MIRJANA DI MEDJUGORJE DESCRIVE L’INCONTRO CON SAN GIOVANNI PAOLO II

 “ll 22 luglio 1987 mi trovai ad accompagnare in Vaticano un gruppo di giovani croati da Papa Giovanni Paolo II. Quel mattino, quando arrivammo, l’imponente cupola della Basilica di San Pietro era già illuminata dai primi raggi di sole.

Arrivando presto, potemmo sistemarci in prima fila all’udienza Papale che si sarebbe tenuta a Piazza San Pietro. Subito dopo arrivarono migliaia di altri pellegrini. Quando il Papa comparve, la folla era in delirio. Il pontefice camminò fra la gente, benedicendo.

Passando davanti a noi, mi mise la mano sul capo e mi benedisse. La benedizione finì prima che me ne rendessi conto. Rimasi ferma, sorridente, al settimo cielo dalla contentezza per aver ricevuto, per la prima volta, la benedizione da un Papa.

Ma mentre il pontefice seguitava a camminare, il sacerdote italiano che mi accompagnava disse ad alta voce: “Santo Padre, lei è Mirjana di Međugorje!”. Al che il Papa si fermò, tornò indietro e mi diede un’altra benedizione.

Ero raggelata. I suoi occhi di colore azzurro intenso sembravano attraversarmi l’anima. Non sapendo trovare le parole, inchinai il capo e sentii tutto il calore della sua benedizione.

Quando si allontanò, mi volsi verso il sacerdote italiano e scherzando, gli dissi: “Ha pensato che avevo bisogno di una doppia benedizione!”. Entrambi ci facemmo una risata.

Più tardi, quel pomeriggio, una volta tornata al mio albergo – ancora stordita da tutta l’esperienza – rimasi senza fiato nel ricevere un invito personale del Papa, che ci chiedeva di incontrarlo in privato l’indomani mattina a Castel Gandolfo.

Ero così eccitata che quella notte non riuscii a prendere sonno. Come sarebbe andato il nostro incontro? Cos’avrei detto? Avevo mille domande per la testa. Per un attimo mi calmai, ma subito dopo pensai ancora: domani incontrerò il Papa!

E andai avanti così, per tutta la notte. Il giorno seguente arrivai a Castel Gandolfo poco prima delle 8:00, l’ora stabilita per l’incontro. Questo paesino fortificato, a circa 25 chilometri da Roma, è da secoli la residenza estiva dei papi.

Il palazzo Papale, appollaiato su una collina esposta al vento e circondato da giardini e uliveti, si affaccia sul lago di Albano, le cui acque sono di un colore azzurro simile agli occhi di Giovanni Paolo II. Un uomo in divisa mi scortò fino al giardino del palazzo.

 Quando vidi il Santo Padre là ad aspettarmi, mi venne subito da piangere. Lui mi guardò e sorrise. Il suo sguardo era pieno di calore e di amore. Avevo la sensazione di essere in presenza di un Santo – un vero figlio della Beata Vergine Maria.

Avevo imparato a riconoscere qualcosa di speciale negli occhi delle persone che amavano la Madonna, una tenerezza che solo la Madre Celeste poteva trasmettere. E quest’aspetto, in Giovanni Paolo II era più forte che in chiunque altro.

Il Papa mi fece cenno di sedermi con lui. Dovetti convincermi che non stavo sognando. Avevo sempre pensato che incontrare il Papa fosse una cosa impossibile per una persona insignificante come me e adesso eccomi là, davanti a lui.

Volevo salutarlo, ma ero troppo nervosa anche per esprimere una sola frase. Il Santo Padre mi strinse delicatamente la mano dicendomi: “Dzień dobry”. Non riuscii a capirlo. Forse ero troppo emozionata e le orecchie mi stavano ingannando?

O forse il mio cervello era andato in tilt? Ero mortificata. Avevo avuto un’occasione unica di incontrare il Papa ma non avevo idea di cosa mi stesse dicendo. Le sue parole assomigliavano al croato ma non riuscivo a decifrarle.

 Presto capii che stava parlando in polacco. Le lingue slave come il croato e il polacco hanno in comune molte parole, quindi il Papa voleva vedere se potevamo comunicare entrambi nelle nostre lingue madri. Purtroppo la cosa non funzionò, ma mi ricordai che c’era una lingua che conoscevamo entrambi.

“Santo Padre, possiamo parlare in italiano?”, chiesi. Sorrise e annuì. “Sì, bene, Mirjana, bene”. Parlammo di molte cose – alcune posso rivelarle, altre no – e presto mi sentii completamente a mio agio in sua presenza.

Mi parlò con un affetto tale che sarei rimasta a conversare lì con lui per ore. “Per favore, chiedi ai pellegrini di Međugorje di pregare per le mie intenzioni”, disse. “Certo, santità”, lo rassicurai. “So tutto di Međugorje. Ho seguito i messaggi sin dall’inizio.

Per favore, dimmi come ci si sente quando appare la Madonna”. Il Papa mi ascoltò con grande attenzione mentre descrivevo quello che vivevo durante le apparizioni. Ogni tanto sorrideva e annuiva dolcemente con il capo. “E quando scompare”, conclusi, “provo tanto dolore, in quel momento l’unica cosa a cui penso è quando la rivedrò di nuovo”.

Si chinò verso di me e disse: “Abbi cura di Međugorje, Mirjana. Međugorje è la speranza per il mondo intero”.

 Le parole di Giovanni Paolo II sembrarono confermare l’importanza delle apparizioni e la grande responsabilità che avevo in quanto veggente. Rimasi sorpresa dal tono convinto nella sua voce e dal bagliore emanato dai suoi occhi ogni volta che nominavo “Međugorje” – per non parlare della perfezione con cui pronunciava il nome di tale paese, sempre molto difficile da ripetere per gli stranieri.

“Santo Padre”, dissi, “vorrei che Lei vedesse tutta la gente che viene da noi e prega”. Il Papa si voltò fissando verso est, facendo un sospiro pensieroso. “Se non fossi Papa, sarei già andato da molto tempo a Međugorje”, disse.

 Non dimenticherò mai l’amore irradiato dal Santo Padre. Con lui avevo sensazioni simili a quelle che avevo stando con la Madonna; anche guardare nei suoi occhi era come guardare in quelli di Maria.

In seguito un sacerdote mi confidò che il Papa si era interessato a Međugorje fin dagli inizi, poiché prima ancora che cominciassero le apparizioni aveva pregato la Madonna di apparire di nuovo sulla terra.

“Non posso farcela da solo, Madre”, pregava. “In Jugoslavia, Cecoslovacchia, Polonia e altri Paesi comunisti la gente non è libera di praticare la propria fede. Ho bisogno del tuo aiuto o Madre cara”.

Secondo quel sacerdote, il Papa, quando venne a sapere che la Madonna era apparsa in una piccola località di un Paese comunista, pensò immediatamente che Međugorje fosse stata una risposta alle sue preghiere.”

(Tratto da “Il mio Cuore trionferà” di Mirjana Soldo)