrone “Vieni con me in Paradiso”, nelle poche parole che ha espresso c’è solo amore, non c’è nemmeno una briciola di amarezza, di scontentezza, di reazione al male che non si la forza dell’amore.

 Questo è lo sguardo che dobbiamo avere, perché siamo in tempi in cui il male cerca di debordare, di imporre la sua dittatura, di impadronirsi dei cuori. La Madonna usa parole che ci preoccupano quando dice che satana vuole scardinare i cuori, il nemico con la zizzania ha preso molti cuori, la potenza del male che entra nel cuore e semina l’odio, simile all’incredulità, alla prepotenza, alla superbia.

Facciamo questo cammino di purificazione in questa Quaresima, guardando Gesù paziente, che perdona, ama, prega, testimonia, va avanti e non si lascia sfiorare dalle provocazioni. Effonde grazia, luce, amore, parole che risuscitano le anime morte.

La virtù della pazienza è fondamentale nel cammino spirituale, è necessaria per uscire vittoriosi nel tempo delle prove nel quale siamo entrati.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla divina Provvidenza che opera nella storia umana

Cari amici, ognuno di noi è guidato, illuminato e protetto dalla divina Provvidenza perché persegua il fine della vita che è la salvezza eterna. Tuttavia, la divina Provvidenza non opera soltanto nella vita delle singole persone, ma riguarda anche la Storia umana nella sua generalità, nella sua totalità. La Storia umana ha come protagonista l’uomo ma non è l’unico.

Ci sono tre libertà che agiscono e la prima è l’Onnipotenza divina, che è un’onnipotenza d’amore. Per quanto Dio abbia creato gli uomini e gli angeli – operativi e presenti nella Storia umana – possiamo e dobbiamo dire che l’attore principale è proprio Dio. Lo diciamo anche nel Catechismo antico di San Pio X: Dio ha cura e provvede alle cose create, in modo particolare all’uomo perché raggiunga il proprio fine, il fine della vita.

La Provvidenza divina è operativa nella Storia ed è presente su tutto. Non c’è nulla che accada e che Dio non sappia, non voglia o non permetta. Si pone il problema gravissimo della permissione divina del male che è un grande mistero, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero
395:
La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).

Noi, già attraverso la Storia Sacra e la divina Rivelazione, possiamo capire che la divina permissione del male è volta ad ottenere un bene maggiore. Uno degli eventi più importanti della permissione divina del male è la Passione di Cristo, che è stata sobillata dal demonio. Dio ha permesso la Passione di Suo Figlio per la Redenzione del mondo. Questo è un esempio di come la permissione divina del male va collocata nel governo di Dio nel mondo, che è un governo di amore, di giustizia e di Misericordia.

Poi c’è l’uomo, protagonista importantissimo della Storia umana. Vediamo fin dall’inizio il peccato originale, la grande rivelazione dell’uomo in grazia e in amicizia con Dio. Sempre nell’ambito della fede e dell’amicizia con Dio, Adamo ed Eva hanno subito la tentazione, ascoltando la seduzione del serpente, ritenendo Dio menzognero. Hanno commesso liberamente un peccato gravissimo, dando inizio alla catastrofe delle origini, che è, appunto, il peccato originale. Tutta la Storia umana è condizionata da questa caduta drammatica, che ha inquinato la natura umana rendendola più fragile e debole rispetto all’esercizio e all’intelligenza della volontà e dei rapporti con Dio.

Così la Storia umana è andata sotto il dominio del demonio, anch’esso attore della Storia. Il brano della Bibbia ci descrive il serpente antico che viene cacciato e precipita sulla Terra, trascinando con sé un terzo delle stelle. Il demonio, appena è stato cacciato dall’arcangelo Michele dal Cielo, è venuto sulla Terra e ha incominciato subito a sedurre gli uomini, iniziando dalla prima coppia nel Paradiso terrestre. Da allora ha cercato di impossessarsi del mondo e di diventare lui il re del mondo. Tutto questo attraverso la tentazione e la capacità del serpente di muovere la nostra volontà, presentando il male sotto forma di bene.

C’è un dato di fede che ci tranquillizza: nonostante l’uomo sia libero e anche il demonio abbia la libertà di tentare, saranno sempre e comunque sotto il governo di Dio, sempre nell’ambito della divina permissione. Il demonio non può fare più di quello che Dio ha stabilito; perciò, il suo potere è sempre limitato, per quanto il demonio cerchi di incrementarlo.

La Verità di fede che ci tranquillizza è il fatto che, come dice San Tommaso D’Aquino, nonostante l’uomo sia veramente libero e satana abbia un potere di seduzione e distruzione enorme, solo la Volontà di Dio si realizza sempre. Questo ci tranquillizza perché mai la volontà umana e la volontà del demonio potranno decidere di fare ciò che Dio non vuole che sia fatto. Se Dio vuole che il mondo non sia distrutto, non verrà distrutto. Se Dio vuole che la bomba atomica non si usi, non verrà usata. Questo ci dà molta forza, anche perché molte volte Dio subordina la Sua volontà alle nostre preghiere, alle nostre decisioni, ai nostri sacrifici e a tutto ciò che mostra a Dio il nostro amore e la nostra fedeltà.

Questi principi fondamentali della salvezza li vorrei applicare alla realtà del nostro tempo. La divina Rivelazione ha svelato il progetto di Dio per quanto riguarda il mondo che è quello di preparare per le sue creature intelligenti e libere – che sono gli angeli e gli uomini – una gloria eterna del Cielo e una partecipazione alla Sua gloria. È un progetto particolare per l’umanità perché la natura umana per grazia è stata elevata a unione con la persona divina del Verbo. Possiamo dire che c’è questo ammirabile sposalizio fra natura umana e persona divina del Verbo. Questo progetto straordinario di Dio, come dice San Pietro, fa sì che diventiamo partecipi della natura divina e quindi dell’eterna comunione d’amore della Santissima Trinità. Questo progetto si realizza per tutti quelli che lo accolgono e lo decidono, perciò la libertà dell’uomo diventa decisiva. Quanti si salvano dipende soprattutto da noi stessi, dipende dalla nostra corrispondenza alla grazia.

La Divina rivelazione ci ha svelato questa fase della Storia, la Storia della Chiesa. La Storia ha un cuore che è l’Incarnazione e la Redenzione operata da Cristo. Tutta la Storia precedente è orientata all’Incarnazione, un evento di grazia per tutta l’umanità del passato e del futuro. La grazia di Cristo ha agito prima ancora della Redenzione, la stessa Vergine Maria è stata redenta perfettamente e non è stata toccata dal peccato originale perché la grazia di Cristo non ha limiti di spazio e di tempo. La grazia di Cristo morto e risorto straripa nella Storia, nel passato, presente e futuro.

Per quanto riguarda il tempo della Chiesa, che non sappiamo quanto durerà, la parte finale è soggetta alle grandi prove. Questo l’ha stabilito la divina Provvidenza così che la Storia della Chiesa sia come la Storia di Cristo. Come la Storia di Cristo è stata quella della sua Passione e Resurrezione così la Storia della Chiesa, nella sua parte finale che è quella che stiamo vivendo, deve vivere la sua Passione e la sua Resurrezione. Quindi, questo tempo di prove – come l’ha chiamato la Madonna – è sotto l’egida e il governo della divina Provvidenza, non dobbiamo avere paura. Tutto questo farà sì la potenza del male verrà umiliata e alla fine la Chiesa trionferà con Maria e poi avremo il tempo di pace. Ci sarà l’attacco finale di satana ma finirà nel nulla, Cristo trionferà e ci saranno Cieli e Terra nuovi. Questa è la prospettiva che ci dà la divina Rivelazione, dove si vede che alla fine la potenza del male viene sempre sconfitta.

Nella vita personale e nella Storia umana, nella misura in cui siamo fedeli a Dio, c’è sempre la vittoria del bene. Più siamo fedeli, più sarà grande la vittoria del bene e più anime si salveranno. È in questa prospettiva che dobbiamo guardare in avanti.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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