Pensiero Spirituale sull’autodistruzione del mondo e l’autodissoluzione della fede

Cari amici,

la vita è un viaggio. Bisogna conoscerne la mèta, sapere quale strada percorrere e individuare le difficoltà e gli ostacoli. Lo stesso vale per il mondo perché anche la Storia è un lungo viaggio che ha una mèta.

La riflessione odierna scaturisce dalle parole di due grandi papi: San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La grandezza di queste due personalità è universalmente conosciuta e riconosciuta.

In diversi discorsi Wojtyla ha utilizzato il termine “autodistruzione” poiché era angosciato dal fatto che – a causa delle armi nucleari – il mondo potesse autodistruggersi. È una possibilità che, di fatto, dal dopoguerra in poi si è affacciata all’orizzonte più di una volta, alcune volte per errori umani, altre volte per malefici progetti che non sono andati a termine.

L’autodistruzione causata dalle armi nucleari è comunque una spada di Damocle che incombe sulle nostre teste inesorabilmente.

La nostra esistenza sulla Terra è quindi incerta e appesa a un punto interrogativo. Noi che abbiamo la fede sappiamo che la Provvidenza ha vegliato su di noi in tutti questi anni, sventando le possibilità che satana ha cercato di sfruttare per realizzare il suo progetto. La Madonna lo ha rivelato più di una volta: satana vuole distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo.

Guardando agli armamenti nucleari di cui si vantano le potenze mondiali, possiamo ben dire che la pazzia umana sta toccando la sommità (o, meglio, il fondo…). Il futuro del mondo che ci aspetta è proprio questo, l’autodistruzione. È la risposta che daremmo sulla prospettiva dell’umanità se ci basassimo unicamente sui fatti, su ciò che sta accadendo e sulle mire egemoniche dell’uomo moderno.

Nella prospettiva in cui l’uomo è padrone del mondo e Dio non c’è, il futuro del mondo è certamente la catastrofe. Umanamente parlando, che possibilità avremmo di evitarla? Il mondo è un armamentario nucleare, nei cuori regna l’odio…che prospettive avremmo se non l’autodistruzione?

Benedetto XVI nelle sue riflessioni ha utilizzato molto spesso ha utilizzato il termine “autodissoluzione” in riferimento alla Chiesa e alla fede. Questo processo di autodissoluzione della fede all’interno della Chiesa stessa e promosso dalle correnti moderniste, sta portando alla situazione che è sotto gli occhi di tutti: la Chiesa credente (ovvero ancorata al Credo apostolico) è solamente una piccola minoranza.

Questo processo di autodissoluzione della fede è molto pericoloso, è più grave della prospettiva di autodistruzione del mondo.

Mentre Benedetto XVI metteva in guardia da questa possibilità di autodissoluzione della fede e – in veste di cardinale, insieme con papa Giovanni Paolo II – redigeva il Catechismo della Chiesa Cattolica per erigere una diga che contenesse i danni, la stessa autodissoluzione della fede correva ovunque nel mondo coinvolgendo il laicato, i consacrati, i sacerdoti, coloro che dovrebbero invece tutelare la fede, conservarla, fortificarla, testimoniarla.

Benedetto XVI ha ben focalizzato l’autodissoluzione della fede all’interno della Chiesa stessa che si riduce, quindi, a una pura organizzazione umana, svuotata del trascendentale.

Così come l’autodistruzione non si è ancora compiuta, allo stesso modo l’autodissoluzione non ha ancora raggiunto appieno il suo obbiettivo di distruggere la Chiesa, che però è stata certamente indebolita e ferita ma continua comunque a diffondersi.

La Madonna è qui da così tanto tempo per impedire che questa due catastrofi avvengano. La Madonna è qui per contrastare il piano di satana che vuole l’autodistruzione del mondo e l’autodissoluzione della fede.

La Madonna è qui per sostenere la fede, per ravvivare la Chiesa, per salvare il mondo. È grazie alla sua presenza che queste due catastrofi non sono ancora avvenute.

La Madonna ci ha promesso che il Suo Cuore Immacolato trionferà e il mondo (e la Chiesa) avranno un tempo di pace!

È ben diverso allora, lo sguardo sul futuro di chi ha la fede e di chi non ce l’ha. Da una parte c’è speranza e certezza di un futuro di pace, dall’altra disperazione e angoscia per un futuro catastrofico.

Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”