
Mese: Settembre 2023 Pagina 11 di 15
Più aspettiamo l’inizio dei segreti e più la situazione peggiora

Caro Padre Livio,
bene l’invito a non stare passivamente in agonia, ma per chi come me segue Medjugorje dal 1983 ormai è impossibile non contare i giorni; e se uno si immerge nella preghiera, meditazione, adorazione, poi la parola diventa vita.
La “Salve Regina” diventa viva, struggente: “…a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime… e dopo questo esilio…”
Quanti viaggi in questi 40 anni, quanta attesa, quanti incontri, ricordi, quante delusioni.
Impossibile pregare con il cuore senza piangere!
Del resto anche la Madonna “non vede l’ora”, come ha detto in un messaggio del 25 giugno 1995 (testo dal sito ufficiale):
“Cari figli, oggi sono felice di vedervi in così gran numero, che avete risposto e che siete venuti per vivere i miei messaggi.
Vi invito, figlioli, ad essere i miei gioiosi portatori di pace in questo mondo inquieto. Pregate per la pace, affinché quanto prima regni un tempo di pace, che il mio cuore attende con impazienza…”
“Un’attesa troppo prolungata fa male al cuore.” (Prov 13, 12)
Cordiali saluti e grazie sempre
Piero
Caro Pietro,
Nessuno di quelli hanno seguito le apparizioni di Medjugorje potevano immaginare un tempo così lungo. I veggenti se ne sono resi conto man mano.
La Madonna ha addotto diverse motivazioni per la durata delle apparizioni, che convergono tutte nel suo piano di salvezza della Chiesa e del mondo e l’inizio di un tempo di pace.
Per conseguire questo obbiettivo sta preparando le sue schiere, in particolare quelle sacerdotali. L’impressione però è che l’iniquità dilaghi e che la fede si dissolva sempre di più.
Anche l’esercito dei seguaci della Gospa non sembra animato dal fervore di primi tempi.
Abbiamo molta zavorra che ci appesantisce, strati di fango che ci sporcano, grovigli di interessi che ci paralizzano.
E’ necessario anche riflettere sui due segreti iniziali che riguardano Medjugorje. Mirjana ha detto che sono “gravi”, anche se non lo sono come i successivi. Saranno una purificazione di non poco conto, benché non si ami parlarne.
Non vorrei essere pessimista, ma mi sembra che più aspettiamo e più la situazione peggiora. Sarà infatti l’esplosione del male a provocare gli eventi dei segreti e l’intervento di Dio per salvare quelli che lo desiderano.
Non sappiamo quanto tempo ci separa dal primo segreto. I veggenti lo conoscono e questo ci rasserena, perché quello che Dio ha stabilito non cambierà.
Mi viene da sorridere quando Vicka e Mirjana mi incoraggiavano dicendo che i segreti andavano diffusi attraverso Radio Maria. Evidentemente nelle cose di Dio i tempi sono particolari.
Valorizziamo ogni giorno, con la preghiera e con le opere di bene. Non perdiamo neppure un minuto, perché questo tempo di attesa è un grande dono che dobbiamo utilizzare al massimo.
Mi viene in mente quello che ha detto la Madonna a Rue du Bac a Parigi “Quando tutto sembrerà perduto Io interverrò”.
Ave Maria
Padre Livio

All’approssimarsi dei segreti spunteranno tanti falsi profeti
Carissimo Padre Livio,
i Messaggi della Regina della Pace sono evidentemente rivolti a chiunque abbia la buona volontà di ascoltarli e, soprattutto, di metterli in pratica.
Tuttavia, nel consueto commiato “Grazie per aver risposto alla mia chiamata”, la Gospa individua un gruppo più ristretto, quelli che hanno preso sul serio i messaggi e provano a viverli con serietà, avendo ben presente la prospettiva dello scontro che si prepara.
Non pensa che queste “sentinelle” potranno cogliere, all’interno dei messaggi, alcuni segnali che faranno capire, ai cuori preparati dalla preghiera, dal digiuno e dai Sacramenti, quando la battaglia starà per iniziare, con un lieve anticipo rispetto alla rivelazione del primo segreto?
In questo modo, potranno (vorrei poter dire “potremo”) avvisare coloro che vivono, lavorano intorno a noi, per ridestarli dal sonno, per scuoterli e aiutarli a leggere i segni dei tempi.
Se avremo conformato le nostre vite all’immagine che ci ha indicato la Madonna, risulteremo credibili, e i nostri avvertimenti potranno essere utili a tanti fratelli e sorelle.
Dio la benedica, Ave Maria!
Francesco
Roma
Caro Francesco,
Come dice Mirjana, la Madonna ha custodito fin’ ora i suoi segreti e li sapremo al momento dell’annuncio.
Dobbiamo stare attenti ai falsi allarmi, ai falsi annunci, ai falsi profeti, ma anche ai falsi “frati”, ai “santoni” e alle “santone” che prolificano dove meno te lo aspetti.
In ogni caso più il tempo passa e più il momento è vicino.
E’ ragionevole pensare che questo decennio sarà decisivo.
Fidiamoci di Dio e affidiamoci a Lui
Ave Maria
Padre Livio

LE INTERVISTE A VICKA DI MEDJUGORJE SU RADIO MARIA (3,6)
Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta su Radio Maria cinque interviste che sono un importante documento storico sulle apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.
(Terza intervista- Medjugorje 3 Agosto 2000)
“Se ci impegnano a seguire la Madonna, ai nostri bisogni ci pensa Lei”
Padre Livio: Abbiamo approfondito il tema della preghiera in un modo soddisfacente. Ora vorrei che ci soffermassimo su una frase della Madonna che mi commuove sempre moltissimo. Lei tante volte dice: “Ricordatevi che sono vostra madre”.
Vicka: Sai, molto pochi ricordano queste parole. Quando tutto va bene non pensiamo a lei che è una madre così viva e così vicino a noi. Quando arriva qualche prova , qualche problema o qualche difficoltà, allora ci avviciniamo a lei e scopriamo, attraverso la sofferenza, il grande amore col quale la Madonna ci ama.
Padre Livio: Se è nostra madre, allora significa che si prende cura proprio di ognuno di noi.
Vicka: Certamente che si prende cura, ma vuole anche che noi rispondiamo.
Padre Livio: Vuole in altre parole che l’accettiamo come madre.
Vicka: Vuole che l’accettiamo e che rispondiamo come a una madre.
Padre Livio: Quindi non è sufficiente che lei ci sia madre. Occorre anche che noi accettiamo di essere suoi figli.
Vicka: Proprio così. All’inizio io sentivo la Madonna soprattutto come madre, ma poi pian piano ho incominciato anche a sentirla come una sorella e come una grande amica. E’ un’esperienza che non posso spiegare.
Padre Livio: Tu ti confidi con la Madonna anche per le tue cose personali?
Vicka: Ma guarda durante l’apparizione io non dico cose che non possano sentire anche gli altri. Anche quello che la Madonna mi dice, lo dice per tutti. Io non ho mai chiesto niente per me. Quello che dà me lo dà anche agli altri.
Padre Livio: Tu, Vicka, hai avuto malattie molto dolorose e prolungate. Non hai mai detto nulla alla Madonna?
Vicka: Ma guarda, Dio mi ha dato quel dono grandissimo della sofferenza ed io sono stata contentissima in quel periodo quando ho avuto quel dono.
Padre Livio: Tu non parlavi con la Madonna delle tue sofferenze?
Vicka: Mai nessuna parola.
Padre Livio: Ma se la Madonna è mamma e amica, perché non le dici niente?
Vicka: Ma perché ho voluto rispondere con amore. Sai, padre, quanto amore lei mi ha dato, quante grazie, quante gioie ed io con quella piccola sofferenza ho voluto ringraziare Dio. Ho solo detto alla Madonna: “Sono pronta ad accettare tutto quello che mi vuoi mandare per te e per Dio”.
Padre Livio: Ma tu dei tuoi problemi non parli mai con la Madonna?
Vicka: Ma grazie a Dio non ho problemi.
Padre Livio: Vuoi forse dire che la sola visione della Madonna ti basta per risolverli tutti?
Vicka: Mai sai, padre Livio, oggi la gente si costruisce i problemi da sola, senza nessun motivo.
Padre Livio: Si tratta di problemi mentali e non reali…
Vicka: Mi verrebbe da ridere se uno mi dicesse: ”Vicka tu hai dei problemi”.
Padre Livio: Beh, ad esempio tu hai dei problemi di salute.
Vicka: Ma quelli sono grazie e non problemi.
Padre Livio: Tuttavia quando ci sono delle grazie da chiedere per gli altri, le chiedi sempre.
Vicka: Per gli altri chiedo sempre.
Padre Livio: Per te non chiedi mai nulla?
Vicka: Mai.
Padre Livio: Neppure la grazia della santità?
Vicka: Quella la Madonna la dà da sola. Io so che, se ogni giorno cammino, la Madonna risponde. Sai, noi dobbiamo ogni giorno credere e pregare per le intenzioni della Madonna. Lei poi conosce i nostri desideri e i nostri bisogni.
Padre Livio: La Madonna legge nei nostri cuori.
Vicka: Certo. Noi chiediamo un giorno una cosa, domani un’altra, dopodomani un ‘altra ancora. La Madonna è più contenta se noi ci impegnamo a fare la sua volontà. Ai nostri bisogni pensa lei.
Padre Livio: Effettivamente, leggendo la vita di S. Caterina da Siena, troviamo che Gesù una volta le ha detto: “Tu impegnati a lavorare per me, chè alla tua salute e alla tua santità provvedo io che so e posso”.
Vicka: Bellissimo. Questo vale anche con la Madonna. Noi lavoriamo per lei e lei penserà a noi.
Padre Livio: Riprendiamo il filo del discorso. Oggi c’è molta gente che è devota della Madonna , ma in realtà non ha ancora compreso che cosa significhi che la Madonna è nostra madre.
Vicka: E’ vero.
Padre Livio: Non hanno fatto ancora questo passo importante.
Vicka: Questo succede perché non possiamo mettere insieme l’attaccamento alle cose materiali con l’amore alla Madonna. Dobbiamo fare una scelta. Quando allontaniamo dal nostro cuore le cose che passano, quelle cose che sono nulla, allora possiamo comprendere l’amore della Madonna. Oggi la gente corre dietro a tante cose passeggere e lascia la Madonna all’ultimo posto. Certo che allora la Madonna è lontana. Lei non può avvicinarsi quando tu non vuoi. Se tu metti la Madonna al primo posto, scoprirai certamente il suo amore e il suo cuore di madre.
Se al primo posto mettiamo il lavoro, il guadagno, i divertimenti e tutte queste cose non scopro niente e non costruisco niente. Devo invece incominciare a costruire qualcosa nel mio cuore e vedere come posso crescere ad ogni giornata che incomincio. Questo dobbiamo fare per prima cosa e tutto il resto viene dopo.
Padre Livio: Per scoprire l’amore di Maria e quindi l’amore di Dio bisogna pian piano aprire il nostro cuore, come spesso chiedono i messaggi.
Vicka: Ma certo. Per chi vuole, la Madonna è sempre pronta. E ha anche tanta pazienza di aspettarci.
(continua)
Il papa e l’Ucraina, la Chiesa e l’Impero
di Stefano Caprio-Asia News 10 Settembre 2023
Dietro alle incomprensioni tra Francesco e i greco-cattolici ucraini non c’è semplicemente una questione personale legata al contesto di oggi. La ricerca della sintonia del Vaticano con la “Terza Roma” degli zar e degli imperatori moderni (fino ai segretari di partito e ai presidenti federali) è una costante della storia da oltre un millennio. Come le relazioni complicate tra la Santa Sede e gli “uniati” della frontiera di Kiev.
Il Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina si è aperto a Roma il 3 settembre, mentre papa Francesco era in viaggio in Mongolia, creando un curioso effetto di rovesciamento dei poli. Il leader cattolico dell’Occidente era ai confini dell’Oriente, mentre la principale espressione cattolica dell’Oriente cristiano si è riunita nella capitale spirituale dell’Occidente: forse proprio questa è la spiegazione del termine “cattolico”, sia esso greco o romano, mongolo, russo e ucraino (termine che a sua volta indica il “confine”).
L’arcivescovo maggiore di Kiev, Svjatoslav Ševčuk, ha ricordato i tanti morti per la guerra degli “assassini di Dio”, come egli ha definito gli aggressori russi, che uccidendo gli innocenti annientano la stessa presenza di Dio. La tragedia dell’invasione e dell’infinita contrapposizione tra le due rive del fiume Dnipro è certamente il tema principale del confronto tra i 55 vescovi ucraini, giunti da varie parti del mondo. Non è la prima volta che il Sinodo degli “uniati” si raccoglie a Roma; anzi fino a 30 anni fa, ai tempi dell’Urss, la capitale papale era la sede della stessa Chiesa greco-cattolica, con la cattedrale di S. Sofia sulla via Boccea a ricordare la grande Kiev, oppressa dal potere ateo della “religione comunista”.
Gli ucraini perseguitati hanno creato una grande diaspora in tutto il mondo, dall’Europa all’America, in Australia e in Sudamerica. Lo stesso Ševčuk ha servito per anni la sua Chiesa in Argentina, dove ha stretto un legame affettuoso con l’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, un rapporto che rimane un punto di riferimento importante anche in questi tempi difficili e pieni di contraddizioni. Il Sinodo è stato infatti segnato anche da una polemica, molto ampliata mediaticamente e diplomaticamente, sulle parole di papa Francesco in collegamento video con i giovani cattolici russi riuniti a San Pietroburgo, quando li ha esortati ad essere “eredi della grande madre Russia”, parole che avevano suscitato rammarico e “delusione” nell’animo degli stessi vescovi cattolici ucraini.
Nel corso dell’incontro di mercoledì 6 settembre, durato quasi due ore, Ševčuk ha comunque ringraziato il papa per l’affetto dimostrato in tanti modi e in tante occasioni, e l’incomprensione è stata superata anche grazie all’interpretazione data dallo stesso pontefice delle sue vere intenzioni, che erano quelle di non cancellare la grande cultura russa, confondendola con le strumentalizzazioni politiche. La preghiera e il sostegno del papa all’Ucraina “martoriata” non è in discussione, anzi è stato sottolineato usando il neologismo della “martirialità” come essenza stessa della vita del popolo ucraino e della sua Chiesa, sia ortodossa sia cattolica, nelle versioni greca e latina.
La vocazione al martirio, del resto, è la caratteristica originaria della Chiesa intera, risalente ai primi secoli del cristianesimo. E lo è in modo speciale per l’Ucraina, una terra chiamata al sacrificio fin dalle sue origini, non solo in seguito alle manie di grandezza di Putin o delle presunte simpatie filo-russe del papa argentino. È una terra di mezzo tra Oriente e Occidente fin dal Battesimo del 988 imposto dal principe Vladimir a Kiev, per evitare lo scontro totale con l’impero bizantino, e continuamente assalita dai tanti popoli asiatici, caucasici, nordici e occidentali, per contendersi il dominio dell’Europa e del mondo. È la terra devastata dall’invasione tataro-mongola, rievocata con sfumature altrettanto ambigue dallo stesso papa Francesco nel suo viaggio a Ulan-Bator.
Proprio nella desolazione duecentesca i papi cercarono di inviare messaggeri e mediatori, frati francescani e cardinali, per trovare vie di riconciliazione con i russi e i mongoli, che proteggessero il mondo latino e fermassero le stragi. Questa ricerca della sintonia di Roma con la “Terza Roma” degli zar più antichi e degli imperatori moderni, fino ai segretari di partito e ai presidenti federali, è una costante della storia da oltre un millennio, e la stessa Ucraina nacque nel contesto di questo “dialogo imperiale”. Quando nel 1596 fu proclamata l’Unione di Brest-Litovsk, che diede origine alla Chiesa greco-cattolica “ruthena”, il papato volle assumere anche le dimensioni orientali del patriarcato, dando adito fin da allora a numerose contraddizioni. Gli ucraini sono stati sottoposti a ondate di “russificazione” da parte di Mosca, ma anche di “latinizzazione” da parte di Roma, attraverso Varsavia, Vilnius e Budapest, per ricordare solo alcune delle capitali occidentali che ebbero in parte il controllo sul territorio oggi difeso dai Paesi Nato contro il mostro eurasiatico.
I vescovi latini della Polonia sono stati spesso tra i principali avversari dei “confratelli” greco-cattolici fino a tempi recenti. Ad esempio quando il card. Wyszynski, primate di Varsavia e maestro di Karol Wojtyla, si era opposto nel 1958 alla canonizzazione dell’arcivescovo Andrej Šeptickij, metropolita di Lvov dei greco-cattolici, morto nel 1944 quando l’Ucraina era in bilico tra tedeschi e russi, nel dramma della seconda guerra mondiale tanto rievocato dalla guerra attuale. Il santo papa Giovanni Paolo II, che ben conosceva queste drammatiche vicende, cercò in ogni modo di aiutare la Chiesa in Ucraina a risorgere, visitando Kiev con le ultime forze rimaste prima della malattia e della morte, quasi presentendo quello che sarebbe accaduto meno di due decenni dopo.
Non meno complicate furono le relazioni tra Roma e i greco-cattolici negli anni sovietici, quando la Ostpolitik vaticana inaugurata ai tempi di Giovanni XXIII, e perseguita da Paolo VI e dai suoi collaboratori fino alla fine dell’Urss: sembrava voler ignorare il martirio degli ucraini, dei preti, vescovi e fedeli uccisi e imprigionati nei lager. Ne fu esempio clamoroso il destino del primate Josif Slypyj, l’arcivescovo di Leopoli liberato nel 1963 dopo 18 anni di detenzione in cambio del “silenzio vaticano”, evitando la condanna del comunismo durante il Concilio. Slypyj fu nominato cardinale “in pectore” nel 1965 e reso pubblico solo quando questo non avrebbe irritato i dirigenti moscoviti, e il capo degli uniati si dedicò proprio alla cura pastorale della diaspora mondiale degli ucraini.
Non è quindi una questione personale tra Bergoglio e i greco-cattolici, anche se i motivi di incomprensione non sono mancati fin dal 2016, quando il papa incontrò il patriarca di Mosca Kirill all’aeroporto dell’Avana, evitando di condannare le azioni belliche dei russi nel Donbass, che erano in corso già da due anni prima. Certo, la spontaneità di papa Francesco in alcune occasioni, come quella del discorso ai giovani russi, rivelano una sua profonda simpatia per la “grande Russia”, che tanto innervosisce gli ucraini. Nel commentare le sue stesse dichiarazioni, il pontefice ha chiarito che non intendeva certo difendere l’imperialismo, e il suo richiamo agli imperatori Pietro il grande e Caterina II erano solo “reminiscenze scolastiche”, mentre lui aveva in mente la cultura di Dostoevskij e di Borodin, il compositore ottocentesco citato durante il viaggio in Mongolia. Il papa ha poi ammesso che forse queste citazioni non erano del tutto appropriate, appellandosi agli storici per rendere più efficaci i riferimenti.
Gli storici in effetti sanno bene che Pietro e Caterina sono due modelli di Russia “occidentalizzata”, e non è quindi strano che vengano in mente per primi a un amante della Russia in Occidente. Oggi sono anche tra i modelli preferiti di Putin per ispirare l’ideologia del “mondo russo”, cosa che ha provocato la delusione dei vescovi ucraini, ma certo non era questa l’intenzione del papa. Semmai si potrebbe ricordare che i gesuiti, ordine a cui appartiene lo stesso papa Bergoglio, iniziarono ad agire apertamente in Russia sotto Pietro (erano i principali “propagandisti” della cultura occidentale nella nuova capitale di San Pietroburgo), e furono “salvati” da Caterina a fine Settecento, quando erano stati soppressi nel resto del mondo. Oltre agli studi liceali, il papa ne avrà sicuramente sentito parlare durante la sua formazione gesuitica.
Eppure c’è una dimensione innegabile di “imperialismo papale”, nell’associare la cultura ai grandi sovrani che facevano la guerra a tutte le latitudini (Caterina invase e russificò la Crimea, per questo è tanto amata da Putin). E la spiegazione non sta nemmeno nel discorso ai giovani russi, ma in un’altra frase di papa Francesco, non ripresa dai media perché assai meno spendibile nelle polemiche di giornata. Il 2 settembre, durante l’incontro con il presidente e le autorità della Mongolia, il papa ha ricordato “l’impero mongolo, che nel protrarsi di tanti secoli ha saputo raggiungere tante terre lontane e diverse tra loro… che il Cielo ci doni oggi di ricreare le condizioni di quella che era la pax mongolica, cioè l’assenza di conflitti”.
Di certo il papa non voleva esortare a sentirsi eredi di Gengis Khan o del Khan Batu, l’invasore della Russia, e probabilmente alludeva all’antica pax augustea dei romani, ai tempi della nascita di Cristo. Un’eredità di pace assunta dai cristiani dopo l’impero romano, proprio nella figura del papa di Roma, e nella comunione cattolica dei popoli del mondo intero.
DOMENICA 23.MA DE TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
Ringraziamo Dio per questo giorno benedetto, nel quale Gesù ha illuminato il mondo con la gloria della sua Resurrezione e l’umanità è stata redenta dal male e dalla morte.
Partecipiamo con la Chiesa alla grazia inestimabile della Santa Messa, con la quale riviviamo il mistero della nostra Redenzione e ci rafforziamo con la Parola di Dio e il Pane vivo dell’Eucaristia.
Gesù nel vangelo di oggi ci dà dei precetti di comportamento che devono regolare la vita delle comunità ecclesiali, perché in esse siano vive la carità e la preghiera.
Noi facciamo fatica a comprenderli perché abbiamo perso il senso di appartenenza alla Chiesa, o perché riteniamo che la Chiesa sia formata dalle persone che appartengono all’Ordine sacerdotale.
In realtà non è così, perché col Sacramento del Battesimo siamo diventati membra vive del Corpo mistico di Cristo, la Chiesa cattolica, che è pellegrina qui sulla terra verso la Gerusalemme terrestre.
Far parte della Chiesa, che è una realtà soprannaturale benché ancora nella sua dimensione terrena, è una grazia straordinaria, perché siamo una sola cosa con Cristo e partecipi dei tesori della salvezza.
Nella Chiesa abbiamo ricevuto la fede, la divina figliolanza, il perdono dei peccati, il dono della vita eterna. Nella Chiesa abbiamo il dono della Parola di Dio, dei Sacramenti, dei Comandamenti e di tutte quelle ricchezze spirituali con cui Dio l’ha arricchita nel tempo.
Allontanandoci dalla Chiesa abbiamo perso tutto questo e siamo diventati dei mondani, in balia delle vanità, delle illusioni, degli inganni, delle amarezze e delle disperazioni, elargite a piene mani dal principe di questo mondo.
Perciò, come il figlio prodigo, ritorniamo alla casa paterna, lasciando che i porci si mangino le loro carrube. Il Padre ci aspetta a braccia aperte per ridonarci la dignità di figli.
Impariamo a riconoscere la Chiesa come nostra madre, ad ascoltarla, a rispettarla e ad amarla. Andiamo contro corrente scuotendo la polvere dei calzari di quei luoghi dove la Chiesa è criticata, infamata, derisa e perseguitata.
Dedichiamoci piuttosto, come ci invita a fare Gesù, a costruire la Chiesa con la carità, il perdono, la mano tesa e la preghiera comune, perché “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.
Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.
Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Parola del Signore
Cari amici, la Madonna ci ha messo in guardia proprio in occasione del suo anniversario: “Satana è forte e con i suoi inganni vuole portare via quanti più cuori possibili dal mio Cuore materno” (2021). Vi offro a puntate alcune riflessioni sugli inganni più sofisticati del maligno.

6. Le imitazioni del Falsario
Quando Gesù ci invita a guardarci dai falsi profeti “ che vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci” ( Matteo, 7,15) ci mette in guardia innanzi tutto da colui che è il lupo per eccellenza, il demonio, il quale però, come dice il detto popolare, non si maschera mai così bene da non lasciar spuntare la punta delle orecchie. Egli opera con particolare accanimento e tenacia nell’ambito delle manifestazioni spirituali, per far razzie di anime pie che si dedicano a Dio. “ I contemplativi, afferma Santa Teresa d’Avila, sono particolarmente esposti agli inganni e alle astuzie del demonio. Che l’anima cerchi di scoprire ciò che è, che rimanga umile e supplichi il Signore affinché non permetta che cada nella tentazione. Se l’anima si conserva umile, se cerca di conoscere la Verità e si mostra sottomessa al proprio confessore, allora lì dove il demonio si compiaceva di darle la morte, le darà invece la vita, malgrado le sue lusinghe e le sue illusioni” (Cammino di perfezione, 42).
I segni che provengono dal maligno, per quanto cerchino di imitare le manifestazioni divine, portano il sigillo del loro autore. Egli è orgoglioso, simulatore, adulatore, seminatore di zizzania, e queste caratteristiche affiorano inevitabilmente laddove egli opera. Quando nelle persone o nei messaggi o nei segni esterni trapelano questi veleni si può ben essere certi che il falso angelo di luce è al lavoro per adescare e per ingannare. E’ lo stesso vangelo che ci mostra come un medesimo segno possa avere prospettive radicalmente diverse, a seconda che lo usi Dio o il demonio. Si tratta del miracolo della moltiplicazione dei pani.
“(Gesù) vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati” (Matteo, 14,13). Il contesto da cui nasce lo strepitoso miracolo della moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci è quello della predicazione della Parola di Dio. Le folle, lasciano la casa, il lavoro e si dimenticano persino del cibo materiale per nutrire la propria anima col pane vivo della verità che illumina e dà senso alla vita. Siccome esse cercano innanzi tutto il Regno di Dio, il cibo temporale viene dato loro in sovrappiù (Matteo 6,33). Il miracolo è dunque collocato in un contesto di conversione e di risposta alla chiamata divina. Esso manifesta non solo l’onnipotenza, ma anche e soprattutto la carità di Dio per le sue creature. Inoltre Gesù quasi nasconde se stesso, velandosi della più grande umiltà, perché vuole che siano i suoi stessi discepoli a dar da magiare alla folla. Il contesto in cui si colloca il segno divino è quello tipico della verità, della santità e dell’umiltà. Il miracolo è rivestito di una luce soprannaturale inconfondibile che ne fa un segno mirabile dell’eucaristia.
Ben diversamente invece si presenta il medesimo segno nel contesto delle tentazioni nel deserto. Gesù ha fame e il tentatore si avvicina quasi intimandogli: “ Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane” (Matteo, 4,3). Qui c’è il marchio inconfondibile dell’astuto falsario, ingannatore e aggressivo. Innanzi tutto c’è una motivazione egoistica di fondo a provocare il miracolo. Esso ha come scopo di placare la propria fame e non la sollecitudine per i bisogni del prossimo. Vi è inoltre una sottile finalità di autoesaltazione. Il miracolo servirebbe infatti a dimostrare la propria figliolanza divina. Indubbiamente Gesù ha compiuto miracoli in questo senso, ma per venire incontro alla nostra debole fede, incapace di vedere segni ben più eloquenti, come quelli della sua straordinaria sapienza e soprattutto della sua sublime santità. Inoltre il segno in se stesso, la trasformazione dei sassi in pane ha qualcosa di plateale e di grottesco che non appartiene all’agire divino. Dio usa segni più umili e modesti, molto vicini a quelli della natura, come quando sfama con la manna e disseta con l’acqua sgorgata dalla roccia, di cui ci dà testimonianza la Sacra Scrittura.
Queste medesime considerazioni si potrebbe fare per l’altro segno sollecitato da satana, quando invita Gesù a gettarsi dal pinnacolo del tempio, per dimostrare la sua origine divina (Matteo, 4,6). Anche qui c’è la finalità impura di innalzare il proprio e non manca neppure la messinscena teatrale, come pure l’intenzione di stupire e non di convertire, attirando dei seguaci che contribuiscano a soddisfare il proprio delirio di onnipotenza. Satana non esita persino a citare la Bibbia per coprire di buone intenzioni i suoi obbiettivi improntati all’orgoglio e alla seduzione. Egli infatti si propone di attirare il Messia sulla via del successo terreno e del plauso delle folle. Gesù invece ci darà come segno la croce, che resterà fino alla fine dei secoli il sigillo dell’agire divino.
C’è qui quanto basta perché anche nel cuore dei comuni cristiani incominci a squillare l’allarme quando dei fenomeni in apparenza soprannaturali mandano suoni di moneta falsa. Indubbiamente il discernimento autorevole, ufficiale e vincolante spetta all’autorità ecclesiastica. Tuttavia quando manca il clima di umiltà e di semplicità, di purezza e di santità, quando si insinua l’orgoglio, la discordia e l’inganno bisogna incominciare e temere. Il linguaggio di Dio è soave e dà pace, anche quando è esigente. I suoi segni hanno la bellezza delle cose vere e sante. Cadono nelle trappole del maligno coloro che sono affetti da curiosità e da gola spirituale. I palati impuri sono pronti ad afferrare le esche ben confezionate e attraenti, ma velenose e mortali.
(Continua…Leggi tutti i precedenti)
5. Le caratteristiche dei segni che vengono da Dio

Quando si tratta di esaminare se un determinato fenomeno sia o meno di origine soprannaturale sono molti gli elementi da prendere in considerazione. Oltre alla persona e al messaggio, è necessario valutare le caratteristiche della manifestazione in se stessa e il contesto nel quale si colloca. Infatti non vi è dubbio che i segni del vero soprannaturale abbiano un loro linguaggio inconfondibile, che per semplicità, bellezza ed efficacia non può essere confuso con le imitazioni sataniche. La Sacra Scrittura non esita a mettere a confronto già nell’Antico Testamento i “segni” compiuti da Dio attraverso Mosè e Aronne da quelli effettuati dai maghi del Faraone. Allo stesso modo nel Nuovo Testamento “ i segni e i portenti” (Marco 13,21) compiuti dai falsi profeti, come pure “i prodigi” compiuti dai demoni non devono essere confusi dai credenti con “i segni” compiuti da Gesù Cristo e dagli apostoli. San Paolo descrive uno scenario impressionante per quanto riguarda i tempi della fine, che vedranno l’avvento dell’anticristo, “ la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno” (2 Tessalonicesi, 3,9).
Questo avvertimento, spesso richiamato dalla Parola di Dio, ci deve innanzi tutto mettere in guardia riguardo a quei fenomeni che sembrano non rientrare nell’ambito dell’ordinario. Non tutto ciò che sembra “prodigioso” viene necessariamente da Dio. Potrebbe avere origini naturali, che per il momento sono sconosciute, oppure potrebbe rientrare nel repertorio degli inganni di cui sono maestri sia i falsi profeti come il maligno. Molti fenomeni, comprese le apparizioni, le comunicazioni di messaggi e persino delle guarigioni possono avere il demonio come autore, mascherato all’occorrenza da angelo di luce (2 Corinzi, 11,14). In particolare tutto ciò che avviene nel mondo fisico ( lacrimazioni, profumi, segni nel cosmo, ecc…) potrebbe anche essere un inganno dell’astuto falsario. Al riguardo è molto eloquente la descrizione del libro dell’Apocalisse: “(La bestia) operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso ricompiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra “ (13,13).
Tuttavia, nonostante le imitazioni sataniche, Dio opera i suoi segni e attraverso di loro si manifesta e comunica agli uomini i suoi messaggi. In ultima istanza è solo il discernimento fatto dall’autorità ecclesiastica quello che premunisce il fedele dall’inganno e gli dà la certezza che in quel determinato segno vi è “il dito di Dio”. Ne consegue che solo camminando con la Chiesa e nella Chiesa il cristiano è al sicuro. La Chiesa però, nell’esaminare le varie situazioni con la sua proverbiale calma e prudenza, si attiene ad alcuni criteri di valutazione, ai quali anche i fedeli possono fare riferimento per un primo giudizio personale, in attesa di quello ufficiale.
A questo riguardo è molto utile guardare concretamente a quei fenomeni soprannaturali che sono già stati avvallati dalla Chiesa, per evidenziare alcune caratteristiche del vero soprannaturale. A questo riguardo va innanzi tutto sottolineato che i fenomeni che hanno Dio per autore si caratterizzano per una loro semplicità evangelica, per la luce spirituale che emanano, per il contesto di verità e di santità in cui si collocano, per lo squarcio di Cielo che aprono sulla terra. Chi ha assistito, sia pure come spettatore, a una vera apparizione della Madonna ed è provvisto di un minimo di discernimento e di sensibilità spirituali, non potrà poi essere tratto in inganno da apparizioni fasulle, dove Dio non è presente, ma dove agisce l’uomo o il demonio. Laddove operano la sapienza e la grazia dell’Onnipotente sono presenti la bellezza e la pace, la sobrietà e l’umiltà, la trasparenza e la gioia. I segni che vengono da Dio hanno caratteristiche e finalità divine. Essi si collocano in un conteso di divina onnipotenza, ma nel medesimo tempo di verità e di santità che non ammettono equivoci.
A questo riguardo si esamini il miracolo del sole che è avvenuto a Fatima. E’ un segno nel cosmo che manifesta innanzi tutto l’onnipotenza e la grandezza di Dio. La sua finalità è quella di riaccendere la fede nel cuore dei presenti, i quali invocando l’Altissimo, si prostrano a terra chiedendo il perdono dei loro peccati. L’esito ultimo è il ravvedimento e l’inizio del cammino di conversione. La manifestazione di potenza, non è fine a se stessa e non è improntata alla fatua spettacolarità, ma è orientata a quel cambiamento dei cuori che è il fine Dio si propone con i suoi interventi straordinari.
Un fenomeno che in un primo tempo ha scandalizzato per la sua apparente mancanza di decoro è quello che ha caratterizzato la nona apparizione di Lourdes. In quell’occasione la piccola Bernadette, all’invito della Madonna di andare a bere alla fonte e a lavarsi, si imbratta il volto di fango e poi tenta di bere un po’ di acqua sporca. Quindi obbedisce all’invito di mangiare un po’ erba che si trovava vicino alla sorgente. La gente in un primo momento non capisce il segno di Dio e se ne va scuotendo il capo. Solo quando l’acqua sgorga limpida e compie guarigioni, afferra il significato del messaggio della penitenza, dell’umiltà e dell’obbedienza. Quei segni, in un primo tempo incomprensibili, acquistano tutto il loro grande valore alla luce del richiamo evangelico della conversione.
Si consideri anche il segno mirabile che la Madonna ha lasciato impresso sul mantello di Juan Diego, il veggente di Guadalupe, e che non cessa tuttora di destare l’ammirazione degli studiosi. “ La Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio”, come lei si definisce, viene incontro al desiderio del Vescovo di dargli un segno prima di acconsentire alla costruzione di una cappella. La Madonna però non dà uno ma due segni. Il primo è una quantità enorme di fiori, nonostante l’aridità del luogo e la stagione invernale, che lei stessa mette nell’ayate (mantello) del povero contadino. Mentre questi, davanti al vescovo, sparge i fiori per terra, subito sul mantello si designa l’immagine della Madonna, come ancora si può osservare. Si tratta di due segni improntati a grande bellezza e semplicità e che hanno in se stessi il valore di un messaggio profetico. Come non vedere in quel numero sterminato di fiori fuori stagione il grande numero di conversioni, specie fra gli Indios, che l’immagine della Vergine Maria avrebbe suscitato lungo il corso dei secoli?
Anche i miracoli di guarigione hanno caratteristiche inconfondibili. Essi sono opera di Dio per chi ha fede e sono un segno di quella guarigione interiore che è l’unica veramente necessaria. La Madonna a Fatina afferma che non avrebbe operato alcune guarigioni perché Dio non si fidava di alcune persone. Mentre per altre dice che non avrebbe concesso subito la grazia, in quanto erano ancora necessarie la preghiera e la penitenza. L’Onnipotente non guarisce per ovviare ai limiti della medicina, ma intende piuttosto manifestare il suo volto di Padre buono e premuroso, affinché con la guarigione conosciamo la sua onnipotenza e la sua tenerezza, e nel medesimo tempo gli manifestiamo la nostra gratitudine e il nostro amore di figli.
I segni che vengono da Dio, in definitiva, hanno sempre delle caratteristiche che permettono di risalire al loro autore. Sono improntati alla sobrietà e alla chiarezza evangeliche. Parlano il linguaggio dell’anima. Il loro fine è di aprire il cuore dell’uomo rafforzandolo nella fede e nella volontà di convertirsi. Vi è una perfetta sintonia fra i segni del soprannaturale, il messaggio divino e la persona del veggente. Queste realtà formano un tutt’uno, dove l’occhio limpido del discernimento nota la presenza della santità, della verità e della bellezza. Le cose di Dio, nella loro semplicità, non scadono mai nel banale, ma conservano sempre una dignità e una luce inconfondibili. Chi è da Dio e ha il cuore puro li sa vedere e li distingue con sicurezza dalle contraffazioni, non di rado grottesche, stravaganti e ridicole del demonio.

Pensiero Spirituale sulla Natività di Maria Santissima
Cari amici, la festa della Natività di Maria Santissima è particolarmente significativa, innanzitutto perché ci ricorda che la Madonna è la prima creatura che è venuta al mondo Immacolata ed è stata concepita senza il peccato originale. Maria è stata concepita miracolosamente perché i suoi genitori erano già in età avanzata, Dio è intervenuto direttamente.
Dio è intervenuto direttamente due volte durante il concepimento della Vergine Maria, prima perché i genitori erano in età avanzata e poi perché l’ha preservata dal peccato originale. Quando è nata quella Bambina si sono trovati di fronte a una nuova creatura che ha dato origine alla nuova umanità, è la nuova Eva. Anna e Gioacchino sicuramente non ne erano consapevoli, ma queste sono le grandi opere di Dio che avvengono sempre nel silenzio e nel nascondimento.
Nel tempo, poi, le opere di Dio si svelano e si rivelano. C’è voluto molto tempo, infatti, perché si rivelasse il Dogma dell’Immacolata Concezione da parte della Chiesa.
La Natività della Vergine Maria è il giorno in cui la Chiesa ne celebra il compleanno. Il 1° agosto 1984 a Medjugorje la Regina della pace ha detto solennemente la nata della sua nascita: «Il 5 agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita. Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate. Prendete la vostra corona del Rosario e pregate. Digiunate a pane e acqua. Nel corso di tutti questi secoli mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare almeno tre giorni a me?». La Madonna è stata Assunta in Cielo, è accanto a Suo Figlio e continua ad esercitare la sua maternità su tutta la Chiesa e sull’umanità intera.
La Madonna sta preparando la Chiesa e l’umanità alla Sua ultima battaglia che la porterà al Trionfo del Suo Cuore Immacolato. Nel giorno della Natività della Beata Vergine Maria festeggiamo la venuta della Salvezza nel mondo, perché attraverso il sì totale della Madonna a Dio cheil Verbo si è fatto Carne. La maternità verginale di Maria ci ha donato il Salvatore del mondo.
Nel corso della sua vita la Madonna è stata molto umile, semplice, nascosta, la sua grandezza era tutta nascosta in se stessa e il suo splendore di grazia si poteva cogliere solamente alla luce della fede in Dio. Infatti, è nella luce della fede che Elisabetta l’ha proclamata “Benedetta fra le donne”. Sono stati gli evangelisti stessi, soprattutto Matteo e Luca, a cogliere questa componente mariana del Cristianesimo, soprattutto raccontando nei Vangeli la nascita di Gesù e quindi la maternità di Maria.
L’autore che per grazia ha colto fin dall’inizio la grandezza di Maria è San Giovanni. Innanzitutto, perché il suo sguardo contemplativo emerge dai Vangeli e poi perchè proprio a lui Gesù si è rivolto dalla Croce dicendo: «Ecco tua madre». Giovanni colse subito la grandezza di quelle parole e le ha messe ben in evidenza nel suo Vangelo. Nella luce dello Spirito, ai piedi della Croce, Giovanni ha capito che quella Donna era Colei da cui sarebbero nati tutti i redenti. Da Lei è nato il Verbo e tutte le membra del Verbo, cioè tutti i credenti.
Nell’Apocalisse di San Giovanni, al capitolo XII, si coglie tutta la grandezza della maternità di Maria sulla Chiesa e sull’umanità. Lì San Giovanni descrive la battaglia escatologica tra la Donna e il drago. Nella Sacra Scrittura è racchiusa tutta la grandezza di Maria. Con il passare del tempo, tutte le grandi Verità della fede che illuminano questa straordinaria e unica creatura, sono state affermate dalla Chiesa.
Già nella Scrittura c’è tutto quello che poi lo Spirito Santo ha fatto crescere nella consapevolezza della Chiesa.
Esternamente Maria pareva una donna molto semplice e umile. Nelle rivelazioni private abbiamo componenti molto diverse, ad esempio negli scritti di Suor Maria di Agreda la Madonna è descritta nella vita terrena in tutta la sua grandezza, che c’era ma non era visibile agli occhi degli uomini. Maria Valtorta, invece, ha lasciato il più grande trattato di mariologia mai scritto per quanto riguarda i tratti della Madonna. Maria Valtorta ha descritto la Madonna in tutta la sua grandezza interiore, che supera ogni nostra comprensione ma nella realtà concreta quotidiana appare come una donna molto semplice e umile. La Madonna, effettivamente, appariva così ma allo stesso tempo aveva una grande autorità, lo vediamo nella sequela di Gesù.
Maria è umile, è discepola e allo stesso tempo autorevole. La Madonna era consapevole della sua autorevolezza, lo ha dimostrato alle nozze di Cana quando in qualche modo obbliga Gesù a compiere il miracolo. Ci sono tratti del Vangelo dove questa Donna umile e semplice manifesta tutta la sua grandezza. Quando la Madonna, senza replicare né tentennare, con uno slancio totale ha detto il suo sì totale a Dio, ha manifestato tutta la sua umile grandezza. Nel corso della sua vita terrena la Madonna è andata gradualmente rendendosi conto di ciò che era nel piano di Dio. San Giovanni Paolo II ha detto che nel corso della Sua vita la Madonna non ha fatto che progredire nella fede, non ha fatto che diventare consapevole sempre di più del suo ruolo nel piano di Dio. Man mano è diventata sempre più consapevole di essere la Madre di Dio, la Madre della Chiesa, Madre dell’umanità.
Lo Spirito Santo le ha rivelato man mano, nel corso della Sua vita, tutto quello che noi sappiamo di Maria adesso. Lei, però esteriormente, non ostenta quello che interiormente era ed è qui la grandezza di questa creatura.
La Madonna è stata per tutta la vita veramente l’Ancella del Signore. Conosce la Sua grandezza regale, la Sua maternità divina, ma si mette totalmente al servizio di Dio e nella Sua vita manifesta quello che è solamente quando è necessario. Lo manifesta nel momento dell’Annunciazione, alle nozze di Cana, durante la Passione quando diventa la Madre dei dolori, Colei che sorregge Suo Figlio.
La grandezza di Maria e la sua umiltà non si contrappongono, ma sono vissuti dalla Madonna stessa contemporaneamente. Maria è una Donna umile e semplice e allo stesso tempo interiormente grandiosa; ha vissuto questa sua grandezza interiore nell’umiltà e nella semplicità e l’ha manifestata solo quando era necessario.
Maria è l’umile creatura consapevole di essere la Madre del Verbo e di tutta l’umanità.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”