Pensiero Spirituale sulla gioia di essere creature

Cari amici,

nel mondo d’oggi è tangibile la parabola spirituale di regressione per cui gli esseri umani creati da Dio che dovrebbero recitare volentieri la bellissima preghiera del mattino che le nostre nonne ci hanno insegnato, hanno invece cambiato religione e pregano se stessi…

Ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata, fa che siano tutte secondo la Tua santa volontà e per la maggior Tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni male.
La Tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.
Amen

Gli uomini adorano se stessi! È assurdo pensare che Dio non esiste.

C’è solo un Dio, un solo Onnipotente, un solo Creatore, un solo Redentore. Il male è una deficienza della creatura libera, gli angeli e gli uomini, che usano la libertà che Dio ha dato loro per mettersi contro Dio stesso. Gli uomini sono creature, è inutile che si gonfino come palloncini…poi scoppiano!

La mitologia greca ha raccontato in modo molto simbolico e chiaro uno dei peccati più gravi nel mito di Dedalo e Icaro. Padre e figlio desideravano volare (cosa umanamente impossibile) e si costruirono un paio d’ali tenute insieme dalla cera. Avvicinatosi troppo al Sole la cera si è sciolta e sono precipitati rovinosamente. I due aspiranti dèi sono morti.

La presunzione di voler essere più di quello che si è e quindi, essendo creature, si vuole essere come Dio. È questo il peccato del nostro tempo che sfocia nell’ateismo. Chi vive in questa condizione è triste, angosciato, nel cuore cova cattiveria e male.

Dobbiamo riscoprire il nostro essere creature, l’appartenere a un Creatore. Chi, nell’umiltà, riconosce Dio, la Sua esistenza, la Sua luce di verità, la Sua onnipotenza, la Sua misericordia, il Suo amore infinito, chi si piega e si apre a questa luce del sole che riscalda, sente il cuore riempirsi di gioia. È la gioia di essere delle creature, è felice di essere stato creato, è felice di essere stato voluto, chiamato e seguito.

Chi vive riconoscendosi creature è felice di essere un tralcio che prende la linfa vitale dalla vite. Chi vive riconoscendosi creatura è contento di dipendere, di obbedire, di ringraziare, di chiedere, di battersi il petto quando ha bisogno del perdono.

Ci vuole umiltà! Non dimentichiamo le bellissime e sempre attuali parole con cui la Madonna ha concluso il Magnificat

ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”