"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 35 di 53

BUONA DOMENICA

DOMENICA 29.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Ringraziamo Dio che ha voluto inserire nella settimana questo giorno di pace e di gioia, che dà il senso alle nostre fatiche quotidiane e che eleva il nostro sguardo alla meta del cielo, che Dio ha preparata per tutti quelli che credono in Lui e lo amano.

In questo giorno benedetto Gesù ci aspetta per la celebrazione della Santa Messa e per nutrirci con la sua parola di Sapienza e fortificarci col pane vivo dell’Eucaristia.

Nel Vangelo di oggi vediamo Gesù che risponde ad una domanda insidiosa dei suoi avversari che gli domandano se sia lecito o no pagare il tributo a Cesare.

Gesù si fa mostrare la moneta del tributo e chiede: “Di chi sono l’immagine e l’iscrizione?”. “Di Cesare”.  Rispondono. Allora disse loro: “ Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

Per comprendere il valore di questa risposta bisogna comprendere che cosa è il Regno di Dio, che è il cuore dell’annuncio del Vangelo.

Il Regno di Dio, insegna Gesù, è in questo mondo, ma non è di questo mondo. E’ un Regno che ha Dio per autore e che si colloca nella interiorità dell’uomo, nella sua mente e nel suo cuore.

E’ un regno che trasforma ed eleva le persone, che grazie ad essa diventano il sale della terra e la luce del mondo.

Noi cristiani, con la Fede e il Battesimo, siamo divenuti cittadini di questo regno, e proprio per questo, siamo divenuti il sale della terra e la luce del mondo.

Purtroppo la realtà è che siamo divenuti sale scipito e lucignoli fumiganti, perché la mondanità è entrata in noi e ci ha compenetrato.

Non pensiamo più da cristiani e non ci comportiamo più da cristiani e, in questo modo, anche il mondo degrada e si abbruttisce.

Perciò, carissimo, diamo a Dio quello che è di Dio: la nostra mente, il nostro cuore e la nostra anima e anche il mondo ne trarrà un grande beneficio.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore

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BUONA DOMENICA

DOMENICA 28.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria, entriamo con gioia nel giorno che il Signore ci ha donato e lasciamo che la luce della sua resurrezione inondi la nostra vita  e riscaldi  il nostro cuore.

Partecipiamo alla Santa Messa col desiderio di nutrirci della Parola di Dio e del Pane vivo dell’Eucaristia, grazie al quale vivremo in eterno.

Uniamoci alla preghiera della Chiesa che invoca la pace nei cuori, nelle famiglie e nel mondo intero, quella pace che solo Cristo, nostra pace, ci può donare.

Nel vangelo di oggi Gesù ci propone un nuova parabola del Regno di Dio, che viene offerto a tutti, ma che esige da parte nostre una risposta generosa, pena la nostra esclusione.

Il Regno di Dio, dice Gesù, è simile  a un Re che fa una festa di nozze per suo figlio, ma gli invitati non lo prendono in considerazione. Allora  moltiplica gli inviti, ma gli i suoi servi vengono insultati e persino uccisi.

Allora il Re punì severamente quegli assassini e mandò a chiamare al banchetto  la gente comune delle strade, buoni e cattivi, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re fece visita e ne trovò uno senza la veste nuziale. Il re ne fu contrariato e lo fece gettare fuori nelle tenebre dove c’è pianto e stridore di denti.

Il Significato della parabola lo spiega Gesù stesso: “Molti sono  chiamati ma pochi  eletti”.

Cari amici, prendiamo sul serio l’opera della nostra salvezza, perché l’Amore di Dio è esigente e si aspetta la nostra generosa corrispondenza.

Gesù ha parole severe per chi  non vuole credere e lo rifiuta, percorrendo la via del male.

Invece di cambiare queste parole, dovremmo invitare alla conversione. Non c’è salvezza per chi non si pente dei propri peccati e non apre il cuore a Dio.

Preoccupiamo perciò di essere rivestiti della veste nuziale e di tenerla intatta per il giorno in cui il Re ci farà visita.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine:

Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?. Quello ammutolì.

Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

BUONA DOMENICA

DOMENICA XXVII DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Ringraziamo Dio per questo giorno di luce e di speranza che ci ha donato con la gloriosa Resurrezione di suo Figlio, morto in croce per  salvarci dal male e dalla morte e per condurci con Lui nella gioia del paradiso.

Non permettiamo che la Domenica sia un giorno come tutti gli altri, pieni di fatiche, di problemi e di affanni, ma eleviamo lo sguardo alla patria beata che ci attende e attingiamo dall’Eucaristia, alla quale partecipiamo, la luce e la fortezza necessarie per il nostro pellegrinaggio.

Il Vangelo di oggi ci presenta un’altra parabola del Regno di Dio, con la quale Gesù vuole rivelare a chi ha il cuore aperto il mistero della sua persona e della sua opera di salvezza.

Ancora una volta Gesù paragona il Regno di Dio ad una vigna, un’ immagine che i suoi contemporanei conoscevano bene e che diviene la protagonista degli ammonimenti più severi del Vangelo.

Un uomo, racconta  Gesù, pianta  una vigna, la attrezza di tutto il necessario, la dà  in affitto e dei contadini e se ne va. Quando è il momento di raccogliere i frutti manda i suoi servi, ma contadini alcuni li bastonano, altri li uccidono, altri ancora li lapidano…e così via.

Infine manda suo Figlio nella speranza che lo rispettano, ma la loro malvagità supera ogni limite. Uccidiamolo, dicono, così saremo noi gli eredi e così fecero.

A questo punto Gesù fa una domanda:  Che cosa farà il padrone al suo ritorno?

La risposta la deve dare la nostra generazione che ha rifiutato Cristo e la salvezza che ci ha donato e che si è impadronita della vigna che ci ha affidato.

Infatti questa parabola vale per il tempo di Gesù, ma in modo particolare per il nostro tempo e  interpella noi che ci siamo comportati  come quei vignaioli.

Se non ci convertiamo  ci sarà duro ascoltare le parole di Gesù: “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Vostro Padre Livio


Vangelo

Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

 Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

BUONA DOMENICA

DOMENICA  26.A DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica ! 

Rallegriamoci per questo dono di luce e di gioia che il Cielo ci ha donato con la Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo e alziamo lo sguardo, oltre l’orizzonte dello spazio e del tempo, per fissare gli occhi sulla meta del  nostro cammino, che è la vita eterna.

Consideriamo come le fatiche e le sofferenze del nostro pellegrinaggio terreno siano ben poca cosa paragonate alla felicità che Dio ha preparato per coloro che lo temono e le amano.

Vigiliamo sugli inganni, le seduzioni e le insidie del maligno, che ci fanno deviare dalla via della salvezza, per spingerci lungo la via della perdizione e  della morte.

Il vangelo di oggi ci presenta una parabola con la quale Gesù ammonisce le autorità religiose del tempo che lo criticano perché rivolge la sua parola ai pubblicani e alle prostitute, che vivono nella trasgressione della legge di Dio.

Gesù porta l’esempio di un padre che ha due figli. Al primo dice: va a lavorare nella vigna. Quello risponde: non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò. Diede il medesimo ordine al secondo che rispose di sì e poi non vi  andò.

Gesù tira le conclusioni: Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre? Ovviamente rispondono: il primo.

Gesù replica: I pubblicani e i peccatori hanno risposto al  mio appello alla conversione, ma voi non avete creduto e siete rimasti nella vostra durezza  di cuore. Sono loro che hanno fatto la volontà di Dio.

Cari amici il nostro rapporto con Gesù non si  misura con le  parole, con i riconoscimenti, con le posizioni che ricopriamo, con la visibilità che  conquistiamo. 

Tutto questo è vano, se il cuore non cambia, se non accoglie Gesù, se non lo  ama e non lo segue, se non lo testimonia con coraggio.

Senza conversione e unione intima con Gesù rimaniamo nella morte, ma se ci convertiamo viviamo della sua stessa vita.

Ci siano di ammonimento le parole del profeta Ezechiele: Se il giusto commette il male, a causa di questo muore, ma se il malvagio si converte dalla sua malvagità, egli certo vivrà e non morirà.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Pentitosi andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò.

Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore

DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

BUONA DOMENICA

DOMENICA 25.MA  DEL TEMPO ORDINARIO (A)

Cari amici di Radio Maria Buon Domenica,

ringraziamo il  Signore risorto per il dono di questo giorno di gioia e di speranza, nel quale sono stati vinti il male e la morte e la luce dell’eternità ha illuminato il cammino della nostra vita.

Andiamo con sollecitudine alla nostra Chiesa, per partecipare con i fratelli e le sorelle all’Eucaristia, nella quale Cristo è realmente presente, per donarci il suo amore e la sua forza.

Rinfranchiamoci nella nostra fede per testimoniarla in questo mondo avvolto dalle tenebre delle menzogna, nella quale gli uomini gemono e piangono senza speranza.

Nel Vangelo di oggi Gesù paragona il Regno dei cieli a un padrone di casa,  che esce cinque volte, dall’alba fino alle cinque del pomeriggio, per reclutare dei lavoratori nella sua vigna.

Alla fina dà a tutti un denaro, sollevando la protesta di chi aveva lavorato di più. Ma il padrone li zittisce dicendo: “Ho dato ad ognuno quello che ho pattuito. A te non ho fatto torto.”

Qual è il  significato della parabola? Lo comprendiamo se pensiamo che  cosa simboleggia il denaro dato a tutti come ricompensa.

Questa moneta non è altro che l’amore di Dio e la vita eterna, che viene concessa a tutti coloro che rispondono alla chiamata e vanno a lavorare nella vigna del Signore, non importa quale sia il momento della loro vita nel quale si convertono.

Questo è un grande messaggio di speranza per i peccatori che camminano lungo la via della perdizione. Non è mai troppo tardi per rispondere alla grazia di Dio che bussa alla porta del cuore.

Non devono farsi scoraggiare dal peso del male e dalla sua apparente  ineluttabilità. Se noi lo desideriamo, Gesù scende nell’abisso e prende sulle  spalle la pecorella perduta.

Nel medesimo tempo Gesù ammonisce chi è stato sollecito a rispondere alla  chiamata fin dall’alba. Non deve presumere e disprezzare chi è arrivato dopo.

La via di Dio è stretta e in salita e richiede umiltà e perseveranza. Tutti  dobbiamo aiutarci e tenerci per mano fino a quando siamo arrivati al traguardo.

Ave Maria

Padre Livio


Vangelo

Sei invidioso perché io sono buono?

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 20,1-16
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

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