"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2023 Pagina 4 di 15

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

BENEDETTO XVI E IL I LIBRO DEI MACCABEI

Buonasera Padre Livio,

ho letto che Benedetto XVI ,nel suo mare di conoscenza, ultimamente aveva approfondito la lettura del I Libro dei Maccabei, in particolare la figura di Mattatia e i suoi figli e la diffusione del paganesimo tra il popolo di Israele.

Nella mia ignoranza, sono andata a leggerla e mi ha molto colpito  come i pagani del re Antioco, avendo preso il sopravvento e poiché molti  Ebrei chinarono il capo,il 25 di ogni mese li costringevano ad offrire sacrifici pagani.

Dopo diverso tempo, il 25 del nono mese, Giuda Maccabeo, rimasto fedele al Signore e dopo tante preghiere, riportò una grande vittoria sui pagani. Da quel giorno Giuda e i suoi fratelli e tutta l’assemblea di Israele decisero che la festa della dedicazione dell’altare si celebrasse ogni anno a partire dal 25 del mese di Casleu, per otto giorni.

Chissà se nel futuro tempo di pace tutti i cristiani celebreranno il 25 del mese come il giorno in cui la Santa Vergine si è sempre chinata su di noi per aiutarci ?!

Padre Livio, mi dica pure con sincerità se ho scritto delle sciocchezze.

Grazie di tutto !!

Ave Maria

Silvia da Torino

Cara Silvia,

la tua ipotesi è suggestiva.

Spiegherebbe anche i successivi 25 del mese ( Annunciazione – Natale) dell’Era cristiana.

D’altra parte chi più  della Madonna conosce la Bibbia?

Ave  Maria  Padre  Livio

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Offro le   mie sofferenze per il  progetto della Madonna

Carissimo padre Livio,

è proprio vero che tutti noi che ti seguiamo abbiamo nel profondo del nostro cuore il dubbio che l’umanità non ce la farà, e sicuramente non ce la farà da sola. Ma il Divino si è fatto carne e non ha speso la sua vita e gettato il suo sangue inutilmente sulle pietre della cava di Gerusalemme. Questa terra piena di acqua, di vita, di esseri vivi e relazionati tra loro è un luogo bellissimo perfezionato dalla presenza dell’uomo che avrebbe dovuto prendersi cura di tutta questa bellezza e goderne.

Ma da soli non ce la si fa. Perché è venuto Gesù? Perché da soli non ce la possiamo fare. È già venuto per salvarci e in più ci ha lasciato qui sua Madre che da Lui ottiene tutte le grazie. Avvocata, mediatrice e, secondo le approvate apparizioni di Amsterdam, anche corredentrice. Questo dogma non è stato ancora approvato e mi viene naturale pensare che non lo è perché ancora deve avvenire un grande evento salvifico proprio grazie a Lei. 

Credo di essere nata col desiderio di vedere cosa ci aspetta di bello e buono, di vedere come sarà l’uomo  buono fino in fondo, me buona vinta finalmente dalla bellezza di Maria che ci mostrerà suo Figlio. 

Sono certa che Lei scaccerà dalla terra il demonio e tutti i suoi spiriti e allora sarà una nuova creazione: il tempo del trionfo del suo Cuore Immacolato. Offro a Lei tutti i dispiaceri che mi affliggono: la morte del figlio maggiore, la malattia gravissima e letale di altri miei 2 figli, l’incomprensione con la figlia che mi fa soffrire tanto… offro questo per il progetto della Madonna sull’intera umanità e così anche la mia sofferenza acquista valore perché serve a qualcosa.

Grazie padre Livio per il Bene che ci offri quotidianamente. Ave Maria. 

Luciana

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DIO CI SALVA NON  “DALLA”  MA “NELLA” TEMPESTA!

Caro Padre Livio,

volevo scrivere qualche riga per rispondere al quesito molto acuto di Alessandra.

Penso che chiunque di noi abbia pensato in questi anni e soprattutto negli ultimi mesi, a ciò che Alessandra ha posto.

Voglio tentare una risposta dividendola come te per punti.

1-Parto dal dato di fatto più importante cioè che la Madonna essendo qui, non permetterà la distruzione della terra e nemmeno che la terra diventi un cumulo di macerie invivibile e irrespirabile. 

Altrimenti, se i piani di Dio fossero questi, non avrebbe mandato Sua Madre in mezzo a noi.

2-Penso che, tra queste “cose terribili”potrebbe esserci il dramma dell’atomica, ma penso anche che se dovesse succedere, Maria preserverà almeno una parte della terra(se no non avrebbe senso che con i segreti, ci avvisi tre giorni prima…rendendoci noti luogo, ora e persino durata dell’evento).

3-Dio, in tutta la storia umana, ha sempre lasciato uno spiraglio all’essere umano, purché si fidi del suo Creatore.

In Egitto ha mandato i famosi flagelli che hanno messo in ginocchio persino il faraone(non togliendo un capello al popolo eletto, fino a scortarlo in mezzo a due muri di chilometri nel mar rosso).

Ha salvato Lot e la sua famiglia(salvo appunto la moglie che ha voluto guardare non ascoltando ),dalla distruzione di Sodoma e Gomorra.

E così tanti altri esempi Biblici.

4-Sicuramente come dici te “qualche graffiata”da parte di satana ci sarà.

Però penso anche a questo: l’amore di Dio non è infinito?

La potenza di Dio non è infinita?

Se ha in mano tutti i nostri destini e può far risorgere i morti, può fare miracoli, non potrà fare anche nel caso di una catastrofe del genere , un miracolo?!

Io su questo son tranquillo.

Son tranquillo perché so che la Madonna se la seguiamo, ci porterà alla vittoria del Suo Cuore Immacolato, qui o in cielo.

E sono altrettanto sicuro che, come successe dagli inizi dei tempi ,Dio non lascerà solo il suo popolo..MAI!

5- Se anche nonostante tutto dovesse avvenire una catastrofe così immonda, La Gospa troverà il modo per prenderci per i capelli ancora una volta e salvarci non dalla battaglia ma nella battaglia.

Un grande abbraccio e grazie di tutto.

Andrea 

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Il sussurro di una brezza leggera

Ancora buonasera caro Padre e mi perdoni se la disturbo di nuovo, ma questa cosa gliela devo proprio dire…

Ho la fortuna di abitare in collina e ieri pomeriggio sono andata a fare una passeggiata in una stradina di campagna non distante dalla mia abitazione.

È stata davvero una passeggiata ristoratrice per l’anima e per il corpo!

La solitudine, il silenzio, la preghiera, la Natura e una leggera brezza mi hanno fatto compagnia e, quasi come un soffio dello Spirito, mentre l’anima pregava, alla mente affioravano pensieri e mi sentivo in pace.

Questi i pensieri.

Il calendario ci dice che siamo in pieno inverno e ben lo confermano le temperature rigide di questi giorni e la brina che non se va neppure a mezzogiorno; eppure non ho potuto fare a meno di notare che su ogni albero e arbusto che si affacciava sul mio cammino già facevano capolino nuovi germogli e nuove gemme: dalla timida vite al precoce ciliegio e alla tenace quercia che non aveva ancora dismesso del tutto l’abito autunnale, ogni albero faceva mostra della sua volontà di rinascere!

È inverno, ma la primavera non è lontana, anzi è già qui, è già arrivata! 

L’occhio attento ai segni dei tempi sa cogliere anche il più piccolo indizio di cambiamento, perché la speranza rende vigile il suo Cuore.

I segreti stanno per manifestarsi, anzi sono già tra noi, ancora poco, pochissimo, e si paleseranno!

Ma non è stata solo la natura a suggerirmi pensieri…

Quasi al termine di questa stradina, che si disperde poi tra i filari, c’è una cappella che conteneva un bel dipinto blu su piastrelle di ceramica bianca della Madonna di Fatima con i tre pastorelli.

Poco meno di due anni fa la cappella è stata restaurata e il quadretto rimosso; al suo posto sulle pareti sono stati fissati dei pannelli plastificati sui quali è stata stampata una suggestiva immagine della Madonna di Lourdes con tanto di angioletti e di nuvolette.

Ora, vuoi per le escursioni termiche, vuoi per l’umidità, i pannelli si stanno staccando e non tarderanno a crollare del tutto.

Peccato che non abbiano pensato a fissare un dipinto direttamente sulle pareti…

Ecco cosa capita quando la religione è solo una facciata, un rivestimento, ma non è fissata sul muro portante della fede: non dura ed è destinata a crollare!

Ecco ciò che capiterà durante il tempo dei segreti, o forse sta già succedendo, ai “falsi cristiani”: sta per cadere la loro copertura e saranno smascherati.

Mi perdoni se mi sono dilungata, ma ogni parola che le ho scritto è nata durante la mia breve passeggiata ed ho sentito il bisogno di comunicargliela.

Grazie per avermi dato la possibilità di scriverle.

Ave Maria.

Monica di Baldissero. 

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Dio  può permettere  che  per le  prossime centinaia di anni l’umanità debba vivere nella  desolazione  di un pianeta contagiato dalle radiazioni nucleari?

Padre Livio carissimo,

In primis grazie infinitamente per la Presenza e le catechesi come sempre e per tutto quanto!

Avrei una domanda forse inutile ma non si può non farla a se stessi e a Dio dopo aver letto oggi le notizie sui vari siti di informazione.

Ebbene: “Dio può permettere che il pianeta terra venga accolto dalle radiazioni delle bombe nucleari?

Secondo te può permettere che per le prossime centinaia di anni l’umanità che resta, debba vivere il calvario di una tale desolazione?”.

Questa forse è una stupida domanda perché sappiamo bene che a Dio sta a cuore la nostra salvezza eterna spirituale più che quella del corpo eppure ha mandato Gesù ” affinché abbiano la vita è l’abbiano in abbondanza anche qui sulla terra”.

Allora ecco mi scuso e ovviamente lascio a te il tempo e con umiltà veramente non mi aspetto anche una risposta. So bene il da fare immenso che hai.

Allora un carissimo saluto e siamo nelle Sue mani.

Alessandra 

Cara Alessandra.

            La  tua  domanda  è terribilmente seria ed  è presente   nel  cuore di tutte le   persone che affrontano la vita  con senso di responsabilità.

Questo infatti è l’interrogativo che  molti si pongono:  avremo ancora un  futuro? Nel caso che lo avessimo quale futuro sarà?

La  risposta non  verrà certo  dai palloncini gonfiati di Davos  che hanno  occhi e non  vedono  e  hanno orecchie e non  sentono.

Dobbiamo cercare  la risposta nei messaggi della  Madonna, nel  suo piano di salvezza da Fatima a  Medjugorje.

Al  riguardo è necessario distinguere  le  certezze fondate  sulle rivelazioni della  Madonna,  dalle ipotesi che  noi possiamo trarne,  ma delle quali non siamo  sicuri.

1. Innanzi tutto, come  tu hai scritto  saggiamente, dobbiamo mettere  al  primo  posto la salvezza eterna della nostra  anima, nella   consapevolezza che  prima o poi dovremo tutti lasciare questa  terra. Le  parole  di Gesù al  riguardo sono molto chiare: Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? ( Marco8, 35).

2. Da  nessuna parte,  né dai messaggi della  Madonna, né dalle  parole  dei veggenti sono venute  parole che  facciano supporre  l’uso di ordigni nucleari. Il  timore che vengano usati tuttavia è nella stessa logica degli armamenti nel mondo,  sempre  più  sofisticati e purtroppo   apertamente   minacciati.

3.Dai veggenti sappiamo che i segreti  in  particolare dal quarto al decimo,  riguardano la Chiesa  e  il  mondo,  forse  più  la  Chiesa  che il  mondo.

4. La reazione  di qualche  veggente nel momento dello  svelamento di alcuni segreti  è stata  di forte  turbamento.  Li riferisce  Fra Janko Bubalo nel suo libro intervista con Vicka.  Mirjana,  alla rivelazione del settimo segreto, è rimasta così angosciata da organizzare un crociata di preghiere perché l’evento fosse abolito. La  Madonna  poi ha assicurato che era stato ridotto, confermando nel  medesimo tempo tutti gli altri eventi.

5. Nel  consegnare  il rotolo dei dieci segreti nell’ultima  apparizioni quotidiana ( Natale 1982)la  Madonna  ha detto a Mirjana; ““Mirjana, ho scelto te. Ti ho confidato tutto l’essenziale. Ti ho anche mostrato molte cose terribili. Ora devi sopportare tutto con coraggio. Pensa a me e alle lacrime che devo versare per questo. Devi sempre avere coraggio”

6.   La Regina della  pace  nei suoi messaggi ha  per due volte  ammonito ( 25 Gennaio 1991 –  25 Marzo 2020) che Satana vuole distruggere  le  nostre  vite e  il  pianeta  sul quale viviamo. Una catastrofe di tale  portata non  è  possibile da realizzare  se  non con  l’uso di armi nucleari. D’altra  parte  questa catastrofe  è stata  sfiorata   più  di una volta  dal  dopo guerra fino ad  oggi.

7.  Tuttavia non è detto che questo avvenga,  perché la Madonna è qui proprio per  evitare questa catastrofe. Lo dice chiaramente in un  messaggio pieno di speranza: “Cari figli!
Sono con voi così a lungo perché Dio è grande nel Suo amore e nella mia presenza. Figlioli, vi invito a ritornare a Dio ed alla preghiera. La misura del vostro vivere sia l’ amore e non dimenticate, figlioli, che la preghiera ed il digiuno operano miracoli in voi ed attorno a voi. Tutto ciò che fate sia per la gloria di Dio e allora il Cielo riempirà il vostro cuore di gioia e voi sentirete che Dio vi ama e manda me per salvare voi e la Terra sulla quale vivete. Grazie per aver risposto alla mia chiamata ( 20 Settembre 2020)

8. Man mano che il tempo dei segreti si avvicinala Madonna ci ha  messo in  guardia dalla tattica di Satana che  vuole paralizzarci con la paura del futuro, come se la Madonna non fosse in grado di sventare i suoi piani di distruzione e di morte “Cari figli! Anche oggi sono con voi per dirvi: figlioli, chi prega non ha paura del futuro e non perde la speranza. Voi siete stati scelti per portare la gioia e la pace, perché siete miei. Io sono venuta qui con il nome: Regina della Pace perché il diavolo vuole l’inquietudine e la guerra, vuole riempire il vostro cuore di paura per il futuro,  ma il futuro è di Dio. Perciò siate umili, pregate ed abbandonate tutto nelle mani dell’Altissimo che vi ha creati. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

9. A  completamento delle  parole della  Madonna ci è  di aiuto il comportamento dei sei  veggenti,  che è  sereno,  tanto  da aver formato delle  belle famiglie fino ad avere figli e  nipoti.

8.  Infine  non bisogna  dimenticare  l’esito finale del tempo dei segreti,  che  è  il trionfo del Cuore  Immacolato di Maria,  sarà  un  tempo di pace  e di prosperità  per l’umanità riconciliata con Dio.

Da questo quadro di insieme è  manifesta la volontà della Madonna non solo di salvare  le anime  ma  anche di dare finalmente all’umanità  un futuro sereno, in pace con Dio e fra di noi,  ben diverso dai progetti disumani e diabolici dei grandi di questo mondo. Di qui l’importanza che ognuno di noi si impegni a realizzare con serenità il  piano di Maria nella sua completezza.

A questo piano appartiene anche la rivelazione degli eventi dei segreti tre giorni prima, indicando che cosa accade, dove accade, il momento esatto in cui accade e quanto l’evento dura. Queste profezie che si avverano per ogni segreto, rafforzeranno  la fede o la susciteranno. Ma potranno avere un valore salvifico anche per quanto riguarda la nostra sopravvivenza.

Dopo aver  sgombrato l’orizzonte  da paure paralizzanti, non si può escludere  che qualche graffiata di Satana lascerà il  segno  e Il  Cielo potrebbe  permetterlo a futura  memoria, perché non ci dimentichiamo della  catastrofe  dalla quale siamo stati salvati.

.Ave Maria

Padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla gioia di essere creature

Cari amici,

nel mondo d’oggi è tangibile la parabola spirituale di regressione per cui gli esseri umani creati da Dio che dovrebbero recitare volentieri la bellissima preghiera del mattino che le nostre nonne ci hanno insegnato, hanno invece cambiato religione e pregano se stessi…

Ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata, fa che siano tutte secondo la Tua santa volontà e per la maggior Tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni male.
La Tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.
Amen

Gli uomini adorano se stessi! È assurdo pensare che Dio non esiste.

C’è solo un Dio, un solo Onnipotente, un solo Creatore, un solo Redentore. Il male è una deficienza della creatura libera, gli angeli e gli uomini, che usano la libertà che Dio ha dato loro per mettersi contro Dio stesso. Gli uomini sono creature, è inutile che si gonfino come palloncini…poi scoppiano!

La mitologia greca ha raccontato in modo molto simbolico e chiaro uno dei peccati più gravi nel mito di Dedalo e Icaro. Padre e figlio desideravano volare (cosa umanamente impossibile) e si costruirono un paio d’ali tenute insieme dalla cera. Avvicinatosi troppo al Sole la cera si è sciolta e sono precipitati rovinosamente. I due aspiranti dèi sono morti.

La presunzione di voler essere più di quello che si è e quindi, essendo creature, si vuole essere come Dio. È questo il peccato del nostro tempo che sfocia nell’ateismo. Chi vive in questa condizione è triste, angosciato, nel cuore cova cattiveria e male.

Dobbiamo riscoprire il nostro essere creature, l’appartenere a un Creatore. Chi, nell’umiltà, riconosce Dio, la Sua esistenza, la Sua luce di verità, la Sua onnipotenza, la Sua misericordia, il Suo amore infinito, chi si piega e si apre a questa luce del sole che riscalda, sente il cuore riempirsi di gioia. È la gioia di essere delle creature, è felice di essere stato creato, è felice di essere stato voluto, chiamato e seguito.

Chi vive riconoscendosi creature è felice di essere un tralcio che prende la linfa vitale dalla vite. Chi vive riconoscendosi creatura è contento di dipendere, di obbedire, di ringraziare, di chiedere, di battersi il petto quando ha bisogno del perdono.

Ci vuole umiltà! Non dimentichiamo le bellissime e sempre attuali parole con cui la Madonna ha concluso il Magnificat

ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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Risposta ad Alessandra

Buon giorno Caro Padre Livio,

io rispondo alla domanda di Alessandra .

Secondo me  la Madonna è qui apposta per far si che non accada il peggio.

Lo dice lei stesso che non dobbiamo avere paura perché c’è la Madonna a proteggerci.

Anche  il fatto che ci ha detto che dopo gli avvenimenti avremo un tempo di pace e prosperità, ci da la speranza che le bombe atomiche o nucleari per merito della Madonna non saranno usate.

Poi secondo me qualcosina per far riflettere il popolo succederà in modo da spronarlo alla conversione, perché finché  la gente non arriva con l’acqua al collo dorme !!!!

Grazie Padre per essere sempre con noi , e un saluto ad Alessandra!!!!

Buona giornata

Nadia

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

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📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

BEATO ROSARIO LIVATINO IL GIUDICE UCCISO DALLA MAFIA

Son state portate a Corviale nella periferia di Roma, le reliquie del Beato Rosario Livatino, il Giudice ucciso dalla mafia a soli 38 anni. Chi era questo Magistrato, Martire cristiano, che teneva in una mano il Codice e nell’altra il Vangelo?

Beato Rosario Angelo Livatino Laico, martire 21 settembre (e 29 ottobre)

Canicattì, 3 ottobre 1952 – tra Canicattì e Agrigento, 21 settembre 1990 Rosario Angelo Livatino nasce a Canicattì, in provincia e diocesi di Agrigento, il 3 ottobre 1952, unico figlio di Vincenzo, funzionario dell’esattoria comunale di Canicattì, e di Rosalia Corbo. Negli anni del liceo studia intensamente, inoltre s’impegna nell’Azione Cattolica. Si laurea in giurisprudenza a Palermo nel 1975. A ventisei anni, nell’estate del 1978, fa il suo ingresso in Magistratura. Dopo il tirocinio presso il Tribunale di Caltanissetta, il 29 settembre 1979 entra alla Procura della Repubblica di Agrigento come Pubblico Ministero. Per la profonda conoscenza che ha del fenomeno mafioso e la capacità di ricreare trame, di stabilire importanti nessi all’interno della complessa macchina investigativa, gli vengono affidate delle inchieste molto delicate. E lui, infaticabile e determinato, firma sentenze su sentenze: è entrato ormai nel mirino di Cosa Nostra. Il 21 settembre 1990 mentre sta percorrendo, come fa tutti i giorni, la statale 640 per recarsi al lavoro presso il Tribunale di Agrigento, viene raggiunto da un commando di quattro sicari e barbaramente trucidato. L’Italia scopre nel suo sacrificio l’eroismo di un giovane servitore dello Stato che aveva vissuto tutta la propria vita alla luce del Vangelo. La sua beatificazione è stata celebrata nella cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, il 9 maggio 2021, sotto il pontificato di papa Francesco. I suoi resti mortali sono venerati presso la cappella della sua famiglia, nel cimitero di Canicattì, mentre la sua memoria liturgica cade il 29 ottobre, giorno anniversario della sua Cresima. 

 «Ragazzino» fu il termine con cui Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica, definì quel tipo di magistrato che, a suo dire, non poteva seguire indagini impegnative come quelle contro la mafia e il traffico di droga, per la giovane età e inesperienza. Non voleva assolutamente essere  un complimento, tanto che poi dovette smentire di averlo detto riferendosi al giudice Rosario Livatino.

Di «piccolo giudice» parlò invece la professoressa Ida Abate, che a lui insegnò greco e latino, ma si riferiva, più che alla statura fisica, comunque minuta, alla “piccolezza” secondo il Vangelo: la sua statura morale, per lei, era infatti fuori discussione.

Rosario Angelo Livatino arriva da Canicattì, che per alcuni equivale un po’ alla “fine del mondo” (italiano) o, perlomeno, ad un posto imprecisato e geograficamente confuso. Nasce il 3 ottobre 1952 e viene battezzato il 7 dicembre dello stesso anno, nella chiesa madre della cittadina, dedicata a san Pancrazio, primo vescovo di Taormina e martire. Si rivela subito eccezionale per intelligenza e applicazione negli studi, che gli consentono, a neppure 23 anni, di laurearsi con lode in giurisprudenza e subito dopo in scienze politiche.

Entra in magistratura, il sogno della sua vita e come sostituto Procuratore al tribunale di Agrigento, si occupa delle più delicate indagini antimafia oltreché di criminalità comune, mettendo le mani nella “tangentopoli siciliana” e inevitabilmente approdando alla mafia agrigentina.  Presta poi servizio presso il Tribunale di Agrigento quale giudice a latere della speciale sezione misure di prevenzione e molto probabilmente è proprio questo delicato incarico a decretare la sua fine.

Inflessibile, coerente, assolutamente ininfluenzabile, non aderisce a club od associazioni, non rilascia dichiarazioni e rarissimi sono i suoi interventi pubblici. Tutto concentrato sul suo lavoro, se lo porta anche a casa, per studiare le cause su quella sua scrivania, dove spiccano un crocifisso e un Vangelo, che, da come troveranno evidenziato e con annotazioni a margine, deve essere molto consultato.

«La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità», scrive ed è facile capire da dove abbia preso spunto, così come non è difficile immaginare da dove abbia attinto che «il sommo atto di giustizia è necessariamente sommo atto di amore se è giustizia vera, e viceversa se è amore autentico».

La giornata del giudice Livatino, oltreché nutrita di Vangelo, è intessuta di preghiera: inizia sempre con una sosta nella chiesa di San Giuseppe ad Agrigento, davanti al Tabernacolo; è una chiesetta fuori mano, in cui può pregare in incognito. Anche per la Messa domenicale sceglie una chiesa dove può passare inosservato, perché la sua non è una fede esibita, ma concreta. Riceve la Cresima da adulto, il 29 ottobre 1988: segue il catechismo insieme ai ragazzi delle medie, senza per questo farsi problemi né dare sfoggio di cultura.

«Il giudice deve offrire di se stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata, responsabile. L’immagine di un uomo capace di condannare, ma anche di capire», scrive, ed è esattamente quanto cerca di fare per «dare alla legge un’anima», nel continuo sforzo di essere giusto nel condannare ma attento a non confondere la persona con il reato, scegliendo sempre secondo giustizia, anche se, come scrive, «scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare… (Ma) è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio: un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio».

È sua la scelta, malgrado gli inviti bonari a “lasciar perdere”, di far parte del collegio chiamato a decidere sulla confisca dei beni a quattro presunti mafiosi agrigentini, potenti ed “intoccabili” capifamiglia di Canicattì e così gli tendono un agguato il 21 settembre 1990, sulla superstrada che normalmente percorre, sempre senza scorta, per andare in ufficio: lo rincorrono per la scarpata lungo la quale si da alla fuga, uccidendolo con sei colpi mortali e  quello di lupara finale, come per lasciare la firma con la loro arma preferita. Grazie ad una testimonianza oculare, in pochissimo tempo, mandanti ed esecutori vengono identificati, arrestati e condannati all’ergastolo.

Morte di mafia, quella del giudice Livatino, ma non casuale, piuttosto logica conseguenza di un impegno per la legalità, che porta san Giovanni Paolo II a definire lui e gli altri uccisi dalla mafia «martiri della giustizia e indirettamente della fede».

Il Papa, proprio dall’incontro con i suoi genitori, prende l’ispirazione per la sua celebre condanna biblica della mafia nella Valle dei Templi di Agrigento, assolutamente non prevista ma stimolata dall’esempio di Rosario, al quale è attribuita una frase particolarmente profonda: «Al termine della vita non vi sarà chiesto se siete stati credenti ma se siete stati credibili».

Sulla sua “credibilità” di magistrato e di cristiano ha indagato la Chiesa: la diocesi di Agrigento ha seguito la prima fase della causa di beatificazione e canonizzazione dal 21 settembre 2011 al 3 agosto 2017: tale inchiesta diocesana è stata però volta a indagare vita, virtù e fama di santità del Servo di Dio.

Con l’inizio della fase romana è stato nominato un nuovo postulatore nella persona di monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, che aveva già contribuito, nella stessa veste, a far dimostrare il martirio in odio alla fede di don Giuseppe Puglisi, portando alla sua beatificazione.

Il 16 ottobre 2019 la Congregazione delle Cause dei Santi ha scritto al nuovo postulatore per richiedere l’istruzione di un’inchiesta suppletiva “super martyrio”, per completare il lavoro della commissione storica e ascoltare i circa venti nuovi testimoni, ma anche per riascoltare quelli già escussi, facendo riferimento esplicito alle circostanze della morte. È quindi stata realizzata la “Positio super martyrio”, presentata nel 2020.

Il 21 dicembre 2020, ricevendo in udienza il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui veniva riconosciuto il martirio di Rosario Livatino. La sua beatificazione è stata celebrata il 9 maggio 2021 nella cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, nella Messa presieduta dal cardinal Semeraro come delegato del Santo Padre.

Le spoglie del giudice riposano presso il cimitero di Canicattì, nella tomba di famiglia. La sua memoria liturgica, invece, cade il 29 ottobre, giorno anniversario della sua Cresima.

Autore: Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini

Il 21 settembre 1990, memoria di S. Matteo apostolo, è una giornata calda ma non afosa, tipica del mite autunno siciliano. Sono le otto, il giudice Rosario Livatino riordina alacremente i fascicoli processuali. Gesti preparatori, gli stessi di ogni mattina. Mancano appena due settimane al suo trentottesimo compleanno.

Alle 8.30 sta percorrendo, come fa tutti i giorni, la statale 640 per recarsi al lavoro presso il Tribunale di Agrigento. Sullo scorrimento veloce Agrigento-Caltanissetta viene raggiunto da un commando e barbaramente trucidato.

Un’ondata di commozione in quei giorni percorse allora il nostro Paese, nell’apprendere la sua storia dalle pagine dei giornali. L’Italia avrebbe scoperto nel sacrificio del “giudice ragazzino” l’eroismo di un giovane servitore dello Stato che aveva vissuto tutta la propria vita alla luce del Vangelo.

Nato a Canicattì (Agrigento) il 3 ottobre 1952, figlio unico di Vincenzo e Rosalia (il padre è avvocato, figlio a sua volta di avvocati), il piccolo Rosario è un bambino mite, silenzioso, dolcissimo, dai grandi occhi scuri e vellutati. I suoi giochi preferiti: macchinine e soldatini; e poi c’è a riempirgli assai presto le giornate la passione precoce per la lettura. Un’infanzia serena, la sua, vissuta nella semplicità e nel decoro di una famiglia borghese, appartata e schiva, che lo segue con attenzione e tenero affetto.

Negli anni del liceo Livatino è il ragazzo che scendeva di rado a fare ricreazione per restare in classe ad aiutare qualche compagno in difficoltà. Aperto ai bisogni degli altri, ma riservato su di sé, studia intensamente, inoltre s’impegna nell’Azione Cattolica.

(…)Per il liceale affascinato da Dio arriva infine il giorno fatidico della scelta: che cosa farà da grande? E non ha alcun dubbio: farà il giudice.

Nel ‘78, a ventisei anni, può coronare il suo sogno. Sulla propria agenda quel giorno scrive con la penna rossa, in bella evidenza: «Ho prestato giuramento; da oggi sono in Magistratura». E poi, a matita, vi aggiunge: «Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige».

Livatino avverte infatti in maniera molto forte il problema della giustizia e lo assume ben presto come una vera missione. Il dramma del giudicare un altro essere umano, di dover decidere della sua sorte, non è cosa da poco per chi senta profondo in sé il tarlo della coscienza unito a un sincero senso di carità.

Sono valori che riecheggiano pure nella «Christifideles Laici» (1988), sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, laddove si può anche leggere che «la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia»  (§ 42).

Ma come si fa, noi ci chiediamo, ad esercitare il diritto in Sicilia? Qui lo Stato è da sempre percepito – e sempre lo sarà – come “straniero”. La verità, si dice, ha sette teste. Come afferrarla? E come riuscire a farla trionfare nell’isola dai mille volti, l’isola “plurale” secondo la bella e calzante definizione di Gesualdo Bufalino?

È con questa difficile realtà che il giovane magistrato, fresco di laurea e di entusiasmo, dovrà fare i propri conti molto presto.

Il 29 settembre 1979 Livatino entra alla Procura della Repubblica di Agrigento come Pubblico Ministero. Dopo l’iniziale apprendistato, le prime inchieste importanti. È abile, intelligente, professionale; comincia a diventare un punto di riferimento per i colleghi della Procura.

Da Canicattì tutte le mattine raggiunge la sede del Tribunale, ad Agrigento, una manciata di chilometri percorsi con la sua utilitaria. Prima di entrare in ufficio, la visita puntuale alla chiesa di S. Giuseppe, vicino al Palazzo di Giustizia, dove si ferma a pregare; quindi, il lavoro indefesso al Tribunale fino a sera inoltrata.

Nell’aula delle udienze aveva voluto un crocefisso, come richiamo di carità e rettitudine. Un crocefisso teneva inoltre anche sul suo tavolo, insieme a una copia del Vangelo, tutto annotato: segno che doveva frequentarlo piuttosto spesso, almeno quanto i codici, strumenti quotidiani del suo lavoro.

(…)Il suo sincero senso del dovere messo al servizio della giustizia ne fa una specie di missionario: il “missionario” del diritto. Per la profonda conoscenza che ha del fenomeno mafioso e la capacità di ricreare trame, di stabilire importanti nessi all’interno della complessa macchina investigativa, gli vengono affidate delle inchieste molto delicate. E lui, infaticabile e determinato, firma sentenze su sentenze: è entrato ormai nel mirino di Cosa Nostra.

Domanda che gli venga affidata una difficile inchiesta di mafia perché è l’unico tra i sostituti procuratori di Agrigento a non avere famiglia: con fiducia totale si affida nelle mani di Dio («Sub Tutela Dei», annota nella sua agenda).

Ma Rosario non era un eroe: faceva semplicemente il suo dovere. E lo faceva coniugando le ragioni della giustizia con quelle di una incrollabile e profondissima fede cristiana.

«Impegnato nell’Azione Cattolica, assiduo all’eucaristia domenicale, discepolo del crocifisso», sintetizzò nell’omelia delle esequie mons. Carmelo Ferraro, fotografandolo con pochi rapidi tratti. Uomo di legge, uomo di Cristo.

(…) Da quando Rosario non c’è più, lei non ha smesso un solo giorno di girare l’Italia in lungo e in largo, recandosi nelle scuole, ma anche in televisione, dovunque insomma la chiamassero per parlare del “suo” giudice. È la professoressa Ida Abate, che fu sua insegnante di latino e greco al liceo classico.

Sull’allievo scomparso ha speso fiumi di parole, ha scritto molte lettere e testimonianze. È stata poi incaricata dal Vescovo di Agrigento, monsignor Ferraro, di raccogliere le voci, i racconti, le dichiarazioni di quanti conobbero in vita Rosario, così da poter dare inizio a quel lungo e complesso iter che lo ha successivamente portato sugli altari.

Ottenuto il nulla osta da parte della Santa Sede l’11 maggio 2011, la diocesi di Agrigento ha quindi dato inizio alla sua causa di beatificazione e canonizzazione. Il processo diocesano è stato aperto a il 21 settembre 2011 e si è concluso il 3 ottobre 2018, per la verifica dell’eroicità delle virtù. Si è poi resa necessaria, nel 2019, un’inchiesta suppletiva, per verificarne il martirio in odio alla fede.

Il 21 dicembre 2020 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul suo martirio, mentre la beatificazione si è svolta il 9 maggio 2021 nella cattedrale di Agrigento. Il 29 ottobre, giorno anniversario della sua Cresima, è la data stabilita per la sua memoria liturgica.

(…) Di Rosario molte cose si sono conosciute solo dopo la sua morte. Della sua carità, del suo amore per gli ultimi, per i poveri. Il custode dell’obitorio ricordava allora con le lacrime agli occhi tutte le volte che lo aveva visto pregare accanto al cadavere di individui di cui egli ben conosceva la fedina penale, pregiudicati in cui si era imbattuto svolgendo il suo lavoro di sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento, e ai quali aveva pure applicato la legge, ma che non per questo cessavano di essere suoi fratelli in Cristo nella sventura.

«Uno dei martiri della giustizia e indirettamente della fede», ha detto di lui Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993, ricevendo in udienza privata i genitori e la professoressa Abate, durante la sua visita pastorale in Sicilia.

La lezione morale che ci trasmette è quella di un testimone radicale della Giustizia, che in essa credeva profondamente, come progetto di fede e come esercizio di carità.

Autore: Maria Di Lorenzo

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