"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE Pagina 4 di 34

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,

la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. ( Le  troverai man mano nella  sezione:  Il Combattimento spirituale).


10. Scopri l’inganno del falsario

Solo con la decisione di aprire a chi bussa alla porta del cuore imprimi una svolta radicale alla tua vita.  Chi si lamenta di non aver mai avuto la grazia della fede, dovrebbe esaminarsi se non ci sia stato un momento in cui è mancato il coraggio di una scelta.

Dio infatti ama immensamente ogni persona, che ha creato a sua immagine, predestinandola a conoscerlo e ad amarlo. Dio chiama con infinita pazienza chi si allontana da lui sulla via della rovina. Non nega la luce a chi lo cerca con cuore sincero. Si perde eternamente solo chi avrà resistito fino alla fine ai richiami del suo amore.

Nel momento in cui la luce della grazia ti ha illuminato e una voce piena di bontà ti ha chiamato, si sono dissolti i pregiudizi e i dubbi nei quali era irretita la tua vita. Hai compreso che, solo rispondendo a una misteriosa chiamata, si entra nella luce della verità che fa liberi.

 Se avessi esitato, se avessi rimandato ancora una volta, se avessi atteso di avere quelle certezze che al momento ti mancavano, saresti rimasto nella tenebra della menzogna e della morte.

 La decisione della fede è per sua natura oscura, diversamente non sarebbe libera. Lungo il cammino della vita c’è abbastanza luce per scommettere su Dio e abbastanza  oscurità per negarlo. Gli argomenti a favore e contro attraversano tutto il corso della storia umana, senza che gli uni prevalgano sugli altri. Alla fine è la tua libera volontà a fare la scelta di campo..

 E’ una opzione del cuore che decide del tuo destino eterno. Tuttavia, dopo che l’hai compiuta, una grande luce ti investe. La fede ha ancora le sue notti oscure, ma è divenuta una convinzione intima, che la rende simile a una casa costruita sulla roccia. Avendo avuto il coraggio di deciderti per Dio, ti trovi improvvisamente nelle sue braccia.

La certezza di Dio la puoi avere solo se lo scegli. Se non apri la porta, non lo puoi incontrare. E’ in questa situazione che ti rendi conto che cosa significhi essere liberi. Dio ci ha messi nelle nostre mani e attende che ci mettiamo liberamente nelle sue.

Solo quando hai deciso, caro amico, ti rendi conto dell’immensa grazia che hai avuto e sei in grado di valutare il pericolo mortale che stavi correndo. Sei nella condizione di uno che, sul ciglio di un abisso nel quale sta per precipitare, guarda con terrore a ciò che avrebbe potuto accadere.

Un brivido ti attraversa da capo a piedi, mentre un sentimento di infinita riconoscenza pervade l’anima. Ora i tuoi occhi sono in grado di scorgere l’inganno nel quale eri caduto e dal quale sei stato salvato . Rifletti alla disperazione che ti avrebbe afferrato se questo risveglio fosse avvenuto a tempo scaduto, quando ormai non vi era più nulla da fare.

Guardando il Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina, hai osservato i volti attoniti e sgomenti di coloro che sentono su di sé il “Via maledetti nel fuoco eterno” pronunciato dal Giudice divino? Quando scoprono l’inganno è ormai troppo tardi. L’ingannatore rivendica per sé la sua preda.

Tu invece hai aperto gli occhi in tempo. Rabbrividisci guardando l’abisso della perdizione, ma soprattutto esulti per la grazia della salvezza. Davanti al tuo sguardo si dissolve la false luce che ti aveva ammaliato e scopri  la sequela degli inganni che ti aveva fatto deviare. Il luccichio dell’effimero ti aveva attirato nella trappola mortale. Il menzognero e l’omicida fin dal principio aveva predisposto ogni cosa per la tua rovina.

Ora sei in grado di vedere uno per uno gli inganni nei quali sei staso irretito. Ti sei ingannato su Dio. Pensavi che fosse un residuo di un passato bigotto e  ignorante. Ti eri disfatto molto presto della fede, che avevi ereditato dalla famiglia. Avevi aderito con baldanza a una visione altezzosa  della vita, dove l’uomo sarebbe padrone del suo destino.

Ti sei sentito emancipato e libero di fare quello che volevi. Ti sei auto-convinto che senza Dio si vive meglio e hai incominciato a guardare con fastidio e persino con disprezzo quelli che credono e pregano.  Anche tu sei  rimasto incantato dal sibilo del serpente. Le sue parole sono sempre le stesse, ma trovano in ogni epoca orecchi attenti per ascoltarle.

Ora ti rendi conto che erano portatrici di veleno mortale.  Ti  sei fatto rubare Dio e la sua amicizia e al suo posto ti è rimasto un vuoto colmo di paura e di angoscia. Ti chiedi come hai potuto divenire così cieco, mentre presumevi di vedere meglio degli altri. Il  tuo cuore si colma di gratitudine al pensiero che colui al quale avevi voltato le spalle ti è venuto umilmente a cercare

Ti sei ingannato su te stesso, sulla dignità della tua persona, sul valore della tua vita e di quella degli altri. Ora che sai di essere una creatura che viene da Dio e a lui  ritorna, ti domandi come hai potuto identificarti con la tua carne mortale che viene dalla polvere e in essa si dissolve.

Hai rimosso la parte più nobile di te stesso, la tua anima, la scintilla divina che ti rende capace di conoscere Dio e di corrispondere al suo amore eterno. Pensavi che la vita finisse con la morte, come se l’uomo e l’animale fossero accomunati dal medesimo destino.

Ora che ti sei aperto all’immensità del Cielo, guardi con orrore all’oscuro carcere nel quale ti eri rinchiuso. Che impressione ti fanno ora le felicità che hai inseguito come chimere e che mai ti hanno rallegrato? Ciò che ti sembrava oro luccicante ora lo vedi come una spazzatura nauseabonda. Hai ribrezzo di ciò che per tanto tempo hai desiderato. Rifuggi con orrore da ciò che hai inseguito.

La luce divina che si è accesa dentro di te, ti rivela la vastità del male che stava ti distruggendo. Come un morbo silenzioso avanzava e ti corrodeva dall’interno, come avviene a quegli alberi, apparentemente solidi e frondosi, che schiantano improvvisamente a terra.

Vedi l’orrore del peccato che devasta e conduce alla morte. Quando ne eri schiavo, pensavi di essere libero. Quando ti immergevi in esso, ti illudevi di godere la vita. Ora sai che il male è una realtà orrenda , che non si può commettere impunemente. Vedi su di te la lebbra che ti corrode e ti chiedi come abbia potuto esaltare ciò che ti distrugge. Ora sai che il male fa male e che non è possibile rovesciare l’ordine divino delle cose.

Stai vivendo  un momento di verità che non devi mai più dimenticare. Ora vedi la tua vita come Dio la vede. Nella sua infinita misericordia ti mostra l’inganno del quale sei vittima. Nel medesimo tempo ti prende per mano per tirarti fuori. Ti indica una via dove splende la luce vera. E’ un nuovo inizio. E’ il dono di una nuova nascita. E’ il momento della tua corrispondenza alla grazia.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,  la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. Le  troverai man mano nella  sezione:  Il Combattimento spirituale

Vostro  Padre Livio


9. Incontrando Dio hai incontrato l’amore

Pensa, caro amico, a che cosa potrebbe essere paragonata la tua vita senza Dio. L’immagine che mi viene in mente è quella di una gelida e oscura notte invernale, senza mai vedere la luce del sole e sentire il suo calore.

Hai aperto la porta del cuore al mistero di una presenza. Hai avuto il coraggio della decisione e sei stato premiato. Che cosa sarebbe successo se avessi rimandato ancora una volta? La tua agonia si sarebbe prolungata, aumentando l’angoscia e la sofferenza.

Quando, nel cammino della vita, ti trovi davanti a un  fosso da saltare, puoi scegliere fra due  possibilità. O hai il coraggio di saltare e il cammino prosegue. Oppure rimandi il salto e allora rimani fermo al medesimo posto. Se poi cedi alla tentazione di accamparti,  non arriverai mai alla meta.

Sono le scelte che costruiscono o distruggono la vita degli uomini. Decidendoti di aprire il cuore a Dio, hai innescato una rivoluzione che non avresti mai immaginato. Quando l’Onnipotente entra nella vita di una persona, tutto cambia radicalmente.

 Nessun altro cambiamento potrebbe essere paragonato a questo per importanza. Vivere con Dio o senza Dio, non è la medesima cosa. Hai mai immaginato che cosa sarebbe la terra senza il sole? Il fatto che il sole sia fedele all’appuntamento del mattino non è cosa da poco.

 Quando eri nelle tenebre, facevi le spallucce quando incrociavi un credente. Forse lo guardavi con commiserazione Ora ti stai rendendo conto personalmente che cosa significhi dare spazio a Dio.

Non lo hai ancora incontrato, ma la sua luce ti ha investito, la sua voce si è fatta sentire e il suo calore incomincia a riscaldarti.

Chiuso com’eri nel tuo egoismo, non avevi la pallida idea di che cosa fosse l’amore. Ti sei mai chiesto che cosa significhi amare?  Hai riflettuto sul posto che l’amore ha nella vita umana? 

Hai cercato l’amore perché anelavi alla felicità. Ma a quante delusioni sei andato incontro! Hai sperimentato amori vagabondi e fallimentari, che ti hanno lasciato l’amaro in bocca. Alla fine sei stato tentato di non credere più né alla felicità né all’amore.

Ti sei adeguato alla mentalità corrente, che ha trasformato l’amore in una merce di scambio. “Forte come la morte è l’amore…le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che disprezzo” ( Cantico, 8, 6.7).

Forse ti meravigli di queste parole che non trovi nei capolavori della letteratura universale, ma nelle pagine della Sacra Scrittura. E’  nella Parola di Dio infatti che si rivela il mistero dell’amore, che è il cuore di tutto ciò che esiste.

Tu ti stai avvicinando a questa presenza misteriosa e gli hai già aperto la porta. Se avrai il coraggio di andare incontro e di accettare la prova a cui verrai sottoposto, scoprirai che la felicità non è un’illusione, ma la meta della vita.

Comprenderai che la tua sete di un amore assoluto, inattaccabile ed eterno viene soddisfatta, sia pure a piccoli sorsi, già nel pellegrinaggio attraverso la valle oscura della vita.

Di questo Amore che irradia se stesso già avverti il calore. I suoi raggi ti illuminano e ti riscaldano. Il tuo cuore sussulta, come mai era accaduto prima. Colui per il quale sei stato creato è presente. Il ghiaccio si scioglie, le autodifese crollano, gli occhi si gonfiano di lacrime.

Colui che temevi, che disprezzavi e contro il quale mormoravi non ti fa più paura. Non senti più repulsione, ma attrazione. Non lo rimuovi, negandone persino l’esistenza, ma lo cerchi. Man mano che si avvicina al tuo cuore, l’attesa e il desiderio si fanno  più forti.

Chi è Dio? Avevi giù sentito dire che “Dio è amore” , ma sulle tue labbra era apparso un sorriso scettico e irridente. Ora incominci ad afferrare che l’amore è una proprietà divina, che l’amore è Dio stesso. Senti che è vero, perché la certezza del cuore te lo conferma.

Ti stupisci di non indietreggiare mentre Dio si avvicina. La sua luce ti ha mostrato a te stesso. Davanti ai tuoi occhi sei apparso come sei, eppure non senti il bisogno di coprirti. Al contrario manifesti tutte le tue brutture e le tue piaghe, come fa l’ammalato col medico.

Se ti vedessero gli uomini, anche i migliori, come ti guarderebbero? Persino tu hai orrore di quello che vedi guardandoti. Eppure sei certo che Lui non ti disprezza, non ti giudica e non ti condanna. Senti su di tè la sua comprensione, la sua pietà, il suo perdono.

 Incominci a capire che cosa significhi che Dio è amore. Si tratta di un amore che irradia da un cuore verso un altro cuore. E’ un amore personale, unico, irripetibile. Ognuno è amato in un modo speciale. Comprendi che Dio ti conosce, più di quanto tu non conosca te stesso e che gli sei stato sempre presente, anche quando tu lo ignoravi.

Il suo amore ti ha sempre seguito, anche quando tu fuggivi lontano. Il suo amore è rimasto fedele, anche quando tu lo hai offeso, ingiuriato e rinnegato. Ti meravigli che possa esistere un simile amore, ma nel medesimo tempo esulti e rendi grazie.

I primi passi verso Dio sono un evento di grazia indimenticabile. Conservali nello scrigno del cuore per i momenti difficili, quando dovrai passare attraverso il fuoco purificatore. Non dimenticare la delicatezza con la quale Dio si è avvicinato alla tua anima, senza tentare di condizionarla o di sottometterla.

Conserva il ricordo della tenerezza infinitamente più grande di quella di qualsiasi padre e di qualsiasi madre. Sappi che non troverai mai altrove qualcosa di simile. Dio solo sa amare. Egli si è avvicinato a te per riempire del suo amore il tuo cuore. Non vi è altra medicina che ti possa guarire.

Caro amico, gli uomini giudicano e condannano. Anche tu hai sempre fatto così, pronto a vedere la pagliuzza nell’occhio degli altri, ma non la trave che ingombrava il tuo. Temevi che anche Dio facesse lo stesso. Ora scopri, con tua grande gioia, che Dio è diverso.

Gesù lascia che la donna peccatrice si accovacci dietro i suoi piedi e, piangendo, li bagni di lacrime e poi li asciughi con i suoi capelli, mentre li ricopre di baci e li cosparge di profumo.

Ma il fariseo che gli sedeva accanto disse fra sé: “ Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è e di quale genere è la donna che lo tocca” ( Lc 7,39). Gesù invece sapeva bene chi era quella donna, come sa chi sei tu.

Sei una sua creatura, creata per il cielo, ma precipitata nell’abisso. Egli è disceso fino in fondo della nostra abiezione per riportarci alla luce, alle vita e alla speranza. Ora che hai scoperto l’esistenza di un tale amore non hai più nulla da cercare.

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, 

la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. (Le  troverai man mano nella  sezione: Il Combattimento spirituale)

Vostro  Padre Livio


8.  Ascolta la voce dell’amore, del perdono e della pace

Dio è una voce che ti illumina ma è anche una voce che ti chiama. Nel cammino della vita ti eri perduto “in una selva oscura, chè la diritta via era smarrita”. Anche Adamo, ingannato dal serpente, si era allontanato, nascondendosi nell’oscurità, perché Dio non lo vedesse.

 “Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse. “ Dove sei?” ( Gn 3, 11). L’Onnipotente sapeva dove si trovava la sua creatura, ma l’ ha chiamata, perché si rendesse conto che non l’ aveva abbandonata alla sua stoltezza. La chiama perché non vi è nulla di più terribile che sentirsi soli e circondati da una tenebra minacciosa.

Mi chiedi come si manifesta la voce di Dio e come sia possibile ascoltarla. Innanzi tutto la puoi udire nel silenzio interiore, quando le passioni sono messe a tacere e il cuore, che si sta aprendo alla grazia, tende le orecchie per afferrare la voce dello Spirito.

Metti il silenziatore alle voci del mondo che si agitano dentro di te. Le parole che vengono dagli uomini, caro amico, sono quasi sempre zavorra che il fiume del tempo trascina via. Sono ben poche quelle che non passano e che danno vita alle anime. Lascia che entrino nel tuo santuario interiore e che ti ammaestrino.

Sono le parole di verità, di misericordia e di speranza. Ognuna di esse è un soffio che ti dà vita e forza. Il cuore se ne nutre avidamente come di un cibo da sempre agognato. “Tu sei mio” ti dice l’Onnipotente e nel momento in cui la sua voce raggiunge il fondo dell’anima, essa incomincia a  rivivere. 

Quando senti Dio che ti parla, tutto il resto scompare. La sua voce ti prende il cuore e lo fa suo. E’ la voce di un Dio innamorato, non di un Dio adirato. E’ la voce di un Padre, non di un padrone. E’ la voce di salvezza, non di condanna.

E’ una voce che ti chiama, che ti inviata ad avvicinarti. E’ la voce del pastore che cerca la pecora smarrita e quella della madre che non trova più il suo bambino. Pensavi di non credere in Dio, in realtà covavi nel tuo profondo una sorda ostilità. La tua ostentata indifferenza  era un fastidio e forse  un timore represso.

Quando si percorre la via del peccato, la sua voce non ci dà tregua. Non è facile metterla a tacere. Tu ci hai provato, perché non sopportavi il pungolo quotidiano e le notti insonni. Cercavi di sopire i rimorsi, ingannando te stesso e sapendo di farlo.

Così ti sei indurito e hai messo da parte Dio a muso duro, come uno che, stanco di una presenza importuna, gli sbatte la porta in faccia. Pensavi di aver tolto di mezzo il problema di Dio, mettendoci sopra una croce, ma in realtà guardavi all’Onnipotente con gli occhi torvi del nemico.

Ora ti stupisci per la sua voce dolce e soave, che accarezza la tua anima con parole che avevi mai udite su questa terra. E’ la voce del Dio dell’amore, del perdono e della pace.

Nel medesimo tempo senti di nuovo quella voce che avevi soffocato e che, come d’incanto, si è risvegliata. E’ la voce misteriosa della coscienza, così decisa nell’indicarti la via del bene e nel metterti in guardia da quella del male. Ora che la puoi ascoltare di nuovo, sappi che hai ricevuto una grazia specialissima.

Anche Giuda, dopo aver consumato il più orribile dei delitti, ha ricevuto questa grazia, alla quale non ha saputo corrispondere: “ Giuda, colui che lo tradì, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo:

Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente. Ma quelli dissero:  A noi che importa? Pensaci tu! Egli, allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi” ( Mt 27, 3-5). Medita attentamente la vicenda dolorosa di Giuda, perché ti può essere di grande aiuto.

Quante volte Gesù aveva richiamato il suo apostolo, senza mai essere ascoltato! Fino alla fine  il traditore aveva opposto il volto insolente di chi è sicuro di avere la preda in mano. Anche tu hai fatto lo stesso, quando hai sfidato Dio sulla via della tua autosufficienza, sicuro di vivere meglio senza di lui.

Che cosa ha provato Giuda nel momento in cui tradiva il Maestro che lo chiamava col dolce nome di amico? Quando il cuore si è impietrito, qualsiasi parola che gli viene rivolta urta contro una parete impenetrabile.

Tuttavia Dio, nella sia infinita misericordia, ha concesso all’apostolo traditore la grazia del risveglio della coscienza. E’ stato il tentativo estremo, l’ultima e decisiva chiamata.

 La tua coscienza che si fa di nuovo sentire, dopo che l’avevi sepolta sotto una coltre spessa di menzogne e di peccati, è una grazia immensa, è una chiamata estrema. Lascia che ti interpelli e, se necessario, che affondi come un bisturi tagliente nella  carne viva del tuo cuore.

Permetti che ti dica la verità sul male che hai fatto, perché soltanto mettendo a nudo la piaga potrai sanarla. Accetta con umiltà la lunga trafila di colpe che essa ti presenta, non per schiacciarti e neppure per rimproverarti, ma perché tu le offra alla Misericordia.

Se la voce della coscienza ritorna a farsi sentire chiara e forte, significa che non hai aperto invano la porta del cuore. Dio vi è entrato per prenderne possesso.

La grazia del risveglio della coscienza è un dono d’amore sconfinato, ma che può dissolversi se manca la corrispondenza. E’ indispensabile che tu ascolti questa voce misteriosa e guardi con coraggio alla situazione della tua  vita.

Ti è necessario uno sforzo interiore per vincere la tentazione di chiudere di nuovo gli occhi e di tappare di nuovo gli orecchi.  Non rammaricarti se  la falsa pace di prima è stata messa in discussione e un tarlo invisibile e implacabile ti rode dentro al cuore, togliendoci il sonno.

Se il proverbio popolare ha immortalato “il sonno del giusto”, significa che ben diverso è quello del peccatore. La coscienza che torna a rimordere è un evento di grazia e guai a te se cedi alla tentazione di soffocarla di nuovo. Una seconda morte della coscienza potrebbe essere fatale per la salvezza eterna della tua anima.

 La coscienza che rimorde è nel medesimo tempo un tormento e una grazia. E’ un tormento perché non concede tregua a chi continua sulla via del male nonostante i suoi richiami. E’ una grazia perché avverte il peccatore che la via che sta percorrendo è quella della sua rovina.

Il tuo Creatore ti sta chiamando attraverso l’inquietudine e il rimorso che ti seguono come un’ombra. Se sei docile e ascolti, sentirai ben presto anche la voce dell’incoraggiamento e dell’approvazione. Quando si incomincia a fare i primi passi sulla via del bene, Dio li segue uno ad uno con apprensione paterna.

 Ti esorta e ti rincuora e, se necessario ti prende per mano. Possano i tuoi orecchi udire la sua voce.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,

la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. ( Le  troverai man mano nella  sezione:  Il Combattimento spirituale)

Vostro  Padre Livio

7. La straordinaria Conversione di Ratisbonne

Immagina, caro amico di spalancare la porta di una stanza completamente buia, mentre al di fuori splende il sole. Una luce abbagliante irrompe, impedendo ai tuoi occhi di vedere. Ma poi, quando li apri, si presenta al tuo sguardo tutto ciò che era nascosto nelle tenebre, persino i minuscoli granelli di polvere che volteggiano nell’aria.

Con la tua decisione di aprire all’Onnipotente la porta del cuore, ti è dato di fare un’esperienza analoga sul piano spirituale. Apparentemente non troverai nessuno davanti a te e in un primo momento ne rimarrai stupito. Non è dato all’uomo, salvo una grazia privilegiata, di contemplare il volto dell’Altissimo durante il pellegrinaggio della vita.

Tuttavia colui che ha bussato è presente e si manifesta ai tuoi occhi come una luce che ti ridona la vista. L’esperienza che stai per vivere è straordinaria e la custodirai nel cuore in eterno. Tu, che ti illudevi di vedere, all’improvviso ti rendi conto di aver vissuto la tua vita  come un cieco.

Dai tuoi occhi cadono ad una ad una le squame che li ricoprivano e che impedivano di scorgere la dimensione soprannaturale delle cose. Vivevi sotto un cielo coperto da strati spessi di nuvole e non avevi mai sospettato che al di là potesse risplendere il sole.

 Nel momento in cui uno squarcio d’azzurro lascia filtrare un raggio sfavillante, ecco che scopri la presenza di un mondo nuovo e meraviglioso, del quale neppure sospettavi l’esistenza. Come un cieco dalla nascita posi lo sguardo su realtà sconosciute ed esulti per la presenza di una immensità e di una bellezza divine.

Che cosa intravedi nella luce che ti ha ridonato la vista facendoti sussultare di gioia? In quella luce scorgi una presenza amica, una promessa di perdono, un’offerta di pace e di misericordia. Cogli una mano che si tende verso di te, che ti trovi sprofondato nella tenebra dell’ignoranza e della menzogna.

Incroci uno sguardo che si posa piene di compassione  sul fango che ti ricopre. Senti il palpitare di un cuore che non ti respinge e non ti giudica, ma ti accoglie, così come sei, nella tua miseria. Il tuo intimo trasalisce di stupore perché non avresti mai immaginato che quel Dio, di cui avevi sentito parlare, fosse così diverso.

L’idea che ti eri fatto era una costruzione della tua mente, una proiezione delle tue paure e delle tue oscurità. Rifletti sulla grazia che stai ricevendo, ora che l’irrompere di una luce misteriosa ha spazzato via il groviglio delle menzogne, dei pregiudizi e delle prevenzioni delle quali eri prigioniero! 

Ti sei svegliato da un sonno profondo e guardi alla tua vita passata come a un sogno popolato da incubi e da fantasmi. Sei uscito da una tomba e vedi intorno a te rifiorire di nuovo la vita. Hai la sensazione di aver percorso un cunicolo interminabile e di essere finalmente giunti allo sbocco di luce. Il tuo cuore intristito sente spuntare il germoglio della speranza.

Nel dono della luce vedi splendere sopra di te il Cielo nel quale non credevi e che avevi liquidato come una fantasia infantile. Ora la sua esistenza ti appare evidente come il sole che lo illumina. E’ una certezza che ti fa sussultare di gioia, come mai ti era accaduto nella vita.

Nella luce che scende dall’alto guardi anche te stesso e ti vedi nella tua condizione di morte. Sono cadute le squame dell’orgoglio che ti accecavano, e ora ti conosci nella verità. Ti sentivi forte e sicuro di te stesso. Ammiravi il tuo io e lo ponevi al di sopra di ogni cosa. Ti immaginavi quello che non eri e pretendevi di essere al centro dell’ammirazione.

 Guardavi gli altri dall’alto del tuo piedestallo, come se i tuoi piedi meritassero di venire baciati. Avevi fatto di te stesso un idolo, che il Signore nella sua misericordia ha frantumato al suolo. Che cosa stai vedendo di te stesso nella luce che viene dall’alto?

Al tuo sguardo si presenta il fardello del male che ti sei caricato sulle spalle e che ti schiaccia sotto il suo peso immane. Vedi i tuoi vizi, le tue passioni, le tue iniquità, le ferite che hai inferto a te stesso e agli altri. Rabbrividisci a quella vista e hai orrore, chiedendoti come hai potuto divenire schiavo della menzogna e del peccato, senza renderti conto dell’abisso in cui precipitavi.

E’ solo un attimo, perché lo sguardo ritorna alla luce che lo illumina e che ricolma il cuore di gratitudine e di gioia. Ecco, caro amico, come Alfonso Ratisbonne, un ebreo miscredente, descrive il miracolo della sua conversione, appena entrato nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte a Roma, il 20 Gennaio 1842:

“Vidi come un velo davanti a me – depose il veggente al processo -. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull’altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria, simile nell’atto e nella forma, all’immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell’Immacolata.

 Mi fece cenno con la mano di inginocchiarmi. Una forza irresistibile mi spinse verso di Lei, che parve dicesse: Basta così. Non lo disse ma capii. A tal vista caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo; cercai, quindi, varie volte di alzare gli occhi verso la Santissima Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li faceva abbassare, ciò che, però, non impediva l’evidenza di quell’apparizione.

 Fissai le di Lei mani, e vidi in esse l’espressione del perdono e della misericordia. Alla presenza della Santissima Vergine, benché Ella non mi dicesse parola, compresi l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica, in una parola compresi tutto.

Provavo un cambiamento così totale che mi credevo un altro. Cercavo di ritrovarmi e non mi ritrovavo… La gioia più grande si sprigionava dal fondo della mia anima; non potetti parlare; non volli rivelar niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi fece chiedere un sacerdote… Vi fui condotto, e solo dopo averne avuto l’ordine positivo ne parlai come mi era possibile, in ginocchio e col cuore tremante.

Tutto quel che posso dire, è che al momento del prodigio, la benda cadde dai miei occhi; non una sola benda, ma una quantità di bende che mi avevano avvolto disparvero una dopo l’altra rapidamente, come la neve e il fango e il ghiaccio sotto l’azione di un sole cocente. Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo…

Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell’abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita; rabbrividivo alla vista di tutte le mie iniquità, ed ero stupito, intenerito, sprofondato in ammirazione e riconoscenza.”

Caro amico, Ratisbonne ha avuto la grazia di vedere la Vergine Maria che lo ha cambiato in un istante. Però anche tu sei stato investito da quella luce divina che ti ha aperto gli occhi e che ti mostra la via della salvezza.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

I SETTE PASSI DA  COMPIERE PER  LA  CONFESSIONE PASQUALE

Cari amici,

Per  vivere la  Pasqua dobbiamo preparare la  Confessione,  che ci purifichi dai nostri  peccati   e ci  ottenga la pace  del  Cuore. 

Ecco un itinerario di sette  passi che  aiuterà a confessarsi bene.

Vostro Padre  Livio


La confessione  è’ un cammino da percorrere in sette passi successivi. I primi due, che si devono considerare una preparazione remota, sono la preghiera e l’esame di coscienza. Gli altri cinque, che costituiscono il cuore del sacramento, sono il dolore di aver offeso Dio, il proponimento di non peccare più, l’accusa dei propri peccati, l’assoluzione del sacerdote  e infine la penitenza.

Si tratta di un itinerario interiore che può richiedere anche un tempo non breve di maturazione. Il protagonista è il cuore che si apre a Dio e alla sua grazia, al fine di ottenere il perdono e la pace. E’ importante arrivare davanti al confessore già preparati, dopo aver fatto l’esame di coscienza e aver espresso al Signore  il proprio dolore e il proposito di correggersi. La fede ti farà da la lampada che ti consentirà di arrivare felicemente al termine della strada senza inciampare.

Prima di incominciare il tuo esame di coscienza, raccogliti in preghiera e chiedi a Dio la luce necessaria. Infatti è la grazia che ci aiuta a vedere i peccati, anche i più riposti e a evitare le forme di autoinganno e di autogiustificazione. L’uomo infatti, che pure ha l’occhio pronto a vedere i peccati altrui, è piuttosto restio a riconoscere i propri. In particolare nella preghiera davanti al Crocifisso si contempla la divina misericordia che si china sul nostro male per guarirlo. Nella preghiera non solo si vedono i peccati, ma anche la radice che li genera. E’ la radice dell’incredulità e del disamore. Se essa non viene identificata e sradicata la confessione non produce effetti duraturi. La preghiera non solo apre il cammino della confessione, ma ne è la logica conclusione. All’inizio è una preghiera di invocazione, alla fine di ringraziamento. Grazie alla preghiera tutto l’itinerario penitenziale viene compiuto alla presenza dell’Amore misericordioso.

L’esame di coscienza “è una diligente ricerca dei peccati che si sono commessi, dopo l’ultima confessione ben fatta” ( Catechismo di S. Pio X). Esso ti sarà più facile se ogni sera, prima di coricarti, rifletterai  sulla tua giornata alla luce di Dio, chiedendo il perdono e formulando il proposito per il giorno dopo. Nell’esame di coscienza devi “richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, azioni e omissioni, contro i comandamenti di Dio e della Chiesa e gli obblighi del proprio stato” ( Catechismo di S. Pio X). In particolare è necessario mettere a fuoco tutti i peccati mortali, perché essi devono essere confessati, precisandone per quanto possibile il numero. Una coscienza sensibile mette a fuoco anche i peccati veniali, impegnandosi ad eliminarli, anche se non è necessario confessarli tutti. Passa in rassegna, uno per uno, i dieci comandamenti e i sette vizi capitali. Ti aiuterà a portare a galla il male che si è depositato nel fondo dell’anima.

Se prenderai consapevolezza dei tuoi peccati davanti al Crocifisso, non ti sarà difficile provare un profondo dolore per averlo offeso e gli chiederai di cuore perdono, detestando sinceramente il male compiuto. Il dolore perfetto, o contrizione, che nasce dalla considerazione dell’infinita bontà di Dio in paragone al nostro disamore, ha l’effetto mirabile di ottenerci il perdono divino e la grazia santificante, purché includa  la volontà di confessarsi. Chiedilo ogni giorno nella preghiera, cosi conserverai l’anima sempre pronta per il momento del giudizio. Il dolore imperfetto o attrizione, nasce dal timore del castigo e dalla stessa bruttezza del peccato. Esso è sufficiente per ricevere l’assoluzione del sacerdote, ma solo la carità, cioè l’amore di Dio sopra ogni cosa, dà la forza per non ricadere di nuovo nei soliti peccati. Senza un sincero dolore dei peccati, perfetto o imperfetto che sia, “la confessione non vale, perché il dolore è la cosa più importante di tutte” ( Catechismo di S. Pio X).

Il dolore dei peccati è autentico se è seguito dalla ferma decisione di cambiare vita. “Il proponimento consiste in una volontà risoluta di non commettere mai più il peccato e di usare tutti i mezzi necessari per fuggirlo” ( Catechismo di S. Pio X). Esso riguarda tutti i peccati mortali commessi o che si potrebbero commettere. Comprende anche la volontà di fuggire le occasioni pericolose e di distruggere le cattive abitudini che si sono contratte cadendo nei medesimi peccati. E’ la fermezza  del proponimento che fa progredire nel cammino spirituale. Se la confessione si  conclude con un proposito concreto, diventa uno strumento  efficace nel cammino di santità.

Dopo essersi preparati con l’esame di coscienza, il dolore e il proposito, viene il momento dell’accusa dei peccati davanti al confessore, al fine di averne l’assoluzione. “ Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali; è bene però confessare anche i veniali” ( Catechismo di S. Pio X ).  L’accusa deve essere umile, senza alterigia e senza scuse; deve essere intiera, cioè comprendere tutti i peccati mortali commessi dopo l’ultima confessione ben fatta e dei quali di ha consapevolezza e indicare le circostanze che li aggravano e li moltiplicano; deve essere sincera, cioè dichiarare i peccati quali sono, senza scusarli, diminuirli o accrescerli; deve essere prudente, usando termini improntati a modestia e riservatezza,  evitando di rivelare i peccati degli altri; deve essere breve, evitando di dire al confessore cose inutili.

Se uno non è certo di aver commesso un peccato, non è obbligato a confessarsene. Se uno ha il dubbio se l’abbia confessato o meno, non è parimenti obbligato a confessarsene. Chi ha taciuto per dimenticanza un peccato mortale, la confessione vale, ma deve dichiararlo alla prossima confessione.   “Colui che per vergogna o per qualche altro motivo tace colpevolmente qualche peccato mortale in confessione, profana il sacramento e perciò ci fa reo di un gravissimo sacrilegio” ( Catechismo di S. Pio X). Deve perciò esporre al confessore il peccato taciuto e rifare la confessione dall’ultima ben fatta. Compiuta l’accusa dei peccati, bisogna ascoltare con rispetto quello che dice il confessore e, se necessario, chiedere qualche consiglio per  progredire nel proprio cammino spirituale.

Quando ci sono le disposizioni richieste dalla dignità del sacramento, il confessore impartisce  l’assoluzione in nome di Gesù. Tuttavia, quando esse mancano, può differirla o negarla. Ma ciò non deve indurre allo scoraggiamento o al risentimento. Piuttosto  deve considerare umilmente la sua situazione spirituale e mettersi quanto prima nella condizione di poterla ricevere.

“ La penitenza sacramentale è uno degli atti del penitente, col quale egli dà un qualche risarcimento alla giustizia di Dio per i peccati commessi, eseguendo quelle opere che il confessore gli impone…. La penitenza viene data perché d’ordinario, dopo l’assoluzione sacramentale che rimette la colpa e la pena eterna, resta una pena temporale da scontarsi in questo mondo o nel purgatorio…Le opere di penitenza si possono ridurre a tre specie: alla preghiera, al digiuno, alla elemosina” ( Catechismo di S. Pio X). Dopo la confessione il penitente “ se ha danneggiato ingiustamente il prossimo nella roba o nell’onore, o se gli ha dato scandalo, deve per quanto gli è possibile al più presto restituirgli la roba, riparare l’onore e rimediare allo scandalo” ( Catechismo di S. Pio X ).

Al termine di queste sette passi, abbiamo ottenuto il perdono di Dio e la sua rinnovata amicizia, la grazia santificante, la pace della coscienza, la speranza della vita eterna e una grazia speciale nel combattimento spirituale. Da morti che eravamo siamo ritornati in vita. Dio ci chiede solo un po’ di buona volontà per donarci le sue inesauribili ricchezze.

Vostro Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,

la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. ( Le  troverai man mano nella  sezione:  Il Combattimento spirituale)

Vostro  Padre Livio

6. Qualcuno veglia su di noi

Il tuo mondo interiore non è un deserto disabitato. Al di là del groviglio delle passioni, dei pensieri e dei sentimenti puoi avvertire il mistero di una presenza. Non sei solo, murato nel tuo io senza porte e senza finestre. Se gli uomini di tutti i tempi non si sono mai stancati di cercare Dio, è necessario farsene una ragione.

Il mondo esteriore con la sua immensità, la sua bellezza e il suo ordine è un’ opera di tale portata che postula l’esistenza di una mano onnipotente. Forse anche tu sei rimasto incantato davanti alla bellezza di un tramonto e il tuo animo si è commosso di fronte allo spettacolo affascinante del grande libro della natura.

Ti sei chiesto se sia ragionevole attribuire al caso il mirabile capolavoro della creazione. Però non sei andato oltre, l’emozione si è dissolta e tu ti sei di nuovo dimenticato che sopra di te splende l’esercito innumerevole delle stelle.

Ora però la situazione è diversa. Dio non è più soltanto un’ipotesi che formula tua intelligenza, ma “Qualcuno” che ti è così vicino da dimorare in te. Ti sei posto tante volte l’interrogativo se Dio esista, però non sei mai andato a fondo.

Non hai fatto una scelta che imprimesse una svolta alla tua vita. Non hai mai avuto la forza interiore di deciderti per lui. Hai lasciato irrisolto il problema, preso dagli affanni quotidiani. Ora ti rendo conto che devi affrontarlo. Tu non lo cercavi più , ma Lui è venuto a cercare te.

“Io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” ( Ap 3,20). Rifletti sulla tua situazione attuale. Eri su un cammino di perdizione, disilluso e angosciato della vita. Ti sentivi un animale braccato, senza via di scampo.

Improvvisamente hai preso la decisione che eri solito rimandare al giorno dopo. Ti sei fermato e hai incominciato a riflettere sulla tua vita. Sei rientrato in te stesso e hai prestato attenzione alle voci che salgono dal cuore.

 Pensi che tutto ciò sia accaduto casualmente? Oppure ti illudi di essere tu l’attore principale? Né l’una né l’altra cosa. La vita umana non è una barchetta in balia delle onde e delle correnti. Qualcuno veglia su di noi e quando ti accorgerai che anche tu sei seguito e amato, ti sentirai trasalire di gioia.

Sappi che mentre correvi verso l’abisso, l’occhio paterno di chi ti ha creato ti seguiva con apprensione. Vedeva  ogni tuo pensiero, ogni tuo sentimento e ogni tua azione. Quando è giunta l’ora stabilita è venuto a cercarti, come il pastore va alla ricerca della pecora che si è allontanata dall’ovile e che i lupi stanno per assalire.

Si è avvicinato in silenzio al tuo cuore, senza che tu ti accorgessi e ha incominciato a bussare sommessamente, perché tu non ti spaventassi. Quando l’uomo si allontana da Dio, non viene abbandonato a se stesso. La pazienza del Creatore è senza misura e attende il momento propizio per aprirsi una strada. Se tu nella difficoltà avessi gridato a lui, egli ti avrebbe risposto. 

L’Onnipotente si è avvicinato a te con grande rispetto, spinto da un amore sconfinato. Ti è venuto incontro non per giudicarti e tanto meno per condannarti, ma solo per risollevarti. E’ vero, tu non gli hai chiesto aiuto, ma egli ha voluto incrociare la tua strada perché ne ha il diritto e persino il dovere.

E’ lui infatti il tuo Creatore e il tuo Padre e tu sei la sua creatura, anzi suo figlio. Poteva abbandonarti? Poteva lasciarti precipitare nell’abisso senza fare tutto il possibile per impedirlo? Dio ti ha cercato come un padre e una madre cercano il figlio che si è smarrito e che non trova la casa.

Di che cosa hai paura? Temi che Dio ti tolga la tua autonomia e la libertà di vivere la tua vita?  Sospetti che la sua onnipotenza ti schiacci e che la sua presenza sia ingombrante? Liberati da questi fantasmi mentali e disponiti alla vera conoscenza di colui che è amorfe prodigo e senza confini.

E’ infatti l’Amore che bussa alla porta del tuo cuore. Lo fa con tocchi soavi, quasi impercettibili. L’Onnipotente non è un prepotente, ma un mite e umile di cuore. E’ cosi discreto che quasi si nasconde. Non vuole imporsi, ma solo farsi vivo. Vuole che tu tenda le orecchie e, nel silenzio, colga il sussurro della sua chiamata

 Non vuole entrare tuo malgrado, ma che tu senta il desiderio di lui. Vuole che tu faccia qualche passo verso la porta per sentire meglio e fugare ogni dubbio. Vuole che tu desideri che Qualcuno venga a visitarti e a dirti una parola di consolazione.

Quando nel cuore si fa largo il desiderio di Dio, significa che egli è già venuto e che aspetta. Nella tua aspirazione a cambiare vita e a rinnovarti spiritualmente sappi che egli è presente. Il cuore che anela alla verità, al bene e all’eternità è già in cammino verso Dio, anche se ancora non lo conosce.

 Per te è giunto un momento decisivo della vita. Colui che ti ha creato e che ti è venuto a cercare nelle tenebre delle menzogna e della morte, ti chiede di poterti incontrare nel luogo più segreto che ci possa essere.

Egli non entrerà se tu non apri.  Non insisterà se tu provi fastidio. Forse ritornerà, o forse no. “Timeo Dominum transeuntem”, “Temo il Signore che passa”, esclama S. Agostino. La decisione è solo tua. Dio ha messo la vita nelle nostre mani.

Se vuoi uscire dal pantano e riprendere a vivere nella speranza devi aprire la porta del cuore e lasciare che il tuo Creatore vi possa entrare. Sei nell’incertezza e sei tentato di rimandare un’altra volta? Incomincia a pregare. Chiedi l’aiuto al solo che te lo può dare.

 E’ in questo modo, semplice e umile, che il cuore si apre e che la barriera della separazione viene abbattuta. Se l’uomo aspettasse di avere la certezza che Dio esiste per incominciare a pregare, rischierebbe di restare per sempre nella sua tenebra.

E’ con una decisione della volontà che uno esce dalla prigione in cui si è orgogliosamente confinato. L’ateismo è una decisione del cuore che si è chiuso al trascendente e non una conclusione dell’intelligenza. L’incontro con Dio, a sua volta, non è il risultato di un ragionamento, ma la risposta a una chiamata interiore.

Dio ti lascia decidere. Non ti costringe e neppure ti condiziona. Nella sua infinita umiltà si china davanti alle scelte della tua libertà. Ma se tu lo respingi che cosa ti resta? Quale speranza ti rimane per la vita? Vuoi prolungare la tua agonia nella landa desolata dove non splende mai il sole?

Se ti decidi per Dio, improvvisamente tutto cambia e un mondo nuovo si apre davanti a te. Tuttavia non lo conoscerai  e non ne farai parte se non hai il coraggio di aprire a colui che bussa.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

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Vostro  Padre Livio


5. Chiediti se sei felice

Aprire gli occhi sulla propria condizione esistenziale è una grande grazia. E’ un momento di verità che può dare una svolta radicale alla tua vita. E’ fondamentale rendersi conto che la vita è un’occasione unica, che ti è dato di vivere una sola volta.

Non puoi interrogarti sul senso del vivere quando ormai è il tempo sta per  scadere. Ti sei messo in viaggio senza chiederti né chi sei, né da dove vieni, né dove sei diretto. Le questioni di fondo le hai messe ben presto da parte, occupato com’eri a risolvere il problema del vivere, del guadagnare, dell’affermarti. Esse però rispuntano e pretendono una risposta.

Il solo fatto di esistere è un rompicapo insolubile, a meno che non abbia la fede. Perché esisti, qui e ora, nella tua identità, senza che nessuno abbia potuto interpellarti? Come è avvenuto un fatto così straordinario? Sei stato tratto dal nulla dalla mano dell’Onnipotente, come hai appreso al catechismo, oppure il tuo numero è uscito fuori alla roulette del caso, la nuova divinità del pensiero dominante?

Non sono interrogativi da poco ed è ora che ti confronti con essi. Nella prima ipotesi, che è quella vera,  la tua vita avrebbe un valore straordinario, perché una mano forte la sostiene e la guida, Nella seconda che valore avrebbe? Non più di quello di un fiore o di una formica. Ti sembra giusto lasciare in sospeso un interrogativo così gravido di conseguenze?

Ora che hai deciso di rientrare in te stesso, sei in grado di valutare meglio la condizione umana. Guardala nella sua realtà, così come tu la stai vivendo. Incomincia col chiederti se sei felice. La felicità è ciò che il cuore dell’uomo desidera più di ogni altra cosa.

Anche tu ti sei buttato nell’avventura della vita alla ricerca della felicità. Che cosa hai raccolto? Non nego che sei riuscito a carpire alcuni momenti felici, ma quanto labili e fuggitivi! La felicità ha danzato davanti ai tuoi occhi come un fantasma, senza lasciarsi mai afferrare.

 E’ colpa tua? Forse non sei stato abbastanza determinato o fortunato? Allora ti chiedo se hai conosciuto persone veramente felici. Nel caso che le avessi incontrate, chi erano? Che cosa hanno fatto per esserlo? Non nego che la felicità sia possibile, ma non nella direzione verso la quale la moltitudine si orienta.

Se guardi a come sei, non puoi certo affermare che sei felice. Caro amico, permettimi di dirti che la condizione umana è per certi aspetti miserabile. Osservala con realismo.

Ogni uomo nasce condannato a morte. Non  conosciamo il giorno e l’ora, ma la sentenza è irrevocabile. Te lo ricorda il tempo che passa, il corpo che invecchia, le persone che ti lasciano. Siamo tutti in attesa del momento fatale. E poi? Basterebbero queste considerazioni per avvelenare i giorni della tua vita.

Ma questo non è tutto. Pensa alle ferite che portiamo di noi fin dalla nascita.  Dentro siamo lacerati, agitati dalle passioni, minacciati da forze che non riusciamo a controllare. Nonostante gli sforzi difficilmente arriviamo a trovare l’equilibrio, la serenità e la pace.

Non hai fatto anche tu l’esperienza drammatica descritta da S. Paolo? Non c’è uomo che non la possa sottoscrivere: Afferma l’apostolo:

“Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, riconosco che la Legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio: Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me: Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” ( Rm 7, 15-24).

Questa, caro amico, è la condizione esistenziale con la quale abbiamo a che fare. Siamo afflitti nel corpo dalla sofferenza e dalla morte, ma sia feriti soprattutto nell’anima, offuscata e indebolita dal male che la tiene sotto il suo potere.

Tu non sfuggi a questa situazione di miseria che affligge tutti. Ti sei mai chiesto se vi sia una via di uscita? Se sia possibile una vita diversa nella luce e nella pace?

Ti rispondo che è possibile. Non perché l’uomo abbia la capacità di tirarsi fuori dalla palude in cui è immerso, ma perché Qualcuno, infinitamente più grande di lui, veglia sulla sua vita. Il Creatore non abbandona in potere della morte le sue creature, che ha plasmato a sua immagine e somiglianza.  Non le lascia affogare nelle acque torbide dell’angoscia e della disperazione.

Gli uomini vorrebbero salvarsi da soli. Ogni generazione ha coltivato le sue illusioni, che puntualmente si sono dissolte. I falsi messia apparsi sullo scenario della storia si rinnovano a ogni stagione, come le erbe infestanti. Nessuno di loro è immune dalla malattia che divora tutti e nessuno è guarito con i loro rimedi.

 Tuttavia è ragionevole che tu ti chieda se la vita abbia un senso, se esista una strada giusta, se il peccato e la morte siano l’ultima parola e, infine, se la felicità sia possibile. Il solo fatto che apra il cuore a questa possibilità, è da considerare una grazia straordinaria.

 Ti mette infatti nella condizione di avvertire sopra di te e dentro di te il mistero di una presenza amica. Colui che ci ha tratto dal nulla non ci ha abbandonato. Tu pensavi che la vita ti appartenesse e che non dovessi risponderne a qualcuno. Ti sei comportato come se fossi tu il padrone. Eri accecato e non vedevi la tua fragilità e le insidie disseminate lungo il cammino. Ora hai preso coscienza dei tuoi limiti, dei tuoi sbandamenti, delle tue sconfitte. Puoi finalmente guardare oltre te stesso.

“Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!” ( Rm 7, 25). S. Paolo ringrazia chi lo ha tirato fuori dalle tenebre della menzogna e della morte. Con lui infiniti altri hanno fatto l’esperienza di essere salvati.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,  la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. ( Le  troverai man mano nella  sezione:  Il Combattimento spirituale)

Vostro  Padre Livio


4. Togliti la maschera e  guardati allo specchio

C’è un domanda che più volte si è affacciata alla tua mente, ma che forse hai rimosso frettolosamente. Riguarda te stesso, la verità della tua persona. Ti sei mai chiesto chi sei? “Ed io chi sono?” si chiedeva il pastore errante di leopardiana memoria.

Ma la domanda rimane senza riposta, perché senza Dio l’uomo non ha la chiave per dischiudere il mistero. Tuttavia è fondamentale che, lungo il cammino della vita, uno si chieda veramente chi è, al di là della rappresentazione di comodo che si è costruito. Che cosa pensi di te stesso? Chi ritiene di essere? Come ti collochi nei confronti di Dio? Come ti rapporti con i tuoi simili?

 Hai bisogno di metterti a fuoco e di guardarti con realismo. Guai se nella vita evitassimo questi momenti di verità. Sappi che sono poche le persone che hanno il coraggio di guardarsi come sono. Ci vuole coraggio, ma si tratta di una virtù piuttosto rara.  I più amano farsi una rappresentazione di sé che non trova riscontro nella realtà.

L’uomo infatti è un astuto ingannatore di se stesso. Gesù con sottile ironia osserva che ha la pretesa di togliere la pagliuzza nell’occhio degli altri, ma non vede la trave che è nel suo. Infatti siamo ben decisi a giustificare le nostre nequizie e ci assolviamo persino dei più gravi delitti, mentre siamo pronti a scandalizzarci quando qualcosa non va negli altri.

 La rappresentazione di noi stessi è quella celeberrima del Fariseo: “ O Dio, ti ringrazio  perché non sono come gli altri uomini, ladri ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano” (Lc 18,10). La presunzione di essere giusti, accompagna dal disprezzo degli altri, è un macigno insormontabile sulla via della conversione. “Medico, cura te stesso” (Lc 4, 23) è l’esortazione fatta propria da Gesù.

Hai bisogno di vederti come sei, cioè come Dio ti vede. Ti sei costruito un immagine della tua persona, in modo tale che gli altri,  oltre  che tu stesso, potessero ammirarla. Ti sei domandato se è veritiera? Si tratta di un punto delicato, perché altrimenti non si spiegherebbero le parole di fuoco di Gesù contro il farisaismo di ogni tempo.

Il Maestro divino, mite ed umile di cuore, traboccante di bontà per i peccatori allo sbando, usa toni da brivido nei confronti di coloro che vanno in giro in maschera, dando di sé una rappresentazione falsa e ingannatrice: “ Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume.

Così anche voi, all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità…Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna?”  ( Mt 23, 27-28.33). Gesù non ce l’ha con i peccatori. Anzi, è venuto per espiare i loro peccati. Il suo sdegno si riversa su coloro che recitano la commedia della virtù, mente sono una sentina di vizi.

Ti assicuro caro amico, che riconoscersi peccatori è un sollievo. Ci vuole un atto di umiltà, che è l’inizio della saggezza. L’umiltà è uno spillo che sgonfia il tuo io compiaciuto di se stesso. Ti dà  fastidio ammettere che anche tu sei come tutti gli altri e forse anche peggio? Ti secca riconoscere che persone che tu guardi dall’alto in basso,  sono più avanti di te sulla via di Dio?

 Il peccato è una malattia, che, come le malattie del corpo, non risparmia nessuno. “Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno” si lamenta il salmista ( Sal 6,28). Gli fa eco l’apostolo Paolo, grande peccatore convertito:  “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” ( Rm 3,23).

Togliti la maschera e guardati allo specchio. Posa lo sguardo sulle tue ferite spirituali con lo stessa attenzione con cui esamineresti quelle del tuo corpo. Tentare ancora una volta  di coprirle e di rimuoverle aggraverebbe la situazione. E’ giunto il momento di scoperchiare quel vaso di Pandora che ognuno porta dentro di sé.

 Il malessere esistenziale che ti angoscia ha bisogno di una diagnosi veritiera. Se la vita ti schiaccia e sei arrivato fino a non sopportarti più, devi fartene una ragione. Tu che sei così abile nel vedere i mali degli altri, posa lo sguardo sui tuoi. E’ la svolta decisiva della vita, l’inizio della guarigione.

Vedere la propria situazione esistenziale nella luce della verità non è facile. Senza un aiuto dall’alto è impossibile. L’orgoglio e i pregiudizi  impediscono di vedere. Tuttavia la grazia del Creatore è sempre all’opera e la tua inquietudine è un segno della sua  misteriosa presenza. Effonde su di te un tenue raggio di luce per farti vedere che la tua vita è allo sbando e che la strada che percorri ti porta alla rovina.

 Ti sta mostrando che le tue sicurezze sono fragili e che i tuoi progetti sono illusori. Ti sta togliendo le squame dagli occhi perché ti renda conto del male che ti divora e ti distrugge. Lascia cadere la maschera che ti sei messa addosso per gratificare te stesso e per farti accettare dagli altri. Guardati come sei.

 Ascolta l’ammonimento dell’angelo dell’Apocalisse: “Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un  povero, cieco e nudo” ( Ap 3, 17). Ti è duro ammetterlo? Hai paura che il mondo ti crolli addosso? Temi di perdere la tua rispettabilità e di smarrire la tua identità?

Caro amico,  non conta l’immagine che tu ti sei fatto di te stesso e quella che si sono fatti gli altri. A cosa ti serve apparire buono, quando sei duro e cattivo? Giusto quando calpesti il prossimo? Sincero, quando tendi insidie? Onesto quando inganni? Ti sei mai chiesto che cosa sei davanti a Dio? Infatti ognuno di noi è esattamente quello che Dio vede e giudica.

Guardati come sei davanti a lui. Non temere di apparire un miserabile, bisognoso di compassione. Nel momento in cui prendi coscienza di essere un miserabile, il Padre celeste si china su di te con tenerezza infinita.

Osserva come si comporta Gesù, il Figlio che ha inviato sulla terra per la nostra salvezza. Se le sue parole contro chi si crede giusto sono una spada affilata, quelle che rivolge ai peccatori, che si riconoscono  tali, sono traboccanti di misericordia.

Non c’è nessun peccatore che sia stato respinto da Gesù. Il primo che ha portato con sé in paradiso è stato il malfattore pentito, crocifisso accanto a lui. Mettiti anche tu al posto suo, perché in un modo o nell’altro siamo tutti malfattori. Ma soprattutto confida anche tu nella sua misericordia. Infatti se Dio vuole che tu guardi le tue ferite, non è per gettarti nella disperazione, ma per risanarti, per risollevarti e per offrirti una nuova possibilità di vita.

DIARIO DI PADRE LIVIO

L’umanità  dovrà  scegliere   fra  Cristo e Satana

Per  comprendere  il momento nel quale viviamo e  quale futuro ci aspetta è  necessaria una  comprensione  della storia  alla  luce  della fede. La  sola scienza umana è  una  luce troppo tenue per  poter  alzare lo  sguardo oltre i  limiti della nostra finitezza.

Senza indulgere  al  pessimismo, possiamo affermare che   la storia dell’uomo sulla terra è  caratterizzata da  una guerra continua e del conseguente dilagare della violenza,  della  sopraffazione e della distruzione. Sembrerebbe quasi impossibile  che  questo sia l’esisto di un mondo creato da  un Dio buono, che ha plasmato  l’uomo a sua  immagine e   somiglianza. E’ Dio stesso che,  nella Sacra Scrittura,  ci rivela questo  paradosso  diversamente incomprensibile.

Infatti la  guerra  non  è  una deriva  successiva della  creazione,  ma  il  suo  “incipit”, il suo inizio quando Dio  creò  gli angeli,  esseri spirituali dotati di intelligenza e di libero arbitrio.  Nel primo istante furono creati ed elevati in grazia,.  Nel  secondo dovettero decidere la loro obbedienza e sottomissione ai piani del Creatore.

Una  parte  delle  schiere  angeliche rifiutò  la dipendenza  dal Creatore, decidendosi per una loro assoluta autonomia e  per un  regno alternativo  a quello di Dio. La guerra  nel  mirabile  affresco della creazione è  incominciata in questo  preciso istante,  precipitando dal Cielo sulla  terra  e attraversando  tutto  il  corso della  storia umana fino ad oggi.

All’inizio c’è la ribellione   di Lucifero nei confronti di Dio Creatore e del  suo  piano mirabile in favore dell’uomo.  Al centro  c’è  la sfida di Satana a Cristo Redentore e la sconfitta  dell’impero del male per  opera della  Croce. Alla fine c’è l’ultimo attacco dell’angelo  ribelle con la sua disfatta definitiva e il confinamento nel  suo regno di morte.

La  guerra contro Dio,  iniziata  con  la ribellione  degli  angeli e  che ha  coinvolto anche  l’umanità,  attraversa tutto l’arco della storia fino al  compimenti finale, con la venuta di Cristo nella  gloria  e l’osanna  del credenti  nella  Gerusalemme  celeste.

In questa  luce  possiamo comprendere  il passaggio storico attuale,  contrassegnato da un attacco delle  Porte  dell’inferno.  come mai era  avvenuto prima, all’opera della Redenzione  e che ha come obbiettivo la eliminazione di Cristo, della Chiesa e a distruzione di ogni traccia di Cristianesimo.

A questo riguardo Benedetto XVI, nella sua straordinaria  analisi della società  moderna “che non  vuole Dio”, come afferma la Regina della  pace( 25  Gennaio 2023), mette a fuoco l’attuale deriva   dell’umanità che, nel suo  insieme, si sta schierando con l’impero delle tenebre:

“Lo Stato moderno del  mondo Occidentale da un lato si considera come un grande potere di tolleranza che rompe con le tradizioni stolte e prerazionali di tutte le religioni. Inoltre, con la sua radicale manipolazione dell’uomo e lo stravolgimento dei sessi attraverso l’ideologia gender, si contrappone in modo particolare al cristianesimo.

Questa pretesa dittatoriale di aver sempre ragione da parte di un’apparente razionalità esige l’abbandono dell’antropologia cristiana e dello stile di vita che ne consegue, giudicato prerazionale. 

L’intolleranza di questa apparente modernità nei confronti della fede cristiana ancora non si è trasformata in aperta persecuzione e tuttavia si presenta in modo sempre più autoritario, mirando a raggiungere, con una legislazione corrispondente, l’estinzione di ciò che è essenzialmente cristiano

(Benedetto XVI –  Che cosa  è il Cristianesimo –  Mondadori  2023)

La deriva su questa via che conduce all’abisso è stata stigmatizzata  in modo particolare dai messaggi della Regina della pace, che ha svelato il progetto di satana di mettere  l’uomo a  posto di Dio, in modo tale  da  essere  lui stesso a regnare  nel  mondo.

Siamo coinvolti, forse senza che  i più ne  siano coscienti,  nell’attacco più feroce del principe di questo mondo deciso a distruggere l’opera della  Creazione e  della  Redenzione.  Il maligno si illude di avere in  mano tutto quello che serve per instaurare di nuovo il suo dominio sul mondo. Il  suo influsso è così esteso da  far pensare  a un trionfo imminente. L’uomo moderno, non volendo  Dio, in realtà vuole il demonio come suo re.  “Per questo, afferma  la Regina della pace.  l’umanità va verso la  perdizione”  ( 25 Gennaio 2023).

E’  in questo contesto di guerra furente da  parte dell’impero del  male,  nel momento in cui  l’umanità  rinnega  la Redenzione  che viene dalla Croce, che sarà chiesta  una scelta chiara per Cristo e contro Cristo. Il tempo dei segreti, in  particolare i tre giorni che precedono ogni evento, sarà  decisivo a questo riguardo.

“Nei premi giorni delle  apparizioni –  ha detto Vicka a fra Janko Bubalo – la Madonna ha rivelato che è in atto un combattimento fra  suo  Figlio e satana.  Ha affermato che suo Figlio avrebbe vinto,  ma che  satana avrebbe avuto  la  sua  parte”.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,  la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. ( Le  troverai man mano nella  sezione:  Il Combattimento spirituale)

Vostro  Padre Livio


3. Dio parla al tuo  cuore inquieto

Quando una persona rientra in se stessa, compie un passo fondamentale, che può decidere dell’intera sua vita. Scopre una parte di se stessa, la più autentica e la più profonda, che aveva sistematicamente ignorato o, peggio ancora, volutamente  emarginato.  Dio stesso, nella sua sollecitudine per la salvezza di ogni anima, non di rado interviene per favorire questo momenti di grazia.

 A volte può essere una grande gioia, ma più spesso è l’appuntamento con le difficoltà della vita, con le sofferenze fisiche e morali, o con situazioni estreme, dalle quali non si intravede una via di uscita. Il mondo esterno è un tritacarne inesorabile, che prima o poi ti costringe a prendere le distanze per riflettere. Se hai la saggezza e la forza di staccarti dai suoi ingranaggi e rientri in te stesso, scopri nuovi orizzonti pieni di speranza.

Dentro di sé l’uomo è portatore un mondo sconfinato, che chiede di essere esplorato e conosciuto. E’ il mondo dello spirito, che fa parte del suo stesso essere. E’ quella dimensione della vita che troppi ignorano e che perciò sciupano trascinati via delle cose che passano.

Come fare per rientrare in se stessi? E’ forse indispensabile una disciplina particolare, che richiede fatica e applicazione, come ci suggeriscono le religioni orientali? Oggi non pochi seguono questa strada, ma alla fine si ritrovano sempre nella prigione angusta del proprio io.

Tu segui la via evangelica, quella che consiglia Gesù. Raccogliti in un luogo solitario, nel silenzio di una Chiesa, nella pace della natura, o persino nella tua cameretta, e incomincia a pregare. Intendo alludere a quella preghiera semplice, che affiora spontanea sulle labbra del cuore e che compie il miracolo di farti uscire dalla tua prigione esistenziale e di renderti attento alla presenza di Dio.

“Tu, invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” ( Mt 6,6). Forse non ti aspettavi che per trovare Dio fosse in fondo così facile e così accessibile a tutti. 

Probabilmente non esiste nessun uomo che, nella sua vita, non abbia mai pregato. La preghiera è un’esigenza della natura umana, come il mangiare e il respirare. Non dirmi che non sai pregare. Ti basterebbe pronunciare il nome di Dio perché la preghiera sgorghi come una sorgente d’acqua pura nel centro del tuo cuore.

 Ti suggerisco per prima cosa la preghiera di ascolto. Dio parla all’uomo, in innumerevoli modi, ma in particolare si fa sentire nell’intimo di ognuno. Chissà quante ti ha chiamato, ti ha sussurrato, ti ha incoraggiato, ti ha ammonito, ma tu non te ne sei accorto, perché la sua voce era coperta dal frastuono di altre voci.

 Impara ad ascoltare la voce di Dio dentro di te. E’ un esercizio di discernimento nel quale ti devi affinare, perché nulla e più importante della sua parola, che sostiene e illumina nel cammino della vita. Non sempre Dio ti parla direttamente. Il più delle volte lo fa indirettamente e tu lo cogli nell’ascolto di quelle voci sommesse che si agitano nel tuo intimo. 

Quali voci senti salire dal fondo del tuo cuore? Incomincia a discernere le voci dell’amarezza e cerca di capire che cosa Dio ti vuole dire attraverso di loro. In te c’è l’amarezza delle disillusioni e dei fallimenti che non avevi messo nel preventivo della vita. Ti eri incamminato su una strada punteggiata da false luci, che ti hanno tratto in inganno. Le illusioni si sono dissolte ogni volta che credevi di tenerle in pugno.

Nulla di ciò che hai  cercato  nell’arena del mondo ti ha fatto felice. Chi degli uomini, facendo il bilancio degli anni che ha vissuto, può dirsi soddisfatto di ciò che ha realizzato? Chi non ha avuto la grazia di incontrare Dio, che cosa si trova in mano?

 Ti ricordi la parabola di Gesù riguardo a quell’uomo  ricco, i cui granai erano ricolmi e prospettava a se stesso un avvenire felice? Mentre si cullava  nelle sue illusioni, Dio gli disse: “ Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?” ( Lc 12, 20).

All’amarezza di aver sciupato la vita, si aggiungono l’angoscia del tempo che passa e il timore della morte che si avvicina. E’ un pensiero che si presenta puntuale ogni volta che ti alzi al mattino e che ti guardi allo specchio, ogni volta che una stagione passa o ogni volta che una persona cara lascia questo mondo.

 Il tempo scorre inesorabile e tu hai già incominciato a guardare al futuro con sgomento. Tuttavia ciò che ti tormenta di più è il peso del male che ti assedia e ti soffoca. Senti il suo veleno che ti paralizza, fino a renderti schiavo. Hai imparato a tuo spese che il male fa male e che lascia i segni della devastazione. Senti dentro di te un’inquietudine e un rimorsi insopprimibili, nonostante i tuoi tentativi per soffocarli.

Cari amico, le voce dell’amarezza, che avverti salire dal profondo della tua anima, non sono necessariamente distruttive. Dio ti parla anche per mezzo loro. Ti  mette in guardia dalla strada che stai percorrendo, ammonendoti che è la via della  rovina.

 Ti apre gli occhi sul veleno  del peccato, dolce al palato, ma portatore di morte. Ti scuote dall’inerzia con cui ti sei lasciato incatenare e ti chiama alla libertà. Ti svela l’inganno di una vita senza di lui e ti porge la sua mano amica. Ti assicuro che la pedagogia divina è un capolavoro di rispetto e di tenerezza.

Se saprai ascoltare con attenzione, potrai ascoltare anche altre voci, che salgono da profondità insondabili, ma che tuttavia fanno parte di te. Sono i desideri più profondi del tuo cuore, che avevi sepolto sotto uno strato spesso di detriti, ma che tuttavia stanno riaffiorando.

 Senti in te il desiderio di luce, che ti aiuti a comprendere il mistero del tuo essere, della sua origine e del suo destino. Senti il desiderio di pulizia, perché avverti di essere sporco, tanto che sei diventato insopportabile a te stesso.

Senti il desiderio di pace,  con te stesso innanzi tutto, perché sei interiormente dilaniato e proietti sugli altri il tuo travaglio interiore. Senti il desiderio di amore, perché hai sperimentato che ogni uomo è inganno e che non vi è una felicità vera senza un amore autentico. Senti il desiderio di eternità, perché sarebbe assurdo il dramma della vita, con le sue cadute, ma anche con le sue grandezze, se tutto finisse con un pugno di polvere.

 Caro amico, lascia che amarezze e desideri salgono alla superficie e mettiti in ascolto. Non rigettarli un’altra volta, come spesso hai fatto in passato. Permetti che ti parlino e ti istruiscano. Sappi che Dio ti parla attraverso di loro e ti dispone ad ascoltare la sua voce dolce e soave.

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