Pensiero spirituale sul silenzio di Gesù nella Passione

Cari amici, nella Settimana Santa cerchiamo di meditare aspetti fondamentali della vita cristiana contemplando Gesù nella Passione. Tutte le virtù cristiane risplendono nel loro fulgore attraverso la Passione di Cristo. La meditazione della Passione è ciò che raccomando soprattutto in questo periodo di preparazione alla Pasqua, ma deve essere un esercizio di lettura costante perché da essa si manifesta il grande amore di Dio per noi.

Vorrei mettere in evidenza non solo come Gesù ci ha insegnato a vincere il male con il bene, ma come lo ha dimostrato in tutto il tempo della Sua Passione. Se vogliamo quantificare il tempo nella Passione di Gesù – a partire dall’Ultima Cena per arrivare al Venerdì Santo – si possono contare una quarantina di ore nelle quali Gesù ha affrontato la potenza del male che voleva annientarlo. Bisogna contemplare tutto il tempo in cui Gesù dice agli apostoli “Uno di voi mi tradirà”, fino alla sua ultima espressione “Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Meditare fa bene ma ci vuole la grazia dello Spirito Santo. La parola di Dio, letta nella luce dello Spirito Santo, non ha paragoni nella descrizione dei giorni della Passione.

Vorrei sottolineare una delle cose che colpiscono di più nel tempo della Passione, ovvero il silenzio di Gesù. Un silenzio che c’è anche quando parla. Gesù non subisce, ma vive la Sua Passione. Durante l’agonia nel Getsemani ha manifestato – e i discepoli hanno toccato con mano – la debolezza della natura umana, creaturale e non dovuta a residui del peccato che in Gesù non erano presenti. Però il tremore, il dolore, il sudare sangue, questo accasciamento – tanto che il Padre ha mandato un angelo a consolarlo – ci indica il peso del male che gravava sulle spalle del Signore. La Passione di Cristo è cominciata con questo squarcio tremendo sull’iniquità del mondo. A giudizio di tanti maestri di sacra dottrina, questa Passione è stata inutile per molti, i quali hanno rifiutato la salvezza che viene dalla Croce, dal versamento del Suo sangue, hanno rifiutato il Suo amore salvifico. Questo perché sono passati dalla parte del male, del principe di questo mondo.

Si è manifestata la tragedia esistenziale di Gesù, che è l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo, li espia tutti ma non tutti hanno accolto la grazia della Redenzione. Le parole che Gesù semina durante la Passione sono sprazzi di luce nel Suo silenzio. Ad esempio, quando si avvicina Giuda, dal cuore di Gesù esce «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?» cioè l’ultimo tentativo di farlo rientrare in sé, l’ultimo tentativo perché gli cadano le squame dagli occhi e veda l’abisso nel quale sta sprofondando.

Oppure, davanti ai sacerdoti Gesù dice quelle parole che poi saranno testimonianza nei secoli della Sua origine eterna «Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo» a giudicare il mondo.

Quando parla Gesù sono sempre parole di grande amore, di luce, di coraggio, di testimonianza, di pietà – come quando una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: Così rispondi al sommo sacerdote? Gli rispose Gesù: Se ho parlato male, dimostrami dov’ è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”.

Nella Passione vediamo Gesù silenzioso quando la folla grida “Crocifiggilo” e quando invece che il Suo nome grida quello di Barabba.

Portato di fronte a Erode, un sovrano squallido dedito alla lussuria, Gesù tace.

Nel momento della flagellazione, quando lo riducono a un verme, tace e non si lamenta, non grida di dolore.

Allora ci si chiede: cos’è questo silenzio di Gesù nel momento in cui il male infierisce su di Lui e cerca di provocarlo? Questo silenzio è preghiera. Durante il tempo della Passione Gesù prega con il Padre oppure dice poche parole di grande luce.

Queste parole le vediamo anche dinanzi a Pilato che chiede se fosse re e Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo», non è un regno politico, della violenza, della sopraffazione, della prepotenza, della schiavitù. Svela un altro potere che l’uomo non riesce a capire, che è il potere dell’amore sui cuori e il potere della verità sulle menti. La regalità di Cristo – che non è mai violenta, non è mai oppressiva, non si impone – ce la rivela nel momento della Sua massima debolezza, come la luce della Verità che si impone da sola alle menti e la forza dell’amore che scardina i cuori riempiendoli di pace e di gioia.

Quello che noi vediamo è anche la compassione di Gesù per la debolezza di Pietro: quando estrae la spada e taglia l’orecchio del servo, Gesù gli fa riporre la spada e guarisce l’orecchio.

Oppure, quando Pietro nella sua debolezza non riesce a reggere il confronto con una donna che lo accusa di essere Suo discepolo. In quel momento Gesù con uno sguardo lo trafigge, Pietro capisce e piangerà per tutta la vita per questo atto di debolezza. Però Gesù lo conforta e lo rianima. Pietro invece di fuggire come Giuda, corre nel Cenacolo, correrà dalla Madonna, fa quel che poi vediamo nel momento della Pentecoste, dove lo troviamo trasformato.

Nel momento in cui Cristo è crocifisso, L’espressione “Ho sete” indicare la sua sete di amore, di anime.

Quelle parole che rivolge al ladrone che gli chiede di essere salvato, di andare con Lui in Paradiso e Gesù risponde «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

Quelle parole che fan sì’ che il centurione si apre alla fede e dica “Costui veramente era il Figlio di Dio”.

Il dono che sulla Croce Gesù ci ha fatto di Sua madre con parole immortali «Donna, ecco tuo figlio!» rivolto a Giovanni – che ci rappresentava tutti – e poi rivolto a Giovanni dice «Ecco tua madre!». L’eredità più preziosa che Cristo ci ha dato – oltre al dono dello Spirito Santo che il dono della Passione – è il dono di Sua madre e soprattutto oggi, abbiamo la consapevolezza di quanto grande sia stato questo dono del Signore.

Poi, la preghiera di Gesù nel momento in cui si avvicina il distacco della Sua anima dal corpo ma non dalla Sua divinità, come grido dal profondo: “Elì Elì lemà sabactàni” che significa “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Recita tutto il Salmo 22 che termina con la celebrazione della potenza di Dio nella protezione e Resurrezione del giusto. È sceso nell’abisso della nostra miseria e ci ha aperto alla speranza della Resurrezione, che è il grande dono che ci ha fatto Gesù cioè la Resurrezione e la vita eterna.

Siamo quella generazione che ha rifiutato la fede e la Croce, dove ci aggrapperemo? A cosa tenderemo? Chi ci salverà dal male, dalla cattiveria, dalla morte? Chi darà un senso alla nostra vita? È tutto quello che dobbiamo chiederci facendo un bagno di spiritualità, leggendo la Passione del Signore; leggendo nei giorni successivi a Pasqua, pieni di luce, le apparizioni di Gesù – che vince l’incredulità degli Apostoli – e che apre il mondo nuovo della gioia, della pace e della liberazione dal male. Il mondo eterno del bene e della felicità che è nella prospettiva di ogni uomo che nasce in questo mondo grazie alla Croce di Cristo e alla Sua Resurrezione, alla portata di tutti e che ha offerto a tutti.

Facciamo questo cammino verso la Pasqua e se sentiamo che il male ci assedia, mette le radici in noi, ci rende schiavi, ricordiamoci che con la grazia di Cristo possiamo essere liberati; con il Sacramento della Confessione possiamo diventare creature nuove, possiamo ricevere l’Eucarestia, il Pane della vita eterna. Possiamo entrare in una dimensione totalmente nuova e gustare quella pace, quella gioia, quella felicità che non potevamo immaginare fossero possibili. Sono possibili per tutti quelli che hanno creduto e che hanno accolto la grazia della Pasqua.

Da: “Lettura della cronaca e della storia”