"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE Pagina 5 di 34

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,  la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere.

Vostro  Padre Livio

2. Guarda in faccia la tua vita

Che cosa significa fermarsi quando si incomincia a dubitare di essere sulla strada giusta? Significa rientrare in se stessi e prendere in esame la propria vita. Caro amico, la vita è una occasione unica che ti è concessa una sola volta. Non cadere nell’inganno di chi  prospetta una infinita possibilità  di esistenze, durante le quali potresti realizzare quello che non sei riuscito in quella che stai vivendo.

L’uomo è un abile ingannatore di se stesso e cerca di consolarsi con delle illusioni che non gli giovano a nulla. Ti è data donata una sola esistenza da spendere ed è qui ed ora che devi giocare le tue carte. Se ti realizzi, lo è per sempre. Se fallisci sappi che si tratta di una rovina eterna. La vita che hai non è tua, ma ti è stata affidata. Tuttavia tu ne sei responsabile. E’ un talento che devi investire, un seme che devi far fruttificare.

Se ti rendi conto che stai sperperando tempo ed energie perché hai preso una strada sbagliata, non esitare a fermarti. La posta in gioco è infatti la più alta possibile.

Hai incominciato sentire diversi campanelli di allarme, intorno a te e soprattutto dentro di te. L’inquietudine, la delusione, la paura e l’angoscia si fanno largo ogni giorno di più negli anfratti del tuo cuore . Avverti che la tua esistenza va verso la rovina. Più rimandi l’appuntamento con te stesso e più la situazione si aggrava. Prendi coraggio e mettiti in questione.

Ti ricordo che nella visione cristiana della vita tutto può essere deciso negli ultimi istanti. Puoi riscattare in poco tempo tutto quello che hai dissipato in precedenza. La storia del cristianesimo è popolata da una moltitudine di convertiti, molti dei quali negli ultimi istanti. Il primo ad entrare con Gesù in paradiso non è forse stato un malfattore pentito? 

Aveva dissipato la sua esistenza su un cammino di perdizione. Nell’ultima ora, quando tutto sembrava perduto, la situazione si è radicalmente capovolta. Non dire mai a te stesso che non sei più in tempo. In un giorno, in un’ora, in pochi minuti la tua situazione esistenziale può essere ribaltata e passare dalla morte alla resurrezione.

Hai deciso di fermarti, di guardare in faccia alla tua vita. Saggia decisione la tua. Chi infatti si potrebbe occuparsi di te e del tuo destino se non tu stesso?  Trascorriamo il nostro tempo dedicandoci a risolvere gli infiniti problemi del vivere.

Siamo macchine perennemente al lavoro. Ci preoccupiamo di essere efficienti ed entriamo in crisi quando non lo siamo. Rimandiamo sempre ad una prossima occasione una verifica sul senso del nostro vivere. Se hai deciso di occuparti finalmente di te stesso, sappi che hai preso una decisione di cui non ti pentirai. A che ti giova proseguire su una strada il cui sbocco ti inquieta?

Ma, ora che ti sei fermato, che fare? Dove guardare? A chi chiedere? Dove dirigersi? Ci sono molti che proseguono un cammino  come degli automi, senza speranza, solo perché non vedono alternative.  Ebbene, caro amico, dopo che ti sei fermato, fai una cosa semplice, alla portata di chiunque e straordinariamente efficace: rientra in te stesso.

Vorrei dirti: scopri te stesso, il tuo mondo interiore, di cui avverti l’esistenza, ma che non ha mai veramente visitato. Hai avuto troppa fretta di buttarti nell’arena del mondo, ma hai dimenticato te stesso, quello che tu sei in quelle profondità che neppure sospetti.

Te lo consiglia S. Agostino, un grande convertito, che in un momento di grazia ha deciso di imprimere una svolta radicale alla sua vita. Egli dice a te quello che lui ha fatto: “Rientra in te stesso. Nel tuo intimo abita la verità”.

Pensavi che il mondo fosse quello che vedi e nel quale sei immerso. In quell’arena impietosa cercavi invano di realizzarti. Lì inseguivi felicità sfuggenti come chimere. Prendi coscienza che esiste un universo affascinante e misterioso, che è situato dentro di te.

Se vuoi dare un senso alla tua vita è in questa dimensione di te stesso che devi incominciare a scavare. Tu nel tuo intimo sei un abisso insondabile di luce, un mistero che non riesci a scandagliare. Va in profondità, al di là  della giungla dei pensieri, dei sentimenti, dei desideri e delle passioni che si affollano alla superficie.

Rimuovi le sedimentazioni che si sono depositate, impedendoti di essere presente a te stesso. Vai alla radice del tuo io, liberandolo delle zavorre che lo soffocano ogni giorno di più. C’è un fondo in ogni uomo, che mistici di ogni religione hanno intravisto, dove ognuno scopre la sua misteriosa identità, la sorgente inesauribile di vita che lo fa esistere

. Tu devi arrivare alla radice di te stesso, per scoprire chi sei veramente e qual è il destino che ti attende. Non troverai mai la strada della vita, se non compi questo viaggio, alla ricerca del punto focale che accende la luce misteriosa del tuo io.  La scoperta dell’universo interiore rappresenta una svolta fondamentale nella vita. Scopri una dimensione dell’essere che non cesserà mai di affascinarti.

Ti rendi conto di avere un’anima che avevi sepolto sotto la coltre dell’effimero. Anzi comprendi che tu stesso sei quell’anima che avevi perduto, perché ti eri lasciato divorare dalle fami del tuo io egoistico.

Rientra in te stesso e scopri la parte migliore di te, la tua anima spirituale e immortale. Allora ti renderai conto che in ogni uomo non c’è solo una componente terrestre, che viene dalla polvere e alla polvere ritorna. Ti eri identificato con quella ed eri in balia delle sue insaziabili avidità. Ora la tua situazione è radicalmente cambiata.

Hai scoperto nel tuo intimo un tesoro prezioso, irriducibile alla materia con la quale ti eri identificato. E’ una scintilla divina che ti illumina e che suscita in te fremiti di eternità, di bellezza e di verità. L’orizzonte finito, entro il quale sperperavi la vita, svela il suo limite angusto. 

Guardi al mondo esterno e, pur nella sua vastità, ti appare soffocante. La tua anima va al di là, alla ricerca di un “Assoluto” che non conosce, ma da quale si sente attirata. Le luci del mondo ti appaiono false, le sue felicità illusorie, le sue ricchezze zavorra, i suoi tesori spazzatura.

 Senti sussurrare agli orecchi del cuore una parola ascoltata distrattamente e alla quale non avevi dato peso: Dio. Ora, forse per la prima volta, non ti sembra un soffio di voce, privo di consistenza. La tua anima freme all’udirla, come se la conoscesse da sempre, come se fosse impressa nelle sue fibre.

Pensavi che Dio fosse morto, travolto dalle conquiste dell’uomo evoluto. Ma ecco che, sotto le macerie del tuo io, la sua luce si fa strada, la sua voce si fa udire., il suo mistero si fa presente.

 Caro amico, questo è un momento decisivo della tua vita. Non lasciartelo rubare dalle tenebre dell’inconsistenza e dell’inganno. Tienilo stretto nel forziere del cuore come una perla preziosa. Hai trovato ciò che cercavi da sempre senza saperlo.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,  la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle  riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere. (Le  troverai man mano nella  sezione:  Il Combattimento spirituale)

Vostro  Padre Livio


1. Chiediti:  “Dove sto andando?”

Caro amico, la vita è un mistero inafferrabile per chi non  la luce della fede. Uno si trova ad esistere, senza essere stato interpellato. Come d’altra parte sarebbe stato possibile?  Il fatto di esistere o di non esistere non è dipeso da te. Chi dunque lo ha deciso al tuo posto? Chi ti ha voluto nella tua identità irripetibile? Chi ha stabilito il come, il quando e il dove della tua entrata sulla scena del mondo? E’ un rompicapo che non hai la capacità di risolvere.

 Ma intanto la vita procede, inarrestabile. Chi potrebbe trattenere in mano un solo istante? La macchina del tempo è sempre in moto. L’uomo è rosicchiato dalla morte fin dal primo istante in cui è concepito. Nei primi anni del tuo cammino guardavi avanti, come se il futuro fosse un oceano sconfinato nel quale navigare a piacimento. La tua vita era piena di speranze. Non ti precludevi nessuna possibilità. Poi ti sei reso conto che le illusioni svaniscono e che le disillusioni si moltiplicano. Le onde ti hanno sballottato qua e là e tu hai cercato di stare a galla come hai potuto. Non ti aspettavi che vivere fosse così difficile e così denso di incognite.

 Man mano che procedevi, hai perso la tua luce interiore. Non hai più una bussola che ti indica la direzione. Vai avanti, ma non sai neppure tu verso dove. Procedi spinto dalla forza di inerzia dei giorni che si succedono e che si ripetono, abbreviando il tempo che hai a disposizione Invano cerchi di tornare indietro o di frenare la corsa. Ti sei chiesto che cosa ti aspetta nella tenebra che  si addensa davanti ai tuoi occhi?

Comprendi anche tu che è una follia procedere su una strada di cui non conosci lo sbocco. All’inizio, trovandola ampia e affollata, pensavi che fosse un percorso agevole. Man mano che procedevi, le tue sicurezze hanno incominciato a vacillare. Lungo il ciglio hai visto moltiplicarsi i cadaveri di chi ti precedeva e che tu cercavi di sopravanzare. Il paesaggio si faceva sempre più aspro e inospitale, come le propaggini riarse del deserto.

Prima il timore, poi l’angoscia e infine una cupa disperazione ti hanno paralizzato il cuore. Ti sei chiesto. “Dove sto andando?”  Ad ogni tornante guardavi avanti cercando una meta che avesse  una parvenza di sicurezza. Ti è sorto il dubbio che ci fosse uno sbocco. E  se si trattasse di una strada senza uscita? Se il tuo destino fosse quello di correre fino all’esaurimento e poi stramazzare per terra  come quelli che hai lasciato alle spalle? Se all’improvviso si aprisse davanti a te un abisso tenebroso dove precipitare?

 Forse hai già incominciato a scivolare lungo la china. Che fare? Fermarti, aggrappandoti a un qualsiasi appiglio, o lasciarti andare? In questo caso che sarà della tua vita? Ti eri illuso di tenerla in mano ed ora ti sta sfuggendo via, come se qualcuno si riprendesse quello che ti aveva dato. Caro amico, non procedere su una strada senza sbocchi. Non avanzare nel fitto di una tenebra che nasconde insidie mortali. La vita è un’occasione unica, che puoi vivere una sola volta. Non puoi stracciarla come un pezzo che carta inutile. Fermati, intanto che sei in tempo, prima che il precipizio ti inghiottisca.

La strada che avevi intrapreso con tanta baldanza è “la via spaziosa che porta alla perdizione” ( Mt 7,13). Forse te lo avevano detto, ma non ci avevi creduto. Man mano che andavi avanti si era affacciato più di un dubbio, ma l’avevi prontamente rimosso. Ora te ne sei convinto per esperienza personale. Pensavi che tutto ti fosse permesso e che ogni fame avesse un cibo appropriato. All’inizio ti sembrava tutto facile e che ogni desiderio potesse essere soddisfatto.

Ti muovevi a tuo agio nella fiera delle vanità punteggiata dalle sue false luci. Cercavi la felicità ma senza mai trovarla. Ogni volta che l’afferravi, ti svaniva fra le dita, impalpabile, inafferrabile. Le acque torbide dell’inquietudine, della delusione e dell’angoscia hanno incominciato ad assediarti, crescendo ogni giorno, fino a sommergerti. Da tempo non dormi più il sonno del giusto. Quando è stata l’ultima notte in cui ti sei addormentato in pace con te stesso? Senti il peso della vita trascorsa che ti opprime.

Quante battaglie perdute, quante ferite sanguinanti, quanti morsi dati e ricevuti. Il male, questa entità misteriosa ma onnipresente, ti preme sulle spalle, ti corrode dal di dentro, ti toglie la gioia di vivere. Eppure ogni giorno ti alzi di nuovo e ripeti i riti sempre uguali delle cose che passano, delle vanità che illudono, delle parole che ingannano. Vai avanti come un condannato a morte. Forse hai perso la speranza. Forse pensi davvero che non avrai una nuova possibilità.

La via della perdizione è quella della rovina della vita. Molti sono quelli che la percorrono. Pensavi di essere in buona compagnia. Poi hai scoperto che ognuno è solo, acquattato nel suo oscuro limite. Al termine di questa orribile percorso vi è un baratro, dal quale nessuno non può più uscire, una volta che vi sia precipitato. Non mancano quelli  che, come sonnambuli, la percorrono fino alla fine, nonostante i segnali di allarme che hanno avvertito. Non hanno voluto fermarsi per rendersi conto di dove andavano a finire. Morta la speranza, hanno deciso di morire essi stessi.

Ma di quale morte si tratta? Si sono lasciati divorare dal male. Errore fatale, senza rimedio. Nella vita si possono fare innumerevoli errori, ma solo questo è veramente mortale. Tu lo devi assolutamente evitare. Se avverti che sei sulla strada sbagliata, non  fare un passo oltre. Ogni passo che faresti in più, comprometterebbe la situazione. Non seguire le zanzare impazzite che corrono verso il fuoco nel quale bruceranno. Fermati e incomincia a riflettere.

Questo solo fatto significa che in te si è accesa di nuovo la luce fioca di una sapienza che avevi perduto. L’uomo saggio prende in considerazione di poter sbagliare e di aver sbagliato. Questo piccolo atto di umiltà potrebbe essere l’inizio della tua salvezza.

Lascia pure che gli altri continuino il loro forsennato cammino. Tu fermati e guardati intorno. Dopo tanto correre dove sei finito?   E’ in quella terra arida e desolata che volevi dirigerti? Non ti sorge il dubbio di aver sbagliato strada? Che cosa farebbe una persona saggia? C’è una sola cosa da fare, caro amico.

Quando uno dubita che la strada sia giusta, si ferma. Se ha la certezza dell’errore commesso, torna indietro. Molti non lo fanno perché ormai sono completamente accecati. Il loro cuore si è indurito e non lascia filtrare il minimo raggio di luce. In gioco c’è la vita, il suo valore, il suo destino eterno. Non rimuovere l’invito a fermarti. E’ una questione di vita o di morte.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

43.  La Chiesa  è  la tua  nuova famiglia

Nella parabola del Figliol prodigo, che in qualche momento della tua vita ti sarà giunta alle orecchie, Gesù presenta  la conversione come  un ritorno alla casa del  Padre. Il  figlio se ne era  andato in un  paese lontano,  portando con se  la sua  parte di eredità, nella  ricerca  illusoria   di libertà e di felicità. 

Dopo aver speso tutto,  si ritrova solo a  pascolare  i porci di un mandriano,  che però   gli lesinava  persino le carrube di cui si nutrivano. Anche, inseguendo le  seduzioni del  mondo hai compreso che non eri né libero né felice.  La grazia è venuta a cercarti e ha bussato al tuo cuore. Tu hai sentito e hai incominciato a rispondere.

Anche tu,  come il figlio della  parabola,  devi fare un cammino di conversione, che non è  solo un evento interiore,  ma un vero e proprio ritorno alla casa del  Padre,  che  è la Chiesa,  l’ovile  santo che attende le pecorelle   smarrite.

Per questo l’incontro col sacerdote, al quale hai affidato tutti i tuoi peccati, perché ti assolvesse in nome di Gesù,  lo devi ricordare come uno dei momenti decisivi della tua esistenza. Sei passato dalle tenebre alla luce e dalla morte alla vita. Hai lasciato la via della perdizione e ti sei incamminato su quella della salvezza.

Ti è accaduto qualcosa di straordinario del quale fai fatica a renderti conto, come avviene a chi, uscendo dalle profondità oscure della terra, viene improvvisamente investito dalla luce del giorno. Ti rendi conto che nessun miracolo è paragonabile a quello della conversione. La vita cambia radicalmente di prospettiva. Sei come un condannato a morte al quale è stata comunicata la grazia della libertà.

 Chi ha compiuta quest’opera mirabile è Gesù, il tuo Salvatore, che ti sta accanto e che ti prende per mano. Egli si è affiancato a te ti accompagna nel nuovo cammino. Con Gesù scopri anche la tua nuova famiglia, la Chiesa, che avevi abbandonato e forse anche disprezzato, ma che ora incomincia a guardare con lo sguardo della fede Infatti, ora che hai abbandonato il vecchio mondo, Gesù non ti lascia solo, ma ti dona nuovi fratelli e nuove sorelle.

Quando avevi incominciato a manifestare la tua inquietudine  il mondo col quale tu prima eri solidale si è messo in allarme. Si rende subito conto subito che è accaduto qualcosa che gli sfugge. Ti sente diverso e quasi scostante. Prima con loro condividevi tutto: i pensieri, i discorsi, il linguaggio, i giudizi, i comportamenti.

Anche fra quelli che sono lontani da Dio c’è una solidarietà sia pure nel male. La vita dissoluta era condivisa, approvata, e ricercata.  Ora che il peccato ti ha mostrato il suo volto ingannatore, non hai più voglia non solo di commetterlo, ma persino di sentirne parlare.

I discorsi che prima ti attiravano e ai quali partecipavi compiaciuto, ora ti appaiono vuoti e volgari I divertimenti per i quali eri disposto a spendere tempo, denaro e salute ti appaiono nella loro misera realtà, un inganno per coloro che non sanno che fare della vita. Le persone, della cui amicizia eri onorato, e senza le quali ti sentivi emarginato, ora ti si manifestano nella loro vacuità.

Sono canne sbattute dal vento, sacchi di gonfi di egoismo, morti che camminano. Provi un brivido al pensiero che prima eri uno come loro e il tuo cuore, pur sentendo disgusto per quella frequentazione, ne prova compassione.

Con la conversione il mondo nel quale eri inserito ti diviene estraneo, ma anche tu divieni estraneo ad esso. Quelli che frequentavi avvertono che non condividi e non approvi più uno stile di vita che avevi a lungo perseguito. Non partecipi  più ai loro discorsi, non approvi i loro giudizi, non li segui nei loro comportamenti.

 Il tuo silenzio è una sentenza di disapprovazione. Per loro ormai sei un intruso, se non addirittura un nemico.  In ogni caso sei uno da evitare e tu ti trovi improvvisamente solo. Se poi, nel tuo entusiasmo di neofita, dai testimonianza di quanto è accaduto in te, allora, invece dell’attenzione e dell’approvazione che ingenuamente ti aspettavi, ti arrivano i sorrisi di compatimento.

 Non ti viene risparmiato nulla  di quel repertorio di sciocche considerazioni di cui le anime vuote sono perennemente gravide. Ti mettono alla prova, ti tentano, ti circuiscono, ti ricattano, ti minacciano. Dimostrano un grande spirito di corpo prestando al demonio, più che mai infuriato, tutto l’aiuto di cui ha bisogno.

 Non di rado hanno successo, perché l’uomo quando è solo è più fragile.  Infatti c’è un momento in cui sei privo di appoggi umani e se Dio nella sua misericordia non ti dà qualcuno a cui appoggiarti, rischi di vacillare e di ritornare nella compagnia degli sventurati.

Sappi, cari amico, che la tua solitudine è solo apparente. Dio sa che abbiamo bisogno del sostegno dei fratelli ed è per questo che ci ha fatto il dono della Chiesa. Tuttavia vi sono dei momenti della vita in cui egli ci vuole tutti per sé, affinché scopriamo la grandezza del suo amore. Solo lui ha potuto entrare nel tuo intimo e bussare alla porta del tuo cuore, dove nessuna creatura potrebbe mai arrivare.

 Dio vuole che tu lo incontri e lo conosca, al fine di stringere con te un’amicizia eterna, che resista a tutte le bufere della vita. Sappi dunque essere forte nella tua solitudine. Gesù ha bisogno di sapere se lui conta per te più di qualsiasi altra creatura:

 “ Se uno viene a me, e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la propria vita, non può essere mio discepolo” ( Lc 14,25-26). Con queste parole il Maestro ti vuole dire che solo lui è il tesoro nascosto e la perla preziosa. Il tuo Salvatore non ti tradirà e non ti abbandonerà mai.         

Dopo che Gesù ti avrà stretto a sé con i vincoli di un’amicizia eterna,  provvederà a donarti  nuovi fratelli e nuove sorelle. Non esiste soltanto la solidarietà nel male, ma anche quella nel bene. Anzi, quest’ultima è molto più salda e più profonda. Ti meraviglierai nello scoprire che fra le persone esistono dei legami che prima non avresti mai sospettato.

 Sono legami di carattere soprannaturale che nascono dalla comune fede in Gesù. Scoprirai che persone così diverse per mentalità, età, sesso, nazionalità, cultura, formazione, carattere, e via dicendo, sono un sol cuore e una sola anima .

Scoprirai di essere in comunione persino con i tuoi cari che hai perduto e che ora hai la speranza di ritrovare in  Cielo. Scoprirai il mistero della Chiesa, la tua nuova famiglia, aperta per sua natura a ogni uomo, dove Dio stesso è Padre, Madre, Fratello e Amico.

Per te sarà una sorpresa guardare alla Chiesa con gli occhi della fede. Prima la vedevi esclusivamente nel suo aspetto umano, certamente non priva di grandezza, ma con i difetti e le miserie comuni agli uomini. Ora, grazie alla fede, la vedi nella sua dimensione soprannaturale e ti stupisci per la sua divina bellezza.

In essa ci sono le fonti perenni della sapienza e della grazia alle quali le anime assetate possono attingere. In essa ci sono le sorgenti della vita immortale, della gioia e della pace. Oltre il suo volto umano vedi la presenza del Figlio di Dio che la ricolma della sua pienezza. Caro amico, non sei più solo, ma hai trovato una meravigliosa famiglia, che abbraccia tutti i giusti di tutti i tempi. Hai lasciato la compagnia degli stolti e sei diventato un familiare di Dio.  Un giorno, in Cielo ti renderai conto della   moltitudine di fratelli e sorelle, di tutti i luoghi e di tutti i tempi, che hai guadagnato.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

42.  la  gioia di essere accompagnati e perdonati

Caro amico,

soffermati a  considerare la situazione esistenziale  nella quale la grazia ti ha condotto grazie alla tua corrispondenza. Prima, pur essendo un frequentatore  del  mondo  eri solo. Ora una presenza misteriosa ti accompagna e ti indica un traguardo di luce. Il momento chiave della tua vita è stato quello in cui ha sentito bussare alla porta del cuore e hai lasciato entrare Gesù. Non è stato un incontro come tanti altri, ma quello  decisivo della vita.

Colui al quale hai aperto il cuore vi ha preso stabile dimora e, se tu lo vorrai, potrai stringere con lui un’amicizia eterna. Ora comprendi la radicale diversità che vi è fra il non credente e il credente. Chi crede ha trovato l’amato del suo cuore, la chiave che apre il mistero della vita. Chi non crede è solo e senza speranza. La sua situazione esistenziale è quella di un condannato a morte che, nella solitudine della sua cella, attende l’esecuzione.

Sulla via della salvezza cammini con Gesù e con tutti quelli che credono in lui. Dove sei diretto? Che cosa ti attende? Ti rispondo dicendo che sei uscito da Dio e a lui ritorni. Non ti è possibile però  fare questo cammino da solo. Dio si è messo al tuo fianco e cammina con te. Gesù è salito sulla barchetta della tua vita e ti guida verso il golfo di luce dell’eternità. La fede  lo rende presente nel tuo cuore, ma i tuoi occhi non lo vedono.

Credi al suo amore e talvolta ne fai l’esperienza, ma non ti mancano momenti di oscurità e  di smarrimento. Desideri amarlo come merita, ma il tuo amore è ancora molto imperfetto. Vorresti stringere con lui un’amicizia al riparo delle bufere della vita, ma spesso vacilli quando infuria la tentazione e senti il peso della croce.

L’amicizia con Gesù, caro amico, è la vera forza  che ti sorregge nel cammino ed è la motivazione che rimette in  moto dopo quando ti mancano le forze. Guardando avanti, che cosa pensi di trovare? Hai mai immaginato in che cosa consiste il traguardo verso il quale  sei diretto? In altre parole, ora che sei sulla via di Dio, ti sei domandato che cosa ti accadrà dopo la morte?

E’ su questo punto che diventa evidente la diversità di sguardo fra chi crede e chi non crede. Quando eri nelle tenebre pensavi alla morte come al dissolvimento di te stesso, quasi fossi un qualsiasi animale fatto di materia. Ora davanti a te si profila la luce dell’eternità. Vorrei che fissassi lo sguardo su questa luce, che è lo sbocco finale della tua vita.

 E’ una luce che ha un volto e un nome. E’ quello del Signore risorto, il tuo salvatore e redentore, il tuo compagno di viaggio, l’amico intimo del tuo cuore. La morte, che tanto spaventa l’uomo di tutti i tempi, è l’abbraccio con Gesù, il Figlio eterno del Padre, che si è incarnato per elevare tutti gli uomini alla dignità di figli di Dio. Per chi ha incontrato Gesù e cammina con lui nell’oscurità della fede, il momento della morte è quello in cui vedi Gesù così come egli è, nello splendore della sua gloria divina.

 La vita umana, caro amico, ha uno sbocco di gloria e di gioia senza fine. Non si tratta di un desiderio del cuore inquieto, che non si arrenderebbe di fronte alla durezza della realtà. Non si tratta di una speranza senza fondamento, ma di una certezza che si fonda sulla vittoria di Gesù sul male e sulla morte.  Si tratta di quel Gesù che è vivo in te e al quale sei unito come il tralcio alla vite. Già ora sei unito a lui nella fede  e sei in cammino verso la rivelazione finale, quando parteciperai i con lui e con tutti i santi alla comunione di eterno amore di Dio Santissima Trinità.

Nel tuo cammino di conversione stai sperimentando la potenza della grazia che cambia la vita. Pensa a quello che eri e a quello che sei. Pieno di stupore ti chiedi come ti sia potuto capitare un cambiamento così radicale. Quasi non credi a ciò che ti sta accadendo e ti pare di sognare. Che sia tutto un’illusione, come sentenziano quelli che credono soltanto in ciò che toccano? 

Tu sei sempre la medesima persona, non c’è dubbio. Ma la tua condizione esistenziale non è più quella di prima. Porti ancora molte debolezze e condizionamenti del passato. Non hai ancora fugato le tue paure e le tue incertezze. Tuttavia sei consapevole che un evento inaspettato ha sconvolto la tua vita. Hai incontrato Dio e tu non sei più quello di prima. Sei in grado di misurare la distanza infinita fra un’esistenza senza Dio e un’esistenza con Dio. Tutto  cambia radicalmente.

E’ un’illusione? Lo pensa chi non ha fatto questa sconvolgente esperienza. Ma chi ne è stato il protagonista sa che non c’è nulla di più reale. Prima eri nelle tenebre, ora sei nella luce. Prima eri nell’angoscia, ora sei nella pace. Prima eri soggetto a una insopportabile schiavitù, ora ti senti una persona libera. Prima eri infelice e senza speranza. Ora sei felice, anche se devi combattere. Prima eri solo e disperato. Ora sei amico intimo del tuo Creatore.

Il cambiamento di vita che l’Onnipotente opera con la conversione di una persona è il più stupefacente dei miracoli. Ed è anche il più quotidiano, quello che tutti possono costatare e sperimentare personalmente.

Ora che ti sei confessato, sperimenti nel tuo cuore una leggerezza sconosciuta, che quasi ti fa volare. Ma soprattutto senti salire dal profondo una gioia ineffabile, che colma gli occhi di lacrime. Incominci a renderti conto che Dio ti ha perdonato e che non c’è più il peso del male che ti atterriva davanti a lui. Hai avuto l’umiltà e il coraggio di affidare alla divina Misericordia il bagaglio pesante del peccato che ti premeva sulla spalle ed ora ti senti libero come mai lo eri stato.

 Fai fatica a realizzare che tutto sia avvenuto nel più semplice dei modi. Pensavi che fosse così difficile uscire dalla palude del male e a dare inizio una vita nuova. Ti immaginavi chissà quali ostacoli da superare e quali prezzi da dover pagare. Speravi e temevi nel medesimo tempo.

Certo, hai dovuto fare la fatica del cuore e in certi momenti ti sembrava di sudare sangue. Ma poi è bastato il gesto di aprire la porta, fare entrare l’ospite misterioso, inginocchiarsi alla sua presenza, chiedere il suo perdono. Ora hai capito la cosa più importante: Il segreto della felicità è di chiedere umilmente perdono. Ti ricordi lo sguardo di Gesù a Pietro, nel momento in cui lo aveva rinnegato tre volte ?

 E’ bastato che l’apostolo scoppiasse in lacrime, perché tutto gli fosse perdonato. Ora anche tu sei immerso in questo mare pacifico del perdono e ti interroghi sul perché di una grazia così grande. Stai facendo l’esperienza della gratuità dell’amore di Dio e il tuo cuore è colmo di stupore.

Ti eri allontanato dal tuo Creatore, lo avevi disprezzato e infine ignorato. Ma il peso del male e l’inquietudine repressa ti opprimevano. Ora invece ti sei riconciliato. Hai sperimentato l’abbraccio del Padre, l’amicizia del Figlio, il bacio dello Spirito. L’Onnipotente, senza chiederti nulla se non l’apertura del cuore, ha cancellato tutti i tuoi debiti e ti ha accolto di nuovo fra i suoi amici. Ti ha ridato tutto ciò che avevi perso, senza nulla toglierti. C’è una gioia più grande del perdono di Dio? Che cosa ci potrebbe rallegrare di più del fatto di essere riammessi nella sua casa e nella sua famiglia?

Ti chiedi se ciò sia vero e come sia potuto avvenire un miracolo così grande. Eppure è tutto vero, perché tu sei diverso. Sei una persona ancora fragile, ma contenta come mai lo eri stata.  Il sole dell’amore di  Dio ti illumina e ti riscalda. Il perdono del Padre ti ha tolto dalle spalle una macina da mulino che ti schiacciava.

Ora però devi compiere un passo non meno importante. Come Dio ti ha perdonato, anche tu devi perdonare te stesso. Non è facile, se non sei umile. Il perdono divino va accolto con gratitudine e fatto proprio. Deve diventare carne della tua carne e sangue del tuo sangue.

 Non dire mai: “Non posso perdonarmi”, quando Gesù ti ha già assolto. Sappi che anche i nostri peccati più gravi sono sempre inferiori alla sua infinita misericordia. Il nemico usa il tuo orgoglio per irrigidirti contro te stesso.  In questo modo blocca la porta del tuo cuore e ti impedisce di gustare la grazia del perdono.

 “Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti, nessuno fa il bene, neppure uno”  (Sal 52, 4) sentenzia, non senza sgomento, il salmista. Tu pensi di essere diverso? Per ogni uomo vale quanto afferma l’apostolo Paolo: “ Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” ( Rm 5,20).  Accetta dunque di perdonarti così radicalmente e totalmente come Dio ti ha perdonato per mezzo della Croce di Gesù Cristo.

Quando il perdono di Dio sovrabbonda nel tuo cuore, allora non ti sarà difficile perdonare agli altri. Quando eri nelle tenebre dividevi gli uomini in amici e in nemici. In realtà eri pronto a morderti con tutti, perché questa è la legge della carne, che cerca se stessa a scapito degli altri.

 Se qualcuno ti aveva fatto del male, lo avevi inserito nelle tue liste di proscrizione, pronto a far scattare la legge dell’occhio per occhio. In una concezione della vita senza Dio, dove l’uomo è lupo all’uomo, o si sbrana o si è sbranati. E’ il dinamismo della vita infernale, che satana cerca di instaurare sulla terra. Ora ne sei uscito e hai scoperto, forse per la prima volta, il sentimento della compassione per i tuoi simili.

 Hai sperimentato quanto Dio sia stato misericordioso con te. Il tuo cuore di pietra si è spezzato e ora guardi agli altri con occhi nuovi. Vedi la loro miseria e la loro infelicità, che erano fino a poco tempo fa anche le tue. Senti quanto sono vere le parole del Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Caro amico, gusta fino in fondo l’immensa grazia di esserti riconciliato con Dio, con te stesso e col tuo prossimo. Guarda a colui che dall’alto della Croce l’ha effusa sul tuo cuore. Ora ti sei anche riconciliato con la vita, che fra i denti maledicevi, perché Gesù te ne ha fatto scoprire la bellezza e la grandezza.

Vostro Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

41. Da schiavo del  maligno divieni figlio di Dio

Caro amico,

man  mano che vai avanti nel cammino di conversione, ti renderai conto che si tratta di un processo di liberazione che tocca  nel  profondo la tua condizione esistenziale. Ora ti rendi conto che il peccato ne quale vivevi era una forma di schiavitù soffocante che ti  impediva di  deciderti per  il  bene.

Il  male  si era  impadronito della tua mente offuscandola con  la  menzogna ,  mentre  i vizi della carne e  la  superbia dello spirito ti avvolgevano  nelle loro spirali ogni giorno di più, fino a dirigere la tua vita a loro piacimento. Satana ti teneva incatenato senza che tu non te ne accorgessi.

Eppure ti illudevi di essere libero, perché  il  mondo intende  la  libertà,  non come una  capacità  di fare  il  bene,  ma  come una  illusoria predisposizione a fare ciò che si vuole, a prescindere  dall’ordine morale. Ora  per  te  è  giunto  il  momento  di tagliare i legami della  schiavitù  e la tua decisione sarà necessariamente dolorosa.

La rinuncia al peccato è il momento decisivo nel cammino di conversione. Proseguendo potrai ancora cadere e sperimentare quanto l’uomo sia debole. Non devi meravigliarti. Considera che i progenitori hanno voltato le spalle a Dio, tradendone l’amicizia, quando erano rivestiti di sapienza e di grazia.

In loro non vi era la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita che noi, loro discendenti, abbiamo ricevuto in eredità. La loro condizione esistenziale era di perfetta santità e di profonda amicizia con il Creatore.

Eppure hanno seguito satana, invece di restare fedeli a Dio, e  hanno disprezzato i suoi doni, illudendosi persino di diventare come lui. Ti rendi conto quanto l’uomo sia una canna sbattuta dal vento, incapace di restare saldo nella grazia della fede.

 Satana lo sa e lo circuisce offrendo sempre la medesima esca. Se qualcuno resiste, come il Figlio di Dio nel deserto, sta in agguato, cercando uno spiraglio per insinuarsi e colpire.

Non devi dunque meravigliarti della tua debolezza e della lotta estenuante che hai dovuto sostenere per liberarti della sua soffocante schiavitù. Tuttavia, ora che hai fatto arretrare il nemico con l’arma della rinuncia, non sentirti al sicuro.

Sei come un uccello che è sfuggito al laccio del cacciatore. La prossima trappola sarà ancora più studiata e più sottile. Satana è un angelo decaduto e della natura angelica conserva il dono naturale dell’intelligenza, che egli mette al servizio della sua malizia.

Ora che l’hai cacciato dal cuore e l’ha umiliato, medita la vendetta. Per resistere ai suoi assalti, che saranno ancora più numerosi e più violenti, devi aggrapparti alla croce di Cristo. Se la terrai ben stretta la tua conversione sarà al sicuro.

E’ giunto il momento, caro amico, di mettere a fuoco, senza formule diplomatiche, la condizione dell’uomo durante il suo pellegrinaggio nel tempo. L’uomo è una creatura che è stata plasmata ad immagine del Creatore per essere abitata da lui.

La malefica serpe ha ottenuto con l’inganno che l’uomo desse sfratto a Dio, per  prendere il suo posto. Il cuore umano è abitato da Dio o da satana. Non esiste qualcuno che si trovi in una situazione di neutralità. O sei figlio di Dio o sei figlio del maligno.

O accogli la divina paternità, o scegli quella del menzognero. E’ Gesù stesso che pone questo aut – aut  e che ti mette davanti a una drammatica alternativa.

Quando tu ti credevi emancipato perché avevi eliminato Dio dall’orizzonte della tua vita, in realtà eri sotto l’influsso del maligno, anche se non ne eri consapevole. Pensa al caso di Giuda. Nel momento in cui esce dal cenacolo per tradire Gesù, satana entra in lui.

Nonostante la grazia del risveglio della coscienza,  la sua mancata adesione a Cristo, lo porta laddove il perfido ingannatore voleva che andasse. Se avesse avuto il coraggio di correre ai piedi della croce a invocare il perdono, ora potremmo invocare Giuda come il patrono di tutti i traditori convertiti.

Gli sono cadute le squame dagli occhi. Ha visto l’abisso orrendo in cui era caduto, ma non si è aggrappato a Cristo, l’unico che poteva salvarlo dalla ferocia dell’avversario.

Anche per te è giunto il momento di fare la scelta radicale, che decide della tua vita nel tempo e nell’eternità. Nel momento stesso in cui gridi in faccia a satana “Rinuncio”, devi abbracciare Cristo con tutte le tue forze. Ti sei liberato da una schiavitù, ma per restare nella libertà devi vivere un’appartenenza.

Il “no” al maligno è saldo e inattaccabile se è seguito dal tuo “sì” incondizionato a Cristo. Con queste decisione divieni suo per sempre. Non vi è altra appartenenza concessa all’uomo se non quella di Cristo. Infatti sei stato creato per mezzo di lui e in vista di lui.

 Non puoi essere padrone di te stesso, perché la tua vita ti è stata data. Hai voluto appropriartene, ma era un furto. Ora devi restituirla a colui che l’ha progettata fin dall’eternità e desidera portarla a compimento come un dono immenso di amore.

Considera, caro amico, chi colui dal quale ti sei liberato e chi è colui al quale hai aperto la porta del cuore. Richiamalo alla memoria ogni volta che la via stretta e erta della salvezza ti fa guardare indietro. Guarda bene in faccia chi è colui che ti ha creato e redento e chi è colui che ti ha sedotto.

Satana è il tuo nemico giurato. Ti vuole rubare a Dio, per trascinarti con sé nel suo regno di tenebra e di morte.  E’ mosso dall’odio verso il Creatore e dall’invidia verso di te. Si presenta ai tuoi occhi come un benefattore, offrendoti felicità fasulle, con le quali ti irretisce e ti tiene in schiavitù.

Lui ti paga con ciò che ha di suo: la malvagità, la menzogna e la disperazione eterna. Da lui non puoi ricevere nessun bene, ma solo del male. Come potresti ascoltarlo e seguirlo? Come potresti servirlo? Chiedi a Dio la grazia di vederlo sempre col suo orribile volto. Risuoni sempre nel tuo cuore il comando di Gesù: “Vattene, satana” ( Mt 4, 10).

Considera invece chi è colui che hai deciso di ascoltare e di seguire. E’ il tuo Creatore, che ti ha tratto dal nulla con infinito amore, creandoti a sua immagine e somiglianza e predestinandoti alla partecipazione della vita divina, nella gloria e nella gioia della Santissima Trinità.

E ’ il tuo Salvatore, che si è fatto uomo e che ha portato sulle sue spalle i tuoi peccati, espiandoli sul legno della croce al tuo posto e per la tua salvezza. E’ lui che è venuto a cercarti quando ti sei perso. E’ lui che ha bussato alla porta del tuo cuore. E’ lui che ti ha illuminato, ti ha chiamato, ti ha scosso e ti ha liberato dalla potenza del male. E’ lui, l’unico che ti ama di un amore senza limiti e senza condizioni.

E’ giunto per te il momento di guardare alla croce, se vuoi sapere di chi puoi fidarti e a chi devi affidarti. E’ guardando alla croce che scopri di essere infinitamente amato. E’ dalla croce che ti giunge il perdono dei peccati e la grazia della vita eterna. E’ dal cuore trafitto di Cristo che sgorga un fiume inesauribile capace di placare la tua sete di infinito.

 Renditi conto, caro amico, che cosa significa per te, l’aver cacciato satana dal tuo cuore e l’aver aperto la porta a Cristo. Hai forse perso qualcosa? Temi di aver fatto un cattivo affare? Il seduttore approfitterà della prima occasione per insinuarlo.

Ma se stai aggrappato ai piedi di Cristo crocifisso fino alla fine, toccherai con mano quanto le sue parole siano vere, quanto la sua grazia sia benefica, quanto la sua salvezza sia reale. Hai trovato la perla preziosa e il tesoro nascosto. Hai incontrato la fonte inesauribile della felicità.

 Non permettere che una grazia così grande ti possa venire rubata.  Cristo non ti abbandonerà mai, se tu ti tieni stretto ai suoi piedi inchiodati al duro legno della croce. Sappi che la  potenza del  male non  è  mai superiore  alle  nostre forze e Dio  concede sempre la sua grazia agli umili di cuore.

Vostro Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

40. Prendi la decisione di non  peccare più

Salvo nel caso di illuminazioni folgoranti, la conversione è un lungo travaglio interiore. La luce della grazia penetra un po’ alla volta nelle tue oscurità, risvegliando la vita laddove regna la morte. Non è molto diverso dal passaggio dall’inverno alla primavera, quando la terra, prigioniera del gelo invernale, incomincia  a mostrare le prime gemme, che spuntano al tepore del sole.

Questo mirabile miracolo della natura è però ben poca cosa rispetto a ciò che avviene nei cuori. Il fiorire della vita soprannaturale laddove regna la devastazione del peccato è senza paragone il più grande dei prodigi. La resurrezione di un morto è un evento meno significativo della conversione di un peccatore.

Sappi, caro amico, che il tuo ritorno alla luce, sotto l’impulso della grazia, è un dono così grande, del quale non avresti potuto desiderarne uno maggiore. Tu eri un ramo secco, anche se ti illudevi di vivere e di goderti la vita. Fantasticavi sul tuo futuro, ma ciò che ti atteneva era il fuoco nel quale si gettano le cose morte.

Ecco che cosa dice colui che, per eccellenza, è la vita, senza la quale nessuno vive: “Chi non rimane in me viene gettato via, come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” ( Gv 15, 6).

Il tuo ritorno alla vita è un miracolo della grazia, al quale sei chiamato a cooperare. Ti sei data la morte da solo, facendo un cattivo uso della libertà, che Dio ti aveva dato per compiere il bene. Ora è Dio che, nella sua infinita misericordia, ti ridona la vita.

 Lo potrebbe fare in un istante, perché a colui che ti ha chiamato all’essere dal nulla, non fa certo difetto la potenza. Invece agisce con dolcezza e pazienza, come la madre che insegna al bambino a camminare.

Considera la lapidaria affermazione di Gesù: “ Chiunque commette il peccato, è schiavo del peccato” ( Gv 8,34). Quando il libero arbitrio, che Dio ha creato a sua immagine, perché si realizzi nel bene, si muove in direzione del male, si indebolisce sempre di più, fino a divenirne schiavo. E’ un’esperienza che hai fatto personalmente.

Pensavi di essere un uomo libro perché ti eri liberato dai dieci comandamenti, in particolare di alcuni. Ti eri convinto che è libero chi fa quello che vuole. In realtà sei caduto in balia delle tue passioni, le quali ti hanno assoggettato al loro potere.

Hai così sperimentato che il vizio è una schiavitù e che la dittatura del male è l’unica dalla quale l’uomo è incapace di liberarsi. Infatti come lo potresti se la tua volontà è in stato di coma, incapace risalire la china? La volontà è il motore dell’esistenza umana.

E’ con le tue libere scelte che decidi di te stesso di fronte all’Altissimo, sia che credi come se non credi in lui. Compiendo il male, la volontà consuma se stessa, fino a perdere la capacità di decidersi per Dio e per il bene. Se la medicina della grazia non viene in soccorso per rianimarla, tu saresti già consegnato alla morte eterna.

Ora sei nel momento in cui l’Amore misericordioso non solo ti chiama a sé, ma ti dà anche la forza di guardare verso di lui e di incominciare ad avvicinarti. Ogni tua riposta  alle sollecitazioni della grazia, rafforza la tua volontà ancora molto debole.

Ogni esitazione ti indebolisce, ogni caduta ritarda il cammino, ma ogni passo in avanti ti fortifica. Hai piegato le ginocchia, hai invocato aiuto, ti sei affidato alle grandi braccia della divina misericordia. Ti sei consolidato sulla via del bene, anche se cammini ancora su gambe molto incerte.

 Sei come un corpo pieno di ferite, ma una di esse è quella decisiva per la vita o per la morte. E’ la ferita che riguarda la tua libera volontà. Il processo di guarigione è essenzialmente un recupero della tua capacità di compiere il bene. Si tratta di un lavorio della grazia e della tua corrispondenza ad essa.

All’inizio, quando le passioni sono ancora virulente, pur sentendo dentro di te il desiderio di dominarle, non sei capace di assestare un colpo di accetta alle loro radici malefiche . Vorresti decidere, ma non ne hai la forza. La tua volontà non produce decisioni, ma velleità. Tuttavia non scoraggiarti. La grazia non cesserà di venirti in soccorso se  non ti stancherai di invocarla. Davanti agli occhi ti è posto un traguardo, al quale devi arrivare a tutti i costi.

Tienilo sempre presente e non distogliere mai lo sguardo, facendoti distrarre da altri obbiettivi. La meta che non puoi fallire è la salvezza eterna della tua anima. La potrai conseguire solo con la rinuncia al peccato. Il peccatore è un uomo in catene.

 In un primo momento non se ne rende conto. Anzi si illude di potersi muovere a suo piacimento. Quando la grazia gli fa cadere le squame dagli occhi, prende coscienza della sua situazione di estrema miseria. Che fare? Qualunque cosa faccia non concluderà nulla, finché non troverà la forza di spezzare le catene. Chi è schiavo del peccato può liberarsene solo con la decisione di rigettarlo dalla sua vita.

 E’ necessario che la volontà, con l’aiuto della grazia, divenga capace di tagliare i legami col male. Tu devi mirare a questo obbiettivo, rafforzando la tua volontà con tutti i mezzi che hai a disposizione. Sappi che finché non decidi di non peccare più, non hai saltato il fosso che ti impedisce di imboccare la via della salvezza.

Ti sembra impossibile una decisione così radicale? Umanamente è impossibile, perché non è alla portata della nostra natura umana, resa debole dal peccato. Ma Gesù ti incoraggia: “ Impossibile agli uomini, ma non a Dio. Perché tutto è possibile a Dio” ( Mc 10,27).

Non meravigliarti se, in un primo momento, la decisione di dare un taglio netto ai legami col male  sembra fuori dalla tua portata. Sappi che è stato così per tutti, anche per i santi. Devi pazientemente irrobustire la tua volontà con le piccole rinunce. Devi spronarla considerando lo stato di miseria nel quale sei precipitato e che ti rende impossibile la vita.

 La schiavitù del male è un tormento tremendo. Richiamala alla memoria, ogni volta che la memoria si sbiadisce. Il tentatore non si lascia sfuggire facilmente la preda. Vedendoti in difficoltà, ti tenterà con lo scoraggiamento e ti insinuerà che è impossibile cambiare vita. L’astuta serpe tenterà di convincerti che la resa al peccato è l’unica cosa ragionevole che l’uomo possa fare.

Ma tu ora non sei più solo. Colui che è venuto a visitarti e a bussare alla porte del tuo cuore, è al tuo fianco ed è pronto a sostenerti con la sua grazia. Se tu resisti e ti affidi, arriverà il momento in cui, come per miracolo, sarai capace di spezzare quelle catene che sembravano indistruttibili.

Caro amico,  considera come,  nel caso di una malattia seria , i tempi di guarigione siano lunghi  e  necessitino di una dose adeguata di applicazione e di pazienza. Dopo una operazione chirurgica, che riguarda un membro del nostro corpo, è necessaria una  riabilitazione  alla quale  ci dedichiamo il tempo e la fatica necessarie.

Nel campo dello spirito la guarigione  è  molto più  difficile perché il  peccato  offusca la mente e  indebolisce  la volontà. Oltre a ciò il maligno non abbandona la  presa, ma chiede  aiuto a spiriti peggiori lui per rinnovare  l’assalto alla tua  anima.

Con l’animo  umile  e  pentito devi costantemente abbeverarti  alle  fonti della grazia,  perché ti venga infusa  la  luce  e  la  forza  necessarie nel  combattimento quotidiano. Ogni giorno devi pregare, devi combattere e sappi che non sempre riuscirai a vincere la tua battaglia contro il male.

Il Signore  apprezza  la tua volontà  di camminare anche quando cadi, ti esorta a  non desistere  e  a  non scoraggiarti, ti tende  la  mano perché  tu  possa rialzarti e riprendere il  cammino. Se  sarai perseverante, il tuo  cuore sobbalzerà di gioia quando arriveranno le  prime vittorie, foriere della tua  completa guarigione.

Vostro Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

39.  Dio aspetta che tu lo invochi

L’uomo che si mette in ginocchio davanti a Dio si colloca nella luce della verità. Si riconosce creatura, che l’Onnipotente ha tratto dal nulla e dal quale dipende. Si colloca così nella giusta situazione esistenziale perché la sua preghiera sia ascoltata. Dio infatti “resiste ai superbi e fa grazia agli umili” ( 1 Pt 5,5).

Ogni volta che ti metti in ginocchio, col corpo ma soprattutto col cuore,  poni la premesse per essere ricolmato di grazie. La luce che ti ha investito ti ha aperto gli occhi e ti ha mostrato il cumulo dei tuoi peccati. Non avresti mai immaginato di essere caduto così in basso.  “La nuvola della superba” (Caterina da Siena) ti impediva di vedere.

 Ora l’occhio, reso limpido dall’umiltà, ti fa scorgere anche le colpe più sottili e le malizie più nascoste. Ti rendi conto che la devastazione dell’anima è una sventura più grave delle peggiori malattie del corpo. Comprendi che cosa significhi  l’enigmatica espressione di “peccato mortale”, che avevi imparato da piccolo al catechismo.

Stai facendo l’esperienza di che cosa sia la morte dell’anima perché, nonostante la grazia della conversione che sta operando, ti senti paralizzato e incapace di uscire dalla plaude nella quale annaspi. Hai preso coscienza della gravità della tua situazione, ma non sai come apportarvi un rimedio.

Sei come uno che, dopo una caduta rovinosa, vorrebbe rialzarsi e riprendere il cammino, ma sente che le gambe spezzate non rispondono alla sua volontà.

Che fare? Caro amico, fai ciò che hanno fatto innumerevoli anime nei primi passi della loro conversione. Incomincia a pregare. Lancia verso il Cielo il tuo grido di aiuto. Chiama Dio in tuo soccorso. Fallo con le tue parole, quelle che ti uscirebbero spontanee dalla bocca se stessi per annegare e non trovassi un appiglio al quale afferrarti.

 Grida a squarciagola, senza rispetto umano. L’urlo della creatura che chiama in suo soccorso il Creatore è forse la preghiera più antica, che rimbomba fin dagli albori della storia e il cui eco non si spegnerà mai. La Sacra Scrittura trabocca di queste invocazioni che escono dai cuori straziati dei esuli figli di Eva.

 “O Dio vieni a Salvarmi”, “Signore vieni presto in mio aiuto” è la supplica quotidiana  della Chiesa in preghiera. “Signore salvaci!” è il grido che attraversa i Salmi. Anche gli apostoli, che temono di affondare da un momento all’altro, lo fanno proprio: “ Signore salvaci, siamo perduti”.

Come vedi, c’è una preghiera che nasce spontaneamente dalla vita e che non ha bisogno di apprendistato. Anche tu, nella tua infermità, non esitare a al Cielo. Mostra al Creatore il male che ti affligge, l’angoscia che ti opprime, il peso che ti schiaccia. Grida come un bambino che nel pericolo chiama la madre. Invocalo senza covare risentimenti, perché non Dio ma tu stesso sei la causa del tuo male.

“Dal profondo a te grido, o Signore, Signore ascolta la mia voce. Siamo i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica” ( Sal 130). Forse, caro amico, ti chiedi perché sia necessario gridare a Dio. La ragione ormai ti è chiara davanti agli occhi. Da solo non ce la faresti mai. Sei spiritualmente morto. Se la grazia non fosse venuta a visitarti, non ti saresti neppure accorto che l’abisso senza ritorno ti stava inghiottendo.

 La morte spirituale e quella fisica sono in uno stretto rapporto di causa ed effetto. “ Per invidia del diavolo è entrata la morte nel mondo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” ( Sap 2, 24). Chi può liberare l’uomo dal peccato e dalla morte? L’umanità ci ha tentato più volte, ma con quali risultati?

 La catena delle illusioni e delle illusioni è senza fine. L’uomo non può salvare se stesso, dal male, dall’infelicità e dalla morte. Per questo Dio è venuto a visitarci, scendendo negli inferi della condizione umana e condividendo la nostra vita in tutto eccetto il peccato. Infatti ha portato sulle sue spalle il fardello del male commesso dall’umanità, per espiarlo e bruciarlo nel fuoco del suo amore.

Sappi che nessun uomo ti potrebbe liberare dal male che ti affligge e che porta alla rovina la tua vita. Nessuno, eccetto Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo. O gridi a Lui, o la tua voce rimarrà senza risposta. E’ lui infatti che è venuto a cercarti, che ha bussato alla porta del tuo cuore e che ti ha chiesto di entrare. E’ lui che ti ha investito con la sua luce e che ti ha avvolto col suo amore.

A che cosa ti dovresti aggrappare se non alla sua mano? E’ l’unico che ha non solo il desiderio ma anche la possibilità di aiutarti. Chi dei tuoi amici e conoscenti è venuto in tuo soccorso nelle tue disavventure? I migliori hanno fatto uno sforzo per ascoltarti e per capirti. Non ti hanno negato la comprensione e la parola di incoraggiamento. Ma poi sei rimasto solo con te stesso e con il tuo peso soffocante sulle spalle.

L’uomo non riesce a rimuovere il male che lo assedia implacabile, corrodendolo nell’anima e nel corpo. Caro amico, non c’è forza umana che possa far fronte al potere delle tenebre. O chiami Dio in tuo soccorso o sei perduto. Se hai l’umiltà di rivolgerti al tuo Salvatore, la barchetta vacillante della tua vita verrà portata al sicuro. 

Non dovrai gridare a lungo. E’ vero, Dio ama farsi pregare, perché la preghiera stessa è una medicina che guarisce. Mentre tu gridi a Lui, la sua forza ti investe. Anzi, non saresti capace neppure di invocarlo, se la sua grazia non operasse nel tuo cuore. “Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica”.

Non una sola sillaba sfugge ai suoi orecchi. Anche il minimo movimento della tua anima è presente al suo sguardo. Davanti ai suoi occhi sei un libro aperto, del quale conosce ogni parola. Ha presente ogni istante della tua vita, ogni pensiero della tua mente, ogni battito del tuo cuore:

 “Signore tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposto, ti sono note tutte le mie vie” ( Sal 139).

Dio aspetta che tu lo invochi. E’ pronto ad aprire l’orecchio al tuo grido di aiuto. Egli da sempre ti segue e attende con pazienza questo momento.  Dio è l’unico al quale tu stai veramente a cuore. Conosci qualcun altro?  Ed è l’unico che ti vuole e che ti può aiutare.

Sei un naufrago, come lo sono tutti gli uomini. O gridi a Dio o affoghi. Il problema della salvezza ora ti è chiaro. Si salvano tutti coloro che  hanno l’umiltà di inginocchiarsi e di elevare la loro voce verso il Cielo. Non pensavi che fosse così semplice.

Dio è un padre che è pronto ad accogliere  i figli che cercano rifugio fra le sue braccia.  Ora comprendi perché Gesù ha detto che per entrare nel Regno dei cieli bisogna essere come dei bambini.

Caro amico, l’umanità  è entrata in una fase della sua storia in cui solo Dio può salvarla dalla  morte, intesa  nella sua duplice dimensione temporale ed eterna. Nessuno all’infuori di Cristo potrà  salvarci perché non vi è  altro Signore e Salvatore all’infuori di Lui.

Liberati dalla sudditanza che  hai nei confronti delle menzogne e  della false  sicurezze del  mondo e umiliati dinanzi a Colui che ancora  una volta ti chiama e  che ti tende  la  mano per  salvarti  dall’abisso tenebroso nel quale stai precipitando.

China il capo e passa  dalla  porta stretta dell’umiltà.  Non tergiversare, non auto-giustificarti,  non auto-  assolverti. Il tempo sta  per scadere e non avrai più un’altra  occasione  per salvarti. Consegna i  tuoi peccati  a  Cristo perché li distrugga col suo amore e  la tua  anima diventi di nuovo  il tempio del Dio vivente.

Vostro Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

38. Gesù ti sta  aspettando pazientemente

Il movimento verso Dio, quando si è immersi nella palude del peccato, è nel medesimo tempo un dono di grazia e una decisione della volontà. Il libero arbitrio da solo sarebbe incapace se la grazia non venisse in suo soccorso  e non lo sostenesse. “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” ( Gv 8,34).

Gesù conosce bene la tragica situazione esistenziale dalla quale è venuto a liberarci. Il suo appello alla conversione è raccolto dalle persone più varie, persino pubblici peccatori e prostitute. I loro primi passi verso la conversione sono fra le pagine più commuoventi dei vangeli.

Vorrei che tu prendessi in esame uno di questi episodi per poterti immedesimare. Ti renderesti conto che cosa significa accogliere l’appello di quella voce interiore che ti chiama con dolce fermezza.  

“Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e, stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato” .

Chi è questa donna? “ Una peccatrice di quella città” risponde asciutto l’evangelista Luca. Dunque una di quelle prostitute  della quali Gesù ha detto in polemica con i farisei: “ I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” ( Mt 21,31).

 Infatti è un cuore che segretamente si è aperto alla grazia, forse ascoltando Gesù o forse avendone soltanto sentito parlare. Viene a sapere dove Gesù si trova e decide di non perdere tempo. Nel suo cuore si è già risolto il combattimento spirituale fra il bene e il male e la risoluzione è presa.

Ciò che però colpisce è il miracolo di luce e di grazia che è avvenuto nell’anima di quella donna. Lei intuisce e aiuta anche te a capire che, in ultima istanza, la conversione è un evento di amore. Si tratta  innanzi tutto dell’amore di Dio che si manifesta e si rende palpabile nella persona e nelle parole di Gesù. 

Sente che dal cuore di Gesù emana una bontà piena di misericordia  che invano ha cercato altrove. E’ un cuore che perdona, che rispetta, che accoglie e che non tradisce. E’ un cuore che ogni uomo desidererebbe incontrare, ma non lo trova fra le creature.

Il cuore di Gesù le fa comprendere la miseria dei falsi amori, degli amori vagabondi e di quelli  mercificati nei quali sta dissipando la sua vita. Allora decide nel suo intimo che Gesù è colui che deve amare e al quale donare il suo cuore.

Il pentimento e il cambiamento di vita non sono espressi a parole, ma a gesti e sono tutti gesti sublimi di amore, che solo un cuore femminile poteva concepire. Innanzi tutto il rannicchiarsi ai piedi di Gesù piangendo. Non si sente degna di guardare il Signore in faccia: si rannicchia ai suoi piedi.

C’è umiltà, consapevolezza della propria indegnità e sentimento profondo della santità divina di Gesù. Ma nel medesimo tempo c’è fiducia e confidenza. Si rannicchia ai piedi: li prende in mano, li accarezza, li bacia  e li lava con le sue lacrime.

Perché piange? Non sono lacrime di disperazione, ma di pentimento per i peccati commessi e per una vita sprecata nel male. Sono anche lacrime di gioia per  l’amore vero che ha trovato e per la misericordia che si sta riversando sulla sua vita.

 La peccatrice è tutta presa dall’amore per Gesù.  I piedi del Maestro è come se fossero diventati suoi: li lava con le sue lacrime, li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li ribacia e infine li cosparge di olio profumato.

Il fariseo si scandalizza, ma forse ci saremmo scandalizzati anche noi. Avremmo detto che era un comportamento sconveniente, esagerato, sentimentale, tipicamente femminile e via criticando. Ma Gesù mostra di apprezzare questi gesti affettuosi verso la sua persona.

Nel cuore di Simone ribolle una mormorazione mista a incredulità che allo sguardo di Gesù non sfugge: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”.

 Il ragionamento, nella sua logica stringente, è da brividi e manifesta come anche uno zelante seguace della legge di Mosé, come erano in genere i farisei, fosse lontano da una retta concezione di Dio.  Siccome Gesù è misericordioso, allora non è un inviato di Dio. Se venisse da Dio non si lascerebbe toccare da una peccatrice come quella. 

Credere incondizionatamente alla divina misericordia è sempre difficile per gli uomini peccatori, anche quando sono cresciuti nella fede. Il male ha lasciato nel fondo delle anime un misto di paura e di diffidenza che fanno da freno al cammino spirituale.

 Gesù ha già per sé il cuore della donna peccatrice, ma non ne è pago. Cerca di fare breccia anche in quello del fariseo e, invece di rimproverarlo, lo fa riflettere con parole di bontà, manifestando nel medesimo tempo il suo potere divino di rimettere i peccati:

“ Simone – gli dice Gesù – ho una cosa da dirti. Ed egli: Maestro, dì pure. Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più? Simone rispose: Suppongo quello a cui ha condonato di più. Gli disse Gesù: Hai giudicato bene.

E volgendosi verso la donna disse a Simone: Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.

Per questori dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece a quello a cui si perdona poco, ama poco. Poi disse a lei: Ti sono perdonati i tuoi peccati. Allora i commensali cominciarono a dire fra sé: chi è quest’ uomo che perdona i peccati? Ma egli disse alla donna: La tua fede ti ha salvata; va in pace”.

Caro amico, forse ti stai chiedendo se sia così facile ottenere il perdono dei peccati, la pace del cuore, la divina figliolanza e la vita eterna. Ti sembra una cosa umanamente impossibile. Hai ragione, ma con Dio le cose vanno diversamente che con gli uomini. Ciò che agli uomini è impossibile, è possibile a Dio.

Puoi diventare una persona nuova anche tu, persino un amico intimo del tuo Signore, semplicemente con un atto di umiltà, come ha fatto quella donna. Lei si è rannicchiata ai piedi di Gesù, lavandoli con le sue lacrime e baciandoli con i suoi capelli.

Tu non esitare a metterti in ginocchio davanti all’Amore misericordioso che ti guarda con gli occhi della compassione. Riconosci l’umile grandezza del tuo Creatore e Salvatore. Accetta di essere una sua creatura, piccola debole e malata. Presenta le tue piaghe al medico della tua anima.

Sputa fuori il veleno della superbia, col quale Lucifero ha pervertito te stesso e umiliati sotto la potente e benefica mano di Dio. Piegando le tue ginocchia entri sulla via della salvezza. Con questo gesto di umiltà imprimi una svolta irreversibile alla tua vita.

Avrai il  discernimento e  la  forza  per superare  le  prove di questo tempo  di  tempeste,  che esigono  la  luce  della sapienza e  la fortezza che vengono da Dio. Sarai luce  e  speranza  per  molti altri, in  particolare  per  i tuoi cari e per quelli che ti conoscono  e che  vedono in  te un’ancora di salvezza.

Vostro Padre Livio

IL COMBATTIMETO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

37. La  conversione  non  è   più  rinviabile

L’umanità è entrata nel tempo dell’Apocalisse nel  quale tutti gli uomini avranno a  che fare  con Dio,  anche quelli che hanno deciso di eliminarlo  definitivamente dalla  propria vita, come se ciò  fosse possibile.

 Il  tempo che ancora Dio  concede per  le  revisioni radicali di vita sta  per scadere. I segni dei tempi ci indicano un mondo sull’orlo dell’abisso e  un’umanità allo sbando, agitata dinanzi al  presente e impaurita riguardo al  futuro.

E’  inutile sperare  in salvezze umane  perché  nessuno è  in grado di fermare l’onda della negazione e del  nichilismo che si è  abbatta  sull’intero pianeta.

L’unica possibilità  che rimane è quella di fare  i conti con se stessi, su ciò  che abbiamo fatto del  dono della vita e sugli interrogativi   di fondo che riguardano il suo senso e il suo destino ultimo

C’è un domanda che più volte si è affacciata alla tua mente, ma che forse hai rimosso frettolosamente. Riguarda te stesso, la verità della tua persona. Ti sei mai chiesto chi sei? “Ed io chi sono?” si chiedeva il pastore errante di leopardiana memoria.

 Ma la domanda è  rimasta senza riposta, perché senza Dio l’uomo non ha la chiave per dischiudere il mistero. Tuttavia è fondamentale che, in questo  passaggio drammatico, uno si chieda veramente chi è, al di là della rappresentazione di comodo che si è costruito.

Che cosa pensi di te stesso? Chi ritiene di essere? Come ti collochi nei confronti di Dio? Come ti rapporti con i tuoi simili?  Hai bisogno di metterti a fuoco e di guardarti con realismo. Guai se nella vita evitassimo questi momenti di verità.

Sappi che sono poche le persone che hanno il coraggio di guardarsi come sono. Ci vuole coraggio, ma si tratta di una virtù piuttosto rara.  I più amano farsi una rappresentazione di sé che non trova riscontro nella realtà. L’uomo infatti è un astuto ingannatore di se stesso.

Gesù con sottile ironia osserva che ha la pretesa di togliere la pagliuzza nell’occhio degli altri, ma non vede la trave che è nel suo. Infatti siamo ben decisi a giustificare le nostre nequizie e ci assolviamo persino dei più gravi delitti, mentre siamo pronti a scandalizzarci quando qualcosa non va negli altri.

La rappresentazione di noi stessi è quella celeberrima del Fariseo: “ O Dio, ti ringrazio  perché non sono come gli altri uomini, ladri ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano” (Lc 18,10).

La presunzione di essere giusti, accompagna dal disprezzo degli altri, è un macigno insormontabile sulla via della conversione. “Medico, cura te stesso” (Lc 4, 23) è l’esortazione fatta propria da Gesù. Hai bisogno di vederti come sei, cioè come Dio ti vede.

Ti sei costruito un immagine della tua persona, in modo tale che gli altri,  oltre  che tu stesso, potessero ammirarla. Ti sei domandato se è veritiera? Si tratta di un punto delicato, perché altrimenti non si spiegherebbero le parole di fuoco di Gesù contro il farisaismo di ogni tempo.

Il Maestro divino, mite ed umile di cuore, traboccante di bontà per i peccatori allo sbando, usa toni da brivido nei confronti di coloro che vanno in giro in maschera, dando di sé una rappresentazione falsa e ingannatrice:

“ Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi, all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità…Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna?”  ( Mt 23, 27-28.33).

Gesù non ce l’ha con i peccatori. Anzi, è venuto per espiare i loro peccati. Il suo sdegno si riversa su coloro che recitano la commedia della virtù, mente sono una sentina di vizi.

Ti assicuro caro amico, che riconoscersi peccatori è un sollievo. Ci vuole un atto di umiltà, che è l’inzio della saggezza. L’umiltà è uno spillo che sgonfia il tuo io compiaciuto di se stesso. Ti da fastidio ammettere che anche tu sei come tutti gli altri e forse anche peggio?

Ti secca riconoscere che persone che tu guardi dall’alto in basso,  sono più avanti di te sulla via di Dio?  Il peccato è una malattia, che, come le malattie del corpo, non risparmia nessuno. “Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno” si lamenta il salmista ( Sal 6,28).

Gli fa eco l’apostolo Paolo, grande peccatore convertito:  “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” ( Rm 3,23). Togliti la maschera e guardati allo specchio. Posa lo sguardo sulle tue ferite spirituali con lo stessa attenzione con cui esamineresti quelle del tuo corpo. Tentare ancora una volta  di coprirle e di rimuoverle aggraverebbe la situazione.

E’ giunto il momento,  assolutamente  non  rimandabile, di scoperchiare quel vaso di Pandora che ognuno porta dentro di sé. Il malessere esistenziale che ti angoscia ha bisogno di una diagnosi veritiera. Se la vita ti schiaccia e sei arrivato fino a non sopportarti più, devi fartene una ragione.

Vedere la propria situazione esistenziale nella luce della verità non è facile. Senza un aiuto dall’alto è impossibile. L’orgoglio e i pregiudizi  impediscono di vedere. Tuttavia la grazia del Creatore è sempre all’opera e la tua inquietudine è un segno della sua  misteriosa presenza.

 Effonde su di te un tenue raggio di luce per farti vedere che la tua vita è allo sbando e che la strada che percorri ti porta alla rovina. Ti sta mostrando che le tue sicurezze sono fragili e che i tuoi progetti sono illusori. Ti sta togliendo le squame dagli occhi perché ti renda conto del male che ti divora e ti distrugge.

 Lascia cadere la maschera che ti sei messa addosso per gratificare te stesso e per farti accettare dagli altri. Guardati come sei. Ascolta l’ammonimento dell’angelo dell’Apocalisse: “Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un  povero, cieco e nudo” ( Ap 3, 17).

Ti è duro ammetterlo? Hai paura che il mondo ti crolli addosso? Temi di perdere la tua rispettabilità e di smarrire la tua identità? Caro amico,  non conta l’immagine che tu ti sei fatto di te stesso e quella che si sono fatti gli altri.

 A cosa ti serve apparire buono, quando sei duro e cattivo? Giusto quando calpesti il prossimo? Sincero, quando tendi insidie? Onesto quando inganni? Ti sei mai chiesto che cosa sei davanti a Dio? Infatti ognuno di noi è esattamente quello che Dio vede e giudica.

E’ giunto  il  momento di guardarti come sei davanti a lui. Non temere di apparire un miserabile, bisognoso di compassione. Nel momento in cui prendi coscienza di essere un poveretto, Il Padre celeste si china su di te con tenerezza infinita.

 Osserva come si comporta Gesù, il Figlio che ha inviato sulla terra per la nostra salvezza. Se le sue parole contro chi si crede giusto sono una spada affilata, quelle che rivolge ai peccatori, che si riconoscono  tali, sono traboccanti di misericordia.

Non c’è nessun peccatore che sia stato respinto da Gesù. Il primo che ha portato con sé in paradiso è stato il malfattore pentito, crocifisso accanto a lui. Mettiti anche tu al posto suo, perché in un modo o nell’altro siamo tutti malfattori.

Ma soprattutto confida anche tu nella sua misericordia. Infatti se Dio vuole che tu guardi le tue ferite, non è per gettarti nella disperazione, ma per risanarti, per risollevarti e per offriti una nuova possibilità di vita. Guardati intorno  caro  amico.  L’umanità  è su un transatlantico in fiamme che  nessuno è  in grado di spegnere. Per  salvarsi è necessaria l’umiltà   di  ritornare a Dio, senza  il  quale non c’è salvezza.  E’ ora che tu decida senza aspettare le decisioni degli altri.

Vostro Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

36.  Maria trionferà  per  mezzo dei suoi apostoli

Il trionfo di Maria sulle potenze del male non è condizionato, ma certo. Questo non significa che la Madonna vincerà da sola, come se la nostra risposta fosse ininfluente. Ciò che caratterizza il piano della Regina della pace è la certezza della sua realizzazione.

La Madonna ha voluto mettere in chiaro fin dai primi tempi che suo Figlio avrebbe vinto la battaglia che Satana ha scatenato per conquistare le anime, anche se il potere delle tenebre non sarebbe rimasto a mani vuote. La salvezza eterna delle anime è il primo obbiettivo della lunga presenza della Vergine potente contro il male.

 Satana è indicato come il nemico che si oppone strenuamente ai suoi piani e che, oggi più che mai, cerca in tutti i modi di trascinare l’umanità sulla via della rovina. Il drago sciolto dalle catene ha acquisito una tale forza da tentare di mettere se stesso al posto di Dio. La Madre ha manifestato più volte la volontà di salvare tutti i suoi figli. Quanti però si salveranno dipenderà anche dall’impegno di tutti quelli che hanno risposto alla chiamata.

Gli appelli e gli ammonimenti che si ripetono rivelano il cuore straziato della Madonna che versa lacrime di sangue per i suoi figli che si perdono nel peccato. La vittoria di Maria sarà tanto più piena quanto maggiori saranno le conversioni e le anime che tornano a Dio.

Dovremmo comprendere che un evento della portata delle apparizioni di Medjugorje non può essere liquidato banalmente come un fenomeno periferico nella vita della Chiesa. Se la Madonna si è impegnata così a lungo e in un modo così accorato è perché l’opera di Dio, che è la Chiesa e la sua missione, è sottoposta a un assalto mortale.

Un numero grande di anime va all’inferno, rivela la Regina della pace e Satana vuole distruggere il pianeta sul quale viviamo. Il trionfo di Maria va dunque visto nella prospettiva delle anime salvate e di un futuro di pace per l’umanità.

Il trionfo di Maria sulle potenze del male non è condizionato, ma certo. Questo non significa che la Madonna vincerà da sola, come se la nostra risposta fosse ininfluente. Lei è certa che avrà una risposta sufficiente da parte nostra e lo manifesta al termine di ogni messaggio alla parrocchia: “Grazie per aver riposto alla mia chiamata”.

 La Madre ha ribadito questa certezza anche nei momenti in cui i suoi figli si sono allontanati dal suo Cuore. Ha sempre creduto in loro ed è sempre riuscita a rimetterli sulla retta via. Anche dopo gli ammonimenti più severi ha riaffermato la sua fiducia, non lasciando mai nessun dubbio sulla realizzazione dei suoi piani.

La Madonna a Medjugorje è venuta come “Regina”, con una corona di dodici bellissime stelle intorno al capo, a indicare la ineluttabilità della sua vittoria. Pur essendo instancabile nell’esortare alla conversione, indica con sicurezza un tempo di pace per la Chiesa e per l’umanità. Il trionfo futuro è però preparato oggi, dalla conquista dei cuori.

Ogni cuore che si apre è un motivo di speranza e  preannuncia la vittoria: “”Cari figli, vengo a voi come Madre con doni. Vengo con amore e misericordia. Cari figli, in me c’è un cuore grande. Desidero che in esso siano tutti i vostri cuori, purificati col digiuno e la preghiera. Desidero che insieme, per mezzo dell’amore, i nostri cuori trionfino. Desidero che attraverso questo trionfo vediate la vera verità, la vera via, la vera vita. Desidero che possiate vedere mio Figlio” (18-03-2007). Il presente prepara il futuro. Le conversioni spianano la strada suo piano di misericordia.

La Gospa si lamenta che la maggioranza degli uomini, forse anche della Chiesa, non la prende neppure in considerazione (Cfr 25-08-2011). Ciononostante ai “molti” che la seguono infonde sicurezza sul trionfo finale: “Cari figli, anche in questo tempo difficile l’Amore di Dio mi manda a voi. Figli miei, non abbiate paura, io sono con voi. Con totale fiducia datemi i vostri cuori perché io possa aiutarvi a riconoscere i segni di questi tempi nei quali vivete. Io vi aiuterò a conoscere l’amore di mio Figlio. Io, attraverso di voi, trionferò. Vi ringrazio! ( 02-06-2007).

 Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è preparato dalla conversione di ogni singola anima. Ogni persona che ritorna a Dio lo prepara per la sua parte. Si tratta di un trionfo che non va atteso, ma costruito ogni giorno, convertendo se stessi e divenendo strumenti di conversione per gli altri. Le file inesauribili dei pellegrini che attendono  la confessione sono il segno visibile della vittoria inarrestabile di Maria.

 La Vergine potente contro il male prepara il Regno di suo Figlio col nostro ritorno a Dio, scacciando satana dai cuori nei quali si è insediato. La battaglia viene combattuta nell’intimo di ognuno. La nostra libera decisione ne decreta l’esito. La Madonna da tempo sta combattendo per la vittoria. Il suo trionfo si realizza in noi e attraverso di noi. Come osservava il Monfort, sono gli apostoli di Maria l’umile calcagno col quale  schiaccerà la testa della serpe velenosa.

Il trionfo di Maria si realizza nella Chiesa e per mezzo della Chiesa. Le apparizioni di Medjugorje hanno come destinazione la Chiesa universale. La scelta che la Madonna ha fatto di una parrocchia, perché fosse strumento di rinnovamento della Chiesa, manifesta gli obbiettivi del suo piano. I sacerdoti che accorrono numerosi in pellegrinaggio con i loro fedeli sono la testimonianza visibile della Chiesa che si rinnova.

La Regina della pace ha iniziato le sue apparizioni in un momento in cui la barca di Pietro è entrata in una tempesta che non ha fatto che crescere di intensità. I veggenti confermano che i segreti riguardano la prova che in modo particolare la Chiesa dovrà affrontare.

 Negli ultimi tempi la Madonna è instancabile nel richiamare la preghiera per i Pastori, che suo Figlio ha scelto, perché seguano la via del vangelo. Per il trionfo del suo Cuore Immacolato ha bisogno della loro fedeltà. E’ impensabile che la Madre della Chiesa possa fare la sua battaglia fuori della Chiesa e senza la Chiesa.

Lei vincerà innanzi tutto nella Chiesa. Questo è il presupposto per la sua vittoria nel mondo. Il trionfo della Donna vestita di sole  si realizzerà nella misura in cui la Chiesa diventerà tutta mariana, come è nella sua natura. Medjugorje non è un movimento nella Chiesa, da collocare accanto ad altri, ma è un evento che  chiama in causa la Chiesa intera e in primo luogo i Pastori.

Loro saranno lo strumento principale della sua vittoria: “Figli miei, apostoli miei, aiutatemi ad aprire le strade a mio Figlio. Ancora una volta vi invito alla preghiera per i vostri pastori. Con loro trionferò. Vi ringrazio” ( 02-10-2010). Nessuno di noi può immaginare quali prove la Chiesa sarà chiamata ad affrontare. Le sue prove saranno anche le nostre.

Secondo la testimonianza della veggente Vicka, fatta ai microfoni di Radio Maria, uno dei tre veggenti che hanno ancora le apparizioni quotidiane ( Vicka, Marija, Ivan) continuerà ad averle anche durante il tempo dei dieci segreti, fino al termine della prova.

 E’ una grazia straordinaria che la Madonna ha ottenuto da Dio per poterci aiutare con la sua presenza e i suoi messaggi. La Madre ha voluto accompagnare la Chiesa,  con le sue apparizioni quotidiane, nel momento più difficile della sua storia. Lei sarà il faro di luce che rischiara le tenebre, la forza che viene in soccorso nella debolezza, il coraggio per affrontare senza paura le avversità.

L’arma con la quale la Madonna vincerà la battaglia e sconfiggerà il drago “sciolto dalle catene” è una Chiesa rinnovata, nella quale vive e opera la Madre di Dio. Ma quali sono le armi con le quali devono combattere i figli di Maria per cooperare alla vittoria?

Occorre tenere ben presente davanti agli occhi che il mondo sta entrando in un vicolo cieco dal quale non potrà  uscire con le sole sue forze. Il ragno infernale sta tessendo una rete nella quale gli uomini cadranno come zanzare impazzite. Gli uomini senza Dio, senza speranza e senza la sua legge di amore, si divoreranno a vicenda per assicurarsi il controllo delle ricchezze e il dominio del mondo.

 La catena della violenza ( uccidere per non essere uccisi) potrebbe innescare una spirale distruttiva dalle proporzioni imprevedibili. Gli uomini saranno tentati di usare tutta la forza di devastazione di cui dispongono per il timore di dover soccombere. Allora il mondo non potrà più salvarsi dalla catastrofe a meno di un intervento del Cielo.

Verrà un tempo,  ed è già  alle  porte, in cui le difese umane saranno tutte insufficienti e in cui nessun armamento potrà garantire la sicurezza. Gli uomini, in qualsiasi parte del pianeta, potrebbero essere in pericolo. L’autodistruzione del mondo rischia di essere l’esito fatale di paure e di odi reciproci.

 Satana soffierà sul fuoco dell’orgoglio, dell’invidia, della cupidigia, della vendetta e dei terrori per portare l’umanità a quei gesti estremi che  in piccolo vediamo già  realizzarsi in alcune regioni del mondo.

Le armi che la Regina della pace ci ha messo in mano per conseguire la vittoria sono quelle classiche del combattimento spirituale: la preghiera, in particolare il rosario,  il rosario, i sacrifici e il digiuno. Si tratta di mezzi incomprensibili ai grandi del mondo, i quali si chiederanno quali possibilità abbiano strumenti di questo genere per farli uscire dalla strettoia infernale nella quale si sono cacciati.

In realtà satana conosce bene queste armi micidiali e le teme, mentre usa a suo piacimento quelle costruite dalla stoltezza degli uomini. Per quale motivo saranno questi mezzi, umili, semplici e apparentemente inefficaci, a salvare il mondo? La ragione, per chi ha gli occhi limpidi, è evidente. La preghiera, i sacrifici e il digiuno sono una richiesta rivolta a Dio perché intervenga lui stesso con la sua potenza, laddove gli uomini sono impotenti.  Nel momento dell’oscurità, dell’angoscia e della disperazione solo Dio potrà venirci in soccorso, ma è necessario che ci sia chi lo chiami in nostro aiuto. Sarà l’intercessione dei figli di Maria a salvare l’umanità.

Vostro Padre Livio

Pagina 5 di 34

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy