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L’uso di una bomba atomica non sembrerebbe una sconfitta di
Maria?
Caro padre Livio,
non mi faccio mai mancare l’ascolto della lettura Cristiana della
cronaca e della storia, perché non voglio farmi trovare impreparato, negli
avvenimenti dei prossimi segreti in più trovo motivo di grande riflessione su
tutti gli argomenti, anche quelli provocatori, proprio perché i punti di vista
aiutano a crearsi delle opinioni.
Il mio quindi è anche un grazie sincero a tutti i fratelli di radio Maria
che con le loro domande e preoccupazioni tengono vive le nostre attese.
Io credo caro padre Livio, che Lei deve proprio essere lieto che una così
bella radio dia voce a tutti, perché quelle domande, quelle preoccupazioni e
magari anche quelle provocazioni sono anche le nostre e tutte ci aiutano a
capire.
Ora vorrei anch’io esporle una mia perplessità, che è anche una speranza,
riguardo alla probabilità di una guerra nucleare nel cuore dell’Europa, non
crede padre Livio che veramente questo innescherebbe una catastrofe distruttiva
planetaria, la risposta sarebbe inevitabile, creando una reazione a catena che
lascerebbe ben poco scampo all’umanità.
Inoltre, se già più volte nel corso della storia Dio, ha fermato tale
eventualità, perché dovrebbe permetterlo ora con armi più potenti.
Io credo che vi saranno eventi distruttivi, ma mi sembra più plausibile con
armi potenti convenzionali, pensi solo all’epilogo di una esplosione atomica,
la radioattività rimarrebbe sul terreno per migliaia di anni rendendo
invivibile la vita in Europa.
Poi, da non sottovalutare, che una guerra di questo tipo sembrerebbe
quasi una sconfitta per Maria, non ripete sempre che satana vuole
distruggere le vostre vite ed il pianeta sul quale vivete? Se ciò accadesse,
non sarebbe forse la sua vittoria?
Forse è solo speranza la mia, ma mi fido di questa tenera Madre e sono
sicuro che Lei così dolce saprà fermare, questo tipo di armi.
Cara dolce Maria, noi siamo con Te siamo il Tuo popolo, quello che non ha
voce, ma ha Te come Madre proteggici, proteggi le nostre famigli, i nostri
pastori, e radio Maria.
Un caro saluto ed un abbraccio.
Siano lodati Gesù e Maria
Stefano
Caro Stefano,
hai fatto delle considerazioni sagge
e condivisibili.
In realtà noi dei segreti che vanno dal quarto al decimo sappiamo
solo che sono “molte cose terribili”
come ha detto la Madonna a Mirjana, che riguardano il
mondo e la Chiesa e che Dio permette per
cambiare il mondo.
Non vi è dubbio che in passato la Madonna abbia sventato
più di una volta una
possibile catastrofe nucleare.
Il resto sono nostre considerazioni.
Sappiamo che anche l’uso
di una solo bomba atomica “tattica”, con la relativa risposta, potrebbe causare la morte
di circa 90 milioni di persone.
Saremo preservati da una tale catastrofe?
Non ci resta che pregare
In ogni caso la battaglia fra la Donna e il drago
riguarderà in primo luogo le anime.
Ave Maria
Padre Livio
Pensiero Spirituale sull’autodistruzione del mondo e l’autodissoluzione della fede

Cari amici,
la vita è un viaggio. Bisogna conoscerne la mèta, sapere quale strada percorrere e individuare le difficoltà e gli ostacoli. Lo stesso vale per il mondo perché anche la Storia è un lungo viaggio che ha una mèta.
La riflessione odierna scaturisce dalle parole di due grandi papi: San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La grandezza di queste due personalità è universalmente conosciuta e riconosciuta.
In diversi discorsi Wojtyla ha utilizzato il termine “autodistruzione” poiché era angosciato dal fatto che – a causa delle armi nucleari – il mondo potesse autodistruggersi. È una possibilità che, di fatto, dal dopoguerra in poi si è affacciata all’orizzonte più di una volta, alcune volte per errori umani, altre volte per malefici progetti che non sono andati a termine.
L’autodistruzione causata dalle armi nucleari è comunque una spada di Damocle che incombe sulle nostre teste inesorabilmente.
La nostra esistenza sulla Terra è quindi incerta e appesa a un punto interrogativo. Noi che abbiamo la fede sappiamo che la Provvidenza ha vegliato su di noi in tutti questi anni, sventando le possibilità che satana ha cercato di sfruttare per realizzare il suo progetto. La Madonna lo ha rivelato più di una volta: satana vuole distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo.
Guardando agli armamenti nucleari di cui si vantano le potenze mondiali, possiamo ben dire che la pazzia umana sta toccando la sommità (o, meglio, il fondo…). Il futuro del mondo che ci aspetta è proprio questo, l’autodistruzione. È la risposta che daremmo sulla prospettiva dell’umanità se ci basassimo unicamente sui fatti, su ciò che sta accadendo e sulle mire egemoniche dell’uomo moderno.
Nella prospettiva in cui l’uomo è padrone del mondo e Dio non c’è, il futuro del mondo è certamente la catastrofe. Umanamente parlando, che possibilità avremmo di evitarla? Il mondo è un armamentario nucleare, nei cuori regna l’odio…che prospettive avremmo se non l’autodistruzione?
Benedetto XVI nelle sue riflessioni ha utilizzato molto spesso ha utilizzato il termine “autodissoluzione” in riferimento alla Chiesa e alla fede. Questo processo di autodissoluzione della fede all’interno della Chiesa stessa e promosso dalle correnti moderniste, sta portando alla situazione che è sotto gli occhi di tutti: la Chiesa credente (ovvero ancorata al Credo apostolico) è solamente una piccola minoranza.
Questo processo di autodissoluzione della fede è molto pericoloso, è più grave della prospettiva di autodistruzione del mondo.
Mentre Benedetto XVI metteva in guardia da questa possibilità di autodissoluzione della fede e – in veste di cardinale, insieme con papa Giovanni Paolo II – redigeva il Catechismo della Chiesa Cattolica per erigere una diga che contenesse i danni, la stessa autodissoluzione della fede correva ovunque nel mondo coinvolgendo il laicato, i consacrati, i sacerdoti, coloro che dovrebbero invece tutelare la fede, conservarla, fortificarla, testimoniarla.
Benedetto XVI ha ben focalizzato l’autodissoluzione della fede all’interno della Chiesa stessa che si riduce, quindi, a una pura organizzazione umana, svuotata del trascendentale.
Così come l’autodistruzione non si è ancora compiuta, allo stesso modo l’autodissoluzione non ha ancora raggiunto appieno il suo obbiettivo di distruggere la Chiesa, che però è stata certamente indebolita e ferita ma continua comunque a diffondersi.
La Madonna è qui da così tanto tempo per impedire che questa due catastrofi avvengano. La Madonna è qui per contrastare il piano di satana che vuole l’autodistruzione del mondo e l’autodissoluzione della fede.
La Madonna è qui per sostenere la fede, per ravvivare la Chiesa, per salvare il mondo. È grazie alla sua presenza che queste due catastrofi non sono ancora avvenute.
La Madonna ci ha promesso che il Suo Cuore Immacolato trionferà e il mondo (e la Chiesa) avranno un tempo di pace!
È ben diverso allora, lo sguardo sul futuro di chi ha la fede e di chi non ce l’ha. Da una parte c’è speranza e certezza di un futuro di pace, dall’altra disperazione e angoscia per un futuro catastrofico.
Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Si può riformare la Chiesa a colpi di sondaggio?

Verso il grande Sinodo sulla sinodalità. Gli episcopati mondiali spediscono a Roma le richieste dei fedeli. Le parole d’ordine, sempre le tesse: riforme, rivoluzioni, aggiornamenti
MATTEO MATZUZZI 16 LUG 2022
I vescovi francesi si sono limitati a trasferire in Vaticano il lavoro dei gruppi diocesani, in Irlanda sono stati pubblicati i risultati di un grande sondaggio. Più prudente la Cei
Niente sarà più come prima al termine del lungo percorso sinodale voluto dal Papa che convoglierà a Roma, nell’autunno del prossimo anno, le istanze emerse alle varie latitudini del pianeta. Andare al largo e generare processi sono i mantra del pontificato, e così sarà. “In duemila anni di storia, è la prima volta che la Chiesa dà vita a una consultazione così universale”, ha detto suor Nathalie Becquart, sottosegretaria a Roma del Sinodo sulla sinodalità. E’ una sorta di Vaticano III quel che si prepara, e anche stavolta la base, il popolo di Dio infallibile in credendo sta facendo due, tre passi in più rispetto a quanto si aspettavano a Roma, dove non pochi ritenevano che il Sinodo sulla sinodalità avrebbe alla fine permesso di convogliare e diluire le richieste più spinte, quelle hard, che alcuni episcopati erano pronti a recapitare sulla scrivania di Santa Marta. Francesco, aprendo i lavori, nell’ottobre del 2021, era stato chiaro: “Lo Spirito ci guiderà e ci darà la grazia di andare avanti insieme, di ascoltarci reciprocamente e di avviare un discernimento nel nostro tempo, diventando solidali con le fatiche e i desideri dell’umanità”. Osservava, il Papa, che questo percorso avrebbe offerto “tre opportunità” e la prima “è quella di incamminarci non occasionalmente ma strutturalmente verso una Chiesa sinodale: un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare”. Ribadiva, Francesco, “che il Sinodo non è un parlamento, che il Sinodo non è un’indagine sulle opinioni; il Sinodo è un momento ecclesiale, e il protagonista del Sinodo è lo Spirito Santo. Se non c’è lo Spirito, non ci sarà Sinodo”. Ma come spesso accade, il Papa lo si interpreta un po’ come si crede, con vescovi che pongono l’accento più su un aspetto che su un altro, chi sottolineando più il cum Petro e chi il sub Petro, spiegando così l’universalità della Chiesa.
Il primo anno di processo sinodale, quello locale, si sta concludendo e la marea sta montando, neanche troppo lentamente. La partecipazione alla fase diocesana è scarsa, osservano gli episcopati e, come scontato, a rispondere alla chiamata sono uomini e donne che già vivono la Chiesa. Sono le persone impegnate nella vita parrocchiale e in quella miriade di attività collaterali che reclamano sempre più personale che si fa fatica a trovare. Mancano i giovani e fa specie che i vescovi lo notino con stupore, come se non si fossero mai accorti che il giorno dopo la cresima (quando va bene) gli oratori si svuotano e che a occupare i primi banchi durante le celebrazioni liturgiche sono per lo più attempati cristiani che in non pochi casi lo fanno per antica abitudine.
E’ l’Europa, come prevedibile, a reclamare con più forza la svolta, la riforma che non sempre si distingue nei suoi contorni dalla rivoluzione. Ritornano parole sentite decenni fa e che a ondate periodiche, come gli anticicloni estivi, ritornano. Si invoca “un aggiornamento” della Chiesa, un suo “rinnovamento”. Nessuno parla – esplicitamente almeno – di un nuovo Concilio, ma dopotutto non è necessario: basta farlo senza dirlo. E un grande Sinodo sulla sinodalità dove tutto, ma proprio tutto, sarà discusso, poco si discosta da un assise conciliare. Il Papa chiariva che il Sinodo non è un sondaggio? E l’Irlanda, un tempo cattolicissima e fedele a Roma, ha promosso un grande sondaggio nelle ventisei diocesi del paese per capire quel che il popolo fedele vuole. Il risultato è scontato: il 96 per cento è a favore dell’ordinazione delle donne, “sia come diacono sia come sacerdote”, l’85 per cento ha manifestato preoccupazione per “l’esclusione delle persone lgbti+”, il 70 per cento invoca un maggiore coinvolgimento dei laici nei processi decisionali della Chiesa. I più attenti e “fedeli”, cioè i “praticanti”, chiedono che le omelie siano brevi e meglio preparate nonché di eliminare le letture dell’Antico testamento troppo “sanguinose”.
Laddove non si fanno sondaggi, i vescovi timorosi delle reazioni pubbliche si limitano a recepire le istanze della base e a trasmetterle a Roma, come accaduto in Francia il mese scorso. Cahier de doléance lungo, accuse severe al clero che l’episcopato d’oltralpe ha condiviso limitandosi a stilare un documento d’accompagnamento. Si denuncia “autoritarismo, difficoltà nei rapporti con le donne, atteggiamento sovrastante più che fraterno”. Quindi, le proposte per “risolvere” il problema: “il celibato dei sacerdoti sia lasciato alla loro libera scelta, in modo tale che l’ordinazione e il matrimonio siano compatibili”. Anche qui, si sottolinea “l’evidente sproporzione tra il numero delle donne impegnate e quante sono in grado di decidere”. Tutto questo, certificano i vescovi francesi, “genera innumerevoli ferite” e “una rivolta”. Donne addolorate per la loro marginalizzazione che invocano “l’ordinazione diaconale” e il permesso di “predicare”. Sarebbe, ciò, “un primo passo” in attesa dell’ordinazione sacerdotale. Non è finita qui, perché anche in Francia si muovono osservazioni alla messa, e se non si propone di eliminare il cruento Antico Testamento, qui si suggerisce di “diversificare le liturgie” aumentando le occasioni di “celebrazione della Parola”, per meditare meglio le Scritture. Certamente, “l’eucaristia è essenziale, ma la sua liturgia può essere un luogo di tensione”, sia per “l’inammissibilità del linguaggio”, troppo complesso per i fedeli, sia per la sofferenza causata a coloro che “sono esclusi dai sacramenti (omosessuali, divorziati risposati)”.
Quanti hanno partecipato all’indagine? Circa 150 mila cattolici, pari cioè al dieci per cento dai praticanti, con un vulnus evidente nella fascia che va dai 25 ai 45 anni. Ha scritto il vaticanista del Figaro, Jean-Marie Guenois, che “mai la Chiesa di Francia aveva votato e approvato un testo così radicalmente riformatore, in particolare sul sacerdozio”.
Il fatto che l’episcopato si sia limitato a recepire e a trasmettere i desiderata, con funzione per così dire notarile, testimonia l’evidenza di una difficoltà a orientarsi nel marasma generale; i vescovi sentono la pressione, avvertono d’essere sottoposti quasi a un ricatto: se non si cambia tutto, non c’è alternativa all’implosione. Ma l’aver spedito i faldoni a Roma senza nulla aggiungere o spiegare significa che le istanze della base, siano il dieci o trenta per cento dei cattolici locali, non sono più frenabili o risolvibili con il dialogo. E’ un’onda che continua a crescere e l’episcopato francese ha capito che è inutile (perché svuotare l’oceano con il cucchiaino non si può proprio fare) innalzare argini. Anche in Spagna, stesso programma: riformare tutto, rivoluzionare, sovvertire. Sì basta con il celibato obbligatorio, si ordinino uomini sposati, la Chiesa non sia più autoreferenziale bensì aperta a ogni persona di buona volontà. E si cambi anche la liturgia, non più adeguata ai tempi correnti. Tutto diventa relativo e interpretabile, in fin dei conti al tempo di Gesù non c’erano i registratori e nessuno può affermare con sicurezza ciò che effettivamente disse duemila anni fa, aveva osservato non a caso il preposito gesuita padre Sosa.
Nell’Europa che ribolle, con la Germania a guidare la marcia su Roma al punto da spaventare perfino il grande cardinale riformista Walter Kasper, che ha ridotto il cammino biennale tedesco a “qualcosa di non cattolico”, fa eccezione l’Italia. Il suo percorso sinodale va avanti adagio, i vescovi si confrontano e discutono, rispolverando addirittura il discorso di Benedetto XVI a Verona del 2006 – ultimi bagliori della stagione ruiniana – nei conciliaboli riservati. La Cei si fa pragmatica, e anche i più convinti assertori della necessità di fare entrare aria fresca nelle stanze ovattate si mostrano prudenti.
Il problema è che davvero in pochi hanno capito a cosa dovrà portare il Sinodo sulla sinodalità. Ognuno, alle diverse latitudini planetarie, lo interpreta un po’ come vuole, soffermandosi su un aspetto anziché su un altro: chi punta principalmente a risvegliare la fede sopita di un cattolicesimo stanco e sempre più vegliardo e chi, invece, vede nell’assise convocata da Francesco l’occasione per andare oltre il Vaticano II, ritenendo e forse illudendosi che la fine del celibato e l’ordinazione delle donne risolverebbe tutti (o quasi) i problemi. Inutile ricordare che laddove queste “innovazioni” sono state introdotte da tempo, vedasi il mondo protestante, la crisi è assai più drammatica che nella realtà cattolica. Il vaticanista Sandro Magister ha scritto che il Papa “lascia fare”. Una questione non di poco conto ha a che fare con la quota di Popolo di Dio che sta partecipando attivamente al processo sinodale. E’ una parte minoritaria, come s’è visto in Francia, ma di sicuro quella più impegnata e che in diversi contesti regge la vita delle parrocchie che altrimenti avrebbero chiuso i battenti da un pezzo. Ma è anche una parte rappresentativa? La richiesta di espungere le letture dell’Antico Testamento corrisponde a quanto pensano e desiderano coloro che abitualmente, pochi o tanti che siano, frequentano la messa domenicale? In sostanza, può la Chiesa riformarsi a colpi di sondaggi? Possono interi episcopati recepire come valide le richieste giunte attraverso rilevazioni in cui si dimostra che una data percentuale preferisce l’ordinazione diaconale delle donne e un’altra percentuale punta invece a quella sacerdotale? Non è forse questa, davvero, la mondanizzazione contro cui si scaglia, da sempre, Papa Francesco? Non appena poi qualche vescovo dissente dal supposto comune sentire, come accaduto di recente in Australia, la levata di scudi è corale. Compatta. Giornali, televisioni, gente che fino al giorno mai era entrata in una chiesa urla lo sdegno per l’arroccamento dei soliti potentati clericali, refrattari al cambiamento e chiusi nel loro fortino fuori dal tempo. Che la Chiesa sia bersaglio succulento non è una novità, è sufficiente constatare quanto veementi siano state le “delusioni” per quanto, lo scorso maggio, il presidente della Cei aveva detto a proposito dell’indagine sui casi d’abuso da parte di membri del Clero. Il cardinale Zuppi, pragmatico com’è, aveva detto che è inutile andare a fare ipotesi e calcoli su storie di settanta-ottant’anni fa, ma si punta a fare chiarezza sui fatti dell’ultimo ventennio, lasso temporale su cui il materiale non manca per nulla. Qui si vuole fare una cosa seria, aveva aggiunto. Evitando di scoperchiare tombe di vescovi morti qualche decade fa solo per dare soddisfazione alle pruderie mediatiche, come accaduto anni fa in Belgio. Ma il mondo va dall’altra parte. Non è tempo, questo, di pragmatismo e basso profilo. Le trombe sinodali, che fraintendono pure quel che il Papa ha chiesto e posto a fondamento della grande assemblea che si chiuderà a Roma tra un anno e qualche mese, squillano. Francesco aveva sottolineato che si tratta di rispondere alle sfide presenti, non di trasformare la Chiesa cattolica in una delle tante denominazioni protestanti.
Il punto è comprendere fino a che punto la Chiesa debba adeguarsi alla volontà del Popolo. Esagerazione? No, se si guarda la sintesi prodotta dalla Conferenza episcopale francese, secondo la quale in molti lamentano il fatto che le omelie “non corrispondono alle preoccupazioni dei fedeli”. Quasi che, insomma, la messa fosse una sorta di gruppo d’ascolto con il sacerdote chiamato a consolare e rassicurare. La parrocchia che si fa consultorio. Un paradosso, considerando che poi dalle indagini risulta che i fedeli si lamentino di una scarsa preparazione sulle Scritture. Probabilmente, deludendo parecchie aspettative rivoluzionarie, il cuore delle discussioni sinodali verterà finalmente sulla comprensione di cosa sia il laicato. Già dieci anni fa, l’ex presidente dell’Azione Cattolica, Paola Bignardi, scriveva che “il laicato, come l’insieme di coloro che vivono secondo lo stesso stile spirituale – il Concilio direbbe secondo la stessa vocazione – non esiste più”. Insomma, tanti ne parlano senza sapere realmente chi sia il laico. Dopotutto, scrisse il cardinale Carlo Maria Martini, “oggi nell’ecclesiologia postconciliare appare spropositato lo sforzo per definire uno stato di vita particolare o addirittura per reclamare la definizione di una ‘teologia del laicato’, che per riconoscere uno spazio al laico nella Chiesa sembra profilarne il compito specifico nell’animazione cristiana del mondo” . Insomma, “pare che il laico per trovare la sua specificità ecclesiale debba traslocare nel mondo per animarlo cristianamente o per ordinare le cose del mondo secondo Dio”. E’ su questo tema, se davvero l’intento è quello di dare respiro alla Chiesa nel Terzo millennio, che si concentrerà il Sinodo. Ben più che sulle disquisizioni circa l’ordinazione sacerdotale delle donne.
- Matteo Matzuzzi
- Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
La pergamena di Mirjana mi ricorda i film di Harry Potter

Buongiorno Padre Livio,
mi chiamo Marco; Cattolico (semi)praticante, sposato in chiesa e padre di un bimbo di 8 anni vivo da molti anni in un paese nelle vicinanze del Lago di Garda.
Ho scoperto Radio Maria circa 15 anni addietro grazie a mia nonna; che ormai sorda, ascoltava ad altissimo volume i suoi interventi alla radio tanto che dovevo ripetutamente richiamarla per abbassarlo.
Una volta capitò che nonostante i ripetuti richiami dovetti andare direttamente in casa sua perché si era addormentata e prima di spegnere la radio sentii la sua voce che parlava del Diavolo delle sue tentazioni.
Da quel giorno ho ascoltato tutti i suoi interventi sul maligno e sui messaggi della Madonna e Radio Maria è diventata un punto di riferimento; una guida nella mia vita. Naturalmente come tutti gli umani credenti.
Anche in presenza di una luce guida spesso le domande i dubbi e le incertezze trovano spazio nel mio cervello e su certe tematiche non trova pace. In particolare mi riferisco ai segreti, non tanto per il loro contenuto, ma in relazione al modo in cui verranno svelati.
Mi spiego meglio; il fatto che la loro decorrenza avverrà 3 giorni prima con un messaggio della Madonna direttamente ad un sacerdote scelto dai veggenti;
che siano stati scritti su una pergamena di un materiale sconosciuto non visibile agli umani mi sa tanto della saga di film alla Harry Potter.
Non crede che in un mondo dove la maggior parte della gente è attirata dall’esoterismo; dalla magia, questa narrazione dei segreti possa svilire il vero contenuto dei messaggi della Regina della Pace equiparando il fenomeno di Medjugorje ad una mera “setta” ?
La ringrazio anticipatamente dell’eventuale risposta e di tutto il lavoro che ogni giorno Radio Maria svolge con dedizione e serietà.
Un abbraccio.
Marco
Caro Marco,
seguo fin dall’inizio Medjugorje, i messaggi della Madonna e i veggenti e devo dire che sono ammirato dalla sapienza, la precisione e l’efficacia con cui la Madonna porta avanti questo mirabile piano di salvezza per il mondo e per la Chiesa.
I frutti infatti si vedono. Dopo oltre 40 anni Medjugorje è sempre più la luce e la speranza di una umanità in balia dello sbando e della disperazione. Altro che Harry Potter e la sua milionaria inventrice.
La Madonna è una donna ed è precisa nei particolari e molto misericordiosa nei nostri confronti. Mirjana ha detto che non ha bisogno della pergamena perché si ricorda perfettamente i segreti.
Allora perché la pergamena? Perché la pergamena è qualcosa di visibile e di controllabile e questo serve a noi quando ci diranno, nei giorni della rivelazione dei segreti, che Mirjana è una fuori di testa, che inventa le cose, che è una pazzoide, che ha bisogno di un TSO.
Inoltre la persona ( un sacerdote) alla quale Mirjana mostrerà il rotolo per leggere il primo segreto ( e successivamente tutti gli altri) deve leggere esattamente quello che c’è scritto, senza aggiungere neppure una virgola. Anche questa è una garanzia importante.
Mirjana è una persona saggia, che sta gestendo la rivelazione dei segreti con grande avvedutezza. Ha fatto leggere il primo segreto della pergamena a due amiche, ognuno della quali ha letto una cosa diversa.
Inoltre ha fatto esaminare la pergamena a uno specialista in Svizzera ed è risultato che il materiale ella pergamena non è conosciuto.
In ogni caso già con la rivelazione del primo segreto tre giorni prima e la sua realizzazione dimostrerà che c’è il dito del Cielo. Col terzo segreto, il segno sulla collina, la presenza del soprannaturale non potrà essere oscurata.
Però molti non crederanno perché odiano Dio e vogliono che sia satana con loro stessi a regnare nel mondo.
Pur pregando per le loro anime, provo una particolare soddisfazione nel pensare che la loro supponenza ha i giorni contati
Ave Maria
Padre Livio
I numeri Onu dei raid contro i civili: ecco la strategia del terrore di Putin

NELLO SCAVO – Avvenire 17 Luglio 2022
All’alba del 24 febbraio, quando su Kiev cominciavano a piovere missili, apparve subito chiaro che la guerra era stata ordinata contro i civili, prima ancora che contro i militari ucraini. Da allora altri tremila ordigni sono stati compulsivamente scagliati su ordine del Cremlino, ma solo una minima parte ha raggiunto obiettivi militari. Al ritmo di 20 razzi al giorno e di migliaia di colpi di artiglieria, lo scontro segue uno spartito in crescendo: terrorizzare la popolazione e svuotare i centri più popolosi per incontrare meno resistenza possibile. Le ostilità più pesanti hanno causato la morte e il ferimento «di un numero sempre maggiore di civili su entrambi i lati della linea del fronte negli oblast di Donetska e Luhanska», si legge nel bollettino giornaliero dell’Onu. Secondo le ultime stime delle agenzie internazionali, 15,7 milioni sono gli ucraini che necessitano di assistenza nelle aree di combattimento, tra questi ci sono poi 6.7 milioni di sfollati interni.
C’era voluta, l’8 aprile, la strage con oltre 52 profughi in attesa di una via di fuga in treno (verso Kiev e non verso la Russia) alla stazione di Kramatorsk, nel Donbass, per rendere plateale la strategia terroristica delle forze russe. Cibo, acqua, scuole, case, ospedali, ferrovie. Chi resta intrappolato nelle zone bombardate vive in stato d’assedio. Gli ospedali non sono mai stati un posto sicuro. Le Nazioni Unite hanno registrato 277 attacchi russi contro strutture sanitarie. E chi per un appendicite o una scheggia da mortaio ha bisogno di cure, sa che recarsi al pronto soccorso è rischioso quasi quanto andare al fronte. Il 12 luglio due centri medici sono stati colpiti a Mykolaiv, la città che pochi giorni prima era stata bombardata proprio nel quartiere dove erano arrivati gli aiuti umanitari della “Carovana della Pace” italiana. Poche ore prima erano stati distrutti anche un deposito di acqua potabile (introvabile dopo gli attacchi russi ai sistemi di pompaggio) e la cucina industriale di una ong spagnola che distribuisce cibo a chi non ne ha più. Fame e sete sono armi non convenzionali adoperate fin dal primo fallito assalto a Kiev.
Per piegare definitivamente la resistenza i sistemi di distribuzione idrica sono stati compromessi anche Sloviansk e Kramatorsk. «L’intensificarsi delle ostilità – annotano le fonti Onu – ha spinto i sindaci di entrambe le città a lanciare un appello ai residenti affinché evacuino immediatamente e trovino sicurezza altrove». I crimini contro i civili sono stati confermati anche da una missione investigativa dell’Osce che in un rapporto «riservato » di 120 pagine, visionato da Avvenire, conferma che «nuove prove continuano a emergere anche dopo la scoperta delle fosse comuni». Sono state inoltre provate le «deportazioni su larga scala di civili ucraini in Russia; varie forme di maltrattamento, tra cui la tortura, inflitte ai civili detenuti e ai prigionieri di guerra; il mancato rispetto delle garanzie di un processo equo; l’imposizione della pena di morte». Tra meno di due mesi in Ucraina si affaccerà l’autunno, una stagione già fredda e ostile, con temperature che normalmente venivano affrontate grazie al riscaldamento.
Quest’anno non potrà essere cosi, neanche se la guerra cessasse oggi. Quando il conflitto è esploso l’inverno era quasi alle spalle, ma la prospettiva di sei mesi di freddo a partire da metà settembre preoccupa gli operatori sul campo. Il 4 luglio le autorità ucraine hanno denunciato come i residenti di Mariupol, caduta in mano russa, siano costretti ad attingere alle pozanghere, potendo disporre solo di cinque litri di acqua potabile a settimana. «Ci sono diversi rapporti attendibili – informa l’Ufficio umanitario Onu in Ucraina – che confermano la terribile situazione a Mariupol ». Fino a ieri sono stati contati «17.314 attacchi su obiettivi civili e poco più di 300 su obiettivi militari», sostiene il primo viceministro degli Interni ucraino, Yevhen Yenin. Altre fonti del governo di Kiev, riferendosi ai soli lanci di missili, ritengono che il 70% dei bersagli non fossero militari. Numeri che l’Onu non smentisce, anzi trasmettendo le acquisizioni direttamente alla Corte penale internazionale.
Pur non negando la quantità di azioni offensive, Mosca sostiene che stazioni ferroviarie, centri commerciali, abitazioni private, campi coltivati, ospedali, perfino chiese, erano il ritrovo abituale di combattenti ucraini. Venerdì il ministero della Difesa russo ha affermato che il bombardamento su Vinnytsa ha colpito una struttura militare dove era in corso una riunione di ufficiali ucraini e «fornitori stranieri di armi». I civili morti sono stati 23, tra essi una bambina appena uscita da una struttura per l’infanzia e uccisa dai missili mentre giocava con la mamma spingendo il suo passeggino. «I partecipanti alla riunione – ha precisato Mosca sono stati eliminati».
Fino ad oggi, sostiene Kiev, si sono registrati 7.314 attacchi russi sui cittadini e poco più di 300 su obiettivi militari Quasi tremila i missili sparati sulle città
L’OFFENSIVA
Le Nazioni Unite e l’Osce denunciano una «situazione terribile» Almeno 277 le strutture sanitarie che sono state colpite in questi mesi. «Il 70% dei bersagli non erano soldati»
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LA NUOVA GEOPOLITICA
Dopo cinque mesi di conflitto non ci sono né vincitori né vinti

GIORGIO FERRARI- Avvenire 17 Luglio 2022
Vincitori non ce ne sono. Non l’America, non la Nato, non l’Unione Europea. E nemmeno la Russia, la cui guerra di aggressione nel cuore del vecchio continente ha cambiato i connotati dell’Europa e azzerato in buona parte il vecchio ordine mondiale basato sull’egemonia americana, cui si va sostituendo un multilateralismo a blocchi: di qua le autarchie asiatiche, di là ciò che resta – e non è poco – delle antiche democrazie liberali. In mezzo, una nuova cortina di ferro, ridisegnata dai sussulti delle economie più che dalla minaccia delle armi.
Sono trascorsi quasi cinque mesi da quel 24 febbraio. Cinque mesi nel corso dei quali ci siamo inesorabilmente abituati alla brutalità e all’orrore della guerra, la cui tragica contabilità sfugge a ogni catalogazione certa. Occorre esser onesti: cosa sappiamo in realtà di ciò che avviene alle spalle di quel fronte orientale dove al Blitzkrieg dell’Armata Rossa magnificato nei primi giorni si è sostituita una guerra di logoramento che minaccia di durare mesi, forse anni? Che insieme ai contractor della Wagner Putin manda al fronte soldatini di multiformi etnie rastrellati dalle contrade più remote dell’impero come faceva Napoleone con la Grande Armée?
Che anche a 65 anni ci si può arruolare nell’esercito russo? Che i caduti russi vengono rimpatriati alla chetichella all’insaputa delle famiglie come avveniva all’epoca del terrore staliniano e più tardi con le migliaia di spetsnaz caduti in Afghanistan? Che generali e strateghi vanno e vengono, rimossi e ricollocati in un gioco a rimpiattino fra servizi segreti e esercito a capriccio dell’autocrate asserragliato al Cremlino? Che il balletto dei rubinetti, dal Nord Stream1 a alla pipeline del Kazakistan che Putin ha bloccato (con conseguente ulteriore penuria di idro- carburi per l’Europa e la contemporanea minaccia rivolta al presidente Tokayev: «Attenzione, il Kazakistan potrebbe essere la prossima Ucraina…») sarà l’arma principale nei confronti dell’Occidente insieme all’ordalia del grano che Mosca gioca insieme con Erdogan? Tutto verosimile, forse vero, anche se indimostrabile. Sappiamo però che dietro a Putin c’è l’ombra onnipresente di Nikolaij Patrušev, ex collega del Kgb a Leningrado e oggi potentissimo segretario del Consiglio di Sicurezza. È stato lui a teorizzare il collasso europeo sotto la spinta migratoria, la penuria alimentare e la crisi energetica e più che un ventriloquo di Putin è il suo interprete fidato e insieme l’uomo che ne detta le linee guida.
Ma dietro quell’ombra che detta l’agenda della guerra c’è un Paese impoverito, in crollo demografico, minato da migliaia di cittadini che scelgono l’esilio in Europa anche a costo di decadere da un benessere che la middle class affluente russa aveva cominciato a intravvedere. C’è da piangere, mormorano i pochi che hanno ancora voce nel grande serraglio russo.
Ma se Mosca piange, l’Europa non ride. È vero, le stime dicono che il Pil dell’area euro nel 2022 dovrebbe restare positivo fino alla fine del 2023, ma è vero anche che quest’anno patiremo – se va bene – un’inflazione non inferiore al 7,6% che scenderà al 4% l’anno prossimo. Poca cosa rispetto a quella degli Stati Uniti, che con i prezzi al consumo saliti a giugno del 9,1% su base annua che spingerà la Fed ad alzare i tassi di interesse dello 0,75% alla prossima riunione: un balzo gigantesco, mai visto negli ultimi quarant’anni, da quel novembre 1981 in cui Ronald Reagan autorizzava la Cia a finanziare i contras del Nicaragua mentre a Ginevra cominciavano i negoziati fra Washington e il Cremlino sulla riduzione degli armamenti nucleari.
Altri tempi. In queste ore Joe Biden in visita in Israele e Arabia Saudita prova a convincere gli Emirati del Golfo e il superalleato di Riad a produrre più greggio in modo da abbassare la soglia stratosferica dei 100 dollari al barile.
Perché l’Europa – a dispetto della tonitruante chiamata alle armi della Nato e dell’immane corsa agli armamenti – è fragile, anzi, fragilissima. E non è soltanto questione di cifre (la parità con il dollaro già parla da sé e peraltro la fiammata delle materie prime e la conseguente inflazione erano già in agguato almeno un anno prima del fatidico 24 febbraio), ma di leader. Leader azzoppati come Emmanuel Macron (rieletto, questo sì, ma senza più una maggioranza parlamentare), o spodestati come il bulgaro Petkov (le elezioni anticipate a Sofia rischiano di mettere al tappeto il primo bulgaro che ha osato mettersi contro Mosca), o congedati con disonore dalla stanza dei bottoni come Boris Johnson (il più bellicoso alleato europeo di Volodymyr Zelensky), o terrorizzati dalla crisi energetica e dalla chiusura dei rubinetti del gas come Olaf Scholz (nello sconcerto generale si rimangia la politica green e strizza l’occhio senza ammetterlo esplicitamente sul nucleare), o alle prese con le rivolte contadine come l’olandese Mark Rutte (una jacquerie che ha visto sfilare centinaia di trattori paralizzando metà Paese) e il ricchissimo regno di Norvegia (sciopero del settore energetico che chiede aumenti salariali e conseguente blocco delle esportazioni pari a un quarto dell’energia europea), o costretti a un’avvilente elemosina come Pedro Sánchez (treni gratis agli spagnoli per tre mesi per contrastare l’aumento delle tariffe energetiche), fino – non si può non darne conto – al tonfo d’immagine dell’Italia, con un governo quasi dimissionario e la poco allettante prospettiva di una navigazione dimezzata nelle acque procellose della crisi continentale.
In compenso la Russia, il Paese che avrebbe dovuto andare rapidamente in default, segna a giungo (mese in cui il gas da riscaldamento non serve) un surplus di oltre 28 miliardi nell’export energetico. La destabilizzazione dell’Europa del resto era esattamente ciò su cui puntava Vladimir Putin fin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Una missione non particolarmente difficile, visto il vespaio di interessi contrastanti delle nazioni europee. A che punto è la notte? È ancora buio
LA GOSPA NON HA MAI DETTO CHE TUTTE LE RELIGIONI SONO UGUALI

Gli insegnamenti della Regina della pace sul tema cruciale del rapporto del cristiano con le altre religioni sono mirabilmente in sintonia con l’insegnamento della Chiesa. Non c’è una sola parola della Madonna che su questo argomento, come su qualsiasi altro, sia fuori posto.
La Gospa non ha mai detto che tutte le religioni sono uguali e mai i veggenti lo hanno sostenuto. Al riguardo la Madonna non ha fatto che rispondere a delle domande precise che i veggenti le hanno rivolto e che sono vivamente sentite in un contesto sociale dove, fino allo scoppiare della guerra nella ex Jugoslavia nel 1991, cattolici, ortodossi e mussulmani vivevano fianco a fianco.
Non si comprende l’insegnamento della Regina della pace sull’atteggiamento verso le altre religioni, se non si fa riferimento alla sua maternità universale.
La Madre di Cristo è nel medesimo tempo Madre della Chiesa e Madre dell’intera umanità. Maria è la nuova Eva, la madre di tutti i redenti dal sangue di Cristo.
Poiché la redenzione è universale, lo è anche la sua maternità nello Spirito. E’ dunque corretto sostenere che tutti gli uomini, non solo i cattolici, gli ortodossi o i protestanti, ma anche gli aderenti ad altre religioni e persino gli atei sono figli di Maria.
Tutti gli uomini sono pecorelle di Cristo, anche se ancora lontane dall’ovile. La Madonna si guarda bene dall’affermare che una religione vale l’altra. Anzi, insegna chiaramente che c’è un solo mediatore, Gesù Cristo.
Ma anche che tutti gli uomini sono uguali dinanzi a Dio. Come ci potrebbero essere dei dubbi al riguardo? Tutti gli uomini sono uguali dinanzi a Dio per natura, in quanto creati a sua immagine e somiglianza.
Ma lo sono anche nell’’ordine della grazia, in quanto creati in vista di Gesù Cristo, per divenire partecipi della divina natura. Per esprimerci col vecchio catechismo, possiamo dire che tutti sono stati creati per conoscere, amare e servire Dio in questa vita e per goderlo per sempre nell’altra in paradiso.
L’uguaglianza degli uomini davanti a Dio non vuol dire che una religione vale l’altra. Rispettare i seguaci di altre religioni non significa aderire al relativismo che declassa ogni credo a opinione mutevole.
Il primo intervento della Regina della pace al riguardo è la risposta a uno dei veggenti che le chiede come mai ogni religione ha un suo Dio.
Le parole della Madonna sono chiare e precise: “ C’è un solo Dio e in Dio non esiste divisione. Siete voi nel mondo che avete creato le divisioni religiose. E tra Dio e gli uomini c’è un unico mediatore di salvezza: Gesù Cristo. Abbiate fede in lui” ( 23-02- 1982).
Affermando che c’è un solo Dio e c’è un solo mediatore di salvezza, Gesù Cristo, la Gospa ripropone il “Credo”, che lei recita spesso con i veggenti con straordinario fervore. Solo per mezzo di Gesù Cristo e la fede in lui gli uomini possono essere salvati.
A un veggente che le chiede se tutte le religioni sono buone, la Gospa risponde. “ In tutte le religioni c’è del buono, ma non è la stessa cosa professare una religione o un’altra. Lo Spirito santo non agisce con uguale potenza in tutte le comunità religiose” ( 25-02-1982).
Anche in questo caso la risposta della Madre di Dio riflette l’insegnamento autentico della Chiesa. La Madonna non dice che tutte le religioni sono buone, ma che “ in tutte le religioni c’è del buono”.
E’ la posizione di sempre del cristianesimo che ha cercato, fin dai tempi della predicazione apostolica, i frammenti di verità disseminati nelle varie culture, mescolati a errori a volte impressionanti.
In particolare il contesto chiama in causa l’Islam, religione per molti versi dichiaratamente anticristiana, ma che professa la fede in un unico Dio.
Anche l’affermazione che “lo Spirito Santo non agisce con uguale potenza in tutte le comunità religiose” andrebbe riferita al contesto locale, che vede, gomito a gomito, cattolici e ortodossi.
In tutte le comunità cristiane, dove il battesimo è conferito validamente, agisce lo Spirito Santo, la cui azione è proporzionale alla pienezza e all’integrità della fede.
Tuttavia sappiamo che lo Spirito Santo, che viene donato da Cristo alla Chiesa, opera anche oltre i suoi confini, “per vie a lui note”.
A questa tematica, oggi molto sentita nel mondo attuale, la Madonna dedica un messaggio di straordinaria profondità dottrinale e molto impegnativo sul piano della vita spirituale:
“Sulla terra voi siete divisi, ma siete tutti figli miei. Mussulmani, ortodossi, cattolici, tutti siete uguali davanti a mio Figlio e a me. Siete tutti figli miei! Ciò non significa che tutte le religioni sono uguali davanti a Dio, ma gli uomini sì.
Non basta, però, appartenere alla Chiesa cattolica per essere salvati: occorre rispettare la volontà di Dio. Anche i non cattolici sono creature fatte ad immagine di Dio e destinate un giorno a raggiungere la salvezza, se vivono seguendo rettamente la voce della propria coscienza.
La salvezza è offerta a tutti senza eccezioni. Si dannano solo coloro che rifiutano deliberatamente Dio. A chi poco è stato dato, poco sarà chiesto. A chi è stato dato molto, sarà chiesto molto. Solo Dio, nella sua infinita giustizia, stabilisce il grado di responsabilità di ogni uomo e pronuncia il giudizio finale” ( 20-05- 1982).
La Regina della pace in un solo messaggio sintetizza tutte le verità cattoliche da tenere ben ferme nella mente e nel cuore.
Tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, a qualsiasi religione appartengono e tutti sono stati affidati alla maternità spirituale di Maria, perché li guidi sulla via della salvezza.
Tuttavia ribadisce che le religioni non sono tutte uguali. Ammonisce che non basta essere cristiani per salvarsi.
Anche i non cristiani possono salvarsi se seguono la coscienza, attraverso la quale possono conoscere la volontà di Dio. Si perde eternamente chi, con piena avvertenza e deliberato consenso, rifiuta Dio.
In sintesi, gli aderenti ad altre religioni vanni rispettati, ma nel medesimo tempo bisogna pregare per la loro conversione. “Voi non siete veri cristiani se non rispettate i vostri fratelli che appartengono ad altre religioni” ((21-02-1983)
“ Voi dovete rispettare la religione di tutti, ma anche conservare ad ogni costo la fede cattolica per voi e per i vostri figli” ( 19-02-1984).
Il cruccio della Madre è però per quelli che rifiutano deliberatamente Dio. L’ateismo per la Madonna è la via della rovina e la porta che apre sull’abisso, dal quale non vi è ritorno:
“ Soffro molto per i non credenti. Anche loro sono figli miei. Non sanno quale tremendo destino li aspetta” (25 Ottobre 1985).
“ Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro, allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno” ( ( 03- 03-1984) Vostro Padre Livio
BUONA DOMENICA

Cari amici,
Buona Domenica.!
Oggi è il giorno del Signore, della sua Resurrezione, della gioia e della pace.
Lasciamo che la sua luce ci illumini, che il suo amore ci purifichi, che la sua grazia ci rinnovi.
Partecipiamo all’Eucaristia col cuore, perché Gesù sia vivo in noi e noi in Lui.
Preghiamo per la pace nel mondo e in particolare per i bisogni della nostra Italia, per il ritorno a Dio delle moltitudini degli sbandati.
Facciamo prevalere il bene nei nostri cuori!
Vostro Padre Livio
PS: alle 11.45 appuntamento su Facebook per l’ Omelia e alle 13.55 su Radio Maria