Cari amici,
la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)
Vostro Padre Livio
8. Ascolta la voce dell’amore, del perdono e della pace

Dio è una voce che ti illumina ma è anche una voce che ti chiama. Nel cammino della vita ti eri perduto “in una selva oscura, chè la diritta via era smarrita”. Anche Adamo, ingannato dal serpente, si era allontanato, nascondendosi nell’oscurità, perché Dio non lo vedesse.
“Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse. “ Dove sei?” ( Gn 3, 11). L’Onnipotente sapeva dove si trovava la sua creatura, ma l’ ha chiamata, perché si rendesse conto che non l’ aveva abbandonata alla sua stoltezza. La chiama perché non vi è nulla di più terribile che sentirsi soli e circondati da una tenebra minacciosa.
Mi chiedi come si manifesta la voce di Dio e come sia possibile ascoltarla. Innanzi tutto la puoi udire nel silenzio interiore, quando le passioni sono messe a tacere e il cuore, che si sta aprendo alla grazia, tende le orecchie per afferrare la voce dello Spirito.
Metti il silenziatore alle voci del mondo che si agitano dentro di te. Le parole che vengono dagli uomini, caro amico, sono quasi sempre zavorra che il fiume del tempo trascina via. Sono ben poche quelle che non passano e che danno vita alle anime. Lascia che entrino nel tuo santuario interiore e che ti ammaestrino.
Sono le parole di verità, di misericordia e di speranza. Ognuna di esse è un soffio che ti dà vita e forza. Il cuore se ne nutre avidamente come di un cibo da sempre agognato. “Tu sei mio” ti dice l’Onnipotente e nel momento in cui la sua voce raggiunge il fondo dell’anima, essa incomincia a rivivere.
Quando senti Dio che ti parla, tutto il resto scompare. La sua voce ti prende il cuore e lo fa suo. E’ la voce di un Dio innamorato, non di un Dio adirato. E’ la voce di un Padre, non di un padrone. E’ la voce di salvezza, non di condanna.
E’ una voce che ti chiama, che ti inviata ad avvicinarti. E’ la voce del pastore che cerca la pecora smarrita e quella della madre che non trova più il suo bambino. Pensavi di non credere in Dio, in realtà covavi nel tuo profondo una sorda ostilità. La tua ostentata indifferenza era un fastidio e forse un timore represso.
Quando si percorre la via del peccato, la sua voce non ci dà tregua. Non è facile metterla a tacere. Tu ci hai provato, perché non sopportavi il pungolo quotidiano e le notti insonni. Cercavi di sopire i rimorsi, ingannando te stesso e sapendo di farlo.
Così ti sei indurito e hai messo da parte Dio a muso duro, come uno che, stanco di una presenza importuna, gli sbatte la porta in faccia. Pensavi di aver tolto di mezzo il problema di Dio, mettendoci sopra una croce, ma in realtà guardavi all’Onnipotente con gli occhi torvi del nemico.
Ora ti stupisci per la sua voce dolce e soave, che accarezza la tua anima con parole che avevi mai udite su questa terra. E’ la voce del Dio dell’amore, del perdono e della pace.
Nel medesimo tempo senti di nuovo quella voce che avevi soffocato e che, come d’incanto, si è risvegliata. E’ la voce misteriosa della coscienza, così decisa nell’indicarti la via del bene e nel metterti in guardia da quella del male. Ora che la puoi ascoltare di nuovo, sappi che hai ricevuto una grazia specialissima.
Anche Giuda, dopo aver consumato il più orribile dei delitti, ha ricevuto questa grazia, alla quale non ha saputo corrispondere: “ Giuda, colui che lo tradì, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo:
Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente. Ma quelli dissero: A noi che importa? Pensaci tu! Egli, allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi” ( Mt 27, 3-5). Medita attentamente la vicenda dolorosa di Giuda, perché ti può essere di grande aiuto.
Quante volte Gesù aveva richiamato il suo apostolo, senza mai essere ascoltato! Fino alla fine il traditore aveva opposto il volto insolente di chi è sicuro di avere la preda in mano. Anche tu hai fatto lo stesso, quando hai sfidato Dio sulla via della tua autosufficienza, sicuro di vivere meglio senza di lui.
Che cosa ha provato Giuda nel momento in cui tradiva il Maestro che lo chiamava col dolce nome di amico? Quando il cuore si è impietrito, qualsiasi parola che gli viene rivolta urta contro una parete impenetrabile.
Tuttavia Dio, nella sia infinita misericordia, ha concesso all’apostolo traditore la grazia del risveglio della coscienza. E’ stato il tentativo estremo, l’ultima e decisiva chiamata.
La tua coscienza che si fa di nuovo sentire, dopo che l’avevi sepolta sotto una coltre spessa di menzogne e di peccati, è una grazia immensa, è una chiamata estrema. Lascia che ti interpelli e, se necessario, che affondi come un bisturi tagliente nella carne viva del tuo cuore.
Permetti che ti dica la verità sul male che hai fatto, perché soltanto mettendo a nudo la piaga potrai sanarla. Accetta con umiltà la lunga trafila di colpe che essa ti presenta, non per schiacciarti e neppure per rimproverarti, ma perché tu le offra alla Misericordia.
Se la voce della coscienza ritorna a farsi sentire chiara e forte, significa che non hai aperto invano la porta del cuore. Dio vi è entrato per prenderne possesso.
La grazia del risveglio della coscienza è un dono d’amore sconfinato, ma che può dissolversi se manca la corrispondenza. E’ indispensabile che tu ascolti questa voce misteriosa e guardi con coraggio alla situazione della tua vita.
Ti è necessario uno sforzo interiore per vincere la tentazione di chiudere di nuovo gli occhi e di tappare di nuovo gli orecchi. Non rammaricarti se la falsa pace di prima è stata messa in discussione e un tarlo invisibile e implacabile ti rode dentro al cuore, togliendoci il sonno.
Se il proverbio popolare ha immortalato “il sonno del giusto”, significa che ben diverso è quello del peccatore. La coscienza che torna a rimordere è un evento di grazia e guai a te se cedi alla tentazione di soffocarla di nuovo. Una seconda morte della coscienza potrebbe essere fatale per la salvezza eterna della tua anima.
La coscienza che rimorde è nel medesimo tempo un tormento e una grazia. E’ un tormento perché non concede tregua a chi continua sulla via del male nonostante i suoi richiami. E’ una grazia perché avverte il peccatore che la via che sta percorrendo è quella della sua rovina.
Il tuo Creatore ti sta chiamando attraverso l’inquietudine e il rimorso che ti seguono come un’ombra. Se sei docile e ascolti, sentirai ben presto anche la voce dell’incoraggiamento e dell’approvazione. Quando si incomincia a fare i primi passi sulla via del bene, Dio li segue uno ad uno con apprensione paterna.
Ti esorta e ti rincuora e, se necessario ti prende per mano. Possano i tuoi orecchi udire la sua voce.