Mese: Aprile 2025 Pagina 32 di 34
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44. Il trionfo finale di Maria è una certezza assoluta
La Regina della pace, man mano che il combattimento escatologico cresce di intensità e la speranza del suo popolo vacilla, sente il bisogno di confortarlo sulla certezza della vittoria del suo Cuore Immacolato.
Affermando che la Chiesa fondata su Pietro è “indistruttibile” non si limita a ribadire un principio di fede, ma a riaccendere la speranza nel momento in cui la potenza del male spaventa e scoraggia.
“Quando tutto sembrerà perduto, io interverrò”, aveva promesso la Santa Vergine a Rue di Bac, all’inizio della grandi apparizioni mariane dell’epoca moderna.
E’ infatti la Chiesa al centro dell’attacco, che si fa più intenso di giorno in giorno. Il principe delle tenebre si propone di distruggerla o di falsificarla, in modo tale da divenire il padrone indisturbato del mondo intero.
Come nella Passione di Gesù il Sinedrio, Erode e Pilato, fra loro nemici, divennero amici, così per combattere e distruggere la Chiesa, si realizza una convergenza globale, catalizzata dall’invidia e dall’odio del serpente antico.
Come nel momento della Passione si manifestarono i pensieri reconditi dei cuori, così, al culmine del disegno di iniquità, gli uomini, pur divisi e nemici fra loro, urleranno tutti insieme il loro blasfemo “Crucifige”.
Allora, pieni di livore satanico, faranno a gara a sparare e a tirare frecce contro il Vescovo vestito di bianco, per umiliarlo, calpestarlo e ucciderlo, come ci testimonia il terzo Segreto di Fatima:
“Allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizione”.
Beati quelli che saliranno col Vescovo vestito di bianco fino in cima al Calvario per ricevere la corona del martirio. Guai a quelli che seguiranno Giuda sulla via del tradimento e della morte senza speranza.
2 Aprile 2025 di Roberto de Mattei – Corrispondenza umana – 1892
La situazione del mondo oggi è talmente intricata da richiedere una grande tranquillità d’animo e lucidità di mente a chiunque voglia orientarsi. La pandemia, la guerra russo-ucraina e l’elezione di Donald Trump hanno sconvolto un falso equilibrio internazionale. La classe politica e intellettuale che governa il mondo dall’epoca della Rivoluzione francese vede oggi sgretolarsi il suo potere e le sue illusioni. I cattolici non possono che rallegrarsi del crollo della pseudo-civiltà nata dalla Rivoluzione francese, ricordando che c’è una sola civiltà degna di questo nome: la Civiltà cristiana. Oggi però l’ordine naturale e cristiano è minacciato da un caos globale a cui contribuiscono tutte quelle posizioni che si allontanino dagli insegnamenti immutabili della Chiesa. Ed alla luce di questi insegnamenti che bisogna giudicare anche la complessa situazione internazionale. Lo sforzo che i cattolici sono chiamati a fare in questo momento è quello di risalire da una lettura puramente politica degli eventi a una lettura soprannaturale, che tenga conto in primo luogo degli interessi di Dio e della Chiesa.
Per comprenderlo bisogna rileggere con attenzione gli insegnamenti pontifici raccolti dai Monaci di Solesmes, nei due volumi dedicati a La Paix Internationale (Desclée, Paris 1956), tradotti in italiano nel 1962 dalle Edizioni Paoline, e, in particolare, il Radiomessaggio rivolto da Pio XII al mondo intero il 24 dicembre 1951, vigilia del Santo Natale (vol. II, 615-627; testo integrale in A.A.S., vol. 44 (1952), n. 1, pp. 5-15). In questo importante documento il Papa affronta il tema del contributo della Chiesa alla causa della pace per spiegare in che cosa realmente consiste.
L’errore che il Papa vuole dissipare è quello di coloro che «considerano la Chiesa quasi come una qualsiasi potenza terrena, come una sorta d’impero mondiale» e chiedono ad essa o di prendere partito politico, in favore di una parte o dell’altra o, al contrario, di assumere una posizione di neutralità politica, dimenticando che la Chiesa non può mettersi al servizio di interessi puramente politici. Perciò, ammonisce Pio XII, «uomini politici, e talvolta perfino uomini di Chiesa, che intendessero fare della Sposa di Cristo la loro alleata o lo strumento delle loro combinazioni politiche nazionali o internazionali, lederebbero l’essenza stessa della Chiesa, arrecherebbero danno alla vita propria di lei; in una parola, l’abbasserebbero al medesimo piano, in cui si dibattono i conflitti d’interessi temporali. E ciò è e rimane vero anche se avviene per fini ed interessi in sé legittimi».
La Chiesa non contribuisce alla pace con scelte politiche, ma ricordando al mondo le grandi verità che trascendono la politica. «Chi dunque volesse staccare la Chiesa dalla sua supposta neutralità, o premere su di lei nella questione della pace, o menomare il suo diritto di determinare liberamente se e quando e come voglia prendere partito nei vari conflitti, non faciliterebbe la sua cooperazione all’opera della pace, perché una tale presa di partito da parte della Chiesa, anche nelle cose politiche, non può mai essere puramente politica, ma deve essere sempre “sub specie aeternitatis”, nella luce della legge divina, del suo ordine, dei suoi valori, delle sue norme».
Il Papa aggiunge: «Non è raro il caso, in cui potenze e istituti puramente terreni si vedono uscire dalla loro neutralità, per schierarsi oggi in un campo, domani forse nell’altro. È un giuoco di combinazioni, che può spiegarsi col fluttuare incessante degl’interessi temporali. Ma la Chiesa si tiene lontana da simili mutevoli combinazioni. Se giudica, non è per essa uscire da una neutralità fino allora osservata, perché Dio non è mai neutrale verso le cose umane, dinanzi al corso della storia, e perciò non può esser tale neppure la sua Chiesa. Se parla, è in virtù della sua divina missione voluta da Dio. Se parla e giudica sui problemi del giorno, è con la chiara coscienza di anticipare, nella virtù dello Spirito Santo, la sentenza che alla fine dei tempi il suo Signore e Capo, Giudice dell’universo, confermerà e sanzionerà».
Il Papa sottolinea che Dio non è mai neutrale nelle cose umane e tanto meno può esserlo la Chiesa. Essa non è mai “neutrale”, prende parte alle lotte del mondo, ma i suoi criteri non sono politici, perché hanno di vista non gli interessi mondani. di nazioni o individui, ma la gloria di Dio e il bene delle anime. La Chiesa, ammonisce Pio XII, «non può consentire a giudicare secondo criteri esclusivamente politici; non può legare gl’interessi della religione a indirizzi determinati da scopi puramente terreni; non può esporsi al pericolo che si dubiti fondatamente del suo carattere religioso; non può dimenticare, neppure per un momento, che la sua qualità di rappresentante di Dio sulla terra non le permette di rimanere indifferente, anche un solo istante, fra il “bene” e il “male” nelle cose umane».
«Il Bambino, che giace nella culla di Betlemme – sottolinea – è il Figlio eterno di Dio fatto Uomo, e il suo nome è “Princeps pacis”, Principe della pace». Ma, «quando dalla dolce intimità, pacifica e calda al cuore, del Bambino di Betlemme la Chiesa e il suo supremo Pastore passano al mondo che vive lontano da Cristo, si sentono come colpiti da una corrente di aria glaciale. Quel mondo non parla che di pace, ma pace non ha; rivendica a sé tutti i possibili ed impossibili titoli giuridici per stabilire la pace, ma non conosce o non riconosce quella missione pacificatrice che emana immediatamente da Dio, la missione di pace dell’autorità religiosa della Chiesa. Poveri miopi, il cui ristretto campo visivo non si estende oltre le possibilità riscontrabili dell’ora presente, oltre le cifre delle potenzialità militari ed economiche! Come potrebbero essi farsi la minima idea del peso e della importanza dell’autorità religiosa per la soluzione del problema della pace? Spiriti superficiali, incapaci di vedere in tutta la sua verità ed ampiezza il valore e la forza creatrice del Cristianesimo, come potrebbero non rimanere scettici e sprezzanti verso la potenza pacificatrice della Chiesa?».
Continua e conclude Pio XII: «Anche oggi, come già altre volte, dinanzi al presepio del divino Principe della pace, Ci vediamo nella necessità di dichiarare: il mondo è ben lontano da quell’ordine voluto da Dio in Cristo, che garantisce una pace reale e durevole». E’ indispensabile dunque «fissare lo sguardo sull’ordine cristiano, oggi da troppi perduto di vista, se si vuol vedere il nodo del problema quale ora si presenta, se si vuole non solo teoricamente, ma anche praticamente, rendersi conto del contributo che tutti, e in primo luogo la Chiesa, possono veramente prestare, anche in circostanze sfavorevoli e a dispetto degli scettici e dei pessimisti. (…) Il nodo del problema della pace è al presente di ordine spirituale, è manchevolezza o difetto spirituale. Troppo scarso è nel mondo di oggi il senso profondamente cristiano, troppo pochi sono i veri e perfetti cristiani. In tal maniera gli uomini stessi mettono ostacolo all’attuazione dell’ordine voluto da Dio. Bisogna che ciascuno si persuada di questo carattere spirituale inerente al pericolo di guerra. Ispirare tale persuasione è in primo luogo ufficio della Chiesa, è oggi il suo primo contributo alla pace».
Ne siamo persuasi e di fronte al conflitto russo-ucraino e a tutte le crisi del nostro tempo, riassumiamo la nostra posizione in questi termini: le vicende politiche nazionali e internazionali devono essere giudicate sempre e solo «sub specie aeternitatis»,«nella luce della legge divina, del suo ordine, dei suoi valori, delle sue norme», perché solo l’ordine voluto da Dio in Cristo allontana le guerre e garantisce quella pace reale e durevole, che non ha niente a che fare con la falsa pace invocata dai politici e dai mondani.

Pensiero Spirituale sull’esortazione della Regina della pace: «Dite sì a Dio» (Messaggio del 25 marzo 2025)
Il Messaggio della Regina della pace del 25 marzo 2025 è così ricco e denso che ogni parola merita un approfondimento. In chiusura la Madonna ha detto che ci ama ma non può aiutarci senza di noi e che questo aiuto dipende dal nostro sì a Dio. Proprio questa espressione è un invito a contrastare il pensiero dominante di rifiuto a Dio. Come ha detto la Regina della pace l’uomo moderno non vuole Dio e mette se stesso al posto di Dio.
Potremmo analizzare la Storia dell’umanità proprio alla luce di questa espressione della Regina della pace. L’uomo è stato creato in grande dignità, santità e in grazia; nel Paradiso terrestre l’uomo era in una condizione di comunione e di amicizia con Dio. La condizione originaria della coppia umana è stata tragicamente mutata dalla catastrofe del rifiuto di Dio, gli stessi progenitori hanno scelto di seguire il tentatore.
Lucifero è stato il primo a dire di no a Dio. Gli angeli sono stati creati da Dio elevati in grazia, in uno stato di amicizia che una parte di essi hanno deciso di rompere quando hanno scelto di seguire l’angelo ribelle. Una parte di essi, invece, è rimasta fedele a Dio, quelli che hanno scelto di seguire Michele come capo si sono messi al servizio di Dio, sono diventati suoi messaggeri. Quelli che hanno scelto come capo Lucifero si sono ribellati a Dio. L’Apocalisse descrive mirabilmente il momento della scelta di rifiutare Dio: Lucifero è caduto dal Cielo e ha trascinato con sé una moltitudine di suoi seguaci, cioè tutti quegli angeli che si sono ribellati e hanno pronunciato convinti il no della presunzione a Dio. In quel momento è nata la ferita della Creazione che rimarrà per sempre. È un’opposizione creaturale che Dio potrebbe distruggere, ma non lo fa proprio per rispettare fino in fondo la libertà delle creature angeliche e umane.
Quella ferita ha un significato perché è proprio per sanarla che il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Dio non distrugge le creature che lo hanno rifiutato, le rispetta e le conserva perché si manifesti la grandezza di chi, invece, ha detto sì. Sono affermazioni dogmatiche e inconfutabili. Non possiamo comprendere ora le ragioni di Dio, ma quando saremo di fronte al Padre Celeste sarà tutto chiaro. Il male nel mondo ha assunto fin dalle origini proporzioni catastrofiche perché si è generato del cuore di un terzo degli angeli, ma da quello che sappiamo dalle rivelazioni mariane le anime che si perdono sono una moltitudine immensa. A Fatima e a Medjugorje la Madonna ha detto che un gran numero di anime va all’inferno.
Questa ferita della Creazione è provocata dal no a Dio, la cui radice è la superbia, la prepotenza, l’arroganza, la pretesa di mettersi al posto di Dio. La malattia della natura umana ha una cicatrice ben visibile anche nella nostra vita; difatti, nonostante l’opera di salvezza che Dio ha fatto per mezzo di uomini che lui stesso ha scelto per seguirlo e servirlo (Noè, Abramo…), questa ferita spirituale rimane nell’anima umana, in chi vuole mettersi al posto di Dio. Si tratta di una volontà perversa e anche stupida, perché è una bramosia che non porta a nulla di buono.
La Storia della Salvezza è costellata da molti uomini e donne che hanno scelto di dire sì a Dio, di seguirlo, di obbedirgli, fino ad arrivare al sì che ha cambiato la Storia. Il sì di Maria ha spalancato le porta della Salvezza, ha fatto in modo che il Verbo si facesse carne e venisse ad abitare in mezzo a noi. Il sì di Maria riflette quello di Suo Figlio che si è donato totalmente al Padre per salvarci; nel Getsemani Gesù ha pregato così: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta» (Lc 22,42).
I sì di Gesù e di Maria sono congiunti fra di loro e da essi è sgorgata la sorgente di guarigione per l’umanità che porta ancora con sé la ferita del peccato originale. Il mondo sta andando verso l’autodistruzione proprio perché c’è ancora chi segue il diavolo, dice no a Dio e rifiuta la fede e la Croce. I frutti del sì e del no sono evidenti; quest’ultimo ha generato la catastrofe, il male, la distruzione, l’abbondanza dell’iniquità. I sì di Gesù Cristo e di Maria hanno portato la vera Salvezza eterna all’umanità.
L’uomo moderno non vuole Dio e questa supponenza sta generando l’inferno su questa Terra, proprio come il no di Lucifero ha provocato la voragine del buio eterno. Finché i cuori non si apriranno, l’iniquità continuerà ad abbondare, con l’odio satana continuerà a scardinare i cuori a uno a uno. Basta guardarsi intorno, la prepotenza è tracotante, la supponenza è all’ordine del giorno nella società, i giornali sono pieni di atrocità e di odio: è il no a Dio, alla giustizia, ai Comandamenti, all’amore, alla bontà, a tutto ciò che è buono, santo e giusto. Questa è la Storia della Salvezza letta nel no dell’angelo ribelle e nel sì di Cristo e di Maria.
Siamo entrati in una fase molto particolare della Storia della Salvezza che molti fanno fatica a capire ma le Sacre Scritture ben descrivono i tempi ultimi nei quali siamo entrati, ne parlano gli insegnamenti della Chiesa e le rivelazioni celesti di questo ultimo secolo. Il tempo verso il quale stiamo andando, e che la Madonna a Medjugorje ha contrassegnato come il tempo dei dieci Segreti, è la grande battaglia fra il sì di Maria e il no di Lucifero. Attraverso la profezia dei dieci Segreti gli eventi verranno rivelati tre giorni prima che accadano; in quel momento ciascuno di noi sarà chiamato a dire il sì della fede o il no dell’incredulità.
Stiamo, allora, andando verso il tempo in cui il sì dell’amore, del bene, della giustizia, della santità, della bontà sarà quella parte che passerà il tempo della prova e che entrerà nel tempo di pace; il no persistente, definitivo, prepotente, supponente, andrà in perdizione, perirà nel fuoco eterno laddove c’è pianto e stridore di denti. Il sì di coloro che sceglieranno di seguire totalmente Maria aprirà le porta del tempo della pace sulla Terra, che durerà quanto Dio vuole e che sarà seguito dalla battaglia finale durante la quale gli schieramenti saranno ancora più netti perché Cristo in persona verrà nella gloria a gettare satana per sempre nello stagno di fuoco e di zolfo.
In questo particolare periodo storico siamo chiamati a dire sì a Dio. La Regina della pace lo ha detto chiaramente nel Messaggio del 25 marzo 2025, maternamente ci ha detto che ci ama e che ha bisogno di noi: «Vi amo, ma non posso aiutarvi senza di voi. Perciò dite sì a Dio».
Senza Dio non abbiamo né futuro, né vita eterna.
