"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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MIRJANA DI MEDJUGORJE DESCRIVE L’INCONTRO CON SAN GIOVANNI PAOLO II

 “ll 22 luglio 1987 mi trovai ad accompagnare in Vaticano un gruppo di giovani croati da Papa Giovanni Paolo II. Quel mattino, quando arrivammo, l’imponente cupola della Basilica di San Pietro era già illuminata dai primi raggi di sole.

Arrivando presto, potemmo sistemarci in prima fila all’udienza Papale che si sarebbe tenuta a Piazza San Pietro. Subito dopo arrivarono migliaia di altri pellegrini. Quando il Papa comparve, la folla era in delirio. Il pontefice camminò fra la gente, benedicendo.

Passando davanti a noi, mi mise la mano sul capo e mi benedisse. La benedizione finì prima che me ne rendessi conto. Rimasi ferma, sorridente, al settimo cielo dalla contentezza per aver ricevuto, per la prima volta, la benedizione da un Papa.

Ma mentre il pontefice seguitava a camminare, il sacerdote italiano che mi accompagnava disse ad alta voce: “Santo Padre, lei è Mirjana di Međugorje!”. Al che il Papa si fermò, tornò indietro e mi diede un’altra benedizione.

Ero raggelata. I suoi occhi di colore azzurro intenso sembravano attraversarmi l’anima. Non sapendo trovare le parole, inchinai il capo e sentii tutto il calore della sua benedizione.

Quando si allontanò, mi volsi verso il sacerdote italiano e scherzando, gli dissi: “Ha pensato che avevo bisogno di una doppia benedizione!”. Entrambi ci facemmo una risata.

Più tardi, quel pomeriggio, una volta tornata al mio albergo – ancora stordita da tutta l’esperienza – rimasi senza fiato nel ricevere un invito personale del Papa, che ci chiedeva di incontrarlo in privato l’indomani mattina a Castel Gandolfo.

Ero così eccitata che quella notte non riuscii a prendere sonno. Come sarebbe andato il nostro incontro? Cos’avrei detto? Avevo mille domande per la testa. Per un attimo mi calmai, ma subito dopo pensai ancora: domani incontrerò il Papa!

E andai avanti così, per tutta la notte. Il giorno seguente arrivai a Castel Gandolfo poco prima delle 8:00, l’ora stabilita per l’incontro. Questo paesino fortificato, a circa 25 chilometri da Roma, è da secoli la residenza estiva dei papi.

Il palazzo Papale, appollaiato su una collina esposta al vento e circondato da giardini e uliveti, si affaccia sul lago di Albano, le cui acque sono di un colore azzurro simile agli occhi di Giovanni Paolo II. Un uomo in divisa mi scortò fino al giardino del palazzo.

 Quando vidi il Santo Padre là ad aspettarmi, mi venne subito da piangere. Lui mi guardò e sorrise. Il suo sguardo era pieno di calore e di amore. Avevo la sensazione di essere in presenza di un Santo – un vero figlio della Beata Vergine Maria.

Avevo imparato a riconoscere qualcosa di speciale negli occhi delle persone che amavano la Madonna, una tenerezza che solo la Madre Celeste poteva trasmettere. E quest’aspetto, in Giovanni Paolo II era più forte che in chiunque altro.

Il Papa mi fece cenno di sedermi con lui. Dovetti convincermi che non stavo sognando. Avevo sempre pensato che incontrare il Papa fosse una cosa impossibile per una persona insignificante come me e adesso eccomi là, davanti a lui.

Volevo salutarlo, ma ero troppo nervosa anche per esprimere una sola frase. Il Santo Padre mi strinse delicatamente la mano dicendomi: “Dzień dobry”. Non riuscii a capirlo. Forse ero troppo emozionata e le orecchie mi stavano ingannando?

O forse il mio cervello era andato in tilt? Ero mortificata. Avevo avuto un’occasione unica di incontrare il Papa ma non avevo idea di cosa mi stesse dicendo. Le sue parole assomigliavano al croato ma non riuscivo a decifrarle.

 Presto capii che stava parlando in polacco. Le lingue slave come il croato e il polacco hanno in comune molte parole, quindi il Papa voleva vedere se potevamo comunicare entrambi nelle nostre lingue madri. Purtroppo la cosa non funzionò, ma mi ricordai che c’era una lingua che conoscevamo entrambi.

“Santo Padre, possiamo parlare in italiano?”, chiesi. Sorrise e annuì. “Sì, bene, Mirjana, bene”. Parlammo di molte cose – alcune posso rivelarle, altre no – e presto mi sentii completamente a mio agio in sua presenza.

Mi parlò con un affetto tale che sarei rimasta a conversare lì con lui per ore. “Per favore, chiedi ai pellegrini di Međugorje di pregare per le mie intenzioni”, disse. “Certo, santità”, lo rassicurai. “So tutto di Međugorje. Ho seguito i messaggi sin dall’inizio.

Per favore, dimmi come ci si sente quando appare la Madonna”. Il Papa mi ascoltò con grande attenzione mentre descrivevo quello che vivevo durante le apparizioni. Ogni tanto sorrideva e annuiva dolcemente con il capo. “E quando scompare”, conclusi, “provo tanto dolore, in quel momento l’unica cosa a cui penso è quando la rivedrò di nuovo”.

Si chinò verso di me e disse: “Abbi cura di Međugorje, Mirjana. Međugorje è la speranza per il mondo intero”.

 Le parole di Giovanni Paolo II sembrarono confermare l’importanza delle apparizioni e la grande responsabilità che avevo in quanto veggente. Rimasi sorpresa dal tono convinto nella sua voce e dal bagliore emanato dai suoi occhi ogni volta che nominavo “Međugorje” – per non parlare della perfezione con cui pronunciava il nome di tale paese, sempre molto difficile da ripetere per gli stranieri.

“Santo Padre”, dissi, “vorrei che Lei vedesse tutta la gente che viene da noi e prega”. Il Papa si voltò fissando verso est, facendo un sospiro pensieroso. “Se non fossi Papa, sarei già andato da molto tempo a Međugorje”, disse.

 Non dimenticherò mai l’amore irradiato dal Santo Padre. Con lui avevo sensazioni simili a quelle che avevo stando con la Madonna; anche guardare nei suoi occhi era come guardare in quelli di Maria.

In seguito un sacerdote mi confidò che il Papa si era interessato a Međugorje fin dagli inizi, poiché prima ancora che cominciassero le apparizioni aveva pregato la Madonna di apparire di nuovo sulla terra.

“Non posso farcela da solo, Madre”, pregava. “In Jugoslavia, Cecoslovacchia, Polonia e altri Paesi comunisti la gente non è libera di praticare la propria fede. Ho bisogno del tuo aiuto o Madre cara”.

Secondo quel sacerdote, il Papa, quando venne a sapere che la Madonna era apparsa in una piccola località di un Paese comunista, pensò immediatamente che Međugorje fosse stata una risposta alle sue preghiere.”

(Tratto da “Il mio Cuore trionferà” di Mirjana Soldo)

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“IO SONO VOSTRA MADRE E VI AMO”

La Madonna è madre. Questa è la chiave di interpretazione del mistero della sua persona. In Lei l’essere donna e l’essere madre sono due realtà che coincidono. Anche un non credente, aprendosi a Lei, si sente attirato, perché non vi è essere umano che non abbia una madre. Maria tuttavia realizza in se stessa il miracolo di essere la madre di tutti, nessuno escluso. Ognuno di noi, quando le rivolge il suo sguardo, sente nascere nel cuore un sentimento  che lo coinvolge. La madre di un tuo amico, per quanto ti voglia bene, non è tua madre. La Madonna invece realizza il miracolo di essere madre di tutti. Ogni uomo che si rivolga a Lei, aprendo il suo cuore, avverte di essere accolto e amato. 

Come ha potuto accadere che le generazioni di ogni tempo e di ogni luogo avessero una madre a cui rivolgersi? Una madre giovane, divinamente bella, traboccante di amore, misericordiosa, comprensiva, sempre presente, efficace e potente contro il male, sicura e determinata nell’indicare la via? Questa madre, che è una delle realtà più straordinarie che esistano sulla terra, non è opera del caso, o una invenzione collettiva, ma è un dono del Cielo. Maria non è un simbolo universale, ma una persona concreta. E’ una giovane donna ebrea che l’Altissimo ha scelto come Madre del Figlio eternamente generato, perché potesse venire ad abitare in mezzo a noi. Maria è una creazione di Dio, la più sublime e perfetta.  L’Onnipotente ha realizzato il suo capolavoro donando una Madre al suo Verbo incarnato.

Perché mai Dio ha voluto dare agli uomini una madre? Non era forse rischioso elevare così in alto una creatura? Gli uomini non potrebbero correre il pericolo di fermarsi a Lei? La divina Sapienza ha voluto donare all’umanità una madre per un motivo completamente opposto. Attraverso il suo volto materno gli uomini imparano a scoprire quello paterno di Dio. Come è stato sempre difficile per l’umanità peccatrice accostarsi a Dio con fiducia e amore. Gli uomini il più delle volte temono Dio. Il timore, il tremore e la paura hanno paralizzato il loro cammino verso di Lui. Maria, dolce madre di tutti, li prende per mano e li avvicina alla sorgente dell’Amore infinito.

( Padre Livio – Maria dolce madre)

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La forza di Francesco, Papa in carrozzina

6 Maggio 2022 – Valeria Braghieri0– Il Giornale

La forza di Francesco, Papa in carrozzina

La postura resta gagliarda. È un seduto che resta in piedi. Con le spalle ben aperte, la gestualità fluida delle braccia che non si risparmia, le mani immaginifiche, le gambe che sono sì appoggiate sui predellini, ma sembrano sorrette da addominali efficaci, quasi in esercizio. Però il Papa in sedia a rotelle è un’«iconografia» nuova. Che fa effetto. La si fissa e non si riesce a capire cosa manchi, o cosa ci sia di troppo. È un’immagine, ma suona come un ossimoro.

È in «panchina» ma invece è al centro, è indebolito ma invece sembra fortissimo, è su una sedia a rotelle, ma invece pare su un trono, aspetta in un angolo, sotto le scale del convento delle suore a cui fa visita in occasione della loro assemblea, ma invece è al centro della cornice: nulla ad estrometterlo, né le rotelle, né gli acciacchi. Sarà che Papa Francesco è sempre stato sorretto da una modernità inconsueta, sarà che la traiettoria del suo carisma è sempre andata oltre il Pontefice.

Lo stile Bergoglio non si azzoppa per un ginocchio capriccioso, non si annacqua con le infiltrazioni per l’artrosi. Il maggiordomo lo spinge, ma invece sembra che lui lo preceda. L’onda lunga del suo personaggio lo sorregge anche da seduto, in una grinta statuaria. E partono ipotesi, si rincorrono voci, si sollevano allarmi. Ma intanto lui, a ottantacinque anni, è tutto lì da vedere: seduto, e per nulla vinto. Di questi tempi si scusa di continuo per il fatto di non potersi alzare quando incontra qualcuno.

Non ha annullato l’incontro con le suore (che lo hanno applaudito senza sosta), ma ha cancellato alcune udienze di fine aprile. Ma troverà il modo. Anche da seduto. Perché anche in carrozzella resta il Papa. Papa Francesco. L’abito bianco che per una volta lascia vedere le scarpe nere, comode e inconvenzionalmente sportive. I piedi del Papa, è la prima volta che ci si pensa.

La prima volta che si riflette sul fatto che ne possiede un paio, anche lui. In carrozzella, sposta l’attenzione, cambia l’ordine e la prospettiva, ricostruisce il nostro immaginario e se lo rimette addosso: dal basso all’alto. E da seduto, sembra gigantesco. Comunque. O forse persino di più. Ci entra negli occhi così. In attesa che si rialzi.

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Nella loro resistenza, gli ucraini danno una lezione alla codardia, al cinismo e al nichilismo.

E’ un capovolgimento culturale i cui effetti trasformativi si faranno sentire per decenni, in un’ideologia contraria ma importante come il ’68. E’ una rottura e un inizio. Stiamo assistendo a un fenomeno affascinante, storicamente raro: abbiamo davanti ai nostri occhi, dal vivo, la nascita di una nazione, l’Ucraina. Vediamo la storia in televisione nel suo lavoro di nascita di una nazione. La simpatia degli europei è legittimamente attratta dall’Ucraina e dalla sua resistenza all’invasione, mentre questa resistenza esprime tutto ciò che gli europei hanno rifiutato negli ultimi decenni, quella cultura alla moda ridicolizzata e che l’istruzione scolastica ha cercato di distruggere: il sentimento della nazione, l’amore per la patria, della terra, il senso del sacrificio militare, la difesa dei confini, la sovranità e la libertà”. Redeker conclude su un’eco francese. “Il popolo ucraino armato è molto simile al popolo francese al tempo della Rivoluzione, intorno al 1791-1794, quando inventò la nazione e trionfò a Valmy. Una grande vittoria militare ucraina sarebbe un’altra Valmy. Tutti conoscono l’influenza di questa battaglia sulla storia d’Europa. Sarebbe lo stesso se gli ucraini riuscissero a ottenere una vittoria simile sulla Russia. Anche il popolo francese armato stava combattendo gli imperi, come il popolo ucraino sta combattendo l’imperialismo russo con il suo nazionalismo e patriottismo”. Il mulino di Valmy, a metà strada fra Reims e Metz, è familiare a qualunque studente delle elementari, in Francia. Il 20 settembre 1792 il neonato e scombinato esercito rivoluzionario respinse le armate prussiane che volevano conquistare Parigi. Ne fu simbolo il grido di carica del generale Kellermann: “Viva la nazione!”

(Robert Redeker –Il Foglio – 3 Maggio 2022))

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Ucraina, Papa Francesco: “Non ci si arrenda alla violenza e si imbocchi la via della pace”

Al Regina Coeli Papa Francesco torna a invocare la pace in Ucraina, poi il ricordo degli operai morti sul lavoro e dei giornalisti uccisi per informare

“Oggi – ha detto ancora Francesco – inizia il mese dedicato alla Madre di Dio, invito a pregare il rosario per la pace. Penso a Mariupol, barbaramente bombardata e distrutta, rinnovo la richiesta di corridoi umanitari sicuri. Soffro e piango pensando alle sofferenze della popolazione ucraina, giungono notizie di bambini deportati e mi chiedo se si stia veramente cercando la pace. Non ci si arrenda alla logica della violenza e si imbocchi la via della pace e del dialogo”.

“Oggi – ha aggiunto – è la festa del Lavoro, sia stimolo a rinnovare l’impegno perché il lavoro sia dignitoso e dal mondo lavoro venga la volontà di far crescere una economia di pace. Ricordo gli operai morti al lavoro, una tragedia troppo diffusa”.

Infine il riferimento alla prossima giornata dedicata alla libertà di stampa. “Rendo omaggio – ha concluso Papa Francesco – ai giornalisti che pagano di persona per servire questo diritto. Un grazie speciale a quanti con coraggio ci informano sulle piaghe dell’umanità”.

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Caro padre Livio,

sono andata a cercare il Manifesto Russell-Einstein citato in uno degli articoli in evidenza che hai proposto questa mattina. Faccio un copia-incolla e lo riporto qui. Mi ha molto impressionata e sto cercando di condividerlo con quante più persone possibile. Grazie per l’attenzione e per tutto quanto stai facendo per noi.

Dio ti benedica, benedicimi anche tu.

Lidia.

Il 9 luglio del ’55 a Londra venne presentato il più importante documento di denuncia mai scritto sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano. Viene generalmente definito “Il Manifesto Russell‐Einstein” e fu ideato da Bertrand Russell, il grande filosofo‐matematico e dal celebre scienziato Albert Einstein.

“Nella tragica situazione che affronta l’umanità, noi riteniamo che gli scienziati dovrebbero riunirsi in un congresso per valutare i pericoli che sono sorti come conseguenza dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito della seguente bozza di documento.

Non stiamo parlando, in questa occasione, come membri di questa o quella nazione o continente o fede religiosa, ma come esseri umani, membri della specie umana, la cui sopravvivenza è ora messa a rischio. Il mondo è pieno di conflitti, tra cui, tralasciando i minori, spicca la titanica lotta tra Comunismo e Anticomunismo. Quasi chiunque abbia una coscienza politica nutre forti convinzioni a proposito di una di queste posizioni; noi vogliamo che voi, se è possibile, mettiate da parte queste convinzioni e consideriate voi stessi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una ragguardevole storia e di cui nessuno di noi desidera la scomparsa.

Cercheremo di non dire una sola parola che possa piacere più ad un gruppo piuttosto che all’altro. Tutti, in eguale misura, sono in pericolo e se il pericolo è compreso, c’è speranza che lo si possa collettivamente evitare.

Dobbiamo cominciare a pensare in una nuova maniera. Dobbiamo imparare a chiederci non che mosse intraprendere per offrire la vittoria militare al proprio gruppo preferito, perché non ci saranno poi ulteriori mosse di questo tipo; la domanda che dobbiamo farci è: che passi fare per prevenire uno scontro militare il cui risultato sarà inevitabilmente disastroso per entrambe le parti?

Un vasto pubblico e perfino molti personaggi autorevoli non hanno ancora capito che potrebbero restare coinvolti in una guerra di bombe nucleari. La gente ancora pensa in termini di cancellazione di città. Si è capito che le nuove bombe sono più potenti delle vecchie e che, mentre una bomba –A potrebbe cancellare Hiroshima, una bomba‐H potrebbe distruggere le più grandi città, come Londra, New York o Mosca. Non c’è dubbio che, in una guerra con bombe‐H, grandi città potrebbero finire rase al suolo. Ma questo è uno dei disastri minori che saremmo chiamati a fronteggiare. Se tutti, a Londra, New York e Mosca venissero sterminati, il mondo potrebbe, nel corso di pochi secoli, riprendersi dal colpo. Ma ora noi sappiamo, specialmente dopo i test alle isole Bikini, che le bombe nucleari possono gradualmente spargere distruzione su di una area ben più vasta di quanto si pensasse.

Si è proclamato con una certa autorevolezza che ora si può costruire una bomba 2.500 volte più potente di quella che ha distrutto Hiroshima.

Una tale bomba, se esplodesse vicino al suolo terrestre o sott’acqua, emetterebbe particelle radioattive nell’atmosfera. Queste ricadono giù gradualmente e raggiungono la superficie terrestre sotto forma di polvere o pioggia mortifera. E’ stata questa polvere che ha contaminato i pescatori giapponesi e i loro pesci. Nessuno sa quanto queste particelle radioattive possano diffondersi nello spazio, ma autorevoli esperti sono unanimi nel dire che una guerra con bombe‐H potrebbe eventualmente porre fine alla razza umana. Si teme che, se molte bombe‐H fossero lanciate, potrebbe verificarsi uno sterminio universale, rapido solo per una minoranza, ma per la maggioranza una lenta tortura di malattie e disgregazione.

Molti avvertimenti sono stati lanciati da eminenti scienziati e da autorità in strategie militari. Nessuno di loro dirà che sono sicuri dei peggiori risultati. Quello che diranno sarà che questi risultati sono possibili, e nessuno può essere certo che non si realizzeranno. Non abbiamo ancora capito se i punti di vista degli esperti su questa questione dipendano in qualche grado dalle loro opinioni politiche o pregiudizi. Dipendono solo, per quanto ci hanno rivelato le nostre ricerche, da quanto è vasta la conoscenza particolare dell’esperto. Abbiamo scoperto che gli uomini che conoscono di più sono i più tristi. Questa è allora la domanda che vi facciamo, rigida, terrificante, inevitabile: metteremo fine alla razza umana, o l’umanità rinuncerà alla guerra?

La gente non affronterà l’alternativa perché è così difficile abolire la guerra. L’abolizione della guerra richiederà disastrose limitazioni alla sovranità nazionale. Ma probabilmente la cosa che impedirà maggiormente di comprendere la situazione sarà il fatto che il termine “umanità” suona vago e astratto. La gente a malapena si rende conto che il pericolo è per loro stessi, i loro figli e i loro nipoti, e non per una vagamente spaventata umanità. Possono a malapena afferrare l’idea che loro, individualmente, e coloro che essi amano sono in pericolo imminente di perire con una lenta agonia. E così sperano che forse la guerra con la corsa a procurarsi armi sempre più moderne venga proibita. Questa speranza è illusoria. Qualsiasi accordo sia stato raggiunto in tempo di pace per non usare le bombe‐H, non sarà più considerato vincolante in tempo di guerra, ed entrambi i contendenti cercheranno di fabbricare bombe‐H non appena scoppia la guerra, perché se una fazione fabbrica le bombe e l’altra no, la fazione che l’avrà fabbricate sarà inevitabilmente quella vittoriosa.

Sebbene un accordo a rinunciare alle armi atomiche come parte di una generale riduzione degli armamenti non costituirebbe una soluzione definitiva, potrebbe servire a degli scopi importanti. Primo, ogni accordo tra Est e Ovest va bene finchè serve ad allentare la tensione. Secondo, l’abolizione delle armi termo‐nucleari, se ogni parte credesse all’onestà dell’altra, potrebbe far scendere la paura di un attacco proditorio stile Pearl Harbour che ora costringe tutte e due le parti in uno stato di continua apprensione.

Noi dovremmo, quindi, accogliere con piacere un tale accordo sebbene solo come un primo passo. Molti di noi non sono neutrali, ma, come esseri umani, ci dobbiamo ricordare che, se la questione tra Est ed Ovest deve essere decisa in qualche maniera che possa soddisfare qualcuno, Comunista o Anti‐comunista, Asiatico o Europeo o Americano, bianco o nero, questa questione non deve essere decisa dalla guerra. Noi desidereremmo che ciò fosse compreso sia all’Est che all’Ovest.

Ci attende, se sapremo scegliere, un continuo progresso di felicità, conoscenza e saggezza. Dovremmo invece scegliere la morte, perché non riusciamo a rinunciare alle nostre liti? Facciamo un appello come esseri umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticatevi del resto. Se riuscirete a farlo si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; se non ci riuscirete, si spalancherà dinanzi a voi il rischio di un’estinzione totale.

Risoluzione:

Noi invitiamo il Congresso, e con esso gli scienziati di tutto il mondo e la gente comune, a sottoscrivere la seguente risoluzione: “In considerazione del fatto che in una qualsiasi guerra futura saranno certamente usate armi nucleari e che queste armi minacciano la continuazione dell’esistenza umana, noi invitiamo i governi del mondo a rendersi conto, e a dichiararlo pubblicamente, che il loro scopo non può essere ottenuto con una guerra mondiale, e li invitiamo di conseguenza a trovare i mezzi pacifici per la soluzione di tutti i loro motivi di contesa.”

Firmato da

Max Born Perry

W. Bridgman

Albert Einstein

Leopold Infeld

Frederic Joliot-Curie

Herman J. Muller

Linus Pauling

Cecil F. Powell

Joseph Rotblat

Bertrand Russell

Hideki Yukawa

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PAPA  FRANCESCO: I LEADER POLITICI ASCOLTINO LA VOCE DELLA GENTE

Rinnovo l’appello a una tregua pasquale, segno minimo e tangibile di una volontà di pace. Si arresti l’attacco, per venire incontro alle sofferenze della popolazione stremata; ci si fermi, obbedendo alle parole del Risorto, che il giorno di Pasqua ripete ai suoi discepoli: Pace a voi!

A tutti chiedo di accrescere la preghiera per la pace e di avere il coraggio di dire, di manifestare che la pace è possibile. I leader politici, per favore, ascoltino la voce della gente, che vuole la pace, non una escalation del conflitto.

Sia Lui a donare la pace, oltraggiata dalla barbarie della guerra. Proprio oggi ricorrono due mesi dall’inizio di questa guerra: anziché fermarsi, la guerra si è inasprita.

È triste che in questi giorni, che sono i più santi e solenni per tutti i cristiani, si senta più il fragore mortale delle armi anziché il suono delle campane che annunciano la risurrezione; ed è triste che le armi stiano sempre più prendendo il posto della parola.

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Promesse di Gesù Misericordioso a Suor Faustina Kowalska

«Concederò grazie senza numero a chi reciterà questa corona. Se recitata accanto a un morente non sarò giusto giudice ma Salvatore».

«Io do all’umanità un vaso col quale potrà andare ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia: questo vaso è l’immagine con questa iscrizione: “Gesù, io confido in Te!”.

«Questa immagine deve continuamente ricordare alla povera umanità l’infinita Misericordia di Dio. Chiunque avrà esposta ed onorata, nella sua casa, la Mia Divina Effigie sarà preservato dal castigo».

«Come gli antichi Ebrei che avevano segnato le loro case con la croce fatta col sangue dell’agnello pasquale furono risparmiati dall’Angelo Sterminatore, così sarà in quei tristi momenti per coloro che mi avranno onorato esponendo la mia immagine».

«Quanto più grande è la miseria degli uomini, tanto maggior diritto hanno alla Mia Misericordia, perché desidero salvarli tutti. Scrivi che prima di venire come Giudice, spalancherò tutta la grande porta della Mia Misericordia. Chi non vuol passare da questa porta, dovrà passare per quella della Mia Giustizia. La sorgente della Mia Misericordia è stata aperta dal colpo di lancia sulla Croce, per tutte le Anime. Non ne ho esclusa nessuna. L’umanità non troverà né tranquillità né pace finché non si rivolgerà alla Mia Misericordia. Dì all’umanità sofferente che si rifugi nel Mio Cuore Misericordioso, ed Io la ricolmerò di pace».

«Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. […] Beato colui che vivrà alla loro ombra».

«Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia! L’Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa»

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Breve Riflessione su A. Dugin

Caro Padre Livio,

allego una mia breve riflessione su Dugin.

ti ringrazio di cuore per tutto quello che fai per noi .

Maurizio

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Ho letto alcuni articoli e interviste a Dugin e le poche idee (molto provvisorie) che mi sono fatto sono le seguenti.

Dugin è un intellettuale molto colto e intelligente, che parla 10 lingue e ha scritto più di cinquanta libri, ha un grande fascino sul pubblico, che attrae per il suo eloquio brillante e, a volte, ironico e sarcastico.

E’ un filosofo eclettico, che cita autori più svariati (Heidegger, Evola, de Benoist, Levi-Strauss, ecc.) accomunati dalla critica radicale alla società occidentale dominata dal liberalismo “globalista a atomizzato” odierno.

Il suo libro più importante è intitolato Quarta teoria politica, la quale secondo l’autore è la teoria del futuro che succederà alle precedenti teorie rappresentate dal nazional-fascismo, dal comunismo e dal liberalismo.

Secondo Dugin i popoli e europei e statunitensi sono schiavi del liberalismo imposto da un’élite di capitalisti che impongono alle masse il loro modo di pensare ateo e materialistico.

La Russia dopo la caduta del comunismo sovietico, che aveva rappresentato “un risveglio” per il popolo russo, ha iniziato con Eltsin una “transizione” verso il liberalismo, quindi al globalismo e alla deificazione del mercato, contro la volontà popolare.

Secondo il filosofo il popolo russo non accetta e non accetterà mai il liberalismo, perché “la Russia non è europea, è civiltà con aspetti asiatici e europei, noi siamo la terza Roma, anche continuatori, di Gengis Khan, dell’impero mongolo”.

Infatti secondo Dugin la Russia è il cuore dell’”impero euroasiatico”, di cui fa parte anche il Kazakistan e la Bielorussia. Il popolo russo era contro Eltsin e ciò lo dimostrerebbe anche un’indagine sociologica secondo la quale, quando era ancora presidente Eltsin, il 73% degli intervistati considerava la Russia come facente parte della “civiltà euroasiatica”, contro 13% che la considerava parte dell’Europa, e 14% di indecisi.

Il filosofo sottolinea che le stesse percentuali sono presenti in un’altra indagine condotta quando era presidente Putin, segno evidente della volontà del popolo russo di far parte dell’“Eurasia”.

Il passaggio del governo da Eltsin a Putin, secondo Dugin, è stato un evento di carattere “storico”, perché Putin “ha il cuore russo” e “ha lasciato apparire la transizione [dal liberalismo] alla Russia eterna”.

Col termine “Russia eterna” non intende la Russia degli zar, ma lo Spirito della Russia, infatti secondo Dugin ogni popolo sarebbe caratterizzato da un proprio Spirito, che a volte chiama “angelo”, che si manifesta in tutte le espressioni culturali, religiose, politiche di un popolo. Per esplicitare questo concetto è forse utile far riferimento all’idea di Volkgeist (spirito del popolo) di Hegel.

Nella filosofia di Dugin nella Russia di Putin si incarnerebbe il Weltgeist (spirito del mondo) di Hegel che, per la sua superiorità spirituale, avrebbe il compito di illuminare gli altri popoli per aiutarli a prendere coscienza delle loro identità, che sono state negate dai governi che li guidano.

Infatti secondo il filosofo “Putin è la figura storica che ha cambiato la storia della modernità e ha dato la possibilità all’Europa, all’Italia, alla Cina, ai paesi arabi, di riaffermarsi, di risvegliarsi […]”.

“I patrioti italiani, comprendendo la realtà della Russia, capiscono che possono fare molte cose: stabilire un governo popolare, antiglobalista”, la Russia favorisce “la rinascita di tutti i popoli, di tutte le tradizioni, che soffrono di questo attacco del globalismo, che è il nemico comune”.

Putin è presentato come l’odierno messia che personifica l’hegeliano Spirito del mondo, come in passato lo erano stati Carlo Magno e Napoleone, è lui che salverà l’Occidente dal degrado morale e spirituale, mentre Dugin dice di essere “l’ideologo della Russia”, colui che ha il compito di educare il popolo russo perché prenda coscienza della sua identità spirituale e della sua missione profetica.

Afferma Dugin:

“Io sono servo del popolo. […] La filosofia non può non essere radicata nel cuore del popolo. […] Pensare con il popolo, essendo nel popolo”.

Al termine di questo breve resoconto è forse bene meditare queste parole dell’Apocalisse: “Vidi salire dal mare una bestia. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande”.

Segnalo, qui di seguito, alcuni interventi di Dugin registrati su you tube:

  • Alexander Dugin, il filosofo di Putin
  • Alexander Dugin intervistato da NDG su unione eurasiatica, Turchia e crisi siriana
  • Dugin “lotto per la tirannia dei (cosiddetti) liberali”
  • Alexander Dugin, intervista esclusiva al Giornale
  • Putin secondo Dugin

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BIOGRAFIA

Padre Livio Fanzaga è il Direttore di Radio Maria e Director’s Adviser della Famiglia Mondiale di Radio Maria.

Nasce l’11-11- 1940 a Sforzatica, comune Dalmine, in provincia di Bergamo. E’ il primo di sei figli di una famiglia  operaia.

Nel 1954, a 13 anni,  entra in seminario presso gli Scolopi, a Finale Ligure (SV), dove consegue  il  diploma di terza media e frequenta i due anni di ginnasio. La scelta dei Padri Scolopi fu dettata dal  desiderio  di lavorare con i giovani e di andare in missione.

Nel 1957 si reca a Roma,  sempre nel seminario dei Padri Scolopi, dove compie l’anno di noviziato e i tre anni di liceo  classico.

Dopo aver conseguito la maturità, si iscrive alla facoltà di teologia all’Università Gregoriana dove consegue la laurea in teologia.

Ordinato sacerdote il 19 Marzo  1966, viene inviato nella Parrocchia S. Giuseppe Calasanzio dei Padri Scolopi a Milano dove, senza trascurare l’attività  pastorale, frequenta l’Università Cattolica e consegue la laurea in filosofia con una tesi su “San Bonaventura e  l’aristotelismo”.

Erano i tempi bollenti della contestazione  e P. Livio si trovò in classe con i  leader più noti come M. Capanna e F. Schianchi.

Nel 1970 P.Livio chiede ai suoi Superiori  la  possibilità di andare missionario in Africa, nella località di Podor in Senegal, una zona a grande prevalenza islamica, dove  i Padri Scolopi avevano aperto un centro culturale  per  i giovani.

Alterna questa attività con settimanali visite a  un liceo scientifico nella città  di ST. Louis, dove gli è permesso incontrare i giovani (cattolici e mussulmani)  per colloqui personali o per piccoli gruppi.

Nel fine settimana presta aiuto come volontario nel redigere testi presso la Nunziatura Apostolica di Dakar, allora presieduta da Sua Ecc. Mons. Giovanni Mariani

Dopo un anno di presenza in Senagal  P. Livio è costretto a un rientro in Italia  per una forma endemica di tubercolosi.

Riprende la sua attività nella Parrocchia S. Giuseppe Calasanzio, organizzando una biblioteca per i giovani e ideando un progetto originale di post-cresima, un itinerario catechistico formativo che accompagna i giovani dalla cresima al matrimonio.

Si dedica anche alla direzione della Casa dello Studente, un pensionato universitario a fianco della  parrocchia.

Nel frattempo completa  la  sua formazione  culturale frequentando la  facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica, e  partecipando, fra  l’altro, alle lezioni dei Professori A. Miglio e E. Severino.

Nel 1985, in seguito ad un pellegrinaggio a Medjugorje, P. Livio diventa uno dei più ferventi sostenitori delle apparizioni mariane .

Da allora ha sempre trascorso le sue vacanze a Medjugorje, ha imparato la  lingua croata e ha stretto amicizia con alcuni veggenti, frequentando anche le loro famiglie.

In quella occasione è venuto a conoscenza di Radio Maria, una  piccola radio locale del comune di Erba, che organizzava  pellegrinaggi a Medjugorje.

Dal 1986 al 1988 Padre Livio ha collaborato alla radio parrocchiale, facendo la spola tra Erba e Milano,  arricchendola con programmi di teologia e di spiritualità, oltre che con una catechesi giovanile settimanale in  presenza di gruppi di ragazzi.

Una giovanissima Roberta lo ha aiutato a prendere confidenza col mixer e col microfono. Era venuta un anno prima come volontaria e sarebbe presto diventata il suo braccio destro e una colonna fondamentale di Radio Maria.

Nell’Ottobre del 1988 P. Livio, col permesso dei suoi Superiori e  l’invito del Presidente Emanuele Ferrario, si reca ad Erba per dedicarsi a tempo pieno a Radio Maria come Direttore e come membro del Direttivo.

La radio parrocchiale con  la  S.  Messa  e il Rosario  era  pur sempre una certa novità  in quei tempi. Per il resto era tutta da costruire.

P. Livio, una  volta  chiarito che Radio Maria era  un  progetto autonomo dalla Parrocchia e dai suoi responsabili, si è impegnato subito a farne  una emittente di contenuti, con un  palinsesto  ordinato, dei programmi di livello e con una precisa finalità spirituale e culturale.

Venivano così contattati numerosi esperti in  diversi campi della Teologia, della Spiritualità, della Sacra Scrittura, della  Promozione umana, sviluppando una forma variegata, capillare ed unica di volontariato, che diventerà una caratteristica di tutte le Radio Maria del mondo.

In particolare sono stati rapidamente organizzati  per  la prima volta in Italia collegamenti quotidiani di preghiera, mediante  studi mobili, con parrocchie, monasteri, comunità varie, carceri, ospedali di ogni parte  d’Italia, facendo di Radio Maria uno strumento al servizio della Chiesa e un  modello  per tutte  le successive fondazioni.

Fin dall’inizio P. Livio ha dato a Radio Maria una impronta ispirata alla Regina della  Pace, centrandola sulla Preghiera, la Evangelizzazione e la Conversione, eliminando con convinzione ogni forma di pubblicità e confidando unicamente nella Divina  Provvidenza.

Radio Maria infatti è percepita dai suoi ascoltatori, decine di milioni in Italia e nel mondo, come un dono della Regina della pace , che Lei ha voluto, ha guidato e ha diffuso, moltiplicandolo nelle lingue più sconosciute e arrivando nei luoghi più emarginati, con 125 sedi di trasmissione, ognuna dei quali guidata da un sacerdote della Chiesa cattolica.

Questa impostazione ha  permesso  a Radio Maria di espandersi in soli tre  anni in tutta  Italia e successivamente  nei cinque continenti. 

Nel frattempo P. Livio ha stilato un Documento sulla Identità  di Radio Maria, che ne precisa il carisma di emittente cattolica e mariana, a cui si devono ispirare tutte   le Radio Maria del  mondo.

P.Livio conduce personalmente numerose trasmissioni radiofoniche, in particolare la “Lettura cristiana della cronaca e della storia”, la catechesi ogni mattina dal lunedì al venerdì, la catechesi giovanile il venerdì sera, la riflessione sui vangeli festivi, i commenti ai messaggi della Regina della Pace, la telefonata con Marija di  Medjugorje  per il messaggio della Regina della Pace del 25 di ogni mese ed altri programmi radiofonici alimentati da numerose pubblicazioni (oltre 130 libri).

Nella “Lettura cristiana della cronaca e della storia”, la più seguita trasmissione di Radio Maria iniziata nel 1988, P. Livio commenta, alla luce della rivelazione cristiana e dei messaggi della Regina della Pace, le notizie apparse sui principali quotidiani italiani e siti on line. Gli argomenti affrontati coprono l’attualità religiosa e riguardano temi eticamente sensibili italiani ed esteri.

Padre Livio è molto attivo anche sui social. Il 25 Ottobre 2021 ha dato inizio  a  un Blog (blogdipadrelivio.it) dal  titolo:  “Vi supplico Convertitevi”(Regina della  pace) con interventi quotidiani e decine di migliaia di utenti.

Nel suo incarico di Director’s Adviser Padre Livio guida l’Ufficio Editoriale della Famiglia Mondiale di Radio Maria, vigila sul carisma e la sua attuazione, offre conferenze di formazione in occasione di incontri continentali e mondiali e incontra personalmente i Sacerdoti candidati a divenire Direttori.

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