siamo ormai prossimi al Natale e il nostro primo impegno deve essere quello di preparare il cuore per accogliere il Bambino Gesù dalle mani di Maria. Questo infatti è il segreto per gustare la gioia del Natale, un gioia che non passa, che allieta la vita e la solleva dalle sue miserie.
Prepariamo dentro di noi una dimora degna del Verbo che ci è fatto carne e che desidera abitare nel nostro intimo, per illuminarci con la sua Luce e infiammarci col suo amore.
La Confessione e la Comunione devono essere l’appuntamento al quale non possiamo mancare perché il nostro cammino esistenziale proceda lungo la via della salvezza e della pace interiore.
Il Vangelo di oggi ci presenta la figura di S. Giovanni il Battista, un gigante della fede, che ha illuminato il suo tempo e che, più che mai, lo illumina ora, in un momento della nostra storia nel quale la società, una volta cristiana, ha rimosso Cristo e ha messo se stessa al posto di Dio.
Interpellato riguarda alla sua testimonianza, Giovanni dà una riposta che riguarda molto da vicino il mondo contemporaneo, che procede stoltamente verso la proprio auto- divinizzazione:
“ Tu che sei?” lo interrogano i sacerdoti e i leviti. Egli confessò e non negò. Confessò: “Io non sono il Cristo”. Nella sua umiltà Giovanni si professa una voce che grida nel deserto: “ Preparate la via del Signore”, al quale egli non è degno di slegare il laccio del sandalo.
Questa umiltà, che ci toglie le squame dagli occhi, sia anche il nostro atteggiamento verso il mistero del Natale. Quel Bambino che la Vergine ha concepito per opera dello Spirito Santo e che ha dato alla luce in una grotta, rifugio per animali, è il Verbo che si è fatto carne e che è venuto ad abitare in mezzi a noi.
Questa è la fede cristiana, che non deve mai venire meno, andando con coraggio controcorrente, in una società di negazioni e di tradimenti, che vaga miseramente nella palude tenebrosa del male e della morte.
Noi usciamone fuori, prima che ci inghiotta e, come i pastori, corriamo al Betlemme ad adorare il Salvatore del mondo. I nostri cuori siano aperti per accoglierlo perché solo Lui è il senso della vita e l’ancora sicura della salvezza.
Vostro Padre Livio
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In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 1,6-8.19-28
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
L’Avvento corre veloce verso la solennità del Natale e noi rischiamo di arrivarvi senza essere interiormente preparati. Per questo motivo in questo giorno di grazia dobbiamo fare spazio a Dio e ai bisogni dell’anima, partecipando alla Santa Messa e preparando la Confessione natalizia.
Che cosa sarebbe il Natale senza la presenza nel nostro cuore di Colui che è nato e che noi festeggiamo perché porta la pace e la gioia al mondo?
Ascoltiamo dunque l’invito di Giovanni il Battista, che ci esorta alla conversione e a preparare il cuore alla venuta del Redentore.
Perché il Signore possa arrivare fino a noi, dice il profeta dell’Avvento, è necessario che prepariamo la via, togliendo tutti quegli impedimenti che intralciano il cammino. Quali sono questi impedimenti?
Sono quelli che offuscano la vista dell’ occhio interiore. Sono le tenebre degli errori, delle seduzioni, degli inganni, delle ideologie, delle false profezie, della false salvezze, delle luci illusorie, delle liberazioni fasulle, di cui oggi il mondo abbonda e con le quali satana ci devia per metterci sulla sua vita.
Sono gli impedimenti che inquinano il cuore e lo induriscono, rendendolo incapace di aprirsi alle sollecitazioni della Grazia divina, che purifica e che salva. Sono i peccati che come macigni si opprimono e ci schiacciano. Sono le superbie, le malvagità, le violenze, le cupidigie, le impurità che con le quali satana ci rende schiavi al suo servizio.
Tuttavia questa condizione in cui si trova il mondo non è senza speranza. Anche oggi Dio fa risuonare il suo appello alla conversione. La bellezza e la grandezza della Liturgia è quella di rendere presente il mistero di grazia e di salvezza, che si perpetua nel tempo fino alla fine del mondo.
Perciò anche noi, come i contemporanei Giovanni il Battista, accogliamo l’invito alla conversione. La schiavitù del peccato ci rende infelici e ci spinge verso l’abisso. Mettiamoci in ginocchio, chiediamo perdono a Colui che ci ama e che i fatto uomo per la nostra salvezza, prepariamo una seria confessione per questo Santo Natale.
E’ solo così che potremo sentire nel cuore la gioia della presenza del Salvatore e portare questa gioia a chi non la conosce ma che ne sente il desiderio.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Raddrizzate le vie del Signore.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 1,1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Francesco compie il tradizionale atto di devozione alla Madonna in Piazza di Spagna per l’Immacolata. Dalla Vergine invoca la protezione per chi è oppresso da ingiustizia, povertà, guerra e prega per i popoli di Ucraina, Palestina e Israele “nella spirale della violenza”. Poi Le affida le donne vittime di violenza e le mamme a cui guerra e terrorismo hanno ucciso i figli. Prima la tappa a Santa Maria Maggiore, per l’omaggio alla Salus Populi Romani con la “Rosa d’oro”
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Le donne vittime che hanno sofferto o soffrono violenze, le madri che piangono i figli uccisi da conflitti e terrorismo, o quelle che cercano di tirarli fuori dalle dipendenze, i cittadini di Roma e quelli dell’Italia, il popolo ucraino, quello palestinese e quello israeliano, tutta la gente oppressa da ingiustizia, guerra e povertà. Il Papa pone ai piedi della Madonna un enorme mazzo di rose bianche ma anche la preghiera per quanti oggi in tutto il mondo sono piagati e piegati dalla sofferenza. Perché Lei è il segno della vittoria su ogni male.
La tua persona, il fatto stesso che tu esisti ci ricorda che il male non ha né la prima né l’ultima parola; che il nostro destino non è la morte ma la vita, non è l’odio ma la fraternità, non è il conflitto ma l’armonia, non è la guerra ma la pace.
Il Papa in Piazza Mignanelli per l’omaggio a Maria
Anche quest’anno in Piazza di Spagna
Francesco, in netta ripresa dalla bronchite acuta che l’aveva colpito nei giorni scorsi, stretto nel suo cappotto bianco, è anche quest’anno in Piazza Mignanelli, a pochi metri dalla centralissima piazza di Spagna, a compiere l’atto di devozione alla statua della Vergine nella Solennità dell’Immacolata. Una tradizione ripetuta nel tempo da tutti i Pontefici e che Jorge Mario Bergoglio non ha voluto mai interrompere. Neppure quando la pandemia di Covid e le sue restrizioni avevano impedito ogni manifestazione pubblica: anche nel 2020 il Papa si era recato nel centro di Roma alle prime luci dell’alba per rendere omaggio a Lei, la “Madre”, che veglia sull’umanità.
L’omaggio alla Salus Populi Romani
Questo pomeriggio, poco dopo le 16, dopo una breve tappa nella Basilica di Santa Maria Maggiore per consegnare alla Salus Populi Romani – visitata 115 volte – la “Rosa d’Oro”, l’omaggio dei Papi mai più compiuto per 400 anni, il Pontefice è tornato ai piedi del monumento mariano realizzato dall’architetto Luigi Poletti e dallo scultore Giuseppe Obici, in onore del dogma dell’Immacolata Concezione proclamato da Pio IX.
Il Papa e l’omaggio alla Salus Populi Romani a Santa Maria Maggiore
Il calore della gente
Giunto nella consueta utilitaria nera, il suo arrivo è stato segnato dall’eco dell’applauso dei fedeli e dei cittadini romani assiepati dietro le transenne già da ore, con le mani in tasca e coperti da sciarpe e cappelli per difendersi dalle basse temperature. Alcuni si sono trasferiti da dopo l’Angelus in Piazza San Pietro nella centrale zona, fulcro dello shopping di lusso della Capitale. Con l’auto il Papa ha compiuto il giro della piazza, circondata da transenne, mentre dai balconi dei palazzi e soprattutto dalla balconata della Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, la gente gridava: “W il Papa”.
Saluto ai malati
A piedi, sorretto dal bastone, il Papa, accolto dal cardinale vicario Angelo De Donatis e dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha raggiunto la poltrona sistemata al centro sotto lo sguardo della Madonna. Uno sguardo l’ha restituito lui, Francesco, prima di sedersi mentre il coro intonava un canto mariano e le Litanie, che il Papa ha intonato sotto voce. Intorno al Vescovo di Roma c’erano in prima fila i malati accompagnati dai volontari dell’Unitalsi, seduti sulle sedie a rotelle con le gambe sotto coperte di pile. Il Papa li ha salutati all’arrivo e poi anche prima di congedarsi, come aveva già fatto a Santa Maria Maggiore quando si è voluto fermare con un gruppo di persone disabili. Un uomo in piazza Mignanelli gli ha regalato una crostata. “Grazie tante”, ha risposto Francesco, stringendo le mani o alzando il pollice.
Una crostata in dono al Papa da un malato
La preghiera alla Madre
Tutti i presenti hanno accompagnato la preghiera del Successore di Pietro a Maria, “Madre Nostra”, alla quale gli uomini e le donne di questo tempo si accostano “con il cuore diviso tra speranza e angoscia”. Con voce chiara, interrotto solo da qualche lieve colpo di tosse, il Papa anzitutto dice grazie alla Vergine “perché in silenzio, come è nel tuo stile, tu vegli su questa città, che oggi ti avvolge di fiori per dirti il suo amore”.
In silenzio, giorno e notte, vegli su di noi: sulle famiglie, con le gioie e le preoccupazioni – tu lo sai bene –; sui luoghi di studio e di lavoro; sulle istituzioni e gli uffici pubblici; sugli ospedali e le case di cura; sulle carceri; su chi vive per strada; sulle parrocchie e tutte le comunità della Chiesa di Roma.
Misericordia sui popoli oppressi
Una presenza “discreta e costante”, quella di Maria, proprio come la statua dell’Immacolata che si erge nella piazza, tra uffici e negozi. Una presenza “che ci dà conforto e speranza”, recita il Papa. “Abbiamo bisogno di te, Madre, perché tu sei l’Immacolata Concezione”, le dice, elencando tutti quegli “avvenimenti a volte mettono a dura prova” e che necessitano della sua intercessione.
E tu, Madre, rivolgi i tuoi occhi di misericordia su tutti i popoli oppressi dall’ingiustizia e dalla povertà, provati dalla guerra; guarda al martoriato popolo ucraino, al popolo palestinese e al popolo israeliano, ripiombati nella spirale della violenza
Francesco in preghiera
Le madri che piangono i figli
A Lei, Madre di Dio che ha visto suo figlio patire sulla croce, Papa Francesco affida le tante madri “addolorate”: “Le madri che piangono i figli uccisi dalla guerra e dal terrorismo. Le madri che li vedono partire per viaggi di disperata speranza. E anche le madri che cercano di scioglierli dai lacci delle dipendenze, e quelle che li vegliano in una malattia lunga e dura”.
Le donne vittime di violenza
Ma Maria è anche donna e quindi Francesco chiede la sua protezione per le tante donne che hanno subito violenza nei conflitti, nelle strade, nei posti di lavoro, nelle proprie case.
Abbiamo bisogno di te come donna, per affidarti tutte le donne che hanno sofferto violenza e quelle che ancora ne sono vittime, in questa città, in Italia e in ogni parte del mondo. Tu le conosci ad una ad una, conosci i loro volti. Asciuga, ti preghiamo, le loro lacrime e quelle dei loro cari.
La Madonna – è la preghiera del Pontefice – aiuti anche tutti “noi a fare un cammino di educazione e di purificazione, riconoscendo e contrastando la violenza annidata nei nostri cuori e nelle nostre menti e chiedendo a Dio che ce ne liberi”.
Il Papa saluta i malati
Un cambiamento del cuore
“Mostraci ancora, o Madre, la via della conversione, perché non c’è pace senza perdono e non c’è perdono senza pentimento. Il mondo cambia se i cuori cambiano; e ognuno deve dire: a partire dal mio”, scandisce ancora il Papa. “Il cuore umano solo Dio lo può cambiare con la sua grazia: quella in cui tu, Maria, sei immersa fin dal primo istante”.
Il saluto alla folla
Terminata la preghiera, a piedi e sempre col bastone, il Papa si è diretto dall’ambasciatrice spagnola Maria Isabel Celaá Diéguez, che lo ha atteso dinanzi al portone della sede diplomatica da dove sventolano le bandiere rosse e gialle e gialle e bianche. Francesco si è fermato a salutare tutta la gente intorno, tra cui i cardinali Luis Ladaria, prefetto emerito della Dottrina della Fede, e il neo cardinale Ángel Fernández Artime, rettor maggiore dei salesiani. Presente pure il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Edgar Peña Parra. Un saluto anche ad alcuni giornalisti raggruppati al lato della statua, dietro le transenne. Infine, benedicendo la folla, in auto ha fatto ritorno a Casa Santa Marta
la bellezza di Maria è assoluta e unica. Include tutte le bellezze dell’universo e le eleva oltre ogni umana concezione. Tuttavia è una bellezza materna. Il volto di Maria, che più di ogni altro riflette la bellezza di Dio, è un volto di madre. Le bellezze umane sono limitate e caduche. La bellezza di Maria è divina e immortale. Quando la Madonna appare, rapisce per lo splendore del suo volto. Ora Maria partecipa della gloria della resurrezione del Figlio, ma come sarà stata la sua bellezza quando era qui sulla terra? Non è certo arbitrario affermare che la piccola fanciulla di Nazareth è stata la persona più bella che mai sia apparsa sulla terra. Di Lei non abbiamo nessuna descrizione, come neppure del Figlio che rifletteva sul volto la somiglianza con la madre. Non sarebbe stato possibile a nessuno descrivere la bellezza sublime di Maria e di Gesù.
La bellezza di Maria non è soltanto quella del corpo, come noi siamo soliti rappresentarla. Essa riguarda l’intera sua persona. E’ una bellezza che sgorga dalle profondità interiori e che sprigiona la sua luce come una sorgente inesauribile. La bellezza di Maria è innanzi tutto spirituale. E’ lo splendore della sua anima immacolata. Quando l’arcangelo Gabriele saluta Maria, la chiama col nome misterioso di “Piena di Grazia”. Che cos’è la grazia se non la bellezza divina di cui viene rivestita l’anima immortale? Maria è rivestita della bellezza di Dio. E’ una bellezza che l’irradiazione della santità. E’ una bellezza senza macchia, senza peccato, senza inganni, senza seduzioni. Come potrebbero gli uomini, immersi nel fango, ma tuttavia assetati di bellezza infinita, non essere affascinati dallo splendore di Maria?
Maria è la “Piena di grazia” fin dal suo apparire sulla terra. Quale sarà stata la sua bellezza di giovane donna? Lo splendore dell’anima si effonde sul volto, nella luce degli occhi, nella bontà del sorriso. Il corpo umano, animato dall’anima, ne riflette lo luminosità naturale. L’anima di Maria, immune da ogni macchia di peccato originale e circonfusa della santità di Dio, quale splendore non avrà riversato sull’intera sua persona? Solo il Cielo ha potuto ammirare la bellezza sublime di Maria nel momento in cui si apre a ricevere il Verbo nel suo grembo. Da quel momento la bellezza divina di Maria è quella della Madre. Il suo volto materno, che Gesù ha contemplato, gli occhi dolcissimi che Egli ha incontrato, il sorriso che l’ha confortato, sono un dono per tutti gli uomini di tutti i tempi.
La bellezza di Maria è una bellezza materna. E’ una bellezza che per sua natura è chiamata a generare. Maria è la “Tutta bella” e il Cielo ci ha donato questa madre perché generasse figli che le assomigliano. Gli uomini sono predestinati a divenire figli di Maria e a riflettere in se stessi la somiglianza con la madre. Maria vuole che ogni suo figlio rifletta il suo splendore di grazia. Le bellezze che gli uomini inseguono sono come quelle dei fiori di primavera, che oggi sono meravigliosi, ma di essi domani non vi è traccia. Le bellezze che incantano gli uomini sono quelle senz’anima, illusorie e destinate alla corruzione. Sono le bellezze dei sepolcri imbiancati.
Guardando al volto della Madre noi comprendiamo che cosa sia la vera bellezza. E’ la bellezza della grazia, della santità, della purezza, della bontà. Sul volto di Maria si riflette l’amore puro e incondizionato. Maria è infinitamente bella perché infinitamente ama. Il suo Cuore di Madre è ricolmo dell’amore di Dio. La bellezza di Maria è la sovrabbondanza dell’amore.
Con oggi entriamo nel tempo di Avvento che ci prepara al Natale del Signore. L’evento storico della nascita del Verbo nella grotta di Betlemme si ripete spiritualmente nel corso dei secoli nel cuore degli uomini che credono in Lui e lo amano.
Così l’Avvento è per noi cristiani il tempo della preparazione del nostro cuore ad accogliere Gesù Bambino, che Maria deporrà perché vi prenda una dimora stabile qui sulla terra e nell’eternità beata.
Come addobbiamo le nostre case e i nostri paesi con i segni della natività, con la stessa premura prepariamo i nostri cuori, le nostre famiglie e le nostre comunità ad accogliere Gesù, il Re della pace.
Gesù è tutto ciò che di più grande, di più bello e più santo che una persona può incontrare nella vita. Quelli che hanno avuto questa grazia ve lo possono confermare con la loro esperienza.
Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, è il Salvatore e il Signore, è la Via, la Verità e la Luce della Vita, è la gioia e la felicità, è Colui che tutti vorrebbero incontrare, se lo conoscessero.
Non perdiamo questa presenza nella nostra vita, per non perdere la strada ed essere ridotto a vagare senza una meta, in preda alle potenze del male che seducono, afferrano e distruggono.
Nel brano di vangelo di oggi Gesù svela il mistero della vita umana: “ E’ come un uomo che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare”.
Gesù è quell’uomo e noi siamo i suoi servi, che devono operare e vegliare, perché certamente ritornerà, anche se non sappiamo il giorno e l’ora.
Cari amici, questo riguarda la nostra vita personale, della quale dovremo rendere conto a Gesù nel momento che Lui avrà stabilito.
Riguarda anche l’intera umanità e i popoli della terra che la compongono, che dovranno rispondere delle loro opere a Colui che ha il potere di giudicare.
Riguarda in modo particolare la nostra generazione, che si è appropriata di ciò che non è suo e che si è autoproclamata “dio al posto di Dio”.
L’uomo moderno invano si illude che il padrone di casa non si faccia vivo e lasci che i ladri si abbuffino con i suoi averi. Il suo ritorno è imminente e toglierà il maltolto ai superbi e ai prepotenti e lo darà ai miti e agli umili.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 13,33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
SOLENNITA’ DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
Cari amici la solennità di Cristo Re chiude l’anno liturgico e, nel medesimo tempo, ci presenta in un affresco grandioso il compimento della Storia della salvezza, con la venuta di Cristo nella gloria, il Giudizio universale e la consegna del Regno a Dio Padre. Tutto questo si compirà perché la volontà di Dio si realizza sempre.
La Storia della Salvezza incomincia con la creazione, ha come suo fulcro centrale l’Incarnazione del Verbo e la Redenzione dell’umanità mediante la Croce e infine la Regalità universale di Cristo insieme agli angeli e ai santi.
Questa è quanto Dio ci ha rivelato e che la fede cattolica ci insegna durante pellegrinaggio nel tempo delle generazioni umane, “ immerse nelle tenebre e nell’ombra di morte”. Senza questa fede i singoli e i popoli vagano qua e là senza una meta, ignari del mistero di amore che avvolge la loro vita.
Ciò che ci dà molto coraggio in questa solennità di Cristo Re sono le parole di onnipotenza della sua Giustizia e del suo Amore. Le potenze del male e della morte nulla possono contro di Lui. L’impero delle tenebre è una falsa forza che si sbriciolerà al suono delle trombe angeliche del Giudizio finale.
“ E’ necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi”. Allora “ consegnerà il Regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni Principato, ogni Potenza e ogni Forza.”
Dopo il giudizio particolare nel momento della nostro morte, alla fine del mondo anche i popoli verranno giudicati per quello che avranno compiuto in rapporto a Cristo e al compimento del suo Regno.
La Giustizia e la Carità saranno le discriminanti fra i”Benedetti ” che entreranno nella vita eterna e i “Maledetti” che andranno al “supplizio eterno”.
Credenti e non credenti, alla fine della propria vita e della storia umana, incontreremo Cristo e quanto sarà duro per coloro lo hanno respinto sentirsi condannare all’inferno.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra:
“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».